sabato 13 giugno 2026

Recensione - Inazuma Eleven GO

Per colpa di una persona, abbiamo visto Inazuma Eleven. Anzi, Inazuma Eleven Go, distinzione importante da fare perché da quello che abbiamo capito, i fan di Inazuma Eleven sono piuttosto pignoli riguardo a quale serie avete guardato. Non è come Pokémon, dove se incontri un'altra persona per strada che dice "ho giocato a Pokémon" adesso siete amici per sempre, Inazuma Eleven è più una cosa... settoriale. O forse i video-essays che abbiamo visto non ci hanno insegnato niente... ma è l'unico modo che abbiamo avuto per saperne di più sul fandom di Inazuma Eleven (a parte parlare con una sola persona, quella che ci ha consigliato di vedere questa cosa).

Okay, cominciamo dall'inizio.

Avete presente Holly e Benji? Ma sì, quel cartone degli anni '90 con la sigla di Giorgio Vanni. Ma anche di Cristina d'Avena. Ma anche di Paolo Picutti, al tempo undicenne. Okay, Holly e Benji ha avuto tante sigle, e almeno una di queste sarà nel vostro cuore, ma adesso questo non conta. Probabilmente avrete visto qualche puntata di Holly e Benji, il cartone animato dove i bambini giocano al giuoco del calcio.

Ecco, Inazuma Eleven è così, ma non stanno davvero giocando a calcio. Non sapremmo descrivere con esattezza che gioco stiano giocando, ma se fosse la vita reale, una partita sarebbe più o meno così (ma immaginatevi che mentre fanno queste azioni, i giocatori evocano mostri usando le loro stesse schiene come carte di Yu-Gi-OH!): 

 

[Un video di ahmaddolisir]

In Inazuma Eleven, i bambini giocano ad uno sport pericolosissimo, in cui vengono stesi a colpi di pallonate fortissime, capaci di mandare all'ospedale un essere umano. A volte i portieri riescono a fermare la palla con le mani, ma non è abbastanza: i tiri sono così forti che il pallone (probabilmente costituito al 100% di Kevlar indistruttibile, creato come arma per l'esercito imperiale giapponese) ruota nelle loro mani fumando, non si ferma e continua a spingere contro di loro finché non va comunque in rete, piegando dita e braccia.

E comunque, ancora non sappiamo come sia possibile, le reti in questione non si spaccano mai.

Voi vedete questa bordata di immane potenza, praticamente un colpo di cannone, che allunga all'inverosimile la rete bianca, ma... non la spacca. Costruiamoci un rifugio antiatomico, con questo polimero, no? Un carrarmato... un... un vaso per piante che non si sbecchi mai anche se cade... qualcosa, ci devono fare qualcosa con questa sostanza!

Che poi il mondo di Inazuma Eleven è in questo stato sospeso, fra il presente e il futuro: alcune tecnologie (come quelle legate alla medicina) sono palesemente allo stesso livello delle nostre, mentre altre, finanziate con tutta probabilità da ricchissimi magnati delle ricerche frivole, sono proiettate in un futuro distante.

Una delle partite è stata giocata in una specie di gigantesco flipper, con respingenti che si sollevavano da terra quando sentivano avvicinarsi il giocatore in possesso di palla, grazie ad un chip impiantato all'interno di quest'ultima. Un flipper interattivo in cui giocare a calcio. Vogliamo chiarire che non si tratta del "grande calcio commerciale", quello che solo in Italia sposta migliaia di euro ogni anno in scommesse e biglietti venduti (anche se sempre di meno, perché alle nuove generazioni sta seccando un po' questa cosa del grande calcio), ma stiamo parlando di calcio scolastico.

Calcio scolastico! Le squadre in gioco rappresentano delle scuole, sono composte da ragazzini, da bambini, da minorenni!

Ma torniamo brevemente alla nostra esperienza di visione... come a volte capita, quando qualcuno ci consiglia di guardare una serie per un personaggio in particolare, che piace alla persona che ce l'ha consigliata, anche noi stavamo aspettando la comparsa di un individuo specifico sullo schermo.

Insomma, ci siamo sciroppati una serie infinita di puntate di Holly & Benji sotto steroidi, con lucine colorate, per lui: Bongi. 

No, in realtà non si chiama Bongi, ma mentre guardavamo la serie (l'abbiamo binge-watchata, con risultati disastrosi per la nostra tabella di marcia e per il nostro riposo notturno) abbiamo dimenticato che nome dovesse avere, perciò l'abbiamo chiamato per tutto il tempo semplicemente "Bongi".

Quello che sapevamo era che avrebbe avuto più o meno l'aspetto di un Seto Kaiba (per chi non lo conoscesse, uno dei più iconici antagonisti in Yu-Gi-Oh!) con i capelli rosa, che sarebbe stato ricco grondante di soldi e che avrebbe avuto un figlio che gli somigliava in modo estremo (sapete no, la classica cosa che nei cartoni giapponesi i genitori sembra che si sono riprodotti per coltura tissutale, e non c'è una madre/padre in vista, ma un solo genitore identico?).

Ci aspettavamo che Bongi, questo influente ricco personaggio, avrebbe avuto un ruolo esteso ed importante all'interno della serie, se non altro perché importante per il (bellissimo!) dilemma morale che percorre l'intera narrazione: è giusto "truccare" uno sport perché tutti possano giocare, oppure è più corretto lasciare che solo i migliori emergano?

All'interno della serie, questa domanda è posta in modo interessante: c'è un organismo, chiamato "Quinto Settore", che in seguito al boom di popolarità del calcio in Giappone ha deciso di prendere le redini dello sport e di regolare il gioco coinvolgendo tutti gli istituti che abbiano una squadra.

Per far sì che tutti i bambini abbiano pari opportunità di giocare, il Quinto Settore ordina certe vittore e certe sconfitte, in modo che i vincitori dei tornei si alternino, e anche le scuole meno abbienti, più "deboli", possano partecipare ai tornei per abbastanza tempo. Non tutte le partite sono predeterminate, a volte il Quinto Settore non si intromette, lasciando che il "vero calcio" (parole che, se guarderete questo cartone, sentirete fino ad nauseam) venga giocato, ma la maggior parte hanno un risultato prestabilito e i ragazzini non possono fare a meno di obbedire, se non vogliono che la loro scuola venga estromessa dai tornei. 

Insomma: è corretto che tutti i bambini abbiano l'opportunità di giocare, anche se frequentano una scuola poco prestigiosa, oppure se hanno qualche condizione fisica che impedisce loro di giocare al massimo, oppure se sono poveri e magari aiutano i genitori a casa e non possono permettersi un allenamento di alto livello?

Secondo noi sì. Sì perché noi non abbiamo potuto giocare a calcio, perché saremmo stati disposti a perdere a tavolino, ogni tanto, pur di correre su un campo, di conoscere nuove persone, di migliorare, di fare attività fisica. C'è tempo per l'agonismo, tempo per uscire da scuola e buttarsi nel mondo degli adulti, dove OVVIAMENTE il calcio non deve essere regolato.

Ma il Quinto Settore, regolando lo sport, permette a tutti i bambini di giocare. Anche a quelli poveri. Anche a quelli malati.

Indipendentemente che la pensiate come noi, oppure che la vostra idea sia totalmente opposta, pensiamo che questa sia una discussione interessante, che merita di essere approfondita e ampliata.


Ora, un passo indietro: Bongi, il personaggio che aspettavamo di vedere, è tipo il capoccia massimo del Quinto Settore.

Quand'era piccolo, è finito in prigione perché ha rubato un pallone. Una reazione esagerata? Sicuramente. Ha senso? Sicuramente no. Era solo un bambino, potevano prendergli il pallone dalle mani e rimandarlo da dov'era venuto (dalla strada). Oppure potevano pure regalarglielo, questo pallone. Cioè, era un bambino senza casa che voleva giocare a calcio, no?

A prescindere da tutto, l'assoluta esagerazione dell'incarcerare un minorenne perché ha rubato un pallone è una cosa su cui abbiamo scherzato per giorni... Inazuma Eleven è così, tutto è esagerato, è enorme, c'ha questo pathos da tragedia greca pure se sono una manciata di infanti che corrono male su un campo da calcio. Ma è una cosa che possiamo apprezzare, questa teatralità.

Quello che invece non apprezziamo è che Bongi, simbolo più forte e intenso del conflitto fra i protagonisti e il Quinto Settore, semplicemente si fa convincere così (ATTENZIONE, SPOILER!):

"Ah, come sono bravi a giocare al pallone, questi bambini! E allora visto che sono bravi a giocare al pallone, c'hanno ragione loro! Bene, gliela do vinta".

Cioè, il fatto che siano bravi al pallone non dovrebbe dimostrare, appunto, che sono quelli bravi a volere smantellare questa sorta di "copertura sociale" che permette a tutti di giocare, in modo che soltanto loro possano eccellere? In che modo vincere un torneo di calcio giovanile, per quanto giocato su campi muniti di luci stroboscopiche e meccanismi ad orologeria, difenderebbe razionalmente il punto di vista della squadra?

Tutto questo non insegna agli spettatori (i principali, ricordiamolo, sono i bambini) che basta essere i più forti per avere ragione? Che non dovete ragionare sul vostro punto di vista, ma che avete ragione semplicemente perché siete più fisicamente prestanti degli altri, e quel paese i bimbi che fanno parte di scuole "sfigate" oppure quelli che hanno bisogno di cure particolari.

Ad un certo punto della storia c'è un ragazzino (palese e spudorata copia, che varia solo nei capelli rossi, di Julian Ross, il campione dal cuore di cristallo di Holly e Benji) che ha dei problemi cardiaci, e pertanto non può giocare come vorrebbe, anche se è un genio del pallone (ed è capace di farsi spuntare dalla schiena un avatar del dio Apollo, quindi, boh). Le cure che vengono prestate a questo ragazzino sono pagate proprio dal Quinto Settore, che vedendo in lui un genio del calcio vuole, ovviamente, che egli possa giocare.

Ovviamente questo ragazzino gioca difendendo le ragioni del Quinto Settore (noi lo faremmo, al posto suo), ma quando vengono sconfitti è come se lui cambiasse istantaneamente idea.

Quindi qual'è la morale di questa cosa, esattamente? È giusto che i bambini malati non vengano curati se esistono dei bambini che sono più bravi di loro a calcio?

È una cosa che ci lascia profondamente perplessi.

 

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giovedì 4 giugno 2026

La fanart del giorno 13. Rosas (by LovelyWingsArt)

Benvenute e benvenuti in questa rubrica in cui vi mostriamo le fanart dei nostri personaggi, disegnati da artisti talentuosi da tutto il mondo, e le commentiamo! Perché, insomma, un po' di fierezza ci vuole, no? Siamo fieri che le persone scelgano di disegnarli, e per dimostrarlo mettiamo i loro lavori sotto lo spotlight!

Il disegno di oggi è stato realizzato dal nostro collega e amico di vecchia data, King (LovelyWingsArt), e ritrae, in stile semi-chibi, il merman Rosas! Questo adorabile bastardello è pronto ad incantarvi con la sua parlantina (e il suo accento posh inglese mischiato ad un temperamento che non è esattamente quello di un old-time gentleman...).

Anche se in questa versione la sua barba non è rifinita come al solito (manca il taglio che normalmente separa il pizzetto dai basettoni), Rosas ama sperimentare con look nuovi, e la barba "intera" (inteso come non-spezzata, non non-rifinita, quello per lui sarebbe un sacrilegio!) è una cosa che ogni tanto decide di portare, se pensa che questa cosa possa giovargli nelle, ahem... conquiste...


 




 

Rosas è uno dei personaggi di Fish Don't Cry! Dategli un'occhiata, se cercate un'avventura misteriosa, magica e piena di... biologia marina!

martedì 2 giugno 2026

La fanart del giorno 12. Seras e la scintilla verde (by Honey.Bee)

Benvenute e benvenuti in questa rubrica in cui vi mostriamo le fanart dei nostri personaggi, disegnati da artisti talentuosi da tutto il mondo, e le commentiamo! Perché, insomma, un po' di fierezza ci vuole, no? Siamo fieri che le persone scelgano di disegnarli, e per dimostrarlo mettiamo i loro lavori sotto lo spotlight!

Il disegno di oggi, realizzato da Honey.Bee (in ben tre versioni!), ritrae proprio lei, la sola, l'unica, la potente Seras Alkahest! CEO di un'immensa compagnia, la Alkahest SAS, i cui famosi laboratori producono incredibili (e talvolta misteriose) meraviglie tecnologiche. Ma quante sono le persone a sapere che, oltre ad una grande businesswoman, Seras è anche... una stregona del mare? Dall'aspetto tentacolare tipico dei polpi, con i suoi lunghi tentacoli perlescenti (aehm, in realtà sarebbero braccia, non tentacoli: potete immaginarci come dei sapientoni occhialuti mentre lo diciamo), questa elegante signora non ha certo un aspetto comune.

Oggi la vediamo in questo stile semi-chibi, mentre mostra il suo potere in modo alquanto innocuo: mostrando una scintillina verde di luce. 


 Ed ecco a voi anche un paio di versioni alternative!



Seras Alkahest è uno dei personaggi di Fish Don't Cry! Dategli un'occhiata, se cercate un'avventura misteriosa, magica e piena di... biologia marina!

Maggio 2026 - Cosa abbiamo creato

Maggio 2025 è finito: Ecco cosa abbiamo postato online questo mese, grazie anche al supporto dei nostri beneamati patrons!


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Il Cammino delle Leggende (The Way Of Legends) / Nuovo mondo oscuro (New Dark World) OCs|

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