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giovedì 19 gennaio 2023

Mutatis (Demoni)

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Demoni Mutatis
(Daemonium mutatis)
 
 
 
In una stanza piena di schermi e radio siede l'ingioiellata rappresentazione del caos, né uomo né donna, né umano né divino. Un coltello sul tavolo (per cosa sarà stato usato?) e un libro che brucia in mano. Ovviamente i libri, retaggio di un mondo più lento, non sono amati dal caos... informazioni a cascata: una vita che ha paura del silenzio e della noia. Questo è il terreno di caccia di un mutatis.


ORIGINI
I mutatis sono la più giovane delle sette specie di demoni maggiori, originatisi dall’unione di luciferiani e fae.
Pur essendo la specie più giovane tra le sette, la loro potenza magica e l'affinità ai luciferiani (considerati per la maggioranza delle ere infernali come specie principe dell'Inferno) li colloca piuttosto in alto nelle gerarchie demoniache; anche sopra i carnalis, nonostante questi derivino dalla caduta degli stessi angeli e siano più antichi.
Nonostante le influenze di una specie "esterna", i mutatis sono considerati a tutte gli effetti delle creature infernali.

ASPETTO
Quando si parla di nascondersi tra le loro prede, i mutatis sono avvantaggiati come pochi altri demoni: hanno due forme principali che padroneggiano sin da poco più che neonati, ma il sangue fatato e l'abilità trasformista dei luciferiani gli consente di modificare il proprio aspetto o ingannare gli occhi altrui.
In effetti, insieme ai luciferiani, non c'è dubbio che i mutatis siano i demoni dal potenziale magico più devastante di tutto l'Inferno.
Hanno un rapporto particolare col proprio corpo, che percepiscono come un'estensione fluida e malleabile della propria coscienza; hanno un'altissima resistenza psicologica ai cambiamenti e si trovano a proprio agio in forme molto diverse tra loro: fenomeni come disforia, dismorfofobia e disturbi dell'immagine sono praticamente assenti tra gli esponenti di questa specie (i quali, a diversi livelli, potrebbero comunque cambiare qualcosa di sé se non fosse di loro gradimento).
Quindi, come si riconosce un demone mutatis?
Abbiamo parlato di "forme principali" in precedenza; i mutatis le assumono quando sono rilassati o desiderano farsi conoscere o riconoscere (vedi comportamento), e mostrano una serie di caratteristiche che li rendono immediatamente identificabili come demoni mutatis:
∙ Sono bipedi
∙ Hanno solo cinque arti: braccia, gambe e coda
∙ Le loro mani hanno cinque abili dita, di cui uno è un pollice opponibile. Sia mani che piedi hanno gli artigli.
∙ Hanno denti differenziati da onnivoro, ma i canini e i denti adiacenti tendono ad essere discretamente appuntiti.
∙ Hanno la pelle scurissima, quasi nera, che spesso tende più al blu che al rosa.
∙ Mostrano grandi corna scure di foggia variabile, simili a corna ovine o caprine.
∙ Hanno iridi rosse o blu, di colori intensi, mentre la sclera è nera.
∙ La punta della loro coda è simile ad una punta di freccia.
 
Una volta che si è compreso di essere di fronte ad un demone mutatis, si può discernere anche in quale delle sue forme base si trova.
Queste prendono nome di agnus diaboli e puer diaboli.
La forma puer diaboli è quella che i mutatis assumono più spesso per interagire con gli esseri umani o altre creature antropomorfe: pur mantenendo le caratteristiche fondamentali che abbiamo visto sopra, hanno un aspetto tutto sommato umanoide, con testa ed arti simili a quelli di un Homo sapiens.
L'agnus diaboli, invece, è spesso coperto di pelliccia scura in maniera più estesa, e baratta capo e piedi umani con una loro versione più animalesca, come zampe artigliate o zoccoli, mentre il muso è spesso più o meno simile a quello di un ovino. 
Sono in grado di parlare, se lo desiderano, in tutte le loro forme.
L'altezza media di un demone mutatis è di un metro ed ottanta, ed una volta raggiunta l'età adulta smettono di mostrare segni di crescita o invecchiamento, motivo per cui è molto difficile stabilire il numero di anni di un mutatis solo dal suo aspetto fisico. Quello che può sembrare un grosso mutatis esperiente e consumato potrebbe essere un demonietto appena uscito dall'adolescenza, mentre un mutatis che appare come un fanciullo o una fanciulla appena fuori dalle soglie della pubertà potrebbe essere in realtà un demone pluricentenario.
Tra i mutatis sono frequenti fenomeni di intersessualità ed ermafroditismo.
Sembrano avere una certa affinità con l'oro, e non è raro che si adornino di gioielli fatti di questo metallo.
 
Sottospecie/razze
Essendo la più giovane e caotica tra le specie di demoni maggiori, quella dei mutatis non ha ancora fissato alcuna sottospecie particolare.
Tuttavia, alcune caratteristiche in loro possono essere spia delle ascendenze nella loro linea di sangue e della loro percentuale del sangue di fata: quando, per un motivo o per un altro, la "varietà" di fae a cui sono legati è individuabile con abbastanza chiarezza, si usa il termine "mutatis da [inserire nome della fata]" (come in mutatis da janas, mutatis da ninfa, mutatis da leprecauno ecc...).

COMPORTAMENTO

Socialità e comunicazione
I mutatis possono essere visti in compagnia di creature di altre specie di frequente, che siano demoni, umani, licantropi, o qualcosa di differente, anche al di fuori di comportamenti predatori.
Quando vogliono interagire in maniera amichevole, spesso lasciano cadere eventuali travestimenti ed illusioni ed assumono una delle loro forme di base; la scelta ricade di solito sulla forma che tra le due più assomiglia a quella del loro interlocutore (potrebbero decidere di apparire come agnus diaboli, ad esempio, se stanno parlando con un mastino incendiario, che ha spesso caratteristiche che si scostano da una forma umanoide).
Sono tendenzialmente capricciosi, arguti, giocosi, ma le sottigliezze delle loro interazioni sociali non sono sempre facili da cogliere a causa delle loro personalità complesse ed un noto amore per il caos.
Al contrario, i mutatis tendono ad evitarsi a vicenda. Sono particolarmente gelosi dei propri territori, ruoli e prede, percependo gli altri mutatis come elementi di disturbo nei propri piani di caccia e di vita, rendendo quasi inevitabili conflitti e tensioni tra due daemonium mutatis costretti a condividere il territorio.
Le uniche eccezioni sono le alleanze di caccia che possono essere strette tra consanguinei, che formano un branco che mette a disposizione le proprie capacità per conquistare il maggior numero di prede possibili da condividere. Questi branchi sono composti generalmente da un minimo di due ad un massimo di tredici individui, guidati da una figura genitoriale (come una madre, un padre, una sorella o un fratello maggiore) che coordina i più giovani.
I legami che si creano all'interno delle famiglie/branco di mutatis sono strettissimi, mentre i legami di sangue che rimangono fuori dalle alleanze di caccia non hanno praticamente nessun valore per i mutatis.
Altri legami di caccia molto importanti possono essere creati con i mastini incendiari (vedi Alimentazione e caccia).
Sono in grado di comunicare verbalmente e hanno naturalmente voci gentili, androgine, ma sono capaci di mutare abbastanza facilmente timbro e qualità della propria voce per adattarsi alle proprie necessità; i mutatis più estroversi ed eccentrici aggiungono talvolta degli effetti sonori alla propria parlata, specie se sono molto presi dal raccontare una storia.
La coda dei mutatis è in parte utile a fornire loro un maggiore equilibrio, ed in parte, se necessario, come difesa secondaria grazie alla punta a freccia, ma il suo uso principale è senza dubbio comunicativo e funge da rafforzativo per il resto del loro linguaggio corporeo. I mutatis non si prodigano in espressioni facciali esagerate, ma il significato del loro linguaggio corporeo cambia a seconda del movimento di questa appendice: solo per fare qualche esempio, se un mutatis sorride e la sua coda è ferma è sereno, se si muove a scatti è un sorriso di minaccia, se si arriccia è divertito (persino a discapito del suo interlocutore, a volte), e se "scodinzola" è assolutamente deliziato, nonostante in tutti questi casi probabilmente l'espressione del solo viso sarà invariata da un sorriso cortese.
Questo è uno degli elementi più sfuggenti nella loro comunicazione, che se ignorato genera importanti fraintendimenti.
Più sono arrabbiati o turbati, più il loro aspetto si fa mutevole, confuso: questo fenomeno ha modernamente ottenuto il nomignolo di "glitch".
Sebbene non sia comune, un'eccezione che vale la pena di citare sono alcuni esemplari la cui attitudine al caos è tale da rendere difficile anche solo guardarli senza sentire un certo senso di disagio o confusione; l'esempio più eclatante di questa "condizione", che può seriamente influenzare i rapporti interpersonali di un mutatis, è Insolut, l'attuale insegnante di Caos all'Accademonia, la cui sola vista può instillare un senso crescente di ansia tale da sfociare in sintomi fisici come brividi o mal di testa nell'osservatore.

Alimentazione e caccia 
I mutatis, come tutti i demoni maggiori, allungano la propria vita assimilando anime umane o di altri demoni. Tecnicamente lo stesso meccanismo che gli consente di nutrirsi dell'energia vitale umana gli permetterebbe di fare lo stesso anche con altri animali, ma la regolamentazione dei Ministeri (della Luce e dell'Oscurità) consente ai demoni maggiori di prelevare solo anime di umani consenzienti in grado di firmare loro un contratto quando sono al di fuori della dimensione infernale; in questo risiede la particolare abilità di caccia dei mutatis, che devono manipolare mentalmente le loro vittime fino a strappare loro un contratto volontario.
Generalmente ottengono questo risultato convincendo gli umani che consegnare loro l'anima sia la loro migliore alternativa per uscire da una situazione disperata, che è, ovviamente, interamente finta e costruita ad hoc dal mutatis con un misto di manipolazione mentale ed illusioni. Laddove ci sia realmente una situazione disperata a monte, il mutatis ha probabilmente solo fiutato l'occasione per proporsi come migliore alternativa ad una circostanza critica.
La loro tecnica di caccia ha dei punti di contatto con quella dei mastini incendiari, con cui talvolta decidono di collaborare per puntare a delle "cacce grosse", portando lo scompiglio in grandi gruppi di umani tramite, ad esempio, la creazione di culti o di gruppi fanatici.
Non si conosce l'effettiva durata vitale di un mutatis che non si nutre di anime, ma si suppone che siano comunque piuttosto longevi grazie al loro retaggio fatato, più di un comune umano. Per questo, piuttosto che consumare le loro prede una dopo l'altra, spesso i mutatis evitano di riscuotere l'anima dalla loro preda appena conquistata: possono passare anni prima che accada. I mutatis più di successo tengono delle riserve di anime, di cui sono molto gelosi e non rivelano facilmente l'ubicazione.
Grazie alla loro lunga vita possono permettersi cacce elaborate, concentrandosi su un'unica preda. Per loro è estremamente divertente creare le condizioni che li porteranno alla firma del contratto, ed una singola sessione di caccia può durare mesi o addirittura anni prima di giungere alla sua conclusione.
In aggiunta alla loro caccia alle anime, sono onnivori e hanno un debole per il latte, i cereali e tutti i loro sottoprodotti.
 
Corteggiamento e riproduzione
Questa particolare specie di demone maggiore si riconferma come anomala anche in amore, considerato che spesso finisce per riprodursi con una qualunque creatura senziente che non sia un altro mutatis.
Sono frequenti gli ibridi con altri demoni maggiori, ma capitano anche incroci con creature estranee alla dimensione infernale come umani, licantropi o fate, dato che il loro particolare retaggio genetico consente loro di avere piccoli con una varietà impressionante di specie.
I mutatis sono camaleontici in quest'ambito: una volta individuato un possibile partner (di solito per motivi del tutto arbitrari, come un gusto estetico personale o una certa simpatia), emulano l'aspetto, il corteggiamento e persino l'accoppiamento della specie del partner.
Tuttavia, i mutatis non sono una specie monogama e di norma non rimangono con un solo partner per tutto il corso della loro vita, né è scontato che cerchino di avere dei piccoli, dato che spesso si accoppiano per la gratificazione fisica dell'atto più che allo scopo di riprodursi.
Quando effettivamente nasce un piccolo da queste unioni, si possono in genere riscontrare due distinte linee di comportamento: i mutatis che creano alleanze di caccia tendono a riprodursi con diversi compagni per poi portare via i piccoli più forti, crescerli e tenerli nel "branco", mentre quelli solitari rimangono con il/la partner che hanno scelto per aiutare a crescere il piccolo negli anni dello sviluppo, ma raramente rimangono al suo fianco per più tempo di quello necessario a fornire le prime cure parentali.
I piccoli dei mutatis nati da un altro demone maggiore o fae sono spesso classificabili come mutatis a loro volta, ma lo stesso non può essere detto dei bambini mutatis nati da altre specie, che tenderanno ad assomigliare all'altro genitore e raramente erediteranno il pieno potenziale magico di un mutatis; nascono con corna piccolissime, pelle scura e una corta codina a freccia, tutte caratteristiche che finiranno per svilupparsi con la crescita; questa è piuttosto rapida nei mutatis "puri", che maturano a due volte la velocità di un essere umano comune.
Curiosamente, negli ibridi è il contrario: sia la crescita che la gravidanza che coinvolgono il mezzo mutatis potrebbero essere leggermente più lente della media.
Tutt'oggi un mistero aleggia sulla nascita dei piccoli mutatis: quando è la femmina ad appartenere ad un'altra specie, sembra che la nascita del bambino si adatti alle "regole" della sua biologia, ma si sa poco di cosa accade quanto la femmina è una mutatis. Quando una mutatis incinta sente che il momento della nascita si avvicina improvvisamente scompare dalla circolazione, allontanandosi anche dal partner, per tornare solo a gravidanza terminata con il piccolo già tra le braccia.
La teoria più accreditata è che si tratti semplicemente di parto viviparo, ma non ci sono abbastanza informazioni a riguardo. Tuttavia, si sa che sia i maschi che le femmine di mutatis sono in grado di allattare i loro piccoli, anche se le femmine riescono ad ottenere una produzione più consistente rispetto alle loro controparti.
Una vecchia diceria suggeriva che il latte dei mutatis fosse velenoso o maledetto, ma sembra che non ci sia alcuna prova scientifica a confermare ciò.
Analogamente a come i bambini umani hanno bisogno di tempo per imparare a camminare eretti, i piccoli mutatis non sono subito in grado di cambiare aspetto e rimangono con quello di nascita (puer diaboli se nati da specie più umanoidi, agnus diaboli se invece si discostano da caratteristiche antropomorfe) per circa dieci mesi prima di iniziare con le prime maldestre trasformazioni, in cui tentano di imitare le loro persone preferite.

 
MUTATIS FAMOSI
  • Insolut
  • Kimika
  • Agnus Demone

CURIOSITÀ
  • Le fate sono viste con sfiducia e risentimento da buona parte dei demoni maggiori. Parte di quella fama si trascina sull'immagine generale dei mutatis, che hanno la reputazione di essere inaffidabili, capricciosi e scorretti, persino dal punto di vista di un demone.
  • I mutatis che discendono da fae di gruppo (come le janas sarde o i folletti), potrebbero avere ereditato da loro la caratteristica di cadere in un sonno profondo se dormono in compagnia di due o più persone, per riscuotersi solo una volta rimasti di nuovo soli. Questa è per loro una circostanza abbastanza pericolosa, perché né i rumori né essere toccati sono sufficienti a svegliarli, rendendoli particolarmente vulnerabili agli attacchi.
  • Anche a causa del motivo sopracitato, i mutatis tendono a dormire da soli e non farsi mai vedere quando riposano, rintanandosi in posti isolati.
  • La principale causa di morte di un mutatis sono le aggressioni violente ad opera di altri demoni o fate, più raramente per mano umana. Un buon numero di queste morti sono da imputare ad un conspecifico.
  • Molti mutatis non tengono il nome che viene conferito loro alla nascita, ma ne scelgono personalmente uno in seguito. Alcuni tengono il cognome, altri no, diventando conosciuti solo col nome che hanno scelto; questo rende molto difficile seguire eventuali linee di sangue.



Galleria di immagini (clicca per ingrandire!)









Ibrido umano-mutatis




 


 

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domenica 24 aprile 2022

Mastini incendiari (demoni)

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Mastini incendiari
(Daemonium Incendiarius)


ORIGINI
I mastini incendiari sono i più importanti fra i galb, ovvero il gruppo degli spiriti collerici, e sono un derivato infernale della caduta dei cherubini, dalla quale hanno ereditato l’abilità di apparire con più volti o più teste, fino ad un massimo di quattro.
Così come i cherubini furono posti a oriente del Giardino dell’Eden, per custodirlo con la spada di fuoco, così anche i mastini incendiari sono formidabili guerrieri, reattivi e feroci.
Si tratta di demoni antichi, la cui genesi si perde nella notte dei tempi, e fra essi vi sono individui estremamente noti, come Asmodeo, uno dei diciotto re infernali che comanda 72 legioni di demoni, patrono della cupidigia, dell’ira e della vendetta.


ASPETTO

I mastini incendiari sono demoni mutaforma estremamente instabili, con trasformazioni fluide, ma tutte comprese nello spettro fra due forme: quella umanoide e quella canina.
In forma umanoide, i mastini incendiari sembrano esseri umani con la pelle di colore rossastro, a volte maculati di bianco o di nero, e un paio di corna che possono essere più o meno voluminose e di differenti fogge, da ricurve a dritte, spiralate o a sciabola. Hanno sempre una coda, che esibisce sovente la tipica “freccia” terminale che tanto spesso viene disegnata nelle rappresentazioni dei demoni.
La loro struttura muscolare e quella ossea sono tipicamente robuste, ben formate e scolpite sia negli esemplari maschi che nelle femmine, e le estremità (mani e piedi) sono grandi e forti, dando loro un aspetto da atleti o da lavoratori pesanti.
In forma canina, i mastini incendiari si muovono su quattro arti e somigliano a canidi, ma sono immediatamente riconoscibili per le dimensioni maggiori rispetto a quelle di qualunque cane o lupo non-demoniaco e per la presenza della tipica coda che termina a freccia. Anche in questa forma, i mastini incendiari sono in grado di parlare, grazie ad un mix di lingua spessa, e non piatta come quella dei cani, laringe particolarmente sensibile e controllata e, ovviamente, un cervello con un’area del linguaggio ben sviluppata.
La testa, in base alla sottospecie, può essere brachicefala, mesaticefala o dolicocefala, dandogli una grande varietà di aspetti e, cosa quest’ultima molto curiosa, di somiglianze con razze di cani comuni.
Una particolarità unica della specie è che quando un’esemplare è colto da una rabbia incontrollabile, dal suo collo spuntano delle teste supplementari, fino ad un massimo di tre, prive di cervello e incapaci di pensare, ma controllate dalla testa vera (o testa principale) e utili per dilaniare l’avversario grazie ai denti grandi e affilati; una volta calmatosi, l’esemplare riassorbe rapidamente le teste supplementari.
In ogni caso e forma, i mastini incendiari possono esalare fuoco dalla bocca e dalle narici. Alcuni esemplari, più versati nella magia elementale, possono esibire una criniera di fiamme perenne.



Sottospecie/razze
- Incendi (Daemonium incendiarius Rex)
La razza a cui appartiene la famiglia reale, fra cui il potente Asmodeo. Sono demoni massicci, non sempre altissimi ma molto muscolosi, con corna imponenti e ricurve. In forma canina somigliano a molossoidi del gruppo “dogue” (come lo sono il cane corso italiano, il rottweiler e il dogue de Bordeaux), con teste robuste e “quadrate”, corpi massicci, costole arcuate, spalle e collo muscolosissimi e zampe spesse. La percezione d’insieme è quella di un animale con la massa corporea, e in particolare quella muscolare, sbilanciata in favore del petto e della testa.

- Guardiani del cancello (Daemonium incendiarius cerberus)
Mastini incendiari dal pelo scurissimo, con occhi neri e cuscinetti neri, esibiscono in qualunque forma anche corna di colore nero, anche se la pelle rimane rossa.
La famiglia reale dei galb impiega da sempre solo questa razza di mastini infernali ad uso di guardie personali. Si dice che i guardiani del cancello siano affidabili, fedeli, meno inclini di altri mastini a compiere massacri ma non di meno capaci di uccidere a sangue freddo, potrebbe però trattarsi di una diceria, ormai indissolubilmente legata a quella che è la razza di protettori preferita non solo dai galb, ma da tutti i demoni infernali.
Kérberos, il leggendario Cerbero della mitologia greca, era uno di loro, così come il meno noto Orthros, il cane bicefalo ucciso da Ercole durante la sua decima fatica.
Alcuni confondono i guardiani del cancello con i cerberini, nonostante siano creature completamente diverse.
 
- Levrieri incendiari (Daemonium incendiarius leporarius)
Sono i mastini incendiari con la struttura fisica più esile e leggera, fatta per correre a grande velocità. In forma canina hanno zampe lunghe, petto profondo che contiene grandi polmoni e cuore, vita stretta e coda lunga e sottile che funge da timone durante la corsa.
Vengono utilizzati in guerra per appiccare il fuoco al campo nemico, correndo ad una tale velocità da essere impossibili da abbattere con i proiettili e lasciando dietro di sé una scia di fiamme.



COMPORTAMENTO


Socialità, temperamento e caccia

I mastini incendiari sono demoni sociali che vivono in branchi gerarchicamente organizzati e in una nazione anch’essa gerarchicamente organizzata. A governare le famiglie, o branchi, non è l’esemplare più anziano del gruppo, ma quello che ha dimostrato di essere il più forte e intelligente, e non è raro che avvengano sfide per i posti gerarchicamente più alti fra genitori e figli, fra cugini o addirittura fra nonni e nipoti.
Il temperamento già di per sé focoso della specie, rinfocolato dall’educazione che mette particolare enfasi sul coraggio e sull’apertura comunicativa, rende la specie dei mastini incendiari una delle più esuberanti e conosciute dell’Inferno, temuta da molti e rispettata praticamente da tutti. I mastini incendiari, come si suol dire, non hanno peli sulla lingua: è nella loro natura dire quello che pensano e difendere le proprie convinzioni apertamente, reagendo anche in modo violento se qualcuno li contraddice poco educatamente.
Diverso è il comportamento che tengono con le loro prede: tipicamente, i mastini incendiari si procurano i contratti con le loro vittime attraverso manipolazioni e menzogne che puntano a farle infuriare, per poi promettergli di risolvere l’intollerabile situazione se firmeranno un contratto con loro.
Chiamati scherzosamente anche “demoni delle fake news”, spesso seminano bugie e le alimentano quando i creduloni vi abboccano, facendo credere loro di essere in trappola, sotto il giogo del governo/un gruppo sociale/una particolare etnia.
I mastini incendiari sono infatti degli esperti della rabbia e dell’ira e conoscono istintivamente come fare infuriare i propri interlocutori, grazie anche ad un naso specializzatissimo nel distinguere l’odore dello sdegno nel sudore umano, che li guida con sicurezza nel dire cose via via più irritanti, fino a far perdere la testa alle proprie vittime.
Per i mastini incendiari è fondamentale essere in grado di conquistare un’anima dopo l’altra, poiché hanno metabolismi rapidissimi: se, in addizione alla loro dieta prevalentemente carnivora, non consumassero anche una gran quantità di anime, la loro durata vitale sarebbe molto più corta di quella di un essere umano.


Comunicazione
I mastini incendiari comunicano attraverso la voce, parlando come gli esseri umani, ma possono anche emettere abbaiati, ringhi e ululati che compongono la loro lingua, il galbiano, la stessa parlata da tutti gli altri spiriti collerici.
Il galbiano è del tutto incomprensibile agli esseri umani, nonché a molti demoni, e permette ai mastini incendiari di comunicare e coordinarsi tra loro anche se si trovano a distanza di chilometri.



Corteggiamento e riproduzione
Il corteggiamento dei mastini incendiari è influenzato dalle gerarchie della loro nazione. Per un mastino o una mastina incendiari di alto rango è inammissibile (con una sola eccezione, che vedremo tra poco) accettare le attenzioni di un demone di basso lignaggio; perché rientri tra i possibili partner, il/la pretendente deve essere altrettanto nobile o tutt’al più di uno o due gradi inferiore: ad esempio, un conte può valutare le avances di contesse, viscontesse o baronesse, o ambire alla scalata corteggiando una marchesa o una duchessa.
I mastini incendiari possono accogliere il corteggiamento anche di demoni maggiori di altre specie, purché siano di alto rango nelle rispettive gerarchie.
Come già detto, persino in queste rigide disposizioni c’è una piccola scappatoia: una vecchia tradizione vuole che un pretendente di basso grado possa provare a sfidare l’amato/a di rango superiore ad un duello arbitrato di lotta; in caso di vittoria, potrebbe essere scelto senza che l’onore del partner nobile ne venga intaccato. Le regole e le tecniche di questi scontri si sono raffinate negli anni abbastanza da creare uno sport a parte, tipico e quasi unico ai mastini incendiari, definito “lutta nuziale”, purtroppo divenuta un’arte ormai rara.
L’etichetta impone che la sfida venga accettata e che si lotti sportivamente e con vero impegno, anche se far vincere l’avversario (in maniera non troppo palese, s’intende) è stato un escamotage già usato (anche se raramente) in passato per permettere a mastini di ranghi distanti di unirsi in matrimonio. Sfidare a duello un nobile, però, può essere una mossa molto azzardata, poiché potrebbero essere offesi anziché lusingati dalle attenzioni e l’aspirante partner potrebbe trovarsi a fronteggiare in combattimento la furia di qualcuno che ha, molto spesso, ricevuto un’educazione e allenamento superiori alla propria.
Gli sposalizi servono a designare chi continuerà una data linea di sangue, perciò non sono ammessi matrimoni omosessuali o di uno o due partner sterili.
Questo non vuol dire che tali atteggiamenti o condizioni siano condannati in generale. La differenza nel comportamento pre e post matrimonio dei mastini incendiari è notevole: se da single è loro concesso di avere avventure con la frequenza e i partner che preferiscono, una volta sposati subire l’infedeltà dal/la consorte è un bel colpo alla propria dignità.
Anche per questo, molti mastini e mastine incendiari preferiscono non sposarsi per tutta la vita, anche se nel farlo rinunciano alla corsa al titolo per succedere ai genitori.
La gravidanza di una mastina incendiaria dura dai quattro ai sei mesi, alla fine dei quali danno alla luce un solo cucciolo; se i cuccioli sono due, spesso uno dei due è molto debole e non sopravvive a lungo.
I piccoli si sviluppano nell’ambiente estremo del grembo materno: quando sono incinte, la temperatura corporea delle femmine si innalza repentinamente e all’interno del loro grembo si accende una fiamma magica che protegge e tempra al tempo stesso il feto. Durante i mesi di gestazione, il cucciolo si sviluppa assorbendo dalla madre la magia insieme al nutrimento, che saranno i “mattoncini” per la costruzione del proprio corpo fisico e spirituale, magia annessa; è un periodo delicato per le femmine, che devono consumare una gran quantità di anime e cibo per rigenerare i nutrienti assorbiti dal piccolo nell’utero.
Le mastine incendiarie partoriscono sempre in luoghi molto caldi, per evitare sbalzi termici traumatici per sé e per il piccolo, che solo poco prima era stato avvolto dalle fiamme materne.
I cuccioli crescono molto rapidamente, raggiungendo la maturità fisica e sessuale già a soli tre-quattro anni d’età: allora sono già considerati adulti a tutti gli effetti.



Curiosità

  • La successione al trono del regnante dei mastini incendiari non è, come in molti altri casi, un lineare padre-figlio primogenito, ma avviene dall’attuale reggente (che può essere indipendentemente di qualsiasi genere) al figlio che riesce per primo a sposarsi e ad avere degli eredi, assicurando la continuità della stirpe e dimostrando, come da tradizione, di essere stato più furbo degli altri fratelli e sorelle.
  • I demoni maggiori vengono talvolta suddivisi dagli studiosi in tre macrogruppi, basandosi sulle loro capacità magiche: demoni neri, rossi e bianchi. I mastini incendiari rientrano nel gruppo dei “demoni rossi”, una classe considerata intermedia, che ha il vantaggio di avere sia interessanti adattamenti evolutivi che ne rafforzano il fisico (meno dei demoni bianchi ma più di quelli neri) sia accesso ad abilità magiche importanti (inferiori a quelle dei demoni neri, ma superiori a quelle dei demoni bianchi).
  • Tra i mastini infernali, analogo al modo di dire umano “sangue del mio sangue”, vi è il modo di dire “fiamma della mia fiamma”, riferendosi al fuoco magico da cui il piccolo attinge la prima scintilla della propria magia nel grembo materno. Per ovvi motivi, è usato nel rapporto madri-prole o nonne-nipoti, ma non avrebbe senso in un contesto padre-figli.


  
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martedì 12 aprile 2022

Carnalis (demoni)

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AVVERTENZE: La seguente scheda contiene violenza, modalità riproduttive disgustose e immagini di creature bruttine disturbanti. Insomma, parliamo di un demone! E di un demone fra i più, ehm, particolari. Lettori avvisati!
 
Demoni Carnalis
(Daemonium Carnalis)

Cannibalismo. La fame che ci fa divorare le vite degli altri, che ci provoca piacere nell'affondare i denti (o i cucchiaini) nel dolore di qualcun altro. E l'avidità, con sei tentacoli da polpo. Una figura spettrale, alta, lunga, quasi-umana (ma non del tutto... come potrebbe esserlo, con quella bocca? Con quegli occhi? Il tapetum lucidum è una prerogativa dei predatori...) e la sua preda.
 

 

ORIGINI

I carnalis sono demoni relativamente recenti, se comparati ad altre specie maggiori, e si stima che siano nati fra la terza e la quarta era infernale. Evolutivamente, si tratta di una degenerazione estrema dei serafini, che hanno perso quasi tutta la magia e hanno subito un notevolissimo adattamento fisico, trasformando le sei ali che spuntano dalla schiena in sei tentacoli.
La parola “serafino” deriva dall’ebraico seraph, fuoco, e perciò il fuoco è il loro elemento, ma essendo i carnalis dotati di capacità magiche blande, questo si concretizza nell’essere solo molto freddolosi, nell’alta temperatura corporea e nella ricerca di fonti di calore.
San Cirillo definisce gli angeli serafini così: "Fiamme viventi d’amore per Dio e per tutto quanto Dio ama, focolari sempre ardenti di gelosia santa e di zelo". Si pensa che sia proprio da questa particolare attitudine all’amore dei serafini, potenziata e mutata dall’energia infernale, che abbia origine la fame di cibo, di vita, di sesso e in generale di contatto fisico che è tipica dei carnalis, nonché il loro carattere generalmente incline all’apprezzamento di tutti i piaceri, sia appunto quelli carnali (da cui mutuano il nome della loro specie) che quelli spirituali, come la poesia o il canto.
Nonostante siano demoni maggiori derivati dalla caduta dei serafini, i carnalis vengono considerati gerarchicamente più in basso rispetto ai mutatis e ai luciferiani, pur essendo tutti quanti derivati dagli stessi angeli.


ASPETTO

I demoni carnalis sono antropomorfi non-mutaforma, incapaci di nascondere il loro vero aspetto per via delle bassissime capacità magiche. Sono generalmente più grandi degli esseri umani, con un’altezza compresa fra 1,89 m e 3 m, più comunemente intorno a 2,20 m, e hanno un aspetto magro, slanciato, talvolta emaciato, con il busto particolarmente allungato.
Una delle caratteristiche che rende la loro testa immediatamente distinguibile sia da quella degli umani che dalle altre specie di demoni è la bocca, con un’apertura ampissima che va da un orecchio all’altro; i denti sono quasi sempre indifferenziati, tutti incisivi, e i canini, nei rari casi in cui si presentano, sono molto piccoli. Le corna non sono presenti.
Un carnalis in stato difensivo

I capelli sono cavi, pieni di liquido pressurizzato quando lo stato di salute è buono, e si drizzano come aculei quando il carnalis si sente minacciato, altrimenti hanno l’aspetto di una capigliatura ben pettinata all’indietro, lucente, medio-corta. Non possono essere realmente pettinati, proprio per via della pressione del liquido interno che li fa prontamente ritornare alla posizione originale, ma quando un carnalis è in cattivo stato di salute può capitare che la pressione idraulica si abbassi e che i capelli si affloscino parzialmente, diventando disordinati e ricadendo sulla fronte dell’esemplare.
Una caratteristica particolarmente vistosa e che li rende immediatamente riconoscibili è la presenza di sei tentacoli che si dipartono dalla parte alta della schiena e che hanno una doppia fila di ventose su ciascuno (tranne che negli horribilis, che ne hanno tre file). I tentacoli sono particolarmente flessibili e sensibili, estensibili e comprimibili, possono avere una lunghezza massima di sei metri ciascuno (anche se questa caratteristica è molto variabile da esemplare ad esemplare) e generalmente la coppia di tentacoli più in basso è anche la più lunga. La pelle che ricopre i tentacoli è leggermente rugosa ma estremamente soffice e setosa ed è ricoperta da piccole sacche di pigmento, dette cromatofori, che consentono ai tentacoli di cambiare colore; questa capacità viene utilizzata sia a scopo mimetico che comunicativo: colori molto scuri indicano rabbia e tristezza, quelli molto vivaci eccitazione, mentre in stato di riposo sono quasi sempre viola o bordeaux.
Aspetto di un carnalis regio adulto (Sir Mikhail Esuriens)

Un’altra caratteristica della specie sono le unghie dei piedi, molto più spesse di quelle delle mani, appuntite e simili ad artigli, talvolta di colore scuro.



Sottospecie/razze 
 
- Carnalis regio (Daemonium carnalis rex)
La sottospecie più simile agli esseri umani, prende il suo nome dal Re dei carnalis, che appartiene proprio a questa razza. Hanno la pelle scarsamente pigmentata, i capelli possono essere indipendentemente chiari o scuri. 


- Carnalis ornato (Daemonium carnalis horribilis)
La sottospecie più vistosa, possiede tre file di ventose nei tentacoli, la cui pelle è generalmente molto rugosa, e i capelli presentano anelli bianchi e neri alternati, solitamente 4 o 5, e terminano con una lunga punta bianca, molto simili agli aculei degli istrici. La pelle può essere maculata, con bande molto chiare alternate ad altre un po’ più scure ma mai brune. A volte hanno il naso rossastro e presentano canini. Le iridi sono talvolta eterocrome o presentano anelli di colore differente e difficilmente riscontrabili fra gli umani, come il rosso o il viola.
 
Un carnalis incubo

- Carnalis incubo (Daemonium Carnalis formidulosus)
Pelle pallidissima, completamente priva di melanina, occhi perfettamente rotondi e capelli cortissimi o assenti, sempre di colore nero, rendono questa sottospecie immediatamente riconoscibile. La loro scarsa capacità espressiva e i loro lineamenti liscissimi li distinguono come sottospecie meno simile agli umani e spesso li costringe a portare maschere quando interagiscono con questi o con altri demoni. Alcune persone trovano il loro volto così repellente da non riuscire a guardarli in faccia.
Sono in genere più alti rispetto agli altri carnalis, con una media di 2,60 m.
 

COMPORTAMENTO


Comunicazione
I carnalis sono capaci di parlare proprio come gli esseri umani e la maggior parte delle altre creature antropomorfe, usando la voce per emettere una vasta gamma di suoni. Generalmente hanno timbri bassi e pieni, molto gradevoli, e voci talvolta setose, mai stridule.
Fra di essi abbondano gli scrittori ed in particolar modo i poeti, decantanti i piaceri della carne, dediti alla poesia erotica o alla scrittura di canzoni.
Oltre che con la voce, un rudimentale mezzo di comunicazione è per loro rappresentato dai tentacoli, capaci come abbiamo già visto di cambiare colore, come quelli dei polpi, per esternare uno stato d’animo. Al contrario di come avviene con i cefalopodi, però, i carnalis sono anche in grado di mentire con il colore dei tentacoli, cambiandolo in maniera volontaria.

I più comuni codici cromatici che utilizzano, sia fra di loro che con le altre specie, sono:
- Bande più chiare e più scure, pulsanti e cangianti: segnale di minaccia, significa che l’esemplare sta per perdere la pazienza e passare ad un attacco fisico;
- Bianco intero: indica totale arrendevolezza, disposizione alla sottomissione, talvolta persino piacere nell’essere dominati;
- Nero intero: indica cattivo umore, desiderio di non essere avvicinati. Talvolta i carnalis incubo mostrano tentacoli completamente neri senza voler comunicare nulla in particolare, ma solo per via della forte pigmentazione anche in fase di riposo.
- Rosso e giallo, a strisce: indica eccitazione, felicità, buona disposizione d’animo.
- Rosso e giallo, a chiazze dai bordi aguzzi, con punti bruni o neri: indica la ricerca attiva di una preda, sottintende che gli altri carnalis debbano mantenersi a distanza.
- Azzurro intero: indica il desiderio di non essere toccati, non tanto perché si è arrabbiati, ma perché ci si trova in uno stato di calma troppo facilmente interrompibile.
- Rosso, viola e azzurro a chiazze: indica il desiderio di mettersi al centro dell’attenzione, a prendere la parola, a mostrarsi particolarmente vistosi. Generalmente è uno schema di colore utilizzato da carnalis di alto rango. 
 

Alimentazione e caccia

I carnalis sono cacciatori diretti di anime, che seducono la propria vittima per firmare con loro contratti per acquisirne legalmente l’anima e poi divorarla.

Hanno due modi per convincere la vittima:

1. Attraverso il cibo. Evocati da persone che si trovano in difficoltà economica, oppure da edonisti in cerca di piatti unici, i carnalis propongono loro alimenti via via più rari e prelibati, tanto da esaltare e confondere i sensi delle loro vittime, che divengono dipendenti dal cibo che i demoni forniscono loro. I carnalis sono praticamente gli unici ad utilizzare questa tecnica di caccia e per farlo si aiutano con una sostanza, chiamata carnalina, secreta da particolari ghiandole che si trovano nella loro bocca, in fondo sopra agli ultimi molari, e che, se ingerita, ha la capacità di acuire in maniera quasi violenta le sensazioni provate dagli esseri umani.
Mescolando la loro saliva con gli ingredienti degli alimenti, i carnalis (che sono spesso anche ottimi cuochi) preparano piatti irresistibili, soavi, che creano forte dipendenza nel consumatore.
Dopo aver servito le pietanze per un periodo di tempo (variabile da pochi giorni ad alcune settimane) all’umano-preda, i carnalis smettono di nutrirlo e lo lasciano in preda ad una crisi d’astinenza non dissimile da quella da cocaina. Quando l’umano è nella fase più acuta della sua sofferenza, il carnalis propone un’ultima pietanza, più buona di tutte le altre, in cambio della firma del contratto per la cessione dell’anima e del corpo, e si assicura così il pasto.

2. Attraverso il sesso. Evocati da persone in cerca di un brivido, da reietti, da solitari o semplicemente da chi non comprende la portata dell’evocazione, i carnalis sono disponibili per quasi qualunque pratica sessuale, comprese le più violente e spinte: grazie alle loro capacità rigenerative estremamente efficienti, questi demoni possono essere feriti, vivisezionati, violati in molti modi e comunque essere in grado di tornare in forma a poche ore (o giorni) dall’evento. I carnalis offrono così qualunque genere di prestazione sessuale in cambio dell’anima dell’umano, a volte seducendoli lentamente attraverso settimane di frequentazione, nonché di somministrazione di carnalina (ad esempio attraverso i baci) che crea stati di percezione alterata e dipendenza.

Corteggiamento e riproduzione
I carnalis hanno due modalità riproduttive. La prima è quella interspecifica (ovvero fra un esemplare di carnalis e un esemplare di un’altra specie di demone), da cui nasceranno ibridi che tenderanno a somigliare di più all’altro genitore, la seconda è quella intraspecifica (ovvero fra due carnalis), da cui nasceranno piccoli demoni carnalis puri. Ma vediamo nel dettaglio le due modalità:

1. Nella riproduzione interspecifica il corteggiamento imita quello della specie con cui il carnalis si riproduce e l’accoppiamento non è troppo dissimile tra quello di due mammiferi. Tuttavia l’ibridazione è estremamente rara, in quanto i carnalis hanno difficoltà a raggiungere l’orgasmo, e dunque ad inseminare, specie diverse dalla loro; sebbene, come abbiamo già visto, questi demoni pratichino assiduamente l’accoppiamento ricreativo e lo utilizzino anche come modalità di caccia, è raro che ciò li soddisfi pienamente. Se l’accoppiamento va a buon fine e la madre viene inseminata, la gestazione sarà lunga quanto lo è normalmente per la specie della femmina e il piccolo che nascerà tenderà a somigliare molto alla madre, sebbene possa talvolta ereditare alcuni caratteri carnalis: i più comuni sono l’altezza e un numero anormale di denti, i più rari i tentacoli.

2. Nella riproduzione intraspecifica, il corteggiamento non esiste, in quanto uno dei due esemplari deve essere morto. I demoni carnalis sono infatti ermafroditi sequenziali: nascono tutti maschi e diventano femmine solo dopo la morte, e in particolare dopo il distacco della testa. Quando un carnalis muore, il suo corpo inizia ad emettere un cocktail di feromoni che rendono il suo corpo irresistibile per qualunque suo simile. Il carnalis vivo stacca, e molto spesso divora, la testa del morto e al momento del distacco del nervo vago (o nervo pneumogastrico), nel corpo del morto si verifica una metamorfosi che porterà il sistema digerente a trasformarsi in quello riproduttivo.
Lo stomaco del carnalis morto e decapitato diventa un grembo materno, una sorta di utero, nella quale si svilupperanno i piccoli, in numero variabile da uno a quattro.
L’accoppiamento ha luogo dunque fra un carnalis vivo, sempre maschio, e un carnalis morto, sempre femmina.
La gravidanza prosciuga completamente le sostanze del corpo della femmina, riducendolo infine a poco più che uno scheletro ricoperto di pelle, e i piccoli emergono da esso lacerandolo oppure grazie all’aiuto del padre. La gestazione dura da quattro a otto settimane, durante cui il padre sente la necessità istintiva di proteggere “l’incubatrice”, ovvero il corpo decapitato della madre.


Curiosità

  • Molti credono che i maschi di carnalis possiedano un ectocotile, ovvero un tentacolo modificato per l’accoppiamento, non dissimile da quello di cefalopodi come i polpi. Si tratta ovviamente solo di una diceria, nata dal fatto che sono in pochi a sapere come questi demoni si riproducano realmente, nonché dalla curiosità che aleggia intorno ai loro tentacoli.
  • I carnalis incubo sono spesso chiamati dai giovani demoni “smileys” o “emoji”.
  • Un criminale carnalis è particolarmente famoso nel mondo degli umani; si crede erroneamente che egli non abbia volto, ma si tratta di un semplice calzino bianco calato sulla sua testa e usato a mo’ di maschera. Di solito questo losco individuo rapisce e divora (o usa come merce di scambio) i bambini.
  
Galleria d'immagini (Clicca per ingrandire!)

carnalis + angelo caduto by sunrise.fangirl.4.life
alieno + carnalis by sunrise.fangirl.4.life
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