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martedì 17 dicembre 2024

Filastrocca - Poltergatto

Abbiamo in famiglia

Un animaletto

Che quando gli piglia

Fa un bel dispetto

Stanza a soqquadro

Lenzuola disfatte

Vola via un quadro

La porta sbatte

Dal comodino

Vuole buttare

Il mio cellulare

Colto nell'atto

Del suo misfatto

Spirito micio

NO, Poltergatto!


Tutti i disegni in questa pagina (e molto probabilmente anche in tutte le altre pagine, se non diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Potete vedere altri loro lavori e/o supportarle (e supportare così anche tutti i Cactus di Fuoco ;)) sulla loro pagina Patreon. Diventate patroni delle arti!

venerdì 14 giugno 2024

Filastrocca - Le gatte nel granaio

 

Nel granaio d'un bimbo v'eran due gatte

Il bimbo donò loro un bricco di latte

Le gatte ricordano chi gli ha fatto un dono

E il giorno dopo ritornan, di nuovo


È inutile usare recinto o collare:

Le gatte ormai via non vogliono andare.

 

Un poco di latte, e le carezze dopo

Le gatte fanno sparire ogni topo

Non le ha costrette, le ha solo amate

Ed è così che le ha conquistate

 

È inutile usare recinto o collare:

Le gatte ormai più non vogliono andare.

 

Dal bimbo le gatte hanno avuto ogni bene

Anche a quel bimbo l'accordo conviene

Nel granaio le gatte han giaciglio e latte

E nel granaio ora il bimbo ha due gatte!

 

martedì 21 gennaio 2020

Due gatti rossi 1. Dentro la scatola


La nostra avventura comincia dentro una scatola, in una giornata estiva...

Contenuti bonus: Questa è un'illustrazione della famiglia dei due gattini! Il papà, rosso, è Romeo, la mamma color crema è Neve, e i fratellini sono due: Isidoro, dal pelo riccio (gene rex, yay!) e Chloe, che è una sorellina adottiva. Non sono una bella famiglia?


A proposito di Chloe: siamo stati noi a trovarla, abbandonata nella spazzatura con ancora il cordone ombelicale. Per un giorno ed una notte la abbiamo allattata, dandogli da bere latte da una siringa ogni due ore. Finalmente, poi, grazie ad una signora disposta ad aiutarci, abbiamo trovato una balia per la micina ed eccoci qui! 
C'è persino un video della mamma gatto Neve che l'ha appena adottata e ora la sta pulendo per la prima volta:



mercoledì 14 agosto 2019

Come scrivere di ogni cosa 7. I gatti



La gloriosa Morrighan
Come scrivere i gatti

Questi misteriosi felini affascinano la mente umana con movenze sinuose, occhi grandi e brillanti, e gli artigli nascosti nelle loro zampe di velluto, pronti a scattare per ghermire la preda. Amati e odiati, perseguitati o venerati, i gatti sono stati intensi protagonisti della storia, sebbene la loro domesticazione sia molto più recente di quella dei cani.
Sono i compagni delle streghe, i protettori della notte, i personaggi di fiabe dell’orrore, ma anche (più recentemente) strumenti di redenzione e portatori di amore.
E quasi nessuno è capace di scriverli nel modo giusto.
Quello dei gatti scritti male è un mondo a sé stante, vastissimo, che conta decine e decine di libri e persino di film, di cartoni, di anime e manga giapponesi… insomma, pare proprio che i gatti non li capisca nessuno! Ed è qui che vengono in vostro aiuto i Cactus di Fuoco, che con i loro studi e le loro osservazioni sul campo (sì, abbiamo cani e abbiamo gatti e non ci fermiamo certo qui…) sono pronti a portarvi una breve ma succosa guida su come parlare dei nostri amici mici.
Cominciamo come al solito con una lista di tre cose sbagliate, errori da evitare assolutamente quando scrivete di un gatto:
  1. L’umanizzazione. Se umanizzare il comportamento di un animale, facendo somigliare i suoi valori morali ai nostri, è già brutto per un cane, sappiate che è più che sbagliatissimo per un gatto. I gatti non condividono la nostra socialità, il nostro modo di pensare, il nostro senso estetico (e sì, alcuni studi rivelano che i gatti potrebbero avere un senso estetico… che c’è, non lo sospettavate già?). Per loro è normale torturare e uccidere altri animali, è proprio da lì che viene il detto “giocare come il gatto col topo”. Per loro è normale avere partner multipli: le femmine si accoppiano con diversi maschi, i maschi con diverse femmine. Per loro il concetto di famiglia, inteso come “mamma, papà e figli” è sconosciuto e in natura anche i piccoli devono allontanarsi dalla tana materna non appena sono più grandicelli. I gatti sono più ferali dei cani, più ancestrali, e per loro è normale essere splendidi cacciatori crudeli, ma è anche per questo che li amiamo, no? Perciò evitate di descriverli come se fossero piccole persone in un costume di peluche, per l’amor del cielo: non sono umani e non lo saranno mai.
  2. La cattiveria. Anaffettivi? Affettatori di mani? Odiatori di persone? Ehm… quante volte avete incontrato questo stereotipo per i poveri micini? Purtroppo ancora oggi sono molte le persone che confondono la loro feralità, il loro essere meravigliosamente ancestrali, con l’essere creature incapaci di amare. È un po’ la stessa cosa che accade ai lupi: poiché sono predatori la gente crede che siano crudeli e che non formino legami duraturi e di sincero affetto. Niente di più sbagliato! I gatti sono infatti in grado di stringere relazioni sincere sia con gli altri gatti, che con gli umani e persino con altri animali. Ovviamente vanno trattati bene: se li prendete a calci nel sedere non ci pensano neanche a rimanere con voi e poi cavoli vostri se pensate che sono cattivi. Non vi meritate neanche un gatto di peluche.
    Morrighan a nanna fra le braccia di uno dei suoi umani preferiti.
  3. Gatti intelligentissimi. In molte storie, i gatti vengono visti come superiori ai cani e persino alla maggior parte degli altri animali. Un po’ snob, distaccati, con un intelletto eccelso che è causa della loro disobbedienza, del tipo “umano, essere inferiore, portami il cibo in scatola orsù che ho appetito”. Chiunque abbia avuto un gatto, sa che a volte queste bestiole ci sanno sorprendere con comportamenti intelligenti. A volte. Ci sorprendono. E questa è proprio la chiave: i gatti non sono così brillanti come ce li dipingono. Non è neanche vero che cadono sempre in piedi! Ma non è neanche vero che si accorgono sempre di stare cadendo! Alcuni gatti sono così stupidi… o dovremmo dire sbadati… no, no, stupidi è la parola giusta, ecco così stupidi da spaventarsi per un cetriolo o una zucchina. Alcuni hanno paura dei peluche. Altri urlano alle loro prede come se questo li potesse aiutare a farle tornare indietro. “Ehi, uccellino, vieni giù che ti mangio!”. E si aspettano pure che l’uccello gli risponda “Va bene, dai, ma solo per stavolta”. È quindi chiaro che non sono tutti dotati di chissà quale mastermind criminale e la maggior parte di loro è guidata dall’istinto (e dalla continua ricerca di coccole e divertimenti). Quindi potete scrivere di un gatto terribilmente intelligente (dopotutto potrebbe essere parte della trama della storia! Potrebbe essere un libro che parla di una gatta geniale che con le sue trame oscure diventa padrona di una federazione di wrestling e… oh no, questo è spoiler. È una nostra storia. Dimenticate tutto!), ma non potete farne una consuetudine, un intero romanzo in cui sembra del tutto normale che i gatti siano creature superiori agli altri animali, specie ai cani. Sì, in genere i cani sono più “skillati”, soprattutto nell’interazione sociale e nelle azioni di branco, che i gatti quasi non comprendono. Qualcuno dice che i gatti sono più intelligenti perché hanno 300 milioni di neuroni contro i soli 160 milioni dei cani, ma la qualità batte la quantità… Chaser il border collie aveva imparato i nomi di più di mille oggetti e dimostrava di saperne riconoscere forma e funzione, ma, senza dover andare lontano a pescare esempi eccellenti, noterete che le capacità di risoluzione dei problemi di un cane medio sono molto superiori a quelle di un gatto medio, senza niente togliere a questi affascinanti felini.
E ora, per vostro e nostro ludibrio… i falsi miti sui gatti, che forse sapete già e forse no, ma nel dubbio includiamo per farci due risate e per mettervi in guardia: se scrivete questa roba nel vostro libro siete dei puzzoni calciatori di gatti. Ovviamente saranno molti meno falsi miti di quelli che esistono intorno al mondo cinofilo, ma qualche bella sciocchezza c’è anche qui. Cominciamo!
  1. I gatti si affezionano alla casa, non al padrone. Che? Come, cosa, quando? I gatti sono effettivamente animali abitudinari, che tendono a vivere in un solo territorio e a difenderlo, ma sono altrettanto disposti a cambiare casa per seguire il loro padrone! Non avete mai visto quei gatti “giramondo” che fanno trekking (o surf o climbing o, boh, paracadutismo) insieme ai loro umani del cuore? E poi, sul serio, i gatti amano la casa? Provano amore per una cosa inanimata e ne provano più di quanto ne provino per noi? No way. Siete complessati, figliuoli, se pensate che pure la casa vi possa rubare l’affetto di qualcuno.
  2. I gatti vedono in bianco e nero. Quest’idea ce l’hanno rifilata anche con i cani, ma è una sciocchezza bella e buona. I gatti percepiscono bene colori come giallo, violetto, blu e verde, hanno invece più difficoltà (diciamo pure che non li vedono, và) con i colori caldi come il rosso, l’arancione e il marrone. La zona centrale della retina dei gatti ha un numero inferiore di cellule specializzate nella percezione cromatica, ma questo non significa che vedano in bianco e nero! E no, neanche le tartarughe vedono in bianco e nero. Neanche gli uccelli. Neanche gli insetti, porca miseria (anzi, le api vedono pure colori che noi non vediamo), quindi smettetela con questo falso mito che tutti gli animali vedono in bianco e nero. In realtà esistono animali che vedono in bianco e nero, come i cetacei, un tipo di scimmia notturno e… gli umani, quando soffrono di achromatopsia, conosciuta anche come “total color blindness”.
  3. I gatti neri portano sfortuna. Da un’esperienza personale, NO. Anzi, portano una fortuna pazzesca. Anche se tendiamo a non credere a tutto questo ambaradan di sfiga e non-sfiga, di amuleti della zingara che ti fanno trovare cinquecento euro a terra e di “Mago de Simone che non c’è paragone”, vediamo un bel miglioramento della nostra qualità di vita da quando ci siamo messi in casa (beh, non viviamo tutti nella stessa casa, ma avete capito il concetto) una gatta nera. Sarà pure una coincidenza, ma sfata con sicurezza il mito che possano portare sfortuna.
  4. La gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Beh, ma anche la mamma calma: tutti i gattini nascono ciechi e i loro occhi si aprono solo dopo dieci giorni.
  5. I gatti non si possono addestrare. Falso, falso, falso, falso! In totale, noi Cactus di Fuoco abbiamo quattro gatti. Ebbene, possiamo dire che tutti loro siano addestrabili, anche se ci siamo concentrati a insegnare più cose a quelli che sembravano gradire di più questo tipo di interazione. Innanzitutto, tutti i nostri gatti sanno andare al guinzaglio (e fanno schiattare di invidia i proprietari di cani locali, visto che i nostri mici sono più educati dei loro cani). Seduto, zampa e il richiamo (cioè venire quando si dice il loro nome) sono basic, insegnati a tutti. Qualcuno dice che i gatti si possono solo educare (tipo quando gli insegnate che non deve mordere le poltrone, sedersi sul tavolo e fare pipi sulla tv) e non addestrare, ma noi riteniamo che siano tutti addestrabili e che ci si possano pure divertire! Il metodo non è diverso da quello usato per i cani. Ovviamente i cani sono più ricettivi (e più svegli, scusate cat lovers, amiamo anche noi i micini pucciosi, ma è chiaro che, in genere, non siano altrettanto brillanti), ma i gatti possono imparare dignitosamente e con gran classe. Lo sapevate che esiste persino un circo di gatti?
    Morrighan&Lucha squad, pronte per andare a funghi!

  6. Ai gatti va messo un collare con il campanellino. No. No, per l’amor del cielo, quel coso gli da un fastidio bestiale! Il suono continuo disturba le loro sensibilissime orecchie e li porta all’esaurimento. Sono ‘sti poveri gatti col campanellino che diventano i “cattivi”, quelli che graffiano e mordono e che non vogliono essere toccati, e c’hanno pure ragione! Ovviamente esistono gatti capaci di tollerare il campanellino, perché hanno una soglia di sopportazione più alta, ma non illudetevi: nessuno di loro ne sarà felice.
  7. I gatti ci portano le prede perché ci vedono come dei cuccioli. Qualcuno dice che i nostri amici felini ci vedono goffi e lenti e incapaci di cacciare, perciò ci portano le prede, ma in realtà è una sciocchezza e basta pensare che nella maggior parte dei casi siamo noi a portare loro il cibo e in quantità assai maggiori di quelle che loro potrebbero procurare a noi e dunque, non conoscendo il concetto di supermercato, i gatti ci vedono come predatori grandi e assai più abili di quanto loro possano mai essere. Se ci portano un dono che loro stessi hanno cacciato è un pegno di stima e affetto nei nostri confronti e non di pietà!
(Lily e Lucha, una gattina e una maremmana, che mangiano nella stessa ciotola. Anche l'inimicizia storica fra i cani e i gatti è un "falso mito")

E ora passiamo alla parte che tutti stavate aspettando, ovvero come scrivere un gatto. Ecco un elenco di cose utili da tenere a mente quando state modellando il vostro personaggio felino:
  1. Il modello estetico dei gatti sono i gatti stessi. E più in particolare, ogni gatto ama sé stesso. Sappiamo che siete tentati di descrivere un umile micino, ma la verità è che anche il più brutto dei persiani atipici, con il muso incassato fra gli occhi strabici, sentirà sé stesso come massimo modello estetico e dunque preferirà la compagnia di chi gli somiglia. Ovviamente, essendo i miciuzzi anche degli opportunisti (nel senso più buono possibile, eh!), si affezioneranno a chiunque li coccoli e nutra e rispetti, indipendentemente dall’aspetto.
  2. Non esistono due gatti uguali dal punto di vista comportamentale. Se per i cani si possono tracciare delle grandi linee guida in base alla morfologia e, spesso, alla razza, per i gatti proprio non si può: ogni felino ha un carattere forte e ben differenziato dagli altri. Persino i fratelli di una stessa cucciolata tenderanno a fare ognuno di testa propria, a non emulare gli altri e a essere sé stessi! Questa è una cosa che dovremmo imparare dai gatti. Attenzione: in realtà esisterebbero, teoricamente, dei caratteri associati a ogni razza felina, ma per la maggior parte sono “gatto dolce” o “gatto dolce e giocherellone” o “gatto dolce ma che non fa niente”. Secondo gli standard, tutti i gatti sono dolci e amichevoli. Nella realtà, ognuno fa un po’ come gli pare. Però in genere i persiani sono pigri, questo glielo concediamo. E i gatti orientali urlano.
  3. I gatti sono predatori. Questo, è ovvio, significa che non possono in alcun modo sopravvivere di verdurine e frutta (mi raccomando, non comprate mangimi vegani per i gatti, a prescindere dalla vostra scelta personale. Uccidereste i vostri compagni a quattro zampe!), ma che possono nutrirsi solo di carne. Esistono gatti a cui piacciono altri cibi, ma si tratta solo di integrazioni, mai della base della loro dieta. Inoltre l’essere predatori porta con sé tutto un bagaglio di comportamenti che non vanno mai trascurati: l’istinto a inseguire tutto ciò che si muove rapidamente (che sia vivo o meno), quello a rimanere immobili quando si sente un odore “interessante” e l’istinto all’agguato. I gatti non sono predatori che inseguono la preda, ma si nascondono e aspettano il momento propizio per balzare e acciuffare la propria vittima! Quindi ci raccomandiamo con voi di non scrivere quelle scene ridicole in cui un gattino fa come un ghepardo e corre dietro a un topo per tutta la casa. Tom&Jerry è divertente, ma come avrete ben capito non è realistico.
  4. Come tigri in un salotto. Pigri o attivi, curiosi o disinteressati, stoici o sempre spaventati, i gatti sono tutti diversissimi fra loro, come abbiamo già detto, ognuno con i suoi vizi, le sue manie, i suoi gesti tipici, ma se possiamo darvi un consiglio su qualcosa che li accomuna tutti (e qualcosa che i vostri lettori ameranno visualizzare nella vostra storia) è l’impressione che si tratti di piccole tigri in un salotto. Quando si sta vicini ad un gatto, la sensazione di poter toccare qualcosa di selvatico è sempre fortissima… saranno gli occhi, sarà il loro portamento, i loro movimenti regali, ma davvero trasmettono l’idea di essere creature preziose che vengono da un mondo distantissimo dal nostro. Se riuscirete a convogliare questo concetto, questa sensazione, nelle vostre descrizioni allora avrete fatto centro!

Poiché i gatti, ahinoi, sono molto, ma moooolto, meno rappresentati dei cani nei film e nelle serie tv (un po’ di meno nei romanzi, per fortuna, ma per sfortuna la maggior parte dei romanzi sui gatti sono brutti), la mimica corporea dei gatti viene ancora scritta e interpretata in modo sbagliato da moltissimi autori indipendenti (e fossero solo loro…). I gatti non sono cani, non sono umani, non sono Harry Styles e non sono Harry Potter, quindi si muovono in maniera diversa da tutti questi soggetti. Si, si muovono anche in modo diverso dagli youtubers (tranne che i vostri youtuber non siano gatti), quindi non ispiratevi a loro. Siccome non ne parla mai nessuno, vi facciamo un mini-dizionario gattese, così non sbagliate più, ok?


Dizionario gattese-umano, con esempi presi dall’esperienza gattofila dei Cactus di fuoco:

Orecchie dritte e ben distese, rivolte in avanti: esprimono curiosità. Un
esempio tipico di situazione in cui vedrete questa mimica è quando il vostro gatto vede una mosca passare e poco dopo vi salterà per tutta la casa urlando “mromramaramau” e cercando di acchiappare l’insetto.
Orecchia piegate all’ingiù: esprimono aggressività. Un tipico esempio è quando il vostro gatto è di fronte a un altro gatto che non conosce, ma non si trova troppo vicino ad esso, e vuole comunicargli “ora ti ammazzo a te e a tutti i tuoi figli non ancora nati”.
Orecchie piegate all’indietro: esprimono paura o prontezza all’aggressione. Un tipico esempio è quando il vostro gatto è troppo vicino all’altro gatto che non conosce e in 0.1 secondi gli salta addosso per ucciderlo e far volare peli dappertutto.
Orecchie inclinate in avanti: esprimono rilassamento. Di solito le vedete quando state coccolando il vostro gatto dietro le orecchie e quello fa le fusa a tutto volume, ma sono comuni anche quando il vostro gatto ha sonno.
Coda tenuta tra le zampe posteriori: esprime uno stato di paura, proprio come nei cani. È un gesto piuttosto raro, visto che di solito i gatti esprimono la paura con l’aggressione, quindi sarebbe il caso di dire che esprime più il terrore che la paura. Vi auguriamo di non vedere mai questo gesto eseguito dal vostro gatto. Ai nostri non è capitato mai.
Coda tenuta dritta all’insù: esprime uno stato di rilassata felicità ed è un segno di saluto. Sapete che il gatto è l’unico felino capace di tenere la coda così? Un esempio tipico in cui potete scorgere questo segno è quando il vostro miciuzzo viene a salutarvi perché siete appena rientrati in casa.
Coda tenuta verso il basso, quasi strisciante: esprime stanchezza, come quando gli umani trascinano le braccia e dicono al rallentatore “sono staaaancooo”. Un tipico esempio è quando siete appena rientrati con la vostra gatta da tre ore di trekking sull’Aspromonte e lei varca la porta di casa senza più forze.
Coda tenuta gonfia e inarcata: esprime uno stato di paura assai più lieve di quello in cui la coda è tenuta fra le gambe. Un tipico esempio si verifica quando la banda di paese passa con tutti i tamburini e i tamburelli accanto alla vostra porta e il vostro gatto comincia a correre in giro con la coda che pare un piumino.
Coda mossa a scatti da un lato all’altro: esprime uno stato di estrema concentrazione, di solito un istante prima di un attacco, o di collera. Questo gesto viene chiamato anche “frustare i fianchi” e potete vederlo eseguito anche dai grandi felini, come tigri o leoni. Un tipico esempio per il vostro gatto può essere quando stanno per balzare sui vostri pesci rossi anche se li avete spinti via duecentotrenta volte.
Coda mossa lentamente da un lato all’altro: esprime concentrazione, ma non prontezza all’attacco. Di solito avviene quando il vostro gatto vede una preda, tipo un uccellino, che è ancora troppo lontana per poterla ghermire con un balzo.
Coda tenuta “morbida” con la sola punta che si muove: esprime una rilassata felicità ed è simile allo scodinzolare dei cani. Potreste vedere questo comportamento mentre tenete il vostro gatto in braccio e gli accarezzate la testa, magari accompagnato dalle fusa.
Coda tenuta rigida, con la sola punta che si muove: esprime fastidio, stizza. La potete vedere quando il vostro gatto non ne può più di essere accarezzato sulla testa (ricordate che i gatti hanno una pelliccia molto sensibile e che troppe coccole possono risultare fastidiose).
Mromaramau mroo mroo: verso felino giocoso che può significare “vieni a prendermi” o “sono velocissimo!”. Sembra una sorta di borbottio veloce ad alto volume e può essere interscambiato anche con i versi “mruu mruu”, “mraooo” e ogni sorta di borbottosa combinazione urlata. Avviene spesso quando un gatto vuole giocare a fare gli agguati o quando ha molta energia da scaricare distruggendovi la casa o acchiappando le mosche.
Il canto della gatta in amore: verso felino con cui la femmina dichiara la sua disponibilità ad accoppiarsi. Chiamarlo “canto” è un eufemismo bello e buono, perché si tratta di una serie di miagolii insistenti e acuti, percepibili a grandi distanze, che vi distruggeranno i timpani e la pazienza. Alcune gatte urlano più di altre.
Miao: verso felino che significa che il gatto vuole qualcosa da vuoi. Cosa? Lo dovrete scoprire. Magari ha fame, ha sete, vuole che lo guardiate o vuole essere toccato o vuole che gli apriate una porta chiusa o vuole che facciate tutte queste cose contemporaneamente. I gatti usano un sacco il “miao” per comunicare con gli esseri umani, tanto che si pensa che questo verso sia stato inventato solo ed esclusivamente per comunicare con noi: infatti in natura i gatti non miagolano!
Miao. MAO. Miao.
Mou/mmu: verso felino di fastidio lieve che il gatto emette quando lo state strizzando perché è davvero un cosetto adorabile, ma lui preferirebbe non essere abbracciato così tanto o così forte.
Nonononononono: verso felino di paura e minaccia, spesso alternato da sputi e soffi. Se un gatto vi dice “nonononono” vuol dire esattamente quello che sembra, ovvero NO! Non toccatelo se vi dice di no. Rispettate il gatto. E smettetela di spaventarlo con quella maschera da mostro di Frankenstein, per l’amor del cielo, che il gatto sta per farsela addosso dentro casa vostra.
Fusa: verso felino di conforto e amore. Di solito viene utilizzato per comunicare questo conforto e amore agli umani, ma talvolta i gatti lo fanno anche per loro stessi, quando sono malati o stanno soffrendo. Un tipico esempio di questo verso è quando il vostro gatto e a pancia all’aria in una scatola e gli state dolcemente grattando il mento.
Mio e le sue dolci fusa.
Leccare i capelli: comportamento felino di toelettatura verso coloro i quali considera parte della vostra famiglia. Significa che il vostro gatto vi ama! Anche se dopo avrete i capelli che puzzano di scatoletta di tonno. O di scatoletta di manzo. O di croccantino, dipende.
Leccare le mani/i piedi: idem come sopra. Alcuni gatti hanno una strana passione per i piedi, però. Altri invece li odiano e li graffiano. Gatti, rispondeteci voi, ma che avete con ‘sti piedi?
Morso: comportamento del gatto quando vi vuole mordere perché siete degli idioti che lo infastidiscono. Oppure perché l’idiota è lui: può capitare. Ci sono molti gatti idioti là fuori.
Morso leggero: comportamento giocoso di un gatto per invitarvi a “fare la lotta” per finta. Di solito è affettuoso e solleticoso e può avvenire in qualunque momento della giornata il vostro gatto reputi di dover giocare. (Si, perché i gatti non desiderano una cosa, loro “reputano di doverla fare”).
Occhi ben aperti: indicano curiosità e allegria. Se siete dei bravi padroni, i vostri gatti staranno così per la maggior parte del tempo in vostra presenza (quando non stanno dormendo).
Occhi socchiusi: sonnolenza o totale rilassamento. Quando i vostri gatti tengono gli occhi così, sono pronti ad addormentarsi con qualche carezza.
Carezzami il pancino mentre mi addormento.
Occhi con pupille dilatatissime: tranne che non sia buio, questo comportamento indica paura e/o aggressività. Accade spesso quando i gatti, per nessuna ragione al mondo, diventano delle gnaulanti macchine da combattimento (tranquilli, dopo pochi minuti tornano normali) e in tal caso vi consigliamo di non offrire loro le mani o vi ritroverete così pieni di graffi da sembrare di ritorno da una battaglia fra highlanders. Se poi il gatto si trova in una scatola e vi guarda con quegli occhi (i padroni dei gatti sanno di cosa stiamo parlando) come se fossero dei matti strafatti, allora è meglio proprio lasciarli in pace.
Lily, la regina dei matti.
Gatto che allunga la testa verso di voi, stirando il collo: è il comportamento di un gatto che, ovviamente, vuole essere accarezzato. Di solito accompagnato da fusa e movimento della punta della coda o coda completamente inerte, se il gatto è sdraiato, altrimenti il felino porterà la coda ben dritta all’insù.
Gatto che si siede sul giornale che state leggendo/di fronte al computer su cui state lavorando: comportamento che significa “guarda me! Coccola me! Esisto solo io!”. In pratica è una richiesta di attenzione. Accade, ovviamente, quei due minuti in cui decidete di leggere qualcosa. Molti gatti potrebbero non compiere mai questa azione: bravi, gatti educati.
Gatto che struscia la faccia contro di voi: comportamento che serve a dimostrare e rafforzare l’amicizia. Il muso di ogni gatto possiede ghiandole sottomandibolari, guanciali e periorali che producono una sostanza chiamata feromone appagante dell’amicizia che è molto simile al nepetalattone contenuto nella famosa erba gatta. I gatti stanno in pratica sballando sé stessi con una droga auto-prodotta e già che ci sono cercano di sballare pure voi… qualcosa di simile. Ah, l’amicizia! Non è una cosa straordinaria? E oltre all’amicizia, i gatti rafforzano anche il senso di possesso che provano verso quella persona: è come se stessero lasciando un bigliettino su di voi con scritto “Questo fattone è proprietà di Fufi”, infatti è un atteggiamento che può essere applicato dai nostri piccoli felini anche sui loro oggetti preferiti.
Stelvio sfrega la faccia contro qualunque cosa, compresa la fotocamera.
Gatto che si fa le unghie sui divani (o sul mobiletto della nonna): comportamento utile sia a rafforzare i muscoli che ad affilare gli artigli, eliminandone gli strati vecchi e più esterni (perché sì, gli artigli dei gatti sono a strati proprio come le cipolle); è una marcatura visiva ed olfattiva.
In pratica, il gatto marca il suo territorio per far sapere a tutti che è proprio il suo, esattamente come vuole far sapere a tutti che voi siete proprio il fattone di Fufi e non un fattone d’altri, graffiando degli oggetti in punti strategici per lasciare segni evidenti dei suoi artigli e rilasciando dei feromoni da delle piccole ghiandole interdigitali per aggiungere un’impronta odorosa riconoscibile. Potrebbe mostrarsi riluttante a farlo sul tiragraffi, quale che fosse la vostra intenzione quando lo avete piazzato in casa. Meglio pelare il divano.
Gatto che fa pipì per tutta la casa: questo comportamento, come il farsi le unghie, è un’azione che serve a rivendicare proprietà dell’ambiente in cui il micio vive. Oltre a segnalare con prepotenza la sua presenza a qualunque intruso (e purtroppo anche a voi, perché l’odore di urina felina non è proprio paradisiaco) può essere indicatore di un micio molto insicuro, che si sente a disagio nella propria casa. È importante indagare sulle fonti di questa ansia, per il bene vostro e del gatto!
E ora che sapete quello che vi serve sui gatti, andate lì fuori, giovani e meno giovani, e scrivete il vostro libro per spargere la conoscenza! Ops, ma forse prima dovreste dare un’occhiata alla nostra...
Piccola bibliografia utile (studiate, bambini, per essere perfetti!):
  • Io e Dewey (Vicki Myron): la storia vera di un gatto rosso, salvato in una notte gelida quando era ancora un micino, che ha riportato alla vita la biblioteca di Spencer ed è diventato famoso in tutto il mondo. È un racconto che vi strapperà il sorriso più di una volta.
  • The Familiars (Adam Jay Epstein e Andrew Jacobson): una serie fantasy per bambini, in cui un gatto bianco e nero di nome Aldwyn è il protagonista. I gatti sono da sempre animali strettamente legati al mondo magico e l’idea di scrivere una saga fantasy sui famigli ci è sempre piaciuta molto (tanto che anche noi abbiamo delle idee per crearne una…). In più, Aldwyn è chiaramente un gatto carismatico.
  • Il giardino dei musi eterni (Bruno Tognolini): un libro che ha come protagonista una gatta… morta! Questo è un libro che consigliamo anche a coloro i quali vogliono fare una lettura interessante sui cani. O sui cavalli. O sulla vera natura degli esseri umani. È un racconto magico, che parla di un cimitero di animali, ma è anche un thriller e una fiaba (un po’ horror, ma giusto un tocco) che vi farà piangere come bambini e si farà divorare in meno di una notte. Consigliatissimo!
  • A spasso con Bob (James Bowen): un romanzo autobiografico da cui è stato tratto anche un film, racconta la storia di un senzatetto e tossicodipendente la cui vita viene cambiata (ovviamente in meglio) dall’incontro con Bob, uno splendido gattone rosso. È una storia vera, aspra e bellissima al tempo stesso, e che vi mostrerà come un gatto possa cambiare tutto.
  • Coraline (Neil Gaiman): il gatto (nero) qui è solo marginale, ma ve lo consigliamo comunque perché è una rappresentazione assolutamente magica di questo animale, visto come libero dai vincoli della nostra mente e persino della nostra dimensione, tanto da poter passare attraverso porte nascoste…
  • Cleo (Helen Brown): la storia di una madre che perde suo figlio e si ritrova con una gatta nera che non ha mai desiderato. Straziante, commuovente e deliziosamente vera, descrive tutto il fascino di questi animali senza trasformarli in idoli che non sono. Cleo è anche una delle nostre gatte preferite di tipo… sempre. Molto consigliato.
  • Sunset – Belarda contro i vampiri (Cactus di Fuoco): e poteva mancare uno dei nostri libri? La protagonista ha un gatto nero (avete notato quanti gatti neri ci sono in questa lista?) e francamente ci sentiamo di averlo scritto bene. Dobbiamo dare il buon esempio se vogliamo essere credibili!
  • Due gatti rossi (Cactus di Fuoco): sì. Sì. Abbiamo un webcomic, un fumetto online, che racconta le avventure delle nostre bestiole. Lo trovate QUI e lo potete leggere gratis! Godetevelo!

Nota: tutte le foto e i video in questa pagina ritraggono i gatti (e cani) che appartengono ai membri del nostro gruppo di scrittura. Gli animali dei Cactus di Fuoco! Graziosi, nevvero?

lunedì 2 luglio 2018

Recensione - Il gatto che aggiustava i cuori

Ed eccoci ritornati alla rubrica delle recensioni!
E dopo aver recensito molto in breve un capolavoro (La Nave dei Sogni), ecco una recensione più lunghetta... si, lo sapete cosa significa, vero? Che stiamo per recensire *musichetta allegra* un libro scarsooo!
Si tratta de "il gatto che aggiustava cuori" di Rachel Wells.

1. La trama: C'era una volta a Londra un gatto sfigatissimo che si chiamava Alfie. Alfie viveva con una vecchina e con una gatta, vecchina anche lei. Poi sono morte e Alfie ha gnaulato fortissimo, il suo modo principale di comunicare durante tutta la storia, perché Alfie fa questo, gnaula e occasionalmente geme.
Alla morte della sua padroncina Margaret, arrivano la figlia di questa vecchietta e suo marito che lo vogliono mettere in gattile, perché, ricordiamolo, Alfie è sfigatissimo.
Allora il nostro protagonista scappa di casa (perché si, la storia è tutta dal punto di vista del gatto e il gatto non ha alcun problema, a quanto pare, a comprendere il linguaggio umano... ma solo l'inglese, le altre lingue non le sa) e gli capitano cose bbbrutte. I gatti del vicinato lo vogliono sfregiare, il maltempo lo vuole fare morire di freddo, i cani se lo vogliono mangiare (tutti i cani, in questo libro non esistono cani buoni, solo magnagatti pazzi ringhiosi), insomma, mai una gioia.
Allora Alfie decide una cosa che cambierà la sua vita: diventerà un gatto di quartiere o, come lo dice lui, "un gatto dei portoni". Perché un gatto dei portoni? Non lo sappiamo, ma tanto è un gatto e dobbiamo acconentarci. Allora, dicevamo, vuole trovarsi non una sola famiglia, ma tutte le famiglie che può, per farsi adottare da tutti (secondo lui questa cosa è essere "un gatto dei portoni") così, se muoiono, lui può direttamente passare ad un'altra famiglia e non rimarrà di nuovo randagio come è successo alla morte di Margaret.
N'somma, un gatto sfigato, ma opportunista. 
Così si trasferisce in un nuovo quartiere pieno di case che devono essere abitate e aspetta l'arrivo delle persone per imporsi prepotentemente nelle loro vite anche se non vogliono alla ricerca di croccantini, cucce calde e, a quanto pare, divani e finestre.
Gli umani in questione, che il nostro sfortunato micino cercherà di circuire con le sue moine e i suoi ossessivi gnaulii sono:
  • Claire, reduce da un matrimonio disastroso, beve come una spugna ed è il personaggio più alcolizzato del libro, in compenso, pur bevendo molto, non mangia, facendo preoccupare il gatto. 
  • Jonathan, bello e dannato, si nutre solo di gamberetti, champagne e caviale e porta ogni sera a casa una ragazza diversa (cosa che il nostro gatto Alfie, buonista, disapprova). La sua prima interazione con il gatto consiste nel gettarlo fuori dalla porta, ma Alfie la prende come una sfida e gli rompe le scatole il doppio.
  • Polly, con il suo bambino Henry e suo marito Matt, una famiglia appartentemente normale dove lei è però fuori di testa e ha paura che il gatto gli mangi il bambino (sul serio).
  • Franceska, Thomasz senior (il marito), Thomasz junior (il figlio) e Alexi, un'adorabile famiglia di immigrati polacchi che cercano sempre di essere positivi nonostante le circostanze e sono gli unici che sanno come si tratta un gatto. 
La missione di Alfie, oltre a quella di farsi riempire di croccantini, è quella di rendere queste persone e le loro famiglie felici. Inutile dirlo che lo farà gnaulando, gemendo e urlando.
Al gatto ne succedono d'ogni, ma non vi spoileriamo tutto nel caso voleste leggervi la storia di un micino gnaulone che si fa male e di altre persone che si fanno male e si ubriacano.

2. La copertina: In copertina vi è un delizioso gattino rosso. Perciò voi potreste pensare che "Il gatto che aggiustava i cuori" sia la storia di un delizioso gattino rosso, anche perchè pure nel sequel e negli spin-off (Alfie ha tutta una saga sua, è impressionante questa cosa) il gatto in copertina è rosso.
Adesso, invece, vi facciamo uno spoiler: Alfie è grigio. Bisogna aspettare fin quasi il penultimo capitolo per scoprirlo e voi nel frattempo vi sarete abituati a immaginarlo come un gatto rosso, ma poi, all'improvviso, vi butteranno lì, BAM!, un gatto grigio. A quanto pare Alfie è un delizioso gattino grigio, che però in tutte le copertine ha la tinta. Va bene.
Fra l'altro l'età effettiva di Alfie non viene specificata, perciò a volte vi immaginate un gatto adulto, a volte uno di due mesi.
Anche le copertine, raffiguranti gattini piccini rossi casuali, non aiutano in questa missione.
A proposito, ma in teoria, di che colore dovrebbe avere gli occhi Alfie?
Ah, comunque è l'editore italiano che ha fatto un patatrac, perché guardate che bella (nonché sincera) la copertina (e il titolo) francesi:
Sebbene esista anche una versione dove Alfie è un po' più peloso, obeso e arrabbiato:

Mentre in Spagna... eh. Stessa copertina italiana. Ci sono cascati pure loro.

Quindi ecco il giudizio: copertina italiana adorabile ma ingannevole.

3. Cosa ci è piaciuto: La rappresentazione della depressione post partum. Sembra una cosa strana a dirsi, ma in realtà è trattata in modo sensibile e realistico, descritta in profondità, ma non in modo angoscioso, perché la persona che ne soffre viene supportata e aiutata dalla famiglia e dagli amici (e da un medico professionista, ovviamente), non viene additata o giudicata per sentimenti che sfuggono al suo controllo e questa è davvero una cosa bella e nobile. Complimenti, Rachel Wells!
Un'altra cosa non male è la varietà dei personaggi umani: ce ne sono non tantissimi, ma un discreto numero e sono tutti diversi fra loro! Certo, il 90% di loro ci stanno antipatici, ma questa è una cosa personale e... no, aspettate. Questa recensione, per intero, è tutta personale. Noi non recensiamo oggettivamente, noi andiamo "a panza", quindi ce la sentiamo di dire che ci sono tanti personaggi diversi e scritti benissimo, ma che non ce ne piace quasi nessuno.
La famiglia dei polacchi però è bellissima. Sul serio, sono i nostri super favoriti. Si meritavano un gatto vero che li amasse per sempre, non uno come Alfie, perché Alfie è...

4. Cosa non ci è piaciuto: Il gatto protagonista non è un gatto, è un piccolo umano sputasentenze (e buonista, buonista abbestia per essere un felino predatore che vuole solo abbuffarsi come un porco di gamberetti). Durante tutta la lettura è così difficile ricordarsi che il protagonista è un gatto che lui stesso ve lo ricorda, facendovi presente che lui ha sentito un odore "con il suo naso di gatto" oppure che sa qualcosa nel profondo del suo "cuore di gatto", che ha i piedini di gatto, la coda di gatto, insomma, vi dice continuamente che è un felino gatto. Ma, razionalmente, si comporta come un essere umano. Per esempio giudica se le persone sono belle oppure no, se si vestono bene oppure no (e che ne sa un gatto di come si debba vestire un umano?), addirittura si erge a giudice di bellezza e decide se qualcuno potrebbe o non potrebbe fare il modello/la modella. Perché, chiaramente, lui conosce il lavoro di modello, pur essendo un gatto che ha vissuto tutta la sua vita sul divano di una vecchietta insieme ad un'altra gatta decrepita (tale Agnes). Quando i bambini vogliono giocare con lui, lui rincorre le palline o i bastoncini solo per divertirli, ma fa chiaramente capire che a lui non frega niente... ma che razza di gatto é? Cioè, fatemi capire, lui gioca per fare ridere i bimbi, non perché è un predatore felino (come ci ripete ogni 0,2 capitoli) attirato dal movimento dei giocattoli?
Oltre a questo, Alfie fa anche lo psicoterapeuta e sputa continuamente sentenze su cosa i suoi umani debbano o non debbano fare per stare meglio con sé stessi. Proprio, psicoterapia: la fa un gatto, un gattino grigio gnaulone che viveva sul divano di una vecchia senza manco uscire di casa. È uno psicoterapeuta.
Ma ricordiamo che lui ha imparato un sacco di cose dalla... dalla... tv. Apparentemente è diventato uno psicoterapeuta, giudice di bellezza e connoisseur di umani semplicemente guardando la televisione per una cosa tipo... non possiamo stabilirlo perché non sappiamo che età abbia il gatto. Però sappiamo che è giovane.
Un'altra cosa veramente irritante del libro è che tutte le scene in cui il gatto fa il gatto (caccia, interazione con i suoi simili) sono praticamente tagliate. Boh, Alfie ci dice "ho catturato un topo" ma non ci dice dove, come, quando, che topo era, se è stato difficile, come cavolo ha fatto a prendere un topo lui che non ha mai cacciato in vita sua. Quando passa del tempo con i suoi simili (ha un'amichetta gatta di nome Tigre) ci dice semplicemente "ho passeggiato con Tigre e abbiamo parlato". Si, ma noi volevamo sapere cosa hai fatto con la gatta! Abbiamo comprato un libro con un gatto in copertina, vogliamo leggere di un gatto che fa le cose da gatto, non di uno psicologo giudice di bellezza che occasionalmente, e senza sforzo, cattura topi e uccelli (ma poi avete in mente quanto è difficile catturare un uccello? Alfie non è un cacciatore, ha vissuto la vita sul divano della vecchia, a malapena è un gatto, figuratevi un cacciatore).
Insomma, avremmo voluto più gattitudine e meno... ehm... Alfie.

Voto complessivo: 59 su 100. È il primo dei libri che recensiamo che non riesce a raggiungere la sufficienza (60).

A chi lo consigliamo: Alle persone che riescono a leggere le cose senza essere pignole come noi e che vogliano un'avventura (avventura è un parolone per questa storia, ma vabbè) rilassante, ma anche a chi ha sempre sognato di leggere una storia su un gatto che in realtà è probabilmente uno gnomo cattolico (è un gatto, ma prega pure Dio) in un costume da felino che vi farà conoscere tanti personaggi diversi. Per quelli a cui piacciono le storie di sventure e casi umani, poi, è un must.

Dove potete comprare il libro? Noi lo abbiamo preso scontantissimo in libreria, in una di quelle promozioni "due libri quindici euro", quindi non possiamo neanche lamentarci di aver buttato soldi, ma per voi potrebbe non essere così semplice ;)
Se volete una copia ebook la potete acquistare QUI sulla piattaforma Kobo. Lo potete comprare anche su amazon QUI (e c'è anche la versione cartacea, yuppy yay!)

Fateci sapere che cosa ne pensate del libro! Siete d'accordo con noi su tutto o siamo stati troppo indulgenti? E alla prossima recensione!
Ps. Suggeriteci libri da recensire che vi piacciono! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).


lunedì 31 luglio 2017

Sunset 5. Dracula





Il rifugio per animali di Forks non era un granché ed era sull'orlo della chiusura. Mike mi disse che se volevo un gatto era probabile che lì non lo avrei trovato, perché aveva da poco saputo che li stavano trasferendo tutti nel rifugio di Port Angeles, l'Olympic Peninsula Humane Society, dove se volevo avrei trovato persino uccelli, conigli o altri animali domestici.
«Port Angeles non è lontano, vero?» Domandai, mentre percorrevamo la strada per il rifugio di Forks
«No, niente affatto. Preferisci andarci?» Mike era quasi speranzoso
«Non ti piace il rifugio di Forks?»
«No, è che...» inclinò la testa, prendendo un profondo respiro «Preferirei andare a Port Angeles. E poi non sapevo che lo stessero chiudendo, adesso. Cioè, fino a stamattina»
«Allora andiamoci. Se non hai da fare»
«No, no, andiamoci!».
A Mike piacevo e lui vedeva questa uscita come una specie di appuntamento, d'altro canto come potevo dirgli di no? Era così gentile da accompagnarmi a prendere un gatto, gli avrei volentieri concesso un vero appuntamento, con una vera cena, per ringraziarlo.
«E poi» Disse lui, mentre superavamo il fabbricato del rifugio per animali di Forks, un casermone grigio e puzzolente «Quello di Forks lo stanno per chiudere perché ci sono stati problemi con gli animali»
«Che genere di problemi?» volli sapere
«Oh, non... non è che gli animali hanno dato problemi, è che iniziavano ad ammalarsi e cose così perché erano tenuti male. Intendo, le gabbie venivano pulite raramente e non c'era abbastanza manutenzione né abbastanza cibo, così piano piano il rifugio ha perso tutti i possibili adottanti e ha subito delle denunce dagli animalisti...»
«Che peccato» dissi «Sarebbe stato bello avere un rifugio come si deve a Forks. Avrei fatto la volontaria».
Mike mi guardò per un istante, prima di tornare a posare gli occhi di nuovo sulla strada
«Io ero un volontario» mi confessò «Ho dovuto mollare per diversi motivi. Non giudicarmi»
«Non ti giudico. Lo capisco. Specie se le condizioni sono quelle che mi hai descritto: non è bello se nessuno ti aiuta e devi pulire tutta la pupù da solo»
«Già. Meglio che il rifugio di Forks chiuda».
Un silenzio vagamente imbarazzato calò nell'auto, mentre guardavamo gli alberi scorrere ai fianchi dell'automobile. Dopo alcuni minuti, Mike accese la radio e ascoltammo uno di quei ridicoli programmi radiofonici dove facevano le vocine.
«Che ci fa quello in mezzo alla strada?» Domandò Mike, rallentando nel vedere un tizio alto e scuro immobile in mezzo alla strada.
Arrivammo a fermarci per non investirlo. L'uomo, vestito con un impermeabile giallo scolorito, se ne stava al centro della carreggiata a fissare verso il bosco con uno sguardo atterrito, come se si aspettasse di vedere uscire un mostro.
Abbassai il finestrino e mi sporsi
«Mi scusi... signore? Ha bisogno di qualcosa?».
Quello parve riscuotersi all'improvviso e ci guardò. Aveva gli occhi nerissimi e le labbra tremanti erano brune, i capelli mossi gli scendevano fino alle spalle, umidicci.
«Potete darmi un passaggio?» Chiese, con voce roca e tremula.
Mike mi guardò e poi, vedendo che non sembravo contrariata, disse
«D'accordo, amico, ma stiamo andando a Port Angeles. Sali dietro».
L'uomo annuì e ringraziò diverse volte, poi aprì la portiera e si infilò dietro di noi. Aveva l'aspetto di un serial killer, tranne l'impermeabile giallo, e mi ricordò che avrei dovuto comprare al più presto una bomboletta di spray al peperoncino. Ripartimmo.
«Che ci facevi lì?» Domandò Mike, con aria affabile
«Io stavo... stavo facendo...» l'uomo balbettò, confuso, poi si appoggiò allo schienale «Sono stato inseguito» concluse infine
«Da chi?»
«Da due persone. Due persone pallidissime» disse
«Forse erano i Cullen» scherzai e Mike diede in una risatina nervosa
«I Cullen?» domandò l'uomo, alzando il tono di voce «Chi sono i Cullen? Sono bianchi come gesso?»
«Si» disse Mike
«E sembrano belli, ma hanno terribili occhiaie scure?»
«Si» confermai io, sentendo che i miei sospetti sulla follia di quella famiglia fossero sempre più sensati
«Hanno gli occhi rossi come sangue?».
Battei le palpebre. Occhi rossi come sangue? Non mi sembrava proprio, ma poteva essere che indossassero lenti a contatto.
«No» Dissi «Ma non li conosco abbastanza per saperlo».
Mike si strinse nelle spalle, inspirando dall narici rumorosamente
«Neanche io li conosco abbastanza. Nessuno li conosce abbastanza. Perché ti inseguivano?»
«Io... non lo so» balbetto l'uomo «Volevano farmi del male. Mi hanno minacciato, ma non so perché. Volevano bere il mio sangue, credo»
«Che ci facevi da solo nel bosco, amico?» Domandò Mike, incuriosito
«Raccoglievo funghi» disse senza esitazioni l'uomo «I boschi sono pieni per ora. Beh, sono pieni sempre, considerato quanto piove. Ma ho perso il cestino mentre fuggivo»
«E vuoi andare a Port Angeles?»
«Si. Mia zia vive lì, per ora sono in vacanza e sto da lei»
«E da dove vieni?»
«Dal Texas»
«Un bel cambiamento da lì a qui» ridacchiò Mike «Spero che ti piaccia l'umidità»
«Mi piacciono i funghi» ribatté quello «E tanto basta».
Aveva una voce e un aspetto inquietanti, dinoccolato e lungo, con la faccia rasa così perfettamente da sembrare quella di una donna, ma indubbiamente si trattava di un uomo. Gli occhi grandi contrastavano con il naso lungo e adunco, il mento carnoso era segnato da una fossetta.
Nonostante ciò sembrava anche un tipo tranquillo e beneducato, di certo molto più di quei fuori di testa dei Cullen, perciò non avemmo alcun problema a portarlo fino a Port Angeles, dove si fece scaricare proprio all'entrata della città, ringraziandoci profusamente per l'aiuto.
«Di nulla amico» Rispose Mike, amichevole come al solito.
Ripartimmo e dovemmo girare un bel po' per trovare il rifugio, perché Mike si era completamente scordato dove si trovasse. Alla fine ci facemmo dare indicazioni da un contadino che si stava riposando sul ciglio della strada, appoggiato al retro del suo camioncino stipato di patate, che ci indicò la direzione per uscire da Port Angeles e trovare il rifugio.
Percorremmo il grande stradone grigio, fiancheggiato da conifere folte e basse e da recinzioni di fortuna, finché non trovammo il posto che ci era stato descritto.
«C'eri mai stato prima?» Chiesi a Mike
«Si. Mi ci portava mio padre, ma da solo non ci sono mai venuto»
«Per fortuna l'abbiamo trovato, anche se ora è tardissimo»
«Che vuoi fare, vuoi tornare a casa?»
«No. Telefono a mio padre per dirgli che farò tardi e andiamo. Tranne che... tu vuoi tornare a casa?»
«I miei non mi aspettano oggi, sono andati al matrimonio di mia cugina»
«E tu perché non ci sei andato?»
«Ho litigato con lei. È una deficiente» rispose tra i denti, aprendo la portiera.
Scendemmo dall'auto e ci dirigemmo verso gli edifici che si vedevano da lontano, nascosti in mezzo al verde. Camminammo lungo una recinzione, stavolta robusta, e superammo un poster di plastica che specificava gli orari di apertura: altro che in ritardo, eravamo in anticipo!
Ma per fortuna sembrava che ci fosse già qualcuno dentro ad aspettarci.
Una signora con i capelli tinti biondi e le sopracciglia nere ci venne incontro
«Salve, ragazzi!» Disse «Come mai qui così presto?»
«Non sapevamo l'orario, ci scusi» si giustificò Mike
«E io non stavo nella pelle all'idea di venire qui» aggiunsi.
La donna fece un gran sorriso
«Volete adottare?»
«Io si» alzai la mano «Sono qui per un gatto!».
La donna ci fece un gesto per invitarci ad entrare ed iniziò a fare strada
«Per quale gatto?»
«Perché, potevo scegliere da qualche parte fuori da qui? Avete un sito?»
«Si, abbiamo un sito internet. Mi sembra che non l'abbiate nemmeno visitato»
«No» dissi, sincera «Sono di Forks, mi hanno detto che lì il rifugio sta per chiudere e così siamo venuti qui»
«Ah. Va benissimo. Allora, vuoi vedere i gattini?»
«Si, si!». Lanciai un'occhiata a Mike e vidi che anche lui sorrideva. Chissà se gli piacevano i gatti quanto a me oppure se era un tipo da cani... lo vedevo sempre allegro, sorridente, espansivo, mi ricordava un labrador oppure un golden retriever.
La donna mi portò a conoscere gli ospiti felini della struttura. Erano tutti adorabili, anche se in modi diversi, ma dovevo anche scegliere il gatto che più si adattava al mio stile di vita e alle mie esigenze.
«Uno giovane ma non troppo» Dissi ad alta voce «Uno o al massimo due anni di età»
«Allora ci sono Lady, Finny e Twilight» mi disse la donna, portandomi a vedere i tre animali, uno dopo l'altro.
Lady era una gatta a pelo semilungo, grigia e bianca, con gli occhi gialli. Finny era tarchiato, con un'ossatura robusta, marrone e con gli occhi arancio, un vero affascinatore che faceva le fusa a mille e per un istante pensai di non volere nemmeno vedere Twilight perché sarebbe stato inutile: avrei preso Finny; ma per essere sicura di non aver perso nessuna opportunità andai a guardare anche Twilight.
Twilight era un micio davvero particolare: nerissimo, come un pezzo di carbone, con il pelo un po' più lungo intorno alla collo che gli dava un'aria trasandata e spettinata e i denti che gli uscivano fuori dalla bocca con i canini di una minuscola tigre dai denti a sciabola. I suoi occhi, di un arancio tendente al rosso, lampeggiavano nella mia direzione come se volesse qualcosa in particolare da me, come se volesse ipnotizzarmi. I suoi occhi, di un arancio tendente al rosso, lampeggiavano nella mia direzione come se volesse qualcosa in particolare da me, come se volesse ipnotizzarmi 
«Che carino!» Esclamai, riuscendo a trattenermi a malapena dall'aggrapparmi alla sua gabbia.
Mike rise vedendolo
«Guarda che denti di vampiro che ha!» disse «Sembra Dracula, con il colletto del mantello alzato!».
Non aveva tutti i torti, quel felino sembrava proprio un Bela Lugosi animale in miniatura, con un carisma tutto particolare.
«Posso interagirci?» Domandai alla donna «Voglio vedere com'é, di carattere»
«Certo» disse lei, aprendo la gabbia «Ma è dolcissimo, davvero».
Twilight venne fuori timidamente, muovendo la coda come un serpente e annusando le mie scarpe cautamente.
Mike si chinò per accarezzarlo sulla testa e Twilight lo scansò con una mossa veloce per nascondersi in un angolo.
«Non sembra molto socievole» Commentò.
La volontaria parve mortificata
«Di solito è buonissimo. Non so cosa gli è preso oggi, davvero. Dategli un'altra possibilità».
Mike mi guardò
«Che ne pensi di provare con quell'altro gatto, Finny, che ti piaceva così tanto? Quello faceva le fusa da dietro le sbarre, era adorabile!».
Non ebbe il tempo di finire la frase che Twilight ritornò, con un topino di plastica fra le fauci, che depositò ai piedi di Mike, come una sorta di dono rituale per farsi perdonare. Probabilmente il gatto era nervoso, non era abituato a noi, ma desiderava che gli volessimo bene ed era davvero straordinario.
I gatti neri, inoltre, si sa che sono magici.
«Twilight è perfetto» Dissi, sicura «Ma mi piacerebbe interagire con Finny prima di sapere quale prendere».
Mi abbassai e carezzai il micino con un gesto lungo, sulla schiena: lui alzò il sedere e parve stiracchiarsi sotto quel tocco, mentre emetteva un peculiare suono di fusa che somigliava ad un morbido "frrrr frrrr".
«Sei sicura di voler vedere anche Finny?» Domandò la volontaria, che a quanto pareva era decisissima a scodellarmi il gatto con i denti da vampiro
«Si. È un gatto bellissimo»
«Ma anche Twilight lo è»
«Ma voglio testare il carattere di Finny»
«Preferisci i gatti con un carattere forte o quelli amichevoli, cara?» indagò la donna
«Non lo so. Dipende» mi strinsi nelle spalle «Mi piacciono i gatti a cui piaccio e mi facciano ridere».
La donna, con le labbra ridotte ad una sottile linea, andò ad aprire anche la gabbia di Finny, che ne uscì come uno smargiasso, a coda alta e miagolando, mentre si strusciava contro le caviglie di Mike.
«A me piace questo» Dichiarò il mio compagno di scuola «Guarda che bel bestione coccoloso!».
Malgrado il nome delicato, Finny era grosso due volte Twilight, con una coda grossa quasi come il mio polso e adorabili zampone dalle dita rotonde. Inoltre era un ruffiano socievole e tentatore, mentre Twilight era più nervosetto e quando vide Finny si nascose dietro le mie gambe, sbirciando di quando in quanto con un occhio solo.
La scelta era difficile e avrei dovuto pensarci su a lungo, ma contemporaneamente volevo tornare a casa al più presto con un gatto tutto mio. Giocai con entrambi i gatti, li accarezzai, poi li presi in braccio.
Quando sollevai da terra Twilight, quello si acciambellò tutto contro il mio petto e iniziò a fare fusa sommesse, con l'espressione di chi si sente protetto, muovendo soltanto la punta della lunga coda, ma quando lo feci con Finny quello iniziò a dimenarsi e mi graffiò superficialmente una mano, per sbaglio. Bastò quel piccolo errore a guidare la mia scelta.
«Prendo Twilight» Dissi «Gli piace stare in braccio, a me piacciono i gatti a cui piace stare in braccio»
«Sei sicura?» domandò Mike, sollevando un sopracciglio «Finny è un figo»
«Si, lo è, ed è per questo che per lui trovare casa sarà molto più facile. E poi mi piacciono i gatti neri».
Il mio compagno guardò con una punta di rimpianto la volontaria che richiudeva di nuovo in una misera gabbia Finny e mi chiesi se avesse intenzione di adottarlo, un giorno o l'altro.
«Dovrai compilare un questionario» Disse la donna, rivolgendosi a me «E firmare alcuni documenti»
«Non c'è alcun problema» dissi, raccogliendo di nuovo da terra Twilight e portandolo con me verso la reception, dove nel frattempo erano arrivati due signori di mezz'età, un uomo e una donna.
Dovetti rispondere ad una serie di domande su come era fatta la mia casa, sul fatto che avessi avuto animali precedenti o meno e sui miei ancora inesistenti orari di lavoro, poi firmai dei documenti e feci parlare la volontaria con mio padre, al telefono, e finalmente Twilight divenne mio.
Mi vennero date un mucchio di indicazioni su come tenere un gatto, ma non ne avevo bisogno: avevo accuratamente studiato online come si accoglie un nuovo gatto in casa. Mi dissero anche che ero fortunata: i padroni precedenti di Twilight lo avevano già castrato, altrimenti avrei dovuto lasciarlo a loro e attendere che venisse operato prima di poterlo portare a casa e sarebbe potuta passare anche più di una settimana.
Avevo dovuto scegliere anche se tenere il suo vecchio nome, Twilight, oppure se dargliene uno nuovo, ora che lo stavo adottando, così decisi che lo avrei chiamato Dracula il Potente Dentone, solo Dracula per gli amici.
Avevo un gatto. Un gatto tutto mio, nero, giovane e bello.
Quando tornammo in auto, notai che non ci eravamo neanche portati un trasportino, dunque il gatto avrebbe dovuto viaggiare sulle mie ginocchia, ma ahimè, a lui piaceva andarsene a spasso e passeggiò pericolosamente sul cruscotto e poi sui sedili posteriori, distraendo Mike.
«Tieni quel gatto, santo cielo!» Sbottò lui, che però non potè trattenersi dal ridere.
Dracula amava la sua auto: sfregava la faccia contro i sedili, mentre camminava, e faceva fusa potentissime.
Recuperai il felino, gli tenni la collottola e me lo feci sdraiare sulle gambe, costringendolo a calmarsi con massaggi leggeri sul cranio.
«Molto meglio» Commentò Mike «Hey, ti va di fare uno spuntino? Sto morendo di fame»
«Si, come no» accettai di buon grado
«Solo che... il gatto, che si fa? Lo lasciamo in macchina da solo?»
«Perché, che succederebbe? Non fa caldo, non rischia di morire mentre mangiamo un cornetto»
«No, ma è un gatto, con gli artigli e tutto, rischia di distruggermi i sedili».
Lui aveva ragione, ma avevo previsto tutto: con un gesto teatrale estrassi dalla mia borsetta una pettorina con un guinzaglio.
«È ora di testare» Dissi con piglio teatrale «Come si comporta Dracula al guinzaglio».
Ci fermammo ad uno starbucks e infilai senza difficoltà la pettorina a Dracula, poi scendemmo. Con passo caracollante e malfermo, ondeggiando come se fosse ubriaco, il gatto ci seguì.
«Almeno non lo devi trascinare» Commentò Mike «Come quei gatti nei video».
Prendemmo da bere e una ciambella ciascuno e rimanemmo lì a chiacchierare. Dracula, legato con il guinzaglio ai piedi del tavolino, attirava lo sguardo dei curiosi e una mamma con due bambine al seguito si avvicinarono per vederlo meglio.
«Non morde» Dissi subito «Lo potete accarezzare. L'abbiamo appena adottato, è il suo primo giorno d'aria».
Le bambine, educatamente, presero a lisciare il pelo di Dracula e lui iniziò a fare le fusa ed a girare su sé stesso, dando testatine affettuose alle mani delle due bimbe.
Io e Mike parlammo un po' con la mamma, che ci encomiò per il bel gesto di aver adottato un gattino e ci disse che eravamo una bella coppia.
Mike arrossì, ma sorrise.
«Non siamo ancora una coppia» Mi affrettai a dire «Ci conosciamo da qualche settimana, da quando mi sono trasferita a Forks da Phoenix. È il mio migliore amico, ma non stiamo insieme»
«Allora siete una bella coppia di amici» si corresse la donna, poi prese per mano le sue due bambine «Ora andiamo, piccole! Cosa si dice ai signori che vi hanno fatto accarezzare il gattino?»
«Grasie» dissero le due piccole, in coro, dondolando un po', poi la famigliola si allontanò.
Mike mi guardò, incrociando le mani sul tavolo
«Non siamo ancora una coppia?» domandò, beffardo
«Già. Può darsi che capiti» concessi «Se per te va bene»
«Ma prima dovremmo darci un appuntamento»
«Dove, a Port Angeles» ghignai
«Perché no. Però pensavo una location più romantica»
«Dimmi, sono tutta orecchie»
«Che ne pensi di una gita alla riserva indiana?»
«Ma non dobbiamo andarci con gli altri?»
«Si, è vero» disse lui, rilassandosi contro lo schienale «Ma se ti piace quando siamo con gli altri, poi possiamo tornarci da soli»
«Io ho un'idea migliore»
«Spara»
«Trekking nei boschi. Se sopravviviamo insieme all'attacco di un orso, allora vuol dire che siamo fatti per stare insieme» scherzai
«Allora dovremmo andare a Goat Rocks» rispose «È il posto peggiore del mondo per campeggiare, uno stratovulcano inattivo pieno di orsi e neve»
«Mi sembra romanticissimo. Nel vero senso della parola»
«Romantico? E perché mai?»
«Sai cos'è il romanticismo, vero?».
Parve spiazzato da quella domanda. Sorrisi
«Quando torni a casa, fai una ricerca sul romanticismo» gli dissi «E quando avrai finito saprai perché Goat Rocks mi sembra il più romantico dei posti in cui andare»
«Quindi... è lì che vuoi andare» sembrava quasi spaventato «È davvero pericolosissimo per chi non è un esperto»
«E quindi un giorno ci andremo, ma non ora» lo tranquillizzai «Iniziamo da una meta facile. Conosci il territorio meglio di me. Andremo a fare trekking insieme, scegli tu la meta».
Il suo bel volto da bambino si illuminò tutto e i suoi occhi azzurri scintillarono
«Quindi ci stiamo dando un appuntamento?»
«Senza dubbio. Sei il mio migliore amico, qui. Anche se dovesse saltare fuori che non stiamo bene come coppia sarà comunque divertente»
«Si» disse lui, battendo le mani due volte
«E poi questo era un test» completai «Ti avrei dato un appuntamento se ti fossero piaciuti gli animali»
«Li adoro!» replicò «E adoro anche Dracula! Anche se preferivo Finny»
«Perché non lo prendi tu, allora? I tuoi non vogliono?» lo interrogai
«No» scosse la testa, l'espressione triste «Ma ho un cane che fa a pezzi i gatti, non sarebbe una grande idea».
Continuammo a chiacchierare, poi facemmo una breve passeggiata, infine tornammo a Forks. Fu una delle mattinate più tranquille e divertenti della mia vita ed ero euforica per essere riuscita finalmente ad adottare Dracula.
All'inizio papà ignorò il gatto, come se non esistesse, ma quando uscii dalla stanza e mi nascosi dietro la porta, lo vidi alzarsi dal divano per andare a lisciare la testolina del felino. Oh, papà! Quando avrebbe imparato che amare i micetti non era una cosa da femminucce?

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Note degli autori: Questo capitolo e gli avvenimenti in esso presenti sono del tutto assenti nel libro originale, Twilight; questo perchè Belarda Cigna ha un carattere diverso da Bella Swan e ciò la porta a fare scelte diverse, che necessitano di alcuni capitoli accessori liberi dalla nefasta influenza dei Cullen (o talvolta anche con la nefasta influenza dei Cullen, ma con nuovi fatti non accaduti nel libro) in cui si svolgono azioni che allontaneranno gradualmente la trama di questo libro da quella dell'originale, per evitare l'effetto semplice riscrittura.
Sunset sarà dunque un libro più lungo di Twilight, nel suo insieme.



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 aggiorneremo la storia su questo blog un pò più lentamente che su wattpad, quindi se avete la app di wattpad, oppure vi piace leggere direttamente dal sito, continuate a leggere la storia da qui

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