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mercoledì 2 gennaio 2019

Sunset - Ringraziamenti

E stavolta Sunset è finito per davvero.
Come tutti sapete, è iniziata come una riscrittura in chiave ironica di Twilight, sostituendo Belarda a Cigna a Bella Swan per "vedere l'effetto che fa". Ma una diversa protagonista ha fatto deragliare follemente la trama e siamo finiti a coprire tutti i romanzi della saga, da Twilight a Breaking Dawn, passando per capitoli inventati ex-novo per questa fanfiction. Abbiamo inserito personaggi che non c'entravano niente, come i wrestler della WWE, e abbiamo fatto comparire di striscio persino alcuni dei nostri personaggi originali che vivono in altre storie e persino in altri mondi.
Insomma, è stata una corsa incredibile in cui siamo stati accompagnati dai nostri fedeli, meravigliosi lettori. Difficile trovare qualcuno migliore dei nostri fans nel mestiere del lettore! Vi amiamo tutti! Avete commentato, stellinato, vi siete fatti coinvolgere e avete persino fatto le debite correzioni laddove ci siamo dimenticati di inserire o correggere certe parole. Insomma, siete stati tutti dei beta reader preziosissimi, oltre ad essere il nostro pubblico.
Un ringraziamento speciale a MikiBrock, commentatore sagace e unico dei nostri lettori che potesse cogliere in maniera perfette tutte le sfumature delle nostre citazioni del mondo del wrestling, a ila_18 che ha giustamente e più volte mandato a quel paese Edward Cullen con accoratezza, a ZomBee31, NakamuraNya e Pseudon1mo che ci hanno tenuto compagnia con i loro commenti vivacissimi, ovviamente a PMillerEunaNotte che oltre alle preziosissime correzioni ha fatto anche osservazioni profondissime e filosofiche come suo solito (e ci ha tenuto compagnia con i messaggi privati e... ci ha anche fatto dei regali!), a GemmeDiTempesta che crediamo abbia totalizzato il maggior numero di commenti che qualcuno abbia mai lasciato su un nostro lavoro scritto e infine a VBlacky che ha finito di leggere questa storia prima di chiunque altro e si è immediatamente precipitata a divorare anche i nostri altri libri.
Ringaziamo ovviamente anche tutti gli altri lettori, passati e futuri, con un un augurio: che la nostra storia via sia piaciuta e che anche le altre vi possano piacere.

Prima di iniziare a piangere perché dovete dire addio a Belarda, sappiate però che non abbiamo abbandonato per sempre questa ragazza, anzi! Sebbene la sua storia a Forks, e nel mondo dei vampiri, si sia definitivamente conclusa, non significa che questa signorina non possa rispuntare in futuro in qualche altre storia (anche se, fossi in voi, direi addio a Edward e tutti gli altri Cullen... ehhh, ci sono buone probabilità che quelli li abbandoniamo davvero, anche perché non sono personaggi nostri. Li restituiamo alla loro mamma, Stephenie Meyer, dopo averli presi in prestito e sterminati) o che addirittura... non sia già comparsa!

Belarda Cigna è infatti la cuginetta di Adalrico Merlo, un ragazzone con il sogno di diventare un grande wrestler e nel libro che lo riguarda (L'Ombra di un cappello - 1. Non sei una superstar ) Belarda viene citata a partire dal capitolo 17 (non preoccupatevi, sono capitoli corti, non come quelli di Sunset).
Ma siamo sicuri che vi affezionere anche ad Adalrico, se impararete a conoscerlo, quindi non siate tentati di saltare direttamente al capitolo 17 e fate i bravi, se decidete di leggere questa storia! Cominciate dal capitolo 1. Fra l'altro, per quelli di voi che si sono affezionati al buon vecchio Undertaker leggendo Sunset... si parla parecchio di lui in "All'Ombra di un cappello", considerando che quel "cappello" nel titolo si riferisce proprio suo ;)

Comunque, per incontrare di nuovo Belarda, non siete obbligati a leggere la saga de "L'Ombra di un Cappello" dove lei è solo la cugina del protagonista, perché stiamo già pensando di lavorare ad un libro futuro, che stavolta non sarà una fanfiction ma un originale al 100%, dove Belarda Cigna è ancora una volta la protagonista.
Però l'Ombra di un Capello è divertente abbestia e ci farebbe comunque piacere che lo leggeste. Provatelo.



E stavolta chiudiamo per davvero.
Buon 2019 a tutti! Possa il vostro terzo occhio essere sempre aperto e un accendino sempre a portata delle vostre mani.

- I Cactus di Fuoco

mercoledì 5 settembre 2018

Sunset 66 - Vampiri... simpatici?



Le facce di tutti erano inorridite, tranne quella di Edward, che cercava di essere, come al solito, il figo della situazione. Cioè, in realtà Edolo altalenava fra il figo della situazione e il poverino tormentato della situazione, ma è anche possibile che volesse semplicemente apparire come un bello e dannato... in ogni caso, in questo particolare frangente, si stava fingendo un duro.
«Gli animali trasformati da un morso di vampiro non sono certo all'ordine del giorno» Concesse Edward, con un vago accenno di humor nero «I frutti di tali atti scellerati sono rarissimi. Non siete d'accordo, cugine?».
Kate e Tanya gli lanciarono entrambe un'occhiata torva.
«Dai, Eleazar, non dirmi che pensi che sia impossibile» Disse Carmen, mentre girava intorno a Eleazar, incurante di un suo avvertimento a mezza voce, e avanzava cauta fino a me.
I licantropi non ringhiarono, ma con la coda dell'occhio vidi che entrambi avevano tirato indietro le orecchie e che non sembravano certamente entusiasti di avere quella cosaccia puzzolente sotto il naso.
Carmen mi si mise di fronte, inclinò appena il busto e mi guardò negli occhi
«Come hai fatto a sopravvivere?» domandò e nella sua voce non c'era scherno né incredulità, solo una genuina curiosità su come diavolo avessi fatto a non farmi strappare in mille pezzi da un orso vampiro.
Io aprii la bocca, poi la richiusi. Era strano, in effetti... ricordo chiaramente che avevo tirato fuori uno dei fiammiferi e lo avevo sfregato contro la scatola per accenderlo, poi con quello avevo acceso tutti gli altri fiammiferi. Avevo preso la bustina di alcool che portavo sempre con me. L'orso mi si era scagliato contro e allora gli avevo lanciato in bocca l'alcool e i fiammiferi prima che mi investisse, poi ero svenuta e ovviamente da lì non ricordavo più niente.
Ma avevo visto come funzionava con i vampiri: ardevano troppo facilmente e rapidamente, quindi se davvero l'orso si fosse bruciato così tanto da spaventarsi e fuggire non sarebbe stato in grado di spegnersi e sarebbe stato distrutto. Invece l'orso era ancora in giro, il che significava che il mio fiacco tentativo di dargli fuoco non aveva funzionato.
Allora perché ero ancora viva?
«L'orso mi ha risparmiata» Dissi con un filo di voce, senza riuscire a trattenermi «Non so perché. Pensavo di averlo spaventato, gli ho buttato in bocca dell'alcool e dei fiammiferi accesi, ma ora sono quasi sicura che... che l'orso mi ha risparmiata volontariamente»
«Perché?» Domandò Eleazar, da lontano
«Non lo so» dissi con un fil di voce.
Non aveva alcun senso! Perché un mostro succhiasangue scatenato non mi aveva uccisa? Cosa c'è di sbagliato... o di giusto... in me? E se in realtà il motivo per cui ero ancora viva fosse che qualcuno mi aveva salvata mentre ero incosciente, qualcuno che aveva combattuto l'orso e lo aveva spaventato, mettendolo in fuga?
Lanciai un'occhiata al viso tranquillo di Edward. I suoi occhi dorati erano limpidi, senza ombre. Per un attimo mi parve quasi una persona normale, un umano come me. Ma non lo era.
Cosa facevo ancora invischiata negli affari dei sovrannaturali?
Scossi la testa come per scacciare il pensiero – ci ero dentro ormai, era inutile anche solo pensare a tirarsi indietro – ed Edward proseguì a spiegare, sulla scia della mia intromissione.
«Non siamo ancora riusciti a rintracciare e sconfiggere questo orso e sospettiamo che, dato che è ancora un neonato e per giunta una bestia molto grande, ci potrebbero volere molti combattenti per riuscire a fermarlo con sicurezza».
Assorbii l'informazione, interessata: i vampiri creati da poco erano molto potenti.
«Avremmo davvero bisogno di aiuto, ed è uno dei motivi per cui vi abbiamo chiamato. Tutti insieme, dovrebbe essere molto semplice vincere per tutti noi. Grazie per aver ascoltato» Concluse lui piano
«Ma c'è il grave pericolo di cui ci hai avvertito, quello in cui è coinvolta tutta la tua famiglia» Disse Tanya «Dato che non viene dall'orso ma è connesso a lui, deduco che si tratti dei Volturi. Come hanno fatto a scoprire la sua esistenza? Quando verranno?».
Non sapevo se essere sorpresa o no che avesse capito tutto così rapidamente. D'altronde cosa poteva minacciare una famiglia potente come quella dei Cullen, eliminato il problema dei licantropi?
«Jasper non è l'unico ad essere... sparito» Rivelò Edward, addolorato «Vi avevo già detto che avevamo subito ben due perdite, senza riuscire a comprendere del tutto come abbiano incontrato la loro fine. La seconda perdita per la nostra famiglia è stato Emmett. Rosalie ha immaginato che fosse colpa dei licantropi e senza dire nulla a nessuno di noi ha intrapreso un viaggio per raggiungere i Volturi e denunciare l'accaduto».
Carmen bisbigliò qualcosa a voce talmente bassa e così velocemente che non sentii nulla, accorgendomi appena del movimento delle sue labbra piene.
«No» Rispose Edward, in tono rassicurante «Non credo. Non sembra, dai pensieri di nessuno dei presenti». Aida si irrigidì appena. Tanya fece brevemente cenno ad Edward di proseguire.
«Tuttavia i Volturi hanno raccolto molto più della testimonianza che aveva intenzione di dare dai suoi ricordi, e così hanno saputo allo stesso momento anche dell'orso vampiro. Hanno intenzione di venire a punirci, presto, e con noi anche i licantropi per il presunto omicidio di Emmett e perché...»
«Caius non ha mai amato i Figli della Luna» borbottò Eleazar cupamente «Immagino che abbiano colto al balzo la possibilità di eliminare questo branco. Se anche non ci fosse stato il sospetto di Rosalie, avrebbero trovato una qualche altra scusa. Mi dispiace» disse verso di noi.
Le orecchie di Jacob scattarono verso l'alto. «Grazie» Dissi pacatamente, studiandolo..
Kate sibilò, gli occhi ridotti a fessure «È stata Rosalie? Ha fatto questo a te? A Carlisle? Rosalie?»
«No» sussurrò Tanya «Qualcun altro...»
«È andata dai Volturi. Ma non va biasimata per quello che ha fatto: credeva di agire nei migliori interessi della famiglia, ed è stata privata del suo compagno da poco tempo. Ha agito in modo irrazionale, ma non è stata malvagia. Ha fatto un errore, e adesso dovremmo concentrarci solamente sul modo di risolverlo»
«Come ha potuto fare una cosa simile?» chiese Eleazar, ma debolmente, a nessuno in particolare
«Immaginate di essere nei suoi panni per un attimo»
Tanya ebbe uno sguardo torvo. «Non importa cosa può aver pensato. È la sua famiglia, e noi siamo parte della vostra»
«Ormai non possiamo fare più niente per rimediare alla decisione di Rosalie, è troppo tardi. Alice ci ha dato quasi tre mesi di tempo».
Tanya ed Eleazar inclinarono la testa di lato. Kate aggrottò le sopracciglia.
«Così tanto?» chiese Eleazar
«Verranno tutti. Servono dei preparativi».
Eleazar rimase senza fiato. «L'intera guardia?»
«Non solo la guardia» rispose Edward, la mascella tesa «Aro, Caius, Marcus. Persino le mogli».
La sorpresa appannò lo sguardo dei quattro. Io conoscevo già questa informazione, ma non potei che sentirmi apprensiva a mia volta.
«Impossibile» Disse Eleazar incredulo
«L'avrei detto anch'io, giorni fa» ribatté Edward.
Eleazar s'accigliò e quando riprese a parlare la sua voce uscì simile ad un ringhio. «Ma non ha senso. Perché mettere in pericolo anche le mogli, oltre a sé stessi?»
«Da quel punto di vista non ha senso, infatti. Alice pensava che tu potessi aiutarci, quindi forse non c'è di mezzo soltanto la punizione per ciò di cui ci accusano».
«E cosa può esserci, oltre alla punizione?» Eleazar si alzò dal suo posto e cominciò a misurare la stanza a lunghe falcate, verso la porta e ritorno, avanti e indietro, come fosse solo, lo sguardo corrucciato fisso sul pavimento.
Era straordinariamente aggraziato, anche con i lineamenti così rigidi nella preoccupazione.
«Dove sono tutti, Edward? Carlisle, Alice e gli altri?» S'informò Tanya.
Credevo che gli avesse già fornito una risposta in precedenza, ma l'esitazione di Edward, quasi impercettibile, suggerì altrimenti. Anche se conoscevo Edward nei suoi atteggiamenti più eclatanti, nessuno dei due poteva dire di conoscere veramente l'altra. Troppo poco tempo per entrambi, troppo poco interesse ad approfondire da parte mia, e da parte sua... beh, non avevo approfondito abbastanza per saperlo.
Ma nel modo in cui Tanya aveva subito smascherato che Edward non le aveva detto tutto capii che lei, invece, lo conosceva come le sue tasche. Dovevano essere amici di vecchia data, conoscersi come io, di certo, non avrei mai conosciuto il vampiro dai capelli di bronzo.
Edward rispose alla domanda solo in parte, lanciando un'occhiata significativa verso di noi «In cerca di amici che possano darci una mano».
In cerca di altri vampiri. Jacob emise uno sbuffo nervoso, chiaramente non contento della novità.
Tanya si chinò verso di lui, tendendo le braccia. «Edward, per quanti amici riusciate a trovare, non possiamo aiutarvi a vincere. Riusciremo solo a morire con voi. Questo lo sai. D'altro canto, forse meritiamo la morte dopo che già una volta vi abbiamo voltato le spalle».
Tanta lealtà mi sorprese.
In realtà, le interazioni che Edward stava intrattenendo con il nuovo clan erano tutte sorprendenti. Tanya e i suoi erano animati, più vivi, più leali. Mi chiesi se avessi sempre visto i vampiri come meritevoli di tanto astio solo perché non si comportavano allo stesso modo con gli esseri umani.
Per loro doveva essere naturale vederci come prede, perché fraternizzare con noi come facevano tra loro? O forse erano solo i Cullen, visto che i Cullen tra loro avevano spesso modi di fare a dir poco inquietanti. Fissare il vuoto, comportarsi da psicopatici.
Non conoscevo abbastanza questi nuovi vampiri vegetariani, ma sembravano più vivi ed umani. Erano i Cullen ad essere un'eccezione tra i vampiri o loro? Qualcosa mi diceva che erano Tanya e gli altri ad essere un'anomalia.
Avrei dovuto abbassare la guardia con loro? Sempre meglio di no, ma non potevo che trovarli più simpatici dei Cullen. Anche se in effetti dovevo ancora trovare qualcuno al mondo che mi stesse più antipatico della famiglia di uno stalker che comprendeva anche una folletta pazza che vede nel futuro e che mi ha praticamente minacciata di morte.
Edward scosse la testa con decisione. «Non vi stiamo chiedendo di combattere e morire con noi, Tanya. Sai che Carlisle non pretenderebbe mai una cosa simile»
«E allora cosa, Edward?»
«Siamo in cerca di testimoni. Se riusciamo a fermare i Volturi per il tempo necessario a spiegare...». Tanya annuì piano.
«Volete fargli vedere la vostra buona fede eliminando la minaccia voi stessi» Rimuginò Eleazar ad alta voce, con tono così neutro che non ero sicura se pensasse che fosse una buona o una cattiva idea.
Tanya e Kate si scambiarono un'occhiata fugace.
«Se Rosalie ne avesse parlato con noi» Disse Edward, come se stesse meditando ad alta voce «Avremmo potuto evitare tutto questo. Insieme potremo sconfiggere l'orso e riportare la pace, rimediare ai nostri errori»
«Beh, questa è una cosa che possiamo testimoniare di sicuro» disse Carmen in tono risoluto «Potremo assicurare che vi abbiamo visto abbatterlo con i nostri occhi. I Volturi non potranno ignorare una simile evidenza»
«Già, come potrebbero?» borbottò Eleazar senza alzare lo sguardo. Stava ancora camminando avanti e indietro, come se non prestasse la minima attenzione.
«Possiamo testimoniare a vostro favore, si» Disse Tanya «Poco ma sicuro. E penseremo a cos'altro potremmo fare»
«Tanya» protestò Edward, dopo che udì nei suoi pensieri più di quanto avesse espresso a parole «Non ci aspettiamo che lottiate per noi, non oseremmo chiedervi tanto»
«Se i Volturi non si fermeranno ad ascoltavi, non potremo restare a guardare» insistette Tanya «Anche se, ovviamente, dovrei parlare per me stessa».
Kate sbuffò. «Dubiti a tal punto di me, sorella?»
Tanya le rivolse un ampio sorriso «È una missione suicida, dopotutto».
Kate le scoccò un ghigno e fece spallucce, disinvolta. «Io ci sto»
«Anch'io. Farò tutto ciò che è in mio potere per proteggere voi e questa gente» fece Carmen, decisa, e rivolse un sorriso candido verso me e la mia scorta Quileute.
Quei vampiri sembravano davvero brave persone. Incredibile, però era così. Solo guardando loro l'idea che una volta i vampiri erano persone umane, come me o Mike, divenne reale e tangibile. Lo avevo sempre saputo, ma a parte la bellezza sfolgorante e la pelle così incredibilmente pallida, potevo immaginare la vita di questo piccolo clan prima di essere trasformato.
Oh, questi folli, imperfetti, nuovi vampiri! Loro erano pronti a rischiare altruisticamente la vita per un clan che non era neppure il loro, senza guadagnarci nulla, anzi, andando incontro ad una sconfitta quasi certa dal loro punto di vista.
Certo, sarebbe anche potuta essere una menzogna, ma a che pro? No, erano sinceri, e questo complicava le cose.
Non potevo semplicemente odiare dei tizi che sembravano così brave persone.
Non potevo proprio.






martedì 4 settembre 2018

Sunset 65 - Altri vampiri "vegetariani"





Non avevo capito male. Mi ero momentaneamente dimenticata del fatto che in passato Jacob mi avesse raccontato che, tanti anni prima, apparentemente Undertaker avesse aiutato uno dei bambini quileute che aveva le visioni. E poi, in un lacerante flashback, ricordai uno stralcio della nostra conversazione, mia e di Jacob, in macchina, sulla via del mio primo show di wrestling dal vivo.

“«E il bambino?»
«Quale, quello che vedeva i fantasmi? Ha smesso di vederli. Si chiama Sam, ora è un tipo davvero assennato»
«Sam»”

Sam. Sam! Il capobranco del branco maschile di La Push da piccolo era stato aiutato da Undertaker, ecco perché ora non si sarebbe opposto all'idea di... come aveva detto Ayita? Evocarlo.
«Evocarlo?!» Quasi strillai
«È un modo dire, calmati» fece Omaha, ridendo «Non è che facciamo un cerchio a terra con i pentacoli e roba e lui esce fuori dal terreno come un fantasma! E poi è un tizio tranquillo, non devi avere paura»
«Non ho paura» risposi, piccata «Io, insomma... come avete intenzione di... evocarlo?» cercai di fare la vaga, di passare ad un tono di voce quasi indifferente, ma il risultato fu probabilmente comico perché tutte risero.
«Lo chiamiamo» Disse Ayita, grave «E gli spieghiamo la situazione. Avrà sicuramente tanto da fare, ma questa è una questione di vita o di morte e accetterà».
Annuii. Non capivo come lui potesse fronteggiare roba dell'altro modo tipo Alec e Jane e avevo dunque il terrore che me lo ammazzassero, ma annuii. Non volevo che morisse, ma annuii. Perché diavolo annuivo? Queste volevano coinvolgere il mio wrestler preferito, che non era un vampiro e che non era un licantropo, in una cavolo di guerra di esseri sovrannaturali magici!
«Quindi... lo chiamiamo... quando?» Chiesi, continuando mio malgrado a far finta di essere solo vagamente interessata ad una cosa che in realtà mi aveva tesa come una corda di violino, elettrificata come se stessi cercando di contenere un fulmine dentro il mio corpo
«Ti vorrei dire subito» disse Ayita, titubante
«Ma...?»
«Niente, ti dico subito»
«Ommioddio, no, aspettate!».
Tutte mi guardarono. Dovevo essere suonata isterica.
«Voglio dire, siamo proprio sicure che non ci sia altro modo?» Azzardai
«Belarda» disse con calma Ayita «A parte il fatto che rischiamo di morire tutti e che quindi vale la pena di tentare, mica dobbiamo per forza chiamarlo solo se non c'è nessun'altra soluzione»
«Ah no?» sentii la mia faccia corrugarsi in un sorriso scemo e dubbioso
«No. È il suo lavoro»
«Pensavo che facesse il wrestler».
Avevo appena iniziato a fare battute stupide e fuori luogo. Ora tutti sapevano che ero a disagio. Ayita sollevò le sopracciglia
«C'è qualcosa che tu sai che noi non sappiamo?» mi domandò, con una certa sollecitudine
«Cosa? Chi, io?»
«Tu, Belarda. Sembra che ti abbiano dato una botta in testa. Sai qualcosa su di lui che non sappiamo?»
«No» dissi con sicurezza
«Allora qual'è il problema?».
Mi bastò quella domanda per capire quale fosse il problema, ora dovevo solo rispondere sinceramente.
«Il fatto è che siete voi a sapere cose che io non so su di lui» Confessai «Io lo conosco fin da quando ero bambina, ma per me era un eroe che vedevo alla tv, mentre per voi... è diverso»
«Non credere!» Cinguettò Omaha, interrompendomi «Pure noi siamo cresciute con il wrestling! La prima volta che l'abbiamo visto a La Push ci stava cascando la mascella e poi non ti immagini la paura che avevamo!»
«Parla per te» quasi ringhiò Lara «Io non avevo paura».
Le ragazze si misero a battibeccare su chi avesse paura e su chi non ce l'avesse, ma dopo qualche istante Ayita le zittì sollevando una mano. Avrei voluto avere io il suo potere, di zittire tutti con un gesto!
«Quindi, Belarda, ti senti a disagio perché non sai quello che sappiamo noi su di lui» Provò ad indovinare
«Ehh, più che disagio è paura. Voglio dire, io non so proprio chi sia lui in realtà e cosa sappia fare, ma non sarebbe un problema per niente se non fosse che volete coinvolgerlo in questa battaglia» tamburellai nervosamente le unghie sul tavolo, incapace di stare ferma «Insomma, ho paurissima perché mi sembra proprio di coinvolgere un civile, anche se contemporaneamente so che è un vostro eroe o qualcosa del genere. L'ho visto in azione, ha ucciso Jasper, ma era un vampiro solo e non ha avuto molta possibilità di opporre resistenza, perciò razionalmente so che è forte, ma Alec e Jane mi sembrano fuori dalla sua portata e quindi, ecco, vorrei che mi diceste perché mai lo stiamo chiamando, perché è il nostro asso della manica, perché lo considerate così...»
«Prendi fiato, Belarda» Lara mi afferrò una mano «Fermati un attimo»
«Abbiamo capito» Aida annuì «Hai paura che non solo lui non possa tirarci fuori dai casini, ma che ci rimanga secco»
«Paura fondata» borbottò Omaha «Se pensiamo a quello che ci hai detto riguardo a questi succhiasangue reali. Ma se ci rimane secco uno come lui, ci rimaniamo secchi tutti, quindi si, abbiamo bisogno di lui. Almeno per coordinarci»
«Ci facciamo aiutare» Aida sorrise nel tentativo di incoraggiarmi
«E ora» aggiunse la capobranco «Ti raccontiamo anche chi è».
Finalmente sarebbero arrivate delle risposte. Delle risposte vere, non quelle truffaldine di Edward Cullen (che, ricordiamolo, sosteneva che il mio eroe di infanzia fosse in realtà un vampiro malvagissimo pluricentenario). Mi feci attentissima, mi sistemai dritta sulla sedia e presi un profondissimo respiro.
«Sono pronta» Dissi.
Ma qualcosa ci interruppe prima che Ayita potesse cominciare la sua spiegazione e io mi arrabbiai così tanto che credetti di stare per trasformarmi in un licantropo anch'io. I dannati ragazzi-lupo! Seth scostò la porta e si affacciò, con un'espressione preoccupata
«Ciao, ragazze. Mi ha mandato Sam. Ha detto che dovete venire, è successo un casino»
«Che casino?» abbaiai
«Ah, ciao, Belarda. Ehm, sembra che i Cullen abbiano autorizzato dei vampiri ad entrare nel loro territorio senza consultarci. Vampiri assassini di persone, per intenderci. Poi, solo dopo che quelli hanno iniziato a entrare, l'hanno fatto sapere a Sam, che ora è incavolato nero. Intendo, più nero del solito».
Un mormorio di disapprovazione percorse la tavolata. Quegli idioti dei Cullen!
Lo sguardo di Ayita era duro ed affilato come una spada.
«Avremmo dovuto immaginarlo che non erano buoni neanche come alleati»
«Che facciamo con questi vampiri?» Chiese Seth dalla soglia, preoccupato
«Quali provvedimenti vuole prendere Sam?»
«Lui vuole ragionare un'ultima volta con i Cullen prima di cominciare a cacciare tutti i vampiri che hanno portato sul territorio»
«Ragionarci?» ripeté Lara, sbigottita «Quelli hanno portato altri vampiri vicino alla base! Potrebbero trasformarsi altri licantropi!».
Per un attimo mi chiesi perché era così male che altri ragazzini Quileute ottenessero l'eterna giovinezza e la capacità di trasformarsi in lupi giganti dalla forza mostruosa. Poi capii. Grazie alla denuncia di Rosalie, i Volturi adesso conoscevano i mutaforma come una specie pericolosa e in grado di uccidere i vampiri, ed allo stesso tempo instabile, forse meno in grado di mantenere segreto il mondo sovrannaturale. Qualunque ragazzino si fosse trasformato, non importa quanto giovane o spaventato, sarebbe stato costretto a lottare per la vita perché sarebbe diventato automaticamente un bersaglio dell'ira della nobiltà dei Volturi.
Come Leah. Come Seth, il più piccolo di tutti e due i branchi, che sarebbe potuto morire nello scontro da appena adolescente. Come il mio amico Jacob, che non poteva fare altro che combattere.
«Ci ragioneremo allora» Decretò Ayita, scandendo le parole «Ma dobbiamo riuscire a fargli capire che facciamo sul serio. Belarda, te la senti di fare da tramite e andare tu a trattare con i freddi?».
Annuii: «Si, posso farlo io»
«Ma se la mandi nel territorio dei succhiasangue non rischi che si imbatta nei freddi che ammazzano le persone, boss?» obiettò Aida, iniziando a riordinare il materiale da gioco
«Si. È per questo che dovrà essere scortata da un piccolo gruppo di lupi, tre o quattro tra maschi e femmine. Voglio Leah, Jacob, Aida e Paul per l'incarico. Aida, per te va bene?»
«Sissignora» la licantropa si esibì subito in un saluto militare rigido
«Seth, vai a chiedere a tua sorella ed agli altri se sono d'accordo, e riuniscili qui in fretta. Questo messaggio deve arrivare il prima possibile»
«Okay!» esclamò Seth, eseguendo all'istante. Non potei che rimanere ammirata da quanto riuscisse a muoversi veloce: un battito di palpebre ed era svanito.
«Belarda, per favore, preparati a questo incontro mentre aspettiamo che la tua scorta ritorni».
Annuii di nuovo. Non c'era molto che dovessi fare, ma decisi per precauzione di scrivere un paio di messaggi ad Edward. Era vero che sarebbe stato molto più d'effetto presentarsi lì con quei bestioni appresso ed a sorpresa – oh, ma che figurone avrei fatto? Gongolavo al solo pensiero – ma non volevo che i vampiri reagissero male alle sorprese, e non volevo incontrare subito dei nomadi se avessi potuto evitarlo.
«Ragazze, mentre Belarda sarà in missione per evitare l'arrivo di altri vampiri sul territorio, noi richiameremo Undertaker».
Sentii qualcosa di sgradevole agitarmisi nel petto. Ma come, io andavo a guardare i vampiri e loro parlavano con il mio eroe? Come lo avrebbero fatto? Gli avrebbero telefonato, avrebbero creato un collegamento telepatico, avrebbero chiamato uno sciamano e avrebbero stabilito una comunicazione attraverso uno specchio o una bacinella d'acqua?
Edward, sto arrivando a casa tua. Fai in modo che i tuoi amici vampiri non attacchino né me né i miei amici lupi”. Scrissi in fretta il messaggio sul cellulare e lo inviai.
«Come contatterete Under...» Iniziai a chiedere, ma la voce di Seth mi sovrastò quando affacciò nuovamente:
«Li ho portati, alfa!» esclamò eccitato
«Ben fatto, Seth». Seth si illuminò.
Alle sue spalle si erano radunati i tre licantropi richiesti da Ayita. Sembrava che nessuno di loro avesse pensato di tirarsi indietro davanti al compito.
Leah aveva i capelli legati in una coda alta che le dava un aspetto ordinato, in qualche misura leggermente più freddo, mentre i capelli neri e brillanti di Paul e Jacob erano egualmente spettinati. Leah indossava una canottiera smanicata e pantaloncini neri, con scarpe sportive bianche e nere, Paul aveva una maglietta nera a maniche corte con il disegno di un albero in bianco e un paio di pantaloni corti arancio che erano quasi un pugno nell'occhio, ma lasciavano scoperte le gambe forti e ben fatte. Jacob era venuto direttamente a petto nudo, esibendo con disinvoltura un fisico invidiabile per la sua età, con pantaloncini morbidi grigi e vecchie scarpe da ginnastica nere consumate.
Sembravano modelli di fitness atermici.
«Ehm» Jacob si schiarì la voce «Eccoci. Ci avete chiamato, no?».
Gli rivolsi un cenno di saluto e lui ricambiò, felice di vedermi. Paul mi rivolse un “ciao” tranquillo, mentre Leah mi rivolse appena un gesto per farmi capire di avermi notata.
«Se dobbiamo fare da scorta a Belarda, ci dobbiamo trasformare, vero?» Chiese Leah, incrociando le braccia toniche sul petto.
«Mi sembra una buona idea» Approvò Ayita «Fate pure. Sono sicura che sarete bravissimi. Dovete proteggervi l'un l'altra e proteggere Belarda. Se vi attaccano e ne avete l'occasione, potete puntare ad uccidere i vostri aggressori»
«Sam vorrebbe parlarci. Secondo lui non dovremmo attaccarli» commentò Leah. Sembrava che avesse molto a cuore quello che pensava e diceva Sam, però quella frase era adagiata sopra uno strato di sarcasmo pungente. Immaginai che anche lei non fosse una gran fan dei vampiri.
«Per questo è una missione di pace, e non stiamo andando a farli tutti a pezzi» rispose calma Ayita.
Leah fece un piccolo sorriso. Forse era la prima volta che la vedevo sorridere da quando la conoscevo.
«Okay, capo, noi andiamo a trasformarci allora» Disse Aida, saltellando verso Leah e facendo un saluto militare irriverente verso di noi. I maschi andarono da un lato e le femmine dall'altro, ma ci fecero aspettare pochissimo.
Ero ancora piuttosto sorpresa di quanto poco ci mettessero a trasformarsi in animali del tutto diversi da loro, e per giunta più grossi e senza provare dolore. Doveva per forza esserci lo zampino della magia. Lo zampone della magia.
Il mio cuore accelerò per un secondo quando li vidi tornare tutti e quattro trasformati: erano dannatamente belli, e non credo che mi sarei mai abituata a vederli così.
«Non credo che ci entrerete tutti nel tuo pick-up, Belarda» Ridacchiò Seth, saltellando verso Leah e cercando di accarezzarle la testa. Lei si ritrasse sdegnata, tirando indietro le orecchie e sbuffando.
«È vero» Concordò Lara con una risata «Ehi, Jake, perché non te la porti in groppa? Scommetto che si divertirà».
Il muso da lupo di Jacob si aprì in un sorriso sorprendentemente malizioso. Rimasi sorpresa dal sentire Lara rivolgersi proprio a Jake con tanto calore. Mi ero persa qualcosa?
Alzai le mani in avanti «Oddio, no, no, non posso»
«A Jake non dispiace, vero Jake?» insistette Lara affiancandomisi. Il grosso lupo rosso scosse il testone, ed in due falcate aveva percorso la distanza che ci separava. Mi si accucciò accanto: stava cercando di fare arrivare la sua schiena ad un altezza accettabile per farmi montare su, anche se rimaneva ancora davvero grosso.
Guardai il suo muso, insicura, e vidi i suoi occhi castani e caldi ammiccare verso di me. Aveva le zanne snudate in sorriso scanzonato, la lingua che penzolava da un lato come un grosso labrador giocoso.
«Quindi... posso, figlio-lupo?» Chiesi titubante, ma non persi l'occasione per affondargli comunque le mani nella pelliccia della sua gorgiera. Era così morbida! Molto più dei suoi capelli umani, o forse avevo quell'impressione perché era particolarmente folta in quel punto.
«Non farla tanto lunga Belarda, ti brillano gli occhi» Mi prese in giro Lara «È ovvio che vuoi fare un bel giro a velocità di lupo. Jacob è uno scemo, però gli va riconosciuto che è il più veloce... dopo Leah».
Il muso di Jacob si contorse in un ringhio terrificante che scopriva le zanne praticamente fino alle gengive rosse, ma ci doveva essere qualcosa nel suo linguaggio corporeo che mi sfuggiva ed indicava che stesse scherzando, perché Lara non sembrò affatto preoccupata. «Uno scemo veloce» Ribadì, dandogli una pacchetta su un fianco.
Non sapevo come salire su un lupo gigante, ma non volevo sembrare troppo insicura. Gettai una gamba in alto goffamente, cercando di metterla sulla groppa di Jacob, poi rotolai sgraziata sopra il suo dorso e rischiai di cadere dall'altro lato. Con l'aiuto di Seth, che ebbe pietà di me, alla fine riuscii a sistemarmi comoda sul mio amico – che strana situazione, davvero – e Jake si rialzò fluidamente, così in fretta da convincermi ad abbracciargli stretto il collo per tenermi salda.
Seth e Lara ridacchiarono.
«Basta perdere tempo» Disse Ayita gentilmente «Seth, se vuoi puoi partecipare anche tu. Stiamo per richiamare il Guardiano Nero»
«Davvero? Forte!» esclamò il ragazzo-lupo con entusiasmo.
«Aspettate, voglio sapere anche io come si richiama Undertaker!» Dissi con decisione. O almeno volevo dirlo, ed ero sicura che lo avrei detto con grande decisione, se solo non fossi stata troppo impegnata a fare un verso che somigliava più a «Eeeeheeek!» per riuscire ad articolare.
Jacob era partito a tutta velocità, costringendomi a tenermi con tutte le mie forze per non cascare miseramente a terra, lanciando una sorta di ululato gioioso.
Nonostante le palpebre serrate, avvertii il respiro regolare dei licantropi ed i colpi possenti delle zampe dei lupi che pestavano sul terreno per spingere la mole gigante dei loro proprietari in avanti.
Sobbalzavo ritmicamente sulla schiena di Jacob, il tutto attutito da soffice, soffice pelliccia, ma era un'andatura che per qualche motivo non mi faceva venire voglia di vomitare.
Aprii timidamente gli occhi e mi sporsi a guardare.
Cavalcare un licantropo può essere un affare complicato. La pelliccia di Jacob era folta abbastanza da rendere instabile una cavalcata senza sella, ed anche se ero sicura che si stesse sforzando per non sballottarmi, rischiavo di essere proiettata ogni volta che faceva una virata brusca e finivo per tirargli la pelliccia nel tentativo di rimanere in sella.
Il resto era magnifico. Dopo gli orribili viaggi sul Vampiro Express, avevo un po' dato per scontato che ogni viaggio super veloce, specie se correlato al sovrannaturale, fosse brutto e scomodo; invece non era così.
L'unica cosa che mi veniva in mente che poteva essere paragonato al viaggio su un licantropo, era la mia esperienza di viaggio in barca a motore. Carlo mi aveva fatto fare un giro in barca in Italia quando ero più piccola, sulla barca bianca e blu di uno zio che non avevo più rivisto. Io ero seduta proprio sulla punta più estrema di prua, aggrappata stretta, con i capelli frustati impietosamente dal vento e con gli occhi ed il cuore pieni di meraviglia; ogni onda che incontravamo provocava uno scossone che si propagava per tutto il mio corpicino facendomi compiere un sobbalzo che sembrava muovere l'esterno del mio corpo, ma lasciare i miei organi interni indietro.
Se abbassavo lo sguardo l'acqua diveniva una meravigliosa massa indistinta di blu solido e veniva divorata dalla prua bianca, se lo alzavo tutto rallentava, dandomi la possibilità di vedere gli scogli e le onde più lontane con chiarezza.
Mi sentii nello stesso modo, ma al posto dell'acqua c'erano erba, terra e rametti, non c'erano scogli, ma alberi, e il rumore del motore era sostituito dall'ansimare allegro di Jacob.
«Wooohooo!» Urlai, con la voglia di alzare le braccia al cielo e sentirle artigliate dal vento. Ma non osai. Il quartetto di lupi accolse con entusiasmo la mia esclamazione, lanciando a loro volta ululati riecheggianti che accompagnarono il mio grido. Scoppiai a ridere, felice.
Casa Cullen era ancora lì, fuori posto come se qualcuno si fosse divertito a sganciarla dall'alto in mezzo alla natura selvaggia, e la raggiungemmo in un batter d'occhio.
Leah e Jacob arrivarono per primi, lasciando indietro Paul ed Aida. Lara non scherzava quando diceva che erano i più veloci.
Edward aspettava sulla soglia con le braccia abbandonate sui fianchi, e mi rivolse uno sguardo di disapprovazione. Dovevo avere i capelli scompigliati e la faccia felice, e per qualche motivo la sua disapprovazione non fece altro che sollevarmi di più il morale.
«Edolo! La zona è sgombra?» Chiesi, scivolando giù da Jacob con più maestria di quanta ne avessi usata nel salire. Barcollai prima di rimettermi dritta, con una mano affondata nella pelliccia del fianco di Jacob.
I licantropi non sembravano abbastanza agitati da suggerire la presenza di vampiri estranei nelle immediate vicinanze, però i loro nasi continuavano ad arricciarsi in un modo tanto buffo che mi venne di nuovo voglia di ridere.
«Anche tu puzzi per me» Disse Edward a Jacob, piccato.
La smorfia sul muso di Jacob era tremendamente simile a quella che avrebbe fatto se fosse stato umano, e immaginassi che significasse più o meno “ma chi ti ha chiesto niente”. Oppure “che schifo”.
«Non hai ascoltato il mio messaggio, vedo» Disse Edward, ma il suo tono divenne più dolce quando si rivolse a me. Cercai di emulare la faccia schifata di Jacob lupo.
«Mi hai mandato quattordici minuti di messaggio vocale» Dissi «A questo punto la prossima volta chiama»
«Non era una cosa che richiedesse una nostra interazione, Belarda. Dovevi solo ascoltare»
«Wow. Un tuo monologo a cui non si deve rispondere. Non m'immagino quanto fosse effervescente» roteai gli occhi, e Aida e Jake fecero una serie di latrati bassi che dovevano essere una risata. Edward aggrottò le sopracciglia.
Non gli piaceva che avessi usato la parola effervescente in modo ironico. Probabilmente pensava fosse un termine adatto solo alle lumache carine.
«C'è un motivo in particolare per cui sei venuta con questi quattro cani da guardia?» Mi chiese Edward, indicando con un gesto rigido il nostro piccolo assembramento. Decisi di tagliare corto.
«I Quileute non sono contenti dei vampiri nomadi che avete portato sul territorio» Dissi «Tra l'altro, giusto stanotte ti avevo detto di non chiamare assolutamente nessuno. Visto che dei ragazzini Quileute e delle persone innocenti saranno messe in pericolo dalla loro presenza, è importante che se ne vadano prima possibile»
«E se non se ne andassero?» chiese Edward, con un sorrisino
«A tutto c'è una conseguenza, Edward. È inutile che fate tanto i santi se poi portate qui i diavoli» risposi calma, anche se Capelli-Pazzi aveva il magico potere di rompermi le scatole a vista «Se non ci sarà altra scelta, potrebbe partire un conflitto tra noi Edward, e non conviene a nessuno avere vittime da nessuna delle due parti»
«Noi saremo di più. Perché dovremmo preoccuparci?» incalzò ancora il vampiro sberluccicante.
«Tu sei un cretino» Sbottai «Che ci sto a fare a parlare con te? Chiamami Carlisle».
Lui mi guardò con occhi vacui.
In quel momento, i licantropi mossero tutti le teste verso la stessa direzione. Fu una cosa quasi inquietante, tutti quei testoni che si giravano nello stesso istante verso la stessa identica direzione.
Edward rimase in piedi, in attesa. Jacob e io ci scambiammo uno sguardo: il mio interrogativo, il suo totalmente concentrato.
Finalmente la cosa si avvicinò abbastanza perché la udissi anche io. L'auto procedeva rapida attraverso il bosco, guidata più velocemente di come il buonsenso di qualunque umano suggerirebbe di guidare in un posto pieno di alberi e animali selvatici. La udimmo attraversare il prato e fermarsi davanti al porticato. Quattro portiere si aprirono e si richiusero.
I nuovi arrivati si avvicinarono alla porta senza parlare; l'annusare dei licantropi si fece più insistente per un attimo, poi parvero tutti trattenere il fiato.
«Edward!» Gridò entusiasta una voce femminile
«Ciao, Tanya. Kate, Eleazar, Carmen». Sul viso di Edward apparve un sorriso diverso da quello sghembo solito, più cortese.
Seguirono tre «Ehi, ciao» appena mormorati.
Guardai imbambolata i quattro vampiri che camminavano sul prato come se niente fosse, nei loro vestitini firmati, al punto che mi chiesi se ci avevano notati.
«Carlisle ha detto che doveva parlarci con urgenza» Disse la prima vampira: Tanya. Edward si era posizionato in modo strano davanti la porta, come se avesse voluto bloccare loro l'ingresso. «Che problema c'è? Problemi con i licantropi?».
Jacob alzò gli occhi al cielo.
I nuovi arrivati, come tutti i vampiri che avevo incontrato finora, avevano un non so che nei lineamenti che li rendeva assurdamente belli. Ormai avevo imparato che era un tipo di bellezza specifico, con occhi grandi e lineamenti cesellati, la pelle pallida ed assurdamente liscia, come se fossero tutti stati statue in cui una divinità – Loki probabilmente, o magari Chtulhu – aveva infuso la vita con un soffio divino. Quel genere di bello che si definisce “perfetto”, un bello straordinario ad incontrarsi ma secondo parametri del tutto convenzionali.
Mi chiesi come funzionasse: finora avevo pensato che il veleno avrebbe per sempre congelato il corpo che avevano nel momento della morte le vittime, ma qui c'era in corso una vera rivoluzione fisica e delle plastiche facciali mica male. Probabilmente, se avessi incontrato un ragazzo o una ragazza veri (di quelli con il cuore che battevano, per intenderci) con quella straordinaria bellezza, lo avrei comunque trovato un cesso ormai. Mi avevano rovinato i modelli.
La prima vampira, Tanya, era un metro e sessanta e qualcosa di fascino e risolini, con morbidi capelli biondo fragola che le incorniciavano il volto pallido che, se non fosse stato per gli zigomi pronunciati, avrebbe potuto essere quello di una bambina, con la stessa curiosità vivace dietro gli occhi dorati. Eleazar e Carmen condividevano qualcosa nei tratti e nelle sfumature olivastre della pelle pallida, come se fossero stati parenti o fossero venuti dalla stessa terra. Entrambi avevano capelli scuri, voluttuosi e soffici quelli della donna dal volto severo, corti e pettinati in un taglio che probabilmente non andava più di moda dal '400 l'uomo, vestito, ironicamente, come un cacciatore di vampiri dei film.
La quarta vampira, Kate, sembrava essersi teletrasportata lì direttamente da un posto in cui faceva un dannato freddo. Indossava anche un cappotto nero con la pelliccia sul collo e gli stivali pesanti. Aveva una chioma lunga e liscissima, di un biondo così chiaro da darmi l'impressione che se mi fossi avvicinata abbastanza mi sarei riuscita a specchiare sui suoi capelli. Aveva un'aria spaccona, gli occhi color miele continuamente animati da un sorriso che le sue labbra cercavano di non mostrare.
Tutti loro avevano gli occhi dorati. Nessuno di loro mangiava esseri umani, almeno.
«No» Disse Edward «La nostra tregua con i licantropi funziona alla grande».
Una donna ridacchiò.
«Non ci inviti ad entrare?» Chiese Tanya. Poi, senza attendere risposta, aggiunse «Dov'è Carlisle?»
«Giusto quello che mi chiedevo anche io» dissi ad alta voce. Non so dove trovai il coraggio per uscirmene così di fronte a quattro sconosciuti, vampirici per giunta, ma avevo la netta impressione che per me fossero divenute semplici cose che, quando mi ero trasferita a Forks, sarebbero riuscite a farmi venire una grande ansia.
I quattro vampiri finalmente si interessarono a me.
«È dovuto andar via» Disse Edward secco. E ne seguì un breve silenzio.
«Un'umana» Disse Kate, la sorpresa chiaramente visibile sul suo viso.
«Ehilà» Feci io, salutando con la mano «Ciao, vampiri»
«Che succede, Edward?» chiese Tanya
«Un'umana che ha a che fare con i vampiri e con i... licantropi» scandì piano Eleazar. Non sembrava scandalizzato, quanto... incuriosito, ed anche un po' sorpreso. Dove avevo già sentito il suo nome? «Questo va assolutamente contro la legge Edward. Perché hai richiesto la nostra presenza?».
Ah, si. Era quello che stava coi Volturi.
«Che ci fanno tutti questi licantropi nel tuo giardino? Avevi detto che non dovevamo tenere nulla, che avevate una tregua» Chiocciò Tanya, guardando verso di noi. Se fosse stata un uccello, avrebbe avuto le piume che iniziavano ad arruffarsi.
«Dov'è Carlisle?» Insistette Carmen, con la voce addolcita da un accento musicale simile a quello italiano. Doveva essere spagnola.
Stavano cominciando ad inquietarsi, e la trovai una cosa più soddisfacente che essere semplicemente ignorata. «Hola» Dissi, alzando la mano verso la bruna. La vampira mi guardò come se fossi impazzita.
«Vi chiedo di concedermi il beneficio del dubbio per pochi minuti» Disse Edward «Devo spiegarvi una cosa piuttosto complicata e ho bisogno che mi ascoltiate fino in fondo senza preconcetti»
«Ma Carlisle sta bene?» S'informò Eleazar, ansioso
«Nessuno di noi sta bene, Eleazar» rispose Edward, facendosi avanti e poggiando una mano sulla spalla dell'altro vampiro «Cioè, fisicamente si, sta bene».
Roteai gli occhi. Non era un gesto che facevo di solito, ma era l'unico che potesse esprimere quello che sentivo.
«Fisicamente?» Chiese Tanya brusca «Che intendi dire?»
«Che la mia famiglia corre un grave pericolo. Prima di spiegare, però vi chiedo una promessa: di ascoltare tutto il racconto. Vi prego solo di starmi a sentire fino alla fine».
Un silenzio più lungo seguì le sue parole. Jacob e io ci guardammo muti; le sue labbra color ruggine impallidirono mentre si tendevano sulle labbra. Quel piccolo, minuscolo gesto bastò a catturare nuovamente lo sguardo dei nuovi arrivati vampiri, che erano sempre più agitati.
«Ti ascoltiamo» Disse infine Taya «Ti ascolteremo fino in fondo prima di giudicare»
«Grazie, Tanya» Edward smise di occupare tutta la porta, rivolgendosi all'amica con fervore «Non vi avremmo coinvolti se avessimo avuto un'alternativa».
Edward si mosse, e quattro paia di piedi si mossero verso
Qualcuno annusò l'aria, rumorosamente, in modo molto poco elegante. «Lo sapevo che c'erano di mezzo i licantropi» Borbottò Tanya
«Si, e sono dalla nostra parte. Ancora una volta».
Nessuno replicò al commento. Stavano cercando di svignarsela dentro casa, in primis Edward! Non voleva affrontarci, e sperava di blandirci con questi commentini verso quei vampiri che lui stesso aveva chiamato!
«Dov'è la tua Bella?» Chiese Carmen gentilmente «Come sta?».
Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Aveva parlato di me coi suoi allegri compari succhiasangue chiamandomi la sua Bella.
«Mi chiamo Belarda Cigna» Dissi gelida, facendomi avanti «Non solo la Bella di Edward né di nessuno. E sono qui come portavoce dei Quileute, perciò sarebbe la cosa migliore per tutti che questa conversazione avvenisse anche alla presenza mia e di questi miei amici»
«Ma non sei una Quileute» disse Carmen.
Urgeva del sarcasmo. Potevo permettermelo? Per ora decisi di accantonare i “che deduzione arguta, signorina” e “capitan ovvio alla riscossa” che volevano uscire dalle mie labbra e limitarmi ad un piccolo, frustrante «Si»
«Edward!» Disse Kate, come se avesse voluto spingere capelli-pazzi ad agire. Per fare cosa non so, ma lo guardava insistentemente, quasi con rimprovero. Cosa voleva, che mi facesse diventare un'amerinda?
I vampiri iniziarono a comunicare tra loro, in quel loro modo inquietante in cui muovevano le labbra ma sembrava non ne uscisse nessun suono.
«Edward» Ribadii, impaziente «Non combinare casini e non fare arrabbiare i Quileute. Dobbiamo parlare. Non fare il codardo e fammi entrare»
«Non faccio il codardo. Puoi entrare Bella. È un peccato però, dovremo deodorare tutta la casa dopo questa piccola riunione» disse Edward con un sorrisetto sbruffone, e tutti i vampiri entrarono nella casa infestata. Cioè, in casa Cullen.
Quando venne il momento mi sentivo le gambe stranamente addormentate, ma sapevo che era solo una questione mentale. Mi costrinsi a non esitare, a non strascicare i piedi mentre mi alzavo e percorrevo i pochi passi fino alla soglia, e poi entravo ancora una volta nella tana del mostro.
Mi sentivo alle spalle il ventaglio di calore emanato dal corpo di Jacob, che mi seguiva come un'ombra.
Un uggiolio vibrante mi fece voltare: Leah aveva piantato il suo sedere peloso a terra e divaricato le zampe anteriori. Per non essere in grado di parlare era piuttosto eloquente, e non potevo neanche biasimarla più di tanto.
«Non vuole entrare, vero?» Sussurrai a Jacob. Lui abbassò le orecchie e scosse il testone, come se ne fosse stato dispiaciuto.
«Solo lei?» Mi sincerai, guardando Paul che camminava nervosamente avanti e indietro, senza fare un solo passo avanti. Jacob sbuffò e scosse di nuovo il capo.
«Anche Paul?». Jake sbuffò. Un si.
«Aida?». Aida si fece avanti e mi mostrò i dentoni bianchi in un sorriso da lupo, rimanendomi accanto: Non aveva intenzione di abbandonarmi.
«Entrerete se avremo bisogno di voi? Possiamo contare su di voi, Leah, Paul, per spaccare qualche culetto di vampiro?» chiesi. A questo Leah e Paul assunsero un'espressione decisamente più viva: Leah annuì, Paul lanciò un latrato entusiasta.
«Allora ci vediamo dopo. Entriamo, ragazzi».
Feci qualche passo nel salone e mi fermai, incapace di andare troppo vicino a questi vampiri sconosciuti. Certo, mi avrebbero potuto fare male comunque se avessero voluto, ma il mio istinto di sopravvivenza aveva un'opinione molto precisa.
La casa sembrava ancora più vuota di come mi era apparsa la visita precedente. Sembravamo tutti ospiti sgraditi lì dentro, compreso Edward, e la casa non era molto più accogliente di una ghiacciaia.
Non vedevo Esme o Rosalie da nessuna parte, e non avevo idea di dove Carlisle potesse essere che Edward non aveva voluto dire ad alta voce. Non poteva quindi essere un turno all'ospedale; sperai soltanto che non stesse cercando di accompagnare clandestinamente un altro lotto di vampiri assassini sul territorio.
«Dobbiamo poter parlare tutti. Chi comincia?» Chiesi io, lasciandomi cadere sul divano bianco. Jacob si accoccolò ai miei piedi, mentre Aida occupò il resto del divano, poggiandomi le zampe in grembo.
I cinque vampiri mi guardarono come se parlassi una lingua sconosciuta.
A prendere la parola per primo fu il padrone di casa, dopo che tutti si furono accomodati in posti più o meno comodi della stanza: «Ascoltate» esordì. La voce di Edward aveva assunto un tono vellutato e persuasivo «In questo momento, la nostra famiglia ha pochi membri che possano accogliervi, ma vi assicuro che non è una mancanza di ospitalità. Siamo in momenti molto difficili. Abbiamo subito ben due perdite».
Carmen si portò una mano alla bocca, ma nessuno chiese chi fossero i cari scomparsi. Non ce ne fu bisogno.
«Mesi fa ormai è accaduto un unico avvenimento che ha messo tutta la nostra famiglia in pericolo. Ed anche la loro» ed indicò i due lupi con uno svolazzo breve della mano «Jasper era a caccia. Lo sapete, come vampiro più giovane della nostra famiglia aveva bisogno di sentire meno sete che poteva, così era più facile mantenere il controllo per lui: capitava spesso che conducesse delle brevi cacce solitarie. Si stava nutrendo di un orso quando ha sentito l'odore di un umano...»
«Mentre si stava nutrendo» Disse Tanya con orrore «L'umano è...»
«Fortunatamente, no» la interruppe Edward cupo «Jasper è stato molto forte. È riuscito persino a lasciare tutto e scappare via, così non ha aggredito l'umano e se ne sono andati entrambi illesi. Il problema è che non è riuscito a finire la sua preda. Era troppo annebbiato dalla sete e dall'angoscia per rendersi conto che aveva lasciato il lavoro incompiuto, ed era convintissimo di avere prosciugato fino alla morte quell'orso. Nessuno di noi si aspettava che sarebbe risorto dopo qualche giorno, ma così è stato...»
«Un animale vampiro?» fece Carmen, come se la sola idea fosse assurda
«Si. Un orso vampiro»
«Che mi ha quasi fracassata tutta, per inciso» aggiunsi io «E ha già iniziato a mietere vittime».





venerdì 31 agosto 2018

Sunset 64 - Urgono provvedimenti drastici





«Devo imparare il più possibile. Tutto quello che riesci a farmi entrare in testa nell'arco del prossimo mese» Mormorai.
Edward ignorò le mie parole.
E dopo, chi? Tanto valeva buttar giù un piano completo, così se fossi sopravvissuta ad Alec – rabbrividii solamente a pensare all'alternativa – avrei potuto decidere se ritirarmi in fretta o sferrare un nuovo attacco. Cercai di pensare ad un'altra situazione in cui il mio cranio insondabile rappresentasse un vantaggio, ma non sapevo abbastanza di ciò che facevano gli altri membri del corpo di guardia. Così chiesi ad Edward di parlarmi di qualche altro vampiro reclutato dai Volturi e lui, forse per spaventarmi, mi accontentò.
Mi parlò di un certo Felix, che a giudicare dalla sua descrizione era un guerriero grosso e decisamente fuori dalla mia portata: da quel punto di vista ci avrebbe fatto comodo avere con noi Emmett per un corpo a corpo, ma pensai che un paio di Quileute avrebbero potuto prendere il posto del più massiccio dei Cullen. Per il resto, e qui venivano le brutte notizie, la guardia dei Volturi era praticamente sconosciuta, a parte un certo Demetri.
Cercai di mantenere un'espressione impassibile mentre Edward mi raccontava quanto fosse in gamba questo Demetri: altrimenti non sarebbe sopravvissuto tanto a lungo, sempre in prima linea. E doveva essere uno di quelli che guidavano l'attacco, mi spiegò, visto che era un segugio. Il numero uno al mondo, senza dubbio. Se ce ne fosse stato uno migliore, i Volturi l'avrebbero sostituito.
Aro non amava le seconde scelte.
«Se non fosse per Demetri, potremmo darci tutti alla fuga» Mi disse Edward con un sorriso amaro «I superstiti, almeno».
E se Demetri non fosse esistito, Alice avrebbe potuto salvarsi una volta per tutte. Eppure – e il pensiero mi fece corrugare la fronte – Alice era scappata. Se Aro era in grado di violare la mente di chiunque e leggerne i pensieri come un uomo comune aprirebbe un libro e ne sfoglierebbe le pagine, i Volturi avrebbero saputo all'istante quanti di loro mancavano e perché. E Demetri l'avrebbe trovata. Alice aveva bisogno di un posto molto, molto sicuro se voleva nascondersi da un segugio simile.
Era quello che aveva visto Alice con il suo potere, un posto sicuro? E la disfatta totale del suo clan? Era per questo che aveva colto la prima occasione al volo ed era scappata?
«Demetri...» Esordii
«Demetri è mio» Replicò Edward secco, con voce tesa. Lo guardai di sottecchi e intravidi un'espressione crudele.
«E chi te lo tocca?».
Sulle prime non rispose. «Per Alice. È il solo modo che ho di ringraziarla per gli ultimi cinquant'anni» Mormorò alla fine. Non si rendeva conto di quanto non ci capissi un accidente, visto che avevo da poco appreso dell'esistenza di questo Demetri, ma passai oltre.
«Quindi tutti questi Volturi hanno poteri offensivi potentissimi che ci fanno sparire con un soffietto dal naso?» Chiesi, non proprio rassicurata dall'idea.
Il vampiro scosse la testa, i capelli bronzei si spettinarono ancora di più. Divennero più folli.
«Non tutti coloro che entrano nel corpo di guardia dei Volturi hanno poteri offensivi. Persino quello di Alec non è offensivo in senso stretto, ma sono tante le abilità speciali che possono stuzzicare Aro. Molte delle informazioni che sono adesso in nostro possesso sui Volturi vengono, più che da Carlisle, che rimase con loro solo agli inizi, da un nostro amico di nome Eleazar. Lui sa tutto dei Volturi. Era uno di loro».
Mi lasciai sfuggire un sibilo. «Ma che razza di gente frequentate? E voi volete portare questi vicino a Forks, a mangiare persone umane?».
Edward aveva assunto un'espressione più dolce ora, e accennava un sorriso «Eleazar è una persona molto gentile. Non si trovava granché bene con i Volturi, ma rispettava la legge e capiva la necessità di farla rispettare. Sentiva di contribuire ad un bene comune. Non ha rimorsi per il tempo trascorso con loro; tuttavia, l'incontro con Carmen...»
«Con chi?»
«... gli ha fatto capire quale fosse il suo posto nel mondo. Si somigliano molto, entrambi sono vampiri compassionevoli». Sorrise di nuovo. A me sembrava come dire “terrorista gentile”, ma vabbé. Forse ero un po' prevenuta. «Hanno conosciuto Tanya e le sue sorelle, e non hanno mai provato un rimpianto. Sono soddisfatti di questo stile di vita. Anche se non avessero incontrato Tanya, credo che avrebbero trovato da soli un modo per vivere senza sangue umano»
«Ah. Quindi è un altro... vegetariano?»
«Si. Come noi»
«Ma perché dici vegetariano? È come dire di aver fatto il pollo vegano con i finocchi, non ha senso. Di fatto bevi sempre sangue animale, mica vellutate di carota, no?».
Ero confusa, le immagini nella mia testa facevano a pugni fra loro. Un soldato dei Volturi che conosce la compassione? La carbonara senza carne?
«Ehm, Eleazar non era un loro guerriero in senso stretto. Possedeva un dono che i Volturi trovavano conveniente»
«E cioè?»
«Ha la capacità di riconoscere immediatamente le doti particolari degli altri, i doni esclusivi di alcuni vampiri» spiegò, in tono da saputello «Gli basta trovarsi a una certa distanza da loro. Un requisito molto utile, in battaglia. Aro scopriva subito se fra gli avversari c'era qualcuno che potesse riservare qualche sorpresa, ma capitava di rado: bisognava avere qualità davvero eccellenti per mettere in difficoltà i Volturi, anche solo per pochi istanti. Più che altro serviva a risparmiare la vita a qualcuno che poteva tornargli utile. Il dono di Eleazar funziona, entro certi limiti, anche con gli umani, ma con loro deve concentrarsi molto perché il talento latente è nebuloso. Perciò Aro lo usava per esaminare quelli che volevano unirsi a lui, per vedere se possedessero potenzialità interessanti. Ad Aro è dispiaciuto che Eleazar se ne sia andato»
«Ma dimmi una cosa»
«Certo, Bella»
«Perché cavolo mi hai raccontato questa cosa se tanto lui non è né tra gli alleati né tra i nemici? Mamma mia, sei venuto solo a farmi perdere tempo?»
«Certo che no, Bella»
«Almeno dimmi la parte importante della storia. Al tuo amico l'hanno lasciato andare così, come se niente fosse?».
Il sorriso di Edward si fece più cupo, un po' obliquo. Dato che già solitamente sorrideva sghembo, aveva una specie di stanghetta diagonale in faccia, da qualche parte sotto il naso. «I Volturi non sono sempre i cattivi della situazione, come ti appaiono. Sono il fondamento stesso della nostra civiltà e della pace. Chi si arruola nel corpo di guardia sceglie di votarsi a essi. È un grande onore farne parti; tutti ne sono orgogliosi, nessuno viene costretto contro la propria volontà».
Guardai a terra, accigliata.
«Passano per crudeli e spietati solo tra i criminali, Bella»
«Criminali... come dei ragazzini la cui colpa è discendere da stirpi magiche? O criminali come voi?»
«Noi non siamo criminali»
«Certo. Molto convincente. Perché non glielo dici? Pensi che riusciremo a fermarli per farti ascoltare?».
Edward esitò per un istante e si strinse nelle spalle. Ovviamente non aveva capito che ero sarcastica, così rispose serio «Se avessimo abbastanza amici pronti a schierarsi al nostro fianco, si. Forse».
«Forse» Ripetei, come se fosse una parola amara
«Avremmo davvero bisogno di quegli aiuti, Bella. Avremmo bisogno di amici pronti a schierarsi con noi. Anche Alice ci ha consigliato di farlo, e sai che lei vede nel futuro. Se lei pensa che questo ci dia una possibilità, dobbiamo farlo».
Strinsi gli occhi finché non si ridussero ad una fessura, guardandolo con sospetto. «Tu non mi hai portata qui solo per farmi ragionare» Dissi lentamente «Mi hai portata qui non appena hai saputo che farò da ambasciatrice, perché vuoi che io negozi per voi il permesso con le ragazze-lupo di far venire qui i vostri amici succhiasangue»
«È una questione di vita o di morte Belarda»
«Per te non direi. Non sei già morto?»
«Non ce la faremo mai così come siamo. I tuoi amici saranno massacrati e anche noi»
«I Quileute non lasceranno mai che nei loro territori arrivino questi cosi a massacrare innocenti! E poi quanti di loro vorranno coprirvi rischiando la loro pellaccia dura, ora che siete criminali?»
«Non caccerebbero in zona, pensano che questo sia territorio della nostra famiglia»
«Ah, quindi siccome non li vedi mentre mangiano lontano vanno bene? Bravo bravo» lo lodai, con amara ironia
«Alcuni amici sono vegetariani come noi, non farebbero nulla a gli umani. Tanya e il suo clan non dovrebbero tardare, se li chiamiamo» disse Edward «Dobbiamo essere pronti».
Scossi la testa, incredula.
«Belarda, non dovresti vederci sempre come i cattivi» Mi disse il vampiro lentamente, sporgendosi verso di me. D'istinto mi feci più indietro possibile. «Non sono sempre i vampiri il problema. Non perché siamo solo vampiri. È vero, siamo mostri, ed abbiamo perduto la nostra anima immortale, ma a molti di noi non è successo per loro volontà, e ci sono vampiri, persone, che stanno cercando di rimediare per quanto possono. Non ci va riconosciuto che non ci nutriamo di esseri umani?»
«È una buona cosa» ammisi «Ma lo sai, non dipende solo da me. Ed anche se dipendesse solo da me, non credo che mi garbi l'idea»
«Per te i licantropi sono sempre i buoni, Belarda. Ma proprio come i Volturi, dipende tutto da come lo vedi».
Non ero già propensa di mio a credere al signor Cullen, ma quelle parole, apparentemente tanto ragionevoli, mi insospettirono.
«I licantropi sono ancora dei ragazzini, Edolo. Non credo pratichino giustizia sommaria come i vostri Volturi»
«Non rimarranno per sempre dei ragazzini. Belarda, tu sei una ragazza molto coraggiosa» il suo sorriso sghembo era irritante, davvero «Forse troppo. So delle storie vere Belarda, che forse dovrei raccontarti per farti capire che nessuna delle due parti sarà davvero mai sicura per te Bella». Nel suo stile tipico, cambiò immediatamente espressione e divenne più serio ed ombroso «E tu non sai quanto questa cosa mi spaventi».
Lo interruppi alzando una mano.
«Ora ho sonno. Mi racconterai queste cose quando non casco dal sonno. Comunque mi hai appena fatto venire un'idea, e ne parlerò con i Quileute, che potrebbe permettervi di chiamare i vostri amichetti senza rischi. Per ora non chiamateli, vi farò sapere io»
«Oh Bella, sai, a volte mi fa impazzire non poterti leggere nel pensiero»
«Ehi, non buttare la colpa a me! Ti ho trovato già così»
«Dovrei davvero raccontarti quella cosa a proposito dei Quileute Bella» mi guardò, studiandomi con le iridi di un giallo profondo, come pietre di cimofane «Però mi sembri davvero stanca. Immagino che ti riaccompagnerò a casa. Tanto avremo altre occasioni per parlare, ora che ti sei presa questo impegno. A meno che tu non decida di fare la cosa più sensata e faccia marcia indietro»
«Guarda, se ci fosse il modo di parlarvi senza vedere la tua brutta faccia lo farei subito» mi alzai sbuffando, a braccia incrociate sul petto.
«Ci sarebbe il modo» Mi disse lui «Tu non hai qui il cellulare, vero?».
Raggelai. Oh no. Non stava dicendo sul serio. «No» Dissi, rispondendogli ed allo stesso tempo cercando di oppormi all'idea.
«Allora dammi tu il tuo numero di telefono»
«Perché tu hai qui il cellulare?».
Lui mi scoccò un'occhiata divertita «No. Ma posso andare a prenderlo in un batter d'occhio, e sono sicuro di poterlo ricordare a memoria. Noi vampiri abbiamo una memoria pressoché perfetta»
«E chi ti dice che non potrei farlo anche io?» chiesi con aria di sfida, sollevando il mento.
Lui mi continuò a guardare divertito, e dovetti arrendermi. Ma chi volevo prendere in giro? Non avrei mai ricordato una sfilza di numeri che non avevo mai sentito prima, soprattutto se il mio cervello era stato avvertito in anticipo che memorizzarlo sarebbe equivalso a sentire anche al telefono la voce del qui presente bipolare.
Sbuffai di nuovo e mi arresi, rivelandogli il mio numero. Lui mi ascoltò attento, trionfante.
In fondo già venivo fino nella casa dei mostri, non era meglio aggiornarli per cellulare che andare fino in bocca al leone?
«Ci sono novità su Alice?» Chiesi, reprimendo appena uno sbadiglio.
Edward scosse tristemente la testa «Sparita. Anche il libro che ci avevi consigliato di guardare non si trova di più: era di Esme e lei ricordava benissimo dov'era, ma quando siamo andati a guardare era sparito»
«Non la biasimo. Ora puoi portarmi a casa a dormire, per favore?» chiesi stancamente.
Edward mi accontentò, e quasi riuscì a farmi vomitare l'anima anche stavolta.
Ci trovammo nel mio giardino, alla luce della luna, in un momento di leggero imbarazzo. Eduardo continuava ad alternare lo sguardo dei suoi begli occhioni giallini tra me e la finestra, evidentemente cercando di capire come procedere.
«Aspetta, qual è il problema?» Sospirai, pizzicandomi l'attaccatura del naso tra pollice ed indice.
«Sto cercando di capire come fare a riportarti dentro. Potrei prenderti in braccio e saltare dentro, se solo tu non avessi paura».
Mi voltai a guardare la finestra aperta al secondo piano di casa mia. Davvero poteva arrivarci dentro con un solo balzo? Si, si, poteva, lo sapevo già, ma era sempre impressionante e io avevo parecchio sonno.
«Edward, faresti un baccano d'inferno se salti dentro, dopo un salto con tutta quella forza. E voi vampiri siete duri e rumorosi. Fate il suono dei fulmini anche quando giocate a baseball»
«Hai ragione Belarda» ammise lui «Allora come dovremo farti rientrare in casa? Non credo tu abbia le chiavi di casa»
«Sigh. Senti, Edward, tu di solito come ci arrivi a spiarmi in camera come gli stalker pazzi?»
«Mi basta arrampicarmi» disse Edward candidamente, additando il muro. Mi voltai nuovamente a guardare, e non vidi nessun modo in cui ci sarebbe potuto salire, a meno che non ci avesse affondato le dita e creato dei gradini artificiali. La mia casa non aveva le pareti con i mattoni scoperti e non mi sembrava di vedere appigli particolari. Forse indicava il muro ma si arrampicava dall'albero, e poi saltava alla finestra? No, ricordavo chiaramente nella registrazione che era salito proprio sul muro, come un mostro aracnide.
«Okay. Allora ti basta arrampicarti» Conclusi io.
Lui mi guardò scettico «E tu?»
«E io mi tengo da dietro, mi porti sulla schiena. Così hai le mani libere e puoi usare le tue dita appiccicose sulla parete di casa mia»
«Sei forte abbastanza da tenerti stretta?»
«Si. Ce la faccio».
Edward non mi contraddisse, ma annuì con aria decisa. Si abbassò sulle ginocchia come se avesse dovuto fare l'uovo in modo tale che potessi aggrapparmi alle sue spalle; gli strinsi le braccia al collo e le ginocchia ai fianchi come se stessi montando un cavallo bizzoso, e il vampiro appoggiò le mani al muro.
Guardai il fenomeno incuriosita: a questo punto volevo sapere come faceva a risalire.
Fu come sapere che era uscita una nuova puntata di una serie che ti piace, ma ricevere allo stesso tempo spoiler su tutto ciò che ci succede dentro. Insomma, deludente, e senza comprendere mai davvero tutto.
Tra l'impiccio dei suoi capelli spettinati che mi impediva parte della sua visuale ed il fatto che le sue mani pallide si spostavano sulla parete a velocità inumana, non riuscii affatto a capire come accidente avesse fatto.
Una volta arrivati si voltò di schiena e si riabbassò nella posizione da cova uova, in modo tale che potessi scivolargli cautamente giù dalla schiena fino al pavimento della mia camera. La luce argentea della luna illuminava gli occhi da spiritato di Dracula, che si era prevedibilmente allarmato nel vedere quella creatura apparire ancora nella nostra camera.
Avevo una vaga voglia di risalire sulla schiena di Edward e chiedergli di rifarlo più lentamente, magari tre o quattro volte ancora, ma ero davvero stanca e non volevo toccarlo più del necessario.
«Ti ho riportato nelle tue camere, principessa» Mi disse, accompagnando tutto con un sorriso beffardo
«Bravo, ora riporta le chiappe a casa e non spaventare tutti i gatti» sbadigliai, senza mettere davvero calore in quello che stavo dicendo «Non accettare le sacche di sangue dagli sconosciuti e non salire sulle auto degli sterminatori di vampiri. O fai tutte queste cose se può farti piacere»
«Oh, Belarda, perché sei così ostile? Sono stato un gentiluomo»
«Perché sembra che tu ti stia calmando un poco, quindi continuo su questa strada a non darti corda, anche perché ce n'è di strada da fare. E poi avevamo concordato di essere sinceri l'uno con l'altra». Cercai di trattenermi, ma sbadigliai ancora.
Finalmente qualcuno dei neuroni morti di Edward fece contatto e capì che volevo che se ne andasse e mi lasciasse in pace.
«Buonanotte Belarda. Ti auguro dolci sogni» Mi disse in tono mellifluo, cercando di scoccarmi un sorriso affascinante. Io ricambiai con un cenno della mano, quasi per abitudine, e vidi la sua figura scivolare via in un battito di ciglia. Dracula non si rilassò che dopo qualche minuto, il suo pelo gonfio che si ammansì poco a poco.
Strisciai sotto le coperte sentendomi esausta, indolenzita come se avessi corso la maratona e vagamente dispotica. Dracula mi si accucciò accanto, ancora troppo agitato per fare le fusa come faceva di solito, ma decisamente più tranquillo.
«Dormi, signor Dentini. Domani è un giorno nuovo, e lo dobbiamo affrontare con grinta».
Fu io a dare il buon esempio ed addormentarmi per prima, facendomi avvolgere in fretta dalle braccia accoglienti di Morfeo. L'ultima cosa che vidi prima di chiudere gli occhi fu che papà aveva spostato la mia collezione di libri, scompattando la mia collezione di volumi, rilegati di blu, di Shakespeare. Chissà che non fosse una buona idea rileggere per la cinquecentosessantatreesima volta Romeo e Giulietta.
Poi chiusi gli occhi, e non appena arrivò il buio, mi addormentai.
Il giorno dopo venni risvegliati dal vbzzz elettrico del mio cellulare. La sera prima avevo scordato di spegnerlo, così quando lo presi in mano, se non altro per non lasciarlo acceso, vidi tre cose. La prima era che erano circa le cinque e mezzo del mattino, cioè poche ore dopo che avevo chiesto di essere lasciata in pace. La seconda era che sulla parte alta del mio cellulare stava lampeggiando una piccola spia rossa, e una notifica arancio sullo schermo mi stava avvertendo che avevo il due per cento di batteria, e che il mio cellulare era andato da solo in modalità risparmio energetico. Bravo ragazzo. La terza cosa era che il messaggio era di un numero sconosciuto, anzi, i messaggi, perché stavano continuando ad arrivarne a raffica.
Picchiettai col pollice sullo schermo, battendo le palpebre per abituare i miei poveri occhi, chiusi fino a qualche secondo fa, alla luminosità del display.
Visto una lumaca oggi... effervescente” Recitava il primo messaggio. Spostai una ciocca di capelli che mi era finita quasi in bocca mentre dormivo, rileggendo il messaggio per assicurarmi di aver letto bene. Avevo letto bene.
Sotto c'era una compilation di foto della stessa lumaca, una cosina dal corpo giallo ed umidiccio, che sembrava abbastanza snella e compatta come lumaca ad onor del vero, che spuntava da dentro un guscetto liscio e marrone con una banda spiralata più scura. Nell'ultima foto la lumaca – che non capivo dove fosse posata, forse su un muretto, ma non stava sull'erba di certo – era a contatto con un dito dall'unghia curatissima, bianco come carta e terribilmente familiare. Oh no.
La serie di messaggi era intervallata da faccine che ridevano fino alle lacrime e cuori rossi, come se l'incontro con una lumaca avesse estasiato il mio interlocutore.
Il gasteropode in questione era sicuramente carino, ma...
Che problemi hai? Sono le cinque del mattino >:|” Inviai, pestando furiosamente sul display.
Ti sei svegliata”. La risposta arrivò immediata, con tanto di faccina che sorrideva ed una che spediva un bacetto all'osservatore. Rabbrividii.
Prima che potessi mandarlo a quel paese, mi mandò un'immagine brillantinata ed a colori troppo saturi di un sole che stava sorgendo su una spiaggia, con una scritta in arancio che strillava “BUONGIORNO!!” al malcapitato lettore. Il font scelto rassomigliava in modo inquietante ai croccantini di Dracula quando li bagnavamo con acqua o latte, per renderli più morbidi ed appetibili.
Si. Buongiorno. Ma continuano ad essere le cinque del mattino”
Oh ti ho disturbata??”. La tristezza di Edward era espressa da una faccetta gialla dall'aria mortificata a cui piangeva un occhio solo.
Si”
Oh mi dispiace molto...non pensavo sennò non mi sarei permesso...”
Ok. Torno a dormire” Scrissi in fretta, senza perdermi in emoticon “Non scrivermi per almeno quattro ore a meno che non sia di vitale importanza, okay?”
Okok buonanotte dolci sogni”.
Sbuffai. Spensi del tutto il cellulare e mi concessi di tornare a dormire.
C'è un che di meraviglioso di svegliarsi nella calma della tua cameretta e sapere che puoi tornare a dormire quando vuoi e goderti magari anche un paio d'ore di sonno, o alzarti e andare in giro. Mi sentii libera dai vincoli e leggera come un palloncino fluttuante, ma una sorta di libertà a scadenza, come se avessi saputo che venuta un'ora ragionevole sarei dovuta rientrare nella routine solita.
Abbracciai il cuscino, ci affondai la guancia e mi riaddormentai.
Qualche ora dopo mi risvegliai accompagnata da un suono molto, molto più piacevole: i miagolii di Dracula, che aveva fame.
«Mmeeee»
«Si, buongiorno piccolo» Sbadigliai e mi stiracchiai, sentendo con piacere i piccoli schiocchi derivati. Mi sentii subito più sciolta e con le fibre muscolari un po' più calde, con mio piacere.
Per fortuna non sentivo di aver risentito delle ore di sonno che mi erano state rubate, ed ero anzi riposata e in forma.
Mi preparai in fretta, e poi ancora calda dopo la doccia indossai una maglietta comoda con dei disegni di fiori stilizzati che neppure ricordavo di avere nell'armadio, pantaloni scuri e pantofole.
Nel cambiarmi mi resi conto di avere avuto tutto il tempo delle chiavi nella tasca del pigiama, e che quindi l'intera pantomima della sera precedente con Edward non era servita proprio a niente. Iniziavo a perdere colpi, ma almeno ero più che giustificata dalla situazione disperata e surreale alla quale mi stavo preparando. Quindi, vabbè.
Mi strinsi nelle spalle ed uscii dalla mia camera.
«Buongiorno, papà!» Esclamai allegramente mentre scendevo le scale; Dracula mi seguiva a pochi passi di distanza, rimbalzando da un gradino all'altro. Papà non mi rispose, ma davo per scontato che non mi avesse sentita.
Mi incamminai verso la cucina per dare da mangiare per prima cosa a Dracula e trovai Carlo lì, seduto al tavolo e vestito con l'uniforme da poliziotto, che mi guardava serio ed a braccia conserte. Era un po' sprofondato sulla sedia, come se mi avesse aspettato nella stessa posa abbastanza da stancarsi. Non aveva neppure Lillo addosso, dato che aveva riempito le ciotole dei gatti prima che potessi farlo io. Dracula lasciò il mio fianco e si accomodò accanto al suo fratellino adottivo, emettendo fusa a tutta forza.
Mi preoccupai un po', vedendo papà così. Per qualche motivo che al momento mi sfuggiva aveva anche preparato delle tazzone di latte e cereali per entrambi, riempiendole come aveva fatto delle ciotole con i croccantini per i nostri animali, e cioè un po' troppo.
«Buongiorno» Ripetei, cauta, tirando indietro la sedia.
Lui non rispose di nuovo, seguendomi con gli occhi mentre mi accomodavo ed avvicinavo la sedia al tavolo. Volevo chiedergli che avesse, ma non sapevo bene che fosse successo. Mi allungai a prendere il cucchiaio e cominciai a mangiare.
Papà non toccò la tazza che aveva di fronte e non parlò finché non arrivai alla terza cucchiaiata, poi sbottò «Sei tranquilla, eh?».
Aggrottai le sopracciglia e mi raddrizzai un po'. Okay, c'era qualcosa che non andava davvero.
«Mica tanto adesso» Risposi, indicandolo con il cucchiaio «Perché stai facendo il poliziotto cattivo?»
«Dove sei stata?» mi chiese a bruciapelo, ignorando le mie proteste
«Te l'ho detto. Sono stata da...». Ammutolii e rimasi con il cucchiaino a mezz'aria, puntato contro il petto di papà.
Avevo fatto un grande, madornale errore. Come si poteva inventare un piano per non farsi sgamare e poi topparlo in modo così spettacolare da sembrare più sospetta che se non lo si fosse ideato? Come avevo potuto scordarmi un passo così importante? Ma ancora peggio, come avevo potuto dare un barile così a Mike, che c'era sempre stato per me?
Mike aveva guidato per chilometri solo per venirmi a prendere, e io ricambiavo così.
Ancora più che lo sguardo di rimprovero di mio padre, che di certo non aiutava, il pensiero mi fece sentire una criminale. Non sono mai stata una grande bugiarda né una fantastica attrice, quindi ero sicura che il mio viso lasciasse ormai trasparire tutta la mia colpevolezza.
Mio padre la notò subito – era un poliziotto, per Diana – e si raddrizzò, dandomi l'impressione di torreggiare su di me anche dall'altro lato del tavolo.
«Già» Disse «Dove sei stata, Belarda?»
«Io... io, uhm...».
Inutile. Per quanto mi fossi sforzata di essere intelligente in questi mesi, di essere utile e di escogitare sempre stratagemmi che potessero salvarmi le chiappe in mezzo a questi mostri sovrannaturali, non mi ero mai la briga di inventarmi qualcosa di credibile nel caso avessi dovuto fronteggiare mio padre. Non mi ero mai neanche presa la briga di preoccuparmi del fatto che mio padre avesse potuto notare qualcosa di strano in me.
E lui era l'ispettore capo della polizia di Forks. Avrei dovuto immaginare che non fosse arrivato a quel posto corrompendo i suoi superiori con pesci gratis.
Non avevo una scusa intelligente da dargli.
Una ragazza ad un certo punto non ce la fa più, esaurisce le risorse. Erano stati mesi stressanti sotto quasi tutti i punti di vista, e di solito i momenti di gioia e tranquillità che riuscivo a godermi più possibile erano piccoli intervalli prima che una minaccia peggiore si abbattesse su di me.
No, stavo cercando di giustificarmi. La verità era che stavo continuando a balbettare “ehm, io...” nella speranza di prendere tempo con papà, ma non sapevo cosa fare.
All'ennesimo “io, ehm, uhhh...” che lasciò la mia bocca, l'ispettore Cigna decise che era il suo momento di parlare.
«Io non voglio sapere dove vai, Belarda, lo sai» Disse Carlo, sollevando le mani «Ho sempre cercato di essere un bravo papà, di non impicciarmi degli affari tuoi e di lasciarti libera di fare le tue esperienze senza sentirti sorvegliata. Quindi vorrei capire perché hai sentito il bisogno di mentire a me e al tuo amico».
Avrei voluto chiedergli come mai Mike non mi avesse richiamata ed avesse chiamato lui, ma avevo paura che muovermi in qualunque territorio che non fosse neutro o difensivo sarebbe equivalso in qualche modo a mostrarmi un po' colpevole.
Ci provai, mi buttai.
«Non ho mentito» Sussurrai, sperando che bastasse a nascondere la bugia nella mia voce «Sono stati giorni... un po' pesanti per me. Non sono andata all'appuntamento di Mike perché me lo sono scordata, avevo anche un altro appuntamento e si sono accavallati, così poi sono finita per andare solo ad uno»
«E dove saresti andata?»
«Giù a La Push. A trovare le mie amiche». Non era una bugia, non proprio. L'orario era scombussolato e stavo cercando di omettere le parti più importanti, ma la mia voce sembrava un pizzico più sincera laddove c'era un po' di verità da dire.
«E se le chiamassi adesso loro confermerebbero?»
«Si»
«E allora perché ci hai messo così tanto a dirmi questa cosa?». Io arrossii un po'. Già, perché ci avevo messo così tanto? Perché ero in grado di far finta di niente con i vampiracci e mostri vari e mi sentivo così ansiosa con domande così facili da eludere, solo perché le faceva papà?
«Perché mi sentivo in colpa» Dissi, e il mio tono suonò finalmente sincero. Anche questa era una mezza verità. Beh, un tre quarti di verità. Guardai Carlo da sotto le ciglia, sentendomi una bimba disubbidiente. «Mi è dispiaciuto tanto non essermi ricordata dell'appuntamento con Mike. Sarebbe stato un pomeriggio divertente, e lui c'è sempre per me, e io gli ho dato buca, e mi è dispiaciuto».
Papà rimase serio, ma la tensione delle sue spalle si sciolse un po'.
«Belarda, tu non me la conti giusta» Mi disse «Non so perché hai sentito di dovermi mentire, ma non me la conti giusta. Che sta succedendo?»
«Non ti pare di esagerare?» Chiesi gentilmente. Non aveva prove, doveva lasciar cadere l'argomento se solo avessi resistito senza gaffe.
«No»
«Ho solo saltato un appuntamento con un amico perché la mia memoria è un colino. Non hai mai dato buca a nessuno senza volerlo? Di cosa sono accusata, ispettore capo Cigna? Addirittura in divisa a tavola?» chiesi, in tono più giocoso. C'era ancora qualcosa di rigido nella mia voce, ma sentirsi chiamato così dalla figlia sembrò far sentire un po' ridicolo papà, che si concentrò sulla sua tazza di cereali senza rispondermi.
Non mi piaceva cercare di raggirare mio padre, ma per quanto volessi farlo era fuori discussione cedere e spifferargli tutto.
Finii in fretta di fare colazione, sentendo il suo sguardo addosso, poi cercai di filarmela più veloce che potevo.
Cosa avevo da fare oggi? Ah si, parlare delle nuove informazioni ai Quileute e delle mie idee su come sfruttare la presenza degli amici dei Cullen contro i Volturi con Ayita. Dovevo assolutamente scusarmi con Mike e fare qualcosa per farmi perdonare.
«Dove vai?» Chiese papà alle mie spalle. Mi voltai e lo vidi a gambe divaricate e braccia conserte, con Lillo tra i piedi che ondeggiava lentamente la coda. Gli mancavano solo gli occhiali da sole e una sigaretta che pendeva dalle labbra per completare il quadretto.
«Dalle Quileute. Se non ti fidi posso chiamarti appena arrivo e farti salutare da tutti. Forse c'è anche Billy» Risposi
«E Dracula?»
«Ho intenzione di girare, quindi forse sarebbe meglio lasciarlo qui con te, a meno che tu non abbia da lavorare» gettai un'occhiata alla sua uniforme, dubbiosa
«No, puoi lasciarlo con me, va bene» acconsentì lui, ma tornò subito alla carica «E Mike?».
Sollevai il cellulare e lo agitai un po' «Lo chiamo prima possibile. Voglio mettere le cose apposto con lui»
«Non chiamarlo mentre guidi»
«Certo, papà»
«E ricordati di chiamare anche i tuoi altri amici»
«Tutti subito? E a loro che ho fatto?»
«No, dico, in generale. Devi mantenere un equilibrio. Non puoi passare così tanto tempo con Jacob ed i Quileute da scordarti di tutto il resto dei tuoi amici»
«Ookay?» dissi, senza poter fare a meno di suonare un po' interrogativa «Li abbraccerò, li bacerò su tutti e due le guance e dirò loro uno ad uno che gli voglio bene. Okay?»
«Si» sbuffò lui
«Buona giornata, papà»
«Buona giornata, Belarda».
Salii sul Chevy stranita, ed anche un po' rattristata da quel brutto inizio di giornata. Se il buon giorno si vede dal mattino... No, fermai il pensiero lì. Dovevo cercare di essere positiva.
I brutti inizi di giornata mi risucchiavano le energie, e l'ottimismo mi richiede energie, ma ci provai comunque: mi sforzai di notare tutte le cose belle che avevo attorno e di ricordare spezzoni di show o frasi da libri che mi piacevano particolarmente.
Ancora con l'auto sul vialetto, mantenendo la promessa a papà di chiamare Mike mentre non ero alla guida, acciuffai il cellulare. Mentre facevo colazione mi era arrivato un messaggio da un numero che, ahimè, non avevo ancora memorizzato, ma sapevo benissimo chi era.
Aprii stancamente la chat.
Un messaggio vocale di quattordici minuti e trentasette secondi campeggiava sullo schermo, accompagnato dalla foto di un Edward che guardava la fotocamera cercando di fare il misterioso, racchiusa in un semplice cerchio.
«No» Dissi ad alta voce, chiusi l'applicazione e composi il numero di Mike.
Quando Mike rispose, la sua voce era stanca e strascicata.
«Pronto, chi è?»
«Sono Belarda, Mike»
«Belarda!» il suo tono smorto ebbe un breve guizzo «Ciao»
«Ciao, Mike. Senti, io... mi dispiace tantissimo di averti dato buca, ieri. Non volevo»
«Sul serio?» il suo tono era incredulo
«Certo. Certo che mi dispiace, sul serio sul serio»
«Ma poi... me lo stai dicendo solo ora... pensavo di averti offesa, di aver fatto qualcosa di strambo, non lo so, tipo inviarti quelle stupide frasi...»
«Ma sei scemo? Mike, non smetto mica di parlarti così, di punto in bianco, solo per una stupida frase nonsense! Che poi, tra parentesi, non è che mi dispiacciono troppo. Sono buffe. Va tutto bene Mike»
«Quindi è tutto ok!» il suo tono si stava animando sempre di più
«Si, certo. Volevo chiederti scusa, te l'ho detto, mi sento un vermino verminoso a non averti chiamato prima, ma è stata una giornata terribile»
«Che è successo?» mi interruppe lui, immediatamente allarmato
«Oh, niente per cui debba preoccuparti» e invece si che avrebbe dovuto preoccuparsi, perché in zona stava per esserci un'invasione di vampiri assassini, ma mica potevo dirglielo «Solo cose fra ragazze. Cose che non vorresti sapere, roba di mestruazioni e...»
«Alt alt. Stop. Non mi dire altre cose»
«Ok»
«Comunque va bene. Ti perdono» disse solenne «Però mi devi concedere di vederci al più presto»
«Lo farò»
«E allora quando? Eh, quando?»
«Uhm... allora... ora non posso, sto andando alla riserva, a La Push. Ma potremmo vederci stasera, ti va?»
«Stasera?»
«Si. Magari possiamo andare al cinema insieme, io tu e Jessica. Scegli un bel film!»
«Fico! D'accordo. Allora ne parlo con Jessica. Possiamo vedere un film di arti marziali?»
«Non penso che ne mandino a rotazione, al cinema»
«Tu lascia fare a me, che uno lo trovo»
«Fai come ti pare. Ma se poi Jessica ti calciorota via la testa, non dirmi che non ti avevo avvertito»
«Già, penso che prima dovrei consultarla anche sul film»
«Allora vai, su!»
«Spero proprio che lei non voglia vedere un film d'amore» borbottò lui «Ciao, Belà»
«Ciao Mikò».
Chiusi la chiamata e mi misi alla guida. Mentre usciva dal vialetto, feci mente locale: mi stavo scordando niente, stavolta? Le chiavi le avevo in tasca. Non mi sembrava di aver dimenticato nessun altro appuntamento. Il telefono l'avevo in tasca con le chiavi, anche se in effetti sarebbe stato meglio metterlo in una tasca separata per non rischiare di graffiarlo tutto: eseguii il compito con una mano sola, lasciandomi cadere le chiavi che si infilarono sotto al sedile. Imprecai piano, quasi dolcemente, e le lasciai dov'erano imponendo al mio cervello di tirarle fuori da là sotto quando fossi tornata a casa (anche perché sennò sarei rimasta fuori).
Quando arrivai alla riserva, nei pressi della casetta delle Quileute, la prima cosa che vidi fu un cane. O meglio, una specie di miniatura di cane, perché l'animale era grande più o meno quanto un barattolo medio di Nutella.
Scesi dalla macchina e lo guardai negli occhi. Lui mi restituì lo sguardo in modo vacuo. Era un cucciolo dal pelo cortissimo, nero e lucido, con un collarino che molto probabilmente era in realtà un braccialetto di perline comprato ad una bancarella. Se ne stava seduto su una chiazza di muschio, immobile.
Mi avvicinai a lui per fargli una carezza e lui scoprì i minuscoli dentini nel ringhio più adorabile che avessi mai visto.
Lara uscì dalla casetta
«Eccoti qua, Belarda! Vedo che hai incontrato la nostra nuova arrivata, Pimba»
«Pimba» ripetei «È un nome quileute?»
«Per niente» rise Lara «La lingua Quileute non usa i suoni nasali, ricordi?»
«Giusto. Non gli sto simpatica»
«Non sei tu» Lara scosse la testa, divertita «È l'odore di vampiri che hai addosso. Lo sento pure io, figuriamoci se non lo sente lei. Starà credendo che vuoi succhiarle il sangue. Ma Pimba è molto coraggiosa. Dai, vieni dentro, stavamo giocando a D'nD».
Lara mi fece strada. Detestai il non poter toccare l'adorabile cagnolina perché a quanto pareva puzzavo ancora come Edward Cullen.
Dentro le ragazze-lupo erano tutte raccolte intorno a un tavolo ingombro di carte, manuali, pezzetti di carta strappati, monetine finte e un paio di miniature che rappresentavano degli occhietti brutti con i tentacoli.
«Belarda» Mi salutò compostamente Ayita, mentre le altre agitavano mani, schede fotocopiate o bicchieri di birra «Eccoti qui. Stavamo giusto passando attraverso il passo di fuoco, dove in teoria dovrebbe esserci la casa del tuo personaggio. Vuoi unirti a noi?»
«Lo farei volentierissimo» dissi, titubante «Ma prima ho brutte notizie da darvi immediatamente».
Le ragazze-lupo si fecero serie. Lara si sedette al suo posto, stringendosi nelle spalle, e mise a posto un fascio di carte prima di rompere il silenzio
«Allora, dicci tutto!».
Mi sedetti sull'unica sedia libera, accostandola al tavolo, e finalmente raccontai loro della guardia dei Volturi, di Demetri il segugio infallibile, della capacità del loro capo Aro di leggere nel pensiero di chiunque toccasse e, soprattutto, dei due demoniaci gemelli Alec e Jane. Le ragazze erano inorridite. Aida aveva assunto una sfumatura vagamente verdastra, come se fosse sul punto di vomitare.
«E ora che si fa, capo?» Chiese Omaha ad Ayita, stritolando la miniatura di uno degli occhietti tentacolosi «Non avevamo messo in conto nessuna di queste cose nelle nostre strategie».
Ayita rimase in silenzio per un attimo. Tutti la guardavamo. Lei bevve un sorso di birra, con lo sguardo scuro, e prese un profondo respiro. I suoi occhi percorsero tutto il tavolo, guardando ad uno ad uno i volti di tutte le donne presenti.
«Per una minaccia straordinaria» Disse «Avremo bisogno di un aiuto straordinario. E su questo non ci piove, non abbiamo neanche bisogno di chiedere il permesso a Sam per farlo, sarà d'accordo con noi: evocheremo il Guardiano Nero»
«Il Guardiano Nero?» domandai sottovoce a Lara
«Undertaker» mi spiegò lei, brevemente.
Battei le palpebre. Forse avevo capito male. Dovevo aver capito male.




Note: l'idea di Edward che manda un messaggio a Belarda riguardo ad una lumaca e relativa rappresentazione grafica provengono dal fichissimo blog su Tumblr.



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