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giovedì 20 marzo 2025

Caro Diario - Cose impossibili che però succedono, tartaruga edition

A volte, quando devono giudicare un romanzo, i recensori dichiarano che qualcosa è "sbagliato" perché irrealistico. "Quante possibilità ci sono che a questo personaggio capiti questa cosa?" Dicono, indicando quelle che sembrano incredibili coincidenze.

E poi, se guardate bene queste cose, quasi sempre sono perfettamente plausibili. Nomi che sembrano fatti apposta per un personaggio? Che c'è, non avete mai visto un proprietario di pompe funebri di nome Benedetto Riposo? Vi sembra che certi nomi siano soltanto strani, che nessuno chiama suo figlio così nella realtà? Peggio per voi, noi sappiamo in prima persona dell'esistenza di Veneranda Trota (non ironicamente uno dei nomi più belli esistenti) e Stornello Giorlando (uno di quei nomi in cui è naturale chiedersi quale sia il nome e quale il cognome. Ma poi, che nome fichissimo è, Stornello?! Altro che cringe, fatevi crescere una spina dorsale e innamoratevi delle diversità della vostra cultura).

"Ma no" diranno alcuni "Non parliamo solo dei nomi da Winx o da My Little Pony, parliamo di quei fatti che sembrano forzati, avvenimenti scritti solo per mandare avanti la trama! Cose che non succederebbero mai nella realtà!".

Ecco, era qui che volevamo arrivare. Adesso vi raccontiamo una cosa che sembra assolutamente fatta solo per mandare avanti "la trama", anche se non c'è nessun libro e stiamo solo parlando della nostra vita. Queste cose succedono, e succedono pure spesso, ma quella che è successa stamattina è così carina e assurda che volevamo raccontarvela (e ci è parso interessante incorniciarla in un contesto letterario perché, 'nsomma, noi parliamo di libri, è la nostra cosa).

Tutto è cominciato perché lavoriamo troppo: a furia di scrivere, abbiamo perso di vista l'orario, e quando abbiamo ri-guardato l'orologio era già passata l'una. E noi iniziavamo ad avere fame. Così abbiamo deciso, di comune accordo, di andare assieme a prendere qualcosa di pronto al gigantesco Conad (beh, solo uno dei Conad, di questi supermercati la nostra zona ne è piena) della nostra città.

Ovviamente non avendo la macchina ci andiamo a piedi, insieme al cane, e ci prendiamo dei pezzi di schiacciata tutta coperta di sesami, con dentro prosciutto e provola, che questa mattina era pure piacevolmente più imbottita del solito, con tre strati extra di morbido e succoso prosciutto.

"Mangiamola per strada" ci diciamo, uscendo dal Conad, e così facciamo. Per fare durare più a lungo quel bel momento idilliaco, in cui mangiamo schiacciata col prosciutto, beviamo Monster all'anguria e ci godiamo lo splendido paesaggio rurale (perché sì, il Conad è circondato da uno splendido paesaggio rurale), decidiamo di fare "il giro lungo", ovvero di non percorrere la stessa strada da cui siamo venuti, ma di prenderne un'altra che ci permetta di gustarci non solo il cibo, ma anche il clima mite della mattinata.

È proprio primavera, non c'è che dire: si possono vedere le rondini che attraversano il cielo come cutter su un foglio, tagliandolo ad alta velocità, nei pratini selvaggi davanti alle villette sbocciano fiori di crisantemi gialli, i delicati fiorellini blu della borragine, quelli gialli (che in realtà non ci hanno abbandonati per tutto l'inverno) dell'Oxalis pes-caprae, che noi chiamiamo sempre proprio così, con il nome scientifico, perché è troppo bello e perché non ci ricordiamo mai come dovrebbe essere chiamata in realtà (Wikipedia ci dice "acetosella gialla", cercandola adesso).

Un po' mangiamo, un po' diamo la crosta della schiacciata al cane. Parliamo di cose meravigliose, di libri in particolare, come Almost Blue di Carlo Lucarelli e il celebre Cent'anni di Solitudine di Gabriel García Márquez (a proposito, preparatevi, perché prestissimo posteremo una recensione!), quando all'improvviso il cane inizia ad annusare qualcosa che si trova dietro ad una recinzione.

L'ultima volta che ha guardato qualcosa così, aveva trovato un gattino (che ora vive con noi), quindi ovviamente abbiamo guardato: era una tartaruga.

E non una tartaruga qualunque, ma una che non vedevamo da almeno un decennio: una Emys orbicularis, la testuggine palustre europea.

Non abbiamo fatto foto, perché non avevamo con noi né la macchina fotografica, né uno smartphone. Peggio per voi, che avete sempre dietro quegli aggeggi infernali con internet dentro, e guardate le notizie catastrofiche ma non vedete le tartarughe, ecco.

Una foto di una Emys Orbicularis. Volevamo farvene vedere una, perciò l'abbiamo presa da Wikipedia. Quella che avevamo trovato noi era più bella, comunque.

Comunque, abbiamo preso la tartaruga e la stavamo guardando, non sapendo bene che farne... le Emys sono protette, non le si può tenere in casa, ma questa qui era davvero distante da qualunque lago, che è dove dovrebbero vivere, essendo animali palustri. E poi era vicinissima alla strada, si stava proprio affacciando con la testolina oltre un buco nella recinzione, scrutando il mondo con i suoi occhi gialli e perfettamente rotondi, curiosi, ignara del fatto che da lì poteva passare un camion e metterla sotto in qualunque istante... si sa, le tartarughe non sono animali particolarmente veloci.

"Che ne facciamo?" Ci siamo detti.

Ovviamente pensavamo a segnalare alle autorità la presenza di quel piccoletto squamato, ma... quali autorità? Chi si occupa, esattamente, delle tartarughe selvatiche che stanno troppo vicine alla strada?

È stato allora che qualcuno con un piccolo mezzo pesante (o sarebbe più corretto dire un mezzo medio? Una macchina col rimorchio? Siamo esperti di tartarughe, mica di autovetture... e forse manco di quelle) si è fermato vicino a noi. Un signore, dal finestrino, ci fa un gesto e ci domanda in inglese se la tartaruga fosse morte.

Rispondiamo (in italiano) che è viva.

Il signore scende dalla sua vettura e ci rivela che sua moglie si occupa proprio di questo tipo di animali.

"È una emys... emys..."

"Orbicularis" finiamo per lui.

Bom, entrambi sappiamo di cosa stiamo parlando. Ci da il numero di sua moglie, che è il capo della succursale locale del WWF, e si occupa specificamente di questo tipo di tartarughe. Non abbiamo più dubbi su cosa fare: decidiamo di dare l'animale a lui. Che, fra l'altro, ce lo chiede.

Così la bella tartaruga (che probabilmente, vista la forma del carapace e il fatto che si trovasse così lontano dall'acqua, è un tartarugo) è stata messa in una cassetta di plastica e portata via da quell'uomo.

Subito dopo, iniziamo a ridere. Quante erano le possibilità che trovassimo una tartaruga palustre lontana dall'acqua, e proprio all'inizio del periodo in cui iniziano a svegliarsi? Certo, sono cose che succedono, non è assurdo, è solo un bell'avvenimento.

Ma quante erano le possibilità che proprio in quel momento, mentre stavamo per discutere di cosa fare a riguardo, comparisse proprio il marito della responsabile della nostra succursale locale del WWF, che riconoscesse da lontano la tartaruga, che avevamo sollevato in aria in quell'esatto momento e che dunque lui aveva avvistato?

Assurda. Ma plausibile, poiché avvenuta.

Chissà dove tutto questo ci porterà, adesso... vedremo altre tartarughe? Contatteremo il WWF locale? Questo singolo, fortuito e incredibile evento, ci porterà a fare... che cosa, in futuro? È assolutamente meraviglioso il fatto che non lo sappiamo.

Ma sappiamo che domani incontreremo persone del nostro club del libro, e che magari racconteremo loro questa storia della testuggine. Magari vedremo altri rettili locali... e se vi sembra strana una cosa del genere, è perché non sapete che il nostro club del libro si riunirà alle terme. Terme naturali: un intero fiume di acqua calda. Ditemi se non sembra di stare in un libro fantasy, eh?

Forse, se credete che certi eventi siano impossibili, è solo perché non uscite lì fuori nel mondo abbastanza. Le coincidenze, le più belle, le più assurde, succedono continuamente, se fate cose. Innamoratevi del mondo e della sua natura, incontrate persone, ricordatevi che tutti siamo parte di un meccanismo immenso, che è il pianeta Terra.

Noi ne avevamo bisogno: un po' come quella tartaruga, siamo rimasti "in letargo" per un lungo periodo, dal punto di vista sociale. È arrivato il momento di rispolverare il cuore. Di parlare di libri. E, ovviamente, di fare succedere qualche altra cosa straordinaria.

 

Pace e amore, germoglietti! 

giovedì 28 novembre 2024

Il potere di una canzone Disney - I Am Moana (Song of the Ancestors)

Oggi voglio condividere una cosa piccolissima, ma intensamente bella, che mi sono ricordata. Sembra che sia sconnessa da tutto quello che sto postando in questo periodo, ma ho bisogno di raccontarvela.

La canzone di Oceania, quella in cui la nonna parla a Moana, mi ha fatto piangere la prima volta che l'ho ascoltata. Ovviamente è stato un pianto sommesso, nascosto dietro denti stretti, dietro la tensione delle guance, con la faccia bassa... ma è stato un pianto liberatorio, un pianto di gioia.

 

 

"Perché esiti?"

"Non lo so".

Quando la canzone è iniziata, immediatamente ho sentito che qualcosa era familiare. Era come se qualcosa in quelle specifica scena stesse iniziando ad essere più coinvolgente del resto del film, che pure è bellissimo.

La protagonista si sente sconfitta, pensa che il suo viaggio sia finito lì, che non ci sia più niente da fare: ha fallito, la sua missione era più grande di lei.

"Non lo so" Dice, quando la nonna gli chiede perché esita.

Io lo sapevo, perché esitava: perché quando senti che niente di quello che farei potrà avanzare il tuo viaggio, è dannatamente difficile darsi una svegliata, scrollarsi di dosso la fatica e la paura, e continuare, perché sembra un comportamento troppo simile alla pazzia: continuare a fare sempre la stessa cosa aspettandosi un risultato differente. Io esitavo. Esitavo. Non esistevo.

"Moana ascolta, Lo sai chi sei?" Gli domanda la nonna, dopo aver cantato quella che fino a quel momento avevo considerato una canzone come tante altre, per tirare su di morale l'eroina. Sapete, no? La classica cosa su come il viaggio ti lascia cicatrici che rivelano chi sei, la gente che ti ama ti cambia, cose così.

E io, in quel periodo, non avevo assolutamente idea di chi fossi. Stavo cercando di uscire da un periodo della mia vita, un lunghissimo orribile periodo, in cui avevo dovuto annullare me stessa, i miei gusti, la mia personalità, per sopravvivere. Chi ero io? Era terribile, non avere un'identità, non sapere chi fossi e se meritassi di continuare ad esistere.

"Chi sono io?" Si chiede la protagonista in un sussurro, facendo eco perfetta ai miei pensieri. Come se fosse me, nella stessa voce che avevo sentito nella mia testa.

"Sono una ragazza che ama la sua isola, e una ragazza che ama il mare... mi chiama".

Un brivido mi ha attraversato la schiena, partendo dal collo e scendendo lungo la spina dorsale. Io sono nata su un'isola. Quand'ero piccola, più o meno a dodici anni, sono stata costretta da mia madre a lasciare la terra che amavo. L'ho sognata quasi tutte le notti, per anni: le mie strade, i miei edifici, la mia scuola, le facce dei miei compagni di scuola, il sole dorato che sembrava amplificare i colori e i contrasti. La mia isola mi chiamava e più che una chiamata era un grido costante nelle mie orecchie, non c'era nient'altro che la mia isola, dedicavo ad essa le canzoni d'amore.

E mentre guardavo quel film, ero da poco tornata a casa, nella mia isola. Ce l'avevo fatta, ce l'avevo fatta, ero nella mia isola.

"Siamo discendenti di viaggiatori 

Che hanno trovato la loro strada attraverso il mondo

Mi chiamano".

E la mia isola è stata abitata da così tanta gente, da così tanti popoli, da così tanti viaggiatori... la mia città, vicina al mare, è ed è sempre stata meta di navi da tutto il mondo. Da dove veniva la mia gente? Siamo stati arabi e normanni, siamo stati greci e sicani. Perché sentivo questo richiamo enorme per il viaggio, un richiamo che al contempo mi chiedeva di tornare a casa e di vedere il mondo? Stava parlando di me?

"Io ci ho portato dove siamo 

Ho viaggiato più lontano 

Sono tutto ciò che ho imparato e di più 

Eppure mi chiama ancora".

Ero riuscita a tornare a casa dopo un viaggio periglioso, dopo essere stata lontana per letterali decenni, anche se avevano provato in ogni modo ad impedirmelo, e tutto grazie ad un piccolo laptop, uno scanner, una penna biro, una tavoletta grafica economica: i miei disegni (i miei "pupacchiotti" come i miei genitori li chiamavano con condiscendenza) mi avevano portata a casa, avevano pagato la mia indipendenza.

"E la chiamata non è affatto là fuori

È dentro di me 

È come la marea 

Che sempre sale e scende"

La mia fame di vedere ogni cosa era ancora lì, dentro al mio petto; conoscere, conoscere tutto, vedere e leggere e scoprire e viaggiare, fosse anche solo con i miei piedi perché non ho soldi per altro, fosse anche solo con il dito sull'atlante.

Ecco chi ero. Ecco chi sono. Sono la fame di conoscenza, la curiosità, l'amore per la sua terra.

"Ti porterò qui nel mio cuore 

Mi ricorderai 

Che qualunque cosa accada 

Conosco la strada 

Io sono Moana!"

Mia nonna materna è morta quando ero molto piccola. Mi raccontano che mi amava moltissimo. Tutto quello che ho di lei sono le sue ricette, alcuni scritti, una foto in cui mi tiene in braccio. Non ricordo la sua voce o la sua faccia o il suo odore. Anche se ho visto la sua faccia, in delle fotografie, non riesco a ricordarla mentre chiudo gli occhi.

Ma mi dicono che amava i libri, più di ogni altra cosa, e gli animali, e le storie antiche e la sua terra e me.

In quel momento fu come se stessi ascoltando lo spirito di mia nonna. L'avrei portata nel mio cuore, mi avrebbe ricordata che, qualunque cosa accada, io conosco la strada.

Quel film stava parlando a me.

Quando ho riascoltato la canzone, dopo quella volta, ho fatto molta più attenzione anche alla prima parte e, oh, la porto sempre con me da allora.

"Le persone che ami ti cambieranno 

Le cose che hai imparato ti guideranno 

E niente su queste Terra può mettere a tacere 

La voce silenziosa ancora dentro di te 

E quando quella voce inizia a sussurrare 

Moana sei arrivata fin qui 

Moana ascolta 

Sai chi sei?".

Non ho niente in comune con Moana: non la mia etnia, non il mio colore, non la mia storia familiare, non la mia età. Niente. Eppure quella canzone parlava di me e ha risuonato con me e con la mia storia personale in un modo profondo. Chiudendo gli occhi, potevo immaginare che parlasse del mio mare, della mia gente, delle mie cicatrici.

"Sai chi sei?".

Ora sì. E non importa se questo significa una lunga, interminabile solitudine... quella canzone mi ha ricordato che c'è una bellezza eroica nell'essere chi si è, nonostante tutto, nel viaggiare da soli, nell'imparare tanto da sé stessi quanto dagli altri. I nostri fantasmi, a volte, sono formidabili bussole nel mondo. Ed è incredibile che a ricordarmelo debba essere stata una canzone che viene da un film animato per bambini.

"Io so la strada, io sono ________".

sabato 2 aprile 2022

Il Diario della Capitana Mimma 4: S.Trada e Philadelphia

Cronache di viaggio della Capitana Mimma 🧭🌊  

Quarto episodio del Diario (o delle cronache, fate un po' voi) della Capitana Mimma: viaggi (veri!) raccontati in modo difficilmente comprensibile al di fuori della nostra cerchia, ma che speriamo vi faranno ridere lo stesso.

 
Andata 
• 23/03/2022 
Giorno di sole, non si parte troppo presto. Si saluta la famiglia e nel partire, sento lo sguardo di rimprovero di Lucha, pwincipessa dei maremmani, che per protestare il nostro "abbandono" si spetascia a terra e fa lo sciopero dell'immobilità.
 
Solo quando io e papà ci saremo già allontanati da casa mi renderò conto di aver saltato la colazione nella fretta di partire, e che l'unico nutrimento che mi sostenterà per sei ore di viaggio (più quelle aggiuntive attendendo cena) sarà una mafaldina farcita con affettato di tacchino in scadenza e formaggio spalmabile, che mangeremo all'una passata. 
Lucha, il tuo rimprovero era giustificato. 
La temperatura è piacevole, circa quattordici gradi dentro l'abitacolo. Le prime volte alla Clio, l'auto di papà, era concesso di cianciare continuamente perché papà era timoroso di perdersi, ma dopo un paio di fuoristrada e tentati omicidi da parte del navigatore satellitare è stata condannata al silenzio. A proposito di incidenti e fuoristrada, è proprio mentre io e papà attraversiamo Pale' chiacchierando di skincare (ho molto da imparare da lui, che si applica maschere all'aloe e oleolito di iperico, mentre io mi dimentico di lavarmi la faccia) che udiamo uno skreeeee degno dell'effetto sonoro con cui fanno ruggire qualunque mostro dei cartoni. 
C'è una piccola auto che sembra uno scarabeo verde impaninata tra il muso di un macchinone antracite e la fiancata di un'auto bianca svelta come una gazzella; ha sterzato di botta e perché nessuno dei tre guidatori sia finito male ci devono essere stati angeli custodi pieni di bicipiti, ali e occhi muscolosi che hanno bloccato le auto a mani nude, sennò lo scarabeo verde sarebbe finito spiaccicato.
Oltrepassando tale spettacolo ci assale la voglia di parlare con amici e parenti finché siamo vivi e lo facciamo accedendo al "telefono delle spie", che sarebbe semplicemente chiamare dallo schermino con la Clio attaccata col Denteblú ad un telefono, però ci fa sentire tanto fighi e avant-garde. Passiamo anche da una galleria che ha i fari nuovi, fari fuori posto, sembrano un mix tra grossi abat-jour e faretti da palco che sparano luci arancio-calendula verso l'alto.
 La nave su cui ci imbarchiamo sembra nuova, di forma gradevole, e i gabbiani, che evidentemente non hanno perduto la compagna, ci circondano in stormi incredibilmente nutriti, giusto un po' più piccoli di nugoli di bibliche cavallette.
 

 
I gabbiani sono molto belli a vedersi, e quando si posano sul mare piatto sembrano una strana chiazza di spuma in mezzo al mare, tutti bianchi e grigi come sono. 
Ci sono anche dei piccoli, con il piumaggio più bruno, non hanno ancora l'aspetto da omicida con l'occhio sanguigno dei grandi. 
Ed è su questo speciale congegno che, lesti, ci avviciniamo alla terra dei tiraturi. 
Curiosità: poco dopo l'uscita da Villa San Giovanni ci sono dei cartelli che indicano una forse città forse contrada, che portano il nome Santa Trada. Stilizzato S.Trada. Strada.
Io non ho mai sentito della santa Trada, probabile patrona delle autostrade statali, ma ho come il sospetto che sia stata inventata al solo scopo di fare il gioco di parole della Strada S.Trada. 
Gli ultimi chilometri sono fatti in uno strano mix di canzoni di MyDrama e Sanremo: il Sanremo che avremmo voluto, e ricreiamo qui, fino alla fine del nostro piccolo viaggio.

giovedì 17 febbraio 2022

Il Diario della Capitana Mimma: 2. Furgotto e ragnetto

 
Secondo episodio del Diario (o delle cronache, fate un po' voi) della Capitana Mimma: viaggi (veri!) raccontati in modo difficilmente comprensibile al di fuori della nostra cerchia, ma che speriamo vi faranno ridere lo stesso.

Cronache della Capitana Mimma, il ritorno! 🧭⚓

Partiamo alle nove e mezza, dopo aver fatto un salto dai cani per salutarli. Non c'è un'anima, per un momento sembra davvero giunto il momento utopico in cui la popolazione principe della regione è quella uliva. Poi arriviamo agli imbarchi. Piove e i cartelli ci salutano sballottati dal vento; i venditori stranieri affrontano il maltempo riparandosi dietro le loro pennette USB e scimmie finte che si appendono agli specchietti. Siamo circondati da camion e furgoncini e i gabbiani in aria cercano di volare ma sono immobili, finché una nuova folata di vento non li acchiappa dal becco e con uno YEET ventoso li scaglia verso nuovi lidi. Aspettiamo in fila. E aspettiamo. E aspettiamo. Stanotte sognerò Furgotto, il furgone verde che "non si ferma mai" e mi chiede di noleggiarlo fermo davanti a noi, nella fila alla nostra sinistra. Dopo venti minuti, io e papà siamo tanto prede della noia che facciamo le foto ad un ragno piccolo che si è intrufolato nell'abitacolo e ce le mandiamo a vicenda, anche se non abbiamo Internet e lo abbiamo fotografato entrambi. 

Allego prova fotografica del ragno piccolo.

A mezz'ora papà guarda torvo attorno e declama " 'Aziati 'aziati. Domani al TG sentiranno che Peppuccio u pacciu ha picchiato tutta la fila e quando mi chiedono perché dico 'ero nervosetto'. Hanno fatto salire tutti e noi no, abbiamo aspettato du' navi. Che schíiifio."
Alla fine ci fanno salire sulla nave, fuori continua a piovere e ci hanno fatto ritardare un'ora e ancora non sono partiti.
Nonostante il vento, la traghettata è abbastanza liscia. Noi e Furgotto scendiamo a Messina; papà mi fa notare che abbiamo incontrato solo semafori rossi e ritardi e non posso fare altro che dargli ragione. Però finalmente siamo in Sicilia. Per un momento parole come "broccia" e "pittopia" svaniscono quietamente dalla mia mente e guardo Nettuno reggere un piccione sulla mano. Poi chiamiamo te! Uiiii! Con la radio a tenerci compagnia viaggiamo verso quel pezzo di cielo azzurro dritto davanti a noi...


SUCCESSIVO> (Galiazzo a Milazzo)


lunedì 14 febbraio 2022

Il Diario della Capitana Mimma: 1. Stornmi e Mamù

Primo episodio del Diario (o delle cronache, fate un po' voi) della Capitana Mimma: viaggi (veri!) raccontati in modo difficilmente comprensibile al di fuori della nostra cerchia, ma che speriamo vi faranno ridere lo stesso.

Cronache di viaggio di Capitana Mimma! 🧭⚓ 
 
Partiamo all'alba. L'alba è bellissima. 
L'alba è meno bella quando la strada che segui ti rivolge al sole sorgente, che nel cielo ancora quasi buio è una palla fosforescente color salmone e poi oro e poi bianco che ti pugna gli occhi, ma quando puoi vedere il cielo ne vale la pena. Allego prove fotografiche.


 
Stormi di storni (stornmi) si librano sopra di noi, com'esuli pensieri nel vespero migrar. C'è un po' di cielo in questo stornmo.
Durante le prime due ore di viaggio, a costo di rimettere le stesse tre canzoni fino al rincretinimento becero, ascoltiamo solo MyDrama e commentiamo trecento volte il fatto che la sua voce vibra e che canta bene e che no, l'autotune al trenta per cento non c'era. 
Concessi Vergo e Martina alla terza ora, alla quarta, mentre aspettiamo che ci imbarchino, mi stanco e metto Levan Polkka e Je Pais Envie; da noi stessi ci salva il traghetto, guidato dall'erede spirituale di Hamilton che fa fischiare l'imbarcazione, probabilmente grida tra sé "I AM SPEED" e parte già a tutta manetta. In tipo quindici minuti abbiamo attraversato lo stretto e ci sono papà e uno Yorkshire mordace, anche lui passeggero, che hanno gli occhi a palla e non vogliono rientrare in macchina perché se questo intoppa da qualche parte almeno possono nuotare fino a riva. Alla fine l'erede di Hamilton manipola le leggi d'inerzia e in qualche modo la nave frena. Scendiamo immediati e passiamo gallerie su gallerie, tutte urlando più o meno melodici "Mi sento chiuso dentrOoOoOu" con aria affranta. 
Il navigatore non collabora. A Messina ci suggerisce di andare verso Papandro invece, forse per gentilezza forse per suo maligno gaudio di tecnologico fuoco fatuo, solo che è difficile trovare Papandro al centro di Messina e allora andiamo dritti. Allo sbarco in Calabria ritenta il trick e sempre alla stessa curva dell'altra volta ci impartisce di "svoltare a destra, subito". Visto che ci rifiutiamo di schiantarci e diventare graffiti post-moderni su un muro grattato, si imbroncia e non ci parla per venti minuti.
Papà esulta perché c'è Mamú in radio (Mahmood). Aspettiamo con ansia un featuring con il protetto di Mika, Flo (Nota: sarebbe "Fellow". Papà lo chiama Flo). 
Comunque già scesi dal traghetto si vede il cielo coperto e ci sono due gradi in meno, Calabria terra di Dissennatori. Forse controintuitivamente, papà si leva lo strato-tuta, ma tanto ha altri strati, altri tre in effetti. La benedizione dell'erede di Hamilton deve averci dato un boost perché alla fine della canzone di Mamú (Inuyasha) siamo già a Gioia Tauro! È tempo record di arrivo, cinque ore! E tutto liscio (◕ᴗ◕✿) 
 
A presto con altre (forse? Boh? Non mi prendo st'impegno ufficiale) avventure della capitana Mimma!
 

giovedì 17 settembre 2015

Elogio funebre ad un fasmide senza nome


Oggi è spirato il mio insetto stecco, di cui non ricordo più neanche il nome. Dunque, ecco il suo elogio funebre...

Elogio ad ignoto insetto stecco

Oh, innominato fasmide! Oggi sei passato a miglior vita, oppure anche no, ma speriamo tutti di si, per colpa di una maledetta muta andata male. Forse non avevi abbastanza umidità atmosferica? Forse ne avevi troppa? Non lo so, perchè fino ad ora ti era sempre andata bene, eri diventato grande e forte, anzi eri diventata perchè eri femmina. Non sono neppure sicura che gli insetti stecchi facciano la muta, ma poiché ti stavi levando uno strato di pelle e ci sei rimasta intrappolata, immagino proprio di si. Nel dubbio controllerò su Wikipedia.
Ma dicevo... oh, insetto stecco! Quanti bei momenti abbiamo passato insieme! Mi ricordo quando mettevamo le canzoni con il cellulare, poi ti posavano su un dito e bastava scuoterti un po' perchè tu ti mettessi a ballare a ritmo (anche se in realtà stavi semplicemente oscillando come fanno tutti gli insetti stecco per imitare un rametto scosso) facendoci ridere e sentire contente di averti insieme a noi. Per te ho raccolto rovi freschi in ogni condizione atmosferica, sotto la pioggia o sotto il sole rovente, bagnandomi e cuocendomi, perchè ci tenevo a te e tu mi riempivi d'orgoglio crescendo e sembrando sempre di più un rametto. Ricordo che proprio il giorno prima della tua morte ti portai in campagna e ti posai fra le piante di peperoncino mentre pulivo il tuo terrario, poi ci misi un bel po' a ritrovarti, perchè pensavo che tu fossi scappato e invece eri fermo nello stesso punto, solo che eri un insetto stecco e quindi eri mimetizzato proprio bene.
Oh, fasmide innominato senza una zampa! Chissà come la perdesti, prima che ti trovassimo... fu un gatto a menomarti in tal modo? Fu un insetto predatore che se la mangiò? Rimanesti schiacciato per errore? Ma tu non ci badasti e vivesti la tua vita come se avessi sei zampe e non cinque (e poi la zampa menomata ti ricrebbe. Solo a metà, e tutta stortignaccola, ma ti ricrebbe).
Addio, fasmide! Non credo nell'inferno o nel paradiso, ma spero che tu ti sia reincarnato in ciò che più di ogni altra cosa al mondo tentavi di essere: un ramo. E che sia il ramo di una quercia che crescerà gloriosa e vivrà migliaia di anni.
Non ti ho fatto abbastanza fotografie, ahimè solo due, e di ciò mi pento perchè non potrò mai mostrare a nessuno quanto eri diventato grande, quindi nessuno mi crederà e celebrerà con me la tua gloria di prodigio del travestimento, il tuo essere così perfetto da rispecchiare la bellezza di madre natura nel tuo corpo verde e affusolato, nel tuo fascino di creatura evoluta per sorprendere.
Addio, fasmide innominato! Rimarrai per sempre nei nostri cuori. 


giovedì 27 agosto 2015

Domani c'è il finale di Hannibal


Caro diario, oggi è la giornata mondiale del cane (o forse è stata ieri, ma io la festeggio comunque oggi, perchè vabbè, il fuso orario...) e stanotte ci sarà il finale di stagione di NBC Hannibal, il che mi rende così nervosa e felice e disagiata che stanotte mi sono svegliata e dopo tante volte che mi è accaduto di interrompere il sonno in preda all'ansia, nei mesi scorsi, adesso sono stata così contenta di sapere che il sentimento che provavo era invece un desiderio acuto di vedere (e non vedere) il finale, perchè dopodichè ci toccheranno almeno due anni di pausa (due anni senza Hannibal? Scherziamo?), ma voglio anche davvero tantissimo godermi questa puntata che so già che sarà una bomba atomica.
Oggi e ieri la nostra micetta, Lily, ci ha fatto preoccupare perchè aveva ri-preso i vermi, ma dopo la somministrazione del farmaco, sebbene abbia smesso di sentirsi male (era davvero debilitata, tre giorni fa, e aveva vomitato), aveva smesso di mangiare. Cercandone le cause, abbiamo notato che si trattava di costipazione, probabilmente dovuta alla morte in massa dei parassiti che le hanno ostruito un tratto intestinale: e così adesso dobbiamo trattare una micia stitica. Ma ce la stiamo facendo comunque.
Ho appena avuto un'idea: che il Tomahawk del Wendigo sia il primo di una serie di romanzi breve basati sul recupero di artefatti nel mondo del Cammino delle Leggende, in modo da esplorare i suoi personaggi e le sue potenzialità un po' alla volta. Lo chiederò alla mia compagna di scrittura, la Lady, e vi farò sapere di più al più presto possibile. E ne saprò di più, al più presto possibile.
Butto qui qualche previsione per il finale di NBC Hannibal, fatta a casaccio e grazie all'aiuto di Mario Smash Bros Brawl (con questo sistema avanzatissimo che consiste nel “se vinco io succede la cosa A, mentre se vinci tu succede la cosa B”).
Previsioni:
Hannibal scappa dalla prigione con l'aiuto di Will Graham (anche se il piano per farlo uscire è un'idea base di Alana, ma per farlo uscire e poi tornare, mentre Will lo vuole proprio portare via). Hannibal non uccide Alana Bloom, anzi, ci sarà un lieve sentore di Hannibloom nell'aria. Il dragone viene acchiappato da Will Graham. Nessuno finge la propria morte. Hannibal cucinerà qualcosa, della carne umana verrà mangiata. Will Graham viene ferito al volto. Jack Crawford viene ucciso (o muore per cavoli suoi, ma più probabilmente viene ucciso).
Molly sopravvive.
Quello che il cuore mi dice è che dovrà andare tutto bene, quello che la mente sa è che avremo un mezzo trauma psicologico dovuto al comportamento idiota di Hannibal, perchè Hannibal è tutto perfetto finchè non si arriva ai finali, dopodichè gli viene un raptus di idiozia e distrugge ogni cosa, compreso quello che ha costruito faticosamente con le proprie mani, anche se fa il tutto con una vena di poesia e in maniera molto scenografica, ma sempre cose sceme sono, anche se sono tanto tanto belle da vedere.
Ma voglio che tutto vada bene. Ora mi concentro forte forte e spero che tutto vada bene, incrocio le dita di mani e di piedi e spero immensamente che Hannibal non faccia nessuna scemata tipo ammazzare/ferire seriamente i suoi amici (come l'anno scorso) o scappare lasciandoli a morire (che non sarebbe proprio da lui) o altre cose del genere che adesso non mi sovvengono, ma di cui sono certa che la testa di Hannibal Lecter si riempie quando arriva il momento dei finali di stagione.
Ora devo andare a mangiare un gelato per cena, perchè festeggiamo. Ciao ciao!

venerdì 7 agosto 2015

Oggi mi lamento a casaccio


Ho deciso di fare due edizioni del diario di oggi (e probabilmente di tutti i diari in futuro): la normal edition e la cat edition. La “cat edition” non sarà pubblicata sul mio sito-diario, ma su Two Red Cats , l'altro mio sito, quello tutto dedicato ai miei mici rossi.
Contrariamente a quanto fatto fino ad ora, anche su Two Red Cats inizierò a scrivere in Italiano, perchè mi ci trovo molto più a mio agio.
Dunque cominciamo...
Oggi è Hannibal's day. La puntata di oggi si intitola ...And The Woman Clothed in Sun (proprio così, con i tre puntini di sospensione all'inizio, giusto per assecondare il mio stile di scrittura pieno di punteggiatura). Almeno credo che si chiami così, perchè ero sicura che si sarebbe chiamata la Bestia del Mare o qualcosa del genere.
Comunque, l'ho appena finita di guardare e... wow. No, davvero, è stata favolosa! Anche se ho riso tantissimo durante una particolare allucinazione di Francis Dolarhyde (ma non so neanche se si possa dire allucinazione in un caso come questo) che vedeva la sua bella Reba come talvolta i ragazzi vedono le loro belle nei cartoni giapponesi (o anche nei cartoni nostrani, se è per questo): circonfusa di luce divina e con il vento fra i capelli, nonché con un assolutamente allucinato vestito dorato che sventolava come una bandiera. Giuro, quando l'ho visto sono scoppiata a ridere di brutto.
Ho appena deciso di leggere una nuova serie di libri, scritti da Maggie Stieftvater (spero di aver scritto giusto il cognome), quella che inizia con il libro “Raven Boys”, perchè il solo vederne la copertina e leggere un pezzetto di trama mi ha dato i brividi sulle braccia, esattamente la stessa reazione che ho avuto quando ho visto per la prima volta il libro di Hunger Games oppure Harry Potter. Dunque la cosa più giusta da fare è iniziare questa nuova serie e sto cercando una versione e-book da comprare per prendere a leggerla subitissimamente.
Nel frattempo devo leggere qualcosina sui ratti e sapete perchè?
Perchè fra poco uscirà il mio primo vero libro serio (yahooo) e tutti voi potrete leggerlo, udite udite GRATIS (YAHOOOOO!) e in questo libro ci saranno... ratti. Ben lungi dall'essere protagonisti della storia, perchè la protagonista è sempre lei, la nostra Furiadoro, la mia donna lupo preferita e uno dei personaggi di cui vado più fiera, che racconterà completamente in prima persona l'intera vicenda (lo so che a qualcuno i libri in prima persona non piacciono, ma mi serviva per rendere come si deve la sua personalità, altrimenti non si sarebbe capita fino in fondo).
Comunque, non ho tempo per scrivere la cat edition del diario perchè sono stanca e ho altro da fare e ho anche sete e oggi mi piace lamentarmi a casaccio.
Avrei potuto scrivere molto di più, ma non l'ho fatto perchè sono impegnata a leggere altre cose e scrivere altre cose e produrre altre cose. E poi perchè fa caldo anche se ha piovuto. Terribile. Oppure anche no.
Mi lamento a casaccio, l'ho già detto.
A domani!

sabato 25 luglio 2015

Oggi puzzo


Oggi puzzo. Sul serio, oggi puzzo di sudore, di solito il mio sudore non ha un odore così intenso, evidentemente fa molto caldo e devo aver mangiato qualcosa che ha influenzato il mio odore. Cosa diavolo è stato, mi sembra di aver mangiato come al solito, perchè non riesco ad individuare alcuna variazione nella mia dieta? Bah, oggi puzzo e basta. Dovrei farmi una doccia? Può darsi, anche perchè un po' d'acqua fredda mi donerebbe sollievo, ma prima devo finire una cosettina.
Siamo appena tornate, io e mia sorella, da casa di Annarita dove la micina Chloe (si chiama Chloe e la stessa persona che gli ha messo il nome si ostina a chiamarla Cleo, mah...) ormai si fa tranquillamente prendere in braccio e accarezzare. Quasi non sembra la stessa gattina che voleva staccare le dita alla sua nuova padroncina!
[Più tardi]
Mi sono fatta la doccia e ora non puzzo più, il che è rassicurante. Fra poco uscirò per andare a mangiare con la mia splendida famiglia (quindi Testa di Cocco esclusa) una bellissima brioche con il gelato. Loro sono andati a comprare una cosa, mi hanno detto di prepararmi quando il telefono che mi hanno lasciato sul tavolo suonerà, ma il telefono che mi hanno lasciato sul tavolo non solo si spegne a casaccio perchè ha la batteria che non tiene, ma non ha nemmeno al suo interno una carta sim, quindi mi chiedo proprio come faranno a contattarmi.
Infatti poco dopo sono arrivati a casa, mia sorella con la pizza, e io sono uscita a prendermi una bella brioche con il gelato. Yummy!
Comunque ora è tardi, sono le 22:25. Buonanotte e ad un'altra giornata miciosa, diario!

venerdì 24 luglio 2015

Caro diario + Breve storiella miciosa


Today is Hannibal day e fra poco guarderò la puntata, ne approfitto dell'attesa per scrivere un po' di diario così la pagina di oggi sarà un po' più lunga delle striminzite paginette piene di felicità dei giorni scorsi.
Lily si è messa a mangiare con grande appetito e a cercare di salire a tutti i costi sulle spalle di mio padre, che la ama tanto e la lascia fare, con il risultato che mentre mio padre era chinato a lavorare sulle piantine dell'orto, la micina osservava con fare indagatore l'operazione da sopra le sue spalle.
Vitali ha accettato perfettamente il collarino e, scusate se gratifico tanto il mio senso estetico, è un amore con quello addosso. 

Il caldo è ritornato, ma non è troppo intenso, sebbene ci sia un alto tasso di umidità nell'aria e questo lo faccia sentire molto. Comunque ho le forze necessarie per lavorare, scrivere, disegnare e quant'altro necessario, quindi va tutto bene, persino il caldo. E poi è piena estate, che volevo? Mica mi potevo aspettare che nevicasse, anche se... come faceva quella canzone? Le domeniche d'Agosto quanta neve che cadrà! Ok, chi l'ha scritta era un poco fumato, e non siamo neanche in Agosto, ma se nevicasse sarebbe favoloso. Ho già detto che amo il freddo molto più del caldo? Spero che piaccia anche ai miei mici, perchè mi auguro che arrivi il fresco (e poi il freddo) più presto possibile.
La tavoletta grafica nuova... con lei ho ancora qualche problema, perchè ho imparato che dovrei tenere il pennino e regolarmi con la pressione della punta come farei con una penna a sfera vera, ma non riesco a farlo senza pensarci e finisco sempre per impugnarla come un coltello (così come impugnavo la penna della tavoletta precedente) e quindi per avere un tratto troppo fine o troppo grosso, insomma senza riuscire ad ottenere la giusta differenza di sensibilità, anche se curiosamente funziona molto bene per colorare le immagini (mentre per fare le lineart fa schifo). Immagino dunque che quello che io debba fare sia allenarmi e allenarmi e allenarmi anche se è snervante. Stringiamo i denti e andiamo avanti, si può fare e sia mai che io fallisca in una mia impresa: io devo mangiarmi il mondo, se ho fame. Ok, forse no, forse se mangio il mondo ingrasso seriamente, ma ci siamo capiti, no?
(Umorismodaquattrosoldiumorismodaquattrosoldispiritodipatataumorismodaquattrosoldi)
Ora, così per passare il tempo, scriverò una breve storiella scema. Vediamo cosa viene fuori.

C'era una volta un gatto che non voleva mai mangiare il patè. E il patè era costoso.
I suoi nuovi padroncini, i quali lo avevano acquistato da un noto allevamento, non sapevano che cosa fare perchè si dicevano “se non mangia il patè di tonno, salmone e ostriche perlifere con le migliori verdure del regno, che è lo stesso che mangia il gatto del re, vuol dire che non mangerà mai nulla ed è destinato a morire”.
Sconsolati e ormai senza speranza, i due padroncini presero il gatto e lo portarono dal veterinario per farlo curare dalla sua malattia.
«Il vostro gatto non ha nulla» Disse il veterinario «È perfettamente in salute. Se non mangia è perchè fa i capricci» e rimandò i due indietro con il loro gatto, che nel frattempo era sempre più magro, con le costole di fuori.
Non appena furono a casa, decisero di uccidere il gatto per non farlo soffrire ancora, ma come avrebbero fatto? Non potevano dargli una pillola di cianuro, perchè se non mangiava il patè, come potevano sperare che ingoiasse del veleno? Decisero allora di buttarlo dalla finestra, perchè non sapevano che i gatti atterrano sempre in piedi e soprattutto perchè abitavano all'ottavo piano e anche un gatto che atterra in piedi può farsi male cadendo dall'ottavo piano, molto male cosicché essi avrebbero potuto portarlo dal veterinario per fargli fare l'eutanasia. Si, erano due padroni molto stupidi.
Allora presero il povero gatto, aprirono la finestra e lo lanciarono di sotto.
Essendo due padroni molto stupidi, non avevano calcolato che c'era una tenda da sole al piano di sotto a cui il gatto si sarebbe potuto aggrappare e così fu: il micio sguainò gli artigli, tese le zampe, afferrò la tenda da sole e si mise in salvo sul balcone dei vicini. I vicini avevano un canarino in gabbia e la gabbia era per ora, fortunatamente o sfortunatamente dipende dai punti di visti, appoggiata su un tavolino. Il gatto, affamatissimo, si slanciò sulla gabbia e quando l'ebbe rovesciata, con gran clangore di metallo, aprì la porticina con una sola zampata, infilò il magrissimo busto dentro e divorò l'ignaro canarino.
I due stupidi padroncini guardarono come impietriti la scena.
«Il nostro gatto è un killer» Dissero, e avevano ragione.
Da quel giorno diedero al gatto sempre prede vive (ed evitarono di guardare negli occhi i vicini) perchè erano due padroncini molto stupidi e non pensarono mai che magari potevano solo cambiare l'alimentazione del loro gatto con qualcosa più di suo gradimento senza spendere un sacco di soldi a comprare pulcini e topini.
Due mesi dopo ci fu una grande moria di gatti che si erano nutriti con il patè del re.
Qual'è la morale di questa storia? Oh, ce ne sono così tante... chiedete al vostro gatto e ve le saprà dire tutte.

Ecco qua. Spero che vi sia piaciuta. Ora vado a disegnare un po' (o meglio a colorare), magari più tardi continuo il diario.
[Più tardi]
L'odore dei pomodorini secchi si sparge nell'aria, una fragranza leggerissimamente pungente, ricca, salata, saporita. Se non avete mai assaggiato dei pomodori secchi, sappiate che sono un cibo delizioso, di quelli di cui ne mangerei sacchi interi, e mio padre sta usando l'essiccatore per prepararne le scorte invernali.
Ho visto la puntata di Hannibal di oggi, intitolata “The Great Red Dragon” e... oh. Oh. Ha qualcosa delle puntate della prima stagione, mischiato con un pizzico della seconda, e con personaggi nuovi, e con Alana che è diventata il boss delle torte, no cioè volevo dire il capo assoluto, cioè ha preso il posto di Frederick Chilton e ormai è lei che comanda all'ospedale psichiatrico di Baltimora, il che spiegherebbe perchè Hannibal ha una cella a cinque stelle con tre tavoli da disegno (io ne ho a malapena uno ed è quello su cui mangio).
E poi Richard Armitage, nelle vesti di Francis Dolarhyde, aka il Dragone Rosso, è stato fantastico, ha una recitazione fisicissima ed è il dragone del mulino che vorrei.
Quanto ai cani, perchè sono ricomparsi i cani, sono stata così felice di vederli! E questa è stata la puntata di oggi, riassunta in succo brevissimo, e sappiate che mi è piaciuta anche se con un po' di disappunto per via del fatto che hanno saltato a pié pari, oplà, tutta la parte del processo di Hannibal Lecter che sarebbe stata sicuramente una cosa favolosissima da vedere.
Ah, aggiornamento anche sulla gattina di Annarita, Chloe, la quale è finita nella colla per i topi ed è stata lavata da mia sorella perchè Annarita non sa fare niente da sola. Anna, imparati! Se stai leggendo questo diario (ma sono sicura che non lo stai leggendo perchè leggi poco) vedi di imparare di fare un po' di cose da sola! E non dare il latte al gatto, che non lo digerisce troppo bene, e non so che cosa cavolo le hai fatto per farti soffiare contro, che diamine, è una gattina di soli due mesi, mica un micio di strada malefico!
Mi sto lentissimamente abituando alla tavoletta grafica, ho finito di colorare un'altra pagina del fumetto Exoterism ma vorrei fare di più... hmm, l'odore dei pomodorini nell'aria! Così intenso, così fragrante! Il rassicurante suono di mio padre che gioca a Mario Kart nell'altra stanza, l'idea che Lily sta ricominciando ad ingrassare. Tutto è buon presagio, ora devo solo ricominciare a disegnare regolarmente perchè per scrivere sto scrivendo e siamo a buon punto con il Tomahawk del Wendigo, ormai diventato chiaramente un romanzo breve e non più un racconto, aggiungendo un po' di atmosfera e suspence dove serve. È un racconto leggermente atipico rispetto a quelli che scrivo di solito, ma non saprei definirne esattamente il perchè.
Ho visto delle strane immagini sparaflescianti su Tumblr, le ho guardate per due secondi nemmeno e mi hanno dato comunque una strana sensazione di ansia, lo scrivo qui e qui cerco di seppellire il loro ricordo perchè voglio dormire bene. Tumblr è uno di quei siti a cui non mi dovevo iscrivere, è pieno di immagini schifose e cose che non aiutano i miei saltuari stati d'ansia. Sto sudando, ma credo che sia colpa del caldo. Dovrò bere molto, berrò molto. Ecco, stato d'ansia già passato, ora mi prendo una bella tazzona d'acqua e non ci penso più, vado a giocare a Mario Kart con papà e la Mimma.
Cià cià diario bello!
A domani con un'altra giornata miciosa.

giovedì 23 luglio 2015

A parte i vermi intestinali, tutto è bellezza


Preoccupatissima per Lilletta, ho capito qual'è il problema: la nostra gattina ha i vermi. Ecco perchè è dimagrita così tanto! Ma allora non è anoressica (anche perchè mangia, solo che non mette ciccia su quelle povere costoline sporgenti che son brutte a vedersi perchè sembra un gatto del terzo mondo)
E sapete una cosa? Non è un problema. Non uno grosso almeno, perchè abbiamo immediatamente comprato un vermifugo e glielo abbiamo somministrato; al massimo sono felice perchè non ci sono problemi più gravi dietro la magrezza eccessiva della nostra piccina che deve essere solo sverminata, come capita a quasi tutti i micetti. Fiuu! Questo significa che dopo il trattamento ricomincerà a crescere con il giusto ritmo regolare e diventerà una micetta bellissima, il chè non può fare altro che rendermi felice.
Per il resto... la giornata di oggi è stata una bomba. Non una bomba cattiva, ovviamente, ma una bomba di allegria, un'esplosione di fatti fighi, un fuoco d'artificio di gratitudine verso il fato e verso le persone intorno a me (e me stessa) che hanno combinato queste ventiquattr'ore in modo che fossero perfette.
Innanzitutto c'è stato uno splendido acquazzone estivo, che ha diluito un poco quel caldo afoso che mi faceva stare male, poi siamo andati a fare “gatto-shopping” e abbiamo comprato due collarini (con motivo plaid, perchè sennò che fannibal siamo?) per Lilletta e Vitalino, i croccantini junior e il già citato vermifugo.
Ora Testa di Cocco sta dicendo un sacco di cose sceme e sta facendo versi di vomito, ma questo ovviamente non fa parte della bellezza della giornata, la sto appuntando solo per farvi capire che anche in giornate perfette succedono piccole punte di non-perfezione, che ci aiutano a vedere meglio, con più distacco, la bellezza dell'insieme.
Ma continuiamo con la lista: ho trovato un insetto stecco piccolissimo e verdissimo come un giubbino catarifrangente fluo, dopo averne cercato uno per tanto tempo, sulla calza di mia sorella e l'ho portato a casa, dunque ora possiedo anche un insetto stecco che ha già mangiato un bel pezzo di foglia di rovo, poi... domani mattina (o pomeriggio?) puntata di Hannibal nuova nuova, con inizio dell'arco del Dragone Rosso. E poi stasera è arrivata la signora Sgambetterra a Oppido ed ha portato un gatto ad Annarita! Si, era il gatto che abbiamo salvato noi, che per chissà quale scherzo del destino è tornata a vivere qui, a Oppido Mamertina, e la vedremo dunque tutti i giorni perchè è la micia della migliore amica (dopo di me, s'intende!) di mia sorella. Ok, sto scrivendo una pagina di diario scarnissima di dettagli, e sto tralasciando un mucchio di cose, ma ho poco tempo proprio perchè nella mia vita sta succedendo di tutto ed è bellissimo che accada.
Comunque: Annarita è riuscita a farsi soffiare contro da una micina docilissima dell'età di due mesi in mezzo minuto che ci allontaniamo da lei. Incredibile, vero? Ha un talento per farsi odiare dagli animali, dovrebbero studiarla, io ancora non capisco come faccia a... a... a fare abbaiare tutti i cani in maniera furibonda quando passa, a fare impazzire il suo cane che quando la vede si mette a ballare, a fare scappare tutti i gatti peggio di me e a farsi odiare da una gattina di due mesi, due, una cosa dolciosa sciropposa abituata a vivere con tre fratelli movimentati che la picchiano, due bambine e due cani in casa, dunque abituata a qualunque angheria, manipolazione, sopruso emotivo che si possa subire condividendo la casa con due bambine, tre fratelli più pesanti di te e due cani. Bello, vero? Per fortuna Annarita ci ha chiamato (Roooby! Il mio gatto mi guarda male... mi soffia...) e mia sorella ha messo tutto a posto facendo le fusa come la mamma farebbe per calmare i suoi piccoli e offrendo un regalo pacificatorio: dei croccantini Junior Migliorgatto (non mi pagano per fare la pubblicità, infatti non so ancora se sono buoni oppure no, vi saprò dire al più presto, appena i miei mici li provano) che la piccola ha annusato ed assaggiato poco prima di calmarsi e lasciarsi accarezzare. Per la cronaca: si, quando siamo ritornate a casa di Annarita non credevamo che lei si fosse davvero fatta odiare da un gatto di due mesi, ma quando ho visto con i miei occhi che la micina (che le figlie della signora Sgambetterra hanno chiamato Azzurra) si è messa a soffiare contro la sua presunta nuova padroncina, per poco non sbottavo a ridere.
Comunque: a cena ho mangiato pesce, che è una cosa buona e giusta. A pranzo tortellini, che è una cosa buona e giusta. Oggi le arance erano davvero ottime, che è anche questa una cosa buona e giusta, e papà ha comprato un mucchio di splendidi yogurt alla noce.
Lo so che mi dimentico di scrivere un milione di piccoli fatti che hanno reso questa giornata grandiosa, come il sole, il profumo dell'erba, le cicale che cantano, Lilletta che è stata più affettuosa che mai e altre cose così, ma sono le 21:55 e credo proprio che per me sia arrivato il momento di chiudere tutto e andare a dormire (ma prima mi faccio leggere da mia sorella un po' di “the Familiars” un libro teoricamente per bambini, praticamente tanto bello e con protagonista un gatto).
Come direbbe Hannibal in questa occasione “Bonsoir”.
E alla prossima miciosa puntata!

mercoledì 22 luglio 2015

Lilletta deve ingrassare

*Diario relativo alla giornata di ieri, portate pazienza...*

Buongiorno al latte col caffè (che non bevo)
buongiorno a questo sooooleee!
Glicemia a novantacinque per iniziare questa nuova splendida giornata, insieme con una tazzona di yogurt artigianale fatto da papà e condito con pezzi di noci e cioccolato. Yummy. Ieri un paio dei miei disegnini, due fanart di Hannibal, sono state abbastanza apprezzate in rete e una delle due è una fanart Hannibloom, il che mi rende soddisfatta, mentre nell'altra c'è Marlon, il figlio (nato morto nella serie, vivo in uno dei nostri GDR) di Margot e Will Graham.
Mi sono sbagliata sullo yogurt: guardando meglio mi sono accorta che dentro non ci sono noci, ma arachidi, e mi si serra la mascella dalla voglia di iniziare a mangiarlo perchè, ohhh, io amo le arachidi e il mio corpo reagisce così.
Mi sono comprata una nuova tavoletta grafica ed è bellissima, ma la penna è troppo sensibile e devo in qualche modo calibrarla o abituarmici perchè devo premere un sacco per avere un tratto spesso come dico io e non semi-invisibile.
Lilletta mi preoccupa: oggi ha vomitato, probabilmente perchè ha mangiato troppo pollo in una volta sola, ma per lei è pericoloso vomitare, magra com'è... deve assimilare, assimilare, assimilare!
Vitali, non appena ha visto il vomito della sorellina per terra, scandalizzatissimo è corso a coprirlo e ha seguito ovunque la micetta per coprire qualunque cosa intorno a lei, le buttava pure la terra nella buca che lei aveva creato come “toilette” prima che lei avesse il tempo di usarla, insomma le rompeva le scatole come una mamma fissata con la pulizia.
Mia sorella è meravigliosa. Così, giusto per dirlo: fa disegni meravigliosi ed è una persona meravigliosa. Ha anche le guance morbide.
Se Lilletta mangiasse, avrebbe pure lei le guance morbide, ma mangia poco e quindi è secca, non si fa neanche prendere in braccio e se la prendi in braccio senti due cose: le costole e le unghie.

sabato 18 luglio 2015

I due gatti rossi

I micini sono finalmente stati portati giù in campagna, dove hanno guardato la cuccia che gli abbiamo costruito per quanto? Cinquanta secondi? E poi hanno eletto a loro dimora un buco in un albero... ed è meglio così, perchè è davvero ben riparato e il cane dei vicini, il mastodontico maremmano Bobby, non potrà prenderli (se mai gli venisse in mente di dare la caccia a due micini, ma ne dubito, manca di istinto venatorio e convive con i conigli).
Insomma, sembra che tutto vada bene, i micetti non si allontanano dal loro territorio e ad ogni segnale di pericolo si rifugiano nel cavo del tronco di ulivo che hanno eletto a dimora, ma per il resto sono dei gran giocherelloni, pulitissimi (stanotte non hanno fatto neanche un bisognino in terrazza, mi veniva da applaudire) e accettano anche di buon grado le coccole.
Iniziano a piacermi davvero, i gatti.
Comunque è stato stranissimo entrare in un supermercato e per la prima volta nella mia vita comprare un sacco di croccantini per gatti, è stata un'esperienza che, come uno schiaffo in faccia, mi ha aperto gli occhi su quello che stava succedendo: avevo due micini e indietro non si torna.
I gatti, poi, non sono affatto come si dice: sono degli eleganti, giocherelloni, stupendi predatori, per niente diffidenti, per niente difficili, hanno giocato con me e fra loro tutto il giorno, sono stati ubbidienti, puliti, per nulla capricciosi e assolutamente batuffolini adorabili e pucciosi, con movenze da tigre e occhioni da... da... beh, gli occhioni di un gattino somigliano solo agli occhioni di un gattino, non ho nulla con cui paragonarli.
A proposito, ora anche Annarita ne vuole uno! Quindi, se tutto va bene, tutti avremo almeno un gatto.
Ah, e mio padre li adora, gli piacciono gli animali e ha un debole per questi micini micuzzi.
Oddio, inizio davvero ad amare i gatti.
Basta conoscerli per innamorarsene (tranne che non abbiate incontrato il gatto più bastardo rompiscatole del circondario, in tal caso basta conoscerlo per volerlo prendere a calci, ma siamo civili e non lo facciamo).
E va bene, e ora vado a giocare alla Wii e mi godo la vita. Dico grazie, ma non so bene a chi. E a domani per una puntata (probabilmente ancora più corta) tutta nuova di questo micioso diario!


lunedì 8 giugno 2015

Testa di Cocco II, la vendetta - stavolta si scaglia su cani e gatti


Testa di Cocco (che per chi non avesse seguito il resto del diario è la mia genitrice femmina naturale, ma non considero affatto la mia mamma) è una persona odiosa, irresponsabile, infantile e senza cuore. Lo sapevo già, lo sapevate già, ma oggi mi è arrivata un'altra stoccata: poiché il gatto, gliel'ho detto chiaro e tondo, non è il suo, allora non si può tenere nella sua casa. Come se la casa fosse sua, certo. Ovviamente la ignoreremo, perchè è solo una stupidotta e abbiamo l'appoggio di papà, ma mi capite quando dico che ha pianto, sbraitato, rotto le scatole perchè un micino era stato buttato nell'immondizia e ora quello stesso micino è abbandonato da lei per un capriccio stupido e infantile che dovrebbe, teoricamente, portarmi a dire che il gatto e suo?
Ma col cavolo che mi arrendo alle strategie idiote da quattro soldi inventate da un scema da quattro soldi. Solo che poi mi ha detto che lei è “un leader, amata e temuta”. Io non la temo e non la amo, la disprezzo. È una bestiaccia rabbiosa da sopprimere, ma un animale con la rabbia di piccola taglia, diciamo una volpina, che puoi ammazzare con un colpo di spranga e quindi non fa paura.
E poi mi chiedono come posso non amare mia madre: vorrei vedere chiunque al posto mio.
Vabbè, ora devo uscire: mi si sono usurati e spaccati i sandali, ne comprerò un paio da montagna al Decathlon.
[Più tardi]
Sono tornata dal Decathlon, ho comprato sandali da montagna che non dovrebbero spaccarsi solo perchè passo su una pietra e sono serena. Ora dovrei disegnare un poco, ma sto aspettando che saltino fuori alcune foto promozionali per Primavera, la prossima puntata di Hannibal, dove finalmente si rivede quello che è stato l'eroe della prima stagione e il co-protagonista della seconda, Will Graham.
[Più tardi]
Sono dovuta rimanere fuori tutti il pomeriggio. E per la sciocchezza delle sciocchezze supreme. Ancora una volta un problema con Testa di Cocco, ancora una volta riguardante gli animali... in pratica, come sempre, abbiamo passeggiato insieme ad un cagnetto di nome Alvin, il cagnolino di una mia ex-compagna di classe, ed al suo amichetto riccioluto che noi chiamiamo “Violentino”. Niente di che, roba da tutti i giorni. Alvin aveva una ferita di qualche genere sul petto, un'abrasione che aveva prodotto una crosta, ma non ci abbiamo fatto troppo caso perchè, beh, per ora pare proprio che abbia trovato un cane con cui litigare spesso.
Arriviamo a casa e fino a casa lui ci accompagna, come sempre. Chiedo a mio padre un pezzetto di pane vecchio (ne avevamo, da buttare) per ringraziare Alvin e Violentino della compagnia quando Testa di Cocco inizia a strillare perchè a.) ho in mano un sacchetto con dentro alcuni moscerini per Kreacher, che lei ha chiamato “vermi” e mi ha detto che sono sporchi b.) perchè ha visto Alvin e ha detto che ha le zecche e la rogna. Che? Le zecche e la rogna? Ma dove? Ma se ha il pelo corto, biondo e pulitissimo? Comunque, ha gridato così tanto e così forte, ma non sto qui a raccontarvi per filo e per segno tutte le parolacce che mi ha detto, mi ha minacciata di chiudermi fuori, così sapete che abbiamo fatto, io mia sorella e i due cagnetti? Ce ne siamo andati.
Che poi si notava vividissimamente che Testa di Cocco aveva pure paura dei cagnolini, perchè non li voleva davanti casa ma non gli ha fatto nemmeno “sciò!”, insomma, dovevamo essere noi a spostarli, ma senza toccarli... per fortuna che sono buonissimi e obbedienti!
Così siamo rimasti fuori fino all'ora di mangiare, perchè nel frattempo mio padre stava cercando di fare ragionare mia madre, che ha fatto una scenata napoletana di paranoia urlante, e dunque stare in casa significava perdere i timpani.
Poi, dopo mangiato, prima ho finito di leggere Cujo di Stephen King (un libro che consiglio, consiglio consiglio, è intenso e parla pure di cani), poi la Mimma mi ha mostrato delle storie breve che ha scritto per un concorso. Una mi ha commossa, l'altra mi ha fatta ridere. Lei ha un dono assurdo, un talento che non riesco a concepire senza un filo di invidia, quello di scrivere storie inventate così, su due piedi, e usare proprio le parole giuste per toccarti il cuore (o meglio, lo stomaco, perchè è lì che i sentimenti albergano, non nel cuore)... e il secondo racconto era proprio ispirato a Testa di Cocco, per questo era un capolavoro che avevo bisogno di leggere e che pubblicherò nei prossimi giorni sul blog.
Vabbè, con un sana calma e una risata nel petto, mi congedo dalla pagina di diario di oggi.

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