Hey hey hey! Eccomi con un piccolo aggiornamento per voi.
Lo so che volete sapere di me, della mia vita. Ho ricevuto un'e-mail super carina, ieri, da una ragazza, una di voi lettrici... mi chiedeva di dire di più riguardo al mio allenamento, perché ultimamente sto parlando tanto di pesci, e poco della mia fitness routine.
E vabbé, ragazze, guardate che sono una biologa marina, non una pugilessa! Ma la verità è... okay, la verità è che purtroppo io, ieri sera, ero troppo stanca per la mia solita sessione di boxe, quindi l'ho saltata. Sto provando a fare un po' di allenamento ogni giorno, puntando tutto sulla costanza che mi permetta di diventare gradualmente più resistente e forte, ma dopo una giornata di esplorazione acquatica (e terrestre) ero davvero stanchissima, avevo sonno e ho approfittato di quel tempo libero che mi rimaneva durante il tardo pomeriggio e la sera per lavorare un po'. Immagino che nuotare ed esplorare siano comunque azioni valide come allenamento! Magari non quanto la boxe, però arrivare a sera più stanche del solito magari significa che un bel po' di allenamento l'ho fatto.
E poi, una volta tornate a casa, c'era anche da mettere a posto il jarrarium (il mini-acquario fatto con un barattolone, con la parola jarrarium che è un misto fra jar, barattolo in inglese, e aquarium) e osservare le reazioni delle nuove creature che da adesso ci vivranno. Per fortuna le Phorcus richardi, le lumachine, si stanno comportando esattamente come la loro compagna che era già nel jarrarium prima di loro, ovvero stanno reagendo con calma e mangiando senza problemi.
I nuovi copepodi che sono arrivati si comportano in modo molto simile alla loro controparte di acqua dolce. Abbiamo un piccolo acquario di plastica, d'acqua dolce, che è stato ricavato da quello che doveva essere un dispenser di succo di limone (davvero, un dispenser! Ha pure un mini rubinetto alla base... destinato, ovviamente, a non essere utilizzato mai), che sta sul davanzale di una finestra, all'interno di cui si trovano praticamente solo lumachine, copepodi, e ovviamente piante acquatiche.
Ecco, i copepodi che vengono dal mare si comportano in maniera identica ai copepodi d'acqua dolce.
Comunque conto di allenarmi oggi, anche se devo incastrare la cosa fra diversi impegni. Purtroppo (o per fortuna?) nessun impegno sociale, ma lavorativo sì, e anche qualcosina che devo per forza fare perché non fa bene procrastinare troppo sui propri progetti. Insomma, il tempo passerà in fretta, ma spero di riuscire a tirare qualche centinaia di buoni pugni! Un po' di pesi li ho già fatti stamattina.
E ora vi saluto carissimi, perché vedo in tavola della deliziosa tagliata di petto di pollo con verdurine miste, fa un profumo delizioso!
Oggi io e le mie sorelle abbiamo parlato di una cosa... importante.
È
assolutamente infuriante che io non ne possa ancora parlare con voi, ma
al contempo... un po' ne sono felice. Perché alla fine di tutto, quando
finalmente la signora Alkahest ci darà il permesso di parlarvene,
probabilmente quello che... no, non posso formulare la frase in questo
modo, si capirebbe troppo di cosa parlo... ehm... vabbé, diciamo che
sarà una cosa interessante.
Stiamo coinvolgendo anche Sangreal in
prima persona, lui pensa di non avere il talento per fare quello che gli
abbiamo chiesto, ma si metterà comunque a nostra disposizione.
Stiamo
raccogliendo altre informazioni. Alcune saranno difficili da reperire,
ma non possiamo permetterci proprio di non verificare le fonti. Oh no,
ehm, devo trovare un modo di parlarvene che non rompa la clausola di
silenzio profondo che Seras ci ha imposto, mannaggia.
Non ve ne parlo più. Immaginatemi che fischietto, con le mani dietro la schiena.
No,
no, tranquilli, non c'è niente di strano su questo blog, niente che
possa aiutarvi a capire di cosa si tratta. Fischietto, fischietto.
Comunque
oggi è stata una giornata incredibile! Siamo andate alle pozze (è lì
che abbiamo parlato del progetto) per prendere alcuni campioni e c'erano
le alghe più fluffose del mondo, ma soprattutto c'erano dei nuovi
mini-pesciolini! Si vede proprio che è arrivata la primavera.
Un sacco di gamberetti Palaemon affollavano
l'acqua bassa e calda, bellissimi, con i loro corpi trasparenti striati
didense sfumature di colore, che li fanno sembrare dei giocattoli di
vetro. Non avevano neanche paura di noi! Certo, non volevano essere
toccati (magari che un gigante ti punzecchi con il dito non è il tuo
sogno, e posso capirlo), ma sembravano più incuriositi che spaventati.
Abbiamo
trovato diversi granchi morti, e questo è interessante, perché mentre
alcuni erano aperti, segno che qualcuno ha forzato il loro guscio per
poi mangiarne la carne, altri invece erano morti ma chiusi, e con alcune
zampe mancanti. Due cause di morte differenti, forse due predatori
differenti? Secondo mio fratello Seraphin in realtà anche i primi
granchi, probabilmente, non sono stati forzati da un predatore, ma hanno
perso integrità strutturale post-mortem, io però non ne sono convinta.
E
poi abbiamo anche osservato una creatura "misteriosa". Niente di
eclatante, ma era una piccola massa nera, che usciva da una pozza
scodando, e che si è ributtata in mare prima che la potessimo
fotografare o anche solo vedere. Che si trattasse proprio del misterioso
predatore di granchi?
Ovviamente abbiamo potuto osservare anche
alcuni granchi vivi, ma soprattutto una quantità spropositata di
paguretti! Vi giuro, sembrava che ci fossero più paguri che lumache,
ogni guscio che giravamo aveva dentro un piccolo paguro rosso-arancio.
Comunque assolutamente adorabili!
Ionia continua con i suoi
esperimenti per riprodurre piccoli ambienti marini in barattolo
(barattoloni assai spaziosi ovviamente, voglio che sia messo agli atti) e
grazie alla sua esperienza sta funzionando! Beh, voglio dire, è una
viologa marina con il pallino del micro-management, ovviamente sta
funzionando. Alla "famiglia" del suo ultimo barattolone si sono aggiunto
tre nuove lumachine Phorcus richardi (ne aveva già presa una in
passato, per vedere come se la cavava, e siccome stava una pacchia ha
aumentato il numero) delle alghe (poi devo chiederle che cosa sono) e il
guscio di una grossa patella ricoperta di patelle più piccole.
Vedremo come andrà!
E
niente, alla prossima (sperando di potervi dare qualche informazione in
più sul nostro progettino speciale. Ma fino ad allora, acqua in
bocca!).
C'era una volta un piccolo occhi a tubo che non riusciva a trovare abbastanza da mangiare. Normalmente, gli occhi a tubo non hanno un nome, ma per ora lo chiamereno Tubino (perché sembrano tubi, oltre ad avere gli occhi a tubo).
Tubino era magro magro, e gli veniva difficile seguire la migrazione del plancton come tutti gli altri occhi a tubo facevano. Ogni volta che il Sole sorgeva, il plancton scendeva nelle profondità del mare, e ogni volta che il Sole tramontava, il plancton saliva fin quasi in superficie.
Il piccolo occhi a tubo inseguiva il plancton, notte e giorno, giorno e notte, ma era sempre troppo lento per raggiungerlo e a volte si confondeva anche: scendeva quando doveva salire e saliva quando doveva scendere. Non dormiva mai, perché aveva sempre fame, e il suo pancino vuoto lo spingeva a dare sempre la caccia al cibo.
Qualche volta riusciva a catturare, quasi per sbaglio, alcuni copepodi, ma la maggior parte delle volte filtrava l'acqua alla ricerca di piccoli crostacei e non trovava proprio niente.
Un giorno Tubino vide in lontananza un occhi a tubo gigantesco, così grande che non riusciva a vederne la punta della coda, anche se girava tutto su sé stesso, come una girandola.
Tubino si disse "Quello è un occhi a tubo veramente grande, di certo mi saprà dire come ha fatto a crescere così tanto!" e iniziò, faticosamente, a nuotare in direzione della sagoma bluastra in lontananza. Più si avvicinava, più ne vedeva la pelle argentea, le macchie scure che ne costellavano la pelle brillante, e si disse che non aveva mai visto un altro occhi a tubo così brillante.
«Amico, come fai a mangiare?» Chiese, ma l'altro occhi a tubo non lo capì, principalmente perché non era un occhi a tubo, ma un serpent rouge. Ma non era l'unico motivo: l'altro motivo era che Tubino stava parlando alla sua pancia, non alla sua faccia. E anche perché i due non parlavano la stessa lingua: Tubino comunicava muovendo il lunghissimo raggio della sua pinna come una frusta e gonfiando la sua bocca a forma di tubo (visto che era tutto a forma di tubo), mentre il serpent rouge parlava francese. Insomma, c'erano diversi motivi per cui i due non si capivano.
Ma guardando in basso, il serpent rouge vide Tubino e gli parve così buffo, ma così buffo, che iniziò a ridere.
«Che cosa sei, piccolo pesce?».
Tubino, che non parlava francese ma che finalmente aveva identificato la faccia del serpent rouge, nuotò verso l'alto. E che strana faccia, che incontrò! Era piatta, con due occhi frontali che non sporgevano dalla faccia, e sopra alla fronte (che fronte piatta e alta!) c'erano delle specie di "pinne" fitte, che coprivano il cranio. Oltre a non essere a forma di tubo, gli occhi erano anche molto grandi, rotondi, e di un azzurro chiarissimo e luminescente.
«Tu non sei un occhi a tubo!» Disse Tubino, sorpreso
«Che creatura strana e graziosa» rispose l'altro pesce
«E poi che razza di suoni fai? Perché mi fai questi suoni? Ma non stai mostrando le pinne minacciosamente, non mi vuoi mica spaventare! E allora perché fai suoni aggressivi?»
«Come mai ti muovi così, shakerandoti tutto? Che cosa adorabile!»
«Smettila di fare quei strani suoni!»
«Oh, ancora! Fallo ancora, fallo ancora!»
«Dimmi dove hai trovato da mangiare così tanto da essere diventato enorme! Ho fame!».
Il serpent rouge sollevò le mani per toccare Tubino. Tubino, però, non aveva mai visto delle mani, e men che mai aveva visto delle braccia: quelle del pesce-non-occhi-a-tubo erano lunghe più del corpo di Tubino (senza contare l'interezza del filamento della sua coda), diverse volte più spesse della sua circonferenza, e scintillavano d'argento.
«Ehi, ehi! Che cosa stai facendo, pesce gigante?!» Si lamentò Tubino
«Oh, sei felice? Sei eccitato? Chi è un bravo bambino!».
Il serpent rouge afferrò Tubino fra le mani, e a lui sentì di essere perduto per sempre... ma dopo un attimo, si accorse di non provare alcun dolore. Le dita spesse e forti del serpent rouge lo stringevano dolcemente.
«Ti porterò a casa, dalla mia amata. Lei ama le piccole cose graziose come te».
Tubino, che non mangiava da tanto tempo, si sentiva troppo debole per scappare dalle manone di quel serpent rouge gigantesco, e si fece portare via. Forse quel predatore lo voleva conservare e mangiare dopo? Voleva farlo a pezzi e prepararlo con delle alghe, oppure darlo da mangiare vivo ai suoi piccoli?
Ma Tubino si trovò inaspettatamente dentro ad una tana come non ne aveva mai viste: era costruita di plastica, quella sostanza strana, a volte rigida a volte simile a lunghe foglie scricchiolanti, che veniva abbandonata dalle navi di passaggio o che veniva trasportata dalle onde. Dentro, la tana era illuminata da decine di piccoli pesci lanterna, con le loro guanciotte che emettevano bagliori verde-azzurri. C'erano delle pietre di forma stranamente cubica impilate le une sopra le altre e in cima alcune gabbie fatte di filo finissimo, dentro a cui nuotavano minuscole creature.
Le pareti erano decorate da oggetti inchiodati e sospesi con l'ausilio di piccole corde fatte di fibra di kelp intrecciato, utensili di varie forme che Tubino non sapeva riconoscere.
In fondo alla casetta c'era un pesce che somigliava al mostrone che lo aveva catturato: lungo, argenteo, con la faccia piatta... ma con una differenza: il colore delle sue pinne non era di un rosso vivido, ma di un rosa spento.
«Amore mio» Disse il serpent rouge «Guarda cosa ti ho portato!».
La testa dell'altro esemplare si mosse lentamente, i suoi occhi come coperti da un velo. Quando vide Tubino, però, si illuminò immediatamente.
«Cos'è quello?»
«È un pesciolino che ho trovato fuori, mentre cercavo qualche gamberetto... è venuto da me e ha cercato di dirmi qualcosa»
«Oh... che adorabile creaturina! Ma che pancino magro!».
Il serpent rouge dagli occhi velati raggiunse una gabbietta, dentro cui nuotavano krill di tutte le dimensioni, la aprì, ci infilò dentro una mano e prese una manciata di minuscoli esemplari.
L'occhi a tubo scodò tutto eccitato: era cibo, quello.
«Fallo venire da me» Disse il serpent rouge dagli occhi velati, e il suo compagno aprì le mani, lasciando che Tubino andasse a mangiare i piccoli krill.
Le ore passarono, poi i giorni, poi i mesi, senza che nessuna di quelle creature sapesse che erano passati, poiché i serpent rouge non migrano fino a dove la luce del sole è visibile, se non durante il periodo riproduttivo, e Tubino non doveva più inseguire i copepodi durante la migrazione verticale, perché quei gentili giganti lo nutrivano con i crostacei più fini e nutrienti.
Piano piano, giocando con Tubino, il serpent rouge con gli occhi velati ritrovò la sua voglia di giocare e vivere, e anche la sua salute ritornò.
Un giorno (o forse era una notte) erano tutti a giocare nel giardino sul retro, costruendo pupazzi di sabbia, quando qualcosa iniziò a piovere dall'altro: erano fiocchi bianchi, che scendevano lentamente, ondeggiando nell'aria.
«È un miracolo!» Disse uno dei serpent rouge, alzando le mani.
Si trattava dei residui organici dell'immenso corpo di una balena morta, che stavano colando verso l'abisso, e che i due serpent rouge avrebbero potuto raccogliere ed utilizzare per nutrire i loro gamberetti.
Il più felice di tutti fu, ovviamente, Tubino: i due serpent rouge lo riempirono di coccole e di attenzioni, dicendogli che portava fortuna, e nei mesi avvenire lo rimpinzarono di un sacco di micro-crostacei.
Forse fu un miracolo di Natale. Non lo so. Credo di stare capendo a malapena che cos'è il Natale, ma sembra una cosa molto bella, piena di miracoli e di amore.
Ma da quello che ho capito, è un po' come la caduta di una balena, ma quando è inverno, e nel cielo c'è una stella cometa enorme (e facciamo finta che Tubino, che non è una stella, ma sembra una cometa, sia questa) e nasce un bambino magico (e sicuramente, ora che tutti e due i serpent rouge stavano bene, avrebbero avuto un sacco di avannotti, anche se non magici).
E questa è la mia storia sullo spirito del Natale che non è ambientata a Natale, ma che tutti i serpent rouge della mia zona conoscono fin da quando sono piccini.
Fine.
Tubino! È uno stylephorus chordatus. Foto di Solvin Zankl/naturepl.com
NOTE PER I LETTORI (quelli che non vivono nelle profondità degli oceani): Tubino è uno Stylephorus chordatus, un pesce molto particolare, con occhi di forma tubolare che esibiscono un curiosissimo colore verde fluo.
Questi occhi incredibili gli permettono di vedere i colori anche nelle profondità marine (ed è così che per lui è possibile vedere le pinne rosse dei serpent rouge: per tutti gli altri, compresi i serpent rouge, il colore non è così ovvio.)
Lo sapevate, voi, che il rosso è il primo colore a scomparire, quando scendete in acqua e vi allontanate dalla luce solare? Fateci caso!
Vi vogliamo parlare di qualcosa di minuscolo e sorprendente, e di come le cose minuscole possano avere un impatto enorme nella storia umana. Nel corso dell'ultimo anno, c'è stato un animaletto che, nonostante la nostra familiarità con il settore, abbiamo iniziato a vedere dappertutto e non avevamo mai visto prima. Non dal vivo, eh, no no. Online.
Guardando video su come tenere i rettili... zac, eccolo qui quell'animaletto, anche se non è affatto un rettile.
Guardando video su come coltivare piante palustri all'esterno... zac, ancora una volta eccolo, anche se ovviamente non è una pianta palustre.
Fotografie di animali "particolari"? Eccolo di nuovo lì, anche se all'aspetto ha ben poco di particolare. Forse. Qualcuno. Non tutti. Capirete di cosa stiamo parlando.
Sembra che ci sia una vera e propria "invasione" in corso, qui in Italia, e forse anche all'estero, visto che abbiamo sporadicamente visto spuntare la bestiola in video americani e inglesi. Di che cosa stiamo parlando? Di un minuscolo pesciolino conosciuto come "medaka", il cui nome scientifico è Oryzias latipes. Viene chiamato anche pesce del riso giapponese. Il nome "medaka", in giapponese, è composto da due kanji, rispettivamente "me" che significa occhi e "daka" che significa "alto", perché questi pescetti hanno gli occhi relativamente in alto rispetto ad altri pesci più comuni, un po' come i guppy o killi per intenderci... ce li avete presenti, no? Nel dubbio vi mettiamo una foto:
Guppy maschio
Due killifish (Aplocheilus lineatus)
Medaka [fontenel caso non si fosse capito dalle scritte giganti sull'immagine]
E allora? Per quelli di voi che hanno un minimo di dimistichezza con l'acquariofilia, il concetto che un nuovo pesce entri nel novero di quelli allevati non è affatto strano... ci sono pescetti che vengono scoperti e commercializzati a pochissimo tempo di distanza, diventando super-popolari, e persino volte in cui il pesce prima viene allevato dagli appassionati e riprodotto massicciamente e solo dopo catalogato dagli scienziati. Quindi, direte voi, che cosa c'è di strano nel fatto che questo Medaka abbia iniziato a comparire dappertutto? Insomma, non è normale, che un nuovo pesce, specie se bello e sufficientemente facile da allevare, entri presto nelle grazie e nelle vasche degli acquariofili?
Certo che sì, vi diremo noi, certo che sì... il fatto è, che il medaka non è un pesce nuovo. Neanche lontanamente.
L'Oryzias latipes è già più noto alla scienza, in quanto è stato utilizzato come organismo modello negli studi di biologia genomica per oltre un secolo... non per dire, ma è stato il primo pesce modificato geneticamente. Questo animaletto è talmente versatile (nonché studiato) da essere stato anche il primo vertebrato ad accoppiarsi nello
spazio, nella metà degli anni '90.
Insomma, un gioiellino che conoscevano tutti tranne noi (e con "noi" intendo "italiani", non "noi noi")... forse.
Comunque, è una creatura che merita di essere conosciuta per una serie infinita di motivi. Ve li elenchiamo (beh, non infiniti, solo qualcuno, e proviamo a condensarli sennò non la finiamo più), così magari capite perché ve ne stiamo parlando:
Alcuni lamé di colori diversi.
1) Questo pescetto, lo avrete già capito, è stato un caposaldo della biologia genomica, e già solo per questo è figo sapere di lui;
2) Questo pescetto, nonostante moltissimi di voi non lo avranno mai sentito nominare (o se lo hanno fatto, è stato grazie alla recente "invasione"), è uno dei pesci più facili da tenere in assoluto, grazie alla sua enorme resistenza in un range di temperature assolutamente estreme, la sua piccola taglia e in generale il suo essere super-rustico;
3) Questo pescetto ha una riproduzione interessantissima, e gli appassionati si spediscono gli uni con gli altri le uova... sì, avete capito bene, le uova! Sono collose e robuste e possono essere spedite! Così potete farle schiudere e cominciare ad osservare il ciclo vitale di queste creature fin dal loro primo respiro;
4) La variabilità genetica di questo pescetto è una roba da far sbalordire anche i cinofili: con oltre 700 varietà, è probabilmente il pesce di cui sono state selezionate più razze in assoluto! Gli appassionati di collezionismo si faranno facilmente stregare (e sono in molti a farsi già stregare, eh!) dalla possibilità di tenere tutte le loro varietà preferite, ben categorizzate, in relativamente poco spazio rispetto a quello necessario per altri pesci;
Due albini
5) I medaka fanno parte della cultura giapponese in un modo che neanche ci potevamo immaginare... cioè, sapevamo delle carpe koi, queste maestose e placide creature che popolano laghetti che sembrano dipinti impressionisti, sapevamo dei pesci rossi "fancy", con le loro code multiple, le loro faccine adorabili, i loro colori incredibili, e conoscevamo pure gli arowana, i "pesci drago", che nel paese del Sol Levante sono un simbolo di fortuna e potere (oh, ma quanti pesci sono importanti per la cultura giapponese? Sì, ce ne sono ancora, oltre a questi. Ovviamente), ma il medaka? Questo pescetto piccolo piccolo, con la faccia da guppy, gli occhi fissi, che si può tenere in venti litri d'acqua? Ebbene sì, anche il medaka è importantissimo per i nostri vicini (lontani) giapponesi, tanto che hanno sviluppato specifiche decorazioni per i mini-laghetti dove vivono i medaka, delle sfere di ceramica dipinta vuote all'interno, che galleggiano a pelo d'acqua e servono anche ad evitare che il ghiaccio si sviluppi su tutta la superficie. Si, avete sentito bene, il GHIACCIO!
6) I medaka possono sopravvivere a temperature sotto lo zero, cosa che li rende adattissimi ad essere tenuti all'esterno in tutta Italia. Sì, esatto, anche a casa tua! Ovunque tu viva! (Se vivi in Italia. Se vivi in Antartide non possiamo prometterti che la bestiola sopravvivrà, ci dispiace);
7) I medaka sono eccellenti mangiatori di larve di zanzara. Oh, sì, come le gambusie... solo che sono più piccoli e più belli. Oh sì, come e più dei pesci rossi, solo che non hanno bisogno di stare in vasconi enormi (ehi! Attenzione! I pesci rossi necessitano assolutamente di grandi spazi per vivere e nuotare, non puoi tenerli mica in venti litri, poveri cosini! Ma dei pesci rossi e di come vengono maltrattati in maniera becera ne parleremo un'altra volta). Quindi, se non volete essere punti dal più fastidioso degli insetti, se non volete beccarvi invasioni di nugoli e nugoli ronzanti che vi pungono il collo la notte, mentre bestemmiate e cercate di schiacciarle, e vi prendete la malaria, i medaka sono alleati preziosissimi;
8) I medaka sono pesci pacifici, che possono essere tenuti insieme ad altri pesci pacifici, e per buona pace degli acquariofili che hanno la passione degli acquari di comunità, non si mangeranno i vostri guppy, non morderanno le pinne ai vostri pesci combattenti, non infastidiranno i vostri ciclidi nani che hanno appena deposto. Anche se forse non li metteremmo nello stesso acquario dei ciclidi nani, ma poi, boh, non siamo vostra madre, e siamo abbastanza certi che dei mini-carrarmati come i medaka sopravviverebbero lo stesso. Anche se la cosa idealissimissima sarebbe allevarli in uno spazio a loro dedicato, per farli veramente risplendere ed essere certi di andare incontro alle loro (frugalissime) esigenze.
9) È commestibile. Che beh, sono comunque punti extra, oh, se non altro perché è interessante pensare che ci sono parti del mondo dove la pesca di sussistenza porta le persone a mangiare quello che per altri è un rarissimo, preziosissimo, creaturino da collezione. È un po' come se voi sbustaste un Charizard incredibile fighissimo e un vostro amico vi dicesse "Ah, buono!" e lo mangiasse di fronte ai vostri occhi. Okay, non è esattamente la stessa cosa, ma ci piaceva troppo l'idea di fare questo esempio.
10) Possono vivere sia in acqua dolce che in acqua salmastra!
11) Che ci crediate o no, ne esiste una versione fosforescente. Sì, che si illumina, grazie ad una modifica genetica! Questa varietà è stata in origine prodotta dall'Università Nazionale di Taiwan, probabilmente nel tentativo di produrre un pesce che, grazie a questa peculiare caratteristica, permettesse una migliore visualizzazione dei geni al microscopio. E come se non bastasse il fatto che si illumina, è anche disponibile in quale colore vuoi! Giallo, verde, rosso, viola... tu dillo, e ci sarà un medaka bioluminescente che sembra creato apposta per te. Le sostanze che permettono al pescetto di illuminarsi sono (qualcuno di voi probabilmente l'avrà indovinato, perché questo esperimento è stato fatto, più avanti, anche con animali popolari come topolini e gatti!) proteine estratte dalle meduse (nelle forme verdi e gialle) o da coralli (forme rosse). Quanti dei vostri pesci preferiti si illuminano al buio, hmm?
12) Quelli che si illuminano al buio, per quanto straordinario, a nostro avviso sono in realtà... i meno belli! Infatti ci sono razze di medaka assolutamente assurde. Le nostre preferite? Quasi tutte quelle lamé, con alcune squame brillanti/metallizzate, mentre le altre sono opache, in modo che il pescetto sembri spruzzato di glitter. Che roba!
13) Non avete un acquario per allevarli? Il vetro costa troppo e l'acrilico pure di più? Say no more, fam! Perché questo pescetto, hehe, non è stato "fatto" per essere allevato in contenitori che hanno lati trasparenti. Tutti questi anni di selezione lo hanno portato ad essere perfetto... quando lo guardi da sopra! Bello da tutti i lati, okay, ma dall'alto ha davvero una marcia in più. Basta un grosso secchio, un mastello, uno di quei cestoni di plastica che si usano per metterci i giocattoli, e voilà! Hai lo spazio perfetto per allevare queste assolute (e collezionabilissime) meraviglie.
Gruppo di bianchi in acquario
14) E questa cosa è per noi appassionati di acquari fittamente piantumati, di giungle subacquee, di verde palustre: suonate le trombe, battete i tamburi, i medaka non distruggono le piante, non le mangiano e non le scalzano! Alleluia! Alleluia! Pescetto santo subito!
15) I Medaka sono stati anche protagonisti di uno dei crimini più strani, curiosi e rocamboleschi della storia dell'acquariofilia. Non ve lo raccontiamo noi (non oggi almeno), ma se vi va di sentire la storia in inglese, con tutti i dettagli, fishstory (uno dei nostri canali preferiti) ve la racconterà! (Attenzione, è un video lungo, e per qualcuno può essere anche un po' noiosetto, ma per noi è stato oro!)
Insomma, vi bastano come motivi per osservare con interesse questa creaturina? Ovviamente, dopo aver fatto una ricerca estesa sul medaka, su come si tiene (ed è il pesce più facile da tenere che possiate immaginare) ed esserci preparati per ospitarlo (okay, no, avevamo già le vasche pronte da prima, siamo matti e abbiamo un numero di acquari che non riveleremo, ma che la maggior parte delle persone non ha), abbiamo deciso che sì, tutta questa "pubblicità" che avevamo visto online era più che meritata e che dovevamo dargli una chance... e così li abbiamo comprati.
Quattro medaka. Agrias lamé. Spettacolari piccole creature dal corpo arancio vivo, con la schiena che sembra delicatamente glitterata.
Eccoli qua, in tutto il loro (minuscolo, ma ben saldo) splendore, con le loro mini-pinnette e con le loro schienucce delicatamente glitterate. (Attenzione, i medaka sono quelli arancioni, tutti gli altri sono guppy che avevamo in vasca da prima. Che acquariofilo sei, se non hai un miliardo e mezzo di guppy e non sai dove metterli, perciò ogni acquario che hai è pieno di questi cosini? XD)
Sono arrivati a casa in perfetta salute, vivaci, curiosi, e tutti insieme si sono immediatamente messi ad esplorare tutto lo spazio. Hanno un aspetto simpaticissimo, che è una cosa che non sono in tanti a dire online! Sì, okay, tutti parlano di quanto sono facili da tenere, di come ne esistano centinaia di varietà, di quanta importanza abbiano nella cultura giapponese e nel controllo delle zanzare, ma... vogliamo parlare di quanto sono carini da guarare? Di quanto è tenero e stupidino il loro faccino? Del modo in cui i loro corpicini si muovono?
Sono pesci fisicamente molto "semplici" se paragonati ad altri popolari campioni dell'acquariofilia (basti pensare alla maestà degli scalari, i cosiddetti "pesci angelo", o dei discus, che sembrano pesci della barriera corallina anche se sono d'acqua dolce, o a tutte le forme buffe dei pesci di fondo, spesso dotati di simpaticissimi barbigli), ma hanno una sorta di fascino sottile, una cosa difficilmente descrivibile: se li guardate in foto, o in video, magari direte "belli, ma troppo semplici, se li prendo è perché sono facili. li butto fuori anche d'inverno e si mangiano le zanzare in estate", ma appena li vedete dal vivo, capite perché i giapponesi ne sono ossessionati.
Boh, fanno le effetto delle carte Pokémon... ne hai una varietà e ti viene immediatamente voglia di collezionarli tutti. E sono più di settecento varietà diverse, quindi è una bella sfida... tipo completare tutto il pokédex, ma con animali vivi che possono colorare le vostre vasche (e i vostri laghetti, e questa è una roba pazzesca) di un arcobaleno iridescente di colori.
Due hikari visti di lato. Che belle pinne simmetriche!
Scusate, stiamo divagando... il fatto è che sono così carini! E piccini! E hanno la facciotta stupida e adorabile, un po' tipo come quella dei guppy, ma in modo ancora più "intenso". Sembrano giocattoli. E quando stanno fermi, scodano come robofish. Sì, quando stanno fermi si muovono comunque, che tu stai lì a chiederti "perché?", ma loro lo fanno lo stesso. Sarà il modo in cui è fatto il loro corpo, che necessita di un minimo di movimento per mantenersi in una posizione stabile quando sono fermi, o sarà che sono così pieni di energia che ne hanno bisogno... hmm... dobbiamo ancora osservarli dormire, questo darebbe una risposta al nostro dilemma.
Adesso, la nostra prossima sfida sarà farli riprodurre! Riusciremo nel nostro intento? (Sì, certo che sì! E poi abbiamo voi lettori a fare il tifo per noi, giusto?). Anche perché pure la loro riproduzione è particolare, con la femmina che porta in giro le uova, attaccate al proprio corpo, e poi le lascia sulle piante e sugli oggetti sfregandosi contro di essi. E le uova, come abbiamo accennato precedentemente, sono molto robuste, proprio per questo motivo, per non rompersi quando vengono attaccate agli oggetti dalla madre, e questo permette di spostarle facilmente e persino di spedirle. Dite un po', non è venuta anche a voi voglia di comprare delle uova di medaka? ;)
In conclusione, ci siamo lasciati affascinare completamente dalla "pubblicità" che gli allevatori hanno fatto a questi animaletti, passando da un "no, giammai, hm hm, non comprerò mai questo pesciolino scialbo solo perché me lo dicono tutti" a "oddio, sono carinissimi, gotta catch 'em all!". Che dire? Non era pubblicità ingannevole.
Volete vedere qualche altra cosa figa riguardo a questi pesciolini? Sì, siamo alla parte finale, quella dove c'è l'arringa che vi convincerà... e si sà che un'immagine vale mille parole e un video ne vale un milione, perciò entriamo nella sezione audiovisiva :)
Ecco un video (da un appassionato giapponese simpaticissimo!) che spiega la classificazione dei medaka semplicemente basandosi su "luci e ombre" del pesce, senza contare in questo caso le forme del corpo o altri dettagli come le pinne e gli occhi. Come dite? Come si fa a classificare un pesce da luci e ombre? Guardate questo video e scopritelo!
E vi lasciamo un videuccio anche in italiano, con un po' di informazioni generali (soprattutto se volete tenerli all'esterno!)
Speriamo di avervi fatto conoscere una specie che non conoscevate, o se la conoscevate già, di avervela fatta apprezzare di più! Alla prossima, germoglietti :)