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venerdì 27 marzo 2026

Recensione - Strani Disegni (Uketsu)

Bentornati, germoglietti adorati! Anche stavolta vi portiamo una recensione su un libro illustrato... stranamente. 

Il titolo originale è Hennae, reso con il corrispettivo delle parole "strani disegni" in praticamente tutte le lingue in cui è stato tradotto, e per qualche motivo questa cosa è diventata una specie di meme tra noi. Dire "strani disegni" puntando roba a caso è stata per almeno una settimana una consuetudine che, per motivi oscuri, abbiamo fatto come se fosse il massimo della comicità. Comunque questi disegni bizzarri sono stati tracciati dalla stessa mano che ha scritto il libro e, sebbene non siano complessi o colorati, racchiudono qualcosa di prezioso: la chiave di un mistero.

Strani Disegni è un libro approdato in Italia da poco nel momento in cui viene scritta questa recensione, solo nel 2025, qualche anno dopo la sua pubblicazione in patria e il suo assoluto boom di popolarità. Si sente spesso di libri ignorati nella terra d'origine che si riscattano con l'amore di altri paesi: qui no, questo libro il Giappone se l'è stretto al petto e l'ha riempito di bacini.

Lo scrittore Uketsu 
(Immagine da electricsarchive) 
Quanto all'impressione che farà a voi leggendolo, che è quella che conta di più, possiamo dirvi che o vi piacerà o lo troverete un libretto da niente: pare che la maggior parte di chi lo ha letto abbia finito per schierarsi nettamente in una o nell'altra fazione. Iniziamo a parlarvene un po', sarete voi a farci sapere se vi è piaciuto oppure no!

Facendo qualche ricerca per questa recensione, tra l'altro, abbiamo scoperto che questo libro lo ha scritto uno youtuber giapponese! Che com'è fatto non si sa, visto che per le sue apparizioni pubbliche indossa sempre una maschera di cartapesta bianca, che pare una presa della corrente che assomiglia ad un volto umano per pura pareidolia. Insomma, Uketsu ama il mistero, e se non per il suo stile di video making, lo si può comunque capire dalla...

 

1. Strana trama 

Un'insegnante di psicologia mostra il disegno di un'assassina alla classe, raccontandolo come se fosse la porta per la psiche di lei. L'assassina è stata definita "soggetto con ampie possibilità di recupero", perché mostra grande tenerezza verso le creature più indifese. E ha sei anni.

Due studenti iniziano ad indagare su un blog personale, Il Diario del Cuore di Ren, illustrato dalla moglie dello scrittore. C'è qualcosa che ha attirato l'attenzione di entrambi. Gli studenti sono entrambi parte del club dell'occulto.

Un giovane giornalista vuole scoprire chi è il responsabile della tragedia successa al suo insegnate d'arte, assassinato misteriosamente mentre ascendeva un monte. Dopo anni, quell'omicidio non è ancora vicino ad una risoluzione.

Una donna che vive sola con il suo bambino inizia a sentirsi pedinata da una figura oscura, un uomo che continua a seguire lei e lui, in silenzio, fin dentro il condominio in cui vivono.

Tutte queste storie sono la stessa storia.

 

Normalmente ci sbizzarriamo di più nel raccontarvi la trama, entriamo nei particolari, tratteggiamo i nostri ritratti sui personaggi e commentiamo questa o quella scena, ma in questo caso è davvero difficile provare a darvi un po' più delle premesse senza servirvi anche un piatto caldo di spoiler: lo svolgimento della narrazione è in sé parte della risoluzione del mistero, sapere queste cose in anteprima guasta l'esperienza di leggersi Strani Disegni per la prima volta.

Quindi, per stavolta, faremo i vaghi. È un libro corale in cui succedono degli omicidi. In Giappone. Quando la gente sente di stare per morire, invece di salvarsi la vita o cedere ad una reazione naturale, fa un disegnetto. Ci sono dei bento box.

2. La strana copertina

Noi lo abbiamo letto con la copertina italiana classica, che è una delle più semplici di tutte le edizioni proposte, ma forse proprio per questo funziona particolarmente bene nel suscitare curiosità! Titolo dislessico verde neon, nome dell'autore, bimba a colori invertiti, buio profondo, lo struzzo col chiodo dell'Einaudi che invade discretamente il campo da sinistra (a ben vedere l' elemento più inquietante della copertina). La bimba con capelli di gesso e una frangetta tagliata con cura e amore per avere ogni ciocca di lunghezza diversa (non solo sotto ma anche sopra) si affaccia dal bordo inferiore, ci guarda. Noi la indichiamo e le diciamo "strani disegni!".

Tutto sommato, beh, una bella copertina! Punti bonus all'Italia perché siamo gli unici tra i paesi con alfabeto latino ad aver giocato un po' con il carattere del testo per farli sembrare più bizzarri. Forse pure gli unici.


Strani Disegni ha ricevuto anche una gran quantità di copertine che fanno collage delle illustrazioni interne al libro, in grandi quadrati e rettangoli. È una specie di corrente artistica. Strane Copertine. Così facendo sacrificano un po' l'impressione di mistero minimaliste che a noi in Italia ha ispirato tanto, ma ottengono in cambio un'estetica da "fatto con un editor di internet presto presto" che rimane comunque visivamente vispa e interessante.

Queste copertine Canvacore sono accomunate dall'usare il disegno della donna in piedi, darle capelli tutti sfibrati da scappata dal manicomio criminale di Arkham (ma cancellarle la faccia), e amare il verde: ve ne facciamo vedere quattro di fila, e quella inglese della Harper ve la lasciamo per ultima perché è la più brutta, così potete goderne appieno.

👆 Imàgenes extrañas!!! (anche se hanno messo un'immagine sola...
ma comunque extraña!)

 
Opuscoletto su come fare disegni tutto sommato normali,
esce per sbaglio in allegato col Corriere della Sera 

Carina l'idea dei pezzi di puzzle, brava Thailandia! 
Fa anche un po' sorridere che non ne hanno messo uno che 
si possa incastrare con gli altri. E vabbé, è il mistero.

 

Notarsi il tipo in fondo a destra che pare il disegno più strano ma 
è la foto dell'autore. Picco di design con i rettangoli tutti dritti ma mezzi disallineati, il font scelto a caso, la freccetta rossa che pare quella 
che ti dice dov'è il sopra sulle scatole di cartone. 
La Harper opta per un gusto retrò atmycousin glielo faccio fare, semplice e leggibile.
 

Ci sono ancora altre variazioni e probabilmente molte altre ne spunteranno col tempo, ma per concludere in bellezza vi mostriamo solo le ultime tre: 

  •  Il Bentō del Destino (uno infame)

Amo il pranzetto fatto coi miei ingredienti preferiti! 🥰 
#Polpo colante #Pesciolino marrone #Informazioni editoriali 
Se ti chiedi perché il sangue cola verso il basso ma il cibo 
rimane al suo posto, è perchè la presentazione è metà del gusto, 
quindi li ho incollati su un fianco!


Una copertina che ci farà da ponte tra i collage verde-tinti e quelle che si discostano! Il verde c'è e fa un gradevolissimo contrasto col rosso, i rettangoli sono lì, sì, ma con un twist: la copertina richiama un bentō, un contenitore comune in Giappone in cui si serve un pasto completo con tante piccole porzioni di cibi diversi. È rilevante per la storia e carino a vedersi, una delle copertine più belle insieme a quella italiana!

  • La Retrospettiva 

 

A questa copertina mancano tutti gli elementi grafici che sono stati scelti per rappresentare il libro in (quasi) ogni altra occasione, e pare pure generica. L'uccellino, i fiorellini, la faccia di una signora. È una copertina che purtroppo non abbiamo visto prima di finire Strani Disegni, perché sarebbe stato interessante poter fare un confronto, un prima e dopo: nel dopo possiamo dirvi che in realtà, per la storia, questa copertina ha moltissimo senso.

  • La matita non si applica così  

Concludiamo con la copertina indonesiana che non si sbilancia sulla trama, si limita a mettere ansia puntando dove non deve un matitone rosso. Meno specifica di altre, si tiene sulle sue, ma si fa notare.

Come detto, ce ne sono e ce ne saranno altre degne di nota, ma noi ora abbiamo voglia, germoglietti cari, di raccontarvi il resto e finire questa recensione: però se c'è qualche altra Strana Copertina che ha catturato la vostra attenzione, che sia per infamia o lode, fateci sapere!
 

3. Cosa ci è piaciuto?

Il libro è molto scorrevole, anche grazie al lavoro di traduzione di Stefano Lo Cigno, non ci si perde mai durante la narrazione, i tasselli del puzzle si incastrano in maniera intrigante e ogni volta che la storia dà una nuova briciola da seguire lo fai volentieri; si fa leggere velocemente, noi lo abbiamo finito in pochissimo tempo.

È così carino e scorrevole, infatti, che anche quando c'è da sospendere la propria incredulità per seguire lo sviluppo delle vicende lo si può fare senza troppi problemi.

Le vicende non comuni che avvengono nel libro succedono sempre in contesti molto comuni, così il libro trasmette a chi legge il brivido di immedesimarsi, di poter a sua volta imbattersi in stranezze leggendo un simpatico blog trovato per caso o nelle chiacchiere scambiate con la vicina. Nonostante questo e per quanto contenga scene di violenza esplicita, a noi Strani disegni non è risultato mai particolarmente pesante da leggere (che forse non era intenzione dell'autore, visto che tecnicamente è un thriller e succedono brutte cose ai personaggi, però, boh, a noi non è dispiaciuto che si mantenesse leggerino).

Altra cosa che ci è piaciuta è che il personaggio più violento del libro è una persona che non rientra nello stereotipo del killer, insieme al fatto che i suoi pensieri e motivazioni vengono poi esplorati con abbastanza attenzione. 

4. Cosa non ci è piaciuto?

Strani Disegni ti chiede... abbastanza spesso di sospendere la tua incredulità.

C'è più di un momento cardine, una soluzione di mistero, che si basa su fatti che sono o implausibili o descritti come se fossero l'unica strada percorribile, quando le possibilità che le cose siano andate in quello specifico modo sono solo una delle pieghe che potevano prendere. E neanche la più probabile.

È come esplorare un paese straniero senza mai scendere dal treno, e, anche se ti godi la vista dai finestrini, un po' vorresti sbirciare lontano da quello che ti mostra solo il percorso sui binari.

Chiedendoti di sospendere la tua incredulità, ti lascia ovviamente a dover assorbire le regole e deduzioni arbitrarie che fanno progredire la trama, spesso raccontandoti la storia piuttosto che incoraggiare chi legge a fare da detective. 

Cioè, ci sono parecchi dialoghi che sono più o meno così (ma senza reali riferimenti a eventi del libro per evitarvi spoiler):
«Ho sentito dire che la signora Hosomaki ha mangiato delle noccioline durante la pausa pranzo»
«Ðavvero? Nella pausa pranzo? Ma è alle cinque. Chi mangerebbe noccioline alle cinque? Io trovo che la signora Hosomaki abbia un comportamento molto strano»
«In effetti...»
«E poi la signora è anziana ormai... Mangiare le noccioline è molto giovanile...»
«Che lo abbia fatto per sentire di essere giovane?»
«Non sta bene. Eppure deve essere così...»
«No, qualcosa non mi torna. La signora Hosomaki è normale in tutti i suoi comportamenti tranne questo. Deve aver mangiato le noccioline alle cinque perché sapeva che tutti avremmo notato un comportamento così strano, forse perché tutti pensassimo a lei e non notassimo quello che facevano le persone che le erano intorno. Deve averlo fatto per proteggere la sua famiglia, a costo di farsi percepire come una vecchia giovanile. Controlliamo il figlio: ora l'indiziato è lui»
«Tutto torna...».

I personaggi sono ben distinti tra loro, ma complessivamente piuttosto piatti: le loro conversazioni risultano raramente brillanti, anche mentre spiegano punti salienti di misteri che sono teoricamente intricati e difficili da sbrogliare, anche mentre arrivano a soluzioni che dovrebbero tecnicamente dipingerli come percettivi e intelligentissimi, riescono comunque a sembrare degli ingenui. Tra loro solo un personaggio, quello che lega tutte le vicende tra loro, riceve un po' più di carne sul suo scheletro narrativo, ma non riesce a svincolarsi del tutto da questo trattamento.

Oh, e poi il professore d'arte, il signor Miura Yoshikaru. Lui è una voce a sè sulla lista di cose che non piacciono. Più ne parlano più sembra una persona terribile, capace (e in alcuni casi colpevole) di fare del male a chi gli sta vicino; è probabilmente l'intenzione dell'autore stesso non farne un personaggio che ispira affetto nel prossimo, visto che metà del cast è sospettato di averlo ucciso perché non lo sopportavano proprio, ma gli occhi da cui lo vediamo più spesso sono quelli di un suo allievo devoto che ne parla come se fosse un genio illuminato e meraviglioso... la parte con il professor Miura è stata per noi una delle più deboli, perché la presenza del personaggio complesso di cui sopra, quello che lega insieme le vicende del libro, è limitata ad una delle scene finali (che infatti è il pezzo più bello e adrenalinico di tutto il segmento), e invece ci dobbiamo sorbire tutti questi ragionamenti su un professore d'arte antipatico. 

Lo strano voto complessivo: 65 su 100. Complimenti, alla fine hai passato il test, libro bello! Festeggeremo chiedendo alle nostre artiste un disegno che non si capisce se non lo giri a 180 gradi e reciti un Rickroll come una preghiera saltando su un piede solo, ma poi ti svela dove è nascosta la rara carta full art di Magikarp. nomɘʞoꟼ iɘb ɘɈɿɒɔ ib oɈɈɘʜɔɔɒq nυ nI

A chi lo consigliamo: A chi trova soddisfacente provare a risolvere i misteri o vederli risolti ad altri (se siete fan della serie televisiva di Sherlock potrebbe piacervi!), a chi è pronta/o a prendere in mano questo libro permettendogli di giocare un po' senza prenderlo sul serio su tutto, a chi preferisce la storia ai personaggi che la abitano.

Oh, e se questo modo di raccontare le storie vi piace e vi convince ma vorreste anche spaziare su media diversi, Uketsu ha scritto anche un manga! Si chiama La Strana Casa (Uketsu morirebbe prima di scrivere cose che non sono strane), lo stile di disegno è molto carino, dategli un'occhiata se scopire che Strani Disegni vi è piaciuto! 

 

E insomma, che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto? Siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).

Nota: in tanti si limitano a dirci solo il titolo del libro da recensire (o addirittura scriverne un sacco in fila), e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".


Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

giovedì 22 gennaio 2026

Recensione - Le Vite dei Santi (Leigh Bardugo)

Ave o Germoglietti, le nostre Recensioni Spinose vi accolgono nuovamente, a braccia aperte come saguari!
Che storie visiteremo oggi col cuore e la mente? Quali racconti narreremo, osservandoli con occhietti meravigliati e giudiconi?
Perché sí, stiamo parlando di racconti multipli e non di una singola storia, e per la precisione di una collezione illustrata da centoventuno pagine, raccolta dentro lo scrigno rosso e oro della bella copertina che ce lo presenta: il libro è “Le Vite dei Santi”, della scrittrice Leigh Bardugo.

Bardugo è una scrittrice apprezzatissima, diventata famosa grazie ai vari romanzi che ha scritto per il suo mondo narrativo, conosciuto con il nome collettivo di “Grishaverse”.

Chtulhu disegnato da Lovecraft. 
Aspetta di leggere il Necronomicon come
 un bravo bambino, ma non può 
perché il Necronomicon non esiste. 
Una chicca creativa su questo bel volumetto è che per un certo tempo è stato catalogabile come pseudobiblion, cioè un libro che viene citato come reale in altre opere ma non esiste: come Il Necronomicon, che appare in diversi racconti di Lovecraft ma esiste solo nella finzione delle sue storie. Allo stesso modo, Le Vite dei Santi è dapprima apparso nel Grishaverse come il testo fittizio Istorii Sankt’ya, e solo in seguito è uscito dal suo status di pseudobiblion per diventare un bambino vero.
Che figata, che chi scrive può materializzare nel mondo reale interi libri e storie che esistono solo nei mondi che ha creato! È come portare un altro pezzetto ancora di quel mondo nella vita vera.
Beh, ora che sapete cos’è uno pseudobiblion (o che ci state pensando di nuovo, se li conoscevate già!), pensate a quanti libri esistono solo dentro altri libri e a quanti ne conoscete! Quali vi vengono in mente?

Ma shhh, un momento di attenzione. Giungete le mani in preghiera, germoglietti: è ora di studiare i Santi e conoscerne vita, morte, miracoli, e soprattutto, la…


1. La trama


Albertina era una giovane ragazza giudiziosa. La carestia o forse la guerra o forse un parente fastidioso si stavano avvicinando a casa sua e la loro avanzata sembrava inarrestabile.
Nella sua strada vivevano due vecchie che sapevano tutto grazie al loro talento, spiare, e diedero ad Albertina dei consigli su come liberarsi di quel male. I loro consigli erano stupidissimi e Albertina ringrazió e non li seguí.
Piuttosto si inginocchiò sotto il grande sicomoro che stava all’entrata del paese e pensó fortissimo ai Santi, non tanto per chieder loro qualcosa, ma anche solo perché concentrarsi sulla loro pia idea la aiutava a non badare ai consigli stupidissimi.
Mentre l’alba tingeva di rosso e oro le nuvole sopra il villaggio, una voragine si aprí nel terreno, arrestando l’avanzata del male o gli invasori o il parente, ed Albertina e il paese furono salvi.
Alle vecchie non piacque che Albertina fosse stata giudiziosa e devota invece di seguire i loro stupidi consigli, così le tirarono una pietra e lei morì.
Sankta Albertina è la santa patrona dei giovani incompresi e dei tiri fortunati.

Questa non è la trama del libro, o di nessuno dei racconti contenuti nella raccolta. È una Cactus original. Però vi fa un esempio buffo di come si svolgono le storie all’interno, con il grottesco realismo magico che contraddistingue le storie di santi, dalla ben più popolare Santa Lucia che si cava gli occhi ai meno conosciuti Santi Sisinnio, Martirio (che nome iellato, comunque) e Alessandro che vennero aggrediti e uccisi in Anaunia.

Questo libro, più che una trama, ha un filo conduttore. Il titolo indurrebbe a pensare che il fil rouge sia la narrazione delle vite dei santi (cosa che vale anche per l’inglese, essendo il titolo originale The Lives of Saints), peraltro vero nella maggior parte delle storie… ma non in tutte.
Quello che pare essere il vero focus è non tanto una biografia ordinata, quanto invece il glorioso, luminoso momento della manifestazione dei loro poteri.
Ogni storia tocca un punto di disperazione, una bruttura causata, di solito, da altri esseri umani, che fa scattare l’intervento divino dei poteri della Santa o il Santo che dà il nome alla storia; a volte coincide con il personaggio protagonista, a volte è solo la/il ricevente di un’invocazione da una persona pia, devota al culto dei Santi.

2. La copertina 
 
Quella "classica", che è quella con cui noi abbiamo letto il libro, è a nostro avviso molto riuscita: bella a vedersi e riconoscibile a colpo d'occhio. Memorabile, insomma.
 

Dal vivo fa anche un po' esperienza sensoriale, perchè la copertina rigida ha tutta una tessitura che potete intuire anche nell'immagine di cui sopra.

Che vi colpisca o vi lasci indifferenti, sembrava anche che fosse l'unica copertina che avessero mai fatto per il libro, cambiando solo la lingua del titolo da un Paese all'altro: The Lives of Saints, Die Leben der Heiligen, As Vidos dos Santos...
Ma non lo è.
Il cirillico aveva altre opinioni.
 
Santa Lucia ha perso gli occhi, ma io ho la tostaggine e li faccio perdere a voi. Tiè, Colpo del Sole!

Questa è l'edizione russa del 2020, che riprende una delle illustrazioni che troverete dentro al libro; un'edizione che non ha paura di riempire gli spazi vuoti, una copertina con più arte, più cornici (e tutte diverse), più contrasti, più alfabeti (lo vedete, quel piccolo "New York Times" in basso a destra?). Una variazione che non ci aspettavamo di trovare vista la sobrietà della copertina principale, ma nient'affatto sgradita: a nostro avviso, questo libro non ha copertine brutte, e questa sembra una vecchia raccolta di favole di una terra lontana.   
 

3. Cosa ci è piaciuto?
Uno dei punti forti del libro sono proprio le illustrazioni. Ogni storia ne ha una, tutte a colori e a pagina intera, dalla mano di Daniel J. Zollinger, che aiutano a rendere più memorabili i personaggi protagonisti e la loro mistica.
Le Sante e i Santi che Zollinger ritrae sono spesso nelle loro storie spesso vittime di oscure vicende, ma raramente nei ritratti le loro espressioni si scompongono più di tanto. Questo è in realtà un punto a favore, perché riprende benissimo il modo in cui vengono dipinti i santi della religione cristiana; l’artista non lesina sui colori, che sono vibranti, scelti tanto per la rappresentazione quanto per l’atmosfera.
Le Vite dei Santi è godibile anche se non hai mai letto nient’altro del Grishaverse; non abbiamo ancora recuperato quasi nessuno dei libri di Bardugo (e quindi, in realtà, non possiamo dirvi quanto questo libricino si incastri bene con la continuità delle storie. Se voi ne sapete qualcosa in più, lasciate qui un commento!) eppure non abbiamo avuto problemi a leggerlo!
Il concetto stesso dello pseudobiblion è una cosa che ci manda in sollucchero, quindi già solo per questo punti extra.
Concludiamo con quello che è probabilmente la cosa che a ripensarci ci è piaciuta di più: Le Vite dei Santi è una raccolta di fiabe grottesche, in cui potresti trovarti di fronte ad un racconto di magia e meraviglia o di brutale crudeltà. Oltre ad essere uno stile azzeccato per dei racconti agiografici, per i motivi a cui abbiamo già accennato mentre vi parlavamo della trama, è interessante vedere delle storie semplici, che spesso nelle pubblicazioni moderne sono equate ad un pubblico infantile, trattare con disinvoltura temi pesanti.

4. Cosa non ci è piaciuto?
Le illustrazioni sono messe all’inizio della storia, il che, se hai abbastanza fantasia, ti può già fare capire quale sarà il suo finale.
Dopo poche storie, che ti fanno tastare i limiti della narrazione, i racconti rimangono godibili ma poco capaci di creare aspettativa a causa della struttura e brevità (tutti tranne uno).


Voto complessivo: 78 su 100. Complimenti, sei stato dichiarato libro bello! Anche i Sankti Cactus di Fuoco, patroni dell'ispirazione e dei libri belli, ti approvano.

A chi lo consigliamo: A chi finisce in infinite tane di coniglio cercando storie e leggende medievali, a chi affascina il vero culto dei santi (anche se non è cristiano), a chi gradisce libri che può finire a pizzichi e bocconi, una storia alla volta; ed infine, a chi piace avere libri belli da vedere!

 

E insomma, che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto? Siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).

Nota: in tanti si limitano a dirci solo il titolo del libro da recensire (o addirittura scriverne un sacco in fila), e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".


Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

domenica 23 marzo 2025

Recensione: Cent'anni di solitudine (Gabriel García Márquez)

Cent'anni di solitudine

È passato così tanto tempo dall'ultima recensione spinosa che abbiamo fatto... si può dire che vi abbiamo lasciato soli, senza consigli di lettura e senza farvi ridere, per un periodo di tempo piuttosto lungo... sì... hmm... quindi che cosa dovremmo recensire adesso, per farci perdonare? Ma ovviamente, ovviamente, Cent'anni di solitudine!
Cent'anni di solitudine, di Gabriel García Márquez, è quel libro che, apparentemente, tutti hanno letto tranne voi. Cent'anni di solitudine è quel libro che tutti ti consigliano. "Ah sì, è bellissimo, è così intrigante, che atmosfere magiche poi..." "Ah, ma non puoi capire finché non l'hai letto...". E poi nessuno ti dice mai che cosa c'è davvero nel libro. Pure se lo cerchi online, hai solo una vaga idea di cosa possa esserci fra le pagine di questo classico (che poi è un classico? Non lo è? Cos'è che definisce un classico? Questa è una domanda a cui potremo dare risposta un'altra volta), con gente che ti parla di chiaroveggenza, di solitudine e tutte queste cose qua. Poi lo leggi e... ed è tutta n'altra roba.
 
[Nota: In realtà su Wikipedia trovate la trama del libro. Ma siccome la trama del libro è il libro stesso, in questo caso, è lunghissima, dettagliatissima e full-spoiler, quindi non possiamo considerarla come un semplice consiglio di lettura o riassunto].
 
In teoria Cent'anni di solitudine è uno di quei libri fighi, ma così fighi, che noi poveri Cactusini, che siamo scrittori emergenti e che non abbiamo ancora vinto neanche un premio Strega, non ne potremmo parlare, e neanche potremmo farlo scherzando come facciamo sempre (e come faremo anche questa volta), ma noi non crediamo in queste stupidaggini classiste e, nel pieno spirito del libro, ci interessa più vivere le cose che stare attenti a comportarci come gran aristocratici.
Senza altri indugi, passiamo perciò direttamente a...
 
1. La trama

C'è della gente che vive.

Sì, in teoria questa è l'unica possibile trama no-spoiler che si possa fare di un libro del genere. Perché? Perché è un libro straordinario. Invece di starsene lì ad inventare svolte artificiose per una trama che sta insieme su degli stecchini, Gabriel García Márquez si rimbocca le maniche e decide di raccontare la storia di sette generazioni di persone nella famiglia Buendìa. E siccome queste persone sono, appunto, persone, le cose che succedono sono talmente tante, talmente imprevedibili, che non è che la trama si possa riassumere.

Avete mai provato a partecipare ai Wattys? Soprattutto negli ultimi anni (prima che, disgraziatamente, Wattpad decidesse che i Wattys in lingua italiana non si fanno più... e vabbé, l'avete già visto che ora abbiamo iniziato a scrivere pure in inglese...), per partecipare ti è richiesto di compilare una scheda riguardo al libro con cui stai cercando di partecipare. Nella scheda in questione, devi dichiarare: chi è il protagonista, qual'è il suo obiettivo, chi sono i personaggi principali, e soprattutto devi fare due sinossi, una brevissima e una "lunga" che però è sempre breve.

Ecco, questo significa che Gabriel García Márquez non avrebbe mai potuto vincere un premio Wattys, perché il suo libro non ha UN protagonista, ne ha sette generazioni (e tutti i loro amici), non ha un obiettivo, se non raccontare la loro vita, e la sinossi di un tale colosso sarebbe del tutto impossibile nelle poche righe di spazio che vi vengono date per farlo.

Okay, quindi... la trama. Proviamo a ridurla all'osso senza dire semplicemente "c'è della gente che vive".

Allora...

C'è della gente che vive in Sud America. Sono i Buendìa, e fondano il villaggio di Macondo insieme a ventuno amici con le loro famiglie, per un totale di trecento persone. E qui iniziano a vivere.

C'è un tizio che vuole scoprire le verità più profonde e studia l'alchimia per ottenere la pietra filosofale, una matrona perspicace, chiaroveggente e pragmatica che deve farsi carico delle sorti della famiglia, una bambina che si mangia le zolle di terra (e poi le fa male, ovviamente, il pancino, e bisogna farla smettere), un italiano aggraziato con i pantaloni attillati che impartisce lezioni di ballo animando tutta la casa (sarà gay? Non lo sarà? La risposta potrebbe sorprendervi!), uno (anzi, più di uno) che fa i combattimenti di galli, amanti sfortunati, amanti fortunati, gli zingari che portano meraviglie incredibilii come i tappeti volanti, e fra loro Melquiades che conosce il futuro ed è amico dei Buendìa in un modo che non vi aspettereste, case da ristrutturare e ridipingere (e se vogliono costringere la matrona a dipingerla di blu, invece che di bianco, si sbagliano di grosso!), un colonnello leggendario che ha avuto troppi figli, un marinaio le cui scoregge fanno appassire i fiori (testuale) e che sopravvive grazie a prestazioni sessuali da superdotato, una tipa che sale in cielo portandosi le lenzuola e un'altra che prega ogni giorno di poterle riavere, queste lenzuola che sono salite al cielo, le formiche che si mangiano la casa, gli indigeni, i pesciolini d'oro, le tartarughe, gli animaletti di caramello, i figli ripudiati, una guerra, i comunisti, i conservatori, la morte, la nascita, il cerchio del tempo, un ragazzo seguito ovunque da farfalle gialle, medici che possono operare telepaticamente (ma sarà poi vero, oppure solo una truffa?), una donna che crede di esser nata per diventare regina, un entomologo che va in bicicletta e guida l'aeroplano, e ancora non avete visto niente!

Bon. Fatto. Una cosa che però non spiega mai NESSUNO (forse neanche Wikipedia) è che il titolo e l'intera narrazione, con tanto di flash-forward, è funzionale a quello che succede nel finale, che dà senso a tutto. Alla fine della lettura, dopo aver capito perché si chiama "cent'anni di solitudine", dopo aver scoperto il segreto con cui ti punzecchiano fin dalle prima pagine, sentirai dentro di te uno scuotimento interno che ti costringerà a ragionare sulla natura delle cose, sul perché delle dinastie, su quale sia il motivo per cui vivi.

Sempre se sei quel tipo di persona... beati voi che riuscite a non farvi tante pare per dei libri!

 
2. La copertina 
 

Come tutti i grandi classici, anche Cent'anni di Solitudine ha un mucchio di copertine diverse da cui pescare. 

L'edizione che abbiamo letto noi non è moderna, l'abbiamo ottenuta attraverso uno scambio di libri nel nostro club del libro (ah, quanto vorremmo coinvolgere anche voi, germoglietti! Potervi vedere in faccia, scambiare con voi libri, magari farci una partitella con le carte dei Pokémon!), perciò probabilmente non troverete questo libro commercializzato in questa veste grafica, ma è la prima a cui dobbiamo dare un giudizio: 

 

I fiori e gli uccelli. Sì, effettivamente è di questo che il libro parla. In modo trasversale. (Ammirate la scannerizzazione tutta storta del nostro libriccino!)

Ah, che nostalgia, i Miti Mondadori! Sembravano tempi diversi, quelli in cui ad essere trendy erano i libri, quelli in cui i genitori ancora spingevano i proprio figlioli, adolescenti e non, a leggere questi cosini economici e tascabili, invece di fregarsene altamente... scusateci, scusateci, ci è entrata un po' di boomerite cronica nell'occhio... comunque si tratta di una copertina che, senza infamia e senza lode, fa di base il lavoro che deve fare. Non c'è una sola faccia umana, benché la storia parli principalmente di persone, e si decide invece di metterci fiori e colibrì (non ricordiamo di aver mai letto di un singolo colibrì all'interno del libro, ma magari ci sbagliamo noi, eh!). Ti fa pensare che sia un libro sulla natura sudamericana (e un po' lo è, quindi non è troppo fuori strada).

"Dalle memorie di Macondo l'esotico incanto del continente sudamericano" è evocativo, ci sta. Approvato.

 

Sono un libro importante. Un libro serio. Un libro che non ti piacerà.

La seconda copertina che abbiamo scelto di osservare e giudicare, come gli impietosi dèi che siamo, è quella dell'edizione spagnola del 2017, 'na roba che se la guardate pensate che possa essere del 1717, ma invece no, è proprio del 2017. Che l'editori detesti dal profondo del suo cuore Gabriel García Márquez, desiderando che nessuno sulla faccia della Terra (beh, più probabilmente solo della spagna) legga questo libro? Il progetto grafico è... minimale. Un minimale da vecchio che fa parte di un'associazione culturale e deve fare un poster per un evento che si avvicina (se non siete mai stati nella stessa associazione culturale con dei vecchietti che non hanno mai accesso un computer non potete capire, ma se capite questo riferimento, condoglianze).

Secondo questa copertina, dunque, il contenuto del libro è... uhm... verde. Sì, probabilmente è verde. Sarà la storia di un secchio di vernice. Un secchio di vernice estremamente anziano. Passiamo alla prossima!

 
Toh guarda il miracolo della vita... e dei baffi.

Perché ha qualcosa di così... di così... siciliano? Cioè, quello che vogliamo dire è che è una buona copertina per descrivere quello che c'è dentro al libro: l'albero genealogico, i bambini, la natura... e allora perché... perché invece del sudamerica sembra un quadro che la signora *redatto* di *redatto* potrebbe aver fatto per esporlo nella più recente riunione degli Artisti del Corso? 

Comunque, interessante, intrigante, il bambino super-decentrato nel ventre della madre, disegnato sul bianco, è un fantastico brivido. Belli anche i fichi d'india e lo spermatozoo volante sulle terre di Scopello.

 3. Cosa ci è piaciuto

Il modo in cui racconta dell'umanità, fondendo caratteristiche di trivialità alle nebbie del mito. Gli esseri umani sono strani, alcuni lati sono, a volte, terribilmente sgradevoli, e la narrazione si limita a riportarli così come sono, senza edulcorarli. L'incesto, l'attrazione verso i minori, la brutalità, il tedio, la depressione, la prostituzione (e c'è persino della prostituzione maschile! Ammirevole, includere qualcosa del genere, anche se riguarda un solo personaggio), la crudeltà verso gli animali, l'incuria, lo sfruttamento dei lavoratori sono temi che non puoi non toccare, se stai cercando di fare un ritratto realistico dell'umanità, l'altro lato della medaglia che, se mancasse, renderebbe la narrazione insincera.

E ci sta che alcuni racconti lascino fuori queste cose, ma ciò non toglie che, facendolo, si strappa dall'umanità un pezzo di ciò che la rende tale, quello viscidino e untuoso e brutto... quello che fa splendere il resto delle caratteristiche umane. E anche quelle belle, sì, anche quelle ci sono tutte: la caparbietà, la curiosità, la forza, la socialità, l'amore.

Un calderone che fa intristire e che fa ridere (ma ridere sinceramente, di cuore, di fronte a certe assurde situazioni, a certe assurde battute).

Ora, mini-spoiler per farvi capire (con un po' di trivialità, non ce ne vogliate, non farebbe ridere se non fosse così):

Ad un certo punto, c'è una tizia (una giovane Buendìa) che dice ad un'altra tizia (che si è sposata un Buendìa, e dunque vive con loro, ma che è stata cresciuta con l'idea che un giorno diventerà regina, ed è dunque spocchiosa e altera), che lei è una di quelle che "confonde il cazzo con l'equinozio".

Molto più avanti, in un altro capitolo, la tizia spocchiosa si lamenta torrenzialmente di tutte le cose che ha dovuto subire nella casa dei Buendìa, e ricorda come una di loro le abbia detto che sia una che "non sta distinguere il membro maschile dall'equinozio".

L'uso del linguaggio, il modo in cui questa cosa ritorna a sorpresa dopo diversi capitoli, il contesto di questa lunghissima tiratona su come lei sia trattata, creano una situazione così ironica che, almeno a noi, ha fatto sorridere... ma che sorridere, abbiamo riso proprio! Quante volte vi capita, di avere un libro in mano che vi fa ridere ad alta voce, anche se solo per alcuni secondi?

E poi c'è anche un'altra cosa, una cosa assolutamente magica che avviene soprattutto nelle prime pagine: il modo in cui viene descritta la natura. Da brividi. Bellissimo, che vuoi essere lì e annusare l'aria, come se fossi anche tu uno di quel gruppo di sventurati che cercano il mare, attraversando la densa, gracidante, meravigliosa giungla sudamericana.

4. Cosa non ci è piaciuto

Che, con il nostro stile di recensione, comunque non capirete niente lo stesso di quello che c'è dentro al libro. Se lo leggerete, vi ritroverete a pensare che anche noi alla fine, come tutti gli altri recensori su internet, non siamo riusciti a capire l'essenza di ciò che c'era nei libri. Ma c'è così tanto da dire, così tanto! Non sarà una recensione, breve per giunta, a darvi l'idea di che cosa possa nascondersi fra le pagine di un libro scritto fitto fitto, con pochissimi "a capo" fra i paragrafi, tonnellate di nomi (stranamente molto simili fra loro... oppure anche non stranamente, perché chi siamo noi per giudicare cosa è strano e cosa no, nella vita di un villaggio sudamericano?).

Insomma, forse siamo stati noi, a non esserci piaciuti, non il libro. Il libro è okay. Non è colpa tua, è nostra (detta così sembra che stiamo mollando il nostro fidanzato, che per puro caso è anche un libro).

Forse un'altra cosa, però, sono proprio... i nomi, che sono ripetuti ancora e ancora e ancora. Ci saranno tipo venti tizi che si chiamano tutti Aureliano, e non stiamo scherzando, saranno almeno VENTI! Di sicuro, diciannove di loro riusciamo a ricordarli. Alla fine però è una cosa caratteristica, e anche se non è idealissima in un libro, è della realtà (o di una versione magica e romanzata di essa) che stiamo parlando, quindi gliel'abbuoniamo. Va bene lo stesso, tanto per quanto ci siano venti Aureliani, quello che conta davvero davvero davvero è solo uno, e quello lo noterete facilmente.

Voto complessivo: 83 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello! Ti classifichi, piantando ben bene le tue paludose zampette, fra l'olimpo di quelli che superano gli ottanta punti, che sono veramente, veramente pochi.

A chi lo consigliamo: A chi vuole veramente perdersi nella lettura, e non ha nessun problema con i libri in cui viene prima (molto molto prima) la storia e dopo (molto, molto dopo) le descrizioni. Chi ha uno span di attenzione molto corto, forse, dovrebbe astenersi, se non altro per non confondere tutti i nomi dei personaggi gli uni con gli altri... oppure anche no. Spegnete quei telefonini con ticche e tocche e i balletti e i trucchi e le Stanley Cup e riappropriatevi della vostra capacità di attenzione leggendo un bel classico del passato! Sarà difficile, ma ne varrà tanto, tanto la pena. 

Dove potete trovare il libro?
È un libro, e il nostro consiglio è di cercare per prima cosa in biblioteca, dove quasi sicuramente potreste rinvenirne una copia. potrete sicuramente appropriarvene in diversi negozi fisici o online, come Ibs, Amazon, Mondadori Store, Feltrinelli e, almeno, mentre stiamo scrivendo questa recensione, anche sul Libraccio, come usato e nuovo. Insomma, ci siamo capiti: se lo cercate lo trovate.
E siccome abbiamo l'affiliazione con Amazon, se lo comprate a questo link qualche centesimo arriva pure a noi!

 

Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).
 
 
Nota: in tanti si limitano a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

mercoledì 5 luglio 2023

Consiglio di lettura del mese: La tatuatrice gentile

Lettura del mese


Anche Logos si improvvisa tatuatore gentile con la sorella Biblios


Luglio 2023 📚 

Fa caldo, mangialibri, fa molto caldo. 
Urge un libro da spiaggia! 
Il libro di questo mese è non particolarmente lungo, scritto in maniera scorrevole, e suddiviso in diverse storie per più facile consumo vacanziero, consentendovi di trovare spesso dei punti in cui potete interrompere la lettura. 
Inoltre la scrittrice è un'esordiente autrice italiana, quindi se cercate nuove giovani promesse, potrebbe essere un motivo in più per darvi un'occhiata!
E per una volta è anche un libro non-fantasy e non da leggere in saga. 
Ed il libro del mese è... 
 
• La tatuatrice gentile di Lucille Ninivaggi 
La nostra protagonista è Lara, una giovane donna creativa che ha deciso di rendere la propria fantasia e la passione per il disegno un mestiere... e forse qualcosa di più: Lara infatti ha lasciato il vecchio lavoro, che sentiva stretto, per fare la tatuatrice. Non si limita però a tatuare: quando le sue e i suoi clienti la contattano per un tatuaggio ascolta la loro storia e, attraverso la condivisione, aiuta quelle persone ad affrontare quello che provano davvero, suggellando il tutto con il tatuaggio perfetto. 
Così, attraverso il filo conduttore della storia personale di Lara, scopriamo una dopo l'altra le storie delle sue e suoi clienti, viviamo i loro dolori, e li accompagniamo per mano a vedere finalmente un nuovo barlume di speranza. 
 
La Tatuatrice Gentile è fondamentalmente un libro sul fatto che i tatuatori a volte sono anche un po' terapisti, in quel modo speciale in cui lo sono a volte baristə e parrucchierə. 
Considerato che l'autrice è a sua volta tatuatrice il libro contiene probabilmente diversi elementi autobiografici; ogni storia è corredata da un'illustrazione realizzata dall'autrice stessa. 
Nello stile di scrittura si nota che è un libro d'esordio: carica a volte sul registro dei racconti, rendendolo un po' troppo ricercato per date descrizioni o dialoghi, ma più che rendere il racconto sgradevole questo lo alleggerisce in qualche modo, anche perché le cose dette, al di là dello stile, valgono la pena di essere lette. 
E sono a volte belle pesanti, occhio alla zona trigger warning. 
 
Se cercate una lettura che non vi annoi e non sia frivola, ma che riusciate anche a leggere al vostro ritmo e che vi dia quel tocco di speranza in più, pur passando da luoghi oscuri (e ovviamente se siete fan dei tatuaggi), La Tatuatrice Gentile potrebbe fare proprio al caso vostro 🖤 
 
#Content warnings 
• Aborto 
• Stupro 
• Comportamenti abusivi/tossici 
• Morte di persone care 
• Discriminazione

E se questo consiglio di lettura vi ha incuriositi, sappiate che di questo libro abbiamo potete anche richiedere una recensione molto più approfondita!

 

🌵🎨 Tutti i disegni in questa pagina (e molto probabilmente anche in tutte le altre pagine, se non diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Potete vedere altri loro lavori e/o supportarle (e supportare così anche tutti i Cactus di Fuoco ;)) sulla loro pagina Patreon. Diventate patroni delle arti !🌵🎨

lunedì 9 maggio 2022

Recensione - Ogni cosa è bellissima e io non ho paura (Yao Xiao)

Salve a tutti germoglietti.
Bentornati alle Recensioni Spinose! Il libro che recensiamo oggi è un po' particolare, perché non è un romanzo. E non è una graphic novel, anche se per la maggior parte è visuale. Si tratta di una specie di fumetto... una raccolta di tavole, diciamo. Ad attirarci è stato il titolo, "ogni cosa è bellissima e io non ho paura", che in questo periodo di dolore ed incertezze (non temete troppo per noi, comunque, noi stiamo rialzando le teste coronate di fuoco e la nostra vita, pian piano, sta migliorando) sembrava proprio quello di cui avevamo bisogno.
Perché, diciamocelo, è da un po' a questa parte che tutti (e con tutti intendiamo anche voi lettori) ci sentiamo in qualche modo scombussolati, come se avessimo perso tempo e forze, forse a causa della pandemia, forse a causa di un concatenarsi di cause e effetti di questo mondo iper-tecnologico e iper-capitalistico (e per fortuna siamo in Italia, che se fossimo negli USA ci sarebbe solo da strapparsi le spinette, pardon, i capelli).
E quindi cosa c'è di meglio, per tirarsi su il morale, per darsi una scossa di positività, di un libro che si intitola letteralmente "Ogni cosa è bellissima e io non ho paura"?
Ehhhh... tante cose. Tante cose sarebbero meglio di questa.
Perché questo libro non è quello che sembra. Non è una cosina pucciosa, non è qui per tirarti su il morale, non è qui per farti sentire al sicuro o felice o coraggioso.
No, questo libro è qui per raccontarti un'esperienza sicuramente non serena, spaccata in due, un'esperienza di dubbio ma anche, per fortuna, di liberazione. Più di dubbio, però.
'Nsomma, una di quelle cose che vanno tanto di moda nei libri di oggi. O di ieri. O degli anni novanta se è per questo: perché capire sé stessi e il mondo, in questo casino megagalattico è sempre una cosa che va di moda.
Peccato che di risposte vere non ce ne danno mai.

Curiosità: nel Novembre del 2020, è stata stampata la seconda edizione numerata di questo libro. Ne sono state fatte 999 copie. La copia che abbiamo letto noi è la numero 939.
Altra curiosità: il libro è inaspettatamente pesante per avere solo 126 pagine: colpa della copertina che da sola pesa un bazzilione e se anche i libri più grossi avessero copertine così, al solo trasportarli diventeremmo tutti palestrati con la schiena d'acciaio. Oppure ci verrebbe la scoliosi, chi sa...

1. La trama:
In questo racconto/fumetto autobiografico la protagonista è un'artista di origine cinese che vive a New York da dodici anni e si disegna come una specie di maghetto, con corti capelli rossi (sei tu, September?), una specie di corta tonaca mistica e un cappellino a punta nero.
La cosa curiosa è che siamo andati a cercare una foto di Yao, perché volevamo proprio vedere una ragazza orientale con il cappello a punta e i capelli rossi, ci sembrava una cosa stilosa e originale!
Ci dispiace deludervi, ma Yao Xiao è solo la vostra tipica adorabile fumettista cinese:

Ciao, non sono un maghetto, sono un'artista cinese!
 

Va da sé che il modo in cui si rappresenta debba essere legato ad una qualche metafora, un simbolismo, sempre che lei non abbia avuto quel look in passato e poi cancellato tutte le prove... fateci sapere, se siete più informati di noi!
Ah, torniamo alla trama: Yao, protagonista della sua stessa storia, parla attraverso le immagini e alcune didascalie del suo vissuto da immigrata queer (bisessuale, in questo caso, e ci è parso di capire anche un po' gender fluid) e ci conduce attraverso tematiche legate a body shaming (sembra proprio che essere anche solo un po' cicciottelli sia la fine del mondo, per le culture orientali... meno male che stiamo nel Sud Italia! E capite cosa intendiamo, vero cannolini nostri?), accettazione del suo orientamento da parte dei genitori (in realtà ci viene mostrata quasi solo la mamma, come se il papà avesse poca o nulla importanza in tutta questa faccendo), sessismo (quello ci sta sempre, porca miseria, in qualunque opera autobiografica scritta da una donna, e la cosa triste non è che ne scrivano, ma che esista in maniera così estesa porcaccio di quel patriarcato zozzo) e la sempiterna ricerca del nostro (e del suo) posto nel mondo, una cosa che facciamo un po' tutti, anche inconsciamente.
I "racconti" sono brevissimi, pochi disegni, pochi tratti, pochi dettagli, poche parole. Poi zuuum! Verso un altro episodio.
C'è poco che possiamo spoilerare perché c'è poco in generale: ci sono già più parole fino a questo punto della recensione che in tutto il libro.

2. La copertina

La copertina del libro che abbiamo letto è esattamente questa (l'abbiamo scannerizzata):
Come potrei aver paura? Ho il mio gatto da guardia che mi segue ovunque!

Semplice e incisiva. I disegni sono più puliti qui che all'interno, anche se le rigone grosse da cartone per piccolissimi permangono.
C'è anche un gatto bianco e nero, con il nasino e le zampine rosa, che all'interno della storia viene però rappresentato sempre con colori diversi. O forse, più probabilmente, sono gatti diversi. Quanti gatti c'ha questa ragazza in un appartamento a New York? Però c'è una pagina, dedicata alle cose di cui lei è grata, in cui dice "il mio gattino", quindi si suppone che sia uno solo. E allora chi sono tutti gli altri gatti? Quello tutto bianco, quello grigio e bianco, quello tigrato... vabbé, noi siamo fans della continuity e in questo fumetto non ce n'è.
O forse di gatto ne ha uno alla volte, ma le muoiono di continuo e li rimpiazza! (Che ipotesi cattiva... un po' spinosa, ma può starci, no? Nel mondo della fantasia succedono tante cose, anche i gatti che vengono rimpiazzati). 
Comunque, dicevamo, la copertina... ci piace il logo di Edizioni Atlantide che sembra mezzo sprofondato nella collinetta erbosa! Molto elegante. Ha qualcosa di misterioso, di arcaico e leggero insieme.
Forse se ci scavi sotto puoi trovarci delle navi. (E molti di voi non avranno capito il riferimento, ma a chi l'ha capito diamo un cinque interdimensionale).
In generale, la copertina è carina, simpatica, ma non ci fa impazzire... forse perché siamo fans sfegatati dei lavori complicati e delle anatomie un tantino più realistiche.
E perché quell'albero ci sta facendo diventare strabici.
 
 
3. Cosa ci è piaciuto
Che nel dolore c'è una via di fuga. Quella via di fuga, anche se a volte non lo ricordiamo, siamo noi stessi.
Il racconto della perseveranza che alla fine paga (perché sì, non è tutto dolore, ma ci saranno momenti della lettura in cui capirete che davvero ne vale la pena) è una delle cose che più amiamo nella letteratura.
Altrimenti perché perseverare? Chi ce lo fa fare, di lottare sempre?

"A partire da questa notte, diventa una persona più semplice. Sii aperta di mente. Sii coraggiosa. Sii forte. Sii calorosa. Diventa la persona che dicevi saresti diventata molti anni fa. Lasciati trasportare dall’arte. Fai un sacco di cose. Continua a lottare per te stessa."
-Yao Xiao
 
E poi un pizzico di commozione ha toccato uno di noi durante una particolare scena. Ma è una cosa molto personale, non potreste indovinarla e noi non ve la diremo. Però è un punto positivo, condividere un'esperienza così specifica con qualcuno e vederla rappresentata perciò, ecco, deve stare qui.
 
4. Cosa non ci è piaciuto
Ci dispiace tanto, tanto, tanto dirlo, ma i disegni sono... i disegni sono... semplici. Non semplici tipo "essenziali e dritti al punto", ma semplici tipo "li ha fatti un bambino di otto anni".
Non è quello stiloso che capisci subito, o che nasconde dettagli importanti e metaforici... cioè, di quando in quando i dettagli metaforici ci sono, ma sono molto molto semplici... il problema vero è che non sempre è comprensibile.
E visto che la protagonista ha "vinto numerosi premi e ha pubblicato su Time, Vice, Newsweek e National Geographic", ci aspettavamo che si sapesse spiegare con le immagini. Sapete, no? Se vi dicono che un calzolaio è di fama mondiale, non vi aspettate che vi venda solo infradito di plastica un poco storte.
Alcune vignette le abbiamo dovute riguardare due o tre volte per capire cosa stesse succedendo, perché non era chiarissimo cosa si volesse rappresentare. Stilizzare, anche nelle forme essenziali, il soggetto che vogliamo rappresentare, è una delle cose fondamentali per un artista! E ci dispiace dirlo, Yao Xiao non sembra esserne davvero capace e questo fa perdere di potenza a concetti che sarebbero stati altrimenti fantastici!
In alcune (ma non in tutte, eh!) vignette manca di quell'immediatezza che è necessaria per emozionare.
Insomma, lo stesso tipo di impaginazione, le stesse parole, gli stessi identici temi, avrebbero portato ad un libro straordinario se solo l'artista fosse stata veramente, veramente forte. Perché se un libro è fatto al 90% di immagini, ci aspettiamo che siano belle, giusto?
Se mangiate un torrone con le mandorle, ma le mandorle in questione sanno di sedere di lontra, poco importa che tutto l'impasto sia sublime, perché comunque avete in bocca il sapore del sedere di lontra e questo, ehm, non è quello che vi aspettavate quando avete deciso di addentare del torrone. Poi magari a voi piace mangiare la parte posteriore delle lontre, che ne sappiamo, ma converrete con noi che non dovrebbe stare nel torrone alle mandorle.
Poi, ovviamente, questa recensione è del tutto personale e potete essere in disaccordo con noi quanto volete, ma noi siamo davvero delusi dal fatto che non riusciremmo a fare illustrazioni così irregolari e infantili neanche se le facessimo sbadatamente. E possiamo assicurarvi che non abbiamo mai pubblicato su Time, né su Vice, né su Newsweek e neanche su National Geographic.
Sbalorditi da tali traguardi, abbiamo cercato il portfolio di Yao Xiao, per capire come avesse fatto e...
Ed è davvero brava! I suoi lavori, normalmente, non sono neanche lontanamente paragonabili alle illustrazioni dentro questo libro.
Illustrazione di Yao Xiao. "Sogno di una puffetta rosea" l'avremmo intitolato.

Illustrazione di Yao Xiao. "Ragazza che se si spacca la bolla finisce con le chiappe a terra e l'osso sacro rotto in sette frammenti", lo avremmo intitolato.
 
Quindi lei ha proprio scelto di disegnare così male nel libro!
Boh, non riusciamo a farcela piacere, questa cosa. Che peccato.

P.S.: Però rosichiamo lo stesso. Anche noi vogliamo essere pubblicati su quelle testate fighissime! Comunque ormai ci conoscete: per quanto rosiconi, non lasciamo mai che la rosiconeria offuschi il nostro giudizio e diamo a Cesare quel che di cesare e a Xiao quel che è di Xiao. Lei è bravissima! E chissà che un giorno, anche se lontanissimo, non finiremo per lavorare ad un progetto insieme ;) (Spoiler: non succederà mai).
 
Voto complessivo: 65 su 100. Hai passato il testo, libro.
 
A chi lo consigliamo: A chi ha poco tempo per leggere e molto tempo per riflettere: questo volumetto si legge in un fiato (visto che ha pure pochissime parole). Poi se volete capire cosa pensa un'immigrata cinese a New York, senza però leggere interminabili romanzi con analisi della loro condizione esistenziale, questo libro è sicuramente uno dei top di gamma.
A noi piacerebbe, leggere un romanzo minuzioso su un'immigrata cinese a New York. Oggi divaghiamo un poco, lo sappiamo. Che sia colpa della lettura di questo libro, che ci fa riflettere più del solito e ci fa venire voglia di comunicare più del solito?
Comunque può piacere un po' a tutti, anche se non farà impazzire proprio tutti tutti... se però avete un'amica molto introspettiva, ma moderna, che legge le poesie di Rupi Kaur, questo libro sarà certamente un regalo graditissimo.
Non regalate questo libro agli amanti dei grandi maestri pittori rinascimentali: ci sono quattro possibilità su sei che vi guarderà malissimo appena aperta la prima pagina.
I collezionisti di libri illustrati invece lo apprezzeranno! Specie se farete notare loro che si tratta di un'edizione numerata, hehe.
 

Dove potete comprare il libro?
Questo libro, se non erriamo, è uscito nel 2020 e in due anni ha avuto modo di spargersi in un bel po' di librerie, attraverso diverse ristampe... certo, non lo trovate proprio dappertutto, ma può essere divertente fare una specie di caccia al tesoro attraverso diversi rivenditori fisici, se vi interessa. La migliore possibilità di ottenerne una copia velocemente rimane comunque internet: noi vi indirizziamo ai buoni prezzi e le spedizioni veloci di Amazon, con cui caso vuole abbiamo un’affiliazione.
Perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui pesantissima copertina ci sono un'artista-maghetta con il suo gatto dagli strani piedi, date un’occhiata all’inserzione da link che vi lasciamo qui!
Così, voi pagate proprio gnente in più e non vi cambia nulla (tranne che cliccare sull'indirizzo che vi lasciamo è più comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra. Consideratelo. Ecco il link!
Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche! 
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione! 
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). 
 
Nota: in tanti si limitano a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

 

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