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martedì 24 dicembre 2024

Aboletto

Gli aboletti (Lacrimae somniorum) sono spiriti appartenenti al gruppo dei Lemures. Nello stadio paralarvale sono conosciuti, insieme ad altre due specie della stessa famiglia (Lacrimae sanguinis e sidereum), come lacrime dei desideri.

Aspetto

Da adulti, gli aboletti hanno l'aspetto di grandi masse sferiche larghe dai due ai sei metri, generalmente schiacciate ai poli, di colore verde, giallo o blu, traslucidi abbastanza da lasciar intravedere il centro d'energia luminoso, che si trova proprio al centro del corpo. Non hanno occhi ne orecchie, si orientano nel mondo solo attraverso il gusto, la percezione del dolore e quella delle vibrazioni.

La superficie degli aboletti adulti è soffice e piacevole al tatto, la sensazione di toccarli è stata talvolta descritta come simile a quella di una borsa dell'acqua calda fatta di agar agar.

Durante la loro fase paralarvale tendono ad essere più luminosi, con una superficie dall'aspetto cristallino, e a raccogliersi in piccole colonie che, quando si manifestano nel mondo materiale, sono particolarmente gradite agli esseri umani.

Quando un aboletto adulto viene ferito, si protegge formando istantaneamente sulla sua superficie una serie di lunghe spine, che gli danno l'aspetto di un riccio di mare.

Comportamento

Gli aboletti sono spiriti estremamente passivi, che si limitano a rimanere nello stesso punto anche per anni, inglobando attraverso la pelle la polvere e i materiali morti che li toccano, nutrendosi molto lentamente. Sono del tutto innocui, eccetto per le lunghe spine che si formano sulla loro superficie quando vengono feriti, e per via della loro consistenza estremamente elastica e robusta sono difficili da tagliare o perforare, perciò la possibilità di essere punti per sbaglio dalle loro spine è bassissima.

Raramente si manifestano nel mondo materiale, e quando lo fanno si tratta generalmente di errori oppure è colpa di altre creature che li hanno trasportati. Quando ciò accade, non hanno alcun problema a sopravvivere nel mondo materiale, nutrendosi principalmente di polvere, foglie secche, insetti morti e altre cose che si depositano e rimangono per molto tempo su di loro.

Habitat

Gli aboletti sono un indicatore di zone sane e ricche di vita, prosperando principalmente all'interno di complessi ecosistemi spirituali. Generalmente si possono trovare aboletti ben sviluppati ovunque vi siano foreste viventi con alberi di grandi dimensioni. 

Dieta

Nel loro ambiente naturale, gli aboletti si nutrono principalmente di ectoplasma non-codificato e vari resti di pasti di altri spiriti. Sono eccellenti detritivori e contribuiscono a mantenere gli ecosistemi sani.

Conservazione

Si tratta purtroppo di una specie vulnerabile, cacciata dagli esseri umani come uno dei fantasmi più facili da trattenere in cattività. Purtroppo, anche se la loro immobilità li rende facili da tenere in piccoli terrari, queste creature si adattano male alla cattività, necessitando di un buon ricambio d'aria, e di condizioni variabili in fatto di umidità e temperatura: potrebbero sopravvivere facilmente in una foresta temperata, ma muoiono dopo poche settimane se vengono tenuti in ambienti chiusi.

Inoltre, il loro areale di diffusione naturale si sta progressivamente restringendo, per colpa della distruzione delle foreste, sia ectoplasmiche che naturali, e del disboscamento.

Esiste un'antica, e barbarica, pratica che consiste nel catturare i piccoli di questa specie e rinchiuderli in barattoli di vetro trasparente, esprimendo un desiderio e aspettando che le paralarve si rimpiccioliscano fino a morire di fame e scomparire, e la scomparsa della "lacrima dei desideri" in teoria dovrebbe significare che il desiderio si realizzerà. Questa insensata usanza, senza alcun fondamento magico o scientifico, ha ulteriormente ridotto il numero di esemplari di aboletto in natura.

Curiosità

  • L'aboletto più grande mai misurato aveva un diametro di sei metri e quarantadue centimetri.
  • Per un lungo periodo di tempo, gli aboletti non sono stati considerati esseri viventi, ma una sorta di misterioso fenomeno naturale.
  • Sembra amare le vibrazioni prodotte dai motivetti fischiettati, una delle poche cose che possono spingere un aboletto a muoversi, e in questo caso a provare a rotolare verso la fonte del suono.

 

🌵🎨 Tutti i disegni di questa pagina (e probabilmente anche delle altre, se non è diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma! 🌵🎨

mercoledì 7 febbraio 2024

Acheronti

Gli acheronti (Homoacherontia absconditus) sono una specie magica generata artificialmente attraverso l'ingegneria genetica.

Storia

I laboratori Grimm hanno lavorato per anni su ibridi fra falene e umani capaci di utilizzare la magia, ma con risultati scoraggianti: più del 60% degli esemplari non sopravvivevano alla loro prima metamorfosi, la restante parte non riusciva ad utilizzare la magia e aveva un'aspettativa di vita media cortissima, di meno di due settimane. Il progetto di creazione degli acheronti attirò l'attenzione di Werhunter (Victor Lupis), che decise di finanziare il progetto, a patto che uno degli esemplari completi gli venisse ceduto; inoltre scelse personalmente alcuni dei nuovi scienziati del team. Da quel momento, le ricerche iniziarono a dare i loro frutti, grazie anche all'inserimento nel pool genetico degli ibridi di segmenti di DNA di altri quattro animali diversi, e alla scelta di soggetti di sperimentazione più giovani.

Il primo esemplare completo, una maschio di nome Mircea, venne ottenuto dal team della dottoressa Alda Bargero. Mircea aveva compiuto una prima metamorfosi, uscendo dal bozzolo ancora senziente e in buona salute, con un paio di ali funzionanti, un paio di antenne, e una sostituzione totale del sangue con l'emolinfa. Circa diciannove anni dopo, Mircea venne affidato al team della dottoressa Antoinette Sevvy, che da soli tre mesi era stata promossa come scienziata a capo del progetto, e grazie ai nuovi stimoli sperimentali venne avviato ad una seconda metamorfosi.

Sotto la guida della dottoressa Sevvy, Mircea fece enormi passi in avanti nella stabilizzazione del suo DNA e dei suoi poteri, arrivando ad esibire un uso della magia istintivo (senza studi pregressi) eccezionale, simile a quella dei draghi selvatici che si erano estinti migliaia di anni prima. Tuttavia, in seguito Mircea fuggì dal laboratorio, durante una missione in cui gli era stato richiesto di acquisire dei bersagli preziosi, e si reintrodusse in società.

Fortunatamente, tutte le ricerche per la creazione di Mircea non erano andate perdute, e i laboratori Grimm furono presto in grado di ricreare altri acheronti adulti e perfettamente funzionali.

A trentacinque anni dalla creazione di Mircea, la popolazione di Acheronti ammontava a circa seicento esemplari in tutto il mondo ed era considerata in crescita e con abbastanza variabilità genetica da considerarsi a tutti gli effetti una nuova specie ben riuscita.

Caratteristiche

Apparato circolatorio

Gli acheronti non hanno sangue nelle vene, ma un composto simile a quello nel sistema circolatorio degli insetti: l'emolinfa, un tessuto fluido più viscoso rispetto al sangue, che si compone di una frazione liquida (plasma) e una cellulare. Il plasma è composto al 92% da acqua, una densità di circa 1,1 g/cm³ reazione neutra o debolmente acida (pH 6-7) e ha proprietà osmotiche più intense di quelle del sangue. Sono presenti anche sostanze ad azione tossica, che hanno una funzione deterrente nella difesa dai predatori. Poiché l'emolinfa è più densa rispetto al sangue umano, la sua circolazione in alcune regioni del corpo potrebbe essere ostacolata dalla specifica conformazione morfoanatomica (in particolare nelle appendici quali le antenne e le ali), alla base di queste appendici sono perciò presenti porzioni di vasi e ampolle, dotati di fibre muscolari e in grado perciò di pulsare, autonomamente dal cuore, facilitando il flusso dell'emolinfa anche nelle regioni più distanti o "strette".

L'emolinfa della maggior parte degli acheronti è di colore magenta, ma per alcuni esemplari, che possiedono diversi quantitativi di carotenoidi nel plasma, è rosso, verde o giallo-verde.

Vista

Gli occhi degli acheronti adulti appaiono interamente rossi perché il colore dei globuli rossi nella retina può essere visto attraverso l'iride, che non ha pigmenti per oscurarlo. Gli acheronti esposti prolungatamente a luce intensa rischiano di perdere i fotorecettori a causa dell'apoptosi (dal greco antico: ἀπόπτωσις, romanizzato: apóptōsis, lett. 'cadere', l'apoptosi è una forma di morte cellulare programmata), diventando ciechi. Gli esseri umani hanno una visione notturna scarsa rispetto agli acheronti, in parte perché all'occhio umano manca un tapetum lucidum (tessuto dietro la retina che riflette la luce attraverso la retina, aumentando così la luce disponibile per l'occhio).

La lucentezza degli occhi, o eyeshine, è un effetto visibile del tapetum lucidum. Quando la luce colpisce l'occhio di una creatura dotata di tapetum lucidum, la pupilla sembra brillare. In condizioni di scarsa illuminazione, una torcia portatile è sufficiente per produrre uno splendore degli occhi altamente visibile agli esseri umani (nonostante la loro visione notturna inferiore). Poiché la lucentezza degli occhi è un tipo di iridescenza, il colore varia con l'angolo dal quale viene visto.

Gli acheronti possono percepire l'intera gamma di colori percepita dagli esseri umani (con alcune eccezioni: alcuni esemplari possono soffrire di daltonismo); i loro occhi hanno tre tipi di coni, in grado di rilevare il rosso, il verde, il blu ("tricromatici").

Gli occhi degli acheronti sono privi delle palpebre tipiche degli esseri umani, ma sono protetti da una membrana nittitante (dal latino nicto, nictare, cioè sbattere le palpebre), una terza palpebra trasparente che può essere calata sopra l'occhio per proteggerlo ed idratarlo mantenendo comunque la visibilità. A differenza di come fanno le palpebre umane, le membrane nittitanti si muovono orizzontalmente sopra l'occhio.

Metamorfosi

Gli acheronti puri vanno generalmente incontro a cinque trasformazioni post-embrionali durante il loro ciclo vitale, raggiungendo infine lo stato immaginale, o imago, quando fuoriescono per l'ultima volta da una crisalide.

  1. Larva: in questa fase l'acheronte somiglia ad un bambino umano, ma con la tendenza ad accumulare più grasso rispetto ad un bambino medio, nonché dotato di un formidabile appetito. Nonostante queste caratteristiche, legate alla genetica della specie, è bene controllare la dieta delle larve e non permettere loro di nutrirsi fino a divenire obese, poiché rimane comunque un pericolo per la loro salute come lo sarebbe se fossero bambini completamente umani. Le larve hanno spesso la pelle leggermente pigmentata di giallo o di verde, colori tenui e pastello, e con l'età acquisiscono una serie di pattern decorativi più scuri sulla schiena e sulle guance. Nel periodo precedente alla prima metamorfosi (intorno ai 16/18 anni), sulla pelle della larva iniziano a formarsi una serie di spine scure, in particolar modo sul retro del collo, sui fianchi e sui polpacci. Il 30% degli acheronti in fase larvale possiede inoltre una coda di colore nero, tipica solo di questa fase della loro vita, lunga da quindici a trenta centimetri, apparentemente priva di uso e vestigiale, sebbene possa muoversi e arrotolarsi su sé stessa.
  2. Prima crisalide: in questa fase, l'acheronte si impupa in una crisalide rossa e liscia; per farlo deve ricoprirsi di saliva, trovare un luogo sicuro e rimanere immobile finché la sua pelle non si sarà ispessita abbastanza da diventare la vera e propria crisalide. Generalmente, la posa scelta è quella che i faraoni hanno nei sarcofagi, con le braccia incrociate sul petto, ed è per questo che la crisalide di un acheronte viene chiamata scherzosamente anche "sarcofago" o "vampiro rosso". La crisalide, esternamente, continua a ritenere l'aspetto della larva matura, solo leggermente più gonfia, come se fosse scolpita da mano inesperta nel diaspro.
  3. Primo adulto: in questa fase, l'acheronte possiede quattro ali ed è in grado di volare. Alcuni acheronti non escono mai da questa fase e non si imbozzolano una seconda volta. Il primo adulto ha gli occhi interamente rossi, dotati di un tapetum lucidum di cellulosa coroidale, contenente cristalli altamente riflettenti. Sfoggia inoltre un collare di pelliccia che copre parte del collo e il muscolo trapezio, spesso fino alla base delle ali, e un paio di antenne pettinate (ovvero ricordanti nell'aspetto un fitto pettine) più grandi e vistose nei maschi. Le antenne di un acheronte adulto sono ricoperte di meccanorecettori (percepiscono il tatto e le variazioni di pressione), chemiorecettori (percepiscono informazioni provenienti da mezzo fluido), igrorecettori (percepiscono l'umidità dell'aria) e termorecettori (percepiscono la temperatura).
  4. Seconda crisalide: in questo secondo impupamento la crisalide è più grande e scura, quasi nera, e durante le ore notturne emette un leggero lucore rosato che proviene dall'interno (la superficie della crisalide non emette luce). Una persona umana che si avvicini troppo ad un acheronte in questo stato proverà senso di nausea, leggeri dolori muscolari e la sensazione che qualcuno le stia sussurrando parole incomprensibili in un orecchio. È durante questo stato che l'acheronte acquisisce la maggior parte dei suoi veri poteri magici.
  5. Secondo adulto o immagine: in questa fase, l'acheronte è un adulto completo. La pelliccia intorno al collo e i capelli sono fusi in un'unica criniera, solitamente di colore bruno e argento, che sulla schiena ha il tipico disegno presente anche sulle falene Acherontia atropos (il teschio), le dita di mani e piedi terminano in unghie ispessite e appuntite di colore nero, e la pelle stessa di mani e piedi si scurisce, divenendo di colore bruno/nerastro o, più raramente, rossiccio. Gli acheronti in questa fase sono altri circa venti centimetri più di quanto lo erano nella fase precedente, risultando in esemplari veramente imponenti e intimidatori. Possono avere un'apertura alare di oltre cinque metri, anche se generalmente si mantiene sotto i quattro.

Alimentazione

Durante tutta la loro vita, dalla larva all'immagine, gli acheronti possono nutrirsi di qualunque cosa si nutra un normale essere umano; tuttavia, per via di istinti atavici, fino ai sedici/diciotto anni un acheronte consumerà una grande quantità di foglie di solanacee (come il tabacco e le patate), mentre gli adulti tenderanno (anche per via del loro metabolismo accelerato) a volersi nutrire di liquidi zuccherini e frutta estremamente matura (a volte, addirittura marcescente).

Nonostante possiedano anche gli adulti posseggano denti robusti e affilati, essi hanno poco a che vedere con la loro dieta (che tende ad essere soffice, priva persino delle foglie dure che consumano durante la fase larvale), e sono principalmente strumenti di difesa.

Avversità

Nonostante la loro resistenza, e le enormi difficoltà che si potrebbero riscontrare nel riuscire ad ucciderne uno, gli acheronti possono essere colpiti da una serie di avversità e problemi più o meno gravi e tipici della loro specie.

  • Metamorfosi anormali: il ciclo vitale di creature capaci di andare incontro a mutazioni così radicali è certamente ricco di insidie, può così capitare che le metamorfosi siano incomplete o anormali. Viene detta protetelia la comparsa occasionale e prematura, nelle larve, di caratteri tipici degli adulti. Col termine isterotelia viene invece indicata la permanenza teratologica di caratteri larvali nelle pupe e nelle immagini.
  • Ali deformi: dopo l'uscita dal bozzolo, le ali degli adulti sono ripiegate su sé stesse e fragili, ma grazie alla pressione interna dell'emolinfa e al calore dell'aria, lentamente si distendono e induriscono. Può capitare però che le ali, per via di influenze esterne, non si distendano e dunque si induriscano nella posizione sbagliata: in tal caso rimarranno accartocciate in maniera permanente e l'esemplare non sarà in grado di volare fino alla metamorfosi successiva (e ovviamente se l'esemplare si trova già allo stato di immagine, la deformità rimarrà permanente).
  • Parassiti: alcune specie di vespe possono deporre le proprie uova all'interno dei bozzoli degli acheronti, per far sì che le larve divorino l'esemplare immobile che si trova all'interno. Purtroppo, senza un intervento di disinfestazione tempestivo, le larve delle vespe possono mangiare i tessuti molli dell'acheronte, uccidendolo o rendendolo invalido per il resto della vita.
  • Possessione spiritica: i corpi degli acheronti sono naturalmente più inclini ad essere permeati dalla magia e dunque posseduti e manovrati da energie esterne, qualora queste siano più forti di loro. Una possessione particolarmente potente può addirittura arrivare a danneggiare i corpi degli esemplari che ne sono affetti, oltre alle loro menti.

Riproduzione

La specie mostra dimorfismo sessuale. Gli acheronti femmina di questa specie appaiono più voluminose e sfoggiano addomi più grandi e robusti. L'addome di un maschio di Acherotia atropos è meno largo e il torso esibisce un netto contrasto fra il petto, estremamente robusto e muscoloso, e la vita sottile e asciuitta. Le antenne viste su un maschio sono più vistose di quelle viste su una femmina (al contrario di come avviene sulle vere falene Acherontia, dove è la femmina ad avere antenne più grandi). Il colore e i pattern non sono invece legati al sesso, e sono unici a seconda dell'esemplare.

Inoltre, le femmine di questa specie non hanno ghiandole mammarie, ed esibiscono un petto muscoloso, al pari dei maschi, ma meno vistoso per via dell'assenza di differenza fra il volume dei fianchi e quello del petto.

L'accoppiamento avviene normalmente in primavera, all'approssimarsi dei primi giorni caldi, e la fertilizzazione è interna. I genitali maschili sono interamente retrattili all'interno del corpo, e a riposo sono invisibili, protetti da un'apposita piega cutanea.

Le femmine depongono da cinque a venti uova, grandi come un pugno, che si schiudono dopo circa tre mesi liberando acheronti in forma larvale, simili nelle proporzioni a bambini cicciottelli di undici-dodici anni, ma di taglia molto più piccola (alti da diciassette a venticinque centimetri), che inizieranno a nutrirsi immediatamente di foglie, nonché di tutto ciò che mangerebbe un bambino umano.

Poteri

Gli acheronti possiedono una serie di abilità magiche e para-magiche, che li rendono avversari formidabili, difficilissimi da uccidere, anche grazie al fatto che una parte dei loro poteri è auto-attivante in caso di necessità, senza che l'esemplare debba volontariamente attivarli.

I poteri che accomunano tutti gli acheronti, e che non necessitano di studio da parte loro per essere appresi nella forma base, sono:

  • Guarigione accelerata: la guarigione accelerata consente agli acheronti di guarire a velocità molto maggiori di quelle di un normale essere umano. Possono guarire da ustioni, tagli e contusioni in un breve lasso di tempo. Tuttavia le ferite possono comunque mutarsi in cicatrici, specie se sono particolarmente gravi.
  • Termogenesi aumentata: gli acheronti hanno una temperatura corporea media di 39,3 °C, ma possono aumentarla volontariamente. La loro temperatura alta li rende però più sensibili al freddo e velocizza il loro metabolismo, costringendoli a nutrirsi molto spesso di sostanze altamente zuccherine.
  • Barriere di energia: gli acheronti hanno il potere di generare "scudi fantasma" anche involontariamente, per bloccare gli attacchi dei nemici. Questi scudi possono bloccare colpi di energia, colpi fisici e persino attacchi proveniente dal piano spirituale, e assumono tipicamente una forma sferica o piatta centrata su o attorno all'esemplare. Gli acheronti che hanno approfondito l'uso della magia, studiandolo, possono manipolare le proprie barriera di energia per dar loro forme specifiche e proteggere altri individui oltre a sé stessi.
  • Stridio terrificante: questo attacco omnidirezionale agisce principalmente sulla psiche di chi ne viene investito: la frequenza dello stridio è in grado di instillare nella mente degli esseri umani (e della maggior parte dei mammiferi) un terrore paralizzante. Il suono emesso è udibile fino a un chilometro di distanza e viene prodotto espellendo violentemente dell'aria che mette in vibrazione una piccola lamina situata all'imboccatura della faringe, simultaneamente all'uso delle corde vocali, emettendo un suono che è stato descritto come "simile ad un gruppo di anime torturate che piangono e si lamentano". La dottoressa Sevvy, nel suo libro "Riscrivere la vita e la morte", descrive lo stridio terrificante degli acheronti come "un suono simile al verso di una strolaga, ma molto più potente, e capace di donare una sua peculiare melancolia, nonché di farti sentire dietro i bulbi oculari il battito accelerato del tuo stesso cuore terrorizzato".
  • Luci sfarfallanti: qualora un acheronte in stato mentale alterato dovesse trovarsi in un ambiente illuminato artificialmente, le luci inizierebbero a spegnersi e riaccendersi rapidamente, talvolta fino a fulminarsi. Gli acheronti che hanno studiato più approfonditamente questo potere sono in grado di fulminare le luci e far calare l'oscurità all'interno di un edificio, portandosi in vantaggio grazie alla loro maggiore affinità con il buio, e rendendosi bersagli più difficili da individuare.
  • Intangibilità: in caso di pericolo grave ed immediato, un acheronte può momentaneamente scivolare nel regno spirituale e poi ricomparire in quello materiale, evitando in questo modo di essere toccati e feriti fisicamente. All'occhio dell'osservatore, il corpo dell'acheronte sembra semplicemente diventare semi-trasparente e intangibile per il tempo necessario ad evitare il colpo.
  • Teatro di ombre: un acheronte può inavvertitamente muovere la propria ombra invece che il proprio corpo. Questo potere, rudimentale e difficilmente controllabile negli esemplari che non ne hanno coscienza, è in realtà svantaggioso: può capitare che l'acheronte voglia muovere un braccio, ed invece del suo braccio fisico muova solo quello dell'ombra che proietta. Prendendo coscienza delle proprie capacità, ed allenandosi, un acheronte può arrivare a contorcere e mutare la forma della propria ombra a piacimento, facendola somigliare ad un grosso animale, a quella di un altro essere umano o a qualunque altra cosa desideri.
  • Aura di paura: un acheronte spaventato attiva involontariamente un campo magico intorno a sé, chiamato "aura di paura" o "fantasma nero". L'aura può estendersi fino a sei metri di distanza dal corpo dell'esemplare, e crea una sensazione di ansia in chiunque venga a contatto con essa. L'ansia può sfociare in un puro terrore se lo stato mentale della persona che subisce l'effetto dell'aura è già compromesso. Il motivo del nome "fantasma nero" è che spesso chi si trova influenzato dall'aura di paura di un acheronte, crede di vedere, con la coda dell'occhio, un'enorme zona nera e vuota posta sempre alle proprie spalle.
  • Vomito acido: un acheronte immobilizzato che voglia difendersi, emette involontariamente un getto di liquido caustico di colore rosso. In realtà non si tratta di liquido gastrico e duodenale, ma di emolinfa arricchita da una serie di sostanze caustiche e velenose, nonché da una corrente magica. Se a diretto contatto con gli occhi, il vomito acido di un acheronte può essere causa di cecità permanente. Il vomito acido di un acheronte può essere sparato fino a tre metri di distanza.
  • Connessione con i fantasmi: gli acheronti possono comunicare più facilmente con i fantasmi nodali e sembrano in grado di trovarli utilizzando le antenne. Nel caso di fantasmi nodali deboli, gli acheronti possono prenderne il controllo assoluto, manovrandoli come burattini e utilizzando i loro poteri; fantasmi nodali potenti possono invece ribaltare la situazione e possedere il corpo di un acheronte, trasformandolo in uno degli spettri più formidabili conosciuti: per questo motivo, nonostante l'evidente connessione fra fantasmi nodali e acheronti, si consiglia di evitare accuratamente di farli entrare in contatto fra loro.
  • Forza superumana: gli acheronti hanno una forza naturale media di una volta e mezza/due volte superiore a quella di un essere umano della stessa taglia, tuttavia possono brevemente "rinforzarsi" usando la magia, per spostare carichi maggiori o per colpire con calci e pugni più forti. Tuttavia, la loro struttura fisica non sempre è in grado di reggere l'urto durante l'utilizzo della forza aumentata magicamente, e le loro ossa si possono spezzare all'impatto. La guarigione accelerata permette comunque loro di non subire danni permanenti troppo estesi, ma capita spesso che gli acheronti si spezzino involontariamente le dita o le articolazioni di polsi e caviglie. Durante l'uso della forza superumana magica, un acheronte adulto può sollevare fino a cinquecentoventi chili con una mano sola, prima che l'articolazione delle dita, del polso e/o della spalla si spezzino.
  • Mimetismo olfattivo: gli acheronti possono mimetizzarsi chimicamente producendo, dalle ghiandole della pelle, acidi grassi simili a quelli presenti sul corpo della specie con cui desiderano confondersi. Sono particolarmente in grado di entrare in contatto con gli alveari senza essere attaccati dalle api.
  • Aura di attrazione/seduzione: gli acheronti sono anche in grado di produrre un cocktail di feromoni che li rendono particolarmente attraenti per gli esseri umani. In realtà questo potere involontario non nasce per la seduzione di altre specie, ma per il corteggiamento della propria, e si attiva generalmente durante il periodo riproduttivo; tuttavia può anche attivarsi per colpa di un forte desiderio di piacere a qualcuno. Il cocktail di feromoni emessi da un acheronte con la sua aura di attrazione attiva non attira solo gli umani, ma anche le falene, che finiscono per "attaccare" la faccia e il pelo sul collo e sulle spalle dell'esemplare, cercando di accoppiarsi con esso.

Acheronti famosi

Curiosità

  • La macchia bianca che ricorda un teschio, presente sulla schiena degli esemplari adulti, in realtà non mima un teschio umano, ma la vista frontale della testa di un calabrone.
  • Il morso degli acheronti è più forte nella fase larvale che nelle forme adulte.
  • Il nome della specie è stato scelto in riferimento all’Acheronte, uno dei fiumi infernali della mitologia greca, che doveva essere attraversato per raggiungere il regno dei morti, ma anche e soprattutto per la sua correlazione genetica con la falena Acherontia atropos.
  • Alcuni nomi che i laboratori Grimm hanno scartato per questa specie sono: "angeli della notte", "angeli falena", "demoni farfalla", "night-gaunts" (in onore delle visioni terrificanti di H.P. Lovecraft, i "magri notturni") o "spettri alati".
  • Curiosamente il nome "mothman" non è mai stato preso in considerazione. Il Mothman è una creatura leggendaria metà uomo e metà falena, di cui si parla in una popolare leggenda metropolitana diffusasi negli Stati Uniti durante la seconda metà del novecento.
  • Circa il 45% degli acheronti mostra qualche neurodivergenza (almeno se paragonati al modello di comportamento neurotopico umano).
  • La velocità di volo di un acheronte, nella sua forma immagine, è di 120–160 km/h.

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venerdì 5 agosto 2022

Draghi grigi

(Did you get lost, wanderer? If you're looking for this page in English, you can find it HERE!)
 
Draghi grigi
(Verusdraco sapiens griseus)


Origine
I draghi grigi sono una razza abbastanza antica, tanto che si suppone siano stati loro i primi a mettere per iscritto i suoni estremamente complessi e gutturali del draconico antico, trasformandolo e donandogli alcuni regole grammaticali. Ad una dragonessa grigia, Andoraaal, si deve la scrittura della più vecchia opera letteraria draconica, il Mito dei Dragonixius (Tihodohor dok Draconi Graxius), trasposizione di uno dei miti orali creati dall'estinta razza dei draghi di marmo.
I ritrovamenti primitivi di resti di draghi grigi sono avvenuti sulla Cordigliera delle Ande, in particolar modo i resti di due accampamenti, simili a proto-città, sono stati rinvenuti sulle Ande Patagoniche, uno in Cile e l'altro in Argentina.
In ogni caso, la comparsa dei draghi grigi è precedente rispetto a quella degli Homo sapiens sapiens e viene da molti studiosi considerata fondamentale per la creazione dei rapporti di dragoneria.
Non si conoscono con certezza quali razze abbiano contribuito alla creazione dei draghi grigi; si suppone che si tratti della convergenza di quattro o cinque razze antiche ormai del tutto fuse in una ed estinte se non in questa forma.


 
Aspetto
I draghi grigi sono draghi medi, che come il nome suggerisce hanno una livrea di colore grigio. Le loro squame, di forma romboidale ma minuscole e compatte, hanno una colorazione opaca e il risultato è che i loro corpi asciutti e muscolosi sembrano ricoperti di pietra.
Raramente presentano anche le tipiche squame piatte e larghe sul ventre, conosciute anche come “armatura ventrale”, che contraddistinguono molte razze di draghi, ma più spesso esibiscono una superficie omogenea di piccole squame sia sulla parte dorsale che su quella ventrale.
Quando rimangono completamente immobili, specie se sono appallottolati, somigliano in modo impressionante a grandi rocce, un'abilità che permette loro di mimetizzarsi perfettamente negli altipiani rocciosi, nascondendosi persino agli occhi degli umani.
Non hanno corna ad ornare il capo, ma sfoggiano un cornetto conico alla fine della canna nasale, poco sopra le narici, e queste caratteristiche combinate (la pelle grigia, l'assenza di corna sulla testa, il corno nasale) li fanno somigliare, seppure alla lontana, ai rinoceronti.
La schiena è percorsa da una fila singola di punte cornee di colore nero, non particolarmente grandi.
La loro pelle, se privata delle squame, è di colore grigio, talvolta a macchie blu scure.
Gli occhi, piccoli ma espressivi, hanno sempre l'iride di colori chiari, fra cui i più diffusi sono il verde e il grigio. I draghi grigi hanno padiglioni auricolari visibili e mobili, a punta, che gli hanno valso anche il soprannome di draghi lupo. Alcuni esemplari possiedono due minuscoli baffetti carnosi, simili a quelli delle carpe, sopra il labbro superiore, ma l'utilità di questi ornamenti è sconosciuta.
L'altezza massima mai registrata da un drago grigio è di quattro metri e diciassette centimetri, con un'apertura alare di dieci metri e quarantuno centimetri. Sono buoni volatori.
La loro coda è slanciata e muscolosa, con la parte finale che si assottiglia e termina sempre con una freccia cornea di colore grigio scuro o nero, che i draghi grigi spesso affilano e utilizzano per tagliare la carne o abbattere gli alberi.
Il loro fuoco è di colore rosso-arancione. Questi draghi hanno l'abitudine di sputare piccole quantità di fuoco all'interno del cavo orale e scaldare la loro stessa saliva: essa è densa, più di quella degli altri draghi, e se messa a contatto con il fuoco per qualche minuto diventa incandescente e simile a magma fluido. Quando un drago grigio è arrabbiato, può capitare che inconsapevolmente inizi a riscaldare grandi quantità di saliva e a sbavare, dando l'impressione di stare colando lava dalla bocca, ed è meglio non avvicinarsi troppo se non si vuole rimanere scottati.

Comportamento
I draghi grigi sono considerati da molti il drago “base” in quanto a comportamento: né fanatici religiosi né completamente atei, non distaccati e algidi ma neppure completamente ferali e spietati, intelligenti e curiosi senza essere presi dalla smania di conoscenza. Persino la bramosia dell'oro, che rende altri draghi inavvicinabili e folli, su di loro ha una presa solamente blanda.
Sovente, essi si accompagnano ai draghi bianchi, con cui condividono il vivo senso di giustizia, sebbene non altrettanto estremo, nonché l'amore per gli ambienti montani.
Quello che pochi conoscono di questi draghi, invece, è l'intensità distruttiva della loro ira: difficilissimo esserne spettatori, in quanto i draghi grigi sono dotati di una grande pazienza, quando la loro sopportazione finisce essi si trasformano in terrificanti macchine da battaglia a malapena capaci di controllarsi. Durante un tipico episodio di ira, accade che nubi di vapore, dovute all'evaporazione di una parte del liquido nella loro saliva, si sollevano dalle loro bocche, l'aria trema intorno alle narici arrossate di fuoco, il resto della bava, denso, viscoso e reso incandescente cola dalle fauci aperte, passando fra i denti in mostra e sfrigolando poi a contatto il terreno, il respiro diventa roco e sibilante, la voce più profonda, l'efficienza muscolare aumenta così come le possibilità della liberazione accidentale di magia distruttiva.
Paradossalmente, sembra che siano più gli esseri umani che gli altri draghi ad essere a conoscenza di questo stato alterato dei draghi grigi: in diverse testimonianze scritte si narra della leggendaria furia distruttiva che queste creature sono capaci di scatenare, distruggendo intere città.

Nascita e crescita
I cuccioli di drago grigio nascono da uova che vengono incubate in nidi di pietra foderati all'interno di pelli di animali, che vengono riscaldati con il fuoco fino ad essere resi incandescenti e rilasciano lentamente il calore. Le uova di drago grigio sono robuste, difficilissime da rompere, e hanno un aspetto irregolare che somiglia a quello di un grosso sasso grigio, spesso screziato in maniera irregolare di crema e di nero. In un ambiente freddo possono conservarsi quiescenti per cento o duecento anni, ma se esposte al calore si schiudono (se le temperature sono superiori ai quaranta gradi) o tendono a marcire (a temperature comprese fra i venti e i trentanove gradi), uccidendo il cucciolo. Non è consigliato il trasporto delle uova di drago grigio a chi non è esperto.
Una particolarità tipica dei draghi grigi è che la grandezza dell'uovo o del neonato cucciolo non dipendono affatto dalla grandezza della madre, ma sono standard: 900 grammi. Le femmine più grandi depongono più uova (fino a sette), ma tutte della stessa taglia, una volta ogni nove-dieci anni.
Le madri tendono a prendersi cura poco o nulla della prole, limitandosi a proteggere il territorio nella quale i draghetti crescono e invitandoli ad uscirne, per cercare la loro indipendenza, quando si dimostrano pronti a cacciare da soli. I piccoli imparano tutto quello che serve loro per sopravvivere attraverso l'osservazione della madre, ma può capitare che alcuni di loro vengano adottati invece dai draghi bianchi e istruiti formalmente all'uso della magia, un'arte in cui sono particolarmente versati.
I draghi grigi sono piuttosto lenti a crescere e raggiungono la capacità di riprodursi appena raggiunti i trenta anni di età, ma la maturità completa del fisico, con muscoli forti e l'intera dentizione definitiva, si ha solo intorno ai cento anni.

Vita sociale e corteggiamento
I draghi grigi non sono fra i più sociali e vivono in piccoli territori di circa quaranta-sessanta chilometri quadrati, che loro chiamano “case”, e da cui tendono a non uscire molto, essendo fra i pochi draghi che allevano il bestiame, oltre ovviamente ad essere raccoglitori e cacciatori. Una serie di case vicine crea un accampamento, che per loro è il massimo della socialità: è spostandosi in esso, attraverso i territori di altri draghi grigi che sono amichevoli con loro, che trovano i loro partner riproduttivi.
I maschi non corteggiano le femmine attivamente, ma fanno in modo di essere sempre belli e ben curati: muscoli forti, un corpo asciutto e tonico, ornamenti e disegni fanno in modo che essi siano notati più facilmente. L'arte oratoria e la simpatia personale sono altre due caratteristiche che incidono spiccatamente nella scelta di un partner.
Il dimorfismo sessuale, al contrario di come avviene in altre razze, non è particolarmente netto: le femmine sono solo di poco più grandi dei maschi e non hanno livree differenti.
Non hanno un vero periodo riproduttivo.
Avviene non di rado che questi draghi si accoppino con esemplari di altre razze, dando vita a esemplari meticci che somigliano però quasi sempre ai draghi grigi, la cui genetica è sorprendentemente dominante.

Habitat e dieta
I draghi grigi possono vivere un po' ovunque, dalle pianure ai deserti, ma i loro luoghi di elezione sono senza dubbio gli altipiani, in particolar modo quelli nascosti e circondati da altre montagne, come quello del Tibet.
Sono onnivori e si nutrono di bestiame (in particolar modo di capre) da loro stesso allevato, oltre che di cervi, stambecchi, camosci, caprioli, uova, frutta selvatica di vario tipo (in particolar modo, nonostante la taglia esigua rispetto a quella del loro corpo, vanno matti per le more), radici e foglie. Da segnalare la loro particolare abitudine a masticare il muschio per pulirsi i denti e profumarsi l'alito.
Per i draghi grigi non è considerato un tabù sociale nutrirsi di esseri umani, ma lo è quella di ucciderli a scopo alimentare, non disdegnano perciò di nutrirsi di carcasse di umani, se casualmente ne trovano.

Esemplari famosi
Artenair

Curiosità
  • Numericamente, i draghi grigi sono fra i più scelti come regnanti da parte degli altri draghi, secondi solo ai draghi bianchi.

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giovedì 4 agosto 2022

Draghi costali

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Draghi costali
(Verusdraco sapiens litoribus)



Origine
I draghi costali sono considerati una delle ultime razze “classiche” ad essersi evolute, in termini di tempo, si tratta quindi di un drago semi-moderno. La sua livrea, una delle più vistose e armoniose fra quelle di tutti i draghi, si è evoluta specificamente per confondersi con il colore del mare e della schiuma delle onde, ed è unica nel panorama dei Verusdraco, curiosamente condivisa solo con alcune specie di draghi marini (che non hanno alcuna parentela con i veri draghi).
Secondo alcuni ricercatori, i draghi costali discendono da un'antichissima popolazione di draghi grigi, vissuta al tempo in cui possedevano ancora una testa ornata da corna, che si è stanziata presso le isole Diomede, nel mezzo dello Stretto di Bering; si tratta di una mera congettura, ma è comunque possibile che draghi grigi e draghi costali siano imparentati fra loro.

Aspetto
I draghi costali sono draghi piccoli, di colore azzurro e blu, con innumerevoli screziature bianche e, talvolta, un'iridescenza intorno alla base del collo e della coda. Le corna, che si prolungano dietro al capo seguendo la linea della fronte, sono di colore bianco, lisce, e in numero variabile da due a sei, più comunemente quattro. Possono avere un piccolo corno affilato che cresce alla fine della canna nasale, ma nelle femmine è più spesso solo una placca di colore bianco o pesca.
La schiena è percorsa da una fila singola di punte cornee vistose, proporzionalmente più grandi di quelle degli altri Verusdraco, piatte invece che a sezione rotonda, e spesso irregolari nella forma e con un aspetto “spezzato”.
La loro pelle, se privata delle squame, è di colore viola scuro o nero. Una particolarità delle sue squame è che esse sono di origine dermica e ossificate, più simili alle scaglie dei pesci che non alle squame dei rettili; hanno il bordo rotondo ed è possibile notarne la crescita dell'osso lamellare che crea cerchi concentrici (simili agli anelli di accrescimento degli alberi) da cui si può dedurre l'età dell'esemplare.
Gli occhi, grandi e definiti generalmente con un'espressione grintosa, con rime palpebrali scure, e possono essere di differenti colori: gialli, azzurri, verdemare, verdi, bianchi o rossi; curiosamente, il colore rosso è il più diffuso.
Sono draghi leggeri, rapidi, con zampe slanciate e testa affusolata.
L'altezza massima mai registrata da un drago costale è di due metri e settantasette centimetri, con un'apertura alare di dieci metri e quarantadue centimetri.
La loro coda è sottile, particolarmente lunga e senza accumuli di grasso, con la parte finale che si assottiglia e termina sempre con una lunga punta cornea, estremamente resistente e utilizzata come arma o come “lancia” quando desiderano pescare dalla riva.
Le loro dita hanno unghie imponenti e sono palmate, per migliorare il movimento in acqua.
Il loro fuoco è di colore giallo, anche per via degli accumuli di cloruro di sodio che spesso si trovano sugli angoli delle loro bocche e sulle punte delle loro lingue.

Comportamento
I draghi costali hanno una forte identità di razza, tanto che difficilmente li si vedrà “mescolati” ad altri draghi, sebbene condividano le loro spiagge e le loro scogliere con viverne, Maregens e demidraghi. Il loro isolamento è dovuto parzialmente anche ad una particolarità linguistica: parlano un dialetto del draconico, il minidraconico (Pilisodor do Draco), caratterizzato da suoni profondi e grezzi e che molto somiglia all'antico draconico grigio, con proposizioni lunghissime, articolate e frequenti ruggiti bassi detti “rombi”, del tutto incomprensibile agli esseri umani e non particolarmente apprezzato dai draghi che si considerano più “nobili”.
I draghi costali non hanno divinità vere e proprie, ma una sorta di culto del mare è strettamente intrecciato alla loro cultura e non è raro sentire frasi (ammesso che possiate comprendere il minidraconico) come “grazie al Mare!” o “che il Mare ti protegga”. Scrivono la parola “mare” (“Maurrrrooourr” in minidraconico) sempre con l'iniziale maiuscola.
I draghi costali hanno inoltre un comportamento focoso e sanguigno, non sono minimamente inclini al mantenimento dei segreti o agli intrighi di corte, non eleggono un leader e amano giocare nel cielo e sott'acqua, grazie alle grandi e agili ali che li rendono incontrastati nei cieli e che funzionano anche da eccellenti pinne.
Contrariamente a molti degli altri draghi maggiori, che cercano attivamente un umano a cui legarsi, i draghi costali aspettano che siano gli umani a trovarli; non spediscono i propri giovani a formarsi in scuole che li mettono a contatto con i bambini, ma piuttosto preferiscono interagire con le comunità locali. Il 65% dei draghi costali non si lega mai ad un essere umano.
Qualora un drago si leghi ad un essere umano è quest’ultimo ad entrare a fare parte del branco e non il drago ad allontanarsene, anche se può capitare che drago e dragoniere partano insieme per lunghe avventure prima di ritornare al branco, che comunque li ri-accoglie senza problemi.

Nascita e crescita
I cuccioli di drago costale nascono, come la maggior parte dei draghi, da uova che vengono incubate per un periodo variabile. Le uova di drago costale sono relativamente fragili se paragonate a quelle di altri draghi, con una scorza che può avere svariati colori, dall'azzurro al blu notte, screziate di vene rosee, e possono conservarsi quiescenti anche per centinaia di anni.
Alla nascita, un cucciolo di drago costale ha già il numero definitivo di corna dell'adulto e ali funzionali, pesa da 200 grammi a 800 grammi. La grandezza dell'uovo e del cucciolo dipendono dall'età e dalla taglia della madre. Le femmine depongono da due a sei uova per volta e hanno cicli fertili ogni sette-dieci anni.
Il cucciolo non viene allontanato dal gruppo, come succede con molti dei draghi che vivono nell'entroterra, ma cresce all'interno del branco e viene istruito nell'arte della pesca dall'intera comunità. Molto spesso i draghetti non sanno neppure chi siano i loro veri genitori: crescendo in piccoli gruppi misti, di cui tutti si prendono cura, è difficile ricordarsi da quale nido provengano e i genitori stessi, nel tempo, diventano incapaci di distinguere i propri piccoli.
I draghi costali sono lenti a crescere e raggiungono la piena maturità e la capacità di riprodursi appena raggiunti i quaranta-cinquanta anni di età.
Visto il lungo periodo in cui essi sono ancora cuccioli fragili, i draghi costali hanno statisticamente la percentuale di mortalità infantile più alta fra tutti i draghi.

Vita sociale e corteggiamento
I draghi costali sono estremamente sociali ed è impossibile trovarne uno che viva isolato dal resto del mondo o che non abbia contatto alcuno con i suoi simili. Vivono in branchi con complessi rapporti interpersonali, in cui maschi e femmine godono di doveri e diritti simili nonostante le femmine siano più grandi, alte e forti, nonché magicamente più dotate.
Per conquistare le femmine, i maschi danno sfoggio delle proprie incredibili abilità di volo, giostrando nel cielo e scagliandosi gli uni contro gli altri per poi virare proprio all'ultimo secondo; può sembrare un gioco pericoloso, ma anche i corteggiatori più giovani hanno in realtà avuto almeno quarant'anni per allenarsi nel volo e gli incidenti sono rarissimi. Sbattere in volo gli uni contro gli altri, a quella velocità, rischierebbe di uccidere il drago sul colpo o comunque di menomarlo in maniera grave.
Le femmine, più goffe dei maschi e generalmente più feroci, non giostrano nel cielo, ma rimangono spettatrici sulle scogliere, da cui si godono le bellissime acrobazie. Esse possono scegliere da uno a tre maschi con cui accoppiarsi durante la stagione primaverile. Se un maschio è particolarmente abile e bello, può capitare che sia desiderato da molte femmine ed in tal caso si scateneranno rumorose risse sulla scogliera, in cui sarà la femmina vincitrice a decidere con chi il maschio si accoppierà e quante volte: potrebbe ad esempio concedere ad una sua amica un paio di accoppiamenti, alle altre nessuno e a sé stessa tutti quelli necessari per essere fecondata.
A vincere la rissa è l'ultima femmina che rimane in piedi sulla scogliera, mentre tutte le altre sono state lanciate (o sono cadute) in acqua. L'uso delle ali è vietato durante i combattimenti non solo perché li protrarrebbe di molto e rischierebbe di renderli più brutali (impedendo alle femmine di gettare le avversarie in acqua, esse dovrebbero invece utilizzare denti e artigli per ferirsi a vicenda), ma anche perché ferire le ali degli avversari, che sono fragili abbastanza da potersi spezzare, impedirebbe loro di pescare e di nutrirsi, qualcosa che sarebbe considerato barbaro da qualunque drago costale.

Habitat e dieta
I draghi costali vivono principalmente negli arcipelaghi sub-antartici, oltre che sulle coste di Horn Blu Island, e sopportano eccezionalmente bene il freddo, ma non si spingono mai nelle vere e proprie zone antartiche, verso cui provano un timore reverenziale. Carnivori quasi esclusivi, si nutrono di petrelli, pinguini (in particolar modo quelli reali e quelli crestati), merluzzi, stercorari, squali e foche, ma non disdegnano anche carcasse di cetacei spiaggiati.
I cuccioli si nutrono principalmente di piccoli pesci e, al contrario degli adulti, non danno mai la caccia agli uccelli.

Esemplari famosi

Skye


Curiosità

  • Quasi la totalità dei dragonieri umani che si legano ai draghi costali sono pescatori.
  • I draghi costali si vantano di essere grandi esperti di idromanzia, l’arte di predire il futuro attraverso l’acqua. Se questo sia vero o meno rimane una questione dibattuta.

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domenica 24 aprile 2022

Mastini incendiari (demoni)

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Mastini incendiari
(Daemonium Incendiarius)


ORIGINI
I mastini incendiari sono i più importanti fra i galb, ovvero il gruppo degli spiriti collerici, e sono un derivato infernale della caduta dei cherubini, dalla quale hanno ereditato l’abilità di apparire con più volti o più teste, fino ad un massimo di quattro.
Così come i cherubini furono posti a oriente del Giardino dell’Eden, per custodirlo con la spada di fuoco, così anche i mastini incendiari sono formidabili guerrieri, reattivi e feroci.
Si tratta di demoni antichi, la cui genesi si perde nella notte dei tempi, e fra essi vi sono individui estremamente noti, come Asmodeo, uno dei diciotto re infernali che comanda 72 legioni di demoni, patrono della cupidigia, dell’ira e della vendetta.


ASPETTO

I mastini incendiari sono demoni mutaforma estremamente instabili, con trasformazioni fluide, ma tutte comprese nello spettro fra due forme: quella umanoide e quella canina.
In forma umanoide, i mastini incendiari sembrano esseri umani con la pelle di colore rossastro, a volte maculati di bianco o di nero, e un paio di corna che possono essere più o meno voluminose e di differenti fogge, da ricurve a dritte, spiralate o a sciabola. Hanno sempre una coda, che esibisce sovente la tipica “freccia” terminale che tanto spesso viene disegnata nelle rappresentazioni dei demoni.
La loro struttura muscolare e quella ossea sono tipicamente robuste, ben formate e scolpite sia negli esemplari maschi che nelle femmine, e le estremità (mani e piedi) sono grandi e forti, dando loro un aspetto da atleti o da lavoratori pesanti.
In forma canina, i mastini incendiari si muovono su quattro arti e somigliano a canidi, ma sono immediatamente riconoscibili per le dimensioni maggiori rispetto a quelle di qualunque cane o lupo non-demoniaco e per la presenza della tipica coda che termina a freccia. Anche in questa forma, i mastini incendiari sono in grado di parlare, grazie ad un mix di lingua spessa, e non piatta come quella dei cani, laringe particolarmente sensibile e controllata e, ovviamente, un cervello con un’area del linguaggio ben sviluppata.
La testa, in base alla sottospecie, può essere brachicefala, mesaticefala o dolicocefala, dandogli una grande varietà di aspetti e, cosa quest’ultima molto curiosa, di somiglianze con razze di cani comuni.
Una particolarità unica della specie è che quando un’esemplare è colto da una rabbia incontrollabile, dal suo collo spuntano delle teste supplementari, fino ad un massimo di tre, prive di cervello e incapaci di pensare, ma controllate dalla testa vera (o testa principale) e utili per dilaniare l’avversario grazie ai denti grandi e affilati; una volta calmatosi, l’esemplare riassorbe rapidamente le teste supplementari.
In ogni caso e forma, i mastini incendiari possono esalare fuoco dalla bocca e dalle narici. Alcuni esemplari, più versati nella magia elementale, possono esibire una criniera di fiamme perenne.



Sottospecie/razze
- Incendi (Daemonium incendiarius Rex)
La razza a cui appartiene la famiglia reale, fra cui il potente Asmodeo. Sono demoni massicci, non sempre altissimi ma molto muscolosi, con corna imponenti e ricurve. In forma canina somigliano a molossoidi del gruppo “dogue” (come lo sono il cane corso italiano, il rottweiler e il dogue de Bordeaux), con teste robuste e “quadrate”, corpi massicci, costole arcuate, spalle e collo muscolosissimi e zampe spesse. La percezione d’insieme è quella di un animale con la massa corporea, e in particolare quella muscolare, sbilanciata in favore del petto e della testa.

- Guardiani del cancello (Daemonium incendiarius cerberus)
Mastini incendiari dal pelo scurissimo, con occhi neri e cuscinetti neri, esibiscono in qualunque forma anche corna di colore nero, anche se la pelle rimane rossa.
La famiglia reale dei galb impiega da sempre solo questa razza di mastini infernali ad uso di guardie personali. Si dice che i guardiani del cancello siano affidabili, fedeli, meno inclini di altri mastini a compiere massacri ma non di meno capaci di uccidere a sangue freddo, potrebbe però trattarsi di una diceria, ormai indissolubilmente legata a quella che è la razza di protettori preferita non solo dai galb, ma da tutti i demoni infernali.
Kérberos, il leggendario Cerbero della mitologia greca, era uno di loro, così come il meno noto Orthros, il cane bicefalo ucciso da Ercole durante la sua decima fatica.
Alcuni confondono i guardiani del cancello con i cerberini, nonostante siano creature completamente diverse.
 
- Levrieri incendiari (Daemonium incendiarius leporarius)
Sono i mastini incendiari con la struttura fisica più esile e leggera, fatta per correre a grande velocità. In forma canina hanno zampe lunghe, petto profondo che contiene grandi polmoni e cuore, vita stretta e coda lunga e sottile che funge da timone durante la corsa.
Vengono utilizzati in guerra per appiccare il fuoco al campo nemico, correndo ad una tale velocità da essere impossibili da abbattere con i proiettili e lasciando dietro di sé una scia di fiamme.



COMPORTAMENTO


Socialità, temperamento e caccia

I mastini incendiari sono demoni sociali che vivono in branchi gerarchicamente organizzati e in una nazione anch’essa gerarchicamente organizzata. A governare le famiglie, o branchi, non è l’esemplare più anziano del gruppo, ma quello che ha dimostrato di essere il più forte e intelligente, e non è raro che avvengano sfide per i posti gerarchicamente più alti fra genitori e figli, fra cugini o addirittura fra nonni e nipoti.
Il temperamento già di per sé focoso della specie, rinfocolato dall’educazione che mette particolare enfasi sul coraggio e sull’apertura comunicativa, rende la specie dei mastini incendiari una delle più esuberanti e conosciute dell’Inferno, temuta da molti e rispettata praticamente da tutti. I mastini incendiari, come si suol dire, non hanno peli sulla lingua: è nella loro natura dire quello che pensano e difendere le proprie convinzioni apertamente, reagendo anche in modo violento se qualcuno li contraddice poco educatamente.
Diverso è il comportamento che tengono con le loro prede: tipicamente, i mastini incendiari si procurano i contratti con le loro vittime attraverso manipolazioni e menzogne che puntano a farle infuriare, per poi promettergli di risolvere l’intollerabile situazione se firmeranno un contratto con loro.
Chiamati scherzosamente anche “demoni delle fake news”, spesso seminano bugie e le alimentano quando i creduloni vi abboccano, facendo credere loro di essere in trappola, sotto il giogo del governo/un gruppo sociale/una particolare etnia.
I mastini incendiari sono infatti degli esperti della rabbia e dell’ira e conoscono istintivamente come fare infuriare i propri interlocutori, grazie anche ad un naso specializzatissimo nel distinguere l’odore dello sdegno nel sudore umano, che li guida con sicurezza nel dire cose via via più irritanti, fino a far perdere la testa alle proprie vittime.
Per i mastini incendiari è fondamentale essere in grado di conquistare un’anima dopo l’altra, poiché hanno metabolismi rapidissimi: se, in addizione alla loro dieta prevalentemente carnivora, non consumassero anche una gran quantità di anime, la loro durata vitale sarebbe molto più corta di quella di un essere umano.


Comunicazione
I mastini incendiari comunicano attraverso la voce, parlando come gli esseri umani, ma possono anche emettere abbaiati, ringhi e ululati che compongono la loro lingua, il galbiano, la stessa parlata da tutti gli altri spiriti collerici.
Il galbiano è del tutto incomprensibile agli esseri umani, nonché a molti demoni, e permette ai mastini incendiari di comunicare e coordinarsi tra loro anche se si trovano a distanza di chilometri.



Corteggiamento e riproduzione
Il corteggiamento dei mastini incendiari è influenzato dalle gerarchie della loro nazione. Per un mastino o una mastina incendiari di alto rango è inammissibile (con una sola eccezione, che vedremo tra poco) accettare le attenzioni di un demone di basso lignaggio; perché rientri tra i possibili partner, il/la pretendente deve essere altrettanto nobile o tutt’al più di uno o due gradi inferiore: ad esempio, un conte può valutare le avances di contesse, viscontesse o baronesse, o ambire alla scalata corteggiando una marchesa o una duchessa.
I mastini incendiari possono accogliere il corteggiamento anche di demoni maggiori di altre specie, purché siano di alto rango nelle rispettive gerarchie.
Come già detto, persino in queste rigide disposizioni c’è una piccola scappatoia: una vecchia tradizione vuole che un pretendente di basso grado possa provare a sfidare l’amato/a di rango superiore ad un duello arbitrato di lotta; in caso di vittoria, potrebbe essere scelto senza che l’onore del partner nobile ne venga intaccato. Le regole e le tecniche di questi scontri si sono raffinate negli anni abbastanza da creare uno sport a parte, tipico e quasi unico ai mastini incendiari, definito “lutta nuziale”, purtroppo divenuta un’arte ormai rara.
L’etichetta impone che la sfida venga accettata e che si lotti sportivamente e con vero impegno, anche se far vincere l’avversario (in maniera non troppo palese, s’intende) è stato un escamotage già usato (anche se raramente) in passato per permettere a mastini di ranghi distanti di unirsi in matrimonio. Sfidare a duello un nobile, però, può essere una mossa molto azzardata, poiché potrebbero essere offesi anziché lusingati dalle attenzioni e l’aspirante partner potrebbe trovarsi a fronteggiare in combattimento la furia di qualcuno che ha, molto spesso, ricevuto un’educazione e allenamento superiori alla propria.
Gli sposalizi servono a designare chi continuerà una data linea di sangue, perciò non sono ammessi matrimoni omosessuali o di uno o due partner sterili.
Questo non vuol dire che tali atteggiamenti o condizioni siano condannati in generale. La differenza nel comportamento pre e post matrimonio dei mastini incendiari è notevole: se da single è loro concesso di avere avventure con la frequenza e i partner che preferiscono, una volta sposati subire l’infedeltà dal/la consorte è un bel colpo alla propria dignità.
Anche per questo, molti mastini e mastine incendiari preferiscono non sposarsi per tutta la vita, anche se nel farlo rinunciano alla corsa al titolo per succedere ai genitori.
La gravidanza di una mastina incendiaria dura dai quattro ai sei mesi, alla fine dei quali danno alla luce un solo cucciolo; se i cuccioli sono due, spesso uno dei due è molto debole e non sopravvive a lungo.
I piccoli si sviluppano nell’ambiente estremo del grembo materno: quando sono incinte, la temperatura corporea delle femmine si innalza repentinamente e all’interno del loro grembo si accende una fiamma magica che protegge e tempra al tempo stesso il feto. Durante i mesi di gestazione, il cucciolo si sviluppa assorbendo dalla madre la magia insieme al nutrimento, che saranno i “mattoncini” per la costruzione del proprio corpo fisico e spirituale, magia annessa; è un periodo delicato per le femmine, che devono consumare una gran quantità di anime e cibo per rigenerare i nutrienti assorbiti dal piccolo nell’utero.
Le mastine incendiarie partoriscono sempre in luoghi molto caldi, per evitare sbalzi termici traumatici per sé e per il piccolo, che solo poco prima era stato avvolto dalle fiamme materne.
I cuccioli crescono molto rapidamente, raggiungendo la maturità fisica e sessuale già a soli tre-quattro anni d’età: allora sono già considerati adulti a tutti gli effetti.



Curiosità

  • La successione al trono del regnante dei mastini incendiari non è, come in molti altri casi, un lineare padre-figlio primogenito, ma avviene dall’attuale reggente (che può essere indipendentemente di qualsiasi genere) al figlio che riesce per primo a sposarsi e ad avere degli eredi, assicurando la continuità della stirpe e dimostrando, come da tradizione, di essere stato più furbo degli altri fratelli e sorelle.
  • I demoni maggiori vengono talvolta suddivisi dagli studiosi in tre macrogruppi, basandosi sulle loro capacità magiche: demoni neri, rossi e bianchi. I mastini incendiari rientrano nel gruppo dei “demoni rossi”, una classe considerata intermedia, che ha il vantaggio di avere sia interessanti adattamenti evolutivi che ne rafforzano il fisico (meno dei demoni bianchi ma più di quelli neri) sia accesso ad abilità magiche importanti (inferiori a quelle dei demoni neri, ma superiori a quelle dei demoni bianchi).
  • Tra i mastini infernali, analogo al modo di dire umano “sangue del mio sangue”, vi è il modo di dire “fiamma della mia fiamma”, riferendosi al fuoco magico da cui il piccolo attinge la prima scintilla della propria magia nel grembo materno. Per ovvi motivi, è usato nel rapporto madri-prole o nonne-nipoti, ma non avrebbe senso in un contesto padre-figli.


  
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