Oggi è una bella giornata. Ieri c'è stato un po' di vento, sul ponte principale della Nihil non si poteva fare quasi niente: mettendoti a mangiare, avresti visto volare via prima i fazzoletti, poi il cibo, poi le posate e alla fine pure il piatto. Forse dire che c'è stato "un po' di vento" è un po' un eufemismo.
Ionia si è sentita male, una delle rarissime volte in cui l'è venuto il mal di mare. Martine le ha preparato un mocaccino con lo zenzero e, pensate un po', ha funzionato! Lo zenzero è davvero una pianta incredibile.
Comunque, oggi la luce è bellissima. Volevo iniziare a scrivere questo aggiornamento stamattina, ma ho dormito fino a tardi, e poi mi sono messa a gironzolare per la nave, mi sono seduta fuori, mi sono goduta il sole.
Sangreal, che è sempre tutto vestito dalla testa ai piedi, a volte fino alle punte delle dita, questa volta indossava un maglioncino.
Di solito lui è impervio al brutto clima, sia freddo che vento che bruma montana (in realtà non lo abbiamo mai visto esposto alla bruma montana, ma vabbé), quindi immagino che la sua sia una scelta di stile. È molto stiloso, anche se mai alla moda: si veste come uno di duemila anni fa, forse anche tremila.
Comunque, ho trovato sul vecchio web un video interessante. Lo sapete che stiamo studiando i regalechi, no? E qui c'è un video del solito spiaggiamento... con un twist: questa volta i due pescioni vengono salvati! Per fortuna che c'erano queste due sorelle che hanno assistito alla cosa, e nonostante la taglia e il peso degli animali, nonché il fatto che neanche sapessero che pesce era, si sono messe di buona volontà per ri-spingerli in acqua, arrivando a coinvolgere le altre persone in spiaggia.
Ecco qua il video, guardate che belle bestie:
Ogni volta che c'è brutto tempo, le mie sorelle vogliono pescare. Lo capisco che non è tempo per fare il bagno, e che con il cielo coperto è il momento ideale per la pesca, ma oggi fa davvero troppo vento. Mentre scrivo c'è un rumore pazzesco, voi neanche ve lo potete immaginare questo suono, sembra che la nave intera sia dentro ad un vortice che sbatte contro tutte le cose... come fate a pescare così? I fili vi si aggroviglieranno sicuramente, magari il vento vi porta via le cose.
E come volevasi dimostrare, manco a farlo apposta, ho appena visto un galleggiante rosso e giallo sfrecciare fuori dall'oblò.
Brave, sorelline, brave.
Vabbé, vado a dir loro "te l'avevo detto!", e chiudo qui questo breve aggiornamento.
A volte, quando devono giudicare un romanzo, i recensori dichiarano che qualcosa è "sbagliato" perché irrealistico. "Quante possibilità ci sono che a questo personaggio capiti questa cosa?" Dicono, indicando quelle che sembrano incredibili coincidenze.
E poi, se guardate bene queste cose, quasi sempre sono perfettamente plausibili. Nomi che sembrano fatti apposta per un personaggio? Che c'è, non avete mai visto un proprietario di pompe funebri di nome Benedetto Riposo? Vi sembra che certi nomi siano soltanto strani, che nessuno chiama suo figlio così nella realtà? Peggio per voi, noi sappiamo in prima persona dell'esistenza di Veneranda Trota (non ironicamente uno dei nomi più belli esistenti) e Stornello Giorlando (uno di quei nomi in cui è naturale chiedersi quale sia il nome e quale il cognome. Ma poi, che nome fichissimo è, Stornello?! Altro che cringe, fatevi crescere una spina dorsale e innamoratevi delle diversità della vostra cultura).
"Ma no" diranno alcuni "Non parliamo solo dei nomi da Winx o da My Little Pony, parliamo di quei fatti che sembrano forzati, avvenimenti scritti solo per mandare avanti la trama! Cose che non succederebbero mai nella realtà!".
Ecco, era qui che volevamo arrivare. Adesso vi raccontiamo una cosa che sembra assolutamente fatta solo per mandare avanti "la trama", anche se non c'è nessun libro e stiamo solo parlando della nostra vita. Queste cose succedono, e succedono pure spesso, ma quella che è successa stamattina è così carina e assurda che volevamo raccontarvela (e ci è parso interessante incorniciarla in un contesto letterario perché, 'nsomma, noi parliamo di libri, è la nostra cosa).
Tutto è cominciato perché lavoriamo troppo: a furia di scrivere, abbiamo perso di vista l'orario, e quando abbiamo ri-guardato l'orologio era già passata l'una. E noi iniziavamo ad avere fame. Così abbiamo deciso, di comune accordo, di andare assieme a prendere qualcosa di pronto al gigantesco Conad (beh, solo uno dei Conad, di questi supermercati la nostra zona ne è piena) della nostra città.
Ovviamente non avendo la macchina ci andiamo a piedi, insieme al cane, e ci prendiamo dei pezzi di schiacciata tutta coperta di sesami, con dentro prosciutto e provola, che questa mattina era pure piacevolmente più imbottita del solito, con tre strati extra di morbido e succoso prosciutto.
"Mangiamola per strada" ci diciamo, uscendo dal Conad, e così facciamo. Per fare durare più a lungo quel bel momento idilliaco, in cui mangiamo schiacciata col prosciutto, beviamo Monster all'anguria e ci godiamo lo splendido paesaggio rurale (perché sì, il Conad è circondato da uno splendido paesaggio rurale), decidiamo di fare "il giro lungo", ovvero di non percorrere la stessa strada da cui siamo venuti, ma di prenderne un'altra che ci permetta di gustarci non solo il cibo, ma anche il clima mite della mattinata.
È proprio primavera, non c'è che dire: si possono vedere le rondini che attraversano il cielo come cutter su un foglio, tagliandolo ad alta velocità, nei pratini selvaggi davanti alle villette sbocciano fiori di crisantemi gialli, i delicati fiorellini blu della borragine, quelli gialli (che in realtà non ci hanno abbandonati per tutto l'inverno) dell'Oxalis pes-caprae, che noi chiamiamo sempre proprio così, con il nome scientifico, perché è troppo bello e perché non ci ricordiamo mai come dovrebbe essere chiamata in realtà (Wikipedia ci dice "acetosella gialla", cercandola adesso).
Un po' mangiamo, un po' diamo la crosta della schiacciata al cane. Parliamo di cose meravigliose, di libri in particolare, come Almost Blue di Carlo Lucarelli e il celebre Cent'anni di Solitudine di Gabriel García Márquez (a proposito, preparatevi, perché prestissimo posteremo una recensione!), quando all'improvviso il cane inizia ad annusare qualcosa che si trova dietro ad una recinzione.
L'ultima volta che ha guardato qualcosa così, aveva trovato un gattino (che ora vive con noi), quindi ovviamente abbiamo guardato: era una tartaruga.
E non una tartaruga qualunque, ma una che non vedevamo da almeno un decennio: una Emys orbicularis, la testuggine palustre europea.
Non abbiamo fatto foto, perché non avevamo con noi né la macchina fotografica, né uno smartphone. Peggio per voi, che avete sempre dietro quegli aggeggi infernali con internet dentro, e guardate le notizie catastrofiche ma non vedete le tartarughe, ecco.
Una foto di una Emys Orbicularis. Volevamo farvene vedere una, perciò l'abbiamo presa da Wikipedia. Quella che avevamo trovato noi era più bella, comunque.
Comunque, abbiamo preso la tartaruga e la stavamo guardando, non sapendo bene che farne... le Emys sono protette, non le si può tenere in casa, ma questa qui era davvero distante da qualunque lago, che è dove dovrebbero vivere, essendo animali palustri. E poi era vicinissima alla strada, si stava proprio affacciando con la testolina oltre un buco nella recinzione, scrutando il mondo con i suoi occhi gialli e perfettamente rotondi, curiosi, ignara del fatto che da lì poteva passare un camion e metterla sotto in qualunque istante... si sa, le tartarughe non sono animali particolarmente veloci.
"Che ne facciamo?" Ci siamo detti.
Ovviamente pensavamo a segnalare alle autorità la presenza di quel piccoletto squamato, ma... quali autorità? Chi si occupa, esattamente, delle tartarughe selvatiche che stanno troppo vicine alla strada?
È stato allora che qualcuno con un piccolo mezzo pesante (o sarebbe più corretto dire un mezzo medio? Una macchina col rimorchio? Siamo esperti di tartarughe, mica di autovetture... e forse manco di quelle) si è fermato vicino a noi. Un signore, dal finestrino, ci fa un gesto e ci domanda in inglese se la tartaruga fosse morte.
Rispondiamo (in italiano) che è viva.
Il signore scende dalla sua vettura e ci rivela che sua moglie si occupa proprio di questo tipo di animali.
"È una emys... emys..."
"Orbicularis" finiamo per lui.
Bom, entrambi sappiamo di cosa stiamo parlando. Ci da il numero di sua moglie, che è il capo della succursale locale del WWF, e si occupa specificamente di questo tipo di tartarughe. Non abbiamo più dubbi su cosa fare: decidiamo di dare l'animale a lui. Che, fra l'altro, ce lo chiede.
Così la bella tartaruga (che probabilmente, vista la forma del carapace e il fatto che si trovasse così lontano dall'acqua, è un tartarugo) è stata messa in una cassetta di plastica e portata via da quell'uomo.
Subito dopo, iniziamo a ridere. Quante erano le possibilità che trovassimo una tartaruga palustre lontana dall'acqua, e proprio all'inizio del periodo in cui iniziano a svegliarsi? Certo, sono cose che succedono, non è assurdo, è solo un bell'avvenimento.
Ma quante erano le possibilità che proprio in quel momento, mentre stavamo per discutere di cosa fare a riguardo, comparisse proprio il marito della responsabile della nostra succursale locale del WWF, che riconoscesse da lontano la tartaruga, che avevamo sollevato in aria in quell'esatto momento e che dunque lui aveva avvistato?
Assurda. Ma plausibile, poiché avvenuta.
Chissà dove tutto questo ci porterà, adesso... vedremo altre tartarughe? Contatteremo il WWF locale? Questo singolo, fortuito e incredibile evento, ci porterà a fare... che cosa, in futuro? È assolutamente meraviglioso il fatto che non lo sappiamo.
Ma sappiamo che domani incontreremo persone del nostro club del libro, e che magari racconteremo loro questa storia della testuggine. Magari vedremo altri rettili locali... e se vi sembra strana una cosa del genere, è perché non sapete che il nostro club del libro si riunirà alle terme. Terme naturali: un intero fiume di acqua calda. Ditemi se non sembra di stare in un libro fantasy, eh?
Forse, se credete che certi eventi siano impossibili, è solo perché non uscite lì fuori nel mondo abbastanza. Le coincidenze, le più belle, le più assurde, succedono continuamente, se fate cose. Innamoratevi del mondo e della sua natura, incontrate persone, ricordatevi che tutti siamo parte di un meccanismo immenso, che è il pianeta Terra.
Noi ne avevamo bisogno: un po' come quella tartaruga, siamo rimasti "in letargo" per un lungo periodo, dal punto di vista sociale. È arrivato il momento di rispolverare il cuore. Di parlare di libri. E, ovviamente, di fare succedere qualche altra cosa straordinaria.
Vi vogliamo parlare di qualcosa di minuscolo e sorprendente, e di come le cose minuscole possano avere un impatto enorme nella storia umana. Nel corso dell'ultimo anno, c'è stato un animaletto che, nonostante la nostra familiarità con il settore, abbiamo iniziato a vedere dappertutto e non avevamo mai visto prima. Non dal vivo, eh, no no. Online.
Guardando video su come tenere i rettili... zac, eccolo qui quell'animaletto, anche se non è affatto un rettile.
Guardando video su come coltivare piante palustri all'esterno... zac, ancora una volta eccolo, anche se ovviamente non è una pianta palustre.
Fotografie di animali "particolari"? Eccolo di nuovo lì, anche se all'aspetto ha ben poco di particolare. Forse. Qualcuno. Non tutti. Capirete di cosa stiamo parlando.
Sembra che ci sia una vera e propria "invasione" in corso, qui in Italia, e forse anche all'estero, visto che abbiamo sporadicamente visto spuntare la bestiola in video americani e inglesi. Di che cosa stiamo parlando? Di un minuscolo pesciolino conosciuto come "medaka", il cui nome scientifico è Oryzias latipes. Viene chiamato anche pesce del riso giapponese. Il nome "medaka", in giapponese, è composto da due kanji, rispettivamente "me" che significa occhi e "daka" che significa "alto", perché questi pescetti hanno gli occhi relativamente in alto rispetto ad altri pesci più comuni, un po' come i guppy o killi per intenderci... ce li avete presenti, no? Nel dubbio vi mettiamo una foto:
Guppy maschio
Due killifish (Aplocheilus lineatus)
Medaka [fontenel caso non si fosse capito dalle scritte giganti sull'immagine]
E allora? Per quelli di voi che hanno un minimo di dimistichezza con l'acquariofilia, il concetto che un nuovo pesce entri nel novero di quelli allevati non è affatto strano... ci sono pescetti che vengono scoperti e commercializzati a pochissimo tempo di distanza, diventando super-popolari, e persino volte in cui il pesce prima viene allevato dagli appassionati e riprodotto massicciamente e solo dopo catalogato dagli scienziati. Quindi, direte voi, che cosa c'è di strano nel fatto che questo Medaka abbia iniziato a comparire dappertutto? Insomma, non è normale, che un nuovo pesce, specie se bello e sufficientemente facile da allevare, entri presto nelle grazie e nelle vasche degli acquariofili?
Certo che sì, vi diremo noi, certo che sì... il fatto è, che il medaka non è un pesce nuovo. Neanche lontanamente.
L'Oryzias latipes è già più noto alla scienza, in quanto è stato utilizzato come organismo modello negli studi di biologia genomica per oltre un secolo... non per dire, ma è stato il primo pesce modificato geneticamente. Questo animaletto è talmente versatile (nonché studiato) da essere stato anche il primo vertebrato ad accoppiarsi nello
spazio, nella metà degli anni '90.
Insomma, un gioiellino che conoscevano tutti tranne noi (e con "noi" intendo "italiani", non "noi noi")... forse.
Comunque, è una creatura che merita di essere conosciuta per una serie infinita di motivi. Ve li elenchiamo (beh, non infiniti, solo qualcuno, e proviamo a condensarli sennò non la finiamo più), così magari capite perché ve ne stiamo parlando:
Alcuni lamé di colori diversi.
1) Questo pescetto, lo avrete già capito, è stato un caposaldo della biologia genomica, e già solo per questo è figo sapere di lui;
2) Questo pescetto, nonostante moltissimi di voi non lo avranno mai sentito nominare (o se lo hanno fatto, è stato grazie alla recente "invasione"), è uno dei pesci più facili da tenere in assoluto, grazie alla sua enorme resistenza in un range di temperature assolutamente estreme, la sua piccola taglia e in generale il suo essere super-rustico;
3) Questo pescetto ha una riproduzione interessantissima, e gli appassionati si spediscono gli uni con gli altri le uova... sì, avete capito bene, le uova! Sono collose e robuste e possono essere spedite! Così potete farle schiudere e cominciare ad osservare il ciclo vitale di queste creature fin dal loro primo respiro;
4) La variabilità genetica di questo pescetto è una roba da far sbalordire anche i cinofili: con oltre 700 varietà, è probabilmente il pesce di cui sono state selezionate più razze in assoluto! Gli appassionati di collezionismo si faranno facilmente stregare (e sono in molti a farsi già stregare, eh!) dalla possibilità di tenere tutte le loro varietà preferite, ben categorizzate, in relativamente poco spazio rispetto a quello necessario per altri pesci;
Due albini
5) I medaka fanno parte della cultura giapponese in un modo che neanche ci potevamo immaginare... cioè, sapevamo delle carpe koi, queste maestose e placide creature che popolano laghetti che sembrano dipinti impressionisti, sapevamo dei pesci rossi "fancy", con le loro code multiple, le loro faccine adorabili, i loro colori incredibili, e conoscevamo pure gli arowana, i "pesci drago", che nel paese del Sol Levante sono un simbolo di fortuna e potere (oh, ma quanti pesci sono importanti per la cultura giapponese? Sì, ce ne sono ancora, oltre a questi. Ovviamente), ma il medaka? Questo pescetto piccolo piccolo, con la faccia da guppy, gli occhi fissi, che si può tenere in venti litri d'acqua? Ebbene sì, anche il medaka è importantissimo per i nostri vicini (lontani) giapponesi, tanto che hanno sviluppato specifiche decorazioni per i mini-laghetti dove vivono i medaka, delle sfere di ceramica dipinta vuote all'interno, che galleggiano a pelo d'acqua e servono anche ad evitare che il ghiaccio si sviluppi su tutta la superficie. Si, avete sentito bene, il GHIACCIO!
6) I medaka possono sopravvivere a temperature sotto lo zero, cosa che li rende adattissimi ad essere tenuti all'esterno in tutta Italia. Sì, esatto, anche a casa tua! Ovunque tu viva! (Se vivi in Italia. Se vivi in Antartide non possiamo prometterti che la bestiola sopravvivrà, ci dispiace);
7) I medaka sono eccellenti mangiatori di larve di zanzara. Oh, sì, come le gambusie... solo che sono più piccoli e più belli. Oh sì, come e più dei pesci rossi, solo che non hanno bisogno di stare in vasconi enormi (ehi! Attenzione! I pesci rossi necessitano assolutamente di grandi spazi per vivere e nuotare, non puoi tenerli mica in venti litri, poveri cosini! Ma dei pesci rossi e di come vengono maltrattati in maniera becera ne parleremo un'altra volta). Quindi, se non volete essere punti dal più fastidioso degli insetti, se non volete beccarvi invasioni di nugoli e nugoli ronzanti che vi pungono il collo la notte, mentre bestemmiate e cercate di schiacciarle, e vi prendete la malaria, i medaka sono alleati preziosissimi;
8) I medaka sono pesci pacifici, che possono essere tenuti insieme ad altri pesci pacifici, e per buona pace degli acquariofili che hanno la passione degli acquari di comunità, non si mangeranno i vostri guppy, non morderanno le pinne ai vostri pesci combattenti, non infastidiranno i vostri ciclidi nani che hanno appena deposto. Anche se forse non li metteremmo nello stesso acquario dei ciclidi nani, ma poi, boh, non siamo vostra madre, e siamo abbastanza certi che dei mini-carrarmati come i medaka sopravviverebbero lo stesso. Anche se la cosa idealissimissima sarebbe allevarli in uno spazio a loro dedicato, per farli veramente risplendere ed essere certi di andare incontro alle loro (frugalissime) esigenze.
9) È commestibile. Che beh, sono comunque punti extra, oh, se non altro perché è interessante pensare che ci sono parti del mondo dove la pesca di sussistenza porta le persone a mangiare quello che per altri è un rarissimo, preziosissimo, creaturino da collezione. È un po' come se voi sbustaste un Charizard incredibile fighissimo e un vostro amico vi dicesse "Ah, buono!" e lo mangiasse di fronte ai vostri occhi. Okay, non è esattamente la stessa cosa, ma ci piaceva troppo l'idea di fare questo esempio.
10) Possono vivere sia in acqua dolce che in acqua salmastra!
11) Che ci crediate o no, ne esiste una versione fosforescente. Sì, che si illumina, grazie ad una modifica genetica! Questa varietà è stata in origine prodotta dall'Università Nazionale di Taiwan, probabilmente nel tentativo di produrre un pesce che, grazie a questa peculiare caratteristica, permettesse una migliore visualizzazione dei geni al microscopio. E come se non bastasse il fatto che si illumina, è anche disponibile in quale colore vuoi! Giallo, verde, rosso, viola... tu dillo, e ci sarà un medaka bioluminescente che sembra creato apposta per te. Le sostanze che permettono al pescetto di illuminarsi sono (qualcuno di voi probabilmente l'avrà indovinato, perché questo esperimento è stato fatto, più avanti, anche con animali popolari come topolini e gatti!) proteine estratte dalle meduse (nelle forme verdi e gialle) o da coralli (forme rosse). Quanti dei vostri pesci preferiti si illuminano al buio, hmm?
12) Quelli che si illuminano al buio, per quanto straordinario, a nostro avviso sono in realtà... i meno belli! Infatti ci sono razze di medaka assolutamente assurde. Le nostre preferite? Quasi tutte quelle lamé, con alcune squame brillanti/metallizzate, mentre le altre sono opache, in modo che il pescetto sembri spruzzato di glitter. Che roba!
13) Non avete un acquario per allevarli? Il vetro costa troppo e l'acrilico pure di più? Say no more, fam! Perché questo pescetto, hehe, non è stato "fatto" per essere allevato in contenitori che hanno lati trasparenti. Tutti questi anni di selezione lo hanno portato ad essere perfetto... quando lo guardi da sopra! Bello da tutti i lati, okay, ma dall'alto ha davvero una marcia in più. Basta un grosso secchio, un mastello, uno di quei cestoni di plastica che si usano per metterci i giocattoli, e voilà! Hai lo spazio perfetto per allevare queste assolute (e collezionabilissime) meraviglie.
Gruppo di bianchi in acquario
14) E questa cosa è per noi appassionati di acquari fittamente piantumati, di giungle subacquee, di verde palustre: suonate le trombe, battete i tamburi, i medaka non distruggono le piante, non le mangiano e non le scalzano! Alleluia! Alleluia! Pescetto santo subito!
15) I Medaka sono stati anche protagonisti di uno dei crimini più strani, curiosi e rocamboleschi della storia dell'acquariofilia. Non ve lo raccontiamo noi (non oggi almeno), ma se vi va di sentire la storia in inglese, con tutti i dettagli, fishstory (uno dei nostri canali preferiti) ve la racconterà! (Attenzione, è un video lungo, e per qualcuno può essere anche un po' noiosetto, ma per noi è stato oro!)
Insomma, vi bastano come motivi per osservare con interesse questa creaturina? Ovviamente, dopo aver fatto una ricerca estesa sul medaka, su come si tiene (ed è il pesce più facile da tenere che possiate immaginare) ed esserci preparati per ospitarlo (okay, no, avevamo già le vasche pronte da prima, siamo matti e abbiamo un numero di acquari che non riveleremo, ma che la maggior parte delle persone non ha), abbiamo deciso che sì, tutta questa "pubblicità" che avevamo visto online era più che meritata e che dovevamo dargli una chance... e così li abbiamo comprati.
Quattro medaka. Agrias lamé. Spettacolari piccole creature dal corpo arancio vivo, con la schiena che sembra delicatamente glitterata.
Eccoli qua, in tutto il loro (minuscolo, ma ben saldo) splendore, con le loro mini-pinnette e con le loro schienucce delicatamente glitterate. (Attenzione, i medaka sono quelli arancioni, tutti gli altri sono guppy che avevamo in vasca da prima. Che acquariofilo sei, se non hai un miliardo e mezzo di guppy e non sai dove metterli, perciò ogni acquario che hai è pieno di questi cosini? XD)
Sono arrivati a casa in perfetta salute, vivaci, curiosi, e tutti insieme si sono immediatamente messi ad esplorare tutto lo spazio. Hanno un aspetto simpaticissimo, che è una cosa che non sono in tanti a dire online! Sì, okay, tutti parlano di quanto sono facili da tenere, di come ne esistano centinaia di varietà, di quanta importanza abbiano nella cultura giapponese e nel controllo delle zanzare, ma... vogliamo parlare di quanto sono carini da guarare? Di quanto è tenero e stupidino il loro faccino? Del modo in cui i loro corpicini si muovono?
Sono pesci fisicamente molto "semplici" se paragonati ad altri popolari campioni dell'acquariofilia (basti pensare alla maestà degli scalari, i cosiddetti "pesci angelo", o dei discus, che sembrano pesci della barriera corallina anche se sono d'acqua dolce, o a tutte le forme buffe dei pesci di fondo, spesso dotati di simpaticissimi barbigli), ma hanno una sorta di fascino sottile, una cosa difficilmente descrivibile: se li guardate in foto, o in video, magari direte "belli, ma troppo semplici, se li prendo è perché sono facili. li butto fuori anche d'inverno e si mangiano le zanzare in estate", ma appena li vedete dal vivo, capite perché i giapponesi ne sono ossessionati.
Boh, fanno le effetto delle carte Pokémon... ne hai una varietà e ti viene immediatamente voglia di collezionarli tutti. E sono più di settecento varietà diverse, quindi è una bella sfida... tipo completare tutto il pokédex, ma con animali vivi che possono colorare le vostre vasche (e i vostri laghetti, e questa è una roba pazzesca) di un arcobaleno iridescente di colori.
Due hikari visti di lato. Che belle pinne simmetriche!
Scusate, stiamo divagando... il fatto è che sono così carini! E piccini! E hanno la facciotta stupida e adorabile, un po' tipo come quella dei guppy, ma in modo ancora più "intenso". Sembrano giocattoli. E quando stanno fermi, scodano come robofish. Sì, quando stanno fermi si muovono comunque, che tu stai lì a chiederti "perché?", ma loro lo fanno lo stesso. Sarà il modo in cui è fatto il loro corpo, che necessita di un minimo di movimento per mantenersi in una posizione stabile quando sono fermi, o sarà che sono così pieni di energia che ne hanno bisogno... hmm... dobbiamo ancora osservarli dormire, questo darebbe una risposta al nostro dilemma.
Adesso, la nostra prossima sfida sarà farli riprodurre! Riusciremo nel nostro intento? (Sì, certo che sì! E poi abbiamo voi lettori a fare il tifo per noi, giusto?). Anche perché pure la loro riproduzione è particolare, con la femmina che porta in giro le uova, attaccate al proprio corpo, e poi le lascia sulle piante e sugli oggetti sfregandosi contro di essi. E le uova, come abbiamo accennato precedentemente, sono molto robuste, proprio per questo motivo, per non rompersi quando vengono attaccate agli oggetti dalla madre, e questo permette di spostarle facilmente e persino di spedirle. Dite un po', non è venuta anche a voi voglia di comprare delle uova di medaka? ;)
In conclusione, ci siamo lasciati affascinare completamente dalla "pubblicità" che gli allevatori hanno fatto a questi animaletti, passando da un "no, giammai, hm hm, non comprerò mai questo pesciolino scialbo solo perché me lo dicono tutti" a "oddio, sono carinissimi, gotta catch 'em all!". Che dire? Non era pubblicità ingannevole.
Volete vedere qualche altra cosa figa riguardo a questi pesciolini? Sì, siamo alla parte finale, quella dove c'è l'arringa che vi convincerà... e si sà che un'immagine vale mille parole e un video ne vale un milione, perciò entriamo nella sezione audiovisiva :)
Ecco un video (da un appassionato giapponese simpaticissimo!) che spiega la classificazione dei medaka semplicemente basandosi su "luci e ombre" del pesce, senza contare in questo caso le forme del corpo o altri dettagli come le pinne e gli occhi. Come dite? Come si fa a classificare un pesce da luci e ombre? Guardate questo video e scopritelo!
E vi lasciamo un videuccio anche in italiano, con un po' di informazioni generali (soprattutto se volete tenerli all'esterno!)
Speriamo di avervi fatto conoscere una specie che non conoscevate, o se la conoscevate già, di avervela fatta apprezzare di più! Alla prossima, germoglietti :)
Ormai la narrazione animalista è estremizzata. E lo dico da ambientalista e appassionatissima di animali. Prendete questa campagna di una nota lega animalista (ho censurato il nome perché non voglio beccarmi sul blog tutti gli affiliati che mi abbaiano contro, of course, e perché non sono qui per diffamare, ma solo per fare riflettere) quella nello screenshot allegato...
C'avessi pure io i soldi pe sponsorizzà i miei post...
A casa loro? #ACasaLoro con l'hastag pure? A CASA LORO? Ma come fanno a stare a casa loro degli animali che non esistono neanche in natura, morph esotici, ibridi a volte, abituati fin dalla nascita alla cattività? Animali come rettili, anfibi, insetti, che se allevati correttamente ed eticamente hanno livelli di stress molto più bassi in cattività che in natura? Mah, mi sembra animalismo spiccio e deleterio, personalmente, per non parlare del fatto che visto il deterioramento rapido degli habitat naturali l'allevamento anche domestico è un'importante risorsa per la salvaguardia della biodiversità... ormai questi animali "esotici" sono diventati veri e propri domestici. Un tempo, migliaia di anni fa, anche cani e gatti sarebbero stati considerati esotici, ma il tempo e la selezione li hanno avvicinati sempre di più agli esseri umani. Quindi no, non condivido affatto l'idea di bandire una risorsa importante come l'allevamento in nome di un "presunto" desiderio di libertà che questi animali (che ricordiamo, in cattività vivono una vita notevolmente più sana, tranquilla e lunga che in natura, posto che si allevino nel modo giusto: in natura sono esposti a malattie, predazione, scontri intra e interspecifici che ne accorciano notevolmente la durata vitale e il benessere generale). PIUTTOSTO! Io direi sì all'applicazione di pene severe per chi maltratta questi animali. Ma vietare, signori, no! Poi, ovviamente, bisogna guardare ai bisogni della singola specie, mammiferi e uccelli sono diversi da rettili e anfibi, e anche all'interno dello stesso gruppo ci sono immense differenze fra specie e specie... purtroppo vedo tutta una narrazione di "animaletti pucciosetti", una roba disneyana in cui non si capisce minimamente di cosa un animale abbia davvero bisogno, gente che punta il dito contro chi tiene un serpente (magari appagato e perfettamente in salute) e che al contempo ha in casa cagnetti mordaci e stressati che non vorrebbero mai vivere così... l'unico vero antidoto ai maltrattamenti animali è la CONOSCENZA. Studiate a fondo prima di prendere animali, ma anche prima di parlare di animali! I commenti con gli occhi a cuoricini o le lacrimucce sono la benzina che dà fuoco a questa narrativa errata e dannosa. Le legislazioni che vietano l'allevamento sono lesive non solo della libertà di quella fetta di popolazione che vuole capire ed esplorare la natura anche attraverso l'allevamento, ma anche degli animali stessi. E rischiano per giunta di far fiorire commerci illegali! Non c'è una sola nota positiva. Quindi, prima di commentare "eh, son tutti mostri quelli che tengono gli esotici in gabbia", magari andate a documentarvi un pochino di quello di cui state parlando: gli animali non sono persone, non vanno umanizzati, non provano quello che proviamo noi, e pensare questo può solo fargli male. Non sono bimbi, non sono personcine, hanno istinti diversi dai nostri, bisogni versi dai nostri, sono DIVERSI da noi e vanno rispettati in quanto tali, non in quanto "personcine". Il mondo non è quello della Disney, signori, e vi posso assicurare che se molti esotici potessero scegliere fra il vivere un anno e mezzo ed essere mangiati da un'aquila oppure lo sguazzare felici e sazi in una mega-teca con arricchimenti appropriati per una vita lunga, felice e prospera, sceglierebbero senza dubbio la seconda. E forse, a pensarci bene, la scegliereste anche voi, visto che non siete in una caverna umida, ma in una città, dove siete "prigionieri", costretti ad avere documenti, spostarvi nelle strade e lavorare. Ma cosa preferite, stare in casa vostra, con l'acqua corrente e la luce, oppure andarvene in giro nudi per l'Africa subtropicale, senza niente per proteggervi dai parassiti, procacciandovi il cibo a mani nude ed esposti all'attacco di grandi predatori? Ecco. Se proprio dovete umanizzare animali che umani non sono, fatevi questa domanda.
Il problema è che per le associazioni animaliste è facile fare leva sui sentimenti di chi NON è informato riguardo agli animali. E lo sapete perché lo fanno? Soldi. Donazioni, tantissime, tantissime donazioni. Vogliono indignare, scandalizzare (qualcuno di voi conoscerà la PETA, quei pezzi di sterco che sopprimono i cani, si fingono animalisti e prendono un sacco di donazioni dalla gente perché fanno le campagne per indignare la gente), disinformare. E chi non ha un buon livello di istruzione riguardo alla zoologia ci crede... sì, perché pensano che quella roba sia vera. Che "poverini, i rettilini nella gabbia non ci vogliono stare". Peccato che ci vogliano stare eccome, che una volta acclimatati i rettili e gli anfibi si sentano perfettamente a casa nelle loro teche. Ci sono innumerevoli ricerche a riguardo (e basterebbe solo guardare la differenza della lunghezza della vita di questi animali allo stato brado!), mentre i detrattori delle pratiche di allevamento hanno al massimo dalla loro l'arma dell'umanizzazione e dei sentimenti buonisti, senza nessuna base né scientifica né di buon senso. Se amate davvero gli animali volete conoscerli, averli vicino, rispettarli, e se volete conoscerli STUDIATE, non fate di tutta l'erba un fascio. Mamma mia, vietare definitivamente il commercio, la detenzione e la riproduzione degli animali esotici... che enorme spreco sarebbe. Che colpo basso sarebbe, per tutti gli appassionati, per la biodiversità, per la natura stessa. Lesivo della libertà individuale, per giunta. E i bambini? Visto che spesso si tirano in ballo i bambini lo faccio anch'io: i bambini avrebbero la possibilità di entrare a contatto con il mondo naturale, imparare divertendosi, avere una connessione con la natura che altrimenti, soprattutto nelle grandi città, non potrebbero avere. Si potrebbe utilizzare l'allevamento degli esotici per sensibilizzare i più giovani sulla bellezza di creature considerate convenzionalmente meno belle, come rane, rospi e serpenti, e alla lunga, chissà, stimolare il desiderio di protezione nei confronti degli habitat da cui queste creature provengono, che quello SÌ che sarebbe utile. Quindi più conoscenza, più libertà, più amore per noi e per queste meravigliose creature: che magari alla fine, se ce ne sbarazzassimo per sempre, finirebbero solo per fare schifo a troppi. Lontani dagli occhi, lontani dal cuore, cosa ce ne importerebbe più dei loro habitat? Mentre in Italia ancora la gente ammazza i gechi sulle pareti, schiaccia le lucertole e le innocue bisce, questi qui delle associazioni animaliste vorrebbero vietare l'allevamento a chi invece animali simili li nutre, li cura, li ama. Ma concentrarsi magari su sanzioni più severe a chi uccide impunemente no, eh? No. Chiedevo.
Perciò, in breve: più scienza e amore (e l’amore è, prima di tutto, desiderio di comprendere ciò che amiamo), meno cuoricini facili e lacrimucce finte al solo scopo di ottenere più like e denaro.
Non fatevi intortare da nessuno, nemmeno da me: fate le vostre ricerche sempre. E scoprirete che magari avete molto da imparare dal vostro freak di quartiere con la passione per i serpenti e poco o nulla dagli animalisti (o animalari come li chiamavo qualche anni fa, perché animalisti mi sembrava semplicemente sbagliato) che gli animali vogliono vederli solo se sono dei pelosini pucciosini...
P.S.: Ma questa cosa dell'"aiutiamoli a casa loro" non l'abbiamo già sentita da qualche parte?
La nostra avventura comincia dentro una scatola, in una giornata estiva...
Contenuti bonus: Questa è un'illustrazione della famiglia dei due gattini! Il papà, rosso, è Romeo, la mamma color crema è Neve, e i fratellini sono due: Isidoro, dal pelo riccio (gene rex, yay!) e Chloe, che è una sorellina adottiva. Non sono una bella famiglia?
A proposito di Chloe: siamo stati noi a trovarla, abbandonata nella spazzatura con ancora il cordone ombelicale. Per un giorno ed una notte
la abbiamo allattata, dandogli da bere latte da una siringa ogni due
ore. Finalmente, poi, grazie ad una signora disposta ad aiutarci, abbiamo
trovato una balia per la micina ed eccoci
qui!
C'è persino un video della mamma gatto Neve che l'ha appena adottata e ora la sta pulendo per la prima volta:
Questi misteriosi felini
affascinano la mente umana con movenze sinuose, occhi grandi e
brillanti, e gli artigli nascosti nelle loro zampe di velluto, pronti a
scattare per ghermire la preda. Amati e odiati, perseguitati o venerati,
i gatti sono stati intensi protagonisti della storia, sebbene la loro
domesticazione sia molto più recente di quella dei cani.
Sono i
compagni delle streghe, i protettori della notte, i personaggi di fiabe
dell’orrore, ma anche (più recentemente) strumenti di redenzione e
portatori di amore.
E quasi nessuno è capace di scriverli nel modo giusto.
Quello
dei gatti scritti male è un mondo a sé stante, vastissimo, che conta
decine e decine di libri e persino di film, di cartoni, di anime e manga
giapponesi… insomma, pare proprio che i gatti non li capisca nessuno!
Ed è qui che vengono in vostro aiuto i Cactus di Fuoco, che con i loro
studi e le loro osservazioni sul campo (sì, abbiamo cani e abbiamo gatti
e non ci fermiamo certo qui…) sono pronti a portarvi una breve ma
succosa guida su come parlare dei nostri amici mici.
Cominciamo come al solito con una lista di tre cose sbagliate, errori da evitare assolutamente quando scrivete di un gatto:
L’umanizzazione.
Se umanizzare il comportamento di un animale, facendo somigliare i
suoi valori morali ai nostri, è già brutto per un cane, sappiate che è
più che sbagliatissimo per un gatto. I gatti non condividono la nostra
socialità, il nostro modo di pensare, il nostro senso estetico (e sì,
alcuni studi rivelano che i gatti potrebbero avere un senso estetico…
che c’è, non lo sospettavate già?). Per loro è normale torturare e
uccidere altri animali, è proprio da lì che viene il detto “giocare
come il gatto col topo”. Per loro è normale avere partner multipli: le
femmine si accoppiano con diversi maschi, i maschi con diverse femmine.
Per loro il concetto di famiglia, inteso come “mamma, papà e figli” è
sconosciuto e in natura anche i piccoli devono allontanarsi dalla tana
materna non appena sono più grandicelli. I gatti sono più ferali dei
cani, più ancestrali, e per loro è normale essere splendidi cacciatori
crudeli, ma è anche per questo che li amiamo, no? Perciò evitate di
descriverli come se fossero piccole persone in un costume di peluche,
per l’amor del cielo: non sono umani e non lo saranno mai.
La cattiveria.
Anaffettivi? Affettatori di mani? Odiatori di persone? Ehm… quante
volte avete incontrato questo stereotipo per i poveri micini? Purtroppo
ancora oggi sono molte le persone che confondono la loro feralità, il
loro essere meravigliosamente ancestrali, con l’essere creature
incapaci di amare. È un po’ la stessa cosa che accade ai lupi: poiché
sono predatori la gente crede che siano crudeli e che non formino
legami duraturi e di sincero affetto. Niente di più sbagliato! I gatti
sono infatti in grado di stringere relazioni sincere sia con gli altri
gatti, che con gli umani e persino con altri animali. Ovviamente vanno
trattati bene: se li prendete a calci nel sedere non ci pensano neanche
a rimanere con voi e poi cavoli vostri se pensate che sono cattivi.
Non vi meritate neanche un gatto di peluche.
Morrighan a nanna fra le braccia di uno dei suoi umani preferiti.
Gatti intelligentissimi.
In molte storie, i gatti vengono visti come superiori ai cani e
persino alla maggior parte degli altri animali. Un po’ snob,
distaccati, con un intelletto eccelso che è causa della loro
disobbedienza, del tipo “umano, essere inferiore, portami il cibo in
scatola orsù che ho appetito”. Chiunque abbia avuto un gatto, sa che a
volte queste bestiole ci sanno sorprendere con comportamenti
intelligenti. A volte. Ci sorprendono. E questa è proprio la chiave: i
gatti non sono così brillanti come ce li dipingono. Non è neanche vero
che cadono sempre in piedi! Ma non è neanche vero che si accorgono
sempre di stare cadendo! Alcuni gatti sono così stupidi… o dovremmo
dire sbadati… no, no, stupidi è la parola giusta, ecco così stupidi da
spaventarsi per un cetriolo o una zucchina. Alcuni hanno paura dei
peluche. Altri urlano alle loro prede come se questo li potesse aiutare
a farle tornare indietro. “Ehi, uccellino, vieni giù che ti mangio!”. E
si aspettano pure che l’uccello gli risponda “Va bene, dai, ma solo
per stavolta”. È quindi chiaro che non sono tutti dotati di chissà
quale mastermind criminale e la maggior parte di loro è guidata
dall’istinto (e dalla continua ricerca di coccole e divertimenti).
Quindi potete scrivere di un gatto terribilmente intelligente
(dopotutto potrebbe essere parte della trama della storia! Potrebbe
essere un libro che parla di una gatta geniale che con le sue trame
oscure diventa padrona di una federazione di wrestling e… oh no, questo
è spoiler. È una nostra storia. Dimenticate tutto!), ma non potete
farne una consuetudine, un intero romanzo in cui sembra del tutto
normale che i gatti siano creature superiori agli altri animali, specie
ai cani. Sì, in genere i cani sono più “skillati”, soprattutto
nell’interazione sociale e nelle azioni di branco, che i gatti quasi
non comprendono. Qualcuno dice che i gatti sono più intelligenti perché
hanno 300 milioni di neuroni contro i soli 160 milioni dei cani, ma la
qualità batte la quantità… Chaser il border collie aveva imparato i
nomi di più di mille oggetti e dimostrava di saperne riconoscere forma e
funzione, ma, senza dover andare lontano a pescare esempi eccellenti,
noterete che le capacità di risoluzione dei problemi di un cane medio
sono molto superiori a quelle di un gatto medio, senza niente togliere a
questi affascinanti felini.
E ora, per vostro e nostro
ludibrio… i falsi miti sui gatti, che forse sapete già e forse no, ma
nel dubbio includiamo per farci due risate e per mettervi in guardia: se
scrivete questa roba nel vostro libro siete dei puzzoni calciatori di
gatti. Ovviamente saranno molti meno falsi miti di quelli che esistono
intorno al mondo cinofilo, ma qualche bella sciocchezza c’è anche qui.
Cominciamo!
I gatti si affezionano alla casa, non al padrone. Che?
Come, cosa, quando? I gatti sono effettivamente animali abitudinari,
che tendono a vivere in un solo territorio e a difenderlo, ma sono
altrettanto disposti a cambiare casa per seguire il loro padrone! Non
avete mai visto quei gatti “giramondo” che fanno trekking (o surf o
climbing o, boh, paracadutismo) insieme ai loro umani del cuore? E poi,
sul serio, i gatti amano la casa? Provano amore per una cosa inanimata
e ne provano più di quanto ne provino per noi? No way. Siete
complessati, figliuoli, se pensate che pure la casa vi possa rubare
l’affetto di qualcuno.
I gatti vedono in bianco e nero.
Quest’idea ce l’hanno rifilata anche con i cani, ma è una sciocchezza
bella e buona. I gatti percepiscono bene colori come giallo, violetto,
blu e verde, hanno invece più difficoltà (diciamo pure che non li
vedono, và) con i colori caldi come il rosso, l’arancione e il marrone.
La zona centrale della retina dei gatti ha un numero inferiore di
cellule specializzate nella percezione cromatica, ma questo non
significa che vedano in bianco e nero! E no, neanche le tartarughe
vedono in bianco e nero. Neanche gli uccelli. Neanche gli insetti,
porca miseria (anzi, le api vedono pure colori che noi non vediamo),
quindi smettetela con questo falso mito che tutti gli animali vedono in
bianco e nero. In realtà esistono animali che vedono in bianco e nero,
come i cetacei, un tipo di scimmia notturno e… gli umani, quando
soffrono di achromatopsia, conosciuta anche come “total color
blindness”.
I gatti neri portano sfortuna. Da
un’esperienza personale, NO. Anzi, portano una fortuna pazzesca. Anche
se tendiamo a non credere a tutto questo ambaradan di sfiga e
non-sfiga, di amuleti della zingara che ti fanno trovare cinquecento
euro a terra e di “Mago de Simone che non c’è paragone”, vediamo un bel
miglioramento della nostra qualità di vita da quando ci siamo messi in
casa (beh, non viviamo tutti nella stessa casa, ma avete capito il
concetto) una gatta nera. Sarà pure una coincidenza, ma sfata con
sicurezza il mito che possano portare sfortuna.
La gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Beh, ma anche la mamma calma: tutti i gattini nascono ciechi e i loro occhi si aprono solo dopo dieci giorni.
I gatti non si possono addestrare.
Falso, falso, falso, falso! In totale, noi Cactus di Fuoco abbiamo
quattro gatti. Ebbene, possiamo dire che tutti loro siano addestrabili,
anche se ci siamo concentrati a insegnare più cose a quelli che
sembravano gradire di più questo tipo di interazione. Innanzitutto,
tutti i nostri gatti sanno andare al guinzaglio (e fanno schiattare di
invidia i proprietari di cani locali, visto che i nostri mici sono più
educati dei loro cani). Seduto, zampa e il richiamo (cioè venire
quando si dice il loro nome) sono basic, insegnati a tutti.
Qualcuno dice che i gatti si possono solo educare (tipo quando gli
insegnate che non deve mordere le poltrone, sedersi sul tavolo e fare
pipi sulla tv) e non addestrare, ma noi riteniamo che siano tutti addestrabili
e che ci si possano pure divertire! Il metodo non è diverso da quello
usato per i cani. Ovviamente i cani sono più ricettivi (e più svegli,
scusate cat lovers, amiamo anche noi i micini pucciosi, ma è chiaro
che, in genere, non siano altrettanto brillanti), ma i gatti possono
imparare dignitosamente e con gran classe. Lo sapevate che esiste
persino un circo di gatti?
Morrighan&Lucha squad, pronte per andare a funghi!
Ai gatti va messo un collare con il campanellino.
No. No, per l’amor del cielo, quel coso gli da un fastidio bestiale!
Il suono continuo disturba le loro sensibilissime orecchie e li porta
all’esaurimento. Sono ‘sti poveri gatti col campanellino che diventano i
“cattivi”, quelli che graffiano e mordono e che non vogliono essere
toccati, e c’hanno pure ragione! Ovviamente esistono gatti capaci di
tollerare il campanellino, perché hanno una soglia di sopportazione più
alta, ma non illudetevi: nessuno di loro ne sarà felice.
I gatti ci portano le prede perché ci vedono come dei cuccioli.
Qualcuno dice che i nostri amici felini ci vedono goffi e lenti e
incapaci di cacciare, perciò ci portano le prede, ma in realtà è una
sciocchezza e basta pensare che nella maggior parte dei casi siamo noi a
portare loro il cibo e in quantità assai maggiori di quelle che loro
potrebbero procurare a noi e dunque, non conoscendo il concetto di
supermercato, i gatti ci vedono come predatori grandi e assai più abili
di quanto loro possano mai essere. Se ci portano un dono che loro
stessi hanno cacciato è un pegno di stima e affetto nei nostri
confronti e non di pietà!
(Lily e Lucha, una gattina e una maremmana, che mangiano nella stessa ciotola. Anche l'inimicizia storica fra i cani e i gatti è un "falso mito")
E ora passiamo alla parte
che tutti stavate aspettando, ovvero come scrivere un gatto. Ecco un
elenco di cose utili da tenere a mente quando state modellando il vostro
personaggio felino:
Il modello estetico dei gatti sono i gatti stessi. E
più in particolare, ogni gatto ama sé stesso. Sappiamo che siete
tentati di descrivere un umile micino, ma la verità è che anche il più
brutto dei persiani atipici, con il muso incassato fra gli occhi
strabici, sentirà sé stesso come massimo modello estetico e dunque
preferirà la compagnia di chi gli somiglia. Ovviamente, essendo i
miciuzzi anche degli opportunisti (nel senso più buono possibile,
eh!), si affezioneranno a chiunque li coccoli e nutra e rispetti,
indipendentemente dall’aspetto.
Non esistono due gatti uguali dal punto di vista comportamentale. Se
per i cani si possono tracciare delle grandi linee guida in base alla
morfologia e, spesso, alla razza, per i gatti proprio non si può: ogni
felino ha un carattere forte e ben differenziato dagli altri. Persino i
fratelli di una stessa cucciolata tenderanno a fare ognuno di testa
propria, a non emulare gli altri e a essere sé stessi! Questa è una
cosa che dovremmo imparare dai gatti. Attenzione: in realtà
esisterebbero, teoricamente, dei caratteri associati a ogni razza
felina, ma per la maggior parte sono “gatto dolce” o “gatto dolce e
giocherellone” o “gatto dolce ma che non fa niente”. Secondo gli
standard, tutti i gatti sono dolci e amichevoli. Nella realtà, ognuno
fa un po’ come gli pare. Però in genere i persiani sono pigri, questo
glielo concediamo. E i gatti orientali urlano.
I gatti sono predatori. Questo,
è ovvio, significa che non possono in alcun modo sopravvivere di
verdurine e frutta (mi raccomando, non comprate mangimi vegani per i
gatti, a prescindere dalla vostra scelta personale. Uccidereste i
vostri compagni a quattro zampe!), ma che possono nutrirsi solo di
carne. Esistono gatti a cui piacciono altri cibi, ma si tratta solo di
integrazioni, mai della base della loro dieta. Inoltre l’essere
predatori porta con sé tutto un bagaglio di comportamenti che non vanno
mai trascurati: l’istinto a inseguire tutto ciò che si muove
rapidamente (che sia vivo o meno), quello a rimanere immobili quando si
sente un odore “interessante” e l’istinto all’agguato. I gatti non
sono predatori che inseguono la preda, ma si nascondono e aspettano il
momento propizio per balzare e acciuffare la propria vittima! Quindi ci
raccomandiamo con voi di non scrivere quelle scene ridicole in cui un
gattino fa come un ghepardo e corre dietro a un topo per tutta la casa.
Tom&Jerry è divertente, ma come avrete ben capito non è
realistico.
Come tigri in un salotto. Pigri o
attivi, curiosi o disinteressati, stoici o sempre spaventati, i gatti
sono tutti diversissimi fra loro, come abbiamo già detto, ognuno con i
suoi vizi, le sue manie, i suoi gesti tipici, ma se possiamo darvi un
consiglio su qualcosa che li accomuna tutti (e qualcosa che i vostri
lettori ameranno visualizzare nella vostra storia) è l’impressione che
si tratti di piccole tigri in un salotto. Quando si sta vicini ad un
gatto, la sensazione di poter toccare qualcosa di selvatico è sempre
fortissima… saranno gli occhi, sarà il loro portamento, i loro
movimenti regali, ma davvero trasmettono l’idea di essere creature
preziose che vengono da un mondo distantissimo dal nostro. Se
riuscirete a convogliare questo concetto, questa sensazione, nelle
vostre descrizioni allora avrete fatto centro!
Poiché i
gatti, ahinoi, sono molto, ma moooolto, meno rappresentati dei cani nei
film e nelle serie tv (un po’ di meno nei romanzi, per fortuna, ma per
sfortuna la maggior parte dei romanzi sui gatti sono brutti), la mimica
corporea dei gatti viene ancora scritta e interpretata in modo sbagliato
da moltissimi autori indipendenti (e fossero solo loro…). I gatti non
sono cani, non sono umani, non sono Harry Styles e non sono Harry
Potter, quindi si muovono in maniera diversa da tutti questi soggetti.
Si, si muovono anche in modo diverso dagli youtubers (tranne che i
vostri youtuber non siano gatti), quindi non ispiratevi a loro. Siccome
non ne parla mai nessuno, vi facciamo un mini-dizionario gattese, così
non sbagliate più, ok?
Dizionario gattese-umano, con esempi presi dall’esperienza gattofila dei Cactus di fuoco:
Orecchie dritte e ben distese, rivolte in avanti: esprimono
curiosità. Un
esempio tipico di situazione in cui vedrete questa mimica
è quando il vostro gatto vede una mosca passare e poco dopo vi salterà
per tutta la casa urlando “mromramaramau” e cercando di acchiappare
l’insetto. Orecchia piegate all’ingiù: esprimono
aggressività. Un tipico esempio è quando il vostro gatto è di fronte a
un altro gatto che non conosce, ma non si trova troppo vicino ad esso, e
vuole comunicargli “ora ti ammazzo a te e a tutti i tuoi figli non
ancora nati”. Orecchie piegate all’indietro: esprimono
paura o prontezza all’aggressione. Un tipico esempio è quando il vostro
gatto è troppo vicino all’altro gatto che non conosce e in 0.1 secondi
gli salta addosso per ucciderlo e far volare peli dappertutto. Orecchie inclinate in avanti:
esprimono rilassamento. Di solito le vedete quando state coccolando il
vostro gatto dietro le orecchie e quello fa le fusa a tutto volume, ma
sono comuni anche quando il vostro gatto ha sonno. Coda tenuta tra le zampe posteriori:
esprime uno stato di paura, proprio come nei cani. È un gesto piuttosto
raro, visto che di solito i gatti esprimono la paura con l’aggressione,
quindi sarebbe il caso di dire che esprime più il terrore che la paura.
Vi auguriamo di non vedere mai questo gesto eseguito dal vostro gatto.
Ai nostri non è capitato mai. Coda tenuta dritta all’insù: esprime
uno stato di rilassata felicità ed è un segno di saluto. Sapete che il
gatto è l’unico felino capace di tenere la coda così? Un esempio tipico
in cui potete scorgere questo segno è quando il vostro miciuzzo viene a
salutarvi perché siete appena rientrati in casa. Coda tenuta verso il basso, quasi strisciante:
esprime stanchezza, come quando gli umani trascinano le braccia e
dicono al rallentatore “sono staaaancooo”. Un tipico esempio è quando
siete appena rientrati con la vostra gatta da tre ore di trekking
sull’Aspromonte e lei varca la porta di casa senza più forze. Coda tenuta gonfia e inarcata:
esprime uno stato di paura assai più lieve di quello in cui la coda è
tenuta fra le gambe. Un tipico esempio si verifica quando la banda di
paese passa con tutti i tamburini e i tamburelli accanto alla vostra
porta e il vostro gatto comincia a correre in giro con la coda che pare
un piumino. Coda mossa a scatti da un lato all’altro:
esprime uno stato di estrema concentrazione, di solito un istante prima
di un attacco, o di collera. Questo gesto viene chiamato anche “frustare
i fianchi” e potete vederlo eseguito anche dai grandi felini, come
tigri o leoni. Un tipico esempio per il vostro gatto può essere quando
stanno per balzare sui vostri pesci rossi anche se li avete spinti via
duecentotrenta volte. Coda mossa lentamente da un lato all’altro:
esprime concentrazione, ma non prontezza all’attacco. Di solito avviene
quando il vostro gatto vede una preda, tipo un uccellino, che è ancora
troppo lontana per poterla ghermire con un balzo. Coda tenuta “morbida” con la sola punta che si muove:
esprime una rilassata felicità ed è simile allo scodinzolare dei cani.
Potreste vedere questo comportamento mentre tenete il vostro gatto in
braccio e gli accarezzate la testa, magari accompagnato dalle fusa. Coda tenuta rigida, con la sola punta che si muove:
esprime fastidio, stizza. La potete vedere quando il vostro gatto non
ne può più di essere accarezzato sulla testa (ricordate che i gatti
hanno una pelliccia molto sensibile e che troppe coccole possono
risultare fastidiose). Mromaramau mroo mroo: verso felino
giocoso che può significare “vieni a prendermi” o “sono velocissimo!”.
Sembra una sorta di borbottio veloce ad alto volume e può essere
interscambiato anche con i versi “mruu mruu”, “mraooo” e ogni sorta di
borbottosa combinazione urlata. Avviene spesso quando un gatto vuole
giocare a fare gli agguati o quando ha molta energia da scaricare
distruggendovi la casa o acchiappando le mosche. Il canto della gatta in amore:
verso felino con cui la femmina dichiara la sua disponibilità ad
accoppiarsi. Chiamarlo “canto” è un eufemismo bello e buono, perché si
tratta di una serie di miagolii insistenti e acuti, percepibili a grandi
distanze, che vi distruggeranno i timpani e la pazienza. Alcune gatte
urlano più di altre. Miao: verso felino che significa che
il gatto vuole qualcosa da vuoi. Cosa? Lo dovrete scoprire. Magari ha
fame, ha sete, vuole che lo guardiate o vuole essere toccato o vuole che
gli apriate una porta chiusa o vuole che facciate tutte queste cose
contemporaneamente. I gatti usano un sacco il “miao” per comunicare con
gli esseri umani, tanto che si pensa che questo verso sia stato
inventato solo ed esclusivamente per comunicare con noi: infatti in
natura i gatti non miagolano!
Miao. MAO. Miao.
Mou/mmu: verso felino di
fastidio lieve che il gatto emette quando lo state strizzando perché è
davvero un cosetto adorabile, ma lui preferirebbe non essere abbracciato
così tanto o così forte. Nonononononono: verso
felino di paura e minaccia, spesso alternato da sputi e soffi. Se un
gatto vi dice “nonononono” vuol dire esattamente quello che sembra,
ovvero NO! Non toccatelo se vi dice di no. Rispettate il gatto. E
smettetela di spaventarlo con quella maschera da mostro di Frankenstein,
per l’amor del cielo, che il gatto sta per farsela addosso dentro casa vostra. Fusa:
verso felino di conforto e amore. Di solito viene utilizzato per
comunicare questo conforto e amore agli umani, ma talvolta i gatti lo
fanno anche per loro stessi, quando sono malati o stanno soffrendo. Un
tipico esempio di questo verso è quando il vostro gatto e a pancia
all’aria in una scatola e gli state dolcemente grattando il mento.
Mio e le sue dolci fusa.
Leccare i capelli:
comportamento felino di toelettatura verso coloro i quali considera
parte della vostra famiglia. Significa che il vostro gatto vi ama! Anche
se dopo avrete i capelli che puzzano di scatoletta di tonno. O di
scatoletta di manzo. O di croccantino, dipende. Leccare le mani/i piedi:
idem come sopra. Alcuni gatti hanno una strana passione per i piedi,
però. Altri invece li odiano e li graffiano. Gatti, rispondeteci voi, ma
che avete con ‘sti piedi? Morso: comportamento del gatto
quando vi vuole mordere perché siete degli idioti che lo infastidiscono.
Oppure perché l’idiota è lui: può capitare. Ci sono molti gatti idioti
là fuori. Morso leggero: comportamento giocoso di un
gatto per invitarvi a “fare la lotta” per finta. Di solito è affettuoso e
solleticoso e può avvenire in qualunque momento della giornata il
vostro gatto reputi di dover giocare. (Si, perché i gatti non desiderano
una cosa, loro “reputano di doverla fare”). Occhi ben aperti:
indicano curiosità e allegria. Se siete dei bravi padroni, i vostri
gatti staranno così per la maggior parte del tempo in vostra presenza
(quando non stanno dormendo). Occhi socchiusi: sonnolenza o
totale rilassamento. Quando i vostri gatti tengono gli occhi così, sono
pronti ad addormentarsi con qualche carezza.
Carezzami il pancino mentre mi addormento.
Occhi con pupille dilatatissime:
tranne che non sia buio, questo comportamento indica paura e/o
aggressività. Accade spesso quando i gatti, per nessuna ragione al
mondo, diventano delle gnaulanti macchine da combattimento (tranquilli,
dopo pochi minuti tornano normali) e in tal caso vi consigliamo di non
offrire loro le mani o vi ritroverete così pieni di graffi da sembrare
di ritorno da una battaglia fra highlanders. Se poi il gatto si trova in
una scatola e vi guarda con quegli occhi (i padroni dei gatti
sanno di cosa stiamo parlando) come se fossero dei matti strafatti,
allora è meglio proprio lasciarli in pace.
Lily, la regina dei matti.
Gatto che allunga la testa verso di voi, stirando il collo:
è il comportamento di un gatto che, ovviamente, vuole essere
accarezzato. Di solito accompagnato da fusa e movimento della punta
della coda o coda completamente inerte, se il gatto è sdraiato,
altrimenti il felino porterà la coda ben dritta all’insù. Gatto che si siede sul giornale che state leggendo/di fronte al computer su cui state lavorando: comportamento
che significa “guarda me! Coccola me! Esisto solo io!”. In pratica è
una richiesta di attenzione. Accade, ovviamente, quei due minuti in cui
decidete di leggere qualcosa. Molti gatti potrebbero non compiere mai
questa azione: bravi, gatti educati. Gatto che struscia la faccia contro di voi: comportamento
che serve a dimostrare e rafforzare l’amicizia. Il muso di ogni gatto
possiede ghiandole sottomandibolari, guanciali e periorali che producono
una sostanza chiamata feromone appagante dell’amicizia che è molto
simile al nepetalattone contenuto nella famosa erba gatta. I gatti
stanno in pratica sballando sé stessi con una droga auto-prodotta e già
che ci sono cercano di sballare pure voi… qualcosa di simile. Ah,
l’amicizia! Non è una cosa straordinaria? E oltre all’amicizia, i gatti
rafforzano anche il senso di possesso che provano verso quella persona: è
come se stessero lasciando un bigliettino su di voi con scritto “Questo
fattone è proprietà di Fufi”, infatti è un atteggiamento che può essere
applicato dai nostri piccoli felini anche sui loro oggetti preferiti.
Stelvio sfrega la faccia contro qualunque cosa, compresa la fotocamera.
Gatto che si fa le unghie sui divani (o sul mobiletto della nonna): comportamento
utile sia a rafforzare i muscoli che ad affilare gli artigli,
eliminandone gli strati vecchi e più esterni (perché sì, gli artigli dei
gatti sono a strati proprio come le cipolle); è una marcatura visiva ed
olfattiva.
In pratica, il gatto marca il suo territorio per far
sapere a tutti che è proprio il suo, esattamente come vuole far sapere a
tutti che voi siete proprio il fattone di Fufi e non un fattone
d’altri, graffiando degli oggetti in punti strategici per lasciare segni
evidenti dei suoi artigli e rilasciando dei feromoni da delle piccole
ghiandole interdigitali per aggiungere un’impronta odorosa
riconoscibile. Potrebbe mostrarsi riluttante a farlo sul tiragraffi,
quale che fosse la vostra intenzione quando lo avete piazzato in casa.
Meglio pelare il divano. Gatto che fa pipì per tutta la casa: questo
comportamento, come il farsi le unghie, è un’azione che serve a
rivendicare proprietà dell’ambiente in cui il micio vive. Oltre a
segnalare con prepotenza la sua presenza a qualunque intruso (e
purtroppo anche a voi, perché l’odore di urina felina non è proprio
paradisiaco) può essere indicatore di un micio molto insicuro, che si
sente a disagio nella propria casa. È importante indagare sulle fonti di
questa ansia, per il bene vostro e del gatto!
E ora che sapete
quello che vi serve sui gatti, andate lì fuori, giovani e meno giovani, e
scrivete il vostro libro per spargere la conoscenza! Ops, ma forse
prima dovreste dare un’occhiata alla nostra...
Piccola bibliografia utile (studiate, bambini, per essere perfetti!):
Io e Dewey (Vicki Myron): la
storia vera di un gatto rosso, salvato in una notte gelida quando era
ancora un micino, che ha riportato alla vita la biblioteca di Spencer
ed è diventato famoso in tutto il mondo. È un racconto che vi strapperà
il sorriso più di una volta.
The Familiars (Adam Jay Epstein e Andrew Jacobson):
una serie fantasy per bambini, in cui un gatto bianco e nero di nome
Aldwyn è il protagonista. I gatti sono da sempre animali strettamente
legati al mondo magico e l’idea di scrivere una saga fantasy sui
famigli ci è sempre piaciuta molto (tanto che anche noi abbiamo delle
idee per crearne una…). In più, Aldwyn è chiaramente un gatto
carismatico.
Il giardino dei musi eterni (Bruno Tognolini):
un libro che ha come protagonista una gatta… morta! Questo è un libro
che consigliamo anche a coloro i quali vogliono fare una lettura
interessante sui cani. O sui cavalli. O sulla vera natura degli esseri
umani. È un racconto magico, che parla di un cimitero di animali, ma è
anche un thriller e una fiaba (un po’ horror, ma giusto un tocco) che
vi farà piangere come bambini e si farà divorare in meno di una notte.
Consigliatissimo!
A spasso con Bob (James Bowen):
un romanzo autobiografico da cui è stato tratto anche un film,
racconta la storia di un senzatetto e tossicodipendente la cui vita
viene cambiata (ovviamente in meglio) dall’incontro con Bob, uno
splendido gattone rosso. È una storia vera, aspra e bellissima al tempo
stesso, e che vi mostrerà come un gatto possa cambiare tutto.
Coraline (Neil Gaiman):
il gatto (nero) qui è solo marginale, ma ve lo consigliamo comunque
perché è una rappresentazione assolutamente magica di questo animale,
visto come libero dai vincoli della nostra mente e persino della nostra
dimensione, tanto da poter passare attraverso porte nascoste…
Cleo (Helen Brown): la
storia di una madre che perde suo figlio e si ritrova con una gatta
nera che non ha mai desiderato. Straziante, commuovente e
deliziosamente vera, descrive tutto il fascino di questi animali senza
trasformarli in idoli che non sono. Cleo è anche una delle nostre
gatte preferite di tipo… sempre. Molto consigliato.
Sunset – Belarda contro i vampiri (Cactus di Fuoco):
e poteva mancare uno dei nostri libri? La protagonista ha un gatto
nero (avete notato quanti gatti neri ci sono in questa lista?) e
francamente ci sentiamo di averlo scritto bene. Dobbiamo dare il buon
esempio se vogliamo essere credibili!
Due gatti rossi (Cactus di Fuoco): sì. Sì. Abbiamo un webcomic, un fumetto online, che racconta le avventure delle nostre bestiole. Lo trovate QUI e lo potete leggere gratis! Godetevelo!
Nota: tutte le foto e i video in questa pagina ritraggono i gatti (e cani) che appartengono ai membri del nostro gruppo di scrittura. Gli animali dei Cactus di Fuoco! Graziosi, nevvero?