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domenica 23 luglio 2023

La Tribù dei Goodfellow

(Did you get lost, wanderer? You can find this page in English HERE!)

La tribù Goodfellow è un gruppo nomade di elfi della luna che durante l'anno viaggia per l'isola di Horn Blu.

È un'antica tribù, che esiste da prima che Garoin si dividesse in tre regni più di mille anni fa.

I suoi membri sono noti per essere giocosi, pacifici, di mentalità aperta e curiosi, estranei sia al comportamento serio ed altezzoso che gli elfi del Terzo Regno tendono ad assumere con le altre razze che di quello più riservato degli elfi del bosco; tra tutte le sottorazze elfiche dell'isola sono la più propensa ad interagire amichevolmente con altre culture e perseguire la conoscenza, specialmente nei campi magici ed arcani, attraverso la sperimentazione.

La conoscenza acquisita la condividono tra loro; col tempo, questo li ha resi splendidi utilizzatori di magia, artigiani, mercanti e bardi di grande abilità, invidiati e ricercati come insegnanti dalla maggior parte degli alti regni per la propria nobile progenie; è molto difficile legarli ad un solo posto o ad un superiore, tuttavia, perché danno grande valore alla libertà. Si può cercare di conquistare la lealtà di un Goodfellow solo con dimostrazioni di amicizia, mai solo offrendo monete o prestigio.

Nonostante sia principalmente una tribù di elfi della luna, si sa che hanno accolto tra loro umani e mezzelfi senza difficoltà.

Ogni piccolo Goodfellow riceve un addestramento di base su come maneggiare un'arma, sebbene il loro focus sia sul lancio di incantesimi, in cui iniziano ad essere abili sin da quando sono poco più che bambini.

Non esiste una gerarchia ufficiale all'interno della tribù; le risorse coltivate nei campi comuni sono equamente condivise tra i membri e i bambini vengono allevati dall'intera tribù. Non ci sono, infatti, cognomi separati per le varie linee di sanue: nonostante i bambini sappiano spesso chi sono i loro genitori biologici, assumeranno tutti semplicemente il cognome "Goodfellow". I prodotti extra coltivati nei campi comuni vengono immagazzinati o venduti a persone esterne alla tribù, anche se di solito i Goodfellow si occupano principalmente della vendita di altri tipi di beni, come libri, vestiti e manufatti magici.

Il denaro ricevuto da fuori viene immagazzinato in un fondo comune che verrà utilizzato per fornire alla comunità qualsiasi lusso o bene che non possano procurarsi da soli, e sostenere qualsiasi Goodfellow possa averne bisogno (ad esempio per iniziare un viaggio lontano dalla tribù per espandere i propri studi).

Nonostante la loro natura amichevole e amante del divertimento, gli altri popoli sanno che la tribù è piuttosto potente, ed anche le forze politiche più influenti cercano di non pestargli i piedi per non renderli nemici formidabili. Da sé, comunque, non faranno praticamente mai una mossa ostile per primi.

Membri notevoli:

• Puck Goodfellow, bardo ed ambasciatore

• "Mad Maid" Marian, esploratrice

• Prosper and Ariel, maestri di cerimonie

• Owen Robin Burnett-Goodfellow, assistente personale del "Principino" del Regno del Sole; vive lontano dalla tribù al momento.

Usanze, tradizioni e curiosità

• Una grande famiglia. Una o un Goodfellow di solito chiama gli altri della stessa tribù con titoli di parentela; mentre solo i principali custodi di una persona ottengono il titolo di mamma, papà, o mapà, gli altri adulti presenti durante la crescita sono chiamati zii, zie o zi', e quelli della stessa età o più giovani sono sorelle, fratelli o frarell'.

Se la persona è notevolmente più giovane, potrebbe essere usato anche un diminuitivo, come in "sorellina".

Un genitore biologico chiama la propria prole "figlia", "figlio", or "giovane", mentre ogni altro bambino che cresce ma di cui non è genitore biologico è solitamente un fratellino o una sorellina.

Campo Estivo. La tribù dei Goodfellow si sposta per tutta l'isola durante l'anno, tranne quando arriva l'estate. Allora raggiungono le terre dei loro campi estivi e vi stabiliscono una base, lì dove l'acqua non manca mai e la natura e la magia sono forti.

Di solito un piccolo contingente di elfi raggiunge il Campo all'inizio della primavera per iniziare a seminare e preparare il terreno per l'arrivo dell'intera tribù, che aiuterà con il resto dei compiti più pesanti.

Il Desiderio della Corona. Per mantenere il diritto di utilizzare il campo quando e come desiderano, la Tribù ha stretto un patto con Garoin, l'originario regno a cui appartenevano le terre dove i Goodfellow creano il loro Campo Estivo: ogni volta che una regina di Garoin viene incoronata, come segno di amicizia, la tribù invia qualcuno per esaudire un desiderio espresso dalla regina appena incoronata, per quanto assurdo e qualunque esso sia.

Di solito questo ruolo è assunto da Puck, che è probabilmente il più anziano e magicamente dotato della tribù, oltre a quello che in primo luogo ha avuto quest'idea.

C'è, comunque, una variabile da considerare. Una regina ha il diritto di esprimere un Desiderio ad incoronazione, e bisogna fare attenzione a formularlo con cautela, perchè Puck è noto per tirare brutti scherzi usano il modo in cui il Desiderio è stato espresso per provocare il caos. Oltre che per divertirsi, questa potrebbe anche essere una mossa per garantire che la sua tribù sia trattata con gentilezza e rispetto, poiché è noto per essere più accomodante nei confronti delle regine che si sono dimostrare interessanti e gentili con lui e la sua gente.

Feste e stagioni. Color party, orgie, rave, festival, compleanni, la tribù Goodfellow organizza tutto e di più, ed ogni occasione è buona per fare feste! Sono particolarmente affezionati alle celebrazioni stagionali, accogliendo con entusiasmo ogni festa sulla ruota dell'anno. Di solito sono devoti ad una o più divinità legate alla natura o alla luna come Gaia, Asgorath, Selene, varie divinità della Seldarine (Angharradh in particolare) e loro eventuali avatar.

Un viaggio verso la conoscenza.Gli elfi della luna hanno un'innata voglia di viaggiare, di cui i Goodfellow non sono certamente privi; sebbene i membri della tribù stringano fori legami tra loro, non è raro che uno di loro si separi temporaneamente dagli altri per intraprendere una nuova avventura. Possono stare lontani dalla tribù per anni e anni prima di decidere di unirsi di nuovo ad essa.

Il Festival del Te Stesso. Subito dopo la Marcia dei Miracoli e il Benvenuto all'Estate, i Goodfellow celebrano uno dei loro festival più importanti: il Festival di Te Stesso! Lo spirito centrale del festival è quello di essere orgogliosi e celebrare ogni piccolo dettaglio che ti rende quello che sei, nella tua splendida unicità, la combinazione di nome, razza, capacità, simpatie, antipatie, genere, orientamento, i legami che hai curato e le rivalità che hai creato. Ci sono vari eventi che compongono la festa, tra i quali c'è sempre molta musica, la marcia per tutto il Campo Estivo, chiacchiere e canzoni, e ovviamente cibo e bevande.

Cognomi derivati. Essendo una grande tribù, a volte capita che alcune linee di sangue nascano da essa ma non rimangano all'interno della tribù. Ecco perché ci sono diverse varianti del cognome "Goodfellow" che appaiono nelle famiglie derivate, come "Hoodfellow", "Hoodfell" o "De Goodfellow".

Una questione di stile. Come la maggior parte degli elfi della luna, i Goodfellow di solito tengono i capelli lunghi. Trecce e code di cavallo, con filo o perline, non sono rare. Amano anche indossare abiti colorati e spesso si decorano con tatuaggi blu e bellissimi gioielli.

sabato 24 giugno 2023

The Goodfellow Tribe

(Hai perso la strada, viandante? Se stai cercando questa pagina in italiano, potrai trovarla QUI!)

The Goodfellow tribe is a nomadic group of moon elves that travel all around Horn Blu Island during the year.

It is an ancient tribe, that exists from since before Garoin split into three kingdoms more than one thousand years ago.

They are known for being playful, peaceful, open-minded, and curious, lacking both the snobbish behavior that high sun elves of the Third Reign tend to assume with other races or the more reserved one of wood elves; out of all the island's Elvish subraces they are the most likely to friendly interact with other cultures and pursue knowledge, especially in magical and arcane fields, by experimenting.

The knowledge gained they share among themselves; in time, this has made them splendid magic users, and crafters, merchants, and bards of great skill, envied and sought after as teachers by most other kingdoms for their noble offspring; it's very difficult to tie them down, however, because they highly value freedom. One can try to win a Goodfellow's loyalty only by shows of friendship, never only with coins or ranks.

Despite it being mostly a moon elf tribe, they are known to have adopted humans and half-elves with no difficulty among their own.

Every little Goodfellow is given a basic training on how to wield a weapon, although their focus is in spellcasting, which they start to be proficient in since they're little more than babies.There is no official hyerarchy among them; the resources that are farmed in the common fields are equally shared among the members and the kids are communally raised by the whole tribe. There is, indeed, no family name: despite the kids often knowing who their biological parents are, they will just take on the surname of "Goodfellow" like the rest of them. The exceeding products from the common fields are stored or sold to people outside of the tribe, but usually they are mostly involved in selling other kind of goods, such as books, clothing, and magical artifacts.

The money received from outsiders is stored in a common fund that will be used to provide the community with any luxury or good they cannot provide themselves, and support whichever Goodfellow might need it (for example, to start a travel far from the tribe to expand their studies).

Despite their friendly and fun-loving nature, people know they're quite powerful, and even bigger forces tend to try not to step on their toes since they can make formidable enemies as a whole, but will never make a war move first.

Notable members:

• Puck Goodfellow, bard and ambassador

• "Mad Maid" Marian, explorer

• Prosper and Ariel, masters of ceremonies

• Owen Robin Burnett-Goodfellow, personal assistant of the "Little Prince" of the Sun Kingdom, living far from the tribe at the moment.

Customs, traditions, and trivia

• One big family. A Goodfellow usually calls the others of the same tribe with familial names; while only the main caretakers get the title of mom, dad, or dam (mother, father, damer), the other adults present during one's growth are called aunts, uncles or auntles, and those of around the same age or younger are sisters, brothers, or siblings (sis, bros, sibs).

If the person is notably younger they could have a "little" added in front of their title, as in "little sister".

A biological parent calls their offspring "daughter", "son", or "childe", while every other kid they raise is usually a "little sibling".

Summer Camp. The Goodfellow tribe moves all over the island during all the year, except during summer, when they get to their Summer Camp lands and make a base there, where water is never missing, and nature and magic are strong.

Usually a little contingency of elves reaches the Camp in early spring to start seeding and preparing the soil for the arrival of the entire tribe, that will help with the rest of the heavier duties.

The Crown Wish. In order to keep the right to use the Camp when and how they wish, the Tribe has made a deal with Garoin, the original queendom that had power over the lands where they built their Summer Camp: everytime a Queen of Garoin gets crowned, as a sign of friendship, the Goodfellow tribe sends someone to fulfill one Wish expressed by the newly coronated queen, for how absurd and whatever it might be.

Usually this role is taken by Puck, which is probably the oldest and most magically gifted of the Tribe, other than the one that came up with this idea in the first place.

There's however, a catch. One has the right to only make one Wish per coronation, and they have to be careful to word it perfectly, because Puck is quite known for playing tricks whenever he sees the chance to, purposefully using the Wish's wording to cause mayhem. Other than fun, this might also be a move to ensure his tribe is treated with kindness and respect, as he's known to be more accomodating towards the Queens that had been interesting and kind to him and his people.

Parties and Seasons. Color parties, orgies, raves, festivals, birthdays, the Goodfellow tribe has it all and every opportunity is a good one to party! They're especially fond of seasonal celebrations, fondly welcoming each holiday on the wheel of the year. They are usually devoted to one or more deities related to nature or the moon like Gaia, Asgorath, Selene, various deities of the Seldarine (Angharradh in particular), and their eventual avatars.

A Journey to Knowledge. Moon elves have an innate wanderlust that the Goodfellows definitely do not lack; although the tribe members have strong bonds between one another, it's not uncommon for one of them to temporarily separate from the rest of the tribe in order to pursue a new adventure. They can stay away from the tribe for years and years before deciding to join back again.

The Festival of Yourself. Right after the Miracle March and the Summer Welcoming, the Goodfellows celebrate one of their most important festivals: the Festival of Yourself! The core spirit of the festival is to be proud and celebrate every little detail of you that makes you who you are, in your splendid uniqueness, the combination of your name, race, skills, likes, dislikes, gender, orientation, the bonds you care about and the rivalries you've created. There's various events that compose the holiday, among which there's always lots of music and marching all over the Summer Camp, chatting and singing, and having food and drinks.

Derived family names. Being a big tribe, sometimes it happens that some bloodlines stem from it but don't stay inside it. That's why there's several variations of the family name "Goodfellow" appearing for those who have some related heritage to them, like "Hoodfellow", "Hoodfell" or "De Goodfellow".

 A matter of style. Like most moon elves, the Goodfellows usually keep their hair long. Braids and ponytails, with wire or beads, are not uncommon. They also love to wear colorful robes, and often ornate themselves with blue tattoos and beautiful jewels.

domenica 1 aprile 2018

Sunset 23. Ragazze-lupo



«A casa? Cosa succede?» Chiesi con urgenza, sentendo subito dopo montare in me uno strano misto di timidezza e audacia. Volevo avere delle risposte, ma una parte debole e piccola di me voleva solo che mi ignorassero e mi costringessero a mia volta ad ignorare nuove possibili complicazioni nella mia vita.
«Niente di preoccupante» Mi disse Ayita, abbozzando un sorriso. Persino io, che non la conoscevo da molto, mi accorsi che non era sincero. «Però ora per te è il momento di tornare a casa, sono cose che davvero non ti riguardano».
Mi sentii sprofondare un pochino, capendo chiaramente di essere di troppo. La parte di me che voleva che lasciassi perdere e badassi agli affari miei si fece un po' più grande.
Sospirai e mi voltai a prendere in braccio Dracula, che durante tutta la durata del gioco si era accucciato di lato alle mie gambe senza proferir miagolio. Non era stato espansivo o aveva cercato di avvicinarsi alle ragazze, il che era inusuale per lui, ma quando mi chinai per sollevarlo era assolutamente terrorizzato.
Aveva le orecchie triangolari appiattite contro il piccolo cranio, il pelo ritto come aghi sul collo e sulla schiena e la coda, due volte più grande del normale e quasi spumosa con tutto quel pelo alzato, ondeggiava velocemente da un lato all'altro del suo corpo teso e sinuoso.
«Dracula...» Mormorai, cercando di alzarlo. Lui agì di scatto affondandomi gli artigli nella mano non appena gli toccai un fianco, miagolando; appena alzò lo sguardo e vide che quella povera mano era attaccata a me ci si strusciò su in segno di scusa, per dirmi nel suo linguaggio che non era me che voleva attaccare. Poi rivolse gli occhioni al bosco in cui era scomparsa Lara.
Il destinatario dei suoi artigli era lì.
Lo sollevai e stavolta si rannicchiò come una palla spaventata contro il mio petto.
«Ci sono dei freddi nel bosco?». La domanda mi era passata spontaneamente attraverso le labbra, dipingendo un'emozione improvvisa sul viso di Sarah che non riuscii a decifrare. La ragazza mi si avvicinò a passi lunghi e mi afferrò il braccio in un modo che non era né una costrizione né prendermi a braccetto. Dopo un paio di secondi di silenzio pesante, scoppiò a ridere:
«Chi ti ha raccontato quella vecchia storia?»
«La so» dissi a voce bassa, ma ferma
«Andiamo, non devi preoccuparti di queste vecchie sciocchezze!»
«Sbrigati a portarla via» ringhiò tra i denti Ayita, stupendomi.
Sarah annuì brevemente e iniziò a sospingermi con più forza, costringendomi ad andare più veloce «Torna alla macchina Belarda. Magari puoi passare un'altra volta, ci piacerebbe finire questa quest con Rihanna!» esclamò allegra la giovane, aggiustandosi una ciocca dietro l'orecchio con la mano libera.
La cosa che mi colpì era che a nessuno pareva strano che Dracula si comportasse quel modo, quasi che fosse giustificato. Volevano solo che mi allontanassi in fretta da lì.
Da quando lo avevo adottato il mio micio nero aveva reagito in quel modo solo davanti ad un tipo di creatura, e sembrava intimorito dalle Quileute... ma il tocco prepotente di Sarah sul mio braccio era fin troppo caldo e la pelle era morbida, seppure salda nella presa. Tutto il contrario di quella di Edward e della sua famiglia, e aveva la pelle scura, l'aspetto riposato e un odore normale.
No, la cosa di cui Dracula aveva paura era nel bosco, e le ragazze sapevano benissimo che sia Dracula che io avremmo fatto bene a temerlo.
Ma perché non loro?
Cercai di opporre improvvisamente resistenza e voltarmi indietro, ma Sarah continuò a trascinarmi con forza che non mi aspettavo, prendendomi anche per l'altro braccio per strattonarmi e guardare di nuovo in avanti.
Lanciai un urletto: mi aveva fatto male.
Cavolo, dovevo essere la persona più debole del mondo se tutti, dai morti viventi passando per Jessica, Angela e queste sconosciute erano tanto più forti di me.
«Scusa, scusa!» Esclamò Sarah, senza però fermarsi «Però non puoi guardare».
Eravamo quasi troppo lontane ormai.
«Cosa sta succedendo?» ripetei, cercando di impormi di fissarla negli occhi.
Sarah sembrò trovare uno strano umorismo nella nostra situazione che anche se capivo, non condividevo. Sorrideva mentre mi diceva, con franchezza: «Dai, lascia stare. Sono cose tra noi, e cose pericolose. Cosa te ne viene ad immischiarti? Se non vogliamo coinvolgerti un motivo c'è, ed è perché ci sei simpatica, e non vogliamo che accada nulla di male a te a nessuno. Lascia perdere e torna tranquilla a casa».
Presi un respiro profondo, e mi costrinsi a sostenere ancora lo sguardo divertito, e un po' preoccupato, della mia nuova amica.
«Mi fido di Dracula, fa così solo quando ci sono freddi in giro. Mi immischio perché non avete paura, e quindi sapete come sconfiggerli. E dato che ce n'è uno che mi perseguita e mi guarda dormire, mi piacerebbe tanto capire come fare a combatterli e non avere più paura».
Sarah mi guardò a bocca aperta.
Se mentre pensavo di dire quelle parole ero convinta di averci azzeccato sull'intera situazione ed essere una gran furbacchiona, appena finito di dirle mi chiesi se ero scema, pazza o chissà che a dire cose così a gente che non conoscevo.
Potevano essere coincidenze, poteva non entrarci niente con la mia situazione.
Buon Dio.
Dalla faccia di Sarah, sembrava proprio che avessi detto una gran cavolata.
«Scusa» Borbottai automaticamente, sentendomi davvero molto stupida.
Cercai di raccogliere Dracula da terra per seguirla in qualunque posto sicuro mi volesse portare, ma lei mi strinse una spalla con la mano e fece uno strano rumore con la lingua, che sembrava voler dire "aspetta un attimo". Aspettai, ovviamente.
Sarah deglutì
«Che vuoi dire?» mi domandò, seria
«Voglio dire... quello che ho detto» risposi, avvampando di imbarazzo
«Hai detto che c'è un freddo che ti guarda mentre dormi?»
«Si»
«Ti ha mai fatto del male?»
«Come?»
«Ti ho chiesto se ti ha mai fatto del male. In un qualunque modo».
Mi feci coraggio, tutto il coraggio che credevo di avere. Forse lei mi avrebbe potuta aiutare davvero, forse lei aveva una soluzione per tenere lontano Edward.
«Si» Risposi «Ha anche un ordine restrittivo»
«Come si chiama?» la domanda di Sarah era quasi aggressiva
«Ehm... Edward Cullen».
Qualcosa passò nel suo sguardo e un brivido la scosse da capo a piedi. Lo conosceva, conosceva Edward.
Sarah guardò in direzione delle compagne e lo feci anch'io. Era rimasta solo una di loro, la più giovane.
«OMAHA!» Gridò Sarah «I Cullen hanno rotto il patto! Va a dirlo alle altre!»
«COSA?!» Strillò Omaha, lanciando in aria le braccia «Che hanno fatto?»
«Hanno attaccato esseri umani. Hanno attaccato Bella»
«Questa è...» Omaha iniziò a tremare con violenza, riuscivo a vederla anche da lontano, e batteva i denti «... Questa è...»
«Omaha! VAI! VAI!» la incitò Sarah «Non qui, dillo alle altre».
Omaha si voltò con uno scatto e prese a correre verso la foresta, velocissima. Mentre correva, si toglieva i vestiti e cercava di appallottolarli alla meno peggio.
Che cosa diavolo stava succedendo? Bisognava essere nudi per affrontare i vampiri? Non aveva alcun senso.
«Vieni» Disse Sarah, sospingendomi delicatamente con una mano, mentre Dracula ci veniva dietro docile «Non abbiamo altra scelta se non proteggerti finché tutto questo non sarà finito»
«Tutto questo cosa?» domandai debolmente e la mia nuova amica non rispose.
Lei aveva le risposte, lei non aveva paura dei vampiri, solo una gran rabbia, e io volevo quelle risposte ma avevo paura di sembrare stupida e debole.
Camminammo attraverso il bosco. La luce chiazzava il sottobosco verde di grosse macchie oro.
Gli uccelli cantavano con grande passione quel giorno, ma si zittirono per un attimo subito dopo che si udì un potente ululato lontano, chissà se di cane o di lupo. O magari di coyote. C'erano i coyote da quelle parti? Probabile, visto che ogni tanto saltava fuori anche qualche orso.
Proseguimmo per qualche tempo in silenzio, con Sarah che si guardava intorno guardinga, con la mascella serrata, finché d'improvviso non sbottò
«Quei maledetti succhiasangue! Lo sapevamo tutte che non avrebbero mai mantenuto il patto. Ma niente, no! Dovevamo per forza rispettare una tregua imposta dai nostri antenati! Puah!»
«Di cosa stai parlando?» chiesi, riuscendo finalmente a mettermi in braccio Dracula, che si era calmato abbastanza
«Non lo sai?»
«No. No, altrimenti io... no» sentii la mia faccia riscaldarsi di nuovo
«È comprensibile. È un segreto e di certo il succhiasangue non te ne ha parlato, altrimenti sapeva che saremmo venuti a prendere a calci il suo fondoschiena»
«Qual'è il tuo trucco? V-voglio dire...» cercai le parole «... Io... Edward è fortissimo, più forte di un essere umano normale, sembra invulnerabile...»
«Se siamo in ballo balliamo» rispose lei «Anche noi abbiamo il nostro segreto»
«Che segreto?»
«Non so se posso dirtelo senza prima chiederlo al capo, ad ogni modo»
«Chi è il capo?»
«Ayita. Ovviamente. È la più grande di noi ed è la prima ad essersi trasformata»
«Trasformata in cosa?» scattai.
Lei serrò le labbra e tirò indietro la testa.
«Ormai l'hai detto» Incalzai
«Questo non dovevo dirlo» rispose lei, facendo l'imitazione ad Hagrid, il guardacaccia mezzogigante della serie di Harry Potter
«Andiamo! Puoi dirmelo!».
Lei guardò da un'altra parte e si rimise a camminare più velocemente, con le mani profondamente infilate nelle tasche. Sembrava delusa da sé stessa, dalla sua incapacità di tenere i segreti.
Dunque si erano trasformate. Ma in cosa? Anch'io potevo trasformarmi nella cosa che poteva tenere lontani i vampiri?
Dracula faceva le fusa: gli stropicciai la morbida testina, in mezzo alle orecchie, poi lui mi mordicchiò gentilmente l'indice, e fu allora che sbucammo nei pressi di una graziosa casetta circondata da una bassa recinzione di legno.
Il terreno muscoso era stato decorato con quelli che parevano piccoli totem di legno a forma di lupo, con alcuni particolari dipinti di blu, e c'era una carriola di metallo arrugginita appoggiata contro un angolo della casa.
Sarah si trasse di tasca una chiave e con quella aprì la porta con un po' di difficoltà.
«Dannata serratura vecchia» Imprecò sottovoce prima di riuscire finalmente a sentire il "clicclac" metallico che annunciava l'apertura.
Entrammo. All'interno la casetta era quasi più rustica che all'esterno, con un tavolaccio di legno grezzo e sedie di legno grezzo e mobiletti di legno grezzo, un divisorio di legno grezzo che separava la sala da pranzo dal cucinino con mobili di legno grezzo. C'era anche una piccolissima stanza da bagno, la cui porta era ovviamente fatta di legno grezzo.
«Wow, a qualcuno piace tanto lo stile rustico» Commentai.
A me, a me piaceva tanto lo stile rustico.
«Dai» Borbottò Sarah «L'abbiamo fatto con le nostre zampette, certo che non è roba raffinata di città...»
«Zampette?» la stuzzicai.
Inaspettatamente, vidi un rossore soffuso affiorargli sulle guance. Dovevo aver toccato un tasto dolente, o meglio, un tasto imbarazzante!
«Le cosa in cui vi trasformate hanno le zampe?» Incalzai
«Basta domande» tagliò corto lei, indicando una sedia «Mettiti lì. Adesso te le faccio io le domande».
Mi sedetti come mi aveva ordinato e Dracula balzò dalle mie braccia sul tavolo, dove si acciambellò continuando a fare le fusa.
Sarah posò una mano sul tavolo e si chinò verso di me con quello che forse voleva apparire un fare minaccioso, ma che sicuramente appariva come un... fare minaccioso.
«Allora» Disse «Dimmi di questo freddo. Come l'hai conosciuto, come è fatto, come ha iniziato a romperti le...»
«Si chiama Edward. Edward Cullen» iniziai «L'ho conosciuto a scuola. Va nella mia stessa classe...»
«Vampiri che vanno a scuola, tsk!» sputò lei, mettendosi a camminare avanti e indietro per la stanza, come una leonessa in gabbia.
«... All'inizio mi guardava male e basta. Era molto scortese, sgarbato. Il primo giorno mi ha trattata come se puzzassi o come se fosse furibondo con me. Poi sono successe tante cose. Gli ho salvato la vita e...»
«Hai salvato la vita ad un vampiro?» quasi strillò Sarah
«Non sapevo che fosse un vampiro» mi schermii «Pensavo che fosse solo un ragazzo un po' stupido e con qualche problema psichiatrico. Come potevo pensare che fosse un vampiro?»
«Come?»
«Beh, diceva cose senza senso e non si spostava quando...»
«No, intendo, come gli hai salvato la vita?»
«Eravamo nel cortile della scuola. Per terra era tutto ghiacciato, così un ragazzo ha perso il controllo della sua vettura e stava per schiantarsi su di me ed Edward e l'ho spinto via, salvandolo»
«Dubito che un camioncino che scivola possa uccidere un vampiro» commentò la ragazza, sprezzante «Ma sei stata molto coraggiosa lo stesso. Mettersi a rischio così per un vampiro... di sicuro poi te ne sei pentita»
«Certo»
«E dimmi, com'è la storia che ti spia mentre dormi?».
Gli raccontai tutto: di come Dracula fosse inquieto ogni notte, di come avessimo montato una telecamera dentro la mia stanza, di come avessimo poi parlato con la sua famiglia, dell'ordine restrittivo e della bruttissima avventura a Port Angeles in cui mi aveva rapita.
Sarah ascoltò tutta la storia muovendosi all'interno della stanza, nervosa, mangiucchiandosi le unghie e dando piccoli colpi con le nocche ai mobili: era come se stesse cercando di contenere a fatica una grande energia.
«Quel maledetto bastardo» Disse alla fine, quando smisi di raccontare «Non dovrai più preoccuparti di lui quando le mie amiche avranno finito di fare... la loro... cosa»
«Cos'è "la loro cosa"?».
Sarah sospirò e si sedette finalmente, abbandonandosi contro lo schienale della sedia.
«Senti, non ho nessun vincolo che mi impedisce di dirtelo» Iniziò «Ma non voglio guai. Perciò se le altre ragazze ti chiedono come l'hai saputo, digli che lo hai indovinato da sola e io non volevo dirti una balla, va bene?»
«Ehm... io non sono... proprio bravissima a mentire»
«Menti per me, dolcezza» disse lei, sporgendosi sul tavolo e guardandomi dritta negli occhi con un'intensità feroce «Non farmi finire nei pasticci»
«Scusa, Sarah, posso mentire per te, ma io... davvero non sono brava a mentire»
«Ho capito» si appoggiò di nuovo allo schienale «Vorrà dire che non dovrai mentire. Prova ad indovinarlo per davvero. Facciamo questo gioco, mentre le mie amiche finiscono il freddo nel bosco».
Mi illuminai
«Allora è per questo che sono scappate! Sono andate a uccidere un vampiro!»
«Dannazione!» Imprecò lei, dando un pugno al tavolo «Sono ancora meno brava di te a mentire!».
Iniziai a pensarci su. Cosa mi aveva detto Sarah? Si erano trasformate. Uccidevano i vampiri. Avevano le zampe. Chiusi gli occhi, cercando di riportare alla mente le leggende dei Quileute che conoscevo. Li riaprii.
«Posso fare le domande?»
«Prego. Vediamo quante ce ne metti per indovinarlo!»
«Siete dei licantropi?».
Sarah si impietrì, un'espressione completamente neutra sul volto. Poi, lentamente, un sorriso le allargò gli angoli della bocca ed espose i denti bianchissimi
«Porca paletta zozza» disse, lentissimamente «Si. Si, come hai indovinato?»
«Oh, è stato piuttosto semplice» dissi, rassettandomi i pantaloni
«Come?»
«Sono brava con il ragionamento deduttivo. A scuola sono una delle migliori...»
«COME?!»
«E va bene» iniziai ad elencare «Hai detto che vi siete trasformate e ho pensato subito a tutte le creature sovrannaturali che conosco che si trasformano. Eccetto per alcune divinità, l'unica cosa che mi è venuta in mente sono i licantropi. Hai infatti detto che avete le zampe e cos'ha le zampe? I licantropi. In realtà avreste potuto trasformarvi in un qualunque animale, ma qual'è la più famosa controparte sovrannaturale del vampiro?»
«Il licantropo» sussurrò lei
«Esatto. E poi conosco alcune cosette sui Quileute e se non sbaglio le vostre leggende dicono che discendete dai lupi»
«Si» confermò lei, con un filo di voce
«E prima abbiamo sentito un ululato lontano, nel bosco. Quindi cos'altro potevate essere, se non dei licantropi? Ah, e non è solo quello: quando le ragazze sono corse via, hanno iniziato a spogliarsi. Licantropi! Hanno bisogno di levarsi i vestiti, così non li rovinano quando li trasformano».
Calò un grande silenzio. Beh, forse non tanto grande, visto che si sentivano le fusa di Dracula.
«Sai cosa è incredibile?» Mi chiese Sarah
«Che i vampiri esistano» risposi «E che tu sia un licantropo»
«No. Beh, non solo»
«C'è di più incredibile?» domandai, vagamente allarmata
«Si. Che oggi è il primo giorno che ti incontriamo e che tu abbia già capito cosa siamo. Nessuno, nessuno, nessuno oltre a te lo sa»
«Sono sveglia»
«Non è solo questo... è che... sei fortunata. Non l'avresti mai scoperto se non fosse arrivato un vampiro nel bosco»
«Sono fortunata. E sveglia»
«Te lo concedo, ragazza umana» sbuffò lei, ma era divertita e sorrideva.
Anch'io le sorrisi: c'era qualcosa di stranamente rassicurante nel rimanere soli nel bosco insieme ad un gatto e ad una donna lupo.
Ci pensai meglio. Poi ci ripensai ancora. Battei le palpebre. Una donna lupo?
«È assurdo» Dissi, a voce un po' troppo alta
«Si, lo è» rispose Sarah, dandosi un colpetto sul petto con le dita
«Cioè... non mi stai prendendo in giro? Puoi... provarmelo?»
«Che sono un licantropo?»
«Si»
«Non penso. Cioè, dovrei aspettare il permesso del capobranco. Non posso andare in giro a trasformarmi per dare spettacolo»
«Giusto» ammisi.
Abbassai gli occhi e mi misi a tamburellare con le dita sulle mie cosce, praticamente senza produrre rumore. Licantropi. Donne-lupo che uccidevano i vampiri. Che avrebbero ucciso Edward.
Sperai con tutta me stessa che non mi stessero prendendo in giro, ma mi dissi che se abominazioni come i Cullen esistevano niente impediva che anche ragazze capaci di trasformarsi in lupi potessero esistere.
«Vuoi qualcosa da bere?» Mi chiese Sarah, spezzando il silenzio «Una birra? Una coca-cola?»
«Acqua ne avete?» domandai, speranzosa
«Certo».
Lei si alzò e trotterellò goffamente fino al cucinino, dove aprì uno stipo per estrarne un bottiglione di plastica. Mentre cercava i bicchieri, mi domandò «Allora, non hai paura?»
«Paura?» chiesi «Mi è parso di capire che voi siate contro i vampiri»
«Si, ma non pensi che possiamo, che so io, fare del male anche agli esseri umani?»
«Ehm... non ci ho pensato» scossi la testa «Ma non mi sembra il vostro caso. Siete gentili. E ce l'avete con i vampiri»
«Sei una che deduce le cose facilmente, vedo» mi mise davanti due bicchieri d'acqua
«Sono tutti e due per me?»
«Si, certo».
Nessuno mi aveva mai servito due bicchieri d'acqua. Chissà perché la cosa mi parve strana. Sarah si allontanò di nuovo e tirò fuori da un cassetto un posacenere, che lavò e poi riempì d'acqua, per servirlo infine al mio gatto.
Dracula aprì gli occhi (si era messo a fare un riposino), mosse i baffini e si alzò in piedi prima di mettersi a bere avidamente.
Sarah si risedette di fronte a me, sorseggiando una coca cola dalla lattina
«Allora...»
«Si?»
«Sicura, neanche un briciolo di paura?»
«È importante? Se vuoi puoi provare a spaventarmi».
Lei rise forte
«Accidenti, sei forte tu. Mi avevano detto di non raccontare agli esseri umani questa storia dei licantropi perché danno di matto, ma tu la stai, sai, gestendo bene»
«Conoscevo i vampiri da prima. Ho già avuto abbastanza paura quando ho scoperto di loro, i licantropi non possono essere peggio»
«No, hai ragione» prese un altro sorso «I licantropi non possono essere peggio dei vampiri. Niente può essere peggio di loro»
«Cosa sono?»
«I licantropi o i vampiri?»
«I vampiri»
«Vampiri, no?»
«Cioè, intendo... da dove vengono. Come sono fatti. Sono completamente diversi da quelli delle leggende che conosciamo, possono uscire alla luce del giorno e non hanno i denti lunghi e tutte quelle cose da vampiro. Pensavo che tu ne sapessi qualcosa e sono certa che queste cose me le puoi dire, giusto per non farmi brancolare nel buio. Ho paura di loro»
«E ne hai ragione» Sarah posò la lattina, ormai vuota, sul tavolo «Fammi tutte le domande che vuoi. Sono preparatissima».
Lei sapeva cos'erano i vampiri. Come si sconfiggono. Lei sapeva sapeva sapeva...
Piena di emozione, mi sistemai meglio sulla sedia, poggiai gli avambracci sul tavolo e feci la prima domanda.
«Sono davvero vampiri?»
«Da quel che ne sappiamo, si» Rispose lei «Si nutrono di sangue umano e il loro cuore non batte. Sono autentici. Sono non-morti. Però potrebbero non essere gli unici tipi di vampiri esistenti e per non sbagliare noi li chiamiamo i freddi. Il perché lo sai»
«Certo. Allora, sono creature magiche? Voglio dire, è la magia che li tiene in vita o qualcos'altro»
«Qualcos'altro?»
«Si, per esempio strane colonie batteriche o qualche altro fenomeno naturale»
«La magia è naturale» mi rivelò lei, con un gran sorriso «Ma capisco perfettamente cosa intendi. Si, sono creature magiche. E si, hanno strane colonie batteriche dentro. Sono un mix di cose, tutti ingarbugliati, e sono velenosi»
«Velenosi? Cioè, se ti mordono ti avvelenano?»
«Anche. Ma ti passano pure i loro batteri. Batteri e veleno, così soffri orribilmente mentre ti trasformi in uno di loro».
Quell'idea mi fece rabbrividire, sentii un gelo letterale sulla pelle. Se Edward mi avesse morsa, avrei sofferto orribilmente e poi sarei diventata una di loro. Era un'idea a dir poco terrificante e fino ad ora non avevo neanche osato sfiorarla, non avevo voluto pensare all'eventualità che fossero contagiosi.
«Che c'è?» Mi domandò la ragazza-lupo, preoccupata «Sembra che tu abbia visto un fantasma»
«No, pensavo... se Edward dovesse mordermi... se un freddo qualunque dovesse mordermi... diventerei una di loro? Basta un solo morso?»
«Un solo morso» confermò lei «Sono così putrescenti e pieni di veleno che basta un solo morsetto a contagiare un'altra persona»
«E allora come mai non ci sono tanti vampiri in giro?»
«Perché» fece un sorrisetto lugubre «Quando mordono qualcuno la fame è tale che devono ucciderlo e prosciugarlo. E se ti uccidono di sicuro non puoi trasformarti. È molto raro che riescano a mordere qualcuno e basta, ecco perché sono così pochi»
«Ma i Cullen sono un'intera famiglia»
«Famiglia! Non sono una famiglia. Sono solo un gruppo di succhiasangue che per proteggersi dagli attacchi degli altri succhiasangue si sono messi a fare branco. I freddi non hanno concetti come "famiglia" e non provano amore»
«Io credo che Edward abbia una cotta per me» protestai debolmente
«Ma diresti che è amore?»
«Io... no»
«E perché no?»
«Perché è ovvio che mi vuole e basta, chissà perché»
«Già. I freddi sono creature orribili, con una violenta smania di possesso. Sono gelosi, invidiosi, infingardi, possessivi oltre il criminale. Ma non possono amare come noi»
«Giusto. Sono orribili» bevvi quasi tutto d'un fiato il primo bicchiere d'acqua «Orribili. Allora perché creano altri vampiri?»
«Per fare branco, te l'ho detto. I succhiasangue si fanno le faide tra loro e sanno di essere prede facili se rimangono da soli. Sono sempre in guerra con tutti e si ammazzano un giorno si e l'altro pure»
«Si ammazzano tra loro?»
«Si. Continuamente»
«Fra i Cullen ce n'è uno che è un dottore. Voglio dire, come fa a resistere all'odore del sangue?»
«È naturalmente più docile degli altri. È stato lui a creare tutta la famiglia, perché manca di aggressività e capacità di combattere ed è capace di staccarsi da una preda. È un rammollito ed è per questo che ha deciso di crearsi un branco tutto suo. Cioè... non si chiamano branchi, quelli sono per gli animali e per noi licantropi... loro si chiamano...» strinse gli occhi, nel tentativo di ricordare la parola corretta «...Clan. Si chiamano clan»
«Quindi ci sono clan di vampiri che si fanno la guerra»
«Si»
«E voi cosa c'entrate?»
«I Cullen promisero di non fare mai del male ad un essere umano. Lo promisero ai nostri antenati, i nostri nonni, e in cambio i licantropi promisero di non ucciderli. Tutto qui. Ma se hanno rotto il patto e hanno iniziato a fare i deficienti...» Sarah afferrò la lattina di coca-cola e me la mostrò.
Era una normalissima lattina di alluminio e mi chiesi perché me la stesse facendo vedere finché lei non la accartocciò usando solo il pollice e l'indice e poi prese a modellarla fra le dita finché non la ridusse a un cubettino irregolare. Il rumore metallico e stridente disturbò Dracula, che miagolò e si scrollò come un cane bagnato.
«Impressionante» Dissi
«E sono ancora in forma umana» lei mi fece l'occhiolino «Quando siamo trasformate, i freddi non hanno scampo».
Ero curiosissima riguardo alla loro trasformazione, ma sapevo di non poterglielo domandare finché non fosse arrivata anche Ayita. Diventavano come i licantropi della televisione, mostri antropomorfi capaci di correre su due e sue quattro zampe, oppure somigliavano a veri lupi? Magari un mix delle due. Oppure qualcosa di ancora diverso.
«Tutti i vampiri possono leggere nel pensiero?» Domandai.
Sarah mi guardò allibita, lasciando cadere il cubetto di metallo
«Cosa?!»
«Lo so, forse è una domanda stupida...»
«No, no, aspetta. Ci sono vampiri che leggono nel pensiero?»
«Beh, Edward può»
«EDWARD PUÒ LEGGERE NEL PENSIERO?!»
«Si. Si, lui può leggere nella mente delle persone intorno a lui. Mi ha anche spiegato come funziona»
«Dannazione!» imprecò lei «Non lo sapevamo! Però è ottimo averti incontrata, sai? Una coincidenza stranissima. Però ora sappiamo che Eddie legge nel pensiero. Che orrore»
«Già» scrollai le spalle «Ma non nel mio. Sono l'unica persona al mondo di cui lui non riesce a leggere la mente»
«Sei seria?»
«Serissima»
«Allora, per favore, adesso lascia che ti faccia io qualche domanda...».
Attraverso quello che parve un interminabile botta e risposta, le raccontai tutto quello che sapevo riguardo al potere di Edward e, più nel dettaglio, della relazione che intercorreva fra me e lui, dei nostri scambi di battute più importanti e del suo strano carattere.
«Molto bene» Disse Sarah «Ci sarai utilissima. Lo prenderemo, quel bastardo. Lo prenderemo e lo daremo alle fiamme».
Non aveva finito di parlare che qualcuno aprì la porta. Erano Aida, Omaha e Lara e ciascuna di loro reggeva un sacco di iuta con dentro delle cose che si muovevano. Cose che sembravano pezzi di esseri umani, a giudicare da come una mano artigliava l'interno del sacco di Lara.
«Che ci fai lei qui?» Domandò Omaha, cercando di nascondere dietro di sé il sacco che si contorceva
«Tranquille» rispose Sarah «Sa dei vampiri, mi sta aiutando. Ha informazioni importantissime, per esempio mi ha detto che il succhiasangue Edward può leggere nel pensiero».
Sui volti di tutte e tre le ragazze passò un'espressione al limite dello shock.
«Leggere nel pensiero? Che?!» Fece Aida, sbattendo sul pavimento il suo sacco senza però lasciarlo «Sul serio?»
«Sul serio»
«Ma lei non dovrebbe essere qui» ingiunse Lara, arrabbiata «Dovevi portarla a casa»
«Sa che siamo licantropi» spiegò Sarah «L'ha indovinato».
Tutte e tre le ragazze con i sacchi mi guardarono. Mi strinse nelle spalle
«Non potevate essere nient'altro» dissi «L'ho indovinato. Conosco bene i vampiri».
Omaha sospirò, mentre l'espressione di Lara si ingentilì
«Comunque è pericoloso» disse «E...»
«Piuttosto» la interruppe Sarah, alzandosi in piedi «Come mai avete portato qui il vampiro fatto a pezzi?»
«Volevamo capire se era quello che inseguiva la ragazza» spiegò Aida «Se era... coso... Edmund...»
«Edward» la corressi automaticamente
«Eh, Edward».
Mi alzai anch'io e mi avvicinai ai sacchi. Quelli continuavano a muoversi e ad emettere uno strano rumore pietroso, come di sassi leggeri che rotolavano gli uni sugli altri.
«Mi ha raccontato di Edward» Disse Sarah «È un cavolo di stalker. E se ho capito bene come funziona, questo dev'essere lui che ha cercato di raggiungere Belarda per rapirla di nuovo o qualcosa del genere».
Fu allora che dalla porta spuntò anche Ayita. Non la riconobbi immediatamente come la ragazza che ci aveva fatto da dungeon master, forse perché la sua testa era ricoperta di pelo e aveva due orecchie a punta.
Quando mi vide si sorprese, ma non cercò di indietreggiare. Ormai l'avevo vista e lei sapeva che non poteva fare niente per cancellare quella memoria.
La testa di Ayita era quella di un lupo, ma in scala gigante, più lunga del mio busto, con grandi orecchie erette. Il suo pelo nero, striato da una singola striscia bianca che scendeva dal mento alla pancia, era lungo come quello di un samoiedo, ma arruffato, e formava una splendida criniera.
Era una lupa in tutte le proporzioni, tranne la taglia: era alta come un cavallo e questo la rendeva terribile, meravigliosa, spaventosa. Avevo brividi in tutto il corpo.
Eppure sapevo che era Ayita dai suoi occhi, scuri e incredibilmente intelligenti, che mi fissavano.
«Beh» Disse Sarah, in tono finto-scocciato «Ormai l'hai vista. Sei dei nostri, hurray. Ma dì qualcosa a qualcuno e il grande lupo cattivo verrà a mangiarti!».
La ignorai. Non lo feci apposta, ad ignorarla, era solo che non si poteva stare ad ascoltare qualcuno quando sulla soglia c'era un lupo alto come un cavallo.
«Non avere paura» Disse Omaha «Noi proteggiamo gli esseri umani, non facciamo mai loro del male. Non ascoltare quello che dice Sarah».
Ayita si leccò le labbra nere e mi venne incontro, sfiorando il tetto con le orecchie. Dracula miagolò e indietreggiò sul tavolo, fino ad arrivare sul bordo, e lì si fermò come un coniglio sorpreso dai fari di un'automobile.
Mi si avvicinò così tanto, quel lupo gigante, che potevo sentire l'odore caldo della sua pelliccia, che mi calmava e rassicurava. Sapeva di legno di pino e di pelo di cane, di pelle e cuoio ed era come un fuoco nel cuore della foresta.
Mi guardò negli occhi e mi calmai del tutto, smettendo di rabbrividire.
Volevo toccare quello splendido pelo lungo, aveva l'aria di essere soffice come quello di un coniglietto, ma non volevo mancare di rispetto a quella nobile, immensa creatura.
Sarah rise, incrociando le braccia
«Stai cercando di spaventarla?»
«No, va bene» mi intromisi «Sto benissimo. Capisco che non vuole farmi del male. Io... adoro i cani» mi corressi immediatamente «E i lupi. I lupi ovviamente!».
Le ragazze risero ed io arrossii un pochino.
Ayita si allontanò da me per quanto potesse permetterlo la piccola stanza (che con lei dentro sembrava davvero striminzita) e si accoccolò in un angolo, tenendo gli occhi fissi su di noi, con le zampe muscolose allungate di fronte a sé. Aveva unghie che sembravano coltelli di selce.
«Allora dicci» Disse Lara «Il coso che abbiamo qui è il tuo succhiasangue?» e detto questo aprì il sacco per farmici sbirciare dentro.
Mi avvicinai con cautela, non proprio desiderosa di vedere un mostro smembrato: all'interno vidi un pezzo di braccio, un pezzettino di busto con tanto di costole che sporgevano, un piede mozzato all'altezza della caviglia e la testa del vampiro che agitava silenziosamente la bocca mandando maledizioni. Non c'era neppure una goccia di sangue e per qualche motivo la vista di pezzi di corpo strappati che si agitavano non mi diede affatto la nausea, lasciandomi libera di analizzarne le fattezze senza impressionarmi. Sembravano pezzi finti, giocattoli per Halloween o sculture neanche troppo realistiche di un artista un po' macabro.
Sollevai un sopracciglio, tirando un po' il lembo del sacco per guardare meglio
«Non è Edward» dissi «Edward non è nero».

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Note degli autori: Nella storia originale non ci sono licantropi donna. O meglio, ce n'è una ed è vista come anomala... ma questa è la nostra storia. E qui c'è un motivo ben preciso per cui il branco di ragazzi (che a questo punto della storia non esiste ancora) non conosce quello di ragazze. Le cose si complicano, ma sono anche molto più divertenti adesso! E basta con 'sto sessismo che solo i maschi possono fare i lupi... che è, le donne non possono avere i peli? XD
Speriamo che il nostro branco "alternativo" vi piacerà, anche perché l'azione è alle porte!




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 Aggiorneremo la storia su questo blog un pò più lentamente che su wattpad, quindi se avete la app di wattpad, oppure vi piace leggere direttamente da quel sito, continuate a leggere la storia da qui

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