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giovedì 31 marzo 2022

RECENSIONE: Il profumo delle foglie di limone (Clara Sánchez)

Germoglietti carissimi, benritrovati! 
Mentre lavoriamo ad altre recensioni che ci avete richiesto, ne approfittiamo per fare quattro chiacchiere su "Il profumo delle foglie di limone"
Un libro pluripremiato che un decennio fa si trovava ovunque, in recensioni, scaffali e classifiche -- almeno qui in Italia -- ed è stato tradotto in almeno una ventina di lingue. Noi, curiosamente, non lo abbiamo letto nei suoi anni di maggiore fama, ma lo abbiamo riscoperto in tempi molto più recenti grazie ad una copia distrutta e masticata male trovata in biblioteca.  
"Il profumo delle foglie di limone" approdò in Italia nel 2011, cosa che non vi citeremmo nemmeno se non fosse che si tratta di uno dei periodi fiorenti delle ispiratissime Traduzioni Scrause™. Sì, le Traduzioni Scrause, quei titoli poetici e melensi che vengono appioppati ai romanzi in uscita, del tutto inadeguati per la trama ma che convincono il non-lettore-abituale ad acquistarlo comunque perché fa tanto acculturato (solo per poi riciclarlo come regalo, sentendosi già sazio di cultura al solo leggere questa poesia di titolo). Ovviamente questo romanzo non fa eccezione, dato che in Spagna, sua terra natia, ha nome di "Lo que esconde tu nombre", cioè "Quel che il tuo nome nasconde"... un titolo decisamente più coerente di quel che ha ricevuto nel Bel Paese, considerato che di foglie di limone, né profumate né puzzolenti, nel racconto non ne vedremo l'ombra. 
A questo punto abbiamo scorso la bibliografia della maestra Sánchez, scoprendola vittima ricorrente di Traduzioni Scrause tra cui: 
"Piedras Preciosas", il suo romanzo d'esordio. Noi lo avremmo tradotto come "Pietre Preziose", ma è evidente che noi non abbiamo il senso dell'avventura della traduttrice, tale Enrica Budetta (fenomenale a tradurre testi ma con questa avventura nel sangue per i titoli), che ha deciso di renderlo con un più filosofico "La forza imprevedibile delle parole"
• Il romanzo "Presentimientos". Cosa vorrà mai dire, presentimientos? Alla fine è una parola intuitiva per un italiano, si dice quasi uguale: esatto, significa proprio "La voce invisibile del vento"!
Non si è persa neanche una sfumatura di significato da una lingua all'altra. Incredibile. 
• Per ultimo citiamo "Últimas noticias del paraíso", che è approdato sulle italiche spiagge con l'evanescente titolo di "La meraviglia degli anni imperfetti"
Ma scopriamo insieme che cosa si cela oltre il titolo ispirato, quale storia ha invaso come gramigna gli scaffali dei primi anni del 2010, e qual è stata la cagione per cui la nostra impavida scrittrice ha dovuto affrontare vere minacce di morte...
 
1. La trama:
I nostri due protagonisti sono Sandra e Julian, una giovane donna e un vecchio uomo, e durante la narrazione salteremo da un POV all'altro abbastanza spesso da tenerci aggiornati sulle sensazioni di entrambi riguardo le avventure che stanno vivendo. 
Sandra è una ragazza in fuga, eppure nessuno la sta inseguendo. 
Insomma, è caruccia, ma è un'interdetta. È incinta di un uomo che non è sicura di amare, ed è arrivata ad un punto della propria vita in cui non è sicura di cosa vuole dal proprio futuro; per rimettere ordine nei propri pensieri si trasferisce momentaneamente in una cittadina di mare, in una casa da affittare prestatale dalla sorella. Così un giorno di pioggia Andrea e Giuliano incontrano Sandra per caso... No, cioè, un giorno di sole, vomitando allegramente l'anima a mare, la nostra Sandra incontra in spiaggia due vecchietti norvegesi. I due anziani, di nome Karin e Fredrik Christensen, la soccorrono, le offrono da bere e da mangiare: nasce così un'adorabile amicizia intergenerazionale, che diventerà sempre più stretta finché Sandra non arriverà a spendere quasi tutto il suo tempo a Villa Sol, la dimora dei due vecchietti. 
Certo, in realtà la prima cosa a cui pensa Sandra, che è pura di cuore ed estremamente altruista, è di diventare vicina ai due anziani per prendersi l'eredità quando i due vecchi tireranno le cuoia; il problema più grosso però è un altro. Il problema è, germoglietti cari, che sotto la facciata di bravi anziani, i due vecchi sono dei nazistoni, ma proprio ex-nazisti militanti nella Seconda Guerra Mondiale, per nulla pentiti delle loro malefatte ed ancora in contatto con la loro società di amici nazisti pure loro, ormai tutti invecchiati a decrepite, maligne entità.
Qui entra in gioco Julian, un anziano ex-prigioniero del campo di concentramento di Mauthausen che, invece che guardare cantieri, come hobby da pensionato ha dare la caccia ai nazisti e consegnarli alla giustizia. Attirato dalle ricerche dell'amico Salva, altro ex-compagno di prigionia, arriva anche lui nei dintorni di Villa Sol alla ricerca dei due ricchissimi latitanti norvegesi. 
Quando Julian arriva, Sandra è già invischiata fino al collo con i due, ignara del pericolo in cui si trova, e percepisce addirittura un piccolo stipendio dai Christensen per prendersi cura di Karin. È coinvolta fino al punto di non ritorno?
Julian pensa di no e decide di contattarla, perché Sandra merita di sapere la verità... 
 
2. La copertina
Allora allora allora. Abbiamo già parlato del fatto che il titolo non è coerente con la trama, o almeno che per capirlo dovremmo forse fare un viaggio spirituale per intenderlo in cui alla fine scopriamo che la risposta era sempre stata dentro noi stessi. Può darsi. 
Resta il fatto che la copertina invece è coerente, ma con il titolo, non con il libro. Perciò abbiamo questa giovine di spalle su sfondo sfocato che sembra emergere dalle acque, mentre degli alberi di limone protendono i rami in frutto per incorniciarla perché sì, per photobombare lo scatto. Cosa c'entra con una ragazza mezza punk incinta e un vecchio reduce dall'Olocausto che se la vedono coi nazisti? Zaini in spalla, non ci resta che intraprendere il viaggio verso i nostri veri io e poi sapremo rispondervi. 
Stampo grafico ormai iconico, ma copertina bocciata. 
 
Guardami la schiena, sono l'eterea ninfa dei limoni che profumano (UᴗU✿)
 
Com'è andata invece negli altri paesi? Molto più inquietante è la copertina originale di "Lo que esconde tu nombre", in cui un primo piano su un volto pallido, colorato solo da un filo di trucco che lo fa assomigliare a quello di una bambola, guarda l'osservatore. È all'apparenza inespressivo, ma in corrispondenza della bocca la carta sembra essere stata strappata via lasciando in vista un "help" bianco su nero, richiesta di aiuto muta. Decisamente più suggestivo e meglio realizzato, solo all'apparenza semplice.
 
La frangetta minuscola e irregolare è il top

 
Neanche questa cattura perfettamente il mix di sole e spiagge e oppressione psicologica che è alla base di tutta l'atmosfera del libro, ma è bella e non ci sono agrumi.
Questa copertina passa il test!  
 
3. Cosa ci è piaciuto 
Ci è piaciuto che Sánchez abbia scelto di affidare la propria storia a dei protagonisti un po' inusuali: Sandra, con piercing e capelli tinti di rosso, una giovane donna incinta, e Juliàn, anziano col berretto e tutti gli acciacchi del caso ma dedito in tutto e per tutti alla lotta contro il male... Tra un pillola e una chiamata alla figlia preoccupata, ovviamente. 
Il tema della vecchiaia è abbastanza centrale, e neppure i vecchi nazisti sono al riparo da artriti e rughe, anzi; ed è affascinante seguire una storia le cui vicende avvengono nel dopo, quando la guerra è già finita, quando il nemico che sembrava invincibile sente il peso degli anni come un qualunque umano, rimanendo comunque un mostro dietro l'apparenza innocua. Le persone tossiche sono scritte benissimo, in questo stile scorrevole e leggero che ha Sánchez, chiunque abbia avuto a che fare con una persona narcisista può annuire stancamente nel leggere i comportamenti di Karin anche se il narcisismo patologico non è mai citato
Le interazioni tra i membri di questa specie di club di bocce nazista sono ben fatte, perché mostrano un'unità senza affetto, mettendo con leggerezza a nudo quanto tossico sia questo covo di ex-torturatori... E facendo ancora più contrasto con l'amicizia più importante del libro, in cui i due personaggi tengono veramente l'uno all'altra.
 
4. Cosa non ci è piaciuto 
La storia d'amore. 
La storia d'amore.
Una sottotrama improvvisa ed inutile che si aggrappa alla storia proprio sul più bello, ed è allora che infido sboccia il trash-amore tra due che non si sono mai piaciuti letteralmente finché non si baciano (il che ci fa chiedere perché si siano baciati in primo luogo) e inizia a infarcire la narratura di chissàsemipensa e maquantobelloé e machissàquantecornamifa. Un'innamoramento lampo che non ha altro scopo che rallentare la narrazione, farci lanciare improperi e farci sorbire il continuo tiramolla di questi due. Questa storia d'amore avrebbe potuto non esserci e il libro sarebbe finito uguale, anzi, il libro sarebbe stato migliore.
Un'altra nota che ci è piaciuta poco è che c'è un po' di tendenza a sentenziare sul fisico della gente. Niente di grave, ma succede spesso, forse senza neppure farlo apposta, di legare la bellezza alla magrezza anche eccessiva, come nel caso di Julian che è esplicitamente fragile e sottopeso, ed è preso ad esempio come bell'anziano; i segni del tempo come le rughe e i capelli bianchi sono un segno di sconfitta.
Ultima lamentela, indirizzata alla versione italica però: 'sti benedetti limoni con le foglie profumate non ci sono nel libro. Non ci sono, ve lo anticipiamo noi.
 

Noi che pretendiamo ciò che viene promesso dal titolo

Voto complessivo: 70 su 100. Hai passato il test! Bien hecho, libro bello!

A chi lo consigliamo: A dispetto dei temi pesanti che vengono toccati, è una lettura che in realtà consiglieremmo a chi ha voglia di evadere, di chi è in cerca di una lettura estiva un po' più impegnata che sfocia in un thriller anomalo. Potrebbe risultare noioso a persone sotto i sedici anni, specie l'inizio che è un po' più lento. Consiglio pre-lettura: sappiamo di diverse persone che a causa della popolarità di questo libro, hanno alzato troppo le aspettative prima di leggerlo, solo per poi rimanere deluse. Non fatelo. È una lettura molto piacevole se non si parte già con l'idea di avere tra le mani un capolavoro.

Dove potete comprare il libro? 
Basta che abbiate degli occhi e dei soldi per trovarlo da qualche parte, veramente, soprattutto sul web. C'è l'imbarazzo della scelta. Noi vi indirizziamo ai buoni prezzi e le spedizioni veloci di Amazon, con cui caso vuole abbiamo un’affiliazione. Perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui copertina ci sono una schiena e dei limoni a caso (dejà-vu ripensando alla recensione di Un tè a Chaverton House), date un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! 
Così, voi pagate proprio gnente in più e non vi cambia nulla (tranne che cliccare sul link che vi lasciamo è più comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra. Consideratelo. Ecco il link! 
Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche! 
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione! 
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). 
Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥 
 
 

lunedì 7 marzo 2022

Recensione - Michele Strogoff (Jules Verne)

Okay. Giuriamo di non averlo fatto apposta.
Non abbiamo scelto questo libro di Jules Verne perché ci siamo ritrovati incuriositi dalla geopolitica russa in seguito ai fatti di... ehm... vabbé, lo sapete tutti. Sapete tutti delle atrocità e delle bombe e della guerra vicina a noi e di quel grandissimo testa di capasanta che ha deciso che è okay sparare su un deposito di medicinali, ammazzare bambini e... vabbé. Vabbé, vabbé, a leggere le recensioni spinose si viene per rilassarsi, non per farsi venire i crampi al cervello per la rabbia. Non si viene per capire chi ha torto e chi ha ragione, per parlare di veri missili, della NATO, dell'ex URSS, delle mire espansionistiche o delle vendette, del dolore di persone vere che hanno perso la loro casa e i loro affetti, no, qui si viene per divertirsi. Stacchiamo un po' il cervello dalla sofferenza per ricordarci che anche per la bellezza della letteratura (o per il trash) noi viviamo.
Resta il fatto che il libro che recensiamo oggi è un libro che parla di Russia. E di invasioni, di intrighi, della minaccia di una guerra.
Non è colpa nostra! Il libro ce l'ha consigliato EleeV1t, prendetevela con lei!
Detto questo, noi abbiamo preso il libro in biblioteca prima dei tempi sospetti, ma solo ora possiamo recensirlo. Si tratta di un classico scritto da Jules Verne nel 1876, quindi con quasi 150 anni di età, e il suo titolo è "Michele Strogoff".
Ora, sicuramente saprete che "Michele" non è propriamente un nome russo. Ci siamo dunque chiesti... ma qual'era il titolo originale?
Tenetevi forte.
Il titolo originale èèèèèèè *rullo di tamburi*: Michel Strogoff.
Questo ci dice che i traduttori hanno assolutamente ritenuto necessario aggiungere una E alla fine del nome, per italianizzarlo, ma che se ne sono fregati altamente del fatto che si chiamasse "Strogoff". A questo punto pretendiamo la traduzione totale in "Michele Strogoffo".
Ma di cosa parla questo libro? Di solito gli scritti di Jules Verne sono così: c'è un tizio (o più tizi) che si trovano in luoghi selvaggi, misteriosi e inesplorati e che iniziano a costruire qualunque utensile/alimento/quellochevolete voi con la roba che trova per terra, tipo il sapone con le pietre, le case con le pietre e i campi con le pietre e... vabbé, avete capito. E poi ci sono sempre questi animali immensi, irrealistici, fortissimi, che sembrano usciti dalla preistoria, con balene lunghe chilometri, granceole che possono lottare con gli esseri umani e quagga (che ricordiamo, sono estinte *inserire musica di Jurassic Park*).
Qui invece no. Nada. Niente. Non si esplorano terre inesplorate e non ci sono bestie irrealistiche.
Quindi, di cosa parla 'sto Michele Strogoffo? 
 
1. La trama 
Il re viene a sapere, nel primo capitolo più lento e noioso della storia umana, che oltre la città di Tomsk il filo del telegrafo è stato reciso.
Ci vengono raccontate anche 1334143413434 cose che non c'entrano niente con il resto della trama e sono tutte un flex di Jules Verne che vuole farsi dire da tutti "Guarda com'è figo quello là! Quello sa come si fanno i balli a palazzo! Sa tutti i nomi di tutti gli invitati che non sono importanti per la trama! Sa tutti i gradi di tutti i militari! Ah, che figaggine! E poi gli invitati si mettono a parlare di politica e di fatti di cui ancora non ci importa nulla, è bellissimo!".
Dopo aver riletto un milione di volte il primo capitolo cercando di non addormentarsi, capitolo in cui non accade nulla di davvero importante a parte l'informazione (che però è proprio la prima cosa che ci dicono) che il filo del telegrafo è stato reciso, si passa al secondo, dove ci sono cose noiose sui tartari.
E poi, finalmente, solo al terzo capitolo si palesa lui! Sì, LUI! LUI!
Squillate tamburi e rollate trombe (dopo due capitoli scritti così saranno impazziti pure gli strumenti musicali) è arrivato MICHELE STROGOFF!
Michele Strogoff! Il corriere dello zar! Così bello che ci si mettono almeno due pagine DUE PAGINE diciamo due pagine per descrivere quanto è bello.
Quando Mika, nella sua famosa canzone "Blame it on the Girls" cantò "He's got looks that books take pages to tell, he's got a face to make you fall on your knees", secondo noi avrebbe tranquillamente potuto riferirsi al nostro Strogoffone.
Michele ha un corpo di ferro e un cuore d'oro (così ci fanno sapere) e il suo compito sarà portare una lettera al Granduca, fratello dello Zar. Eh sì, perché di solito i messaggi importanti arrivano con il telegrafo, ma qui qualcuno l'ha tagliato quel filo!
E il Granduca deve assolutamente sapere dell’arrivo imminente di un'orda di Tartari guidati dal traditore Ivan Ogareff, un ex militare insoddisfatto del trattamento ricevuto in Russa, e dal crudele Feofar Khan.
'Nsomma, a tagliare il dannato filo del telegrafo deve essere stato uno dei loro, così da isolare i nobili russi e prendere di sorpresa chi non sospetta nulla!
Mica scemi.
Oltre ad essere bellissimo, di alta statura, robusto, largo di spalle, ampio di torace, solido, ben costruito ben piantato (e tutte queste cose non le diciamo noi, le dice il libro, eh), Michele Strogoff è pure un Gary Stu, una Mary Sue al maschile.

Per chi non sapesse cos'è una Mary Sue, ci pensa santa Wikipedia:
"Mary Sue, a volte abbreviato in Sue, è un termine adoperato per descrivere un personaggio immaginario, solitamente il protagonista della vicenda e in genere femminile (per i personaggi maschili solitamente si adopera Gary Stu o Marty Stu), che si attiene alla maggior parte dei cliché letterari più comuni, ritratto con un'idealizzazione eccessiva, privo di difetti considerevoli e le cui capacità e abilità eccezionali non ricevono alcun tipo di spiegazione, o, nei rari casi in cui spiegati, la giustificazione è debole e vaga, e si traduce nella volontà di autocompiacimento dei desideri dell'autore."
 
Ecco. 
Anzi, avendo di lato il romanzo adesso vi possiamo confermare che in realtà le pagine necessarie a descrivere Michele Strogoff sono almeno tre. 
Comunque, torniamo alle incredibili capacità di Michele! Ecco in ordine sparso alcune cose che, ci racconta Jules Verne, sa fare, ha fatto o riuscirebbero facili da fare a Michele Strogoff:
- A quattordici anni ha ucciso il suo primo orso da solo, l'ha scuoiato e ha trascinato la sua pelle fino a casa, a diversi chilometri di distanza
- Può rimanere dieci notti senza dormire
- Può rimanere ventiquattr'ore senza mangiare (anche se questo lo possiamo fare pure noi, ma vabbé)
- Non si mangia le unghie
- Non si gratta le orecchie
- Affronta la grossa selvaggina armato di forcone
- Parla tutte le lingue, tutti gli idiomi di tutti i popoli della Russia
- Ha ucciso quaranta orsi
- Non si ammala mai 
- Non si perde mai, sapendo ritrovare la strada anche dove tutti gli altri si perderebbero
- Esegue gli ordini alla lettera e senza tentennare (a noi questo non è che pare un gran pregio, ma vabbé, per lo Zar invece sì)
- Ama sua mamma.

Insomma, quasi non c'è gusto... che fine fa il viaggio dell'eroe? La crescita fisica e spirituale del protagonista? I suoi tentennamenti, le sue incertezze, la possibilità di rivedersi in lui?
Vabbé, comunque il nostro ardito protagonista che non si gratta le orecchie deve viaggiare in un paese pieno di insidie (e fra i tumulti di una possibile invasione tartara e altre robe strane e pericolose) fino a Irkutsk per dare al Granduca 'sta benedetta lettera e oltre ad essa lo Zar gli consegnerà perciò dei documenti che faranno da lasciapassare universale.
Lungo la via incontrerà una ragazza lèttone (o giovane baltica, come preferite voi) che deve fare lo stesso terribile tragitto e deciderà di accompagnarla (anche perché in due danno meno nell'occhio e invece di sembrare una spia sospetta sembra uno tranquillo che viaggia in famiglia) nelle sue peripezie.
Ah, e la ragazza si chiama Nadia, ma questo lo scoprite più tardi, quindi vi abbiamo fatto uno spoiler, shhh!
Riusciranno i nostri eroi a consegnare la lettera?


2. La copertina 
Vi facciamo vedere proprio la copertina del libro che abbiamo letto noi, scannerizzata:

"Guarda che bel fucile che ho!""Il tuo colbacco però è storto"
 
E niente, è una dignitosa copertina da classico, con i cavalli e guerrieri con i colbacchi. Non è che possiamo avere da ridire su tutto.
 
3. Cosa ci è piaciuto: Nonostante sia un Gary Stu, Michele Strogoff è genuinamente un personaggio gentile. Di solito questi perfettini bellissimi vengono descritti come con un cuore d'oro, ma se si vanno ad analizzare le loro azioni si rivelano invece dei farabutti, molto spesso pure misogini.
Michelino nostro no! Michelino è bravo. Un protettore buono, che non giudica Nadia solo perché viaggia da sola e che decide di accompagnarla non solo perché il viaggio è realmente pericolosissimo (e dunque non solo perché lei è una donna) ma anche per vantaggio personale e per gentilezza, senza forzare la pulzella.
Alla fine, pur con tutti i suoi esagerati talenti, Michele Strogoff è innegabilmente un eroe e dunque un buon esempio... e non a caso questo libro si fa spesso leggere ai bambini!
 
4. Cosa non ci è piaciuto: L'eccessivo zelo di Jules Verne nel darci milioni di informazioni su TUTTO. Cioè, noi amiamo avere informazioni sul contesto in cui il personaggio si muove, siamo dei fans sfegatati del worldbuilding ma:
A) Questo non è fantasy né fantascientifico, non serve il worldbuilding
B) Vogliamo informazioni sul contesto in cui il personaggio si muove, non conoscere ogni singola etnia russa in un solo capitolo né sapere i nomi di tutte le regioni comprese quelle che non attraverseremo mai durante la storia.
Avete presente quando si dice che un buono scrittore è quello che mostra ma non dice? Ecco, lui fa il contrario. Non ci fa vivere il viaggio attraverso gli occhi del protagonista, ma è come se sorvolasse tutto dall'alto, ma che diciamo, dall'altissimo, e da lassù radiografasse l'intero territorio e ce lo raccontasse.
Verne studiava in modo enciclopedico i territori di cui scriveva le storie, solo che poi, invece di estrapolare solo i dettagli che gli servivano, lui ce li doveva mettere TUTTI. Sia mai che non si fosse capito che aveva letto tutti i tomi sulla Russia di tutte le librerie vicine a casa sua!
E perciò ci ritroviamo con un'enciclopedia che, per caso, ha dentro anche l'avventura di Michele Strogoff. Anzi, no, non per caso: è proprio una voce di quell'enciclopedia.
E poi i cattivi sono cattivissimi, i buoni sono buonissimi, bla bla, è piatto e sembra tanto propaganda filorussa con qualche pregiudizio di troppo su zingari e tartari. Eh, non l'ideale in questo periodo. Okay, forse non è l'ideale mai.
Ah, e poi non ci è piaciuto com'è andata a finire fra Nadia e Michele. Ma capiamo che invece, per molti, questo finale è proprio ideale, perciò... vabbé.
 
Voto complessivo: 68 su 100. Sei stato promosso, libruccio!
 
A chi lo consigliamo: Alla fascia d'età compresa tra i dodici e i sedici anni che ama l'avventura! Per molti adulti potrebbe risultare, eh, un tantino troppo lineare. Ma se amate comunque l'ambientazione, la steppa sconfinata, i mercati brulicanti di gente di culture diverse, gli orsi, i colbacchi, i terribili tartari, allora questo è il libro che fa per voi, indipendentemente dall'età!
 
Dove potete comprare il libro? Mah, Jules Verne è morto e sepolto! Perché comprare il libro? Trovate facilmente gli e-book in rete oppure la versione cartacea nelle biblioteche. Cercate sempre nelle biblioteche e dategli amore! Ma se siete innamorati del giovane alto, robusto, col naso bello, che non si gratta le orecchie e non si mangia le unghie e volete a tutti i costi una copia del libro da tenere su un altare in cucina, per fissarlo mentre cucinate il filetto alla Stroganoff o i pirozhkì, caso vuole che abbiamo un’affiliazione con Amazon, perciò date pure un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Così, voi pagate proprio gnente in più e non vi cambia nulla (tranne che cliccare sul link che vi lasciamo è più comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra. Consideratelo. ECCO IL LINK!
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione! P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥


martedì 8 febbraio 2022

Recensione - Tokyo Blues (Haruki Murakami)

"Leggete Haruki Murakami" è quello che il mondo sembra dirci. Ci chiama, come una sirena in un megafono, quel nome giapponese...
Eh, cari Cactus di Fuoco, ma a voi piace il Giappone! E vi piacciono queste narrazioni complesse e delicate e tutti dicono che il signor Murakami è così, complesso e delicato! Leggetelo, leggetelo, leggetelo! C'è pure uno dei vostri booktubers preferiti, Matteo Fumagalli, che lo adora! Insomma, che scusa avete per il fatto che avete ormai una certa età e ancora non avete letto neanche una pagina scritta da Haruki Murakami, pur conoscendone il nome e i titoli di un sacco di opere?
E forse il mondo ha ragione. Dovevamo smettere di cincischiare, attendere, leggere libri trash nel frattempo, finire in un giorno un libro che parla di un maiale di pezza vecchio e brutto che viene smembrato da un'automobile in una strada, di guardare recensioni delle Winx, di saltellare in giro perché siamo hypatissimi per Sanremo, e finalmente leggere un libro di Haruki Murakami.
Così siamo andati in biblioteca. La nostra bellissima biblioteca di fiducia!
E loro ci hanno dato questo libro arancione tutto smangiato, con la copertina graffiata, dal titolo "Tokyo Blues". Ora, quando un libro è conciato così per le feste, come se un gatto selvatico l'avesse usato per allevarci sopra i suoi piccoli, di solito significa che si tratta di un buon libro.
Se poi aprendolo ci trovate dentro anche delle sottolineature, diremmo proprio che qualcuno l'ha amato, letto e riletto, sfogliato pensosamente e che ha pensato pure che fosse una buona idea sottolineare a matita delle frasi importanti su un libro che NON ERA LORO ma della biblioteca. Rendiamo il concetto?
Tokyo Blues è stato amato.
Stringendo il volumetto al cuore, siamo tornati a casa e abbiamo iniziato a leggerlo.
Ora, mentre scriviamo la sua recensione, scopriamo che il vero titolo del libro dovrebbe essere Norwegian Wood (ノルウェイの森 Noruwei no mori) e non Tokyo Blues, ma è così che la Feltrinelli decise di tradurlo nel 1993. In effetti, leggendolo, non abbiamo mica capito perché mai dovesse chiamarsi "Tokyo Blues", ma vabbé...
Quindi, di cosa parla Norwegian Wood? Di una foresta norvegese? Oppure di blues suonati in minuscoli locali di Tokyo? Si tratta di una storia d'amore? Non proprio. Ed è qui che dobbiamo iniziare a parlare de...
 
 
1. La trama 
Cominciamo il nostro viaggio con il protagonista alla veneranda età di trentasette anni (veneranda solo perché, in teoria, questo è un romanzo con protagonisti adolescenti, uno di quelli di formazione) e seduto a bordo di un aereo, che sta andando per qualche motivo ad Amburgo.
Durante il volo, il nostro misterioso protagonista sente una canzone diffondersi dagli altoparlanti, una musica di sottofondo che invece di essere quelle canzoncine rilassanti sulla falsariga dell'iconica musica della Wii, è Norwegian Wood dei Beatles, ma in versione orchestrale.
Il nostro misterioso protagonista ne è improvvisamente agitato, turbato, sconvolto, come se avesse visto un gatto uscirgli dai pantaloni e trasformarsi in un pesce tricefalo prima di volare via su ali da pipistrello emettendo delicate flatulenze al profumo di gelsomino e Marracash.
Dopo un attimo di smarrimento descrittivo, in cui arriva pure (giustamente) una povera hostess che cerca di prendersi cura di lui, il nostro misterioso protagonista inizia a ricordarsi cose a caso, tipo un cane che abbaia, le montagne e l'erba.
Inizia con questa entusiasmante scoperta (yay! Cani che abbiano!) il vero e proprio racconto: il romanzo è infatti un lungo flashback, narrato in prima persona dal protagonista Tōru Watanabe (che per il resto del libro verrà chiamato quasi sempre per cognome, Watanabe, quindi sapere che si chiama Tōru sembra quasi superfluo...). 
Un flashback dunque, che torna indietro alla sua infanzia (su cui ci soffermiamo però poco), al suo incontro con Naoko, la fidanzata del suo unico amico Kizuki, il quale si suicida e li lascia da soli, a farsi compagnia l'un l'altro per riempire l'imbarazzato silenzio che sembra rimbombare nella sua assenza, in un vuoto che è fatto a forma di Kizuki. Si tratta dunque di una storia d'amore, magari fra Naoko e il nostro protagonista Watanabe?
No. Sì. Tutto ha in sé dell'amore, se lo si guarda dalla direzione giusta, e l'amore stesso è qualcosa di fuggevole, che tende a sguisciare e strisciare via dalle mani come un'anguilla ricoperta di vicks vaporub. Questa è una storia d'amore... ma per la vita. Per gli amici. Per le piccole cose. Un racconto che si snoda attraverso i difficili anni dell'università, la vita in collegio, l'amicizia inspiegabile di Watanabe (che è un bravo ragazzo che più bravo non si può, potrebbero farlo santo se non fosse che cade nelle tentazioni di un certo tizio...) con Nagasawa, ragazzo spregiudicato, bastardo, arrampicatore sociale, cornificatore seriale (nonché tizio che tenta il nostro povero Watanabe a fare robe che lui non vorrebbe né dovrebbe fare), e quello per Midori, compagna di corso all'università con una vita provata da lutti familiari (nonché personaggio iconico, meraviglioso, fighissimo, fuori di testa). 
L'intera vicenda è ambientata alla fine degli anni sessanta, tra il 1968 e il 1970, nel bel mezzo di un periodo rivoluzionario, perciò sbadabim sbadabam, occupazioni delle università, moti rivoluzionari, propaganda a tutto spiano... però non preoccupatevi, se queste cose vi interessano poco: il nostro tranquillo Watanabe se ne frega altamente della rivoluzione. 
Possiamo in realtà dire che questa rivoluzione avviene dentro di lui. Watanabe ha una famiglia normale, medio-borghese, non gli manca nulla ed è educato, gentile, abbastanza studioso e con una passione per i piccoli viaggi, per la natura, per la musica. Insomma, è fortunato, no? Però se da un lato potrebbe (e dovrebbe) avere una vita normale, dall'altro è sfigatissimo e tutte le persone a cui vuole bene, in un modo o nell'altro, escono dalla sua vita... ma qui ci sono spoiler grossi, perciò shhh!
Riuscirà Watanabe a superare i lutti, gli abbandoni, i problemi che lo affliggono? Eh, lo scoprirete solo leggendo Tokyo Blues, l'unico libro non ambientato a Tokyo (ma in paesucci vicini sì, siamo sempre nel distretto) e senza blues ad avere questo titolo!
 
2. La copertina 
Ci siamo dimenticati di scannerizzare la copertina dell'edizione che abbiamo letto noi, abbiamo restituito il libro in biblioteca pochi minuti fa, e ora trovare un'immagine in buona risoluzione ci risulta difficilino.
Perciò eccola qui in bassissima risoluzione, beccata su internet (e non è neanche esattamente uguale alla nostra, che aveva solo il nome dell'autore e il titolo "Tokyo Blues"):
Obbiettivo: colori sparaflescianti e immagine sgranata.
Prima di trovare le immagini su internet, eravamo convinti che la copertina fosse arancione chiaro, non rossa. Arancione. Ma si vede che la versione che avevamo noi era solo troppo consumata per mostrare i suoi colori originali!
Ma che cosa diranno mai questi ideogrammi? Presenti SOLO nella versione italiana, che ha deciso di fregarsene altamente del contenuto del romanzo, questa copertina dai colori neon (o un poco comunisti, dipende dal punto di vista) porta impresso il nome dell'autore, Haruki Murakami, in Kanji.
Ci tengono tanto a farci sapere chi ha scritto il libro, eh?
A parte questa vecchissima della Feltrinelli, Norwegian Wood può vantare forse decine di copertine diverse da ogni parte del mondo, essendo uno dei libri più di successo di HARUKI MURAKAMI (scusate, ma abbiamo appena capito che va scritto tutto grande, visto il modo in cui lo sbattono in copertina).
Non le possiamo mostrare tutte, ma un paio sì...

Quella iconica: 
Gambe o tronchi? O qualcosa di diverso?
In qualche modo, anche se a colori invertiti, ricorda la bandiera giapponese, ma al suo interno, nel cerchio color crema, vediamo delle figure che potrebbero essere cose diverse: i tronchi degli alberi (un bosco è particolarmente importante nella narrazione), oppure le gambe e i piedi dei tre "protagonisti"... che poi cambiano, durante la narrazione, ma sono in qualche modo sempre tre: Watanabe e due suoi amici, che si sostituiscono in maniera ciclica durante la sfortunata storia del protagonista, perdendosi e ritrovandosi, oppure scomparendo e non tornando mai più per essere poi sostituiti da qualcun altro. Sempre in tre.
Insomma, è una copertina perfetta. Gli diamo nove e mezzo, nonostante sia semplicissima (e di solito noi preferiamo le copertine cariche, quasi barocche) perché traspone perfettamente il "feeling" del romanzo. Non prende dieci solo per i nostri difficilissimi gusti personali, ma è forse una delle copertine più adatte al romanzo della storia delle copertine. Complimenti al grafico di Einaudi.
 
Bonus cover:
A sorpresa, se cerchi "Norvwegian Wood", ciccia fuori anche un libro che non è di HARUKI MURAKAMI e non è neanche un romanzo, ma un manuale su come tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna. 
Che dire, volevamo riportarvelo come una piccola curiosità ;)
 
3. Cosa ci è piaciuto: Sembrerà strano ai più, ma ci è piaciuto il modo in cui questo romanzo parla di sesso: all'inizio in maniera timida, velata, toccando l'argomento in quel modo pudico e strano, ma desideroso, degli adolescenti, e poi in maniera sempre più aperta, tranquilla, normale. Le scene di sesso sono tante, ma sono inserite benissimo all'interno della narrazione e sono diverse fra loro, disparate, ed è assente quel senso di vergogna opprimente che a volte si può trovare nei romanzi di formazione e che quasi sempre permea la visione occidentale della sessualità.
L'intimità è qui trattata in una maniera naturale e diversificata, con persone diverse che amano cose diverse... e il nostro protagonista, il giovane Tōru Watanabe, non giudica mai in maniera negativa le ragazze che di sessualità e di desideri ne parlano apertamente o che la praticano. Cioè, lui e la sua amica Midori finiscono pure per andarsi a guardare assieme un film porno in sala... e quella parte l'abbiamo trovata, sotto sotto, esilarante. Ma che c'è da dire? Tōru è un ragazzo d'oro.
Ed ecco cos'altro ci è piaciuto! Nonostante sia effettivamente proprio un bravo ragazzo, Watanabe non si lascia trascinare dagli eventi del tutto inerte (anche se ha i suoi momenti di stasi e indecisione, ma è ovvio, è il protagonista adolescente di un romanzo di formazione!), ma ha dei suoi gusti personali, un modo di pensare ben preciso, e ci tiene a farci sapere cosa ama, cosa sa fare, il suo essere intero attraverso le azioni e i pensieri.
Il rapporto che ha poi con la sua compagna di scuola, Midori, è una cosa fantastica.
Midori è un personaggio anomalo, una meravigliosa matta, una pulzella fragile e forte che danza sul filo che divide l'erotomania e il romanticismo, una cuoca bravissima, ma anche un'amica sincera. Beh, fin troppo sincera. Sincera livello "ehi ciao nuovo amico, vuoi sapere che tipo di tortura BDSM mi piacerebbe provare qualche volta? Eh? E che te ne pare se ti racconto tutte le fantasie che ho fatto su di te?".
E vi ritroverete invece a fare pensieri profondissimi insieme a lei e Watanabe che mangiano frittatine o che guardano divampare un incendio che rischia di carbonizzare il quartiere invece di scappare via e mettersi in salvo.
 
"La morte non è l'opposto della vita, ma sua parte integrante. Tradotto in parole suona piuttosto banale, ma allora non era così che lo percepivo, ma come un grumo d'aria presente dentro di me. La morte era parte di quel fermacarte, parte indissolubile delle quattro palline bianche e rosse allineate sul tavolo di biliardo. E sentivo che noi vivevamo inspirandola nei polmoni come una finissima polvere. Fino ad allora io avevo sempre considerato la morte come una realtà indipendente, completamente separata dalla vita. Come a dire: 'Un giorno prima o poi la morte allungherà le sue mani su di noi. Ne consegue che fino a quando ciò non avverrà essa non potrà toccarci in nessun modo?"
 
La separazione fra la vita e la morte si fa sottile in questo libro, dove tutto è permeato dal concetto che il lutto, la perdita, fanno parte della vita stessa. Tutti perdiamo qualcosa. Tutti guadagniamo qualcosa.
Ciò che conta è il ricordo, l'amore che abbiamo provato e che proveremo ancora, quei profumi antichi, quei tocchi, che ancora vivono nella nostra mente.
D'altronde è così che inizia il libro: con un ricordo, "triggerato" dal suono di una canzone, Norwegian Wood... che fra l'altro non avevamo mai ascoltato prima d'ora! E se neanche voi l'avevate mai sentita, eccola qui:

 
 
Altro fantastico punto di forza è il modo in cui vengono trattate le malattie mentali, ovvero come... malattie! Finalmente! Finalmente un romanzo dove chi ha problemi a relazionarsi con il mondo per colpa dei traumi viene curato e dove non viene colpevolizzato chi ha episodi depressivi!
Whoosh... e poi, secondo noi, amerete la "clinica" alternativa che Watanabe visita (il perché non possiamo dirvelo, ovviamente, perché è spoiler), immersa nella natura, tranquilla, con le galline, i conigli e un pappagallo che insulta chi si prende cura di lui.
 
4. Cosa non ci è piaciuto: Difficile da dire se non ci si pensa, così a caldo, perché comunque lascia una bella sensazione nostalgica, delicata, e la voglia di "fare", di vivere. Si tratta di un bel libro, laddove anche i personaggi che ci stavano antipatici, alla fine, erano necessari alla narrazione. Non c'è luce, se non ci sono ombre.
Forse...  forse però alcuni punti deboli ci sono, se ci fermiamo a riflettere, andando in maniera oggettiva al di là della bellezza della narrazione. Ad esempio, nonostante il romanzo sia narrato in prima persona (e questa è una cosa che sappiamo dare fastidio ad alcuni di voi, ma fidatevi, è comunque una narrazione bellissima) Watanabe non parla mai dei suoi genitori. Ma tipo mai. Sappiamo che ci sono e che sono persone normali, ma 'sto ragazzo va sempre in giro da solo tipo orfanello e, boh, puzza un po' di irrealistico, di forzatura di trama fatta perché HARUKI MURAKAMI non voleva inserire la seccatura dei genitori nell'equazione.
Ah, e poi un'altra cosa che non è proprio fantastica: la prefazione contiene spoiler belli grossi. Non leggetela! Non leggete la prefazione prima della storia!
Alcune considerazioni fatte dai personaggi, poi, sono strane.
Per esempio... (TW: si parla di suicidio) descrivendo cosa è successo prima dell'estremo gesto di una ragazza, uno dei personaggi dice testualmente: “Aveva pensato a tutto, si era portata dietro perfino la corda”. Ma... in che senso "perfino"? Visto che voleva impiccarsi ad un albero, cosa avrebbe dovuto portarsi, un mazzo di carte da briscola?
E parliamoci chiaro, di questo tipo di battute il libro ne è pieno. Anche se, a ben vedere, più che un difetto potrebbe essere il modo di parlare di alcuni personaggi. Conosciamo persone che potrebbero essere le controfigure di Capitan Ovvio nella realtà e riteniamo che forse anche loro meritino di essere rappresentate nei romanzi.
(La cosa della corda ci ha fatti ridere comunque. Sorry, siamo brutte persone-cactus).
Normalmente non leggiamo questo tipo di romanzi, quindi non è il nostro genere di libro, però è stato bello ugualmente. Insomma, per essere quello che è ci è piaciuto. Bravo Haruki! Probabilmente leggeremo qualcos'altro di tuo, magari che non parli solo di adolescenti pieni di problemi.
 
Voto complessivo: 71 su 100. Sei stato promosso, libro bello! 
 
A chi lo consigliamo 
Vi piacciono le letture nostalgiche, che si interroghino sul senso della vita? Avete perso un amico caro da poco e volete qualcuno a cui sentirvi vicini? Forse Tokyo Blues, aka Norwegian Wood, è la lettura per voi.
Sconsigliato invece ai minori (in particolar modo quelli impressionabili) non solo per la presenza di molte scene sessuali abbastanza esplicite (esplicite ma non scabrose, eh! Sono molto, ehm, anatomiche), ma anche perché effettivamente tratta di temi delicatissimi e un tantino depressivi, se non ci si è abituati, come per esempio il suicidio. E di suicidi ce ne sono tantissimi qui dentro, ti fa quasi pensare che la gioventù giapponese passi il suo tempo a studiare e provare a suicidarsi. Dài, scherziamo... oppure anche no... 
In generale, chi odia i romanzi tristi è meglio che questo libro lo posi chiuso a faccia in giù e si allontani con cautela.
 
Dove potete comprare il libro? 
Murakami è lo scrittore giapponese più letto e tradotto al mondo, perciò dovreste trovarlo in qualunque libreria che non sia strettamente specializzata (oppure razzista). Andate lì fuori e acchiappate il libro!
Caso vuole che abbiamo un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui copertina ci sono gambe-tronchi, date un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Così, voi pagate proprio gnente in più e non vi cambia nulla (tranne che cliccare sul link che vi lasciamo è più comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra. Consideratelo. Ecco il link! Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche! 
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione! P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥


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