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sabato 20 novembre 2021

Recensione: Vendetta Strisciante (R.L Stine)

Hello, germoglietti! Per ora stiamo lavorando alacremente alla recensione di un libro che ci avete consigliato e che noi reputiamo davvero fantastico, una riscrittura della mitologia greca con i fiocchi... forse avete capito di cosa parliamo. Ma ci servirà un po' di tempo per completarla, perché vogliamo sottolineare alcune cosettine, perciò nel frattempo abbiamo deciso di darvi in pasto la recensione buffa di un libro brevissimo.
Sì, esatto, uno dei Piccoli Brividi.
E non un Piccoli Brividi qualunque, ma uno dei più bizzarri, improbabili, non-brividosi, di tutta la collezione. Allora, facciamo un gioco, vediamo se siete bravi: quali animali reputate pericolosi e spaventosi? Hmm... forse i mamba neri, no? I mamba neri sono serpenti straordinari, possiedono un veleno letale, sono lunghi fino a quattro metri e come se non bastasse riescono a strisciare all'impressionante velocità di venti chilometri orari, essendo a tutti gli effetti i serpenti più veloci del mondo. Dite che non sono abbastanza? Va bene, allora magari potremmo considerare spaventosi e pericolosi gli ippopotami, bestioni assolutamente enormi che pesano tre tonnellate, corrono a quaranta chilometri orari, hanno zanne che raggiungono i cinquanta centimetri di lunghezza per tre chilogrammi di peso (ma vi rendete conto? Un dente che pesa tre chili!) e ammazzano una cosa come cinquecento persone all'anno.
E se serpenti letali e ippopotami arrabbiati sono forse un po' troppo per un libro per bambini, si potrebbe ripiegare su tigri, leoni, calabroni asiatici, meduse velenose, cani rabbiosi, puma affamati, coccodrilli nascosti nel fango e in generale su qualunque animale che abbia denti o artigli o che, semplicemente, sfoggi un pessimo carattere.
Ecco, avete pensato a quale animale potrebbe essere il protagonista di questo libro? Pensate di averlo indovinato?

E invece no. Perché l'animale che sta sulla copertina di questo libro, quello da cui il romanzo prende il titolo, non è un animale dotato di artigli o denti o veleno o anche solo di banali zampe. A dirla tutta, questo animale non ha il cervello e neanche gli occhi. O il sistema respiratorio (strano, vero?). A dirla tutta tutta tutta, questo cosino è probabilmente la creaturina più innocua dell'intero mondo animale, completamente incapace di fare del male persino ad una mosca claudicante o ad un pulcino con il raffreddore.
L'animale “cattivo” di questo romanzo sono... rullo di tamburi signore e signori e tutte le variazioni... i lombrichi.
E il romanzetto che recensiamo oggi è “Vendetta Strisciante” (“Go eat worms” nella versione originale), di R.L. Stine. Curiosi? Iniziamo subito.
 
1. La trama
Il nostro piccolo protagonista è Todd Barstow, un bambino munito di cappellino dei Raiders (ed è proprio la sua descrizione, lo indossa sempre), non particolarmente brillante (leggasi “scemo”), con una passione per i vermi. A detta sua, lui li “colleziona”. E come cavolo si fa a collezionarli, visto che sono praticamente tutti identici? Cioè, ha una collezione fatta solo di doppioni? Oppure davvero tiene diverse specie? E negli Stati Uniti d'America, quante specie di lombrichi esistono? Anche se ci siamo fatti queste domande, il libro non ci da risposta. Purtroppo.
Il genere Lumbricus è effettivamente molto ricco, con circa settecento specie, ma molti di loro sono così simili fra loro che solo un vero esperto potrebbe distinguerli. E comunque non crediamo che tutte e settecento le specie siano presenti nel montarozzo di terra da cui si serve il nostro protagonista con secchiello e paletta.
Ma vabbé, facciamo finta che il nostro Todd sia realmente un esperto di vermi. Facciamo finta che li sappia distinguere e che sappia allevarli, riprodurli, tenerli in condizioni ideali...
Seeee, come no! Praticamente Todd raccoglie i vermi da terra quando li trova dopo la pioggia, se li porta a casa dove li mette tutti assieme in un vascone, e li usa principalmente per fare scherzi a sua sorella Regina e alla sua amica Beth Baker. E che scherzoni direte voi... niente, le cose degli scemi: glieli lancia nei capelli, glieli infila nella maglietta e cose così. Un genio, proprio.
E poi poveri vermini! Vabbé che non hanno il cervello, però questo qui se li porta sempre in giro (davvero, se li porta a spasso) e gira che ti rigira prima o poi li farà disidratare. Insomma, esperto di vermi un corno.
Ma entriamo nel vivo della trama! Come in tutti i libri con gli animali strani ambientati in America che si rispettino, abbiamo un concorso di scienze organizzato dalla scuola. Voi l'avete mai fatto un concorso di scienze a scuola? NO? Ecco, neanche noi.
Todd pensa di avere la vittoria in pugno esponendo la sua “casa dei vermi”. Wow, che progetto di scienze ambizioso, complimenti, complimenti! Ora sappiamo pure noi cosa fare se entriamo in un concorso di scienze: buttiamo un animale a caso sul banco, magari, boh, degli insetti stecco, e abbiamo la vittoria in tasca! Come dite? Gli insetti stecco sono più complessi, interessanti e difficili da tenere rispetto ai lombrichi? E infatti, non ci veniva in mente una cosa più pietosa della “collezione” di Todd, abbiate pazienza.
Dicevamo, il nostro piccoletto scemo vuole esporre una casa dei vermi, ma scopre con indignazione che un nuovo compagno di Regina di nome Patrick McKay ha invece creato... che cosa direte voi, un dirigibile in miniatura? Una lampadina solare? Il classico plastico del vulcano che erutta lava finta? No, Patrick ha creato un grattacielo per vermi!
Ma R.L. Stine, almeno questo, non è scemo pure lui e il concorso lo fa vincere ad un altro ragazzino, Danny, il migliore amico di Todd, che ha realizzato un rudimentale modello del Sistema Solare, di quelli fatti con la cartapesta e lo sputo e che si tiene insieme per miracolo, anzi non si tiene insieme affatto perché si sfascia parzialmente durante l'esposizione. E vabbé, sicuramente è meglio di quelli che espongono grattacieli per vermi e case per vermi e vermi da tutte le parti. C'è persino una scena, durante 'sta fantomatica gara di scienze, in cui suddetti lombrichi escono dal becco di un gigantesco (e sproporzionato, con la testa grossa) pettirosso di cartapesta. Vabbé, ma che ve lo diciamo a fare...
Todd però è pieno di risentimento, oltre che stupido, e comincia a diventare persino più crudele con i suoi vermi... ad esempio ne taglia uno in due. Probabilmente l'ha irritato meno tagliandolo in due che lanciandolo in giro dalla mattina alla sera, ma questa sembra essere la causa scatenante della VENDETTA STRISCIANTE! Insomma, 'sti vermi iniziano a vendicarsi: si infilano nei suoi vestiti, sotto il suo cappellino, nel suo panino (e c'è pure una scena dove Todd gli da un morso, al panino con dentro il verme... ma insomma, che ci guadagnerà un lombrico a farsi mangiare così?) e persino nei suoi quaderni scolastici.
Todd è nel panico. Todd, il gran genio, pensa che i vermi lo osservino, anche se, come il suo amico Danny gli fa notare, questi poverini non ce li hanno neanche gli occhi.
Riuscirà il nostro cappellinato protagonista a riappacificarsi con i suoi vermi, oppure dovrà eliminarli tutti? Lo scoprirete soltanto leggendo questo libro! YAY!
 
2. La copertina
Todd ha cura delle sue cose...

Una e una sola è la copertina di questo sommo capolavoro dell'orrore, e anch'essa è orrida come si conviene a tal volume... ehm... più o meno. Un quaderno ad anelli con le pagine gialle e la copertina gialla (perché?), gli anelli che non entrano nei buchi della pagine ma sono separati, ed è tutto pieno di vermi. Un parco giochi per vermi, che fanno nuoto sincronizzato a tre a tre, si rotolano fra le pagine, si sollevano come colli di brontosauri e soprattutto sembrano caramelle gommose viola.
Forse il quaderno è giallo per stonare con il colore dei vermi viola. Forse è questa la vera cosa spaventosa del romanzo, gli accostamenti cromatici creati da quella mente malata di Todd.
Orribile.
Orribile.

3. Cosa ci è piaciuto
Che si tratti di una storia veramente strampalata, che ti fa chiedere “e adesso?”. Non riuscivamo proprio ad immaginarci il finale, considerato che gli antagonisti della storia erano i più innocui di cui avessimo mai letto e che non c'era neanche quella tensione psicologica dovuta al fatto che fanno schifo al protagonista, perché è proprio Todd che li “colleziona”. Qualsiasi cosa significhi.
Ah, e poi le risate che ci siamo fatti: quelle ci sono piaciute. Stiamo ridendo pure adesso, mentre scriviamo la recensione.
Ultima piccola nota, il finale inaspettato, che cambia completamente rispetto al “mood” trashone e caciarone del libro, un cliffangher sovrannaturale che in una frase sola, finalmente, vi da un brividino. Che però è l'unico e poi, boh, la storia è finita. Ma quella frase è figa, volevamo dirvelo.
 
4. Cosa non ci è piaciuto
Che sia un Piccoli Brividi senza brividi. Zero, nada, niente, orrore non pervenuto.
E a parte questo, i lombrichi possono effettivamente essere interessanti (non come antagonisti, purtroppo...), ma il libro non approfondisce mai la questione. Anche se in teoria ci dovrebbero essere di mezzo progetti di scienze e un forte interesse da parte del protagonista, dei nostri poveri lombrichini non sappiamo nulla, neanche le cose basilari come la specie a cui appartengono. Anzi, vengono distinti solamente in due categorie: i vermi marroni e i vermi viola. Non viene mai detto cosa mangiano, né quanto sia grande la vasca in cui vivono, né perché siano considerati così fighi da Todd. Niente.
Solo scherzi scemi dalla prima all'ultima pagina. O quasi. Niente spoilers, shh.
Ah, e poi questa è una cosa molto, ma molto personale: abbiamo preso in biblioteca questo libro, ma purtroppo avevano rubato tutti gli adesivi. Ora, volevamo capire che tipo di stickers potessero trovarsi in appendice: vermi viola o vermi marroni? Ma purtroppo, ahinoi, non lo scopriremo mai.
(Se voi avete questo libro, fatecelo sapere).
 
Voto complessivo: 61 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello! Anche se di poco, ti classifichi fra i gradevoli. Good!
 
Dove potete trovare il libro?
I Piccoli Brividi sono tornati alla ribalta, ahhh! Noi l'abbiamo letto nel formato originale, quello piccolino degli anni novanta, prendendolo in prestito dalla biblioteca (dove quasi certamente lo potreste trovare anche voi), ma lo beccate pure su Amazon! Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con questo fantomatico Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro da leggere ai vostri cugini a cui fanno schifo i vermi per far provare loro della nausea,  oppure desiderate solo i fantomatici adesivi dei piccoli brividi, potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!
 
A chi lo consigliamo:
A chi ha un senso dell'umorismo un po' strano e ride per i bambini cretini che fanno cose cretine, si offendono facilmente e cercano di sabotare gli altri. Todd è un protagonista spregevole, sappiamo che ad alcuni di voi piacciono così.

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.

Per fare un esempio: "Hey, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".

Vi aspettiamo ;)



lunedì 25 ottobre 2021

Recensione: Percy Jackson e il Ladro di Fulmini (Rick Riordan)

Ce lo avete chiesto in tanti! In particolare l’utente @cabin_13 su Wattpad, che vogliamo citare fra tutti perché… così, a caso. Giusto per dire il nome di uno di voi, amatissimi lettori!
Stiamo parlando di un libro che, teoricamente, è iconico… una specie di Hunger Games, di Harry Potter e la Pietra Filosofale, di Nihal della Terra del Vento (anche se quest’ultimo stona tantissimo citato nel novero, oh déi se stona! Come vedere un airone che passeggia fra le papere), insomma l’inizio di una serie mainstream per ragazzi. Una roba ossessionante, giusto? Giusto. Di quelle che quando le inizi da bambino ti risucchiano in una spirale in cui il tuo pensiero fisso è “voglio saperne di più”.
Solo che questa volta, il libro non l’abbiamo letto da ragazzi (o addirittura da bambini) e non siamo stati investiti dalla sua ondata di popolarità, quindi siamo quasi completamente esterni al suo fenomeno, e diciamo “quasi” solo perché l’abbiamo sentito citare in tv. Non è il nostro target, visto che siamo grandi. Non abbiamo neanche mai visto i film, quindi entriamo con cautela, guardandoci attorno e cercando di capire con cosa abbiamo a che fare.
La recensione di oggi sarà dedicata a Percy Jackson e il Ladro di Fulmini, il primo della serie di cinque libri dedicati tutti al nostro piccolo Percy (e agli dei dell’Olimpo), scritti dall’autore americano Rick Riordan.
Ora, germoglietti tenerini, lo sappiamo che per molti di voi questo è un libro caro al cuore e sappiate che le nostre parole non devono categoricamente farvi cambiare quello che sentite per esso, perciò vogliamo ricordarvi che la nostra recensione è estremamente personale. Sì, di solito non diciamo mai queste cose a inizio recensione, anche se sono ovvie. No, non le stiamo dicendo perché ci accingiamo a demolire il libro a colpi di palla demolitrice… ma stiamo per parlare di un libro che, da quanto ne sappiamo, ha aiutato molti bambini, ragazze e ragazzi più o meno grandi, ad accettare di più sé stessi. Stiamo parlando del primo libro di una saga che ha in sé variegata rappresentazione e che per forza di cose può dare a molti una sensazione di appartenenza, perciò parliamo di qualcosa di delicato e non possiamo direttamente buttarci, con la ruvidezza che ci contraddistingue.
Noi analizziamo tutto in base ai nostri, e solo ai nostri, gusti personali.
Quindi, sia che amiate Percy Jackson e il Ladro di Fulmini, sia che lo troviate un libro superficiale e infantile, buttatevi insieme a noi e fatevi quattro risate con la nostra ironica recensione spinosa ;)


1. La trama
Il nostro protagonista è Percy Jackson, un ragazzino di dodici anni che vive a New York con la madre Sally. Suo papà non si sa chi cavolo possa essere, perché come nella più cliché delle storie sugli orfani, la mamma non fa altro che dirgli cose tipo “Ah, era bello” “Ah, era bravo” “Ah, somigliava a te” oppure “Ah, è sparito per sempre, disperso in mare”. Normale no? A giudicare dalle ventordicimila opere incentrate su ragazzi che hanno padri importanti e misteriosi, sì.
Quindi, cosa rende il nostro piccolo Percy, ragazzino bianco con capelli scuri, unico? Cosa lo distingue da tutti gli altri undicenni/dodicenni prescelti e fra loro completamente identici?
Percy è dislessico. Ed è pure iperattivo e ha un deficit dell'attenzione. (Anche se, guardando gli altri protagonisti simili, alcuni sembrano esserlo pure, sebbene non apertamente... vabbé. Forse sono più illetterati che dislessici, giusto Eragon? Oppure più scemi che illetterati, giusto Harry? Oppure più... vabbé, avete capito).
Il nostro assolutamente originalissimo protagonista frequenta la Yancy Academy e i suoi problemi lo fanno finire sempre in mezzo ai guai. Apparentemente solo un insegnante sembra avere fiducia in lui, mentre ce n'è un'altra che è letteralmente un mostro mitologico che vuole ucciderlo e che lui sconfigge grazie all'aiuto di una penna che diventa una spada.
Allora, direte voi, è qui che inizia l'avventura! Percy ha una penna che diventa una spada, è una roba incredibile!
No. No, niente affatto, Percy penserà di essersi immaginato tutto, di esserselo sognato, ma inizia ad avere dubbi quando sente alcuni dialoghi sospetti fra Grover (il suo unico amico in questa scuola) e il professore-che-crede-in-lui (di cui al momento non ricordiamo il nome, scusate).
Insomma, forse se loro parlano di certi fatti, allora non si tratta solo di sogni...
Finché un giorno Percy non va al mare con sua madre, in un'adorabile casetta che gli ricorda la sua infanzia. Ah, il mare! Che nostalgia, che amore per quell'odore, per quella particolare luce, per il modo diverso in cui scorre il tempo quando si è vicini al mare... ma non divaghiamo troppo: aldilà della gioia di essere in questo luogo fantastico, c'è qualcosa che aspetta il nostro Percy.
Percy che si sveglia nel mezzo di un uragano! AHHHH! Percy che vede Grover, il suo amico di scuola, camminare su zampe caprine invece che gambe... bambine? Vabbé, gambe umane. AHHHHH! E poi quello che di sicuro non ci si aspetterebbe: un Minotauro. Anzi, IL Minotauro (sennò non lo scriveremmo con la lettera grande, se fossero una specie intera, giusto?), che sembra volerlo incornare e per buona misura gli ammazza la mamma, facendola sparire in un lampo di luce prima di essere a sua volta ammazzato (da un bambino dislessico, anche se in teoria è un mostro fortissimo) e sparire senza lasciare traccia.
Eh, che volete? Al giorno di oggi si usa così. Non ci sono più le plateali morti di un tempo...
Dopo tutto questo gran patatrac, questo guazzabuglio di cose che lascerebbero interdetto anche un pilota di Eva, Grover aiuta Percy a raggiungere il Campo Mezzosangue, un campo estivo per ragazzi “speciali”. Che c'è, non l'avevate capito che Percy era speciale?
E che cos'hanno di speciale questi ragazzi per essere tutti infilati nello stesso campo estivo? Sono forse in realtà dei changeling, fate scambiate alla nascita con neonati umani? Sono forse alieni sotto copertura che hanno dimenticato il loro passato? Sono forse tutti figli di Chef Rubio e destinati ad una carriera in cucina? No, sono semidéi e per la precisione figli di divinità del Pantheon greco e di esseri umani. Ma Percy è statunitense, che c'azzeccano gli déi dell'Olimpo?
Eh, avete mai letto American Gods, il celebre romanzo di Neil Gaiman? Una cosa del genere, ma per bambini: gli déi si spostano insieme ai popoli e ora stanno in America. Anche se nel libro è spiegato in maniera un po' diversa, che vorrebbe essere figa, ma fa storcere il naso per quanto Americo-centrici sono gli americani, che si credono addirittura “il cuore della civiltà occidentale”.
Quelli siamo noi italiani, mettetevi di lato. E ascoltatevi un po' di musica dei Måneskin, che è meglio.
Ma torniamo a Percy: qui lui scoprirà la vera identità del suo insegnante-che-crede-in-lui (è Chirone il centauro!) e incontrerà una tizia che si chiama Annabeth ed è... figlia di... Atena. Ovviamente. Di Atena, proprio lei, la dea della saggezza.
Allora... abbiamo un protagonista problematico senza i genitori che non sa chi è davvero, un migliore amico mangione e buffo e una ragazza super-intelligente... dove abbiamo già sentito questa formula? Ah, sì: HARRY POTTER!
Che poi, per carità, ci sta tutto copiare gli schemi che ci piacciono per scrivere una storia, ma magari farla sembrare di meno una fanfiction? Ma di questo ne parleremo più avanti...
Percy scopre chi è davvero (Harry, sei tu? Sei un mago?): è il figlio di Poseidone! Che in teoria non dovrebbe avere figli perché ha un patto con Zeus! Anche se pure Zeus fa figli in giro, come sempre! Nessuno qui rispetta i patti! Ognuno fa il cavolo che gli pare!
Succedono cose, bla bla, Dioniso dice a Percy una battuta di Severus Piton ("Bene, bene. La nostra piccola celebrità."), bla bla, i ragazzini vengono smistati nelle case a seconda del loro genitore divino, bla bla (ehi... ma... pure le case in conflitto? Come a Hogwarts? Si vede che è una formula che vende. Ora la copiamo pure noi, promesso), c'è una bulletta nemica (almeno non è un maschio! Bravo Rick Riordan, la reinterpretazione è la chiave!) che fa brutto a Percy, ci sono nuovi amici, si fa sport, si mangia, si dà fuoco al cibo e si annusa il fumo (davvero, eh! Questi sniffano il fumo. Ma è un particolare che ci è piaciuto), bla bla.
La storia entra nel vivo quando il nostro piccolo Harry... ehm, vogliamo dire Percy, viene a conoscenza che sul Monte Olimpo gli déi sono in tumulto e che una guerra potrebbe scatenarsi da un momento all'altro: è stata rubata la folgore di Zeus, una specie di arma iper-nucleare capace di spazzare via intere città, e il derubato è convinto che a farlo sia stato Poseidone (che per chi se lo fosse perso è il papà di Percy).
Tutti i bimbi mezzosangue (e pure quelli che dovrebbero sorvegliarli al campo) però, non ci credono: visto che devono essere stereotipici e puntare il dito contro chi non gli piace, sono tutti certi che a prendere la folgore sia stato Ade, il dio degli Inferi. Perché si veste di nero e sta sottoterra, gne gne! E te pareva che non doveva essere colpa del nostro dio preferito...
E Percy cosa può fare? Ben poco, direte, essendo solo un bimbo di dodici anni che non può neanche uscire dal Campo Mezzosangue, giusto? Sbagliato.
Percy riesce a farsi assegnare ufficialmente la missione di ritrovare la folgore (ma che sei scemo? Hai dodici anni e zero addestramento!), per scagionare il suo papà divino e per dimostrare qualcosa a sé stesso e agli altri, così, dopo una scena abbastanza figa in cui l'Oracolo gli predice il futuro (ciao oracolo che sta all'ultimo piano e ci si arriva attraverso una botola! Sei mica tu, professoressa Sibilla Cooman in versione essiccata?), insieme a Grover e Annabeth partirà per trovare Ade e convincerlo a restituire la folgore.
Lo troverà? Non lo troverà? Rimarrà per sempre a giocare in una sala giochi senza tempo? Riuscirà ad evitare di farsi trasformare in una statua di pietra? Userà il berretto dell'invisibilità che gli è stato dato, copiando ancora una volta quello che Harry Potter faceva con il mantello?
Lo scoprirete solo leggendo il libro!
(Ma chi vogliamo prendere in giro? Sappiamo tutti benissimo che ce la farà!).

2. La copertina
Troppe le copertine per essere analizzate in una sola recensione (che inizia fra l'altro a diventare un poco lunga, ehm, scusate...), recensiremo le più rilevanti e quelle che ci piacciono. Ecco. 
 
1. Quella che abbiamo noi:
In biblioteca ci hanno rifilato questa, c'è poco da fare. Immaginiamo che il ragazzo sulla macchina sia Percy Jackson, anche se zoomandolo non sembra per niente un ragazzino di dodici anni, ma tutt'al più il rapper Hell Raton. E poi mostrata così, scusate, sembra che sia davvero Percy il ladro, quando in realtà lui dovrebbe recuperarla soltanto, la folgore. Perché il protagonista buono dovrebbe cercare di far saltare in aria un palazzo così, a caso? Chi l'ha fatta 'sta copertina? Ma almeno l'artista l'ha letta, boh, una trama del romanzo?

Okay, diteci che questo qua ha dodici anni e non trenta

2.L'originale:
Questa è stata la prima cover! Un lavoro grafico certamente non perfetto, ma almeno adeguato e con i mostri giusti in copertina! Lo sfondo sgranato dietro le illustrazioni è strano, ma tutto sommato ci può stare, dài... 
Comunque il feeling generale è quello che sia la copertina di un libro fantascientifico che parla di un laboratorio dalla quale escono questi mostri.
Ma avete notato che c'è un commento di Eoin Colfer? DI EOIN COLFER? Sì, il tizio che ha scritto la (bellissima) saga per ragazzi di Artemis Fowl! Eoin, non sapevamo che avessi questi gusti...
Eoin... Eoin, no. NON FARLO. NON DIRLO.

3. Quella romena:
Sembra un libro per giovanissimi sulla mitologia greca, non lo prenderemmo neanche in mano sullo scaffale.
Vince il premio per la copertina meno accattivante della serie!
Sono ZEUS! E sono MUSCOLOSO! E i miei muscoli sono STRANI!

 
4. La UK cover:
Con un feeling che ci ricorda alcune vecchie cover di Harry Potter (embé, direte voi, è per una cosa ispirata da Harry Potter ed è pure edito in Gran Bretagna, che volete?) questa, ehm, splendida copertina ci propone una scarpa con le ali davanti ad un cerchio dorato con dei simboli e la figura nell'insieme ci ricorda, ovviamente, un boccino. E vedere un fulmine su questa cover, come su tutte le altre, ci ricorda che anche il fulmine fa parte dell'iconografia tipica di Harry Potter. Yay!
Sono la scarpa di Harry Po... ehm, di Ermes. Volevo dire di Hermes.



 
3. Cosa ci è piaciuto
Alcune idee all'interno della storia sono originali e intriganti, a partire dal bellissimo spunto per cui i ragazzi dislessici (e/o iperattivi) potrebbero essere in realtà dei semidéi greci, questo perché l'istinto guerriero e i riflessi pronti si traducono in questa smania di fare cose, di muoversi (l'iperattività!) e perché il loro cervello sia fatto per leggere automaticamente il greco antico, non l'inglese. Insomma, un'idea capace di far sognare i più piccini che soffrono di questi problemi, di fargli chiedere “chissà chi è il mio genitore divino...” (a costo di guardare i veri mamma o papà con sospetto... chi di loro sarà il genitore adottivo, eh?).
Interessanti anche alcuni adattamenti moderni degli déi o delle creature della mitologia greca, come la sedia a rotelle di Chirone che in realtà è magica (un po' tipo come un Tardis, più grande dentro) e che nasconde in realtà la sua metà equina, oppure l'Hotel Lotus, trasposizione moderna dell'isola dei lotofagi dell'Odissea, dove si perde la memoria giocando ai videogames e divertendosi fra gli sfrenati lussi dell'albergo invece che, come ai vecchi tempi, mangiando il frutto del loto, o ancora la divertente figura di Caronte che usa l'obolo (che tutti i defunti devono portare con sé nell'aldilà) per comprare vestiti firmati da cui è ormai dipendente. Persino il luogo in cui si trovano gli déi dell'Olimpo, al seicentesimo piano dell'Empire State Building, è veramente pittoresco e sembra ben integrato nell'atmosfera molto americana della narrazione.


4. Cosa non ci è piaciuto
Eccetto per le poche eccezioni che abbiamo scritto in “cosa ci è piaciuto”, c'è una totale assenza di originalità di questa serie, che gioca all'ottanta percento intorno a stereotipi e non approfondisce neppure davvero la mitologia greca.
Sembra che Rick Riordan, almeno in questo libro (gli altri non li abbiamo ancora nemmeno sfiorati), abbia pensato che fosse una buona idea informarsi sugli déi dell'Olimpo non leggendo i libri, ma guardandosi, che so, dei cartoni animati degli anni ottanta. Oppure chiedendo informazioni a dei bambini delle elementari.
Che poi, diciamocelo, ma alla fin fine ci rode tantissimo che entrambi i nostri déi preferiti, Dioniso e Ade, siano stati stereotipati MALE. Cioè, Dioniso! Ce l’hanno reso come un annoiato, bruttarello, americanizzato ometto che non c’ha sbatta di lavorare al campo mezzo sangue… e se pensate che questa possa essere una buona rappresentazione per lui, sappiate che Rick Riordan lo ha fatto somigliare molto più alla versione Disney di Filottete (il satiro che allena Hercules, ve lo ricordate?) e per niente a Dioniso, lo strafigo misterioso, selvaggio, carnale della mitologia greca, quello accompagnato dalle baccanti, donne urlanti che strappavano a pezzi gli esseri umani, quelle che mischiavano il sangue con il vino. Cioè, Dioniso è il dio dell'estasi, dell'ebrezza, della liberazione dei sensi, lo spirito divino di una realtà smisurata, un ibrido dalla multiforme natura che incarna opposti e circoli, l'animale e il divino, l'uomo e la donna, soprannominato lysios, “colui che scioglie”, inteso come qualcuno capace di liberare gli esseri umani dai vincoli dell'identità personale per metterlo in contatto con il divino.

'Nsomma, che c'azzecca con il Dioniso di Percy Jackson?
Che poi, eh, modernizzare gli déi è un’idea bella, bellissima! Ma lo è se lo sai fare, se sai reinterpretare il canonico originale per dargli quel twist che ti fa dire “figata assurda! Questo è un dio in vesti da mortale!”.
Un'altra cosa è la fine che fanno i mostri. O meglio, la fine che non fanno, visto che sono immortali, o più precisamente morti a tempo determinato: quando un mostro (per esempio il Minotauro oppure Medusa) viene ucciso da un eroe, dopo un tot di tempo ritorna in vita. Così, come se niente fosse, da qualche parte nel mondo, respawnando come un cattivo di basso livello di un videogame. Francamente questo sistema fa un po' videogioco e rende le uccisioni dei nemici fin troppo irrilevanti... se aggiungiamo questo al fatto che un bambino di dodici anni può farli fuori, si ha la chiarissima impressione che questi fantomatici “mostri” in realtà siano parecchio più deboli di un qualunque animale selvatico di taglia media e senza dubbio meno pericolosi di un essere umano e questa cosa indebolisce tantissimo la narrazione. Probabilmente lì fuori ci sono gatti più forti del Minotauro, per dire.
Niente ci ha tenuti in tensione davvero, niente ci ha fatti dubitare che l'eroe sopravvivesse o addirittura che non potesse vincere facilmente, tutti i cattivi sono deboli deboli deboli, come quando iniziate a giocare a Dungeons&Dragons e avete solo personaggi scarsi perciò per ottenere punti esperienza vi scontrate con i conigli, le rane e i goblin nani.
E un'altra cosa? Un'altra cosa: il ritmo della narrazione è troppo veloce. Mille cose al secondo e molte sembrano buttate lì completamente a caso, come se Rick Ricordan avesse avuto delle idee che considerava fighe e non gliene fregasse niente della trama, ma le avesse snocciolate una dietro l'altra. Per esempio, l'Hotel Lotus. Ora, come abbiamo detto prima, l'Hotel Lotus è una buona idea, davvero, e ci ha sorpresi positivamente, ma ha un impatto minimo sulla trama (quello di accelerare le cose, giusto per lasciare un solo giorno possibile per recuperare la folgore... ma perché si deve correre sempre in questo libro?) e non è che ci sia un vero motivo, nella trama, per cui 'sti poveri bimbi debbano essere rinchiusi nel Lotus, eh. È molto casuale. Ed è solo un esempio fra tantissimi che, per brevità, vi risparmieremo.
Un'altra cosa?
Non ci piace Percy. Non è che questo sia un difetto del libro, no! Non lo è affatto. Solo non piace a noi, che preferiamo eroi un po' meno... superficiali. Sì, Percy è terribilmente superficiale, apparentemente non gli interessa nulla, non cerca di approfondire niente, e poiché la storia è scritta in prima persona, con i suoi pensieri, sappiamo con certezza che non è che Percy non esterna i suoi interessi, è che proprio non ce li ha. Cioè, a parte mangiare schifezze (e si è lamentato dell'alimentazione gustosa e salutare del campo Mezzosangue, già questo non glielo perdoniamo) e bere coche cole, cosa fa nella vita? Mangia e dorme. Basta. La sua motivazione nel fare le missioni non è neanche chissà che, non cerca la gloria, cerca solo sua mamma (che potrebbe o non potrebbe essere ancora viva) e le sue amicizie non sono così profonde e belle come le si vorrebbe fare passare. Alla fine del libro, Grover e Annabeth sembrano solo due conoscenti un po' più intimi e in effetti le loro interazioni lasciano mooolto a desiderare: noi giravamo le pagine, una dopo l'altra, chiedendoci quando sarebbe arrivata la parte in cui, finalmente, 'sti tre bambini iniziavano a capirsi e rispettarsi reciprocamente. E invece niente.
Le dinamiche dei tre protagonisti sono quelle del Golden Trio (Harry, Hermione, Ron) di Harry Potter, rubate così come sono e appiattite, semplificate. E qui arriviamo alle dolenti note! Ahi ahi. Allora, sappiate che noi non siamo contro il “rubare” elementi da altre saghe, siano essi dinamiche relazionali, sottotrame o persino il carattere dei personaggi, ma! Ma queste cose devono essere fatte in modo da integrare con la propria trama le cose rubate... insomma, non si deve capire da dove viene l'ispirazione, quando finalmente l'autore rivela la fonte ai lettori questi ultimi devono essere sorpresi.
Rick Riordan ha effettivamente rivelato ai lettori di essersi ispirato alla saga di Harry Potter, solo che non si è sorpreso assolutamente nessuno. È come se (o almeno così l'abbiamo percepito) il nostro buon Rick avesse scritto la saga di Percy Jackson non perché aveva una storia da raccontare dentro di sé, ma solo per fare soldi facili cavalcando l'ondata di popolarità di Harry Potter e dando ai lettori questa impressione di familiarità (a volte pure un poco estrema) fra le pagine dei suoi libri.

Lui stesso ha detto, testualmente:
“I ragazzi hanno bisogno di letture come Harry Potter, per questo ho creato Percy Jackson”.

Poteva pure dire “Io ho bisogno di soldi, quindi ho preso gli elementi che funzionavano in Harry Potter e ho creato Percy Jackson”.

Il Worldbuilding, il mondo creato intorno alla storia, se in Harry Potter è ben fatto e riserva nuove sorprese di continuo, in Percy Jackson è invece scarno, poco approfondito e condito da descrizioni che spesso lasciano davvero a desiderare. E, a prescindere, i paragoni fra Harry Potter e Percy Jackson si sprecano: ne vedevamo duecento al secondo anche prima di sapere che Rick Riordan si era effettivamente ispirato alla saga della Rowling! Insomma, sono entrambe storie su ragazzini bianchi, con capelli neri e occhi verdi, destinati alla grandezza, speciali anche fra gli speciali (Harry ha sconfitto Voldemort, è importante tra i maghi, Percy è figlio di Poseidone, è importante anche fra i semidéi), hanno un amico buffo e mangione ma sempre pronto a supportarlo, entrambi diventano amici con una ragazza intelligentissima e sapiente dopo averle salvato la vita, si ritrovano in un posto magico che la gente comune non può vedere, vengono smistati in case... e così via. Insomma, persino gli antagonisti ad una certa sembrano copiati: nel primo libro di entrambe le saghe c'è un cane a tre teste e tutti e due vengono sconfitti con una modalità simile, anche se non identica (niente spoiler!).
Infine, non ci è piaciuto che il nome del protagonista sia Perseus ma lo chiamino “Percy”. Eddai, hai un nome figo, usalo!

Voto complessivo: 61 su 100. Complimenti, hai passato il test libro bello! Anche se di poco.

A chi lo consigliamo: A chi ha letto Harry Potter ed è sotto i quattordici anni di età. Se ne avete più di quattordici non garantiamo niente. A dire la verità non garantiamo niente in generale: leggete un po' quello che vi pare. Comunque non consigliamo la saga a tutti quelli a cui piacciono letture impegnate o sono puristi della mitologia greca, perché c'è il rischio di chiudere questo libretto con la voglia di chiamare al telefono Rick Riordan per dirgliene quattro.
Consigliamo di comprare questo libro anche a tutti quei genitori che hanno bimbi affetti da ADHD o dislessici e di regalarlo ai propri piccini: li farete sentire speciali, dei veri semidéi!


Dove potete comprare il libro?
È un libro ad alta reperibilità, perciò non vi sarà difficile trovarlo di persona in una libreria abbastanza fornita. Ma anche in una fornita poco, di solito c'è sempre lì, spiaccicata da qualche parte, almeno una vecchia copia di Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo.
Se avete interesse nell’acquistare quest’opera online, potete trovarlo su quasi qualunque sito che venda libro.
Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro da lanciare in testa ai vostri figli che hanno appena finito di leggere la saga di Harry Potter, potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!

Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche!

Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)



domenica 8 marzo 2020

La Bambina della Sesta Luna - Moony Witcher

Una volta una diabetologa molto simpatica ci disse che uno dei libri preferiti di sua figlia era un certo "Nina, la bambina della sesta luna". Avendo a quel tempo già speso il nostro budget mensile per i libri in schifezze come "Bryan di Boscoquieto" e altre cose abiette che è meglio non citare neanche, non avevamo soldi per comprarci pure il romanzo di questa bambina e quindi niente...
E meno male! Perché anni dopo, finalmente, abbiamo trovato questo libro nella nostra biblioteca comunale, dove abbiamo potuto leggerlo gratis. E con gran soddisfazione. Sì, con grande soddisfazione, avete capito bene, ma non siamo soddisfatti tanto perché il libro è buono, quanto perché è brutto e non l'abbiamo dovuto pagare.
Siamo così contenti di non averlo dovuto pagare, di non aver seguito il consiglio della simpatica diabetologa!
Lo sappiamo che è un libro per bambini e che essendo rivolto a loro potrebbe risultare un po'... assurdo per degli adulti. Ma cercheremo comunque di recensirlo come se fossimo ancora dei bimbi. Eravamo dei bimbi estremamente esigenti ed antipatici, comunque, perciò non prendetevela a male: Nina può ancora essere la vostra eroina, anche se noi non le avremmo neppure rivolto la parola.
E con questa premessa, cominciamo con una nuova recensione spinosa.
 

1. La trama: La protagonista è Nina, una bambina di dieci anni piccina e secca secca ("dall'aspetto fragile" recita il libro) nonché saputella abbestia e semi-mary-sue ("dalla mente acuta" recita il libro, ma fidatevi, è una saputella) che non va a scuola ma viene istruita a casa e fa gli esami da esterna, visto che è ricca come Paperon de Paperoni e ha tutto quello che una bimba possa desiderare.
Sul palmo della mano destra ha una voglia rossa (una "voglia di fragola" dice lei) a forma di stella a cinque punte.
La simpatica piccina vive con le sue due zie a Madrid. Oh, poffarbacco, è orfana la poverina, come tutti i protagonisti del mondo? No, ma è come se lo fosse: i suoi genitori hanno un incarico importante che li porta all'estero di continuo.
E che che lavoro faranno mai questi due genitori, per essere giustificati dell'aver praticamente abbandonato la loro figliola? Quale misterioso incarico da spie con licenza di uccidere? Sono forse degli spacciatori colombiani? Sono bodyguards del presidente degli Stati Uniti d'America? Sono entrambi astronauti in missione su un pianeta extra-solare?
No.

"[..] I suoi genitori avevano avuto un incarico molto importante al Ferk, il Centro ricerche di Mosca noto in tutto il mondo per gli studi sulla vita extraterrestre. Vera e Giacomo erano due scienziati molto quotati ed apprezzati e quel lavoro lo avevano ottenuto dopo anni di sacrifici"

Ah. I genitori cercano di... contattare gli alieni. A Mosca. E quindi hanno lasciato la loro bambina in Spagna? Non potevano portarla con loro a Mosca?


"E il Ferk non era certo un luogo dove fare rimanere i bambini 24 ore su 24"
 

Oh. Ok. Quindi ci volete dire che questi due poveri cristi, Vera e Giacomo, lavorano ventiquattr'ore su ventiquattro, non vanno mai a casa, non hanno un posto dove alloggiare, ma stanno continuamente con l'occhio appoggiato ad un cannocchiale a scrutare il cielo alla ricerca di omini grigi? Bello. Poco credibile, ma... bello. Sembra sempre di più che questi qui abbiano smollato la propria figliola alle zie perché non la volevano tra i piedi, dandosi alla pazza gioia a Mosca, fra litri di alcool e dubbi accordi con spacciatori russi.
Ma torniamo alla nostra Nina!
Nina vive con le sue due zie (o prozie? Non è ancora chiarissimo) Andora e Carmen, nonché con due animali: un alano ("[...] di tanto in tanto accarezzava il suo amico fidato Adone, un alano nero di 85 chili che dormiva accanto a lei") e un gattino di nome Platone.
Quindi, ricapitolando, Nina ha i soldi che le escono dalle orecchie, i genitori che le lasciano fare quello che vuole perché sono a Mosca, non va a scuola e possiede sia un gatto che un cane enorme. Non sappiamo voi, ma questo è quello che da bambini avremmo reputato essere il paradiso.
Nina, però, non è una bambina come tutte le altre: ha ereditato dal nonno materno Misha poteri magici e capacità alchemiche, quindi a casa non studia solo matematica, geografia, italiano e scienze come noi poveri sfigati, ma anche alchimia e magia, così, come se fossero cose normali.
Ok, vogliamo diventare Nina sempre di più.
Un bel giorno, Nina riceve dal suo amato nonno Misha una lettera in cui le chiede di raggiungerlo urgentemente e in gran segreto a Villa Espasia, a Venezia. Figo figata.
Nina si prepara tutta per andare a stare dal suo nonno/maestro, ma la voglia a forma di stella sulla sua mano diventa enorme e nera, gli animali iniziano a fare scasso, il gatto gnaula disperato, il cane cerca di buttare giù la porta a zampate... Nina sembra in preda ad un trip andato malissimo e vede un uomo brutto nello specchio del bagno.

"[...]Si guardò allo specchio e vide, come immerso in una nuvola di fumo giallo, il volto di un uomo bruttissimo, calvo, con gli occhi piccoli grigi, un pizzetto nero sul mento e i denti gialli".

Poi la calma. Per un po'.
A poche ore dalla partenza avviene una disgrazia: il vecchio Misha schioppa.
Chissà perché ce lo aspettavamo dopo il trambusto di segni nefastissimi.
Arrivata a Venezia per i funerali del nonno, un notaio fa praticamente leggere a Nina (e agli spettatori) il testamento del vecchio.
La bambina ricca e viziata scopre così di aver ereditato Villa Espasia e il suo laboratorio alchemico. Così, perché non possedeva abbastanza roba.
Ma scopre anche una cosa non proprio bella: che dietro la morte di nonno Misha c'è il conte Karkon Ca' d'Oro, un alchimista e mago malvagio che vuole conquistare un certo Xorax, la Sesta Luna. Sesta luna di... cosa? Non c'è dato di saperlo.
Però il nonno faceva da mentore anche a quattro ragazzini veneziani: Cesco, uno spilungone occhialuto che ovviamente è qui per fare la parte dell'eroe, Fiore, che i suoi stessi amici (oh, che gentili!) chiamano svampita e che è un'appassionata d'arte, Roxy, una specie di bodybuilder nana detta la Maciste del gruppo ("Ehm, scusami... ma non so controllare molto la mia forza. Come vedi, i miei muscoli sono ben sviluppati") ed infine Dodo, colui che amiamo e rispettiamo, la rappresentazione di tutti noi, un ragazzino intelligente ma timido che non vuole, giustamente, morire e che per questo viene chiamato "codardo" dai suoi (oh, che gentili!) amici e bullizzato impietosamente, anche se *spoiler* a un certo punto verrà pure mangiato da un leone, dimostrando che aveva ragione lui, ma tanto continueranno tutti allegramente a canzonarlo come se essere mangiati dai leoni capiti tutti i giorni *fine spoiler*.
Questi magnifici quattro dell'apocalisse,hanno il compito ingrato, in cui ricaveranno ferite, botte, sanguinamenti e dolori sia fisici che mentali, di aiutare Nina nella sua missione. Eh sì, perché c'è una missione... fermare Karkon Ca' d'Oro, ovviamente!
Perché da sempre i Maghi Buoni come il nonno di Nina aiutano gli abitanti di Xorax a respingere il Male e, per farlo, possiedono uno scettro magico bruttissimo, con in cima un gufo d'oro obeso e dagli occhi rosa la cui specie risponde al nome di "gughi", e che tutti chiamano con l'altisonante nome di Taldom Lux (lo scettro ovviamente, non il gufo gughi).
Così iniziano le avventure di Nina, che dovrà scoprire piano piano i segreti del misterioso laboratorio del nonno, proteggere il Taldom Lux e la sesta luna, preparare magiche pozioni, bere sostanze palesemente velenose spacciandole per benefiche al fine di spingere i giovani lettori ad avvelenarsi, viaggiare nel tempo e nello spazio, combattere contro androidi e bullizzare Dodo, il più timido dei bambini che vorrebbe tanto non morire, ma che costringono comunque a fare cose folli contro la sua volontà. Tutto questo con una prosa praticamente logorroica (non abbiamo mai definito un libro così prima d'ora, ma siamo stati costretti) in cui succede tutto e il contrario di tutto in tipo tre pagine, con descrizioni appena abbozzate e un'azione serrata da film d'azione americano e scene horror di sublime, ineguagliabile inadeguatezza.
Riuscirà la bambina della Sesta Luna a fermare il potente e malvagio Karkon Ca' d'Oro? Lo scoprirete solo leggendo.
Leggendo questo e i SEI LIBRI SUCCESSIVI e noi non ne abbiamo le forze. Fatelo voi e fatecelo sapere.


2. La copertina
Questa è la copertina del libro che abbiamo preso nella nostra amata biblioteca comunale. Letteralmente, la abbiamo scannerizzata:

Ma che diavolo ha la faccia di quel gatto? E quello sotto è tutto collo?

Che cosa abbiamo da dire? Questa è un'insta-classic. Magica quanto basta, con una buona composizione, un sapiente uso dei colori. Lo stile con cui sono disegnati gli umani non è fra i nostri preferiti, ma non c'è nulla di cui lamentarsi: è una bella copertina.
Vorremmo visitare quel laboratorio. Vorremmo toccare il libro d'oro con il gughi abietto sulla copertina. Vorremmo leggere tutte le etichette di tutti i barattoli.
L'unica cosa che... ok... un po' fa paura è quel gatto. È brutto, si può dire? È brutto. Proprio brutto.

Ed ecco il retro della copertina, con un piccolo estratto dalla narrazione (che comunque è uno dei pezzi più bellini, fin qui eravamo intrigati, eh):




Ma il tempo passa, i libri vengono ristampati, nascono nuove edizioni... nascono nuove copertine.
Ed ecco alcune copertine moderne:



1. Questa è chiaramente la versione "prendiamo la copertina originale, ma appiccichiamola, più piccola, sulla copertina nuova".
Wow, che classe. Che innovazione. Che differenza! Che poi, ridiamo e scherziamo, ma non è mica brutta come copertina, eh. Quasi quasi rivaleggia con l'originale (considerando pure che l'originale è presente anche qui...).

Nina, la bambina col gatto inutile



2. Una copertina più minimale, ma con qualcosa di magico, in cui Nina regge il Taldom Lux (lo scettro col gughi) e il piccolo gatto Platone, che qui è messo mooolto meglio di com'era nella copertina originale. Almeno non fa paura. Copertina carina, ma niente di superlativo.




Karkon è verde, Platone è rosso, scappa Nina a più non posso!

3. Questa graziosa copertina racchiude in sé tutti gli elementi più importanti del primo libro (anche se non ricordavamo certo che Karkon fosse verde, ma vabbè) e, sebbene dia un feeling meno "magico", si tratta di un'illustrazione assolutamente adorabile. È quasi un peccato non aver visto questa dal vivo, bella grande, ma di avere solo questa minuscola immaginina.

Scusate le immagini piccolissime, ma su internet non abbiamo trovato altro...
Però una cosa ci incuriosisce: perché su tutte le copertine c'è il gatto (che non serve assolutamente a nulla nella trama), ma su nessuna il cane? Suvvia, un alano di ottantacinque chili avrebbe fatto la sua porca figura! Anzi, petizione per levare pure Nina dalla copertina e tenere solo il cane.

3. Cosa ci è piaciuto:
Che fosse un libro illustrato. Molte illustrazioni sono anche graziose, eh! Tutte in bianco e nero (o sarebbe meglio dire in scala di grigi) purtroppo, ma con un tipo di nostalgico, infantile tratto di matita che ben si accorda a una storia magica per bambini.
Ci è piaciuta molto anche la rappresentazione di un cane di taglia grande come giocherellone e dolce, invece che extra-protettivo, animalesco o aggressivo come al solito, e l'amicizia fra quest'ultimo e un dolce micino, che però occupa solo poche pagine. Poche righe, a dire il vero.
E poi... sì, ci sono piaciute anche le scene horror. "Come le scene horror?" Chiederete voi, un po' in preda al panico "Ci sono scene horror in un libro per bambini di otto anni?".
Sì, ci sono, e sono sublimemente fuori posto. Ad esempio, citiamo la scena che più ci ha sorpresi (non la più horror, magari, ma abbastanza sorprendente): *attenzione spoiler* una delle zie di Nina è stata sostituita da un androide con le sue fattezze, che da anni ormai spia la famiglia della bambina per conto di Karkon. All'inizio tutti credono che la zia sia morta (c'è un sacco di morte in questo libro, sappiatelo), ma poi scoprono che in realtà il suo corpo è ancora vivo, ma viene tenuto prigioniero. Nina e i suoi amici la trovano e cercano di liberarla, ma la zia non da alcun segno di vita... trovano però sul suo cuoio capelluto una cicatrice a forma di K (la K di Karkon, che quel cretino mette dappertutto, pure sui vestiti suoi e dei propri seguaci) e comprendono che alla zia è stato asportato chirurgicamente il cervello.
La zia è interconnessa all'androide, che ora è stato spento, e ragiona praticamente con il cervello dell'androide. Insomma, più o meno hanno estratto il cervello alla zia e lo hanno infilato in un robot, e se il robot muore, anche lei schioppa. Diteci se non è horror questo! Ma di quello bello però, non quello fatto a caso *Fine spoiler*.
Le scene spaventose di questo libro sarebbero state molto meno sprecate in un libro per ragazzini un pochino più grandi, comunque (diciamo 13-14 anni).
Un'altra cosa formidabile del romanzo sono i nomi degli artefatti e dei luoghi. "Pandemon Mortalis", il nome della spada di Karkon Ca' d'Oro, è semplicemente fighissimo, così come quello del "Taldom Lux". Il laboratorio del nonno, piazzato sotto un lago, si chiama "Acqueo Profundis". Ahh, i brividi! I nomi degli artefatti sono semplicemente fantastici.


4. Cosa non ci è piaciuto:

Da dove iniziare? Non vogliamo che questa recensione sia troppo lunga, quindi dovremo mantenerci brevi su questo punto e... non sarà facile. Non sarà affatto facile. Dovremo lasciare fuori qualcosa, perché di punti opinabili ce ne sono pure troppi...
Ad esempio le inesattezze scientifiche ci mandano in pappa il cervello. Questo dovrebbe essere un libro su scienza, magia e alchimia! Speravamo di imparare qualcosa di nuovo, non di disimparare roba.
Cominciamo dalla pagina uno, capitolo primo.
Sulla testiera del letto di Nina c'è una frase, scritta su un pannello di compensato, che dice:

"Noi, piccoli esseri dai cervelli grigi,
abbiamo tanto da imparare.
Noi, brevi vite senza una meta,
dobbiamo guardare il cielo e pensare."

Ehh... cominciamo male. Perché se lo scopo è quello di spingere i bambini a diventare edotti, non potete aprire il romanzo con un'inesattezza grossa come una capra obesa. I cervelli degli esseri umani (come pure di tutti i mammiferi) sono rosa, non grigi: il nostro encefalo diventa grigio solo quando muore.

Quindi cos'è questo, un auto-insulto? "Noi piccoli esseri dai cervelli morti"?
Proseguiamo...
Molto spesso, Nina e i suoi amici fanno delle pozioni che servono per tante cose diverse e le bevono. Peccato che siano fatte con roba palesemente velenosa! Ma che diamine... e se i bambini lettori li imitassero?
Ricordiamo, l'età consigliata per questo libro è di otto anni! Otto anni! A otto anni un bambino può ancora bersi la candeggina perché ha un bel profumo, figuriamoci se non si mette in bocca qualunque veleno perché crede che gli possa dare dei superpoteri!

Ecco alcune cose che vengono "consigliate" da questo libro, alcune imitabili (sebbene con conseguenze catastrofiche) e altre... un po' meno:

1. Lavarsi con 8 litri d'argento liquido e acqua salis (per purificare e dar luce bianca alla pelle). Considerano che il punto di fusione dell'argento è a 961,78 °C, se uno vuole morire è proprio consigliato.

2. Bere l'antimonio. Dal taccuino di nonno Misha "Disintossica da ogni veleno e dà la conoscenza perfetta [...] una dose è di 3 gocce". Da Wikipedia: "L'antimonio e molti dei suoi composti sono considerati tossici. Clinicamente l'avvelenamento da antimonio è molto simile a quello da arsenico. A piccole dosi provoca mal di testa e vertigini, a dosi più alte provoca attacchi di vomito violenti e frequenti e porta alla morte nell'arco di pochi giorni." B-bello. M-molto disintossicante, vediamo.

3. Bere potassio puro. Dal taccuino di nonno Misha "Fa parlare nel sonno e dà allucinazioni e premonizioni. 31 gocce sono sufficienti per ottenere l'effetto". Vi diciamo una cosa simpatica: l'intossicazione da potassio è chiamata iperkalemia e la gravità di questa condizione è molto alta. L'iperkalemia, se non trattata e ingravescente, può portare fino alla morte. A onor del vero, una sola assunzione massiccia non può uccidervi, ma 'sti bambini alchimisti mi danno l'idea (specie Nina) di essere capaci di farlo un giorno sì e uno no e rimanerci secchi...

4. Bere cinabro. A parte che il cinabro non si può bere, perché è solido, ma vabbé... il libro recita:


"Cinabro è il risultato della mescolanza
di mercurio metallico
o argento vivo con lo zolfo.
Bollire ed evaporare con due ore.
Bevendo otto sorsi di tale intruglio
i corpi si sollevano da terra". 

No, bevendo otto sorsi di tale intruglio i corpi SCHIOPPANO MALE.

È vero che il cinabro, chimicamente, è un'unione di zolfo e mercurio (come mai c'hanno azzeccato? Wow), ma è anche vero che il mercurio è tossico e lo zolfo, quando si unisce all'idrogeno o sta bruciando, puzza. E puzza tanto. La tossicità del mercurio è nota sin dall'antichità: i Romani erano infatti a conoscenza dei sintomi nervosi dell'esposizione all'elemento. I romani sì, ma evidentemente Moony Witcher, la scrittrice di questo libro, no. Oppure sta cercando di ammazzare i bambini?

5. Bere il rame. Quindici gocce, per l'esattezza, al fine di ottenere "forza vitale". Vabbé che il rame non è letale né particolarmente velenoso, ma... come si fa a berlo? Lo si dovrebbe squagliare, visto che in natura si ritrova solo allo stato solido, ma il suo punto di fusione è a 1084,4 °C. Non sappiamo voi, ma noi quindici gocce di metallo liquido a questa temperatura non ce le butteremmo in gola.

Ma vabbé, lasciamo stare un attimo le imprecisioni scientifiche. Andiamo a una cosa più interessante in un libro per bambini, ovvero gli animali fantastici.
Gli animali (e le piante) fantastici sono bruttissimi. Un incubo travestito da... incubo, visto che neanche le illustrazioni hanno intenzione di mascherare il loro aspetto.
Si tratta probabilmente dei character design più pigri, randomici e mal assortiti che abbiamo mai visto e come se non bastasse, al contrario di come avviene per gli artefatti, hanno nomi di cui probabilmente, pur non esistendo, si vergognano.
A parte il gughi (il GUGHI! È un uccello leggendario fortissimo e si chiama GUGHI!), un ciccione monopode (sì, ha un piede solo) troppo chiaramente ispirato ad un gufo, potete scegliere fra i seguenti orrori:

A. L'ondula, una farfalla arancione con la faccia da persona. CON LA FACCIA DA PERSONA. E no, non intendiamo che ha un faccino vagamente antropomorfo, tipo con gli occhietti, il nasino e la boccuccia, come l'ape Maia, no, viene proprio descritta come "farfalla dal volto umano". Umano. È molto specifico: ha una faccia da persona umana. Terrificante.

B. Il quaskio, un pesce minuscolo, dal nome sfigato e che manco sa nuotare, goffo in acqua quanto sulla terra, che però depone uova contenenti pietre preziose. Come si riproduce se nelle sue uova ci sono le pietre preziose e non i suoi figli? Non ci è dato di saperlo.


C. Il tintinno, un animale a forma di campana (oddio, è vuoto dentro? Speriamo di no, speriamo che la forma sia solo quella esterna) alto un metro e che quando cammina tintinna. Eh, giusto. Il tintinno tintinna.

D. Lo sbacchio. LO SBACCHIO. Questo essere satanico, per metà pokémon e per l'altra metà demonio, è un batuffolo bianco con orecchie e bocca gialle, che non sa camminare, ma salta soltanto su due zampe a molla e sputa bolle. Non sapendo camminare, i ragazzini lo devono portare in braccio dappertutto, ma non fatevi ingannare dalla dicitura "batuffolo", perché il mostro è alto tipo un metro e peserà probabilmente trenta chili oltre ad essere fastidioso, inutile e bruttissimo. Ah, e ha le labbra molto carnose. E il sangue giallo. E i ragazzini lo portano volontariamente dalla Sesta Luna alla terra, anche se porta più guai che altro ed è buono solo a farsi mangiare dai topi e morire.

Le piante neanche ve le raccontiamo. Vi diciamo solo i nomi, non abbiamo la forza per raccontarvele. Siete pronti? Fustaffa. Skiffio. No... non ce la facciamo.

Passiamo ad un altro punto. Sapete cos'altro non c'è piaciuto? La separazione netta fra male e bene, così netta che appiattisce completamente i personaggi e nasconde la realtà della narrazione. Avete presente, no, i cattivi portano tuniche nere e dicono "ah, siamo malvagi, amiamo le cose sporche e cattive" e i buoni dicono cose tipo "che bello, sì, l'amicizia, la libertà, i bambini di tutto il mondo"?
Ecco, questo libro è tutto così. E i cattivi sono tutti identici fra loro. Cambia un po' l'aspetto fisico, ma dentro sono tutti uguali.
Il problema è che, visto che Nina viene fatta passare per buona, buonissima, cavaliera santa dell'universo, i bambini potrebbero non vedere nei suoi comportamenti della negatività, anche laddove essa esiste. Un caso che salta immediatamente all'occhio è il modo in cui lei insulta il povero Dodo, il ragazzino timido del gruppo, costringendolo a fare anche quello di cui lui ha (giustamente, aggiungeremmo) paura. Nina non è una bambina buona. I suoi amici, in un modo o nell'altro, sono costretti a seguirla e supportarla, e quando dubitano di lei, perché lei racconta di cose assurde, la narrazione vorrebbe spingere il lettore a pensare che sia sbagliato dubitare dei propri amici anche quando dicono cose impossibili.
Noi invece diciamo che la fiducia va meritata e che non basta essere una bambina con una stella sul palmo della mano per avere in mano anche la verità.
E qui arriviamo all'ultimo punto che tratteremo nella sezione "cosa non c'è piaciuto", perché questa recensione sta diventando decisamente lunga. L'amicizia. L'amicizia in questo libro non sembra genuina, non c'è mai un vero momento in cui questi bambini si apprezzano e apprezzano la reciproca compagnia.
Nina conosce i quattro bambini, nel capitolo 3 del libro.
Nel capitolo 4, il giorno dopo, prepara una pozione per scoprire se le sono leali. IL GIORNO DOPO.
 

Dal libro:
"Infine agitò la bottiglia prima verso sinistra, per sette volte, poi a destra, per altre sette, pronunciando la formula magica: «Il mentitore cadrà se non dirà la verità. L'amicizia è salda e cara, se non si sputa la bevanda amara».
Soddisfatta esclamò: «Ora li metterò alla prova. Dovranno bere due sorsi ciascuno e se davvero mi saranno amici, non succederà loro nulla. Al contrario, cadranno a terra svenuti»
[...] «Ma cos'è? Sangue?» chiese timorosa Fiore.
«No, non è sangue. È una pozione. Se volete essere miei amici dovete bere, altrimenti io non mi fiderò di voi. Non sputatela. Dovete proprio ingoiarla [...]»"


A noi questa Nina non sembra una bambina buona. Ci sembra una maniaca del controllo manipolativa, che non lascia spazio a sani dubbi, visto che quei poveracci dei suoi compagni la conoscono, ricordiamo, da un giorno. Non basta essere carini per essere belli e, francamente, Karkon Ca d'Oro sembra più affezionato ai suoi bambini-robot di quanto Nina lo sia ai suoi amichetti.

Decisamente non è un buon messaggio in un libro per bambini.

Voto complessivo: 50 su 100. Se 100 Punti sono un buon libro, cinquanta sono a malapena un libro... ma che ci volete fare, siamo stati generosi perché ci piacciono i libri illustrati

A chi lo consigliamo: a un bambino/a di sette o al massimo otto anni a cui piacciono le cose fighe, la magia, le battaglie e le "sparatorie" fantasy. Lo stile è semplicissimo, proprio lineare lineare, e quando si hanno otto anni, a volte, si amano i romanzi in cui succedono 234244234 al minuto e non ci sono descrizioni. Ah, la fantasia sfrenata dei bambini, che colma le lacune immense dei libri brutti!

Dove potete trovare il libro: un po' dappertutto, comprese le vecchie biblioteche. Su Amazon lo trovate di sicuro, ma perché comprarlo (perché proprio questo libro, di tutti i libri del mondo?) quando potete leggere a scrocco? Evviva le biblioteche comunali! Recatevi alla più vicina e dateci dentro;

Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!


P.S. Suggeriteci libri da recensire che vi piacciono! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).

sabato 6 aprile 2019

Il Giardino Segreto - Frances Hodgson Burnett

Ed eccoci tornati a fare recensioni!
Dopo aver affrontato il romanzo epistolare di una nostra vecchia conoscenza, oggi ci avventureremo nella recensione di un libro che ci è stato consigliato proprio da uno di voi, cari lettori! Un libro con forti temi di crescita personale, spiritualismo e natura, che probabilmente non avremmo letto se non ci fosse stato consigliato, a cui siamo però davvero felici di aver dato un'opportunità.
Stiamo parlando de “Il Giardino Segreto” di Frances Hodgson Burnett, suggeritoci dalla nostra lettrice -Ayumu- . Grazie del consiglio, cara! Avete visto che li leggiamo davvero i libri che ci consigliate?
Ma invece di stare qui a rassettarci le spine è giunto il momento di recensire: cominciamo!

1. La trama: Mary è una simpatica ragazzina di dieci anni di colore giallo, brutta e malvagia.
Nasce in India dagli abbienti signori Lennox, due inglesi svampiti che hanno pensato bene di avere una pupetta in una zona zeppa di agenti patogeni di varia natura e poi scordarsi che esiste. Ma che bella idea!
È dunque la servitù indiana ad occuparsi di tutti i bisogni della bimba, che crescendo senza l'amore dei suoi, servita e riverita, acquisisce il carattere affabile di un mogwai rimpinzato dopo mezzanotte. Insomma, un maledetto gremlin. La bambina non fa niente tutto il giorno e per ricompensare l'amore della sua tata indiana, la sua ayah, Mary la prende a pizze in faccia; nei momenti di tempo libero, quando non sta riflettendo su quanto schifa tutti dal profondo del suo cuoricino, escogita tra sé e sé come rendere più infamanti i propri insulti.
La sua vita cambia, radicalmente, quando mamma e papà ci lasciano le penne in un'epidemia di colera e la piccola viene accolta nell'enorme villa nella brughiera dallo zio londinese, altro abbiente, tale Archibald Craven. Per non farci mancare niente questo zio è gobbo, triste ed asociale.
Mary si fa subito riconoscere facendosi internamente mandare a quel paese dalla governante, Mrs Medlock, e prendendo in antipatia la cameriera che si occupa di ripulirle la stanza, Martha Sowerby.
La domestica, infatti, ha messo Mary di fronte ad una scoperta scioccante: i servitori non sono oggetti semoventi che le fanno solo “salaam” come dei Pokémon e le mettono i vestiti mentre lei sta rigida e dritta come una pupattola di legno. Sono umani! Hanno i pensieri! Dicono le cose! E si arrabbiano un poco se gli dici che sono “maiali, maiali, figli di maiali”. In particolare, Martha parla (e si arrabbia) con Mary e le dice davvero un sacco di cose, per il sommo sconcerto della gialla marmocchia.
Mentre si abitua alla sua nuova vita nella brughiera e inizia a diventare una bambina vera, imparando a giocare, usare il dialetto dello Yorkshire (male), mettersi i vestiti e mangiare come si deve, la piccola Mary comincia a cambiare sia dentro che fuori, per poi trovarsi faccia a faccia con segreti che, nelle intenzioni di molti, avrebbero dovuto rimanere sepolti.
Esisterà davvero Dickon Sowerby, il fratellino di Martha che riesce a farsi seguire sempre da un codazzo di bestie varie come un grande incantatore? A chi appartiene il pianto che la piccola sente per i corridoi e di cui tutti negano l'esistenza (che, mezzo spoilerino, comunque viene da un personaggio messo pure peggio di lei)? E dove si trova il giardino segreto, chiuso a chiave insieme alle cento stanze del castello di Mr. Craven dalla morte della signora Craven in un tragico incidente?

2. La copertina:
Questo rischia di diventare un paragrafo lunghissimo, perché dal 1911 ad oggi ne sono passati di annetti, come di edizioni e di conseguenza copertine. Ne esistono a dozzine dalle più evocative alle più becere, minimali e ricche, illustrate e fotografate, ad olio e in digitale e chi più ne ha più ne metta. Non si può dire quindi, in assoluto, se la copertina è bella o si adatta al contenuto perché il giudizio varia proprio da caso a caso.
Per questa ragione ci limiteremo a citare solo alcune di queste copertine, accuratamente scelte tra le tantissime a disposizione.

1. Newton Compton
 
Ciaooo... la vuoi un'erbetta? Ma ricorda, è segreta, shhh!

Il motivo per cui parliamo di questa copertina è solo che è quella della versione in cui lo abbiamo letto noi. La Newton Compton come al solito diventa pratica e accantona le illustrazioni, proponendoci una foto in cui una bambina assolutamente adorabile, a cui hanno messo in testa fiori, foglie e pelucchi vari, si affaccia da un labirinto con la faccia maliziosa di una piccola spacciatrice che esce dall'angolo per proporti la roba buona.
Ha sicuramente un giardino molto speciale, meglio tenerlo segreto.

2. L'originale
"Madonna quanta edera, ma un po' di diserbante?"
Copertina della prima edizione, questa ci è davvero garbata. L'illustrazione è ricca e fiabesca, inquadrata dalla cornice con accenti dorati, costruisce l'atmosfera giusta. La bambina, né troppo bella né troppo brutta, ma concentrata, rappresenta molto bene come ci si può immaginare la piccola protagonista.
Tocco di classe, hanno messo il passerotto appollaiato sul ramo vicino, che è un personaggio ricorrente e importante per la trama. Bravi, bel lavoro!

3. Una che ci è piaciuta molto
Ritratti di bambini attaccati a un cancello, hurrà!
Mentre scorrevamo sul web alla ricerca di materiale per condire la recensione, questa copertina ci ha colpito: non potevamo quindi non parlarne. È difficile stabilire con esattezza cos'è che esercita tanto fascino, forse tutti i piccoli dettagli che riempiono la pagina, forse la presenza di quel cancello di ferro, l'atmosfera in generale.
Ci sarebbe stata anche meglio senza le facce dei due bambini in mezzo che rompono l'armonia, ma è un'opinione personale (come tutto il resto di questa recensione, d'altronde).

4. Una che... ci è piaciuta di meno, diciamo
L'edizione di Marco Derva arriva in lista di prepotenza, impossibile da non ammirare. In questo universo alternativo, Mary decide che per sfuggire ai suoi problemi scappare col circo è troppo poco, quindi diventa il circo. Una volta che si è tinta le bionde chiome di rosso, la Lennox raccatta il suo amico Mario, un rapper dello Yorkshire di inizio '900 che arrossisce solo dove ha le lentiggini, ed entra nel giardino mica tanto segreto da una porta alta da un lato e bassa dall'altro, con l'uso di una chiave di ferro, che se le cade sul piede può dirgli addio e rubare la carrozzina al signorino Colin.
L'impostazione della copertina è, diciamo, un po' magra rispetto a quelle delle colleghe, ma si differenzia anche il fatto che è una lettura per le scuole. Tanto gli studenti pagano di più e hanno sempre le peggio cose.

5. Due menzioni ad honorem per concludere
Ne parliamo veloce veloce, così passiamo al prossimo punto.
La prima menzione ad honorem va all'amatissima casa editrice Joybook, che si fa subito riconoscere.
Un segretissimo cancello bianco indicato da un viale curato.

Ed ecco che il giardino, giustamente molto segreto, è annunciato da un'arcata con cancello bianco bello spalancato fotografato chissà dove. Molto segreto. Sapevamo di poterci fidare di te, Joybook! (Per favore, andatevi a guardare la copertina di Frankenstein della stessa collana, o ammirate il pipistrello gigante stampigliato sul castello nella cover di Dracula).
La seconda menzione ad honorem va all'edizione Giunti, per la collana “I MIEI primi classici”, una collana di libri per bambini molto possessivi.
Spiamo il pettirosso dal ciuffo, con aria preoccupata!

Lo stile di quest'illustrazione lo abbiamo trovato semplicemente adorabile, con le linee tonde per delineare Mary e il pettirosso, la composizione del tutto e il colore pieno, quindi, citazione anche per lei. Interessante la scritta “adattamento a misura di bambino”, come se l'originale fosse stato uno spin-off di Gomorra e non letteratura per l'infanzia. Cosa avranno mai adattato? Forse è un adattamento esclusivamente per bambini molto possessivi che leggono I LORO primi classici?
Se avete trovato delle copertine che vi stanno a cuore/vi piacciono/volete assolutamente condividere perché sono orribili, vi invitiamo a farlo, vogliamo sentirvi!

3. Cosa ci è piaciuto:
Lo sviluppo dei personaggi è soddisfacente. Tu vedi quegli elfi domestici di bimbi passare da cosetti secchi secchi e fragili dai colori improbabili a bambini a forma di bambino: fanno esercizi per rafforzarsi, corrono col vento corroborante della brughiera, imparano cose nuove, fanno giardinaggio e diventano sani e forti. Mettono su muscoletti e ciccia per ricoprire quegli ossicini, i capelli diventano da spot Pantene, ritrovano un po' di colore sulle guance, ritrovano le guance. Ci si sente in salute solo a leggere di loro! Un bel processo Zero to hero, e attraverso cose che sono alla portata di tutti.
È anche un libro in grado di trattare temi potenzialmente pesanti senza rattristare il lettore, così come personaggi potenzialmente odiosi si fanno seguire nelle loro avventure con gran piacere.
Il modo in cui viene inserito il concetto di Magia è allo stesso tempo fanciullesco ed attuale, giocando sui bordi del sovrannaturale senza mai addentrarcisi davvero, dando l'impressione di poter uscire di casa e trovare tutta la Magia di cui si parla nel libro. Che poi è vero, ed è una cosa che sicuramente ci è piaciuta.

4. Cosa non ci è piaciuto:
Il finale ci è sembrato che venisse lasciato un po' mozzo. Arrivati ad una certa scena trionfale il libro ti lascia semplicemente lì. I misteri principali sono comunque stati tutti risolti, questo è vero, ma una volta che hai visto i personaggi crescere anche un accenno sul fatto che in futuro staranno tutti bene (SPOILER: specie il signorino Colin, per cui è sottinteso, ma non specificato e non scontato nel suo caso FINE SPOILER) sarebbe stato gradito. Comunque niente di irreparabile, una conclusione gradevole, praticamente trionfale!

Voto complessivo: 79 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello!

A chi lo consigliamo: una delle qualità di questo libro è che, anche se succedono tante cose, non è una lettura impegnativa: è un libro corto, con un registro linguistico leggero, perciò è ottimo sia per coloro che sono fuori allenamento, o almeno non sono lettori forti, sia per coloro che si stanno affacciando ora al magico mondo della lettura. Detto questo, è una bella lettura anche per i più esperienti, specie se non stanno cercando mattoni (sia fisici che psicologici) alla “Il quinto giorno” di Schätzing (che peraltro è un libro che abbiamo adorato).
Se volete uno stile molto ricco e fiorito, questo libro non fa per voi: nonostante sia eloquente, è un libro pensato per essere chiaro e comprensibile anche ai più piccini.

Dove potete trovare il libro: praticamente ovunque. È un libro che esiste da molto tempo e di successo, la cui scrittrice non è più tra noi, quindi è possibile trovarlo nelle librerie fisiche ed online, nelle biblioteche, ovunque. Ogni tanto anche sotto i sedili dei treni o sulle spiagge.

Per i pigroni inguaribili o coloro che hanno particolarmente amato questo racconto, è possibile anche trovarne diverse trasposizioni cinematografiche ed addirittura un'anime giapponese, “Mary e il giardino dei misteri”, la cui sigla è cantata dall'intramontabile Cristina d'Avena. Ce n'è per tutti i gusti! Ma non rimanete troppo a leggere e guardare film, andate anche fuori a giocare all'aria aperta o vi verranno i capelli a code di topo, su!

Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S. Suggeriteci libri da recensire che vi piacciono! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).

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