Caro diario...
Siamo andati al grande Acquario Club, a Palermo: si tratta di un negozio dedicato (per la maggior parte, ma non tutto) all'acquariofilia. Ovviamente abbiamo dovuto andarci con l'autobus e... quello che è successo non potevamo prevederlo.
Siamo scesi ad una fermata nuova. Non nuova nel senso che era stata aperta da poco, no, ma nuova per noi. Da lì, abbiamo camminato per un paio di chilometri per raggiungere il grande acquario club. Avevamo calcolato tutto il tempo perfettamente, e in effetti siamo riusciti ad andare e tornare in tempo.
Ed è allora che abbiamo visto, dall'altro lato della strada (perché nella fermata in questione, si scende da un lato della strada, ma si sale dall'altro) un cartello che diceva che quella fermata funzionava per l'arrivo, ma non per l'andata.
Non avevamo idea che fosse così! Il cartello aggiungeva però che si poteva prendere tranquillamente l'autobus su una fermata vicina, a circa quindici minuti di distanza a piedi.
E vabbé. Avevamo perso quell'autobus, ma abbiamo pensato che almeno il prossimo lo avremmo preso senza problemi.
E il prossimo, questo è importante dirlo, era l'ultimo autobus della giornata: dopo non ne passano più.
Così siamo andati all'altra fermata. E abbiamo aspettato. E abbiamo aspettato.
E poi è comparso! L'Autobus di Segesta! Noi eravamo in piedi alla fermata, abbiamo alzato le braccia pieni di speranza e... l'autobus non si è fermato, ci è sfrecciato accanto senza neanche rallentare, perdendosi nella notte che avanzava.
L'ultimo autobus della giornata.
Nel panico, abbiamo constatato che anche il nostro cellulare era scarico: non potevamo in alcun modo chiamare aiuto. E comunque, non avremmo avuto assolutamente nessuno da chiamare.
Per fortuna, una ragazza che lavorava in un ristorante vicino è stata così gentile da chiamare per noi un taxi. E andare in taxi da Palermo alla nostra città ci è costato un bel po' di quattrini, eh. (Duecento euro, più o meno).
Dobbiamo essere sinceri: anche se è stato terribilmente inconveniente (e un po' spaventoso) perdere l'ultimo autobus della giornata, comunque è stato bello godersi di più la natura. Eravamo a Palermo, sì, ma in un quartiere così verde che quasi sembrava di stare in campagna, con un sacco di uccelli e fiori. Se bisogna vedere sempre il lato positivo delle cose, allora questo è da tenersi in conto.
Certo, potevamo guardare la natura pure "a casa", invece che a chilometri di distanza, però... però... il verde delle villette e delle aiuole era così gradevole...
E poi lo Pterois volitans, noi lo chiamiamo scorfano volante, gli inglesi "red lionfish", ed è bellissimo (anche se invasivo abbestia, in un sacco di parti del mondo ci sono legioni di sub intenti a sterminarlo. Pare che si possa trasformare in un ottimo sushi, per fortuna!).
Molti dei nostri pesci preferiti non sono molto "popolari" o molto grandi. Abbiamo comprato un paio di piccoli Ancistrus albini, da aggiungere al nostro acquario d'acqua dolce principale (lo chiamiamo "Fantasia", è un po' tematico delle favole), insieme a cinque Pangio kulhii, adorabili "serpentelli" a righe arancio e nere, allegri e pacifici.
Ovviamente c'erano anche piranha, pesci pagliaccio, pesci chirurgo e compagnia cantante (o meglio, natante) di tutti i pescetti più "famosi", ma quelli non sono un gran rarità, si trovano spesso in negozi ben forniti, senza scomodare il mega-club di Palermo.
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