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lunedì 13 gennaio 2025

Tidalem


Il tidalem, conosciuto anche come leviatano fantasma, è una specie di spiriti elementali dell'acqua. Le sue forme giovanili, chiamate volgarmente dropblob e nagaruga, sono considerate piuttosto comuni.

Aspetto

Un tidalem adulto può misurare dai quindici ai sessanta metri di lunghezza, dimensioni assolutamente eccezionali persino per gli spiriti elementali (eccezion fatta per i puripyre), che sono dettate sia dall'età che dall'alimentazione dello spirito. Queste enormi creature hanno un corpo semi-trasparente, di un cangiante e variabile colore blu, il quale lascia vedere le "ossa" di colore argenteo. In realtà questa impalcatura, che mima la forma e la disposizione dello scheletro di un vertebrato, è fatta quasi interamente di mercurio (conosciuto anche come argento vivo) ed è tenuta insieme dalla pressione del resto del corpo, ha perciò funzione completamente diversa rispetto ad un vero scheletro.

La testa è relativamente piccola e spicca sul "cappuccio" composto da due ampie pliche, simile a quello che i cobra formano gonfiando il collo quando vogliono minacciare un nemico. Il cappuccio è però permanente, ed ha al suo interno l'unica parte realmente solida del corpo del tidalem, un deposito di calcio, carbonio e chitina che durante uno dei suoi stati giovanili costituiva un vero e proprio guscio, non dissimile per funzione e forma da quello di una tartaruga alligatore, che proteggeva il centro di energia dello spirito.

Possiedono un solo paio di arti, le braccia, che terminano in mani forti e artigliate, con una presa ferrea; tuttavia le braccia sono notevolmente piccole se paragonate alla taglia complessiva del tidalem, e non hanno alcun uso significativo nella locomozione.

Gli occhi, luminosi e grandi, sono perfettamente rotondi e possono essere di svariati colori, dal giallo al blu e persino, più raramente, rossi/arancio. Al contrario di come avviene con gli spiriti minori, il colore degli occhi di un tidalem non è in alcun modo correlato al tipo di centro di energia dello spirito.

Ciclo vitale

Un dropblob, la paralarva del tidalem

I tidalem nascono da uova che vengono deposte nei pressi di corsi d'acqua dolce. Alla schiusa, le paralarve hanno l'aspetto di una densa goccia d'acqua lunga circa quindici centimetri e vengono chiamate dropblob.

Crescendo, i dropblob raccolgono il calcare, ed altri minerali, in un desposito sulla schiena, divenendo crescentemente più opachi.

Presto, quando raggiungono i quaranta centimetri di lunghezza, i dropblob iniziano a mutare: due zampe spuntano dalla parte anteriore del loro corpo, la parte posteriore si allunga in una coda, mentre il loro "guscio" diventa sempre più maestoso e pesante, proteggendoli dai predatori e aiutandoli anche a nascondersi dalle prede. Il loro guscio è infatti irregolare, con spuntoni e piccole fratture lungo la superficie, nonché una superficie ruvida, e favorisce la crescita di muschi e alghe.

In questa seconda fase della vita, questa creatura prende il nome di "nagaruga", un incrocio fra le parole "naga" (spiriti serpentini che vivono nell'acqua) e "tartaruga".

Una nagaruga, stadio giovanile del tidalem

Le nagaruga hanno una lunga coda, proprio come le naghe, ma che invece di terminare in una punta, come quella dei serpenti, finisce in una pinna caudale non dissimile da quella di un grosso pesce.  Le nagaruga passano la maggior parte del loro tempo immobili, semi-sepolte nel fango, e quando si rannicchiano è quasi impossibile scorgerle: sembrano in tutto e per tutto dei massi ricoperti di materia vegetale.

Dopo circa quarant'anni, le nagaruga hanno accumulato abbastanza energia da poter intraprendere il viaggio che le porterà alla loro forma finale: quello verso il mare. Usando la loro potente coda, scendono lungo i fiumi fino a raggiungerne le foci, da cui poi si immetteranno nei bacini di acqua salata.

Questa è la parte più perigliosa del loro viaggio, essendo i mari (e gli oceani) pieni di spiriti più grandi e più forti di loro, capaci di spezzarne il guscio come se fosse fatto di zucchero bagnato: le nagaruga dovranno utilizzare tutta la loro capacità di mimetizzarsi per sfuggire alla predazione ed al contempo riuscire a "rubare" abbastanza prede dai territori di spiriti più grandi di loro per crescere.

In questa fase, il loro corpo diventerà gradualmente troppo grande per essere nascosto dal guscio, che rimarrà come un residuo vestigiale sul collo della creatura, dove verrà ricoperto dalla sua "pelle" per diventare una componente interna, come un osso di seppia, e si trasformerà nella struttura del caratteristico cappuccio degli adulti.

Finalmente somiglianti a serpenti marini, in questa fase della vita le creature possono essere chiamate "tidalem".

I giovani tidalem sono agili e rapidi, snelli e slanciati, e riescono a sopravvivere grazie alla loro rapidità di movimento, nonché alla capacità di nascondersi nei buchi nel terreno che vengono scavati dalle scilloidi, con cui talvolta si legano in curiosi sodalizi.

I tidalem adulti sono invece creature immense e placide, che non si associano ad altri tidalem e stabiliscono un ampio territorio. Hanno zampe molto deboli, comparate al peso immenso del loro corpo, non sono perciò in grado di camminare nel vero senso della parola; per contro, in acqua sono estremamente agili, grazie al lungo corpo che termina in una possente coda, che permette loro di muoversi a proprio piacimento e di riuscire a manovrare rapidamente e senza sforzo. Non possono più nascondersi in nessuna cavità, essendo enormi, ma non ne hanno bisogno: la loro forza non ha rivali negli oceani, essendo i tidalem gli spiriti senzienti più grandi dell'ambiente acquatico.

Riproduzione

La riproduzione dei tidalem avviene generalmente in periodi di grande prosperità, che permette loro di nutrirsi a sufficienza. Quando sono pronti a riprodursi, i tidalem entrano in uno stato cosiddetto "di fiamma", come avviene anche ad altri spiriti, in cui la loro sovrabbondanza di energia diventa visibile grazie ad un'emanazione di aura luminosa, che sorge intorno alle loro teste e ai loro cappucci, simile a fuoco.

I tidalem in fiamma usciranno dai propri territori e persino dall'acqua, librandosi nell'aria e spostandosi come draghi orientali, fluttuando alla ricerca di altri tidalem in fiamma, con cui si uniranno a coppie.

Una volta che entrambi gli esemplari saranno stati fecondati, si sposteranno volando fino all'entroterra, dove deporranno le proprie uova in grappoli sepolti nei terreni sabbiosi o limacciosi, in prossimità dei corsi d'acqua. Un singolo esemplare può deporre da seicento a milleduecento uova, a seconda delle dimensioni del suo corpo e dalla quantità di cibo che ha ingerito prima di iniziare il suo viaggio riproduttivo.

In prossimità di fiumi è stato più volte documentato lo scontro tra puripyre e tidalem in fiamma. Specialmente se lo scontro avviene sulla terraferma, spesso i puripyre riescono ad avere la meglio. Non si tratta di un tentativo di predazione, ma di uno scontro per le risorse: laddove una zona è troppo riccamente popolata di dropblob, le paralarve dei tidalem, essa viene trasformata dalle loro aure, e dalla loro azione, in un territorio umido dove i piccoli dei puripyre, i fatini, sopravviveranno a fatica. Inoltre i dropblob tendono a crescere e diventare forti più rapidamente rispetto ai fatini, entrando con loro in competizione diretta e arrivando persino a predarli.

Una volta terminata la deposizione, i tidalem torneranno ai loro territori originali e vi rimarranno fino al ciclo di riproduzione successivo.

Quando un tidalem muore, le sue parti interne non sono più pressurizzate e di conseguenza il suo scheletro di mercurio si disfa e mescola con il resto dei tessuti, rendendoli velenosi e del tutto immangiabili. Le sue carni perdono di compattezza dopo pochissimi minuti, sciogliendosi in un fluido velenoso. La morte di un tidalem costituirebbe dunque un vero e proprio disastro ecologico, se non fosse che gli adulti feriti a morte, malati, o comunque in prossimità della loro fine, volontariamente si recano in prossimità di un territorio in cui sono state deposte delle uova, oppure sono già presenti innumerevoli dropblob, i quali si affretteranno a consumarli.

Il mercurio presente all'interno di un adulto morente diverrà quindi il mercurio che compone lo scheletro di un giovane dropblob, offrendogli dunque anche un'ulteriore protezione dai predatori: i dropblob che si sono nutriti di un tidalem adulto esibiscono una schiena argentea, che rivela la loro tossicità agli altri spiriti nel loro ambiente. Le paralarve che hanno un rudimentale scheletro di mercurio sono chiamate anche "gocce di morte" o "droblob schiena d'argento".

Habitat

I tidalem adulti vivono in grandi specchi d'acqua salata, siano essi mari, oceani o persino laghi di grandi dimensioni. Sono cosmpoliti ed è possibile trovarli persino in zone freddissime, come i circoli polari artici.

Dieta

I tidalem sono onnivori, ma la base della loro dieta sono gli spiriti di dimensioni medie. Usano strategie di caccia molto diverse, in diverse fasi della loro vita, ma hanno sempre un tasso di successo abbastanza alto.

I tidalem percepiscono le vibrazioni sonore a grande distanza e posseggono un olfatto acuto, inoltre possono percepire dei debolissimi campi elettrici e bio-elettrici generati dall'attività delle loro potenziali prede.

Alcuni tidalem, specie quelli molto grandi, sono estremamente sedentari e preferiscono una dieta spiccatamente planctofaga, ovvero costuita da piccoli organismi acquatici che vivono in grandi gruppi. Durante il periodo riproduttivo dei piccoli spiri-pesce, possono inoltre ingerire le nuvole di uova che vengono liberate nell'acqua.

I tidalem più planctofagi sviluppano particolari strutture nel loro corpo, chiamati "tamponi", che servono a separare l'acqua dalle prede. Questi tamponi sono estremamente simili ai rastrelli branchiali modificati dello squalo balena, o della manta, e ne hanno la medesima funzione.

Sono documentati casi di tidalem che mangiano gli spiriti di esseri umani, sebbene rari, per via della lontananza dei loro habitat naturali, e dell'infrequenza con cui gli umani si recano, con i loro viaggi spirituali, in zone d'acqua salata.

Curiosità

  • Il morso di un tidalem adulto è incredibilmente potente, calcolato in circa 60 000 newton (6 100 kgf). Una potenza simile è stata stimata anche nel morso del tirannosauro rex.
  • I denti dei tidalem sono fatti di mercurio solido, pertanto il loro morso è velenoso.
  • I tidalem hanno una lentissima crescita psichica, diventando "senzienti" (nel modo in cui più comunemente si usa la parola, ovvero capaci di riconoscere sé stessi come nettamente distinti dagli altri, nonché di comunicare con una complessità ed un'intelligenza simile a quella umana) solo dopo una cinquantina di anni. Tuttavia, le loro menti hanno una notevole elasticità e non smettono mai di evolversi: tidalem di oltre cento anni di età sono considerati creature estremamente sagge.

 

🌵🎨 Tutti i disegni di questa pagina (e probabilmente anche delle altre, se non è diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma! 🌵🎨

mercoledì 8 gennaio 2025

Puripyre


Il puripyre, conosciuto anche come incendio selvaggio, è una specie di spiriti elementali del fuoco. Le sue forme giovanili, fatini e sinaire, sono molto comuni.

Aspetto

I puripyre adulti sono creature di dimensioni enormi, composti da svariati tronchi e rami intrecciati fra loro nella vaga forma di un animale quadrupede, dotato di una lunga coda e di un lungo collo. La loro schiena, irta di una distesa di rami spogli, è sormontata da quelle che sembrano alte fiamme ardenti, che si estendono anche lungo tutta la coda. Si potrebbe facilmente descriverli come un incendio boschivo semovente.

I loro occhi sono estremamente simili a due tizzoni ardenti, incastonati in un teschio di plasma e carbone.

In realtà il loro corpo non è composto dai rami e dai tronchi intrecciati, ma dal plasma e dal fuoco che li circonda, divora e tiene insieme. Il loro centro di energia si trova all'interno del petto, ed è talvolta possibile scorgerlo fra le fessure che esistono fra i tronchi intrecciati.

Le loro dimensioni sono molto variabili, ma sempre enormi ed impressionanti da osservare: possono essere lunghi (coda compresa) dai trenta ai duecento metri.

Il centro di energia di un puripyre adulto ha una temperatura tra i 1.800 °C e i 2.000 °C, e dalla loro bocca possono emettere zaffate di fumo con una temperatura di 200-300 °C, che utilizzano generalmente come arma offensiva.

Ciclo vitale

Nonostante la loro forza sconfinata e il loro aspetto maestoso, i puripyre iniziano la loro vita come paralarve minuscole e così comuni che sono in pochi a sapere che, crescendo, si trasformeranno in tali creature: i fatini.


I fatini somigliano molto a dei tipici will-o'-wisp, fiammelle animate, ma di colore rosso-arancio e con quattro piedini che spuntano dalla base e permettono loro di muoversi galoppando attraverso i prati. Hanno grandi occhi blu-verdi, l'unico dettaglio che distingue fronte e retro della creatura, essendo le loro quattro "zampine" indifferenziate le une dalle altre, permettendogli di trottare e galoppare con la stessa desterità indipendentemente avanti e indietro.

Il loro successivo stadio del ciclo vitale è il sinaire: in questa fase le paralarve iniziano a raggruppare rami, intrecciandoli fra loro grazie al loro potere spirituale, per crearsi un corpo fisico che somiglia vagamente, per forma e dimensioni, a quello di un pony. I sinaire sono ancora molto goffi e può capitare che lascino indietro dei pezzi del proprio nuovo corpo fisico, o che li piazzino male dando l'impressione che abbiamo più di quattro arti, o che la loro forma sia molto disordinata. Spesso lasciano il proprio centro di energia completamente scoperto e visibile.

Infine, dopo un periodo di tempo piuttosto lungo che va dai trenta ai duecenti anni, i sinaire riescono finalmente a raggiungere l'età adulta, divenendo puripyre. Solo lo 0,02% dei fatini riesce a sopravvivere così a lungo da raggiungere la forma adulta, e per un motivo ben preciso: i puripyre sono creature potentissime, enormi ed affamate, capaci di consumare intere foreste spirituali.

Riproduzione

I puripyre hanno una riproduzione agamica, che porta alla creazione di semi che vengono piantati nel terreno e necessitano di alte temperature per germogliare.

Molto spesso, dopo un intenso incendio boschivo, la zona si popola di centinaia di fatini, germogliati dai semi che sono stati riscaldati.

I puripyre adulti non si prendono cura direttamente della prole, ma la loro presenza ne rende la sopravvivenza più facile, grazie alla "pre-digestione" del materiale combustibile: i fatini si nutriranno del fumo eccedente, essendo essi troppo poco caldi per bruciare il legno di alberi antichi, i quali sono assai più nutrienti ed adatti per la crescita di paralarve di fuoco.

In assenza di adulti, i fatini neonati tenderanno a nutrirsi delle sostanze create dalla combustione di paglia e legnetti, crescendo molto lentamente, e aumentando il proprio potere in modo da poter digerire legno di qualità crescentemente maggiore.

Habitat

I puripyre sono spiriti nomadi, che, grazie alla particolare strategia evolutiva di portare sempre con sé il proprio cibo, possono percorrere distanze sconfinate. Sono rari, ma presenti in ogni zona del mondo, eccetto che nei pressi dei circoli polari, troppo freddi e privi di alberi per poterli sostenere.

Dieta

I puripyre si nutrono dell'energia sprigionata dalla combustione ed è per questo che costruiscono i propri corpi con alberi antichi e li fanno ardere lentamente, assorbendone i nutrienti in lunghi periodi di tempo. Per via della loro preferenza verso oggetti che bruciano lentamente, sono fondamentali nel riciclo dei boschi esauriti, ovvero i resti spirituali di quelle che un tempo erano distese di alberi, i quali sono stati tagliati e/o eradicati nel mondo materiale, ma la cui presenza spirituale è rimasta sigillata dal cemento, impossibilitata a disperdersi nella sua maniera naturali: la materia degli alberi spirituali nei boschi esauriti tende infatti a bruciare attraverso una combustione lenta.

La combustione lenta (o latente) è una forma di combustione che avviene nel corso di un periodo di tempo prolungato, sostenuta dal calore sviluppato quando l'ossigeno attacca direttamente la superficie di un combustibile in fase condensata.

Curiosità

  • La combustione lenta all'interno dei puripyre è quello che li nutre per lunghi periodi, ma un fenomeno molto simile avviene anche in natura, correlato agli incendi selvaggi, ed è molto più devastante: la combustione senza fiamma del suolo forestale non ha l'impatto visivo della combustione con fiamma; tuttavia, la combustione della biomassa può persistere per giorni o settimane dopo che l'incendio è cessato, provocando il consumo di grandi quantità di combustibili e diventando una fonte globale di emissioni nell'atmosfera, sterilizzando inoltre il terreno per via della distruzione di tuberi, radici e semi.
  • In alcune culture, i puripyre sono chiamati anche "madri delle fiamme".
  • I puripyre più grandi vengono cacciati per ottenere carbone di altissima qualità, quello che si trova nei loro petti, intorno ai loro core.
  • Nonostante il loro aspetto, che mima quello di una vigorosa fiamma viva, in realtà i fatini hanno una gradevole temperatura calda e possono essere tranquillamente toccati da mani umane.
  • Si dice che avvistare un puripyre nella sua fase migratoria, ovvero quando cammina senza avere intorno boschi, porti fortuna. È effettivamente molto raro vederne uno!

 

 

🌵🎨 Tutti i disegni di questa pagina (e probabilmente anche delle altre, se non è diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma! 🌵🎨

domenica 22 dicembre 2024

Mangiacalzini

Mangiacalzini

I mangiacalzini (Nigris sublecto) sono spiriti di dimensioni medio-piccole, appartenenti alla famiglia dei Lemures. Sono spiriti sinantropi, molto comuni all'interno delle case degli umani che abitano in America del Nord. 


Etimologia

Il nome scientifico di questa creatura, Nigris sublecto, si riferisce alla loro abitudine a nascondersi in posti bui e angusti, come ad esempio sotto i letti. Il nome comune della creatura, mangiacalzini, si riferisce invece al fatto che spesso rubano le calze degli esseri umani per farsi un nido, composto da una pila di oggetti morbidi (fra cui, ovviamente, i favoriti sono i calzini) sotto cui nascondersi. Contrariamente a quello che si pensava in tempi più antichi, i mangiacalzini non si nutrono di calze, né di alcun altro capo di abbigliamento.

Aspetto

I mangiacalzini, una volta raggiunta l'età adulta, sono lunghi dai quarantacinque centimetri ai due metri. Hanno un corpo lungo e affusolato, serpentino, e dal loro collo si diparte una raggiera di tentacoli che hanno più o meno la lunghezza del corpo, dando l'impressione che la creatura sia composta solo da una piccola testa e da un groviglio di lunghi tentacoli. Il colore della loro pelle è interamente nero.

Appartenendo alla famiglia Nigris, gli scienziati dibattono sul fatto che i tentacoli siano in realtà code, come quelle che compongono i finti tentacoli dei loro più piccoli cugini, i wuppi, e fino ad ora le ricerche sembrano puntare in quella direzione: non avendo un apparato scheletrico, ed essendo la loro anatomia estremamente differente da quella degli animali del mondo fisico, non è implausibile che le code multiple siano "risalite", in anni di evoluzione, fino al collo.

I mangiacalzini non hanno occhi visibili, essendo questi sempre protetti da uno strato di pelle, e sono molto miopi: fondamentalmente utilizzano gli occhi solo per individuare le fonti di luce e il movimento di grossi oggetti, da cui tendono a scappare.

La loro testa, dai contorni molto smussati, è leggermente schiacciata e caratterizzata da una bocca ampia, piena di denti affilati e triangolari. Sulla cima della testa, spuntano due piccole antenne semi-rigide, con le quali possono percepire i cambiamenti nel campo elettromagnetico e comunicare fra di loro.

Al contrario della maggior parte degli altri lemures della famiglia Nigris, i mangiacalzini adorano manifestarsi nel mondo materiale: sono infatti in grado di metabolizzare la forza vitale, ed in seguito, quando i loro corpi si sono completamente materializzati ed adattati, le proteine che prendono dalle loro piccole prede. Quando un mangiacalzini è interamente materializzato, diventa molto denso e pesante per la sua taglia, arrivando a pesare in casi eccezionali fino a quarantacinque chili.

Comportamento

I mangiacalzini sono spiriti solitari, che si nascondono nelle soffitte, nei vecchi garage, nelle stanze da letto poco utilizzate e talvolta nelle lavanderie o nel vano di ascensori fuori uso.

Normalmente sono molto timidi, ma è possibile per un essere umano addomesticarli e persino addestrarli, per via della loro spiccata intelligenza. Il meccanismo è semplice: guidati solo dal loro istinto, i mangiacalzini accetteranno volentieri di compiere piccole azioni, di obbedire a certi comandi, in cambio di bocconcini di cibo delizioso.

Bisogna però stare molto attenti: anche se un mangiacalzini si è abituato alla presenza di un essere umano, non significa che accetterà chiunque nel suo territorio, e se viene costretto contro la sua volontà ad interazioni con altre persone che non conosce, senza avere una via di fuga, può attaccare e ferire gravemente anche un umano adulto, grazie ai suoi denti affilati e alla forza prodigiosa dei suoi tentacoli.

La riproduzione avviene sempre nel mondo spirituale, essendo i neonati troppo deboli per manifestarsi nel mondo fisico; i piccoli migreranno nella loro nuova casa solo una volta che saranno divenuti capaci di assumere forme pseudo-materiali.

Habitat

Ovunque vi siano vecchie stanze chiuse e insetti che possono essere catturati, lì vi saranno mangiacalzini. Al contrario di quello che molti presunti "cacciatori del paranormale" credono, i principali spiriti abitanti dei manicomi abbandonati non sono quelli degli umani che vi sono morti, ma i mangiacalzini, che fanno le loro tane sotto mucchi di spazzatura che accumulano in anni di residenza.

I mangiacalzini amano gli ambienti umidi, ricchi di materiale in decomposizione, che attirino molti piccoli animali, ma si accontentano di stanze asciutte e pulite, se riescono a trovare altri modi per procurarsi il cibo.

Dieta

Come già accennato, la dieta dei mangiacalzini si compone principalmente di piccoli animali del mondo fisico. Gli esemplari più giovani si nutrono di formiche, larve di dittero e blatte, quelli più anziani catturano, grazie ai loro tentacoli che estendono al di fuori del nido a mo' di trappole, ratti e altri occasionali visitatori dei luoghi abbandonati.

I mangiacalzini domestici hanno una dieta generalmente più varia e bilanciata, con il risultato di essere in migliore stato di salute.

Conservazione

I mangiacalzini non sono al momento in pericolo di estinzione e non lo saranno fintanto che esisteranno luoghi come gli edifici abbandonati o le vecchie soffitte.


Curiosità

  • In passato, alcuni mangiacalzini hanno attaccato e ucciso degli esseri umani durante il sonno, divorandoli poi lentamente. Non si sa cosa abbia esattamente scatenato questo comportamento anomalo, ma ad ogni modo non è più accaduto niente del genere dal 1980, nonostante il numero dei mangiacalzini nel mondo non sia dimunito.
  • Nessun bambino è mai stato ucciso da un mangiacalzini.
  • Molti maghi attirano e ospitano volontariamente dei mangiacalzini nelle proprie case, utilizzandoli come rimedio naturale all'invasione di blatte o ratti. Un singolo mangiacalzini adulto può catturare e mangiare fino a settanta blatte al giorno!

 

🌵🎨 Tutti i disegni di questa pagina (e probabilmente anche delle altre, se non è diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma! 🌵🎨

sabato 16 novembre 2024

Strisciante nero


Lo strisciante nero (Nigris reptans) è uno spirito appartenente al gruppo dei lemures, noto per la sua agile e peculiare modalità di movimento. Questa creatura, quasi sempre di dimensioni contenute, è facilmente riconoscibile grazie al suo manto scuro che tende al nero. Gli striscianti neri sono noti per il loro comportamento sociale, preferendo associarsi in gruppi affollati piuttosto che vivere in solitudine.

Etimologia

Il nome scientifico di questa creatura, Nigris reptans, e quello comune, strisciante nero, hanno significati simili: "Nigris" deriva dal latino per "nero", mentre "reptans" indica il movimento strisciante.

Aspetto

Gli striscianti neri sono spiriti che, una volta raggiunta l'età adulta, sono lunghi dai venticinque centimetri al metro e mezzo. Hanno un corpo sottile e affusolato, estremamente flessuoso ed elastico, che termina ad un'estremità con una coda sottilissima e all'altra con una piccola testa smussata.

Gli occhi, rotondi e posti ai lati della testa, sono generalmente di colore verde, più raramente rossi o bianchi, e somigliano a piccole biglie senza alcuna distinzione visibile fra sclera, iride e pupilla: queste tre parti dell'occhio sono infatti in genere trasparenti e il colore è dovuto semplicemente al tipo di energia che scorre nel corpo della creatura. Il tipo di core di uno strisciante nero può essere facilmente individuato guardandone gli occhi.

I corpi morti degli striscianti hanno sempre occhi trasparenti, simili a quelli vuoti dell'esuvia di un serpente.

Alcune popolazioni del Vecchio Mondo hanno occhi lattei, molto simili alle striature lungo il loro corpo, ma si tratta di gruppi molto isolati che hanno intrapreso un cammino evolutivo diversissimo da quello dei loro fratelli migratori.

Gli striscianti neri provano raramente a manifestarsi nel mondo materiale, ma talora questo avvenga, trattandosi di piccoli spiriti sono spesso in grado di creare solo ombre che si muovono lungo le pareti, non dissimili ad ombre naturali, proprio come accade ai più famosi wuppi.

Nonostante la loro piccola taglia e il loro essere completamente innocui per gli esseri umani, gli striscianti neri sono famosi per essere la specie "base" per la creazione degli assassini di inchiostro, enormi creature serpentiformi che vengono create quando uno strisciante nero viene portato nel mondo materiale e ingozzato forzatamente di energia al punto da generare un'anomalia nel core che ne cambia la codifica.

Comportamento

A differenza di molti altri lemures, che sono noti per la loro capacità di fluttuare in ogni direzione, lo strisciante nero mostra una preferenza per le superfici solide, da cui deriva il suo nome comune: pur potendo fluttuare, preferisce di gran lunga avere il corpo sempre a contatto con qualche oggetto fisico. Questa creatura è in grado di muoversi rapidamente strisciando su terreno, rami, rocce e altre superfici, usando le sue estremità per spingersi e aggrapparsi.

In gruppo, gli striscianti neri danno talvolta vita a ammassi brulicanti, creando un'immagine affascinante e quasi ipnotica. Questa loro inclinazione a unirsi in grandi masse consente alla specie di sfruttare al meglio le risorse disponibili e di proteggersi dai predatori. Durante le fasi luminose, gli striscianti neri si nascondono in zone ombreggiate o sotto vegetazione fitta, per emergere al ritorno delle fasi crepuscolari, o addirittura buie, alla ricerca di cibo.

Gli striscianti neri sono creature migratorie, che si spostano alla ricerca di luoghi ricchi di cibo e poveri di predatori. Il loro senso più sviluppato, l'olfatto, li guida con sicurezza a quei luoghi "in decadimento" dove è possibile trovare una gran quantità di decompositori di cui nutrirsi.

Habitat

Gli striscianti neri prediligono habitat ricchi di vegetazione, come foreste dense e zone montuose; sono gli spiriti più comunemente rinvenibili nei cosiddetti boschi esauriti, ovvero i resti spirituali di quelle che un tempo erano distese di alberi, i quali sono stati tagliato e/o eradicati nel mondo materiale, ma la cui presenza spirituale è rimasta sigillata dal cemento, impossibilitata a disperdersi nella sua maniera naturale.

La capacità di mimetizzarsi degli striscianti, grazie al colorito scuro ed opaco, li rende abili nel nascondersi tra le ombre dei loro luoghi di residenza. Sono piccoli spiriti adattabili che possono essere trovati in diverse aree geografiche, purché vi sia una disponibilità di spazi sicuri in cui strisciare e ripararsi. Alcune sottospecie di striscianti neri vivono in corrispondenza di soffitte abbandonate.

Dieta

La dieta degli striscianti neri si compone principalmente di paralarve, spiriti decompositori e materia ectoplasmica fresca di piccole dimensioni, come i resti dei pasti di creature più grandi. Grazie alla loro natura sociale, spesso collaborano durante la ricerca di cibo, con alcuni membri del gruppo che si occupano di individuarlo mentre altri si assicurano che l'area circostante sia sicura da potenziali minacce. Le loro bocche sono molto piccole, perciò possono ingoiare solo bocconi di dimensione non più grande di un grillo. Gli esemplari più grandi, quelli lunghi un metro e mezzo, sono capaci di mangiare prede un po' più grandi, fino alle dimensioni di un topolino, ma è comunque raro che queste creature provino a nutrirsi di qualcosa di simile: solo in condizione di estrema fame proveranno a dare la caccia agli spiriti-topo o agli spiriti-rana.

Gli striscianti neri sembrano in grado di digerire la materia vegetale, una condizione rara fra gli spiriti e in particolar modo fra quelli a tendenza carnivora, e per alcuni ricercatori questa è la prova che nel passato la dieta degli striscianti dovesse essere molto diversa.

La capacità di digestione della materia vegetale è inoltre prova inconfutabile della totale assenza di una connessione fra gli striscianti e i serpenti del mondo materiale a cui tanto somigliano.

Conservazione

Nonostante gli striscianti neri non siano attualmente considerati a rischio immediato di estinzione, la loro popolazione è influenzata dalle attività umane che ledono il loro habitat naturale. La deforestazione e l'urbanizzazione non incidono in maniera diretta sulla loro presenza, poiché spesso è possibile trovarli in luoghi che sono stati abbondantemente deforestati da decenni, ma rappresentano minacce significative per la sopravvivenza della specie per via del graduale allontanamento di altri spiriti più grandi, i quali non amano le zone urbane. Senza spiriti più grandi, che caccino e si riproducano in quei luoghi, gli striscianti rischiano di morire di fame e, dopo periodi più o meno lunghi, si muovono in altre zone, alla ricerca di nuovo cibo; pertanto, l'estensione del loro habitat è considerata in notevole diminuzione.

Sembra un controsenso che il luogo più comune in cui vengano rinvenuti siano i boschi esauriti, ma bisogna ricordare che queste distese di alberi spirituali morti, i quali si stanno lentamente decomponendo, non sono rinnovabili: una volta che gli alberi si sono completamente dissolti, non ne verranno piantati di nuovi e gli striscianti non potranno tornare in quei luoghi.

Curiosità

  • Gli striscianti neri hanno un linguaggio comunicativo unico, composto da suoni e movimenti distintivi che permettono loro di coordinarsi durante la ricerca di cibo e di avvisarsi in caso di pericolo. Questo linguaggio non è compreso istintivamente da nessun altro spirito.
  • Nonostante l'aspetto molto differente, i wuppi appartengono allo stesso genere, Nigris. Quelli che sembrano essere tentacoli da "polpo" nei wuppi, sono in realtà code multiple, del tutto identiche a quelle degli striscianti neri nella loro struttura interna.

 

Galleria di immagini (Clicca per ingrandire!)
 
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🌵🎨 Tutti i disegni di questa pagina (e probabilmente anche delle altre, se non è diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Scoprite di più sui loro fantastici lavori, cliccando su uno dei loro link e gustandovi le loro gallerie! 🌵🎨

 

 

giovedì 22 febbraio 2024

Lemures

I lemures (cioè "spiriti della notte" in latino) sono una categoria di spiriti (creature prive di presenza sul piano materiale) fra loro evolutivamente imparentati, con modalità di riproduzione simili e spesso con la capacità di ibridarsi. Non sono fantasmi, in quanto non hanno mai posseduto precedentemente un corpo materiale: essi nascono e crescono nel piano spirituale. I lemures più forti possono manifestarsi sul piano materiale in modo semi-fisico, attraverso la solidificazione dell'energia magica, ovvero l'ectoplasma (dal greco antico ἐκτός ektòs, cioè "fuori", e πλάσμα plasma; lett. "ciò che ha forma").

Tutti i lemures sono sotto il controllo e la giurisdizione del Ministero dell'Oscurità, che ha il compito di proteggerli e di proteggere da loro il mondo materiale (pur non immischiandosi nei normali meccanismi biologici della specie, come la predazione dei piccoli da parte di esemplari adulti).

Caratteristiche

All'interno della dimensione spirituale, tutti i lemures possiedono la capacità di camminare attraverso i muri, scomparire e volare. I loro corpi sono solo marginalmente influenzati dalla gravità, quindi molti lemures sembrano possedere un certo grado di forza sproporzionata: anche specie molto piccole, come i wuppi, sono in grado di spostare centinaia di chili di peso. La loro velocità di movimento è strettamente dipendente dalla specie, con alcuni lemures che possono a malapena spostarsi di pochi centimetri al minuto, mentre altri possono sfrecciare a velocità impossibili per qualunque creatura di carne. All'esterno della dimensione spirituale, nel mondo materiale, i lemures sono molto più deboli, nonché soggetti alle leggi della fisica, e perdono sia la loro velocità che la loro forza sovrannaturali, anche se per molti di loro rimane inalterata la capacità di utilizzare la magia.

Non è nota la durata vitale dei lemures, una caratteristica che ha portato gli esperti a pensare che queste creature siano potenzialmente immortali, se non vengono predate da altri lemures o distrutte con metodi specifici; il lemures più antico di cui si abbia documentazione certa, un amikiri cresciuto in cattività all'interno di in uno dei laboratori Grimm, ha certamente più di 2000 anni, e non sembra aver sperimentato alcun deperimento con la vecchiaia. Si stima che alcuni lemures selvatici abbiamo oltre diecimila anni.

I lemures più piccoli, come i fasmidi, possono avere le dimensioni di un polpastrello, mentre quelli più grandi possono avere un diametro di oltre dieci metri.

Non esistono sessi separati, né generi fra i lemures, ma può accadere che quelli più intelligenti, cercando di imitare gli esseri umani, quando presenti nel mondo materiale si comportino in modo da sembrare maschi o femmine, usando pronomi e modellando il proprio corpo per sembrare possedere caratteri sessuali secondari, come la barba o il seno; si tratta comunque di un'occorrenza rara, un comportamento che i lemures adottano quando decidono di ottenere qualcosa di specifico dagli esseri umani e cercano di manipolarli.

All'interno del mondo spirituale, i lemures possono apparire di qualunque colore e consistenza, anche se tendono generalmente ad avere colori scuri e/o acidi, come il nero, il verde fosforescente o il giallo, e a seconda della specie di appartenenza possono esibire pattern, maculature, appendici colorate di vario tipo. All'esterno del mondo spirituale, i lemures compaiono sovente come ombre bidimensionali oppure, se ne hanno l'energia necessaria, come vere e proprie creature di colore nero o bruno, liscie e dalla superficie esterna soffice. Possono sembrare caldi o freddi al tatto, in base al tipo e alla quantità di energia presente nel loro centro.

Centri di energia

I corpi ectoplasmici dei lemures sono sempre costruiti intorno ad un centro di energia, che può essere più o meno grande a seconda della quantità di potere che un esemplare ha raccolto e sta conservando. Nei lemures umanoidi il centro di energia si trova generalmente al centro del petto, in quelli sferici è al centro esatto del corpo, in quelli quadrupedi/esapodi/octopodi si trova nella testa. Esteticamente, un centro di energia somiglia ad una palla, più o meno luminosa, leggermente irregolare, con al suo interno una quantità variabile di corpuscoli più scuri che roteano continuamente, e può essere di qualunque colore, ma i più comuni sono il blu e il verde. Più colori possono anche essere contemporanei, con il risultato di sfere che sembrano iridescenti, o cangianti, o striate per somigliare a piccoli arcobaleni (quest'ultima un'evenienza rarissima, si stima che solo una paralarva su sei milioni nasce con un centro di energia arcobaleno, e quasi sempre viene predata durante l'infanzia).


La quantità di energia raccolta nel centro di un lemures stabilisce per quanto tempo esso possa sopravvivere nel mondo materiale, ma anche il tipo e la quantità attacchi magici e para-magici che può utilizzare. Piccoli centri energetici (come è il caso per tutti i lemures di taglia esigua) rivelano che la creatura non è in grado di manifestarsi completamente nel mondo materiale, ma solo di proiettare in esso ombre (sulle pareti, soffitti, pavimenti) oppure visioni attraverso gli specchi.

Spaccare con la forza un centro di energia grande e ben pieno causa un'esplosione che può uccidere chiunque nel raggio di cinque o sei metri, carbonizzandoli in meno di due secondi, per questo quando i predatori naturali dei lemures danno loro la caccia, indeboliscono la preda lentamente, risucchiando l'energia, e inseguendola per giorni, prima di sferrare l'attacco finale e spaccarne il centro d'energia, il quale ormai parzialmente svuotato e privo di pressione interna non esploderà.

I lemures sono capaci di individuare la presenza di altri centri di energia grazie ad un organo specifico, chiamato "terzo occhio". Tanto più grande e "colorato" è il centro di energia, tanto più sarà visibile al terzo occhio degli altri lemures. Maggiore sarà la quantità di sfumature di colore di un centro di energia, più quel lemures sarà visibile agli occhi degli altri abitanti del mondo spirituale, soprattutto dei predatori, e le paralarve con sfumature più intense rischiano di essere eliminate prima di tutte le altre, con il risultato che la selezione naturale favorisce i centri più "mimetici" (come precedentemente detto, il blu e il verde).

Quando due lemures si fondono in modo totale, i loro due centri di energia diventano uno solo, che possiede entrambi i colori dei due centri precedenti. Una fusione che possiede un centro di energia color arcobaleno viene chiamata "Principe Iris" o "Principe Iridescente", e si dice che toccarne uno possa assicurare dieci anni di intensa fortuna.

Ossessioni

Come molti altri spiriti, essendo privi di un corpo di carne i lemures devono codificare la loro identità all'intero della loro essenza spirituale, motivo per cui questa identità, per essere ricordata con successo, deve essere forte. I lemures più piccoli e dall'intelligenza più primitiva sono molto simili fra loro, con istinti che li spingono ad avvicinarsi alle grandi fonti di energia per nutrirsi, a nascondersi dalla luce forte e a fare gruppo con i propri compagni: questi sono i principali tratti della loro personalità, o "ossessioni", che compongono la loro psiche.

I lemures più grandi e mentalmente complessi hanno ovviamente desideri meno basilari; proprio per questo sono inclini a basare la loro intera personalità intorno a poche ossessioni apparentemente incomprensibili, ma in realtà fondamentali per permettere al lemures di mantenere la propria personalità, memoria e persino forma corporea.

Le ossessioni, qualunque esse siano, sono difficilissimi da estirpare: se ad esempio un lemures è attirato dal fuoco, nonostante questo sia pericoloso per la sua incolumità, continuerà a ricercare il fuoco per guardarlo e riscaldarsi, spesso avvicinandosi così tanto da mettersi in pericolo. Una delle cause di morte più comuni, dopo la predazione in fase giovanile da parte di altri lemures, è proprio la ricerca spasmodica della propria ossessione.

Esistono ovviamente anche ossessioni relativamente innocue, per oggetti di uso comune, o per il suono di particolari parole, che solitamente non mettono in pericolo l'esistenza del lemures.

Può anche capitare che una paralarva crei la propria personalità intorno ad una specifica persona che vive nel mondo materiale, e che cresca seguendola ovunque: in questo caso, quando la persona da cui il lemures è ossessionato muore, l'esemplare si sentirà smarrito, depresso e la sua forma fisica diventerà instabile finché non sarà in grado di trovare una nuova ossessione. Quando si trovano in questo stato, chiamato "fase disinteressata", i lemures sono estremamente vulnerabili agli attacchi fisici, più lenti e meno reattivi.

Linguaggio

I lemures comunicano facendo vibrare il proprio ectoplasma e, quando si trovano nel mondo materiale, attraverso i suoni (facendo dunque vibrare l'aria invece dell'ectoplasma). I suoni prodotti dai lemures sono stati descritti da chi li ha uditi sia come meravigliosi, di un'armonia ultraterrena, che desolanti e orrendi, capaci di evocare sensazioni di ansia e angoscia; un'eccezione che conferma la regola è rappresentata dai versi dei wuppi, che ricordano il vocalizzo dei bambini e spesso sono considerati allegri e irresistibili (anche se in alcuni casi la somiglianza con le voci degli infanti ha generato reazioni di sconcerto).

Non tutti i lemures hanno un'intelligenza paragonabile a quella degli esseri umani, perciò l'ampiezza del loro vocabolario può variare drasticamente.

Un particolare meccanismo di comunicazione dei lemures è il "cuore-a-cuore", in cui due esemplari fanno toccare i loro corpi in corrispondenza dei loro centri di energia e vibrano sintonizzandosi sulla stessa frequenza. Il cuore-a-cuore calma le emozioni di un lemures e ha un leggero effetto taumaturgico, inoltre migliora i livelli di empatia fra i due esemplari.

I fantasmi nodali e i lemures

È possibile trovare un'alta concentrazione di lemures all'interno dei regni nodali, ovvero dei territori in cui operano i fantasmi nodali. Un fantasma nodale, conosciuto anche come fantasma caernico, è un'entità originatasi dalla fusione dello spirito di una creatura senziente con l'energia di un nodo magico: essi hanno la capacità di estrarre la magia direttamente dalle Vene di Drago (il reticolato di energia magica presente sulla Terra) e ridistribuirla, nutrendo così un variegato ecosistema di spiriti, fra cui i più comuni sono i lemures.

Anche qualora dei lemures non vivano all'interno di un regno nodale, è molto comune che si riproducano all'interno di essi, per permettere alla prole di trovare più cibo e dunque di avere maggiori probabilità di sopravvivenza.

Un regno nodale che possiede un custode, qualcuno che cura indistintamente tutti i piccoli all'interno del regno, viene chiamato asilo nodale.

Fusione

I lemures hanno un peculiare meccanismo, chiamato fusione (o più spesso in inglese, merging), che permette loro di ottenere diversi risultati (fra cui, molto comunemente, la riproduzione). La fusione di due lemures consiste nella sovrapposizione e condivisione parziale o totale dell'ectoplasma di cui i loro corpi sono composti.

I principali tipi di merging sono:

  • Merging totale (o fusione totale): i due lemures diventano un corpo solo, sovrapponendosi l'uno all'altro e lasciando che l'ectoplasma dell'altro filtri fra i vuoti naturali del proprio. Il risultato di un merging totale è un lemures nuovo, che possiede le memorie di entrambi gli individui che sono stati, nonché i poteri di entrambi. Solitamente, con il merging totale il nuovo individuo ottiene nuove abilità ed è più forte di quanto lo sarebbero stati i suoi "genitori": l'intero è maggiore della somma delle parti. Il merging totale, dopo un tempo che varia dalle dodici alle quarantotto ore, diventa impossibile da sciogliere e i due lemures rimarranno fusi per il resto della loro vita. L'individuo che è risultato da un merging totale può produrre autonomamente prole nei primi due anni dal momento della fusione, staccando pezzetti del proprio ectoplasma conosciuti come "uova fantasma", i quali si svilupperanno in seguito in piccole copie di uno dei due "genitori" fusi.
  • Merging temporaneo: i due lemures diventano un corpo solo, esattamente come nel merging totale, ma la fusione dei due corpi, a livello microscopico, è meno stabile. Il risultato di un merging temporaneo è un lemures nuovo, che però può de-fondersi e tornare ad essere i due individui precedenti. Solitamente, con il merging temporaneo il nuovo individuo non ottiene poteri che non fossero già parte del bagaglio dei suoi genitori, inoltre la fusione è instabile e può essere de-fusa in combattimento se riceve troppi danni. In breve, il merging temporaneo produce un individuo più debole rispetto a quello totale, ma ha il vantaggio di poter essere sciolto. Questa modalità di fusione non risulta mai nella produzione di prole.
  • Merging parziale o merging riproduttivo: i due lemures sovrappongono e fondono solo una parte dei loro corpi (lasciando però sempre all'esterno dell'area di fusione la propria testa) per un periodo di tempo variabile, per poi rilasciare una parte del proprio ectoplasma, che rimane fuso con quello del partner. Il risultato di un merging parziale è un individuo nuovo, completamente separato dai suoi genitori, con una propria personalità e un corpo di piccole dimensioni, in breve un "cucciolo" di lemures (chiamato paralarva). Alcune specie di lemures sono in grado di produrre più individui nuovi per volta, da due a dodici, con ogni merging parziale.

Ciclo vitale

I lemures sono un gruppo notevolmente eterogeneo di specie, ma condividono tratti comuni del loro sviluppo, ad esempio hanno una lunga durata vitale ed iniziano la loro esistenza come paralarve. La maggior parte dei lemures non fornisce cure parentali, con rarissime eccezioni che ovviamente aumentano il tasso di sopravvivenza della prole.

La velocità di sviluppo di una paralarva di lemures può essere notevolmente influenzato dalla temperatura, dall'inquinamento, dall'intensità della luce e dalla vicinanza di un nodo magico o di un fantasma nodale. Anche la disponibilità di cibo gioca un ruolo importante nel ciclo riproduttivo dei lemures. Una limitazione del cibo influenza i tempi della deposizione delle uova fantasma o delle paralarve, insieme alla loro funzione e crescita.

Le paralarve possono nascere direttamente dalla fusione temporanea fra due adulti (come pezzi di ectoplasma fuso che vengono staccati dal corpo dei genitori, trasformandosi immediatamente in paralarve) oppure schiudere da uova, deposte da una fusione totale. Gli individui risultato dalle fusioni totali hanno la capacità di deporre uova solo nei primi tre-quattro mesi dopo l'avvenimento della fusione, ma possono farlo a più riprese, deponendo da una a cinquanta uova in totale.

Esiste anche un terzo tipo di riproduzione, che non tutti i lemures sono in grado di praticare: la divisione ectoplasmica, un processo accomunabile alla mitosi cellulare; questo è il principale metodo riproduttivo dei bolletti. Con questo metodo, i nuovi individui formati non sono paralarve, ma direttamente subadulti, essendo grandi poco meno della metà del genitore.

Deposizione delle uova

Le uova dei lemures sembrano tremolanti sfere di gelatina, leggermente luminose, generalmente di colore verdastro ma che possono avere sfumature differenti in base alla specie e al luogo di provenienza. Le uova più piccole, quelle dei fasmidi, sono grandi come la cruna di un ago, mentre quelle più grandi possono arrivare alle dimensioni di un gatto. Non esiste un apparato apposito per l'ovoposizione: le uova sono parte del corpo stesso del lemures, maturano sottopelle, poi emergono e possono essere facilmente staccate e appiccicate ad una qualunque superficie, dove rimarranno fissate grazie al loro collante naturale, che si indurisce in pochi minuti. I posti più comuni da cui le uova possono staccarsi sono le parti "carnose" degli arti e il petto.

La schiusa delle uova di lemures è singolare: una volta spezzato, l'intero guscio viene risucchiato e digerito dalla paralarva, senza lasciare residui di sorta.

Il periodo di tempo prima della schiusa delle uova fantasma è molto variabile; le uova più piccole nelle zone più calde sono le più veloci a schiudersi e i neonati possono emergere dopo pochi giorni. Le uova più grandi ed esposte alle temperature più basse possono invece svilupparsi per più di due decadi prima di schiudersi. Il processo dalla deposizione delle uova alla schiusa segue una traiettoria simile in tutte le specie, la variabile principale è la quantità di nutrienti a disposizione dei piccoli e il tempo necessario perché venga assorbito completamente dall'embrione.

Vita delle paralarve

I giovani, subito dopo la schiusa, sono conosciuti come paralarve. A questo stadio della vita, i lemures si nutrono esclusivamente di ectoplasma ed imparano rapidamente a cacciare spiriti più piccoli (o a nutrirsi degli scarti dei pasti di lemures adulti), utilizzando gli incontri con le prede per affinare le loro strategie. La crescita nei giovani è solitamente allometrica (con tassi di crescita differenziali delle parti del corpo, che ne alterano le proporzioni), mentre la crescita negli adulti è isometrica (le proporzioni vengono preservate, solo le dimensioni cambiano).

Purtroppo, durante questo stadio della vita i lemures sono estremamente vulnerabili e hanno una mortalità infantile altissima, di oltre l'80%; predatori, minacce ambientali e morte di fame sono sempre dietro l'angolo, pronte a reclamare le vite delle paralarve, creaturine succose e facili da soggiogare per tutti gli spiriti.

Se una paralarva riesce a incrementare la propria grandezza di circa il 70%, entra nella fase successiva, quella di subadulto.

Subadulti

Un lemures è definito subadulto quando smette di essere una paralarva, finché non ha raggiunto la maturità sessuale; questo stadio comincia quando il loro centro di energia è abbastanza grosso da permettere all'esemplare di utilizzare suddetta energia e manipolarla per ottenere diversi risultati. Si potrebbe dire che è in questa fase che compaiono i "poteri" del lemures, come la capacità di lanciare raggi di energia o di creare piccoli scudi.

Ovviamente, grazie a questi adattamenti il piccolo inizia ad essere più protetto dalle insidie del mondo, così la mortalità fra i subadulti cala drasticamente rispetto a quella delle paralarve.

Adulti

Un lemures è definito adulto quando ha raggiunto la capacità di riprodursi, grazie ad un centro di energia più stabile e notevolmente più grande di quello dei subadulti. Generalmente l'adulto è anche più appariscente, grazie a colori più vibranti, pattern e maculature, e persino strisce luminose sul corpo, che servono sia ad attirare eventuali partner che a spaventare nemici e predatori.

In questa fase, la velocità di crescita dell'esemplare rallenta notevolmente, ma non si arresta mai: i lemures continuano a crescere per tutta la durata della loro vita.

Vista l'altissima mortalità infantile, unita alla produzione di solo pochi individui per volta, la strategia riproduttiva dei lemures si affida interamente alla frequenza di riproduzione: la fusione temporanea, principale modalità di propagazione dei lemures, può essere praticata a poche ore di distanza fra una sessione e l'altra, posto che gli esemplari siano in buona salute, e ogni volta creare una nuova paralarva. Tuttavia, riprodursi è una pratica stancante e fisicamente debilitante, e quando un lemures è in cattive condizioni cerca di astenersene per via del rischio di venirne completamente consumato.

Frenesia riproduttiva

I lemures non hanno vere e proprie stagioni riproduttive e producono paralarve tutto l'anno, ma in particolari condizioni viene indotta in loro una frenesia riproduttiva: quando le temperature superano i trenta gradi ed è presente un grande organismo magico, la cui aura può fungere da nutrimento per le paralarve e per i genitori che hanno bisogno di reintegrare sé stessi dopo la fusione, i lemures vengono colti dall'istinto di riprodursi. Questa particolare codifica del loro essere è così intensa da essere paragonabile con le ossessioni. Molti lemures sono monogami o poligami fedeli (con più compagni, con cui si riproducono e vivono, come se fossero una coppia), e nel caso abbiano già un esemplare legato a loro cercheranno immediatamente di riprodursi con esso.

Più difficile è la situazione per i lemures che non hanno nessun compagno, i quali andranno in "fiamma" cercando di accaparrarsi le attenzioni di un altro esemplare. La fiamma è una modalità di corteggiamento in cui il lemures esibisce una vistosa criniera colorata, simile a fuoco, solitamente dello stesso colore del nucleo energetico (e quindi sovente verde).

Le frenesie riproduttive sono fondamentali per mantenere stabile la popolazione dei lemures, e risultano ovviamente in "invasioni" di paralarve che grazie alla presenza massiccia di cibo e alle temperature si trasformeranno presto in subadulti; questi subadulti, vista la grande quantità e vigore, tenderanno a manifestarsi nel mondo materiale, dando l'impressione che una certa zona sia infestata dai fantasmi.

Possessione

Anche se si tratta di casi rari, i lemures sono in grado di abitare e controllare i corpi dei viventi, se riescono ad installarsi direttamente nel cervello. Il tempo di attecchimento è lento, tanto più quanto più piccolo e debole è l'esemplare, e possono volerci mesi, o addirittura anni, di convivenza nello stesso corpo perché un lemures riesca a controllarlo.

È possibile notare i sintomi di un tentativo di possessione molto prima che esso divenga pericoloso, ed estirpare il lemures con i metodi appositi. I sintomi più comuni di un'attentata possessione lemurica (non è necessario che si manifestino tutti contemporaneamente, ne bastano quattro o cinque per avere una diagnosi certa) sono:

  • letargia durante le ore diurne, in particolar modo da mezzogiorno alle quattro del pomeriggio;
  • dolori e sensazione di pulsazione sorda alle tempie, che scompaiono o si attenuano nel caso si metta del sale sulla lingua;
  • visioni insistenti di ramificazioni luminose, verdi o gialle, su sfondo buio, particolarmente durante i sogni;
  • visione di puntini verdi danzanti dietro le palpebre chiuse, a qualunque ora del giorno o della notte e con qualunque condizione luminosa;
  • desiderio di toccare sostanze fluide dense ed elastiche (tipo slime) e persino di mangiarle;
  • ossessione improvvisa con oggetti del desiderio del proprio passato;
  • paura dei luoghi troppo aperti, come i prati in pianura, in particolar modo se il cielo non è nuvoloso;
  • desiderio di urlare ininterrottamente fino a perdere la voce, senza nessun motivo in particolare;
  • paura di ingerire la polvere, tanto che si arriva a soluzioni estreme quali l'indossare continuamente una mascherina chirurgica o l'assumere qualcuno per spolverare casa continuamente.

Specie di lemures

  • Aboletto: blob vivente, largo da due a sei metri. Completamente innocuo per gli umani, è soffice e piacevole al tatto, ma se attaccato si ricopre di spuntoni affilati lunghi fino a trenta centimetri. Ama il suono dei fischi.
  • Amarello: curiosa creatura simile ad un adulto di umano in miniatura, ma con due teste, vestito con una giacchetta e pantaloni neri. Nonostante le proporzioni, si muove con un'andatura quadrupede. È ossessionato dalla musica.
  • Amikiri: lemures giapponese, reso famoso dallo scrittore Norio Yamada, somiglia ad un serpente con la parte anteriore da uccello e un paio di chele che può far sporgere nel mondo materiale. A questa specie appartiene il lemures più antico documentato, Lil' Scorpio.
  • Baital: lemures indiano di dimensioni medie, la leggenda vuole che sia un conglomerato di cattivo karma che ha preso vita. Chiamato anche "vampiro indiano", ha la grottesca forma di un uomo pipistrello.
  • Bakemono: lemures simili nella forma ad animali carnivori, si manifestano nel mondo materiale possedendo i corpi degli animali a cui somigliano. Vivono principalmente in Giappone.
  • Bolletto: lemures di piccole dimensioni, dalla forma sferica, cosparsi di piccoli occhi. Ne esistono di due varietà: "opachi" e "luminescenti".
  • Fasmidi: piccoli lemures-insetto, che condividono il nome con gli insetti dell'ordine Phasmatodea. Altamente mimetici, non escono mai dal mondo spirituale, in quanto troppo deboli. Sono i lemures più comuni in assoluto, specie all'interno di un nodo magico. Ne esistono di oltre duecento sottospecie.
  • Gaunts: lemures di taglia medio-grande, fino a quattro metri di altezza, descritti come dotati di pelle liscia simile a quella di balena, corpi umanoidi lunghi e sottili, corna ricurve, ali di cuoio simili a pipistrelli e una distesa vuota di carne dove ci si aspetterebbe la presenza di una faccia. Si mostrano agli esseri umani solo attraverso i sogni. Parrebbero avere ispirato i night-gaunts dei racconti di H.P. Lovecraft.
  • Ginghi: piccoli lemures esapodi, con quattro gambe e due braccia, dal corpo lungo. Sono affascinati dalla tecnologia elettronica e spesso fanno la tana all'interno dei computer. Vengono chiamati scherzosamente anche "computer bugs" o semplicemente "bugs".
  • Gug: sono lemures dalla forma di grandi bestie dal pelo nero o grigio, con mascelle zannute che si aprono verticalmente. I loro due occhi sporgono da entrambi i lati della testa e i loro arti si biforcano ai gomiti, dando loro quattro avambracci separati. Sono lunghi fino a tredici metri e sono particolarmente pericolosi per gli esseri umani che dovessero trovarsi nel regno spirituale. Tranne che per la loro fame di carne umana, questi giganti sono vegetariani per tutta la loro vita adulta.
  • Mangiacalzini: lemures vagamente simili a polpi, con una piccola testa centrale dotata di una larga bocca zannuta da cui si dipartono una quantità variabile di lunghi tentacoli. Quando entrano nel nostro mondo sembrano fatti di ombre e fumo solidificati e divenuti morbidi e soffici, ma con una forza inaspettata. Non mangiano veramente i calzini, ma sono detti così perché si annidano nelle lavatrici e sotto i letti, luoghi dove è più facile perdere i calzini.
  • Poltergeist: lemures distruttivi, possono assumere aspetto umanoide nella mente di chi entra a contatto con loro. Non sono veri mutaforma.
  • Rospolante: specie di lemures lunghi circa trenta centimetri, con un corpo simile a quello di un rospo e la testa ricoperta di lunghi tentacoli rossastri. Sono scherzosamente chiamati "mini-moonbeast".
  • Segugi di Tindalos: lemures pericolosissimi, sono capaci di nutrirsi dell'energia vitale degli umani e di una grande quantità di creature senzienti; capaci di sopravvivere nel vuoto cosmico, viaggiano fra un pianeta e l'altro rimanendo in ibernazione per migliaia di anni mentre i loro corpi sfrecciano nel vuoto alla velocità di migliaia di chilometri al secondo. Possiedono lingue lunghissime.
  • Striscianti neri: lunghi e sottili, simili a serpenti, raramente fluttuano e preferiscono tenere i corpi sempre in contatto con qualche superficie. Sono velocissimi, ma innocui per qualunque creatura più grande di un toporagno.
  • Wuppi: creature di taglia piccola, grandi più o meno come una mano, con una forma comicamente simile a quella di un polpo di peluche. Si manifestano nel mondo fisico solo come ombre bidimensionali su pareti e soffitti.

Curiosità

  • Alcuni paragonano il suono del linguaggio dei lemures a quello del theremin.
  • La fusione totale di due lemures particolarmente potenti è chiamata "dan". La fusione totale di due dan è chiamata "dio fantasma", ed è un'occorrenza di rarità assoluta, documentata solo due volte nella storia umana.
  • Un dan può possedere un corpo umano in pochi minuti, avendo un tempo di attecchimento cerebrale brevissimo ma generalmente preferisce non farlo perché la carne sarebbe una limitazione per gli incredibili poteri di una simile entità.
  • Se tagliati, i lemures perdono liquido ectoplasmico di colore verde; tuttavia, se si trovano nel mondo materiale, l'ectoplasma versato dalle ferite di un lemures può virare al rosso scuro in pochi minuti, arrivando a somigliare al sangue venoso umano.
  • La maggior parte dei lemures ama vivere in ambienti umidi, ma non i bolletti, che hanno un'affinità con gli ambienti secchi, poiché l'umidità li fa dissipare gradualmente nell'arco di settimane. Sotto la pioggia, essi vengono distrutti in pochi minuti.
  • Alcune specie di lemures sono citate erroneamente come alieni nel Necronomicon.
  • Il 12 Settembre del 1832, un segugio di Tindalos è stato ucciso da un cacciatore senza aver previamente indebolito la vittima. L'esplosione del suo centro di energia ha causato la morte di 30 persone e un gatto.
  • Anche per gli umani è possibile adottare un piccolo lemures dall'asilo nodale La Casetta del Fantasma, l'unico asilo al mondo ad offrire questo servizio. Normalmente, i fantasmi nodali non desiderano che gli spiriti all'interno del loro dominio vengano loro sottratti, ma questa struttura e il suo personale fanno un'eccezione, attirando continuamente nuovi cuccioli di lemures per poi collocarli in nuove famiglie e così garantire loro migliori chance di sopravvivenza.

 

 

🌵🎨 Tutti i disegni di questa pagina (e probabilmente anche delle altre, se non è diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Scoprite di più sui loro fantastici lavori, cliccando su uno dei loro link e gustandovi le loro gallerie! 🌵🎨

sabato 3 febbraio 2024

Keratopiani

(Did you get lost, wanderer? If you're looking for this page in English, you will find it HERE!)

I keratopiani sono creature aliene chiamate anche "galletti di vetro". Sono famosi per la loro dieta, costituita principalmente di fiamme.

Aspetto

I keratopiani sono i più piccoli alieni senzienti conosciuti, con un peso minimo di 500 gr e massimo di 7 kg. Hanno un corpo che sembra fatto di vetro leggermente opaco, attraverso cui sono visibili solo alcuni organi: la maggior parte delle loro interiora è infatti semi-trasparente, come la loro pelle. Sembrano essere ricoperti di penne e piume, ma esse sono in realtà pieghe della pelle e non vere penne; tali pliche cutanee hanno perciò lo stesso colore e consistenza delle zone che sembrano scoperte.

Le braccia, simili alle ali di un gallo, terminano in quattro lunghissime dita "nascoste" all'interno di pliche cutanee che le fanno sembrare penne remiganti. Queste dita, dotate ciascuna di cinque giunture, possiedono una grande desterità e permettono ai keratopiani di lavorare gli oggetti e praticare il disegno e la scrittura.

Il colore dei loro piccoli occhi, in un numero variabile da due a sei a seconda delle sottospecie. è sempre opaco e varia dal nero al rosso, passando per tutte le sfumature del marrone.

Le sottospecie (e principali etnie) di keratopiani sono tre:

  • Fuocogialli: keratopiani di piccola taglia, con corpi eleganti e slanciati, piedi con tre dita e becco allungato. Hanno sei occhi, due sulla faccia, due sulla nuca e due sulla cima della testa. La loro pelle è di colore giallo limone, a volte con riflessi rosa o arancio. Normalmente pesano tra i 300 e i 600 grammi.
  • Verdigris: keratopiani di taglia grande, con corpi rotondi nonostante le zampe slanciate, quattro dita ai piedi e becco corto e robusto. Hanno quattro occhi, due sulla faccia e due sulla nuca. La loro pelle è di colore verde/verdebruno, a volte più giallastra. Sono considerati in generale come keratopiani di grande bellezza, anche grazie alle loro creste particolarmente sviluppate e alle loro code multicolore. Pesano tra i 4 e i 7 chilogrammi.
  • Brunoni: keratopiani di taglia medio-grande, con corpi possenti e squadrati, hanno gambe ricoperte di penne fino alle caviglie, lasciando sporgere dal loro fitto e rigido piumaggio solo le dita dei piedi. Hanno due occhi solamente, ma più grandi della media. La loro pelle è di colore bruno chiaro, a volte ambrato, con la coda rossa. Pesano tra 2 e 6,5 chilogrammi.

Comportamento

I keratopiani sono gregari, vivono in villaggi che ospitano comunità/famiglie che alcuni studiosi chiamano "clan", anche se la parola in keratopiano per descrivere queste comunità è la stessa che viene utilizzata per descrivere un villaggio. Esiste un vago ordine gerarchico; gli individui dominanti hanno la priorità per l'accesso al cibo e ai siti di nidificazione migliori, anche se tali individui tenderanno comunque a condividere una parte delle loro risorse con i "sottoposti" e li proteggeranno. Nonostante la piccola taglia, i keratopiani sono capaci di assalire e uccidere i loro predatori, lavorando in gruppo, grazie anche alle loro armi di vetro temperato.

I keratopiani sono eccezionali artigiani del vetro e con esso costruiscono di tutto: dalle proprie case ai gioielli, dagli utensili ai mezzi di trasporto, ed è grazie a questo che sono riusciti, prima di molte altre popolazioni nell'universo, a scoprire i segreti del cosmo. Il vetro è un materiale onnipresente nell'ottica in virtù della sua capacità di rifrangere, riflettere e trasmettere la luce. Le numerose applicazioni del vetro nell'ottica includono ovviamente occhiali per la correzione della vista e ottica per immagini (ad esempio lenti e specchi in telescopi, microscopi e fotocamere); i keratopiani hanno costruito telescopi fin dall'alba della loro civiltà, osservando le stelle e orientandosi attraverso di esse.

Riproduzione

Anche la riproduzione dei keratopiani, come tutto il resto del loro ciclo vitale, è strettamente correlata al fuoco. Il loro è un corteggiamento pirofilo. La pirofilia (dal greco πῦρ (pyr, fuoco) e filia φιλία = "amore", "affinità") è infatti un'espressione d'amore per i keratopiani, mentre per altre specie (come quella umana) si tratta dell'espressione più violenta di un'attrazione profonda per il senso di pericolo e distruzione.

Per attrarsi reciprocamente, i keratopiani creano e mantengono fuochi: più alto, caldo e distruttivo il fuoco, maggiore sarà l'attrazione fisica esercitata dal suo creatore.

I keratopiani hanno un unico sesso e genere, e si scambiano il materiale genetico attraverso la fusione parziale delle parti posteriori dei loro corpi, quelle che molto spesso vengono chiamate "code" da chi è poco familiare con l'anatomia di questa specie. Dopo circa quattro settimane dall'accoppiamento, entrambi i partner deporranno le uova, in un numero variabile da una a quattro a seconda della taglia e dell'età dell'esemplare. Le uova, proprio come gli adulti, sono semi-trasparenti, e il cuore del pulcino è visibile dall'esterno.

In seguito, le uova vengono poste all'interno delle "pire di incubazione", fuochi su cui i genitori vegliano continuamente per mantenerli alla temperatura di circa 800 gradi. I keratopiani possono vedere molte più sfumature di rosso rispetto a quelle percepite da un essere umano, ed è grazie a questo potere, unito al loro istinto naturale, che riescono a capire l'esatta temperatura di una fiamma semplicemente osservandola.

Le uova dei keratopiani hanno speciali adattamenti fisiologici che si traducono in un tasso di schiusa più elevato in ambienti a basso contenuto di ossigeno. Quando le uova vengono poste in un ambiente ipossico, gli embrioni esprimono molta più emoglobina rispetto agli embrioni di altre popolazioni ovipare presenti sullo stesso pianeta. Questa emoglobina ha una maggiore affinità per l'ossigeno, legandolo più facilmente. Le uova rimangono all'interno delle pire di incubazione per circa tre settimane (tempo terrestre) prima di schiudersi.

il pulcino usa il dente dell'uovo, una speciale struttura che si riassorbirà a qualche giorno dalla nascita, per uscire dal guscio. I keratopiani neonati rimangono nei dintorni della pira, per circa due giorni dopo la schiusa del primo pulcino; durante questo periodo i pulcini appena nati si nutrono assorbendo il sacco vitellino interno.

I keratopiani sono gregari, vivono in villaggi/clan, incubano le uova e allevano i piccoli in comunità. Una volta posate le uova all'interno delle pire di incubazione, esse appartengono a tutto il villaggio, ed il pulcino che ne nascerà considererà suoi genitori tutti i keratopiani che vedrà entro i suoi primi tre giorni di vita. Ogni genitore si prenderà cura dei pulcini, insegnando loro a mangiare, parlare, costruire piccoli oggetti ed ogni altra cosa di cui un keratopiano necessiti per vivere bene.

Dieta

I keratopiani possono utilizzare l'energia del fuoco per produrre glucosio e ossigeno, in un modo simili a quello con cui le piante, attraverso la fotosintesi clorofilliana, utilizzano la luce solare. Questo processo è conosciuto come pyrosintesi keratopiana. Contrariamente a quello che molti credono, i keratopiani non si nutrono unicamente di fuoco, ma possiedono una dieta estremamente variegata, di cui il fuoco rappresenta una componente essenziale e abbondante, ma non unica.

Interessante notare come anche la qualità dell'aria sia fondamentale al nutrimento di questa specie, che assorbe ed in seguito elabora una parte dei nutrienti necessari proprio dall'aria. Al contrario di come avviene per le creature terrestri, per i keratopiani respirare il fumo è una pratica che apporta innumerevoli benefici, fra cui un apporto maggiore di anidride carbonica, uno degli elementi base della loro dieta. A seconda del fumo che viene inspirato (o addirittura "bevuto", aspirandolo dal becco come se sorbissero una zuppa), i keratopiani possono assorbire anche idrocarburi policiclici aromatici (velenosi e cancerogeni per i terrestri) e ossidi di zolfo, entrambi molto importanti per uno sviluppo armonioso di questa specie.

È abitudine dei keratopiani beccare anche piccoli sassi, sabbia e granelli di minerali; questo comportamento istintivo è dovuto in parte al fatto che ingerendo piccole quantità di minerale il guscio delle uova prodotte risulterà migliore e in parte al fatto che è da questi materiali che, grazie alla pyrosintesi keratopiana, gli esemplari ottengono nutrienti essenziali.

La maggior parte della dieta dei keratopiani è costuita da minerali e fuoco, rendendo questi "galletti di vetro" la specie senziente considerata più "etica" nell'universo, in quanto non necessitano della morte di altre creature per nutrirsi; tuttavia, pur non necessitandolo, alcune comunità di keratopiani bruciano intere foreste per nutrirsi, uccidendo nel processo innumerevoli piante e animali, solo perché questa è una procedura tradizionale per la loro gente. I keratopiani più "moderni" e ambientalisti preferiscono la coltivazione etica delle piante da ardere e non bruciano interi alberi, né tantomeno interi boschi, avendo in questo modo un impatto ambientale bassissimo.

Religione

La loro principale divinità è Kertoppok, prottetrice dei piromani.

Curiosità

  • Nel libro "la Grammatica di Dio", dello scrittore italiano Stefano Benni, è presente una creatura chiamata "fiammorgallo". Coincidentalmente, questo è il nome che i terrestri davano, in tempi più remoti e prima della scoperta delle popolazioni aliene, ai keratopiani.
  • Il gallo è l'animale simbolo di Murano, un centro abitato della Laguna Veneta, situato a nord-est di Venezia. Il centro è noto in tutto il mondo per la plurisecolare attività artigianale di produzione di oggetti di vetro ornamentali.

 

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