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domenica 19 luglio 2026

Il Team Flare in... piante. Prima pianta: Celosia.

Ci sono tanti tipi di collezionisti di piante nel mondo... chi sceglie le proprie collezioni per tipo di variegatura, chi per genere di pianta, chi va matto solo per gli aroidi, chi ha la casa e il giardino pieni di piante carnivore (okay, quelli siamo un po' anche noi...), chi attacca zattere di orchidee epifite alle pareti e... e poi... e poi ci siamo noi, che stiamo cercando di avere tutte le piante i cui nomi sono stati dati ai personaggi del Team Flare, il team antagonista in Pokémon XY.

Cominciamo con una bellissima Celosia argentea, rigorosamente a fiori viola per ricordare l'omonima scienziata del Team Flare.

 

È interessante, la confezione dice che è una pianta per interni, ma da quello che ne sappiamo noi questa pianta ama il sole intenso, e stiamo avendo dei buoni risultati a coltivarla all'aperto (anche se questo significa che dobbiamo annaffiarla abbondantemente tutti i giorni, riempiendo bene il sottovaso, perché il caldo boia che c'è qui la asciuga troppo in fretta).

La Celosia argentata è conosciuta anche come spinacio di Lagos (sì, si mangia!) ed è un piatto tradizionale nei paesi dell'Africa centrale e occidentale, nonché è una delle principali verdure a foglia verde in Nigeria, dove è conosciuta come "soko yokoto", che significa "rende i mariti grassi e felici"... perciò, sì, abbiamo pensato che non sia esattamente una pianta da interni, ecco.

Comunque, tornando alla parte sul Team Flare... è uno dei fiori meglio azzeccati per il team. Il nome del genere, Celosia, deriva dalla parola greca antica κήλεος (kḗleos), che significa "bruciare", e si riferisce alla forma delle infiorescenze che somiglia, appunto, ad una fiamma.

La celosia è stata scelta come fiore ufficiale del Sinulog Festival, la più grande festa delle Filippine che si tiene in onore del Santo Niño ogni terza domenica di gennaio. La ragione di questa scelta risiede nel fatto che i colori dei fiori utilizzati, prevalentemente rosso e giallo, ricordano i colori del mantello, della corona e degli altri paramenti di Gesù Bambino.

E in che modo Gesù è connesso al Team Flare (e in particolar modo a Lysandre, ma in generale al Team Flare) è una cosa che prima o poi dobbiamo esplorare meglio... ma è lì, sullo sfondo, a raccontare una storia di antichi nobili, di intrighi, di truffe e molto altro ancora.

E quindi niente, siamo felici di possedere questa pianta! Purtroppo è un'annuale, perciò alla fine della stagione, quando i fiori si trasformeranno in capsule piene di minuscoli semini, dovremo raccoglierli e poi seminare la pianta, se desideriamo avere molte altre celosie l'anno prossimo! Ma hey, magari ne avremo abbastanza da poterle raccogliere come verdure e mangiarle, quindi non ci lamentiamo ;)

Vi teniamo aggiornati sulla collezione (e sulla nostra "jungle on a budget").

E voi, avete piante del Team Flare? 

venerdì 17 luglio 2026

Il nostro viaggio verso la giungla domestica - 1. La preparazione

Non sarebbe la cosa più bella del mondo, vivere in una giungla... dentro ad una casa?

La bellezza strutturale della vegetazione, il fresco (che con questo caldo cocente serve proprio...) prodotto dalle foglie, la luce verdeggiante che passa attraverso le fronde, la bellezza multicolore di fiori meravigliosi, i dettagli nascosti di piccole piante rare... 

Okay, suona davvero, davvero, meraviglioso, ma... si può creare una giungla domestica anche con un budget limitato? 

Questo è quello che vogliamo scoprire!

Perciò stiamo iniziando a documentare (anche se, ci perdonerete, forse non con troppo scrupolo, visto che ci dimentichiamo di fotogafare un sacco di cose) il nostro nuovo viaggio verso la casa dei sogni. 

Sotto il fronte acquatico, non ce la stiamo cavando male: le piante vegetano con vigore, visto il solleone estivo, e visto che le acquatiche in realtà ce la fanno a crescere anche con pochissima luce, questa esplosione di calore e raggi UV le sta stimolando all'inverosimile, con il risultato che dobbiamo tirare bracciate di Ceratophyllum fuori dalle vasche quasi tutti i giorni. 

Che poi, il ceratofillo è anche un po' un mostro fra i vegetali, quindi non è paragonabile agli altri... ma stanno crescendo bene un po' tutti. Per ora, specialmente, la Rotala rotundifolia, che per un po' di tempo non ha fatto niente (facendoci credere che fosse una di quelle piante un po' snobbettine, considerato pure che è una di quelle che "arrossano"), ma ora si è messa a crescere tutta all'improvviso ed è bella, bella bella!

Persino le... alghe stanno prosperando! Ma non le alghe unicellulari (quelle che rendono l'acqua verde, anche se un poco poco le abbiamo, ma solo nelle vasche all'esterno), bensì quelle decorative: i marimo e una specie molto simile, ma a fibra più lunga, che crea un suggestivo effetto "giungla" (ed è pure facile da potare se va dove non vogliamo che vada!).

Anche i nostri Tanycthis albonubes, gli adorati pesciolini della montagna della nuvola bianca, si sono finalmente riprodotti! E per fortuna non c'è nessuno che mangia i piccoli qui, i nostri guppy sono curiosamente super-tolleranti degli avannotti, quindi dovrebbero stare relativamente tranquilli. 

Ma non stiamo cercando di lavorare solo sul verde in acqua! Quello ormai lo abbiamo conquistato (anche se ovviamente c'è sempre tempo e modo per migliorare), ed è tempo di tentare con una piccola giungla domestica!

Ovviamente è Estate, quindi è tempo di... basilico! Ma anche di coleus (che è un parente del basilico, lo sapevi?) e di tanto altro ancora! Stiamo rinvasando un po' di succulente, visto che certe hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli, e non finisce certo qui!

Questa è una Dieffenbachia seguine, nella cultivar "Camille". Beh, in realtà sono tre, molto piccoline. E molto, molto malconce.

Bruciate dal sole, con le foglie secche e sottili che sembrano quasi carta bagnata, il terreno asciuttissimo che sembra un'unica compressa compatta. Come è diventata così? Beh, qualcuno se l'è probabilmente dimenticata al sole senza annaffiarla. 

E quel qualcuno non siamo noi, perché l'abbiamo comprata così. Esatto: comprata. Dobbiamo creare una giungla con un budget ristrettissimo, ricordate? E così quando abbiamo visto questa piantina moribonda nel Brico vicino a casa, offerta al modico prezzo di solo un euro (una miseria per una, anzi, per diverse dieffenbachie), a causa delle sue condizioni pietose, non abbiamo resistito e l'abbiamo presa.

Pensiamo di poter fare il miracolo, di trasformare questi tre piccolissimi ammassi di foglie flosce e vizze in spettacolari adulti. Erano lì sullo scaffale da troppo tempo... nessuno le avrebbe prese, ed erano sull'orlo del baratro, con un piede (anzi, una radice, anzi quasi tutte) nella fossa. 

Andranno benissimo per la nostra casa-giungla a basso budget.

 


 

Questa pianta l'abbiamo comprata circa quattro giorni fa e... ooohh... iniziano già a cambiare le cose, non vi pare? A noi sembra che sia già fuori pericolo: leggermente bruttina, ma a questo punto sopravviverà di sicuro. Che sollievo!
 


È bastata lasciarla tutta la notte con il vaso "a mollo" in un sottovaso pieno d'acqua, poi riportarla dentro e metterla in un posto molto luminoso, in mezzo alle sue altre compagne di giungla, che mantengono l'umidità intorno a lei. Ovviamente abbiamo anche tagliato via le foglie troppo rovinate, che si stavano ulteriormente accartocciando e ingiallendo, perciò come vedete è molto più leggera nel fogliame. Ma contiamo che in una settimana o due si possa rinfoltire senza problemi, considerato che come potete vedere sta già mettendo delle foglie nuove, con dei bei germoglioni!

Vi teniamo aggiornati ;)

mercoledì 27 febbraio 2019

Tiraturi

(Did you get lost, wanderer? If you're looking for this page in English, you can find it HERE!)


Tiraturi
(Antaianthus Pugnax)


 
Il tiraturi comune è una pianta perenne, caratterizzata da una grande infiorescenza a capolino che la rende immediatamente riconoscibile.
Sebbene sia una pianta che cresce nelle zone endocontinentali di Mimmum, ed abbia dunque ricevuto una classificazione tassonomica diversa da quella terrestre, per moltissimi versi può essere accomunata ad una pianta della famiglia delle Asteracee.
 
Il tiraturi è rinomato per la sua capacità di individuare con precisione le creature che gli si muovono intorno e, soprattutto, di usare tutto ciò che ha intorno come proiettile da lanciargli contro; comincia a reagire a circa tre metri di distanza, ma la gittata effettiva è di un misero metro, e solo a distanza ravvicinata un singolo lancio del tiraturi può essere seriamente pericoloso, grazie ad una serie di accorgimenti fisiologici della pianta adibiti proprio allo scopo. 
Questo suo comportamento è detto ectropismo, dalle parole greche εχθρός (echthrós) “nemico” e τρέπομαι (trépomai) "mi volgo".
Per questo motivo il tiraturi è anche conosciuto comunemente, al di fuori dell'ambito sacro, anche come "erba vandala" o "fiore violento".

Aspettative di vita media
Il tiraturi è una pianta perenne, che può arrivare in genere
ai sei anni di età.

Etimologia
Il nome scientifico terrestre del tiraturi usa sia il greco che il latino nel tentativo di arrangiare alla lingua terrestre la classificazione tassonomica in voga su Mimmum.
Antaianthus è l'unione delle due parole greche antaios (ανταίος), il cui significato è “opposto, ostile” e antheia (άνθεια), “fiore”. Pugnax, dal latino, vuol dire “pugnace, combattivo”.

Descrizione
Il tiraturi è una pianta erbacea ad alto fusto. È un'emicriptofita (cioè una pianta alla cui base si formano delle gemme che sopravvivono alle stagioni più rigide svernando al livello del terreno, protette dalla lettiera o dalla neve, mentre il resto dell'organismo appassisce).
Presenta un asse fiorale eretto ed il fusto, dritto ed ascendente, arriva al metro e mezzo d'altezza e dall'uno agli otto centimetri di diametro. 
 
Mentre il fusto ha una superficie liscia e lucida, le foglie sono coperte da una sottile peluria cosparsa di una sostanza oleosa ed appiccicosa che gli consente di afferrare gli oggetti che usa come proiettili. 
Una volta che la foglia aderisce al proiettile improvvisato (un sasso ad esempio, o un bastoncino, o foglie da un'altra pianta) si attiva una risposta tigmonastica della pianta allo stimolo e quella gli si curva automaticamente attorno per garantire una presa più salda. Infine, il tiraturi scaglia l'oggetto contro “l'avversario” percepito; accade spesso che parte della peluria sulla pagina fogliare rimanga attaccata al proiettile, perciò dall'osservazione di queste piante si può capire se la zona è popolata da animali di una certa dimensione. Infatti i tiraturi non reagiscono alla presenza di animali troppo piccoli, come rane o lucertoline, ma iniziano a trovare bersagli plausibili quelli grandi come un grosso coniglio o un dodo.
 
Il modo in cui percepisce le creature intorno a sé è ancora oggetto di studio. Una delle spiegazioni è che il fenomeno sia possibile grazie alla disposizione particolare delle radici: esse vengono divise in primarie e secondarie e sembrano svolgere ruoli diversi. 
Le radici primarie sono fittonanti e si sviluppano in profondità, occupandosi principalmente di mantenere riserve e trovare il nutrimento necessario alla sopravvivenza della pianta. Se vengono danneggiate la pianta può soffrirne gravemente, specie se in fase di sviluppo.
Le radici secondarie sono invece più sottili e creano una fitta rete che si estende in ogni direzione sotterranea a partire dalla pianta, spostandosi principalmente vicino alla superficie e circondando sassi, zolle di terra e addirittura radici di altre piante; le radici secondarie hanno probabilmente il compito di tenere la pianta ancorata ancora più saldamente al suolo e “mappare” la zona circostante per scoprire la presenza ed il peso di potenziali nemici saggiando la pressione esercitata da questi sul terreno in cui si sono infiltrate, oltre ad essere a loro volta in grado di fornire un po' di nutrimento. Se le radici secondarie vengono danneggiate, la pianta non sembra risentirne affatto ed è in grado di ricrearle in fretta.
 
Le foglie del tiraturi, simmetriche e di un bel verde bottiglia intenso, sono grandi e spesse, a disposizione alterna nella parte bassa del fusto e a disposizione opposta nel resto della pianta. La forma è lanceolata-ovale, allungata, con apice acuminato e margini regolari, attraversate da un solo nervo che sostiene la foglia. Sono lunghe dai dodici ai diciassette centimetri.
A venire impiegate per raccogliere gli oggetti sono unicamente le foglie sulla parte inferiore del fusto, dato che le foglie sulla parte alta tendono ad essere più sottili e coperte da peluria più rada.
 
Infiorescenza e frutti
Il tiraturi prepara l'infiorescenza immediatamente alla fine della stagione fredda, con precisione matematica, tanto che in passato era utilizzato dagli abitanti dell'endocontinente come punto di riferimento stagionale. Il capolino sfiorisce nel periodo delle pioggie del primo autunno.
L'infiorescenza non è un fiore unico, ma un capolino costituito da una serie di minuscoli fiori di colore giallo intenso. All'interno del capolino è custodita una superficie liscia, su cui sono posti due minuti organi di senso che funzionano come occhi estremamente rudimentali, costituiti da una membrana delicata capace di stabilire con precisione la luminosità ambientale.
Dapprima si credeva che questi occhietti, che hanno l'aspetto di due macchiette scure al centro del capolino, servissero a far sì che la pianta potesse determinare il clima, ma la teoria è stata scartata in favore di quella per cui il loro scopo è di determinare l'avvicinamento di creature volanti che potrebbero volersi cibare dei semi ancora acerbi ed allontanarli (preferibilmente a sassate). È un meccanismo molto preciso, in quanto gli animali volanti non possono essere avvertiti dalle radici secondarie e questi “occhietti” si sono evoluti praticamente al solo scopo di ovviare a questa mancanza, scopo a cui adempiono finché i semi non sono del tutto maturi. 
 
Un tiraturi non sviluppa mai più di un capolino per pianta.
La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un asse floreale carnoso sorregge un involucro composto da più brattee (delle foglie modificate). Le brattee dell'involucro sono spesse e vellutate, di un colore giallo canarino estremamente appariscente. Dato che gli “occhietti” del tiraturi sono molto delicati, durante i temporali o in presenza di agenti esterni pericolosi le brattee centrali si piegano per coprirli.
Quando i piccoli fiori nel disco del capolino maturano, diventando dei frutticini arancioni a punta di freccia compressi ai lati, circondati da una pula (una specie di guscio). La superficie del guscio è vellutata. I semi hanno colori e dimensioni diverse, ed in generale quelli più corti contengono più olio. I colori vanno dal giallo paglierino fino all'antracite. Il frutto è grande dai sei ai tredici millimetri.


Riproduzione
La riproduzione del tiraturi avviene principalmente attraverso la fecondazione per impollinazione entomogama (tramite gli insetti) e poi disseminazione dei semi caduti a terra ad opera di piccoli animali (gli animali più grandi non ne hanno la possibilità, per ovvi motivi).

Distribuzione e habitat
Nonostante sia una pianta sufficientemente rara, può crescere in tutto l'areale interno di Mimmum, prediligendo le zone rocciose.

Variabilità
Il tiraturi è una pianta ben poco variabile. Possono essere talvolta riscontrate piccole differenze cromatiche, ma in generale è una pianta che non presenta grandi variazioni.

Nel piatto
Il tiraturi non è una pianta molto versatile in cucina, tuttavia l'olio prodotto dai suoi semi – attraverso un processo lungo e molto complesso – è utilizzato per rituali che si pensava potessero ristabilire la salute della pelle. Si pensava questo perché è effettivamente vero; inoltre, se usato come condimento, dà un sapore delizioso e vagamente pungente alle pietanze.
Quest'olio è generalmente di colore arancio-ambrato, e particolarmente amato come condimento dei piatti speziati, mentre è considerato disgustoso se usato nelle pietanze dolci.

Nella cultura popolare
Il tiraturi è una pianta sacra al culto della Sterei, dato che il suo capolino dai colori vividi ricorda la figura del sole. Questa pianta è tanto sacra che è considerato un affronto sradicarne dal terreno una già cresciuta, tuttavia non è impossibile crescerne una a casa. Bisogna però aspettare che la pianta faccia i semi, ed evitare i numerosi oggetti contundenti che questa tira addosso a chi gli si avvicina.
Il tiraturi è una pianta difficile da coltivare, perché se non si controlla la crescita delle radici secondarie in modo da non calpestarle per sbaglio, essa cerca di assassinare il suo coltivatore. Per il resto si adatta bene a molti tipi di terreno e se ben coltivata può sfiorare i due metri di altezza. È una pianta eliofila e adattabile.
Si tende a non disegnarlo nelle nature morte, in quanto da un'impressione di vigore a chi lo ha almeno visto una volta dal vivo.

Specie simili

  • Antaianthus perennis, il fiore ostile comune. Non presenta un ectropismo spiccato come quello del tiraturi. Rabbrividisce se viene toccato.
  • Antaianthus liberalis, o tiraturi generoso. Somiglia molto al tiraturi, quasi da poter essere confuso con quest'ultimo da un occhio inesperto. Al contrario del tiraturi, l'ectropismo del tiraturi generoso si dimostra solo nel momento in cui i suoi frutti sono maturi. In quel caso si scrolla e usa le sue stesse foglie per spargere i propri frutti in giro, nella speranza che l'animale in avvicinamento riesca a portare ancora più lontano i suoi semi. È una specie molto rara, perché di solito gli animali li mangiano invece, anche se sono di sapore più sgradevole rispetto a quelli del tiraturi.
  • Helianthus pauciflorus, un tipo di girasole selvatico dalle foglie lanceolate.
  • Helianthus annuus, il girasole comune. Anche se i Mimmi negano, i terrestri ci vedono una certa somiglianza, tanto da valere il nomignolo ironico al tiraturi di “girasole matto”.
Curiosità
  • Se bruciate, le sue foglie possono avere un leggero effetto psicotropo.
  • Sembra che il loro corpo sia in grado di una rudimentale forma di apprendimento, in quanto la medesima pianta risponde allo stesso stimolo in modi diversi a seconda dell'età. Ad esempio, dopo almeno un anno di convivenza, i tiraturi potrebbero riconoscere i passi dei loro coltivatori e smettere di cercare di assalirli.
  • I tiraturi sono in grado di sollevare oggetti fino al peso di quattro chili.
  • Gli animali più grandi sono considerati un pericolo dai tiraturi, ma gli animali un po' più piccoli vanno bene come proiettili.

🌵🎨Tutti i disegni in questa pagina (e molto probabilmente anche in tutte le altre pagine, se non diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Potete vedere altri loro lavori e/o supportarle (e supportare così anche tutti i Cactus di Fuoco ;)) sulla loro pagina Patreon. Diventate patroni delle arti!🌵🎨

mercoledì 20 febbraio 2019

Muschio nottetempo

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Muschio Nottetempo
(Bryum horanoctis)

Il muschio nottetempo è solo una delle sessantamila specie di muschi magici che ricoprono la superficie del pianeta Furioh (il pianeta conosciuto che ospita il maggior numero di briofite, ovvero piante prive di tessuto vascolare, nell'universo).
Si tratta di un muschio dall'odore gradevole che forma grappoli di piante bassissime (un centimetro) di colore verde-blu intenso e piccole capsule sospese su sottilissimi fusticini di colore viola in cui vengono prodotte e, a maturazione, emesse spore oppure immagazzinata energia.
La mancanza di un sistema di conduzione del nutrimento impedisce lo sviluppo in altezza, perciò il nottetempo mantiene dimensioni piuttosto ridotte e con crescita generalmente orizzontale, ma questo non gli impedisce di svilupparsi su estensioni di terreno enormi.
Il muschio nottetempo mostra sia riproduzione sessuale sia moltiplicazione vegetativa.
La principale particolarità di questa pianta sta nella sua capacità di ricoprire chilometri di superficie, crescendo durante la notte su rocce, legno e terreno, uccidendo per soffocamento gli altri muschi: il nottetempo sarebbe l'unica specie di briofita presente sul pianeta se non fosse anche il cibo preferito di un gran numero di animali, fra cui il vorace tarloratto romolano, che lo ridimensionano adeguatamente.

La magia
Il muschio nottetempo è capace di raccogliere l'energia dell'astro diurno attraverso la fotosintesi e trasformarla in energia magica di tipo oscuro che convoglia all'interno di alcune delle sue capsule addette all'immagazzinamento della magia, ma virtualmente impossibili da distinguere a occhio da quelle che contengono le spore.
Durante la notte, la pianta utilizza l'energia che ha conservato nelle ore diurne per crescere rapidamente e soffocare gli altri muschi.
Un mago che abbia bisogno di una piccola riserva di energia oscura potrà facilmente attingere da queste piante durante il giorno, prima che inizino a trasformarla per dare il via alla loro spettacolare e velocissima crescita notturna; tuttavia è tradizione che dopo aver usato il muschio nottetempo si debba regalargli qualcosa in cambio, come un po' d'acqua, di saliva o addirittura (se le si è sfruttate massicciamente) un paio di gocce del proprio sangue, allo scopo di “ristabilire l'equilibrio”.

Nella cultura popolare
Il muschio nottetempo è comunemente utilizzato dalle popolazioni di Furioh come complemento d'arredo per le case non sotterranee (e munite di finestre da cui possa penetrare la luce solare) dove si utilizza per ricoprire intere pareti, insonorizzare le camere e profumare gli ambienti grazie alla sua delicata fragranza conosciuta con il nome di “azzurronotte”.
Gli abitanti delle case sotterranee, che non hanno la possibilità di coltivare questo muschio, spesso comprano (o producono, raccogliendo il nottetempo selvatico durante i mesi più freddi e distillandone gli oli essenziali) l'azzurronotte e lo spruzzano negli ambienti domestici: tradizionalmente si crede che quest'essenza possa donare serenità e stabilità mentale.
Oltre che come essenza pura, l'azzurronotte viene talvolta usato in profumeria per dar corpo alle composizioni, o come incenso mescolato alla linfa cristallizzata dell'albero di kolra.
Gli abitanti del sud credono che il muschio nottetempo cresca più rapidamente dove qualcuno sia morto serenamente, mentre al nord è più diffusa la credenza per cui sia invece mettere una “pezza” (una semplice zolla) di nottetempo sulla fronte di un malato terminale a permettergli di andarsene senza soffrire e senza rimpianti: in ogni caso questa pianta è associata alla morte in termini positivi, oltre che a lunghi sonni rigeneranti.
Qualcuno, addirittura, mangia il muschio nottetempo come se fosse insalata! Sebbene questa pianta abbia un sapore molto intenso, persino acre, possiede proprietà rilassanti, sedative, toniche e antistress. Sembra anche che il suo strano sapore a qualcuno piaccia...

giovedì 15 marzo 2018

Giglio flottante di Horn

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Giglio flottante horniano

(Liliumfluitantis horniense)

Il Liliumfluitantis horniense, detto anche giglio flottante horniano o giglio corridore, è una pianta del genere Liliumfluitantis, nella famiglia delle liliacee. È originario della zona centrale di Horn Blu Island, ma si è successivamente diffuso in tutta l'isola.
Forma bulbi al livello del suolo, da cui crescono steli eretti ricoperti di foglie oblunghe e spatolate, alti dai cinquanta centimetri al metro e mezzo, che successivamente seccano in estate. La fioritura è primaverile e i fiori intensamente profumati sono di colore giallo zafferano, dalla tipica forma di giglio, ma con i petali che si allargano sulle punte formando delle forme circolari che sembrano atte a catturare il vento.
I frutti sono capsule triloculari piene di un gran numero di semi che maturano in genere nel periodo di Agosto-Settembre.


La magia della fluttuazione


Durante il periodo della fioritura, il giglio flottante si stacca da terra, lasciando nel terreno una certa quantità di piccoli bulbilli, e fluttua lontano portato dal vento, di modo che non ci sia un sovraffolamento di bulbi nello stesso pezzo di terreno. In questo modo la pianta si diffonde rapidamente e cresce sana.
La magia della fluttuazione si smorza e poi si spegne definitivamente man mano che le foglie seccano, in estate, e il bulbo atterra da qualche parte dove metterà radici e ricomincerà il suo ciclo vitale, producendo poi in inverno nuove foglie e nuovi bulbilli, per fluttuare infine nuovamente durante la fioritura e spostarsi di nuovo.
È sconosciuta l'origine di questo fenomeno, non si sa se si tratti di un tipo di magia spontaneo o dell'esperimento ben riuscito di un mago esperto, ma la magia della fluttuazione è di tipo autoperpetrante e tutte le piante nate dalla divisione dei bulbi o dei semi di altri gigli flottanti saranno a loro volta capaci di staccarsi da terra.
Se una parte della pianta (come ad esempio petali o foglie) viene staccata durante il periodo della fluttuazione, essa non sarà in grado di fluttuare autonomamente.

Nell'arte e nell'araldica


Spesso il giglio flottante viene dipinto insieme alle dame che sono divenute dragonieri, come simbolo della loro libertà acquisita “staccandosi da terra” grazie alle ali del loro drago.
In araldica rappresenta una fazione, una città o una famiglia che non sono vincolati a nessuno, ma liberi come i gigli flottanti possono decidere in qualunque momento di supportare qualunque ideologia desiderino: si tratta di una figura “capricciosa” ed è in un certo senso pericoloso esporla sul proprio scudo.


Nella cultura popolare

Questi splendidi gigli magici, ovviamente, hanno stuzzicato da sempre il popolo che ha inventato una serie di superstizioni e persino di giochi che li riguardano.
Si dice che se un giglio flottante entra attraverso la finestra aperta di una casa, in quella casa presto arriverà una nuova persona che porterà felicità ed è visto come segno di particolare buon auspicio dalle coppie che cercano di avere dei figli, le quali in primavera lasciano tutte le finestre aperte nella speranza che queste piante entrino. 

Quando un folto gruppo di questi gigli volanti arriva nei pressi di un villaggio, i bambini li tirano a terra delicatamente con l'aiuto di lunghe canne e poi li sistemano tutti allineati in una bassa fila fluttuante; ogni bambino sceglie un giglio e si posiziona dietro di esso, poi inizia a camminare e soffiare più rapidamente possibile dietro di esso per farlo spostare in avanti. Il giglio che per primo arriva oltre il traguardo prestabilito (che può essere una staccionata, oppure un solco nel terreno o ancora semplicemente un albero da sorpassare) viene chiamato “Re dei bimbi” e appeso con un cordino al centro del villaggio dove rimarrà come un palloncino fino a che non perderà le sue stagionali proprietà magiche, per poi essere piantato in un'aiuola.
Un altro gioco, più comune e senza particolari pretese, è il “testasotto” in cui i bimbi (o a volte anche gli adulti) cercano di girare un giglio flottante a testa in giù e farlo rimanere in questa posizione, senza più toccarlo, per dieci secondi. 

 

Tutti i disegni in questa pagina (e molto probabilmente anche in tutte le altre pagine, se non diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Potete vedere altri loro lavori e/o supportarle (e supportare così anche tutti i Cactus di Fuoco ;)) sulla loro pagina Patreon. Diventate patroni delle arti!

giovedì 4 giugno 2015

Tutto è bene quel che finisce bene: la gattina ha trovato una mamma


Ieri sera siamo andati a dormire tardi, stanotte mi sono alzata per mettere una bottiglia d'acqua calda alla gattina, che ora si chiama Sati, diminutivo di Satana perchè, si sa, i gatti sono animali del demonio. Ovviamente parliamo di un demonio che sa far le cose per bene e che ha sfornato animali capaci di incredibile tenerezza come di arguto ingegno, quindi è un complimento alla micia oltre che il nome che mio padre, il mio splendido padre, ha trovato per lei. A proposito! Il mio splendido padre quasi non ha dormito questa notte per darle da mangiare ogni due ore, ma stamattina la gattina stava bene, ha fatto pipì e popò e sta diventando sempre più forte, ora è capace di arrampicarsi su una mano fino all'avambraccio. Insomma, tutto procede per il meglio.

E sapete cosa è ancora ancora meglio? Che per Sati abbiamo trovato una mamma. Non una mamma nel senso di “persona che la adotta” (perchè abbiamo deciso che la terremo noi) ma una mamma nel senso una mamma gatta che ha avuto i micini cinque giorni fa e proveremo a portare la nostra micia da lei per vedere se può adottarla e svezzarla, dopodichè la riprenderemo.

La mamma gatta in questione si trova a casa di una signora a Gioia Tauro che ci ha gentilmente contattati dicendo che si poteva provare l'esperimento, quindi oggi pomeriggio, alle quattro e mezza, andremo ad incontrare questa donna e la sua gatta. Speriamo bene che funzioni e la mamma micia accetti la nostra piccola! Anche perchè così mio padre non dovrà svegliarsi ogni due ore la notte.

Comunque... stanotte sarà la notte di Hannibal. Esatto. Si. Il quattro giugno, la prima puntata della terza stagione di NBC Hannibal. Gran cosa. Non avrò il gatto a tenermi sveglia, ma su twitter mi piacerebbe andarci lo stesso per supportare il Nielsen Ranking (ovvero twittare con l'hastag “Hannibal” durante la trasmissione della puntata, per dare un'impressione di grande visione et condivisione). La mia pianta grassa, la mia echinopsis multiplex, ha nel frattempo sfoggiato una delle più belle fioriture degli ultimi anni e io sono tutta fiera.



[Più tardi]

Dobbiamo festeggiare! Solo festeggiare! Siamo andati da questa signora gentilissima che aveva una micetta bianca con gli occhi azzurri troppo bella la quale aveva con se tre suoi cuccioli di colore rossiccio. A parte la micetta, la signora in questione aveva anche due tartarughe acquatiche, una tartaruga di terra, degli uccellini canori (mi pare canarini) e un cocker maschio. Casa troppo bella, bambine troppo belle, micini troppo belli.

Ma ritorniamo all'operazione “salvataggio micina”.

Ci avviciniamo alla gattina Bianca (manto bianco, con strisce arancio chiarissimo e occhioni azzurri favolosi), che era dietro il televisore in una morbida cuccetta con i suoi piccoli paffuti e bellissimi (ho un debole per i mici rossi e quasi una punta d'invidia perchè la nostra è molto più bianca che rossa, ma vabbè). Mio padre ha proposto di mettere tutti insieme i gattini della gatta nella scatola dei corn flakes gigante che abbiamo usato per trasportare la nostra micina neonata per fargli condividere l'odore dei suoi nuovi fratellini adottivi, poi, dopo che si sono “mescolati” ben bene, tutti i micini sono stati messi insieme alla mamma e... miracolo della natura! La mamma ha iniziato subito a pulire e vezzeggiare il suo nuovo piccolo adottivo, che dopo un po' ha preso a succhiare il latte, sicuramente più sostanzioso di quello che noi potevamo offrirgli, donandogli anche la sua preziosa copertura di anticorpi. E niente più sveglia la notte ogni due ore per dare da mangiare al micino!

Quando la micetta sarà più grandicella si vedrà il da farsi... le opzioni prospettate, per ora, sono tre: la più probabile, e numero uno, è che la piccola ritornerà a vivere da noi, la seconda è che rimanga da loro (se la vogliono, ma mia madre ormai vuole un gatto a tutti i costi...) e la terza, la più improbabile (ma chissà, si può sempre sperare...) è uno scambio: che loro ci diano un gattino rosso in cambio della bianchetta, perchè ho un debole per i mici di colore rosso. Ma capisco benissimo che quelli sono figli dei loro gatti di casa (a proposito, sono una coppia bellissima!) e sarebbe davvero arrogante volere uno scambio, perciò non lo proporrò.

Ora sono quasi certa che, comunque, abbiamo salvato una vita, quella di un gattino che ho trovato assolutamente per caso, che, non voluto, rischiava di morire e che ora ha trovato sicurissima sistemazione e tanto amore a vita!






Come mi sveglio nell'orario giusto per guardarmi Ennibol?

Vabbè. Buona notte, caro diario. Buona notte.

sabato 23 maggio 2015

Non dimenticare la Promessa


Ieri sera abbiamo ascoltato, subito dopo che avevo finito di scrivere la pagina di diario, le vecchie, bellissime canzoni di Balto 2, il Mistero del Lupo. Oh, i film di animazione di quel tipo sono qualcosa che si può apprezzare molto, molto meglio quando si è più grandi, da bambini ci piacciono, si, ma non ne vediamo la potenza fino in fondo. I lupi ci affascinano, non è vero? È difficile rimanere indifferenti, è come se fossero una proiezione della parte selvaggia di noi stessi, un po' perchè siamo co-evoluti con i cani (e la versione selvaggia del cane è il lupo) e un po' perchè... beh, è difficile capire il perchè. O anche no, ma è una cosa complicata. Lo sguardo del lupo cattiva, le sue movenze suscitano ammirazione, la sua voce è un canto splendido e terribile.

I vecchi cartoni sui lupi li catturano sicuramente molto meglio di quelli moderni: di recente ne ho visto uno, non ricordo bene come si chiamasse, credo Alpha e Omega, che era certamente carino ed intrattenitivo, ma che non aveva la potenza narrativa e le atmosfere di vecchi film come Balto e Balto 2. Ricordate la bellissima “scena del lupo” in Balto, dove compariva sua madre e si sentiva la voce di Boris (l'oca russa) che diceva “Un cane non può fare da solo questo viaggio... ma, forse, un lupo si”.

Balto si trascinava allora nella neve, il nevischio che gli vorticava intorno, e incontrava sua madre, la grande lupa bianca che ha persino ispirato un personaggio nelle mie storie (la Grande Lupa Bianca appunto, lo spirito guida del clan americano di licantropi di Raptor), una creatura nobile, possente, più alta del grigio mezzolupo di quasi tutta la testa. E ululavano insieme.

Era una delle sequenza più belle e struggenti dei cartoni animati di quel tempo e sfumava perfettamente in una scenetta comica quando i cani da slitta pensavano che la voce di Balto che ululava fosse quella di un lupo.

Ecco, chi ricorda questa scena, a questo punto non potrà che avere la pelle d'oca. Io un po' ce l'ho.

Così ci siamo messe a cercare la vera storia di Balto e abbiamo scoperto che era un cagnolino pacioccoso e bruno-rossiccio, niente a che vedere con il quasi emaciato lupo del cartone animato, e che aveva per giunta un padrone.

Stamattina invece, mattinata rilassante giù all'orto, come avevo anticipato ieri: ho separato la mia pianta carnivora di sarracenia var. farhami in tre piantine più piccole e dovreste vedere quanto son carine nei loro vasetti separati! Danno proprio l'idea di avere più spazio per svilupparsi.

Fra l'altro, essendo state il mio regalo di compleanno dell'anno scorso e rinvasate solo ora, era quasi un anno intero che si trovavano nello stesso contenitore e questo aveva causato una grooossa crescita in un vaso così piccino.

Appena finito di trapiantare mi sono data ad una lunga e laboriosa attività, che però mi piace un sacco: il diserbo a mano, in pratica sfilare le erbacce da in mezzo alle erbe aromatiche e le bulbose (ho delle piante di fresia splendide, davvero fuori taglia), stando accucciati e scegliendo con cura. Ma non qualche erbaccia, parlo proprio di un tappeto di infestanti perchè anche qui, purtroppo, era tanto che non curavo il mio spazio delle aromatiche. Oh, e ho dimenticato di dirlo che lo faccio a mano nuda... no, non uso mai i guanti da giardinaggio, anche perchè ne avevo un paio, mai usati, che sono andati persi o forse buttati da Testa di Cocco.

A proposito di aromatiche, abbiamo messo a dimora anche l'artemisia, in un posto d'onore in mezzo all'orto. E poi abbiamo migliorato i sostegni dei pomodori insieme a papà, messo a terra un altro paio di piante di topinambur e mangiato tante belle fave fresche. Ho trapiantato una piantina grassa piuttosto derelitta che avevo a casa, e che ora ho lasciato in campagna.

Papà mi ha fatto vedere il palo d'acciaio che si è procurato da piantare a terra per quando terremo il cane alla catena (So che lo pensate, ma no, non è una crudeltà tenere il cane alla catena più di quanto lo sia tenerlo in un recinto, tanto saremo con lui quasi sempre e lui starà alla catena solo quando noi non ci siamo).

A casa ho iniziato a scrivere la pagina di diario. Mi sento calma, rilassata. Dovrei lavorare, ma non so se ho il tempo per farlo, magari oggi pomeriggio? Fra poco, se si libera il piano di sopra, vado a fare un po' di salutare yoga, così, se lo faccio al mattino, ho tutto il pomeriggio libero. Più tardi continuerò il diario.

[Più tardi]

Ho visto un cortometraggio, caro diario, che si chiama “La promessa”. L'ho trovato sul sito della Almo Nature e... wow.

Ho pianto, giuro. Non una commozione semplice semplice, proprio un pianto. La bellezza di quel cortometraggio è infinita e mi ha fatto sentire bene, come respirare aria pura, come osservare una distesa infinita: è una celebrazione della vita, oltre che quella d un rapporto antichissimo che ha cambiato noi e loro, umani e cani. La mia felicità, questa mattina, è enorme, perchè quel che mi basta è questo: stare fisicamente bene, il mio orto, magari qualcosa che colpisca le mie emozioni. Se c'è questo, c'è tutto.

E prometto a me stessa una cosa. Rispetterò sempre, sempre, la promessa.




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