Abbiamo finalmente creato il nostro elenco di prompts (i temi da cui partire per creare un disegno) per l'Inktober, yay! Quest'anno eravamo indecisi su quale elenco avremmo dovuto seguire, visto che quello ufficiale non ci ispirava abbastanza, quindi le regole... abbiamo deciso di farle noi! 31 giorni, 31 prompts... ma voi vedrete ben 62 schizzi a inchiostro, poiché a realizzare l'intera lista saranno le nostre due artiste, Furiarossa e Mimma! E tutti i disegni riguarderanno i personaggi, gli oggetti e i luoghi del Cammino delle Leggende. Siete pronti? Ma aspettate... sapete cos'è l'inktober?
Ogni ottobre, gli artisti di tutto il mondo affrontano la sfida artistica dell'Inktober (unione delle parole Ink, inchiostro, + October, Ottobre) facendo un disegno con inchiostro (ma possono anche aggiungere colori, brillantini, caccole... quello che gli pare) al giorno per tutto il mese. È una sfida divertente, ma molto impegnativa. Se masticate un poco di inglese, potete leggere tutto quello che vi serve per capire e magari partecipare all'Inktober QUI!
C'è anche un video che ve lo spiega, se preferite (noi preferiamo leggere, piuttosto che vedere in video, ma hey, siamo tutti diversi!):
Gli artisti in genere seguono una lista di parole che suggerisce loro il tema del disegno del giorno; ne esiste una ufficiale che potete trovare sul sito di Inktober, ma anche decine di versioni non-ufficiali create dagli artisti, una più bella dell'altra! Ogni giorno un tema diverso, che ogni artista può interpretare in modo completamente differente! Ad esempio, se il tema del giorno è "fast", veloce, noi potremmo disegnare un falcone, ma qualcun altro una macchina da corsa o semplicemente potrebbe fare uno sketch molto veloce, che non gli prenda tempo! È bellissimo vedere come tante persone diverse possano interpretare lo stesso tema e durante l'Inktober tutti i social media si riempiono di bellissimi pezzi d'arte!
Comunque, ecco la lista che ci siamo inventati e che le nostre artiste seguiranno a partire dal primo Ottobre:
(Hey tu che stai leggendo! Se vuoi usare anche tu questi prompts, sentiti libero di farlo! Inoltre, se vuoi puoi taggarci nei tuoi schizzi / disegni di questo inktober che hai realizzato seguendo la nostra vista, ci piacerebbe vederli!)
Proseguiamo ancora con la carrellata di draghini, draghetti, dragoni e drago-simili, avvicinandoci gradualmente a disegni sempre più moderni (e meno screusi).
1. Questo drago non è un drago. "Ma come" direte voi "Ma sembra un drago ed è fico per giunta!". Eh no, non è un drago.
Illustrato nel 2012, interamente con la penna a sfera nera, rappresenta la forma demoniaca di Mihnea, un personaggio che ancora non conoscete e che, chissà, forse non comparirà nemmeno mai... almeno non nel Cammino delle Leggende. O nelle saghe classiche. Lo vedrete forse spuntare altrove, quando meno ve lo aspettate, e strabuzzerete gli occhi con sorpresa, chiedendovi "Ma questo non lo avevano già illustrato quelli là dei Cactus di Fuoco?".
E niente, per ora vi lasciamo con il dubbio.
Mihnea, in forma demoniaca. Enjoy!
2. Marc Voratten e la sua dragonessa argentata Wolfaren, in un'illustrazione interamente realizzata a penna biro nel 2011. Questi due non compaiono mai nelle saghe di Horn Blu, né quelle antiche né quelle moderno (e quindi non li vedrete in "Io sono il Drago" o nel più moderno "L'ultimo drago bianco") perché sono entrambi... europei! Infatti Wolfaren, sebbene sia un drago, è nata in Germania, proprio come il suo dragoniere, nei territori che gli horniani definiscono selvaggi.
La prima volta che compaiono insieme avviene nel sesto capitolo della seconda parte di Scontramondi (6. Draghi?).
Una piccola curiosità: questo disegno è stato realizzato in una sola mattinata di scuola!
3. Ancora un tarephen dracasti, un drago guardiano dell'enigma. Questo vecchio disegno del 2011 è stato realizzato per... noia, durante le ore scolastiche, sull'interno (la parte lucida bianca, ce l'avete presente?) della copertina di un quaderno di matematica, interamente disegnato con una penna a sfera rossa.
4. Questo vecchio lavoro del 2014, realizzato con la penna a sfera, sembra un po' un tatuaggio perché... dovrebbe esserlo. I dragonieri fedeli a re Orotagon e all'Antica Dragoneria, durante la progettazione delle prime storie, avrebbero dovuto tatuarsi questo simbolo, ma in seguito abbiamo deciso che i seguaci della luce non avrebbero dovuto essere obbligati a modificare in alcun modo il proprio corpo e quindi abbiamo scartato l'idea.
5. E guardate qui che pasticcio! Un drago bianco disegnato su un foglio a quadretti, ma con lo sfondo colorato ad acrilici! E come se non bastasse è fatto contemporaneamente con la penna a sfera blu, quella nera, un pennarello a penta sottile e un colore a matita... ah, che pasticcio!
In questo vecchio disegno del 2007 di Orotagon, il vecchio re drago di Horn, potete notare che (oltre ad essere bruttissimo), il design mostrava ancora le orecchie esterne (quelle brutte, che sembravano pinnette strane) e i baffetti (alcuni draghi bianchi li hanno ancora!)
6. Fino ad ora i draghi orientali sono comparsi molto poco (diciamo pure per nulla) nel Cammino delle Leggende, eppure... dovrebbero esserci! Ci siamo concentrati completamente sui draghi occidentali perché è fra loro che si svolge la storia di Ermes, il drago che sterminò tutti gli altri, ma abbiamo già in mente avventure strabilianti dall'altra parte del mondo ;)
In questo vecchio disegno del 2012, interamente realizzato con la penna biro blu, potete vedere uno dei nostri personaggi orientali, un misterioso drago blu che... no, non vi spoileriamo niente ;)
7. Potete ammirare in questo disegno del 2012, realizzato con la penna a sfera nera, uno tzacros.
Gli tzacros sono degli animali di grandi dimensioni che vivono su un paio di pianeti (Coorre e Tambur) della Tredicesima Galassia.
Vengono
chiamati Gigadraghi (sebbene non siano poi troppo più grandi di questi)
o Draghi Galattici, a causa della somiglianza fisica con i loro cugini
terrestri, benché fra essi non intercorra alcuna parentela evolutiva.
Possiedono nove arti: una coda, due ali e sei paia di zampe.
A
dispetto del loro aspetto un po' "da predatori", gli tzacros sono erbivori e pacifici e
vengono usati come mezzi di trasporto dai minuscoli cuarog, la
popolazione antropomorfa presente su alcuni pianeti della Tredicesima
Galassia.
A causa della forte gravità presente nei loro pianeti
d'origine, le gigantesche ali di questi animali non servono a volare, ma
li aiutano a compiere grandi balzi.
Sulla Terra, invece, essi sarebbero teoricamente in grado di sollevarsi dal suolo, sebbene non per troppo tempo.
8. In questa vecchia illustrazione del 2014 presentiamo uno studio dell'anatomia dei draghi d'argento. Ad oggi questi draghi sono praticamente invariati!
Il primo dei draghi d'argento mai comparso nel Cammino delle Leggende è apparso in un libro... non canonico! Era una femmina di nome Wolfaren (potete anche vedere un rapido sketch del suo profilo anche nelle illustrazioni dello studio) che combatteva contro Shadow and Mark in "Scontramondi - 1. La Pietra delle Fonti".
Una piccola curiosità: i draghi d'argento sono l'unica specie di draghi moderni, nel Cammino delle Leggende, in cui le femmine sono leggermente più piccole dei maschi. Tutti gli altri tipi di draghi hanno femmine notevolmente più massicce dei maschi o, più raramente, grandi almeno quanto loro.
Probabilmente adesso ne avrete abbastanza dei draghi, quindi non temete: ci prendiamo una pausa e la prossima parte di questa "rubrica" mostrerà creature completamente diverse...
Ben ritrovati, cari lettori! I
Cactus sono tornati con nuova ispirazione per voi calda calda di forno, e
quest’oggi vi parliamo di una categoria di personaggi, potenzialmente
interessanti ed unici che però, nella stragrande maggioranza della
letteratura moderna, riescono a farsi valere praticamente solo nella
sezione dei libri per infanzia, salvo i lavori di qualche genio
illuminato. Quest’oggi, siori e siore, si parla di bambini.
Se
nei libri per adulti talvolta appaiono come personaggi di contorno,
generalmente scritti come pupazzi senz’anima, nei libri young adult è
già una grazia che esistano. Questi ultimi sono infatti ambienti
particolarmente insidiosi per crescere un personaggio bimbo, dato che
gli ormoni adolescenziali dei protagonisti si spandono nell’aria come un
veleno che stecchisce i bambini altrui a quattro a quattro. Questo
meccanismo garantisce la sopravvivenza della prole della coppia
principale, dato che gli unici frugoletti che riescono a fare la loro
comparsa nello scritto sono quelli che verranno sparati a macchinetta
dalla suddetta coppia dopo il loro sfarzoso matrimonio a sedici anni
(siete liberi di pensare che qualunque riferimento alla saga di Twilight
sia casuale). Nota: questo meccanismo è abbastanza comune
anche nelle fanfiction tratte da suddetti YA, telenovelas e, in
generale, altri libri scritti male. Potrebbe da noi essere stato
descritto in modo non del tutto realistico, ma quasi.
Spesso
scartati in favore di personaggi che possono muoversi con una maggiore
autonomia, che possano essere già induriti dalle loro backstory
angosciose o che possano sbaciucchiarsi con il loro ammore etterno, i
bambini sono in realtà una categoria di personaggi pieni di potenzialità
che in tanti non sono in grado di sfruttare: ma niente paura, noi siamo
qui proprio per insegnarvi come si fa!
Frenate i cavalli però,
perché prima di tutto bisogna dare un’occhiata veloce agli errori più
comuni, come facciamo sempre. Non vorrete mica informarvi per bene e poi
cascarci sui fondamentali?
Ecco i tre errori più comuni da evitare quando scrivete i vostri pargoletti:
Piccoli adulti crescono.
Figurano in particolare nelle storie in cui si vede per breve tempo
l’infanzia del protagonista, ma lo scrittore non ha alcuna intenzione
di soffermarcisi; sono anche creati dalle penne di scrittori inesperti o
che non hanno molti esempi nella vita reale di bambini a cui
ispirarsi. Se ne escono con frasi ciniche e acide, parlano come piccoli
avvocati sin dai quattro anni, fanno stunt, sanno come funziona la
moneta locale ed estera e sono, insomma, un adulto. Però sono anche
nani con la facciotta carina che ogni tanto fanno scivoloni
grammaticali, non sanno cose di tutti i giorni e ti fanno sapere che
amano le caramelle. Dei mostri. Attenzione, perché è facile cascarci!
Non
tutti i bambini devono per forza essere ingenui e sprovveduti,
soprattutto se parliamo di quelli che già hanno superato i dieci anni,
ma fare un bambino geniale o precoce alla Artemis Fowl non è facile
come sembra e deve essere un’eccezione; rendere il “piccolo adulto”
una consuetudine del proprio stile di scrittura è solo
controproducente.
Fatti di caramelle. Bambini
che vivono per le caramelle, respirano caramelle, sniffano caramelle.
Per coloro che li hanno scritti tutti così, sappiate che la
maggioranza dei bambini non vive per le caramelle, ma ha anche altri
impulsi. Se si sente solo, non basta lasciarlo chiuso in una stanza
con una mou per risolvere, ci dispiace. Stupiti, eh?
È vero che
i bimbi siano più attratti dai sapori zuccherosi e grassi, ma non
vuol dire che sia l’unica motivazione della loro vita: date delle
passioni ai vostri bambini, non rendeteli stereotipi coi piedi!
Più scemi di un ciocco di legno. Il
contrario della gestione “piccoli adulti”. Questa situazione avviene
purtroppo nei casi in cui la persona che scrive non abbia voglia di
impegnarsi a scrivere un personaggio, che invece di essere un
personaggio vero e proprio è solo una macchietta irritante al fianco
del protagonista (molto raramente infatti i bimbi scemi come ciocchi
saranno gli eroi del racconto) e reso bambino proprio perché fa
sentire il creatore autorizzato a renderlo emotivamente spesso come
una lamincard. Anche al di fuori del panorama letterario, i bimbi
irritanti e scemi sono spesso affiancati ai protagonisti degli anime
per essere sempre in pericolo, farsi salvare e/o come sketch comico
ricorrente, messi lì perché vi facciano allegare i denti.
Nei due capitoli precedenti abbiamo parlato dei falsi miti su cani e
gatti, ma, a ben pensarci, dovremmo essere un po’ più informati sui
cuccioli della nostra stessa specie. Ci sarebbe ben poco da scrivere:
possiamo passare tranquillamente oltre questa parte.
E… se invece vi dicessi che non fosse così?
A quanto pare c’è sempre spazio per l’ignoranza, quindi tre, due, uno, via!
Troppi zuccheri rendono i bimbi iperattivi. Nope.
Diversi studi riportano che lo zucchero non provoca iperattività nei
bambini: vi basterà una controllatina veloce sul vostro motore di
ricerca preferito per verificare. E se i vostri bambini emettono strida
e giostrano per la stanza dopo una fetta di torta, beh, alcuni di
quegli studi hanno evidenziato che l’atteggiamento dei bambini cambiava
proprio perché i genitori si preoccupavano, modellandosi sulle loro aspettative.
Anche
questo ci insegna qualcosa di importante per scrivere i bambini: sono
fortemente influenzati dal comportamento delle persone attorno, che lo
sappiano o meno!
Se tu senti freddo, il bambino sente freddo. E
di conseguenza anche se tu senti il caldo il bambino sente caldo,
tipo collegamento psichico: falso mito questo che viene detto di
solito alle mamme con bambini molto piccoli, che non sono ancora in
grado di vocalizzare i loro bisogni. Ricordate che ogni persona ha le
proprie percezioni e necessità, anche quando è un bambolotto rugoso. Se
un genitore molto accorto non se ne fosse ricordato, uno di noi Cactus
non sarebbe tra noi oggi!
Le punizioni aiutano i bambini a capire meglio le regole. Falso!
Il rafforzo positivo – complimenti, coccole, regali – è un metodo
molto più efficace di pestarli di botte, e il modo migliore per
insegnare qualcosa ad un bambino è attraverso il gioco e dando
l’esempio in prima persona, dato che, specie se molto piccoli,
apprendono come comportarsi imitando i grandi.
Le punizioni,
sia violente che psicologiche, sono molto meno efficaci e finiranno
sicuramente per creare sfiducia e insicurezza nel bambino. Perciò, NO.
Bambini violenti se… Giocano
ai videogiochi, vedono combattimenti in televisione, praticano arti
marziali, ascoltano musica rock o metal. No. Lasciate in pace i
piccoli rocker e i baby wrestler: sono solo gusti personali e, anzi,
sfogando le loro energie e aggressività in modi innocui saranno quasi
sicuramente pargoli più sereni.
L’allenamento danneggia il fisico. Si
dice che blocchi la crescita e logori le cartilagini, e, comunque non
porti a risultati. Falso! Proprio come per un adulto, l’allenamento in
età giovanile porta ad un aumento della forza, ma anche ad una
maggiore padronanza del proprio corpo e previene sovrappeso e problemi
nello sviluppo dello scheletro.
Bambini bocca della verità. Risate,
ah ah, sentiteci ridere. I bambini non sanno mentire, ma non vuol
dire che non ci provino. Ci piacerebbe pensare che tutti quanti i più
piccini agiscano naturalmente secondo morale, ma ovviamente non è così:
è un comportamento che acquisiscono guardando le persone attorno a
loro. Non vuol dire che non esistano bambini buoni, ma l’etica è un
concetto che apprendono come lo conosciamo noi solo quando sono più
grandicelli.
Guardate, guardate come volano alti sopra la morale quei bambini! Riprendeteli, per favore.
Adesso che abbiamo dato un’occhiata ai cattivi esempi, è il momento
tanto atteso: quello in cui siamo fedeli al nome della nostra guida e vi
insegniamo come scrivere le cose!
Anzitutto, precisiamo che ci
riferiamo qui ai bambini indicando giovani esseri umani che vanno dal
neonato al dodicenne prepuberale, e perciò stiamo coprendo in realtà
proprio quell’età critica in cui ogni giorno il vostro personaggio sarà
un po’ diverso, ognuno con il proprio tempo. Per darvi una mano, ecco
una ripassata veloce sulla crescita dei piccoli umani:
Neonato: il
bambolotto rugoso. Non sa ancora fare niente, non sa muoversi, piange,
dorme quasi sempre e ci vede male; è dipendente in tutto e per tutto dai
suoi genitori e richiede l’attenzione costante dei genitori. Gioia.
Il
primo anno della sua vita sarà quello in cui andrà incontro ai
cambiamenti più drastici nel lasso di tempo minore, per poi rallentare
attorno ai dodici mesi. Comincerà in questo anno a prendere coscienza
del proprio corpo, partendo dal controllo della propria testa – nei
primi tempi già sollevarla per guardarsi intorno è una gran conquista – e
poi prendendo confidenza col resto. Più escono dallo stadio bambolotto
più cresce la loro curiosità e voglia di esplorare, e il loro principale
strumento per esaminare il mondo attorno a loro è la bocca, con gran
terrore di mamme e papà germafobici. Attorno ai quattro-cinque mesi
iniziano a spuntar fuori i primi dentini e si può partire con lo
svezzamento. In media, a dieci mesi tentano impavidamente di ergersi in
piedi (per poi ricadere puntuali sul sedere imbottito col pannolino), ma
varia da bimbo a bimbo. Un anno: il bambino è arrivato ad
un livello di consapevolezza del mondo circostante maggiore, il che vuol
dire guai in vista. Dato che iniziano sia a valutare le distanze che a
testare le acque per capire quanto possono ottenere dai genitori con
ricatti morali di ogni sorta, diventa un passatempo favorito per i
piccoli geni del male scagliare ciuccetti e pupazzini lontano e piangere
disperati perché mamma e papà li recuperino per loro. Se i genitori
falliscono le sue diaboliche prove psicologiche, piangerà ad ogni ora
del giorno e della notte fino a disseccarsi per avere ciò che vuole.
Intorno al settimo mese inizia la lallazione, ovvero il periodo
in cui fanno versetti a caso credendo di stare parlando, e imparano ad
avere toni diversi. Associa ormai i nomi ai volti, inizia ad essere più
autonomo nel mangiare e nel muoversi e la crescita rallenta. Dovrebbero
avere gli incisivi, e iniziano a spuntare i molaretti da latte. Dorme
meno, ma cammina. Due anni: o “I Terribili Due”. Nonostante
sia un cosetto carino e morbidino, il bambino ha realizzato con enorme
stizza e sorpresa di non essere un oggetto, e ora gli tocca capire chi è
e cosa gli piace. Così, per conquistare la sua indipendenza, dice NO.
Dice no a tutto, che gli piaccia o meno. NO ad andare a trovare la zia
che puzza di strano, NO a riordinare i giochi, ma NO anche al pane e
Nutella, NO ai bacetti e NO a rivedere per la quindicesima volta Alla ricerca della Valle Incantata,
anche se ha chiesto lui di vederlo quelle quattordici volte prima e gli
piacerebbe un’altra. Ha imparato tante parole nuove, tra cui, occhio,
potrebbero esserci un fracco di parolacce se non si sta attenti, perché
assimilano e ripetono tutto. La dentizione da latte è completa, o quasi,
quindi occhio che morde.
Dai tre ai quattro anni: buone
notizie! Diventano capaci di interagire in modo responsabile con gli
animali. La loro intelligenza cresce, perciò potrebbero cercare di
giocare qualche colpo basso e, credendosi dei gran furboni, proveranno
tecniche alternative di ricatto a quelle sperimentate qualche anno
prima, tra cui: il Vomito Ricattatore, il Pianto Finto Senza Lacrime, le
Urla al Supermercato e altre carognate. Purtroppo, variazioni delle
furbonate potrebbero continuare a spuntare fuori anche fino ai primi
anni delle elementari. Però sono affettuosi e più curiosi e riflessivi,
tant’è che questa è chiamata anche età dei perché: fanno tante, tante, tante domande. Cinque anni: altre
buone notizie! Finalmente i vostri bimbi mosci possono iniziare a fare
karate. Inoltre la sfera emotiva migliora, iniziano a capire che non
solo loro non sono oggetti, ma neanche gli altri lo sono! Gli amici
diventano importanti punti di riferimento oltre alla famiglia, e
migliorano in tutte quelle piccole competenze personali e che gli
serviranno per vivere nel mondo dei grandi: comunicazione, capire i
giorni della settimana e le ore, distinguere la verità dalle menzogne ed
empatizzare con gli altri. Dai sei anni agli undici anni: l’età
scolare, dove il giovanetto si scontra con il mondo reale e inizia a
maturare non solo fisicamente, ma molto di più emotivamente. Può essere
addirittura protettivo di creature più deboli di lui o di altri bambini,
specie se più piccoli. Sviluppa il proprio senso dell’umorismo, mostra
ambizioni per il presente ed il futuro, passioni e preferenze spiccate. È
fantasioso e crede bene o male a tutte le storielle e le leggende che
gli vengono dette.
Anche se il supporto familiare è
fondamentale, è più autonomo e con un carattere ben definito, che
comunque cambierà inesorabilmente col tempo. Dodici anni: siamo in piena preadolescenza, soprattutto per le bambine che, si sa, maturano prima.
Difatti può presentarsi anche qualche avvisaglia di crisi
adolescenziale tra le bambine, ma in generale tutti questi giovinotti,
sia maschi che femmine, hanno tante energie da spendere e voglia di
vedere le cose in modo più obiettivo di quello che hanno fatto finora.
Siamo in una seconda età della curiosità, in cui il bambino forma gruppi
e amicizie per rafforzare la propria identità e indaga il mondo con
occhi nuovi. Può essere un periodo problematico o non esserlo affatto,
dipende molto dalla persona e dalla crescita personale che ha
intrapreso.
Ora di bambini ne sapete pure troppo! Potreste
gestire un orfanotrofio, adottare quindici bambini di età diverse,
occuparvi di baby parking o, se non siete ambiziosi, far la babysitter
per i vicini.
Ma potreste scriverne in modo unico e convincente?
Beh, per stare sul sicuro, armatevi dei consigli finali che vi stiamo
per dare, esattamente quattroconsigli, e diventate impeccabili scrittori di personaggi prepuberali! 1. Scrivete i vostri bambini con delle passioni.
Esattamente come per un personaggio adulto, dare una personalità e
degli interessi al vostro bambino lo renderà molto più completo e
divertente da seguire per il vostro lettore. Magari gli piace la
medicina, o i dinosauri, vuole sapere tutto sulle costellazioni oppure è
un grandissimo appassionato di lumache.
Un piccolo tip: rendete i
loro interessi più specifici tanto più sono piccoli. Riprendiamo il
nostro appassionato di lumache di cui sopra: magari ha incontrato una di
queste graziose creaturine e se ne è innamorato, ma crescendo non è
difficile immaginare che da quella passione si sia evoluto nello
studiare altre creature simili, lumache di specie diversa, oppure altri
piccoli animali dei giardini, anche se le lumache che si ricorda da
quando era piccolo occupano un posto speciale nel suo cuore.
Ma fate anche il contrario! Fategli odiare qualcosa, l’infanzia è un’età di eccessi!
Qui anche il tip è al contrario: più piccoli sono, più cose ignoreranno
e quindi ne saranno diffidenti, perciò potrebbero avercela con
un’intera categoria di persone solo per colpa di una. Riprendendo il
nostro piccolo amante delle lumache, magari ha sentito dire al vicino
banchiere che lui usa i pesticidi nel suo giardino per ammazzare tutte
le lumachine, quindi odia tutti i banchieri. 2. Do as I do.
I bambini sono fortemente influenzati dalle loro famiglie e dai loro
affetti, e copiano tante piccole caratteristiche dai loro punti di
riferimento, assorbendo tutto come spugnette. Se una bambina cresce in
una famiglia in cui il babbo odia i danesi, è molto possibile che la
bambina faccia lo stesso senza sapere davvero perché e continui a farlo
finché non è grande abbastanza da chiedersi da dove diamine venga questo
odio, o finché, da più grandicella, non incontrerà un danese e potrà
farsene una sua idea personale. A meno che non li odi per tutta la vita,
s’intende.
Questo vale nel caso in cui il piccolo si senta parte della famiglia; con i bambini maltrattati è un ginepraio tutto diverso.
3. Gerarchie da scalare.
I bambini hanno iniziato da poco ad affilare le loro skills sociali,
quindi non interagiscono tra loro con tutte quelle cortesie che si
riservano gli adulti, ed è anche da qui che viene il falso mito dei
“bimbi bocca della verità”. Non è onestà, è faccia tosta.
Non è
raro vedere un bambino più carismatico a cui gli altri si rivolgono
quando si formano dei gruppetti, che siano club di classe di fan di
Dragonball o amici che giocano insieme: bambini estroversi che fanno da
collante per il gruppo e li coinvolgono nelle loro avventure. Più grandi
saranno, più i contorni di queste “gerarchie” saranno sfumati, specie
con l’avvento di amicizie più strette... ma intorno ai sei anni si
comportano come branchi di lupetti. Eccezion fanno i bambini timidi o
troppo maturi per la loro età.
Tip: dai quattro anni in su si
accorgono di chi li tratta come poppanti. I bambini vogliono essere
trattati come adulti, anche se non lo sono, e preferiscono chi li
rispetta.
4. Ha capito tutto! E invece no.
Il bello
di un personaggio bambino è poter esplorare il suo modo di vedere il
mondo, che è innegabilmente diverso da quello di un adulto. Il pensiero
critico sulle cose che impara si mette in moto solo più tardi, perciò
non ha filtri sulle spiegazioni che riceve o che si dà ed è meno
obiettivo di un adulto.
Quante volte da grandicelli vi siete
trovati a pensare, divertiti: “Io da piccolo ero convinto che...” per
poi scoprire che era una visione alla meglio scorretta della cosa? Un
piccino molto fantasioso, poi, può partire dalla sua informazione
sbagliata e costruirsi tutto un mondo di idee e teorie, altrettanto
sbagliate, per spiegarsi il mondo su quella stessa falsariga. Questo, ve
lo assicuriamo, può essere uno spunto perfetto per fare un po’ di
commedia!
Ora sì che siete pronti! Ad ogni modo, prima di
salutarci, vi lasciamo qui una piccola bibliografia utile con esempi di
bambini ben scritti che può tornarvi utile:
Il sacrilegio (Francesca Bertuzzi): questo
romanzo è un bel thriller che abbiamo pure recensito, avvincente e
ben strutturato. La scrittura della piccola Emma, orfana per cui la
protagonista si improvviserà mamma, è adorabile, con molta personalità e
ci trasmette il senso di protezione che avverte la protagonista: un
ottimo esempio di come scrivere i bambini. E poi ha una tartarughina
trafugata.
La Cattedrale del Mare (Ildefonso Falcones): un
romanzo storico, ben scritto, anche se con vicende che fanno venir
voglia al lettore di rapire quei bambini scritti bene dalle pagine e
metterli in qualche posto sicuro. È un romanzo di crescita, ma anche
uno storico accuratissimo, consigliato a tutti gli appassionati del
genere.
Stranger Things (Fratelli Duffer):
Eh sì, nella nostra piccola lista c’è un intruso. Come molti di voi
sapranno, nonostante siano recentemente usciti alcuni romanzi collegati
alle ambientazioni di questa opera, Stranger Things non è affatto un
libro, ma una serie televisiva targata Netflix che ha come protagonisti
quattro bambini (più uno che è desaparecido e disperato per la maggior parte del tempo). Abbiamo adorato il modo in cui i personaggi più giovani sono gestiti, con caratterizzazioni ben distinte e divertenti.
Harry Potter e La Piera Filosofale (J. K. Rowling): anche
questa è un’opera che abbiamo recensito sul nostro blog, è il primo
libro di una serie che si è sempre distinta per la sua capacità di
caratterizzare i suoi personaggi, che possano piacere o meno. Perché,
in mezzo ad incantesimi, i tre piccoli protagonisti rimangono sempre
molto umani, e magistrale è il modo in cui man a mano Harry, Ron ed
Hermione crescono durante la saga.
Hunger Games (Suzanne Collins): distopico
iconico, va assolutamente citato per personaggi come Prim, la
sorellina della protagonista, e Rue. Se lo leggete e volete solo
scrivere i bambini ma tanto siete dei misantropi va bene, ma se i
bambini vi piacciono tenete dei fazzoletti pronti perché ci sono tante
lacrime da versare.
L’uomo dei cimiteri (Cactus di Fuoco): una nostra opera, ebbene sì! L’uomo dei cimiteri
è un fantasy gotico ambientato nell’Irlanda dell’800 che segue le
avventure del giovane Rory Tad sin dalla sua nascita in una notte buia e
tempestosa. E, tra padrini becchini, pecorai, leprecauni e circhi
itineranti, di bambini ce ne sono diversi e ci abbiamo vinto un Premio
Watty, quindi pensiamo di averlo scritto abbastanza bene.
Tutti
i disegni in questa pagina (e molto probabilmente anche in tutte le
altre pagine, se non diversamente specificato) sono stati realizzati
dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Potete vedere altri loro lavori e/o supportarle (e supportare così anche tutti i Cactus di Fuoco ;)) sulla loro pagina Patreon. Diventate patroni delle arti!
Terza parte del nostro magico viaggio nel mondo di draghi e affini all'interno del Cammino delle Leggende!
1. Uno studio sull'anatomia dei draghi bianchi (potete leggere la loro scheda completa qui!), realizzato con una penna a sfera, che evidenzia anche il dimorfismo sessuale.
I draghi bianchi sono presenti principalmente all'interno di "Io sono il Drago", la storia di Ermes, ma potrete incontrarli anche in altri racconti e persino (più raramente) nella saga di Scontramondi.
2. Questo veloce sketch fatto con la penna biro risale al 2016 ed è uno dei rarissimi disegni che ritraggono Shadow (il drago di Mark, che compare per la prima volta nella nostra serie di romanzi non-canonici di "Scontramondi") arrabbiato. Vedrete raramente questo bestione arrabbiato! Ma se in una qualunque scena dovreste intuire che Shadow sta per scatenare la sua ira, sappiate che le sorti del conflitto stanno per essere inesorabilmente capovolte.
3. Questo vecchissimo disegno del 2006 (!) ritrae Aureo, il drago bianco figlio del re Orotagon, lottare contro una creatura di cui non ricordiamo neanche il nome. Sul suo dorso c'è Nadia Rondi, la sua dragoniera, che per la cronaca è ispirata ad una compagna di classe di una di noi (al tempo di questo disegno dovevano essere tutte e due piccoline!). Non è interessante come già tanto tempo fa fosse stato creato uno dei personaggi cardine nella cronologia delle nostre storie di draghi?
E soprattutto, la spada che la minuscola Nadia ha in mano è il leggendario Artiglio di Ermes... e voi sapete chi è Ermes, vero? (Ommioddio, Nadia sembra una cicciona in questo disegno. Vi assicuriamo che dovrebbe essere uno dei nostri personaggi più magri).
4. Un altro disegno vecchissimo, del 2006, e ancora una volta il protagonista è il giovane drago Aureo. Non è un granché, qui, sì... è brutto e strabico. E non ha neppure la stella sulla fronte, che più tardi sarebbe diventata il suo simbolo distintivo. Ma è la probabilmente la prima rappresentazione di un cucciolo di drago mai prodotta dalla nostra crew, quindi è prezioso!
5. Un altro vecchio lavoro (2006) correlato alle storie di Horn Blu Island (adesso facenti
tutte parte del grande ciclo del "Cammino delle Leggende"), ancora una volta con Aureo e Nadia (la ragazza disegnata, fra le altre cose, in una maniera
raccapricciante XD), ma stavolta si aggiunge anche l'unicorno, simbolo di purezza e bla bla bla
sapete già di che si tratta, no?
Insomma, i tre protagonisti "originali" delle storie leggendarie di Horn Blu Island, quelli che nelle nostre menti di bimbi avrebbero dovuto avere i riflettori puntati addosso.
È interessante vedere come, nell'evoluzione del Cammino delle Leggende, si sia passati da
una visione luminosa e tradizionale del fantasy ad una trama molto più
oscura e fantascientifica, con personaggi più complessi e notevolmente
più "dark".
I personaggi luminosi, gli eroi buoni, sono stati eclissati...
Inoltre
si sta gradualmente passando da draghi&creature mitiche di vario
genere a cose ben più piccole e sfuggenti. Le cronache di Horn Blu
cedono il posto ad un'ambientazione sempre più underground, con umani e
licantropi, più "credibili" dei draghi, seppure i giganteschi e saggi
bestioni non si estinguano del tutto; semplicemente, i draghi si
ritirano sullo sfondo e tornano a ricoprire un ruolo molto più
affascinante di quello di protagonisti: i grandi saggi, quasi creature
divine, che sullo sfondo della vicenda continuano una vita arcana e
tirano i fili della vicenda.
Insomma, all'inizio fra i protagonisti c'era un cavolo di unicorno!
6. Ancora un vecchio disegno, stavolta del 2011, con questo drago bruno che... aspettate. Le corna dorate, con le punte rivolte in avanti? Le punte sul dorso? Gli occhi verdi? Come mai questo drago bruno somiglia un po' a Ermes? Magari in origine avrebbero dovuto essere imparentati in qualche modo, chi lo sa... ma tutte le informazioni che avevamo su questo personaggio si sono perse nel tempo. Secondo voi chi dovrebbe essere?
7. Concludiamo con un altro disegno del 2011, tutto realizzato con la penna a sfera. Questo è un Tarephen Dracasti, un drago guardiano dell'Enigma, una delle specie più antiche e fiere di drago presenti sull'isola di Horn. Anche se il disegno è vecchio, il concept è buono: oggi i nostri Tarephen sono cambiati molto poco.
E continua la rubrica delle recensioni... l'ultima volta ci siamo gingillati nella totale normalità umana, quindi adesso è il momento di immergerci in un mondo magico! Un mondo magico? Ma che abbiamo detto? Chiediamo perdono, volevamo dire "IL mondo magico". Perché questo, signore e signori, è il primo libro di una saga che ha riscritto il modo di vedere la magia... Harry Potter e la Pietra Filosofale, di J.K. Rowling!
Cominciate mettendo play a questo video e fatevi accompagnare durante la lettura dalla colonna sonora per un'esperienza... migliore. O anche solo perché le colonne sonore di Harry Potter sono splendide.
1. La Trama: Ci sono due mondi, anche se il pianeta è uno solo.
Da una parte i maghi, disordinati e fantasiosi, dall'altra i babbani, ordinati e pragmatici.
Con questa premessa inizia la nostra storia.
C'era una volta una famiglia, la più normale del mondo: i Dursley. Vernon (Dursley padre), corpulento e con grandi baffi a manubrio, Petunia (Dursley madre), secca secca con un collo lungo che usa per spiare i vicini oltre le siepi, e infine Dudley (il Dursley figlio), una rappresentazione esemplare dell'obesità infantile e dei bambini viziati abbestia.
I Dursley si amavano. I Dursley volevano solo essere normali e malsopportavano praticamente qualunque altro essere umano.
E poi, improvvisamente, nella loro famiglia arriva un bambino. No, non un fratellino per Dursley, ma un frugoletto orfano che viene affidato loro da un mago di nome Albus Silente.
Cioè, in realtà questo arrivo non è del tutto "improvviso": le avvisaglie di qualcosa di strano perseguitano per tutta la mattina il povero Vernon, che vorrebbe solo urlare contro i suoi sottoposti al lavoro (è il proprietario di una ditta che produce trapani, la Grunnings) e sentirsi normale e soddisfatto di sé stesso, ma che deve incontrare per strada degli strani tizi con tuniche e cappelli a punta. Aguzzando l'udito, Vernon li sente persino nominare i Potter (i parenti di sua moglie Petunia) e anche un certo bambino, Harry. Inoltre i cieli dell'intera Inghilterra sembrano essersi riempiti di gufi in pieno giorno, una cosa che non passa proprio inosservata, tanto che ne parlano pure i telegiornali... ma torniamo al bambino.
Il nome del pargoletto, un bebé con una strana cicatrice sulla fronte, è Harry Potter ed è destinato a diventare il mago più famoso di tutti i tempi! Peccato per lui che i Dursley non vogliono che diventi nemmeno un mago, figuriamoci famoso, e lo crescono come se fosse un... un... come niente dovrebbe essere cresciuto, neanche un coniglio mordace. Lo crescono come se fosse già cresciuto e fosse contemporaneamente un bestemmiatore, un ladro di meme, un plagiatore di romanzi, un postatore di arte senza link all'artista e un morsicatore di bambini: chiuso nel sottoscala, costretto a fare i lavori di casa, trattato come se fosse un procione idrofobico maligno, il povero Harry Potter cresce (stentatamente) e soffre con i suoi zii credendosi un bimbo come tanti altri (eccetto per il fatto che lo usano come schiavo).
Harry Potter è lì a farsi gli affari suoi (o meglio, le pulizie degli altri) quando all'improvviso un gufo gli lascia una lettera. Zio Vernon non vuole che lui abbia posta (anche perché quella lì è una lettera che proviene da una scuola di magia e si sa che i maghi sono stramboidi che possono rovinare la vita dei venditori di trapani!) così straccia la lettera e la butta nel fuoco, senza sapere che ha dato il via ad una catena di eventi, ad una valanga di gufi che buttano lettere dentro casa e a un tale disturbo della quiete familiare (ma i signori maghi non lo sanno che buttare un milione di lettere attraverso il camino di una casa è certamente ineducato? No? Ah, ok) da costringere i Dursley a fuggire di casa per non essere raggiunti dalle malefiche letterine e rifugiarsi in una catapecchia fredda e cadente su un isolotto. Un pochino drastico, ma il signor Vernon Dursley è uno con le idee chiare.
E poi, visto che come abbiamo già chiarito i maghi non hanno idea di cosa sia l'educazione, arriva un bestione gigantesco, peloso, barbuto e che parla sgrammaticato che butta giù la porta della catapecchia fredda: è Hagrid, il custode delle chiavi e guardacaccia di Hogwarts (che razza di scuola ha un guardacaccia?), un coso immenso che gira con un ombrello rosa e che regala a Harry Potter una torta su cui si è precedentemente seduto sopra. Hagrid fa crescere la coda di maiale a Dudley Dursley, insulta Vernon, rapisce Harry Potter e scappa, a riprova del fatto che i maghi non hanno educazione (ma che, in fondo in fondo, tutti vorremmo essere loro).
Ah, e soprattutto rivela a Harry la sua vera natura, il suo destino: essere un mago e studiare a Hogwarts, la migliore scuola di magia del mondo (che ha bisogno però di un guardacaccia che non sa parlare. Vabbuò: questo è un mistero che verrà chiarito più avanti nella saga).
Da quel momento Harry si immergerà in una nuova realtà, quella del mondo magico: fra negozi incantati, sport fantasiosi, libri pericolosissimi e altra roba letale, il piccoletto si ritroverà a vivere i migliori mesi della sua sfigatissima vita.
Poi però cercheranno di ammazzarlo.
Chi o cosa lo vuole fare fuori è spoiler (anche se in realtà lo sanno tutti, anche quelli che non hanno mai letto questa saga), perciò qui non lo mettiamo.
Riuscirà Harry a sopravvivere e scoprire i misteri che circondano la sua stessa esistenza? Riusciranno i suoi amici a non farlo ammazzare con idee bislacche?
Lo scoprirete solo leggendo...
Ma chi prendiamo in giro: lo sapete già tutti. È questo il problema con il recensire un libro così famoso.
2. La copertina: Ci sono un mucchio di copertine diverse che si sono susseguite per questo libro, versioni di paesi stranieri, versioni "per adulti" (insomma, quelle seriose), versioni moderne, versioni illustrate... noi abbiamo il mega librone illustrato da Jim Kay (che è bello bello bello), con l'espresso per Hogwarts in copertina insieme a quell'Harry Potter sopreso con bagagli che ci riporta tutti alla nostra infanzia, quando abbiamo scoperto il mondo fantastico della magia.
Ma alcune delle copertine più famose (e qualche chicca fra le nostre favorite) comprendono:
1. La copertina "originale" italiana, dove Harry ha degli occhi orribili e minuscoli e per qualche motivo sconosciuto ai più lui e Ron (è Ron l'altro? Non vediamo la faccia, potrebbe anche essere Albus Silente da quel che possiamo intuire) indossano dei costumi da topo mentre giocano a scacchi con pedine prive di volto.
E dire che da bambini questa roba ci sembrava pure carina, eh. Avevamo il gusto dell'orrido.
Hey, Harry, vestiamoci da topi, dai! No, non ci prenderanno per pazzi.
3. La minimale e suggestiva copertina moderna degli e-book, con un gufo che regge nel becco la lettera di ammissione a Hogwarts mentre cavalca... un fulmine. (?)
Sono la civetta del tuono!
4. La magica, coloratissima, copertina svedese creata dall'illustratore Alvaro Tapia. Vi consigliamo di andarvi a cercare tutta la serie di cover, perché sono una più bella dell'altra! (Ma perché a noi italiani c'è capitata la copertina con i topovestiti? PERCHÈ?!).
Hey! Sto volando di fronte a tutti questi sconosciuti!
5. Un'altra copertina usata in un'edizione italiana, sicuramente più bella di quella con i cappelliditopo, ma secondo noi ancora non ci siamo... apprezziamo comunque molto i colori del cielo.
Un piede del protagonista.
6. Versione in bianco e nero, bellissima, con molti momenti salienti della narrazione. Però, per qualche motivo, ci sembra più una (straordinaria) fanart che una copertina ufficiale... ancora non ci siamo.
Strangolato da ricordi e serpenti.
7. Ora ci siamo. ORA CI SIAMO. Questo è Harry Potter, il nostro Harry Potter, un mondo ricco fin quasi a sembrare troppo carico, le luci delle finestre che punteggiano Diagon Alley, le candele, i gufi viaggiatori... abbiamo la pelle d'oca solo a guardare questa cover incredibile.
*Insert Hedwig's theme*
8. Concludiamo (anche se potremmo andare avanti per sempre con le copertina di Harry Potter e la Pietra Filosofale, ce ne sono davvero decine!) con questa versione che è stata pensata per permettere agli adulti di leggere Harry Potter in pubblico senza doversi vergognare di star leggendo un libro per bambini, visto che ha una copertina più "matura"... ma anche notevolmente più brutta. Noi preferiremmo farci vedere in giro con un magico pezzo d'arte, piuttosto che con questo coso dove una torre con le braccia vuole decapitare un cavaliere a cavallo vestito da cavallo. Poi, beh, son gusti.
2. Cosa ci è piaciuto: "Per il sole splendente, per il fior di corallo, stupido topo diventa giallo!".
Harry Potter e la Pietra Filosofale regala risate di cuore a grandi e piccini, dipingendo il mondo dell'infanzia in modo assolutamente mirabile, ma iniziando (in sordina, per ora) a introdurre temi più adulti, come l'inclusione sociale, il razzismo, la dittatura. Ovviamente è un libro per bambini, che potrebbe far storcere il naso ai puristi della letteratura, con qualche buco di trama, qualche "stupidaggine da piccoli", ma è proprio questo che lo rende così perfetto: è un libro per bambini scritto comprendendoli e permettendogli di comprendere. Il resto della saga è più maturo, un pezzettino alla volta, da leggere man mano che si cresce per apprezzarla al massimo, perciò è logico che questo primo volume sia (deliziosamente) infantile.
Sebbene sia un libro breve (e poi si finisce pure per mangiarselo in poche ore, perché è davvero bello), c'è tanto da dire, tanto da leggere, tanto da apprezzare. Il worldbuilding è supremo: potete proprio annusare i dolci, vedere i mattoni dei negozi, sentire la stoffa delle divise sotto le vostre dita. È tutto caotico, ma nel modo giusto: pieno di personaggi pieni di personalità, di creature magiche, di incantesimi e misteri. Fa persino un po' paura, in certi passaggi, dandovi quei brividini buoni che vi fanno sogghignare soddisfatti mentre un filo di pelle d'oca si alza sui vostri avambracci... niente di eccezionale, ma è pur sempre letteratura per i piccoli.
3. Cosa non ci è piaciuto: Ron Weasley. Ron Weasley non ci è piaciuto. Ma questa è solo un'opinione personale e concordiamo tutti nel dire che in realtà è importantissimo per la trama. Però, dai, un po' meno tonto? Un po' meno insensibile no? No, ok. Se Ron la smettesse di maltrattare Hermione, magari... e se Hermione gliela facesse pagare, magari... magari...
Oh, un'altra cosa che non amiamo troppo è che il libro finisce subito. È brevissimo. Comprendiamo che si tratta di una cosa che deve essere leggera, così i bimbi non si stancano a leggere, ma anche da piccoli noi lo trovavamo troppo breve. Anche questo è un punto del tutto soggettivo, ma noi avremmo preferito seicento pagine con le descrizioni di ogni singola lezione di magia. Dateci le lezioni di magia! *in coro* Lezioni di magia, lezioni di magia, lezioni di magia!
Voto complessivo: 90 su 100. Non è il voto più alto mai preso da un libro in una nostra recensione, ma è comunque veramente alto. Va da sè che sei stato promosso, Harry!
A chi lo consigliamo? A chiunque sia disposto a mettere da parte per un po' il giudizio critico e buttarsi a pesce in un mondo diverso dal nostro, con leggi diverse dalle nostre, che lo cattureranno e affascineranno. Va da sé che se siete persone che leggono solo romanzi storicamente accurati e urlano terribili anatemi allo scrittore che non ha azzeccato la forma dell'elmetto del condottiero Piripillo o che leggono solo saggi e autobiografie politiche, questo libro vi farà un po' schifo. Mettete da parte i pregiudizi, prendete un profondo respiro, e tornate bambini dentro: questa è la ricetta per godersi Harry Potter!
Dove potete comprare il libro? Direi... dove vi pare! Non c'è libreria al mondo che non abbia una copia di Harry Potter e la Pietra Filosofale, ma se volete una copia ebook la potete beccare... dove vi pare. Amazon, Kobo, IBS, non c'è un negozio online che non abbia questo libro. E poi lo troverete sicuramente anche gratis nella biblioteca del vostro comune, quindi proprio non avete scuse!
Fateci sapere che cosa ne pensate del libro! Siete d'accordo con noi su
tutto o siamo stati troppo indulgenti? E alla prossima recensione!
P.S. Suggeriteci libri da recensire che vi piacciono! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).
La cosa migliore sarebbe suggerircene uno, magari che avete già letto o che volete leggere, da questa lista che è quella della nostra biblioteca comunale di fiducia! Così lo troveremo gratis di sicuro ;)