mercoledì 3 giugno 2020

Un boccaccio di Amuchina - 12. L'undicesima storia




Qualche secondo dopo che il padrone di casa ebbe finito di raccontare la propria storia, nella stanza rimase un piacevole silenzio.
Poi il signor Lazzaretti si batté le mani sulle cosce e si sollevò dalla sua sedia con un piccolo sospiro soddisfatto, come dopo un pasto saporito e particolarmente abbondante.
«Io, gentili ospiti, sono un uomo di parola. Tutti voi mi avete concesso una storia come da accordo, pertanto è il momento che riceviate il vostro pagamento. Venite qui uno alla volta, nell’ordine in cui avete narrato la storia, ed io vi elargirò il compenso promesso».
Francesca balzò su dalla sua sedia, felice, ma l’anziana Rosetta si erse a sua volta dal suo seggio, già sul punto di aggredire la compagna di sventura. Si vedeva dai suoi occhi: era pronta a creare scompiglio.
«Io salto la fila. Hai capito? Io sono anziana e vado adesso» Le intimò minacciosa, esibendosi in una serie di parate intimidatorie
«Ma… sarei io che ho raccontato la storia per prima» fece Francesca, poco convinta.
Tuttavia fece l’errore di ritrarsi un po’: Rosetta, incoraggiata, alzò le braccia per sembrare ancora più grande. «Io sono vecchia e ne ho bisogno. Non sai che il coronavirus bersaglia noi vecchi, egoistaccia? Andare in ordine di storia non ha senso, bisogna andare in ordine di bisogno! E sono io, quella che ne ha più bisogno!».
Le parole della signora Gomblotti scatenarono una gran discussione tra i presenti. Tutti volevano andare per primi e tutti adducevano le loro buone ragioni per cui avrebbero dovuto avere questo privilegio, che fossero ragioni veramente buone o meno, spiegandole ad altissima voce. Tranne Pampineo, che non aveva idea di come convincere gli altri e stava leggendo dei passi dal suo libro di Geronimo Stilton, sperando che ripetere abbastanza volte “stratopico” gli avrebbe dato l’aria di un topo, anzi di un tipo, abbastanza affidabile da ottenere la precedenza sugli altri.
Solo Belarda Cigna e Daniele Lazzaretti si astennero dal farsi coinvolgere in questa baruffa verbale: il signor Lazzaretti perché non aveva nulla da guadagnarci, con l’Amuchina già in suo possesso, e Belarda perché aveva altro da dire a proposito.
In un primo momento si lasciò tentare dall’idea di sgattaiolare fino al boccaccio approfittando della confusione, ma il suo senso del dovere e una briciola di timore di essere sgamata e aggredita da coinquilini inferociti le fecero abbandonare in fretta quell’idea appena abbozzata.
«Fermi» Disse a volume normale, battendo le mani un paio di volte per cercare di attirare l’attenzione. Niente, era come cercare di fermare una zuffa tra galline lanciandogli contro dei pelucchi.
«Un aiutino?» Sillabò la giovane donna verso il padrone di casa, ma l’omaccione si strinse nelle spalle e si chinò a prendere tra le braccia Ivy. La cagnolina era saltata giù dalla propria sedia nel momento in cui il padrone si era alzato per andargli incontro, mentre Dracula il gatto era ancora al suo posto, ondeggiando pacificamente la punta della coda come se la baruffa a pochi passi da lui non lo toccasse.
«Lasciali stancarsi, zia» Le consigliò lui «Devono stabilire le gerarchie»
«Le gerarchie?»
«Sì. Si stancheranno prima o poi. Si scaricheranno le pile. Lasciali sbraitare, che rilasciano un po’ di adrenalina, magari poi si sentono pronti per fare una sfida squat».
Belarda si voltò verso i litiganti, ma non era su di loro che si concentrò, per un momento ancora. Osservò con la coda dell’occhio il padrone di casa, e si rese conto di non essere affatto l’unica che analizzava qualcuno in quella stanza. A parte Giangiorgio, che stava tirando le sue conclusioni sui presenti, tutte sbagliate, il signor Lazzaretti stava guardando lo svolgersi delle baruffe tra i suoi ospiti con qualcosa che era sì analitico, ma anche divertito.
Aggrottando le sopracciglia, Belarda sbuffò e ripeté, stavolta con voce alta e chiara: «Ordine!». Finalmente ottenne l’attenzione richiesta oltre ad un sacco di occhiatacce (e quelle non le aveva richieste) dalla maggior parte dei litiganti. Tutti tranne Pampineo, che appariva educatamente confuso come suo solito.
«Azzuffandosi si rimanda solo il momento in cui riceveremo quello che ci spetta» Disse in tono pragmatico la ragazza, un po’ intimidita ora che la stavano fissando tutti «Se ci limitiamo a seguire le direttive, avremo tutti l’Amuchina e basta. Mi pare ovvio cosa sarebbe meglio fare. Siamo meno di dieci persone, l’attesa non sarà mica così lunga, no?»
«È perché la gente pensa così che il Governo sta riuscendo a schiavizzarci così facilmente» Borbottò Giangiorgio a bassa voce, acido, passandosi le mani una sull’altra come una mosca nervosa.
«Devo essere io la prima» Ripeté Rosetta, allargando le braccia minacciosamente «Sono scappata agli sbirri senza battere ciglio. Credi che avrò paura di te, signorina?»
«Stratopico» disse Pampineo
«Non è questione di fare paura, signora Gomblotti» replicò la giovane donna, incrociando strette le braccia al petto «È questione di evitare scompigli inutili. Non è meglio se la facciamo finita in fretta?».
Rosetta cercò di trafiggerla con lo sguardo, ma Belarda rimase con le braccia incrociate a restituirle lo sguardo, inamovibile. Rosetta provò la parata intimidatoria prima della mangusta rossastra del Kalahari, poi della gru di Pisa e infine del bambù di Cina, ma la ragazza tenne duro nonostante l’inquietudine. La vecchia sbuffò e si voltò, lasciando perdere. Belarda tornò discretamente a respirare: aveva vinto quella battaglia.
Inutile a dirsi però, Cigna quel giorno si era anche fatta un nemico pericoloso. Appena erano entrati a Villa Lazzaretti, Belarda aveva accennato di essere parte delle forze dell’ordine, e Rosetta non avrebbe mai scordato una simile affermazione. Ma le conseguenze di questo gesto sono un’altra storia...
Sedato questo disordine, gli ospiti del signor Lazzaretti crearono una fila ordinata per ricevere ognuno il pagamento promesso. Nuan, Giuseppino, Belarda ed Emilia usarono subito la loro dose di Amuchina per disinfettarsi le mani; Pampineo la usò allo stesso modo, ma solo dopo averla fissata per qualche secondo come se non potesse accettare che fosse davvero lì. Giangiorgio e Rosetta uscirono dalla stanza e si rifiutarono a dire a tutti cosa avessero fatto della loro dose.
Eros offrì la propria porzione di Amuchina a tutte le presenti in cambio di un bacio. Piera Elodea ne fu tentata, anche se le sembrava troppo sfacciato accettare davanti a tutti senza una buona ragione, così si disinfettò una mano sola per poter avere la scusa che aveva bisogno di un altro po’ di disinfettante per completare il lavoro. Alla fine le mancò il coraggio e rimase con una sola mano pulita.
«Ora che siete tutti lindi, o almeno lo si spera» Disse il signor Lazzaretti con un’occhiata significativa ai due Gomblotti di ritorno «Vi attende una gustosa cena proteica preparata dalle mie manine deliziose. Mi sono già affezionato, mi piace viziarvi. Siete delle birbe litigiose, come dei micini un poco selvatici, ma non posso negarvi niente». Aveva piazzato il gatto Dracula sul bicipite sinistro e la cagnolina Ivy su quello destro e li faceva ballare contraendo i muscoli, guardando i presenti come se si aspettasse un elogio per la prodezza.
«Credevo che lei fosse ricco» Fece Piera Elodea, stupita «Davvero preparerà lei la cena?».
Dopo un attimo di esitazione, il padrone di casa smise il suo numero con gli animali di casa e rispose alla domanda. «Oh sì. Non ho servitù, sono un ricco anomalo io, e non voglio che scoprano i miei segreti. Faccio tutto quanto da solo, io! Sono il dio dei casalinghi!» si gasò Daniele, alzando man a mano tono
«E pulisce sempre lei?»
«Ma certamente, zia»
«Perché? Non è una cosa antipatica, fare da solo le faccende di casa per una villa così grande?»
«Ah zia, ma così mi fai provare la delusione. Sei sveglia, pensa, pensa: cosa fa Muscolerentola per essere così bella e muscolosa?»
«… Oh»
«Ecco».
La sala da pranzo era un tutt’uno con la cucina, e, come l’entrata, ambo le stanze si pregiavano di un arredamento sfarzoso ed a tema decisamente sportivo. La parete a ovest, quella da cui era entrata l’allegra brigata, era tappezzata di foto incorniciate in cui il signor Lazzaretti era ritratto in compagnia di donne ed uomini muscolosi da tutto il mondo, che sorridevano i loro sorrisi muscolosi, felici, immobili in quei piccoli pezzetti di eternità. Il body builder guardò le foto e sospirò, poi mise giù i due animaletti domestici e scivolò verso la cucina.
Non vi era un tavolo vero e proprio, ma le due stanze erano divise da una sorta di lungo bancone da bar di granito grigio, liscio e brillante, incastrato tra la parete di fondo ed una piccola colonna decorativa e affiancato da tante sedioline. C’era una rastrelliera porta pesi appoggiata alla colonna, a cui erano appesi pesi dai quattro chili in su.
«Avete allergie, signori miei?» Chiese in tono vivace il proprietario di casa, comparendo dietro il bancone e tamburellandoci su con le dita.
«Io sono allergica alle fragole» Rispose Emilia, con una nota di rammarico nella voce
«Va bene, niente fragole»
«Noi non mangiamo nulla che non abbiamo preparato noi» disse Giangiorgio, occhieggiando sospettoso la stanza. Iniziò ad esplorare in giro, sbirciando sotto le sedie, sul tetto, in tutti e quattro gli angoli della camera.
La nonna guardò il nipotino con orgoglio: lo aveva cresciuto bene. Cercava le telecamere.
«Non vi fidereste neppure se lo preparassi qui davanti a voi?» chiese Daniele, in tono giocoso
«No»
«Volete cucinare voi?»
«No»
«Vi fidereste a mangiare qualcosa di pre-confezionato?».
I due Gomblotti si scambiarono un’occhiata, sospettosi. Poi, molto lentamente, acconsentirono:
«…Sì».
Gli ospiti alla tavola erano tanti, così Nuan Huan si offrì di aiutare il signor Lazzaretti in cucina.
C’era una grande porta-finestra nella stanza, ad ovest, e da lì gli ospiti poterono guardare i colori gloriosi che la discesa del sole stava spruzzando sulle nuvole tutto intorno, mentre il buio calava come un falco dall’alto, coprendo il cielo con ali fosche.
Belarda si avvicinò alla grande vetrata, tenendo le mani strette dietro la schiena per evitare di allungare le mani sul vetro e coprirlo di ditate. L’aria fuori dalla casa era fresca, profumata prematuramente come una notte estiva, e una parte di lei desiderava aprire la porta ed uscire a godersi la sensazione. Per qualche motivo, invece, rimase dentro, e lasciò che Pampineo le si affiancasse.
«È bello» Disse Pampineo, come se non ne fosse molto convinto
«Sì, lo è» replicò la ragazza, con un sospiro. Ma non aggiunse nient’altro.
Neo cercò disperatamente un argomento di conversazione da iniziare con la ragazza, e si guardò intorno alla ricerca di un’ispirazione. Lo spettacolo di quel tramonto era davvero bellissimo, ma la casa era grande e tutti gli altri ospiti che non avevano niente da fare si erano già sparpagliati per la villa lasciando la stanza semideserta: curiosi come bambini (compreso il piccolo Giuseppe Occhio, che era un bambino per davvero) si erano divisi in gruppetti in esplorazione che avevano guardavano, annusavano, e taluni leccavano le meraviglie nascoste in quella casa.
Nuan e Daniele erano assorti nella preparazione di una cena per tutti ed in una discussione sul perché non fosse una buona idea fare delle macchine in cartone rinforzato con lo scotch e poi metterci su dei pesi veri, e non prestavano loro attenzione. Insomma, pensò Neo, era un po’ come essere da solo con Belarda.
«È bello e… uhm… il… eugh… » Si espresse Neo, gesticolando con una mano verso l’esterno, modulando la voce per sembrare poetico
«Il tramonto?» suggerì la giovane donna, voltandosi per controllare che lui non stesse avendo un attacco cardiaco.
«Molto» Lui annuì «Sai che mio zio beve il Felce Azzurra?»
«Nnooo...» rispose lei lentamente, alzando un sopracciglio «Non lo sapevo. Ed è vivo?»
«Sì, anche se non so come. Non è la prima volta che fa di queste cose, è un po’ andato di testa a dire la verità. I parenti non te li scegli, no? Sennò probabilmente rimarremmo solo io ed Emilia in famiglia» continuò il ragazzo, stringendosi nelle spalle
«Non hai tutti i torti. Ho una bella famiglia, ma c’è almeno un parente che de-sceglierei, se potessi» disse lei a bassa voce, in tono cospiratore, e Pampineo rise.
Lei sembrò sorpresa del fatto che lui l’avesse trovato divertente. Compiaciuta, gli rivolse un sorriso, le guance che si chiazzavano appena di rosa.
Lui smise di ridere e la guardò, abbagliato, mentre lei si voltava a guardare di nuovo, per un attimo, il profilo scuro delle palme che si stagliavano contro il cielo sempre più rosso. Neo era così concentrato su quel sorriso che quasi non si accorse che Emilia lo stava trascinando via per un gomito.
«Neo, andiamo, c’è un intero corridoio di foto di gattini che fanno piccoli esercizi ginnici! Devi vederlo!» Esclamò la sorella entusiasta, tirando come un cane da slitta. Il ragazzo si riscosse dalla sua contemplazione: doveva fare la sua mossa ora.
«Quindi usciresti con me?» Chiese Neo alla poliziotta, mentre cercava vanamente di ribellarsi alla presa della sorella maggiore
«Perché tu zio beve il Felce Azzurra?» fece l’altra «Mi spiace, non mi sembra il caso»
«Noooo» esclamò lui, con espressione educatamente confusa, mentre vedeva la giovane donna rimpicciolire inesorabilmente man a mano che Emilia lo tirava via, sempre di più…

Sia Nuan Huan che Daniele Lazzaretti si rivelarono essere notevoli cuochi, ed imbastirono in fretta e con maestria una cena salutare e preparata con le loro mani, con tanto di dolce. La cassiera era particolarmente brava a dosare gli ingredienti, e a Daniele bastava istruirla una sola volta sulla ricetta che sarebbero andati a preparare perché lei la memorizzasse ed eseguisse senza problemi.
I due dovettero andare a raccattare tutti gli ospiti e portarli a tavola, anche se correvano in giro come blatte e cercavano di rubare i soprammobili. Eros era nudo in piscina e snocciolava poesie romantiche tra sé e sé con aria da bello e dannato, e dovettero convincerlo a vestirsi mentre Piera Elodea sbirciava intenta.
Una volta radunati in cucina e contati, ci si rese subito conto che almeno uno di loro era assente.
«Dov’è Pinocchio?» Chiese il signor Lazzaretti, mettendo le mani sui fianchi «Che fine ha fatto il bambino?»
«Non tornerà più a scocciarci» bofonchiò la vecchia Rosa
«L’avete ucciso?» volle sapere Emilia, un po’ intrigata un po’ orripilata
«Non lo troverete mai più».
Alla fine si scoprì che i due Gomblotti avevano chiuso il bambino nella stanza che sembrava loro la più pericolosa, cioè quella dalla porta nera nell’atrio, e dopo avere piazzato l’appendiabiti a forma di spotter di fronte all’uscio anche anche erano andati a guardare il corridoio dei gattini ginnici. Giangiorgio li aveva fotografati tutti col cellulare e ne aveva invertito i colori, perché era convinto di poter trovare un messaggio segreto nel modo in cui erano disposti i loro cuscinetti.
Daniele gli disse che erano pazzi, ed andò a liberare il ragazzino (che sembrava aver visto chissà cosa) in modo che tutti fossero finalmente riuniti in sala da pranzo, mangiando al bancone di granito come ad un ristorante.
«Petto di pollo in salsa di albicocche marinato in agrodolce» Presentò Nuan Huan, orgogliosa, con un gesto ampio della mano con cui indicò tutta la tavolata
«E, se farete i bravi, una bella Victoria Sponge Cake» aggiunse Daniele con un occhiolino «Ah, dimenticavo, c’è anche il menu speciale per nonna e nipote».
Aprì di fronte a loro una scatoletta di tonno, dopo aver permesso loro di annusarla e palpeggiarla, e quella fu la loro cena, perché non si fidarono a prendere nient’altro. Giangiorgio fece una foto col cellulare anche a quella, e continuò a confrontarla con le foto dei quadri di gattini che aveva immortalato nel corridoio, con gli occhi socchiusi dietro le lenti.
La cena fu allegra. Il gruppo, per quanto malassortito e composto di persone letteralmente trovate per strada, era vivacissimo e pieno di energia e la cena passò in fretta, tra risate, teorie strampalate, aneddoti buffi e flirt a senso unico da Eros a tutte le donne presenti. Nuan si mise la mascherina sugli occhi per segnalare il suo rifiuto e mangiò così, bendata.
Sembrava un sogno. La villa era sicura e bellissima, intonsa dai pericoli del mondo, con buon cibo e compagnia numerosa: c’era davvero tutto ciò che una persona potesse desiderare, dagli animali domestici e i videogiochi alla piscina idromassaggio sotto le stelle, dai profumatori per ambienti alla lavanda ai libri e gli attrezzi da palestra.
E, come scoprirono alla sera, anche i letti più comodi del mondo.
Ovviamente, Daniele aveva una camera in cui dormire tutta sua, ma tutti gli altri dovettero accordarsi per dividersi le ben quattro stanze a disposizione per gli ospiti.
Nuan Huan, Rosetta ed Emilia si accordarono per occupare la stessa stanza, così come Piera e Belarda. Giangiorgio prenotò Pampineo, ritenendolo il più innocuo dei presenti, e lasciando in stanza assieme Eros e Pinocchio che già si stavano acchiappando per i capelli e tentando di rendere calvi a vicenda con vigorosi strattoni.
La più contenta di tutte era Piera, che non vedeva l’ora di fare amicizia e condividere segreti tra ragazze e dormire in stanza con Belarda. Non sapeva ancora di un piccolo, rumoroso particolare: la sua compagna di stanza parlava nel sonno.
Fu così che tutti gli ospiti di Villa Lazzaretti andarono a dormire per la prima volta nella grande casa con le palme.

Era mattina presto quando qualcuno bussò alla porta della grande villa del signor Lazzaretti.
Il cielo aveva appena iniziato ad illuminarsi delle sfumature pallide e slavate in cui lo aveva immerso il sorgere di un sole pigro, che faticava ad affacciarsi dietro le nuvole batuffolose che riempivano il cielo e minacciavano pioggia.
Tuttavia, non fu il padrone di casa ad aprire. Daniele si era alzato prima dell’alba per iniziare a sgranchirsi, correndo intorno alla casa insieme alla dolce Ivy per riscaldarsi un po’ prima di iniziare con i pesi.
No, ad aprire fu Piera Elodea, anche lei alzatasi prima dell’alba, ma per motivi del tutto diversi.
La sera prima, mentre tutti avevano esplorato la casa, lei aveva trovato quello che più le premeva: la dispensa. Così, quando quella notte si era svegliata a causa della sua compagna di stanza, Belarda, che continuava a spaventarla ripetendo nel sonno “vampiri vampiri sangue vampiri”, sapeva esattamente dove trovarla. E aveva iniziato a mangiare.
Solo un biscottone proteico, si era detta, ed un bicchiere di latte. Uno spuntino di mezzanotte.
Alle cinque e quarantesette del mattino, dopo aver consumato tutte le barrette energetiche all’arancia su cui era riuscita a mettere le mani, la ragazza aveva svuotato un pacchetto di avena biologica dentro ad uno dei barattoli di proteine in polvere da sei libbre del signor Lazzaretti ed aveva iniziato a cacciarsi in gola cucchiaiate piene di quella roba.
Fu così che si presentò agli occhi dei due carabinieri che avevano bussato: con la bocca piena e il suo barattolone sottobraccio, uno sbaffo di polvere proteica arricchita con creatina all’angolo della bocca ed un pigiama di marca Buccia di Pera colorato come una brutta mimetica grigia e gialla.
Il pigiama non era suo, ma lo aveva indossato comunque.
«Shì?» Chiese, a bocca piena, occhieggiando da uno all’altro, tenendo la porta semi-aperta.
I due agenti, un omaccione dai capelli argentei ed una donna piccina dai capelli dorati, si scambiarono un’occhiata. Nonostante entrambi portassero la mascherina, non era difficile leggere le loro espressioni preoccupate.
«Questa è...» Iniziò l’uomo, ma fu subito interrotto dalla collega:
«No, no, parlo io, sono la più vecchia. Questa è villa Lazzaretti?» inquisì la donna, con forte accento calabrese.
«Shì» Confermò Piera
«E lei è la signora Lazzaretti?» attaccò l’altro
«Gno». Piera mandò giù la sua cucchiaiata, ma si voltò per tossire un po’ di polvere marrone che le era andata di traverso prima di parlare di nuovo con i due in divisa «Uugh… avrei dovuto metterci del latte, è un po’ secco. Pazienza. State cercando il signor Lazzaretti?»
I due agenti fecero immediatamente un passo indietro, scambiandosi un’altra occhiata preoccupata.
«E questa tosse ce l’ha da molto?» Interrogò la carabiniera, assottigliando gli occhi grigi
«Uh? No, no no! Non sono malata! Ho solo, vede, mangiato un po’ di polvere» Piera sollevò il cucchiaio per mostrarlo ai due agenti, allarmata «Vede? Sto benissimo! Ne volete? Volete entrare?»
«Signorina, se non è parte della famiglia Lazzaretti, cosa ci fa qui? Non sa che gli assembramenti sono vietati?» intervenne il carabiniere.
Piera Elodea li guardò con espressione neutra, come se avesse avuto problemi a metabolizzare l’informazione. Tossì un’altra nuvoletta di polvere al cioccolato.
Prima che lei avesse il tempo di rispondere o che i carabinieri decidessero di imballarla in delle salviettine umidificanti e portarla al pronto soccorso, il signor Lazzaretti in persona arrivò a corsetta leggera, fermandosi accanto alla porta in posa plastica da bodybuilder per mostrare il tricipite destro. Era a torso nudo, la maglietta grigia legata ai fianchi solidi, e goccioline di sudore sparse gli imperlavano il corpo statuario.
«Zii in uniforme» Disse Lazzaretti, mentre Ivy lo imitava e si metteva in posa da concorso canino accanto al suo piede «Qui amiamo tutte le forze, anche quelle dell’ordine. Cosa vi porta alla mia dimora?»
«Lei è il signor Lazzaretti?»
«In persona e proteine. Come posso aiutarvi?»
«Signor Lazzaretti, durante la nostra ronda mattutina non abbiamo potuto non notare quest’anomalia. Perché ci sono tutte queste automobili parcheggiate qui di fronte?» chiese la donna, e fu distratta da una seconda posa
«Non è concesso portare tutti questi estranei in casa propria, è un assembramento bello e buono!» chiese l’uomo, e fu distratto dalla terza posa.
Alla quarta posa, ahimè, entrambi si erano ripresi dallo sbigottimento e non lasciarono più che venisse perso il filo del discorso.
«Quanti siete in questa casa?»
«Uhm…» gli occhi di Piera saettarono dal signor Lazzaretti alla carabiniera che l’aveva interrogata, in cerca di aiuto «Non tanti…?». Ma gli occhi del culturista non potevano incontrare i suoi, perché si erano fissati sulla gran quantità di cibo che la ragazza cullava come un neonato.
«Signorina, tu hai molta fame»
«Shì»
«E quante scorte ti sei già mangiata?»
«Uhm… non tante…?» Ripeté lei, facendo un innocente sorriso al cioccolato
«Che fame chimica» commentò il muscoloso, impressionato
«Ah, c’è anche droga?» esclamò la carabinera
«No no, non sono malata e non mi drogo!» assicurò Piera, agitando la mano che stringeva il cucchiaio con ansia «Vi giuro di no!»
«D’accordo, signorina, le credo. Signor Lazzaretti, dovremmo multarla già ora, ma lei ha fatto molte pose...» il collega le diede una gomitata «Ma siamo buoni, volevo dire, e le daremo la possibilità di evacuare casa e chiuderemo un occhio se lo farà subito, in virtù dei suoi soldi...» un’altra gomitata «Del suo cane, intendevo. È un cane molto grazioso».
Daniele non sembrò felice di dover sfrattare tutti i suoi inquilini, ma non voleva mettersi contro le forze dell’ordine o pagare multe stratosferiche, quindi fu costretto a quell’ora a buttare giù dai lettini tutti i suoi ospiti e spiegar loro la situazione.
Molti di loro non presero bene la notizia. Rosetta si defenestrò dal retro perché “la pula non l’avrebbe mai presa”, e Giangiorgio seguì il suo esempio. Eros, che aveva metà capelli rispetto a quando era arrivato e i cui stinchi si erano gonfiati per i calci che il compagno di stanza gli aveva rifilato nel sonno (tanto da farlo sembrare provvisto di ben quattro gambe), protestò ad alta voce, di pessimo umore: come si pretendeva che tornasse a Caltaleone ridotto così? Come avrebbe conquistato la sua Anita, se sembrava un mostro?
A tutti loro era stato offerto quel nido in cui si erano trovati tanto bene, quel paradiso per un solo giorno, e ora stavano per abbandonarli di nuovo al contaminato, tossente mondo crudele?
«Sì» Confermò Daniele.
Il pensiero di molti volò al mitico boccaccio di Amuchina. Stavano davvero per lasciarsi tutto quel ben di Dio alle spalle?
«Ve ne dovete andare» Insisté il padrone di casa, incrociando le braccia al petto, e non ci fu più niente da fare.
Ai due carabinieri diventarono gli occhi tondi tondi quando videro la processione di persone che uscivano dalla casa del ricco sportivo, e non sapevano più se fargliela passare liscia, fare multe a tutti o imballare tutti in una palla di salviettine umidificanti e mascherine. Alla fine iniziarono a battere le mani e fare rustici versi incoraggianti, come pastori ad un branco di pecore, mentre i cantastorie rientravano nelle auto, alcuni pronti a continuare per la propria strada, altri pronti ad essere riaccompagnati a casa.
In molti accarezzarono con gli occhi il profilo di Villa Lazzaretti, pieni di desiderio e nostalgia, e lo sguardo dell’imprenditore si riempì di compassionevole tristezza nel vedere i suoi ospiti costretti ad andarsene come pecorelle smarrite. Ma era meglio così, nonostante la stretta che avvertiva al forte cuore, allenato da ore di cardio che avrebbe voluto saltare.
«Il mio piano di avere almeno cento storie con cui passare il tempo è appena svanito nel nulla, me misero, me tapino» Disse Daniele, in tono nostalgico. Ma dopo un attimo di abbattimento, il ricco imprenditore decise di non prendersela ed aggiunse, con filosofia: «Non fa niente, tanto Piera si stava mangiando tutto e saremmo rimasti presto senza scorte. Dovrò continuare la quarantena da solo, ahimè, fino a quando questa quarantena si alzerà e potrò riabbracciare la mia ragazza»
«È molto lontana?» chiese il carabiniere dai capelli argentati, in tono comprensivo
«Sta partecipando ad una gara di powerlifting in Austria. Avrei dovuto raggiungerla, ma ora non si può viaggiare, come sa...»
«Sono certo che vincerà»
«Anch’io. Buona giornata, agenti»
«Buona giornata, Lazzaretti».

Il gruppo, quasi a malincuore, fu disperso.
Nonostante fosse stato appena un giorno, tutti loro, in un modo o nell’altro, furono cambiati da quello che accadde nella bella Villa Lazzaretti, alcuni in modo positivo, altri negativo. Nessuno rimase esattamente uguale a come era entrato e ognuno di loro aveva una strana, strana giornata da raccontare, e tutto era iniziato per un boccaccio di Amuchina.

«Cos’ha questa gente che non va?» Chiese il primo carabiniere
«E che ne sooo ioooo» rispose la collega, tale Rosamaria Miseri, che aveva l’abitudine di allungare di molto le “o” quando voleva mostrarsi superiore ad una certa vicenda.
«Tutti ammassati in una casa...»
«Tra questo e la festa di carnevale… certa gente non sa prendere le sue precauzioni»
«C’era pure un bambino di mezzo!»
«Verissimo, Luì. Ora non vedo l’ora di andare a trovare mio nipote, appena stacco»
«Non era stato ricoverato all’ospedale dei Bambinelli Santi?»
«Sì, ma ancora non è tornato il risultato, ma sicuramente non ha niente, lui dice che non si sente più niente, che era un poco di raffreddore. Che non vado a darglielo un bacetto a mio nipotino Tristano?».
In lontananza, una villa con le palme salutava il sole che sorge. Un nuovo giorno, una nuova storia.




lunedì 1 giugno 2020

Maggio 2020 - Cosa abbiamo creato?

Maggio 2020 è finito: Ecco cosa abbiamo postato online questo mese, grazie anche al supporto dei nostri beneamati patrons!



+++DISEGNO++++

Il Cammino delle Leggende (The Way Of Legends) / OCs
Gilga natural form | | Gilga reference sheet | The wolf goddess tattoo | Chibi Mermael | Chibi Lihsangiongiangioschìo | The Chrysalis | Thomas Wolf - human form |

The Way of Legends' Lupus in Aula (webcomic)  
Chapter 2 page 10 | Chapter 2 page 11 |

Sara's fitness blog (webcomic)
Beach workout [Patreon][Tapas] |

Werewolf&Cannibal (webcomic)
-

Hannibal


Steven Universe
Stronger than ever (black and white) | Save the breakfast! | Chibi Megapearl + Steven | Chibi Bluebird |

Furry, anthro and animals (not commissions)
Ladies don't start fights | Minis 247 - Sekk'ral Malygos Blackscale | Beryl |

Commissions
The power of a dragon (black and white) | Angelo | Strange encounter in the town | Angelo vs Alex | 100 pull-ups | Hugging and relaxing | Killer of babies | Dark'kar | 99 pull-ups | Bob the sick puppy | Happy family | Father vs Son (black and white) | Wanna be my friend? | Grinning across the table |

Other
Biker from hell | Chibi Sailor Moon redraw |

Due gatti rossi "remastered" (ITA) [Tapas]

Il segreto di Stelvio | Ritorno a casa | Sono nati! | L'arte di mangiare sdentati | Gattini in pericolo! | Sei ancora la mia mamma! |

Patrons only!
Beast hug (WIP) | The power of a dragon (WIP) | Strange encounter in the town | Angelo (WIP) | Grappling (WIP) | Killer of babies (WIP) | Happy family (WIP) | Worried family (WIP) | Father vs son - WIP (three possibilities) | Frog stuff (WIP) | Dragon clinch (WIP) | Young Sandy and Zamas sketches (WIP) | Two Red Cats strip 93 (WIP) | Young Sandy and Zamas sketch 3 (WIP) | Drums in the forest (WIP) | Hugging and relaxing (pack for patrons) | Dark'kar (pack for patrons) | 99 pull-ups (pack for patrons) | Colorable linearts vol. 32 (pack for patrons) |


+++SCRITTURA+++
Io sono il Drago (Wattpad) 
La variabile reale | La profezia del cavaliere dai capelli color grano |

Il Fiore e l'Artiglio

Con i morti e con i tuoi pensieri [Wattpad][Tapas] | L'inizio della guerra [Wattpad][Tapas] | Con la testa in mano al boss [Wattpad][Tapas] | Te ne sei accorto, ragazzo? [Wattpad][Tapas] | Il rospo equivoco [Wattpad][Tapas] |


Un barattolo di Amuchina


Schede dei personaggi, specie, luoghi e varie (Blog)
Character, Alejandro de Rocamora [Eng] |

Recensioni
Maruzza Musumeci (Andrea Camilleri) [Wattpad][Blog] | Io, i miei desideri e il mio miliardario (Rose M. Becker) [Wattpad][Blog] |



+ Altro +
Moorish gecko (photo collection) |



Totale dei lavori pubblicati:67
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giovedì 28 maggio 2020

Recensione - Io, i miei desideri e il mio miliardario - Vol. 1 (Rose M. Becker)


Il mondo è strano, germoglietti.
Siamo certi di aver ribadito più di una volta che i romanzi rosa sono quelli che leggiamo di meno in assoluto, eppure tra i libri che sono stati recensiti in questa raccolta figurano già almeno un paio di esponenti di questo genere… contando quella di “Io, i miei desideri e il mio miliardario”, ovviamente!
C’era dubbio, con un titolo del genere, che si trattasse di un romanzo rosa? Siamo sicuri che lo avevate già capito appena ricevuta la notifica (ammettiamo che un horror con un titolo del genere sarebbe stato intrigante da esplorare, comunque), e probabilmente avevate capito già pure trama e finale prima che potessimo dire “Spine”.
Finale che noi non sappiamo comunque, lo precisiamo subito; almeno non dell’intera vicenda.
“Io, i miei desideri e il mio miliardario” è solo il primo di una serie di ben sei libri, che hanno tutti titoli uno più fantasioso dell’altro. Il titolo completo di questo libro è “Io, i miei desideri e il mio miliardario 1”. I seguenti sono “Io, i miei desiderio e il mio miliardario 2”, poi c’è il “3”, e così via fino al numero 6. Gioite, popolo!
Altro che Divergent, Insurgent e Allegiant. Altro che i colori delle 50 Sfumature! Qui c’è la classe vera. Ah, se solo ci avesse pensato la Rowling! Vi immaginate la soddisfazione di leggere “Harry Potter 1”?
La scelta, a giudicare dalla lunghezza di ogni volumetto – che sono in media una sessantina di pagine, settanta per il primo, che è il più lungo della serie – potrebbe venire dal fatto che in realtà sembra essere lo stesso romanzo tagliuzzato in libricini diversi per poterci fare più soldini e, se funziona, buon per la Becker.
Tre cose ci hanno spinto a recensire questo romanzo:
1) È gratis (al contrario dei seguenti, che comunque hanno prezzi modicissimi)
2) Copertina e titolo suggerivano una bruttura che dovevamo assolutamente condividere e commentare con voi
3) Sulla sezione libri di Google Play, dove lo abbiamo reperito noi, diverse persone avevano lasciato commenti per cui il libro gli era piaciuto, ma avevano lasciato cattive recensioni o si erano lamentati perché erano contrariati dal dover pagare per leggere il seguito.
No. Gli artisti hanno diritto a mangiare e a vivere fuori dalle scatole di cartone, perciò vanno pagati per il loro lavoro. E se una certa opera – di cui ti è stata data la possibilità di usufruire gratuitamente – ti piace, allora puoi dire che ti piace, ma non puoi pretendere tutto il resto gratis, compresa l’anima del creatore che vuoi perché pensi starebbe bene messa nel tuo centrotavola coi fiori spennacchiati.
Tra i vari commenti abbiamo un: “Perché solo il primo è gratis mentre gli altri constano” che è probabilmente un picco di filosofia, datoci da un anonimo Utente Google che però ha lasciato cinque stelle. È perplesso, date un biscotto e un’indicazione ad Utente Google.
Per rendere equa la questione siamo dovuti intervenire per poter dare un nostro giudizio spassionato, e per certi versi è un libro che ci ha sorpreso. Parliamone un po’!

1. La trama: Elena Lavigne è una studentessa d’arte sbadata, emotiva, difficile da prevedere – in primis a sé stessa. È un giorno importante per lei: incoraggiata dalla sua migliore amica, che al contrario suo è una ragazza alla moda, alla mano e che non mette i vestiti da gran gala con le scarpe da ginnastica, la ragazza è pronta per sottoporre i propri lavori ad uno dei galleristi più importanti della città nella speranza di convincerlo ad esporre le proprie opere di artista emergente.
Ci riesce? No. Elena ha appena il tempo di tirare fuori lo scartafaccio di lavori che si era portata dietro e spargere un po’ di fogli per la stanza prima che arrivi il signor direttore in persona, che non solo non da’ neppure un’occhiata ai suoi lavori, ma, ahimè, le guarda le scarpe.
Queste scarpacce da ginnastica sono importantissime per la trama, perché sono una sorta di portafortuna per la protagonista, un feticcio che porta sempre con sé. La salvano dalla sfiga? No. Ma la fanno sentire un po’ più tranquilla nelle situazione in cui è nervosa, almeno.
Il signore quindi guarda queste scarpe-pagnotte masticate dai cani, con le mosche che girano attorno, spuntare da sotto l’orlo del vestito e apparire proprio dove dovrebbero stare i piedi di Elena e strabuzza gli occhi.
«Disonore su di te e sulla tua mucca» Dice il gallerista sessantenne (forse parafrasiamo un po’) e, dopo averle ordinato di dileguarsi, proclama un editto per cui né Elena Lavigne né la sua gente, gli studenti d’arte, possano più cercare di farsi creare un’esposizione nella sua galleria.
Ammettiamo che all’arrivare del signore ci siamo incuriositi. Uomo? Check. Ricco? Check. Ha a che fare con la passione della protagonista e la tratta malamente al primo incontro? Altroché!
Stavamo forse per assistere a qualcosa di rivoluzionario, una storia d’amore proibita tra una studentessa d’arte e un vecchiaccio scorbutico? Il vecchio gallerista forse è così aspro con il prossimo perché la sua passione per l’arte ha finito per diventare solo un business, facendo avvizzire il suo cuore una volta appassionato? Elena avrebbe forse riesumato questo cuore facendo tornare viva la passione per l’arte e facendone sbocciare una inaspettata, quella per lei?
Ah, no. Lei esce dalla porta e se ne va, avvilita (e a ragione, visto che non le hanno neanche fatto aprire bocca), e così sfuma per sempre questo sogno d’amore.
Elena ha due amici: una brava, bella, intelligente e simpatica, l’altro scorbutico, non particolarmente brillante e lungo lungo, che continuerà ad uscirsene con una serie di frasi che rallegreranno la protagonista come un grattugia per il grana adoperatale sugli alluci.
La migliore amica di Elena decide di tirarle su il morale portandola al proprio mega party esclusivo, che si svolgerà quella sera stessa ed a cui saranno presenti tutti i ricconi e le persone influenti della città. Peccato che la buona intenzione della ragazza finisca solo con l’agitare Elena ancora di più dato che la giovane sa che mescolare lei e gli eventi d’alta società è una pessima idea.
La Lavigne ha ragione.
Non si oppone alla proposta dell’amica pur anticipando il disastro, perché lei non si oppone mai a niente, ma più o meno venti minuti dopo l’inizio del party è già riuscita a stracciarsi una spallina del vestito camminando sopra l’orlo dell’abito con i tacchi alti (sarà la prima ed ultima volta in cui non mette le Converse-amuleto) e corre in giro col reggiseno in bella vista; per di più, i suoi amici pensano che si sia ubriacata anche se non ha toccato un goccio. Elena corre a nascondersi nel guardaroba, dolce pudico bocciuolo di gelsomino, ma sbaglia porta e sbatte contro un tizio che non conosce e che la fissa incuriosito.
Perché è il guardaroba dei maschi.
Lui è bello come un divo, gentile, con occhi penetranti color del ghiaccio e, dato che è invitato al ricevimento, ricco da fare schifo. Affascinato dai piedi di ricotta di Elena e dall’ardore con cui questa donna povera è venuta a spiare i maschi che si cambiano, l’ultra miliardario decide di aiutarla. Non solo la salva a mezza caduta, acciuffandola al volo, ma si sfila il fermacravatta e dopo aver fatto un po’ di gesti con le mani e recitato delle paroline magiche sulla sua spallina stracciata, ne ha riconnesso i lembi con il fermacravatta ed una bella piega che fanno sembrare l’abito ancora più fancy.
«Ushi pushi pelushi!» Dice il miliardario per completare la magia (forse parafrasiamo un po’), ed Elena, con gli occhi a cuoricino, si sente percorrere da una scarica elettrica. Spoiler: Elena si sentirà percorsa da scariche elettriche con una frequenza allarmante accanto al suo affascinante salvatore, che chiameremo per questo motivo Pikachu.
Elena torna a casa presto, sentendosi tutta sottosopra. Vuole dimenticarsi del bel Pikachu, anzi, a dire il vero, le piacerebbe riuscire a dimenticarsi di tutte queste lunghissime ventiquattr’ore che sono state solo una serie di fallimenti inanellati.
Ma sembra che dimenticare non le sarà così facile: un paio di giorni dopo, mentre la sua migliore amica le occupa la casa a random, ad Elena viene recapitato un regalo inaspettato.
È una… «Fibidibula» la chiama la sua migliore amica, e qui non c’è parafrasi, stiamo riportando i fatti. In realtà è una fibula, una bellissima spilla d’oro decorativa che ornava le toghe in epoca romana, che lascia Elena senza fiato. Ma soprattutto, è un pretesto: Pikachu vuole rivederla per riavere indietro il suo fermacravatta e, chissà, conoscersi meglio...
Buuuh, volevamo la ship di VecchioXElena!
2. La copertina: Ce n’è una sola. Il convento passa questo: minestra o finestra.
Ce n’è una per questo libro e una, sempre la stessa, per tutti i libri seguenti di questa saga, di cui cambierà solo il colore e il numerino in alto, perciò è meglio rassegnarci subito.
Minestra. O. Finestra.

Monumenti, monumenti a caso!


La silhouette di una ragazza alla moda, che chiaramente non è Elena, viene sollevata dalla silhouette di un uomo alla moda, mentre minacciosi monumenti di New York si affollano sullo sfondo rosa. Siamo a New York, questo almeno l’hanno azzeccato, ma l’interazione tra le due personcine sembra lì soltanto per spoilerarti cose importanti della trama che ancora non hai letto e si risolveranno solo nei libri seguenti, perché a dire la verità non c’entra niente né con Elena, né con i suoi desideri, né col suo miliardario nel primo volume.

3. Cosa ci è piaciuto: Come dicevamo, è un libro che è riuscito a stupirci, perché abbiamo iniziato a leggerlo aspettandoci una cosetta ridicola e, invece, più si andava avanti più si è rivelato non essere affatto sgradevole. La scrittrice ha del potenziale: non è mai uscita dai binari con questo libro, ma da un’affermazione qui e una citazione lì si intuisce che è una persona creativa e che ha voglia di imparare e, in futuro, potrebbe fare ancora di più. Buona fortuna, Rose M. Becker!
Un’altra cosa che abbiamo apprezzato è che il “miliardario di Elena” è un bravo ragazzo, che si preoccupa delle emozioni di Elena e tiene conto delle sue passioni. È misterioso, tenebroso ogni tanto, ma non da’ quelle vibes da psicopatico criminale pronto ad accoltellare la protagonista ad ogni frase come ci è capitato di leggere per altri protagonisti maschili un po’ troppo spesso, anzi, sembra genuinamente buono.
La protagonista è piena zeppa di stranezze: compra foto di sconosciuti e inventa storie su chi siano, cosa facciano, e fa innamorare le foto tra loro, ha praticamente solo un paio di scarpe per uscire ed è una fissata dell’omeopatia che non sa tenere ordine nella borsetta neanche sotto minaccia. Però, anche se la fa sembrare fuori di melone, questo la caratterizza e la fa sembrare più vera, molto più di tutti gli altri personaggi.
*Spoiler*
Ci è piaciuta l’idea delle Secret Box e come sono state rivelate nella trama, che sono l’opera d’elezione creata dalla protagonista. Sono delle scatoline in cui si può sbirciare attraverso un “buco della serratura” finto o una fessura per vedere degli ambientini segreti creati al loro interno, uno diverso per ogni scatola, che possono essere delle stanzette in miniatura o altri tipi di ambienti. È una cosa nuova e che approfondisce un po’ la psicologia di Elena nella narrazione per una serie di motivi.
*Fine spoiler!*

4. Cosa non ci è piaciuto: Oltre alle Secret Box, citate dopo l’allerta spoiler, non c’è niente che risalti veramente nel libro. Durante tutta la lettura abbiamo avuto l’impressione di rileggere cose già lette e di sapere già l’andazzo della trama, e nulla ci ha contraddetti.
Personalmente, abbiamo trovato davvero difficile ricordare buona parte dei nomi dopo pochissimo che avevamo letto il libro perché non abbiamo trovato la scrittura dei personaggi particolarmente coinvolgente; la meglio tratteggiata è probabilmente Elena stessa, mentre tutti gli altri sono così poco unici che non sembrano persone vere: solo personaggi, fatti per essere bidimensionali e non lasciare Elena da sola troppo a lungo.
E se unisci questo al fatto che la signorina Lavigne rimarca possesso del suo miliardario già nel titolo, c’è poco spazio per i dubbi su come possa finire la storia, e noi non sentiamo il bisogno di continuare.
Tra le varie stranezze di Elena ce n’è una in particolare che ci ha reso difficile leggere il libro in santa pace, ovvero il modo in cui parla con sé stessa. Il modo in cui si viene bombardati dei suoi pensieri che commentano un po’ tutto, ma sono quasi ossessivi soprattutto nei primi capitoli, continua a distrarre il lettore dalla narrazione. È come avere una persona appoggiata alla spalla che ti parla mentre cerchi di seguire la storia senza poter fare nulla per farsi lasciare in pace.

Voto complessivo: 63 su 100. Complimenti libricino, ti sei classificato!

A chi lo consigliamo: È un libro breve e senza pretese, perfetto per una lettura sotto l’ombrellone o in un pomeriggio pigro. Lo consigliamo a chiunque voglia una lettura leggera e non impegnata, sia parlando di temi trattati che del poco tempo impiegato per leggere le sue settanta pagine, e che ami le storie d’amore.
Se leggete tutti gli Harmony che trovate sottomano, se siete sempre a caccia di storie romantiche su Wattpad e piattaforme colleghe, se tanto lo sapete già dalla pagina uno che Ciccillo e Cocò si amano alla follia e si sposeranno, ma è proprio questo che vi fa piacere il libro che state leggendo, allora questa lettura potrebbe davvero fare al caso vostro e farvi innamorare!
Anche a voi, persone avare, lo consigliamo anche a voi: è un libro gratis.

Dove potete comprare il libro?
Noi abbiamo potuto scaricare questo primo volume gratuitamente su Google Play, come già avevamo accennato nell’introduzione, ma vi basta fare una ricerca su Internet per trovarlo, in modo gratuito, praticamente su qualunque piattaforma che vi offra la possibilità di acquistare libri, come Kindle. Crediamo non ne esista una versiona cartacea, o perlomeno a noi non è mai capitato di incontrarla ad oggi.
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!


P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Hey, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)


giovedì 14 maggio 2020

Character - Alejandro de Rocamora

(Hai perso la strada, viandante? Se stai cercando la versione in italiano di questa scheda, clicca QUI!)



Species: Aurolupus lycan var. supergoldenwolfen (homolupus auratus magnus)
Complete name: Alejandro Roberto De Rocamora of the Eden pack
Gender: man
Body type: muscular and strong, manly, with big chest
Date of birth: 9/08/1989
Zodiac sign: Lion 
Height weight (human form): variable, 1.94 m / 2.03 m, 120 kg / 170 kg
Occupation: cameraman, vampire hunter, musician, bodyguard, occasionally (at Lilith's request for important clients) escort
Smells like: Coriander, dark chocolate a hint of dog fur
Nationality: USA

Accent: Spanish
Voice: Natural dramatic bass-baritone, can shift his own vocal cords from baryton-martin to bass
Appears in: Blindfury (comic) | Sunset (fanfiction) | La Cattedrale di Millennio (work in progress) |


 "So hot
Out the box
Can you pick up the pace?
Turn it up
Heat it up
I need to be entertained
Push the limit
Are you with it?
Baby, don't be afraid
I'm a hurt 'ya real good, baby"

-For your Entertainment, Adam Lambert 


Vain | Clever | Dominant | Charmer | Adventurous | Natural leader | Foodie

Alejandro was brought up in the Mater Inferorum's castle in the Arizona desert by Lilith, that raised him to be her perfect subject and aurolupus. Alejandro is able to dance, fight and kill all with the same grace, he's fluent in four different languages, and has perfect control over his transformations and body in his every form.

Skilled and smart, he's very loyal to his mistress Lilith. He's the head of the Eden Desert pack, making it loyal and at Lilith's service by association.
One of his best friends is his own mother Arban, that is not only his colleague, but always has also a good word of advice for him.
He has a Spanish accent because the first language he learnt was, of course, Spanish, teached to him by a mother tongue teacher.

His first appearance, as puppy, happens in the comic Blindfury. He briefly appears also in the Twilight fanfiction (written in Italian) Sunset

Supergoldenwolfen

Usually, the aurolupus lycans (also called by some "goldenwolfens") are 1,60-1,78 m tall when in human form. Alejandro is 1,94 m tall, with a weight ranging between 110 and 166 kg. This particular subspecies, taller and with lighter pigmented skin, is known as "supergoldenwolfen" and it's extremely rare, enough to be considered a legend. Also, even if he has the phenotype of a pure supergoldenwolfen, he is not actually a pureblood and this results in a non-total refractoriness to magic (pure goldenwolfens are totally refractory to magic) and theoretically he could even use very simple basic spells.

An entertainer 

Alejandro was educated to be charming and since he was a child (or a puppy) he has been taught the arts with which he could enchant the human soul: dancing, singing and telling stories. His favorite musical instrument is the banjo, which he plays with virtuosity, but he can masterly play almost all stringed instruments. He has a beautiful bass- baritone voice, but he is also able to control his vocal cords and change them (as he does with his appearance, shifting to all the intermediate forms between wolf and human) to get a bass voice or even a baryton-martin!

The Alpha

He is a natural alpha and like all alpha aurolupuses, his hair and his beard can grow a lot. In the aurolupus specimens, the length of the hair indicates the level of current dominance within the pack (or, if they are alone, the desire to subdue someone). The hair (and the beard, if they are males) of subdued individuals remain short without the need to be cut. Alejandro, however, keeps his beard under control because he prefers it a little shorter, while letting his hair grow freely.

All the forms!

He can shift to all the intermediate forms between lupus and crinos and from them to human. His appearance is incredibly variable, much more than the one of any other lycanthrope
He has a female pet Anaconda, called Nicki.

Tattoos

Only when he's in human form his tattoos are visible: he has one that represents a lipstick kiss on his neck, while his left shoulder is covered in "dragon scales". On his left hip there's written the word "Alpha". On his left wrist there's a bracelet of thorns. On his back he has a a divine wolf tattoo that could be both Fenrir or the Great Sand Goddess.

The tattoo on Alejandro's back


He likes He dislikes
❤ Fighting 💔 Fire (it's almost a phobia)
❤ All the women 💔 Vampire
❤ In particular tall women 💔 Acid smells
❤ Shy men 💔 Very weak men
❤ Music (and playing his banjo!) 💔 Men that are mean to women
❤ Dancing tango  💔 Having to cut his hair
❤ Reptiles, with a preference for snakes 💔 The Catholic Church
❤ His own body 💔 People that think he should cut his hair
❤ The scent of wet skin 💔 The words "binge watching"
❤ The erotism 💔 Being ignored for too long
❤ The blood taste 💔 American action movies





Skills
[Possible levels: disaster | beginner | mediocre | good | very good | excellent | master]
Physical
- Seeing in low light (good)
- Hearing at great distances (very good)
- Smell (excellent)
- Wrestling (very good)
- Standing fight / boxing (good)
- Pain resistance (very good/excellent)
- Running (good on two legs, excellent on four)

- Fast healing (excellent/master)
- Shapeshifting (good/very good)
- Boxing (very good)
- Wrestling (excellent)
- Tango (Very good)
- Calisthenics (excellent/master)
- Smell (excellent)
- Fencing (buono/molto buono)
Language 
- Spanish (very good in writing and talking, excellent in comprehension)
- USA English (very good in writing and talking, excellent in comprehension)
- Sand garou (very good/excellent)
- Italian (Very good in comprehension, good in writing and talking)
- HTML (good)

Music
- Banjo (excellent/master)
- Mandolin (very good/excellent)
- Guitar (excellent)
- Baroque guitar (excellent)
- Drums (good)
- Piano (mediocre)
- Violin (beginner)
- Theremin (disaster/beginner)
- Singing (very good/excellent)
- Rap/fast talking (good/very good)
- Terrifying howl (very good/excellent)

Magical- Refractory to magic (very good/excellent)
Miscellanea

- Talking with crowds (very good)
- Talking with women (excellent)
- Talking with men (very good)
- Talking with children (very good)
- Tie knots (very good/excellent)
- Take care of reptiles (excellent)
- Take care of amphibians (very good)
- Take care of children (beginner/mediocre)
- Take care of dogs (disaster/beginner)
- Take care of plants (beginner)
- Intimidate humans (very good)
- Intimidate animals, mammals (excellent/master)
- Intimidate animals, birds (very good)
- Butchering animals (good/very good)
- Hairdressing (very good/excellent)
- Eating a lot of food in little time (excellent)
- Grilling meat and vegetables (excellent)
- Baking sweets (very good)
- Serving elaborate dishes (good/very good)
- Drawing with pencil (good)
- Drawing with watercolors (good)
- Oil painting (beginner)
- Camera recording (very good/excellent)


Gallery (Click to enlarge!)










Alejandro's family By Aria-Suna-Kunoichi






With Sheridan Grimm e Provolino
With Lilith

Baby Alejandro and various characters
Giovane Alejandro con testa di vampiro (ispirato da un dipinto di Caravaggio)


Pride! With various characters.

Con sua sorella Furiadoro, by PangurBan91

con Eric, by Aria-Suna-Kunoichi

Alejandro, Ellis and Matteo, by Aria-Suna-Kunoichi



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