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domenica 28 giugno 2026

Carte carine dall'ETB "Equilibrio Perfetto" - la nostra prima recensione di carte Pokémon?

Recentemente c'è stato un compleanno fra i nostri, e qualcuno su internet ci ha chiesto che cosa è uscito di interessante nell'ETB ("Elite Trainer Box") di Pokémon che è stato ricevuto come regalo di compleanno. Ne approfittiamo per fare una piccola recensione dedicata a pokémon, perché forse non ne abbiamo mai fatta una!

Collezioniamo carte di Pokémon da anni.

Non lo abbiamo mai fatto per avere da parte un investimento, non è qualcosa che ci interessa. Forse i soldi dovrebbero interessarci di più (visto quanto siamo poveri), ma l'arte al momento ci affascina ad un livello superiore... e le carte di Pokémon hanno in questo la loro bellezza: sono come minuscoli quadri, spesso che raccontano una storia, capaci di farci emozionare non solo per l'effettiva bellezza artistica, ma anche per i significati allegorici e/o per le implicazioni delle scene.

Siamo quel tipo di persone che si intrippano a collezionare carte fatte dai loro artisti preferiti, sì. 

Perciò parleremo di ciò che uscito di interessante nell'ETB senza soffermarci troppo solo sulle carte "di valore" (anzi un paio le salteremo proprio) e parleremo di alcune carte che ci interessano particolarmente per il loro valore artistico, o anche perché siamo particolarmente attaccati al pokémon o al luogo ritratti nella carta.

Eh, se volevate vedere i pull rari e tutte quelle cose lì, avete sbagliato strada XD (Anche se alcuni dei "pull rari", ovvero quasi tutte le illustrazioni full-art, sono effettivamente bellissime e verranno incluse in questa lista).

1) La prima carta da cui cominciamo è... Bunnelby.

Questa bellissima carta ritrae un pokémon piuttosto comune, ma per noi è importante. Giocando ad XY, questo coniglietto è stato uno dei primi pokémon nella nostra squadra! Ci piace l'illustrazione, che ritrae la facciata dell'Hotel Z, e la prospettiva da cui è ritratto, dal basso verso l'alto.

Pokémon Legends: Z-A è stato un gioco che ci siamo goduti tantissimo, che è uscito in un momento difficile per noi (e che abbiamo finito in tipo due giorni, passandoci l'un l'altro i controller, a turni), e l'Hotel Z ha un significato di pace per noi. Questo adorabile pokémon coniglietto, in questa squisita illustrazione, può essere una carta "normale" o persino deludente per gli altri, ma non per noi! E poi persino il layout, con il colore argento "a specchio" sembra incorniciare perfettamente questa illustrazione!


2) È scatterbug, il vermetto con tre peli in testa! Anche lui ritratto all'interno di Luminopoli (una città per sempre nel nostro cuore :) ), con una prospettiva particolare, che esalta la sua piccolezza pur non diminuendo la dimensione del pokémon nel disegno, e al contempo mostra il mondo intorno a lui.

L'avevate mai notato che la parte superiore della struttura dietro di lui, quella più alta, è sorretta da sole tre colonne e non quattro, sia nel gioco che in tutte le altre illustrazioni?

È un dettaglio molto intenzionale, ma anche misterioso, che non viene mai spiegato all'interno del gioco... e che ci fa pensare fin da prima che il gioco uscisse, quando quella stessa struttura, con sole tre colonne, era disegnata sulla mappa che gli account ufficiali di Pokémon avevano postato ovunque!

Secondo voi come mai ha solo tre colonne? Non c'erano soldi per fare la quarta? Qualcuno l'ha rubata? O qualcosa di ancora più strano è successo?

3) È tyrantrum, il pokémon preferito di Furia! E apparentemente una delle pochissime illustrazioni davvero belle e curate di questo pokémon. I tratti ad inchiostro (o beh, finto inchiostro) aggiunti alle ombreggiature, per rendere più dettagliato e contrastato il disegno, sono bellissimi. E tyrantrum è bellissimo.

È qui in questa lista principalmente perché è tyrantrum. Una bella illustrazione di tyrantrum.

E poi come fate a non amare quell'occhietto tondo e spalancato? Sembra quasi che sia spaventato dalla colata lavica. 

 

4) E ovviamente dopo tyrantrum dobbiamo mostrarvi anche il suo piccolo, tyrant! In versione... full art!

Adorabile, piccolissimo, furiosissimo (ci sembra particolarmente azzeccato). Se ci fate caso c'è persino mamma tyrantrum sullo sfondo! L'avete notata, l'avete notata?

E poi c'è un po' di vegetazione "giurassica" (in realtà il T-rex, da cui il pokémon si ispira chiaramente, visse alla fine del Cretaceo superiore, "giurassica" si fa per dire), con i bellissimi germoglietti tutti arrotolati delle felci.

Oh, una piccola curiosità per voi: lo sapevate che a quei tempi non esisteva ancora l'erba come noi la conosciamo modernamente? Quindi se vedete delle illustrazioni di dinosauri che camminano su un prato, potete sapere che non sono scientificamente accurate, hehe. 

 

5) Continuiamo quindi con un'altra full art, quella di espurr!

Questa è quel tipo di carta che, una volta estratta, ci ha fatto dire "caspita che fortuna". Guardate questo micino che dorme sereno! A giudicare dall'ambiente intorno a lei (quel pavimento è inconfondibile, no?) si tratta di Mimi (in italiano si chiama Moko, come nella versione giapponese, Mokō), perciò ancora una volta è una carta connessa a Leggende Z-A.

Assolutamente adorabile, e forse vale anche qualche soldo (anche se non abbiamo controllato). 


6) Talonflame! 

Un po' diversa dalle altre in stile, meno morbida, più saturata, piena di dettagli e di "fuoco", altamente decorativa. Noi pensiamo che sia assolutamente bellissima! 

E con quegli alberi fiammeggianti sullo sfondo, ci ricorda la leggenda (spesso spacciata per un vero fenomeno comportamentale) dei "Falchi di Fuoco" australiani. Non sapete cosa sono? Sono tre specie di falchi che raccolgono rametti o erba ardenti (racconti dei locali dicono che li rubano dai falò accesi), li trasportano in volo in zone non toccate dal fuoco e li lasciano cadere per appiccare, in modo assolutamente deliberato, incendi alle foreste, allo scopo di far fuggire i piccoli animali e prenderli quando sono storditi dal fumo, dalla paura o dalla stanchezza. 

In realtà al momento non esistono accadimenti documentati, con foto o video, di questo fenomeno che si dice essere relativamente comune, perciò sembra essere una diceria... ma una così diffusa che non ci stupirebbe che abbia inspirato l'intera idea di talonflame e, ovviamente, di questa pittoresca illustrazione!


 

7) E concludiamo con un'altra full-art assolutamente adorabile, quella di dedenne!

I colori caldi, l'atmosfera naturalistica e rilassata... non c'è molto da dire, avete gli occhi per guardare, no? E questo è davvero un bel vedere.


 

Abbiamo scelto solo queste sette carte, ma di belle illustrazioni ne sono uscite tante altre... furfrou di fronte ad un bar, meowstic che sembra dire "disegnami come una delle tue ragazze francesi", aegislash visto dal basso, con la luce che crea un'aureola intorno al suo manico, come una spada sacra che scende dal cielo...

Abbiamo l'impressione che questa sia una delle più belle espansioni di Pokémon, non ci sono carte veramente e puramente brutte all'interno, gli illustratori, e chi ha pianificato l'intero set (compresi gli incarti, che sono bellissimi, specie se paragonati alle confezioni di qualche anni fa) hanno lavorato sodo, e noi siamo davvero contenti di quello che ne è uscito.

Magari non si parla di questa espansione così tanto rispetto ad altre come Phantasmal Flames oppure Terastal Festival, ma per noi è superiore sia per cura che per varietà. (E poi le carte dei pokémon terastalizzati non ci piacciono tantissimo, sorry not sorry). 

sabato 13 giugno 2026

Recensione - Inazuma Eleven GO

Per colpa di una persona, abbiamo visto Inazuma Eleven. Anzi, Inazuma Eleven Go, distinzione importante da fare perché da quello che abbiamo capito, i fan di Inazuma Eleven sono piuttosto pignoli riguardo a quale serie avete guardato. Non è come Pokémon, dove se incontri un'altra persona per strada che dice "ho giocato a Pokémon" adesso siete amici per sempre, Inazuma Eleven è più una cosa... settoriale. O forse i video-essays che abbiamo visto non ci hanno insegnato niente... ma è l'unico modo che abbiamo avuto per saperne di più sul fandom di Inazuma Eleven (a parte parlare con una sola persona, quella che ci ha consigliato di vedere questa cosa).

Okay, cominciamo dall'inizio.

Avete presente Holly e Benji? Ma sì, quel cartone degli anni '90 con la sigla di Giorgio Vanni. Ma anche di Cristina d'Avena. Ma anche di Paolo Picutti, al tempo undicenne. Okay, Holly e Benji ha avuto tante sigle, e almeno una di queste sarà nel vostro cuore, ma adesso questo non conta. Probabilmente avrete visto qualche puntata di Holly e Benji, il cartone animato dove i bambini giocano al giuoco del calcio.

Ecco, Inazuma Eleven è così, ma non stanno davvero giocando a calcio. Non sapremmo descrivere con esattezza che gioco stiano giocando, ma se fosse la vita reale, una partita sarebbe più o meno così (ma immaginatevi che mentre fanno queste azioni, i giocatori evocano mostri usando le loro stesse schiene come carte di Yu-Gi-OH!): 

 

[Un video di ahmaddolisir. Tutti video divertentissimi simili a questo, guardateli!]

In Inazuma Eleven, i bambini giocano ad uno sport pericolosissimo, in cui vengono stesi a colpi di pallonate fortissime, capaci di mandare all'ospedale un essere umano. A volte i portieri riescono a fermare la palla con le mani, ma non è abbastanza: i tiri sono così forti che il pallone (probabilmente costituito al 100% di Kevlar indistruttibile, creato come arma per l'esercito imperiale giapponese) ruota nelle loro mani fumando, non si ferma e continua a spingere contro di loro finché non va comunque in rete, piegando dita e braccia.

E comunque, ancora non sappiamo come sia possibile, le reti in questione non si spaccano mai.

Voi vedete questa bordata di immane potenza, praticamente un colpo di cannone, che allunga all'inverosimile la rete bianca, ma... non la spacca. Costruiamoci un rifugio antiatomico, con questo polimero, no? Un carrarmato... un... un vaso per piante che non si sbecchi mai anche se cade... qualcosa, ci devono fare qualcosa di utile con questa sostanza!

Che poi il mondo di Inazuma Eleven è in questo stato sospeso, fra il presente e il futuro: alcune tecnologie (come quelle legate alla medicina) sono palesemente allo stesso livello delle nostre, mentre altre, finanziate con tutta probabilità da ricchissimi magnati delle ricerche frivole, sono proiettate in un futuro distante.

Una delle partite è stata giocata in una specie di gigantesco flipper, con respingenti che si sollevavano da terra quando sentivano avvicinarsi il giocatore in possesso di palla, grazie ad un chip impiantato all'interno di quest'ultima. Un flipper interattivo in cui giocare a calcio. Vogliamo chiarire che non si tratta del "grande calcio commerciale", quello che solo in Italia sposta milioni di euro ogni anno in scommesse e biglietti venduti (anche se sempre di meno, perché alle nuove generazioni sta seccando un po' questa cosa del grande calcio), ma stiamo parlando di calcio scolastico.

Calcio scolastico! Le squadre in gioco rappresentano delle scuole, sono composte da ragazzini, da bambini, da minorenni!

Ma torniamo brevemente alla nostra esperienza di visione... come a volte capita, quando qualcuno ci consiglia di guardare una serie per un personaggio in particolare, che piace alla persona che ce l'ha consigliata, anche noi stavamo aspettando la comparsa di un individuo specifico sullo schermo.

Insomma, ci siamo sciroppati una serie infinita di puntate di Holly & Benji sotto steroidi, con lucine colorate, per lui: Bongi. 

No, in realtà non si chiama Bongi, ma mentre guardavamo la serie (l'abbiamo binge-watchata, con risultati disastrosi per la nostra tabella di marcia e per il nostro riposo notturno) abbiamo dimenticato che nome dovesse avere, perciò l'abbiamo chiamato per tutto il tempo semplicemente "Bongi".

Quello che sapevamo era che avrebbe avuto più o meno l'aspetto di un Seto Kaiba (per chi non lo conoscesse, uno dei più iconici antagonisti in Yu-Gi-Oh!) con i capelli rosa, che sarebbe stato ricco grondante di soldi e che avrebbe avuto un figlio che gli somigliava in modo estremo (sapete no, la classica cosa che nei cartoni giapponesi i genitori sembra che si sono riprodotti per coltura tissutale, e non c'è una madre/padre in vista, ma un solo genitore identico?).

Ci aspettavamo che Bongi, questo influente ricco personaggio, avrebbe avuto un ruolo esteso ed importante all'interno della serie, se non altro perché importante per il (bellissimo!) dilemma morale che percorre l'intera narrazione: è giusto "truccare" uno sport perché tutti possano giocare, oppure è più corretto lasciare che solo i migliori emergano?

All'interno della serie, questa domanda è posta in modo interessante: c'è un organismo, chiamato "Quinto Settore", che in seguito al boom di popolarità del calcio in Giappone ha deciso di prendere le redini dello sport e di regolare il gioco coinvolgendo tutti gli istituti scolastici che abbiano una squadra di calcio.

Per far sì che tutti i bambini abbiano pari opportunità di giocare, il Quinto Settore ordina certe vittore e certe sconfitte, in modo che i vincitori dei tornei si alternino, e anche le scuole meno abbienti, più "deboli", possano partecipare ai tornei per abbastanza tempo. Non tutte le partite sono predeterminate, a volte il Quinto Settore non si intromette, lasciando che il "vero calcio" (parole che, se guarderete questo cartone, sentirete fino ad nauseam) venga giocato, ma la maggior parte hanno un risultato prestabilito e i ragazzini non possono fare a meno di obbedire, se non vogliono che la loro scuola venga estromessa dai tornei. 

Insomma: è corretto che tutti i bambini abbiano l'opportunità di giocare, anche se frequentano una scuola poco prestigiosa, oppure se hanno qualche condizione fisica che impedisce loro di giocare al massimo, oppure se sono poveri e magari aiutano i genitori a casa e non possono permettersi un allenamento di alto livello?

Secondo noi sì. Sì perché noi non abbiamo potuto giocare a calcio, e sappiamo che saremmo stati disposti a perdere a tavolino, ogni tanto, pur di correre su un campo, di conoscere nuove persone, di migliorare, di fare attività fisica. C'è tempo per l'agonismo, tempo per uscire da scuola e buttarsi nel mondo degli adulti, dove OVVIAMENTE il calcio non deve essere regolato in modo tanto stringente.

Ma il Quinto Settore, regolando lo sport, permette a tutti i bambini di giocare. Anche a quelli poveri. Anche a quelli malati.

Indipendentemente che la pensiate come noi, oppure che la vostra idea sia totalmente opposta, pensiamo che questa sia una discussione interessante, che merita di essere approfondita e ampliata.


Ora, un passo indietro: Bongi, il personaggio che aspettavamo di vedere, è tipo il capoccia massimo del Quinto Settore.

Quand'era piccolo, è finito in prigione perché ha rubato un pallone. Una reazione esagerata? Sicuramente. Ha senso? Sicuramente no. Era solo un bambino, potevano prendergli il pallone dalle mani e rimandarlo da dov'era venuto (dalla strada). Oppure potevano pure regalarglielo, questo pallone. Cioè, era un bambino senza casa che voleva giocare a calcio, no?

A prescindere da tutto, l'assoluta esagerazione dell'incarcerare un minorenne perché ha rubato un pallone è una cosa su cui abbiamo scherzato per giorni... Inazuma Eleven è così, tutto è esagerato, è enorme, c'ha questo pathos da tragedia greca pure se sono una manciata di infanti che corrono male su un campo da calcio. Ma è una cosa che possiamo apprezzare, questa teatralità.

Quello che invece non apprezziamo è che Bongi, simbolo più forte e intenso del conflitto fra i protagonisti e il Quinto Settore, semplicemente si fa convincere così (ATTENZIONE, SPOILER!):

"Ah, come sono bravi a giocare al pallone, questi bambini! E allora visto che sono bravi a giocare al pallone, c'hanno ragione loro! Bene, gliela do vinta".

Cioè, il fatto che siano bravi al pallone non dovrebbe dimostrare, appunto, che sono quelli bravi a volere smantellare questa sorta di "copertura sociale" che permette a tutti di giocare, in modo che soltanto loro possano eccellere? In che modo vincere un torneo di calcio giovanile, per quanto giocato su campi muniti di luci stroboscopiche e meccanismi ad orologeria, difenderebbe razionalmente il punto di vista della squadra?

Tutto questo non insegna forse agli spettatori (i principali, ricordiamolo, sono i bambini) che basta essere i più forti per avere ragione? Che non dovete ragionare sul vostro punto di vista, ma che avete ragione semplicemente perché siete più fisicamente prestanti degli altri, e a quel paese i bimbi che fanno parte di scuole "sfigate" oppure quelli che hanno bisogno di cure particolari.

Ad un certo punto della storia c'è un ragazzino (palese e spudorata copia, che varia solo nei capelli rossi, di Julian Ross, il campione dal cuore di cristallo di Holly e Benji) che ha dei problemi cardiaci, e pertanto non può giocare come vorrebbe, anche se è un genio del pallone (ed è capace di farsi spuntare dalla schiena un avatar del dio Apollo, quindi, boh). Le cure che vengono prestate a questo ragazzino sono pagate proprio dal Quinto Settore, che vedendo in lui un genio del calcio vuole, ovviamente, che egli possa giocare.

Ovviamente questo ragazzino gioca difendendo le ragioni del Quinto Settore (noi lo faremmo, al posto suo), ma quando vengono sconfitti è come se lui cambiasse istantaneamente idea.

Quindi qual'è la morale di questa cosa, esattamente? È giusto che i bambini malati non vengano curati se esistono dei bambini che sono più bravi di loro a calcio?

È una cosa che ci lascia profondamente perplessi.

 


venerdì 27 marzo 2026

Recensione - Strani Disegni (Uketsu)

Bentornati, germoglietti adorati! Anche stavolta vi portiamo una recensione su un libro illustrato... stranamente. 

Il titolo originale è Hennae, reso con il corrispettivo delle parole "strani disegni" in praticamente tutte le lingue in cui è stato tradotto, e per qualche motivo questa cosa è diventata una specie di meme tra noi. Dire "strani disegni" puntando roba a caso è stata per almeno una settimana una consuetudine che, per motivi oscuri, abbiamo fatto come se fosse il massimo della comicità. Comunque questi disegni bizzarri sono stati tracciati dalla stessa mano che ha scritto il libro e, sebbene non siano complessi o colorati, racchiudono qualcosa di prezioso: la chiave di un mistero.

Strani Disegni è un libro approdato in Italia da poco nel momento in cui viene scritta questa recensione, solo nel 2025, qualche anno dopo la sua pubblicazione in patria e il suo assoluto boom di popolarità. Si sente spesso di libri ignorati nella terra d'origine che si riscattano con l'amore di altri paesi: qui no, questo libro il Giappone se l'è stretto al petto e l'ha riempito di bacini.

Lo scrittore Uketsu 
(Immagine da electricsarchive) 
Quanto all'impressione che farà a voi leggendolo, che è quella che conta di più, possiamo dirvi che o vi piacerà o lo troverete un libretto da niente: pare che la maggior parte di chi lo ha letto abbia finito per schierarsi nettamente in una o nell'altra fazione. Iniziamo a parlarvene un po', sarete voi a farci sapere se vi è piaciuto oppure no!

Facendo qualche ricerca per questa recensione, tra l'altro, abbiamo scoperto che questo libro lo ha scritto uno youtuber giapponese! Che com'è fatto non si sa, visto che per le sue apparizioni pubbliche indossa sempre una maschera di cartapesta bianca, che pare una presa della corrente che assomiglia ad un volto umano per pura pareidolia. Insomma, Uketsu ama il mistero, e se non per il suo stile di video making, lo si può comunque capire dalla...

 

1. Strana trama 

Un'insegnante di psicologia mostra il disegno di un'assassina alla classe, raccontandolo come se fosse la porta per la psiche di lei. L'assassina è stata definita "soggetto con ampie possibilità di recupero", perché mostra grande tenerezza verso le creature più indifese. E ha sei anni.

Due studenti iniziano ad indagare su un blog personale, Il Diario del Cuore di Ren, illustrato dalla moglie dello scrittore. C'è qualcosa che ha attirato l'attenzione di entrambi. Gli studenti sono entrambi parte del club dell'occulto.

Un giovane giornalista vuole scoprire chi è il responsabile della tragedia successa al suo insegnate d'arte, assassinato misteriosamente mentre ascendeva un monte. Dopo anni, quell'omicidio non è ancora vicino ad una risoluzione.

Una donna che vive sola con il suo bambino inizia a sentirsi pedinata da una figura oscura, un uomo che continua a seguire lei e lui, in silenzio, fin dentro il condominio in cui vivono.

Tutte queste storie sono la stessa storia.

 

Normalmente ci sbizzarriamo di più nel raccontarvi la trama, entriamo nei particolari, tratteggiamo i nostri ritratti sui personaggi e commentiamo questa o quella scena, ma in questo caso è davvero difficile provare a darvi un po' più delle premesse senza servirvi anche un piatto caldo di spoiler: lo svolgimento della narrazione è in sé parte della risoluzione del mistero, sapere queste cose in anteprima guasta l'esperienza di leggersi Strani Disegni per la prima volta.

Quindi, per stavolta, faremo i vaghi. È un libro corale in cui succedono degli omicidi. In Giappone. Quando la gente sente di stare per morire, invece di salvarsi la vita o cedere ad una reazione naturale, fa un disegnetto. Ci sono dei bento box.

2. La strana copertina

Noi lo abbiamo letto con la copertina italiana classica, che è una delle più semplici di tutte le edizioni proposte, ma forse proprio per questo funziona particolarmente bene nel suscitare curiosità! Titolo dislessico verde neon, nome dell'autore, bimba a colori invertiti, buio profondo, lo struzzo col chiodo dell'Einaudi che invade discretamente il campo da sinistra (a ben vedere l' elemento più inquietante della copertina). La bimba con capelli di gesso e una frangetta tagliata con cura e amore per avere ogni ciocca di lunghezza diversa (non solo sotto ma anche sopra) si affaccia dal bordo inferiore, ci guarda. Noi la indichiamo e le diciamo "strani disegni!".

Tutto sommato, beh, una bella copertina! Punti bonus all'Italia perché siamo gli unici tra i paesi con alfabeto latino ad aver giocato un po' con il carattere del testo per farli sembrare più bizzarri. Forse pure gli unici.


Strani Disegni ha ricevuto anche una gran quantità di copertine che fanno collage delle illustrazioni interne al libro, in grandi quadrati e rettangoli. È una specie di corrente artistica. Strane Copertine. Così facendo sacrificano un po' l'impressione di mistero minimaliste che a noi in Italia ha ispirato tanto, ma ottengono in cambio un'estetica da "fatto con un editor di internet presto presto" che rimane comunque visivamente vispa e interessante.

Queste copertine Canvacore sono accomunate dall'usare il disegno della donna in piedi, darle capelli tutti sfibrati da scappata dal manicomio criminale di Arkham (ma cancellarle la faccia), e amare il verde: ve ne facciamo vedere quattro di fila, e quella inglese della Harper ve la lasciamo per ultima perché è la più brutta, così potete goderne appieno.

👆 Imàgenes extrañas!!! (anche se hanno messo un'immagine sola...
ma comunque extraña!)

 
Opuscoletto su come fare disegni tutto sommato normali,
esce per sbaglio in allegato col Corriere della Sera 

Carina l'idea dei pezzi di puzzle, brava Thailandia! 
Fa anche un po' sorridere che non ne hanno messo uno che 
si possa incastrare con gli altri. E vabbé, è il mistero.

 

Notarsi il tipo in fondo a destra che pare il disegno più strano ma 
è la foto dell'autore. Picco di design con i rettangoli tutti dritti ma mezzi disallineati, il font scelto a caso, la freccetta rossa che pare quella 
che ti dice dov'è il sopra sulle scatole di cartone. 
La Harper opta per un gusto retrò atmycousin glielo faccio fare, semplice e leggibile.
 

Ci sono ancora altre variazioni e probabilmente molte altre ne spunteranno col tempo, ma per concludere in bellezza vi mostriamo solo le ultime tre: 

  •  Il Bentō del Destino (uno infame)

Amo il pranzetto fatto coi miei ingredienti preferiti! 🥰 
#Polpo colante #Pesciolino marrone #Informazioni editoriali 
Se ti chiedi perché il sangue cola verso il basso ma il cibo 
rimane al suo posto, è perchè la presentazione è metà del gusto, 
quindi li ho incollati su un fianco!


Una copertina che ci farà da ponte tra i collage verde-tinti e quelle che si discostano! Il verde c'è e fa un gradevolissimo contrasto col rosso, i rettangoli sono lì, sì, ma con un twist: la copertina richiama un bentō, un contenitore comune in Giappone in cui si serve un pasto completo con tante piccole porzioni di cibi diversi. È rilevante per la storia e carino a vedersi, una delle copertine più belle insieme a quella italiana!

  • La Retrospettiva 

 

A questa copertina mancano tutti gli elementi grafici che sono stati scelti per rappresentare il libro in (quasi) ogni altra occasione, e pare pure generica. L'uccellino, i fiorellini, la faccia di una signora. È una copertina che purtroppo non abbiamo visto prima di finire Strani Disegni, perché sarebbe stato interessante poter fare un confronto, un prima e dopo: nel dopo possiamo dirvi che in realtà, per la storia, questa copertina ha moltissimo senso.

  • La matita non si applica così  

Concludiamo con la copertina indonesiana che non si sbilancia sulla trama, si limita a mettere ansia puntando dove non deve un matitone rosso. Meno specifica di altre, si tiene sulle sue, ma si fa notare.

Come detto, ce ne sono e ce ne saranno altre degne di nota, ma noi ora abbiamo voglia, germoglietti cari, di raccontarvi il resto e finire questa recensione: però se c'è qualche altra Strana Copertina che ha catturato la vostra attenzione, che sia per infamia o lode, fateci sapere!
 

3. Cosa ci è piaciuto?

Il libro è molto scorrevole, anche grazie al lavoro di traduzione di Stefano Lo Cigno, non ci si perde mai durante la narrazione, i tasselli del puzzle si incastrano in maniera intrigante e ogni volta che la storia dà una nuova briciola da seguire lo fai volentieri; si fa leggere velocemente, noi lo abbiamo finito in pochissimo tempo.

È così carino e scorrevole, infatti, che anche quando c'è da sospendere la propria incredulità per seguire lo sviluppo delle vicende lo si può fare senza troppi problemi.

Le vicende non comuni che avvengono nel libro succedono sempre in contesti molto comuni, così il libro trasmette a chi legge il brivido di immedesimarsi, di poter a sua volta imbattersi in stranezze leggendo un simpatico blog trovato per caso o nelle chiacchiere scambiate con la vicina. Nonostante questo e per quanto contenga scene di violenza esplicita, a noi Strani disegni non è risultato mai particolarmente pesante da leggere (che forse non era intenzione dell'autore, visto che tecnicamente è un thriller e succedono brutte cose ai personaggi, però, boh, a noi non è dispiaciuto che si mantenesse leggerino).

Altra cosa che ci è piaciuta è che il personaggio più violento del libro è una persona che non rientra nello stereotipo del killer, insieme al fatto che i suoi pensieri e motivazioni vengono poi esplorati con abbastanza attenzione. 

4. Cosa non ci è piaciuto?

Strani Disegni ti chiede... abbastanza spesso di sospendere la tua incredulità.

C'è più di un momento cardine, una soluzione di mistero, che si basa su fatti che sono o implausibili o descritti come se fossero l'unica strada percorribile, quando le possibilità che le cose siano andate in quello specifico modo sono solo una delle pieghe che potevano prendere. E neanche la più probabile.

È come esplorare un paese straniero senza mai scendere dal treno, e, anche se ti godi la vista dai finestrini, un po' vorresti sbirciare lontano da quello che ti mostra solo il percorso sui binari.

Chiedendoti di sospendere la tua incredulità, ti lascia ovviamente a dover assorbire le regole e deduzioni arbitrarie che fanno progredire la trama, spesso raccontandoti la storia piuttosto che incoraggiare chi legge a fare da detective. 

Cioè, ci sono parecchi dialoghi che sono più o meno così (ma senza reali riferimenti a eventi del libro per evitarvi spoiler):
«Ho sentito dire che la signora Hosomaki ha mangiato delle noccioline durante la pausa pranzo»
«Ðavvero? Nella pausa pranzo? Ma è alle cinque. Chi mangerebbe noccioline alle cinque? Io trovo che la signora Hosomaki abbia un comportamento molto strano»
«In effetti...»
«E poi la signora è anziana ormai... Mangiare le noccioline è molto giovanile...»
«Che lo abbia fatto per sentire di essere giovane?»
«Non sta bene. Eppure deve essere così...»
«No, qualcosa non mi torna. La signora Hosomaki è normale in tutti i suoi comportamenti tranne questo. Deve aver mangiato le noccioline alle cinque perché sapeva che tutti avremmo notato un comportamento così strano, forse perché tutti pensassimo a lei e non notassimo quello che facevano le persone che le erano intorno. Deve averlo fatto per proteggere la sua famiglia, a costo di farsi percepire come una vecchia giovanile. Controlliamo il figlio: ora l'indiziato è lui»
«Tutto torna...».

I personaggi sono ben distinti tra loro, ma complessivamente piuttosto piatti: le loro conversazioni risultano raramente brillanti, anche mentre spiegano punti salienti di misteri che sono teoricamente intricati e difficili da sbrogliare, anche mentre arrivano a soluzioni che dovrebbero tecnicamente dipingerli come percettivi e intelligentissimi, riescono comunque a sembrare degli ingenui. Tra loro solo un personaggio, quello che lega tutte le vicende tra loro, riceve un po' più di carne sul suo scheletro narrativo, ma non riesce a svincolarsi del tutto da questo trattamento.

Oh, e poi il professore d'arte, il signor Miura Yoshikaru. Lui è una voce a sè sulla lista di cose che non piacciono. Più ne parlano più sembra una persona terribile, capace (e in alcuni casi colpevole) di fare del male a chi gli sta vicino; è probabilmente l'intenzione dell'autore stesso non farne un personaggio che ispira affetto nel prossimo, visto che metà del cast è sospettato di averlo ucciso perché non lo sopportavano proprio, ma gli occhi da cui lo vediamo più spesso sono quelli di un suo allievo devoto che ne parla come se fosse un genio illuminato e meraviglioso... la parte con il professor Miura è stata per noi una delle più deboli, perché la presenza del personaggio complesso di cui sopra, quello che lega insieme le vicende del libro, è limitata ad una delle scene finali (che infatti è il pezzo più bello e adrenalinico di tutto il segmento), e invece ci dobbiamo sorbire tutti questi ragionamenti su un professore d'arte antipatico. 

Lo strano voto complessivo: 65 su 100. Complimenti, alla fine hai passato il test, libro bello! Festeggeremo chiedendo alle nostre artiste un disegno che non si capisce se non lo giri a 180 gradi e reciti un Rickroll come una preghiera saltando su un piede solo, ma poi ti svela dove è nascosta la rara carta full art di Magikarp. nomɘʞoꟼ iɘb ɘɈɿɒɔ ib oɈɈɘʜɔɔɒq nυ nI

A chi lo consigliamo: A chi trova soddisfacente provare a risolvere i misteri o vederli risolti ad altri (se siete fan della serie televisiva di Sherlock potrebbe piacervi!), a chi è pronta/o a prendere in mano questo libro permettendogli di giocare un po' senza prenderlo sul serio su tutto, a chi preferisce la storia ai personaggi che la abitano.

Oh, e se questo modo di raccontare le storie vi piace e vi convince ma vorreste anche spaziare su media diversi, Uketsu ha scritto anche un manga! Si chiama La Strana Casa (Uketsu morirebbe prima di scrivere cose che non sono strane), lo stile di disegno è molto carino, dategli un'occhiata se scopire che Strani Disegni vi è piaciuto! 

 

E insomma, che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto? Siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).

Nota: in tanti si limitano a dirci solo il titolo del libro da recensire (o addirittura scriverne un sacco in fila), e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".


Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

giovedì 22 gennaio 2026

Recensione - Le Vite dei Santi (Leigh Bardugo)

Ave o Germoglietti, le nostre Recensioni Spinose vi accolgono nuovamente, a braccia aperte come saguari!
Che storie visiteremo oggi col cuore e la mente? Quali racconti narreremo, osservandoli con occhietti meravigliati e giudiconi?
Perché sí, stiamo parlando di racconti multipli e non di una singola storia, e per la precisione di una collezione illustrata da centoventuno pagine, raccolta dentro lo scrigno rosso e oro della bella copertina che ce lo presenta: il libro è “Le Vite dei Santi”, della scrittrice Leigh Bardugo.

Bardugo è una scrittrice apprezzatissima, diventata famosa grazie ai vari romanzi che ha scritto per il suo mondo narrativo, conosciuto con il nome collettivo di “Grishaverse”.

Chtulhu disegnato da Lovecraft. 
Aspetta di leggere il Necronomicon come
 un bravo bambino, ma non può 
perché il Necronomicon non esiste. 
Una chicca creativa su questo bel volumetto è che per un certo tempo è stato catalogabile come pseudobiblion, cioè un libro che viene citato come reale in altre opere ma non esiste: come Il Necronomicon, che appare in diversi racconti di Lovecraft ma esiste solo nella finzione delle sue storie. Allo stesso modo, Le Vite dei Santi è dapprima apparso nel Grishaverse come il testo fittizio Istorii Sankt’ya, e solo in seguito è uscito dal suo status di pseudobiblion per diventare un bambino vero.
Che figata, che chi scrive può materializzare nel mondo reale interi libri e storie che esistono solo nei mondi che ha creato! È come portare un altro pezzetto ancora di quel mondo nella vita vera.
Beh, ora che sapete cos’è uno pseudobiblion (o che ci state pensando di nuovo, se li conoscevate già!), pensate a quanti libri esistono solo dentro altri libri e a quanti ne conoscete! Quali vi vengono in mente?

Ma shhh, un momento di attenzione. Giungete le mani in preghiera, germoglietti: è ora di studiare i Santi e conoscerne vita, morte, miracoli, e soprattutto, la…


1. La trama


Albertina era una giovane ragazza giudiziosa. La carestia o forse la guerra o forse un parente fastidioso si stavano avvicinando a casa sua e la loro avanzata sembrava inarrestabile.
Nella sua strada vivevano due vecchie che sapevano tutto grazie al loro talento, spiare, e diedero ad Albertina dei consigli su come liberarsi di quel male. I loro consigli erano stupidissimi e Albertina ringrazió e non li seguí.
Piuttosto si inginocchiò sotto il grande sicomoro che stava all’entrata del paese e pensó fortissimo ai Santi, non tanto per chieder loro qualcosa, ma anche solo perché concentrarsi sulla loro pia idea la aiutava a non badare ai consigli stupidissimi.
Mentre l’alba tingeva di rosso e oro le nuvole sopra il villaggio, una voragine si aprí nel terreno, arrestando l’avanzata del male o gli invasori o il parente, ed Albertina e il paese furono salvi.
Alle vecchie non piacque che Albertina fosse stata giudiziosa e devota invece di seguire i loro stupidi consigli, così le tirarono una pietra e lei morì.
Sankta Albertina è la santa patrona dei giovani incompresi e dei tiri fortunati.

Questa non è la trama del libro, o di nessuno dei racconti contenuti nella raccolta. È una Cactus original. Però vi fa un esempio buffo di come si svolgono le storie all’interno, con il grottesco realismo magico che contraddistingue le storie di santi, dalla ben più popolare Santa Lucia che si cava gli occhi ai meno conosciuti Santi Sisinnio, Martirio (che nome iellato, comunque) e Alessandro che vennero aggrediti e uccisi in Anaunia.

Questo libro, più che una trama, ha un filo conduttore. Il titolo indurrebbe a pensare che il fil rouge sia la narrazione delle vite dei santi (cosa che vale anche per l’inglese, essendo il titolo originale The Lives of Saints), peraltro vero nella maggior parte delle storie… ma non in tutte.
Quello che pare essere il vero focus è non tanto una biografia ordinata, quanto invece il glorioso, luminoso momento della manifestazione dei loro poteri.
Ogni storia tocca un punto di disperazione, una bruttura causata, di solito, da altri esseri umani, che fa scattare l’intervento divino dei poteri della Santa o il Santo che dà il nome alla storia; a volte coincide con il personaggio protagonista, a volte è solo la/il ricevente di un’invocazione da una persona pia, devota al culto dei Santi.

2. La copertina 
 
Quella "classica", che è quella con cui noi abbiamo letto il libro, è a nostro avviso molto riuscita: bella a vedersi e riconoscibile a colpo d'occhio. Memorabile, insomma.
 

Dal vivo fa anche un po' esperienza sensoriale, perchè la copertina rigida ha tutta una tessitura che potete intuire anche nell'immagine di cui sopra.

Che vi colpisca o vi lasci indifferenti, sembrava anche che fosse l'unica copertina che avessero mai fatto per il libro, cambiando solo la lingua del titolo da un Paese all'altro: The Lives of Saints, Die Leben der Heiligen, As Vidos dos Santos...
Ma non lo è.
Il cirillico aveva altre opinioni.
 
Santa Lucia ha perso gli occhi, ma io ho la tostaggine e li faccio perdere a voi. Tiè, Colpo del Sole!

Questa è l'edizione russa del 2020, che riprende una delle illustrazioni che troverete dentro al libro; un'edizione che non ha paura di riempire gli spazi vuoti, una copertina con più arte, più cornici (e tutte diverse), più contrasti, più alfabeti (lo vedete, quel piccolo "New York Times" in basso a destra?). Una variazione che non ci aspettavamo di trovare vista la sobrietà della copertina principale, ma nient'affatto sgradita: a nostro avviso, questo libro non ha copertine brutte, e questa sembra una vecchia raccolta di favole di una terra lontana.   
 

3. Cosa ci è piaciuto?
Uno dei punti forti del libro sono proprio le illustrazioni. Ogni storia ne ha una, tutte a colori e a pagina intera, dalla mano di Daniel J. Zollinger, che aiutano a rendere più memorabili i personaggi protagonisti e la loro mistica.
Le Sante e i Santi che Zollinger ritrae sono spesso nelle loro storie spesso vittime di oscure vicende, ma raramente nei ritratti le loro espressioni si scompongono più di tanto. Questo è in realtà un punto a favore, perché riprende benissimo il modo in cui vengono dipinti i santi della religione cristiana; l’artista non lesina sui colori, che sono vibranti, scelti tanto per la rappresentazione quanto per l’atmosfera.
Le Vite dei Santi è godibile anche se non hai mai letto nient’altro del Grishaverse; non abbiamo ancora recuperato quasi nessuno dei libri di Bardugo (e quindi, in realtà, non possiamo dirvi quanto questo libricino si incastri bene con la continuità delle storie. Se voi ne sapete qualcosa in più, lasciate qui un commento!) eppure non abbiamo avuto problemi a leggerlo!
Il concetto stesso dello pseudobiblion è una cosa che ci manda in sollucchero, quindi già solo per questo punti extra.
Concludiamo con quello che è probabilmente la cosa che a ripensarci ci è piaciuta di più: Le Vite dei Santi è una raccolta di fiabe grottesche, in cui potresti trovarti di fronte ad un racconto di magia e meraviglia o di brutale crudeltà. Oltre ad essere uno stile azzeccato per dei racconti agiografici, per i motivi a cui abbiamo già accennato mentre vi parlavamo della trama, è interessante vedere delle storie semplici, che spesso nelle pubblicazioni moderne sono equate ad un pubblico infantile, trattare con disinvoltura temi pesanti.

4. Cosa non ci è piaciuto?
Le illustrazioni sono messe all’inizio della storia, il che, se hai abbastanza fantasia, ti può già fare capire quale sarà il suo finale.
Dopo poche storie, che ti fanno tastare i limiti della narrazione, i racconti rimangono godibili ma poco capaci di creare aspettativa a causa della struttura e brevità (tutti tranne uno).


Voto complessivo: 78 su 100. Complimenti, sei stato dichiarato libro bello! Anche i Sankti Cactus di Fuoco, patroni dell'ispirazione e dei libri belli, ti approvano.

A chi lo consigliamo: A chi finisce in infinite tane di coniglio cercando storie e leggende medievali, a chi affascina il vero culto dei santi (anche se non è cristiano), a chi gradisce libri che può finire a pizzichi e bocconi, una storia alla volta; ed infine, a chi piace avere libri belli da vedere!

 

E insomma, che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto? Siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).

Nota: in tanti si limitano a dirci solo il titolo del libro da recensire (o addirittura scriverne un sacco in fila), e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".


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sabato 15 novembre 2025

Recensione - Pokémon Legends Z-A

L'abbiamo mai recensito un videogioco? Probabilmente no. Non siamo grandi videogiocatori. Forse avremmo potuto recensire Assassin's Creed II (divertentissimo, a nostro avviso, e con una bella morale per giunta, nonostante sia un gioco che parla di assassini), ma non l'abbiamo fatto.

Con Pokémon Legends Z-A, però, la storia è diversa. Perché? Perché siamo dei fan dei Pokémon. Lo siamo sempre stati, fin da bambini, fin da quando non potevamo permetterci di comprare i giochi (e alcuni di noi avevano genitori che pensavano fosse stupida l'idea di comprarli ai loro pargoletti) e ci appassionavamo alla loro biologia attraverso quel poco che riuscivamo a raggranellare: pezzi di informazione sulle carte di plastica trasparente nei succhi di frutta, oppure stampate su libretti e giornaletti che leggevamo nei centri commerciali, o ancora attraverso copie fatte girare sull'emulatore da figli degli amici dei nostri genitori, passando, ovviamente, per il cartone animato (ormai la prima puntata la sappiamo a memoria, e anche se siamo un po' fuori target per la serie animata, che è tanto per bambini e un po' difficilina da godere per gli adulti, ogni tanto qualche puntata la guardiamo).

L'ambientazione

Luminopoli (Lumiose City nella versione inglese) è una roba folle. Pazzesca. Vi siete mai detti, fra voi e voi, che se i pokémon vivessero in una città con gli esseri umani non sarebbe certo tutto rose e fiori? Fra cacche sulle strade, liane e rocce lanciate in giro, attacchi ad ignare vecchiette e a poveri bambini, di certo il centro abitato diventerebbe rapidamente... invivibile. Dopotutto c'è un motivo se i professori di tutti i giochi precedenti dicono sempre al protagonista la stessa cosa: "è pericoloso andare nell'erba alta" e "è pericoloso andare lì fuori da soli".

Ora immaginatevi di essere a Parigi (Luminopoli questo è: la Parigi del mondo Pokémon), ma gradualmente la città si sta trasformando nell'erba alta dei vecchi giochi... non perché le piante stiano crescendo dappertutto (un po' sì, ma questa cosa è meno importante), quanto perché i pokémon selvatici stanno arrivando a frotte. Per fare fronte a questa "invasione di campo", la Quasartico, una ditta specializzata in tecnologie all'avanguardia, sta utilizzando dei recinti olografici (usano degli ologrammi che... si possono toccare? Ma che figata assurda! Anche voi avreste un apprezzamento maggiore per questo dettaglio, se sapeste cosa è davvero un ologramma!) per contenere tutti i mostriciattoli in delle "zone selvatiche".

Ma i pokémon continuano ad arrivare, e sconfinano nelle strade, e c'è bisogno di costruire più zone selvagge per tenere separata la popolazione umana da quella pokémon, e nessuno sa perché questa cosa stia succedendo! Perché cavolo tutti i pokémon della Francia hanno deciso di farsi un soggiorno a Parigi in cui prendono a mazzate le vecchiette?

Questo è il cuore della storia, con l'ambientazione che continua a cambiare man mano che proseguiamo durante il gioco.

I Pokémon

Allora, partiamo subito dalle "note dolenti" (ne parliamo più in profondità alla fine della recensione): il pokédex non è super-mega estesissimo. Ma saranno pure note dolenti per voi, perché per noi è tutto tranquillo, i nostri Pokémon preferiti ce l'hanno fatta tutti (o quasi, perché buhu, wooper non c'è) ad entrare nella "collezione" di questo gioco e catturarli dal primo all'ultimo è comunque una sfida, perché alcuni sono molto più rari e difficili di altri. (Sto guardando te, ranocchio blu che vive su un obelisco, tu sai chi sei, sto guardando te, dannato ranocchio blu).

E poi, vi siete scordati o no che il pokédex originale aveva solo 150 creaturine tascabili? Al confronto, qui stiamo belli comodi, con ben 230 pokémon (una lista che potrebbe essere comunque espansa notevolmente grazie agli eventi e ai DLC, che si vocifera saranno due). Sì, siamo di quella scuola di pensiero che ritiene che non sia necessario avere 1000+ pokémon in un gioco per goderselo, e questo gioco in particolare, che ha una robusta lore, trama e sistema di combattimento che sarebbe divertente anche se ne avesse solo sessanta, di pokémon, a maggior ragione.

Non ci saranno mew e mewtwo (o forse sì, perché già si favoleggia di un evento di distribizione di mewtwo, golosa occasione, lecchiamoci i baffi), ma non mancano leggendari, semi-leggendari, e una robustissima mitologia.

Ma ora rinsaviamo, dandoci uno schiaffetto: chissene del pokédex quando possiamo farci le foto con i nostri Pokémon in-game! Quando possiamo farci seguire dappertutto da qualunque pokémon desideriamo! E poi, la nostra cosa preferita: esistono pokémon di dimensioni diverse nel gioco! Ma veramente diverse. Potete farvi le foto con un Litleo grande come una motocicletta, che cavolo volete di più? Oppure farvi seguire in giro da un sableye minuscolo che sembra una formichina indaffarata, il più adorabile gremlin del mondo con i suoi dentini puntuti e... vabbé, avete capito. 

Gli NPC

(Che, per chi non lo sapesse, sta per "non-playing-character", ovvero tutti i personaggi intorno al vostro, che di solito è l'unico playing character, tranne che non stiate giocando online).

Non sappiamo se ci sia mai capito un gioco pokémon in cui tutti i personaggi, specie quelli ricorrenti, sono sembrati così vivi! Se avete mai giocato ai classici "turn based", ovvero praticamente tutto il resto di Pokémon tranne Leggende Arceus, probabilmente avete affrontato i superquattro prima di scontrarvi con il campione della regione: questi quattro allenatori incredibili, ogni specializzato in un tipo diverso, che vi danno del filo da torcere con le loro strategie e che dovete per forza battere, se volete arrivare alla fine del gioco, alla tanto agognata Sala d'Onore a cui si accede solo dopo aver picchiato pure il campione con la vostra squadra tutta composta di wooper livello 100 (ah, eravamo solo noi quelli? Vo-volete dire che non avevate tutti una squadra di wooper livello 100 per dimostrare che è il miglior pokémon del mondo?).

E se conoscete come funziona con i superquattro, sapete anche che nella stragrande maggioranza dei casi sono questi tizi che incontrare fissi nelle loro stanze, a fare da ostacoli, e nient'altro; niente impatto sulla trama, gusti personali appena accennati al di fuori dell'amore per un tipo specifico di pokémon, nessun peso sul mondo generale in cui vivete la vostra avventura, i superquattro sono solo dei pioli di acciaio massiccio intorno a cui fare slalom per diventare "the very best like no one ever was".

E i fan ormai sono abituati a questa cosa da sempre, no? Se devono immaginarseli fuori dai loro terrari in cui praticamente vivono, i fan di pokémon devono ricamare laboriosamente su quel poco che sanno, creando headcanons che espandano al di fuori dei "bordi" della storia i personaggi. 'Nsomma, ce la dobbiamo suonare e ce la dobbiamo cantare... che non è una cosa necessariamente cattiva, è bello lasciare tanto spazio all'immaginazione di chi fruisce di un'opera! Ci sono modi diversi per scrivere i personaggi, questo è solo uno dei tanti.

Ma in ZA la situazione è... diversa dal solito.

Prima di tutto, i superquattro non ci sono proprio, perché non c'è la lega (nessuna lega, per fortuna, né quella Nord né quella Pokémon) e non ci sono neanche le palestre, sostituite dalla scalata dei ranghi nella Royale Z-A. E al posto dei superquattro ci sono, ovviamente, gli allenatori più forti di Lumiose City! E visto che non li incontriamo solo in stanze chiuse a non far niente, ma che interagiscono con noi nel corso della trama (e alcuni sono proprio buffissimi!), impariamo a conoscerli e ad amarli.

E sono proprio fatti bene! Caspita! Si sanno far amare, si sanno far odiare, sanno fare riflettere. E invece di essere pesi morti nella classica trama di Pokémon, quella per intenderci in cui noi, bambino di dieci/undici anni dobbiamo sconfiggere la mafia, le forze armate, la corruzione, la PETA invasata, l'invasione degli ultracorpi e satana tutti da soli, in questo caso (finalmente! Vorremmo mettere un'abbondanza di punti esclamativi, ma sono brutti e allora non li mettiamo!) gli NPC ci aiutano attivamente nella nostra missione di salvare Lumiose (e il mondo).

Per gli appassionati dello shipping, ci sono anche deliziose tracce di interazioni fra personaggi che possono fare da scintilla al fuoco della passione dei vostri prossimi pairing preferiti, yahoo!

E se anche l'occhio vuole la sua parte... diciamocelo... ci sono personaggi veramente belli per tutti i gusti, sia che siate donne, sia che siate uomini, sia che non vi interessi nessuno dei due ma che siate appassionati di design e del modo in cui si connettono con il mondo circostante. Sì, nessuno di quelli che recensiscono videogiochi per lavoro tiene mai conto di questa cosa, ma noi non lo facciamo per lavoro, lo facciamo per passione (e questa passione è diretta verso quest'unico videogioco, al momento), quindi vi riferiamo i dettagli che contano.

La storia

La storia del gioco può non sembrare, superficialmente, questo granché... ma la cosa che la rende speciale è il modo in cui le sottotrame, le storie dei personaggi, si intrecciano fra loro e alla fine ti portano in questo crescendo epico in cui, per un attimo, ti fanno volere bene a tutti. Anche a quei personaggi che fino a tre secondi prima ci stavano antipatici.

Alla fine, mentre facevamo il percorso finale, eravamo in una specie di comunione con il mondo e fra noi... stavamo lì, a guardare i personaggi che si aiutavano gli uni con gli altri, che aiutavano noi, e pensavamo (e ci siamo detti, indicando le immagini) che non abbiamo mai visto un coinvolgimento del genere da parte degli NPC in un gioco dei Pokémon. O in un gioco in generale se è per questo! 

Non che noi abbiamo giocato molti giochi nella vita (prendete questa recensione per quello che é: quella di un gruppetto di profani che amano molto i Pokémon e il Team Flare, ma che non sono abituati a giocare a niente al di fuori di Super Mario, quello vecchio s'intende), ma questa è per l'appunto un'esperienza personale... e in questo caso è stato speciale, forse perché stavamo uscendo da un periodo di grande solitudine sociale, o forse perché stavo giocando troppe ore al giorno a quel gioco (rigorosamente su schermo grande, non su quello piccolino della switch) e si è formato nella mia mente uno stato mentale particolare... boh... saranno le decadi di amore verso i pokémon che si sono alzate dalle ceneri degli anni della nostra grigia giovinezza (sì Grisham, non ci scordiamo di te) per "manifestarsi" finalmente nel primo gioco pokémon che abbiamo giocato dall'inizio alla fine guardandolo su uno schermo grande e con l'hardware ufficiale, ma quello che sappiamo è che ci ha fatto bene.

Non possiamo spoilerarvi cosa sta succedendo nella storia, proprio no (anche se alcuni di voi lo indovineranno dopo le prime ore di gioco, se hanno abbastanza dimistichezza con le "energie" del mondo Pokémon e con la storia di Kalos in particolare).

Però vi piacerà.

Parla di fiori velenosi e di cannoni e di morte e di rinascita (ma solo un pizzichino ino ino di rinascita) e di gentrificazione e di guerra e di cosa significa essere umani (e pokémon) in un mondo di altri come te.

Le note dolenti

Allora, cos'è che non c'è piaciuto di questo titolo? Poche cose, ma per essere quanto più equi possibile, dobbiamo dirle. Anche se in questo caso non vorremmo, perché ci siamo divertiti così tanto che non ce la possiamo avere a male con questo gioco... però...

- Il parkour. Cioè, non è che non ci sia piaciuta la presenza del parkour, non ci è piaciuta tantissimo l'esecuzione del parkour, che è diverso... in questo periodo ci stiamo un po' appassionando alla disciplina (che è nata proprio in Francia, lo sapevate? Quindi è perfetta da inserire in un gioco ambientato a Kalos!) e quando abbiamo saputo che si sarebbe potuta praticare nel gameplay eravamo felicissimi! Anche perché avevamo appena giocato Assassin's Creed, dove il personaggio si muove per tutto l'ambiente urbano sfruttando il "freerunning", che poi è un po' come dire parkour (ma non esattamente! Lo devo dire nel caso ci fosse qualche praticamente di parkour e/o di freerunning a leggerci! Non sono ESATTAMENTE la stessa cosa, è complicato!), e pensavamo che in Pokémon Legends Z-A sarebbe stato un po' come in Assassin's Creed, no?
Tipo che possiamo salire su TUTTI gli edifici e su TUTTE le piattaforme arrampicandoci! E che bisognasse stare attenti a non cadere! E che ci fossero movimenti più o meno realistici.
Invece salta fuori che si può fare "parkour" (leggasi "arrampicarsi in modo semplice, senza particolari mosse legate alla disciplina") solo in presenza di specifiche costruzioni, non dappertutto. E questo, un pochino-ino-ino ci ha delusi. Perché avete fatto tutta questa città che si sviluppa in tre dimensioni, con la visuale libera, perché mai non ce la fate anche esplorare in tre dimensioni, come in Assassin's Creed?
Voglio dire, il fatto che su certe costruzioni si possa salire significa che sapete come farlo, no? E allora facciamolo!

- Visto che se non diciamo "le finestre piatte e la compressione delle immagini, gne gne", tutti i gamer del mondo, anche quelli che non hanno mai giocato ad un singolo gioco di Pokémon in vita loro, si alzano e ci vengono incontro urlando e bestemmiando in cinque o sei lingue diverse, allora dobbiamo dirlo: le finestre.

Però, diciamocelo seriamente... voi, nella vostra infanzia, ricordate di esservi concentrati così tanto, sulle finestre? Invece di catturare pikachu, guardavate le casette? No, per sapere. 

Ora, qualcuno potrà anche alzarsi dalla sua poltroncina, fare scattare in alto la mano come una bimba diligente e dire: «Ma maestra, gli sviluppatori di Pokémon sono stati pigri! Perché non hanno fatto la città bella?».

E noi, che amiamo le domande belle e intelligenti diremo.

«Bene, giovane creatura, è una buona domanda. Le domande sono buone, i giudizi affrettati un po' meno, giusto? Ed eccole qui, le tue finestre! Non sono pigri, le avevano fatte. Ed eccole qui dalla beta:»

Da un Tweet di FranDrawer


Perché dunque, se prima le case avevano dettagli di profondità, nel prodotto finale questa cosa non c'è?

Crediamo che sia per motivi di performance... non volevano che finisse di nuovo come Scarlatto e Violetto, dove cadete nei buchi, vi allungate e accorciate come il giocattolo di un dinosauro gommoso comprato nel reparto bimbi del Conad, clippate attraverso le porte e vi teletrasportate in un mondo parallelo fatto di poligoni che si compenetrano, volevano che, questa volta, le transizioni fossero stabili, e il gioco non si sfaldasse mentre cercate di catturare un pettirosso sputafuoco che sta appollaiato sopra un lampione.

Così, alla fine, hanno deciso di tagliare la profondità degli edifici. Non è una roba pigra, è una roba necessaria, perché ottimizzare un gioco nel poco tempo che hanno richiede sacrifici. Se magari si prendessero il tempo per fare un gioco, invece di sottostare ai capricci degli shareholders (e invece no, ce devono 'sta, è il capitalismo, lo schifoso capitalismo, pappappero), avrebbero potuto lasciare le finestre con una profondità. E magari aggiungere qualche balcone.

È una cosa bella a vedersi? No. Certo che no! Abbiamo gli occhi, è ovvio che non è bella. MAAAA, a nostra avviso impatta così poco sul gameplay, che, 'nsomma, meglio tagliare questa cosa che un'altra che magari invece era divertente.

- Non c'è wooper. Magari non saranno in molti a lamentarsi di questa cosa, e ricordatevi che neanche noi lo stiamo facendo... stiamo solo... notando una cosa che poteva essere migliorata. Cioè, immaginatevelo wooper accanto a voi, nel gioco. Immaginatevi che razza di suono potrebbero fare i suoi piedini pagnottini e umidi sul selciato! E poi se non c'è wooper, non c'è neanche il pokémon oggettivamente migliore di tutto il franchise: la salamandra gigante blu... ehm... volevamo dire quagsire. Quagsire.

- Non si possono cavalcare i pokémon. Non è una cosa di cui ci si possa davvero lamentare, perché c'è un senso dietro a questa scelta, e se fosse stato possibile cavalcare per esempio gogoat, come nei primi titoli, sarebbe stato un po' un buco di trama.

- 

domenica 23 marzo 2025

Recensione: Cent'anni di solitudine (Gabriel García Márquez)

Cent'anni di solitudine

È passato così tanto tempo dall'ultima recensione spinosa che abbiamo fatto... si può dire che vi abbiamo lasciato soli, senza consigli di lettura e senza farvi ridere, per un periodo di tempo piuttosto lungo... sì... hmm... quindi che cosa dovremmo recensire adesso, per farci perdonare? Ma ovviamente, ovviamente, Cent'anni di solitudine!
Cent'anni di solitudine, di Gabriel García Márquez, è quel libro che, apparentemente, tutti hanno letto tranne voi. Cent'anni di solitudine è quel libro che tutti ti consigliano. "Ah sì, è bellissimo, è così intrigante, che atmosfere magiche poi..." "Ah, ma non puoi capire finché non l'hai letto...". E poi nessuno ti dice mai che cosa c'è davvero nel libro. Pure se lo cerchi online, hai solo una vaga idea di cosa possa esserci fra le pagine di questo classico (che poi è un classico? Non lo è? Cos'è che definisce un classico? Questa è una domanda a cui potremo dare risposta un'altra volta), con gente che ti parla di chiaroveggenza, di solitudine e tutte queste cose qua. Poi lo leggi e... ed è tutta n'altra roba.
 
[Nota: In realtà su Wikipedia trovate la trama del libro. Ma siccome la trama del libro è il libro stesso, in questo caso, è lunghissima, dettagliatissima e full-spoiler, quindi non possiamo considerarla come un semplice consiglio di lettura o riassunto].
 
In teoria Cent'anni di solitudine è uno di quei libri fighi, ma così fighi, che noi poveri Cactusini, che siamo scrittori emergenti e che non abbiamo ancora vinto neanche un premio Strega, non ne potremmo parlare, e neanche potremmo farlo scherzando come facciamo sempre (e come faremo anche questa volta), ma noi non crediamo in queste stupidaggini classiste e, nel pieno spirito del libro, ci interessa più vivere le cose che stare attenti a comportarci come gran aristocratici.
Senza altri indugi, passiamo perciò direttamente a...
 
1. La trama

C'è della gente che vive.

Sì, in teoria questa è l'unica possibile trama no-spoiler che si possa fare di un libro del genere. Perché? Perché è un libro straordinario. Invece di starsene lì ad inventare svolte artificiose per una trama che sta insieme su degli stecchini, Gabriel García Márquez si rimbocca le maniche e decide di raccontare la storia di sette generazioni di persone nella famiglia Buendìa. E siccome queste persone sono, appunto, persone, le cose che succedono sono talmente tante, talmente imprevedibili, che non è che la trama si possa riassumere.

Avete mai provato a partecipare ai Wattys? Soprattutto negli ultimi anni (prima che, disgraziatamente, Wattpad decidesse che i Wattys in lingua italiana non si fanno più... e vabbé, l'avete già visto che ora abbiamo iniziato a scrivere pure in inglese...), per partecipare ti è richiesto di compilare una scheda riguardo al libro con cui stai cercando di partecipare. Nella scheda in questione, devi dichiarare: chi è il protagonista, qual'è il suo obiettivo, chi sono i personaggi principali, e soprattutto devi fare due sinossi, una brevissima e una "lunga" che però è sempre breve.

Ecco, questo significa che Gabriel García Márquez non avrebbe mai potuto vincere un premio Wattys, perché il suo libro non ha UN protagonista, ne ha sette generazioni (e tutti i loro amici), non ha un obiettivo, se non raccontare la loro vita, e la sinossi di un tale colosso sarebbe del tutto impossibile nelle poche righe di spazio che vi vengono date per farlo.

Okay, quindi... la trama. Proviamo a ridurla all'osso senza dire semplicemente "c'è della gente che vive".

Allora...

C'è della gente che vive in Sud America. Sono i Buendìa, e fondano il villaggio di Macondo insieme a ventuno amici con le loro famiglie, per un totale di trecento persone. E qui iniziano a vivere.

C'è un tizio che vuole scoprire le verità più profonde e studia l'alchimia per ottenere la pietra filosofale, una matrona perspicace, chiaroveggente e pragmatica che deve farsi carico delle sorti della famiglia, una bambina che si mangia le zolle di terra (e poi le fa male, ovviamente, il pancino, e bisogna farla smettere), un italiano aggraziato con i pantaloni attillati che impartisce lezioni di ballo animando tutta la casa (sarà gay? Non lo sarà? La risposta potrebbe sorprendervi!), uno (anzi, più di uno) che fa i combattimenti di galli, amanti sfortunati, amanti fortunati, gli zingari che portano meraviglie incredibilii come i tappeti volanti, e fra loro Melquiades che conosce il futuro ed è amico dei Buendìa in un modo che non vi aspettereste, case da ristrutturare e ridipingere (e se vogliono costringere la matrona a dipingerla di blu, invece che di bianco, si sbagliano di grosso!), un colonnello leggendario che ha avuto troppi figli, un marinaio le cui scoregge fanno appassire i fiori (testuale) e che sopravvive grazie a prestazioni sessuali da superdotato, una tipa che sale in cielo portandosi le lenzuola e un'altra che prega ogni giorno di poterle riavere, queste lenzuola che sono salite al cielo, le formiche che si mangiano la casa, gli indigeni, i pesciolini d'oro, le tartarughe, gli animaletti di caramello, i figli ripudiati, una guerra, i comunisti, i conservatori, la morte, la nascita, il cerchio del tempo, un ragazzo seguito ovunque da farfalle gialle, medici che possono operare telepaticamente (ma sarà poi vero, oppure solo una truffa?), una donna che crede di esser nata per diventare regina, un entomologo che va in bicicletta e guida l'aeroplano, e ancora non avete visto niente!

Bon. Fatto. Una cosa che però non spiega mai NESSUNO (forse neanche Wikipedia) è che il titolo e l'intera narrazione, con tanto di flash-forward, è funzionale a quello che succede nel finale, che dà senso a tutto. Alla fine della lettura, dopo aver capito perché si chiama "cent'anni di solitudine", dopo aver scoperto il segreto con cui ti punzecchiano fin dalle prima pagine, sentirai dentro di te uno scuotimento interno che ti costringerà a ragionare sulla natura delle cose, sul perché delle dinastie, su quale sia il motivo per cui vivi.

Sempre se sei quel tipo di persona... beati voi che riuscite a non farvi tante pare per dei libri!

 
2. La copertina 
 

Come tutti i grandi classici, anche Cent'anni di Solitudine ha un mucchio di copertine diverse da cui pescare. 

L'edizione che abbiamo letto noi non è moderna, l'abbiamo ottenuta attraverso uno scambio di libri nel nostro club del libro (ah, quanto vorremmo coinvolgere anche voi, germoglietti! Potervi vedere in faccia, scambiare con voi libri, magari farci una partitella con le carte dei Pokémon!), perciò probabilmente non troverete questo libro commercializzato in questa veste grafica, ma è la prima a cui dobbiamo dare un giudizio: 

 

I fiori e gli uccelli. Sì, effettivamente è di questo che il libro parla. In modo trasversale. (Ammirate la scannerizzazione tutta storta del nostro libriccino!)

Ah, che nostalgia, i Miti Mondadori! Sembravano tempi diversi, quelli in cui ad essere trendy erano i libri, quelli in cui i genitori ancora spingevano i proprio figlioli, adolescenti e non, a leggere questi cosini economici e tascabili, invece di fregarsene altamente... scusateci, scusateci, ci è entrata un po' di boomerite cronica nell'occhio... comunque si tratta di una copertina che, senza infamia e senza lode, fa di base il lavoro che deve fare. Non c'è una sola faccia umana, benché la storia parli principalmente di persone, e si decide invece di metterci fiori e colibrì (non ricordiamo di aver mai letto di un singolo colibrì all'interno del libro, ma magari ci sbagliamo noi, eh!). Ti fa pensare che sia un libro sulla natura sudamericana (e un po' lo è, quindi non è troppo fuori strada).

"Dalle memorie di Macondo l'esotico incanto del continente sudamericano" è evocativo, ci sta. Approvato.

 

Sono un libro importante. Un libro serio. Un libro che non ti piacerà.

La seconda copertina che abbiamo scelto di osservare e giudicare, come gli impietosi dèi che siamo, è quella dell'edizione spagnola del 2017, 'na roba che se la guardate pensate che possa essere del 1717, ma invece no, è proprio del 2017. Che l'editori detesti dal profondo del suo cuore Gabriel García Márquez, desiderando che nessuno sulla faccia della Terra (beh, più probabilmente solo della spagna) legga questo libro? Il progetto grafico è... minimale. Un minimale da vecchio che fa parte di un'associazione culturale e deve fare un poster per un evento che si avvicina (se non siete mai stati nella stessa associazione culturale con dei vecchietti che non hanno mai accesso un computer non potete capire, ma se capite questo riferimento, condoglianze).

Secondo questa copertina, dunque, il contenuto del libro è... uhm... verde. Sì, probabilmente è verde. Sarà la storia di un secchio di vernice. Un secchio di vernice estremamente anziano. Passiamo alla prossima!

 
Toh guarda il miracolo della vita... e dei baffi.

Perché ha qualcosa di così... di così... siciliano? Cioè, quello che vogliamo dire è che è una buona copertina per descrivere quello che c'è dentro al libro: l'albero genealogico, i bambini, la natura... e allora perché... perché invece del sudamerica sembra un quadro che la signora *redatto* di *redatto* potrebbe aver fatto per esporlo nella più recente riunione degli Artisti del Corso? 

Comunque, interessante, intrigante, il bambino super-decentrato nel ventre della madre, disegnato sul bianco, è un fantastico brivido. Belli anche i fichi d'india e lo spermatozoo volante sulle terre di Scopello.

 3. Cosa ci è piaciuto

Il modo in cui racconta dell'umanità, fondendo caratteristiche di trivialità alle nebbie del mito. Gli esseri umani sono strani, alcuni lati sono, a volte, terribilmente sgradevoli, e la narrazione si limita a riportarli così come sono, senza edulcorarli. L'incesto, l'attrazione verso i minori, la brutalità, il tedio, la depressione, la prostituzione (e c'è persino della prostituzione maschile! Ammirevole, includere qualcosa del genere, anche se riguarda un solo personaggio), la crudeltà verso gli animali, l'incuria, lo sfruttamento dei lavoratori sono temi che non puoi non toccare, se stai cercando di fare un ritratto realistico dell'umanità, l'altro lato della medaglia che, se mancasse, renderebbe la narrazione insincera.

E ci sta che alcuni racconti lascino fuori queste cose, ma ciò non toglie che, facendolo, si strappa dall'umanità un pezzo di ciò che la rende tale, quello viscidino e untuoso e brutto... quello che fa splendere il resto delle caratteristiche umane. E anche quelle belle, sì, anche quelle ci sono tutte: la caparbietà, la curiosità, la forza, la socialità, l'amore.

Un calderone che fa intristire e che fa ridere (ma ridere sinceramente, di cuore, di fronte a certe assurde situazioni, a certe assurde battute).

Ora, mini-spoiler per farvi capire (con un po' di trivialità, non ce ne vogliate, non farebbe ridere se non fosse così):

Ad un certo punto, c'è una tizia (una giovane Buendìa) che dice ad un'altra tizia (che si è sposata un Buendìa, e dunque vive con loro, ma che è stata cresciuta con l'idea che un giorno diventerà regina, ed è dunque spocchiosa e altera), che lei è una di quelle che "confonde il cazzo con l'equinozio".

Molto più avanti, in un altro capitolo, la tizia spocchiosa si lamenta torrenzialmente di tutte le cose che ha dovuto subire nella casa dei Buendìa, e ricorda come una di loro le abbia detto che sia una che "non sta distinguere il membro maschile dall'equinozio".

L'uso del linguaggio, il modo in cui questa cosa ritorna a sorpresa dopo diversi capitoli, il contesto di questa lunghissima tiratona su come lei sia trattata, creano una situazione così ironica che, almeno a noi, ha fatto sorridere... ma che sorridere, abbiamo riso proprio! Quante volte vi capita, di avere un libro in mano che vi fa ridere ad alta voce, anche se solo per alcuni secondi?

E poi c'è anche un'altra cosa, una cosa assolutamente magica che avviene soprattutto nelle prime pagine: il modo in cui viene descritta la natura. Da brividi. Bellissimo, che vuoi essere lì e annusare l'aria, come se fossi anche tu uno di quel gruppo di sventurati che cercano il mare, attraversando la densa, gracidante, meravigliosa giungla sudamericana.

4. Cosa non ci è piaciuto

Che, con il nostro stile di recensione, comunque non capirete niente lo stesso di quello che c'è dentro al libro. Se lo leggerete, vi ritroverete a pensare che anche noi alla fine, come tutti gli altri recensori su internet, non siamo riusciti a capire l'essenza di ciò che c'era nei libri. Ma c'è così tanto da dire, così tanto! Non sarà una recensione, breve per giunta, a darvi l'idea di che cosa possa nascondersi fra le pagine di un libro scritto fitto fitto, con pochissimi "a capo" fra i paragrafi, tonnellate di nomi (stranamente molto simili fra loro... oppure anche non stranamente, perché chi siamo noi per giudicare cosa è strano e cosa no, nella vita di un villaggio sudamericano?).

Insomma, forse siamo stati noi, a non esserci piaciuti, non il libro. Il libro è okay. Non è colpa tua, è nostra (detta così sembra che stiamo mollando il nostro fidanzato, che per puro caso è anche un libro).

Forse un'altra cosa, però, sono proprio... i nomi, che sono ripetuti ancora e ancora e ancora. Ci saranno tipo venti tizi che si chiamano tutti Aureliano, e non stiamo scherzando, saranno almeno VENTI! Di sicuro, diciannove di loro riusciamo a ricordarli. Alla fine però è una cosa caratteristica, e anche se non è idealissima in un libro, è della realtà (o di una versione magica e romanzata di essa) che stiamo parlando, quindi gliel'abbuoniamo. Va bene lo stesso, tanto per quanto ci siano venti Aureliani, quello che conta davvero davvero davvero è solo uno, e quello lo noterete facilmente.

Voto complessivo: 83 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello! Ti classifichi, piantando ben bene le tue paludose zampette, fra l'olimpo di quelli che superano gli ottanta punti, che sono veramente, veramente pochi.

A chi lo consigliamo: A chi vuole veramente perdersi nella lettura, e non ha nessun problema con i libri in cui viene prima (molto molto prima) la storia e dopo (molto, molto dopo) le descrizioni. Chi ha uno span di attenzione molto corto, forse, dovrebbe astenersi, se non altro per non confondere tutti i nomi dei personaggi gli uni con gli altri... oppure anche no. Spegnete quei telefonini con ticche e tocche e i balletti e i trucchi e le Stanley Cup e riappropriatevi della vostra capacità di attenzione leggendo un bel classico del passato! Sarà difficile, ma ne varrà tanto, tanto la pena. 

Dove potete trovare il libro?
È un libro, e il nostro consiglio è di cercare per prima cosa in biblioteca, dove quasi sicuramente potreste rinvenirne una copia. potrete sicuramente appropriarvene in diversi negozi fisici o online, come Ibs, Amazon, Mondadori Store, Feltrinelli e, almeno, mentre stiamo scrivendo questa recensione, anche sul Libraccio, come usato e nuovo. Insomma, ci siamo capiti: se lo cercate lo trovate.
E siccome abbiamo l'affiliazione con Amazon, se lo comprate a questo link qualche centesimo arriva pure a noi!

 

Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).
 
 
Nota: in tanti si limitano a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

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