Per colpa di una persona, abbiamo visto Inazuma Eleven. Anzi, Inazuma Eleven Go, distinzione importante da fare perché da quello che abbiamo capito, i fan di Inazuma Eleven sono piuttosto pignoli riguardo a quale serie avete guardato. Non è come Pokémon, dove se incontri un'altra persona per strada che dice "ho giocato a Pokémon" adesso siete amici per sempre, Inazuma Eleven è più una cosa... settoriale. O forse i video-essays che abbiamo visto non ci hanno insegnato niente... ma è l'unico modo che abbiamo avuto per saperne di più sul fandom di Inazuma Eleven (a parte parlare con una sola persona, quella che ci ha consigliato di vedere questa cosa).
Okay, cominciamo dall'inizio.
Avete presente Holly e Benji? Ma sì, quel cartone degli anni '90 con la sigla di Giorgio Vanni. Ma anche di Cristina d'Avena. Ma anche di Paolo Picutti, al tempo undicenne. Okay, Holly e Benji ha avuto tante sigle, e almeno una di queste sarà nel vostro cuore, ma adesso questo non conta. Probabilmente avrete visto qualche puntata di Holly e Benji, il cartone animato dove i bambini giocano al giuoco del calcio.
Ecco, Inazuma Eleven è così, ma non stanno davvero giocando a calcio. Non sapremmo descrivere con esattezza che gioco stiano giocando, ma se fosse la vita reale, una partita sarebbe più o meno così (ma immaginatevi che mentre fanno queste azioni, i giocatori evocano mostri usando le loro stesse schiene come carte di Yu-Gi-OH!):
[Un video di ahmaddolisir]
E comunque, ancora non sappiamo come sia possibile, le reti in questione non si spaccano mai.
Voi vedete questa bordata di immane potenza, praticamente un colpo di cannone, che allunga all'inverosimile la rete bianca, ma... non la spacca. Costruiamoci un rifugio antiatomico, con questo polimero, no? Un carrarmato... un... un vaso per piante che non si sbecchi mai anche se cade... qualcosa, ci devono fare qualcosa con questa sostanza!
Che poi il mondo di Inazuma Eleven è in questo stato sospeso, fra il presente e il futuro: alcune tecnologie (come quelle legate alla medicina) sono palesemente allo stesso livello delle nostre, mentre altre, finanziate con tutta probabilità da ricchissimi magnati delle ricerche frivole, sono proiettate in un futuro distante.
Una delle partite è stata giocata in una specie di gigantesco flipper, con respingenti che si sollevavano da terra quando sentivano avvicinarsi il giocatore in possesso di palla, grazie ad un chip impiantato all'interno di quest'ultima. Un flipper interattivo in cui giocare a calcio. Vogliamo chiarire che non si tratta del "grande calcio commerciale", quello che solo in Italia sposta migliaia di euro ogni anno in scommesse e biglietti venduti (anche se sempre di meno, perché alle nuove generazioni sta seccando un po' questa cosa del grande calcio), ma stiamo parlando di calcio scolastico.
Calcio scolastico! Le squadre in gioco rappresentano delle scuole, sono composte da ragazzini, da bambini, da minorenni!
Ma torniamo brevemente alla nostra esperienza di visione... come a volte capita, quando qualcuno ci consiglia di guardare una serie per un personaggio in particolare, che piace alla persona che ce l'ha consigliata, anche noi stavamo aspettando la comparsa di un individuo specifico sullo schermo.
Insomma, ci siamo sciroppati una serie infinita di puntate di Holly & Benji sotto steroidi, con lucine colorate, per lui: Bongi.
No, in realtà non si chiama Bongi, ma mentre guardavamo la serie (l'abbiamo binge-watchata, con risultati disastrosi per la nostra tabella di marcia e per il nostro riposo notturno) abbiamo dimenticato che nome dovesse avere, perciò l'abbiamo chiamato per tutto il tempo semplicemente "Bongi".
Quello che sapevamo era che avrebbe avuto più o meno l'aspetto di un Seto Kaiba (per chi non lo conoscesse, uno dei più iconici antagonisti in Yu-Gi-Oh!) con i capelli rosa, che sarebbe stato ricco grondante di soldi e che avrebbe avuto un figlio che gli somigliava in modo estremo (sapete no, la classica cosa che nei cartoni giapponesi i genitori sembra che si sono riprodotti per coltura tissutale, e non c'è una madre/padre in vista, ma un solo genitore identico?).
Ci aspettavamo che Bongi, questo influente ricco personaggio, avrebbe avuto un ruolo esteso ed importante all'interno della serie, se non altro perché importante per il (bellissimo!) dilemma morale che percorre l'intera narrazione: è giusto "truccare" uno sport perché tutti possano giocare, oppure è più corretto lasciare che solo i migliori emergano?
All'interno della serie, questa domanda è posta in modo interessante: c'è un organismo, chiamato "Quinto Settore", che in seguito al boom di popolarità del calcio in Giappone ha deciso di prendere le redini dello sport e di regolare il gioco coinvolgendo tutti gli istituti che abbiano una squadra.
Per far sì che tutti i bambini abbiano pari opportunità di giocare, il Quinto Settore ordina certe vittore e certe sconfitte, in modo che i vincitori dei tornei si alternino, e anche le scuole meno abbienti, più "deboli", possano partecipare ai tornei per abbastanza tempo. Non tutte le partite sono predeterminate, a volte il Quinto Settore non si intromette, lasciando che il "vero calcio" (parole che, se guarderete questo cartone, sentirete fino ad nauseam) venga giocato, ma la maggior parte hanno un risultato prestabilito e i ragazzini non possono fare a meno di obbedire, se non vogliono che la loro scuola venga estromessa dai tornei.
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