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sabato 2 aprile 2022

Il Diario della Capitana Mimma 4: S.Trada e Philadelphia

Cronache di viaggio della Capitana Mimma 🧭🌊  

Quarto episodio del Diario (o delle cronache, fate un po' voi) della Capitana Mimma: viaggi (veri!) raccontati in modo difficilmente comprensibile al di fuori della nostra cerchia, ma che speriamo vi faranno ridere lo stesso.

 
Andata 
• 23/03/2022 
Giorno di sole, non si parte troppo presto. Si saluta la famiglia e nel partire, sento lo sguardo di rimprovero di Lucha, pwincipessa dei maremmani, che per protestare il nostro "abbandono" si spetascia a terra e fa lo sciopero dell'immobilità.
 
Solo quando io e papà ci saremo già allontanati da casa mi renderò conto di aver saltato la colazione nella fretta di partire, e che l'unico nutrimento che mi sostenterà per sei ore di viaggio (più quelle aggiuntive attendendo cena) sarà una mafaldina farcita con affettato di tacchino in scadenza e formaggio spalmabile, che mangeremo all'una passata. 
Lucha, il tuo rimprovero era giustificato. 
La temperatura è piacevole, circa quattordici gradi dentro l'abitacolo. Le prime volte alla Clio, l'auto di papà, era concesso di cianciare continuamente perché papà era timoroso di perdersi, ma dopo un paio di fuoristrada e tentati omicidi da parte del navigatore satellitare è stata condannata al silenzio. A proposito di incidenti e fuoristrada, è proprio mentre io e papà attraversiamo Pale' chiacchierando di skincare (ho molto da imparare da lui, che si applica maschere all'aloe e oleolito di iperico, mentre io mi dimentico di lavarmi la faccia) che udiamo uno skreeeee degno dell'effetto sonoro con cui fanno ruggire qualunque mostro dei cartoni. 
C'è una piccola auto che sembra uno scarabeo verde impaninata tra il muso di un macchinone antracite e la fiancata di un'auto bianca svelta come una gazzella; ha sterzato di botta e perché nessuno dei tre guidatori sia finito male ci devono essere stati angeli custodi pieni di bicipiti, ali e occhi muscolosi che hanno bloccato le auto a mani nude, sennò lo scarabeo verde sarebbe finito spiaccicato.
Oltrepassando tale spettacolo ci assale la voglia di parlare con amici e parenti finché siamo vivi e lo facciamo accedendo al "telefono delle spie", che sarebbe semplicemente chiamare dallo schermino con la Clio attaccata col Denteblú ad un telefono, però ci fa sentire tanto fighi e avant-garde. Passiamo anche da una galleria che ha i fari nuovi, fari fuori posto, sembrano un mix tra grossi abat-jour e faretti da palco che sparano luci arancio-calendula verso l'alto.
 La nave su cui ci imbarchiamo sembra nuova, di forma gradevole, e i gabbiani, che evidentemente non hanno perduto la compagna, ci circondano in stormi incredibilmente nutriti, giusto un po' più piccoli di nugoli di bibliche cavallette.
 

 
I gabbiani sono molto belli a vedersi, e quando si posano sul mare piatto sembrano una strana chiazza di spuma in mezzo al mare, tutti bianchi e grigi come sono. 
Ci sono anche dei piccoli, con il piumaggio più bruno, non hanno ancora l'aspetto da omicida con l'occhio sanguigno dei grandi. 
Ed è su questo speciale congegno che, lesti, ci avviciniamo alla terra dei tiraturi. 
Curiosità: poco dopo l'uscita da Villa San Giovanni ci sono dei cartelli che indicano una forse città forse contrada, che portano il nome Santa Trada. Stilizzato S.Trada. Strada.
Io non ho mai sentito della santa Trada, probabile patrona delle autostrade statali, ma ho come il sospetto che sia stata inventata al solo scopo di fare il gioco di parole della Strada S.Trada. 
Gli ultimi chilometri sono fatti in uno strano mix di canzoni di MyDrama e Sanremo: il Sanremo che avremmo voluto, e ricreiamo qui, fino alla fine del nostro piccolo viaggio.

lunedì 21 febbraio 2022

Il Diario della Capitana Mimma: 3. Galiazzo a M*****o

Terzo episodio del Diario (o delle cronache, fate un po' voi) della Capitana Mimma: viaggi (veri!) raccontati in modo difficilmente comprensibile al di fuori della nostra cerchia, ma che speriamo vi faranno ridere lo stesso.

Il ritorno delle Cronache di viaggio della Capitana Mimma  

Parte prima: Andata

Si parte alle nove! Ci sono quattro gradi ma tanto sole, Oscar che mordicchia con i suoi quattro denti (usati per il male) i lacci delle mie scarpe da trekking e Lucha che scodinzola. 
Lasciata la casa bella, la sorella riposante e i cani scodinzoloni, ci mettiamo in viaggio. Fino a Palermo si chiacchiera del più e del meno, poi incontriamo un piccolo ingorgo che richiede la concentrazione di papà. Lì, io inizio a mettere musica. La radio passa solo o canzoni bruttissime in Burundiese o canzoni belle che mi fanno partire gli animatic, così cerco di conciliare il dover ogni tanto rispondere a papà con i filmati (molti sono in stile League of Legends perché sì) che mi si srotolano nel cervello per le canzoni belle. 
A un certo punto metto musica dal telefono e urliamo sulle note sgranate della versione di "Alexanderplatz" di Gianmaria che ho sul telefono. Io ho un orgoglio da difendere, e anche se mi sono raschiata una corda vocale per tutta la sua lunghezza, continuo sommessamente a cantare per non dare nulla a vedere. 
Quando arriviamo a Messina, molto prima del previsto, un ragazzo sorridente e abbronzato (o olivastro di pelle, visto che siamo in inverno e aveva capelli e occhi come carbone) e in tuta rossa controlla il Green Pass di papà e il mio Craculo Pass, che evidentemente nonostante le pieghe attesta ancora che io, il mio siero e il 5G, nel dubbio, me li sono accaparrata. La radio nel frattempo era rimasta accesa su direttiva del mio cellulare, e la Galiazzo e Mika si dichiarano la loro imperitura amicizia con voce melodiosa. Il ragazzo con gli occhi neri s'illumina
«È Chiara, vero? La passano alla radio?»
«No, è dal mio cellulare. È una bella canzone, Chiara è bravissima» Faccio io. Lui concorda. 
«La conosco, sai?»
«Come cantante o...?»
«No no, di persona. Sta a M*****o [nome editato fuori così non andate a cercarla, sappiate solo che fa rima con Galiazzo e probabilmente quando avrete capito che città è si sarà già spostata] per ora, se non avrete fretta per il traghetto ve la chiamo ora al cellulare» e ha già tirato fuori lo smartphone. Papà lo guarda, prende e sgomma via. C'imbarchiamo sul traghetto; di fronte a noi si è piazzato un furgoncino diverso rispetto a quello dell'altra volta, ma non meno notevole. Gagliarda la scritta "Mimmosimone Tarzan" mi fissa, e io fisso lei, masticando il mio panino pepato (dentro c'è prosciutto cotto e pecorino primo sale coi grani di pepe nero interi) e riflettendo sui bivi nella vita e il senso del quarantadue e tutto. Mi è finita dell'Amuchina in un occhio, ahia. Papà ha stipato il condimento di tre panini dentro una singola mafaldina. Sul traghetto, avviene una stranezza, forse ad opera delle arcane scritte sul furgoncino (Mimmosimone Tarzan), per cui la nave è immobile anche dopo che hanno chiuso il portellone dietro e il carico massimo sia stato raggiunto. Guardiamo le nuvole, e sono lì, ferme. Non ci stiano muovendo. Chiedendoci se c'è un guasto, dopo dieci minuti usciamo dalla macchina e saliamo su per vedere quanto è lontana la terraferma e cosa sta succedendo. Con nostro stupore, vediamo che evidentemente ci siamo teletrasportati, perché la nave è a toccare le coste sicule. Abbiamo preso il nostro freddo e constatato un mistero della vita, quindi possiamo riscendere e salire in macchina, pieni di dubbi. Una volta sbarcati, la differenza è paradossale. Fa freddo (due gradi in meno, i dieci calabresi contro i dodici siciliani!) e la palette di colori del mondo è composta di un principale e due comprimari: grigio, bluino e gialletto. Ormai il più della strada è fatto, perciò, in poco tempo, siamo già quasi arrivati! Tempo record, ci abbiamo impiegato solo quattro ore e quarantotto minuti! Per festeggiare mi metto dei sacchetti sui piedi (per non sporcarli, perché c'è fango ovunque e io non ho le scarpe adatte) e andiamo a nutrire Mami, che per accoglierci salta e strappa il sacchetto dell'immondizia per buttare tutto a terra, poi cerca di mangiare la potatura della passiflora invece dei croccantini. Quando finalmente individua la ciotola, io e papà facciamo da sentinelle perché l'Aronne non cerchi di derubare Mamicchia del suo pranzo, ma evidentemente in nostra assenza i cani hanno scordato cosa sia questo misterioso "cibo" perché Aronne cerca di mangiarsi una delle mie gonfie ghette di plastica e la scioglie pure. Papà salta come uno Zulu e fa strani suoni e gesti scaramantici e Aron si allontana. Io vado ad abbracciare un ulivo. Sono arrivata! Fine viaggio. Oh no. Ho ricordato la parola broccia.

→SUCCESSIVO: (S.Trada e Philadelphia)

lunedì 14 febbraio 2022

Il Diario della Capitana Mimma: 1. Stornmi e Mamù

Primo episodio del Diario (o delle cronache, fate un po' voi) della Capitana Mimma: viaggi (veri!) raccontati in modo difficilmente comprensibile al di fuori della nostra cerchia, ma che speriamo vi faranno ridere lo stesso.

Cronache di viaggio di Capitana Mimma! 🧭⚓ 
 
Partiamo all'alba. L'alba è bellissima. 
L'alba è meno bella quando la strada che segui ti rivolge al sole sorgente, che nel cielo ancora quasi buio è una palla fosforescente color salmone e poi oro e poi bianco che ti pugna gli occhi, ma quando puoi vedere il cielo ne vale la pena. Allego prove fotografiche.


 
Stormi di storni (stornmi) si librano sopra di noi, com'esuli pensieri nel vespero migrar. C'è un po' di cielo in questo stornmo.
Durante le prime due ore di viaggio, a costo di rimettere le stesse tre canzoni fino al rincretinimento becero, ascoltiamo solo MyDrama e commentiamo trecento volte il fatto che la sua voce vibra e che canta bene e che no, l'autotune al trenta per cento non c'era. 
Concessi Vergo e Martina alla terza ora, alla quarta, mentre aspettiamo che ci imbarchino, mi stanco e metto Levan Polkka e Je Pais Envie; da noi stessi ci salva il traghetto, guidato dall'erede spirituale di Hamilton che fa fischiare l'imbarcazione, probabilmente grida tra sé "I AM SPEED" e parte già a tutta manetta. In tipo quindici minuti abbiamo attraversato lo stretto e ci sono papà e uno Yorkshire mordace, anche lui passeggero, che hanno gli occhi a palla e non vogliono rientrare in macchina perché se questo intoppa da qualche parte almeno possono nuotare fino a riva. Alla fine l'erede di Hamilton manipola le leggi d'inerzia e in qualche modo la nave frena. Scendiamo immediati e passiamo gallerie su gallerie, tutte urlando più o meno melodici "Mi sento chiuso dentrOoOoOu" con aria affranta. 
Il navigatore non collabora. A Messina ci suggerisce di andare verso Papandro invece, forse per gentilezza forse per suo maligno gaudio di tecnologico fuoco fatuo, solo che è difficile trovare Papandro al centro di Messina e allora andiamo dritti. Allo sbarco in Calabria ritenta il trick e sempre alla stessa curva dell'altra volta ci impartisce di "svoltare a destra, subito". Visto che ci rifiutiamo di schiantarci e diventare graffiti post-moderni su un muro grattato, si imbroncia e non ci parla per venti minuti.
Papà esulta perché c'è Mamú in radio (Mahmood). Aspettiamo con ansia un featuring con il protetto di Mika, Flo (Nota: sarebbe "Fellow". Papà lo chiama Flo). 
Comunque già scesi dal traghetto si vede il cielo coperto e ci sono due gradi in meno, Calabria terra di Dissennatori. Forse controintuitivamente, papà si leva lo strato-tuta, ma tanto ha altri strati, altri tre in effetti. La benedizione dell'erede di Hamilton deve averci dato un boost perché alla fine della canzone di Mamú (Inuyasha) siamo già a Gioia Tauro! È tempo record di arrivo, cinque ore! E tutto liscio (◕ᴗ◕✿) 
 
A presto con altre (forse? Boh? Non mi prendo st'impegno ufficiale) avventure della capitana Mimma!
 

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