Oggi recensiamo una cosa un po' anomala... siete abituati a leggere le nostre opinioni pazzerelle e (spesso) non richieste sui libri, qualche volta sui film, ma oggi ci concentreremo su un profumo.
Sì, non avete letto male: parliamo di un prodotto "cosmetico". E che cosa c'entra con la scrittura, le storie, l'intrattenimento e tutte quelle cose lì di cui parliamo di solito? Se avete mai letto qualcosa di nostro, sapete che siamo dei grandi, grandissimi fan della descrizione degli odori, al punto tale che ognuno dei nostri personaggi, anche quando non esplicitato nei libri, è pensato per avere un effluvio caratteristico (chi ha letto qualcuno delle nostre schede dei personaggi, avrà di certo notato che l'odore che accompagna quel personaggio è proprio fra le informazioni principali, quelle di base, all'inizio della scheda).
Avete mai letto il Profumo di Süskind? No? È un romanzo meraviglioso (e prima o poi lo recensiremo) che racconta del modo in cui gli odori governano la nostra vita, le puzze e i profumi ci attirano e ci repellono, ci aiutano persino a ricordare (e sì, l'olfatto è effettivamente più legato al processo mnemonico rispetto agli altri sensi).
Wikipedia ci dice:
"La percezione di un odore avviene essenzialmente in due diversi modi, uno strettamente fisiologico, l'altro psicologico. [...]
Il processo psicologico è attivato invece dalle esperienze, dai ricordi,
dalle emozioni che ognuno di noi associa ad un determinato odore.
L'esempio del ricordo olfattivo è particolarmente significativo: un
odore può spingere il nostro cervello a richiamare immagini del passato,
attivando associazioni e stimoli emotivi, in base alla interazione tra
la struttura olfattiva e il sistema limbico, che è quella zona del cervello da cui passano le nostre emozioni."
Insomma, gli odori sono tanto importanti nella nostra vita quanto nel modo in cui raccontiamo la vita, sia la nostra che quella degli altri. La bellezza del camminare in un prato di fiori, del rotolarsi fra le corolle, è dimezzata se non se ne descrive il profumo, così come l'effluvio del pane appena sfornato, dello zucchero, sono parte fondamentale del fascino di una panetteria. E di cosa sa un ragazzo sexy? Se siete avidi lettori e lettrici di romanzi rosa, sapete perfettamente che il personaggio mascolino e figo deve sempre avere un odore che dà alla testa, molto spesso con note considerate fiere e forti, come il muschio, il cuoio, magari con qualcosa che "addolcisca" ma non troppo, tipo gli agrumi.
(Poi, lo sapete che noi siamo un po' anticonvenzionali e abbiamo un sacco di personaggi maschili che odorano di fiori, ma vabbé, parlavamo dei romanzetti rosa, mica della roba impegnata. Che poi, non è che la nostra sia roba impegnata, lo diciamo che sennò sembriamo pretenziosi, ma vogliamo dire che rispetto agli Harmony un po' di impegno più c'è. E ve lo diciamo da persone che hanno provato a scriverlo, un Harmony).
I posti oscuri hanno effluvi mortali, puzzo di cadavere e di muffa, di umidità, di sangue. Nella saga del Signore degli Anelli, la discesa nei luoghi governati da Shelob (la ragnona, ve la ricordate? Quella che sembrava l'antenata più figa dell'Aragog di Harry Potter) è accompagnata anche da un odore crescentemente più nauseabondo, man mano che il buio cresceva intorno ai poveri protagonisti.
Insomma, il profumo è una parte importante, fondamentale, del processo di scrittura, perché è quello che rende realmente immersivo il mondo descritto, fornendo al lettore un'esperienza più che tridimensionale, un'esperienza sensoriale.
E perché abbiamo deciso di recensire un profumo solo adesso e mai prima d'ora? Per un motivo: questo profumo ci è stato regalato da una persona che lo ha associato ad un personaggio.
In questo caso, non si tratta di un nostro personaggio, ma dell'antagonista di un cartone animato del 1994, David Xanatos (e il cartone in questione è Gargoyles. Chi se lo ricorda?).
Quindi, ci è stato mandato questo profumo chiamato "Lord of Misrule" (non è un nome fico? Eh? Eh?), prodotto da Lush.
Può questo profumo, quindi, rappresentare bene questo personaggio?.
Andiamo per ordine:
Chi è David Xanatos?
David Xanatos è il principale antagonista della serie "Gargoyles". Attenzione, Xanatos è un antagonista,non un villain: nel senso che il suo ruolo, per una certa parte della storia, è quella di antagonizzare il gruppo di protagonisti, pur avendo creato per loro una serie di benefici che nessun altro avrebbe potuto creare. Non vuole ammazzare nessuno, non è il tipo di persona che non perdona, non maltratta i suoi sottoposti e non è un pezzo di sterco senza cuore come qualcuno potrebbe aspettarsi.
Si tratta di un personaggio Disney estremamente anomalo (sì, Gargoyles è un prodotto Disney, anche se loro se ne vergognano così tanto che in passato non volevano neppure associare il loro brand alla serie), visto che, al contrario di come avviene con tutti i classici "cattivi" (li conoscete tutti, no? Scar, Gaston, Jafar, Frollo, tutti quelli iconici...), David Xanatos... vince. Lui vince sempre.
Non cade nel burrone alla fine del film. Non si auto-sabota. I suoi convoluti piani sono talmente fantasmagorici e fighi che lo spettatore manco se ne accorge, che alla fine ha vinto il cattivo, che alla fine dell'intero arco narrativo il buon (?) David ha ottenuto esattamente quello che desiderava nella prima puntata, solo che c'ha messo un po' più tempo del previsto per arrivarci (e per nasconderlo sotto quella che è apparentemente una vittoria degli eroi), piani così ben fatti che hanno dato il nome ad un trope: avete mai sentito parlare dello Xanatos Gambit?
Insomma, i suoi obiettivi sono relativamente realistici (relativamente è la parola chiave): non ha alcun interesse a conquistare il mondo, per il semplice motivo che non ne vede la necessità;è stato in grado di realizzare la maggior parte dei suoi obiettivi con il sistema attuale. La parola preferita di Xanatos è "acquisire".Acquisire cose;acquisire persone;acquisire potere... qualsiasi cosa a cui lui miri.Ciò che può ottenere con un acquisto legittimo (e sono poche le cose che non può acquistare con i soldi), lo comprerà;è più facile.Ciò che non può comprare, lo prenderà... con il sotterfugio, se possibile, o con la forza, se necessario.
David Xanatos è schifosamente ricco (no, davvero, tipo Elon Musk, che diciamo, più di lui), vive in una torre alta due chilometri con in cima un castello (vi ricordate? "Obiettivi relativamente realistici"), è una persona di successo, fisicamente e psicologicamente forte, e come se non bastasse, ha trovato l'amore della sua vita; costruito come un barile rinforzato con un paio di gambe sotto, un wrestler, una parete di mattoni, è pure bello da guardare, ma non particolarmente intimidatorio grazie ai suoi modi così disinvolti eppure garbati. 'Nsomma, questo bastardone c'ha tutto quello che vorremmo avere e che forse non avremo mai.
Si può riassumere un personaggio così complesso con un profumo? Secondo voi, che odore avrebbe un mastermind, possessore di una multinazionale?
Secondo Lunar Tides (non vi diciamo il suo nome vero perché, 'nsomma, un po' di privacy...), il profumo che Xanatos indosserebbe, quello che lui sceglierebbe per rappresentarlo, è questo:
Guardate che bello, di lato alla miniaturina di Xanny...
Secondo lei, (parafrasando un pochino quanto ci ha detto), il profumo sarebbe in grado di dare la sensazione di ritrovarsi nella Manhattan degli anni 90' (avete presente Manthattan? È tipo il centro economico degli Stati Uniti, il distretto di New York in cui si trovano Wall Street e il quartier generale delle nazioni unite), in un grattacielo di lusso (insomma, nell'Eyrie building, il mostruoso grattacielone di Xanatos). In quel periodo, i profumi dal tocco esotico andavano di moda (lo sapevate che c'era pure chi li spruzzava sulle poltrone di pelle? Davvero).
Ma sarà vero? (Possiamo provarlo solo fino ad un certo punto, perché nessuno di noi è mai stato a Manhattan nei fieri nineties, e nessuno di noi è mai stato in un grattacielo di lusso in generale). Cerchiamo di scoprirlo!
Uno Xanatos dubbioso. (Notato che anche volendo non potrebbe infilarsi le dita nel naso, perché sono troppo grosse?)
Lord of Misrule è, come abbiamo detto, un profumo prodotto da Lush.
Dovrebbe essere così composto:
Note di testa: patchouli scuro di Sumatra.
Note di cuore: pepe nero.
Note di fondo: vaniglia.
Secondo il sito, la sua persistenza è intensa. Secondo noi, la sua persistenza è intensissima.
Abbiamo ricevuto e provato il profumo questa mattina. Una sola spruzzatina per persona. Fuff. L'odore è peggio che persistente, è invincibile: siamo andati a fare la spesa, abbiamo sudato sotto il sole, abbiamo mangiato, e anche dopo mangiato lui era lì, forte come all'inizio. Persistente. Tipo uno Xanatos che deve a tutti i costi avere dei gargoyle viventi a guardia del suo castello, perché averceli di pietra e basta è troppo mainstream, giusto? Dopo un po', uno di noi si è dovuto lavare il punto dove aveva applicato il profumo, perché l'odore era così intenso da sovrapporsi agli altri profumi intorno, e la cosa lo stava disorientando: non era possibile che pure i ceci ormai sapessero di Lord of Misrule.
Quanto alla composizione, le note di fondo sono le più persistenti: la vaniglia ti rimane attaccata addosso per ore, in un modo incredibile. Ma di questa cosa della vaniglia ne riparliamo più avanti.
Visivamente, la fotografia sul sito di Lush fa sembrare che il Lord of Misrule sia un profumo ambrato/bruno chiaro tendente al rosso:
Un po' tipo il colore della sua pelle quando non è al buio (sì, almeno l'80% delle scene di Gargoyles si svolgono di notte, ma è una necessità di trama):
Eyeliner sempre on point, anche dopo una grande battaglia.
In realtà, visto dal vivo, il colore del profumo somiglia di più all'exo-frame (l'armatura volante stile-iron-man-ma-più-figa che indossa) di Xanatos che al suo incarnato:
E anche se dal colore sembra un estratto di frutti di bosco, nel momento
stesso in cui il tappino nero viene rimosso, l'odore che se ne
sprigiona è veramente lontano da quello di fragole, ribes rossi, more e
co.
Non è un odore "mangereccio", non ti fa venire voglia di bere grandi quantità questo profumo come se fosse un succo di frutta. Innanzitutto, è un odore forte, fortissimo: se mai vorreste comprare questo profumo, e come alcuni di noi avete l'olfatto "delicato", mettetene pochissimo per volta, perché tende ad "attaccare in testa", se in quantità più grandi.
Le note di testa (nel caso non lo sapeste, si definiscono "note di testa" i primi odori che sentiamo, quelli che durano pochi minuti, ovvero sono le prime molecole che evaporano. Chiamatele pure "prima impressione"!) sono speziate, effettivamente esotiche, anche se ovviamente (essendo un profumo) si sente molto anche l'alcool. Facendolo girare tra noi, abbiamo sindacato che dopo pochi istanti, questo profumo somigliava in qualche modo ad un brandy aromatizzato. Insomma, ci stava con delle belle poltrone di pelle nera, con un ufficio in cima ad un grattacielo extra-lusso: un brandy di alta qualità, da sorseggiare tardi, quando finalmente si stacca dal lavoro.
L'ufficio di Xanatos. Con il suo faretto da basking, come se fosse un rettile. E un sacco di moquette.
Ritorniamo ad una questione che abbiamo lasciato precedentemente in sospeso: la vaniglia. Le note di fondo si sentono tantissimo, ed unite al patchouli ci hanno ricordato in realtà con gran forza un altro personaggio di Gargoyles: Owen Burnett. O forse un pizzichetto di Puck (sì, Puck quello di Shakespeare, personaggio di Sogno di Una Notte di Mezz'Estate). Insomma, ha qualcosa di fae: più delicato, esotico in un modo "gentile".
Ora diteci che quest'uomo non sa di vaniglia.
Ma il fatto che Owen e il suo datore di lavoro, David Xanatos, siano comunque sempre appiccicati, giustifica la presenza di questo odore: gliene sarà rimasto un po' addosso. È il ruolo di Owen Burnett, quello di essere il fedele henchman, di servire instancabilmente il suo padroncino. E di stargli accanto, così sembrano due armadi (o cassettiere) in colori diversi: douglas (o teak?) e neutro. Scegliete il vostro preferito! (No, non faremo battute sul montare gli armadi, okay? Loro non sono dell'Ikea).
Le loro spalle sono così larghe che non entrano nelle inquadrature.
Ma adesso parliamo dell'elefante nella stanza... anzi, nel profumo: il pepe nero. Noi ADORIAMO il pepe nero. E nel nostro headcanon, lo abbiamo sempre un po' associato a David Xanatos: curiosamente dolce e non-piccante, anche se dal pepe ce lo si aspetterebbe, è esotico e complesso. La polpa del pepe nero contiene importanti aromi quali terpeni, pinene, sabinene, limonene, cariofillene e linalolo che danno sapore/odore di limone, di legno e di fiori. In breve, in una durissima scorza da villain (nera per giunta, come le camicie del nostro antagonista preferito), nasconde una ricchezza e una complessità che lo rendono tutt'altro che unidimensionale. Piccante di sapore, grazie alla piperina, ma dolcemente complicato nell'odore, che come avrete capito descrive il cuore di un personaggio.
Tuttavia, all'odore di vaniglia e a quello di pepe nero, se vogliamo descrivere un personaggio che non molla mai e che compie azioni di dubbia, dubbissima, moralità, dobbiamo aggiungere qualcosa che dia più mordente, che lo renda più "dominante".
Nel Lord of Misrule abbiamo due note, sebbene molto leggere rispetto alle altre (almeno per i nostri nasini) che fanno questa cosa: la cumarina, che "virilizza" e "inselvatichisce" grazie al suo profumo di fieno appena tagliato, e il Pogostemon cablin, o patchouli, che unisce un leggero sentore terroso. Certo, non sono fragranze che si rendono immediatamente note, rimangono nascoste dietro le note più dolci e leggere di foglie e fiori, ma non è esattamente quello che dovrebbero fare? Rappresentare un lato dominante, in qualche modo oscuro, che rimane nascosto dietro uno scudo di affabilità, per manipolarti.
L'olio di patchouli! È questo che dà il tipico colore?
Insomma, è un profumo interessante, che ci ha dato pure nuove idee di scrittura (quindi ringraziate un po' tutti, che nuove cose, nuovi racconti, usciranno anche grazie a questo cosino). In qualche modo, più che David Xanatos da solo, ci ricorda più tutto l'insieme della sua famiglia: Fox, Owen e lui. Ma ci rifiutiamo di elaborare di più riguardo a questa cosa (nel caso vogliate guardarvi Gargoyles... noi non vogliamo spoilerare).
Oh, quasi ci dimenticavamo...
Il pacchetto che ci è arrivato conteneva anche due piccoli omaggi! "Toil and Trouble", uno scrubbino per il corpo viola con un profumo fortissimo (che per qualche motivo una di noi ha definito "di ametista", anche se l'ametista, lo sappiamo tutti, non ha un odore particolare, o almeno non uno che il naso umano possa distinguere), e "Sparkly Pumpkin", uno slime da doccia che visto il nome dovrebbe essere alla zucca, ma per qualche motivo ci ricorda tantissimo la carota... ma anche la zucca, quindi ci sta, dài.
Sì, prego, notate pure i cosini, Puck e Owen, insieme agli omaggini di Lush
Insomma, ringraziamo tanto tanto tantissimo Lunar Tides per il suo regalo, e per averci dato l'opportunità di fare questa piccola analisi olfattiva. È stato divertente!
Germoglietti, torniamo in scivolata per darvi in pasto la recensione di un agile, intenso libretto che abbiamo avuto il piacere di leggere di recente.
Il libro in questione ci è stato consigliato da La-Socia, che ovviamente ringraziamo per la collaborazione e a cui questa recensione è dedicata. Grazie del suggerimento!
Questo volumetto ci ha sorpresi un po', perciò volevamo fare un piccolo gioco con voi prima di iniziare la recensione vera e propria. Ora noi vi lasceremo qui il titolo e la copertina dell'edizione che abbiamo letto noi (che, comunque, commenteremo per bene nella sezione apposita delle recensione che c'è più avanti).
Vi trovate davanti cosa? Il titolo "Novecento", l'autore, Alessandro Baricco, ed una nave stilizzata.
Per giocare con noi, quello che vi chiediamo di fare è di provare ad indovinare di cosa parli il libro solo da questi tre elementi. Pensateci, scrivete un commento e solo dopo proseguite con la storia.
(Se lo avete già letto, non barate e non fate anticipazioni! Se volete partecipare, potete dire l'impressione che ne avete avuto prima di leggerlo).
Ci siete? Fatto?
Abbiamo voluto fare questo giochino semplicemente perché, sebbene siano coerenti con la storia, titolo e copertina ci avevano dato l'impressione di stare per leggere qualcosa come un saggio storico sulle emigrazioni italiane verso l'America di inizio novecento; la prospettiva sulla storia cambia però completamente quando scopri che "Novecento" non è solo un periodo storico, ma il nome del protagonista.
Non ci resta che spiegarvi finalmente la trama, così potrete confrontarlo con la vostra ipotesi e vedere quanto è vicina alla realtà.
Se ci avete azzeccato avete l'autorizzazione a festeggiare con balletti e autoproclamarvi nuovo Oracolo della vostra città.
1. La trama
Novecento non è né un romanzo né un saggio: è un monologo teatrale, che l'autore descrive come un incrocio tra "una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce".
La voce narrante è quella di Tim Tooney (scritto per essere interpretato dall'attore Eugenio Allegri, di cui fu effettivamente l'ultimo ruolo a teatro prima di passare al piccolo schermo. Sì, è appena apparsa una curiosità teatrale del '94 selvatica, perché le Recensioni Spinose sono divertimento e cultura); che, oltre ad avere il nome che potrebbe avere un personaggio della Warner Bros, è un trombettista professionista imbarcatosi sul piroscafo Virginian per lavorare con l'orchestra di bordo ed intrattenere i passeggeri.
Lì incontra il protagonista della storia: un pianista dal sobrio nome di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, che però è magnanimo e per abbreviare, dovendo scegliere tra il farsi chiamare con due consonanti che fanno il suono di una notifica su cellulare, un agrume, un numero o un nome da persona, sceglie ovviamente di farsi chiamare Novecento.
È un uomo la cui abilità al pianoforte è quasi sovrannaturale: è in grado di incantare il pubblico, suonare anche in mezzo alla tempesta, eseguire brani impossibili senza che nessuno glielo abbia mai insegnato...
D'altra parte, la sua personalità è comune e sobria tanto quanto il suo nome, e, sebbene il suo bel carattere lo renda presto un grande amico di Tim Tooney, il caro Novecento non manca di stranezze. Ad esempio, non ha mai lasciato la nave in vita sua: è stato trovato ancora neonato dentro lo stesso pianoforte che suonerà da grande dal fuochista Danny, probabilmente nato ed abbandonato sulla Virginian. L'uomo lo ha preso, adottato ed allevato come suo sulla nave (e gli ha anche dato il nome in un delirio avantgardistico degno delle peggiori password per e-mail). Novecento ha iniziato da piccolo a suonare prodigiosamente il piano ed a guadagnarsi così da vivere, ma lì, sul piroscafo, ha trovato il suo posto e messo radici così profonde da non azzardarsi a conoscere di più del mondo oltre la Virginian se non nelle proprie fantasie.
E ora sembra proprio che abbia tutta l'intenzione di passare la vita intera sullo stesso piroscafo, abbandonando la fama e la fortuna che otterrebbe portando il suo talento da musicista sulla terraferma...
Il monologo, pur essendo un volumetto agile ricco di jazz e marinai, segue tutta la storia della vita di Novecento dal suo inizio alla sua fine, accennando di tanto in tanto all'arrivo di altri personaggi secondari che passano nella vita di Novecento; ma i protagonisti rimangono lui, il suo pianoforte e la sua amata Virginian, in quella che sembra una simbiosi indissolubile.
2. La copertina
Quella che vi abbiamo mostrato all'inizio è la vecchia edizione della Feltrinelli, che ci sembra essere ormai stata sostituita in pianta stabile da questa:
Dell'altra ci piacevano i colori forti, ma l'idea del fumo e dell'acqua composti dalle parole del libro è davvero carina, soprattuto perchè è estetica ma quando ti sforzi di leggere tutte le paroline ondulate puoi già iniziare a ridere senza manco aprire il libro.
La composizione però è sbilanciata, lasciando lo spazio vuoto sopra la nave un po' troppo vistoso. Piazzateci un gabbiano, un pianoforte volante, Novecento che rotea, ma non lasciatelo così, su.
La Feltrinelli è l'unica casa editrice italiana ad essersi occupata di Novecento, ma si è divertita nel tempo a fare diverse varianti che, per brevità, non potremo riportare tutte. Anzi, il libro sembra aver riscosso parecchio successo anche all'estero, perchè praticamente ogni paese ha la sua versione della copertina, che sono tutte variazioni sul tema di "nave nel mare" con occasionali aggiunte di pianoforti o note musicali sopra, sotto, e di lato, perciò ne riporteremo solo alcune.
Questa è una delle tante:
Onde sonore (ba dum tss 🥁)
Per questa particolare storia, nonostante noi abbiamo un evidentissimo debole per le copertine complicate, intricate, fitte di dettagli, possiamo apprezzare design più semplici. Il Baricco sceglie con cura le parole da usare e ne usa poche, pesate, senza descrizioni particolarmente cinematografiche, perciò stili più leggeri si adattano bene alla sua prosa.
Questa qui l'abbiamo trovata proprio carina, con la Virginian che cavalca le note, però non riesce ad avere la stessa "ruvidezza" della precedente e rispecchia di meno la storia, pur restando veramente graziosa ed a tema. Se avessero unito quello stile a questa composizione, probabilmente sarebbe stata una copertina perfetta.
Nel frattempo i francesi erano molto preoccupati che non si capisse bene che Novecento era un pianista, quindi hanno fatto la cosa più minimale che hanno trovato e cambiato il titolo, che non è più "Novecento" (nel caso potessi confonderti e pensare che si tratti di un numero nell'ordine delle centinaia e non un musicista), ma "Novecento: pianiste", con una mano che suona i tasti bianchi e neri.
Probabilmente la prima idea era "Novecento = IL PIANISTA CHE SUONA IL PIANO" in francese, ma avranno deciso di andarci un po' più delicati.
Ci sembra giusto dare uno spazietto anche alla variante rumena, che esilia Novecento a prua ma almeno gli da' uno spazietto per comparire. È una delle più complicate, con delle belle tinte calde. Caruccia.
Ed ora attenzione, perchè volevamo finire in bellezza. La recensione si tinge di romantica intensità, perchè l'hot take di Anagrama, la casa editrice ispanica, era che la copertina di "Novecento"dovesse essere fatta esclusivamente con una grafica che è un mix di quella dei siti sugli angeli custodi, un Harmony e una slide di Power Point.
Intensa. Sconvolgente.
Anzi, "Novecento" non era abbastanza drammatica, quindi andava aggiunto "la leyenda del pianista en el océano", e presa una bella illustrazione con un tipo che sembra stare impalato così, sull'acqua. Chissà cosa farà, il pianista leyendario, in quali posti andrà sotto questo cielo rosa con quattro nuvole lunghe messe strategicamente per non oscurare la luna. Vai pianista leyendario, facci sognare, dacci le ali. Chissà se anche noi saremo en el océano come te un giorno...
"Oh! Chissà se mi noterà mai, il Transatlantico-senpai..."
3. Cosa ci è piaciuto
Lo stile eccentrico del monologo, a tratti buffo a tratti serissimo, è fondamentale nel mettere la meraviglia ed il mistero che abbelliscono la strana storia di Novecento.
Nonostante sia un monologo teatrale e, dunque, scritto diversamente da
un romanzo "classico" -- in fondo si suppone essere un lungo discorso portato avanti dallo stesso personaggio -- riesce a trasformare la parzialità del punto di vista di Tim in uno strumento per rendere la narrazione più interessante.
La psicologia di Novecento è molto particolare: è un personaggio giocoso, curioso, per certe cose ancora bambino, ma con motivazioni e idee forti a spingerlo. Non possiamo approfondire oltre per non entrare nel territorio minato degli spoiler, però abbiamo gradito il modo in cui è stato gestito.
Va anche detto che, nonostante la brevità in cui si svolge e quindi il poco "tempo" a sua disposizione, lo scrittore non lascia nessuna domanda in sospeso e chiude l'intera storia con una scena finale d'impatto.
4. Cosa non ci è piaciuto
La vistosa, fosforescente assenza di personaggi femminili. Le donne non
vengono mai citate come personaggi, ma come parte di un ambiente -- ad
esempio, le donne ricche appaiono come passeggere di contorno della Virginian
-- o come ideali vaghi: viene talvolta citata solamente l'idea di
"trovare moglie" e la cosa finisce lì.
Non c'è un'amica, una cuoca, una
ricca, una serva, una parente che abbia un qualunque peso nella storia.
Un gran peccato.
È vero che agli inizi del novecento le donne non avevano ancora
raggiunto certe libertà e ruoli lavorativi come oggi, ma che il
cinquanta per cento della popolazione si volatilizzi è... abbastanza
strano.
Voto complessivo: 72 su 100. Congratulazioni, monologo teatrale bello, sei stato promosso!
A chi lo consigliamo: A chi vuole una lettura snella ma interessante, un libricino da leggere
in un pomeriggio e che si può portare in spiaggia, sotto un albero in
campagna, sull'autobus o anche spaparanzati a casa. È un libro "conveniente", che dà molte più emozioni del tempo che vi
prende.
Probabilmente, se vi piacciono le storie meno demenziali di Stefano
Benni o quel piccolo tesoro de "Il
gabbiano Jonathan Livingstone", questo libro potrebbe regalarvi bei
momenti.
Se leggete praticamente solo high fantasy potrebbe invece non colpirvi,
perché quel pizzico di atmosfera misteriosa, che per noi ha arricchito
la narrazione, è mescolata ad un'ambientazione molto più realistica e
"secca", che per un attimo promette magia e poi potrebbe non mantenere
rimanendo molto indietro rispetto ai certi elfici standard.
Dove potete comprare il libro?
La migliore possibilità di ottenerne una copia
velocemente è su internet: noi vi
indirizziamo ai buoni prezzi e le spedizioni veloci di Amazon, con cui
caso vuole abbiamo un’affiliazione.
Perciò
se vi salta il
ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui copertina c'è un piroscafo transatlantico (come potete chiamarvi collezioniste/i di libri se non avete un libro con un piroscafo transatlantico in copertina?), date un’occhiata all’inserzione da link che vi lasciamo qui!
Così, voi pagate proprio gnente in più e non
vi cambia nulla (tranne che cliccare sull'indirizzo che vi lasciamo è più
comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra.
Consideratelo. Ecco il link!
Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non
dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle
vostre biblioteche!
Questo libro, poi, ha avuto anche una serie di adattamenti sia teatrali che cinematografici, quindi potreste persino seguire la storia da un media diverso (c'è pure un audiolibro letto da Stefano Benni!), ma noi ci limiteremo a parlare della nostra cosa preferita: la pagina scritta.
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo
stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale
nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci
sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza
soldi. Ma accettiamo di tutto).
Nota: in tanti si limitano a
dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un
sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a
controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o
no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla
il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed
eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di
Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella
preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La
Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e
mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi
dalle risate".
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima
recensione!
"Leggete Haruki Murakami" è quello che il mondo sembra dirci. Ci chiama, come una sirena in un megafono, quel nome giapponese...
Eh, cari Cactus di Fuoco, ma a voi piace il Giappone! E vi piacciono queste narrazioni complesse e delicate e tutti dicono che il signor Murakami è così, complesso e delicato! Leggetelo, leggetelo, leggetelo! C'è pure uno dei vostri booktubers preferiti, Matteo Fumagalli, che lo adora! Insomma, che scusa avete per il fatto che avete ormai una certa età e ancora non avete letto neanche una pagina scritta da Haruki Murakami, pur conoscendone il nome e i titoli di un sacco di opere?
E forse il mondo ha ragione. Dovevamo smettere di cincischiare, attendere, leggere libri trash nel frattempo, finire in un giorno un libro che parla di un maiale di pezza vecchio e brutto che viene smembrato da un'automobile in una strada, di guardare recensioni delle Winx, di saltellare in giro perché siamo hypatissimi per Sanremo, e finalmente leggere un libro di Haruki Murakami.
Così siamo andati in biblioteca. La nostra bellissima biblioteca di fiducia!
E loro ci hanno dato questo libro arancione tutto smangiato, con la copertina graffiata, dal titolo "Tokyo Blues". Ora, quando un libro è conciato così per le feste, come se un gatto selvatico l'avesse usato per allevarci sopra i suoi piccoli, di solito significa che si tratta di un buon libro.
Se poi aprendolo ci trovate dentro anche delle sottolineature, diremmo proprio che qualcuno l'ha amato, letto e riletto, sfogliato pensosamente e che ha pensato pure che fosse una buona idea sottolineare a matita delle frasi importanti su un libro che NON ERA LORO ma della biblioteca. Rendiamo il concetto? Tokyo Blues è stato amato.
Stringendo il volumetto al cuore, siamo tornati a casa e abbiamo iniziato a leggerlo.
Ora, mentre scriviamo la sua recensione, scopriamo che il vero titolo del libro dovrebbe essere Norwegian Wood (ノルウェイの森 Noruwei no mori) e non Tokyo Blues, ma è così che la Feltrinelli decise di tradurlo nel 1993. In effetti, leggendolo, non abbiamo mica capito perché mai dovesse chiamarsi "Tokyo Blues", ma vabbé...
Quindi, di cosa parla Norwegian Wood? Di una foresta norvegese? Oppure di blues suonati in minuscoli locali di Tokyo? Si tratta di una storia d'amore? Non proprio. Ed è qui che dobbiamo iniziare a parlare de...
1. La trama
Cominciamo il nostro viaggio con il protagonista alla veneranda età di trentasette anni (veneranda solo perché, in teoria, questo è un romanzo con protagonisti adolescenti, uno di quelli di formazione) e seduto a bordo di un aereo, che sta andando per qualche motivo ad Amburgo.
Durante il volo, il nostro misterioso protagonista sente una canzone diffondersi dagli altoparlanti, una musica di sottofondo che invece di essere quelle canzoncine rilassanti sulla falsariga dell'iconica musica della Wii, è Norwegian Wood dei Beatles, ma in versione orchestrale.
Il nostro misterioso protagonista ne è improvvisamente agitato, turbato, sconvolto, come se avesse visto un gatto uscirgli dai pantaloni e trasformarsi in un pesce tricefalo prima di volare via su ali da pipistrello emettendo delicate flatulenze al profumo di gelsomino e Marracash.
Dopo un attimo di smarrimento descrittivo, in cui arriva pure (giustamente) una povera hostess che cerca di prendersi cura di lui, il nostro misterioso protagonista inizia a ricordarsi cose a caso, tipo un cane che abbaia, le montagne e l'erba.
Inizia con questa entusiasmante scoperta (yay! Cani che abbiano!) il vero e proprio racconto: il romanzo è infatti un lungo flashback, narrato in prima persona dal protagonista Tōru Watanabe (che per il resto del libro verrà chiamato quasi sempre per cognome, Watanabe, quindi sapere che si chiama Tōru sembra quasi superfluo...).
Un flashback dunque, che torna indietro alla sua infanzia (su cui ci soffermiamo però poco), al suo incontro con Naoko, la fidanzata del suo unico amico Kizuki, il quale si suicida e li lascia da soli, a farsi compagnia l'un l'altro per riempire l'imbarazzato silenzio che sembra rimbombare nella sua assenza, in un vuoto che è fatto a forma di Kizuki. Si tratta dunque di una storia d'amore, magari fra Naoko e il nostro protagonista Watanabe? No. Sì. Tutto ha in sé dell'amore, se lo si guarda dalla direzione giusta, e l'amore stesso è qualcosa di fuggevole, che tende a sguisciare e strisciare via dalle mani come un'anguilla ricoperta di vicks vaporub. Questa è una storia d'amore... ma per la vita. Per gli amici. Per le piccole cose. Un racconto che si snoda attraverso i difficili anni dell'università, la vita in collegio, l'amicizia inspiegabile di Watanabe (che è un bravo ragazzo che più bravo non si può, potrebbero farlo santo se non fosse che cade nelle tentazioni di un certo tizio...) con Nagasawa, ragazzo spregiudicato, bastardo, arrampicatore sociale, cornificatore seriale (nonché tizio che tenta il nostro povero Watanabe a fare robe che lui non vorrebbe né dovrebbe fare), e quello per Midori, compagna di corso all'università con una vita provata da lutti familiari (nonché personaggio iconico, meraviglioso, fighissimo, fuori di testa).
L'intera vicenda è ambientata alla fine degli anni sessanta, tra il 1968 e il 1970, nel bel mezzo di un periodo rivoluzionario, perciò sbadabim sbadabam, occupazioni delle università, moti rivoluzionari, propaganda a tutto spiano... però non preoccupatevi, se queste cose vi interessano poco: il nostro tranquillo Watanabe se ne frega altamente della rivoluzione.
Possiamo in realtà dire che questa rivoluzione avviene dentro di lui. Watanabe ha una famiglia normale, medio-borghese, non gli manca nulla ed è educato, gentile, abbastanza studioso e con una passione per i piccoli viaggi, per la natura, per la musica. Insomma, è fortunato, no? Però se da un lato potrebbe (e dovrebbe) avere una vita normale, dall'altro è sfigatissimo e tutte le persone a cui vuole bene, in un modo o nell'altro, escono dalla sua vita... ma qui ci sono spoiler grossi, perciò shhh!
Riuscirà Watanabe a superare i lutti, gli abbandoni, i problemi che lo affliggono? Eh, lo scoprirete solo leggendo Tokyo Blues, l'unico libro non ambientato a Tokyo (ma in paesucci vicini sì, siamo sempre nel distretto) e senza blues ad avere questo titolo!
2. La copertina
Ci siamo dimenticati di scannerizzare la copertina dell'edizione che abbiamo letto noi, abbiamo restituito il libro in biblioteca pochi minuti fa, e ora trovare un'immagine in buona risoluzione ci risulta difficilino.
Perciò eccola qui in bassissima risoluzione, beccata su internet (e non è neanche esattamente uguale alla nostra, che aveva solo il nome dell'autore e il titolo "Tokyo Blues"):
Obbiettivo: colori sparaflescianti e immagine sgranata.
Prima di trovare le immagini su internet, eravamo convinti che la copertina fosse arancione chiaro, non rossa. Arancione. Ma si vede che la versione che avevamo noi era solo troppo consumata per mostrare i suoi colori originali!
Ma che cosa diranno mai questi ideogrammi? Presenti SOLO nella versione italiana, che ha deciso di fregarsene altamente del contenuto del romanzo, questa copertina dai colori neon (o un poco comunisti, dipende dal punto di vista) porta impresso il nome dell'autore, Haruki Murakami, in Kanji.
Ci tengono tanto a farci sapere chi ha scritto il libro, eh?
A parte questa vecchissima della Feltrinelli, Norwegian Wood può vantare forse decine di copertine diverse da ogni parte del mondo, essendo uno dei libri più di successo di HARUKI MURAKAMI (scusate, ma abbiamo appena capito che va scritto tutto grande, visto il modo in cui lo sbattono in copertina).
Non le possiamo mostrare tutte, ma un paio sì...
Quella iconica:
Gambe o tronchi? O qualcosa di diverso?
In qualche modo, anche se a colori invertiti, ricorda la bandiera giapponese, ma al suo interno, nel cerchio color crema, vediamo delle figure che potrebbero essere cose diverse: i tronchi degli alberi (un bosco è particolarmente importante nella narrazione), oppure le gambe e i piedi dei tre "protagonisti"... che poi cambiano, durante la narrazione, ma sono in qualche modo sempre tre: Watanabe e due suoi amici, che si sostituiscono in maniera ciclica durante la sfortunata storia del protagonista, perdendosi e ritrovandosi, oppure scomparendo e non tornando mai più per essere poi sostituiti da qualcun altro. Sempre in tre.
Insomma, è una copertina perfetta. Gli diamo nove e mezzo, nonostante sia semplicissima (e di solito noi preferiamo le copertine cariche, quasi barocche) perché traspone perfettamente il "feeling" del romanzo. Non prende dieci solo per i nostri difficilissimi gusti personali, ma è forse una delle copertine più adatte al romanzo della storia delle copertine. Complimenti al grafico di Einaudi.
Bonus cover:
A sorpresa, se cerchi "Norvwegian Wood", ciccia fuori anche un libro che non è di HARUKI MURAKAMI e non è neanche un romanzo, ma un manuale su come tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna.
Che dire, volevamo riportarvelo come una piccola curiosità ;)
3. Cosa ci è piaciuto: Sembrerà strano ai più, ma ci è piaciuto il modo in cui questo romanzo parla di sesso: all'inizio in maniera timida, velata, toccando l'argomento in quel modo pudico e strano, ma desideroso, degli adolescenti, e poi in maniera sempre più aperta, tranquilla, normale. Le scene di sesso sono tante, ma sono inserite benissimo all'interno della narrazione e sono diverse fra loro, disparate, ed è assente quel senso di vergogna opprimente che a volte si può trovare nei romanzi di formazione e che quasi sempre permea la visione occidentale della sessualità.
L'intimità è qui trattata in una maniera naturale e diversificata, con persone diverse che amano cose diverse... e il nostro protagonista, il giovane Tōru Watanabe, non giudica mai in maniera negativa le ragazze che di sessualità e di desideri ne parlano apertamente o che la praticano. Cioè, lui e la sua amica Midori finiscono pure per andarsi a guardare assieme un film porno in sala... e quella parte l'abbiamo trovata, sotto sotto, esilarante. Ma che c'è da dire? Tōru è un ragazzo d'oro.
Ed ecco cos'altro ci è piaciuto! Nonostante sia effettivamente proprio un bravo ragazzo, Watanabe non si lascia trascinare dagli eventi del tutto inerte (anche se ha i suoi momenti di stasi e indecisione, ma è ovvio, è il protagonista adolescente di un romanzo di formazione!), ma ha dei suoi gusti personali, un modo di pensare ben preciso, e ci tiene a farci sapere cosa ama, cosa sa fare, il suo essere intero attraverso le azioni e i pensieri.
Il rapporto che ha poi con la sua compagna di scuola, Midori, è una cosa fantastica.
Midori è un personaggio anomalo, una meravigliosa matta, una pulzella fragile e forte che danza sul filo che divide l'erotomania e il romanticismo, una cuoca bravissima, ma anche un'amica sincera. Beh, fin troppo sincera. Sincera livello "ehi ciao nuovo amico, vuoi sapere che tipo di tortura BDSM mi piacerebbe provare qualche volta? Eh? E che te ne pare se ti racconto tutte le fantasie che ho fatto su di te?".
E vi ritroverete invece a fare pensieri profondissimi insieme a lei e Watanabe che mangiano frittatine o che guardano divampare un incendio che rischia di carbonizzare il quartiere invece di scappare via e mettersi in salvo.
"La
morte non è l'opposto della vita, ma sua parte integrante. Tradotto in
parole suona piuttosto banale, ma allora non era così che lo percepivo,
ma come un grumo d'aria presente dentro di me. La morte era parte di
quel fermacarte, parte indissolubile delle quattro palline bianche e
rosse allineate sul tavolo di biliardo. E sentivo che noi vivevamo
inspirandola nei polmoni come una finissima polvere. Fino ad allora io
avevo sempre considerato la morte come una realtà indipendente,
completamente separata dalla vita. Come a dire: 'Un giorno prima o poi
la morte allungherà le sue mani su di noi. Ne consegue che fino a quando
ciò non avverrà essa non potrà toccarci in nessun modo?"
La separazione fra la vita e la morte si fa sottile in questo libro, dove tutto è permeato dal concetto che il lutto, la perdita, fanno parte della vita stessa. Tutti perdiamo qualcosa. Tutti guadagniamo qualcosa.
Ciò che conta è il ricordo, l'amore che abbiamo provato e che proveremo ancora, quei profumi antichi, quei tocchi, che ancora vivono nella nostra mente.
D'altronde è così che inizia il libro: con un ricordo, "triggerato" dal suono di una canzone, Norwegian Wood... che fra l'altro non avevamo mai ascoltato prima d'ora! E se neanche voi l'avevate mai sentita, eccola qui:
Altro fantastico punto di forza è il modo in cui vengono trattate le malattie mentali, ovvero come... malattie! Finalmente! Finalmente un romanzo dove chi ha problemi a relazionarsi con il mondo per colpa dei traumi viene curato e dove non viene colpevolizzato chi ha episodi depressivi!
Whoosh... e poi, secondo noi, amerete la "clinica" alternativa che Watanabe visita (il perché non possiamo dirvelo, ovviamente, perché è spoiler), immersa nella natura, tranquilla, con le galline, i conigli e un pappagallo che insulta chi si prende cura di lui.
4. Cosa non ci è piaciuto: Difficile da dire se non ci si pensa, così a caldo, perché comunque lascia una bella sensazione nostalgica, delicata, e la voglia di "fare", di vivere. Si tratta di un bel libro, laddove anche i personaggi che ci stavano antipatici, alla fine, erano necessari alla narrazione. Non c'è luce, se non ci sono ombre.
Forse... forse però alcuni punti deboli ci sono, se ci fermiamo a riflettere, andando in maniera oggettiva al di là della bellezza della narrazione. Ad esempio, nonostante il romanzo sia narrato in prima persona (e questa è una cosa che sappiamo dare fastidio ad alcuni di voi, ma fidatevi, è comunque una narrazione bellissima) Watanabe non parla mai dei suoi genitori. Ma tipo mai. Sappiamo che ci sono e che sono persone normali, ma 'sto ragazzo va sempre in giro da solo tipo orfanello e, boh, puzza un po' di irrealistico, di forzatura di trama fatta perché HARUKI MURAKAMI non voleva inserire la seccatura dei genitori nell'equazione.
Ah, e poi un'altra cosa che non è proprio fantastica: la prefazione contiene spoiler belli grossi. Non leggetela! Non leggete la prefazione prima della storia!
Alcune considerazioni fatte dai personaggi, poi, sono strane.
Per esempio... (TW: si parla di suicidio) descrivendo cosa è successo prima dell'estremo gesto di una ragazza, uno dei personaggi dice testualmente: “Aveva
pensato a tutto, si era portata dietro perfino la corda”. Ma... in che senso "perfino"? Visto che voleva impiccarsi ad un albero, cosa avrebbe dovuto portarsi, un mazzo di carte da briscola? E parliamoci chiaro, di questo tipo di battute il libro ne è pieno. Anche se, a ben vedere, più che un difetto potrebbe essere il modo di parlare di alcuni personaggi. Conosciamo persone che potrebbero essere le controfigure di Capitan Ovvio nella realtà e riteniamo che forse anche loro meritino di essere rappresentate nei romanzi.
(La cosa della corda ci ha fatti ridere comunque. Sorry, siamo brutte persone-cactus).
Normalmente non leggiamo questo tipo di romanzi, quindi non è il nostro genere di libro, però è stato bello ugualmente. Insomma, per essere quello che è ci è piaciuto. Bravo Haruki! Probabilmente leggeremo qualcos'altro di tuo, magari che non parli solo di adolescenti pieni di problemi.
Voto complessivo:71 su 100. Sei stato promosso, libro bello!
A chi lo consigliamo
Vi piacciono le letture nostalgiche, che si interroghino sul senso della vita? Avete perso un amico caro da poco e volete qualcuno a cui sentirvi vicini? Forse Tokyo Blues, aka Norwegian Wood, è la lettura per voi.
Sconsigliato invece ai minori (in particolar modo quelli impressionabili) non solo per la presenza di molte scene sessuali abbastanza esplicite (esplicite ma non scabrose, eh! Sono molto, ehm, anatomiche), ma anche perché effettivamente tratta di temi delicatissimi e un tantino depressivi, se non ci si è abituati, come per esempio il suicidio. E di suicidi ce ne sono tantissimi qui dentro, ti fa quasi pensare che la gioventù giapponese passi il suo tempo a studiare e provare a suicidarsi. Dài, scherziamo... oppure anche no...
In generale, chi odia i romanzi tristi è meglio che questo libro lo posi chiuso a faccia in giù e si allontani con cautela.
Dove potete comprare il libro?
Murakami è lo scrittore giapponese più letto e tradotto al mondo, perciò dovreste trovarlo in qualunque libreria che non sia strettamente specializzata (oppure razzista). Andate lì fuori e acchiappate il libro!
Caso vuole che abbiamo un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il
ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui copertina ci sono gambe-tronchi, date un’occhiata all’inserzione dal
link che vi lasciamo qui! Così, voi pagate proprio gnente in più e non
vi cambia nulla (tranne che cliccare sul link che vi lasciamo è più
comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra.
Consideratelo. Ecco il link!
Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non
dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle
vostre biblioteche!
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo
stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale
nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci
sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza
soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a
dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un
sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a
controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o
no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla
il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed
eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di
Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella
preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La
Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e
mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi
dalle risate".
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima
recensione!
Dearest
Germoglietti, bentornati alle nostre Recensioni Spinose! Oggi sbirciamo
coi nostri occhietti curiosi tra le pagine di un libro ancora profumato
di stampa fresca, uscito alla fine del 2020; un romanzo molto italiano,
con interessanti atmosfere british come può esserlo solo questo
incontro letterario tra le ville inglesi di campagna e gli appartamenti
con terrazzino a Milano.
Stiamo parlando di "Un tè a Chaverton House" di Alessia Gazzola!
(L'autrice potreste averla sentita nominare, se ve lo state chiedendo,
come autrice de "L'Allieva").
Questo romanzo ci è stato consigliato non da uno di voi fedeli
germoglietti, ma da una bibliotecaria stranita appassionata di cani e
Alessia Gazzola, di cui abbiamo voluto seguire il consiglio.
Un aneddoto che abbiamo trovato carino è che quest'opera è stata scritta
come una serie a puntate: durante la quarantena, non potendo incontrare
dal vivo le amiche e la madre, inviava loro un nuovo pezzo di storia
ogni giorno. Un gioco da scrittori per la quarantena, se vi può
ispirare.
Ma vediamo meglio di cosa sa, questo tè a Chaverton House! Immaginate di
portare con voi il vostro servizio da tè preferito (anche se non lo
possedete ancora, o se lo avete solo immaginato), salite sulla nostra
signorile, spinosa carrozza delle recensioni (non temete, le spine sono
solo fuori) e inoltriamoci per prima cosa ne...
1. La trama
Angelica è una ragazza mite ed intelligente, con un talento innegabile
per la preparazione di panificati: pane, focacce, biscotti, cornetti,
tutto ciò non può che essere squisito se preparato dalle sue abili mani.
È la regina del carboidrato. L'ambasciatrice delle farine (e si nota,
perché non si fa mistero della morbidezza delle forme della nostra
adorabile protagonista). Con un simile talento, che lei coltiva con
gioia, è scontato che abbia avuto una vita di successo come panettiera e
si sia potuta permettere un appartamento di lusso nel centro di Milano,
dove si è trasferita con il suo amato fidanzato... no, aspetta,
aspetta, riavvolgi il nastro.
La trama non è proprio questa.
Dicevamo, Angelica è una ragazza mite ed intelligente, con un talento
per i panificati, un sacco di sfiga e una famiglia pressante che la fa
sentire pecora nera e ancora più sfigata, perciò dopo aver lavorato in
una panetteria (che è pure fallita) ha fatto l'insegnante di inglese.
Poi si è rotta il coccige cercando di difendere dai bulli il suo amico e
studente preferito, Giusy, e si è ritirata dall'insegnamento. Lei e il
fidanzato si sono lasciati dopo anni di relazione, quando lui e la
coinquilina si sono messi assieme e le hanno pure soffiato
l'appartamento con veranda che le piaceva tanto. Insomma, tutte le cose
più belle della sua vita sembrano andare a rotoli...
Ma Angelica non è
ambiziosa e fluttua serena come una medusa sballottata dalle
correnti-occasioni della vita, e anche se non sa ancora che direzione
prendere vita non si lascia abbattere.
Mentre riempie il vuoto sfornando dolci e prendendo chili (possiamo dire
che l'ironia di una protagonista che fa pane tutto il tempo in una
storia da quarantena è bellissima?), Angelica trova una pista da
seguire, un mistero di famiglia irrisolto: sembra che il bisnonno
Angelo, che tutti credevano morto in guerra, sia invece sopravvissuto e
rimasto in Inghilterra. Eppure il bisnonno amava la moglie e le figlie,
quindi perché avrebbe dovuto abbandonarle? Angelica decide che c'è solo
un modo per vederci chiaro in questa faccenda, ed è seguire la pista dei
pochi indizi lasciati dal bisnonno: la condurranno fino alla lussuosa
Chaverton House, una villa nella campagna inglese che sembra uscita dai
libri preferiti della nostra protagonista.
Da brava italiana fuori sede, Angelica schifa i locali, frequenta sempre
solo un (1) locale e si mette subito a cercare altri italiani con cui
parlare, tra cui, a sorpresa, vi è il raffinato Estate Manager di
Chaverton House, un tale che ha una gamba malconcia e un cane
(malconcio) dagli occhi depressi. Riuscirà la nostra eroina a scoprire
la verità sul suo bisnonno e a rimettere in prospettiva la sua vita? Chi
è Taratufolo, che ha un nome bellissimo? E perché il cane dell'Estate
Manager è tanto afflitto?
Lo scoprirete sfogliando il libro, perché noi non ve lo diciamo!
2. La copertina
Perché se non si giudica un libro dalla copertina, possiamo sempre
giudicare la copertina del libro! Quanto è azzeccata? Quanto è bella o
memorabile?
Ce n'è solo una, edizione Garzanti, ed è abbastanza in tema, questo sì.
Una
visitarice solitaria! In effetti, è totalmente sola, la villa non è
manco aperta. Sta visitando durante il giorno di chiusura
Una ragazza di spalle con un vestito blu si dirige verso una villa in
campagna. La villa sembra impolverata, la ragazza - sempre se si tratta,
come si potrebbe ragionevolmente supporre, di Angelica e non di
un'onesta lavoratrice che vuole spolverare il tetto - è di costituzione
un po' gracile per rappresentare la nostra protagonista, e quell'arbusto
a sinistra ha una forma strana che continua a catturarci lo sguardo, ma
tutto sommato è una copertina chiara, comprensibile, e che ha il suo
perché. Va bene, è carina! Ve la facciamo passare, anche con quella
pianta che sembra i capelli di Johnny Bravo.
Ah, però c'è scritto sulla copertina "Un'antica dimora inglese in cui tutto può accadere
" che te lo fa sembrare chissà quale fantasy gotico, e invece no, non è
una villa magica, non ci fa le vacanze Silente e non può succederci di
tutto. È una villa-itinerario turistico. Tra un po' non si può neanche
correre nei corridoi, non è che ci possa succedere di tutto, suvvia.
3. Cosa ci è piaciuto:
La protagonista simpatica. Il libro è scritto quasi completamente in
prima persona, perciò che la sua protagonista non sia un'esemplare
scassascatole è molto importante; l'Angelica, invece, è adorabile.
Lo stile del romanzo è scorrevole e deliziosamente ironico, il libro si
fa sfogliare volentieri; anche quando potrebbe diventare più pesante da
seguire, l'autrice riesce ad alleggerire con maestria la narrazione di
certi temi per tenere desta l'attenzione di chi legge. Non si può non
citare, tra le altre cose, l'impegno pazzesco che ha messo nel cercare
di rendere più verosimile possibile la ricerca di Angelica, andando a
studiare moti rivoluzionari italiani, le sorti e le condizioni dei
soldati espatriati in Inghilterra, la burocrazia necessaria che tocca ad
Angelica per risalire alle informazioni sul suo bisnonno, insomma, è
pure didattico. Alla fine del libro, c'è persino la ricetta dei cornetti
che la protagonista prepara durante la storia!
Un bel thumbs up, pollici in su, per tutta questa divulgazione che ci piace molto.
4. Cosa non ci è piaciuto:
Nella storia succedono molte cose, ma anche con tanti viaggi all'estero,
impavide ricerche misteriose con le loro svolte inaspettate e ingiuste
accuse di crimini, il libro ci è sembrato stranamente placido. Suspence
poca o nulla, non c'era niente che ci abbia davvero tenuto con il fiato
sospeso: era come seguire passivamente una serie TV, aspettando che ti
raccontino l'evento successivo della storia. Forse una scelta voluta, ma
una volta finito il libro abbiamo sentito l'assenza di un po' di
adrenalina.
Voto complessivo:77 su 100. Sei stato promosso, libro bello! Good job!
A chi lo consigliamo
A chi vuole una lettura coinvolgente ed interessante, ma non troppo
pesante. Ha forse un po' di più da offrire per lettori/rici dai venti in
su, perché offre più spunti di immedesimazione per chi ha già
esperienze nel mondo del lavoro o in generale dei "grandi", ma è
grazioso per chiunque, posto che non leggiate solo Conan Il Barbaro e
Sandokan tutto il giorno (scelta rispettabilissima, continuate ad
agitare clave e parang con la nostra approvazione) perché potrebbe
sembrarvi una lettura poco intensa.
È anche un bel volumetto per chi cerca nuove autrici e autori d'Italia
da seguire.
Dove potete comprare il libro?
È un libro recente e di un'autrice popolare, quindi dovrebbe essere
piuttosto facile da reperire sugli scaffali. Ma se volete giocare sul
sicuro e trovarlo a primo colpo, o magari perseverare in uno stile di
vita eremitico evitando luoghi frequentati da altri umani, potete
rivolgervi alla rete!
Caso vuole che abbiamo un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il
ghiribizzo di volere in casa un libro sulla cui copertina ci sono una
schiena e una villa impolverata, date un’occhiata all’inserzione dal
link che vi lasciamo qui! Così, voi pagate proprio gnente in più e non
vi cambia nulla (tranne che cliccare sul link che vi lasciamo è più
comodo), mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi extra.
Consideratelo. Ecco il link!
Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non
dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle
vostre biblioteche!
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo
stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale
nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci
sapere, e alla prossima recensione!
P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se gratis, che siamo senza
soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a
dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un
sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a
controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o
no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla
il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed
eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di
Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella
preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La
Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e
mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi
dalle risate".
Cercate i nostri segni, trovate l'ispirazione, e alla prossima
recensione!