venerdì 13 aprile 2018

Sunset 30 - Purple Café and Wine Bar


Poiché CM Punk era arrivato insieme a tutti gli altri wrestler con i camion della WWE, per spostarci all'interno della città dovemmo usare la macchina di Jacob. Io mi sedetti al posto di guida, Punk accanto a me e Jake dietro, semi-spaparanzato sul sedile.
Ci fermammo a chiedere indicazioni su dove si trovasse il Purple Cafe and Wine Bar, visto che non ne avevamo la benché minima idea.
La prima persona a cui chiedemmo fu una signora di mezza età con i capelli tinti rosso fuoco, che passeggiava altera con un chihuahua alla fine di un guinzaglio flexi dall'impugnatura leopardata.
«Chiedigli dov'è il Purple Cafe and Wine Bar» Mi incitò CM Punk
«Perché proprio io?» mi lamentai a bassa voce
«Perché è a tuo padre che dobbiamo portare l'autografo e perché tu sei una ragazza che ispira più simpatia di noi, forza!».
Non potevo dire di no a CM Punk, così mi sporsi dal finestrino, accostando l'auto al marciapiede
«Mi scusi, signora, saprebbe dirmi dove trovare il Purple Cafe and Wine Bar?»
«Oh, si, certo» la donna sorrise «Andate sempre dritti fino al negozio del parrucchiere, poi girate a destra nella stradina proprio di fronte e poi a sinistra alla terza traversa e lo trovate»
«Grazie mille!».
Eseguimmo i suoi comandi e invece di un ristorante trovammo un negozio di sigarette elettroniche.
«Caspiterina» Disse Jacob, ridacchiando «Undertaker mangia sigarette elettroniche. Non me l'aspettavo...».
Cm Punk rise forte come se quella fosse stata la battuta più bella del mondo, poi diede un colpetto al cruscotto
«Dobbiamo chiedere a qualcun altro. Lo vedi quel signore laggiù? Chiedi a lui!».
Il "signore laggiù" era un pelato sovrappeso con gli avambracci muscolosi che spuntavano da una felpa sgualcita dalle maniche arrotolate, con una faccia da mastino che normalmente non avrei trovato minacciosa, se non fosse stato per quello sguardo vacuo da persona che sta cercando di ignorare di aver appena battuto il mignolino del piede contro uno spigolo d'acciaio.
«Mi scusi, signore... sa dove si trova il Purple Cafe and Wine Bar?».
Il signore sniffò forte, guardo nella mia direzione, tossì e disse con voce roca
«Sempre dritto» indicando davanti a sé
«Grazie».
Seguimmo le sue indicazioni, ma per almeno cinquecento metri non trovammo niente, poi ci fermammo di nuovo a chiedere informazioni per capire se ci avevano mandati nella direzione giusta. Questa volta chiesi ad una signora magra che somigliava vagamente ad un canarino e aveva con sé un figlioletto di sette o otto anni che sembrava un canarino anche lui, biondissimo e con scuri occhietti lucenti.
«Mi scusi, signora, per il Purple Cafe and Wine Bar?»
«Siete nella zona sbagliata della città» rispose lei, quasi cinguettando «Che ci fate qui?»
«Abbiamo chiesto indicazioni»
«Oh, cara, cara... allora, dovete andare al numero 1225 della Quarta Avenue, hanno il parcheggio proprio sotto il ristorante, lo trovate subito...».
Seguimmo le indicazioni, ma giusto per essere sicuri, a metà strada chiedemmo di nuovo a qualcuno, un ragazzo circondati di amici, che ci disse che in realtà il posto che cercavamo si trovava sulla Sesta Avenue e non sulla quinta. Dopo aver chiesto ad altre quattro persone, per puro caso ci ritrovammo a passare di fronte al cartello del Purple Cafe e Wine Bar e scoprimmo che la signora-canarino aveva avuto ragione e che il ristorante si trovava sull'angolo della Quarta Avenue.
Parcheggiammo l'auto nel garage riservato sotto il locale, poi risalimmo ed entrammo in un grosso edificio dalle pareti di vetro.
«Wow» Disse CM Punk, mettendosi le mani sui fianchi «Dite che mi fanno entrare anche se sono praticamente in mutande?».
Il posto era elegantissimo, con un pavimento scuro e tavoli sparsi di legno chiaro. Piattaforme circolari sospese sorreggevano gruppi di candele e il tetto era di legno bruno, così come l'alta e spettacolare torre-cantina stipata di bottiglie di vino che si ergeva proprio al centro del locale, terribilmente suggestiva. Grappoli di lucine dorate, simili a decorazioni natalizie, brillavano strategicamente contro le pareti. Alcuni gruppetti di persone stavano chiacchierando sedute ai tavoli e avevano l'aria di persone che stavano mangiando cose deliziose e bevendo vini squisiti... tutte cose che non potevamo permetterci.
«Mangiare qui costerà un casino» Si lamentò Jacob «E io non ho tutti questi soldi!»
«Neanch'io» ammisi, sconsolata «Che facciamo? Come facciamo ad offrire la cena a qualcuno se non abbiamo soldi neanche per noi stessi?».
«Mangiare qui costerà un casino» Si lamentò Jacob «E io non ho tutti questi soldi!»«Neanch'io» ammisi, sconsolata «Che facciamo? Come facciamo ad offrire la cena a qualcuno se non abbiamo soldi neanche per noi stessi?»
L'aria profumava di vino e cioccolato
L'aria profumava di vino e cioccolato. Mi sentivo più a casa che a casa mia.
«Beh» Commentò Jacob «Almeno siamo arrivati prima di Taker»
«E a che ci serve, se non possiamo offrirgli niente?»
«Vi arrendete già?» Cm Punk scosse la testa «Mi meraviglio di voi...»
«Non mi sto arrendendo» replicai, stringendo i pugni «Stiamo solo pensando a... a... a come fare. Dite che mi fanno credito?»
«Ti faccio io credito» mi interruppe il wrestler «Pago tutto io, fai finta che siano soldi tuoi»
«Posso fare finta anch'io?» si intromise Jacob Black, con un sorrisone sospetto
«No, tu no. La ragazza ha giudizio ed è per suo padre, tu che c'entri?»
«Sono il suo migliore amico»
«Beh, lei sceglierà anche per te»
«Oh, grazie!» esclamai, con una gran voglia di gettare la braccia al collo a CM Punk, ma riuscendo a contenermi
«D'accordo» Jacob indicò i tavoli «Dove ci sediamo? E possiamo venire a mangiare qui anche senza prenotazione?»
«Beh, ci hanno fatto entrare» gli fece notare Punk «Evidentemente... si. Mettiamoci laggiù laggiù, dove non ci possono vedere... anzi, mettiamoci al piano di sopra, ok?».
Iniziammo a salire le scale, quando un giovane cameriere dai capelli corti chiamò
«Signore... signore, mi scusi... i pantaloni?»
«Oh, i pantaloni» Punk sorrise «Belli i miei pantaloncini gialli, vero?»
«Sono molto corti» fece il cameriere, sospettoso «Sicuro che siano dei pantaloni?»
«Beh, sono l'ultimo grido della moda. Pantaloni da wrestler» Punk sollevò un pollice «Lo so, lo so, sono sempre troppo avanti! Grazie dei complimenti, amico, e per esserti accorto dei miei pantaloni!».
Poi ricominciò a salire le scale, lasciando dietro di sé il cameriere confusissimo, e noi lo imitammo. Che faccia tosta! Io non avrei mai avuto il coraggio di dire una cosa del genere.
«Eee quindi Undertaker non mangia sigarette elettroniche. Almeno per quanto ne sappiamo» Sghignazzò Jacob, lasciandosi cadere al posto del primo tavolo libero che trovammo. Giuro, sembrava che le gambe di quel ragazzo non riuscissero a sostenerlo per più di venti minuti prima che cadesse come una pera sulla prima superficie disponibile.
Mi accomodai nervosamente accanto a lui «Jake, quando dici queste cose molto molto strane assicurati che i camerieri non possano sentirti, che già sembriamo una compagnia poco rispettabile».
Il nostro tavolo era incuneato accanto ad una colonna, accanto ad uno dei grappoli di lucine e da quattro posti, e dal mio posto potevo guardare tranquillamente tutti gli altri commensali mangiare. Questo mi permise di vedere che normalmente i camerieri accompagnavano loro stessi gli avventori ai tavoli, in modo da dargli il giusto numero di posti ed una postazione più o meno riservata a seconda dei loro gusti personali.
«Guarda, li accompagnano» Puntai ai miei due compagni di avventura, indicando un folto gruppo di persone (avvocati? Imprenditori? Nella mia visione da profana, una cravatta è una cravatta e non sapevo dire di chi fosse) che si facevano scortare dallo stesso cameriere di prima «E a noi niente!»
«Eh, quello potrebbe essere colpa mia» disse CM Punk, indicandosi con garbo le mutande da spettacolo e raccogliendo un paio di occhiate dai commensali
«Vabbè, il tavolo ce l'abbiamo, no?» chiese Jacob «Secondo voi quanto ci mettono a portarci il menu?»
«Il tempo che ci mettono, Jake» sospirai, aguzzando gli occhi per vedere la sagoma del mio wrestler preferito «È un localino costoso, quindi perderanno sicuramente tempo».
«Prego, da questa parte» Scandì una voce dai toni soffici, dotata di una esse sibillina che mi ispirò subito simpatia. Mi voltai ad inquadrare il cameriere che aveva parlato, leggermente più in carne dell'altro, con un bel volto tondo dai lineamenti regolari ed i capelli un po' più lunghi, castano miele.
Non riuscii a distogliere lo sguardo.
Stava accompagnando ossequiosamente un gruppo di quattro persone, e lo stava accompagnando verso il nostro tavolo. Certo, non poteva sapere che...
«Oh, credevo che il tavolo non fosse preso. Salve, signori. Venite, dovrebbe essersi appena liberato un posto al piano di sotto che è proprio...»
«Cercategli solo un tavolo da tre posti, s'il vous plaît» ghignò Edward Cullen sfoderando inutilmente una frase elementare in francese «Io non mi siederò con loro».
Alice, la sorella Capelli-pazzi d'elezione che sfoggiava per l'occasione una capigliatura persino più arruffata del fratello, ghignò come la bambola-spirito demoniaco nell'horror di turno, e Rosalie ed Emmett sembrarono del tutto indifferenti. La bionda fece segno al dipendente del locale di portarli altrove e lui si smosse ed ubbidì, ipnotizzato (chissà se i vampiri potevano davvero ipnotizzare la gente, come li si dipingeva?) dalla bella vampira che ancheggiò avanti, seguita dal fratello-orso e dalla sorella-Capelli Pazzi.
«Ma siamo seri?» Sbottò CM Punk guardandolo ad occhi sgranati «Tu qui?»
«Bonjour» Sorrise lui, con gli occhi dorati fissi nei miei ed il suo sorriso stortignaccolo.
«Ma vattene via!» Esclamò Jacob. Sembrava avere una gran voglia di prenderlo a cazzotti, ma era incastrato tra me e CM Punk con le spalle al muro; cosa di cui fui grata in quel momento, non volevo che combattesse per me con il mostro.
«Cullen, tu non ti siederai qui!» Esclamai subito, cercando di mettere le cose in chiaro. Mi accorsi di avere le braccia allargate, una sul legno chiaro del tavolo e una sulla sedia: reclamavo la mia proprietà, con il giusto pizzico di minaccia a mio parere
«Suvvia Bella, non c'è bisogno di essere così scontrosi» cantilenò, come se parlasse con una bambina testarda «Ci siamo incontrati per caso, te lo giuro»
«Certo, per caso. Tu mi pedini anche al ristorante! Ma te ne vuoi andare?»
«Bella su, è una bella serata. Sei anche riuscita ad incontrare...» indicò CM Punk con una smorfia, come se non ne ricordasse il nome, ma mi pareva di aver capito che aveva un'ottima memoria «... Grazie ai biglietti che ti ho dato e...»
«Grazie ai biglietti che hai buttato. Edward, non iniziare con questi giochetti, stiamo aspettando una pers...».
E plap, lui aveva già poggiato il suo freddo didietro sul posto libero. E poi la gente si chiedeva perché i Quileute detestavano i freddi. Perché mettevano i loro freddi culetti ovunque, ecco perché, li poggiavano sulle sedie delle persone, li sculettavano cercando di sedurre la gente e i camerieri, li facevano apparire per magia dove proprio non avrebbero dovuto avere nulla a che fare e soprattutto, erano riusciti a farmi avere una lunga elucubrazione sui loro deretani in quello che era il giorno più bello della mia vita. Se questa non era malvagità, non so cos'era.
«Tu non ti puoi sedere qui!» Sibilai con voce acuta «Io ho un ordine restrittivo! Tu mi devi lasciare in pace!»
«So che sei prevenuta perché pensi che ti abbia seguito, ma non è così, te lo assicuro» rise Edward come se niente fosse, chiamando con un gesto una camerierina caruccia che stava proprio per andare ad un altro tavolo. Poi vide il vampiro, fece dietro-front e arrivò fino a noi.
«Non sono prevenuta, sono inca...»
«Vorremmo ordinare» Mi interruppe, facendo un bel sorriso tutto fascino alla cameriera, che sorrise ammaliata.
Scappa, sorella mia, avrei voluto dirle. Fuggi dalla follia di questi suoi capelli.
«Ora basta» Disse CM Punk, alzandosi in piedi.
Edward lo guardò con quel sorriso sfottente, senza neppure prendersi la briga di alzarsi per fronteggiare il wrestler: «Si sieda, signor... CM Punk. Sta dando spettacolo»
«Per prima cosa, tu non dici a me che cosa devo fare, ragazzino» Punk alzò un indice, irritato «E per seconda cosa, Belarda ti ha chiesto di andartene. Non puoi sederti con lei. Ha un ordine restrittivo e se insisterai a rimanere qui chiameremo la polizia»
«Lo dirò a mio padre!» esclamai, sentendomi così Draco Malfoy da non sapere se ridere o farmi un po' schifo.
Edward perse nuovamente quell'aspetto di serafica calma, passando ad un'inespressività spaventosa. Si alzò a sua volta per fronteggiare il lottatore, le labbra strette tra loro.
«È meglio se non ti impicci. I miei genitori sono molto influenti, e questo non è un locale per sciattoni» Mormorò Edward, molto piano. La cameriera fece qualche passo indietro. Okay, ci stavamo tutti trasformando in Malfoy. «Quindi forse è meglio, CM Punk, se smetti di impicciarti in affari che non ti competono e te ne vai senza farne tanto un dramma»
«Ah, quindi siccome non ho una camicia bianca dovrei starmene zitto mentre molesti questa ragazza?» Punk fece una grossa, grassa risata sarcastica «Oh ragazzo, questa è nuova. Se stiamo parlando di soldi, influenza e competenze atletiche» allargò le braccia «tu non hai la minima idea di con chi stai parlando per fare delle minacce del genere»
«E io ti faccio a pezzi, Cullen!» urlò Jacob. Aveva approfittato del fatto che CM Punk era saltato su per alzarsi sgusciando dal suo posto vuoto. Dato che erano tutti in piedi, mi alzai anche io, osservando nervosamente le occhiate di tutte le persone di cui avevamo, ormai inevitabilmente, attirato l'attenzione.
Edward sostenne lo sguardo di sfida del wrestler per qualche secondo prima di annunciare a voce troppo alta «Signorina, chiami la sicurezza. Dica subito loro che un uomo in biancheria intima colorata, tatuaggi e piercing sta minacciando di malmenarmi in combutta con un grosso straniero dalla pelle scura perché volevo parlare con una mia compagna di classe». La cameriera sbarrò gli occhi.
«Straniero?!» ruggì Jacob superando me e CM Punk come un leone e afferrando Edward dalla camicia e scuotendolo «Come ti permetti, TU, siberiano schifoso! Io sono un Quileute, l'America è la mia terra molto più di quanto sia la tua!».
Il vampiro guardò le mani strette del mio amico come se fossero una cosa disgustosa e alzò lo sguardo su Jake, che ansimava furioso senza mollarlo.
La cameriera corse via.
«Aspetti!» Strillai «Ritorni indietro! La prego!».
La cameriera si fermò. Mi guardò per un istante, ma aveva la faccia di qualcuno che doveva andare a spegnere un incendio.
«Questi due ragazzi» Dissi in fretta «Sono entrati qui con me. Questo ragazzo invece ci sta importunando»
«Ma se sono un tuo compagno di scuola, Bella?» quasi rise Edward, con tono condiscendente.
La cameriera riprese ad allontanarsi molto in fretta e questa volta seppi che non l'avrei fermata più. Le mie mani si strinsero da sole in due pugni. Avrei voluto colpire Edward lì, di fronte a tutti, ma non era una buona idea.
«Sei fortunato» Disse CM Punk «Che rischio il licenziamento se ti alzo le mani, ragazzino!»
«Il tipo tatuato mi sta minacciando!» disse a voce molto alta Edward Cullen
«Che ragazzino insolente» Punk si sedette di nuovo «Finiscila di fare schiamazzi!».
Edward lo guardò con un'espressione di vacua superiorità. Come si fa ad avere un'espressione di vacua superiorità? Oh, è semplice: provate a guardare una persona come se foste superiore a lei (anche se non ne avete alcun diritto) mentre immaginate di essere anche molto stupidi. Ecco, adesso l'espressione sul vostro volto sarà identica a quella di Edward Cullen.
Anche lui si sedette e inclinò appena la testa da un lato
«Stanno per buttarti fuori, come fai ad essere così tranquillo?»
«Non verrò buttato fuori! Sono CM Punk!»
«Hai i soldi per pagare la cena?»
«Certo che ho i soldi per...» il wrestler si raggelò «Oh no. Oh no nononono...» si toccò le tasche «Credo di aver speso tutto quello che mi ero portato per il caffè, non ho preso i soldi! Li ho lasciati nelle tasche dei pantaloni!»
«Non hai i soldi per pagare» confermò Cullen «E sei senza pantaloni in un ristorante»
«Dannazione!» imprecò fra i denti Punk.
Io mi sentii raggelare. Eravamo al tavolo di un ristorante costoso, senza permetterci neppure un piatto e con Edward Cullen seduto insieme a noi. Che cosa poteva succedere di ancora peggiore, in una situazione del genere?

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 Aggiorneremo la storia su questo blog un pò più lentamente che su wattpad, quindi se avete la app di wattpad, oppure vi piace leggere direttamente da quel sito, continuate a leggere la storia da qui

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