martedì 9 giugno 2015
lunedì 8 giugno 2015
Testa di Cocco II, la vendetta - stavolta si scaglia su cani e gatti
Testa di Cocco (che per chi non avesse seguito il resto del diario è
la mia genitrice femmina naturale, ma non considero affatto la mia
mamma) è una persona odiosa, irresponsabile, infantile e senza
cuore. Lo sapevo già, lo sapevate già, ma oggi mi è arrivata
un'altra stoccata: poiché il gatto, gliel'ho detto chiaro e tondo,
non è il suo, allora non si può tenere nella sua casa. Come
se la casa fosse sua, certo. Ovviamente la ignoreremo, perchè è
solo una stupidotta e abbiamo l'appoggio di papà, ma mi capite
quando dico che ha pianto, sbraitato, rotto le scatole perchè un
micino era stato buttato nell'immondizia e ora quello stesso micino è
abbandonato da lei per un capriccio stupido e infantile che dovrebbe,
teoricamente, portarmi a dire che il gatto e suo?
Ma col cavolo che mi arrendo alle strategie idiote da quattro soldi inventate da un scema da quattro soldi. Solo che poi mi ha detto che lei è “un leader, amata e temuta”. Io non la temo e non la amo, la disprezzo. È una bestiaccia rabbiosa da sopprimere, ma un animale con la rabbia di piccola taglia, diciamo una volpina, che puoi ammazzare con un colpo di spranga e quindi non fa paura.
Ma col cavolo che mi arrendo alle strategie idiote da quattro soldi inventate da un scema da quattro soldi. Solo che poi mi ha detto che lei è “un leader, amata e temuta”. Io non la temo e non la amo, la disprezzo. È una bestiaccia rabbiosa da sopprimere, ma un animale con la rabbia di piccola taglia, diciamo una volpina, che puoi ammazzare con un colpo di spranga e quindi non fa paura.
E poi mi chiedono come posso non amare mia madre: vorrei vedere
chiunque al posto mio.
Vabbè, ora devo uscire: mi si sono usurati e spaccati i sandali, ne
comprerò un paio da montagna al Decathlon.
[Più tardi]
Sono tornata dal Decathlon, ho comprato sandali da montagna che non
dovrebbero spaccarsi solo perchè passo su una pietra e sono serena.
Ora dovrei disegnare un poco, ma sto aspettando che saltino fuori
alcune foto promozionali per Primavera, la prossima puntata di
Hannibal, dove finalmente si rivede quello che è stato l'eroe della
prima stagione e il co-protagonista della seconda, Will Graham.
[Più tardi]
Sono dovuta rimanere fuori tutti il pomeriggio. E per la sciocchezza
delle sciocchezze supreme. Ancora una volta un problema con Testa di
Cocco, ancora una volta riguardante gli animali... in pratica, come
sempre, abbiamo passeggiato insieme ad un cagnetto di nome Alvin, il
cagnolino di una mia ex-compagna di classe, ed al suo amichetto
riccioluto che noi chiamiamo “Violentino”. Niente di che, roba da
tutti i giorni. Alvin aveva una ferita di qualche genere sul petto,
un'abrasione che aveva prodotto una crosta, ma non ci abbiamo fatto
troppo caso perchè, beh, per ora pare proprio che abbia trovato un
cane con cui litigare spesso.
Arriviamo a casa e fino a casa lui ci accompagna, come sempre. Chiedo
a mio padre un pezzetto di pane vecchio (ne avevamo, da buttare) per
ringraziare Alvin e Violentino della compagnia quando Testa di Cocco
inizia a strillare perchè a.) ho in mano un sacchetto con dentro
alcuni moscerini per Kreacher, che lei ha chiamato “vermi” e mi
ha detto che sono sporchi b.) perchè ha visto Alvin e ha detto che
ha le zecche e la rogna. Che? Le zecche e la rogna? Ma dove? Ma se ha
il pelo corto, biondo e pulitissimo? Comunque, ha gridato così tanto
e così forte, ma non sto qui a raccontarvi per filo e per segno
tutte le parolacce che mi ha detto, mi ha minacciata di chiudermi
fuori, così sapete che abbiamo fatto, io mia sorella e i due
cagnetti? Ce ne siamo andati.
Che poi si notava vividissimamente che Testa di Cocco aveva pure
paura dei cagnolini, perchè non li voleva davanti casa ma non gli ha
fatto nemmeno “sciò!”, insomma, dovevamo essere noi a spostarli,
ma senza toccarli... per fortuna che sono buonissimi e obbedienti!
Così siamo rimasti fuori fino all'ora di mangiare, perchè nel
frattempo mio padre stava cercando di fare ragionare mia madre, che
ha fatto una scenata napoletana di paranoia urlante, e dunque stare
in casa significava perdere i timpani.
Poi, dopo mangiato, prima ho finito di leggere Cujo di Stephen King
(un libro che consiglio, consiglio consiglio, è intenso e parla pure
di cani), poi la Mimma mi ha mostrato delle storie breve che ha
scritto per un concorso. Una mi ha commossa, l'altra mi ha fatta
ridere. Lei ha un dono assurdo, un talento che non riesco a concepire
senza un filo di invidia, quello di scrivere storie inventate così,
su due piedi, e usare proprio le parole giuste per toccarti il cuore
(o meglio, lo stomaco, perchè è lì che i sentimenti albergano, non
nel cuore)... e il secondo racconto era proprio ispirato a Testa di
Cocco, per questo era un capolavoro che avevo bisogno di leggere e
che pubblicherò nei prossimi giorni sul blog.
Vabbè, con un sana calma e una risata nel petto, mi congedo dalla
pagina di diario di oggi.
Il Tomahawk del Windigo - Parte 2
Scritto da Sarah Darkness e Elisabetta Palmeri
Il tomahawk del Wendigo - Parte 2
<Parte 1
Pomeriggio d'attesa
Il tomahawk del Wendigo - Parte 2
<Parte 1
Pomeriggio d'attesa
Il cellulare vibrò di nuovo.
«E ora comincia a chiederle scusa»
gli consigliò Alfredo.
«Che ti ha dato la signora?» gli
domandò Dolfo, guardandolo appena dallo specchietto.
Jackie aprì la mano: era un minuscolo
acchiappasogni. Carino.
«Hai visto, Jackie? Hai trovato pure
il regalo!» sorrise Manlio gioviale.
«Lavoratela» gli consigliò l’uomo
seduto al suo fianco «Non abbiamo molto tempo».
Jackie iniziò rapidamente a scrivere
un messaggio.
«Una telefonata no, eh?» Sogghignò Manlio. Jackie lo ignorò: scrivere era più facile, riusciva ad essere più delicato, a ragionare di più e, ovviamente, a non dire cose avventate. E poi lei avrebbe apprezzato.
Il motel si avvicinava all'orizzonte quando il ragazzo era riuscito finalmente a convincerla, non sapeva neanche lui come, a fare quell'affare.
"Solo per te" Aveva scritto lei "E per evitare che la cosa che state per prendere finisca nelle mani sbagliate".
Poco importava che, con un oggetto così terribile, persino le mani del signor Innocenti potessero essere sbagliate.
«A che punto sei?» Domandò quasi delicatamente Rodolfo, accostando.
Jackie alzò la testa, spostando lo sguardo dallo schermo del telefonino alla faccia dell'uomo
«Credo di avercela fatta. Credo che... sia così».
Sia Manlio che Dolfo sorrisero, due sorrisi da sciacalli.
Il motel era grigio fuori e grigio dentro, cemento grezzo all'esterno e muri grumosi all'interno, ma non era troppo brutto e c'era anche un piccol bar vicino che sembrava frequentato esclusivamente da belle ragazze.
«'Mericane, gniammi» Commentò Manlio, guardando fuori dalla finestra
«Tanto non ti vogliono, quindi non fare il pedofilo, che se sono bambino io, loro sono neonate» commentò Jackie.
La loro stanza era la numero quindici, minuscola, con tre lettini che sembrava impossibile stessero tutti nello stesso locale senza toccarsi fra loro. La finestra, almeno, era bella grande, ma il posto era comunque caldissimo.
«Una telefonata no, eh?» Sogghignò Manlio. Jackie lo ignorò: scrivere era più facile, riusciva ad essere più delicato, a ragionare di più e, ovviamente, a non dire cose avventate. E poi lei avrebbe apprezzato.
Il motel si avvicinava all'orizzonte quando il ragazzo era riuscito finalmente a convincerla, non sapeva neanche lui come, a fare quell'affare.
"Solo per te" Aveva scritto lei "E per evitare che la cosa che state per prendere finisca nelle mani sbagliate".
Poco importava che, con un oggetto così terribile, persino le mani del signor Innocenti potessero essere sbagliate.
«A che punto sei?» Domandò quasi delicatamente Rodolfo, accostando.
Jackie alzò la testa, spostando lo sguardo dallo schermo del telefonino alla faccia dell'uomo
«Credo di avercela fatta. Credo che... sia così».
Sia Manlio che Dolfo sorrisero, due sorrisi da sciacalli.
Il motel era grigio fuori e grigio dentro, cemento grezzo all'esterno e muri grumosi all'interno, ma non era troppo brutto e c'era anche un piccol bar vicino che sembrava frequentato esclusivamente da belle ragazze.
«'Mericane, gniammi» Commentò Manlio, guardando fuori dalla finestra
«Tanto non ti vogliono, quindi non fare il pedofilo, che se sono bambino io, loro sono neonate» commentò Jackie.
La loro stanza era la numero quindici, minuscola, con tre lettini che sembrava impossibile stessero tutti nello stesso locale senza toccarsi fra loro. La finestra, almeno, era bella grande, ma il posto era comunque caldissimo.
La prima cosa che fece Jack una volta
entrato, fu lasciarsi cadere nel letto più lontano, vicino alla
porta del bagno; Manlio fece altrettanto, ma buttandosi sul piccolo
letto matrimoniale posto al centro della stanza (non molto più
grande di quelli singoli), mentre Alfredo si ritirava in bagno;
Rodolfo invece si mise subito alla ricerca del telecomando.
«Che mangiamo stasera?» Domandò
Manlio.
«Italiano, che domande!» rispose
Dolfo, iniziando uno zapping feroce contro la tv.
«Cinese!» propose Jackie, alzando le
mani in aria con entusiasmo
«Mai!» urlò la voce soffocata
dell’occupante del bagno
«Sì!» esclamò il giovane «Voglio
tutti quegli spaghettini di soia piccoli piccoli come un gomitolo di
capelli!»
«Smettila di dire queste porcherie!»
lo rimproverò Manlio, irritato «Non le devi mangiare quelle
schifezze! Quei fetenti danno gatti e cani morti!»
Jackie scoppiò a ridere «L’unica
cucina italiana che accetto è quella di Lyana» sorrise, chiudendo
gli occhi «Altro che spaghetti coi polpettoni!»
«Che ti hanno fatto di male gli
spaghetti coi polpettoni?» gli abbaiò contro Dolfo, la cui voce
venne coperta dal “mmmmmm” avido del loro amico
«Niente! È che li facciamo solo noi!»
rise il ragazzo.
«Aaah!» si lamentò l’altro,
scocciato.
«“Aaah!” un corno! Tanto lo so che
mancano pure a te le sue torte e i suoi sughi! » lo prese in giro «E
non dirmi che non è così!»
«Oooh, le sue pastiere!» sospirò
Manlio col tono di uno che stava più ricordando una bella donna, che
un dolce.
Rodolfo diede un colpo di tosse, poi
dichiarò a voce alta
«Tanto cinese non mangiamo»
«Sei noioso» borbottò Jackie
«Sono tradizionalista» lo corresse l'uomo, controllandosi noncurante l'orologio.
In quel momento, il telefono del ragazzo squillò; Jackie lo prese, guardando il nome che compariva sullo schermo. Era lei. Si affrettò a rispondere, premette il pulsante, ma la voce della ragazza lo sorprese prima che lui potesse dire "Ciao".
«Jackie, ascolta, stavo pensando a quello che mi hai detto. E ho pensato che dovevo sentire la tua voce»
«Tanto cinese non mangiamo»
«Sei noioso» borbottò Jackie
«Sono tradizionalista» lo corresse l'uomo, controllandosi noncurante l'orologio.
In quel momento, il telefono del ragazzo squillò; Jackie lo prese, guardando il nome che compariva sullo schermo. Era lei. Si affrettò a rispondere, premette il pulsante, ma la voce della ragazza lo sorprese prima che lui potesse dire "Ciao".
«Jackie, ascolta, stavo pensando a quello che mi hai detto. E ho pensato che dovevo sentire la tua voce»
Anche se era una frase semplice, il
cuore del ragazzo fece tre capriole nell’udire quelle parole.
«Avevo deciso di chiamarti prima di
andare a dormire, ma hai fatto prima tu!» Le disse felice, senza
riuscire a trattenere un sorriso che gli altri non poterono fare a
meno di notare e che li contagiò «Ciao».
La ragazza rimase in silenzio e Jackie
se la immaginò a mordersi un labbro, trattenendo un sospiro «Ciao»
Sorrise a bassa voce.
Rimasero in silenzio per qualche
istante.
«Mi hai chiamato solo per questa
storia?» gli domandò Jack, fingendosi offeso
«Oh, Jackie!» s’innervosì lei «Non
cercare di scherzare! Non è la prima volta e nemmeno la seconda che
mi tirate in mezzo ai vostri pagamenti!»
«Scusa…> cercò di farfugliare,
dispiaciuto del suo improvviso scatto di rabbia, ma l’altra non
l’ascoltò
«È la diciassettesima volta! E non
sarà nemmeno l’ultima, vero?!» lo accusò «Non voglio conoscere
nessuna di quelle persone! E se chiamassi il signor Innocenti e gli
raccontassi tutto?»
Jackie sentì come un blocco di
ghiaccio scendergli nello stomaco «Ti prego…» la supplicò « …
Non dirglielo»
« … »
«Lui sa che ci aiuti di tua volontà…»
«Ah!» fece lei «E così che si dice
quando non mi date scelta?»
«Sì!» disse Dolfo e il ragazzo gli
fece cenno di tacere, mentre si alzava e correva fuori dalla stanza,
verso le scale.
«Ti prego, baby, calmati…» La
scongiurò sentendosi un verme come tutte le volte.
«Non chiamarmi baby» lo zittì lei,
prima di sospirare per il casino che proveniva da casa sua «Jackie,
davvero: non potete chiedermelo prima? Almeno per gentilezza?»
«Ehm…» l’uomo si sedette sulle
scale, controllando che nessuno lo stesse ascoltando «… Amore mio,
il signore Ahanu è stato un osso duro…»
«Mmm»
«Dico davvero!» esclamò l’altro
«Avresti dovuto vederlo, era un matusalemme ma con un fisico da
paura! Ed era tanto gentile! Avresti adorato lui e sua moglie, la
signora Saye. Era una vecchina adorabile. Sareste andate d’accordo…
mi ha fatto anche un regalo»
«Davvero?» domandò lei atona.
«Non ti dico bugie, me lo ha fatto per
davvero. È un acchiappasogni…» le raccontò «… E vorrei che lo
avessi tu».
Dall’altra parte della chiamata, la
ragazza rimase in silenzio. Poi commentò «La vedo un po’ dura con
te in America e me in Italia»
«Eh… » ridacchiò lui «… Magari
il signor Innocenti mi permetterà di fare una bella vacanza, che ne
sai…»
«Lo spero per te» fece lei mentre le
sue parole venivano coperte da schiamazzi terribili «Ascolta una
cosa… »
«Ti ascolto»
«Il signor Ahanu è davvero una brava
persona? Non è come quel pazzo che ho dovuto lasciare per un mese
nelle catacombe... »
« Oh, no, no!» si affrettò a
rassicurarla «È gentilissimo e cortesissimo, un pezzo di pane. Gli
sono brillati gli occhi quando ha sentito di te. Ti tratterà bene.
Fallo anche tu»
«Lo faccio sempre» brontolò lei.
«Lo s » sorrise lui «Hai un cuore
d’oro».
Lyana sbottò in un accenno di risata,
poi gli parlò con una voce infinitamente malinconica « Jack, non ho
voglia di discutere con te… non mi va di litigare»
«Eh, lo vedo» la prese in giro lui,
ridendo «Perdonaci…»
«Vi perdono» mormorò la sua amica
«Anche se non ve lo meritate. La prossima volta non vi aiuterò»
«Lo so, lo so» disse Jackie in una
cantilena allegra
«Smettila, sei tremendo!»
«Lo so, lo so!» ripeté nello stesso
modo e lei si aprì in una risata «Come va la pasticceria? »
« Va tutto bene, grazie» rispose lei
in tono dolce «Abbiamo clienti di tutti i tipi: pazzi, maghi,
professori, lupi mannari, avvocati… tutti».
Un tonfo sonoro provenne da casa sua e
lei ringhiò infuriata.
«Fate piano!»
«Che è stato?!» domandò Jack
«Hanno fatto cadere una sedia!» si
disperò Lyana
«Il tuo fratellino?»
«E mio cugino…» precisò «Oddio,
che stanchezza… si è rotta…»
Jack si guardò intorno «Tuo cugino
vive ancora con te?»
«Ah-ha… » gli rispose.
«E Ale?» le chiese « Come va con
Ale?»
Steliana non gli rispose. Non subito.
«Lo sai tu?» gli domandò a sua volta
con fare acido «È tornato in Alaska ad allevare quello schifo di
bestie! Spero se lo mangino!».
Jack rimase in silenzio, lasciandola
sfogare: odiava l’uomo a cui si era legata. Una volta ne era stato
geloso, ma ora l’odiava e si sentiva legittimato nel farlo.
Soprattutto da quella volta che aveva deciso di ripartire nonostante
l’altra fosse finalmente riuscita a rimanere incinta una seconda
volta, non ritornando nemmeno per aiutarla quando ebbe un aborto
spontaneo. Era diventato un’altra persona dopo l’orribile fine
della loro prima gravidanza.
«Gli ho detto che se non torna entro
la fine del mese, porto tutto da sua madre e non lo voglio più
sentire, né vedere»
«Davvero?» le domandò Jack apparendo
un pò troppo emozionato.
«Davvero» grugnì l’altra a denti
stretti «Mi sono rotta di essere seconda ai suoi animali»
«Quindi non hai accettato la sua
proposta… insomma… il fidanzamento?»
«No» mormorò dopo alcuni secondi.
No. Jackie sperava di aver capito bene.
"No, non ho accettato il suo fidanzamento" Piuttosto che un
"No, invece ho accettato il suo fidanzamento". Il no è una
cosa molto, molto vaga, specie se è mormorato.
E poi quello non la meritava, perciò perchè, perchè si ostinavano ancora a provarci?
«Non... non ho... cioè... ok» Disse il ragazzo, perchè gli sembrava poco educato dire "non ho capito bene" «Se non vuoi parlarmene va bene, ma... mi piacerebbe sapere».
E poi quello non la meritava, perciò perchè, perchè si ostinavano ancora a provarci?
«Non... non ho... cioè... ok» Disse il ragazzo, perchè gli sembrava poco educato dire "non ho capito bene" «Se non vuoi parlarmene va bene, ma... mi piacerebbe sapere».
« No, no, figurati… » lo rassicurò
dolcemente « … non preoccuparti. E che…»
Un nuovo tonfo, seguito da una serie di
colpi sonori e delle grida sguaiate, che Jack non capì, costrinsero
la donna a gridare nella sua lingua. Non era un asso in italiano, ma
riuscì ugualmente a capire cosa strillò ai suoi parenti.
«Smettete immediatamente questo gioco
meschino!» tuonò e qualcuno le disse qualcosa «Non m’interessa!
Non potete distruggermi casa!»
«Ma stiamo…» cominciò una voce «…
Dai, è divertente!» piagnucolò presumibilmente la vocina di Dani,
il suo fratellino.
«No che non lo è!» urlò Steliana
«Il vicino di sotto lavora all’ambasciata turca!»
« Ma è uscito» si lamentò una voce
più adulta; suo cugino, s’immaginò «L’abbiamo visto dalla
finestra»
«Non m’interessa! » ringhiò «
Smettila di insegnargli questi giochi idioti! »
«Ma è divertente!» protestò
l’altro.
«Non è divertente!» si arrabbiò
sempre di più la cugina «Ha fatto questo gioco anche a scuola!»
«E allora?»
«E allora ha un compagno che è nato
ad Ankara, razza di imbecille!».
Jack scoppiò a ridere: aveva sentito
il tonfo ovattato di un cuscino e poi gli scatti di una pistola
giocattolo. Steliana doveva avergli sparato contro con la nerf rosa
che le aveva regalato tanti anni prima. Lei adorava le nerf custome.
E lui adorava regalargliele.
«Ma sei pazza!? Non li vedo!
Smettila!» La supplicò suo cugino «Smettila!» gridò.
«Sta’ zitto e pentiti!»
«Mai»
«Insegnagli un gioco normale!»
«Ma noi giocavamo a questo da
bambini!»
«Lascia i tuoi giochi razzisti fuori
da casa mia o ti stacco la testa!»
«Hey, calmati, Xena!» cercò di
distrarla Jack, alzando la voce per farsi sentire sopra le sue urla
che lo stavano facendo diventare sordo «O spenderai una fortuna ed
io avrò soltanto ascoltato la tua voce soave!»
«Smettila pure tu!» lo attaccò
Steliana e lui scoppiò a ridere, subito seguito da lei. Glielo aveva
detto in un tono infantile, quasi quanto quello del suo fratellino.
«Stai strillando come un’arpia!»
«Basta!» rise lei, cercando di
suonare minacciosa «E non li salvare! Sto mantenendo la famiglia del
falegname e di Yusuf con tutti i danni che devo pagare!»
« E che mai avranno fatto!» la
canzonò lui.
«Lascia perdere…» cambiò discorso
«… Non puoi capire»
«E va bene, ti credo!» annuì Jack, a
cui non interessava affatto quel discorso: voleva capire la storia
del fidanzamento «E quindi mi stavi dicendo?»
«Ah… » sospirò la sua amica, che
non era molto ansiosa di ripetersi «… Quando mi ha detto che
doveva ripartire per qualche mese mi sono arrabbiata come… come…»
«Un’arpia. » le suggerì lui e
l’altra rise: amava la sua risata. Era così dolce.
«Come un’arpia, sì!» ridacchiò,
per poi incupirsi «Allora gli ho gridato contro di tutto»
«Perché ti riesce bene…» mormorò
Jackie
«Oh!» lo zittì «Se non la smetti ti
picchio! » lo minacciò « Dai, sul serio… »
«Scusami» disse subito lui «Continua,
ti prego, non volevo fare il coglione anche se… beh, l’ho fatto»
«Già» fece lei, ma non sembrava
essersela presa «Non fa niente… Vabbè, comunque gli ho vomitato
addosso tutta la mia rabbia e gli ho detto di andarsene dai suoi
amati cani»
«E lui?»
«E lui doveva partire due giorni dopo»
mormorò Steliana «Ha passato le giornate con sua madre e io non gli
ho permesso di parlarmi. Allora l’ultima notte…»
Fece una breve pausa.
«… Ha insistito perché lo
ascoltassi e…»
Jackie sentì di avere la gola secca.
«… Mi ha dato l’anello,
promettendomi che sarebbe tornato presto e che mi avrebbe sposato.
Diventando una vera famiglia».
L’italoamericano non trovò nemmeno
la forza di deglutire: sentiva le gambe molli e l’addome di
gelatina «… E tu?» le domandò in un soffio.
Lyana respirò più forte: aveva la
voce rotta «Gli detto che doveva prima dimostrarmelo e sono andata a
dormire. Ha cercato di mettermelo… ma non ho voluto…»
Jackie si morse l’indice, teso.
«Tanto non tornerà» mormorò la sua
amica «E io mi sono stancata. Lo dovevo lasciare, ma sentivo di aver
tanto bisogno di lui dopo… dopo… quello»
«E non vi siete più parlati?»
«Non gli voglio parlare» gli spiegò
lei «Tanto mi parlerà di nuovo di quei cani strani. Non so nemmeno
che sta descrivendo… Oh, Lyana…» imitò la voce di Ale «…
Sono bellissimi! Sono nati ieri! Tutti col pelo a spuntoni e gli
occhietti neri, con quei dentini aguzzi! Non so che razza di cuccioli
di cane gli passino tra le mani: mostri di Chernobyl, credo… »
ironizzò, tornando a parlare con la sua voce «Invece tu?» gli
domandò, mentre lui le chiedeva «Quindi non vuoi sposarlo?»
Rimasero entrambi in silenzio.
«… No» Disse soltanto, in un primo
momento «Jackie, lo sai tu, lo so io: non tornerà. Non alla fine di
questo contratto come mi ha promesso».
Jackie inspirò a fondo, allontanando
un pò il cellulare dall'orecchio per evitare che lei ne sentisse il
rumore. Oh si, oh si, lui non tornava, si disse, lui non sarebbe
tornato, lei non lo avrebbe sposato...
Cercando di nascondere la felicità, riavvicinò il telefonino ed esalò
«Buon per te. Davvero. Cioè, lo so che sarebbe stato meglio se lui fosse stato... diverso. Ma non è diverso. E allora è meglio se non torna, giusto?».
La ragazza esitò un istante, poi a Jackie parve quasi di poter sentire il suo sorriso, un sorriso flebile dall'altra parte del mondo
«Giusto» disse.
Ancora un colpo, come di un mobile trascinato contro il pavimento. Jackie ridacchiò
«Ti faranno impazzire!»
«Sono già impazzita» replicò lei
«Adesso chiudi, dai, sennò i soldi volano dalla finestra. Chiamate intercontinentali!»
«D'accordo. Ciao... ah, ripetimi quando dobbiamo fare quella cosa con lo sciamano?»
«Domani. Al tramonto»
«Ok. Ciao»
«Ciao».
La chiamata si interruppe.
Cercando di nascondere la felicità, riavvicinò il telefonino ed esalò
«Buon per te. Davvero. Cioè, lo so che sarebbe stato meglio se lui fosse stato... diverso. Ma non è diverso. E allora è meglio se non torna, giusto?».
La ragazza esitò un istante, poi a Jackie parve quasi di poter sentire il suo sorriso, un sorriso flebile dall'altra parte del mondo
«Giusto» disse.
Ancora un colpo, come di un mobile trascinato contro il pavimento. Jackie ridacchiò
«Ti faranno impazzire!»
«Sono già impazzita» replicò lei
«Adesso chiudi, dai, sennò i soldi volano dalla finestra. Chiamate intercontinentali!»
«D'accordo. Ciao... ah, ripetimi quando dobbiamo fare quella cosa con lo sciamano?»
«Domani. Al tramonto»
«Ok. Ciao»
«Ciao».
La chiamata si interruppe.
Jackie strinse forte il telefono e
trattenne il respiro, infilandosi la testa tra le ginocchia.
Era andato tutto bene: non ce l’aveva
con lui. Si sarebbe tenuta libera per l’indomani e non li avrebbe
fatti attendere. Ahanu avrebbe scelto loro, lo aveva detto chiaro e
la sua amica avrebbe conquistato il suo cuore. Avrebbero avuto un
altro contatto per il futuro. E poi non si sarebbe sposata!
Jack non poteva descrivere la
moltitudine di emozioni che gli stavano facendo battere il cuore
all’impazzata, mozzandogli il respiro.
Si alzò con uno slancio che lo fece
saltellare sui gradini e, facendo una giravolta come se stesse
ballando, ritornò verso la sua stanza. Ma quando fu nelle vicinanze
vide i volti di tutti i suoi amici schiacciati contro il vetro della
finestra.
«Che state facendo?!» abbaiò.
«Guardiamo» Risposero in coro i
due
«Più vaghi di così no, eh?» li canzono Jack, poi si avvicinò e cercò di guardare anche lui, ma la mole di entrambi i colleghi copriva quasi completamente il vetro.
Spazientito, sbuffò
«Vi fate più in la'?».
Rodolfo si scansò un poco, ma proprio qualche centimetro, giusto perchè il più giovane potesse dare un'occhiatina fuori.
C'erano due persone giù in strada, una ragazza alta e castana, con i capelli corti, e un uomo che le somigliava molto, che avevano tutta l'aria di stare combattendo con dei coltelli da sopravvivenza. Le ragazze del bar davanti li stavano fissando e probabilmente si stavano anche scambiando commenti sull'aspetto dell'uomo che, bisognava dirlo, aveva l'aria spavalda e attraente.
«Più vaghi di così no, eh?» li canzono Jack, poi si avvicinò e cercò di guardare anche lui, ma la mole di entrambi i colleghi copriva quasi completamente il vetro.
Spazientito, sbuffò
«Vi fate più in la'?».
Rodolfo si scansò un poco, ma proprio qualche centimetro, giusto perchè il più giovane potesse dare un'occhiatina fuori.
C'erano due persone giù in strada, una ragazza alta e castana, con i capelli corti, e un uomo che le somigliava molto, che avevano tutta l'aria di stare combattendo con dei coltelli da sopravvivenza. Le ragazze del bar davanti li stavano fissando e probabilmente si stavano anche scambiando commenti sull'aspetto dell'uomo che, bisognava dirlo, aveva l'aria spavalda e attraente.
«Ma che stanno facendo?» domandò
Jackie, aggrottando le sopracciglia.
«Non lo so» fece Manlio «Ma lei è
carina»
«Sì» acconsentì il ragazzo « Anche
se da lontano tutto appare più bello. Potresti avere spiacevoli
soprese. »
«Nah!È carina davvero! »
«E anche il fidanzato non è male…»
commentò Dolfo.
Jack e Manlio si voltarono a guardarlo
storto.
«… Voglio dire!» continuò l’altro,
agitato «Quelle cosce lunghe al bar non gli staccano gli occhi di
dosso!»
«Mh» fece Jackie, facendo un enorme
sforzo per non prenderlo in giro «Sì, infatti è meglio guardare
loro»
«Tu non puoi!» replicarono i suoi
amici.
«E perché, di grazia?»
«Perché devi pensare all’amica tua»
rispose il più corpulento dei due «Le hai detto che deve farmi la
pastiera?»
«No» alzò gli occhi al cielo Jackie
«Glielo puoi chiedere tu di persona se convinci Alberto a mandarmi
in vacanza e mi accompagni!»
Manlio rise «Vedremo» Poi aggiunse
«Ma sono veri coltelli quelli che hanno?»
«Che voglia di tirargli i petardi…»
sospirò il più giovane, sconsolato.
Ma di petardi in tasca, il giovane non
ne aveva. D'improvviso, però, la ragazza fu ferita di striscio sopra
il polso destro e lanciò un'imprecazione così italiana che non
c'erano dubbi riguardo al suo paese d'origine.
«Sono compaesani» Si stupì Rodolfo, facendosi un pò indietro «Possiamo parlargli»
«E dirgli che? Che sono dei pazzi che si tagliano con i coltelli» scherzò Manlio, ridendo poi della propria battuta.
Jackie non disse nulla, ma era interessato: sentiva che in qualche modo non era un caso che quelle persone fossero lì, sotto il loro albergo, italiani... e forse interessati al loro stesso oggetto.
«Sono compaesani» Si stupì Rodolfo, facendosi un pò indietro «Possiamo parlargli»
«E dirgli che? Che sono dei pazzi che si tagliano con i coltelli» scherzò Manlio, ridendo poi della propria battuta.
Jackie non disse nulla, ma era interessato: sentiva che in qualche modo non era un caso che quelle persone fossero lì, sotto il loro albergo, italiani... e forse interessati al loro stesso oggetto.
Certo non sarebbe stata una cattiva
idea controllare. Magari scendere per andare a cena e parlare in
dialetto nelle loro vicinanze, fingendo una casualità e invitandoli
con loro con la scusa di aiutarli in quel paese straniero. Gli
puzzava che fossero in una cittadina così triste e senza alcun tipo
di attrattive. Non era mica Las Vegas!
Jackie ci era nato in quel continente,
ma i suoi colleghi no, si erano trasferiti da bambini: sarebbe stata
una cosa carina fingere di volerli aiutare e magari farli sentire più
a loro agio parlandogli nella loro lingua. E scoprire che cosa cavolo
ci facevano lì, con quei coltelli da battaglia. Magari sentirli dire
che anche loro dovevano presentarsi da Ahanu. Carpire informazioni e
giocare d’astuzia contro di loro. Oppure eliminarli, semplicemente.
Si voltò a guardare i suoi compagni:
Alfredo e Dolfo indossavano completi italiani un po’ trasandati,
con quelle orribili bretelle e le catenine d’oro, impeccabile il
primo e canottiera in vista il secondo; Manlio invece indossava una
tuta sportiva dai colori improbabili. Lui, Jackie, invece amava i
completi scuri, con cravatte rosse, viola o bianche, come le sue
camice. Tanto per essere diverso dai suoi colleghi, ma erano
ugualmente lo stereotipo degli italoamericani mafiosi. E ne erano
orgogliosi.
Però potevano andare, erano
presentabili e non troppo minacciosi.
«Vado avanti io» Disse Jackie
«Cosa?»
«Andiamo a conoscerli. Potrebbero essere utili. Oppure anche no. Ma io voglio conoscerli»
«Sono dei matti» borbottò Dolfo «Ti tagliano a fettine. Pensavo che fossero australiani, però, non paiono italiani»
«Andiamo» disse il più giovane, come se non avesse sentito nulla
«Vado avanti io» Disse Jackie
«Cosa?»
«Andiamo a conoscerli. Potrebbero essere utili. Oppure anche no. Ma io voglio conoscerli»
«Sono dei matti» borbottò Dolfo «Ti tagliano a fettine. Pensavo che fossero australiani, però, non paiono italiani»
«Andiamo» disse il più giovane, come se non avesse sentito nulla
«Jackie, no!» cercarono di fermarlo
mentre si avviava alla porta
«Non mi taglieranno a fettine» disse
l’altro «Sarò più veloce io con la pistola! »
«Ma non dire cazzate!» Sbottò Dolfo
«In uno scontro pistola-pugnale, è quello con il coltello in
vantaggio se ti sta vicino!»
«Tranquillo» fece Jackie «Alfredo,
vieni sì o no? Sto morendo di fame!».
La porta del bagno si aprì e
finalmente ne uscì Alfredo con un’aria arcigna.
«Ah, ma sei vivo allora. Pensavo fossi
caduto dentro la tazza… »
«Ma sta zitto!» lo aggredì lui «Chi
sono quei due?»
«Andiamo a vedere».
Alfredo grugnì una serie di frasi che
nessuno riuscì a comprendere. Afferrò la giacca e se la mise sulle
spalle.
«Quindi sei d’accordo?» domandò
Jack, indeciso se aprire la porta o no.
Alfredo lo guardò negli occhi come un
cattivo vecchio stile, poi sbuffò
«Quelli sono nel nostro territorio. Non possono mettersi a fare i buffoni nel nostro territorio, siamo noi gli italiani veri, qui».
Jackie sorrise per non mettersi a ridere. Oh, le sciocchezze sul maschio alfa e il suo branco usate per nascondere una semplice curiosità.
«E sia» Disse il ragazzo, aprì la porta e prese a scendere le scale, sentendo i passi di Alfredo seguirlo da molto, molto vicino, abbastanza da aver paura che se avesse rallentato quello lì gli fosse finito addosso.
In strada la ragazza e l'uomo avevano ricominciato a combattere, lei si era fasciata il polso e ogni tanto emtteva brevi grida che somigliavano a ringhi, come per spaventare l'avversario.
Dolfo e Manlio uscirono dietro Jackie e Alfredo e rimasero lì, con l'effetto generale di essere quattro mafiosi italoamericani ammucchiati e capitati per caso in una città del Far West, chiaramente nel film sbagliato.
«Quelli sono nel nostro territorio. Non possono mettersi a fare i buffoni nel nostro territorio, siamo noi gli italiani veri, qui».
Jackie sorrise per non mettersi a ridere. Oh, le sciocchezze sul maschio alfa e il suo branco usate per nascondere una semplice curiosità.
«E sia» Disse il ragazzo, aprì la porta e prese a scendere le scale, sentendo i passi di Alfredo seguirlo da molto, molto vicino, abbastanza da aver paura che se avesse rallentato quello lì gli fosse finito addosso.
In strada la ragazza e l'uomo avevano ricominciato a combattere, lei si era fasciata il polso e ogni tanto emtteva brevi grida che somigliavano a ringhi, come per spaventare l'avversario.
Dolfo e Manlio uscirono dietro Jackie e Alfredo e rimasero lì, con l'effetto generale di essere quattro mafiosi italoamericani ammucchiati e capitati per caso in una città del Far West, chiaramente nel film sbagliato.
Più si avvicinarono e più
cominciarono a credere che i due sconosciuti fossero parecchio bravi
a maneggiare quei coltelli. Trovarono solo sciocco farlo così, in
mezzo alla strada, alla portata di tutti. Se li avesse notati qualche
sbirro avrebbero passato una bruttissima nottata.
Il che diede a tutti loro da pensare.
Avvicinandosi per primo, Jackie si
annunciò scoppiando in una breve risata seguita da un caloroso
applauso «Ma che bravi!» disse in italiano, per poi tornare a
parlare in inglese «Siete artisti di strada?».
Continua...
Parte 3>
Continua...
Parte 3>
giovedì 4 giugno 2015
Tutto è bene quel che finisce bene: la gattina ha trovato una mamma
Ieri sera siamo andati a dormire
tardi, stanotte mi sono alzata per mettere una bottiglia d'acqua
calda alla gattina, che ora si chiama Sati, diminutivo di Satana
perchè, si sa, i gatti sono animali del demonio. Ovviamente parliamo
di un demonio che sa far le cose per bene e che ha sfornato animali
capaci di incredibile tenerezza come di arguto ingegno, quindi è un
complimento alla micia oltre che il nome che mio padre, il mio
splendido padre, ha trovato per lei. A proposito! Il mio splendido
padre quasi non ha dormito questa notte per darle da mangiare ogni
due ore, ma stamattina la gattina stava bene, ha fatto pipì e popò
e sta diventando sempre più forte, ora è capace di arrampicarsi su
una mano fino all'avambraccio. Insomma, tutto procede per il meglio.
E sapete cosa è ancora ancora
meglio? Che per Sati abbiamo trovato una mamma. Non una mamma nel
senso di “persona che la adotta” (perchè abbiamo deciso che la
terremo noi) ma una mamma nel senso una mamma gatta che ha avuto i
micini cinque giorni fa e proveremo a portare la nostra micia da lei
per vedere se può adottarla e svezzarla, dopodichè la riprenderemo.
La mamma gatta in questione si
trova a casa di una signora a Gioia Tauro che ci ha gentilmente
contattati dicendo che si poteva provare l'esperimento, quindi oggi
pomeriggio, alle quattro e mezza, andremo ad incontrare questa donna
e la sua gatta. Speriamo bene che funzioni e la mamma micia accetti
la nostra piccola! Anche perchè così mio padre non dovrà
svegliarsi ogni due ore la notte.
Comunque... stanotte sarà la
notte di Hannibal. Esatto. Si. Il quattro giugno, la prima puntata
della terza stagione di NBC Hannibal. Gran cosa. Non avrò il gatto a
tenermi sveglia, ma su twitter mi piacerebbe andarci lo stesso per
supportare il Nielsen Ranking (ovvero twittare con l'hastag
“Hannibal” durante la trasmissione della puntata, per dare
un'impressione di grande visione et condivisione). La mia
pianta grassa, la mia echinopsis multiplex, ha nel frattempo
sfoggiato una delle più belle fioriture degli ultimi anni e io sono
tutta fiera.
[Più tardi]
Dobbiamo festeggiare! Solo
festeggiare! Siamo andati da questa signora gentilissima che aveva
una micetta bianca con gli occhi azzurri troppo bella la quale aveva
con se tre suoi cuccioli di colore rossiccio. A parte la micetta, la
signora in questione aveva anche due tartarughe acquatiche, una
tartaruga di terra, degli uccellini canori (mi pare canarini) e un
cocker maschio. Casa troppo bella, bambine troppo belle, micini
troppo belli.
Ma ritorniamo all'operazione
“salvataggio micina”.
Ci avviciniamo alla gattina
Bianca (manto bianco, con strisce arancio chiarissimo e occhioni
azzurri favolosi), che era dietro il televisore in una morbida
cuccetta con i suoi piccoli paffuti e bellissimi (ho un debole per i
mici rossi e quasi una punta d'invidia perchè la nostra è molto più
bianca che rossa, ma vabbè). Mio padre ha proposto di mettere tutti
insieme i gattini della gatta nella scatola dei corn flakes gigante
che abbiamo usato per trasportare la nostra micina neonata per fargli
condividere l'odore dei suoi nuovi fratellini adottivi, poi, dopo che
si sono “mescolati” ben bene, tutti i micini sono stati messi
insieme alla mamma e... miracolo della natura! La mamma ha iniziato
subito a pulire e vezzeggiare il suo nuovo piccolo adottivo, che dopo
un po' ha preso a succhiare il latte, sicuramente più sostanzioso di
quello che noi potevamo offrirgli, donandogli anche la sua preziosa
copertura di anticorpi. E niente più sveglia la notte ogni due ore
per dare da mangiare al micino!
Quando la micetta sarà più
grandicella si vedrà il da farsi... le opzioni prospettate, per ora,
sono tre: la più probabile, e numero uno, è che la piccola
ritornerà a vivere da noi, la seconda è che rimanga da loro (se la
vogliono, ma mia madre ormai vuole un gatto a tutti i costi...) e la
terza, la più improbabile (ma chissà, si può sempre sperare...) è
uno scambio: che loro ci diano un gattino rosso in cambio della
bianchetta, perchè ho un debole per i mici di colore rosso. Ma
capisco benissimo che quelli sono figli dei loro gatti di casa (a
proposito, sono una coppia bellissima!) e sarebbe davvero arrogante
volere uno scambio, perciò non lo proporrò.
Ora sono quasi certa che,
comunque, abbiamo salvato una vita, quella di un gattino che ho
trovato assolutamente per caso, che, non voluto, rischiava di morire
e che ora ha trovato sicurissima sistemazione e tanto amore a vita!
Come mi sveglio nell'orario
giusto per guardarmi Ennibol?
Vabbè. Buona notte, caro diario.
Buona notte.
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mercoledì 3 giugno 2015
Cerchi un cane, trovi un gatto
Nella vita ho avuto quasi tutto il
detenibile, per quanto riguarda gli animali: rondini, ragni, ogni
sorta di pesce ornamentale dal guppy allo scalare, tartarughe,
tritoni, cavallette, grilli, raganelle, rospi, rane, ricci, canarini,
mantidi religiose, lucertole addomesticate (ma non detenute) avrò
presto un cane e di certo le esperienze non mi mancano. Chi mi
mancava? Giusto il gatto.
E sapete che è successo oggi?
Che abbiamo trovato stamattina un
micetto in uno scatolone, praticamente abbandonato al sole, e già
prestate le cure di primo soccorso... ma avere un gatto, specie se
così piccino (ha ancora il cordone ombelicale attaccato, quindi ha
pochi giorni), è davvero molto, mooolto impegnativo e noi non siamo
le persone più adatte per questo (possediamo già un certo numero di
animali e potendo vorremmo trovare casa a questa piccina... si, è
una micetta).
Le abbiamo già dato da mangiare
con la siringa un misto di latte e tuorlo d'uovo, che ha bevuto con
grande voracità. Testa di Cocco ha fatto la scema, non ha voluto
mangiare le fragole, ci ha rotto le scatole piagnucolando senza
minimamente attivarsi per aiutare il micio e mi ha guardata male
perchè l'ho salvato, ma mi ha guardata peggio quando le ho detto se
volesse che io prendessi quel gatto fastidioso (fino a che non
l'abbiamo fatto mangiare ha miagolato come un matto) e lo riportassi
dove l'avevo preso.
Però no, non voglio fare del
male al gatto (anche se per convenienza Testa di Cocco deve pensare
di si, deve pensare che io voglia mangiarmelo).
A questo punto sorge lecita una domanda... nessuno vuole un gatto? Piccola, bella, sembra anche essere sana. Abbiamo chiamato il rifugio “Il Parco”, ma lì non trattano i gatti (anche se mi era proprio parso di vederla, una micina, eh).
Ma la piccola che abbiamo trovato si merita qualcuno che la ami più di quanto possiamo fare noi. Personalmente i gatti non sono i miei animali preferiti, ok se cresce con noi, se riusciamo a farla sopravvivere, ma la vedo un'impresa ardua, e preferirei la compagnia canina perchè si, sono una dog-person one-track che i cani son bellissimi e i gatti non li guardo. Ma una vita è vita e mi fa male quando un animale muore per niente (se muore per mangiarlo, ben venga, ma non mi lasceranno mai mangiare un gatto).
Comunque, la micetta si trova a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, e se la volete potete contattarmi via e-mail all'indirizzo cavolobroccolo@live.it.
A questo punto sorge lecita una domanda... nessuno vuole un gatto? Piccola, bella, sembra anche essere sana. Abbiamo chiamato il rifugio “Il Parco”, ma lì non trattano i gatti (anche se mi era proprio parso di vederla, una micina, eh).
Ma la piccola che abbiamo trovato si merita qualcuno che la ami più di quanto possiamo fare noi. Personalmente i gatti non sono i miei animali preferiti, ok se cresce con noi, se riusciamo a farla sopravvivere, ma la vedo un'impresa ardua, e preferirei la compagnia canina perchè si, sono una dog-person one-track che i cani son bellissimi e i gatti non li guardo. Ma una vita è vita e mi fa male quando un animale muore per niente (se muore per mangiarlo, ben venga, ma non mi lasceranno mai mangiare un gatto).
Comunque, la micetta si trova a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, e se la volete potete contattarmi via e-mail all'indirizzo cavolobroccolo@live.it.
Comunque... se riusciamo a farla
sopravvivere, la terremo davvero davvero volentieri noi. Dopotutto è
pur sempre un animale e io gli animali li amo tutti. E non ho mai
avuto un gatto.
Solo che non voglio
affezzionarmi: la mortalità infantile nei gatti, è altissima.
Quando sarà adulta la sterilizzeremo (cucciolate indesiderate se
avvengono già troppe).
Per fortuna ha già defecato e
fatto la pipì (in tutte le guide dicono che andrebbe stimolato per
farla, quando è molto piccolo, perchè la loro mamma lo fa...)
lasciandomi sorpresa. Però dorme pochissimo, 'un sta mai zitto e non
se capisce che vuole, perchè è pieno da scoppiare e ora come ora il
cibo lo rifiuta? Che abbia bisogno di calore? Compagnia? Ma che
vuole?
Vabbè. Sento già che mi sta
succedendo la pericolosa cosa di avere delle aspettative per lei e
non dovrei averne, dovrei considerarla una gatta morta, non
nel senso che corteggia i maschietti e poi li lascia a bocca
asciutta, ma nel senso di cadavere, perchè so che ci sono pochissime
probabilità di farla vivere.
Quanto a Testa di Cocco, lei
insiste nel volerla chiamare “Letteria Miciolla e Qualcos'altro che
non ricordo”, dicendo che oggi la Madonna delle Grazie le salva la
gatta. La sua che?! Ma se era per lei la micia moriva! E come si
permette di dare alla Madonna delle Grazie il mio merito? IL
MIO! Ora capisco i poveri chirurghi, quando le famiglie gridano al
miracolo e ringraziano Dio per qualcosa che ha fatto un medico. Io,
poi, che sono atea da far impallidire il demonio, non accetto questa
presa in giro! La micia si chiama Purnell, non Letteria e non
Miciolla e non Cosa-Correlata-Alla-Madonna-Delle-Grazie. È la volta
buona che picchio Testa di Cocco. Ripeto: vabbè.
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gatto
martedì 2 giugno 2015
Una giornata di riposo
Caro Diario, non soffro
d'insonnia (non più, per mia fortuna) ma stanotte ho dormito meno di
quanto avrei dovuto. Perchè? Perchè a un certo punto mi sono
svegliata (capita, se non a tutti almeno a quasi tutti, di svegliarsi
brevemente durante la notte e poi magari di riaddormentarsi subito
dopo) e il mio cervello ha iniziato una fittissima rete di
associazioni di immagini e frasi legati al mondo dei cani,
conversazioni immaginarie complessissime con i volontari e con
allevatori, musi dei cani del canile, portare a spasso cani e via
dicendo... il brainstorming canino è iniziato alle quattro di
mattina, perciò ad un certo punto mi sono stufata e sono scesa a
sentire musica fino alle sei, quando sono ritornata a letto per
svegliare la Mimma.
Oggi non mi sento affatto pronta
a disegnare, avrei dovuto, ma non ho prodotto assolutamente nulla: mi
sento in vena di aspettare soltanto, una cosa che devo farmi passare
o per si o per forza, perchè devo tornare a lavorare. Così sto qui
a scrivere sul diario.
Mio padre ha appena avuto
un'idea: adottare “a distanza” un cane (ma non vera e propria
distanza, ora mi spiego meglio...) dal canile, che rimarrà dunque lì
durante le nostre vacanze in Sicilia, ma che noi cominceremo a
frequentare quasi tutti i giorni per portarlo a spasso, farlo uscire
dal box, coccolarlo un po' per farci conoscere... solo più tardi,
quando saremo tornati dalle vacanze e tutto sarà pronto, il cane che
ormai ci vorrà bene verrà con noi. Dunque rimane solo il grande
dubbio, il famoso imbarazzo della scelta: quale adottare?
C'è un incrocio pitbull-labrador
amorissimo, ci sono i due rottweiler di cui ho parlato ieri, c'è
qualche amstaff, una femmina nera meticcia che è un amore e altri
cani che ancora devo vedere. Non lo so, c'è da portarli tutti a
passeggio, uno alla volta, e vedere chi è il più... beh, quello che
fa più per noi: non un pazzo scatenato, ma qualcuno a cui piaccia
fare la lotta si.
Ho scoperto anche un siterello
carino, dogshaming.com, che
se avete un po' di conoscenza di inglese e amate i cani, vi farà
scassare dalle risate.
Mentre scrivo, sento mio padre
che parla al telefono con mio zio di come un cane non debba essere
umanizzato e queste son soddisfazioni, perchè mio padre ha
assimilato tutto quel che gli ho spiegato dopo uno studio attento e
lo sta esponendo con calma e scioltezza. Che dire, siamo pronti per
prendere un cane!
Mio zio, intanto, ha problemi con
il suo movimentatissimo, furbissimo, monellissimo parson terrier di
nome Jack, che a quanto pare è doppiogiochista: caccia i cani
randagi quando arriva il nonno (che i cani non li vuole nell'orto) e
li invita a fare baldoria appena il nonno si allontana.
La signora Maria Antonia Catania
non ha ancora risposto alle mia domande... sarà occupata, boh... ma
ho appena visto alcuni cani che fanno al caso mio. E poi volevo
togliermi degli sfizi, delle blande curiosità. Aspetterò, casomai
ribadirò.
Poi, siamo andati al vivaio
piante Macrì oggi (si, faccio pubblicità, no, non mi pagano, ma amo
quel posto) e abbiamo comprato una pianta abbastanza grande di
peperoncino Jalapenho con alcuni frutti verdi già appesi, che
abbiamo assaggiati sulla pasta con le fave di oggi: buonissimi, un
sapore caratteristico, più “tropicale” della media dei
peperoncini, cosigliato a chi ama i sapori verdi, piccanti ma non
troppo, anzi poco piccanti, ma succulenti.
Coomunque... mancano solo due
giorni (ma che dico? Di meno!) all'inizio della terza stagione di
Hannibal e il disagio (in senso buono) si fa sentire come un rullo di
tamburi pocahontaesco, ma che dico, come il rombo, strumento tanto
caro a Brian Reitzell, compositore della colonna sonora di NBC
Hannibal. Voi lo sapete che strumento è il rombo? Lo so, non è
molto conosciuto, ma ha un suono davvero particolare. È detto anche
“bullroarer” o xiloaerofono ed è antichissimo, utilizzato nelle
cerimonie tribali come strumento musicale rituale, costituito da una
parte rigida che può essere fatta di legno, osso o pietra, legato
con una corda, generalmente di fibra vegetale, e fatto girare
velocemente nell'aria produce un ronzio basso e grave che ha il
potere di farci accapponare istintivamente la pelle. Generalmente, in
NBC Hannibal viene usato per sottolineare i momenti in cui compare la
figura scarna e scura del wendigo.
Spero di dormire bene stanotte
(ma quasi sicuramente lo farò). Nel caso in cui io non dorma bene...
niente paura se è solo perchè ho la testa affollata dai cani!
E ricordate: solo due giorni ad
Hannibal.
lunedì 1 giugno 2015
Oggi canile!
Caro diario, oggi è un giorno
speciale, che ho aspettato tanto (vent'anni, per la precisione):
andiamo in canile. Alle ore 14.00 (due del pomeriggio), ovvero subito
dopo mangiato, partiremo per andare a vedere i cagnoni (si, abbiamo
deciso di sicuro che prenderemo un cane GRAAANDE) del rifugio “Il
Parco” di Taurianova”. Ovviamente ti terrò aggiornato.
Mia sorella rimane a casa tutta
la mattina (da lei niente scuola, c'è ponte per la festività di
domani, che non mi ricordo manco che cos'è, machissenefrega, tanto
oggi vado al canile).
Subito dopo il canile andremo
alla fiera botanica di Cittanova per partecipare a un piccolo
seminario sui cereali antichi e i cereali integrali. Ieri siamo stati
sempre lì, alla fiera botanica, per un seminario sulle erbe
officinali e sulle spezie, argomenti su cui siamo preparatissimi: io,
seduta in prima fila, ho fatto diversi interventi sullo zenzero e la
curcuma, piante che ho coltivato entrambe e di cui faccio larghissimo
uso, e sul topinambur, anche questo largamente usato e coltivato
abbondantemente. A un certo punto mio padre ha fatto anche un
intervento sullo yogurt che gli è fruttato un applauso, perchè dopo
un tot. di volte in cui io ho alzato la mano ad ogni erba officinale
per parlarne, perchè la coltivo e la uso, mio padre (subito dopo
essere stato indicato come mio padre) inizia a parlare delle varie
ricette per l'uso del topinambur, fra cui quello di essere essiccato
e polverizzato per essere usato come spezia nello yogurt, la
mattina... “Ovviamente lo yogurt lo facciamo noi”. E lì è
partito l'applauso, perchè, andiamo, ci siamo classificati come
“quelli dell'alimentazione sana” e la dottoressa che stava
tenendo il seminario ha detto che verrebbe a vivere volentieri da
noi. Insomma, 'ndo andiamo andiamo, facciamo bella figura. E oggi
pomeriggio ci ritorniamo.
[Più tardi...]
E finalmente siamo tornati dal
canile (e dal seminario, splendido, sui cereali).
Che dire... arriviamo, entriamo,
e nessuno ci ferma. Ci inginocchiamo a coccolare cuccioli e nessuno
ci ferma. Canile più che porte aperte: spalancate. Niente segreti,
tutto alla luce del sole, tutti gli animali visibili, toccabili,
“provabili”. E partiamo con il dire che ho visto quasi novecento
cani! Novecento! E dico quasi perchè, purtroppo per mancanza di
tempo, ho dovuto saltare un filare di gabbie, ma vabbè, tanto ci
ritorneremo. E ho incontrato Maria Antonia Catania, un'animalista e
volontaria con una grande passione, che solo a leggere il suo profilo
di facebook ti inorgoglisci nel pensare che persone così attive
esistono a dar lustro alla categoria dei calabresi e, perchè no,
anche degli umani.
Sono entrata pensando di fare un
giro perchè, beh, sono alla ricerca di un cane... mi andava bene
qualunque cane grosso ma grosso e cosa fanno i volontari? Tirano
subito fuori un san bernardo. Un san bernardo, perdinci! Che ci fa in
canile? Era cooosì bello.
Comunque, la mia passione sono i grandi molossoidi. Mi fanno un paio di domande, e vabbè, son preoccupati: di solito chi chiede il molosso è per fargli fare cose non proprio belle (vedi: combattimento) oppure non ha idea di quello che fa. Oh, io lo so, eccome se lo so: studio da mesi questa cosa, e anche se mi può irritare un po' che mi guardino strano quando chiedo un molosso, capisco che sia il loro lavoro e che loro vorrebbero solo il meglio per i “propri” cani. Mi dicono di fare un giro, vedere un po' quel che c'è, mi fanno sapere che qualche grosso cane è presente, e io obbedisco, prendendo a fare una passeggiata fra le gabbie, nel rumore assordante degli abbaiati degli animali che richiamano l'attenzione.
Comunque, la mia passione sono i grandi molossoidi. Mi fanno un paio di domande, e vabbè, son preoccupati: di solito chi chiede il molosso è per fargli fare cose non proprio belle (vedi: combattimento) oppure non ha idea di quello che fa. Oh, io lo so, eccome se lo so: studio da mesi questa cosa, e anche se mi può irritare un po' che mi guardino strano quando chiedo un molosso, capisco che sia il loro lavoro e che loro vorrebbero solo il meglio per i “propri” cani. Mi dicono di fare un giro, vedere un po' quel che c'è, mi fanno sapere che qualche grosso cane è presente, e io obbedisco, prendendo a fare una passeggiata fra le gabbie, nel rumore assordante degli abbaiati degli animali che richiamano l'attenzione.
Tutti bei cani, molti amichevoli,
qualcuno scontrosi, ma esser perfetti non si può: molti di questi
cani hanno subito angherie e maltrattamenti, ci vorrebbe qualcuno
molto paziente e molto preparato per recuperarli. Ad ogni cane
pensavo: bello, diamine, si, bello, ma devo tenere i denti stretti,
non posso scegliere a casaccio... e perchè si, di cani belli ce
n'erano troppi. C'era persino un Akita Americano, sfolgorante nella
sua pelliccia bicolor. Insomma, guardo tutto estasiata e non riesco a
scattare neanche una foto, perchè mi full-immergo nel canile al
punto da scordarmi della macchina fotografica al mio fianco. Comunque
il mio sogno è il rottweiler, amo il suo manto e la sua corporatura
massiccia, oltre al sorriso davvero caratteristico, e cerco qualunque
meticcio che possa somigliare ad uno di essi, un incrocio scartato
dagli altri adottanti perchè, si sa, i rottweiler fanno paura...
adesso arriva il bello, per me.
Posso dire poi la grande cosa
grandiosa? Ci sono due rottweiler in canile. Due. Un maschietto e una
femminuccia. La femminuccia ha le focature perfette, una mascherina
bellissima, il maschio ha le focature carbonate, però un carattere
dolce da dolce smielato. Allora? Allora? Non è meraviglioso? Erano
entrambi di buon carattere, perciò prossimamente chiederò più
informazioni su di loro, la prossima volta che vado voglio provare a
portare a passeggio la femminuccia (che però è un poco... beh,
tanto sovrappeso. Ma con la dieta si aggiusta tutto). Il fatto che la
femminuccia fosse anche sovrappeso dimostra che qui, di certo, non
manca mai il mangime.
Ragazze e ragazzi, perciò ve lo
dico, che se al canile ce n'è per accontentare i miei gusti
difficili, ce n'è per tutti voi, che siate alla ricerca del cane
piccino picciò (ma se cercate roba toy, ehm, sappiate non solo che
loro non ce l'hanno, ma che cose come i “pinscher toy” non
esistono, non sono una razza, sono cani nani e malati e non cercateli
nei rifugi né tantomeno chiedeteli a queste povere anime d'oro dei
volontari) o del bestione maremmano: volontari e addetti sono lì,
con animali splendidi e pronti a trovare una casa, ad offrire lo
stesso amore di un animale di razza e poi... volete mettere? Sono
pure gratis. Che mica è una cosa che fa schifo.
Se dico questo per qualunque
canile, lo ribadisco al quadrato per il Parco: da visitare,
assolutamente, e vi innamorerete di qualche musetto peloso (io ne ho
già quattro stampati nel cuore, quattro opzioni: i due splendidi
rottweiler, certo, ma anche una femmina meticcia nera favolosa e una
“maremmastra” adorabile) e vorrete portarvene uno a casa anche
voi.
E poi strutture come queste sono
l'orgoglio della Calabria! Visitate, visitate, visitate!
L'unica cosa che mi ha lasciata
un po' male è stato mio padre... e non perchè sia stato cattivo,
non perchè sia stato d'ostacolo, ma al contrario, perchè è stato
davvero troppo sensibile. Siamo entrati con un piano preciso e
lui voleva portarsi a casa chiunque, guardava con bramosia le
faccette con occhi pucciosi e mi ha detto di essersi sentito male nel
vedere tutti quei cani prigionieri, dietro le sbarre. Capisco che
possa essere brutto, ma lui era proprio giù di corda, e io non
sapevo come tirargli su il morale.
Comunque, usciti dalla struttura
(con buona pace delle nostre orecchie ferite) ci rechiamo al
seminario sui cereali, dove uno chef ci fa degustare biscotti, panini
e focacce dai sapori deliziosi fatte con cereali antichi della
Sicilia (niente di nuovo sotto il sole, tranne che tutta quella roba
era di una bontà... yummy!). Fantastico. Anche questa volta mio
padre ha fatto un intervento sul grano, in particolare sul perchè le
spighe delle moderne coltivazioni siano più corte di quelle delle
varietà antiche. Come sempre, sembriamo fighissimi.
E ora sono qui, caro diario, che
ti scrivo, stanca e felice, sorseggiando acqua dalla mia tazza a
forma di testa e pensando al giorno in cui avrò il mio rottweiler.
Ah, una cosa importante: mancano
solo tre giorni all'inizio di NBC Hannibal. Tre giorni! Quasi niente,
voleranno in fretta, come gabbiani Jonathan Livingston.
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