mercoledì 27 ottobre 2021

Recensione: L'Estate dei Fantasmi (Saundra Mitchell)

Ooooh, spooky! Il libro che recensiamo oggi non ce l'ha chiesto nessuno: eravamo in biblioteca a scegliere qualche Piccoli Brividi da leggere (è il periodo giusto, e quei librottini sono adorabili e fanno tanta nostalgia...) quando abbiamo visto qualcosa che ha attirato la nostra attenzione... si trattava di una copertina grigia, con un cielo plumbeo e nuvoloso, e questo corvo che campeggiava in primo piano, appollaiato su quello che sembrava il cancello di un cimitero.
“Ma cos'è?!” Ci siamo detti, sbavando come cagnolini su un osso: dovete infatti sapere che abbiamo un debole veramente forte (ah, un ossimoro!) per le storie dall'aria gotica e così ci siamo fiondati sul volume e l'abbiamo chiesto in prestito. Ovviamente ci siamo portati a casa anche un Piccoli Brividi, sia mai lasciare indietro L'Urlo del Gatto (di questo qui la volete la recensione? Fatecelo sapere), ma eravamo tutti gasati per questo libro con il corvo in copertina.
Di cosa stiamo parlando? Probabilmente non l'avete mai sentito nominare, perché (purtroppo, visto che per noi è una piccola gemma) non è un libro famoso. E vabbé, sgranchiamoci le dita a proviamo a renderlo un po' più popolare condividendo la nostra recensione spinosa!
Il titolo di questo libro è “L'Estate dei Fantasmi”, l'autrice “Saundra Mitchell”. Non sapevamo neanche che esistesse il nome Saundra, pensate un po' quante cose si imparano leggendo!
Comunque, siete pronti a scoprire se questo libro parla davvero di corvi e cimiteri? Ecco, la risposta è: di corvi proprio no, ma di cimiteri sì. O almeno di un cimitero. E di un fantasma, quindi l'Estate dovrebbe essere di un fantasma solo, non di fantomatici fantasmi multipli, e infatti questo titolo è un'invenzione italiana, nella versione originale è Shadowed Summer, “l'estate ombreggiata”, che è molto più appropriato per il mood della narrazione.
Ma andiamo con ordine e partiamo da...

1. La trama
Protagonista delle nostre tetre avventure è Iris, una ragazzina di quattordici anni con l'amore per i boschi, la natura, l'occulto e l'andarsene in giro a far finta di essere streghe con Colette (che nell'originale inglese aveva due L, “Collette”), la sua migliore amica che ha la fissa dei ragazzi e riesce ad arrabbiarsi continuamente per qualsiasi cosa.
Iris e Colette vivono in un sonnacchioso paesino della Louisiana, Ondine, che per come è descritto potrebbe essere un qualsiasi sonnacchioso paesino di qualunque parte del mondo e noi, che per anni abbiamo vissuto in da un posto simile (anche se persino più piccolo), ci siamo sentiti immediatamente rappresentati.
A Ondine non succede mai niente: tutto è apparentemente immutabile nel tempo, l'unica cosa interessante che si può fare è andare a messa, dove c'è una matta strana che offre caramelle ai bimbi in cambio di preghiere per l'anima del suo figliolo defunto... e il suo figliolo defunto rappresenta, pensate un po', proprio l'unico fatto degno di nota del paese.
Il figlio della matta-che-offre-le-caramelle si chiamava Elijah Landry ed è misteriosamente scomparso dopo aver lasciato solo poche gocce di sangue sul cuscino. In un posticino minuscolo come Ondine, dove tutti si conoscono, ovviamente tutti sapevano chi era Elijah (e fra questi tutti si annovera anche il papà della protagonista), ma nonostante questo la scomparsa del ragazzo sembra essere ancora un mistero.
Ci sono diverse teorie: c'è chi dice che sia affogato nel fiume, chi sostiene che sia scappato dall'ala protettiva di una madre soffocante (e la descrizione del comportamento della matta-che-offre-le-caramelle ci ha messo i brividi, perché abbiamo vissuto troppo a lungo vicino ad una pazza simile per riuscire a rimanere impassibili...) e chi che sia stato ucciso per colpa di una ragazza.
Iris e Colette, però, sono troppo giovani per essere invischiate in questo mistero... che c'entrano loro? Eh, ve l'abbiamo detto che queste due fanno finta di essere streghe: così, improvvisandosi medium al cimitero, richiamano l'attenzione di un fantasma. E in un paese tranquillo e sonnacchioso come Ondine, chi può mai essere il fantasma se non l'unica persona misteriosamente scomparsa?
Da quel momento, per Iris ha inizio il suo piccolo inferno personale, la persecuzione da parte di Elijah Landry, il fantasma del ragazzo misteriosamente scomparso. Ma cosa vuole da lei? Riuscirà Iris a svelare la verità sulla fine di Elijah? E se sì, a quale prezzo?
Coinvolgendo anche Ben, il ragazzo/cotta della sua amica Colette, nell'avventura (eh, volete mettere: lui ha una tavoletta Ouija!), le nostre eroine dovranno cercare di A) Non rovinare la loro amicizia (e ci mettete pure in mezzo i ragazzi? Oh no...), B) Sopravvivere e C) Smetterla di allertare la polizia. Ci riusciranno? Eh, dovrete leggere per scoprirlo ;)


2. La copertina 

Quella che abbiamo noi:

Oscura, intensa, gotica. Molto più gotica della storia vera e propria, ma comunque in grado di catturare l'occhio... meno male che è così bella, altrimenti non avremmo letto il romanzo! Poi, oh, i puristi delle opere "raffinate" obietteranno che è semplice, che i decori sono schiaffati solo in cima, che ricordano atmosfere che nel libro semplicemente non sono presenti, ma che ci volete fare? L'occhio lo cattura. Per noi è promossa!

Che carino! Ti chiameremo Craculo! Craculo il corvo che non c'entra con la trama.

Quella che c'è per ora su Amazon:

Sempre abbastanza figa, dobbiamo dire. E stavolta c'azzecca pure con la narrazione, con lo spirito del nostro bimbolone Elijah che appare sfocato, quasi solo un'impressione, in questo cimitero con le lapidi un po' storte. Non il miglior lavoro di fotomanipolazione di sempre, ma l'atmosfera ci sta, quindi anche questa è promossa. Bbbbravi.

"Che cosa fai, Iris?"

3. Cosa ci è piaciuto
Questo libro ha un particolare pregio, che per noi è qualcosa di prezioso. Badate bene, di ciò potrebbe non fregarvene assolutamente nulla, potrebbe essere irrilevante per voi, non essere fra le cose che vi interessano nella lettura, ma per noi è qualcosa di importantissimo: è ambientato in un paesino piccolo, abbastanza arretrato e scritto bene. In molti libri che abbiamo letto (compresi, ahinoi, alcuni che abbiamo scritto noi stessi... ma c'è un motivo per questo) i piccoli paesi sono deliziose comunità rurali, posti dove la gente si aiuta a far tutto e il massimo disturbo che ci si becca è quello di un prete un po' invadente o di una vicina un po' pettegola.
Ecco, i piccoli paesi non sono fatti così. Ovvio che possono esistere, che certamente ci saranno le piccole e adorabili comunità rurali (se ne conoscete una invitateci, perché sarebbe un sogno), ma la maggior parte di noi poveri sfigati che sono nati in un paesino piccolo sa bene come ci si sente: continuamente giudicati, pressati dalle regole della religione, costretti a nascondere chi siamo davvero. I matti vengono tollerati, mai spinti verso una possibile cura, mai aiutati né denigrati ma semplicemente lasciati esistere, e i vecchi devono essere rispettati a tutti i costi, anche se sono delle persone orribili. Boys will be boys. Borghesi. E guai a te, guai a te se sei diverso.
Ecco, Ondine è così. Senza sforzo, senza mai sottolineare attivamente quanto Ondine sia diversa dagli altri posti, la scrittrice tratteggia una comunità chiusa, asfissiante... ed è proprio questo che è incredibile, come basti sorvolare su alcune frasi, su alcuni atteggiamenti, per non notare in che razza di posto si svolga l'intera vicenda. Ma il posto è fondamentale per comprendere la storia, per sbrogliare i fili della matassa e capire davvero il finale, che altrimenti sembrerebbe un pochino, beh... esagerato.
E invece è perfetto così com'è, ambientato in questo posticino dove tutto è uguale da sempre.
La risoluzione finale, poi, è qualcosa di davvero ben fatto: è come se la scrittrice avesse costruito la storia partendo proprio da lì, avendo ben chiaro cosa fosse successo, per poi disseminare decine di indizi per tutta la narrazione, di quelli che dopo aver finito la lettura ti fanno di dire “Ah, ecco perché Tizio ha detto questo!”.
Un altro pregio fondamentale è che le due protagoniste sono credibilissime! Quattordicenni ancora acerbe, immature ma non stupide, quasi opposte fra loro: pragmatica e temeraria Iris, smorfiosa e complicata Colette, ci si chiede come possano essere amiche, ma tutto viene ben riassunto da questo pezzo:

“Vedevamo la magia dappertutto, negli alberi, nel vento, nelle tazze di té e nei temporali. Ondine ci stava stretta. Eravamo migliori di tutta quella gente che andava e veniva senza mai chiedersi quale forza oscura si nascondesse nel colore rosso sangue dei gigli davanti alla chiesa.
Nessun altro sembrava farsi delle domande o prendersi il disturbo di riflettere su qualcosa. E ci deprimeva sapere che eravamo le uniche a farlo. Quando avevamo dodici anni, Colette si era punta un dito facendo una promessa: una volta presa la patente sarebbe scappata da Ondine, portandomi con sé”.


E tanto basta: la promessa di una fuga. La promessa di una fuga che è tanto allettante da unire due persone quasi opposte fra loro: per andare via dall'Inferno bisogna sempre tenersi per mano. (Oh, bella questa qui... la useremo per qualcosa di nostro, tipo un romanzo. *cough* Accademonia *cough*.

Molti temi vengono sfiorati: l'omofobia, la violenza domestica, la religione. Sfiorati soltanto, per non appesantire la lettura, sono lì, a fare da cornice al tutto, senza intromettersi nella narrazione in maniera prepotente, ma dandoti i brividi molto di più delle azioni del fantasma.
Vogliamo anche fare un piccolo plauso al ritmo del libro: se all'inizio è lento e si prende il suo tempo per farci entrare nell'atmosfera, via via diventa un crescendo di tensione e ci si ritrova a voler girare pagina sempre più velocemente per capire che caspita sia successo ad Elijah. E anche se è solo uno young adult, scritto per i più piccoli, un paio di brividini te li da... soprattutto dopo la fine, quando tutto è concluso e ti chiedi perché, perché, ad Elijah sia successo questo.

Ed è allora che ti rendi conto che i cattivi, in una storia di mostri, non sono mai quelli che sembrano.

4. Cosa non ci è piaciuto
Il finale lo avremmo voluto un po' più lungo. Sì, più esaustivo... la risoluzione del mistero è effettivamente soddisfacente (e fa riflettere, che non è roba da poco), ma quello che succede dopo non è approfondito quasi per niente. Avremmo voluto un po' più di approfondimento, una chiusura migliore soprattutto sulla storia personale di Iris.
Anche se... le frasi di chiusura assolute sono belle, dài. Sono bellissime. Un po' amare, ma bellissime. Ecco, però avremmo voluto un po' di più prima di quelle frasi.
E poi in un paio di punti non era chiarissimo da dove venissero certe deduzioni di Iris, perciò si doveva tornare indietro a rileggere le frasi precedenti... ma forse è solo che noi siamo un po' tontoloni, chissà. Certo che uno young adult dovrebbe essere chiaro a tutti, tontoloni compresi, non credete?
Ma a parte questo, fila tutto piuttosto liscio.
Solo che... avete presente la copertina? Esatto, c'è un corvo. Noi volevamo il corvo. E lo sappiamo che non è colpa dell'autrice se hanno scelto questa cover, ma ormai avevamo voglia di corvi, quindi dov'è il nostro corvo, eh?


Voto complessivo: 80 su 100. Complimenti, hai passato il test libro bello!

A chi lo consigliamo: A chiunque ami la saga dei Piccoli Brividi! Solo un piccolo avvertimento: anche se non è proprio apertamente horror, l'Estate dei Fantasmi ha in sé alcune scene che potrebbero turbare la vostra sensibilità... ma insomma, se leggete storie con i morti dovreste essere abituati a queste cose, no? Niente di terribile. Andate e leggetene tutti, figliuoli!

Dove potete comprare il libro?
Se avete interesse nell’acquistare quest’opera online, potete trovarlo su quasi qualunque sito che venda libri.
Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro da leggere per Halloween (oppure in un'afosa estate da tingere di tinte brividose), potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!

Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche!


Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!



P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.


Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;) 

 

 

lunedì 25 ottobre 2021

Recensione: Percy Jackson e il Ladro di Fulmini (Rick Riordan)

Ce lo avete chiesto in tanti! In particolare l’utente @cabin_13 su Wattpad, che vogliamo citare fra tutti perché… così, a caso. Giusto per dire il nome di uno di voi, amatissimi lettori!
Stiamo parlando di un libro che, teoricamente, è iconico… una specie di Hunger Games, di Harry Potter e la Pietra Filosofale, di Nihal della Terra del Vento (anche se quest’ultimo stona tantissimo citato nel novero, oh déi se stona! Come vedere un airone che passeggia fra le papere), insomma l’inizio di una serie mainstream per ragazzi. Una roba ossessionante, giusto? Giusto. Di quelle che quando le inizi da bambino ti risucchiano in una spirale in cui il tuo pensiero fisso è “voglio saperne di più”.
Solo che questa volta, il libro non l’abbiamo letto da ragazzi (o addirittura da bambini) e non siamo stati investiti dalla sua ondata di popolarità, quindi siamo quasi completamente esterni al suo fenomeno, e diciamo “quasi” solo perché l’abbiamo sentito citare in tv. Non è il nostro target, visto che siamo grandi. Non abbiamo neanche mai visto i film, quindi entriamo con cautela, guardandoci attorno e cercando di capire con cosa abbiamo a che fare.
La recensione di oggi sarà dedicata a Percy Jackson e il Ladro di Fulmini, il primo della serie di cinque libri dedicati tutti al nostro piccolo Percy (e agli dei dell’Olimpo), scritti dall’autore americano Rick Riordan.
Ora, germoglietti tenerini, lo sappiamo che per molti di voi questo è un libro caro al cuore e sappiate che le nostre parole non devono categoricamente farvi cambiare quello che sentite per esso, perciò vogliamo ricordarvi che la nostra recensione è estremamente personale. Sì, di solito non diciamo mai queste cose a inizio recensione, anche se sono ovvie. No, non le stiamo dicendo perché ci accingiamo a demolire il libro a colpi di palla demolitrice… ma stiamo per parlare di un libro che, da quanto ne sappiamo, ha aiutato molti bambini, ragazze e ragazzi più o meno grandi, ad accettare di più sé stessi. Stiamo parlando del primo libro di una saga che ha in sé variegata rappresentazione e che per forza di cose può dare a molti una sensazione di appartenenza, perciò parliamo di qualcosa di delicato e non possiamo direttamente buttarci, con la ruvidezza che ci contraddistingue.
Noi analizziamo tutto in base ai nostri, e solo ai nostri, gusti personali.
Quindi, sia che amiate Percy Jackson e il Ladro di Fulmini, sia che lo troviate un libro superficiale e infantile, buttatevi insieme a noi e fatevi quattro risate con la nostra ironica recensione spinosa ;)


1. La trama
Il nostro protagonista è Percy Jackson, un ragazzino di dodici anni che vive a New York con la madre Sally. Suo papà non si sa chi cavolo possa essere, perché come nella più cliché delle storie sugli orfani, la mamma non fa altro che dirgli cose tipo “Ah, era bello” “Ah, era bravo” “Ah, somigliava a te” oppure “Ah, è sparito per sempre, disperso in mare”. Normale no? A giudicare dalle ventordicimila opere incentrate su ragazzi che hanno padri importanti e misteriosi, sì.
Quindi, cosa rende il nostro piccolo Percy, ragazzino bianco con capelli scuri, unico? Cosa lo distingue da tutti gli altri undicenni/dodicenni prescelti e fra loro completamente identici?
Percy è dislessico. Ed è pure iperattivo e ha un deficit dell'attenzione. (Anche se, guardando gli altri protagonisti simili, alcuni sembrano esserlo pure, sebbene non apertamente... vabbé. Forse sono più illetterati che dislessici, giusto Eragon? Oppure più scemi che illetterati, giusto Harry? Oppure più... vabbé, avete capito).
Il nostro assolutamente originalissimo protagonista frequenta la Yancy Academy e i suoi problemi lo fanno finire sempre in mezzo ai guai. Apparentemente solo un insegnante sembra avere fiducia in lui, mentre ce n'è un'altra che è letteralmente un mostro mitologico che vuole ucciderlo e che lui sconfigge grazie all'aiuto di una penna che diventa una spada.
Allora, direte voi, è qui che inizia l'avventura! Percy ha una penna che diventa una spada, è una roba incredibile!
No. No, niente affatto, Percy penserà di essersi immaginato tutto, di esserselo sognato, ma inizia ad avere dubbi quando sente alcuni dialoghi sospetti fra Grover (il suo unico amico in questa scuola) e il professore-che-crede-in-lui (di cui al momento non ricordiamo il nome, scusate).
Insomma, forse se loro parlano di certi fatti, allora non si tratta solo di sogni...
Finché un giorno Percy non va al mare con sua madre, in un'adorabile casetta che gli ricorda la sua infanzia. Ah, il mare! Che nostalgia, che amore per quell'odore, per quella particolare luce, per il modo diverso in cui scorre il tempo quando si è vicini al mare... ma non divaghiamo troppo: aldilà della gioia di essere in questo luogo fantastico, c'è qualcosa che aspetta il nostro Percy.
Percy che si sveglia nel mezzo di un uragano! AHHHH! Percy che vede Grover, il suo amico di scuola, camminare su zampe caprine invece che gambe... bambine? Vabbé, gambe umane. AHHHHH! E poi quello che di sicuro non ci si aspetterebbe: un Minotauro. Anzi, IL Minotauro (sennò non lo scriveremmo con la lettera grande, se fossero una specie intera, giusto?), che sembra volerlo incornare e per buona misura gli ammazza la mamma, facendola sparire in un lampo di luce prima di essere a sua volta ammazzato (da un bambino dislessico, anche se in teoria è un mostro fortissimo) e sparire senza lasciare traccia.
Eh, che volete? Al giorno di oggi si usa così. Non ci sono più le plateali morti di un tempo...
Dopo tutto questo gran patatrac, questo guazzabuglio di cose che lascerebbero interdetto anche un pilota di Eva, Grover aiuta Percy a raggiungere il Campo Mezzosangue, un campo estivo per ragazzi “speciali”. Che c'è, non l'avevate capito che Percy era speciale?
E che cos'hanno di speciale questi ragazzi per essere tutti infilati nello stesso campo estivo? Sono forse in realtà dei changeling, fate scambiate alla nascita con neonati umani? Sono forse alieni sotto copertura che hanno dimenticato il loro passato? Sono forse tutti figli di Chef Rubio e destinati ad una carriera in cucina? No, sono semidéi e per la precisione figli di divinità del Pantheon greco e di esseri umani. Ma Percy è statunitense, che c'azzeccano gli déi dell'Olimpo?
Eh, avete mai letto American Gods, il celebre romanzo di Neil Gaiman? Una cosa del genere, ma per bambini: gli déi si spostano insieme ai popoli e ora stanno in America. Anche se nel libro è spiegato in maniera un po' diversa, che vorrebbe essere figa, ma fa storcere il naso per quanto Americo-centrici sono gli americani, che si credono addirittura “il cuore della civiltà occidentale”.
Quelli siamo noi italiani, mettetevi di lato. E ascoltatevi un po' di musica dei Måneskin, che è meglio.
Ma torniamo a Percy: qui lui scoprirà la vera identità del suo insegnante-che-crede-in-lui (è Chirone il centauro!) e incontrerà una tizia che si chiama Annabeth ed è... figlia di... Atena. Ovviamente. Di Atena, proprio lei, la dea della saggezza.
Allora... abbiamo un protagonista problematico senza i genitori che non sa chi è davvero, un migliore amico mangione e buffo e una ragazza super-intelligente... dove abbiamo già sentito questa formula? Ah, sì: HARRY POTTER!
Che poi, per carità, ci sta tutto copiare gli schemi che ci piacciono per scrivere una storia, ma magari farla sembrare di meno una fanfiction? Ma di questo ne parleremo più avanti...
Percy scopre chi è davvero (Harry, sei tu? Sei un mago?): è il figlio di Poseidone! Che in teoria non dovrebbe avere figli perché ha un patto con Zeus! Anche se pure Zeus fa figli in giro, come sempre! Nessuno qui rispetta i patti! Ognuno fa il cavolo che gli pare!
Succedono cose, bla bla, Dioniso dice a Percy una battuta di Severus Piton ("Bene, bene. La nostra piccola celebrità."), bla bla, i ragazzini vengono smistati nelle case a seconda del loro genitore divino, bla bla (ehi... ma... pure le case in conflitto? Come a Hogwarts? Si vede che è una formula che vende. Ora la copiamo pure noi, promesso), c'è una bulletta nemica (almeno non è un maschio! Bravo Rick Riordan, la reinterpretazione è la chiave!) che fa brutto a Percy, ci sono nuovi amici, si fa sport, si mangia, si dà fuoco al cibo e si annusa il fumo (davvero, eh! Questi sniffano il fumo. Ma è un particolare che ci è piaciuto), bla bla.
La storia entra nel vivo quando il nostro piccolo Harry... ehm, vogliamo dire Percy, viene a conoscenza che sul Monte Olimpo gli déi sono in tumulto e che una guerra potrebbe scatenarsi da un momento all'altro: è stata rubata la folgore di Zeus, una specie di arma iper-nucleare capace di spazzare via intere città, e il derubato è convinto che a farlo sia stato Poseidone (che per chi se lo fosse perso è il papà di Percy).
Tutti i bimbi mezzosangue (e pure quelli che dovrebbero sorvegliarli al campo) però, non ci credono: visto che devono essere stereotipici e puntare il dito contro chi non gli piace, sono tutti certi che a prendere la folgore sia stato Ade, il dio degli Inferi. Perché si veste di nero e sta sottoterra, gne gne! E te pareva che non doveva essere colpa del nostro dio preferito...
E Percy cosa può fare? Ben poco, direte, essendo solo un bimbo di dodici anni che non può neanche uscire dal Campo Mezzosangue, giusto? Sbagliato.
Percy riesce a farsi assegnare ufficialmente la missione di ritrovare la folgore (ma che sei scemo? Hai dodici anni e zero addestramento!), per scagionare il suo papà divino e per dimostrare qualcosa a sé stesso e agli altri, così, dopo una scena abbastanza figa in cui l'Oracolo gli predice il futuro (ciao oracolo che sta all'ultimo piano e ci si arriva attraverso una botola! Sei mica tu, professoressa Sibilla Cooman in versione essiccata?), insieme a Grover e Annabeth partirà per trovare Ade e convincerlo a restituire la folgore.
Lo troverà? Non lo troverà? Rimarrà per sempre a giocare in una sala giochi senza tempo? Riuscirà ad evitare di farsi trasformare in una statua di pietra? Userà il berretto dell'invisibilità che gli è stato dato, copiando ancora una volta quello che Harry Potter faceva con il mantello?
Lo scoprirete solo leggendo il libro!
(Ma chi vogliamo prendere in giro? Sappiamo tutti benissimo che ce la farà!).

2. La copertina
Troppe le copertine per essere analizzate in una sola recensione (che inizia fra l'altro a diventare un poco lunga, ehm, scusate...), recensiremo le più rilevanti e quelle che ci piacciono. Ecco. 
 
1. Quella che abbiamo noi:
In biblioteca ci hanno rifilato questa, c'è poco da fare. Immaginiamo che il ragazzo sulla macchina sia Percy Jackson, anche se zoomandolo non sembra per niente un ragazzino di dodici anni, ma tutt'al più il rapper Hell Raton. E poi mostrata così, scusate, sembra che sia davvero Percy il ladro, quando in realtà lui dovrebbe recuperarla soltanto, la folgore. Perché il protagonista buono dovrebbe cercare di far saltare in aria un palazzo così, a caso? Chi l'ha fatta 'sta copertina? Ma almeno l'artista l'ha letta, boh, una trama del romanzo?

Okay, diteci che questo qua ha dodici anni e non trenta

2.L'originale:
Questa è stata la prima cover! Un lavoro grafico certamente non perfetto, ma almeno adeguato e con i mostri giusti in copertina! Lo sfondo sgranato dietro le illustrazioni è strano, ma tutto sommato ci può stare, dài... 
Comunque il feeling generale è quello che sia la copertina di un libro fantascientifico che parla di un laboratorio dalla quale escono questi mostri.
Ma avete notato che c'è un commento di Eoin Colfer? DI EOIN COLFER? Sì, il tizio che ha scritto la (bellissima) saga per ragazzi di Artemis Fowl! Eoin, non sapevamo che avessi questi gusti...
Eoin... Eoin, no. NON FARLO. NON DIRLO.

3. Quella romena:
Sembra un libro per giovanissimi sulla mitologia greca, non lo prenderemmo neanche in mano sullo scaffale.
Vince il premio per la copertina meno accattivante della serie!
Sono ZEUS! E sono MUSCOLOSO! E i miei muscoli sono STRANI!

 
4. La UK cover:
Con un feeling che ci ricorda alcune vecchie cover di Harry Potter (embé, direte voi, è per una cosa ispirata da Harry Potter ed è pure edito in Gran Bretagna, che volete?) questa, ehm, splendida copertina ci propone una scarpa con le ali davanti ad un cerchio dorato con dei simboli e la figura nell'insieme ci ricorda, ovviamente, un boccino. E vedere un fulmine su questa cover, come su tutte le altre, ci ricorda che anche il fulmine fa parte dell'iconografia tipica di Harry Potter. Yay!
Sono la scarpa di Harry Po... ehm, di Ermes. Volevo dire di Hermes.



 
3. Cosa ci è piaciuto
Alcune idee all'interno della storia sono originali e intriganti, a partire dal bellissimo spunto per cui i ragazzi dislessici (e/o iperattivi) potrebbero essere in realtà dei semidéi greci, questo perché l'istinto guerriero e i riflessi pronti si traducono in questa smania di fare cose, di muoversi (l'iperattività!) e perché il loro cervello sia fatto per leggere automaticamente il greco antico, non l'inglese. Insomma, un'idea capace di far sognare i più piccini che soffrono di questi problemi, di fargli chiedere “chissà chi è il mio genitore divino...” (a costo di guardare i veri mamma o papà con sospetto... chi di loro sarà il genitore adottivo, eh?).
Interessanti anche alcuni adattamenti moderni degli déi o delle creature della mitologia greca, come la sedia a rotelle di Chirone che in realtà è magica (un po' tipo come un Tardis, più grande dentro) e che nasconde in realtà la sua metà equina, oppure l'Hotel Lotus, trasposizione moderna dell'isola dei lotofagi dell'Odissea, dove si perde la memoria giocando ai videogames e divertendosi fra gli sfrenati lussi dell'albergo invece che, come ai vecchi tempi, mangiando il frutto del loto, o ancora la divertente figura di Caronte che usa l'obolo (che tutti i defunti devono portare con sé nell'aldilà) per comprare vestiti firmati da cui è ormai dipendente. Persino il luogo in cui si trovano gli déi dell'Olimpo, al seicentesimo piano dell'Empire State Building, è veramente pittoresco e sembra ben integrato nell'atmosfera molto americana della narrazione.


4. Cosa non ci è piaciuto
Eccetto per le poche eccezioni che abbiamo scritto in “cosa ci è piaciuto”, c'è una totale assenza di originalità di questa serie, che gioca all'ottanta percento intorno a stereotipi e non approfondisce neppure davvero la mitologia greca.
Sembra che Rick Riordan, almeno in questo libro (gli altri non li abbiamo ancora nemmeno sfiorati), abbia pensato che fosse una buona idea informarsi sugli déi dell'Olimpo non leggendo i libri, ma guardandosi, che so, dei cartoni animati degli anni ottanta. Oppure chiedendo informazioni a dei bambini delle elementari.
Che poi, diciamocelo, ma alla fin fine ci rode tantissimo che entrambi i nostri déi preferiti, Dioniso e Ade, siano stati stereotipati MALE. Cioè, Dioniso! Ce l’hanno reso come un annoiato, bruttarello, americanizzato ometto che non c’ha sbatta di lavorare al campo mezzo sangue… e se pensate che questa possa essere una buona rappresentazione per lui, sappiate che Rick Riordan lo ha fatto somigliare molto più alla versione Disney di Filottete (il satiro che allena Hercules, ve lo ricordate?) e per niente a Dioniso, lo strafigo misterioso, selvaggio, carnale della mitologia greca, quello accompagnato dalle baccanti, donne urlanti che strappavano a pezzi gli esseri umani, quelle che mischiavano il sangue con il vino. Cioè, Dioniso è il dio dell'estasi, dell'ebrezza, della liberazione dei sensi, lo spirito divino di una realtà smisurata, un ibrido dalla multiforme natura che incarna opposti e circoli, l'animale e il divino, l'uomo e la donna, soprannominato lysios, “colui che scioglie”, inteso come qualcuno capace di liberare gli esseri umani dai vincoli dell'identità personale per metterlo in contatto con il divino.

'Nsomma, che c'azzecca con il Dioniso di Percy Jackson?
Che poi, eh, modernizzare gli déi è un’idea bella, bellissima! Ma lo è se lo sai fare, se sai reinterpretare il canonico originale per dargli quel twist che ti fa dire “figata assurda! Questo è un dio in vesti da mortale!”.
Un'altra cosa è la fine che fanno i mostri. O meglio, la fine che non fanno, visto che sono immortali, o più precisamente morti a tempo determinato: quando un mostro (per esempio il Minotauro oppure Medusa) viene ucciso da un eroe, dopo un tot di tempo ritorna in vita. Così, come se niente fosse, da qualche parte nel mondo, respawnando come un cattivo di basso livello di un videogame. Francamente questo sistema fa un po' videogioco e rende le uccisioni dei nemici fin troppo irrilevanti... se aggiungiamo questo al fatto che un bambino di dodici anni può farli fuori, si ha la chiarissima impressione che questi fantomatici “mostri” in realtà siano parecchio più deboli di un qualunque animale selvatico di taglia media e senza dubbio meno pericolosi di un essere umano e questa cosa indebolisce tantissimo la narrazione. Probabilmente lì fuori ci sono gatti più forti del Minotauro, per dire.
Niente ci ha tenuti in tensione davvero, niente ci ha fatti dubitare che l'eroe sopravvivesse o addirittura che non potesse vincere facilmente, tutti i cattivi sono deboli deboli deboli, come quando iniziate a giocare a Dungeons&Dragons e avete solo personaggi scarsi perciò per ottenere punti esperienza vi scontrate con i conigli, le rane e i goblin nani.
E un'altra cosa? Un'altra cosa: il ritmo della narrazione è troppo veloce. Mille cose al secondo e molte sembrano buttate lì completamente a caso, come se Rick Ricordan avesse avuto delle idee che considerava fighe e non gliene fregasse niente della trama, ma le avesse snocciolate una dietro l'altra. Per esempio, l'Hotel Lotus. Ora, come abbiamo detto prima, l'Hotel Lotus è una buona idea, davvero, e ci ha sorpresi positivamente, ma ha un impatto minimo sulla trama (quello di accelerare le cose, giusto per lasciare un solo giorno possibile per recuperare la folgore... ma perché si deve correre sempre in questo libro?) e non è che ci sia un vero motivo, nella trama, per cui 'sti poveri bimbi debbano essere rinchiusi nel Lotus, eh. È molto casuale. Ed è solo un esempio fra tantissimi che, per brevità, vi risparmieremo.
Un'altra cosa?
Non ci piace Percy. Non è che questo sia un difetto del libro, no! Non lo è affatto. Solo non piace a noi, che preferiamo eroi un po' meno... superficiali. Sì, Percy è terribilmente superficiale, apparentemente non gli interessa nulla, non cerca di approfondire niente, e poiché la storia è scritta in prima persona, con i suoi pensieri, sappiamo con certezza che non è che Percy non esterna i suoi interessi, è che proprio non ce li ha. Cioè, a parte mangiare schifezze (e si è lamentato dell'alimentazione gustosa e salutare del campo Mezzosangue, già questo non glielo perdoniamo) e bere coche cole, cosa fa nella vita? Mangia e dorme. Basta. La sua motivazione nel fare le missioni non è neanche chissà che, non cerca la gloria, cerca solo sua mamma (che potrebbe o non potrebbe essere ancora viva) e le sue amicizie non sono così profonde e belle come le si vorrebbe fare passare. Alla fine del libro, Grover e Annabeth sembrano solo due conoscenti un po' più intimi e in effetti le loro interazioni lasciano mooolto a desiderare: noi giravamo le pagine, una dopo l'altra, chiedendoci quando sarebbe arrivata la parte in cui, finalmente, 'sti tre bambini iniziavano a capirsi e rispettarsi reciprocamente. E invece niente.
Le dinamiche dei tre protagonisti sono quelle del Golden Trio (Harry, Hermione, Ron) di Harry Potter, rubate così come sono e appiattite, semplificate. E qui arriviamo alle dolenti note! Ahi ahi. Allora, sappiate che noi non siamo contro il “rubare” elementi da altre saghe, siano essi dinamiche relazionali, sottotrame o persino il carattere dei personaggi, ma! Ma queste cose devono essere fatte in modo da integrare con la propria trama le cose rubate... insomma, non si deve capire da dove viene l'ispirazione, quando finalmente l'autore rivela la fonte ai lettori questi ultimi devono essere sorpresi.
Rick Riordan ha effettivamente rivelato ai lettori di essersi ispirato alla saga di Harry Potter, solo che non si è sorpreso assolutamente nessuno. È come se (o almeno così l'abbiamo percepito) il nostro buon Rick avesse scritto la saga di Percy Jackson non perché aveva una storia da raccontare dentro di sé, ma solo per fare soldi facili cavalcando l'ondata di popolarità di Harry Potter e dando ai lettori questa impressione di familiarità (a volte pure un poco estrema) fra le pagine dei suoi libri.

Lui stesso ha detto, testualmente:
“I ragazzi hanno bisogno di letture come Harry Potter, per questo ho creato Percy Jackson”.

Poteva pure dire “Io ho bisogno di soldi, quindi ho preso gli elementi che funzionavano in Harry Potter e ho creato Percy Jackson”.

Il Worldbuilding, il mondo creato intorno alla storia, se in Harry Potter è ben fatto e riserva nuove sorprese di continuo, in Percy Jackson è invece scarno, poco approfondito e condito da descrizioni che spesso lasciano davvero a desiderare. E, a prescindere, i paragoni fra Harry Potter e Percy Jackson si sprecano: ne vedevamo duecento al secondo anche prima di sapere che Rick Riordan si era effettivamente ispirato alla saga della Rowling! Insomma, sono entrambe storie su ragazzini bianchi, con capelli neri e occhi verdi, destinati alla grandezza, speciali anche fra gli speciali (Harry ha sconfitto Voldemort, è importante tra i maghi, Percy è figlio di Poseidone, è importante anche fra i semidéi), hanno un amico buffo e mangione ma sempre pronto a supportarlo, entrambi diventano amici con una ragazza intelligentissima e sapiente dopo averle salvato la vita, si ritrovano in un posto magico che la gente comune non può vedere, vengono smistati in case... e così via. Insomma, persino gli antagonisti ad una certa sembrano copiati: nel primo libro di entrambe le saghe c'è un cane a tre teste e tutti e due vengono sconfitti con una modalità simile, anche se non identica (niente spoiler!).
Infine, non ci è piaciuto che il nome del protagonista sia Perseus ma lo chiamino “Percy”. Eddai, hai un nome figo, usalo!

Voto complessivo: 61 su 100. Complimenti, hai passato il test libro bello! Anche se di poco.

A chi lo consigliamo: A chi ha letto Harry Potter ed è sotto i quattordici anni di età. Se ne avete più di quattordici non garantiamo niente. A dire la verità non garantiamo niente in generale: leggete un po' quello che vi pare. Comunque non consigliamo la saga a tutti quelli a cui piacciono letture impegnate o sono puristi della mitologia greca, perché c'è il rischio di chiudere questo libretto con la voglia di chiamare al telefono Rick Riordan per dirgliene quattro.
Consigliamo di comprare questo libro anche a tutti quei genitori che hanno bimbi affetti da ADHD o dislessici e di regalarlo ai propri piccini: li farete sentire speciali, dei veri semidéi!


Dove potete comprare il libro?
È un libro ad alta reperibilità, perciò non vi sarà difficile trovarlo di persona in una libreria abbastanza fornita. Ma anche in una fornita poco, di solito c'è sempre lì, spiaccicata da qualche parte, almeno una vecchia copia di Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo.
Se avete interesse nell’acquistare quest’opera online, potete trovarlo su quasi qualunque sito che venda libro.
Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro da lanciare in testa ai vostri figli che hanno appena finito di leggere la saga di Harry Potter, potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!

Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche!

Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)



lunedì 18 ottobre 2021

La Cattedra del Giocatore - 1. La Porta

 
 
Al banco di registrazione, l'uomo aveva dato un nome falso.
La donna che aveva il compito di scrivere le generalità dei giocatori lo aveva guardato da sotto gli occhiali con l'aria di chi aveva capito esattamente con chi aveva a che fare.
«Devo scrivere Manuel Karas? Davvero?» Domandò.
L'uomo annuì.
La donna scrisse, con un sospiro.
«Sei il quinto Karas che si iscrive questo mese» Commentò, esasperata «Non diventate più bravi a giocare solo perché prendete il suo nome, lo sapete?»
«Lo so. Io sono pessimo» rispose l'uomo, tetro.
La sua voce era tetra tanto quanto il suo tono ed entrambi facevano il paio con il suo aspetto: aveva capelli castani scuri, lunghi e lisci, che gli incorniciavano la faccia come tende di velluto, chiaramente tinti visto che la corta barba uniforme era invece ormai imbiancata. Indossava una camicia nera a sottili strisce argentate, un po' aperta sul petto e infilata in un paio di pantaloni di pelle, a loro volta rimboccati dentro alti stivali scuri.
«Se sei pessimo non dovresti essere qui» Disse la donna «Dovresti tornare a casa. Da tua moglie o tuo marito o il tuo cane o qualunque cosa ti aspetti a casa»
«Voglio solo perdere tutti i miei soldi» rispose l'uomo. Pronunciava la lettera S in modo strascicato e questo faceva apparire la sua parlata ancora più triste.
«Beh, se ti preme così tanto di perderli tutti potresti anche darli a me adesso» Scherzò la donna, poi alzò lo sguardo per incontrare gli occhi di lui.
Erano vuoti, quegli occhi, due pozzi neri e asciutti in cui non sembrava agitarsi nulla, neppure un anelito di vita.
«Età?» Domandò lei
«Sessantadue» rispose l'uomo
«Ah. Portati benissimo, vedo. Genere dichiarato?»
«Come scusi?»
«Genere di... ok, uomo, donna o qualcosa di diverso?»
«Uomo»
«Specie?»
«Come scusi?»
«Specie. Lei è un essere umano?»
«Ah. Sì, certo... potrei essere qualcos'altro?».
La donna sospirò, continuando a scrivere.
«Telefono e indirizzo? E per favore, almeno questi che siano veri».
L'uomo glieli disse, senza mentire.
«Quanti soldi ha portato, signor Karas?»
«Cinquantamila euro: è tutto quello che possiedo»
«Glieli cambio subito in fiches. Li metta sul tavolo».
L'uomo estrasse le banconote dalla sua borsa di pelle e mise i mazzetti ordinatamente sul tavolo. La donna li prese uno ad uno, strappò la fascetta e li infilò nella macchina contasoldi. Alla fine aprì un cassetto e pescò una manciata di fiches colorate, dischetti scintillanti di plastica glitterata con sopra scritti numeri bianchi, che mise direttamente nelle mani dell'uomo.
«Firmi qui, adesso, e poi la registrazione sarà finita».
«Ho le mani occupate...»
«Può firmare anche con la bocca»
«Non è particolarmente divertente, questa cosa»
«Deve firmare. Metta da parte quelle e usi le mani, oppure mi permetta di prenderle una goccia di sangue...».
Una goccia di sangue. Chi avrebbe accettato una goccia di sangue come firma legalmente valida?
«Prendi il mio sangue».
La donna estrasse un piccolo ago d'oro da dentro un minuscolo astuccio di plastica. La punta brillava acuta, allegra, e con quella lei gli punse il lato del polso, attese che una gocciolina rossa si formasse e poi usò quel sangue per sporcare il contratto, nel punto in cui avrebbe dovuto esserci la firma. L'uomo non disse niente: non gli interessava di questi giochetti, lui voleva un gioco più grande.
«Bene, signor Karas. Vede quella porta laggiù?»
«Come potrei non vederla?»
«Alcuni non ne sono capaci. E non parlo solo dei ciechi... comunque, la vede?»
«Sì»
«La attraversi e si ritroverà nella sala da gioco. Si diverta pure. Perda tutti i suoi soldi, come desidera»
«Grazie»
«Oh. E lasci qui la sua borsa, non è ammesso portarla dentro. Gliela custodirò io».
L'uomo si sfilò la tracolla e la passò alla donna, poi si diresse verso la porta. La porta che torreggiava come un palazzo, apparentemente così grande che ci si chiedeva come la parete potesse contenerla, come potesse non spaccare il tetto. Più ci si avvicinava al pannello di ottone e più ci si chiedeva se non fosse un'illusione ottica.
Era bella, la porta: figure di carte da gioco, fiamme e teschi, bassorilievi che mandavano bagliori metallici, si snodavano per tutta la sua superficie come un serpente composto di tutti questi elementi, una S mostruosa e meravigliosa che terminava in una testa di donna piangente.
L'uomo allungò la mano verso la maniglia e la spinse verso il basso, poi attraversò la soglia ed entrò, richiudendosi alle spalle il monolitico pannello di ottone.
Le luci al neon gli fecero stringere gli occhi.
«Benvenuto, Manuel» Disse una voce allegra, pastosa, con note graffiate come di sabbia al vento «Non credevo davvero che l'avresti fatto, oh, non credevo davvero... ma vieni, vieni a sedere al tavolo con noi!».
 

Piccole Leggende - La Cattedra del Giocatore

Manuel Karas (anche se questo è un nome fittizio) è un giocatore d'azzardo. Ha perso tutto: la famiglia, il lavoro, il denaro. E no, non al tavolo da gioco, ma per colpa di una lunga e convoluta serie di scherzi del destino.
In una notte d'estate, ormai stanco di vivere, sale all'ultimo piano della Torre Solaria di Milano per buttarsi di sotto e farla finita; incontra però una persona molto speciale, che sembra essere lì solo per aspettare lui, e che gli propone un'ultima e gloriosa sessione di gioco.
«Io ti darò una nuova vita, un lavoro, un amore se vincerai» Promette «Ma se sarai tu a perdere, dovrai darmi la tua anima».
Dopo avergli dato un biglietto con le indicazioni, la persona sparisce. E Manuel, ovviamente, decide di accettare.
Ma chi è davvero colui che vuole la sua anima?
 

Non è mai troppo tardi per ricominciare, anche se a volte bisogna scendere all'inferno per riemergere dall'oscurità... e forse Manuel ha ancora tanto da insegnare, più che da imparare.

 

+ INIZIA A LEGGERE: CAPITOLO 1 +


INDICE:

venerdì 8 ottobre 2021

Riguardo alla narrazione animalista estremizzata (sui tropicali questa volta)


Ormai la narrazione animalista è estremizzata. E lo dico da ambientalista e appassionatissima di animali. Prendete questa campagna di una nota lega animalista (ho censurato il nome perché non voglio beccarmi sul blog tutti gli affiliati che mi abbaiano contro, of course, e perché non sono qui per diffamare, ma solo per fare riflettere) quella nello screenshot allegato...

C'avessi pure io i soldi pe sponsorizzà i miei post...

A casa loro? #ACasaLoro con l'hastag pure? A CASA LORO? Ma come fanno a stare a casa loro degli animali che non esistono neanche in natura, morph esotici, ibridi a volte, abituati fin dalla nascita alla cattività? Animali come rettili, anfibi, insetti, che se allevati correttamente ed eticamente hanno livelli di stress molto più bassi in cattività che in natura? Mah, mi sembra animalismo spiccio e deleterio, personalmente, per non parlare del fatto che visto il deterioramento rapido degli habitat naturali l'allevamento anche domestico è un'importante risorsa per la salvaguardia della biodiversità... ormai questi animali "esotici" sono diventati veri e propri domestici. Un tempo, migliaia di anni fa, anche cani e gatti sarebbero stati considerati esotici, ma il tempo e la selezione li hanno avvicinati sempre di più agli esseri umani. Quindi no, non condivido affatto l'idea di bandire una risorsa importante come l'allevamento in nome di un "presunto" desiderio di libertà che questi animali (che ricordiamo, in cattività vivono una vita notevolmente più sana, tranquilla e lunga che in natura, posto che si allevino nel modo giusto: in natura sono esposti a malattie, predazione, scontri intra e interspecifici che ne accorciano notevolmente la durata vitale e il benessere generale). PIUTTOSTO! Io direi sì all'applicazione di pene severe per chi maltratta questi animali. Ma vietare, signori, no! Poi, ovviamente, bisogna guardare ai bisogni della singola specie, mammiferi e uccelli sono diversi da rettili e anfibi, e anche all'interno dello stesso gruppo ci sono immense differenze fra specie e specie... purtroppo vedo tutta una narrazione di "animaletti pucciosetti", una roba disneyana in cui non si capisce minimamente di cosa un animale abbia davvero bisogno, gente che punta il dito contro chi tiene un serpente (magari appagato e perfettamente in salute) e che al contempo ha in casa cagnetti mordaci e stressati che non vorrebbero mai vivere così... l'unico vero antidoto ai maltrattamenti animali è la CONOSCENZA. Studiate a fondo prima di prendere animali, ma anche prima di parlare di animali! I commenti con gli occhi a cuoricini o le lacrimucce sono la benzina che dà fuoco a questa narrativa errata e dannosa. Le legislazioni che vietano l'allevamento sono lesive non solo della libertà di quella fetta di popolazione che vuole capire ed esplorare la natura anche attraverso l'allevamento, ma anche degli animali stessi. E rischiano per giunta di far fiorire commerci illegali! Non c'è una sola nota positiva. Quindi, prima di commentare "eh, son tutti mostri quelli che tengono gli esotici in gabbia", magari andate a documentarvi un pochino di quello di cui state parlando: gli animali non sono persone, non vanno umanizzati, non provano quello che proviamo noi, e pensare questo può solo fargli male. Non sono bimbi, non sono personcine, hanno istinti diversi dai nostri, bisogni versi dai nostri, sono DIVERSI da noi e vanno rispettati in quanto tali, non in quanto "personcine". Il mondo non è quello della Disney, signori, e vi posso assicurare che se molti esotici potessero scegliere fra il vivere un anno e mezzo ed essere mangiati da un'aquila oppure lo sguazzare felici e sazi in una mega-teca con arricchimenti appropriati per una vita lunga, felice e prospera, sceglierebbero senza dubbio la seconda. E forse, a pensarci bene, la scegliereste anche voi, visto che non siete in una caverna umida, ma in una città, dove siete "prigionieri", costretti ad avere documenti, spostarvi nelle strade e lavorare. Ma cosa preferite, stare in casa vostra, con l'acqua corrente e la luce, oppure andarvene in giro nudi per l'Africa subtropicale, senza niente per proteggervi dai parassiti, procacciandovi il cibo a mani nude ed esposti all'attacco di grandi predatori? Ecco. Se proprio dovete umanizzare animali che umani non sono, fatevi questa domanda.


Il problema è che per le associazioni animaliste è facile fare leva sui sentimenti di chi NON è informato riguardo agli animali. E lo sapete perché lo fanno? Soldi. Donazioni, tantissime, tantissime donazioni. Vogliono indignare, scandalizzare (qualcuno di voi conoscerà la PETA, quei pezzi di sterco che sopprimono i cani, si fingono animalisti e prendono un sacco di donazioni dalla gente perché fanno le campagne per indignare la gente), disinformare. E chi non ha un buon livello di istruzione riguardo alla zoologia ci crede... sì, perché pensano che quella roba sia vera. Che "poverini, i rettilini nella gabbia non ci vogliono stare". Peccato che ci vogliano stare eccome, che una volta acclimatati i rettili e gli anfibi si sentano perfettamente a casa nelle loro teche. Ci sono innumerevoli ricerche a riguardo (e basterebbe solo guardare la differenza della lunghezza della vita di questi animali allo stato brado!), mentre i detrattori delle pratiche di allevamento hanno al massimo dalla loro l'arma dell'umanizzazione e dei sentimenti buonisti, senza nessuna base né scientifica né di buon senso. Se amate davvero gli animali volete conoscerli, averli vicino, rispettarli, e se volete conoscerli STUDIATE, non fate di tutta l'erba un fascio. Mamma mia, vietare definitivamente il commercio, la detenzione e la riproduzione degli animali esotici... che enorme spreco sarebbe. Che colpo basso sarebbe, per tutti gli appassionati, per la biodiversità, per la natura stessa. Lesivo della libertà individuale, per giunta. E i bambini? Visto che spesso si tirano in ballo i bambini lo faccio anch'io: i bambini avrebbero la possibilità di entrare a contatto con il mondo naturale, imparare divertendosi, avere una connessione con la natura che altrimenti, soprattutto nelle grandi città, non potrebbero avere. Si potrebbe utilizzare l'allevamento degli esotici per sensibilizzare i più giovani sulla bellezza di creature considerate convenzionalmente meno belle, come rane, rospi e serpenti, e alla lunga, chissà, stimolare il desiderio di protezione nei confronti degli habitat da cui queste creature provengono, che quello SÌ che sarebbe utile. Quindi più conoscenza, più libertà, più amore per noi e per queste meravigliose creature: che magari alla fine, se ce ne sbarazzassimo per sempre, finirebbero solo per fare schifo a troppi. Lontani dagli occhi, lontani dal cuore, cosa ce ne importerebbe più dei loro habitat? Mentre in Italia ancora la gente ammazza i gechi sulle pareti, schiaccia le lucertole e le innocue bisce, questi qui delle associazioni animaliste vorrebbero vietare l'allevamento a chi invece animali simili li nutre, li cura, li ama. Ma concentrarsi magari su sanzioni più severe a chi uccide impunemente no, eh? No. Chiedevo. 

Perciò, in breve: più scienza e amore (e l’amore è, prima di tutto, desiderio di comprendere ciò che amiamo), meno cuoricini facili e lacrimucce finte al solo scopo di ottenere più like e denaro.

Non fatevi intortare da nessuno, nemmeno da me: fate le vostre ricerche sempre. E scoprirete che magari avete molto da imparare dal vostro freak di quartiere con la passione per i serpenti e poco o nulla dagli animalisti (o animalari come li chiamavo qualche anni fa, perché animalisti mi sembrava semplicemente sbagliato) che gli animali vogliono vederli solo se sono dei pelosini pucciosini...

 

P.S.: Ma questa cosa dell'"aiutiamoli a casa loro" non l'abbiamo già sentita da qualche parte?

venerdì 1 ottobre 2021

Settembre 2021 - Cosa abbiamo creato?

Settembre 2021 è finito: Ecco cosa abbiamo postato online questo mese, grazie anche al supporto dei nostri beneamati patrons!


+++DISEGNO++++
 
Il Cammino delle Leggende (The Way Of Legends) / Nuovo mondo oscuro (New Dark World) OCs

Creatures, anthro and animals (not commissions)  

Baby blue | Relax toad |


Commissions  

Timber | John | Just Dance! | Mia | Chris | Edgar | Listening to music | Attack on the castle (black and white) | An evil sphynx, a scared pony (black and white) |
Hmm... you shouldn't... (black and white) | Vore lesson |

+
Patrons Only! 

+++SCRITTURA+++

Deus Ex Machina

8. Cose fuori dallo stanzino | 9. Tecno-sciamano | 10. Chiamare aiuto | 11. Ale | 12. Tana |


Iris letalis  

Suave | Usignolo |


Schede dei personaggi, specie, luoghi e varie (Blog) 

Esteban Ghiacciato | Iced Esteban |


Blog posts  

Cherry gale - Illustrazioni |

+ Altro +
Male European dwarf mantis (Ameles spallanzania) photos | Female European dwarf mantis (Ameles spallanzania) (photos) |


Totale dei lavori pubblicati:42

Allora, che ve ne pare? Siamo stati bravi? Supportateci su Patreon e aiutateci a creare cose ancora migliori e ad ampliare il nostro mondo!

 

 

Lettori fissi