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lunedì 11 settembre 2023

Consiglio di lettura del mese: I 💓 Japan


Lettura del mese

Agosto 2023 📚 

Affrontiamo insieme l'ultimo, afoso mese estivo, mangialibri!
C'è chi le vacanze le ha fatte lontano, chi non le ha fatte e chi ha preferito godersi le bellezze che aveva già vicino a sé. Quale che sia il vostro caso, niente ci impedisce di conoscere ed entusiasmarci per le bellezze di un paese lontano.
Per noi poveracce e poveracci ancora senza l'opportunità di approdare sulle amabili spiagge del Paese del Sol Levante (ma prima o poi ce la faremo), godiamoci i "venti posti pazzeschi da vedere in Giappone" che già la copertina di questo frizzante, divertente libro tutto italiano ci promette e sfogliamo le pagine del consiglio letterario di questo mese!

Ed il libro del mese è...

I 💓 Japan di La Pina (in viaggio con Emiliano Pepe)

Trattiamo per la prima volta un non-romanzo, visto che il libro ci racconta il viaggio de La Pina (ora scrittrice, ma partita da rapper!) e il suo compagno, Emiliano Pepe, alla scoperta del Giappone e delle sue isole, narrando in maniera comprensibile, ironica e carinissima attraverso le foto e le illustrazioni di Chiara Crippa.
Si parla di cibo, di tradizioni, di posti bellissimi, con un tono così affabile che sembra di parlare con un'amica.
 
Se cercate una lettura che possa soddisfare la vostra fame di Giappone e vi parli di tappe famose sì, ma anche di piccole perle decisamente meno conosciute, I 💓 Japan potrebbe fare proprio al caso vostro 🇯🇵
 
#Content warnings
Questo è un libro puro e felice, sarà difficile trovare qualcosa di meno triggerante.
Per scrupolo, vi avvertiamo comunque che ad un certo punto, durante il racconto di vicende storiche realmente accadute collegate alla storia del Giappone, vengono menzionati abusi verbali e psicologici ai danni di una giovane donna.

E se questo libro vi ha fatto sorgere un po' di curiosità, fatecelo sapere, potremmo farne una recensione più approfondita!


🌵🎨  L'illustrazione di questo mini consiglio di lettura viene da Pixabay! 🌵🎨

lunedì 31 gennaio 2022

Recensione - Un tè a Chaverton House (Alessia Gazzola)

Dearest Germoglietti, bentornati alle nostre Recensioni Spinose! Oggi sbirciamo coi nostri occhietti curiosi tra le pagine di un libro ancora profumato di stampa fresca, uscito alla fine del 2020; un romanzo molto italiano, con interessanti atmosfere british come può esserlo solo questo incontro letterario tra le ville inglesi di campagna e gli appartamenti con terrazzino a Milano. 
Stiamo parlando di "Un tè a Chaverton House" di Alessia Gazzola! (L'autrice potreste averla sentita nominare, se ve lo state chiedendo, come autrice de "L'Allieva"). 
Questo romanzo ci è stato consigliato non da uno di voi fedeli germoglietti, ma da una bibliotecaria stranita appassionata di cani e Alessia Gazzola, di cui abbiamo voluto seguire il consiglio. Un aneddoto che abbiamo trovato carino è che quest'opera è stata scritta come una serie a puntate: durante la quarantena, non potendo incontrare dal vivo le amiche e la madre, inviava loro un nuovo pezzo di storia ogni giorno. Un gioco da scrittori per la quarantena, se vi può ispirare. Ma vediamo meglio di cosa sa, questo tè a Chaverton House! Immaginate di portare con voi il vostro servizio da tè preferito (anche se non lo possedete ancora, o se lo avete solo immaginato), salite sulla nostra signorile, spinosa carrozza delle recensioni (non temete, le spine sono solo fuori) e inoltriamoci per prima cosa ne... 
 
1. La trama 
Angelica è una ragazza mite ed intelligente, con un talento innegabile per la preparazione di panificati: pane, focacce, biscotti, cornetti, tutto ciò non può che essere squisito se preparato dalle sue abili mani. È la regina del carboidrato. L'ambasciatrice delle farine (e si nota, perché non si fa mistero della morbidezza delle forme della nostra adorabile protagonista). Con un simile talento, che lei coltiva con gioia, è scontato che abbia avuto una vita di successo come panettiera e si sia potuta permettere un appartamento di lusso nel centro di Milano, dove si è trasferita con il suo amato fidanzato... no, aspetta, aspetta, riavvolgi il nastro. 
La trama non è proprio questa. 
Dicevamo, Angelica è una ragazza mite ed intelligente, con un talento per i panificati, un sacco di sfiga e una famiglia pressante che la fa sentire pecora nera e ancora più sfigata, perciò dopo aver lavorato in una panetteria (che è pure fallita) ha fatto l'insegnante di inglese. Poi si è rotta il coccige cercando di difendere dai bulli il suo amico e studente preferito, Giusy, e si è ritirata dall'insegnamento. Lei e il fidanzato si sono lasciati dopo anni di relazione, quando lui e la coinquilina si sono messi assieme e le hanno pure soffiato l'appartamento con veranda che le piaceva tanto. Insomma, tutte le cose più belle della sua vita sembrano andare a rotoli... 
Ma Angelica non è ambiziosa e fluttua serena come una medusa sballottata dalle correnti-occasioni della vita, e anche se non sa ancora che direzione prendere vita non si lascia abbattere. Mentre riempie il vuoto sfornando dolci e prendendo chili (possiamo dire che l'ironia di una protagonista che fa pane tutto il tempo in una storia da quarantena è bellissima?), Angelica trova una pista da seguire, un mistero di famiglia irrisolto: sembra che il bisnonno Angelo, che tutti credevano morto in guerra, sia invece sopravvissuto e rimasto in Inghilterra. Eppure il bisnonno amava la moglie e le figlie, quindi perché avrebbe dovuto abbandonarle? Angelica decide che c'è solo un modo per vederci chiaro in questa faccenda, ed è seguire la pista dei pochi indizi lasciati dal bisnonno: la condurranno fino alla lussuosa Chaverton House, una villa nella campagna inglese che sembra uscita dai libri preferiti della nostra protagonista. Da brava italiana fuori sede, Angelica schifa i locali, frequenta sempre solo un (1) locale e si mette subito a cercare altri italiani con cui parlare, tra cui, a sorpresa, vi è il raffinato Estate Manager di Chaverton House, un tale che ha una gamba malconcia e un cane (malconcio) dagli occhi depressi. Riuscirà la nostra eroina a scoprire la verità sul suo bisnonno e a rimettere in prospettiva la sua vita? Chi è Taratufolo, che ha un nome bellissimo? E perché il cane dell'Estate Manager è tanto afflitto? Lo scoprirete sfogliando il libro, perché noi non ve lo diciamo!  
 
2. La copertina 
Perché se non si giudica un libro dalla copertina, possiamo sempre giudicare la copertina del libro! Quanto è azzeccata? Quanto è bella o memorabile? Ce n'è solo una, edizione Garzanti, ed è abbastanza in tema, questo sì. 
 
Una visitarice solitaria! In effetti, è totalmente sola, la villa non è manco aperta. Sta visitando durante il giorno di chiusura

Una ragazza di spalle con un vestito blu si dirige verso una villa in campagna. La villa sembra impolverata, la ragazza - sempre se si tratta, come si potrebbe ragionevolmente supporre, di Angelica e non di un'onesta lavoratrice che vuole spolverare il tetto - è di costituzione un po' gracile per rappresentare la nostra protagonista, e quell'arbusto a sinistra ha una forma strana che continua a catturarci lo sguardo, ma tutto sommato è una copertina chiara, comprensibile, e che ha il suo perché. Va bene, è carina! Ve la facciamo passare, anche con quella pianta che sembra i capelli di Johnny Bravo. Ah, però c'è scritto sulla copertina "Un'antica dimora inglese in cui tutto può accadere " che te lo fa sembrare chissà quale fantasy gotico, e invece no, non è una villa magica, non ci fa le vacanze Silente e non può succederci di tutto. È una villa-itinerario turistico. Tra un po' non si può neanche correre nei corridoi, non è che ci possa succedere di tutto, suvvia. 
 
3. Cosa ci è piaciuto: La protagonista simpatica. Il libro è scritto quasi completamente in prima persona, perciò che la sua protagonista non sia un'esemplare scassascatole è molto importante; l'Angelica, invece, è adorabile. Lo stile del romanzo è scorrevole e deliziosamente ironico, il libro si fa sfogliare volentieri; anche quando potrebbe diventare più pesante da seguire, l'autrice riesce ad alleggerire con maestria la narrazione di certi temi per tenere desta l'attenzione di chi legge. Non si può non citare, tra le altre cose, l'impegno pazzesco che ha messo nel cercare di rendere più verosimile possibile la ricerca di Angelica, andando a studiare moti rivoluzionari italiani, le sorti e le condizioni dei soldati espatriati in Inghilterra, la burocrazia necessaria che tocca ad Angelica per risalire alle informazioni sul suo bisnonno, insomma, è pure didattico. Alla fine del libro, c'è persino la ricetta dei cornetti che la protagonista prepara durante la storia! Un bel thumbs up, pollici in su, per tutta questa divulgazione che ci piace molto.
 
4. Cosa non ci è piaciuto: Nella storia succedono molte cose, ma anche con tanti viaggi all'estero, impavide ricerche misteriose con le loro svolte inaspettate e ingiuste accuse di crimini, il libro ci è sembrato stranamente placido. Suspence poca o nulla, non c'era niente che ci abbia davvero tenuto con il fiato sospeso: era come seguire passivamente una serie TV, aspettando che ti raccontino l'evento successivo della storia. Forse una scelta voluta, ma una volta finito il libro abbiamo sentito l'assenza di un po' di adrenalina.  
 
Voto complessivo: 77 su 100. Sei stato promosso, libro bello! Good job!  
 
A chi lo consigliamo A chi vuole una lettura coinvolgente ed interessante, ma non troppo pesante. Ha forse un po' di più da offrire per lettori/rici dai venti in su, perché offre più spunti di immedesimazione per chi ha già esperienze nel mondo del lavoro o in generale dei "grandi", ma è grazioso per chiunque, posto che non leggiate solo Conan Il Barbaro e Sandokan tutto il giorno (scelta rispettabilissima, continuate ad agitare clave e parang con la nostra approvazione) perché potrebbe sembrarvi una lettura poco intensa. È anche un bel volumetto per chi cerca nuove autrici e autori d'Italia da seguire. 
 
Dove potete comprare il libro? È un libro recente e di un'autrice popolare, quindi dovrebbe essere piuttosto facile da reperire sugli scaffali. Ma se volete giocare sul sicuro e trovarlo a primo colpo, o magari perseverare in uno stile di vita eremitico evitando luoghi frequentati da altri umani, potete rivolgervi alla rete! Caso vuole che abbiamo un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui copertina ci sono una schiena e una villa impolverata, date un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Così, voi pagate proprio gnente in più e non vi cambia nulla (tranne che cliccare sul link che vi lasciamo è più comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra. Consideratelo. Ecco il link! Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche! 
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione! P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥


lunedì 26 luglio 2021

Recensione: Cari mostri (Stefano Benni)

Germoglietti di ogni genere, torniamo in scivolata alla nostra rubrica sulle recensioni!
Oggi parliamo di Cari Mostri, opera di un autore che abbiamo già affrontato ben altre due volte in passato. Tanto avete già letto il titolo di questa recensione, vero?
Sì. È ancora Stefano Benni.
Aspettate, però stavolta abbiamo la giustificazione, la giustificazione scritta! Infatti, questa è una recensione che ci è stata richiesta circa una vita fa da @Abgrund_ ; ora che abbiamo trionfato e messo le nostre spinette avide su una copia di Cari Mostri (ovviamente aggratis come nella più classica tradizione di noi Cactus Senza Soldi), possiamo finalmente esaudire la tua richiesta. Grazie del consiglio!
Prima di iniziare, vi diamo una curiosità su questo libro.
Nel primissimo racconto appare una creatura chiamata Wenge, descritta da Benni pressapoco come un animale ““domestico”” brutterello con una testa strana dagli occhi di pesce e il corpo da cane, una bestia misteriosa in grado di turbare i più, legata all’evoluzione ed alla natura selvaggia insita nei viventi. Quando Cari Mostri fu pubblicato per la prima volta nel duemila e quindici, la Feltrinelli lanciò una curiosa iniziativa per promuoverlo: furono fabbricati dieci pupazzi a forma di Wenge, che furono nascosti in sole dieci librerie Feltrinelli in giro per l’Italia. I lettori furono sguinzagliati per dare la caccia a questi pupazzi, e chi fosse riuscito a fotografarsi insieme alla creatura avrebbe potuto vincere uno dei Wenge e una copia di Cari Mostri con dedica.
Tutt’ora, se siete curiosi, potete trovare le varie foto e saperne qualcosa di più risalendo all’hashtag #CacciaAlWenge. A proposito, qualcuno di voi è riuscito a partecipare all’iniziativa? Fateci sapere e fateci vedere le foto del We.

O commentate dicendoci dei vostri animali domestici strani, se proprio non avete un We. La sete di conoscenza di bestie strane non si placa mai.
Okay, okay, ora sappiamo che c’è un canepesce brutto in questo libro. Ma di cos’altro parla?


1. La trama:
Cari Mostri è una raccolta di racconti, una sfilza di venticinque storie narrate senza ordine. Non sono consecutive né unite da una cornice comune, ma possono essere tutte lette a parte, bocconcini insaporiti di orrore e commedia.
L’unica cosa che condividono è il tema della paura, dello strano, del mostruoso. Attenzione, però, perché il “mostruoso” non si limita ad essere il diverso o l’inspiegabile, anzi. Siam bravi tutti a scrivere come spaventose le cose brutte che non capiamo, a far sembrare pericolosi gli alieni che ti rapiscono di notte zitti zitti, i demonietti che vengono a morderti i piedi mentre dormi, le donne che di botto ti scrivono con un rossetto viola “Benvenuto nell’AIDS” sullo specchio (chissà se quelli delle generazioni più recenti la capiranno questa?).
Queste storie pullulano di vampiri, mummie, animali strani, eppure spesso non sono loro ad essere sotto i riflettori. Tutte, in maniere diverse, parlano degli istinti oscuri insiti dentro gli esseri umani; parlano di ciò che è brutto, che non vogliamo vedere nell’umanità perché ci rende inaffidabili, pericolosi verso noi stessi (l’ultimo racconto della raccolta in particolare vi farà provare una sensazione simile al voler guardare in basso quando ti dicono di “non guardare giù”, è un solletico al cervello) e verso gli altri. I mostri ci sono cari, perché i mostri siamo noi.
Le storie sono brevi, alcune sono lunghe una cosa come tre pagine. Per questo motivo vi risparmieremo le trame delle storie singole, che a dirvi la trama finiamo per dirvi tutto, e piuttosto vi diremo in ordine sparso alcune delle cose che potrete trovare nel libro:
- Gatti, tanti gatti, un paio sono anche morti. Consideratevi avvisati.
- Un vampiro triste che non riesce a pagare le tasse.
- Visto che lo conoscete già, vi diciamo che c’è il canepesce più amato d’Italia, il Wenge. Bello dei Cactus, noi gli vogliamo bene anche se è un coso puntuto di un racconto dell’orrore.
- Due dei racconti sono spudorate fanfiction su persone realmente esistite. E se può Stefano Benni possiamo anche noi, che cavolo! Ora vogliamo scrivere spudorate fanfiction.
- Una ricercatrice che empatizza con una mummia (una mummia a cui un po’ abbiamo voluto bene pure noi)
- La statua di una madonnina che ride invece di piangere (e fa ammattire un prete. Ma non letteralmente, non è mica un mostro lovecraftiano).
- Una creatura luminosa, sfortunata ed eroica, da cui un giorno potreste essere salvati e che vi farà inumidire gli occhietti.
- Fantasmi che ballano in un hotel.

Senza la possibilità di dirvi altro, vi lasciamo con una citazione dal libro come stuzzichino:

“La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzolettino. L’abisso non ha comodi gradini”.



2. La copertina:


Cari Mostri ha una sola copertina, che è questa qui:

Giallo: il colore del male

La copertina è senz’altro azzeccata, rappresentando a contrasti forti un pugno di personaggi che sembrano essere apparentemente normali, ma le cui ombre mostrano una natura nascosta molto più sinistra.
Tranne la bambina. Lei sembra un mostro di suo, la sua ombra è molto più rassicurante di lei: ha una cavolo di bambola tentacolata in mano, il naso tra gli occhi (che sono fuori fuoco) e la faccia di una spacciatrice uscita dalla scuola di Educazione Cinica. Probabilmente vuole anche mordere le caviglie del tizio in primo piano. Se ci fossimo accorti che una cosina del genere ci sta pedinando, anche noi saremmo circospetti.
Comunque ci sentiamo di promuovere la copertina, perché ha rispettato il tema del libro e ha uno stile tutto suo che la rende difficilmente dimenticabile. Ben fatto!


3. Cosa ci è piaciuto:
La varietà dei racconti. Siccome avevano protagonisti e trame diverse, ogni raccontino si crea una sua propria atmosfera e dona una bella panoramica varia di personaggi, posti, situazioni e anche ogni “conflitto” attorno a cui nasce il racconto è completamente diverso dagli altri. E poi, anche se tocca spesso sulla parte oscura dell’animo umano, Cari Mostri non è la solita solfa de “gli umani sono gli animali più cattivi, sono senza speranza, fanno tutti schifo gne gne”, ma una serie di istantanee su delle situazioni specifiche… alcune neanche malvagie.
Lo stile è un altro punto a favore: sempre vivace, il registro linguistico scivola dal terra terra all’altolocato all’inventato di sana pianta per rimanere al servizio dell’autore.
E poi vogliamo citare un racconto in particolare… allora, come fare questa cosa senza spoiler? Diciamo così: c’entra qualcosa con Wattpad. No, non si tratta di un racconto in cui una scrittrice di romanzi trash sulla piattaforma di scrittura più amata dalle adolescenti (e pure da noi, che adolescenti non lo siamo più da un po’…) che si trasforma in una serial killer, anche se l’idea è stuzzicante. La mettiamo da parte quest’idea, chissà che non ci venga un bel racconto. Ma cosa stavamo dicendo… ah, sì! Ha qualcosa a che fare con Wattpad. In maniera molto trasversale. Diciamo che è una fanfiction sul fandom di una band estremamente popolare e adesso avrete capito tutti chi sono, no? Ecco, c’è una storia che parla di loro, delle fans scatenate, di quelle che morirebbero per un concerto, e questo racconto ci ha piacevolmente turbati perché, beh, nella sua demenziale plausibilità è un tipo di orrore che esiste, ma di cui nessuno scrive. Chapeu! Chapeu alle fanfiction di Stefano Benni!


4. Cosa non ci è piaciuto:
In contrasto con i più frizzanti, che sono in grado di farsi gustare e ricordare con piacere, alcuni dei racconti sono un po’ dimenticabili e/o più prevedibili. Non sgradevoli, ma meno intensi, tanto che di alcuni abbiamo avuto memoria solo rimettendo insieme delle informazioni per questa recensione.


Voto complessivo: 75 su 100. Complimenti, sei promosso, libro bello!


A chi lo consigliamo: Lo consigliamo agli appassionati di storie dell’orrore vecchio stampo, come Dracula, Frankenstein o le storie del vecchio Poe. Abbiamo l’impressione che potreste imbattervi in qualcosa che vi piace anche aprendo questo libro! È un tipo di orrore che scaturisce dalla psicologia e per questo ben si sposa con il racconto scritto. In un certo senso, è un Piccoli Brividi per grandi.
È una bella scelta anche per chi, per un motivo o per un altro, è alla ricerca di un libro che si può sbocconcellare invece di mandar giù tutto in una volta. Le pagine complessive del libro sono poco meno di duecentocinquanta (anche se non sono scritte in piccolo), ma il fatto che siano divise in una serie di pratici raccontini può costituire un bel vantaggio per alcuni. Hai una soglia dell’attenzione bassa? Hai poco tempo per leggere e non vuoi fermarti sempre nel mezzo di un’azione interessante? Hai voglia di leggere tante storie diverse senza dover prendere cinquanta libri diversi?
Se sì, puoi provare a dare una chance a questa raccolta.
Occhio, potrebbe fare storcere il naso ad alcuni fan dei primi lavori di Benni, perché la sua classica ironia a nostro avviso qui passa un po’ in sordina e il suo stile è meno sciolto e demenziale.

Dove potete comprare il libro?
È un libro ad alta reperibilità, perciò non vi sarà difficile trovarlo di persona in una libreria abbastanza fornita, soprattutto se sapete che porta regolarmente libri editi da Feltrinelli.
Se avete interesse nell’acquistare quest’opera online, potete trovarlo su quasi qualunque sito che venda libri, con un prezzo che si aggira tra i sedici euro e cinquanta e i diciassette euro. Fa eccezione Amazon, che oltre al libro regolare offre sia il Kindle a sette euro che la versione con copertina flessibile a nove euro e du’ spicci.
Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro con una bambina bruttissima in copertina, potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!

Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche!
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)


giovedì 1 luglio 2021

Recensione: Elianto (Stefano Benni)

Germoglietti, suonate le trombe, una nuova recensione è qui!
Il caldo è sopraggiunto: è importante iniziare a guardarsi attorno, per capire quali nuovi libri potreste leggere mentre vi stravaccate sul divano a sciogliervi in un bagno di sudore o vi rifugiate sotto l’ombrellone. Noi Cactus di Fuoco, entità ultraterrene più che abituate a certi climi, sfruttiamo questa occasione per regalarvi un piccolo consiglio di lettura.
Perciò, oggi vi portiamo la nostra opinione su un libro strambo di nome “Elianto”! L’avevamo letto anche tanti anni fa, ma è stato bello riprenderlo in mano dopo tutto questo tempo e rinfrescarci la memoria.
Il libro in questione è stato scritto da Stefano Benni, un nome che, forse ve ne sarete accorti, non è nuovo qui, tra le Recensioni Spinose. È uno scrittore che ci è abbastanza caro e di cui abbiamo recentemente valutato anche “Bar Sport”; non sorprendetevi troppo se vedrete spuntare ancora il suo nome in futuro!
Partiamo dal dire che “Elianto” è un libro che abbiamo preso in una biblioteca nuova e diversa dal solito, di cui abbiamo dovuto imparare i meccanismi per l’occasione, e che il suo ritiro di per sé è stato… benniano. Per ritirare un volume, infatti, questo è l’iter:

1. Controllare sul sito apposito se il libro che gradiresti leggere è disponibile.
2. Se il libro c’è, recarsi in biblioteca e chiedere, a bassa voce per non spaventare il personale diffidente, il volume da prendere in prestito. Ideale sarebbe fare ampi gesti di pace per ingraziarsi i locali; se si nascondono dietro i banconi o strategici pertugi, possono essere condotti allo scoperto offrendo loro della frutta fresca o delle specialità regionali.
3. Guardare l’addetta ai prestiti confondersi mettersi al lavoro, aprire e chiudere tre volte la stessa pagina internet ma molto lentamente, ascoltarla asserire che “Elianto” in realtà non è mai esistito ma è frutto della nostra immaginazione, che brividi, il mistero si infittisce; poi provare pazientemente a convincere quest’addetta che no, non volete un libro che non esiste dal titolo “Massacri del 1967”, grazie, quando finalmente una collega della reception si impietosisce e dopo uno stanchissimo “Sì, ce l’abbiamo il libro”, si dirige a prenderlo lei.


Insomma, iniziamo bene.
Il nostro metodo è applicabile anche ad altre biblioteche. Se lo seguirete, presto qualunque libro potrebbe essere tra le vostre mani!
Una volta letto è ora di raccontarvelo attraverso le nostre personalissime opinioni, perciò partiamo a grandi linee con…


1. La trama:

Elianto è un ragazzino che vive a Tristalia (un gioco di parole che avrete certamente capito, ma noi ve lo spieghiamo lo stesso perché siamo degli insopportabili so-tutto-io: è un mix fra triste e Italia), un mondo ove il controllo del governo sulla popolazione si è fatto ormai quasi assoluto grazie all’ausilio di un supercomputer, il Zentrum, capace di dirigere la vita degli umani con precisione spaventosa.
Parte della libertà delle contee (che già non è che sia questo granché, a dirla tutta) è messa in palio durante i Giochi dell’Indipendenza, ma il governo ha schierato dalla sua campioni che sembrano imbattibili. Tra loro figura Baby Esatto, il piccolo re dei quiz, che solo Elianto potrebbe forse fronteggiare… Elianto, però, è affetto dal Morbo Dolce, una condizione rara e devastante che lo priva delle forze: sembra che l’unica speranza della contea non sia neppure in condizione di alzarsi dal suo lettino d’ospedale a Villa Bacilla.
Ma è davvero tutto perduto?
‘Nzomma, speriamo di no, però partiamo male.
Elianto è un libro in cui si vede che il caro Benni ha sguinzagliato la propria fantasia per seguirla in un susseguirsi di mondi e concetti surreali, neologismi, creature fantastiche, umani degni di nota (non sempre per motivi lusinghieri) e satira socio-politica che diventa tutt’uno con il worldbuilding.
Di certo non è un libro che l’autore serve su un piatto d’argento, ma fa della sua complessità anche un punto di forza. Basti pensare che le vicende del libro si sviluppano sull’intrecciarsi di pazze avventure vissute sull’enorme mappa di ben otto Mondi Alterei da tre gruppi principali di viaggiatori (nonché di un numero imprecisato di personaggi principali e secondari ricorrenti, tanto i personaggi sono e sembrano tutti importanti), che potremmo così suddividere:

- I Diavoli; trio composto dalla conturbante Carmilla, il raffinato Ebenezer e il… il Brot, ecco, tre demoni incaricati da Lucifero in persona di trovare un Kofs, creatura leggendaria in grado di sconfiggere, in teoria, il Zentrum e far cadere il nuovo sistema a cui son sottoposti gli umani, che giù all’Inferno non ne sono tanto contenti. Proprio come nei Viaggi nel Regno della Fantasia del buon Stilton, anche in Elianto ci sono diverse puzze e (pochi) profumi, ma li fa tutti Brot. Che, visto il ruolo (e l’odore) che ha, potrebbe pure chiamarsi “prot”, eh.

- I Ragazzi Intrepidi; trio composto da Boccadimiele, bella giovine che sventola in giro una lama per sconfiggerci di tutto, anche la nebbia, Rangio, che ha una chitarra con cui spara attacchi speciali (?) e Iri, camerawoman che li riprende tutti, gioventù amica di Elianto che sta cercando di radunare i rari ingredienti di un antidoto contro il Morbo Dolce.

- I Guerrieri-nuvola; Fuku Occhio di Tigre, che ha la pazienza di un santo, e i suoi minuscoli accompagnatori Visa e Pat (che mangiano al massimo un chicco di riso al giorno. In due), che mettono alla prova la pazienza di santo di Fuku, alla ricerca del leggendario maestro di arti marziali Tigre Triste, auto-esiliatosi dopo aver ucciso inavvertitamente un micio.


Riusciranno i nostri eroi a compiere la difficilissima impresa di guarire il piccolo Elianto e permettere alle loro contee di rimanere indipendenti? Lo scoprirete solo se vi immergerete in questo fantastico guazzabuglio di parole e vi lascerete portare per mano attraverso storie strane, bizzarre e terribili!


2. La copertina:
Premettiamo di questo libro esistono due copertine, entrambe ben fatte ed entrambe che, tra i vari elementi della composizione, mostrano un girasole. Questo occhiolino artistico ci è sembrato davvero carino, considerando che i girasoli di per sé non sono prominenti nella trama, ma un “elianto” è una pianta appartenente al genere Helianthus, come lo sono i topinambur… e i girasoli!
Un’altra distinzione che va fatta tra le due copertine: c’è quella carina e quella degli incubi.
Visto che vi vogliamo bene, vediamo subito quella degli incubi.

Sappiamo questa informazione, quindi la buttiamo qui così, a caso: l’autore di questa immagine è Igort, un fumettista sardo!

Non è poi troppo impressionante una volta che ti abitui, nonostante l’aspetto alieno di Elianto, dài. È solo un bimbo senza attaccatura dei capelli o lineamenti con un paio di occhi lunghi e gialli, possiamo volergli bene lo stesso.
Comunque questa copertina ci è piaciuta molto perché i vari elementi della composizione sono tutti riconducibili alla trama in un modo all’altro, è bellissimo rivederla quando hai finito di leggere il libro! Bellissimo il gioco di luci e ombre, che lavora benissimo con la palette di colori e la prospettiva, davvero una copertina ben fatta.
Quanto alla seconda…


Elianto viene minacciato con una fusciacca puzzolente, in compagnia di un diavoletto con un’ala sola. È dura la vita a Villa Bacilla.


Questa è un po’ più semplice, ma anche molto carina, non passa inosservata con un certo uso acceso dei colori e una bella mappa (nootica, se leggete il libro capirete) scintillante a parete.
Ecco, questo Elianto è molto grazioso, se si facesse la fusione delle due copertine si avrebbe quella perfetta, probabilmente. Però entrambe le copertine sono promosse!


3. Cosa ci è piaciuto:

Il modo in cui in Elianto non si ha paura di aprire un numero interessante di sottotrame, riuscendo in qualche modo anche a farle seguire al lettore e chiuderle tutte… se non esplicitamente, lasciando belli chiari dei puntini da unire. C’è tanto di non-detto ma di fortemente implicato, che secondo noi abbellisce e da nuove chiavi di lettura all’intera narrazione.
Molto bella anche la caratterizzazione dei personaggi, tutti decisamente uno diverso dall’altro, anche quelli che non compaiono mai ma vengono soltanto descritti. E poi, ovviamente, il punto di forza del libro è il suo worldbuilding! Le descrizioni dei Mondi Alterei, lo strano Kofs, le mappe nootiche, gli alberi magici, i campi di Mnemonia, i malibri e molto altro ancora.
È bello non solo quello che viene esplorato sotto i nostri occhi, ma anche le nozioni e i personaggi del passato (come Snailhand Slim o Cornelius Noon) che reiterati nella trama danno un’ossatura alla storia, per così dire, dando davvero l’idea che quel mondo abbia secoli alle spalle.
C’erano anche alcune descrizioni molto poetiche, esemplari, e delle scene ed estetiche di grande effetto, garantite dal registro ricchissimo ed a volte cangiante dell’autore.


4. Cosa non ci è piaciuto:

C’è stata carestia di personaggi femminili che non fossero lì per essere in qualche modo sexy, che abbiamo trovato inusuale per il Benni. Questo fa un po’ scendere il nostro punteggio, ci spiace, Stefano. Avrai occasione di rifarti un’altra volta, sappiamo che non ci deluderai.
Nel paragrafo su ciò che “ci è piaciuto” abbia citato il registro ricchissimo e cangiante. Ecco, il fatto è che ci sono diverse scene in cui cangiando cangiando è arrivato ad esagerare ed usare un modo di esprimersi troppo volgare, sia nell’enfasi su determinate cose che nel registro usato, che per noi doesn’t spark joy, anche per il contrasto con le scene che invece vanno di pura poesia.
Spoiler, tanto il voto alto te lo becchi lo stesso.


Voto complessivo: 86 su 100. Complimenti, sei maggioranza, libro bello!


A chi lo consigliamo:
Iniziamo col dire che non è un libro per bambini. Ci sono tante ma tante referenze e scene adulte, di qualunque tipo possibile. Non va sottovalutato anche il fatto che vengono adoperate spesso e volentieri parole “difficili” e che la trama non è linearissima, con frequenti salti per seguire il punto di vista di questo o quel gruppo (non preoccupatevi, in tanti sono subito riusciti ad adeguarsi al passo di narrazione). D’altro canto, la prima volta che qualcuno del nostro gruppo l’ha letto era ancora un soldo di cacio, quindi “non datelo ai bambini” è solo un’indicazione generale che vi sentiamo di darvi visti i contenuti espliciti e non sempre di facile comprensione.
Detto questo, se vi piacciono le storie avventurose, se vi appassionano i racconti che sono zeppi di fantasia, animali strani e luoghi nuovi, se amate trovare indizi e pezzetti di lore disseminati nella trama con un bel mix di tante referenze colte, se adorate le distopie che fanno frecciatine a delle vere situazioni socio-politiche… beh, allora pensiamo proprio che questo libro vi piacerà.


Dove potete trovare il libro?
È un libro che ha ricevuto un discreto successo, e il nostro consiglio è di cercare per prima cosa in biblioteca, dove quasi sicuramente potreste rinvenirne una copia. Nel caso vogliate sostenere l’artista o avere una copia di “Elianto” tutta per voi (perché i libri cartacei vi danno gioia o perché siete lettori possessivi e territoriali che vogliono essere liberi di mordere e le loro pagine preferite, fate vobis… nel qual caso vi consigliamo la collana “I MIEI primi classici” di cui abbiamo parlato nella recensione de Il Giardino Segreto), potrete sicuramente appropriarvene in diversi negozi fisici o online, come Ibs, Amazon, Mondadori Store, Feltrinelli e, almeno, mentre stiamo scrivendo questa recensione, anche sul Libraccio, come usato e nuovo. Insomma, ci siamo capiti: se lo cercate lo trovate.
E siccome abbiamo l'affiliazione con Amazon, se lo comprate a questo link qualche centesimo arriva pure a noi!


Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!


P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)
  





sabato 9 maggio 2020

Recensione: Maruzza Musumeci (Andrea Camilleri)

Carissimi lettori di Recensioni Spinose, in verità in verità vi diciamo che abbiamo deciso di complicarci la vita.
Sì, proprio così. Perciò non solo torniamo con una recensione che abbiamo appena appena flabbricata, ancora cavuda e croccantella, ma dopo Arancia Meccanica e il suo misterioso Nadsat macari questa volta abbiamo deciso di leggiri un libro che non è… proprio in italiano.
E siamo passati al siciliano.
Perciò facciamo una sgommata in retromarcia dal futuro distopico di Burgess per catapultarci nel passato fiabesco di una cittadina, diventata poi celebre per i turpi delitti che la assediano: l’immaginaria Vigàta, nata dalla mente di Andrea Camilleri.
Il nome suona familiare? Potrebbe, considerato che è stato lui a dare i natali al Commissario Montalbano e, oltre ad essere sommerso di premi, i suoi libri sono stati tradotti in più di centoventi lingue diverse. Curiosità: gli è stato persino dedicato un asteroide nel 2017, il 204816 Andreacamilleri!
Ma Maruzza Musumeci non è un libro che parla di commissari né tantomeno di investigazioni, considerando che di cose misteriose ne succedono a bizzeffe e la stragrande maggioranze degli abitanti di Vigàta, a riguardo, non si da né domande né risposte. È un libro di misteri – nella nostra esperienza anche nella vita reale: la prima copia che abbiamo avuto il piacere di leggere continuava ad apparire e sparire da dove veniva lasciata – di piaceri immensi e bellezze fatali, di canzoni che narrano storie senza parole, di follia e morte e di un pezzo di terra sospeso come un pezzo di sughero su di un mare sconfinato, vivo, da cui non si può sfuggire.
Insomma, una storia di sirene.

1. La trama:
Ci tuffiamo nel passato, trovandoci in Sicilia nel mili e ottocento e novantacinco per seguire le avventure di Gnazio Manisco, bracciante stagionale sottopagato e bambino umano che non vuole essere un pidocchio. Fin qui, ci sentiamo di condividere la sua opinione.
Il “capitano” della sua squadra di braccianti, tale zio Japico Prestia, non è bravo come noi e non la condivide, così chiama pidocchio lui, pidocchia sua madre e pidocchi tutti i suoi colleghi. Gnazietto si ribella: un conto è il lavoro minorile, un altro essere chiamati in maniera così infamante.
Japico gli spiega con un racconto breve che intende dire che sia i lavoratori stagionali che i pidocchi sono così insignificanti che la gente si scorda anche solo della loro esistenza, ed è per quello che li chiama così, non per offendere. Quello che Gnazietto estrapola è che se non vuole farsi chiamare pidocchio deve cambiare mestiere.
È il suo nuovo obiettivo, e riuscirà a raggiungerlo solo a diciannove anni, quando erediterà alla morte della mamma un gruzzoletto bastante per un viaggio in America. È lì che Gnazio vuole andare a cercare fortuna, in un altro continente dove la parola “pidocchio” neanche la conoscono e, se c’è un corrispettivo inglese, non fa niente, perché tanto è lui a non conoscerlo.
Si presenta dal delegato di Vigàta per ottenere il suo passaporto ma, acciderbolina! Gnazio prima viveva in un covone di sporco dei piedi e leggere non sapeva, perciò si era perso tutti i manifesti di chiamata alle armi.
Arrestato per cinque giorni come renitente alla leva, al sesto viene portato al distretto militare di un paese vicino per un controllo, a seguito di cui è ritenuto abile e pronto ad entrare subito in servizio.
Gnazio non è il più furbo degli uomini, né degli oranghi.
A causa di questo piccolo inconveniente, la sua carriera militare non inizia nel migliore dei modi:

Allura si fici avanti uno vistuto da militario marinaro con la facci di carogna che gli fici:
«Attenti!».
Che veniva a significari? Gnazio si taliò torno torno, non vitti nisciun periglio e gli spiò:
«Scusasse, ma pirchì devo stari attento?».”
(Traduzione per i meno ferrati in siciliano:
Allora si fece avanti uno vestito da militare della marina, con la faccia incarognita, che gli disse:
«Attenti!».
Che cosa voleva dire? Gnazio si guardò tutt’attorno, non vide nessun pericolo e gli chiese:
«Mi scusi, ma perché dovrei stare attento?».”)

Nonostante la gaffe faccia arrabbiare non poco il suo superiore, Gnazio viene messo in riga tutto intero insieme ad altri giovanotti da cui apprende che verranno imbarcati il giorno seguente ed arruolati nella marina militare. Alla notizia orripilante Gnazio urla, piange, strepita, suda moltissimo e perde tre ciuffi di capelli in rapida successione, perciò gli viene concesso di fare il soldato di terra prima che faccia di peggio. Solo due cose hanno il puro odio del giovane Manisco: il mare e i pidocchi.
Sembra perciò che il giovanotto dovrà rimandare il proprio sogno di raggiungere “la Merica” e concentrarsi sul suo nuovo impiego da soldato... ma l’ingegno brillante di Gnazio gli torna utile anche stavolta, consentendogli di scalare in fretta i gradi:

[...]un sergente addimannò se c’era qualichiduno che sapiva potare l’àrboli. Gnazio capì sulo la parola àrboli e spiò:
«Che viene a dire potare?».”
(Traduzione:
[…] un sergente chiese se c’era qualcuno che sapeva potare gli alberi. Gnazio capì solo la parola alberi e chiese:
«Che significa potare?».”)

Una volta capito, al grido di “Io saccio come si fa!”, si mette al lavoro in uno dei terreni di proprietà del colonnello Vidusso e gli arrimunna tutti l’àrboli come solo lui sa fare.
Il galantuomo di colonnello gli concede così in cambio un paio di favori, prendendolo in simpatia, e in un quattro e quattr’otto il giovane Gnazio, appena ventino, s’imbarca felice per l’America. Ricordiamo che lui odia il mare, perciò passa tutto il viaggio a sentirsi male chiuso in una stiva con altre persone che si sentono male peggio di lui; vomitando in compagnia (o non si è figli di Maria) il Battello dei Poveracci arriva finalmente alla Merica, terra di libertà e di palazzi altissimi. Subito, Gnazio inizia a guardarsi attorno alla ricerca del lavoro del suo cuore. E quale sarà mai il lavoro che cercava, che lo ha portato ad attraversare l’oceano ed allontanarsi dalla terra che ama?
Il ragazzo vuole potare gli àrboli. Non poteva farlo a casa sua?
No. Questi sono alberi speciali, sono gli alberi di… Broccolino. Gnazio ha studiato alla scuola della vita, perciò è così chiama Brooklyn, e chi non lascerebbe la propria casa e tutto ciò che conosce per potare alberi Broccolini in fondo? Voi sbattereste la porta in faccia a questa opportunità?
In breve, Gnazio impara l’inglese da una vecchierella che da lezioni private (perché era andato in America senza spiccicare una parola d’inglese), ottiene di lavorare al Lincoln Park come giardiniere e si imbatte nella mafia Broccolina. Sì, perché è una persona fortunata. La mafia gli chiede di far seccare gli alberi del parco per aiutarli in alcuni loro loschi affari, ma Gnazio non ci sta (bravo! Bravo, salva gli alberelli innocenti!) e per tutta risposta viene coinvolto in un incidente con uno dei suoi amati alberi Broccolini in cui quasi ci perde la pellaccia, ma infine se la cava con una gamba rotta.
Una gran tragedia? Nì. Perché, anche se ora zoppicherà un pochetto per tutta la vita, Gnazio aveva una gran bella assicurazione che gli frutta un bel mucchio di soldini! Gnazio cade dalle nuvole, perché, avendo come precedenti esperienze lavorative il pidocchio sfruttato e il potatore di alberi in nero, non sapeva neanche che l’assicurazione esistesse. Con i soldi ottenuti decide di fare finalmente ritorno a Vigàta, perché tutte le vecchie di Brooklyn lo importunano dicendo che deve sposarsi e gli alberi non hanno più lo stesso charme dopo l’incidente.
Tornato a casa, Gnazio decide di sistemarsi e comprarsi un pezzo di terra da lavorare: gira che ti rigira, decide infine di acquistare un posto misterioso e bellissimo, la magnifica contrada Ninfa, dieci salme di terra che si affacciano sul mare con fierezza. Gnazio, come detto, il mare lo odia e non vuole vederlo neanche col binocolo, ma si lascia convincere dal prezzo conveniente e dalla presenza di un antico ulivo, di cui si innamora alla sola vista. Gli basta girarsi e non lo vede il mare: problema risolto, no?
Nonostante tutto, però, Gnazio non è convintissimo che la fregatura non ci sia.
Dopo aver leccato tutta la terra della sua proprietà portandosi un fiasco di vino per sapere se è buona, assaggiando un pizzico di terra prima e un sorso di vino poi (come si fa a non volere bene a Gnazio? Guardalo, tutto felice che mangia la terra) si rende conto che non c’è alcun problema con la contrada. Che abbia a che fare con il modo in cui è morto il precedente proprietario…?
Dopo un anno passato a lavorare e a guadagnarsi qualche lira, Gnazio decide di rendere felici tutte le vecchiette di Brooklyn e prendere finalmente moglie. Per trovare la compagna della sua vita si affida alla vecchia “gna Pina”, un’esperta di erbe officinali che sa tutto di tutti in paese, la quale riesce ad organizzargli un incontro con una misteriosa giovane di nome Maruzza Musumeci dopo aver preteso una quantità scandalosa di vino. Sembra però che la vecchia sia riluttante a raccontargli tutta la verità su questa fanciulla, la cui bellezza è riuscita ad incantare Gnazio anche se l’ha ancora vista solo in foto. Qual è il mistero di Contrada Ninfa, e com’è morto il suo vecchio proprietario? Qual è il segreto di Maruzza Musumeci, e perché Gnazio sente di non potere assolutamente fare a meno di lei, ora che l’ha vista?
Non vi rispondiamo qui, ovviamente, sennò questa sezione si chiamerebbe “spoiler”, non “trama”.

2. La copertina:
Di copertine ce ne sono solo due: una per l’Italia e una per la Francia. Vediamole insieme!

1. Quella italiana
Questa è ovviamente la versione, edita da Sellerio editore Palermo, che abbiamo stretto tra le mani, in cui un languido genderbend di George Harrison dei Beatles si stiracchia su una spiaggia. Si può vedere che è un dipinto di tale Pippo Rizzo, pittore futurista il cui nome non sarebbe fuori posto tra quello dei personaggi di questo libro. Una veloce ricerca su Internet ci svela che il quadro si chiama solamente “Nudo al mare”.
Il dipinto è del 1934, cosa che ci stupisce perché George Harrison non era neppure nato al tempo.
Possibile che la somiglianza sia solo una coincidenza? Un altro dei misteri di Contrada Ninfa.

 Visto? È una sirena. È bella, ignuda, ed è per metà donna e per metà… per metà… uhm, la schiena è la metà pesce, fidati. È una sirena.


2. Quella francese
Nella copertina proposta dalla casa editrice Fayard si punta ad un ritratto più realistico, ma, per quanto il tratto sia gradevolissimo, in realtà l’immagine ha poco o nulla a che vedere con Maruzza Musumeci. Maruzza è bionda, porta spesso i capelli sciolti. Chi è questa? A giudicare dall’espressione e la posa, con proprio grande disappunto, non ne è sicurissima neanche lei.



3. Cosa ci è piaciuto: sicuramente uno dei punti di forza del romanzo è la presentazione delle sirene. Queste creature misteriose di cui né il corpo né la mente seguono le leggi degli uomini sono chiaramente ispirate a quelle della mitologia greca e ben rese; il libro ti lascia sbirciare attraverso gli occhi di Gnazio in un mondo proibito, fatto di istinti, crudele eppure, a discapito – o forse a merito – della sua crudeltà, ipnotico. Tutto questo è accompagnato da un’interessante serie di simbolismi (ad esempio quello terra/mare di Contrada Ninfa, che è sì un appezzamento di terreno con i suoi alberi e tutto, ma è sospeso e si protende sull’acqua) e di ritualizzazioni in cui molto spesso un certo evento si ripete ciclicamente o deve essere ripetuto, un po’ fiaba un po’ incantesimo.
Ci è piaciuto molto vedere come sono state inserite spesso degli spezzoni di cultura popolare e usanze dei piccoli paesi del Sud; addirittura, Gnazio e gna Pina parlano tra loro praticamente sempre in proverbi popolari del posto.

4. Cosa non ci è piaciuto: per ammissione stessa dello scrittore, la storia è parzialmente ispirata alla storia di un viddrano che si maritò con una sirena – un contadino che sposò una sirena – che suo nonno gli aveva raccontato, ed il libro Maruzza Musumeci è nato dalla voglia di Camilleri di riraccontarsi la favola aggiungendo una serie di eventi come coda al finale originale. Però, per quanto sembri una mossa voluta da parte dello scrittore, più ci si avvicina alla conclusione del libro più il fascino selvaggio delle sirene va smorzandosi: diventano meno crudeli, meno magiche, fino a che il mistero avvizzisce. Il personaggio di Maruzza è quello che a nostro avviso ne risente di più. Per chi era stato attratto come noi dalla ferocia strisciante con cui vengono presentate potrebbe essere un po’ deludente, specie perché normalizzare Maruzza vuol dire smantellare buona parte della sua caratterizzazione.

Voto complessivo: 75 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello!

A chi lo consigliamo: anzitutto lo consigliamo a chi piace il tema delle sirene (magari non proprio alla Disney) ed agli appassionati di epica e/o mitologia greca: questo libro è una miniera di riferimenti omerici!
È un libro scorrevole e leggero nella prosa, difatti se vi piacciono le descrizioni corpose, ahinoi, questo libro ha poco da mostrarvi. Si affida molto all’immaginazione del lettore, ed è più che altro fiabesco nelle sue descrizioni. Ma se la trama e questa piccola descrizione dello stile linguistico vi hanno intrigato, vi consigliamo di dargli una chance!
Se invece l’idea di leggere un libro completamente in dialetto vi fa allergia, per favore, non lo toccate neanche questo, che vi cadono le mani. Il dialetto di Vigàta non è neanche un dialetto vero, è un mix di dialetti siciliani vari, perciò ricordatevelo se decidete di iniziarlo.

Dove potete comprare il libro?
Noi lo abbiamo trovato in una biblioteca, quindi probabilmente ci riuscirete anche voi con un po’ di fortuna! È anche disponibile nella maggior parte delle librerie e grandi store online e ci è capitato spesso di incontrarlo dal vivo, quindi vi basta aprire un po’ gli occhietti e guardarvi intorno se volete trovarne una copia!
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Hey, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)

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