giovedì 22 gennaio 2026

Recensione - Le Vite dei Santi (Leigh Bardugo)

Ave o Germoglietti, le nostre Recensioni Spinose vi accolgono nuovamente, a braccia aperte come saguari!
Che storie visiteremo oggi col cuore e la mente? Quali racconti narreremo, osservandoli con occhietti meravigliati e giudiconi?
Perché sí, stiamo parlando di racconti multipli e non di una singola storia, e per la precisione di una collezione illustrata da centoventuno pagine, raccolta dentro lo scrigno rosso e oro della bella copertina che ce lo presenta: il libro è “Le Vite dei Santi”, della scrittrice Leigh Bardugo.

Bardugo è una scrittrice apprezzatissima, diventata famosa grazie ai vari romanzi che ha scritto per il suo mondo narrativo, conosciuto con il nome collettivo di “Grishaverse”.

Chtulhu disegnato da Lovecraft. 
Aspetta di leggere il Necronomicon come
 un bravo bambino, ma non può 
perché il Necronomicon non esiste. 
Una chicca creativa su questo bel volumetto è che per un certo tempo è stato catalogabile come pseudobiblion, cioè un libro che viene citato come reale in altre opere ma non esiste: come Il Necronomicon, che appare in diversi racconti di Lovecraft ma esiste solo nella finzione delle sue storie. Allo stesso modo, Le Vite dei Santi è dapprima apparso nel Grishaverse come il testo fittizio Istorii Sankt’ya, e solo in seguito è uscito dal suo status di pseudobiblion per diventare un bambino vero.
Che figata, che chi scrive può materializzare nel mondo reale interi libri e storie che esistono solo nei mondi che ha creato! È come portare un altro pezzetto ancora di quel mondo nella vita vera.
Beh, ora che sapete cos’è uno pseudobiblion (o che ci state pensando di nuovo, se li conoscevate già!), pensate a quanti libri esistono solo dentro altri libri e a quanti ne conoscete! Quali vi vengono in mente?

Ma shhh, un momento di attenzione. Giungete le mani in preghiera, germoglietti: è ora di studiare i Santi e conoscerne vita, morte, miracoli, e soprattutto, la…


1. La trama


Albertina era una giovane ragazza giudiziosa. La carestia o forse la guerra o forse un parente fastidioso si stavano avvicinando a casa sua e la loro avanzata sembrava inarrestabile.
Nella sua strada vivevano due vecchie che sapevano tutto grazie al loro talento, spiare, e diedero ad Albertina dei consigli su come liberarsi di quel male. I loro consigli erano stupidissimi e Albertina ringrazió e non li seguí.
Piuttosto si inginocchiò sotto il grande sicomoro che stava all’entrata del paese e pensó fortissimo ai Santi, non tanto per chieder loro qualcosa, ma anche solo perché concentrarsi sulla loro pia idea la aiutava a non badare ai consigli stupidissimi.
Mentre l’alba tingeva di rosso e oro le nuvole sopra il villaggio, una voragine si aprí nel terreno, arrestando l’avanzata del male o gli invasori o il parente, ed Albertina e il paese furono salvi.
Alle vecchie non piacque che Albertina fosse stata giudiziosa e devota invece di seguire i loro stupidi consigli, così le tirarono una pietra e lei morì.
Sankta Albertina è la santa patrona dei giovani incompresi e dei tiri fortunati.

Questa non è la trama del libro, o di nessuno dei racconti contenuti nella raccolta. È una Cactus original. Però vi fa un esempio buffo di come si svolgono le storie all’interno, con il grottesco realismo magico che contraddistingue le storie di santi, dalla ben più popolare Santa Lucia che si cava gli occhi ai meno conosciuti Santi Sisinnio, Martirio (che nome iellato, comunque) e Alessandro che vennero aggrediti e uccisi in Anaunia.

Questo libro, più che una trama, ha un filo conduttore. Il titolo indurrebbe a pensare che il fil rouge sia la narrazione delle vite dei santi (cosa che vale anche per l’inglese, essendo il titolo originale The Lives of Saints), peraltro vero nella maggior parte delle storie… ma non in tutte.
Quello che pare essere il vero focus è non tanto una biografia ordinata, quanto invece il glorioso, luminoso momento della manifestazione dei loro poteri.
Ogni storia tocca un punto di disperazione, una bruttura causata, di solito, da altri esseri umani, che fa scattare l’intervento divino dei poteri della Santa o il Santo che dà il nome alla storia; a volte coincide con il personaggio protagonista, a volte è solo la/il ricevente di un’invocazione da una persona pia, devota al culto dei Santi.

2. La copertina 
 
Quella "classica", che è quella con cui noi abbiamo letto il libro, è a nostro avviso molto riuscita: bella a vedersi e riconoscibile a colpo d'occhio. Memorabile, insomma.
 

Dal vivo fa anche un po' esperienza sensoriale, perchè la copertina rigida ha tutta una tessitura che potete intuire anche nell'immagine di cui sopra.

Che vi colpisca o vi lasci indifferenti, sembrava anche che fosse l'unica copertina che avessero mai fatto per il libro, cambiando solo la lingua del titolo da un Paese all'altro: The Lives of Saints, Die Leben der Heiligen, As Vidos dos Santos...
Ma non lo è.
Il cirillico aveva altre opinioni.
 
Santa Lucia ha perso gli occhi, ma io ho la tostaggine e li faccio perdere a voi. Tiè, Colpo del Sole!

Questa è l'edizione russa del 2020, che riprende una delle illustrazioni che troverete dentro al libro; un'edizione che non ha paura di riempire gli spazi vuoti, una copertina con più arte, più cornici (e tutte diverse), più contrasti, più alfabeti (lo vedete, quel piccolo "New York Times" in basso a destra?). Una variazione che non ci aspettavamo di trovare vista la sobrietà della copertina principale, ma nient'affatto sgradita: a nostro avviso, questo libro non ha copertine brutte, e questa sembra una vecchia raccolta di favole di una terra lontana.   
 

3. Cosa ci è piaciuto?
Uno dei punti forti del libro sono proprio le illustrazioni. Ogni storia ne ha una, tutte a colori e a pagina intera, dalla mano di Daniel J. Zollinger, che aiutano a rendere più memorabili i personaggi protagonisti e la loro mistica.
Le Sante e i Santi che Zollinger ritrae sono spesso nelle loro storie spesso vittime di oscure vicende, ma raramente nei ritratti le loro espressioni si scompongono più di tanto. Questo è in realtà un punto a favore, perché riprende benissimo il modo in cui vengono dipinti i santi della religione cristiana; l’artista non lesina sui colori, che sono vibranti, scelti tanto per la rappresentazione quanto per l’atmosfera.
Le Vite dei Santi è godibile anche se non hai mai letto nient’altro del Grishaverse; non abbiamo ancora recuperato quasi nessuno dei libri di Bardugo (e quindi, in realtà, non possiamo dirvi quanto questo libricino si incastri bene con la continuità delle storie. Se voi ne sapete qualcosa in più, lasciate qui un commento!) eppure non abbiamo avuto problemi a leggerlo!
Il concetto stesso dello pseudobiblion è una cosa che ci manda in sollucchero, quindi già solo per questo punti extra.
Concludiamo con quello che è probabilmente la cosa che a ripensarci ci è piaciuta di più: Le Vite dei Santi è una raccolta di fiabe grottesche, in cui potresti trovarti di fronte ad un racconto di magia e meraviglia o di brutale crudeltà. Oltre ad essere uno stile azzeccato per dei racconti agiografici, per i motivi a cui abbiamo già accennato mentre vi parlavamo della trama, è interessante vedere delle storie semplici, che spesso nelle pubblicazioni moderne sono equate ad un pubblico infantile, trattare con disinvoltura temi pesanti.

4. Cosa non ci è piaciuto?
Le illustrazioni sono messe all’inizio della storia, il che, se hai abbastanza fantasia, ti può già fare capire quale sarà il suo finale.
Dopo poche storie, che ti fanno tastare i limiti della narrazione, i racconti rimangono godibili ma poco capaci di creare aspettativa a causa della struttura e brevità (tutti tranne uno).


Voto complessivo: 78 su 100. Complimenti, sei stato dichiarato libro bello! Anche i Sankti Cactus di Fuoco, patroni dell'ispirazione e dei libri belli, ti approvano.

A chi lo consigliamo: A chi finisce in infinite tane di coniglio cercando storie e leggende medievali, a chi affascina il vero culto dei santi (anche se non è cristiano), a chi gradisce libri che può finire a pizzichi e bocconi, una storia alla volta; ed infine, a chi piace avere libri belli da vedere!

 

E insomma, che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto? Siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).

Nota: in tanti si limitano a dirci solo il titolo del libro da recensire (o addirittura scriverne un sacco in fila), e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".


Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

mercoledì 21 gennaio 2026

Perché una pubblicità che ci dice "Impara ad usare chat gpt per il lavoro" è un'idea stupida.

Stamattina ho ricevuto questo via e-mail:


 

Ma le persone che mi mandano queste pubblicità, sono stupide? Non lo sanno che anche il loro lavoro ora è inutile grazie a chat gpt? Anzi, che mentre gli altri lavori sono ancora utili, il loro (e solo il loro) in particolare non ha alcun valore?
Per due semplicisissimi motivi:

1. Perché tanto l'AI è una bolla instabile che mangia molti più soldi di quanti ne fa per i suoi creatori, e che quindi se vuole rimanere in piedi dovrà essere pagata (e anche salata, molto presto) oppure imbottita di pubblicità, ed "enshittificata" fino ad essere resa infruibile. Come hanno già fatto con Google, che ormai cerchi una cosa e non la trovi, ma anche peggio.

2. "Impara ad usare chat gpt per il lavoro" dicono "Ottieni un attestato", dicono. Ma chi usa chat gpt, può tranquillamente chiedere (per ora gratis) di farsi insegnare come usarla da chat gpt stessa. Non hanno mica bisogno di voi! Questo corso serve esattamente a NIENTE. Se voglio (ma per fortuna non voglio) posso andare su una qualunque intelligenza artificiale e chiedere "hey, insegnami come usarti per creare un portfolio" e quella, che non ha bisogno di avere una pazienza umana perché non é una persona, mi spiegherà passo passo cosa fare.

Se non ho capito bene, posso pure chiedere spiegazioni su un singolo passaggio, e la macchina me lo sminuzzerà, me lo triterà come omogenizzato, per farmelo ingollare.

Oppure posso fare come fan tutti: non farmi insegnare nulla e delegare direttamente il lavoro alla macchina. Io divento scemo, ma il lavoro che esce è standardizzato. Tanto pure i datori di lavoro guardano i curriculum vitae non con gli occhi, ma con la AI. Nessuna connessione fra persone, nessuno fa niente, lo fa al posto del loro cervello (che un tempo era stato umano e performante) una macchina che si nutre di acqua dolce, e che ci renderà tutti più stupidi.

Quanto all'attestato... potete chiedere pure quello a chat gpt. "Generami un'attestato che dice che so come usarti". 

Boh.

Andate a sentirvi "Le macchine non possono pregare" di Anastasio. Anche se non aveste imparato nulla, almeno avrete ascoltato buona musica:


 

E quindi... boh, alzarsi, controllare la posta e vedere 'sta pubblicità mi ha fatto un certo effetto. Ma a volte brontolare (anche pubblicamente) può avere dei vantaggi.
 

 

E a me, di dare a qualcun altro la possibilità di pensare al posto mio, non va proprio.

domenica 18 gennaio 2026

Merfolk Gallery

Gallery with all the images for "Merfolk".

Click to enlarge the images. 


 
 
A young merfolk captured by a
sea warlock 
With a sea warlock
 
With a sea warlock
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venerdì 9 gennaio 2026

Sea Warlocks


Sea warlocks (Homoctopus veneficus) are a species of magical, sentient aquatic creatures found in temperate and cold-zone marine waters. They are immediately distinguishable from all other creatures by their humanoid torso, with two arms equipped with hands, contrasting with their lower body, which branches into eight "tentacles" (more properly they should be called arms, though devoid of a skeleton) that strongly resemble those of cephalopods.

Although there is no phylogenetic similarity and their physiology is very different, some tend to lump merfolk and sea sorcerers together; in reality, as mentioned, there is no relationship between the two species and it is impossible for them to hybridize.


This species in featured in:

 

Appearance and Physiology

Their upper body consists of a torso that, in appearance, closely resembles that of a human, with similar muscular development, covered with skin that is less loose than that of the tentacles, and two arms ending in prehensile hands, sometimes with a membrane that connects the fingers and aids swimming, sometimes without any connection.

The head also closely resembles that of a human, with two frontal eyes, a mouth, differentiated teeth, and a hair-covered upper skull.

All body hair on sea warlocks tends to be light in color, from sand to platinum, and even pure white in some rare specimens. Eye color is variable, and according to several observations, changes throughout the lifespan of the specimens; perhaps some chromatophores are also present in the irises of sea sorcerers, but no researcher has yet been able to study a complete Homoctopus head and establish this.

From the waist down, sea warlocks possess eight arms filled with suckers called colloquially "tentacles." They also have a funnel-shaped muscle formation, located ventrally and opening into the palpebral cavity, designed to allow the violent expulsion of water and "reactive" locomotion, which some researchers believe is achieved by modifying an ancestral foot.

Behavior

Highly intelligent, astute, and often mischievous, sea witches have a peculiar relationship with all other sentient marine creatures, offering them magical services and "wishes" in exchange for a seemingly symbolic payment, but one that always hides great dangers.

Reproduction

Normally, sea witches do not get along with each other and tend to kill each other; When this behavior ceases, and individuals begin to get along with each other, forming friendships or even feeling physical attraction, it means their optic glands have matured and become activated, initiating a process that will lead to reproduction and, ultimately, death.

For reproduction to be successful, all three sexes must be present: males, whose gametes must fertilize the eggs; females, who produce the eggs; and the candleholders, who do not produce any gametes but, through a bizarre evolutionary adaptation, manage, with their mere presence, to ensure optimal hormone levels in both males and females so that reproduction can occur.

After fertilization, the female will retain the eggs for 10-30 days inside her body, depositing them and later hanging them, like thick clusters, from the ceiling of her burrow. The eggs are contained in a white gelatinous substance and are guarded by the candleholder.

Unfortunately, once the optic glands are activated, the end of the sea witch is near, and both male and female will die, leaving the care of the young to the candleholder, which is a specimen without optic glands.

It is believed that the need for a candleholder is precisely this: nature ensures that someone will survive after the parents' necessary departure to care for the young.

The candleholder will obviously be fully invested in the obligation to care for the eggs first, oxygenating them and protecting them from any danger, and then the young, not only taking care of their physical needs but teaching them everything they need to survive in the ocean.

 

Gallery (Click to enlarge!)
 
 
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🌵🎨 All the drawings in this page (and probably in all the other pages, if not differently specified) were realized by our artists, Furiarossa e Mimma. You can see more of their works and support them on their Patreon page. Become patrons of the arts! 🌵🎨

venerdì 2 gennaio 2026

La fanart del giorno 10. Cutey littley Danney (by LovelyWingsArt)

Benvenute e benvenuti in questa rubrica in cui vi mostriamo le fanart dei nostri personaggi, disegnati da artisti talentuosi da tutto il mondo, e le commentiamo! Perché, insomma, un po' di fierezza ci vuole, no? Siamo fieri che le persone scelgano di disegnarli, e per dimostrarlo mettiamo i loro lavori sotto lo spotlight!

L'artista che ha realizzato il disegno di oggi è il nostro collega (e amico) LovelyWingsArt

Danny Runner! In entrambe le sue "forme", quella ultraterrena e quella umana, ma entrambe in adorabile versione meme/chibi.

Danny può certamente apparire come una creatura spaventosa (e se lo volesse, potrebbe essere incredibilmente distruttivo), ma dentro il suo cuoricino ectoplasmico lui è esattamente così: un cosino squizzoso che ti guarda con occhioni pieni di lucine, sperando che non lo giudichi male.

Non gli piace, essere giudicato male.

 

 

 



giovedì 1 gennaio 2026

Dicembre 2025 - Cosa abbiamo creato?

Dicembre 2025 è finito: Ecco cosa abbiamo postato online questo mese, grazie anche al supporto dei nostri beneamati patrons!


+++DISEGNO++++
 
Il Cammino delle Leggende (The Way Of Legends) / Nuovo mondo oscuro (New Dark World) OCs|
 
Commissions    
 
Schede dei personaggi, specie, luoghi e varie (Blog) 
 
I pesci non piangono 
1. Prologo [fanfiction edition][original story edition] | 2. Esperto glitterato [fanfiction edition][original story edition] |
 
Fish don't cry 
1. Prologue [fanfiction edition][original story edition] | 
 
Blog posts
La fanart del giorno 9. Pistrice (by Samifer) |  
 
Racconti

|

Totale dei lavori pubblicati: 29

 
Allora, che ve ne pare? Siamo stati bravi? Supportateci su Patreon e aiutateci a creare cose ancora migliori e ad ampliare il nostro mondo! 
 

giovedì 25 dicembre 2025

I racconti di Sangreal - Tubino di Natale

C'era una volta un piccolo occhi a tubo che non riusciva a trovare abbastanza da mangiare. Normalmente, gli occhi a tubo non hanno un nome, ma per ora lo chiamereno Tubino (perché sembrano tubi, oltre ad avere gli occhi a tubo).

Tubino era magro magro, e gli veniva difficile seguire la migrazione del plancton come tutti gli altri occhi a tubo facevano. Ogni volta che il Sole sorgeva, il plancton scendeva nelle profondità del mare, e ogni volta che il Sole tramontava, il plancton saliva fin quasi in superficie.

Il piccolo occhi a tubo inseguiva il plancton, notte e giorno, giorno e notte, ma era sempre troppo lento per raggiungerlo e a volte si confondeva anche: scendeva quando doveva salire e saliva quando doveva scendere. Non dormiva mai, perché aveva sempre fame, e il suo pancino vuoto lo spingeva a dare sempre la caccia al cibo.

Qualche volta riusciva a catturare, quasi per sbaglio, alcuni copepodi, ma la maggior parte delle volte filtrava l'acqua alla ricerca di piccoli crostacei e non trovava proprio niente.

Un giorno Tubino vide in lontananza un occhi a tubo gigantesco, così grande che non riusciva a vederne la punta della coda, anche se girava tutto su sé stesso, come una girandola.

Tubino si disse "Quello è un occhi a tubo veramente grande, di certo mi saprà dire come ha fatto a crescere così tanto!" e iniziò, faticosamente, a nuotare in direzione della sagoma bluastra in lontananza. Più si avvicinava, più ne vedeva la pelle argentea, le macchie scure che ne costellavano la pelle brillante, e si disse che non aveva mai visto un altro occhi a tubo così brillante.

«Amico, come fai a mangiare?» Chiese, ma l'altro occhi a tubo non lo capì, principalmente perché non era un occhi a tubo, ma un serpent rouge. Ma non era l'unico motivo: l'altro motivo era che Tubino stava parlando alla sua pancia, non alla sua faccia. E anche perché i due non parlavano la stessa lingua: Tubino comunicava muovendo il lunghissimo raggio della sua pinna come una frusta e gonfiando la sua bocca a forma di tubo (visto che era tutto a forma di tubo), mentre il serpent rouge parlava francese. Insomma, c'erano diversi motivi per cui i due non si capivano.

Ma guardando in basso, il serpent rouge vide Tubino e gli parve così buffo, ma così buffo, che iniziò a ridere.

«Che cosa sei, piccolo pesce?».

Tubino, che non parlava francese ma che finalmente aveva identificato la faccia del serpent rouge, nuotò verso l'alto. E che strana faccia, che incontrò! Era piatta, con due occhi frontali che non sporgevano dalla faccia, e sopra alla fronte (che fronte piatta e alta!) c'erano delle specie di "pinne" fitte, che coprivano il cranio. Oltre a non essere a forma di tubo, gli occhi erano anche molto grandi, rotondi, e di un azzurro chiarissimo e luminescente.

«Tu non sei un occhi a tubo!» Disse Tubino, sorpreso

«Che creatura strana e graziosa» rispose l'altro pesce

«E poi che razza di suoni fai? Perché mi fai questi suoni? Ma non stai mostrando le pinne minacciosamente, non mi vuoi mica spaventare! E allora perché fai suoni aggressivi?»

«Come mai ti muovi così, shakerandoti tutto? Che cosa adorabile!»

«Smettila di fare quei strani suoni!»

«Oh, ancora! Fallo ancora, fallo ancora!»

«Dimmi dove hai trovato da mangiare così tanto da essere diventato enorme! Ho fame!».

Il serpent rouge sollevò le mani per toccare Tubino. Tubino, però, non aveva mai visto delle mani, e men che mai aveva visto delle braccia: quelle del pesce-non-occhi-a-tubo erano lunghe più del corpo di Tubino (senza contare l'interezza del filamento della sua coda), diverse volte più spesse della sua circonferenza, e scintillavano d'argento.

«Ehi, ehi! Che cosa stai facendo, pesce gigante?!» Si lamentò Tubino

«Oh, sei felice? Sei eccitato? Chi è un bravo bambino!».

Il serpent rouge afferrò Tubino fra le mani, e a lui sentì di essere perduto per sempre... ma dopo un attimo, si accorse di non provare alcun dolore. Le dita spesse e forti del serpent rouge lo stringevano dolcemente.

«Ti porterò a casa, dalla mia amata. Lei ama le piccole cose graziose come te».

Tubino, che non mangiava da tanto tempo, si sentiva troppo debole per scappare dalle manone di quel serpent rouge gigantesco, e si fece portare via. Forse quel predatore lo voleva conservare e mangiare dopo? Voleva farlo a pezzi e prepararlo con delle alghe, oppure darlo da mangiare vivo ai suoi piccoli?

Ma Tubino si trovò inaspettatamente dentro ad una tana come non ne aveva mai viste: era costruita di plastica, quella sostanza strana, a volte rigida a volte simile a lunghe foglie scricchiolanti, che veniva abbandonata dalle navi di passaggio o che veniva trasportata dalle onde. Dentro, la tana era illuminata da decine di piccoli pesci lanterna, con le loro guanciotte che emettevano bagliori verde-azzurri. C'erano delle pietre di forma stranamente cubica impilate le une sopra le altre e in cima alcune gabbie fatte di filo finissimo, dentro a cui nuotavano minuscole creature.

Le pareti erano decorate da oggetti inchiodati e sospesi con l'ausilio di piccole corde fatte di fibra di kelp intrecciato, utensili di varie forme che Tubino non sapeva riconoscere.

In fondo alla casetta c'era un pesce che somigliava al mostrone che lo aveva catturato: lungo, argenteo, con la faccia piatta... ma con una differenza: il colore delle sue pinne non era di un rosso vivido, ma di un rosa spento.

«Amore mio» Disse il serpent rouge «Guarda cosa ti ho portato!».

La testa dell'altro esemplare si mosse lentamente, i suoi occhi come coperti da un velo. Quando vide Tubino, però, si illuminò immediatamente.

«Cos'è quello?»

«È un pesciolino che ho trovato fuori, mentre cercavo qualche gamberetto... è venuto da me e ha cercato di dirmi qualcosa»

«Oh... che adorabile creaturina! Ma che pancino magro!».

Il serpent rouge dagli occhi velati raggiunse una gabbietta, dentro cui nuotavano krill di tutte le dimensioni, la aprì, ci infilò dentro una mano e prese una manciata di minuscoli esemplari.

L'occhi a tubo scodò tutto eccitato: era cibo, quello.

«Fallo venire da me» Disse il serpent rouge dagli occhi velati, e il suo compagno aprì le mani, lasciando che Tubino andasse a mangiare i piccoli krill.

Le ore passarono, poi i giorni, poi i mesi, senza che nessuna di quelle creature sapesse che erano passati, poiché i serpent rouge non migrano fino a dove la luce del sole è visibile, se non durante il periodo riproduttivo, e Tubino non doveva più inseguire i copepodi durante la migrazione verticale, perché quei gentili giganti lo nutrivano con i crostacei più fini e nutrienti.

Piano piano, giocando con Tubino, il serpent rouge con gli occhi velati ritrovò la sua voglia di giocare e vivere, e anche la sua salute ritornò.

Un giorno (o forse era una notte) erano tutti a giocare nel giardino sul retro, costruendo pupazzi di sabbia, quando qualcosa iniziò a piovere dall'altro: erano fiocchi bianchi, che scendevano lentamente, ondeggiando nell'aria.

«È un miracolo!» Disse uno dei serpent rouge, alzando le mani.

Si trattava dei residui organici dell'immenso corpo di una balena morta, che stavano colando verso l'abisso, e che i due serpent rouge avrebbero potuto raccogliere ed utilizzare per nutrire i loro gamberetti.

Il più felice di tutti fu, ovviamente, Tubino: i due serpent rouge lo riempirono di coccole e di attenzioni, dicendogli che portava fortuna, e nei mesi avvenire lo rimpinzarono di un sacco di micro-crostacei.

Forse fu un miracolo di Natale. Non lo so. Credo di stare capendo a malapena che cos'è il Natale, ma sembra una cosa molto bella, piena di miracoli e di amore.

Ma da quello che ho capito, è un po' come la caduta di una balena, ma quando è inverno, e nel cielo c'è una stella cometa enorme (e facciamo finta che Tubino, che non è una stella, ma sembra una cometa, sia questa) e nasce un bambino magico (e sicuramente, ora che tutti e due i serpent rouge stavano bene, avrebbero avuto un sacco di avannotti, anche se non magici).

E questa è la mia storia sullo spirito del Natale che non è ambientata a Natale, ma che tutti i serpent rouge della mia zona conoscono fin da quando sono piccini.

Fine.

 

 


Tubino! È uno stylephorus chordatus.
Foto di Solvin Zankl/naturepl.com

NOTE PER I LETTORI (quelli che non vivono nelle profondità degli oceani): Tubino è uno Stylephorus chordatusun pesce molto particolare, con occhi di forma tubolare che esibiscono un curiosissimo colore verde fluo. 

Questi occhi incredibili gli permettono di vedere i colori anche nelle profondità marine (ed è così che per lui è possibile vedere le pinne rosse dei serpent rouge: per tutti gli altri, compresi i serpent rouge, il colore non è così ovvio.)

Lo sapevate, voi, che il rosso è il primo colore a scomparire, quando scendete in acqua e vi allontanate dalla luce solare? Fateci caso! 

Un saluto scientifico,

-Seraphin

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