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martedì 30 maggio 2023

Sirene abissali

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Le sirene abissali (Abyssugens hispida) sono creature senzienti che abitano le profondità marine, incapaci di vivere naturalmente a pressioni poco elevate e soprattutto fuori dall'acqua per lungo tempo.

Nonostante il nome possa trarre in inganno, le sirene abissali non rientrano nella famiglia dei merfolk veri e propri, per quanto gli abissali fossero in passato erroneamente classificati come Maregens hispida.

Gli Abyssugens sono creature misteriose, che statisticamente non entrano quasi mai in contatto con le creature di superficie. Sono spiccatamente intelligenti, ma qualunque rarissima interazione avuta con altre creature senzienti li ha etichettati invariabilmente come "strambi": parlare una lingua del tutto diversa e condurre uno stile di vita solitario negli abissi, dove concetti e priorità sono nettamente diversi da quelli delle acque più superficiali o addirittura della terraferma, può rendere difficile la comunicazione con una creatura differente da sé. 

È stata riportata la capacità delle sirene abissali di creare artefatti magici squisitamente efficaci; sono alchimisti ed artigiani pieni di risorse, che inventano qualunque stratagemma per rendersi la vita più semplice: sono dei veri opportunisti, che cercano di ottenere la massima resa dal minimo sforzo, caratteristica questa che gli è necessaria per sopravvivere in un ambiente duro come le profondità abissali.

Sono chiamati anche merfolk abissali, gente dell'abisso, o semplicemente abissali. 

 

Stato di conservazione

Dati insufficienti (DD), le informazioni disponibili sono insufficienti per dare una diretta o indiretta valutazione del rischio di estinzione.

 

Aspetto e fisiologia

Le sirene abissali hanno caratteristiche decisamente meno umane rispetto alle loro controparti di superficie, i Maregens; la testa è più schiacciata, con il muso smussato ma più prominente, leggermente orientato verso l'alto, che mostra un set da un paio di bocche, entrambe funzionali e dotate di denti sottili ed affilati, fatti per lacerare la carne e trattenere la preda durante i loro attacchi fulminei. Le narici nasali sono oblique e sensibili.

È stato riportato che, sebbene siano entrambe perfettamente funzionali sia allo scopo di creare suoni che di nutrirsi, molte sirene abissali preferiscono mangiare da una bocca e cantare dall'altra. Nel tempo la lingua della bocca cantante si ispessisce e si allena, rendendo visibile ad occhio quale delle due sia; entrambe le lingue sono mobili e appuntite, lisce e rosate.

La loro pelle è spessa e resistente, coperta di minuscole scaglie adattate la cui struttura e forma è vagamente simile a quelle delle squame placoidi di squali e razze, che lasciano spazio ai fotofori. Da cuccioli ne sono privi, tanto che attraverso la loro pelle delicata si possono intuire gli organi interni e le vene.

Le sirene abissali hanno una sagoma allungata, quasi affusolata, con postura distintiva che li vede ingobbiti in avanti. Tendono a rimanere statici in posizione verticale quando sono a riposo; presentano una vistosa pinna dorsale dall'aspetto frastagliato, una pinna anale e una grande pinna caudale modificata, che si è divisa per essere affiancata da due pinne più piccole (più ricche di fotofori; è incerto se siano decorative o riescano in qualche modo a migliorare il loro nuoto). Nella parte superiore del corpo presentano due arti a doppia articolazione (al gomito ed al polso), detti braccia, capaci di ampi e rapidi movimenti, che culminano in ossute mani prensili e palmate, dotate di pollice opponibile. Presentano anche delle punte ossee rivolte all'indietro in corrispondenza del gomito.

Gli occhi, grandi e tondi, sono privi di palpebre e lasciano visibile il grande anello bianco della sclera, circondati sulla pelle di fotofori che emanano a comando una luce azzurro o verde acqua pallido che gli consente di fendere l'oscurità degli abissi per guardarsi intorno comodamente. A causa della disposizione dei fotofori, potrebbe sembrare che siano i loro occhi stessi a brillare, ma non è così. Al contrario di quelli dei pesci non sono fissi, e una sirena abissale può ruotarli nell'orbita per direzionare lo sguardo a piacere; a riposo mostrano una certa assenza di focus.

Oltre al contorno occhi, le sirene abissali hanno un'alta concentrazione di fotofori sulla coda che possono dare vita ad impressionanti spettacoli luminosi. Generalmente, i pattern sono leggermente diversi da un esemplare all'altro e lo sono sin dalla nascita, motivo per cui un "flash" è sufficiente ad una sirena abissale per riconoscere un esemplare che ha già incontrato. La bioluminescenza delle sirene abissali è possibile grazie a delle cellule mitocondriali specializzate nel loro organismo chiamate "fotociti", che creano la luce al loro interno tramite l'ossidazione di una proteina, detta luciferina, mettendola in contatto con l'enzima luciferasi. Questi fotociti si trovano dentro i fotofori, organi contenuti nella pelle delle sirene abissali e di diversi altri organismi abissali; presentano una porzione ghiandolare, da cui proviene la luce, uno strato riflettente che tappezza il fondo e dei dispositivi rifrangenti, una sorta di lente organica atta a condensare la luce.

Viste le basse temperature, le parti più delicate del corpo degli abissali sono protette da una fitta pelliccia grigia o bianca, che si sviluppa attorno alla testa e la gola, lasciando libere le branchie, protette comunque sia da un opercolo branchiale che da dei ciuffi che si sviluppano sulla mascella e coprono alla vista frontale le aperture respiratorie.

Le ossa delle sirene abissali sono leggere e relativamente flessibili e fragili a causa della difficoltà nel reperire il calcio alle profondità in cui vivono.

Il loro stomaco è più elastico di quello di molti altri animali, consentendogli di mangiare ed immagazzinare il più possibile nel caso riuscissero a trovare molto cibo in una sola volta.

Aspettativa di vita media

Sconosciuta, anche alle sirene abissali. Gli abissali fanno una grande fatica a tenere conto dei riferimenti temporali e la loro percezione della modalità di successione degli eventi è confusionaria e spesso quasi assente, tanto che nella loro lingua non esiste alcuna parola per "tempo", ma neppure per "presente", "passato" o "futuro". Il mondo si divide per loro in "quello che so" e "quello che ancora non so", anche grazie alla loro memoria incredibilmente precisa.

Dimorfismo sessuale

C'è uno spiccato dimorfismo sessuale negli adulti, che rende facile distinguere a colpo d'occhio i maschi dalle femmine. Il primo fattore da considerare è la taglia: coda compresa, il maschio raramente supera il metro e quaranta, contro gli impressionanti cinque metri della femmina. Si tratta chiaramente di un fenomeno di gigantismo abissale: le grandi dimensioni di un animale abissale comporterebbero una minore dispersione di calore, importantissima nelle acque di profondità che superano raramente gli zero gradi centigradi, ed una diminuzione della necessità di un'attività costante, caratteristica dei piccoli organismi.

Inoltre, il maschio tende ad avere colori più delicati, generalmente sui toni freddi del blu, del grigio e del viola, con striature e pattern scuri che ne percorrono il corpo. Al contrario, la femmina scurisce rapidamente durante la crescita fino a raggiungere un assoluto nero pece da adulta.

Habitat e dieta

Gli abissali hanno fatto della loro casa le acque salate tra il profondo piano batiale e gli inizi del piano abissale, spostandosi di livello a seconda della torbidità dell'acqua ed al periodo dell'anno per trovarsi quasi sempre immersi nella zona afotica, cioè la zona in cui la luce solare non arriva. Stiamo dunque parlando di una variazione tra i milleottocento e i duemila metri di profondità.

La loro dieta è esclusivamente carnivora, il che li ha costretti a divenire ben poco schizzinosi, nonché eccellenti predatori. Non disdegnerebbero affatto nurtrirsi di carne umana, né di quella di altre sirene, arrivando talvolta persino al cannibalismo.

Comportamento

Socialità

Le sirene abissali conducono perlopiù una vita solitaria, eccezion fatta per il periodo che le madri e i piccoli spendono insieme nel primo periodo di sviluppo dei cuccioli.

Cucciolo di sirena abissale con i fotofori attivi.

La madre rimane accanto ai piccoli per i primi cinque anni della loro vita, offrendo protezione, cibo e insegnamenti. I cuccioli fanno gruppo tra loro formando piccoli plotoni (termine che nei Maregens e negli Abyssugens indica gruppi di media grandezza, da quattro a trenta individui). L'atteggiamento della madre, per quanto amorevole, è tutt'altro che puramente altruista: per evitare di perdersi nel buio delle profondità marine i piccoli abissali ricorrono massicciamente alla bioluminescenza e cantano piccoli richiami acuti e melodiosi per segnalare la propria presenza alla famiglia; così facendo attirano però anche diversi predatori che la mamma, usando i figli come esca, può acciuffare e divorare con molta più facilità. Il canto dei piccoli abissali è stato accostato a quello di un uccellino canoro, acuto, a volte modulato, ma in qualche modo "inquietante" o "nostalgico" ad orecchie umane.

Superati i cinque anni, i cuccioli di abissale sono diventati ormai troppo grandi perché per la madre sia ancora vantaggioso condividere il cibo con loro, perciò smette di nutrirli e li incoraggia a trovare un'area diversa in cui vivere. A quel punto i piccoli si disperdono e, con tutta probabilità, vivranno vite isolate che potrebbero o meno essere interrotte dal breve incontro con un proprio simile e, forse, da un fortunato accoppiamento.

Anche da adulti mantengono voci affascinanti ed armoniose, una caratteristica probabilmente unica per creature del loro habitat. Hanno decisamente meno capacità di spaziare sui suoni emessi e replicare la parlata di altre creature rispetto ai merfolk, considerando anche che parlare gli serve poco o nulla superati i cinque anni d'età; il richiamo a lunga distanza che emettono per fare sapere la propria posizione e disponibilità a possibili partner è stato descritto come una sorta di "lamento" melodioso, un misto tra il canto di una balena e quello di una strolaga maggiore.

Caccia

Le sirene abissali sono cacciatori opportunisti, che difficilmente sprecano energie in inseguimento e ricerca attiva delle proprie prede. Molto più comunemente, usano la tecnica dello stun per cacciare: hanno un olfatto finissimo e, quando avvertono la presenza di qualcosa in avvicinamento, attivano tutti i fotofori in un flash che possa stordire l'intruso. Se si tratta di un pericolo spengono immediatamente i fotofori e fuggono, se è una possibile preda invece scattano per afferrarla e ucciderla all'istante. Differente è l'approccio se si tratta invece di un conspecifico (vedi Corteggiamento e riproduzione).

Diverse sirene abissali possono anche avvalersi degli strumenti ed artefatti che creano da sé, basandosi sulle lezioni impartitegli dalla madre e sulla sperimentazione condotta nel tempo. Sono predatori voraci che divorano senza esitare qualunque animale più piccolo di sé sia sicuro mangiare; questo potrebbe rendere le femmine di sirena abissale decisamente pericolose per un essere umano, se non fosse che i due habitat sono così distanti da rendere il pericolo solo ipotetico... considerato anche che il record umano di scuba diving attuale è di "soli" 332 metri.

Da soli

Le sirene abissali non sono territoriali. Quando non stanno interagendo con un'altra creatura di solito rimangono immobili o nuotano pigramente senza una direzione precisa, cambiando rotta di quando in quando, a bioluminescenza spenta. Si spostano portano con sé gli artefatti che hanno creato nel tempo, in borse create con la pelle di altri animali o a mano.

Si trovano molto spesso immersi in una sorta di stato meditativo, pratica che si pensa possa aiutarli a risparmiare anche le moltissime energie che un essere senziente spende nell'attività cerebrale. Quando "vagano", il loro stato mentale è assimilabile alla meditazione Vipaśyanā.

Corteggiamento e riproduzione

Negli abissi, la scarsissima densità di popolazione rende difficile l'incontro dei sessi. Per questo motivo quando ciò accade, né il maschio né la femmina rifiutano l'opportunità di un accoppiamento a meno che l'aspirante partner non sia gravemente malato.

Raggiunta la maturità sessuale, se una sirena abissale scopre tracce del passaggio di un suo simile (una traccia olfattiva, ad esempio, o degli oggetti lasciati indietro) inizia a cantare ad intermittenza per segnalare la propria presenza. Il canto delle femmine è più basso e vibrante, quello dei maschi un po' più modulato: la differenziazione del canto è utile per fare capire immediatamente se si ha a che fare con un individuo dello stesso sesso o dell'opposto.

Le sirene abissali sono praticamente sempre disponibili ad un accoppiamento; siccome le femmine presentano ovulazione indotta, sono necessari diversi accoppiamenti per ottenere una fecondazione. Anche nel caso la femmina abbia già dei piccoli di cui si sta prendendo cura non è affatto improbabile che accolga le avance di un maschio.

Durante l'accoppiamento, maschio e femmina nuotano paralleli uno all'altra finché il primo non inserisce uno dei due emipeni nell'ovidotto della femmina. Gli emipeni sono normalmente coperti, all'interno del corpo, e sono scoperti per la riproduzione attraverso il tessuto erettile; l'erezione è causata dal pompaggio dell'acqua dall'esterno all'interno del corpo, che un organo chiamato sifone introduce nei corpi cavernosi del tessuto erettile attraverso un orifizio apposito. Esattamente come per i Maregens, anche per gli Abyssugens è praticamente impossibile accoppiarsi fuori dall'acqua: non solo un'erezione sarebbe impossibile, ma anche l'espulsione dello sperma, dovuto all'inturgidimento di particolari strutture che lo pompano fuori, avviene grazie all'uso dell'acqua.

I maschi sono ulteriormente gratificati dal trovare una compagna dal fatto che, tra un accoppiamento e l'altro, lei assume il compito di cacciare per entrambi e tenere tutt'e due in condizioni ottimali per ottenere molte uova sane. Alla fine dell'incontro amoroso i due prendono strade separate, poiché rimanere uno accanto all'altra li porterebbe invariabilmente ad entrare in competizione per il cibo e le risorse.

Le sirene abissali sono ovovivipare: la madre incuba le uova al proprio interno fino alla loro schiusa, momento in cui i neonati abissali sono finalmente pronti ad entrare nel mondo. Le cucciolate di abissali sono in numero variabile tra i quindici e i quaranta, con un interessante tasso di mortalità infantile che si aggira stabilmente sotto il tre per cento quando i piccoli sono sotto le cure della madre, ma si innalza bruscamente appena i piccoli iniziano a vivere da soli.

Paradossalmente, uno dei pericoli, seppur raro, che le piccole sirene abissali devono affrontare è proprio un possibile incontro con un adulto che non è uno dei loro genitori: se sufficientemente affamato, un esemplare maturo potrebbe provare a divorare un giovane abissale.

Curiosità

  • Tutte le informazioni al momento conosciute sugli Abyssugens hispida oltre al loro aspetto e dieta ci vengono dai racconti di un unico esemplare, Lihsangiongiangionschìo, trovato a girovagare sulla terraferma sotto forma di essere umano grazie ad un artefatto magico creato dalle sue stesse mani.
  • Gli abissali hanno nomi unici ed estremamente lunghi. Non sembra che abbiano un significato, trovano anzi l'idea di un nome proprio che indica qualcosa di differente da chi lo porta insensato e buffo.
  • Essiccato, visto il blu/azzurro assunto dalla pupilla circondata di bianco alla morte, si dice che l'occhio di una sirena abissale sia un nazar antimalocchio senza pari.
  • Hanno un ottimo controllo sui fotofori del proprio corpo e si affidano abbastanza alla vista da tenere sempre accesa la mascherina luminosa attorno agli occhi; non avendo palpebre, un modo certo per discernere se una sirena abissale immobile è cosciente o meno è controllare se la mascherina luminosa attorno agli occhi è attiva o meno.

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Voci correlate


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domenica 30 aprile 2023

Merfolk

 I merfolk o marini (Maregens sp.), talvolta impropriamente conosciuti come "sirene", sono un genere di creature senzienti acquatiche capaci di respirare sia sulla terraferma che sott'acqua, diffuse nelle acque marine e in quelle dolci delle zone temperate e di quelle fredde, ma del tutto assenti nella fascia polare. Sono immediatamente distinguibili da tutte le altre creature per via del loro torso di forma umanoide, con due braccia dotate di mani prensili e sensibili, che contrasta con la parte inferiore del corpo estremamente simile alla porzione posteriore di un pesce osseo, ovvero squamato e con pinne sostenute da raggi.

Sebbene non vi sia alcuna vicinanza filogenetica e la fisiologia sia molto differente, alcuni tendono ad accorpare merfolk e stregoni del mare; in realtà, come anticipato, fra le due specie non esiste alcuna parentela ed è impossibile per le due ibridarsi.

Un tempo si credeva erroneamente che anche le sirene abissali fossero dei Maregens, ma gli studiosi li hanno in seguito classificate all'interno del genere Abyssugens.

Aspetto e fisiologia


I merfolk sono caratterizzati da un peculiare aspetto eterogeneo: metà "umano" e metà "pesce".


"Torso" (Parte superiore del corpo)

La parte superiore del corpo, dalla testa alla vita, è umanoide, generalmente privo di peli se non per i capelli o, molto raramente, la barba. Sul collo presentano solitamente tre paia di aperture branchiali (ma alcune specie ne esibiscono fino a sei paia) non protette da alcun opercolo. Presentano arti superiori, detti braccia, ben articolati, capaci di ampi movimenti, e mani dotate di pollice opponibile e versatili nella loro prensilità, non dissimili da quelle umane, le cui dita possono essere palmate o separate fra loro.

La tonalità dei peli e della pelle è determinata dalla presenza di pigmenti chiamati melanine. Le tonalità possono variare da un marrone molto scuro a un rosa molto chiaro, mentre il colore dei capelli varia dal bianco al nero, passando per il biondo, il rosso e il castano. Non è raro che la pelle della faccia, del torso e delle braccia sia maculata o striata, con disegni che variano a seconda della specie, della sottospecie e dell'individuo.

Occhi

Come gli umani, i merfolk presentano occhi ravvicinati e visione binoculare, con un campo visivo ad alta definizione davanti alla loro testa, tipico dei predatori.

A causa dell'adattamento alla vita acquatica, il loro cristallino è però più simile a quello dei pesci che a quello degli esseri umani, rendendoli "miopi" al di fuori dell'acqua, con una capacità di vedere gli oggetti fino ad un massimo di trenta-quaranta metri di distanza; quando si trovano in immersione, non possono vedere cosa c'è oltre la superficie dell’acqua, anche a causa della rifrazione della luce.

Gli occhi dei merfolk possiedono due palpebre e una membrana nittitante, ma le ghiandole lacrimali sono assenti. L'occhio di un merfolk è simile a quello degli altri vertebrati, ma adattato ad un ambiente marino più scuro: presenta una membrana chiamata tapetum lucidum, che si trova dietro la retina e vi riflette una seconda volta la luce, in modo da migliorare la percezione luminosa e la visibilità nelle acque più oscure. L'efficacia del tapetum lucidum varia a seconda della specie e della sottospecie, ed è ottimizzata in quelle spiccatamente notturne o in quelle che vivono a profondità maggiori.

Il colore delle iridi varia enormemente a seconda dell'esemplare, della località, della specie e sottospecie, e può essere di qualunque tonalità, dal blu più cupo al rosso più brillante, e persino bianca o totalmente trasparente.

Petto

Muscolarmente, l'area pettorale dei merfolk è simile a quella degli umani, divisa in grande muscolo pettorale e piccolo muscolo pettorale. Poiché non sono mammiferi e non allattano i piccoli, sia i maschi che le femmine sono privi di capezzoli, anche se in alcuni esemplari può esservene un abbozzo non funzionale, caratteristica comunque rarissima e legata alla loro discendenza dagli esseri umani. Sempre per via della loro "parentela" con gli antenati primati, alcune femmine mostrano una peculiare disposizione adiposa, con accumuli di tessuto nell'area pettorale, che sembrano mimare le mammelle umane, ma che non hanno alcuna utilità se non, appunto, quella di accumuli di grasso; in ogni caso, gli accumuli adiposi sul petto delle femmine di merfolk non sono particolarmente voluminosi e danno solo una forma più sinuosa alla loro silhouette generale, senza sporgere troppo.

Talvolta, l'area pettorale è "decorata" da scaglie variamente colorate, di tipo cicloide o ctenoide, in un motivo estremamente variabile per forma e per grandezza, ma che generalmente copre il centro del petto e le clavicole.

Le nixen, che possiedono scaglie placoidi (anche note come dentelli dermici), non presentano quasi mai i decori sul petto.

"Coda" (parte inferiore del corpo)

La parte inferiore del corpo, fusiforme e idrodinamica, presenta una linea laterale (un particolare sistema sensoriale che percepisce le vibrazioni a bassa frequenza e le onde di pressione generate dal moto di corpi solidi nell'acqua) e termina in una grande coda raggiata. Questi raggi (lepidotrichi) sono articolati a diversi elementi ossei o cartilaginei paralleli tra loro, detti radiali.

Altra caratteristica di questo genere è la presenza di una vescica natatoria, una grande sacca polmonare modificata contenente una miscela di gas, che consente una sofisticata regolazione dell'assetto idrodinamico, permettendo loro di emergere o di immergersi con disinvoltura, senza dover ricorrere alla forza muscolare, o all'uso di pesi esterni, come farebbero gli esseri umani.

Tutti i merfolk sono privi degli arti posteriori, di cui rimangono solo delle piccole ossa vestigiali all'interno del corpo che non sono collegate alla colonna vertebrale. Durante lo sviluppo embrionale, presentano però degli abbozzi di questi arti, che regrediscono spontaneamente con la crescita.

La parte inferiore del corpo degli esemplari mostra inoltre la presenza di un leggero e flessibile rivestimento di scaglie, costituite da sottili placche ossee variamente pigmentate. Oltre alla pinna caudale, necessaria per la propulsione e dunque lo spostamento, i merfolk possiedono altre quattro pinne fondamentali: una pinna dorsale, due pinne ventrali, una pinna anale.

Pinna dorsale

Quasi tutti i merfolk presentano sul dorso una pinna dorsale, la cui funzione è quella di dare stabilità al nuoto, evitando che l'esemplare possa capovolgersi durante gli spostamenti laterali veloci. Questa pinna è talvolta assente negli esemplari che vivono nelle regioni polari, poiché sarebbe d'intralcio nel nuotare sotto i ghiacci.

La pinna dorsale presenta forme e dimensioni differenti nelle varie specie e sottospecie di merfolk, una caratteristica utile per l'identificazione.

Pinna caudale

A differenza di quella dei pesci, nei merfolk questa pinna è disposta orizzontalmente e si muove dal basso verso l'alto. Questa caratteristica permette di riconoscere a prima vista la coda di un merfolk da quella di un pesce e la sua funzione è quella di agire da mezzo di propulsione tramite il suo movimento verticale.

Anche in questo caso forma e dimensione variano tra le diverse specie e quindi queste caratteristiche possono essere usate per l'identificazione, soprattutto delle specie di grandi dimensioni.

Pinna anale

Questa pinna, disposta non lontana dall'apertura cloacale, ha lo scopo di stabilizzare il nuoto, ma nei maschi di alcune sottospecie è grandemente sviluppata e colorata e viene dispiegata durante il corteggiamento per mostrare la salute dell'esemplare.

Pinne ventrali

Sono pinne accoppiate, cioè doppie, poste più in alto rispetto alla pinna anale, subito sotto la regione addominale. Hanno funzione stabilizzatrice e sono utilizzate per rallentare velocemente l'andatura tramite la loro flessione verso il basso.

Sistema muscolo-scheletrico

Poiché non sono deputate a sostenere il peso del corpo, le ossa dei merfolk sono leggere, se comparate con quelle di un essere umano, e spugnose. In esse è presente un'alta concentrazione di grassi, che li aiuta nel galleggiamento.

La gabbia toracica è costituita da un numero variabile di coste ed è molto flessibile, per permettere ai polmoni di collassare durante le immersioni profonde ed evitare l'accumulo di azoto nel sangue.

Il cinto pelvico (bacino) è assente.

I muscoli dei merfolk, per assicurarsi un buon rifornimento di ossigeno durante le immersioni, presentano concentrazioni di mioglobina da 3 a 10 volte superiori rispetto ai muscoli dei mammiferi terrestri.

Al di là di queste caratteristiche comuni, i merfolk si presentano con una ampia variabilità di forme e colori, ben distinti a seconda della sottospecie.

Comportamento

Socialità

Tutte le specie di merfolk sono gregarie e possono formare gruppi piccolissimi, da due a tre individui, chiamati shoal, oppure gruppi di media grandezza, da quattro a trenta, denominati plotoni, oppure banchi, che hanno un numero variabile da trentacinque a mille.

I banchi, che sono le più comuni aggregazioni di merfolk, possono essere stanziali e dare vita ai villaggi, oppure essere nomadi. Le nixen (Maregens pistrix) tendono per loro natura a rimanere solitarie o a formare piccoli gruppi nomadi, ma sono stati documentati casi in cui uno o più esemplari si sono fermati a vivere con banchi misti di diverse specie.

I villaggi di merfolk, costruiti sul fondo, sono sempre ben nascosti e curati per sembrare parte dell'ambiente circostante: le case, che spesso si estendono in grotte sotto le rocce, vengono ricoperte di spessi strati di alghe, di relitti, di pietre e di coralli, in modo da essere di difficile individuazione da parte degli esseri umani che potrebbero scandagliare la zona.

Politica

Alcune popolazioni di areali ristretti hanno sviluppato forme di governo, generalmente monarchiche.

Alimentazione

I merfolk sono onnivori a tendenza carnivora, adattati per essere formidabili cacciatori. Contrariamente a quanto narrato dalla maggior parte delle opere moderne, non sono in grado di parlare un linguaggio comune ai pesci e ai crostacei e non li considerano loro "fratelli", ma (al pari di come gli umani fanno con gli animali) bestiame, prede o più raramente compagni domestici o minacce.

Non hanno alcuna remora a nutrirsi della carne degli esseri umani, che reputano deliziosa, ma al fine di preservare i rapporti con questi e di non portare la guerra nei loro villaggi, molte comunità non cacciano attivamente gli umani, limitandosi a nutrirsene solo se ne trovano i corpi annegati.

Corteggiamento e riproduzione

I merfolk si riproducono durante uno specifico periodo dell'anno, conosciuto come "fregola". I maschi in fregola vanno incontro ad un cambiamento della loro livrea e corteggiano le femmine con danze, canti e mostrando i loro corpi variopinti con le pinne spiegate.

I ceasg o mersalmoni (Maregens salmo) vanno incontro ad una migrazione riproduttiva per accoppiarsi e deporre le loro uova in acqua dolce, risalendo i fiumi fino a raggiungere laghi adatti ad ospitarli.

Per i merfolk dalla forma più allungata e con maggiore flessibilità, l'accoppiamento prevede che il maschio arrotoli la parte interiore del suo corpo intorno al corpo della femmina, mentre nelle specie più grandi e meno flessibili, maschio e femmina nuotano paralleli uno all'altra finché il primo non inserisce uno dei due emipeni nell'ovidotto della femmina.

Gli emipeni sono normalmente coperti, all'interno del corpo, e sono scoperti per la riproduzione attraverso il tessuto erettile. Una particolarità dei merfolk è che l'erezione viene causata dal pompaggio dell'acqua dall'esterno all'interno del corpo, che un organo chiamato sifone introduce nei corpi cavernosi del tessuto erettile attraverso un orifizio apposito. Per un merfolk è perciò impossibile accoppiarsi fuori dall'acqua: non solo un'erezione sarebbe impossibile, ma anche l'espulsione dello sperma, dovuto all'inturgidimento di particolari strutture che lo pompano fuori, avviene grazie all'uso dell'acqua.

Ci sono numerevoli casi documentati di femmine di merfolk che hanno concepito prole senza accoppiarsi con un maschio, attraverso un processo noto come partenogenesi. Si tratta sempre tuttavia di partenogenesi telitoca, ovvero che dà origine esclusivamente ad altre femmine. Alcune piccole popolazioni stabili di merfolk oceanici sono composte esclusivamente da individui di sesso femminile che si riproducono per partenogenesi.

A seconda della specie, i merfolk possono essere vivipari, ovovivipari o ovipari. In quest'ultimo caso, il più raro, viene prodotto piccolo numero di uova di grandi dimensioni con molto tuorlo, per un massimo di otto. La nascita di otto gemelli sani da otto uova diverse viene considerata di ottimo auspicio e la madre che ha prodotto questa prole viene generalmente premiata dal dominante del suo banco.

Pesca

Le carni dei merfolk sono considerate deliziose e pregiate, ma raramente queste creature vengono pescate attivamente per il consumo umano.

Tuttavia vi sono testimonianze di come in passato i merfolk venissero braccati e uccisi da equipaggi specializzati, chiamati "cacciatori di sirene", che vendevano il preziosissimo bottino a cifre astronomiche in vari mercati del pesce e della carne, oppure direttamente a ricchi nobili che potevano permetterselo. Secondo le storie diffuse dai cacciatori di sirene, i merfolk erano creature malvagie, che cantando seducevano i marinai e facevano schiantare le loro navi contro le rocce, facendoli cadere in acqua ed annegare per poi divorarli, e dunque era più che giusto trattarle con lo stesso riguardo e cacciarle per mangiarle.

Anche se è vero che i merfolk consumano con piacere la carne umana, il loro canto non è in grado di ammaliare gli uomini tanto da far perdere loro il senno e farli suicidare contro gli scogli, si trattava perciò solo di scuse da parte dei cacciatori di sirene per soffocare i rimorsi della coscienza di chi acquistava da loro la carne dei merfolk. Queste dicerie sopravvivono ancora oggi.

La carne considerata più pregiata è quella dei ceasg, spesso paragonata per sapore a quella del temolo (Thymallus thymallus). Benché siano stati pescati più degli altri merfolk in passato, i ceasg rimangono comunque i più facili da avvistare nel loro genere, per via del loro peculiare rituale riproduttivo e delle loro personalità forti e temerarie, che li portano ad entrare facilmente in contatto con le altre specie.

Specie

Merfolk famosi

Curiosità

  • Le "sirene delle Fiji" non sono una vera specie di sirene, ma ibridi artificiali e mostruosi creati nel corso dell'Ottocento (prima in Europa e poi in America) per soddisfare il gusto per il bizzarro ed il grottesco dell'epoca, allo scopo di provare l'esistenza delle sirene. Per realizzarle, si utilizzavano parti di animali mummificati (in particolar modo pesci) e altri materiali, come cartapesta, pietra pomice e legno. Questi curiosi collage divennero molto popolari all'interno dei sideshow americani e delle collezioni pubbliche e private del tempo. La "sirena delle Fiji" fu resa famosa da Phineas Taylor Barnum, che la mostrò all'interno dei propri spettacoli.
  • I borsellini delle sirene (in inglese mermaids' purses) sono le sacche vuote delle uova schiuse di alcune specie di pesci cartilaginei (squali e razze) ritrovati arenate sulla battigia, così comunemente chiamate dagli esseri umani; i merfolk utilizzano realmente questi oggetti di origine organica come borse per trasportare piccoli oggetti.
  • Nel 1891 Oscar Wilde pubblicò Il pescatore e la sua anima, una fiaba che racconta di un pescatore che si innamora della sirena che ha pescato.
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Un giovane catturato da uno stregone del mare
 
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domenica 8 marzo 2015

Glasamael Crawford

Glasamael Crawford
http://fav.me/d8kwoqq


Nome: Glasamael Crawford 
Soprannomi: -nessuno (per ora)
Sesso: Maschio
Specie: Merfolk comune (Maregens vulgaris majestic)
Provenienza: Oceano Pacifico

Glasamael Crawford nasce in un villaggio senza nome collocato in una conca oceanica, all'interno del palazzo reale. Primogenito di Jack Crawford e Phyllis Crawford, la coppia reale, è destinato ad ereditare il trono del padre. Porta grande gioia ai due genitori in quanto primo figlio, e anche crescendo porta loro molte soddisfazioni che sollecitano le loro tenere attenzioni. Viene cresciuto sin da piccolo negli ideali “cavallereschi” di onore, forza, lealtà e galanteria. Ama giocare all'interno del grande palazzo, nonostante non ci siano altri bambini.
Tuttavia subito dopo gli arriva il secondo fratellino, Reliosar, ed è lì che per la prima volta il piccolo Glasamael si carica del peso di una vera responsabilità. “Quando sarai grande” Gli dice la madre “Dovrai prenderti cura di tutto il tuo popolo, perchè sarai il loro re, come adesso ti prendi cura di tuo fratello”.
Anche se non è facile prendersi cura del nuovo arrivato, il piccolo si fa forza per il suo popolo e si impegna per giocare e tenere sempre contento Reliosar.
Comunque è l'unica cosa che gli viene richiesta, ovviamente supportato dai genitori, e lui ha molto tempo libero per esplorare il palazzo e giocare. In quanto principe ha chi gioca sempre con lui, il suo paggio Saneol, un ragazzino gracile appassionato della classificazione delle alghe che lo aiuta nelle sue lezioni di botanica.
È per lui che comincia a coltivare una piccola aiuola in giardino, mettendoci più tipi di alghe possibili per fare contento Saneol, anche se spesso non sa gestire le alghe infestanti che si propagano per il giardino reale. I genitori approvano tuttavia lo spirito di iniziativa del bambino (“Eh, che bello, che bello” disse il padre) e incoraggiano (quasi costringono) anche gli altri fratelli ad avere una loro aiuola.
I fratellini di Glasamael nascono tutti a distanza di un anno l'uno dall'altro, perciò la responsabilità si fa sempre più gravosa. Alla nascita di Gadus, il quinto fratello, Glasamael è condiserato abbastanza grande per cominciare ad essere istruito seriamente e gli viene assegnata un'equipe di professori che hanno il compito di istruirlo sulle singole materie.
Si dimostra un buono studente, appassionato in particolar modo della storia dei re passati da cui vuole prendere esempio e superare in grandezza per il popolo, l'onore e mamma e papà.
Nel frattempo nasce Sashimi, il sesto fratellino.
A sei anni la nonna, madre di Re Jack e donna di grande vanità, decide che è il momento di vestire in modo adeguato il principino che è ormai in grado di sopportare un abbigliamento reale. Infatti i nobili hanno l'obbligo, a seconda della loro posizione sociale, di indossare un certo numero di accessori dolorosi come ostriche attaccate alla coda in ricordo di quando, durante le guerre, i re dovevano essere i primi a battersi e soffrire per il bene delle loro terre.
La saggia nonna, che gli impartisce lezioni clandestine sul mondo degli umani, lo concia per le feste, ma lui subisce senza piccarsi troppo. Dalle sue lezioni rimane incuriosito sul mondo degli umani e i suoi abitanti, ma con l'andare dell'età deciderà che non è questo granchè e lascerà perdere.
A sette anni Glasamael, con la coda che fa male per il suo popolo, vede nascere il suo ultimo fratellino, William. Dopo poco tempo la madre muore per colpa degli umani, cosa che lo porterà a provare odio e paura verso la terraferma; ne rimane profondamente afflitto e viene preso in custodia momentanemante dalla Regina Madre con i fratellini, che se ne occupa in modo rigido ma affettuoso. Il padre, distrutto dal dolore, sembra incapace di prendersi cura di loro.
Col passare degli anni, il dolore si attenua e il senso di responsabilità verso i fratelli prevale, spingendolo a cercare di riempire il vuoto occupandosene, mentre re Jack torna a fare da padre.
A dodici anni prende i pidocchi d'acqua, passati dal fratellino Mermael che amava giocare nel fango e che ha contagiato tutti gli altri, tranne il più piccolo che si è salvato perchè era rimasto avvoltolato nel mantello del padre piuttosto che andare a giocare con loro.
I pidocchi d'acqua, al contrario di quelli terrestri, non attaccano la testa, ma si aggrappano alle squame e fra i loro interstizi, dando alla coda un aspetto disordinato e opaco e causando un gran prurito. Riuscirà finalmente a liberarsene grazie all'aiuto della nonna, che gli offrità un rimedio naturale e a lui tutt'oggi sconosciuto.
Crescendo ha una consapevolezza più chiara dei suoi obblighi verso il regno; il padre lo istruisce su come guidarlo e la nonna rafforza gli ideali di onore e regalità che già erano importanti nella testa del giovane erede Crawford.
Entra in conflitto con Reliosar e Irideo, i due maggiori fra i fratelli più giovani, che rivendicano anch'essi la possibilità di essere scelti come sovrani e trovano ingiusta la tradizione per cui è esclusivo del primogenito il diritto al trono. L'idea troppo ribelle e anticonformista viene malaccolta dal padre che seda immediatamente la lite a suon di ceffoni non appena ne viene a conoscenza.
Raggiunta l'età di quindici anni, i fratelli escono per visionare la costruzione di un nuovo giardino in città, accompagnati dal padre. L'unico a non venire con loro fu il fratello più piccolo, allora novenne, che preferì rimanere a casa a coltivare la sua aiuola di fiori rossi.
La sua, è l'unica aiuola che possa ormai chiamarsi con questo nome, in quanto le erbacce di Glasamael si sono impadronite di tutti i pezzetti di terra confinanti tranne quello di William, che ci combatte strenuamente.
Durante la gita lui e gli altri cinque vedono per la prima volta un uomo con i tentacoli al posto della coda e sebbene molto spaventati si accingono a salutarlo. Lo straniero ricambia, presentandosi col nome di Hannibal e informandoli del fatto che fosse uno stregone e un mercante di merci rare e magie. Mermael manca di rispetto allo stregone, il quale non esita a picchiarlo duramente e ad affermare di essere malvagio, spaventando tutti i fratelli.


[Il resto della vita è un "work in progress": lasciateci ancora inventare un pò di avventure su di lui e poi sarà completo!]

Curiosità:
  • Il suo fratello preferito è Mermael, il quartogenito.
  • La sua cosa preferita della terraferma è che ci sono posti dove non ci sono umani.
  • La sua coda, pinna dorsale e squame somigliano a quelle dell'Odonus Niger, il “Balestra nero” (che però è blu/azzurro, non nero)

Odonus niger, il "Balestra Nero" (in realtà, come vedete, è azzurro)

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