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sabato 20 novembre 2021

Recensione: Vendetta Strisciante (R.L Stine)

Hello, germoglietti! Per ora stiamo lavorando alacremente alla recensione di un libro che ci avete consigliato e che noi reputiamo davvero fantastico, una riscrittura della mitologia greca con i fiocchi... forse avete capito di cosa parliamo. Ma ci servirà un po' di tempo per completarla, perché vogliamo sottolineare alcune cosettine, perciò nel frattempo abbiamo deciso di darvi in pasto la recensione buffa di un libro brevissimo.
Sì, esatto, uno dei Piccoli Brividi.
E non un Piccoli Brividi qualunque, ma uno dei più bizzarri, improbabili, non-brividosi, di tutta la collezione. Allora, facciamo un gioco, vediamo se siete bravi: quali animali reputate pericolosi e spaventosi? Hmm... forse i mamba neri, no? I mamba neri sono serpenti straordinari, possiedono un veleno letale, sono lunghi fino a quattro metri e come se non bastasse riescono a strisciare all'impressionante velocità di venti chilometri orari, essendo a tutti gli effetti i serpenti più veloci del mondo. Dite che non sono abbastanza? Va bene, allora magari potremmo considerare spaventosi e pericolosi gli ippopotami, bestioni assolutamente enormi che pesano tre tonnellate, corrono a quaranta chilometri orari, hanno zanne che raggiungono i cinquanta centimetri di lunghezza per tre chilogrammi di peso (ma vi rendete conto? Un dente che pesa tre chili!) e ammazzano una cosa come cinquecento persone all'anno.
E se serpenti letali e ippopotami arrabbiati sono forse un po' troppo per un libro per bambini, si potrebbe ripiegare su tigri, leoni, calabroni asiatici, meduse velenose, cani rabbiosi, puma affamati, coccodrilli nascosti nel fango e in generale su qualunque animale che abbia denti o artigli o che, semplicemente, sfoggi un pessimo carattere.
Ecco, avete pensato a quale animale potrebbe essere il protagonista di questo libro? Pensate di averlo indovinato?

E invece no. Perché l'animale che sta sulla copertina di questo libro, quello da cui il romanzo prende il titolo, non è un animale dotato di artigli o denti o veleno o anche solo di banali zampe. A dirla tutta, questo animale non ha il cervello e neanche gli occhi. O il sistema respiratorio (strano, vero?). A dirla tutta tutta tutta, questo cosino è probabilmente la creaturina più innocua dell'intero mondo animale, completamente incapace di fare del male persino ad una mosca claudicante o ad un pulcino con il raffreddore.
L'animale “cattivo” di questo romanzo sono... rullo di tamburi signore e signori e tutte le variazioni... i lombrichi.
E il romanzetto che recensiamo oggi è “Vendetta Strisciante” (“Go eat worms” nella versione originale), di R.L. Stine. Curiosi? Iniziamo subito.
 
1. La trama
Il nostro piccolo protagonista è Todd Barstow, un bambino munito di cappellino dei Raiders (ed è proprio la sua descrizione, lo indossa sempre), non particolarmente brillante (leggasi “scemo”), con una passione per i vermi. A detta sua, lui li “colleziona”. E come cavolo si fa a collezionarli, visto che sono praticamente tutti identici? Cioè, ha una collezione fatta solo di doppioni? Oppure davvero tiene diverse specie? E negli Stati Uniti d'America, quante specie di lombrichi esistono? Anche se ci siamo fatti queste domande, il libro non ci da risposta. Purtroppo.
Il genere Lumbricus è effettivamente molto ricco, con circa settecento specie, ma molti di loro sono così simili fra loro che solo un vero esperto potrebbe distinguerli. E comunque non crediamo che tutte e settecento le specie siano presenti nel montarozzo di terra da cui si serve il nostro protagonista con secchiello e paletta.
Ma vabbé, facciamo finta che il nostro Todd sia realmente un esperto di vermi. Facciamo finta che li sappia distinguere e che sappia allevarli, riprodurli, tenerli in condizioni ideali...
Seeee, come no! Praticamente Todd raccoglie i vermi da terra quando li trova dopo la pioggia, se li porta a casa dove li mette tutti assieme in un vascone, e li usa principalmente per fare scherzi a sua sorella Regina e alla sua amica Beth Baker. E che scherzoni direte voi... niente, le cose degli scemi: glieli lancia nei capelli, glieli infila nella maglietta e cose così. Un genio, proprio.
E poi poveri vermini! Vabbé che non hanno il cervello, però questo qui se li porta sempre in giro (davvero, se li porta a spasso) e gira che ti rigira prima o poi li farà disidratare. Insomma, esperto di vermi un corno.
Ma entriamo nel vivo della trama! Come in tutti i libri con gli animali strani ambientati in America che si rispettino, abbiamo un concorso di scienze organizzato dalla scuola. Voi l'avete mai fatto un concorso di scienze a scuola? NO? Ecco, neanche noi.
Todd pensa di avere la vittoria in pugno esponendo la sua “casa dei vermi”. Wow, che progetto di scienze ambizioso, complimenti, complimenti! Ora sappiamo pure noi cosa fare se entriamo in un concorso di scienze: buttiamo un animale a caso sul banco, magari, boh, degli insetti stecco, e abbiamo la vittoria in tasca! Come dite? Gli insetti stecco sono più complessi, interessanti e difficili da tenere rispetto ai lombrichi? E infatti, non ci veniva in mente una cosa più pietosa della “collezione” di Todd, abbiate pazienza.
Dicevamo, il nostro piccoletto scemo vuole esporre una casa dei vermi, ma scopre con indignazione che un nuovo compagno di Regina di nome Patrick McKay ha invece creato... che cosa direte voi, un dirigibile in miniatura? Una lampadina solare? Il classico plastico del vulcano che erutta lava finta? No, Patrick ha creato un grattacielo per vermi!
Ma R.L. Stine, almeno questo, non è scemo pure lui e il concorso lo fa vincere ad un altro ragazzino, Danny, il migliore amico di Todd, che ha realizzato un rudimentale modello del Sistema Solare, di quelli fatti con la cartapesta e lo sputo e che si tiene insieme per miracolo, anzi non si tiene insieme affatto perché si sfascia parzialmente durante l'esposizione. E vabbé, sicuramente è meglio di quelli che espongono grattacieli per vermi e case per vermi e vermi da tutte le parti. C'è persino una scena, durante 'sta fantomatica gara di scienze, in cui suddetti lombrichi escono dal becco di un gigantesco (e sproporzionato, con la testa grossa) pettirosso di cartapesta. Vabbé, ma che ve lo diciamo a fare...
Todd però è pieno di risentimento, oltre che stupido, e comincia a diventare persino più crudele con i suoi vermi... ad esempio ne taglia uno in due. Probabilmente l'ha irritato meno tagliandolo in due che lanciandolo in giro dalla mattina alla sera, ma questa sembra essere la causa scatenante della VENDETTA STRISCIANTE! Insomma, 'sti vermi iniziano a vendicarsi: si infilano nei suoi vestiti, sotto il suo cappellino, nel suo panino (e c'è pure una scena dove Todd gli da un morso, al panino con dentro il verme... ma insomma, che ci guadagnerà un lombrico a farsi mangiare così?) e persino nei suoi quaderni scolastici.
Todd è nel panico. Todd, il gran genio, pensa che i vermi lo osservino, anche se, come il suo amico Danny gli fa notare, questi poverini non ce li hanno neanche gli occhi.
Riuscirà il nostro cappellinato protagonista a riappacificarsi con i suoi vermi, oppure dovrà eliminarli tutti? Lo scoprirete soltanto leggendo questo libro! YAY!
 
2. La copertina
Todd ha cura delle sue cose...

Una e una sola è la copertina di questo sommo capolavoro dell'orrore, e anch'essa è orrida come si conviene a tal volume... ehm... più o meno. Un quaderno ad anelli con le pagine gialle e la copertina gialla (perché?), gli anelli che non entrano nei buchi della pagine ma sono separati, ed è tutto pieno di vermi. Un parco giochi per vermi, che fanno nuoto sincronizzato a tre a tre, si rotolano fra le pagine, si sollevano come colli di brontosauri e soprattutto sembrano caramelle gommose viola.
Forse il quaderno è giallo per stonare con il colore dei vermi viola. Forse è questa la vera cosa spaventosa del romanzo, gli accostamenti cromatici creati da quella mente malata di Todd.
Orribile.
Orribile.

3. Cosa ci è piaciuto
Che si tratti di una storia veramente strampalata, che ti fa chiedere “e adesso?”. Non riuscivamo proprio ad immaginarci il finale, considerato che gli antagonisti della storia erano i più innocui di cui avessimo mai letto e che non c'era neanche quella tensione psicologica dovuta al fatto che fanno schifo al protagonista, perché è proprio Todd che li “colleziona”. Qualsiasi cosa significhi.
Ah, e poi le risate che ci siamo fatti: quelle ci sono piaciute. Stiamo ridendo pure adesso, mentre scriviamo la recensione.
Ultima piccola nota, il finale inaspettato, che cambia completamente rispetto al “mood” trashone e caciarone del libro, un cliffangher sovrannaturale che in una frase sola, finalmente, vi da un brividino. Che però è l'unico e poi, boh, la storia è finita. Ma quella frase è figa, volevamo dirvelo.
 
4. Cosa non ci è piaciuto
Che sia un Piccoli Brividi senza brividi. Zero, nada, niente, orrore non pervenuto.
E a parte questo, i lombrichi possono effettivamente essere interessanti (non come antagonisti, purtroppo...), ma il libro non approfondisce mai la questione. Anche se in teoria ci dovrebbero essere di mezzo progetti di scienze e un forte interesse da parte del protagonista, dei nostri poveri lombrichini non sappiamo nulla, neanche le cose basilari come la specie a cui appartengono. Anzi, vengono distinti solamente in due categorie: i vermi marroni e i vermi viola. Non viene mai detto cosa mangiano, né quanto sia grande la vasca in cui vivono, né perché siano considerati così fighi da Todd. Niente.
Solo scherzi scemi dalla prima all'ultima pagina. O quasi. Niente spoilers, shh.
Ah, e poi questa è una cosa molto, ma molto personale: abbiamo preso in biblioteca questo libro, ma purtroppo avevano rubato tutti gli adesivi. Ora, volevamo capire che tipo di stickers potessero trovarsi in appendice: vermi viola o vermi marroni? Ma purtroppo, ahinoi, non lo scopriremo mai.
(Se voi avete questo libro, fatecelo sapere).
 
Voto complessivo: 61 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello! Anche se di poco, ti classifichi fra i gradevoli. Good!
 
Dove potete trovare il libro?
I Piccoli Brividi sono tornati alla ribalta, ahhh! Noi l'abbiamo letto nel formato originale, quello piccolino degli anni novanta, prendendolo in prestito dalla biblioteca (dove quasi certamente lo potreste trovare anche voi), ma lo beccate pure su Amazon! Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con questo fantomatico Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro da leggere ai vostri cugini a cui fanno schifo i vermi per far provare loro della nausea,  oppure desiderate solo i fantomatici adesivi dei piccoli brividi, potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!
 
A chi lo consigliamo:
A chi ha un senso dell'umorismo un po' strano e ride per i bambini cretini che fanno cose cretine, si offendono facilmente e cercano di sabotare gli altri. Todd è un protagonista spregevole, sappiamo che ad alcuni di voi piacciono così.

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.

Per fare un esempio: "Hey, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".

Vi aspettiamo ;)



mercoledì 27 ottobre 2021

Recensione: L'Estate dei Fantasmi (Saundra Mitchell)

Ooooh, spooky! Il libro che recensiamo oggi non ce l'ha chiesto nessuno: eravamo in biblioteca a scegliere qualche Piccoli Brividi da leggere (è il periodo giusto, e quei librottini sono adorabili e fanno tanta nostalgia...) quando abbiamo visto qualcosa che ha attirato la nostra attenzione... si trattava di una copertina grigia, con un cielo plumbeo e nuvoloso, e questo corvo che campeggiava in primo piano, appollaiato su quello che sembrava il cancello di un cimitero.
“Ma cos'è?!” Ci siamo detti, sbavando come cagnolini su un osso: dovete infatti sapere che abbiamo un debole veramente forte (ah, un ossimoro!) per le storie dall'aria gotica e così ci siamo fiondati sul volume e l'abbiamo chiesto in prestito. Ovviamente ci siamo portati a casa anche un Piccoli Brividi, sia mai lasciare indietro L'Urlo del Gatto (di questo qui la volete la recensione? Fatecelo sapere), ma eravamo tutti gasati per questo libro con il corvo in copertina.
Di cosa stiamo parlando? Probabilmente non l'avete mai sentito nominare, perché (purtroppo, visto che per noi è una piccola gemma) non è un libro famoso. E vabbé, sgranchiamoci le dita a proviamo a renderlo un po' più popolare condividendo la nostra recensione spinosa!
Il titolo di questo libro è “L'Estate dei Fantasmi”, l'autrice “Saundra Mitchell”. Non sapevamo neanche che esistesse il nome Saundra, pensate un po' quante cose si imparano leggendo!
Comunque, siete pronti a scoprire se questo libro parla davvero di corvi e cimiteri? Ecco, la risposta è: di corvi proprio no, ma di cimiteri sì. O almeno di un cimitero. E di un fantasma, quindi l'Estate dovrebbe essere di un fantasma solo, non di fantomatici fantasmi multipli, e infatti questo titolo è un'invenzione italiana, nella versione originale è Shadowed Summer, “l'estate ombreggiata”, che è molto più appropriato per il mood della narrazione.
Ma andiamo con ordine e partiamo da...

1. La trama
Protagonista delle nostre tetre avventure è Iris, una ragazzina di quattordici anni con l'amore per i boschi, la natura, l'occulto e l'andarsene in giro a far finta di essere streghe con Colette (che nell'originale inglese aveva due L, “Collette”), la sua migliore amica che ha la fissa dei ragazzi e riesce ad arrabbiarsi continuamente per qualsiasi cosa.
Iris e Colette vivono in un sonnacchioso paesino della Louisiana, Ondine, che per come è descritto potrebbe essere un qualsiasi sonnacchioso paesino di qualunque parte del mondo e noi, che per anni abbiamo vissuto in da un posto simile (anche se persino più piccolo), ci siamo sentiti immediatamente rappresentati.
A Ondine non succede mai niente: tutto è apparentemente immutabile nel tempo, l'unica cosa interessante che si può fare è andare a messa, dove c'è una matta strana che offre caramelle ai bimbi in cambio di preghiere per l'anima del suo figliolo defunto... e il suo figliolo defunto rappresenta, pensate un po', proprio l'unico fatto degno di nota del paese.
Il figlio della matta-che-offre-le-caramelle si chiamava Elijah Landry ed è misteriosamente scomparso dopo aver lasciato solo poche gocce di sangue sul cuscino. In un posticino minuscolo come Ondine, dove tutti si conoscono, ovviamente tutti sapevano chi era Elijah (e fra questi tutti si annovera anche il papà della protagonista), ma nonostante questo la scomparsa del ragazzo sembra essere ancora un mistero.
Ci sono diverse teorie: c'è chi dice che sia affogato nel fiume, chi sostiene che sia scappato dall'ala protettiva di una madre soffocante (e la descrizione del comportamento della matta-che-offre-le-caramelle ci ha messo i brividi, perché abbiamo vissuto troppo a lungo vicino ad una pazza simile per riuscire a rimanere impassibili...) e chi che sia stato ucciso per colpa di una ragazza.
Iris e Colette, però, sono troppo giovani per essere invischiate in questo mistero... che c'entrano loro? Eh, ve l'abbiamo detto che queste due fanno finta di essere streghe: così, improvvisandosi medium al cimitero, richiamano l'attenzione di un fantasma. E in un paese tranquillo e sonnacchioso come Ondine, chi può mai essere il fantasma se non l'unica persona misteriosamente scomparsa?
Da quel momento, per Iris ha inizio il suo piccolo inferno personale, la persecuzione da parte di Elijah Landry, il fantasma del ragazzo misteriosamente scomparso. Ma cosa vuole da lei? Riuscirà Iris a svelare la verità sulla fine di Elijah? E se sì, a quale prezzo?
Coinvolgendo anche Ben, il ragazzo/cotta della sua amica Colette, nell'avventura (eh, volete mettere: lui ha una tavoletta Ouija!), le nostre eroine dovranno cercare di A) Non rovinare la loro amicizia (e ci mettete pure in mezzo i ragazzi? Oh no...), B) Sopravvivere e C) Smetterla di allertare la polizia. Ci riusciranno? Eh, dovrete leggere per scoprirlo ;)


2. La copertina 

Quella che abbiamo noi:

Oscura, intensa, gotica. Molto più gotica della storia vera e propria, ma comunque in grado di catturare l'occhio... meno male che è così bella, altrimenti non avremmo letto il romanzo! Poi, oh, i puristi delle opere "raffinate" obietteranno che è semplice, che i decori sono schiaffati solo in cima, che ricordano atmosfere che nel libro semplicemente non sono presenti, ma che ci volete fare? L'occhio lo cattura. Per noi è promossa!

Che carino! Ti chiameremo Craculo! Craculo il corvo che non c'entra con la trama.

Quella che c'è per ora su Amazon:

Sempre abbastanza figa, dobbiamo dire. E stavolta c'azzecca pure con la narrazione, con lo spirito del nostro bimbolone Elijah che appare sfocato, quasi solo un'impressione, in questo cimitero con le lapidi un po' storte. Non il miglior lavoro di fotomanipolazione di sempre, ma l'atmosfera ci sta, quindi anche questa è promossa. Bbbbravi.

"Che cosa fai, Iris?"

3. Cosa ci è piaciuto
Questo libro ha un particolare pregio, che per noi è qualcosa di prezioso. Badate bene, di ciò potrebbe non fregarvene assolutamente nulla, potrebbe essere irrilevante per voi, non essere fra le cose che vi interessano nella lettura, ma per noi è qualcosa di importantissimo: è ambientato in un paesino piccolo, abbastanza arretrato e scritto bene. In molti libri che abbiamo letto (compresi, ahinoi, alcuni che abbiamo scritto noi stessi... ma c'è un motivo per questo) i piccoli paesi sono deliziose comunità rurali, posti dove la gente si aiuta a far tutto e il massimo disturbo che ci si becca è quello di un prete un po' invadente o di una vicina un po' pettegola.
Ecco, i piccoli paesi non sono fatti così. Ovvio che possono esistere, che certamente ci saranno le piccole e adorabili comunità rurali (se ne conoscete una invitateci, perché sarebbe un sogno), ma la maggior parte di noi poveri sfigati che sono nati in un paesino piccolo sa bene come ci si sente: continuamente giudicati, pressati dalle regole della religione, costretti a nascondere chi siamo davvero. I matti vengono tollerati, mai spinti verso una possibile cura, mai aiutati né denigrati ma semplicemente lasciati esistere, e i vecchi devono essere rispettati a tutti i costi, anche se sono delle persone orribili. Boys will be boys. Borghesi. E guai a te, guai a te se sei diverso.
Ecco, Ondine è così. Senza sforzo, senza mai sottolineare attivamente quanto Ondine sia diversa dagli altri posti, la scrittrice tratteggia una comunità chiusa, asfissiante... ed è proprio questo che è incredibile, come basti sorvolare su alcune frasi, su alcuni atteggiamenti, per non notare in che razza di posto si svolga l'intera vicenda. Ma il posto è fondamentale per comprendere la storia, per sbrogliare i fili della matassa e capire davvero il finale, che altrimenti sembrerebbe un pochino, beh... esagerato.
E invece è perfetto così com'è, ambientato in questo posticino dove tutto è uguale da sempre.
La risoluzione finale, poi, è qualcosa di davvero ben fatto: è come se la scrittrice avesse costruito la storia partendo proprio da lì, avendo ben chiaro cosa fosse successo, per poi disseminare decine di indizi per tutta la narrazione, di quelli che dopo aver finito la lettura ti fanno di dire “Ah, ecco perché Tizio ha detto questo!”.
Un altro pregio fondamentale è che le due protagoniste sono credibilissime! Quattordicenni ancora acerbe, immature ma non stupide, quasi opposte fra loro: pragmatica e temeraria Iris, smorfiosa e complicata Colette, ci si chiede come possano essere amiche, ma tutto viene ben riassunto da questo pezzo:

“Vedevamo la magia dappertutto, negli alberi, nel vento, nelle tazze di té e nei temporali. Ondine ci stava stretta. Eravamo migliori di tutta quella gente che andava e veniva senza mai chiedersi quale forza oscura si nascondesse nel colore rosso sangue dei gigli davanti alla chiesa.
Nessun altro sembrava farsi delle domande o prendersi il disturbo di riflettere su qualcosa. E ci deprimeva sapere che eravamo le uniche a farlo. Quando avevamo dodici anni, Colette si era punta un dito facendo una promessa: una volta presa la patente sarebbe scappata da Ondine, portandomi con sé”.


E tanto basta: la promessa di una fuga. La promessa di una fuga che è tanto allettante da unire due persone quasi opposte fra loro: per andare via dall'Inferno bisogna sempre tenersi per mano. (Oh, bella questa qui... la useremo per qualcosa di nostro, tipo un romanzo. *cough* Accademonia *cough*.

Molti temi vengono sfiorati: l'omofobia, la violenza domestica, la religione. Sfiorati soltanto, per non appesantire la lettura, sono lì, a fare da cornice al tutto, senza intromettersi nella narrazione in maniera prepotente, ma dandoti i brividi molto di più delle azioni del fantasma.
Vogliamo anche fare un piccolo plauso al ritmo del libro: se all'inizio è lento e si prende il suo tempo per farci entrare nell'atmosfera, via via diventa un crescendo di tensione e ci si ritrova a voler girare pagina sempre più velocemente per capire che caspita sia successo ad Elijah. E anche se è solo uno young adult, scritto per i più piccoli, un paio di brividini te li da... soprattutto dopo la fine, quando tutto è concluso e ti chiedi perché, perché, ad Elijah sia successo questo.

Ed è allora che ti rendi conto che i cattivi, in una storia di mostri, non sono mai quelli che sembrano.

4. Cosa non ci è piaciuto
Il finale lo avremmo voluto un po' più lungo. Sì, più esaustivo... la risoluzione del mistero è effettivamente soddisfacente (e fa riflettere, che non è roba da poco), ma quello che succede dopo non è approfondito quasi per niente. Avremmo voluto un po' più di approfondimento, una chiusura migliore soprattutto sulla storia personale di Iris.
Anche se... le frasi di chiusura assolute sono belle, dài. Sono bellissime. Un po' amare, ma bellissime. Ecco, però avremmo voluto un po' di più prima di quelle frasi.
E poi in un paio di punti non era chiarissimo da dove venissero certe deduzioni di Iris, perciò si doveva tornare indietro a rileggere le frasi precedenti... ma forse è solo che noi siamo un po' tontoloni, chissà. Certo che uno young adult dovrebbe essere chiaro a tutti, tontoloni compresi, non credete?
Ma a parte questo, fila tutto piuttosto liscio.
Solo che... avete presente la copertina? Esatto, c'è un corvo. Noi volevamo il corvo. E lo sappiamo che non è colpa dell'autrice se hanno scelto questa cover, ma ormai avevamo voglia di corvi, quindi dov'è il nostro corvo, eh?


Voto complessivo: 80 su 100. Complimenti, hai passato il test libro bello!

A chi lo consigliamo: A chiunque ami la saga dei Piccoli Brividi! Solo un piccolo avvertimento: anche se non è proprio apertamente horror, l'Estate dei Fantasmi ha in sé alcune scene che potrebbero turbare la vostra sensibilità... ma insomma, se leggete storie con i morti dovreste essere abituati a queste cose, no? Niente di terribile. Andate e leggetene tutti, figliuoli!

Dove potete comprare il libro?
Se avete interesse nell’acquistare quest’opera online, potete trovarlo su quasi qualunque sito che venda libri.
Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro da leggere per Halloween (oppure in un'afosa estate da tingere di tinte brividose), potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!

Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche!


Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!



P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.


Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;) 

 

 

lunedì 25 ottobre 2021

Recensione: Percy Jackson e il Ladro di Fulmini (Rick Riordan)

Ce lo avete chiesto in tanti! In particolare l’utente @cabin_13 su Wattpad, che vogliamo citare fra tutti perché… così, a caso. Giusto per dire il nome di uno di voi, amatissimi lettori!
Stiamo parlando di un libro che, teoricamente, è iconico… una specie di Hunger Games, di Harry Potter e la Pietra Filosofale, di Nihal della Terra del Vento (anche se quest’ultimo stona tantissimo citato nel novero, oh déi se stona! Come vedere un airone che passeggia fra le papere), insomma l’inizio di una serie mainstream per ragazzi. Una roba ossessionante, giusto? Giusto. Di quelle che quando le inizi da bambino ti risucchiano in una spirale in cui il tuo pensiero fisso è “voglio saperne di più”.
Solo che questa volta, il libro non l’abbiamo letto da ragazzi (o addirittura da bambini) e non siamo stati investiti dalla sua ondata di popolarità, quindi siamo quasi completamente esterni al suo fenomeno, e diciamo “quasi” solo perché l’abbiamo sentito citare in tv. Non è il nostro target, visto che siamo grandi. Non abbiamo neanche mai visto i film, quindi entriamo con cautela, guardandoci attorno e cercando di capire con cosa abbiamo a che fare.
La recensione di oggi sarà dedicata a Percy Jackson e il Ladro di Fulmini, il primo della serie di cinque libri dedicati tutti al nostro piccolo Percy (e agli dei dell’Olimpo), scritti dall’autore americano Rick Riordan.
Ora, germoglietti tenerini, lo sappiamo che per molti di voi questo è un libro caro al cuore e sappiate che le nostre parole non devono categoricamente farvi cambiare quello che sentite per esso, perciò vogliamo ricordarvi che la nostra recensione è estremamente personale. Sì, di solito non diciamo mai queste cose a inizio recensione, anche se sono ovvie. No, non le stiamo dicendo perché ci accingiamo a demolire il libro a colpi di palla demolitrice… ma stiamo per parlare di un libro che, da quanto ne sappiamo, ha aiutato molti bambini, ragazze e ragazzi più o meno grandi, ad accettare di più sé stessi. Stiamo parlando del primo libro di una saga che ha in sé variegata rappresentazione e che per forza di cose può dare a molti una sensazione di appartenenza, perciò parliamo di qualcosa di delicato e non possiamo direttamente buttarci, con la ruvidezza che ci contraddistingue.
Noi analizziamo tutto in base ai nostri, e solo ai nostri, gusti personali.
Quindi, sia che amiate Percy Jackson e il Ladro di Fulmini, sia che lo troviate un libro superficiale e infantile, buttatevi insieme a noi e fatevi quattro risate con la nostra ironica recensione spinosa ;)


1. La trama
Il nostro protagonista è Percy Jackson, un ragazzino di dodici anni che vive a New York con la madre Sally. Suo papà non si sa chi cavolo possa essere, perché come nella più cliché delle storie sugli orfani, la mamma non fa altro che dirgli cose tipo “Ah, era bello” “Ah, era bravo” “Ah, somigliava a te” oppure “Ah, è sparito per sempre, disperso in mare”. Normale no? A giudicare dalle ventordicimila opere incentrate su ragazzi che hanno padri importanti e misteriosi, sì.
Quindi, cosa rende il nostro piccolo Percy, ragazzino bianco con capelli scuri, unico? Cosa lo distingue da tutti gli altri undicenni/dodicenni prescelti e fra loro completamente identici?
Percy è dislessico. Ed è pure iperattivo e ha un deficit dell'attenzione. (Anche se, guardando gli altri protagonisti simili, alcuni sembrano esserlo pure, sebbene non apertamente... vabbé. Forse sono più illetterati che dislessici, giusto Eragon? Oppure più scemi che illetterati, giusto Harry? Oppure più... vabbé, avete capito).
Il nostro assolutamente originalissimo protagonista frequenta la Yancy Academy e i suoi problemi lo fanno finire sempre in mezzo ai guai. Apparentemente solo un insegnante sembra avere fiducia in lui, mentre ce n'è un'altra che è letteralmente un mostro mitologico che vuole ucciderlo e che lui sconfigge grazie all'aiuto di una penna che diventa una spada.
Allora, direte voi, è qui che inizia l'avventura! Percy ha una penna che diventa una spada, è una roba incredibile!
No. No, niente affatto, Percy penserà di essersi immaginato tutto, di esserselo sognato, ma inizia ad avere dubbi quando sente alcuni dialoghi sospetti fra Grover (il suo unico amico in questa scuola) e il professore-che-crede-in-lui (di cui al momento non ricordiamo il nome, scusate).
Insomma, forse se loro parlano di certi fatti, allora non si tratta solo di sogni...
Finché un giorno Percy non va al mare con sua madre, in un'adorabile casetta che gli ricorda la sua infanzia. Ah, il mare! Che nostalgia, che amore per quell'odore, per quella particolare luce, per il modo diverso in cui scorre il tempo quando si è vicini al mare... ma non divaghiamo troppo: aldilà della gioia di essere in questo luogo fantastico, c'è qualcosa che aspetta il nostro Percy.
Percy che si sveglia nel mezzo di un uragano! AHHHH! Percy che vede Grover, il suo amico di scuola, camminare su zampe caprine invece che gambe... bambine? Vabbé, gambe umane. AHHHHH! E poi quello che di sicuro non ci si aspetterebbe: un Minotauro. Anzi, IL Minotauro (sennò non lo scriveremmo con la lettera grande, se fossero una specie intera, giusto?), che sembra volerlo incornare e per buona misura gli ammazza la mamma, facendola sparire in un lampo di luce prima di essere a sua volta ammazzato (da un bambino dislessico, anche se in teoria è un mostro fortissimo) e sparire senza lasciare traccia.
Eh, che volete? Al giorno di oggi si usa così. Non ci sono più le plateali morti di un tempo...
Dopo tutto questo gran patatrac, questo guazzabuglio di cose che lascerebbero interdetto anche un pilota di Eva, Grover aiuta Percy a raggiungere il Campo Mezzosangue, un campo estivo per ragazzi “speciali”. Che c'è, non l'avevate capito che Percy era speciale?
E che cos'hanno di speciale questi ragazzi per essere tutti infilati nello stesso campo estivo? Sono forse in realtà dei changeling, fate scambiate alla nascita con neonati umani? Sono forse alieni sotto copertura che hanno dimenticato il loro passato? Sono forse tutti figli di Chef Rubio e destinati ad una carriera in cucina? No, sono semidéi e per la precisione figli di divinità del Pantheon greco e di esseri umani. Ma Percy è statunitense, che c'azzeccano gli déi dell'Olimpo?
Eh, avete mai letto American Gods, il celebre romanzo di Neil Gaiman? Una cosa del genere, ma per bambini: gli déi si spostano insieme ai popoli e ora stanno in America. Anche se nel libro è spiegato in maniera un po' diversa, che vorrebbe essere figa, ma fa storcere il naso per quanto Americo-centrici sono gli americani, che si credono addirittura “il cuore della civiltà occidentale”.
Quelli siamo noi italiani, mettetevi di lato. E ascoltatevi un po' di musica dei Måneskin, che è meglio.
Ma torniamo a Percy: qui lui scoprirà la vera identità del suo insegnante-che-crede-in-lui (è Chirone il centauro!) e incontrerà una tizia che si chiama Annabeth ed è... figlia di... Atena. Ovviamente. Di Atena, proprio lei, la dea della saggezza.
Allora... abbiamo un protagonista problematico senza i genitori che non sa chi è davvero, un migliore amico mangione e buffo e una ragazza super-intelligente... dove abbiamo già sentito questa formula? Ah, sì: HARRY POTTER!
Che poi, per carità, ci sta tutto copiare gli schemi che ci piacciono per scrivere una storia, ma magari farla sembrare di meno una fanfiction? Ma di questo ne parleremo più avanti...
Percy scopre chi è davvero (Harry, sei tu? Sei un mago?): è il figlio di Poseidone! Che in teoria non dovrebbe avere figli perché ha un patto con Zeus! Anche se pure Zeus fa figli in giro, come sempre! Nessuno qui rispetta i patti! Ognuno fa il cavolo che gli pare!
Succedono cose, bla bla, Dioniso dice a Percy una battuta di Severus Piton ("Bene, bene. La nostra piccola celebrità."), bla bla, i ragazzini vengono smistati nelle case a seconda del loro genitore divino, bla bla (ehi... ma... pure le case in conflitto? Come a Hogwarts? Si vede che è una formula che vende. Ora la copiamo pure noi, promesso), c'è una bulletta nemica (almeno non è un maschio! Bravo Rick Riordan, la reinterpretazione è la chiave!) che fa brutto a Percy, ci sono nuovi amici, si fa sport, si mangia, si dà fuoco al cibo e si annusa il fumo (davvero, eh! Questi sniffano il fumo. Ma è un particolare che ci è piaciuto), bla bla.
La storia entra nel vivo quando il nostro piccolo Harry... ehm, vogliamo dire Percy, viene a conoscenza che sul Monte Olimpo gli déi sono in tumulto e che una guerra potrebbe scatenarsi da un momento all'altro: è stata rubata la folgore di Zeus, una specie di arma iper-nucleare capace di spazzare via intere città, e il derubato è convinto che a farlo sia stato Poseidone (che per chi se lo fosse perso è il papà di Percy).
Tutti i bimbi mezzosangue (e pure quelli che dovrebbero sorvegliarli al campo) però, non ci credono: visto che devono essere stereotipici e puntare il dito contro chi non gli piace, sono tutti certi che a prendere la folgore sia stato Ade, il dio degli Inferi. Perché si veste di nero e sta sottoterra, gne gne! E te pareva che non doveva essere colpa del nostro dio preferito...
E Percy cosa può fare? Ben poco, direte, essendo solo un bimbo di dodici anni che non può neanche uscire dal Campo Mezzosangue, giusto? Sbagliato.
Percy riesce a farsi assegnare ufficialmente la missione di ritrovare la folgore (ma che sei scemo? Hai dodici anni e zero addestramento!), per scagionare il suo papà divino e per dimostrare qualcosa a sé stesso e agli altri, così, dopo una scena abbastanza figa in cui l'Oracolo gli predice il futuro (ciao oracolo che sta all'ultimo piano e ci si arriva attraverso una botola! Sei mica tu, professoressa Sibilla Cooman in versione essiccata?), insieme a Grover e Annabeth partirà per trovare Ade e convincerlo a restituire la folgore.
Lo troverà? Non lo troverà? Rimarrà per sempre a giocare in una sala giochi senza tempo? Riuscirà ad evitare di farsi trasformare in una statua di pietra? Userà il berretto dell'invisibilità che gli è stato dato, copiando ancora una volta quello che Harry Potter faceva con il mantello?
Lo scoprirete solo leggendo il libro!
(Ma chi vogliamo prendere in giro? Sappiamo tutti benissimo che ce la farà!).

2. La copertina
Troppe le copertine per essere analizzate in una sola recensione (che inizia fra l'altro a diventare un poco lunga, ehm, scusate...), recensiremo le più rilevanti e quelle che ci piacciono. Ecco. 
 
1. Quella che abbiamo noi:
In biblioteca ci hanno rifilato questa, c'è poco da fare. Immaginiamo che il ragazzo sulla macchina sia Percy Jackson, anche se zoomandolo non sembra per niente un ragazzino di dodici anni, ma tutt'al più il rapper Hell Raton. E poi mostrata così, scusate, sembra che sia davvero Percy il ladro, quando in realtà lui dovrebbe recuperarla soltanto, la folgore. Perché il protagonista buono dovrebbe cercare di far saltare in aria un palazzo così, a caso? Chi l'ha fatta 'sta copertina? Ma almeno l'artista l'ha letta, boh, una trama del romanzo?

Okay, diteci che questo qua ha dodici anni e non trenta

2.L'originale:
Questa è stata la prima cover! Un lavoro grafico certamente non perfetto, ma almeno adeguato e con i mostri giusti in copertina! Lo sfondo sgranato dietro le illustrazioni è strano, ma tutto sommato ci può stare, dài... 
Comunque il feeling generale è quello che sia la copertina di un libro fantascientifico che parla di un laboratorio dalla quale escono questi mostri.
Ma avete notato che c'è un commento di Eoin Colfer? DI EOIN COLFER? Sì, il tizio che ha scritto la (bellissima) saga per ragazzi di Artemis Fowl! Eoin, non sapevamo che avessi questi gusti...
Eoin... Eoin, no. NON FARLO. NON DIRLO.

3. Quella romena:
Sembra un libro per giovanissimi sulla mitologia greca, non lo prenderemmo neanche in mano sullo scaffale.
Vince il premio per la copertina meno accattivante della serie!
Sono ZEUS! E sono MUSCOLOSO! E i miei muscoli sono STRANI!

 
4. La UK cover:
Con un feeling che ci ricorda alcune vecchie cover di Harry Potter (embé, direte voi, è per una cosa ispirata da Harry Potter ed è pure edito in Gran Bretagna, che volete?) questa, ehm, splendida copertina ci propone una scarpa con le ali davanti ad un cerchio dorato con dei simboli e la figura nell'insieme ci ricorda, ovviamente, un boccino. E vedere un fulmine su questa cover, come su tutte le altre, ci ricorda che anche il fulmine fa parte dell'iconografia tipica di Harry Potter. Yay!
Sono la scarpa di Harry Po... ehm, di Ermes. Volevo dire di Hermes.



 
3. Cosa ci è piaciuto
Alcune idee all'interno della storia sono originali e intriganti, a partire dal bellissimo spunto per cui i ragazzi dislessici (e/o iperattivi) potrebbero essere in realtà dei semidéi greci, questo perché l'istinto guerriero e i riflessi pronti si traducono in questa smania di fare cose, di muoversi (l'iperattività!) e perché il loro cervello sia fatto per leggere automaticamente il greco antico, non l'inglese. Insomma, un'idea capace di far sognare i più piccini che soffrono di questi problemi, di fargli chiedere “chissà chi è il mio genitore divino...” (a costo di guardare i veri mamma o papà con sospetto... chi di loro sarà il genitore adottivo, eh?).
Interessanti anche alcuni adattamenti moderni degli déi o delle creature della mitologia greca, come la sedia a rotelle di Chirone che in realtà è magica (un po' tipo come un Tardis, più grande dentro) e che nasconde in realtà la sua metà equina, oppure l'Hotel Lotus, trasposizione moderna dell'isola dei lotofagi dell'Odissea, dove si perde la memoria giocando ai videogames e divertendosi fra gli sfrenati lussi dell'albergo invece che, come ai vecchi tempi, mangiando il frutto del loto, o ancora la divertente figura di Caronte che usa l'obolo (che tutti i defunti devono portare con sé nell'aldilà) per comprare vestiti firmati da cui è ormai dipendente. Persino il luogo in cui si trovano gli déi dell'Olimpo, al seicentesimo piano dell'Empire State Building, è veramente pittoresco e sembra ben integrato nell'atmosfera molto americana della narrazione.


4. Cosa non ci è piaciuto
Eccetto per le poche eccezioni che abbiamo scritto in “cosa ci è piaciuto”, c'è una totale assenza di originalità di questa serie, che gioca all'ottanta percento intorno a stereotipi e non approfondisce neppure davvero la mitologia greca.
Sembra che Rick Riordan, almeno in questo libro (gli altri non li abbiamo ancora nemmeno sfiorati), abbia pensato che fosse una buona idea informarsi sugli déi dell'Olimpo non leggendo i libri, ma guardandosi, che so, dei cartoni animati degli anni ottanta. Oppure chiedendo informazioni a dei bambini delle elementari.
Che poi, diciamocelo, ma alla fin fine ci rode tantissimo che entrambi i nostri déi preferiti, Dioniso e Ade, siano stati stereotipati MALE. Cioè, Dioniso! Ce l’hanno reso come un annoiato, bruttarello, americanizzato ometto che non c’ha sbatta di lavorare al campo mezzo sangue… e se pensate che questa possa essere una buona rappresentazione per lui, sappiate che Rick Riordan lo ha fatto somigliare molto più alla versione Disney di Filottete (il satiro che allena Hercules, ve lo ricordate?) e per niente a Dioniso, lo strafigo misterioso, selvaggio, carnale della mitologia greca, quello accompagnato dalle baccanti, donne urlanti che strappavano a pezzi gli esseri umani, quelle che mischiavano il sangue con il vino. Cioè, Dioniso è il dio dell'estasi, dell'ebrezza, della liberazione dei sensi, lo spirito divino di una realtà smisurata, un ibrido dalla multiforme natura che incarna opposti e circoli, l'animale e il divino, l'uomo e la donna, soprannominato lysios, “colui che scioglie”, inteso come qualcuno capace di liberare gli esseri umani dai vincoli dell'identità personale per metterlo in contatto con il divino.

'Nsomma, che c'azzecca con il Dioniso di Percy Jackson?
Che poi, eh, modernizzare gli déi è un’idea bella, bellissima! Ma lo è se lo sai fare, se sai reinterpretare il canonico originale per dargli quel twist che ti fa dire “figata assurda! Questo è un dio in vesti da mortale!”.
Un'altra cosa è la fine che fanno i mostri. O meglio, la fine che non fanno, visto che sono immortali, o più precisamente morti a tempo determinato: quando un mostro (per esempio il Minotauro oppure Medusa) viene ucciso da un eroe, dopo un tot di tempo ritorna in vita. Così, come se niente fosse, da qualche parte nel mondo, respawnando come un cattivo di basso livello di un videogame. Francamente questo sistema fa un po' videogioco e rende le uccisioni dei nemici fin troppo irrilevanti... se aggiungiamo questo al fatto che un bambino di dodici anni può farli fuori, si ha la chiarissima impressione che questi fantomatici “mostri” in realtà siano parecchio più deboli di un qualunque animale selvatico di taglia media e senza dubbio meno pericolosi di un essere umano e questa cosa indebolisce tantissimo la narrazione. Probabilmente lì fuori ci sono gatti più forti del Minotauro, per dire.
Niente ci ha tenuti in tensione davvero, niente ci ha fatti dubitare che l'eroe sopravvivesse o addirittura che non potesse vincere facilmente, tutti i cattivi sono deboli deboli deboli, come quando iniziate a giocare a Dungeons&Dragons e avete solo personaggi scarsi perciò per ottenere punti esperienza vi scontrate con i conigli, le rane e i goblin nani.
E un'altra cosa? Un'altra cosa: il ritmo della narrazione è troppo veloce. Mille cose al secondo e molte sembrano buttate lì completamente a caso, come se Rick Ricordan avesse avuto delle idee che considerava fighe e non gliene fregasse niente della trama, ma le avesse snocciolate una dietro l'altra. Per esempio, l'Hotel Lotus. Ora, come abbiamo detto prima, l'Hotel Lotus è una buona idea, davvero, e ci ha sorpresi positivamente, ma ha un impatto minimo sulla trama (quello di accelerare le cose, giusto per lasciare un solo giorno possibile per recuperare la folgore... ma perché si deve correre sempre in questo libro?) e non è che ci sia un vero motivo, nella trama, per cui 'sti poveri bimbi debbano essere rinchiusi nel Lotus, eh. È molto casuale. Ed è solo un esempio fra tantissimi che, per brevità, vi risparmieremo.
Un'altra cosa?
Non ci piace Percy. Non è che questo sia un difetto del libro, no! Non lo è affatto. Solo non piace a noi, che preferiamo eroi un po' meno... superficiali. Sì, Percy è terribilmente superficiale, apparentemente non gli interessa nulla, non cerca di approfondire niente, e poiché la storia è scritta in prima persona, con i suoi pensieri, sappiamo con certezza che non è che Percy non esterna i suoi interessi, è che proprio non ce li ha. Cioè, a parte mangiare schifezze (e si è lamentato dell'alimentazione gustosa e salutare del campo Mezzosangue, già questo non glielo perdoniamo) e bere coche cole, cosa fa nella vita? Mangia e dorme. Basta. La sua motivazione nel fare le missioni non è neanche chissà che, non cerca la gloria, cerca solo sua mamma (che potrebbe o non potrebbe essere ancora viva) e le sue amicizie non sono così profonde e belle come le si vorrebbe fare passare. Alla fine del libro, Grover e Annabeth sembrano solo due conoscenti un po' più intimi e in effetti le loro interazioni lasciano mooolto a desiderare: noi giravamo le pagine, una dopo l'altra, chiedendoci quando sarebbe arrivata la parte in cui, finalmente, 'sti tre bambini iniziavano a capirsi e rispettarsi reciprocamente. E invece niente.
Le dinamiche dei tre protagonisti sono quelle del Golden Trio (Harry, Hermione, Ron) di Harry Potter, rubate così come sono e appiattite, semplificate. E qui arriviamo alle dolenti note! Ahi ahi. Allora, sappiate che noi non siamo contro il “rubare” elementi da altre saghe, siano essi dinamiche relazionali, sottotrame o persino il carattere dei personaggi, ma! Ma queste cose devono essere fatte in modo da integrare con la propria trama le cose rubate... insomma, non si deve capire da dove viene l'ispirazione, quando finalmente l'autore rivela la fonte ai lettori questi ultimi devono essere sorpresi.
Rick Riordan ha effettivamente rivelato ai lettori di essersi ispirato alla saga di Harry Potter, solo che non si è sorpreso assolutamente nessuno. È come se (o almeno così l'abbiamo percepito) il nostro buon Rick avesse scritto la saga di Percy Jackson non perché aveva una storia da raccontare dentro di sé, ma solo per fare soldi facili cavalcando l'ondata di popolarità di Harry Potter e dando ai lettori questa impressione di familiarità (a volte pure un poco estrema) fra le pagine dei suoi libri.

Lui stesso ha detto, testualmente:
“I ragazzi hanno bisogno di letture come Harry Potter, per questo ho creato Percy Jackson”.

Poteva pure dire “Io ho bisogno di soldi, quindi ho preso gli elementi che funzionavano in Harry Potter e ho creato Percy Jackson”.

Il Worldbuilding, il mondo creato intorno alla storia, se in Harry Potter è ben fatto e riserva nuove sorprese di continuo, in Percy Jackson è invece scarno, poco approfondito e condito da descrizioni che spesso lasciano davvero a desiderare. E, a prescindere, i paragoni fra Harry Potter e Percy Jackson si sprecano: ne vedevamo duecento al secondo anche prima di sapere che Rick Riordan si era effettivamente ispirato alla saga della Rowling! Insomma, sono entrambe storie su ragazzini bianchi, con capelli neri e occhi verdi, destinati alla grandezza, speciali anche fra gli speciali (Harry ha sconfitto Voldemort, è importante tra i maghi, Percy è figlio di Poseidone, è importante anche fra i semidéi), hanno un amico buffo e mangione ma sempre pronto a supportarlo, entrambi diventano amici con una ragazza intelligentissima e sapiente dopo averle salvato la vita, si ritrovano in un posto magico che la gente comune non può vedere, vengono smistati in case... e così via. Insomma, persino gli antagonisti ad una certa sembrano copiati: nel primo libro di entrambe le saghe c'è un cane a tre teste e tutti e due vengono sconfitti con una modalità simile, anche se non identica (niente spoiler!).
Infine, non ci è piaciuto che il nome del protagonista sia Perseus ma lo chiamino “Percy”. Eddai, hai un nome figo, usalo!

Voto complessivo: 61 su 100. Complimenti, hai passato il test libro bello! Anche se di poco.

A chi lo consigliamo: A chi ha letto Harry Potter ed è sotto i quattordici anni di età. Se ne avete più di quattordici non garantiamo niente. A dire la verità non garantiamo niente in generale: leggete un po' quello che vi pare. Comunque non consigliamo la saga a tutti quelli a cui piacciono letture impegnate o sono puristi della mitologia greca, perché c'è il rischio di chiudere questo libretto con la voglia di chiamare al telefono Rick Riordan per dirgliene quattro.
Consigliamo di comprare questo libro anche a tutti quei genitori che hanno bimbi affetti da ADHD o dislessici e di regalarlo ai propri piccini: li farete sentire speciali, dei veri semidéi!


Dove potete comprare il libro?
È un libro ad alta reperibilità, perciò non vi sarà difficile trovarlo di persona in una libreria abbastanza fornita. Ma anche in una fornita poco, di solito c'è sempre lì, spiaccicata da qualche parte, almeno una vecchia copia di Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo.
Se avete interesse nell’acquistare quest’opera online, potete trovarlo su quasi qualunque sito che venda libro.
Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro da lanciare in testa ai vostri figli che hanno appena finito di leggere la saga di Harry Potter, potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!

Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche!

Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)



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