Provò a respirare profondamente e lentamente. Inspirare, mentre contava: uno... due... tre... quattro... oh no, i suoi polmoni si erano bloccati, faceva male provare a continuare ad inspirare... quindi, espirare, uno... due... tre... quattro...
Non funzionava.
«Smettila» Ringhiò Lysandre, guardando il riflesso fosco, annebbiato della sua faccia sul pannello di metallo di fronte a lui.
Era nel cuore dei Laboratori Lysandre, da solo. Ed erano le cinque del mattino: era sceso nei laboratori perché non era riuscito a dormire, neanche per un solo secondo, e aveva pensato di andare a lavorare prima degli altri per schiarirsi le idee.
Non funzionava.
La stessa cosa che lo rendeva incapace di dormire, adesso lo rendeva incapace di lavorare.
C'erano un sacco di cose da testare, un sacco di cose da rivedere, un sacco di e-mail da scrivere, e lui non riusciva a fare nessuna di queste cose, perché gli tremavano le mani, perché non riusciva a concentrarsi.
Tutto quello che riusciva a fare, era essere furioso e triste. Se riusciva a sgusciare fuori da uno dei suoi pensieri oscuri, cadeva immediatamente dentro ad un altro, ancora peggiore, ancora più cattivo; correva in un campo minato, saltava in aria e moriva un po' di più per ogni paio di metri percorsi.
Non importa quello che farai, sai già che la gente odia il Team Flare, ed è colpa TUA, stupido egoista, tu hai messo in piedi questo intero teatrino per compiacere il tuo ego, ma tutto quello che state facendo non sta portando nessun bene, sono atti vuoti, un po' di teatrini di fronte alla popolazione di Kalos, e la gente lo sa, lo SA chi sei tu; oh, chi credi di essere, hm? Nato nel privilegio, nella bambagia, il bambinone! Eccolo lì! Pensi che qualcuno ti guarda e pensa "oh, è davvero il nostro salvatore"? Ti guardano e pensano "guarda quel miltank, fatto solo per essere munto per estrarne i soldi, i soldi che non si sa guardagnare da solo, perché è un ricco ereditiero spocchioso, perché la sua famiglia governa Kalos da duemila anni, e ogni singolo centesimo che ha accumulato è grazie alla schiavitù, grazie al dominio feroce di quei nobili che soggiogavano la proprie gente, a tasse che li schiacciavano, e tu sei nato in QUEL privilegio, non te ne puoi distaccare. Non importa quanto ridarai indietro, non cambierà mai niente. Hai visto cambiare niente, Lysandre? Hai visto la regione diventare più ricca, grazie a te? O solo tu ti sei arricchito grazie alle tue ricerche? L'Holocaster, eh? Davvero pensi che la gente si berrà quella stupidaggine della "tecnologia fatta per il bene di tutti?".
«Basta. Basta cervello, basta, basta» Pigolò Lysandre, premendo i pugni contro la parete. Si sentiva la testa andare a fuoco, le fiamme che se lo divoravano, che corrodevano ogni piega del suo encefalo, sibilando come lingue di arbok.
Hai trascinato con te tutti quei ragazzini. Che fai, pensi che non ti sospetteranno, eh? Tutti questi bambini bellissimi, ben vestiti, con le loro divisette fiammanti.
«Non sono bambini... non... lo vedranno...»
Tu sai che non sono bambini. La gente? La gente penserà cose. Penserà che c'è un motivo per cui ti piace così tanto fare la carità ai bimbi che vivono per le strade di Luminopoli. Tutte le relazioni sono transazionali, giusto? E cosa pensi che credano che vuoi, da quei bambini che non hanno una famiglia da cui tornare? Che non hanno un papà o una mamma a cui denunciare gli abusi subiti, hm? Pensi davvero che non ti cataloghino tutti già come un pederasta impunito e irriducibile? Il marciume della terra, Lysandre, è così che ti vedono. Non importa quello che fai, non puoi cambiare il mondo, puoi farti solo odiare di più.
Lysandre alzò la testa per guardare più da vicino il proprio riflesso. Il colore della sua faccia e quello dei suoi capelli, su una superficie così smerigliata, apparivano mescolati morbidamente, tanto da sembrare parte di un'unico oggetto: una specie di esplosione, che aveva come epicentro il suo naso, e come parte più esterna le punte dei suoi capelli rossissimi.
E poi sei anche rosso. Lo sai che cosa si dice, no? L'hai letto, Rosso Malpelo.
«I tempi sono cambiati...»
La gente non cambia mai. Altrimenti perché fai quello che fai, testa di shedinja?
Le sue scuse diventarono flebili. Poi si accartocciarono su se stesse e scomparvero: era difficile litigare con sé stessi.
Stai facendo del male a tutti. Stai facendo del male a te stesso. Non fai abbastanza per gli altri. Fai troppo per gli altri. Sei stupido? Potresti fare altre cose per gli altri.
Oppure potresti ucciderti.
Quel pensiero lasciò Lysandre interdetto, come se una delle reclute fosse appena saltata fuori da una delle porte e lo avesse colpito alle costole con un pungolo elettrico. Da dove saltava fuori, quell'idea? E perché, sotto sotto, gli sembrava così allettante?
Gli sembrava che il cuore stesse per staccarglisi dalle vene, per quanto rapido era diventato il rimescolio della rabbia e del dolore nel suo petto.
Si guardò le mani: erano calde, arrossate, per quello che riusciva a vedere delle dita che spuntavano dai guanti.
«Pensa a chi non ha niente» Disse ad alta voce «Cosa penserebbero di te? Loro hanno un motivo per uccidersi. Tu vuoi farlo perché sei... perché sei un codardo? Un vigliacco?».
Ammazzati e lascia tutto a loro, a quelli che non hanno niente. È l'unico modo che hai per ripagarli.
Lysandre chiuse i pugni e ringhiò, così forte che sentì le corde vocali che gli si stiravano dolorosamente. Lacrime calde gli affiorarono sulle palpebre, scesero lungo le sue guance. Che diavolo stava facendo? Che cosa gli succedeva? Davvero l'unica soluzione era...
Sentì un rumore: era una porta che si apriva. Immediatamente, raddrizzò la schiena e fece un passo indietro, allontanandosi dalla parete.
Guardò l'orologio: erano le otto. Stava arrivando qualcuno.
Più rapidamente che poté, si asciugò le lacrime e deglutì diverse volte, provando a rimettersi a posto la voce e a lenire il bruciore nella sua gola. Sentiva dei passi che si avvicinavano. Toc toc toc. Hmm, dal tipo di calzatura sembrava una delle scienziate... probabilmente Martynia.
«Buongiorno, capo» Disse Martynia, entrando nella stanza «Mattiniero, eh?»
«Sì. Non riuscivo a dormire. C'è sempre... così tanto da fare»
«Allora mettiamoci al lavoro»
«Certamente».
Lysandre fissò la schiena della donna, mentre lei si infilava il camice da lavoro. Aveva dato di matto, a quanto pareva, per tre ore filate, dalle cinque alle otto... ma era bastato che qualcuno lo stesse guardando per farlo smettere. A dir poco peculiare.
A pensarci bene, non era mai riuscito a piangere di fronte a qualcuno.
Non ancora.
- Altre mini-scene di Lysandrino che piange qui -
(Ci piace scrivere gli omoni fieri che piangono. C'è una catarsi in questo. Andate a leggerne altre.)

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