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venerdì 8 ottobre 2021

Riguardo alla narrazione animalista estremizzata (sui tropicali questa volta)


Ormai la narrazione animalista è estremizzata. E lo dico da ambientalista e appassionatissima di animali. Prendete questa campagna di una nota lega animalista (ho censurato il nome perché non voglio beccarmi sul blog tutti gli affiliati che mi abbaiano contro, of course, e perché non sono qui per diffamare, ma solo per fare riflettere) quella nello screenshot allegato...

C'avessi pure io i soldi pe sponsorizzà i miei post...

A casa loro? #ACasaLoro con l'hastag pure? A CASA LORO? Ma come fanno a stare a casa loro degli animali che non esistono neanche in natura, morph esotici, ibridi a volte, abituati fin dalla nascita alla cattività? Animali come rettili, anfibi, insetti, che se allevati correttamente ed eticamente hanno livelli di stress molto più bassi in cattività che in natura? Mah, mi sembra animalismo spiccio e deleterio, personalmente, per non parlare del fatto che visto il deterioramento rapido degli habitat naturali l'allevamento anche domestico è un'importante risorsa per la salvaguardia della biodiversità... ormai questi animali "esotici" sono diventati veri e propri domestici. Un tempo, migliaia di anni fa, anche cani e gatti sarebbero stati considerati esotici, ma il tempo e la selezione li hanno avvicinati sempre di più agli esseri umani. Quindi no, non condivido affatto l'idea di bandire una risorsa importante come l'allevamento in nome di un "presunto" desiderio di libertà che questi animali (che ricordiamo, in cattività vivono una vita notevolmente più sana, tranquilla e lunga che in natura, posto che si allevino nel modo giusto: in natura sono esposti a malattie, predazione, scontri intra e interspecifici che ne accorciano notevolmente la durata vitale e il benessere generale). PIUTTOSTO! Io direi sì all'applicazione di pene severe per chi maltratta questi animali. Ma vietare, signori, no! Poi, ovviamente, bisogna guardare ai bisogni della singola specie, mammiferi e uccelli sono diversi da rettili e anfibi, e anche all'interno dello stesso gruppo ci sono immense differenze fra specie e specie... purtroppo vedo tutta una narrazione di "animaletti pucciosetti", una roba disneyana in cui non si capisce minimamente di cosa un animale abbia davvero bisogno, gente che punta il dito contro chi tiene un serpente (magari appagato e perfettamente in salute) e che al contempo ha in casa cagnetti mordaci e stressati che non vorrebbero mai vivere così... l'unico vero antidoto ai maltrattamenti animali è la CONOSCENZA. Studiate a fondo prima di prendere animali, ma anche prima di parlare di animali! I commenti con gli occhi a cuoricini o le lacrimucce sono la benzina che dà fuoco a questa narrativa errata e dannosa. Le legislazioni che vietano l'allevamento sono lesive non solo della libertà di quella fetta di popolazione che vuole capire ed esplorare la natura anche attraverso l'allevamento, ma anche degli animali stessi. E rischiano per giunta di far fiorire commerci illegali! Non c'è una sola nota positiva. Quindi, prima di commentare "eh, son tutti mostri quelli che tengono gli esotici in gabbia", magari andate a documentarvi un pochino di quello di cui state parlando: gli animali non sono persone, non vanno umanizzati, non provano quello che proviamo noi, e pensare questo può solo fargli male. Non sono bimbi, non sono personcine, hanno istinti diversi dai nostri, bisogni versi dai nostri, sono DIVERSI da noi e vanno rispettati in quanto tali, non in quanto "personcine". Il mondo non è quello della Disney, signori, e vi posso assicurare che se molti esotici potessero scegliere fra il vivere un anno e mezzo ed essere mangiati da un'aquila oppure lo sguazzare felici e sazi in una mega-teca con arricchimenti appropriati per una vita lunga, felice e prospera, sceglierebbero senza dubbio la seconda. E forse, a pensarci bene, la scegliereste anche voi, visto che non siete in una caverna umida, ma in una città, dove siete "prigionieri", costretti ad avere documenti, spostarvi nelle strade e lavorare. Ma cosa preferite, stare in casa vostra, con l'acqua corrente e la luce, oppure andarvene in giro nudi per l'Africa subtropicale, senza niente per proteggervi dai parassiti, procacciandovi il cibo a mani nude ed esposti all'attacco di grandi predatori? Ecco. Se proprio dovete umanizzare animali che umani non sono, fatevi questa domanda.


Il problema è che per le associazioni animaliste è facile fare leva sui sentimenti di chi NON è informato riguardo agli animali. E lo sapete perché lo fanno? Soldi. Donazioni, tantissime, tantissime donazioni. Vogliono indignare, scandalizzare (qualcuno di voi conoscerà la PETA, quei pezzi di sterco che sopprimono i cani, si fingono animalisti e prendono un sacco di donazioni dalla gente perché fanno le campagne per indignare la gente), disinformare. E chi non ha un buon livello di istruzione riguardo alla zoologia ci crede... sì, perché pensano che quella roba sia vera. Che "poverini, i rettilini nella gabbia non ci vogliono stare". Peccato che ci vogliano stare eccome, che una volta acclimatati i rettili e gli anfibi si sentano perfettamente a casa nelle loro teche. Ci sono innumerevoli ricerche a riguardo (e basterebbe solo guardare la differenza della lunghezza della vita di questi animali allo stato brado!), mentre i detrattori delle pratiche di allevamento hanno al massimo dalla loro l'arma dell'umanizzazione e dei sentimenti buonisti, senza nessuna base né scientifica né di buon senso. Se amate davvero gli animali volete conoscerli, averli vicino, rispettarli, e se volete conoscerli STUDIATE, non fate di tutta l'erba un fascio. Mamma mia, vietare definitivamente il commercio, la detenzione e la riproduzione degli animali esotici... che enorme spreco sarebbe. Che colpo basso sarebbe, per tutti gli appassionati, per la biodiversità, per la natura stessa. Lesivo della libertà individuale, per giunta. E i bambini? Visto che spesso si tirano in ballo i bambini lo faccio anch'io: i bambini avrebbero la possibilità di entrare a contatto con il mondo naturale, imparare divertendosi, avere una connessione con la natura che altrimenti, soprattutto nelle grandi città, non potrebbero avere. Si potrebbe utilizzare l'allevamento degli esotici per sensibilizzare i più giovani sulla bellezza di creature considerate convenzionalmente meno belle, come rane, rospi e serpenti, e alla lunga, chissà, stimolare il desiderio di protezione nei confronti degli habitat da cui queste creature provengono, che quello SÌ che sarebbe utile. Quindi più conoscenza, più libertà, più amore per noi e per queste meravigliose creature: che magari alla fine, se ce ne sbarazzassimo per sempre, finirebbero solo per fare schifo a troppi. Lontani dagli occhi, lontani dal cuore, cosa ce ne importerebbe più dei loro habitat? Mentre in Italia ancora la gente ammazza i gechi sulle pareti, schiaccia le lucertole e le innocue bisce, questi qui delle associazioni animaliste vorrebbero vietare l'allevamento a chi invece animali simili li nutre, li cura, li ama. Ma concentrarsi magari su sanzioni più severe a chi uccide impunemente no, eh? No. Chiedevo. 

Perciò, in breve: più scienza e amore (e l’amore è, prima di tutto, desiderio di comprendere ciò che amiamo), meno cuoricini facili e lacrimucce finte al solo scopo di ottenere più like e denaro.

Non fatevi intortare da nessuno, nemmeno da me: fate le vostre ricerche sempre. E scoprirete che magari avete molto da imparare dal vostro freak di quartiere con la passione per i serpenti e poco o nulla dagli animalisti (o animalari come li chiamavo qualche anni fa, perché animalisti mi sembrava semplicemente sbagliato) che gli animali vogliono vederli solo se sono dei pelosini pucciosini...

 

P.S.: Ma questa cosa dell'"aiutiamoli a casa loro" non l'abbiamo già sentita da qualche parte?

martedì 21 gennaio 2020

Due gatti rossi 1. Dentro la scatola


La nostra avventura comincia dentro una scatola, in una giornata estiva...

Contenuti bonus: Questa è un'illustrazione della famiglia dei due gattini! Il papà, rosso, è Romeo, la mamma color crema è Neve, e i fratellini sono due: Isidoro, dal pelo riccio (gene rex, yay!) e Chloe, che è una sorellina adottiva. Non sono una bella famiglia?


A proposito di Chloe: siamo stati noi a trovarla, abbandonata nella spazzatura con ancora il cordone ombelicale. Per un giorno ed una notte la abbiamo allattata, dandogli da bere latte da una siringa ogni due ore. Finalmente, poi, grazie ad una signora disposta ad aiutarci, abbiamo trovato una balia per la micina ed eccoci qui! 
C'è persino un video della mamma gatto Neve che l'ha appena adottata e ora la sta pulendo per la prima volta:



mercoledì 14 agosto 2019

Come scrivere di ogni cosa 7. I gatti



La gloriosa Morrighan
Come scrivere i gatti

Questi misteriosi felini affascinano la mente umana con movenze sinuose, occhi grandi e brillanti, e gli artigli nascosti nelle loro zampe di velluto, pronti a scattare per ghermire la preda. Amati e odiati, perseguitati o venerati, i gatti sono stati intensi protagonisti della storia, sebbene la loro domesticazione sia molto più recente di quella dei cani.
Sono i compagni delle streghe, i protettori della notte, i personaggi di fiabe dell’orrore, ma anche (più recentemente) strumenti di redenzione e portatori di amore.
E quasi nessuno è capace di scriverli nel modo giusto.
Quello dei gatti scritti male è un mondo a sé stante, vastissimo, che conta decine e decine di libri e persino di film, di cartoni, di anime e manga giapponesi… insomma, pare proprio che i gatti non li capisca nessuno! Ed è qui che vengono in vostro aiuto i Cactus di Fuoco, che con i loro studi e le loro osservazioni sul campo (sì, abbiamo cani e abbiamo gatti e non ci fermiamo certo qui…) sono pronti a portarvi una breve ma succosa guida su come parlare dei nostri amici mici.
Cominciamo come al solito con una lista di tre cose sbagliate, errori da evitare assolutamente quando scrivete di un gatto:
  1. L’umanizzazione. Se umanizzare il comportamento di un animale, facendo somigliare i suoi valori morali ai nostri, è già brutto per un cane, sappiate che è più che sbagliatissimo per un gatto. I gatti non condividono la nostra socialità, il nostro modo di pensare, il nostro senso estetico (e sì, alcuni studi rivelano che i gatti potrebbero avere un senso estetico… che c’è, non lo sospettavate già?). Per loro è normale torturare e uccidere altri animali, è proprio da lì che viene il detto “giocare come il gatto col topo”. Per loro è normale avere partner multipli: le femmine si accoppiano con diversi maschi, i maschi con diverse femmine. Per loro il concetto di famiglia, inteso come “mamma, papà e figli” è sconosciuto e in natura anche i piccoli devono allontanarsi dalla tana materna non appena sono più grandicelli. I gatti sono più ferali dei cani, più ancestrali, e per loro è normale essere splendidi cacciatori crudeli, ma è anche per questo che li amiamo, no? Perciò evitate di descriverli come se fossero piccole persone in un costume di peluche, per l’amor del cielo: non sono umani e non lo saranno mai.
  2. La cattiveria. Anaffettivi? Affettatori di mani? Odiatori di persone? Ehm… quante volte avete incontrato questo stereotipo per i poveri micini? Purtroppo ancora oggi sono molte le persone che confondono la loro feralità, il loro essere meravigliosamente ancestrali, con l’essere creature incapaci di amare. È un po’ la stessa cosa che accade ai lupi: poiché sono predatori la gente crede che siano crudeli e che non formino legami duraturi e di sincero affetto. Niente di più sbagliato! I gatti sono infatti in grado di stringere relazioni sincere sia con gli altri gatti, che con gli umani e persino con altri animali. Ovviamente vanno trattati bene: se li prendete a calci nel sedere non ci pensano neanche a rimanere con voi e poi cavoli vostri se pensate che sono cattivi. Non vi meritate neanche un gatto di peluche.
    Morrighan a nanna fra le braccia di uno dei suoi umani preferiti.
  3. Gatti intelligentissimi. In molte storie, i gatti vengono visti come superiori ai cani e persino alla maggior parte degli altri animali. Un po’ snob, distaccati, con un intelletto eccelso che è causa della loro disobbedienza, del tipo “umano, essere inferiore, portami il cibo in scatola orsù che ho appetito”. Chiunque abbia avuto un gatto, sa che a volte queste bestiole ci sanno sorprendere con comportamenti intelligenti. A volte. Ci sorprendono. E questa è proprio la chiave: i gatti non sono così brillanti come ce li dipingono. Non è neanche vero che cadono sempre in piedi! Ma non è neanche vero che si accorgono sempre di stare cadendo! Alcuni gatti sono così stupidi… o dovremmo dire sbadati… no, no, stupidi è la parola giusta, ecco così stupidi da spaventarsi per un cetriolo o una zucchina. Alcuni hanno paura dei peluche. Altri urlano alle loro prede come se questo li potesse aiutare a farle tornare indietro. “Ehi, uccellino, vieni giù che ti mangio!”. E si aspettano pure che l’uccello gli risponda “Va bene, dai, ma solo per stavolta”. È quindi chiaro che non sono tutti dotati di chissà quale mastermind criminale e la maggior parte di loro è guidata dall’istinto (e dalla continua ricerca di coccole e divertimenti). Quindi potete scrivere di un gatto terribilmente intelligente (dopotutto potrebbe essere parte della trama della storia! Potrebbe essere un libro che parla di una gatta geniale che con le sue trame oscure diventa padrona di una federazione di wrestling e… oh no, questo è spoiler. È una nostra storia. Dimenticate tutto!), ma non potete farne una consuetudine, un intero romanzo in cui sembra del tutto normale che i gatti siano creature superiori agli altri animali, specie ai cani. Sì, in genere i cani sono più “skillati”, soprattutto nell’interazione sociale e nelle azioni di branco, che i gatti quasi non comprendono. Qualcuno dice che i gatti sono più intelligenti perché hanno 300 milioni di neuroni contro i soli 160 milioni dei cani, ma la qualità batte la quantità… Chaser il border collie aveva imparato i nomi di più di mille oggetti e dimostrava di saperne riconoscere forma e funzione, ma, senza dover andare lontano a pescare esempi eccellenti, noterete che le capacità di risoluzione dei problemi di un cane medio sono molto superiori a quelle di un gatto medio, senza niente togliere a questi affascinanti felini.
E ora, per vostro e nostro ludibrio… i falsi miti sui gatti, che forse sapete già e forse no, ma nel dubbio includiamo per farci due risate e per mettervi in guardia: se scrivete questa roba nel vostro libro siete dei puzzoni calciatori di gatti. Ovviamente saranno molti meno falsi miti di quelli che esistono intorno al mondo cinofilo, ma qualche bella sciocchezza c’è anche qui. Cominciamo!
  1. I gatti si affezionano alla casa, non al padrone. Che? Come, cosa, quando? I gatti sono effettivamente animali abitudinari, che tendono a vivere in un solo territorio e a difenderlo, ma sono altrettanto disposti a cambiare casa per seguire il loro padrone! Non avete mai visto quei gatti “giramondo” che fanno trekking (o surf o climbing o, boh, paracadutismo) insieme ai loro umani del cuore? E poi, sul serio, i gatti amano la casa? Provano amore per una cosa inanimata e ne provano più di quanto ne provino per noi? No way. Siete complessati, figliuoli, se pensate che pure la casa vi possa rubare l’affetto di qualcuno.
  2. I gatti vedono in bianco e nero. Quest’idea ce l’hanno rifilata anche con i cani, ma è una sciocchezza bella e buona. I gatti percepiscono bene colori come giallo, violetto, blu e verde, hanno invece più difficoltà (diciamo pure che non li vedono, và) con i colori caldi come il rosso, l’arancione e il marrone. La zona centrale della retina dei gatti ha un numero inferiore di cellule specializzate nella percezione cromatica, ma questo non significa che vedano in bianco e nero! E no, neanche le tartarughe vedono in bianco e nero. Neanche gli uccelli. Neanche gli insetti, porca miseria (anzi, le api vedono pure colori che noi non vediamo), quindi smettetela con questo falso mito che tutti gli animali vedono in bianco e nero. In realtà esistono animali che vedono in bianco e nero, come i cetacei, un tipo di scimmia notturno e… gli umani, quando soffrono di achromatopsia, conosciuta anche come “total color blindness”.
  3. I gatti neri portano sfortuna. Da un’esperienza personale, NO. Anzi, portano una fortuna pazzesca. Anche se tendiamo a non credere a tutto questo ambaradan di sfiga e non-sfiga, di amuleti della zingara che ti fanno trovare cinquecento euro a terra e di “Mago de Simone che non c’è paragone”, vediamo un bel miglioramento della nostra qualità di vita da quando ci siamo messi in casa (beh, non viviamo tutti nella stessa casa, ma avete capito il concetto) una gatta nera. Sarà pure una coincidenza, ma sfata con sicurezza il mito che possano portare sfortuna.
  4. La gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Beh, ma anche la mamma calma: tutti i gattini nascono ciechi e i loro occhi si aprono solo dopo dieci giorni.
  5. I gatti non si possono addestrare. Falso, falso, falso, falso! In totale, noi Cactus di Fuoco abbiamo quattro gatti. Ebbene, possiamo dire che tutti loro siano addestrabili, anche se ci siamo concentrati a insegnare più cose a quelli che sembravano gradire di più questo tipo di interazione. Innanzitutto, tutti i nostri gatti sanno andare al guinzaglio (e fanno schiattare di invidia i proprietari di cani locali, visto che i nostri mici sono più educati dei loro cani). Seduto, zampa e il richiamo (cioè venire quando si dice il loro nome) sono basic, insegnati a tutti. Qualcuno dice che i gatti si possono solo educare (tipo quando gli insegnate che non deve mordere le poltrone, sedersi sul tavolo e fare pipi sulla tv) e non addestrare, ma noi riteniamo che siano tutti addestrabili e che ci si possano pure divertire! Il metodo non è diverso da quello usato per i cani. Ovviamente i cani sono più ricettivi (e più svegli, scusate cat lovers, amiamo anche noi i micini pucciosi, ma è chiaro che, in genere, non siano altrettanto brillanti), ma i gatti possono imparare dignitosamente e con gran classe. Lo sapevate che esiste persino un circo di gatti?
    Morrighan&Lucha squad, pronte per andare a funghi!

  6. Ai gatti va messo un collare con il campanellino. No. No, per l’amor del cielo, quel coso gli da un fastidio bestiale! Il suono continuo disturba le loro sensibilissime orecchie e li porta all’esaurimento. Sono ‘sti poveri gatti col campanellino che diventano i “cattivi”, quelli che graffiano e mordono e che non vogliono essere toccati, e c’hanno pure ragione! Ovviamente esistono gatti capaci di tollerare il campanellino, perché hanno una soglia di sopportazione più alta, ma non illudetevi: nessuno di loro ne sarà felice.
  7. I gatti ci portano le prede perché ci vedono come dei cuccioli. Qualcuno dice che i nostri amici felini ci vedono goffi e lenti e incapaci di cacciare, perciò ci portano le prede, ma in realtà è una sciocchezza e basta pensare che nella maggior parte dei casi siamo noi a portare loro il cibo e in quantità assai maggiori di quelle che loro potrebbero procurare a noi e dunque, non conoscendo il concetto di supermercato, i gatti ci vedono come predatori grandi e assai più abili di quanto loro possano mai essere. Se ci portano un dono che loro stessi hanno cacciato è un pegno di stima e affetto nei nostri confronti e non di pietà!
(Lily e Lucha, una gattina e una maremmana, che mangiano nella stessa ciotola. Anche l'inimicizia storica fra i cani e i gatti è un "falso mito")

E ora passiamo alla parte che tutti stavate aspettando, ovvero come scrivere un gatto. Ecco un elenco di cose utili da tenere a mente quando state modellando il vostro personaggio felino:
  1. Il modello estetico dei gatti sono i gatti stessi. E più in particolare, ogni gatto ama sé stesso. Sappiamo che siete tentati di descrivere un umile micino, ma la verità è che anche il più brutto dei persiani atipici, con il muso incassato fra gli occhi strabici, sentirà sé stesso come massimo modello estetico e dunque preferirà la compagnia di chi gli somiglia. Ovviamente, essendo i miciuzzi anche degli opportunisti (nel senso più buono possibile, eh!), si affezioneranno a chiunque li coccoli e nutra e rispetti, indipendentemente dall’aspetto.
  2. Non esistono due gatti uguali dal punto di vista comportamentale. Se per i cani si possono tracciare delle grandi linee guida in base alla morfologia e, spesso, alla razza, per i gatti proprio non si può: ogni felino ha un carattere forte e ben differenziato dagli altri. Persino i fratelli di una stessa cucciolata tenderanno a fare ognuno di testa propria, a non emulare gli altri e a essere sé stessi! Questa è una cosa che dovremmo imparare dai gatti. Attenzione: in realtà esisterebbero, teoricamente, dei caratteri associati a ogni razza felina, ma per la maggior parte sono “gatto dolce” o “gatto dolce e giocherellone” o “gatto dolce ma che non fa niente”. Secondo gli standard, tutti i gatti sono dolci e amichevoli. Nella realtà, ognuno fa un po’ come gli pare. Però in genere i persiani sono pigri, questo glielo concediamo. E i gatti orientali urlano.
  3. I gatti sono predatori. Questo, è ovvio, significa che non possono in alcun modo sopravvivere di verdurine e frutta (mi raccomando, non comprate mangimi vegani per i gatti, a prescindere dalla vostra scelta personale. Uccidereste i vostri compagni a quattro zampe!), ma che possono nutrirsi solo di carne. Esistono gatti a cui piacciono altri cibi, ma si tratta solo di integrazioni, mai della base della loro dieta. Inoltre l’essere predatori porta con sé tutto un bagaglio di comportamenti che non vanno mai trascurati: l’istinto a inseguire tutto ciò che si muove rapidamente (che sia vivo o meno), quello a rimanere immobili quando si sente un odore “interessante” e l’istinto all’agguato. I gatti non sono predatori che inseguono la preda, ma si nascondono e aspettano il momento propizio per balzare e acciuffare la propria vittima! Quindi ci raccomandiamo con voi di non scrivere quelle scene ridicole in cui un gattino fa come un ghepardo e corre dietro a un topo per tutta la casa. Tom&Jerry è divertente, ma come avrete ben capito non è realistico.
  4. Come tigri in un salotto. Pigri o attivi, curiosi o disinteressati, stoici o sempre spaventati, i gatti sono tutti diversissimi fra loro, come abbiamo già detto, ognuno con i suoi vizi, le sue manie, i suoi gesti tipici, ma se possiamo darvi un consiglio su qualcosa che li accomuna tutti (e qualcosa che i vostri lettori ameranno visualizzare nella vostra storia) è l’impressione che si tratti di piccole tigri in un salotto. Quando si sta vicini ad un gatto, la sensazione di poter toccare qualcosa di selvatico è sempre fortissima… saranno gli occhi, sarà il loro portamento, i loro movimenti regali, ma davvero trasmettono l’idea di essere creature preziose che vengono da un mondo distantissimo dal nostro. Se riuscirete a convogliare questo concetto, questa sensazione, nelle vostre descrizioni allora avrete fatto centro!

Poiché i gatti, ahinoi, sono molto, ma moooolto, meno rappresentati dei cani nei film e nelle serie tv (un po’ di meno nei romanzi, per fortuna, ma per sfortuna la maggior parte dei romanzi sui gatti sono brutti), la mimica corporea dei gatti viene ancora scritta e interpretata in modo sbagliato da moltissimi autori indipendenti (e fossero solo loro…). I gatti non sono cani, non sono umani, non sono Harry Styles e non sono Harry Potter, quindi si muovono in maniera diversa da tutti questi soggetti. Si, si muovono anche in modo diverso dagli youtubers (tranne che i vostri youtuber non siano gatti), quindi non ispiratevi a loro. Siccome non ne parla mai nessuno, vi facciamo un mini-dizionario gattese, così non sbagliate più, ok?


Dizionario gattese-umano, con esempi presi dall’esperienza gattofila dei Cactus di fuoco:

Orecchie dritte e ben distese, rivolte in avanti: esprimono curiosità. Un
esempio tipico di situazione in cui vedrete questa mimica è quando il vostro gatto vede una mosca passare e poco dopo vi salterà per tutta la casa urlando “mromramaramau” e cercando di acchiappare l’insetto.
Orecchia piegate all’ingiù: esprimono aggressività. Un tipico esempio è quando il vostro gatto è di fronte a un altro gatto che non conosce, ma non si trova troppo vicino ad esso, e vuole comunicargli “ora ti ammazzo a te e a tutti i tuoi figli non ancora nati”.
Orecchie piegate all’indietro: esprimono paura o prontezza all’aggressione. Un tipico esempio è quando il vostro gatto è troppo vicino all’altro gatto che non conosce e in 0.1 secondi gli salta addosso per ucciderlo e far volare peli dappertutto.
Orecchie inclinate in avanti: esprimono rilassamento. Di solito le vedete quando state coccolando il vostro gatto dietro le orecchie e quello fa le fusa a tutto volume, ma sono comuni anche quando il vostro gatto ha sonno.
Coda tenuta tra le zampe posteriori: esprime uno stato di paura, proprio come nei cani. È un gesto piuttosto raro, visto che di solito i gatti esprimono la paura con l’aggressione, quindi sarebbe il caso di dire che esprime più il terrore che la paura. Vi auguriamo di non vedere mai questo gesto eseguito dal vostro gatto. Ai nostri non è capitato mai.
Coda tenuta dritta all’insù: esprime uno stato di rilassata felicità ed è un segno di saluto. Sapete che il gatto è l’unico felino capace di tenere la coda così? Un esempio tipico in cui potete scorgere questo segno è quando il vostro miciuzzo viene a salutarvi perché siete appena rientrati in casa.
Coda tenuta verso il basso, quasi strisciante: esprime stanchezza, come quando gli umani trascinano le braccia e dicono al rallentatore “sono staaaancooo”. Un tipico esempio è quando siete appena rientrati con la vostra gatta da tre ore di trekking sull’Aspromonte e lei varca la porta di casa senza più forze.
Coda tenuta gonfia e inarcata: esprime uno stato di paura assai più lieve di quello in cui la coda è tenuta fra le gambe. Un tipico esempio si verifica quando la banda di paese passa con tutti i tamburini e i tamburelli accanto alla vostra porta e il vostro gatto comincia a correre in giro con la coda che pare un piumino.
Coda mossa a scatti da un lato all’altro: esprime uno stato di estrema concentrazione, di solito un istante prima di un attacco, o di collera. Questo gesto viene chiamato anche “frustare i fianchi” e potete vederlo eseguito anche dai grandi felini, come tigri o leoni. Un tipico esempio per il vostro gatto può essere quando stanno per balzare sui vostri pesci rossi anche se li avete spinti via duecentotrenta volte.
Coda mossa lentamente da un lato all’altro: esprime concentrazione, ma non prontezza all’attacco. Di solito avviene quando il vostro gatto vede una preda, tipo un uccellino, che è ancora troppo lontana per poterla ghermire con un balzo.
Coda tenuta “morbida” con la sola punta che si muove: esprime una rilassata felicità ed è simile allo scodinzolare dei cani. Potreste vedere questo comportamento mentre tenete il vostro gatto in braccio e gli accarezzate la testa, magari accompagnato dalle fusa.
Coda tenuta rigida, con la sola punta che si muove: esprime fastidio, stizza. La potete vedere quando il vostro gatto non ne può più di essere accarezzato sulla testa (ricordate che i gatti hanno una pelliccia molto sensibile e che troppe coccole possono risultare fastidiose).
Mromaramau mroo mroo: verso felino giocoso che può significare “vieni a prendermi” o “sono velocissimo!”. Sembra una sorta di borbottio veloce ad alto volume e può essere interscambiato anche con i versi “mruu mruu”, “mraooo” e ogni sorta di borbottosa combinazione urlata. Avviene spesso quando un gatto vuole giocare a fare gli agguati o quando ha molta energia da scaricare distruggendovi la casa o acchiappando le mosche.
Il canto della gatta in amore: verso felino con cui la femmina dichiara la sua disponibilità ad accoppiarsi. Chiamarlo “canto” è un eufemismo bello e buono, perché si tratta di una serie di miagolii insistenti e acuti, percepibili a grandi distanze, che vi distruggeranno i timpani e la pazienza. Alcune gatte urlano più di altre.
Miao: verso felino che significa che il gatto vuole qualcosa da vuoi. Cosa? Lo dovrete scoprire. Magari ha fame, ha sete, vuole che lo guardiate o vuole essere toccato o vuole che gli apriate una porta chiusa o vuole che facciate tutte queste cose contemporaneamente. I gatti usano un sacco il “miao” per comunicare con gli esseri umani, tanto che si pensa che questo verso sia stato inventato solo ed esclusivamente per comunicare con noi: infatti in natura i gatti non miagolano!
Miao. MAO. Miao.
Mou/mmu: verso felino di fastidio lieve che il gatto emette quando lo state strizzando perché è davvero un cosetto adorabile, ma lui preferirebbe non essere abbracciato così tanto o così forte.
Nonononononono: verso felino di paura e minaccia, spesso alternato da sputi e soffi. Se un gatto vi dice “nonononono” vuol dire esattamente quello che sembra, ovvero NO! Non toccatelo se vi dice di no. Rispettate il gatto. E smettetela di spaventarlo con quella maschera da mostro di Frankenstein, per l’amor del cielo, che il gatto sta per farsela addosso dentro casa vostra.
Fusa: verso felino di conforto e amore. Di solito viene utilizzato per comunicare questo conforto e amore agli umani, ma talvolta i gatti lo fanno anche per loro stessi, quando sono malati o stanno soffrendo. Un tipico esempio di questo verso è quando il vostro gatto e a pancia all’aria in una scatola e gli state dolcemente grattando il mento.
Mio e le sue dolci fusa.
Leccare i capelli: comportamento felino di toelettatura verso coloro i quali considera parte della vostra famiglia. Significa che il vostro gatto vi ama! Anche se dopo avrete i capelli che puzzano di scatoletta di tonno. O di scatoletta di manzo. O di croccantino, dipende.
Leccare le mani/i piedi: idem come sopra. Alcuni gatti hanno una strana passione per i piedi, però. Altri invece li odiano e li graffiano. Gatti, rispondeteci voi, ma che avete con ‘sti piedi?
Morso: comportamento del gatto quando vi vuole mordere perché siete degli idioti che lo infastidiscono. Oppure perché l’idiota è lui: può capitare. Ci sono molti gatti idioti là fuori.
Morso leggero: comportamento giocoso di un gatto per invitarvi a “fare la lotta” per finta. Di solito è affettuoso e solleticoso e può avvenire in qualunque momento della giornata il vostro gatto reputi di dover giocare. (Si, perché i gatti non desiderano una cosa, loro “reputano di doverla fare”).
Occhi ben aperti: indicano curiosità e allegria. Se siete dei bravi padroni, i vostri gatti staranno così per la maggior parte del tempo in vostra presenza (quando non stanno dormendo).
Occhi socchiusi: sonnolenza o totale rilassamento. Quando i vostri gatti tengono gli occhi così, sono pronti ad addormentarsi con qualche carezza.
Carezzami il pancino mentre mi addormento.
Occhi con pupille dilatatissime: tranne che non sia buio, questo comportamento indica paura e/o aggressività. Accade spesso quando i gatti, per nessuna ragione al mondo, diventano delle gnaulanti macchine da combattimento (tranquilli, dopo pochi minuti tornano normali) e in tal caso vi consigliamo di non offrire loro le mani o vi ritroverete così pieni di graffi da sembrare di ritorno da una battaglia fra highlanders. Se poi il gatto si trova in una scatola e vi guarda con quegli occhi (i padroni dei gatti sanno di cosa stiamo parlando) come se fossero dei matti strafatti, allora è meglio proprio lasciarli in pace.
Lily, la regina dei matti.
Gatto che allunga la testa verso di voi, stirando il collo: è il comportamento di un gatto che, ovviamente, vuole essere accarezzato. Di solito accompagnato da fusa e movimento della punta della coda o coda completamente inerte, se il gatto è sdraiato, altrimenti il felino porterà la coda ben dritta all’insù.
Gatto che si siede sul giornale che state leggendo/di fronte al computer su cui state lavorando: comportamento che significa “guarda me! Coccola me! Esisto solo io!”. In pratica è una richiesta di attenzione. Accade, ovviamente, quei due minuti in cui decidete di leggere qualcosa. Molti gatti potrebbero non compiere mai questa azione: bravi, gatti educati.
Gatto che struscia la faccia contro di voi: comportamento che serve a dimostrare e rafforzare l’amicizia. Il muso di ogni gatto possiede ghiandole sottomandibolari, guanciali e periorali che producono una sostanza chiamata feromone appagante dell’amicizia che è molto simile al nepetalattone contenuto nella famosa erba gatta. I gatti stanno in pratica sballando sé stessi con una droga auto-prodotta e già che ci sono cercano di sballare pure voi… qualcosa di simile. Ah, l’amicizia! Non è una cosa straordinaria? E oltre all’amicizia, i gatti rafforzano anche il senso di possesso che provano verso quella persona: è come se stessero lasciando un bigliettino su di voi con scritto “Questo fattone è proprietà di Fufi”, infatti è un atteggiamento che può essere applicato dai nostri piccoli felini anche sui loro oggetti preferiti.
Stelvio sfrega la faccia contro qualunque cosa, compresa la fotocamera.
Gatto che si fa le unghie sui divani (o sul mobiletto della nonna): comportamento utile sia a rafforzare i muscoli che ad affilare gli artigli, eliminandone gli strati vecchi e più esterni (perché sì, gli artigli dei gatti sono a strati proprio come le cipolle); è una marcatura visiva ed olfattiva.
In pratica, il gatto marca il suo territorio per far sapere a tutti che è proprio il suo, esattamente come vuole far sapere a tutti che voi siete proprio il fattone di Fufi e non un fattone d’altri, graffiando degli oggetti in punti strategici per lasciare segni evidenti dei suoi artigli e rilasciando dei feromoni da delle piccole ghiandole interdigitali per aggiungere un’impronta odorosa riconoscibile. Potrebbe mostrarsi riluttante a farlo sul tiragraffi, quale che fosse la vostra intenzione quando lo avete piazzato in casa. Meglio pelare il divano.
Gatto che fa pipì per tutta la casa: questo comportamento, come il farsi le unghie, è un’azione che serve a rivendicare proprietà dell’ambiente in cui il micio vive. Oltre a segnalare con prepotenza la sua presenza a qualunque intruso (e purtroppo anche a voi, perché l’odore di urina felina non è proprio paradisiaco) può essere indicatore di un micio molto insicuro, che si sente a disagio nella propria casa. È importante indagare sulle fonti di questa ansia, per il bene vostro e del gatto!
E ora che sapete quello che vi serve sui gatti, andate lì fuori, giovani e meno giovani, e scrivete il vostro libro per spargere la conoscenza! Ops, ma forse prima dovreste dare un’occhiata alla nostra...
Piccola bibliografia utile (studiate, bambini, per essere perfetti!):
  • Io e Dewey (Vicki Myron): la storia vera di un gatto rosso, salvato in una notte gelida quando era ancora un micino, che ha riportato alla vita la biblioteca di Spencer ed è diventato famoso in tutto il mondo. È un racconto che vi strapperà il sorriso più di una volta.
  • The Familiars (Adam Jay Epstein e Andrew Jacobson): una serie fantasy per bambini, in cui un gatto bianco e nero di nome Aldwyn è il protagonista. I gatti sono da sempre animali strettamente legati al mondo magico e l’idea di scrivere una saga fantasy sui famigli ci è sempre piaciuta molto (tanto che anche noi abbiamo delle idee per crearne una…). In più, Aldwyn è chiaramente un gatto carismatico.
  • Il giardino dei musi eterni (Bruno Tognolini): un libro che ha come protagonista una gatta… morta! Questo è un libro che consigliamo anche a coloro i quali vogliono fare una lettura interessante sui cani. O sui cavalli. O sulla vera natura degli esseri umani. È un racconto magico, che parla di un cimitero di animali, ma è anche un thriller e una fiaba (un po’ horror, ma giusto un tocco) che vi farà piangere come bambini e si farà divorare in meno di una notte. Consigliatissimo!
  • A spasso con Bob (James Bowen): un romanzo autobiografico da cui è stato tratto anche un film, racconta la storia di un senzatetto e tossicodipendente la cui vita viene cambiata (ovviamente in meglio) dall’incontro con Bob, uno splendido gattone rosso. È una storia vera, aspra e bellissima al tempo stesso, e che vi mostrerà come un gatto possa cambiare tutto.
  • Coraline (Neil Gaiman): il gatto (nero) qui è solo marginale, ma ve lo consigliamo comunque perché è una rappresentazione assolutamente magica di questo animale, visto come libero dai vincoli della nostra mente e persino della nostra dimensione, tanto da poter passare attraverso porte nascoste…
  • Cleo (Helen Brown): la storia di una madre che perde suo figlio e si ritrova con una gatta nera che non ha mai desiderato. Straziante, commuovente e deliziosamente vera, descrive tutto il fascino di questi animali senza trasformarli in idoli che non sono. Cleo è anche una delle nostre gatte preferite di tipo… sempre. Molto consigliato.
  • Sunset – Belarda contro i vampiri (Cactus di Fuoco): e poteva mancare uno dei nostri libri? La protagonista ha un gatto nero (avete notato quanti gatti neri ci sono in questa lista?) e francamente ci sentiamo di averlo scritto bene. Dobbiamo dare il buon esempio se vogliamo essere credibili!
  • Due gatti rossi (Cactus di Fuoco): sì. Sì. Abbiamo un webcomic, un fumetto online, che racconta le avventure delle nostre bestiole. Lo trovate QUI e lo potete leggere gratis! Godetevelo!

Nota: tutte le foto e i video in questa pagina ritraggono i gatti (e cani) che appartengono ai membri del nostro gruppo di scrittura. Gli animali dei Cactus di Fuoco! Graziosi, nevvero?

giovedì 8 agosto 2019

Diario di Mimma - Hello, Insert disc

Caro Coso,
è giovedì e fa caaaaldo. Antonio, portami il Nestea.

Se tutto va come sperato, dopo qualche esortazione, qualche esitazione e qualche Ma sììì, che può succedere di male?, frase che ovviamente non avrei dovuto pensare perché porta inevitabilmente a disastri, questa pagina dovrebbe essere la prima di una versione un po’ diversa delle rubrica Caro Diario sul blog dei Cactus di Fuoco, dato che è scritta da un altro dei componenti della squadra: Mimma!
Ammetto che spero di rimanere più spontanea possibile nello scrivere le mie pagine di diario anche se ora si contempla la possibilità di una lettura da esterni (cioè, quei quattro micetti che frequentano il blog); per il perseguimento di questo scopo mi scorderò di tutti voi e quindi se scriverò parole del tutto inventate, roba senza contesto, frasi che mi scordo di finire, rambling filosofico-emotivi, grammatica di Dio e similari, beh, vorrà dire che ci sarò riuscita e avrete letto il genuino diario di questa persona sconosciuta. Nota prima di iniziare: la mia gatta si chiama Morrighan. Ve lo dico perché non sono certa che la chiamerò mai così nelle avventure a seguire.
Ecco, da ora non esistete più.

Prufi mi annusa i piedi. Ora si è aggrappata al tiragraffi che la mia geniale unità genitoriale femminile ha attaccato alla porta penzoloni, così anche la gatta è penzoloni quando cerca di farsi gli artigli e ondeggia per tutta la casa.
Stanotte ho dormito abbastanza male, caro Coso, perché il mondo ha fatto scattare tutti i suoi allarmi nello stesso momento. C’era una bimba che urlava e piangeva come un’ossessa dopo l’una di notte, lanciando alla luna stridii di aquilotta ferita e suoni bavosi. Non solo ero sveglia nel mio letto, ma la cosa è andata avanti abbastanza da farmi venire il dubbio e farmi considerare se andare o meno a vedere se qualcuno le stava facendo del male, perché è vero che i bambini piangono molto sonoramente e molto a lungo e non sempre è qualcosa di preoccupante quanto vorrebbero farlo sembrare loro, ma siccome le sue parole erano del tutto incogrue e appiccicaticce non avevo contesto. Grazie alle stelle a un certo punto ha smesso. E ha iniziato il cane.
Per stanchezza ogni tanto mi addormentavo nel mezzo dei wooo wo wo woooo e i sogni non dovevano essere piacevolissimi, perché ricordo un tizio vestito da Demogorgone che cercava di spaventarmi nel mio panorama onirico e credo di non averla presa benissimo (gli ho dato botte, forse?) finché non mi svegliavo di nuovo. È andato avanti una cosa come due ore, ormai dovevano essere forse le quattro del mattino, prima che la smettesse.
Si è alzato pure papà dall’altra stanza per venire a controllare che nessun ladro fosse venuto a derubarci spaventando i cani, ma tutt’ora non ho idea di che cavolo avesse quel canuzzo perché non abbiamo visto pericoli. Quindi, una volta che Pix il poltergeist si era allontanato dal quartiere e aveva lasciato stare i cani avrei dormito dormire serena. No? No. Perché gli occhi mi sono caduti sulla radio che Testa-Di-Cocco lascia sempre accesa, a prescindere, e c’erano scritte azzurre e rosse e gli occhi mi facevano pupi pupi nel buio. Hello. Radio. Insert Disc. Chtulhu fhtagn. Mi sono alzata, l’ho spenta dal tasto Off, mi sono riseduta e la bastarda impossessata si riaccende da sola. Hello.
Ho staccato la spina e finalmente sono riuscita a dormire e ho sognato coccole.
Ha sto vizio bruttissimo Testa-Di-Cocco che non so come cacciarglielo: lascia tutto acceso, elettrodomestici, luci, e li accende anche quando non c’è bisogno di accenderli. Mentre scrivo ce l’ho qui di lato che mangia una pappina – e no, non è vecchia – composta da polveri marroni, yogurt alla fragola e pezzi di banana, e forse ci ha sparso un paio di cereali gialli di dubbia origine. Oggi voleva lasciare la gatta sola a casa con l’aria condizionata a temperature da Siberia, con tutte le luci accese “così non si sente sola”. E che gran risate che si fa con le luci la gatta, i migliori companeros! La logica era incontestabile.
A parte questo e il caldo, la giornata è continuata molto bene, anche se non sono riuscita a finire niente. Però ho giocato a Love Nikki, chiacchierato con le mie amiche (mainly su Internet, perché le mie amiche che stanno nel mio stesso paese sono una a Londra, e sono felicissima per lei perché ha sempre voluto viaggiare, e l’altra si sta trasformando rapidamente in una hikikomori e vedo più il suo gatto che lei), passato il mio tempo con i cani e la gatta, disegnato e letto il mio libricetto di Stranger Things. Hopper sei tutti noi, con più panza e parolacce e camicie da boscaiolo e segrete backstory strappalacrime.
Testa-Di-Cocco ha portato una ciotola gialla di noci e agli e ride da sola e dice, tra le lacrime “Misericordia”. Misericordia per davvero. Ha anche dato una noce a mia sorella, ma le ha raccomandato di non mangiarne “i nozzula”, il gheriglio, l’interno. Non ci è chiaro cosa dovremmo mangiare, mentre lei si lamenta che “queste noci non hanno sapore delle noci” e “puzzano di aglio”. Viene il dubbio che non stia mangiando una noce.

Oggi ho meditato un poco in campagna, sotto le robinie, ed è stato molto rilassante, e ho scoperto che c’è una brutta youtuber che ha un nome tipo brooke e che voglio punire in qualche modo perché abusa il suo sole di dobermann, e lui non se lo merita. Amo i miei pets, mi fa venire una gran rabbia pensare che qualcuno potrebbe mai fare del male ad un animale qualunque, figurarsi il proprio! La sola idea di fare qualcosa del genere ai miei animali e le conseguenze mi fanno insieme una tristezza infinita e voglia di prendere a calci la maldida da qui a Timbuctu, e nel frattempo godere delle bellezze del viaggio insieme ai miei animali. Alla fine avrei pure delle gambe da reverse fenicottero, ma vabbè.
Oh, è arrivato anche mio zio Longu Ammatula! Non ha imparato niente nell’anno in cui non ci siamo visti, ha detto le esatte cose che ha detto il giorno in cui era ripartito per Londra (e quelli prima) e la sua presenza significa ritardi nei miei lavori, perché di sicuro si presenterà di sera mentre lavoro per parlarmi di Lionardo, i lioni e la saturazione dei colori. Cose che so già abbondantemente.
Ma doveva proprio avvenire questo scambio? Londra, ridammi Francesca e riprenditi Longu!
O almeno così direi se fossi più egoista, perché in realtà sono troppo contenta che lei possa finalmente viaggiare come voleva fare – ha preso una borsa di studio! Finalmente una cervellona come me! – e, se questo volesse dire realizzare il suo desiderio nella folle, colorata, inarrestabile ruota della mentalità magica, mi sorbirei volentieri anche zio Longu.
E per ora basta.

 
Pensiero del giorno: a volte quando descrivi qualcosa le parti tristi prendono buona parte dei racconti, e magari la giornata sembra parecchio peggio di quello che è. Da quello che ho scritto sembrerebbe una giornata schifosa. In realtà tutti questi sono mini-momenti che mi fanno ridere nel pensarli ora, e tutto il resto di ciò che non ho scritto non l’ho scritto perché è stato davvero meraviglioso, tipo il bambino che ho fatto giocare con Mami il cane oggi o la bellezza di ogni singolo fiore e pianta che abbiamo passato camminando, o quanto è bella e buona l’acqua fresca da bere – e da buttarsi in testa – quando fa così caldo, o quanto io mi senta grata e felice quando parlo con i miei amici.

Libro letto al momento: Buio sulla città di Adam Christopher

Serie guardate al momento: Hannibal in spagnolo, prima serie di Yu-Gi-Oh.

Notte, Coso.

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