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lunedì 5 dicembre 2022

Domanda e risposta: Da chi sono ispirati i personaggi del Cammino delle Leggende

@Im_just_a_weeb: Sappiamo già che Mark e Paul Grimm sono ispirati rispettivamente da The Undertaker e il suo manager Paul Bearer. Ma da quante altre figure avete preso ispirazione per i vostri personaggi (almeno nel Cammino)?

Risposta:

Questa è una di quelle domande che solo apparentemente sembra poter avere una risposta breve. Ecco. Perché in realtà quasi tutti i nostri personaggi hanno ispirazioni, prestavolto, e ci sono volte in cui non sono ispirati solo da una celebrità/personaggio fictional/persona vera che conosciamo, ma da un mix di persone/personaggi con in aggiunta il nostro twist personale.
Per parlare di questo, vogliamo accennare qualcosa del nostro processo creativo, e in particolare riguardo a come vengono creati i "players" delle nostre storie: 
- Esistono alcuni personaggi che nascono completamente dal nulla, per riempire un vuoto narrativo, per necessità, e si sviluppano da zero, raccogliendo caratteristiche nuove e profondità durante la narrazione. Insomma, nascono da un concetto (facciamo un esempio: l'idea che abbiamo bisogno di un cattivo di una certa specie e con una certa capacità) e crescono in sinergia con il resto dell'ambiente. Di solito questi personaggi hanno un design che viene creato da zero, ma che può avere alcuni elementi ispirati a creature mitologiche/eroi storici.
- Esistono poi personaggi che sono, volutamente, "rubati" alla storia e alla mitologia. È ad esempio il caso di Fenrir, che è proprio il Fenrir della mitologia norrena. Il Cammino delle Leggende, come saga, è nata proprio come modo per infilare le mani nella pasta della mitologia del mondo! La domanda che hai fatto, se ci sono altri personaggi da cui abbiamo preso ispirazione, è interessante in questo caso perché... è chiaro che si tratta del concetto base della saga stessa!
- Esistono personaggi che nascono da altre persone, reali o fittizie, che hanno caratteristiche interessanti che ci piacerebbe sfruttare nelle nostre storie. Nella maggior parte dei casi si tratta solo dell'aspetto fisico e di alcune minuscole componenti caratteriali che troviamo divertenti, ma per il resto vengono sviluppate in modo da allontanarsi tantissimo dalle originali (volente o nolente, perché tanto comandano i personaggi, mica noi).
- Esistono poi i "cloni": personaggi copiati direttamente da persone, a cui è stato cambiato il nome e poco altro. Di solito, comunque, dopo tre capitoli iniziano ad avere un passato completamente diverso ed entro la fine di un libro si sono adattati al nuovo universo narrativo in modo da essere quasi irriconoscibili. Eh, è proprio vero che le condizioni in cui viviamo ci cambiano! Non usiamo mai il processo di "clonazione" prendendo come base i personaggi di qualcun altro, non importa quanto famoso sia, perché ci da proprio fastidio l'idea di rubare dalla creatività di qualcuno. E poi perché il clone deve essere sempre ispirato ad una persona vera! Uno dei nostri esempi più eclatanti è Manuel Karas.
- Infine ci sono i rarissimi, nell'ordine di poche unità: persone vere e proprie che si traspongono nella storia. E non saprete mai chi sono, perché altrimenti capireste chi siamo noi e capireste come mai questi personaggi hanno un'influenza particolare sulla narrazione. Questo rimarrà per sempre (forse) un segreto!

Per finire, ecco un minuscolo elenco di alcuni personaggi del Cammino che sono stati ispirati da altre persone/personaggi, con specificate anche le caratteristiche che li accomunano. Ovviamente NON è una lista completa, perché altrimenti questa risposta non finisce più:
 
- Lilith: ispirata da (ovviamente) Lilith, prima moglie di Adamo, presente nelle antiche religioni mesopotamiche, madre dei demoni. Hanno in comune i lunghi capelli rossi, la fiera non-sottomissione agli uomini e l'essere antichissime. Lei è una figura chiave, fra le più potenti di tutto il Cammino delle Leggende!
 
- Vlad Dracula: ispirato da (anche qui non ci vuole un genio), Vlad III di Valacchia Hagyak Dracul. Hanno in comune la storia familiare e l'esere stati Voivoda (principi) di Valacchia. Non hanno, ovviamente, in comune l'essere vampiri (anche se si è sparlato tanto di Vlad III, che come saprete ha anche ispirato il Dracula di Bram Stoker!)
 
- Sheridan Grimm: ispirata (anche lei) da the Undertaker, in particolare dalla sua versione d'esordio "l'original deadman", quello che non parlava mai. Molti ministri oscuri sono ispirati da Undertaker, con caratteristiche diverse ovviamente, ma lui ci ha ispirato l'intero concetto tantissimo tempo fa. Insomma, Sheridan è l'Original Deadman, ma femmina e un pochetto (tanto) più selvatica.
Si nota, l'ispirazione?

- Sir Mikhail Esuriens: di base abbiamo visto una foto di Mika (il cantante) con i capelli pettinati all'indietro e abbiamo pensato: questo sarebbe un design formidabile per un demone. E così ci abbiamo fatto un demone.
L'ispirazione finisce più o meno qui, visto che da quel che ne sappiamo Mika non ha sei tentacoli, non è alto più di due metri (anche se è altissimo, eh), non ha la voce cavernosa, non ha la bocca enorme e non mangia le persone. Ma non vogliamo parlarne troppo per non rischiare spoilers!
Lui ci porta fortuna! Vinciamo ogni cosa a cui lo facciamo partecipare!
 
John Fox: il caro amico di Mark McWoodland, è ispirato da un altro wrestler: JBL.
Se c'è una cosa che di certo ha mantenuto, rispetto alla sua ispirazione, è l'iconico cappello bianco da cowboy. E poi sono ricchi, tutti e due.
Di solito John porta gli occhiali, ma abbiamo trovato un disegno senza così si vede meglio la somiglianza!
 
- Thomas Wolf: il licantropo divino, ancora quasi sconosciuto nelle storie che abbiamo pubblicato su internet, ma destinato ad avere una parte importantissima nella trama, è ispirato da Will Graham/Hugh Dancy. Così quando faranno un film della nostra roba, avremo un pretesto per infilare Hugh Dancy nel cast di forza bruta, ecco.
Tutti amano Thomas Wolf, anche se non è ancora comparso da nessuna parte.
 
-September Aster: non è ispirato assolutamente a nessuno, ma ci sembra degno di nota dire che dopo tanti anni dalla sua creazione abbiamo visto la faccia di un uomo che è identico a come l'abbiamo immaginato: Ed Sheeran. Cioè, è una cosa strana, ma ci sta, no?
Ovviamente September ed Ed Sheeran, a parte la faccia, non hanno niente in comune. Niente, neanche la condizione fisica, neanche l'altezza, neanche la provenienza. Solo la faccia.

- Irata Argenti: personaggio ispirato da Filippo Cavicciuoli, conosciuto anche come Filippo Argenti o Argente, persona realmente esistita che compare all'interno della Divina Commedia di Dante Alighieri e del Decamerone di Boccaccio, ma anche (in un mix psico-fisico) alla cantante Emma Marrone.
Giuriamo che la storia dell'Accademonia esiste. Per ora però è scritta su carta.

- Emilio Pietro Lino: l'impiegato germafobico che combatte i vampiri non è ispirato a nessuno in particolare, ma sappiamo da chi dovrebbe essere interpretato: Michael Emerson. Così il livello generale del cast salirebbe di tipo... cento punti.
Michael Emerson è il miglior attore dell'universo. Se non lo conoscete, conoscetelo.
 
- Ludo e Ludia, il preside/presidi (lunga storia) dell'Accademonia, è ispirato (solo fisicamente) a Ludovico Tersigni. Fine dell'ispirazione. Neanche siamo fan di Ludovico Tersigni, ci è parso solo che avesse l'aspetto giusto (e abbiamo anche fatto la versione femminile). E poi c'è anche un altro dettaglio sul perché dovesse essere Tersigni, ma per ora lo teniamo segreto ;).
(E non sappiamo neanche se vogliamo che sia Tersigni ad interpretare Ludo in un'ipotetica versione televisiva/cinematografica, pur avendo la faccia perfetta. Ci basterebbe chiunque gli somigli).

Ludovico Tersigni, ma sdoppiato, metà donna e metà uomo e che gioca d'azzardo.
 
- Falco, l'adorabile burocrate de "Lo Spazioporto", è ispirato (proprio come Sir Mikhail) a Mika! Ma fra loro le cose in comune sono di più: per esempio hanno un accento e sanno cantare. Sono entrambi espansivi ed eccentrici.
Falco è un po' più piccolino di Mika, per quanto riguarda l'altezza, ma sotto le giacchette firmate nasconde un corpo fortissimo e muscoli d'acciaio!
Con Sir Mikhail possono fare la scala: Sir Mikhail è magrissimo e altissimo, Mika è alto e slanciato, Falco è normale ma muscolosetto.
Falco NON è Mika, questo perché Mika invece è un personaggio segreto dello Spazioporto. Ops, spoiler? Naaah. Esistono tutti e due nello stesso mondo. E la gente trova strano che si somiglino.
 
-Emmanuel Sigismondo Brambilla, detto Manuel Karas: è Manuel Agnelli leggermente più grasso e con una passione malsana per le uova, che ha realizzato il suo desiderio di diventare archeologo (una cosa che al vero Manuel piacerebbe), si è tatuato sulla gamba un elvisauro (Cryolophosaurus ellioti) e che va ad insegnare in una scuola infernale. Non è un demone, non è un personaggio magico, è un umano, è Manuel Agnelli. Vostro onore, non abbiamo nient'altro da aggiungere.
Ha pure una storia tutta sua: La Cattedra del Giocatore


Ce ne sono altri come avrete capito (alcuni moooolto ovviamente presi dalla mitologia), ma questi sono quelli che ci siamo immediatamente ricordati!

 


 

Volete leggere le risposte ad altre domande? Andate all'archivio! E se quel che volete sapere non c'è, fate una domanda voi ;)

domenica 16 giugno 2019

Un Libro Fantasy


Siete sempre stati un po' insoddisfatti perché nei libri fantasy che avete letto non vengono esplorati a fondo i personaggi più strani e che vi stanno a cuore (ma si corre invece dietro a un protagonista piatto con una missione scontata), perché non viene spiegato come funzionano le creature magiche o semplicemente perché il wordbuilding di quei posti lascia a desiderare e la trama è un gigantesco buco nero che risucchia anche la sospensione dell'incredulità?
Avete appena cercato di appallottolare la vostra versione de "La Ragazza Drago" di Licia Troisi e gettarlo nella spazzatura, ma non ci siete riusciti perché la vostra è l'edizione con la copertina rigida e ora solo una grande storia fantasy potrebbe tirarvi su di morale?
Vi chiedete da sempre quale sia il drago più forte di tutti, se sia Smaug o Balerion (o magari il Drago Bianco Occhiblu? Qui vi rispondiamo noi: no, è uno scarsone), ma sapete che non potrete mai leggere di un loro scontro?
Non preoccupatevi, ci pensano i Cactus di Fuoco a voi!
È per voi che abbiamo iniziato a scrivere "Un Libro Fantasy".
Così, con un titolo generico.
"Ma Cactus!" direte voi con indignazione "I vostri titoli sono sempre i più belli, perché questa volta gliene avete dato uno così generico?".
Ehhh, cari lettori! Lo abbiamo fatto perché descrive esattamente il suo contenuto. Questo è un libro fantasy: principalmente d'avventura, con un tocco di romanticismo (forse...), ma soprattutto zeppo grondante di creature fantastiche, di popoli senzienti, di magia, di favole e, beh, altre cose che non vi spoileriamo. Molti capitoli saranno basati sulle storie che sentivate da bambini (ce le avete presenti, no? Cappuccetto rosso, la Bella Addormentata nel Bosco...) ma con un twist particolare. Altri saranno basati sui trope narattivi tipici del fantasy (l'eroe che deve salvare il mondo, la fanciulla in pericolo, la grotta con il tesoro protetto dal drago e chi più ne ha più ne metta!) ma poiché la nostra protagonista è terribilmente pragmatica e senza dubbio più intelligente della media dei protagonisti fantasy, non aspettatevi troppi cliché.
Un libro fantasy è poi (anche) una fanfiction. Una terribile, torrenziale fanfiction in cui troverete tutti (ma proprio tutti, eh! Ci volessero venti libri!) i personaggi fantasy che amate, pur rimanendo in realtà leggibilissimo da chiunque grazie al nostro twist personale, non è necessario che conosciate nessuno a priori, tanto abbiamo in mente di fare come con "Cinquanta Sfumature": cambiare i nomi quando la storia sarà conclusa e poi pubblicare tutto. Vi fidate di noi, no? E allora buttatevi in questa avventura! Ci sarà da ridere.




oppure




(E non abbiamo dimenticato tutti i fan di Sunset, la nostra mega-fanfiction di Twilight, che richiedevano a gran voce un ritorno di Belarda Cigna. E del vampiro Edward. E del gatto Dracula. Perciò... ovviamente, questo è dedicato a tutti voi, che con il vostro sostegno ci avete spinti a creare una nuova avventura, stavolta con un genere narrativo diverso, con protagonista la nostra alter-ego di Bella Swan italoamericana e con una passione per il wrestling.)
 

La Trama (a grandissimissime linee): Belarda Cigna è una ragazza umana che vive in un mondo High fantasy un po' alla "Dungeons and Dragons". Lavora in una taverna sulla Strada Azzurra, un leggendario cammino dove si dice che cose miracolose avvengano, apparizioni mistiche che trasformano i ragazzi in uomini e gli uomini in eroi, percorsa da avventurieri e cavalieri di tutto il mondo, e ogni giorno incontra persone a dir poco bizzarre... Finché un giorno ella stessa non intraprenderà un viaggio destinato a diventare leggenda, capovolgendo, esplorando e talvolta spiegando gli stereotipi della narrativa di genere fantasy. Riuscirà ad evitare le attenzioni moleste del vampiro Edolo Culeno, a sventare la catastrofica ascesa del malvagio Senzanaso Voldemort e a incontrare il suo idolo, l'oscuro Undertaker? Ma soprattutto, riuscirà a salvare il suo mondo? Forse no. Ma vale la pena di tentare, almeno si sarà divertita prima di schiattare. 

"Non sono un cavaliere dei draghi chiamato a sconfiggere un tiranno, non sono una mezzelfa che deve vendicare la sua specie, non ho una storia d'amore proibito con un vampiro. Sono Belarda Cigna, ragazza umana al cento percento e senza magia. E la mia è la storia più straordinaria che abbia mai sentito... e che probabilmente sentirete mai anche voi." 

[Fandoms coinvolti: Twilight, Sunset, Lo Hobbit, il Signore degli Anelli, Eragon e il Ciclo dell'Eredità, WWE, Cronache di Narnia, Cronache del Mondo Emerso, Harry Potter, La Ragazza Drago, LOST, Il Cammino delle Leggende, di tutto un po'] 

Esplorate con noi il mondo di Belarda Cigna, il grande regno di Cactoria, e poi chissà... magari anche altri pianeti ;)

mercoledì 19 dicembre 2018

Sunset 83 - Il saluto di Undertaker



Il giorno a venire fu un via vai di gente emozionata dalla stanza di Sarah fino a sera, quando tutti i controlli finali finirono (alla fine i medici decretarono che la sua era una febbre di cui si potevano occupare i genitori) e la madre poté portarla a casa con sé.
Fu bello vedere la reazione del branco al completo (che fece ammattire la solita infermiera, che di nome, scoprii, faceva Denise e soffriva di acidità gastrica) che faceva le feste per il ritorno di Sarah. Fu meno emotivo del ritorno tra le Ragazze del Tramonto perché non la conoscevano altrettanto bene, ma la accettarono immediatamente tra loro con calda allegria.
C'erano così tante cose su cui Sarah era rimasta indietro! Il branco era deliziato dall'idea di renderla partecipe di tutte le novità che erano piombate da Forks a La Push nel nostro piccolo mondo dei sovrannaturali, e non riuscirono neanche a spiegarle nel dettaglio tutto ciò che era successo, perché volevano a loro volta sapere di ciò che era accaduto a lei. Potevo contarmi tra i sovrannaturali, ora che avevo uno scudo anti-magia e un terzo occhio?
Non assistei personalmente al ricongiungimento di Sarah con sua madre, ma Denise mi assicurò che era stato davvero molto toccante. Poi mi disse di andare a prendere dell'acqua con lo zucchero, che ero troppo pallida e secondo lei stavo per svenire.
Quello a cui riuscii ad assistere personalmente fu la faccia incredula e gongolante di Sarah quando le venne raccontato nei particolari come l'orso-vampiro, l'incubo che l'aveva quasi uccisa, era stato fatto a pezzi.
«Com'è possibile?» Aveva chiesto a fine racconto, ancora a bocca aperta
«È la forza del branco» avevano detto Sam e Ayita nello stesso istante. Poi si erano sorrisi, prima che la ragazza di Sam se lo trascinasse fuori dalla stanza per parlargli.
Quel giorno saltai la riunione dai Cullen e il mio giorno di allenamento con lo scudo, limitandomi a mandare un messaggio ad Edward per dare anche ai vampiri la buona notizia.
Lui mi rispose: “Peccato che non ci sei oggi però :”( “.
Decisi di non rispondere.
Ero semplicemente troppo felice! Per buona misura comunicai del risveglio di Sarah anche a tutti i miei amici che già non lo sapevano: Mike, Jessica, Angela e papà... che però, invece, scoprii che lo aveva saputo tramite quella insidiosa rete di comunicazione genitoriale che consentiva a mamme e papà di sapere tutto dei loro pargoli. Cioè, non tutto tutto, per fortuna, o mio padre mi avrebbe barricata in un bunker.
Accompagnammo tutti fuori Sarah dall'ospedale parlottando, e dovevamo davvero essere rumorosi, ma, com'era giusto, alla fine sua madre ci ringraziò di essere stati tanto cari e gentili verso sua figlia e ci ricordò che non c'era spazio per tutti noi a casa sua. Dopodiché la caricò in auto e si allontanarono nel buio.
Alzai lo sguardo verso l'alto e provai ad esalare, ma per quanto io stessi iniziando a sentire un certo freddo, il mio alito non si condensò in una nuvoletta. Stava iniziando a fare notte sempre più presto.
L'inverno stava arrivando (o meglio, l'autunno stava arrivando, ma dopo ci sarebbe stato l'inverno), e con la neve sarebbero venuti anche...
Scossi la testa, sfregandomi le mani tra loro.
«Hai freddo?» Mi chiese Jake, avvicinandosi, e senza che neanche rispondessi mi abbracciò avvolgendomi in un insta-calduccio più che gradito.
«Hm, ora no di sicuro. Voi licantropi non sapete tenere le mani a posto» Sbuffai, rannicchiandomi contro il suo petto
«Vuoi che mi allontani?»
«Non pensarci nemmeno». Lui abbaiò una risata.
«Vuoi che ti accompagni a casa?»
«Beh, io...» ci misi un secondo a fare mente locale, poi mi ricordai che, si, ero venuta con il mio Chevy «... Ho la mia auto. Verrebbe male»
«Io una macchina non ce l'ho, sono venuto a zampe» ammise Jacob candidamente
«Una volta non passavate tutto questo tempo da lupi»
«È parte dell'addestramento. Riuscire a passare agevolmente e in fretta da una forma all'altra può fare la differenza tra la vita e la morte in battaglia. Siamo fighi anche così, ma siamo molto più vulnerabili da umani»
«Hm-hm, capisco il tuo punto di vista» annuii, cercando di capire come avrebbero potuto accorciare ancora di più i loro tempi di trasformazione. Era possibile una cosa del genere? L'ultima volta che li avevo visti erano stati praticamente in grado di farlo in un battito di ciglia.
«Ciao ragazzi!» Esclamò Jacob alzando una mano in direzione del gruppo di adolescenti licantropi che si stava sparpagliando. Li salutai a mia volta, sentendomi bene.
Non ero mai riuscita a ritagliarmi neanche un posticino che sentissi davvero tutto mio a Phoenix. Una ragazza troppo timida, troppo imbranata, e non abbastanza stupida.
Ma qui... avevo tutto. Amici, avventure e animali domestici. E avrei combattuto per tenermelo stretto.
«Protettori!» Esclamò Lara con brio, e tutti si portarono un pugno sul cuore ed ulularono come in un saluto segreto, prima di scoppiare a ridere.
Io e Jake ci dirigemmo verso il mio pick-up.
«Sai, dopo queste cose la brava gente non potrà più guardarvi con gli stessi occhi» Scherzai, aprendogli sovrappensiero la portiera
«Ma che galante, grazie».
Ridacchiai, infilandomi nel mio posto di guida. Ponderai se accendere o meno il riscaldamento, ma non faceva abbastanza freddo, ed il nostro calore corporeo avrebbe permeato abbastanza l'abitacolo
«Sono beneducata, che ci posso fare. Già che ci sono ti offro un passaggio...»
«Aspetta, volevo accompagnarti io!»
«Intenzione lodevole, ma chi ha un auto?»
«Tu»
«E chi è che in realtà voleva scroccare un passaggio perché correre sulla strada di sera ti ghiaccia i cuscinetti?»
«Io»
«Allora siamo d'accordo?» misi in moto, e il mio vecchio mezzo di trasporto brontolò e tossicchiò come un fumatore irritato. Jake si appoggiò al sedile e rise.
«Certo, certo. Sei troppo sveglia per il tuo bene, detective Cigna»
«Ancora con questa storia del detective» Stavolta risi io «Tu che vuoi fare da grande, Jake?»
«Uhm... non lo so, cioè, non con certezza. Sai, con questa storia dei lupi non ci ho mai pensato a fondo. Potrei vivere di prede se volessi. Magari sarò un lupo meccanico, sarebbe il massimo».
Annuii con approvazione. A volte le persone sono felici con cose diverse, senza che si stiano davvero accontentando anche se poteva sembrarlo. Una delle sorelle di Jacob era all'università ed era umana, l'altra faceva la madre di famiglia umana, il fratello minore voleva essere un licantropo che faceva anche il meccanico. Erano tutte belle prospettive, fintanto che li rendevano davvero felici.
«Se lo dici così, però» Risposi «Sembra che vuoi diventare un lupo robotico. Mecha-Jake»
«Lupotron» ridacchiò lui «Anche quello sarebbe fico».
Mi fermai ad un semaforo e diedi un'occhiata allo specchietto retrovisore. «Il tuo papà sarà felice di sapere che ha cresciuto un robot mannaro. Senti, a proposito di papà, ma sai niente di come procedono le cose tra Billy e Carlo?».
Jacob si strinse nelle spalle, sporgendo appena il labbro inferiore.
«Non sai niente» Sospirai
«Mio papà e tuo papà sono come... ragazzini. Credo stiano vivendo una seconda infanzia o qualcosa del genere»
«Il fanciullino» ridacchiai
«Cosa? Che lingua è?»
«Il fanciullino» ripetei, in italiano per poi passare subito all'inglese «Significa “il piccolo fanciullo” ed è un'opera di Giovanni Pascoli, un autore italiano del novecento, più o meno. Pascoli diceva che dentro ogni persona c'è un bambino e che questo bambino può vivere attraverso la poesia, o qualcosa del genere, vedendo tutto come se fosse la prima volta. È un autore molto popolare in Italia, lo studiano nelle scuole. Perciò mi è venuta in mente questa cosa, che i nostri papà si sono fatti prendere un bel po' la mano con questa storia del fanciullino»
«Tu sei troppo intelligente» Jacob scosse la testa «Mi fai sentire stupido»
«Non sono troppo intelligente» mi schermii «È che sono italiana».
Una volpe ci attraversò la strada all'improvviso in un lampo di pelo biondiccio. Le volpi americane non sono come quelle europee, sono piccole più o meno come un gatto e meno rosse. Non sembrano animali favoleschi, sono più... terrene. E per qualche motivo sembrano più veloci, soprattutto quando ti sfrecciano davanti muovendo le zampette come matte.
Inchiodai per non investirla, anche se non ce n'era bisogno perché la volpetta era schizzata immediatamente dall'altro lato della strada e neanche se avessi accelerato sarei riuscita a beccarla.
«Una volpe» Rise Jacob «È un presagio, secondo te?»
«Un presagio?» domandai, con il cuore in gola «Spero che sia buono, perché mi è venuto un infarto»
«Dai, non la potevi investire neanche se volevi!»
«Ma io ho paura di mettere sotto gli animali, Jake. E da quanto ho un gatto sono ancora più spaventata perché penso sempre... e se qualcuno, per sbaglio, senza volerlo, investisse Dracula? E allora mi dico che bisognerebbe essere sempre all'erta e attenti per non investire gli animali di nessuno» ripartii con la macchina, ma lentamente
«Caspita. A questo punto non adotterò nessun animale domestico, se mi deve venire un'ansia come la tua» commentò Jacob, divertito
«Ah ah, spiritoso»
«Dai, non ti immusonire, Belarda!»
«Non mi sto immusonendo. Oggi non potrei mai, sono troppo contenta»
«Contenta per Sarah?»
«Certo, e per chi sennò?»
«Boh. Contenta perché sei in macchina con un figo sexy da paura?» si indicò gli addominali «Io sarei contento al posto tuo»
«Questo è perché sei gay» scherzai
«Ehi, no! Volevo dire... io, volevo dire... se fossi una ragazza sarei contento!»
«Se tu fossi una ragazza saresti sempre tu, Jake. E quindi ti piacerebbero le ragazze se ora sei etero e i ragazzi se ora sei gay» gli feci notare «Quindi sei gay. E hai un'attrazione fatale per i tizi che somigliano a te»
«Certo che no!» fece lui, fintamente scandalizzato
«Così impari a fare lo splendido».
Ci mettemmo a ridere tutti e due. Jacob smise per primo e mi posò una mano sulla spalla
«Ti ricordi il primo viaggio che abbiamo fatto in auto insieme?»
«Certo, come faccio a scordarmelo?» un sorriso affiorò da solo, spontaneo, sul mio volto «È stato il giorno più bello della mia vita. E non perché sei un figo» mi affrettai ad aggiungere «Ma perché siamo andati a vedere la WWE. È stato... fichissimo. E abbiamo incontrato CM Punk!»
«E Bobby Lashley!»
«E Kane!»
«E tu hai urlato qualcosa di sconclusionato ad Undertaker!»
«E John Cena... aspetta, lo sai che ho toccato il bicipite di John Cena?»
«Cosa? Quando?»
«Quando i vampiri mi hanno rapita e mi hanno portata in un albergo a Phoenix e lì ho incontrato di nuovo CM Punk e tutta la WWE»
«Sul serio? Figata!» il suo volto si illuminò «Penso che dovrò starti vicino più spesso, perché ti capitano sempre cose pazzesche!»
«Pazzesche di sicuro. Ma a volte anche cose terribili»
«Cose terribili pazzesche. Ne vale la pena!» lui sollevò il pollice in segno di approvazione «Andiamo! Da quando sei arrivata tu a Forks la mia vita è cambiata completamente! E in meglio, per giunta»
«Sul serio?»
«Certo, Belarda! Prima ero un ragazzino qualunque che si frequentava con i suoi due amici e raccattava pezzi di auto usate nelle discariche. Dopo che sei arrivata tu sono diventato un licantropo fortissimo che si trasforma e ho un branco intero di amici che mi capiscono davvero! E un sacco di altre cose sono cambiate. Per esempio ho una macchina nuova, perché quella vecchia l'ho venduta a te»
«Già, è vero» realizzai
«Si! E poi anch'io ho visto uno show del wrestling dal vivo, con te, ed è stato fichissimo! E poi abbiamo ucciso dei vampiri. E hai riportato il Guardiano Nero nel branco dopo anni che non tornava e il guardiano nero è, è...» quasi balbettava, preso dall'euforia «È Undertaker, che diamine! E poi ora stanno arrivando i succhiasangue reali, un'intera famiglia di succhiasangue antichissimi, e noi possiamo combattere! Possiamo ucciderli tutti e sarà fichissimo e ci stiamo allenando come fichissimi soldati!» mi guardò, gli occhi scintillanti di una luce che sembrava provenire da dentro di lui «La mia vita è una bomba da quando ci sei tu. Mi va tutto bene. Mi sento il protagonista di uno di quei libri dove al protagonista va tutto bene. Mi hai fatto diventare il protagonista di un libro».
Dunque non ero l'unica a sentirmi come un personaggio letterario! Con la solida differenza che a Jacob era andato tutto bene, mentre io avevo avuto crolli nervosi multipli in questi ultimi mesi ed ero ancora convinta di meritare una lunga, lunghissima vacanza (che mi sarei senza dubbio presa quando finalmente tutta questa storia dei Volturi fosse finita).
«Però, Undertaker ha detto che deve partire» Disse Jake dopo una lunga pausa, serio
«D'accordo» annuii
«Siamo soli io e te e so che a te posso dire tutto. Vero?»
«Jacob, che c'è? Sembri preoccupato. E certo che puoi dirmi tutto»
«Non è che sembro, è che sono davvero preoccupato» il suo tono sembrò più adulto, più tormentato «Il Guardiano Nero ci ha insegnato cose incredibili. Ci ha mostrato poteri aldilà di ogni immaginazione, ma adesso... vuole lasciare che ce la caviamo da soli»
«Che cosa?» sperai di non aver capito bene «In che... in che senso?»
«Nel senso che se ne va. Ci lascia da soli. Ha detto che forse ci sarà per la prima neve, ma che confida che ce la caveremo anche senza di lui» Jacob colpì con un pugno il cruscotto, facendomi sobbalzare «È un codardo!»
«Non dire così!» ringhiai «E non colpire la mia macchina!»
«Scusa, Belarda. Scusa. Ma lui è un codardo, non me lo rimangio»
«Non è un codardo» sospirai «Sono certa che ha i suoi buoni motivi per andarsene. Inoltre non è obbligato a restare, lo sai. E ha il lavoro, il wrestling, la sua famiglia. Non ha nessun obbligo di rimanere al nostro fianco. E poi ha detto che tornerà per la battaglia finale, no?»
«Ha detto che forse tornerà. Forse»
«In ogni caso non lo obbliga nessuno. È umano, Jacob. Non è come te, un vampiro potrebbe spezzarlo come un bastoncino»
«Sarà anche umano» disse ironico Jacob «Ma può tenere a bada due di noi contemporaneamente senza neanche spettinarsi»
«Essere forti non significa dover proteggere gli altri a costo della propria incolumità, Jake. Non hai il diritto di sentirti tradito: lui non ci ha promesso niente»
«È vero» disse con amarezza il mio amico, raccogliendosi i pugni in grembo «Non ci ha mai promesso niente»
«Infatti».
Rimanemmo in silenzio fino a casa di Jacob. Non appena spensi il motore, Jacob mi guardò con uno sguardo terribilmente triste
«Per favore» mi disse «Non dirlo a nessuno»
«Che cosa non devo dire a nessuno?»
«Che Undertaker non ci sarà quando ci batteremo con i Volturi. Lui lo ha detto a me perché dice che sono l'alfa ed è mio diritto conoscere le informazioni prima degli altri, ma io non ho nessuna intenzione di dirlo al branco»
«Perché?» sussurrai
«Perché saranno spaventati. Perderanno la speranza. E se perderanno la speranza, che cavolo, non combatteranno come dovranno e moriremo. Se è mio diritto conoscere le informazioni prima degli altri, allora è anche mio diritto decidere cosa farne. Posso contare su di te, Belarda»
«Certo che puoi. Ma non mi avevi detto che il vero alfa è Sam, che ti sei fatto da parte perché fosse lui a governare il branco?»
«Si, certo. Ma a lui Taker non ha detto niente e io non voglio farglielo sapere. Nel branco si scatenerebbe il panico, Belarda» mi prese una mano quasi con violenza «Ti prego, non dirlo a nessuno»
«Ma se ne accorgeranno, se non verrà, no?»
«Mi inventerò delle scuse fino all'ultimo secondo. Sono bravissimo a sparare balle e tutti faranno il loro dovere»
«Hmm... mi sembra che finirà male»
«Fidati di me».
Mi fidai e promisi. Lui scese dall'auto e io guidai fino a Forks, stando ben attenta ad eventuali altre volpi che avrebbero potuto decidere di attraversare la strada senza preavviso. Facevo bene a tenere gli occhi aperti, perché furono ben tre le volpette americane che mi tagliarono la strada e io mi chiesi che diavolo stesse succedendo.
Parcheggiando nel vialetto, mi accorsi di qualcosa di grosso che era appena sparito dietro l'angolo di casa. Scesi con cautela, impugnando il mio stivale da giornate fangose come un'arma, e seguii la cosa.
Era Undertaker. Nascosi immediatamente lo stivale dietro la schiena chiedendomi perché diavolo facessi sempre queste figuracce con lui, ma tanto lui non sembrava essersi accorto di niente perché mi salutò con calma.
«Ciao, Belarda. Ti dispiace se sto dando un'occhiata a casa tua?»
«No, prego» Quasi balbettai «Perché lo fai?»
«Controllo se è tutto a posto, sai, dal punto di vista...» si indicò fuggevolmente in mezzo alla fronte e capii che si riferiva al terzo occhio
«Ah. Ed è tutto a posto?»
«Ora si, ho dato una riordinata alle ombre» spostò il peso da un piede all'altro «Me ne vado» disse «Intendo, via da Forks»
«Lo so. Me l'ha detto Jacob Black»
«Ok. Allora addio...»
«Aspetta!» allungai una mano verso di lui «Perché lo fai?».
Che domanda stupida. Che domanda stupida e irrispettosa. Che domanda stupida e irrispettosa e superflua. Ma lui mi guardò come se non fosse così stupida e si infilò le mani nelle tasche
«Sai» cominciò, parlando molto lentamente, deglutendo un paio di volte prima di proseguire «Ci sono cose che non posso fare. Non sono, sai, onnipotente. E non posso essere onnipresente. Mi dispiace tantissimo, capisco che siete tutti giovani, che siete dei ragazzi smarriti, ci sono passato anch'io»
«Anche tu?»
«Anch'io. Ero un ragazzino smarrito e gettato alla mercé di un mondo sovrannaturale. A sedici anni sono stato morso da un vampiro, su un fianco, sai? Neanche sapevo cosa fosse un vampiro» sorrise brevemente, poi si carezzò nervosamente la barbetta «Mi hanno purificato con l'argento per evitare che mi trasformassi. E ho dovuto combattere contro cose terribili e non c'era nessuno a salvarmi. Perciò lo so che cosa provi e mi dispiace, mi dispiace tantissimo... ma ci sono faccende che, sai, devo aggiustare. Cose più grosse della vostra guerra di vampiri»
«Più grosse?» domandai, spaventata e dubbiosa insieme
«Non ne hai idea. Però, prometto che se riuscirò a mettere tutto a posto prima di Natale tornerò qui a Forks a darvi una mano con questa guerra» guardò altrove «Ma per allora non avrete più bisogno di me. Non vi servirò a niente»
«Tu sei forte, certo che ci servirai! E stai allenando i licantropi...»
«I ragazzi e le ragazze-lupo sono forti. Più forti di quanto tu possa immaginare, Belarda» ancora non mi guardava in faccia, fissando ostinatamente un punto lontano « E tu hai lo scudo. Non perderete. Il mondo ha bisogno che non lo facciate».
Per qualche motivo, mi si inumidirono gli occhi. Il mio cuore tremava.
«Non voglio che tu vada via» Dissi, con uno slancio quasi feroce.
Che frase stupida e idiota. Che cosa contava quello che volevo io? Ero arrogante.
«Mi dispiace» Ripeté lui, spostando lo sguardo a terra «Devo. Sono atteso altrove. Perdonami»
«Non c'è niente da perdonare» urlai «Non devi rimanere per me! Non devi fare niente che tu non voglia! HAI CAPITO?».
Ero furiosa, rossa in volto. Probabilmente un bambino sarebbe scappato via in lacrime se mi avesse vista in faccia. Non sapevo con chi ero arrabbiata, forse con me stessa e con le mie pretese idiote.
«Ho capito» Sussurrò Undertaker, indietreggiando di un passo «Scusa»
«Non. Devi. Scusarti» dissi tra i denti «Fai buon viaggio»
«Grazie».
Lui si allontanò rapidamente, con falcate ampie, senza voltarsi indietro. Quando fu abbastanza lontano mi resi conto che era probabile che non l'avrei rivisto mai più e che la mia ultima conversazione con lui era stata assolutamente orribile. Mi appoggiai con la spalla al muro di casa e mi presi il volto fra le mani, cercando di non piangere. Lo avevo praticamente spaventato con uno scoppio emotivo! Oh, sapevo quanto le adolescenti pazze potessero sembrare terrificanti, ma non avevo mai pensato a me stessa come ad una di quelle ragazzine che non sanno comunicare i propri sentimenti e urlano in faccia alle persone a cui vogliono bene. Mi sfuggì un singhiozzo.
Che cosa stavo facendo? Perché non mi riscuotevo, non facevo un bel sorriso e rientravo dal mio gatto?
«Io non sono così» Sibilai, rivolta a me stessa «Non sono così. Sono ragionevole. Sono migliore».
Mi asciugai gli occhi con il dorso della mano e mi guardai alle spalle. La strada davanti casa era deserta, un venticello freddo spazzava l'asfalto e trascinava due farfalle bianche che lottavano fiaccamente contro la corrente. Ero sola. Avevo paura.
Undertaker mi aveva difesa dalle spie dei Volturi. Aveva eliminato Jasper. Insieme a lui ero protetta, niente sarebbe potuto accadermi, e ora che se n'era andato la mia mente era ritornata indietro ai tempi terrificanti in cui Edward mi aveva rapita, in cui sentivo che i Cullen avrebbero potuto uccidere la mia famiglia o i miei amici in qualunque istante. Ora capivo perché Jacob si era sentito così tradito, perché era tanto arrabbiato! Anch'io lo ero.
Rimasi immobile, come paralizzata, a fissare la strada. Vidi qualcuno avvicinarsi e sperai, sperai con tutte le mie forze che fosse Undertaker che tornava... invece era solo Mike, che per qualche motivo correva indossando un capello e portava sottobraccio un grosso libro.
«Ehi, Belarda!» Mi salutò «Ciao Belarda! Jessica e Angela sono nel quartiere accanto, mi hanno chiesto di venire da te a dirti se per caso vuoi comprare i libri con noi!»
«I libri?» chiesi, smarrita
«Si! I libri di scuola!»
«Non è un po' presto per la scuola?»
«Si, lo è, ma c'è un'offerta sconto super speciale e noi ci andiamo ora! A comprare i libri, ovviamente, non a scuola» mi fece l'occhiolino, poi si avvicinò ancora e dovette accorgersi della mia faccia arrossata perché si preoccupò immediatamente «Belarda? Che... che succede?»
«Niente» mentii «Va tutto bene»
«È successo qualcosa a Dracula?»
«No! Certo che no!» mi sforzai di sorridere «Sta benissimo»
«Allora, ci vieni?»
«Certo».
Certo. Ci sarei andata a comprare i libri con i miei amici e avrei cercato di essere normale e di tornare la Belarda di un tempo. Ma, forse, se hai un terzo occhio aperto sulla fronte non puoi più vedere le cose come una volta.
Mentre ero seduta sul sedile posteriore della macchina di Mike, stringendomi nelle braccia perché aveva iniziato a fare freddo e i miei amici si rifiutavano di accendere il condizionatore, mi resi conto che tutti quelli che potevano avere un qualche controllo sulla guerra contro i Volturi stavano scappando: Alice, che doveva aver visto nel futuro la nostra sconfitta, si era dileguata e così aveva fatto Undertaker, che di certo ne sapeva più di noi. Secondo Zafrina eravamo ancora troppo deboli per battere la famiglia reale dei vampiri e ora cominciavo a crederlo davvero anch'io.
Sarebbero seguiti mesi di paura, di fatica, di sudore. E per giunta sarebbe ricominciata la scuola.
Forse in fin dei conti non ero affatto la protagonista di una fanfiction, ma un'eroina tragica in un racconto epico, magari un personaggio secondario destinato a morire nel tentativo di salvare i suoi amici. Guardando Jessica che mostrava una mossa di karate a Mike (e Mike la riprendeva con il telefonino, con gli occhi stellanti da cartone animato) mi dissi che non era poi il più orribile dei destini, che valeva la pena di morire per quegli amici, ma una paura viscida e sorda mi rimase comunque incollata alla bocca dello stomaco.
Ero pronta?

martedì 18 dicembre 2018

Sunset 82 - Umbra: Andata e ritorno dal regno degli spiriti





Entrai con cautela nella stanza d'ospedale in cui Sarah riposava, pallida e immobile. La luce lì dentro era come sempre dannatamente bianca, abbagliante. I cuscini erano ancora piatti e bitorzoluti e il fastidioso e continuo bip era ancora continuato e fastidioso come al solito.
Avevo inesorabilmente imparato ad odiare quella stanza, non l'avrei mai frequentata se dentro non ci fosse stata la mia amica, che si trovava in quelle condizioni per aver cercato di difendermi.
Avevo ricevuto un messaggio da Ayita che diceva di andare a trovare Sarah e di aspettarla lì perché aveva una sorpresa. Mi chiesi, con una punta di irritazione, come mai non potesse darmi quella sorpresa da qualche altra parte e dovesse farlo proprio lì.
Avevamo appuntamento per le quattro di pomeriggio ed erano le tre e cinquantotto.
Recuperai una sedia tra le tre che erano addossate a parete e mi sedetti accanto al letto. I minuti passarono con una lentezza esasperante e per due volte un'infermiera mi controllò sospettosa.
Poi sentii i passi di diverse persone avvicinarsi e la voce della stessa infermiera che domandava «Tutti quanti? Davvero?».
Non ci fu alcuna risposta, ma i passi continuarono ad avvicinarsi e dalla porta entrarono quasi tutte le ragazze lupo: Ayita, Aida, Omaha e Lara. Mancava solo Leah. E poi entrò Undertaker, che quel giorno indossava una camicia bianca a maniche corte che lo faceva sembrare ancora più grosso di quanto non fosse già. L'infermiera sbirciava tutti dalla porta, con un broncio preoccupato, chiedendosi cosa ci facesse lì dentro quella squadra di pallacanestro composta da ragazze abbronzate accompagnate da un mostrone tatuato.
«Buongiorno Belarda!» Disse Lara, allegra
«Buongiorno» risposi, con un cenno del capo «Come mai siete tutti qui?»
«È la sorpresa» mi assicurò Omaha, sorridendo «Siamo qui per riunire il gruppo».
Guardai sul letto, dove Sarah giaceva distesa respirando piano.
«Non è normale che una ragazza-lupo rimanga così tanto tempo in coma. Dovrebbe essersi svegliata già da molto tempo» Spiegò Ayita, solenne «Poiché il suo corpo è guarito. C'è qualcosa di diverso che la trattiene in questo stato e noi siamo qui per svegliarla».
Non potei fare a meno di sorridere, anche se ancora non conoscevo il piano. Sarebbe stato pericoloso? Avremmo dovuto sacrificare qualcosa? Chi se ne importava! Ora almeno c'era un piano per riportarla indietro, potevamo fare qualcosa.
Undertaker si sedette sul pavimento, davanti al letto, e allungò un braccio per afferrare le sbarre. Rimase immobile. Anche se aveva mosso una mano in segno di saluto quando era entrato nella stanza, fino ad ora non aveva detto neppure una parola, come se gli fosse stato vietato di usare la voce. Per rispetto (e anche un po' per paura), non mi rivolsi a lui in cerca di spiegazioni, ma ancora ad Ayita
«Sarà lui a fare questa cosa? A riportarci indietro Sarah?»
«Si»
«E... come?»
«Non lo sappiamo. Ha solo detto che lo farà».
Taker rimase per qualche istante immobile, poi si rialzò e si infilò le mani nelle tasche.
«Una di voi deve venire con me» Disse
«Dove?» domandarono Omaha e Lara contemporaneamente
«Nell'Umbra» rispose lui, poi aggiunse guardando me «Il regno degli spiriti, per chi non sapesse cos'è. Ho bisogno di uno spirito che sia affine alla ragazza addormentata, se ci vado da solo potrebbe fuggire da me e perdersi per sempre»
«Sarà pericoloso?» domandò Ayita «Perché se lo sarà non posso permettere che nessuna delle mie lupe venga laggiù»
«No, non è pericoloso» assicurò lui «Ci sarò io, non permetterò che vi capiti qualcosa. Allora, chi viene?».
Le ragazze iniziarono a discutere fra loro: senza troppa sorpresa, tutte volevano andarci. Ci volevo andare anch'io, a dire il vero, ma non avevo il coraggio di propormi perché non sapevo se si dovesse essere licantropi per fare una cosa del genere... mi ricordava molto la storia di Taha Aki e degli spiriti guerrieri. Avrei dovuto essere sorpresa, e di certo lo ero, ma non così tanto perché dopo aver visto licantropi e vampiri, dopo aver aperto il mio terzo occhio e aver scoperto di avere poteri magici, perché avrei dovuto essere scioccata all'idea che si potesse viaggiare in un regno di cui avevo appreso già l'esistenza dai racconti dei Quileute?
«Possiamo venire tutte?» Domandò Aida, supplicante «Perché sai, ci vogliamo venire tutte»
«No, tutte no, per favore» Undertaker mise avanti le mani «Perderemmo un sacco di tempo. Non ci metto troppo a riportarvi indietro la vostra amica, mi serve solo una di voi»
«Scegli tu, allora» decise Ayita «Tanto ci vogliamo venire tutte. L'Umbra ci chiama come chiamava i nostri antenati».
Undertaker fece scorrere lo sguardo sul gruppo, poi si fermò su di me che me ne stavo timidamente seduta accanto al letto.
«Belarda» Disse «Vieni tu»
«È perché sono la protagonista della fanfiction?» mi sfuggì senza volerlo
«Non so cosa significa, ma no: è perché hai lo scudo e un terzo occhio funzionante che può essere utile»
«Ah».
Mi alzai in piedi, con il vivido sentimento di star vivendo in una fanfiction. Undertaker, che ripetiamolo pure è il mio eroe d'infanzia e eroe numero uno, mi stava invitando a farmi un giro del tutto sicuro nel mondo degli spiriti per recuperare lo spirito della mia amica che pensavo non avrei riabbracciato mai più. Ero davvero schifosamente fortunata... o forse un po' di fortuna mi era dovuta per compensare tutto lo stress che avevo vissuto con questa storia dei vampiri.
«La prossima volta però voglio farlo io!» Quasi strillò Omaha.
L'infermiera, che non aveva smesso un istante di guardarci dalla porta, incrociò le braccia e sollevò un sopracciglio.
«Dammi la mano, per favore?» Domandò Undertaker «Solo se vuoi»
«Certo, certo, voglio» stesi il braccio con tanta forza che se ci fosse stato qualcuno di fronte a me gli avrei fatto male (o mi sarei rotta un paio di dita)
«Grazie».
Lui ringraziava me? Arrossi incontrollatamente, poi avvampai del tutto quando lui mi prese la mano. Aveva una presa gentile, ma sembrava comunque che avrebbe potuto distruggermi le dita solo stringendo un poco.
«Andiamo» Disse.
“Dove?” Avrei voluto domandare. Pensavo che ci saremmo messi in posa di meditazione e avremmo fatto un viaggio astrale, come gli spiriti guerrieri dei Quileute, ma lui prese a camminare incontro alle nostre ombre che venivano proiettate contro la parete (proprio accanto all'infermiera perplessa) dalla luce della finestra. E poi entrammo nelle ombre.
Fu semplice, come passare da una stanza all'altra, e probabilmente era così che doveva essersi sentito Harry Potter la prima volta che aveva raggiunto il Binario Nove e Tre Quarti. Ero così sorpresa che non chiusi neppure gli occhi, semplicemente passai da una parte all'altra del muro come un fantasma.
«Siamo morti?» Domandai in un sussurro
«No» lui mi lasciò andare la mano «Siamo piuttosto vivi».
Eravamo nel corridoio fuori dalla stanza della mia amica, come se avessimo davvero semplicemente attraversato il muro (eh, “semplicemente” è un eufemismo che la mia mente si costrinse ad utilizzare per non cominciare ad urlare), ma era cambiato qualcosa...
Tanto per iniziare la luce ambientale era meno chiara e più soffusa. Poi l'infermiera sulla porta non c'era più, o meglio al suo posto c'era un fantasma così trasparente da essere quasi invisibile.
«Guarda l'infermiera!» Esclamai, meravigliata «Sembra fatta di colla di pesce!»
«Riesci a vederla, quindi?» sembrava contento, dal tono di voce «Ottimo»
«Ehm, si... non dovrei?»
«Si, dovresti. È il segno che il terzo occhio si è aperto per bene. Comunque la maggior parte della gente nell'Umbra non riesce a vedere i vivi. Quanto bene riesci a vederla, se non sono indiscreto?»
«Hmm...» feci un gesto vago con la mano «Non tanto bene. C'è e non c'è»
«È già qualcosa»
«Potrei vederla meglio di così? Tipo, se mi allenassi?»
«I maghi potenti possono»
«Tu come la vedi?»
«Io non la vedo» ammise lui «Non mi piace usare il terzo occhio se non serve, è faticoso»
«Per me non lo è affatto!» sorpresa, mi guardai in giro: in lontananza vedevo i fantasmi tremolanti e quasi completamente trasparenti di un vecchietto con le stampelle seguito con lentezza esasperante da un altro infermiere «Vanno tutti molto lentamente, ma li vedo e non è per niente faticoso»
«Il tuo terzo occhio non ha una palpebra, è sempre aperto. Sollevare la palpebra è faticoso. Il mio è intero» si strinse nelle spalle «Non posso fare come con te, mi serve poterlo chiudere»
«Ah» annuii, anche se sul momento non mi venne in mente come mai qualcuno dovesse spegnere la propria capacità di vedere le forze spirituali «Ma come fai a non finire sopra le persone, quando sei... qui. Insomma, se non le vedi»
«Ci passo attraverso»
«Si può fare? Posso provarci?»
«Si. Ma è sgradevole, soprattutto se non sei me»
«Allora non ci provo» mi sfregai le braccia «Si gela qui»
«È un ospedale visto dall'Umbra, è normale. È un luogo di sofferenza»
«Ah».
Lui mi fece cenno di seguirlo
«Andiamo a cercare la tua amica. Non è qui dentro»
«Ah no? E dov'è...?»
«Seguiamo le sue tracce».
Lui camminò fino in prossimità della stanza delle radiografie e lì mi indicò per terra e io le vidi. Erano luminose e grandi, impossibili da non notare: impronte di lupo sulle mattonelle del pavimento.
«Wow» Dissi «I licantropi lasciano una scia luminosa quando camminano nel regno degli spiriti?».
Lui rise «Per fortuna no, altrimenti tutti saprebbero sempre dove sono. No, ho lanciato un incantesimo nella stanza per riconoscere le tracce dell'anima della tua amica»
«Quando ti sei seduto a terra?»
«Già».
All'improvviso mi accorsi che non avevo alzato gli occhi per guardare Undertaker in faccia neanche una volta da quando eravamo nell'Umbra. Perché? Ero timida come al solito o c'era qualcos'altro? Adesso avevo paura sul serio all'idea di guardarlo. E se lui fosse sembrato diverso, filtrato attraverso la lente del mondo degli spiriti? A ragionarci bene, però, mi parve una paura sciocca.
Però non alzai lo sguardo lo stesso. Non ci riuscii. Mi sentivo come se stessi camminando accanto ad un fantasma che ogni tanto mi parlava con la sua voce disincarnata, anche se prima avevo visto una delle sue mani che mi indicava il pavimento.
In silenzio iniziai a seguire le orme. Faceva davvero, davvero freddo dentro l'ospedale. Superai infermieri ed infermiere che si muovevano lentissimamente, almeno tre volte più lentamente che nella realtà, superai la reception e uscii fuori. Alzai lo sguardo. Il cielo era più scuro, di un blu intenso che sembrava finto, e gli alberi in lontananza sembravano giganteschi, molto più grandi di quelli che avevo visto nel mondo materiale.
«Gli spiriti degli alberi sono più grandi degli alberi stessi» Spiegò la voce del fantasma accanto a me
«Fantastico» commentai.
Le macchine nel parcheggio non erano visibili, al contrario delle impronte luminose di Sarah che serpeggiavano in ampi cerchi, come se fosse smarrita e avesse percorso in lungo e largo quel posto nel tentativo di trovare qualcosa, prima di proseguire infilandosi fra due querce che nel mondo materiale erano grandi meno della metà di quanto sembravano in quel posto spettrale e meraviglioso.
Continuai a seguire le ombre. Potevo sentire i miei stessi passi, ma non i passi della persona dietro di me.
E mi ritrovai fra alberi immensi, circondata da grovigli di rovi con spine lunghe più del mio mignolo, ricurve e dall'aria pericolosa. Mi chiesi se il tetano era una malattia che si potesse prendere anche nel mondo spirituale.
Le orme continuavano fino al cavo di un albero: il buco era più alto di me e sembrava l'ingresso di una galleria. Nessun uccello cantava, l'unica cosa che udivo, mentre mi infilavo nel cunicolo, era il mio respiro. Lentamente, un passo dopo l'altro, avanzai nella galleria di legno umida finché non sbucai in un posto che non avevo mai visto e che non sembrava avere eguali nel mondo materiale che conoscevo.
Si trattava di un bosco i cui alberi avevano tronchi bianchi come la neve, leggermente luminescenti come pelle di vampiro, e fronde oscure che si allungavano contro il cielo rosso. Il sottobosco era ingombro di piante di ogni genere e qua e là spuntavano ancora quei rovi dalle grandi spine. Farfalle sparse danzavano su fiori delicati, che parevano fatti di cristallo, e piccole luci intermittenti pulsavano fra i rami più bassi.
Con circospezione seguii le orme, che si perdevano dietro grandi felci azzurrognole, e mi ritrovai faccia a faccia con un lupo. Il lupo non aveva niente di spettrale, era in carne ed ossa (o almeno lo sembrava) e aveva il pelo grigio. Non poteva essere Sarah, ma non mi fece paura comunque, era come se sapessi chi era.
«Stai attenta alle fate» Disse la voce disincarnata dietro di me, preoccupata
«Non è una fata» risposi «È un lupo».
Il lupo indietreggiò mentre sentii le felci alle mie spalle scostarsi. Una grossa ombra scura si proiettò su di me e sull'animale e mi sentii debole, piccola, inerme. Non osai girarmi per controllare, anche se sapevo benissimo che alle mie spalle doveva esserci Undertaker.
Il lupo se la diede a gambe levate con un uggiolio e mi venne voglia di fare altrettanto.
«Attenta alle fatine» Ripeté l'ombra «Sono dannatamente pericolose. Non le toccare, va bene?»
«Va bene» promisi, riprendendo a seguire le impronte per allontanarmi dall'influenza di quell'ombra.
Non appena fui avanti, mi rilassai istantaneamente scoprendo che fino ad ora avevo mantenuto le spalle rigide e tese. Mi faceva male il collo. E poi vidi Sarah.
Sarah era in forma di lupo, inconfondibile con il suo mantello bruno e il segno a forma di V più chiaro sul petto, e rimaneva per terra, sdraiata su un fianco, circondata da cespugli aggrovigliati spinosi. Era molto più piccola di quando si trasformava nel mondo materiale: sembrava solo un grosso cane molto stanco.
«Sarah!» Gridai, precipitandomi verso di lei.
La lupa alzò lo sguardo e le sue pupille si dilatarono. Uggiolò e mosse la coda.
«Sono qui! Sono qui!» Le dissi e, inginocchiandomi, presi la sua testa «Come stai?».
Sentii la sua voce anche se le sue labbra non si mossero
«Sono molto... stanca. Non riesco a muovermi»
«Non preoccuparti. Adesso ti riporteremo a casa»
«Le ragazze sono qui?» la sua voce vibrò di speranza e gioia mentre cercava vanamente di rimettersi in piedi
«No. No. Riposati» le posai una mano sulla spalla «È venuto a prenderti Undertaker»
«Under... chi?»
«Lui» mi girai per indicarglielo, ma non c'era nessuno alle mie spalle.
Chiusi la mano e la lasciai ricadere. Che fine aveva fatto?
«Dille di non avere paura, per favore» Disse la voce disincarnata, molto lontana, da qualche parte fra le felci
«Non avere paura, Sarah» obbedii «Per favore»
«Perché dovrei avere paura?» sussurrò la lupa, abbandonando il capo sulle mie ginocchia
«Perché dovrebbe avere paura?» gridai, rivolta alle felci
«Perché faccio paura» rispose lui, comparendo dalla vegetazione «Ma è tutta apparenza».
Immediatamente sentii Sarah irrigidirsi fra le mie braccia e fortunatamente non aveva la forza per fuggire, perché altrimenti l'avrebbe di certo fatto. Ora capii cosa aveva voluto dire con “Ho bisogno di uno spirito che sia affine alla ragazza addormentata, se ci vado da solo potrebbe fuggire da me e perdersi per sempre”.
Undertaker è un tipo alto, ma nell'Umbra appariva ancora più alto, in qualche modo inumano nelle proporzioni, leggermente curvato in avanti come un lupo mannaro dei film. Aveva gli occhi più chiari di come si mostravano nel mondo materiale (ed erano già chiari normalmente) al punto da sembrare quasi bianchi, e si muoveva senza emettere nessun rumore, come se fosse morto e non respirasse. Ma, e questo di certo era il particolare più spaventoso, era ammantato di ombre. Dietro di lui si stendevano, come un mantello terrificante, sagome oscure e in movimento di cose con bocche e arti, un fumo troppo denso per essere vero fumo gli ricopriva le braccia e una parte del torso, fluttuando pigramente intorno a lui, e mentre respirava dagli angoli della bocca gli spuntavano piccoli sbuffi di quella stessa sostanza, di quelle ombre, invece che di fiato condensato come capitava a me o a Sarah.
«È tutto ok» Disse «Ora la riportiamo a casa, va bene?».
La voce era gentile, ma quel volto non lo era. I suoi denti, che aveva brevemente scoperto mentre ci parlava, erano affilati. La barba, bianca e rossiccia, era ispida, incolta, gli si estendeva sulle guance e fin sul collo dandogli un aspetto selvatico, da diavolo della Tasmania. Mi ritrovai a pensare che avrebbe potuto strapparmi una mano con un solo morso e senza neanche impegnarsi troppo.
«È un vampiro!» Gridò Sarah «Un nosferatu! Vattene! VATTENE!».
Temetti che fosse vero. Se ci avesse ingannati tutti? Se in realtà fosse stato un vampiro, un vero vampiro e non un brillarello, e volesse ucciderci? Ma non aveva senso. Avrebbe potuto farci fuori quando voleva, prendendoci da soli, in passato.
«Non sono un vampiro» Cercò di rassicurarla lui, avvicinandosi ancora «Davvero. Guardami».
Si inginocchiò accanto a noi e io rabbrividii quando le ombre intorno a lui mi sfiorarono, ma poi lui allungò una mano e la posò sul muso di Sarah.
«Senti? Sono vivo»
«Hnngh...» la lupa rilassò le orecchie «Sei caldo. Chi sei?»
«Un amico. Un amico di Belarda. Sono qui per salvarti, per riportarti indietro»
«È vero, Belarda?»
«Si» assicurai, rapidamente «Si, è vero. È venuto qui per salvarti e ci sta aiutando. È un amico del branco, non devi avere paura»
«D'accordo».
Undertaker prese delicatamente in braccio il corpo della lupa e si rialzò. Sarah sembrava un cagnolino fra le sue lunghe braccia forti.
«Andiamo via» Disse, la voce roca e bassa.
Ripercorremmo a ritroso il percorso, guidati dalle impronte luminose. Rientrammo nel parcheggio, poi nell'ospedale, e infine nella stanza dove riposava il corpo umano di Sarah.
La sagoma trasparente dell'infermiera stava urlando (molto, molto lentamente) contro le ragazze-lupo, che avevano tutte un ghigno divertito sulla faccia.
«Eccoci qui» Undertaker adagiò la lupa sul letto «Il tuo corpo può contenerti di nuovo».
Di fronte ai miei occhi, Sarah scomparve.
«Ha funzionato?» Domandai, nervosissima
«Si, certo» lui sorrise, un sorriso inquietantissimo da bestia feroce «Andiamo a vedere?».
Allungò una mano verso di me e io la presi. Camminammo verso le nostre ombre sulla parete e ci passammo attraverso come se fossero fatte d'aria.
Omaha lanciò un gridolino, poi ci indicò
«Signora, signora, sono lì dietro di lei!» esclamò.
L'infermiera si voltò a guardarci di scatto e il suo volto divenne cereo
«Che c-cosa è successo?» balbettò
«Niente» rispose Undertaker, a metà fra il cordiale e il minaccioso «Mi dispiace, signora, di aver causato tutto questo scompiglio. Mi sono allontanato solo per un istante».
L'infermiera si quietò come sotto un incantesimo (e a pensarci bene non era neppure cosi impossibile) e annuì
«Molto bene. Ma non voglio scompiglio qui dentro» disse prima di uscire dalla stanza.
Le ragazze-lupo, tranne Ayita, risero.
Poi Omaha si fece avanti, ondeggiò un po' indietro col busto, poi si fece di nuovo avanti guardando me ed Undertaker con occhi speranzosi. Si comportava come se non riuscisse a contenere curiosità ed entusiasmo, ma allo stresso tempo non volesse apparire irrispettosa con il loro Guardiano Nero.
«Allora? Sarah? Ha... funzionato?».
Non ci fu bisogno che fosse lui a rispondere.
La ragazza distesa nel letto iniziò ad avere dei minuscoli scatti, e la regolarità del suo respiro variò improvvisamente, abbastanza perché ce ne rendessimo tutte conto. I sovrannaturali se ne accorsero prima di me, però dato che si erano girati tutti anche io feci altrettanto, dopo aver lanciato un'occhiata apprensiva ai macchinari che la monitoravano.
Poi Sarah prese fiato, come un sub che riemerge dall'acqua appena in tempo per evitare di annegare, riempiendosi con ingordigia i polmoni di aria pulita, e aprì gli occhi.
Erano umidi e vacui, poi batté le ciglia scure, ed ogni battito di palpebra sembrò ripulire un po' di quell'ottusità dal suo sguardo mentre schizzava a sedere.
Dapprima mosse le labbra, ed uscì una specie di pigolio. Ci riprovò.
«Ragazze...» Brontolò, e fu la spallata finale per rompere la diga. Era una diga metaforica, però mi parve una metafora azzeccata nel momento in cui mi si annebbiarono gli occhi di lacrime in un istante, e le ragazze-lupo si affollarono attorno al lettino per coinvolgerla in un abbraccio di gruppo: una parodia affettuosa dell'attacco all'orso-vampiro.
«Sarah! Sarah!» Esclamavano le ragazze, accalcandosi per baciarle la guancia, abbracciarla, accarezzarle i capelli. Avevo una voglia matta di stringerla tra le braccia a mia volta, ma non credevo proprio di essere in grado di farmi spazio lottando tra la calca come fece Ayita (complice anche il rispetto che le altre avevano per lei, che le consentì di non dover spingere tanto forte per farsi cedere il passo). La capobranco strinse la ragazza in un abbraccio fraterno, commossa e felice.
Non piangeva, come invece stavano facendo sia Omaha, che Lara che Aida, ma sembrava profondamente soddisfatta e contenta di rivederla aprire gli occhi.
«Bentornata, Sarah» Disse, amorevole come una madre.
La mia mente ci mise qualche secondo a raggiungere lo stato del mio corpo, che aveva iniziato a registrare i sentimenti che provavo molto prima della mia testa. Ma dopo avere iniziato a piangere, i miei pensieri ci misero poco a diventare un'altrettanto smielata pappa.
Mio Dio, avevo sperato davvero che si sarebbe svegliata: era una ragazza forte, in salute, e con un aiuto in più nella sua natura di licantropa. Ma avevo davvero avuto il terrore che non si risvegliasse più, che avrei continuato a visitare quell'orribile stanza e a covare una speranza traditrice.
Sarah alzò lo sguardo oltre le sue amiche e mi rivolse un sorriso radioso.
«Belarda! Ecco la mia salvatrice» Disse, con un luccichio allegro nei bellissimi occhi scuri «Sei venuta fin lì a salvarmi. Grazie»
«Non ero sola» mi schermii, ma ero troppo contenta per articolare oltre e andai anche io a salutarla finalmente. Tuttavia, la mia risposta era vera, e Sarah cercò qualcuno con lo sguardo per la stanza.
Per la verità, mi stupiva che non lo avesse visto prima.
«Poi dovete raccontarci tutto» Sbottò Aida, baciando uno zigomo di Sarah e cingendole le spalle in un abbraccio troppo stretto
«Di tutte le ragazze-lupo, proprio l'umana è viaggiata nel regno in cui andavano i nostri antenati!» sottolineò Lara con enfasi, guardandomi con finto rimprovero mentre prendevo tra le mie una delle mani di Sarah.
Erano fredde per la sua media, fresche per un essere umano normale, ma si stavano riscaldando in fretta.
«Scusate» Feci un sorrisetto «Però l'ho riportata indietro, no?»
«Non da sola» mormorò Sarah. Stava guardando davanti a sé, con gli occhi socchiusi. Era cauta, ma più curiosa che intimidita.
Undertaker e la ragazza si squadrarono educatamente a vicenda. Era la prima volta che si vedevano entrambi in carne ed ossa, entrambi svegli.
Sarah abbozzò un sorriso. «Fai meno paura di quanto ricordassi» Gli disse lei.
Fece un gesto verso le proprie spalle ad Omaha, che brontolò un «Viziata» che era troppo pieno di gioia per poter essere anche credibile, e le sistemò i cuscini in modo che potesse stare seduta senza sforzo.
«Non me lo dicono in tanti»
«Ti vedono in tanti in quel modo?»
«No» ammise lui, con voce profonda e pacata.
Sarah fece un risolino. «Grazie. Per quello che hai fatto. Belarda ha detto che sei un amico della tribù. Chi sei?»
«Lui è il Guardiano Nero» Disse Ayita, rispondendo abbastanza in fretta da non interrompere nessuno, ma abbastanza lenta per sembrare solenne e non una so-tutto-io.
«Il... Guardiano Nero» Sarah si guardò le mani, di cui una era tra le mie. Sembrava che mi stesse prendendo tutto il calore: io me le sentivo freddissime, come se non riuscissi a scrollarmi di dosso il gelo dell'ospedale dall'Umbra, mentre le sue stavano tornando ad essere bollenti.
Quando tornò ad alzare la testa, aveva un'espressione grata, ma anche decisa. «Grazie. È un onore conoscerti. E... scusa per averti dato del vampiro»
«Nessun problema» Minimizzò lui, gentilmente.
Seguì un illusorio momento di quiete.
Poi l'infermiera decise che era un buon momento per entrare in stanza e fare il diavolo a quattro perché pensava che stessimo trafugando la ragazza in coma, prima di accorgersi che si era svegliata e trasmutarsi nella propria versione fatta di zucchero e miele.
Undertaker approfittò del caos generale per dileguarsi come un prestigiatore. Conoscendolo, probabilmente era svanito nelle ombre. Ma era corso via di nuovo! Immaginavo che fosse un tipo impegnato, ma mi dispiacque un po' vederlo andare via.
«Sono guarita, ora mi dimettete?» Chiese Sarah con un sorriso smagliante all'infermiera, passandosi una mano sugli occhi come per asciugarli. L'altra era ancora saldamente stretta alla mia.
«Oh, tesoro, prima dobbiamo avvertire la tua mamma. Sarà così felice di vedere che stai bene! Ma tu stai bene, vero?». L'infermiera era una donna secca secca con i capelli di un castano triste, che faceva pensare che non li curasse molto, e due rughe severe agli angoli della bocca nonostante l'aspetto abbastanza giovanile.
Queste due rughe si accentuarono molto quando esclamò «Ma sei bollente!» toccando la fronte della ragazza «Mi sa che dovrai fare un altro paio di giorni da noi, tesoro, ti sei presa un febbrone da cavallo. Ma dimmi, come stai, a parte la febbre? Riesci a pensare lucidamente? A muoverti senza problemi? Ci sono persone che uscendo dal coma hanno problemi a fare tutte queste cose. Alcune hanno anche danni permanenti».
Mentre io mi affrettavo a fare corna (non ero una tipa troppo superstiziosa, ma visto come si stava evolvendo la mia realtà, forse era meglio che iniziassi a diventarlo), Sarah iniziò a cercare di controllare le sue funzioni fisiche.
Ayita guardò incuriosita il mio strano rituale, ma non commentò.
La mia amica allettata mosse le dita dei piedi e delle mani, girò la testa a destra e a sinistra e si stiracchiò, producendo rumori di scricchiolio che erano così tremendi e corposi da essere quasi soddisfacenti.
«Aaahh» Sospirò, concludendo con uno schiocco inquietante di qualche vertebra «Sembra tutto a posto qui, signorina, sana come un pesce!»
«Quelli sono gli Atlapi» ridacchiò Lara
«Già. Allora sono sana come un lupo»
«I lupi devono avere dei febbroni allora, e non sono tanto sani» la rimproverò l'infermiera, iniziando a rimuovere fisicamente me e le Quileute riluttanti da Sarah «E lasciatela respirare voi! Se le state così vicine vi verrà qualcosa anche a voi».
Aida ridacchiò, facendo un passo verso la donna senza cercare di avvicinarsi ancora a Sarah.
Lara sgattaiolò verso l'amica a letto e si fece inseguire dall'infermiera, che la intercettò come un border collie punta una pecora vagante, facendo scoppiare a ridere Sarah.
«Signora infermiera» Riprese Aida appena ebbero finito, cercando di soffocare le risate «La potete dimettere se è per quello, non ha la febbre. Sarah ha sempre avuto la temperatura alta»
«Non è possibile che ce l'abbia così alta. Avrà almeno trentanove gradi addosso, povera innocente»
«No, no, è normale» concordò Omaha «Siamo tutte così. È una cosa della nostra famiglia»
«Siete tutte imparentate?»
«Altroché. Non si nota?».
L'infermiera annuì dubbiosa. In effetti, una certa somiglianza innegabile c'era. «Senta, senta, mi prenda la temperatura. Vede come sono calda anche io? Non si deve preoccupare, Sarah sta benissimo».
La donna ci guardò tutte sospettosa e prese la temperatura ad ogni singola ragazza della stanza. Alla fine decretò: «Avete tutte la febbre. Tranne te» e si voltò verso di me «Tu sei in ipotermia».




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