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giovedì 22 gennaio 2026

Recensione - Le Vite dei Santi (Leigh Bardugo)

Ave o Germoglietti, le nostre Recensioni Spinose vi accolgono nuovamente, a braccia aperte come saguari!
Che storie visiteremo oggi col cuore e la mente? Quali racconti narreremo, osservandoli con occhietti meravigliati e giudiconi?
Perché sí, stiamo parlando di racconti multipli e non di una singola storia, e per la precisione di una collezione illustrata da centoventuno pagine, raccolta dentro lo scrigno rosso e oro della bella copertina che ce lo presenta: il libro è “Le Vite dei Santi”, della scrittrice Leigh Bardugo.

Bardugo è una scrittrice apprezzatissima, diventata famosa grazie ai vari romanzi che ha scritto per il suo mondo narrativo, conosciuto con il nome collettivo di “Grishaverse”.

Chtulhu disegnato da Lovecraft. 
Aspetta di leggere il Necronomicon come
 un bravo bambino, ma non può 
perché il Necronomicon non esiste. 
Una chicca creativa su questo bel volumetto è che per un certo tempo è stato catalogabile come pseudobiblion, cioè un libro che viene citato come reale in altre opere ma non esiste: come Il Necronomicon, che appare in diversi racconti di Lovecraft ma esiste solo nella finzione delle sue storie. Allo stesso modo, Le Vite dei Santi è dapprima apparso nel Grishaverse come il testo fittizio Istorii Sankt’ya, e solo in seguito è uscito dal suo status di pseudobiblion per diventare un bambino vero.
Che figata, che chi scrive può materializzare nel mondo reale interi libri e storie che esistono solo nei mondi che ha creato! È come portare un altro pezzetto ancora di quel mondo nella vita vera.
Beh, ora che sapete cos’è uno pseudobiblion (o che ci state pensando di nuovo, se li conoscevate già!), pensate a quanti libri esistono solo dentro altri libri e a quanti ne conoscete! Quali vi vengono in mente?

Ma shhh, un momento di attenzione. Giungete le mani in preghiera, germoglietti: è ora di studiare i Santi e conoscerne vita, morte, miracoli, e soprattutto, la…


1. La trama


Albertina era una giovane ragazza giudiziosa. La carestia o forse la guerra o forse un parente fastidioso si stavano avvicinando a casa sua e la loro avanzata sembrava inarrestabile.
Nella sua strada vivevano due vecchie che sapevano tutto grazie al loro talento, spiare, e diedero ad Albertina dei consigli su come liberarsi di quel male. I loro consigli erano stupidissimi e Albertina ringrazió e non li seguí.
Piuttosto si inginocchiò sotto il grande sicomoro che stava all’entrata del paese e pensó fortissimo ai Santi, non tanto per chieder loro qualcosa, ma anche solo perché concentrarsi sulla loro pia idea la aiutava a non badare ai consigli stupidissimi.
Mentre l’alba tingeva di rosso e oro le nuvole sopra il villaggio, una voragine si aprí nel terreno, arrestando l’avanzata del male o gli invasori o il parente, ed Albertina e il paese furono salvi.
Alle vecchie non piacque che Albertina fosse stata giudiziosa e devota invece di seguire i loro stupidi consigli, così le tirarono una pietra e lei morì.
Sankta Albertina è la santa patrona dei giovani incompresi e dei tiri fortunati.

Questa non è la trama del libro, o di nessuno dei racconti contenuti nella raccolta. È una Cactus original. Però vi fa un esempio buffo di come si svolgono le storie all’interno, con il grottesco realismo magico che contraddistingue le storie di santi, dalla ben più popolare Santa Lucia che si cava gli occhi ai meno conosciuti Santi Sisinnio, Martirio (che nome iellato, comunque) e Alessandro che vennero aggrediti e uccisi in Anaunia.

Questo libro, più che una trama, ha un filo conduttore. Il titolo indurrebbe a pensare che il fil rouge sia la narrazione delle vite dei santi (cosa che vale anche per l’inglese, essendo il titolo originale The Lives of Saints), peraltro vero nella maggior parte delle storie… ma non in tutte.
Quello che pare essere il vero focus è non tanto una biografia ordinata, quanto invece il glorioso, luminoso momento della manifestazione dei loro poteri.
Ogni storia tocca un punto di disperazione, una bruttura causata, di solito, da altri esseri umani, che fa scattare l’intervento divino dei poteri della Santa o il Santo che dà il nome alla storia; a volte coincide con il personaggio protagonista, a volte è solo la/il ricevente di un’invocazione da una persona pia, devota al culto dei Santi.

2. La copertina 
 
Quella "classica", che è quella con cui noi abbiamo letto il libro, è a nostro avviso molto riuscita: bella a vedersi e riconoscibile a colpo d'occhio. Memorabile, insomma.
 

Dal vivo fa anche un po' esperienza sensoriale, perchè la copertina rigida ha tutta una tessitura che potete intuire anche nell'immagine di cui sopra.

Che vi colpisca o vi lasci indifferenti, sembrava anche che fosse l'unica copertina che avessero mai fatto per il libro, cambiando solo la lingua del titolo da un Paese all'altro: The Lives of Saints, Die Leben der Heiligen, As Vidos dos Santos...
Ma non lo è.
Il cirillico aveva altre opinioni.
 
Santa Lucia ha perso gli occhi, ma io ho la tostaggine e li faccio perdere a voi. Tiè, Colpo del Sole!

Questa è l'edizione russa del 2020, che riprende una delle illustrazioni che troverete dentro al libro; un'edizione che non ha paura di riempire gli spazi vuoti, una copertina con più arte, più cornici (e tutte diverse), più contrasti, più alfabeti (lo vedete, quel piccolo "New York Times" in basso a destra?). Una variazione che non ci aspettavamo di trovare vista la sobrietà della copertina principale, ma nient'affatto sgradita: a nostro avviso, questo libro non ha copertine brutte, e questa sembra una vecchia raccolta di favole di una terra lontana.   
 

3. Cosa ci è piaciuto?
Uno dei punti forti del libro sono proprio le illustrazioni. Ogni storia ne ha una, tutte a colori e a pagina intera, dalla mano di Daniel J. Zollinger, che aiutano a rendere più memorabili i personaggi protagonisti e la loro mistica.
Le Sante e i Santi che Zollinger ritrae sono spesso nelle loro storie spesso vittime di oscure vicende, ma raramente nei ritratti le loro espressioni si scompongono più di tanto. Questo è in realtà un punto a favore, perché riprende benissimo il modo in cui vengono dipinti i santi della religione cristiana; l’artista non lesina sui colori, che sono vibranti, scelti tanto per la rappresentazione quanto per l’atmosfera.
Le Vite dei Santi è godibile anche se non hai mai letto nient’altro del Grishaverse; non abbiamo ancora recuperato quasi nessuno dei libri di Bardugo (e quindi, in realtà, non possiamo dirvi quanto questo libricino si incastri bene con la continuità delle storie. Se voi ne sapete qualcosa in più, lasciate qui un commento!) eppure non abbiamo avuto problemi a leggerlo!
Il concetto stesso dello pseudobiblion è una cosa che ci manda in sollucchero, quindi già solo per questo punti extra.
Concludiamo con quello che è probabilmente la cosa che a ripensarci ci è piaciuta di più: Le Vite dei Santi è una raccolta di fiabe grottesche, in cui potresti trovarti di fronte ad un racconto di magia e meraviglia o di brutale crudeltà. Oltre ad essere uno stile azzeccato per dei racconti agiografici, per i motivi a cui abbiamo già accennato mentre vi parlavamo della trama, è interessante vedere delle storie semplici, che spesso nelle pubblicazioni moderne sono equate ad un pubblico infantile, trattare con disinvoltura temi pesanti.

4. Cosa non ci è piaciuto?
Le illustrazioni sono messe all’inizio della storia, il che, se hai abbastanza fantasia, ti può già fare capire quale sarà il suo finale.
Dopo poche storie, che ti fanno tastare i limiti della narrazione, i racconti rimangono godibili ma poco capaci di creare aspettativa a causa della struttura e brevità (tutti tranne uno).


Voto complessivo: 78 su 100. Complimenti, sei stato dichiarato libro bello! Anche i Sankti Cactus di Fuoco, patroni dell'ispirazione e dei libri belli, ti approvano.

A chi lo consigliamo: A chi finisce in infinite tane di coniglio cercando storie e leggende medievali, a chi affascina il vero culto dei santi (anche se non è cristiano), a chi gradisce libri che può finire a pizzichi e bocconi, una storia alla volta; ed infine, a chi piace avere libri belli da vedere!

 

E insomma, che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto? Siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).

Nota: in tanti si limitano a dirci solo il titolo del libro da recensire (o addirittura scriverne un sacco in fila), e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".


Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

domenica 23 marzo 2025

Recensione: Cent'anni di solitudine (Gabriel García Márquez)

Cent'anni di solitudine

È passato così tanto tempo dall'ultima recensione spinosa che abbiamo fatto... si può dire che vi abbiamo lasciato soli, senza consigli di lettura e senza farvi ridere, per un periodo di tempo piuttosto lungo... sì... hmm... quindi che cosa dovremmo recensire adesso, per farci perdonare? Ma ovviamente, ovviamente, Cent'anni di solitudine!
Cent'anni di solitudine, di Gabriel García Márquez, è quel libro che, apparentemente, tutti hanno letto tranne voi. Cent'anni di solitudine è quel libro che tutti ti consigliano. "Ah sì, è bellissimo, è così intrigante, che atmosfere magiche poi..." "Ah, ma non puoi capire finché non l'hai letto...". E poi nessuno ti dice mai che cosa c'è davvero nel libro. Pure se lo cerchi online, hai solo una vaga idea di cosa possa esserci fra le pagine di questo classico (che poi è un classico? Non lo è? Cos'è che definisce un classico? Questa è una domanda a cui potremo dare risposta un'altra volta), con gente che ti parla di chiaroveggenza, di solitudine e tutte queste cose qua. Poi lo leggi e... ed è tutta n'altra roba.
 
[Nota: In realtà su Wikipedia trovate la trama del libro. Ma siccome la trama del libro è il libro stesso, in questo caso, è lunghissima, dettagliatissima e full-spoiler, quindi non possiamo considerarla come un semplice consiglio di lettura o riassunto].
 
In teoria Cent'anni di solitudine è uno di quei libri fighi, ma così fighi, che noi poveri Cactusini, che siamo scrittori emergenti e che non abbiamo ancora vinto neanche un premio Strega, non ne potremmo parlare, e neanche potremmo farlo scherzando come facciamo sempre (e come faremo anche questa volta), ma noi non crediamo in queste stupidaggini classiste e, nel pieno spirito del libro, ci interessa più vivere le cose che stare attenti a comportarci come gran aristocratici.
Senza altri indugi, passiamo perciò direttamente a...
 
1. La trama

C'è della gente che vive.

Sì, in teoria questa è l'unica possibile trama no-spoiler che si possa fare di un libro del genere. Perché? Perché è un libro straordinario. Invece di starsene lì ad inventare svolte artificiose per una trama che sta insieme su degli stecchini, Gabriel García Márquez si rimbocca le maniche e decide di raccontare la storia di sette generazioni di persone nella famiglia Buendìa. E siccome queste persone sono, appunto, persone, le cose che succedono sono talmente tante, talmente imprevedibili, che non è che la trama si possa riassumere.

Avete mai provato a partecipare ai Wattys? Soprattutto negli ultimi anni (prima che, disgraziatamente, Wattpad decidesse che i Wattys in lingua italiana non si fanno più... e vabbé, l'avete già visto che ora abbiamo iniziato a scrivere pure in inglese...), per partecipare ti è richiesto di compilare una scheda riguardo al libro con cui stai cercando di partecipare. Nella scheda in questione, devi dichiarare: chi è il protagonista, qual'è il suo obiettivo, chi sono i personaggi principali, e soprattutto devi fare due sinossi, una brevissima e una "lunga" che però è sempre breve.

Ecco, questo significa che Gabriel García Márquez non avrebbe mai potuto vincere un premio Wattys, perché il suo libro non ha UN protagonista, ne ha sette generazioni (e tutti i loro amici), non ha un obiettivo, se non raccontare la loro vita, e la sinossi di un tale colosso sarebbe del tutto impossibile nelle poche righe di spazio che vi vengono date per farlo.

Okay, quindi... la trama. Proviamo a ridurla all'osso senza dire semplicemente "c'è della gente che vive".

Allora...

C'è della gente che vive in Sud America. Sono i Buendìa, e fondano il villaggio di Macondo insieme a ventuno amici con le loro famiglie, per un totale di trecento persone. E qui iniziano a vivere.

C'è un tizio che vuole scoprire le verità più profonde e studia l'alchimia per ottenere la pietra filosofale, una matrona perspicace, chiaroveggente e pragmatica che deve farsi carico delle sorti della famiglia, una bambina che si mangia le zolle di terra (e poi le fa male, ovviamente, il pancino, e bisogna farla smettere), un italiano aggraziato con i pantaloni attillati che impartisce lezioni di ballo animando tutta la casa (sarà gay? Non lo sarà? La risposta potrebbe sorprendervi!), uno (anzi, più di uno) che fa i combattimenti di galli, amanti sfortunati, amanti fortunati, gli zingari che portano meraviglie incredibilii come i tappeti volanti, e fra loro Melquiades che conosce il futuro ed è amico dei Buendìa in un modo che non vi aspettereste, case da ristrutturare e ridipingere (e se vogliono costringere la matrona a dipingerla di blu, invece che di bianco, si sbagliano di grosso!), un colonnello leggendario che ha avuto troppi figli, un marinaio le cui scoregge fanno appassire i fiori (testuale) e che sopravvive grazie a prestazioni sessuali da superdotato, una tipa che sale in cielo portandosi le lenzuola e un'altra che prega ogni giorno di poterle riavere, queste lenzuola che sono salite al cielo, le formiche che si mangiano la casa, gli indigeni, i pesciolini d'oro, le tartarughe, gli animaletti di caramello, i figli ripudiati, una guerra, i comunisti, i conservatori, la morte, la nascita, il cerchio del tempo, un ragazzo seguito ovunque da farfalle gialle, medici che possono operare telepaticamente (ma sarà poi vero, oppure solo una truffa?), una donna che crede di esser nata per diventare regina, un entomologo che va in bicicletta e guida l'aeroplano, e ancora non avete visto niente!

Bon. Fatto. Una cosa che però non spiega mai NESSUNO (forse neanche Wikipedia) è che il titolo e l'intera narrazione, con tanto di flash-forward, è funzionale a quello che succede nel finale, che dà senso a tutto. Alla fine della lettura, dopo aver capito perché si chiama "cent'anni di solitudine", dopo aver scoperto il segreto con cui ti punzecchiano fin dalle prima pagine, sentirai dentro di te uno scuotimento interno che ti costringerà a ragionare sulla natura delle cose, sul perché delle dinastie, su quale sia il motivo per cui vivi.

Sempre se sei quel tipo di persona... beati voi che riuscite a non farvi tante pare per dei libri!

 
2. La copertina 
 

Come tutti i grandi classici, anche Cent'anni di Solitudine ha un mucchio di copertine diverse da cui pescare. 

L'edizione che abbiamo letto noi non è moderna, l'abbiamo ottenuta attraverso uno scambio di libri nel nostro club del libro (ah, quanto vorremmo coinvolgere anche voi, germoglietti! Potervi vedere in faccia, scambiare con voi libri, magari farci una partitella con le carte dei Pokémon!), perciò probabilmente non troverete questo libro commercializzato in questa veste grafica, ma è la prima a cui dobbiamo dare un giudizio: 

 

I fiori e gli uccelli. Sì, effettivamente è di questo che il libro parla. In modo trasversale. (Ammirate la scannerizzazione tutta storta del nostro libriccino!)

Ah, che nostalgia, i Miti Mondadori! Sembravano tempi diversi, quelli in cui ad essere trendy erano i libri, quelli in cui i genitori ancora spingevano i proprio figlioli, adolescenti e non, a leggere questi cosini economici e tascabili, invece di fregarsene altamente... scusateci, scusateci, ci è entrata un po' di boomerite cronica nell'occhio... comunque si tratta di una copertina che, senza infamia e senza lode, fa di base il lavoro che deve fare. Non c'è una sola faccia umana, benché la storia parli principalmente di persone, e si decide invece di metterci fiori e colibrì (non ricordiamo di aver mai letto di un singolo colibrì all'interno del libro, ma magari ci sbagliamo noi, eh!). Ti fa pensare che sia un libro sulla natura sudamericana (e un po' lo è, quindi non è troppo fuori strada).

"Dalle memorie di Macondo l'esotico incanto del continente sudamericano" è evocativo, ci sta. Approvato.

 

Sono un libro importante. Un libro serio. Un libro che non ti piacerà.

La seconda copertina che abbiamo scelto di osservare e giudicare, come gli impietosi dèi che siamo, è quella dell'edizione spagnola del 2017, 'na roba che se la guardate pensate che possa essere del 1717, ma invece no, è proprio del 2017. Che l'editori detesti dal profondo del suo cuore Gabriel García Márquez, desiderando che nessuno sulla faccia della Terra (beh, più probabilmente solo della spagna) legga questo libro? Il progetto grafico è... minimale. Un minimale da vecchio che fa parte di un'associazione culturale e deve fare un poster per un evento che si avvicina (se non siete mai stati nella stessa associazione culturale con dei vecchietti che non hanno mai accesso un computer non potete capire, ma se capite questo riferimento, condoglianze).

Secondo questa copertina, dunque, il contenuto del libro è... uhm... verde. Sì, probabilmente è verde. Sarà la storia di un secchio di vernice. Un secchio di vernice estremamente anziano. Passiamo alla prossima!

 
Toh guarda il miracolo della vita... e dei baffi.

Perché ha qualcosa di così... di così... siciliano? Cioè, quello che vogliamo dire è che è una buona copertina per descrivere quello che c'è dentro al libro: l'albero genealogico, i bambini, la natura... e allora perché... perché invece del sudamerica sembra un quadro che la signora *redatto* di *redatto* potrebbe aver fatto per esporlo nella più recente riunione degli Artisti del Corso? 

Comunque, interessante, intrigante, il bambino super-decentrato nel ventre della madre, disegnato sul bianco, è un fantastico brivido. Belli anche i fichi d'india e lo spermatozoo volante sulle terre di Scopello.

 3. Cosa ci è piaciuto

Il modo in cui racconta dell'umanità, fondendo caratteristiche di trivialità alle nebbie del mito. Gli esseri umani sono strani, alcuni lati sono, a volte, terribilmente sgradevoli, e la narrazione si limita a riportarli così come sono, senza edulcorarli. L'incesto, l'attrazione verso i minori, la brutalità, il tedio, la depressione, la prostituzione (e c'è persino della prostituzione maschile! Ammirevole, includere qualcosa del genere, anche se riguarda un solo personaggio), la crudeltà verso gli animali, l'incuria, lo sfruttamento dei lavoratori sono temi che non puoi non toccare, se stai cercando di fare un ritratto realistico dell'umanità, l'altro lato della medaglia che, se mancasse, renderebbe la narrazione insincera.

E ci sta che alcuni racconti lascino fuori queste cose, ma ciò non toglie che, facendolo, si strappa dall'umanità un pezzo di ciò che la rende tale, quello viscidino e untuoso e brutto... quello che fa splendere il resto delle caratteristiche umane. E anche quelle belle, sì, anche quelle ci sono tutte: la caparbietà, la curiosità, la forza, la socialità, l'amore.

Un calderone che fa intristire e che fa ridere (ma ridere sinceramente, di cuore, di fronte a certe assurde situazioni, a certe assurde battute).

Ora, mini-spoiler per farvi capire (con un po' di trivialità, non ce ne vogliate, non farebbe ridere se non fosse così):

Ad un certo punto, c'è una tizia (una giovane Buendìa) che dice ad un'altra tizia (che si è sposata un Buendìa, e dunque vive con loro, ma che è stata cresciuta con l'idea che un giorno diventerà regina, ed è dunque spocchiosa e altera), che lei è una di quelle che "confonde il cazzo con l'equinozio".

Molto più avanti, in un altro capitolo, la tizia spocchiosa si lamenta torrenzialmente di tutte le cose che ha dovuto subire nella casa dei Buendìa, e ricorda come una di loro le abbia detto che sia una che "non sta distinguere il membro maschile dall'equinozio".

L'uso del linguaggio, il modo in cui questa cosa ritorna a sorpresa dopo diversi capitoli, il contesto di questa lunghissima tiratona su come lei sia trattata, creano una situazione così ironica che, almeno a noi, ha fatto sorridere... ma che sorridere, abbiamo riso proprio! Quante volte vi capita, di avere un libro in mano che vi fa ridere ad alta voce, anche se solo per alcuni secondi?

E poi c'è anche un'altra cosa, una cosa assolutamente magica che avviene soprattutto nelle prime pagine: il modo in cui viene descritta la natura. Da brividi. Bellissimo, che vuoi essere lì e annusare l'aria, come se fossi anche tu uno di quel gruppo di sventurati che cercano il mare, attraversando la densa, gracidante, meravigliosa giungla sudamericana.

4. Cosa non ci è piaciuto

Che, con il nostro stile di recensione, comunque non capirete niente lo stesso di quello che c'è dentro al libro. Se lo leggerete, vi ritroverete a pensare che anche noi alla fine, come tutti gli altri recensori su internet, non siamo riusciti a capire l'essenza di ciò che c'era nei libri. Ma c'è così tanto da dire, così tanto! Non sarà una recensione, breve per giunta, a darvi l'idea di che cosa possa nascondersi fra le pagine di un libro scritto fitto fitto, con pochissimi "a capo" fra i paragrafi, tonnellate di nomi (stranamente molto simili fra loro... oppure anche non stranamente, perché chi siamo noi per giudicare cosa è strano e cosa no, nella vita di un villaggio sudamericano?).

Insomma, forse siamo stati noi, a non esserci piaciuti, non il libro. Il libro è okay. Non è colpa tua, è nostra (detta così sembra che stiamo mollando il nostro fidanzato, che per puro caso è anche un libro).

Forse un'altra cosa, però, sono proprio... i nomi, che sono ripetuti ancora e ancora e ancora. Ci saranno tipo venti tizi che si chiamano tutti Aureliano, e non stiamo scherzando, saranno almeno VENTI! Di sicuro, diciannove di loro riusciamo a ricordarli. Alla fine però è una cosa caratteristica, e anche se non è idealissima in un libro, è della realtà (o di una versione magica e romanzata di essa) che stiamo parlando, quindi gliel'abbuoniamo. Va bene lo stesso, tanto per quanto ci siano venti Aureliani, quello che conta davvero davvero davvero è solo uno, e quello lo noterete facilmente.

Voto complessivo: 83 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello! Ti classifichi, piantando ben bene le tue paludose zampette, fra l'olimpo di quelli che superano gli ottanta punti, che sono veramente, veramente pochi.

A chi lo consigliamo: A chi vuole veramente perdersi nella lettura, e non ha nessun problema con i libri in cui viene prima (molto molto prima) la storia e dopo (molto, molto dopo) le descrizioni. Chi ha uno span di attenzione molto corto, forse, dovrebbe astenersi, se non altro per non confondere tutti i nomi dei personaggi gli uni con gli altri... oppure anche no. Spegnete quei telefonini con ticche e tocche e i balletti e i trucchi e le Stanley Cup e riappropriatevi della vostra capacità di attenzione leggendo un bel classico del passato! Sarà difficile, ma ne varrà tanto, tanto la pena. 

Dove potete trovare il libro?
È un libro, e il nostro consiglio è di cercare per prima cosa in biblioteca, dove quasi sicuramente potreste rinvenirne una copia. potrete sicuramente appropriarvene in diversi negozi fisici o online, come Ibs, Amazon, Mondadori Store, Feltrinelli e, almeno, mentre stiamo scrivendo questa recensione, anche sul Libraccio, come usato e nuovo. Insomma, ci siamo capiti: se lo cercate lo trovate.
E siccome abbiamo l'affiliazione con Amazon, se lo comprate a questo link qualche centesimo arriva pure a noi!

 

Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).
 
 
Nota: in tanti si limitano a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

martedì 13 agosto 2024

La classifica globale incredibile super-inclusiva di tutti i film mai visti dai Cactus di Fuoco


Siore, siori e tutto ciò che c'è nel mezzo, benvenuti alla classifica in continuo aggiornamento (sì, continuo, perché ogni volta che guardiamo un nuovo film, il suo titolo finirà proprio qui, in questa classifica) di tutti i film che abbiamo mai guardato.

Vi siete mai chiesti cosa ne pensiamo (in breve) del vostro film preferito? State cercando qualcosa di nuovo da guardare con gli amici/amanti/nemici questa sera? Allora siete nel posto giusto!

Ma bando alle ciance ed ecco la classifica dei film destinata a diventare la più lunga del mondo! Quale sarà il miglior film mai creato, secondo i Cactus di Fuoco? E quale il peggiore?

(Nota: ovviamente, come per tutte le recensioni spinose, non c'è alcuna pretesa di obiettività e tutto è terribilmente, schifosamente personale. Ma noi non facciamo mica i critici cinematografici di lavoro, eh, scusate).

  1. Antonio Gatteras
    Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio

    (film del 2022 diretto da Joel Crawford)
    Gatto ansioso, gatta ladra e canetto brutto scappano da lupo che fischia. Film che ci insegna come gestire un attacco di panico. Orsi napoletani attaccheranno briga, ma solo perché amano la loro figlia.
    Il villain ha i capelli rosa, non proviene da nessuna vera favola, e lo renderà un problema di tutti. Film di animazione per tutta la famiglia, compresi i vostri cuginetti con gli occhi a forma di Ferrari.
    Nota: quando diciamo "per tutta la famiglia", non intendiamo semplicemente che non ci sono scene uh-uh, ah-ah e sanguinose, intendiamo che dovete sedere sul divano e fare guardare questo coso a tutta la famiglia. Piacerà pure alla nonna, se non è una nonna scema.

  2. Roccheggiamo!
    Rock & Rule
    (Film del 1983, diretto da Clive A. Smith)

    Un paio di labbra cattive, con un vecchio rocker rancoroso che ci cresce intorno, ha deciso di vendicarsi di tutte le persone sulla Terra perché il suo ultimo disco ha venduto poche copie.
    Siccome è edgino abbestia, decide di evocare un demone, ma l'unico modo che ha per farlo è quello di usare la voce di una tipa che canta in una band squattrinata, che ha trovato in un bar.
    La tipa squattrinata è un suddetta band insieme ad un tipo scontroso che è, probabilmente, uno dei più antipatici protagonisti della storia del roccoandrullo.
    Storia poco profonda, ma animazione e character design così particolari e belli che vale la pena di vedere questo film anche solo per sentirsi tutti rocchettari e grungini.
    Film per quando vi sentite ricercati e volete svelare una vera e propria gemma dell'animazione degli anni ottanta. Oh, e ci sono dentro canzoni cantate da Lour Red, Iggie Pop, e un mucchio di altra gente figa! Pronti a rifarvi gli occhiuzzi e le orecchiette? Rock&Rule è il film per voi!
    P.S.: Labbra. Lo capirete quando le vedrete. Lo capirete, giurin giurello.

  3. Bella, sono la
    pelle del killer
    Twilight
    (Film del 2008, Regia di Catherine Hardwicke)
    Un vampiro ha la pelle da killer. Una ragazza loca si trasferisce in un posto che la rende triste e moscia. Tutti gli esseri umani, tranne la protagonista, non sono importanti. Gli esseri immortali non hanno niente da fare che non sia andare a scuola per il resto dell'eternità.
    E tu? Tu hai l'ait?
    Bella ce l'ha. E non è una cosa bella.
    Film per adolescenti sbaciucchienti che amano sentirsi dire che il ragazzo che amano vuole mangiarli, ma anche per donne di mezz'età che si sono scordate cosa vuol dire essere adolescenti e non vogliono ricordarselo in maniera realistica. Per monsterlovers poco esigenti a cui basta un brillantino.

  4. Ch-chi siete voi?!
    Eragon

    (film del 2006 diretto da Stefen Fangmeier)
    L'ultimo film mai pubblicato in VHS: un tale capolavoro che dopo di esso, hanno deciso che un intero formato di registrazione non dovesse esistere più.
    C'era una volta una Saphira con le piume, che diceva "Aaaaragan, sei un cavaliera dei dragha". Adattamenti mozzafiato (aiuto, non respiro), colori così sbagliati che il pomolo della spada, che deve essere rosso, è blu ed è in primo piano nel poster. Elfi senza orecchie a punta. Cantastorie che non cantano storie. Ragazzi bruni con i capelli biondi. I famosi urgali, guerrieri dotati di corna, hanno le teste lisce come bocce da bowling. Re eternamente giovani, purtroppo ormai vecchi e pelati.
    Ma soprattutto, non ha mai avuto un sequel. Film per nessuno.

  5. Facce arrabbiate.
    Sabia.
    Dune
    (Film del 2021 diretto Denis Villeneuve).
    Lunghi silenzi arrabbiati, interrotti di quando in quando da dialoghi arrabbiati. Scenografia composta da un'unica finestra ed astronavi brutte in CGI (non è la CGI ad essere brutta, ma le astronavi). Se il worldbuilding originale era la muraglia cinese, qui ne rimane solo un mattoncino Lego, su cui abbiamo messo il piede. Tra scene o aride o bagnaticce, della brillantezza originale dei dialoghi non rimane niente, se non uno spoglio adattamento per Hollywood. Le Bene Gesserit sembrano pollici neri.
    Film per i critici cinematografici, a cui piace dare premi a film in cui non succede nulla e tutti i maschi gonfiano i muscoli del collo.


  6. Il classico Disney
    se fosse ordinato
    su Wish... ah no?
     Wish
    (Un "film" del 2023 diretto da Chris Buck e Fawn Veerasunthorn)
    Ha due registi e nessuno dei due dovrebbe essere lì.
    Una ragazza con capelli animati male decide che il re che esaudisce i desideri sensati dovrebbe invece morire di stenti nel tentativo folle di esaudire ogni singolo desiderio della capricciosa popolazione.
    Il re dice no. Una stella caduta (Lucifero?) e una capra satanica (LUCIFERO?) la aiutano dopo un montaggio allucinato a fare qualcosa che non si sa bene. Il desiderio della ragazza è "avere di più di così", di certo un desiderio molto specifico. Canzoni sgrammaticate, galline che sparano uova mentre danzano, battute petifere e culose, cinepanettone per i più piccoli. Il re è universalmente considerato bono (anche in canon).
    Film per nonne sdentate che non capiscono cosa stanno vedendo sullo schermo e per quelli che stannano la Disney e si fanno la pipì addosso dalla gioia ogni volta che vedono Pinocchio o Peter Pan.

sabato 13 agosto 2022

Recensione - Novecento (Alessandro Baricco)

Germoglietti, torniamo in scivolata per darvi in pasto la recensione di un agile, intenso libretto che abbiamo avuto il piacere di leggere di recente.
Il libro in questione ci è stato consigliato da La-Socia, che ovviamente ringraziamo per la collaborazione e a cui questa recensione è dedicata. Grazie del suggerimento! 
Questo volumetto ci ha sorpresi un po', perciò volevamo fare un piccolo gioco con voi prima di iniziare la recensione vera e propria. Ora noi vi lasceremo qui il titolo e la copertina dell'edizione che abbiamo letto noi (che, comunque, commenteremo per bene nella sezione apposita delle recensione che c'è più avanti). 
 
Vi trovate davanti cosa? Il titolo "Novecento", l'autore, Alessandro Baricco, ed una nave stilizzata. 
Per giocare con noi, quello che vi chiediamo di fare è di provare ad indovinare di cosa parli il libro solo da questi tre elementi. Pensateci, scrivete un commento e solo dopo proseguite con la storia. 
(Se lo avete già letto, non barate e non fate anticipazioni! Se volete partecipare, potete dire l'impressione che ne avete avuto prima di leggerlo). 
 
Ci siete? Fatto? 
 
Abbiamo voluto fare questo giochino semplicemente perché, sebbene siano coerenti con la storia, titolo e copertina ci avevano dato l'impressione di stare per leggere qualcosa come un saggio storico sulle emigrazioni italiane verso l'America di inizio novecento; la prospettiva sulla storia cambia però completamente quando scopri che "Novecento" non è solo un periodo storico, ma il nome del protagonista. 
Non ci resta che spiegarvi finalmente la trama, così potrete confrontarlo con la vostra ipotesi e vedere quanto è vicina alla realtà.
Se ci avete azzeccato avete l'autorizzazione a festeggiare con balletti e autoproclamarvi nuovo Oracolo della vostra città.
 
 
1. La trama
Novecento non è né un romanzo né un saggio: è un monologo teatrale, che l'autore descrive come un incrocio tra "una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce". 
La voce narrante è quella di Tim Tooney (scritto per essere interpretato dall'attore Eugenio Allegri, di cui fu effettivamente l'ultimo ruolo a teatro prima di passare al piccolo schermo. Sì, è appena apparsa una curiosità teatrale del '94 selvatica, perché le Recensioni Spinose sono divertimento e cultura); che, oltre ad avere il nome che potrebbe avere un personaggio della Warner Bros, è un trombettista professionista imbarcatosi sul piroscafo Virginian per lavorare con l'orchestra di bordo ed intrattenere i passeggeri.
Lì incontra il protagonista della storia: un pianista dal sobrio nome di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, che però è magnanimo e per abbreviare, dovendo scegliere tra il farsi chiamare con due consonanti che fanno il suono di una notifica su cellulare, un agrume, un numero o un nome da persona, sceglie ovviamente di farsi chiamare Novecento.
È un uomo la cui abilità al pianoforte è quasi sovrannaturale: è in grado di incantare il pubblico, suonare anche in mezzo alla tempesta, eseguire brani impossibili senza che nessuno glielo abbia mai insegnato...
D'altra parte, la sua personalità è comune e sobria tanto quanto il suo nome, e, sebbene il suo bel carattere lo renda presto un grande amico di Tim Tooney, il caro Novecento non manca di stranezze. Ad esempio, non ha mai lasciato la nave in vita sua: è stato trovato ancora neonato dentro lo stesso pianoforte che suonerà da grande dal fuochista Danny, probabilmente nato ed abbandonato sulla Virginian. L'uomo lo ha preso, adottato ed allevato come suo sulla nave (e gli ha anche dato il nome in un delirio avantgardistico degno delle peggiori password per e-mail). Novecento ha iniziato da piccolo a suonare prodigiosamente il piano ed a guadagnarsi così da vivere, ma lì, sul piroscafo, ha trovato il suo posto e messo radici così profonde da non azzardarsi a conoscere di più del mondo oltre la Virginian se non nelle proprie fantasie. 
E ora sembra proprio che abbia tutta l'intenzione di passare la vita intera sullo stesso piroscafo, abbandonando la fama e la fortuna che otterrebbe portando il suo talento da musicista sulla terraferma...
Il monologo, pur essendo un volumetto agile ricco di jazz e marinai, segue tutta la storia della vita di Novecento dal suo inizio alla sua fine, accennando di tanto in tanto all'arrivo di altri personaggi secondari che passano nella vita di Novecento; ma i protagonisti rimangono lui, il suo pianoforte e la sua amata Virginian, in quella che sembra una simbiosi indissolubile.
 
2. La copertina
Quella che vi abbiamo mostrato all'inizio è la vecchia edizione della Feltrinelli, che ci sembra essere ormai stata sostituita in pianta stabile da questa:
 

Dell'altra ci piacevano i colori forti, ma l'idea del fumo e dell'acqua composti dalle parole del libro è davvero carina, soprattuto perchè è estetica ma quando ti sforzi di leggere tutte le paroline ondulate puoi già iniziare a ridere senza manco aprire il libro.
La composizione però è sbilanciata, lasciando lo spazio vuoto sopra la nave un po' troppo vistoso. Piazzateci un gabbiano, un pianoforte volante, Novecento che rotea, ma non lasciatelo così, su.
 
La Feltrinelli è l'unica casa editrice italiana ad essersi occupata di Novecento, ma si è divertita nel tempo a fare diverse varianti che, per brevità, non potremo riportare tutte. Anzi, il libro sembra aver riscosso parecchio successo anche all'estero, perchè praticamente ogni paese ha la sua versione della copertina, che sono tutte variazioni sul tema di "nave nel mare" con occasionali aggiunte di pianoforti o note musicali sopra, sotto, e di lato, perciò ne riporteremo solo alcune.
Questa è una delle tante:

Onde sonore (ba dum tss 🥁)
 
Per questa particolare storia, nonostante noi abbiamo un evidentissimo debole per le copertine complicate, intricate, fitte di dettagli, possiamo apprezzare design più semplici. Il Baricco sceglie con cura le parole da usare e ne usa poche, pesate, senza descrizioni particolarmente cinematografiche, perciò stili più leggeri si adattano bene alla sua prosa.
Questa qui l'abbiamo trovata proprio carina, con la Virginian che cavalca le note, però non riesce ad avere la stessa "ruvidezza" della precedente e rispecchia di meno la storia, pur restando veramente graziosa ed a tema. Se avessero unito quello stile a questa composizione, probabilmente sarebbe stata una copertina perfetta.
 
Nel frattempo i francesi erano molto preoccupati che non si capisse bene che Novecento era un pianista, quindi hanno fatto la cosa più minimale che hanno trovato e cambiato il titolo, che non è più "Novecento" (nel caso potessi confonderti e pensare che si tratti di un numero nell'ordine delle centinaia e non un musicista), ma "Novecento: pianiste", con una mano che suona i tasti bianchi e neri.
Probabilmente la prima idea era "Novecento = IL PIANISTA CHE SUONA IL PIANO" in francese, ma avranno deciso di andarci un po' più delicati.
 

Ci sembra giusto dare uno spazietto anche alla variante rumena, che esilia Novecento a prua ma almeno gli da' uno spazietto per comparire. È una delle più complicate, con delle belle tinte calde. Caruccia.

 
Ed ora attenzione, perchè volevamo finire in bellezza. La recensione si tinge di romantica intensità, perchè l'hot take di Anagrama, la casa editrice ispanica, era che la copertina di "Novecento" dovesse essere fatta esclusivamente con una grafica che è un mix di quella dei siti sugli angeli custodi, un Harmony e una slide di Power Point.
Intensa. Sconvolgente.
Anzi, "Novecento" non era abbastanza drammatica, quindi andava aggiunto "la leyenda del pianista en el océano", e presa una bella illustrazione con un tipo che sembra stare impalato così, sull'acqua. Chissà cosa farà, il pianista leyendario, in quali posti andrà sotto questo cielo rosa con quattro nuvole lunghe messe strategicamente per non oscurare la luna. Vai pianista leyendario, facci sognare, dacci le ali. Chissà se anche noi saremo en el océano come te un giorno...

"Oh! Chissà se mi noterà mai, il Transatlantico-senpai..."


3. Cosa ci è piaciuto 
Lo stile eccentrico del monologo, a tratti buffo a tratti serissimo, è fondamentale nel mettere la meraviglia ed il mistero che abbelliscono la strana storia di Novecento. Nonostante sia un monologo teatrale e, dunque, scritto diversamente da un romanzo "classico" -- in fondo si suppone essere un lungo discorso portato avanti dallo stesso personaggio -- riesce a trasformare la parzialità del punto di vista di Tim in uno strumento per rendere la narrazione più interessante.
La psicologia di Novecento è molto particolare: è un personaggio giocoso, curioso, per certe cose ancora bambino, ma con motivazioni e idee forti a spingerlo. Non possiamo approfondire oltre per non entrare nel territorio minato degli spoiler, però abbiamo gradito il modo in cui è stato gestito.
Va anche detto che, nonostante la brevità in cui si svolge e quindi il poco "tempo" a sua disposizione, lo scrittore non lascia nessuna domanda in sospeso e chiude l'intera storia con una scena finale d'impatto.
 
4. Cosa non ci è piaciuto 
La vistosa, fosforescente assenza di personaggi femminili. Le donne non vengono mai citate come personaggi, ma come parte di un ambiente -- ad esempio, le donne ricche appaiono come passeggere di contorno della Virginian -- o come ideali vaghi: viene talvolta citata solamente l'idea di "trovare moglie" e la cosa finisce lì. 
Non c'è un'amica, una cuoca, una ricca, una serva, una parente che abbia un qualunque peso nella storia. Un gran peccato. 
È vero che agli inizi del novecento le donne non avevano ancora raggiunto certe libertà e ruoli lavorativi come oggi, ma che il cinquanta per cento della popolazione si volatilizzi è... abbastanza strano.

Voto complessivo: 72 su 100. Congratulazioni, monologo teatrale bello, sei stato promosso!
 
A chi lo consigliamo: A chi vuole una lettura snella ma interessante, un libricino da leggere in un pomeriggio e che si può portare in spiaggia, sotto un albero in campagna, sull'autobus o anche spaparanzati a casa. È un libro "conveniente", che dà molte più emozioni del tempo che vi prende. 
Probabilmente, se vi piacciono le storie meno demenziali di Stefano Benni o quel piccolo tesoro de "Il gabbiano Jonathan Livingstone", questo libro potrebbe regalarvi bei momenti.
Se leggete praticamente solo high fantasy potrebbe invece non colpirvi, perché quel pizzico di atmosfera misteriosa, che per noi ha arricchito la narrazione, è mescolata ad un'ambientazione molto più realistica e "secca", che per un attimo promette magia e poi potrebbe non mantenere rimanendo molto indietro rispetto ai certi elfici standard.

Dove potete comprare il libro? 
La migliore possibilità di ottenerne una copia velocemente è su internet: noi vi indirizziamo ai buoni prezzi e le spedizioni veloci di Amazon, con cui caso vuole abbiamo un’affiliazione. 
Perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui copertina c'è un piroscafo transatlantico (come potete chiamarvi collezioniste/i di libri se non avete un libro con un piroscafo transatlantico in copertina?), date un’occhiata all’inserzione da link che vi lasciamo qui!
Così, voi pagate proprio gnente in più e non vi cambia nulla (tranne che cliccare sull'indirizzo che vi lasciamo è più comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra. Consideratelo. Ecco il link!
Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche!
Questo libro, poi, ha avuto anche una serie di adattamenti sia teatrali che cinematografici, quindi potreste persino seguire la storia da un media diverso (c'è pure un audiolibro letto da Stefano Benni!), ma noi ci limiteremo a parlare della nostra cosa preferita: la pagina scritta.
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione! 
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). 
 
Nota: in tanti si limitano a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

sabato 7 maggio 2022

Recensione - Cemetery Boys (Aiden Thomas)

Hola, ¡pequeños brotes!
Bentornati alle Recensioni Spinose! Oggi vi parliamo di un libro urban fantasy che si è prepotentemente inserito nella nostra lista di lettura a prima occhiata.
Letteralmente, lo abbiamo visto in biblioteca e ce lo siamo portato a casa.
Anzitutto perché nel titolo c’è la parola “cemetery”, e se ormai conoscete un po’ i vostri cari Cactus, saprete che le storie che hanno a che fare con cimiteri, estetiche gotiche e/o il sovrannaturale di stampo oscuro ci garbano; però sia la trama che la copertina di questo “Cemetery Boys” hanno suscitato la nostra curiosità anche per motivi che, ovviamente, approfondiremo tra un attimo nelle sezioni della recensione a loro dedicate. Tranquilli, non siamo diventati superficiali e sbadatoni ;)
Possiamo sin da subito dirvi che si tratta di un romanzo Young Adult (cioè indirizzato in teoria ad un pubblico adolescente) figlio di una scuola di narratori e narratrici che si è fatta le ossa su Internet. Una generazione più “moderna”, per certi versi (primo fra tutti il fatto che sono effettivamente moderni, ovvero vivono contemporaneamente a noi). La cosa si intuisce subito dal titolo in inglese e i tags (#disastergays è una cosa che non immaginavamo di leggere in biblioteca, eppure eccoci qua) sulla quarta di copertina. 
È un libro che porta delle innovazioni anche sulla scrittura e grammatica vere e proprie, tentando una via inclusiva che rispecchi i temi del libro (che è pucciato nei temi di diversità e inclusione come un biscotto nel latte, sotto diversi aspetti), con l'uso di parole che rigettano il maschile sovraesteso accentate di schwa o "x" finali alla spagnola (come in "brujas", la parola spagnola per "streghe", che qui viene resa come "brujx" nei gruppi di generi misti).
Scopo nobile, incipit interessante, ma sarà stato fatto bene?
Prima di iniziare vi avvertiamo che, subiti dal protagonista, ci saranno transfobia e misgendering, conditi di accoltellamenti vari, anche se il libro non ne fa una fiera del dolore. Tuttavia, se siete sensibili a questi temi, preparatevi di conseguenza.
Iniziamo dando una scorsa a...

1. La trama:
In un cimitero nella parte est di Los Angeles iniziano i preparativi per l'arrivo del Dìa de Los Muertos: la comunità magica del posto, un meraviglioso miscuglio di etnie originatesi in Sud America, è in fermento.
Yadriel è un giovane brujo ('na strega maschio, in breve, ma in salsa sudamericana) la cui famiglia, che vive proprio nel cimitero, è centrale allo sviluppo di questa comunità, in quanto è proprio suo padre a fungere da loro capo spirituale.
Non che Yadriel possa godersela più di tanto, 'sta storia del "figlio del capo"; la sua comunità tradizionalista lo tratta un po' da matto e gli nega una partecipazione alla vita della comunità pari a quella di tutti gli altri coetanei... perché Yadriel è trans. E in aggiunta, gli garbano anche gli uomini.
Solo tre persone lo supportano davvero: la sua migliore amica Maritza, suo zio e sua madre. Ah, però sua mamma tira le cuoia prima ancora dell'inizio del libro. Mannaggetta.
Nonostante il carattere ansioso ed introverso, Yadriel è una persona determinata, e ha intenzione di dimostrare al mondo di essere un vero brujo: è per questo che di notte sgattaiola nel cimitero insieme a Maritza e compie da solo il rituale del quinces per collegarsi alla Signora Morte, dea da cui provengono tutti i loro poteri magici.
La dea glieli concede, ma siccome le cose gli stanno andando troppo di lusso, Yadriel avverte un dolore improvviso creato dai suoi poteri di brujo per comunicargli che gli è appena schioppato il cugino simpatico. E anche se tutti i brujos e le brujas riescono ad avvertire la scomparsa del povero cugino Miguel, collegati tra loro dalla magia, non hanno idea di dove sia il suo corpo o come sia morto il poveretto, neanche dopo giorni dall'accaduto.
È l'occasione perfetta per dimostrare a tutti che Yadriel è un vero brujo! Nella comunità, le donne sono guaritrici dei vivi, gli uomini guardiani dei morti: se Yadriel riuscisse ad evocare lo spirito di Miguel e poi dargli la pace eterna, potrebbe sia risolvere il mistero della sua morte che scoprire se la Dea gli ha concesso di diventare il brujo che ha sempre sentito di essere. 
Per evocare Miguel, però, gli serve un oggetto intimamente collegato al defunto. Lui e Maritza si mettono alla ricerca del suo portaje, un oggetto che, un po' come una bacchetta magica, consente al suo portatore di usare la magia. Nel caso di Miguel si tratta di un pugnale, come per praticamente tutti i brujos.
Il piano logico è 1) trovare il portaje 2) evocare Miguel 3) interrogarlo 4) farlo riposare in pace con dei testimoni che vedano che Yadriel lo ha fatto riposare in pace 5) godersi le faccette sbalordite dei miscredenti. Vittoria!
Il problema è che questi due sbandati falliscono già al primo passo, perché, dopo essersi intrufolati di notte in una cappella fredda e abbandonata, dove i due sono pieni di brividi e brutti presentimenti (c'è anche uno scheletro polveroso vestito da Signora Morte messo lì per gradire, evidentemente per chi arredò al tempo it sparked joy) e trovano una medaglietta dalle vibrazioni maligne. E decidono che, vabbé, sembra giusto provare ad evocare qualcosa con questa catenina brividosa. Magari salta fuori che è di Miguel, boh, coincidenza, noi nel dubbio vediamo che fare poi.
 
 
Così Yadriel richiama lo spirito legato alla catenina, ma l'errore gli diventa chiaro quando quello ad apparire di fronte a lui non è il cugino, ma Julian Diaz, il bel bad boy sparito dalla sua scuola!
Julian non ha idea di come sia morto, e Yadriel sembra incapace di metterne a riposo lo spirito. Lui e Maritza hanno adesso un bel problema tra le mani: come faranno a procedere con la loro missione... dovendo impegnarsi nel frattempo a nascondere al resto della comunità un fantasma iperattivo e aiutandolo pure con l'enigma della propria morte?

2. La copertina

Al momento della recensione sono passati neanche due anni dalla pubblicazione di Cemetery Boys, avvenuta il primo settembre del 2020, ma abbiamo già tre variant della copertina. Questa è quella standard sia qui che all'estero, la più comune in assoluto, va bene anche ricordare solo questa:
 
 
Yadriel guarda ostinatamente di fronte a sé come tutti i valorosi eroi, anche se l'esplosione alle sue spalle è di petali e Julian lo sta guardando con occhi che lo disprezzano e bocca che sorride, misterioso come la Gioconda. Yeah. Epicità.

A dirla tutta, la copertina è stata una delle cose che ha attirato la nostra attenzione per prime! 
Sembra uno di quei disegni fatti con tanto amore per illustrare i propri personaggi originali, che si possono trovare su posti come Tumblr... e questo già dona personalità alla storia! Molto bello il design della Signora Morte e, anche se la povera Maritza rimane fuori dal trittico in copertina, questa riesce a presentare comuque con efficacia la storia e l'atmosfera del libro, con i petali di calendula, le candele e le tombe, Yadriel e Julian schiena a schiena e la dea posta in alto.
Ah, e i colori sono bellissimi! Quell'oro e rosso-magenta scuro vellutato si sposano a meraviglia! In conclusione, forse la composizione fa sì che la parte inferiore della copertina risulti forse un po' sbilanciata e pesante rispetto a quella superiore, ma niente di grave che possa compromettere il giudizio che questa, sì, è una gran bella copertina!

Una delle tre è invece una variant esclusiva alla Barnes and Noble (il più grande venditore di libri al dettaglio degli USA) con la Signora Morte e diversi dettagli dorati su sfondo rosso, che riprende abbastanza quella classica ma senza i protagonisti. Se provate la curiosità di vederla, potete farlo in questo post su Tumblr (non avevamo voglia di appropriarci di foto private e ripostarle, preferiamo darvi la possibilità di approfondire ma con il post originale).

La terza è ultima è quella dell'edizione tedesca, che un po' ce lo strappa un "aawwwww":

Yadriel&Julian 2gether 4ever
 
In realtà è una sorta di anteprima, perché questa edizione della Dragonfly per veri shipperz sarà disponibile solo il 28 giugno e questa recensione è scritta durante la prima metà di maggio, perciò è una copertina dal futuro. Ma noi Cactus possiamo questo ed altro.
I richiami al Dìa de Los Muertos sono abbastanza chiari, la scelta dei colori saturati e pieni su sfondo scuro è una scelta che o si ama o si odia, in genere.
Per quel che ci riguarda, questa copertina, comunque, è adorabile. Sembra il lavoro di una bimba con colori a spirito, colla e forbicine che fa un lavoretto artistico, ma elevato a livello professionale. Poi il fatto che abbiano sentito il bisogno di aggiungere a spaglio tutti quei cuoricini gialli e rosa e il Yadriel & Julian, che nel titolo originale non c'è, è francamente adorabile.
 
3. Cosa ci è piaciuto
Tante, tante cose! È da tanto che non ci capitava un libro per ragazzi fantasy così carino. Il bello di questo libro è che è molto fresco sotto diversi punti di vista, perché non ha timore di svicolare dai generi commerciali dell'editoria e incorporare elementi fantasy, romantici, horror, d'avventura.
Il sistema magico è proprio carino, con regole chiare senza perdere di misticismo. In generale, tutto il worldbuilding che viene tirato in ballo merita!
I personaggi sono tutti scritti bene e ben differenziati, tanto che non è difficile ricordarsi nomi e caratteristiche anche dei secondari con cui avremo poco a che fare durante la narrazione. C'è rappresentazione per tantissime categorie di persone, rappresentazione che non risulta per nulla forzata: persone queer, come il protagonista Yadriel, ma anche persone con capelli di colori strani, di etnie diverse, con diverse scelte alimentari, estroversi o introversi, con diverse visioni della vita, con trascorsi più o meno difficili, con caratteri e abilità fisiche differenti.
Sono rappresentati per una volta in luce positiva anche i pitbull! Maritza ne ha due, adorabili, il che ci ha fatto davvero piacere, e sono anche coinvolti nella trama.
Oh, spendiamo due parole sulla questione bad boy. Julian si qualifica come bad boy in un certo senso, ma contemporaneamente non è per nulla il tipaccio stereotipico da buttare nell'organica che figura in troppi libri "romantici". 
Che sollievo. Al contrario, è scritto come un personaggio a cui ci si può davvero affezionar col tempo, pieno di energia e passioni, con un carattere complementare a quello di Yadriel, che è più riflessivo e ansioso.
L'estetica di certe scene è facile da immaginare e molto bella; quando un libro riesce a legarsi ad un'estetica o ad un'atmosfera in particolare vuol dire che è ben scritto. Aiden Thomas ha chiaramente attinto alle proprie stesse radici sudamericane per costruirci su Cemetery Boys, e secondo nostro parere, ha fatto proprio bene.
Per i nostri germoglietti indagatori: facendo caso ai vari indizi si riesce anche ad indovinare il finale prima di arrivarci; noi l'abbiamo fatto, ma è stato così soddisfacente vedere come i tasselli si incastravano che, a nostro avviso, non è un demerito.
 
4. Cosa non ci è piaciuto
Ci dispiace un po' dirlo, ma la gestione italiana della traduzione rende il tutto poco scorrevole, soprattutto all'inizio.
La lettrice o lettore dovrà destreggiarsi con parole spagnole (spesso non spiegate) durante il corso di tutta la lettura, sparse sia nei dialoghi che nelle descrizioni, ma questo non è il problema... a meno che non siate negati per le lingue, caso nel cui dovreste rimanere dizionario o traduttore alla mano.
Va però considerato che questo spagnolo improvviso è unito anche ad un mix di neologismi neutri presi da due linguaggi diversi, lo scevà (o schwa che dir si voglia) italiano e la "x" latina: la locuzione "lə brujx" comparirà spessissimo.
La frase "Il quinces è una cerimonia importante per brujx" non è scorrevole, quindi è poco immersiva, il che è un peccato per una storia così ben strutturata. Un po' di omogeneità avrebbe aiutato; purtroppo sia spagnolo che italiano sono due lingue che per il neutro hanno poco spazio, e al momento abbiamo quasi solo soluzioni più o meno brutte.
Completiamo quest'angolino di rubrica con due osservazioni sulla medaglietta di Julian. La prima è che, come abbiamo scherzosamente sottolineato nel riassunto della trama, l'evocazione di Julian è portata con un pretesto molto debole: non era possibile che davvero credessero di portare così indietro il cugino, si saranno autoipnotizzati, boh.
San Giuda, il cugino di Gesù. Veramente, eh.
La seconda è che, della medaglietta (spoiler non spoiler) ci verrà sottolineato per tutto il libro che è in onore di San Giuda. Ci diranno che Julian tiene a San Giuda, che la sua famiglia tiene a San Giuda, Julian si firma St.J. -- probabilmente Saint Jude -- quando fa i graffiti, Yadriel deciderà di cambiare il nome in Giuda per far piacere a Julian (no, quest'ultima non è vera, però ci siamo intesi)... tutta questa sotto trama però non porta a niente. Nada.
Almeno vi diciamo noi (visto che nel libro non c'è) a cosa probabilmente fa riferimento: il Giuda in questione non è Iscariota, ma Taddeo, un altro, meno popolare apostolo di Cristo, che è considerato il santo dei casi disperati.
Adesso, sapete a quale santo accendere una candela per le cause perse della vostra vita. You're welcome.
È un dettaglio carinissimo! Nella storia ci sta da favola! Però sembra che l'autore lo abbia scritto come elemento portante e poi non abbia proprio pensato a trovare lo spazio per chiudere questa porta aperta. Peccato.

Voto complessivo: 85 su 100. ¡Así se hace, libro bonito!
 
A chi lo consigliamo: Ci sono davvero tante persone che potrebbero essere felici di aver tra le mani questo volume! Per esempio, consigliamo di dargli un'occhiata a chi divora storie "boy love" su piattaforme come Wattpad, EFP o AO3, perché i personaggi di Yadriel e Julian e la loro dinamica sono adorabili. 
Lo segnaliamo anche a chi è alla ricerca di nuove letture fantasy, a chi come noi non può resistere a libri con titoli cimiteriali, a chi ama la cultura sudamericana e forse ha provato a trattenere due lacrimucce guardando film come Il Libro della Vita o Coco, o, last but not least, a chi cerca storie con tematiche LGBTQ+ ben scritte.
Questo è uno di quei libri che, al momento giusto, per la persona giusta, può diventare una piccola, gradita fissazione. Là fuori Cemetery Boys può vantare un fandom non enorme, ma attivo e che gode di ottima salute, completo di chiacchiere, fanart, forse persino fanfiction; se vi capita di innamorarvi di questo libro, sappiate che c'è un'intera community là fuori con cui potrete chiacchierare della vostra nuova passione.
 
Dove potete comprare il libro?
È un libro che ha riscosso un discreto successo soprattutto all'estero, ma in realtà dopo il primo sbarco in Italia non ci è più capitato di vederlo in libreria. La migliore possibilità di ottenerne una copia velocemente è su internet: noi vi indirizziamo ai buoni prezzi e le spedizioni veloci di Amazon, con cui caso vuole abbiamo un’affiliazione. 
Perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui copertina ci sono due giovini dalle sopracciglia intense e una signora scheletrica ma fascinosa, date un’occhiata all’inserzione da link che vi lasciamo qui!
Così, voi pagate proprio gnente in più e non vi cambia nulla (tranne che cliccare sull'indirizzo che vi lasciamo è più comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra. Consideratelo. Ecco il link!
Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche! 
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione! 
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). 
 
Nota: in tanti si limitano a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo. Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate". 
 
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima recensione! 🌵🔥

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