lunedì 29 ottobre 2018

Sunset 71 - Serata Karaoke parte 1



Avevo telefonato a papà per fargli sapere che ci saremmo trattenuti più a lungo per la serata karaoke e lui era apparso fin troppo comprensivo, persino contento per me. Per una volta avrei voluto che mi dicesse «No, è troppo tardi Belarda! Devi tornare a casa, non tollero ritardi!», così almeno non avrei dovuto sorbirmi la serata karaoke. Lo sapevo che avrebbero cercato di costringermi a cantare di fronte a degli estranei e che io avrei dovuto impuntarmi con furia per riuscire a respingerli e... oh, insomma, non amavo le serate karaoke. Finché cantavano gli altri era ok, ma a me proprio non andava.

Jessica aveva fatto guidare Mike fino ad un bar che non avevo mai visto, di cui non avevo mai sentito parlare e per cui mi chiedevo come avesse fatto a rimanere segreto dentro ad una città piccolina come Forks.

Quando ci eravamo presentati alla porta del locale, tutti ci avevano guardati come si guarda il fuorilegge con il cappello nero e le pistole d'argento che entra in un saloon. In effetti non avevano tutti i torti.

«Mi dispiace» Mimai con le labbra, girandomi verso il wrestler.

Lui sollevò un pollice con aria poco convinta. Perché stava ancora con noi, un gruppo di adolescenti in un bar pronti ad una serata karaoke? Niente lo stava costringendo. Eppure non ci mollò neppure per un secondo.

Non ci mollò quando Angela si mise a ballare Get Lucky insieme ad Eric (che non era una ragazza, come quelle che Jessica ci aveva assicurato che sarebbero state lì, ma era presente pure lui) e non ci mollò quando arrivò un ragazzo del primo anno che cercò di corteggiare tutte le ragazze presenti, compresa me (che mi rovesciai addosso un bicchiere d'acqua) e neppure quando vide che proprio non ce la faceva puntò i ragazzi e alla fine litigò con Eric. Eric era la star della serata: imbranato quasi peggio di me, ma con una voglia di divertirsi infinita. Era trascinante.

Insomma, ce ne stavamo lì a sentire altri giovincelli stonare sulle note di canzoni più o meno famose, poi una donna del personale indicò il nostro tavolo

«È il vostro turno» ci disse, amichevole e professionale al punto giusto.

«Finalmente il mio momento di brillare!» Gridò Eric, aprendo le braccia e saltando su «La prima canzone è mia!».

Inciampò due volte avvicinandosi al palchetto, rise incontrollatamente causando sollevamenti collettivi di sopraccigli e finalmente riuscì ad avvicinarsi al microfono.

Lo schermo di fronte a lui si illuminò con il titolo della canzone. Erano canzoni casuali, come richiesto da Jessica, che aveva preventivamente composto una playlist per il nostro gruppo e aveva richiesto che venisse randomizzata. Quella di Eric era "Hung Up" di Madonna e lui iniziò a cantarla in falsetto, ma con voce stranamente melodiosa.

«Ehi» Mi sussurrò Jessica, dandomi un colpetto con il gomito «Sei pronta?»

«C-cosa? Io non canto, Jess»

«Come il tuo grosso amico silenzioso?» lei scosse la testa, poi fece il suo sorriso-sogghigno di sfida «Scommetto cinquanta dollari che faccio cantare entrambi»

«Beh, mi fai fare soldi facili. Nessuno di noi due canterà. Scommetto volentieri».

"Every little thing that you say or do
I'm hung up
I'm hung up on you
Waiting for your call
Baby night and day
I'm fed up
I'm tired of waiting on you".

Mike stava rotolando dalle risate nel guardare Eric che cercava di imitare le movenze "seducenti" di Madonna, sculettando al ritmo della canzone mentre la intonava in falsetto.
Ci mettemmo tutti a battere le mani a tempo. Eric allargò le braccia.

"Time goes by so slowly
Time goes by so slowly
Time goes by so slowly
"

Eric scese dal palco mentre tutti fingevamo di scioglierci dall'emozione per il ritorno della rockstar. La seconda a salire sul palco fu un'amica comune di Angela e Jessica di cui non ero ancora riuscita a memorizzare il nome, ma che portava occhiali così spessi che dubitavo avrebbe potuto vedere il testo sullo schermo se se li fosse tolti e per giunta aveva un braccio ingessato. Perseguitata dalla sfortuna, mentre si girava per salire sul palchetto notai che aveva anche un buco sulla maglietta.

Il titolo che comparve per lei fu "Blurred Lines".

«Ma io non la conosco!» Si lamentò lei. Sfortunatissima.

«Canta lo stesso!» Gridò Jessica, accolta da un coro di "Yeaaah! Cantaaa!".

Ovviamente non riuscì ad andare a tempo, stonò terribilmente e mi ricordò perché odiavo le serate karaoke. Non volevo che mi capitasse quello che stava capitando a lei.

Nel frattempo Jessica stava contrattando qualcosa, a voce bassissima, con Undertaker. Non riuscivo a sentire cosa si stavano dicendo, i loro sussurri erano coperti dagli strilli stonati della ragazza sfortunata, ma Jessica sembrava molto determinata.

«Lascialo in pace!» Esclamò Mike, tirando via Jessica «E guarda me, adesso».

Le fece un occhiolino. Aspettò che la ragazza sfortunata scendesse dal palco (la canzone era finita) e salì con movenze finto-atletiche per poi scoccare un sorriso catturacuori al suo pubblico. Eric fece un versetto e gridò «Oh, c'è Maaa iii kkk».

Tutti ridemmo. Sullo schermo comparve il titolo "Candy Man". Mike allargò le gambe, si passò una mano fra i capelli lentamente e poi indicò Jessica

«Questa canzone è per te, Baby!»

«Ma io non sono un uomo!»

«Cambierò il testo per te, Baby».

"Tarzan and Jane were swingin' on a vine
Candy
girl, Candygirl
Sippin' from a bottle of vodka double wine
"

Mike fece una giravolta su sé stesso prima di sussurrare seducente nel microfono «Sweet, sugar, candy girl».

Mi misi a ridere, mentre Jessica si faceva aria con la mano e batteva le palpebre lentamente. Metà del locale applaudì l'apertura della performance.

"I met her out for dinner on a Friday night
She really had me working up an appetite
She hadn't tattoos up and down his arm
There's nothing more dangerous than a girl with charm
She's a one stop shop, makes the boxers drop

She's a sweet-talkin', sugar coated candy girl
A sweet-talkin', sugar coated cand
y girl".

Mike era così a suo agio in queste cose flirtose. Io mi sentivo in imbarazzo pure per lui... non avrei mai potuto fare le stesse cose che stava facendo lui al microfono. Ed ecco perché ero sicura che me ne sarei tornata a casa con cinquanta dollari di più in tasca. E poi ero sicura che Taker non mi avrebbe tradita: non avrebbe mai cantato. Anche se adesso stava battendo il piede a tempo... ma come biasimarlo? Mike era travolgente, magari non intonatissimo, magari non con una voce da urlo, ma diamine se ci metteva l'anima.

"She got those lips like sugar cane
Good things come for boys who wait"

«Cose buone» Mi sussurrò Jessica «Arrivano a quelli che aspettano. Tipo cinquanta dollari»

«Non li vincerai mai» alzai il mento

«Staremo a vedere, Cigna. Staremo a vedere».

Mike fece un moonwalk strascicato mentre cantava. Un moonwalk. Anche se non c'entrava niente con la canzone. Quando scese dal palco, Jessica si alzò e lo baciò sulle labbra, lì di fronte a tutti. Per non doverli guardare, imbarazzata, girai la testa e notai che non ero l'unica: c'era qualcun altro, apparentemente, timido quanto me. Undertaker, ovviamente.

Gli feci un timido sorriso, come a dire "siamo sulla stessa barca". Dopo mi sentii immediatamente stupida... certo che non eravamo sulla stessa barca! Lui era un uomo adulto, che si era fatto una famiglia tutta sua, che era dannatamente famoso e per giunta abituato a combattere e a parlare di fronte a folle immense, era da escludersi che fosse timido quanto me. Forse era semplicemente infastidito da tutti quei ragazzini, magari aveva distolto lo sguardo perché stava pensando a qualcos'altro.

E poi anche lui ricambiò il sorrisetto, stringendosi nelle spalle.

Mike mi afferrò d'improvviso una spalla, costringendomi a guardarlo

«Sono fico, eh?»

«Certo, Mike» quasi balbettai.

Poi fu il turno di Jessica, che provò a trascinarmi sul palco con la forza: mi afferrò per un braccio e tirò. Riuscì a malapena a farmi alzare dalla sedia, ma non appena allentò un attimo la presa crollai di nuovo seduta.

«Non ci riuscirai» Dissi «E la tua canzone sta iniziando. Goditela».

Jessica sbuffò e scosse la testa

«Non sono abituata a perdere. Ho anche vinto Mike, è il mio premio»

«Vinto Mike? In che sen...»

«Si. Lo so che gli piacevi tu» sussurrò lei, interrompendomi velenosa «Lo so che gli piaci ancora. Ma lui è mio, non sarà mai tuo»

«Lo so» replicai piano, arrendevole

«Lo so che lo sai. Non ce l'ho mica con te» mi afferrò per un polso e mi tirò, ma ero così spaventata all'idea di poter litigare con la mia migliore amica per colpa di un ragazzo che non riuscii ad oppormi come speravo e fui trascinata sul palchetto «L'ho detto solo per indebolirti e portarti a cantare»

«No! Non canterò!» esclamai, ma senza troppa forza.

Oddio, mi guardavano tutti. Eric, Angela, Mike, la ragazza sfortunata, il ragazzo strambo del primo anno e altra quattro ragazzine che non conoscevo. E Undertaker, che se ne stava dietro le due file dei miei compagni di classe... grosso, enorme, svettava come un obelisco minaccioso. E mi guardava.

Decisi che non avrei mai cantato di fronte a lui. Mai e poi mai.

La canzone era Under Pressure, la stessa che nel 1981 fu cantata in duetto da Freddie Mercury e David Bowie. Io mi sentivo senza dubbio sotto pressione, perciò il titolo era azzeccato, ma non ero all'altezza di nessun cantante, figuriamoci di quei due!

Jessica mi cinguettava intorno, cercando di spingermi ad aprir bocca. Lei era piuttosto intonata, perciò se mai avessi ceduto avrei fatto una figura orribile al suo confronto.

"Pressure pushing down on me
Pressing down on you, no man ask for
Under pressure that burns a building down
Splits a family in two
Puts people on streets"

«Ti prego» Sussurrai

«Canta. Oppure ti guarderanno tutti stare muta e ferma» replicò lei, prima di lanciarsi in una stranamente appagante imitazione di Freddie Mercury.

"It's the terror of knowing
What this world is about
Watching some good friends
Screaming, "Let me out!"
Tomorrow gets me higher, higher, higher...
Pressure on people - people on streets"
Mi guardavano tutti. E io ero lì, imbarazzata e con le guance in fiamme, dritta in piedi e rigida come un bastone di scopa, le labbra serrate. Eric stava ridendo, indicandomi discretamente da sotto il tavolo. Ma io potevo vederlo comunque. E poi Mike batteva le mani a tempo e sorrideva, divertito. Diverse persone che non conoscevo stavano ridendo piano nel vedere quello spettacolo (sinceramente esilarante) in cui una ragazza (Jessica) stava girando intorno ad un altra e cantando con sentimento, mentre quella ferma (io) non faceva assolutamente niente a parte avere un'aria stupida.

A questo punto, l'unica possibilità che avevo di salvare il mio onore giovanile era quello di iniziare a cantare benissimo, meglio di Jessica, meglio di David Bowie e Freddie Mercury e magari anche Lady Gaga messi insieme, in modo da dare una lezione a tutti quelli che stavano ridendo di me. Se fosse stato un film, mi sarei sciolta i capelli (ma avevo i capelli già sciolti, quindi non potevo farlo), avrei afferrato con grinta il microfono e mi sarei scatenata trasformandomi in una diva sexy del karaoke, con movenze sinuose da serpente e una voce tipo incrocio Gianna Nannini/Tina Turner.
Ma questo non era un film. Questi eventi potevano considerarsi a malapena una fanfiction, probabilmente un capitolo fanservice. Io non ero abbastanza cool da essere la protagonista di un film.

«Woohoo, Belarda!» Esclamò Mike, alzando i pugni in aria «Che interpretazione da urlo del manico di scopa!».

Mi disconnessi, ebbi una specie di stato dissociativo. La vergogna era troppa.

Quando tornai in me ero di nuovo seduta al posto e seppi che avevo cantato. Mi coprii la faccia con le mani.

«Sei un'amica pessima» Mormorai, nascosta dietro le dita

«Non è vero» Jessica mi scosse per una spalla, ridendo «Ti sei divertita! E non sei niente male a cantare!»

«Faccio schifo, invece. E le vere amiche non fanno quello che hai fatto tu»

«Tu hai accettato la scommessa. E io vinco sempre».

Abbassai le mani, inspirando a fondo

«Non hai ancora vinto quei soldi» dissi, determinata «Non riuscirai mai a fare cantare lui»

«Staremo a vedere...»



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