Cent'anni di solitudine
C'è della gente che vive.
Sì, in teoria questa è l'unica possibile trama no-spoiler che si possa fare di un libro del genere. Perché? Perché è un libro straordinario. Invece di starsene lì ad inventare svolte artificiose per una trama che sta insieme su degli stecchini, Gabriel García Márquez si rimbocca le maniche e decide di raccontare la storia di sette generazioni di persone nella famiglia Buendìa. E siccome queste persone sono, appunto, persone, le cose che succedono sono talmente tante, talmente imprevedibili, che non è che la trama si possa riassumere.
Avete mai provato a partecipare ai Wattys? Soprattutto negli ultimi anni (prima che, disgraziatamente, Wattpad decidesse che i Wattys in lingua italiana non si fanno più... e vabbé, l'avete già visto che ora abbiamo iniziato a scrivere pure in inglese...), per partecipare ti è richiesto di compilare una scheda riguardo al libro con cui stai cercando di partecipare. Nella scheda in questione, devi dichiarare: chi è il protagonista, qual'è il suo obiettivo, chi sono i personaggi principali, e soprattutto devi fare due sinossi, una brevissima e una "lunga" che però è sempre breve.
Ecco, questo significa che Gabriel García Márquez non avrebbe mai potuto vincere un premio Wattys, perché il suo libro non ha UN protagonista, ne ha sette generazioni (e tutti i loro amici), non ha un obiettivo, se non raccontare la loro vita, e la sinossi di un tale colosso sarebbe del tutto impossibile nelle poche righe di spazio che vi vengono date per farlo.
Okay, quindi... la trama. Proviamo a ridurla all'osso senza dire semplicemente "c'è della gente che vive".
Allora...
C'è della gente che vive in Sud America. Sono i Buendìa, e fondano il villaggio di Macondo insieme a ventuno amici con le loro famiglie, per un totale di trecento persone. E qui iniziano a vivere.
C'è un tizio che vuole scoprire le verità più profonde e studia l'alchimia per ottenere la pietra filosofale, una matrona perspicace, chiaroveggente e pragmatica che deve farsi carico delle sorti della famiglia, una bambina che si mangia le zolle di terra (e poi le fa male, ovviamente, il pancino, e bisogna farla smettere), un italiano aggraziato con i pantaloni attillati che impartisce lezioni di ballo animando tutta la casa (sarà gay? Non lo sarà? La risposta potrebbe sorprendervi!), uno (anzi, più di uno) che fa i combattimenti di galli, amanti sfortunati, amanti fortunati, gli zingari che portano meraviglie incredibilii come i tappeti volanti, e fra loro Melquiades che conosce il futuro ed è amico dei Buendìa in un modo che non vi aspettereste, case da ristrutturare e ridipingere (e se vogliono costringere la matrona a dipingerla di blu, invece che di bianco, si sbagliano di grosso!), un colonnello leggendario che ha avuto troppi figli, un marinaio le cui scoregge fanno appassire i fiori (testuale) e che sopravvive grazie a prestazioni sessuali da superdotato, una tipa che sale in cielo portandosi le lenzuola e un'altra che prega ogni giorno di poterle riavere, queste lenzuola che sono salite al cielo, le formiche che si mangiano la casa, gli indigeni, i pesciolini d'oro, le tartarughe, gli animaletti di caramello, i figli ripudiati, una guerra, i comunisti, i conservatori, la morte, la nascita, il cerchio del tempo, un ragazzo seguito ovunque da farfalle gialle, medici che possono operare telepaticamente (ma sarà poi vero, oppure solo una truffa?), una donna che crede di esser nata per diventare regina, un entomologo che va in bicicletta e guida l'aeroplano, e ancora non avete visto niente!
Bon. Fatto. Una cosa che però non spiega mai NESSUNO (forse neanche Wikipedia) è che il titolo e l'intera narrazione, con tanto di flash-forward, è funzionale a quello che succede nel finale, che dà senso a tutto. Alla fine della lettura, dopo aver capito perché si chiama "cent'anni di solitudine", dopo aver scoperto il segreto con cui ti punzecchiano fin dalle prima pagine, sentirai dentro di te uno scuotimento interno che ti costringerà a ragionare sulla natura delle cose, sul perché delle dinastie, su quale sia il motivo per cui vivi.
Sempre se sei quel tipo di persona... beati voi che riuscite a non farvi tante pare per dei libri!
Come tutti i grandi classici, anche Cent'anni di Solitudine ha un mucchio di copertine diverse da cui pescare.
L'edizione che abbiamo letto noi non è moderna, l'abbiamo ottenuta attraverso uno scambio di libri nel nostro club del libro (ah, quanto vorremmo coinvolgere anche voi, germoglietti! Potervi vedere in faccia, scambiare con voi libri, magari farci una partitella con le carte dei Pokémon!), perciò probabilmente non troverete questo libro commercializzato in questa veste grafica, ma è la prima a cui dobbiamo dare un giudizio:
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I fiori e gli uccelli. Sì, effettivamente è di questo che il libro parla. In modo trasversale. (Ammirate la scannerizzazione tutta storta del nostro libriccino!) |
Ah, che nostalgia, i Miti Mondadori! Sembravano tempi diversi, quelli in cui ad essere trendy erano i libri, quelli in cui i genitori ancora spingevano i proprio figlioli, adolescenti e non, a leggere questi cosini economici e tascabili, invece di fregarsene altamente... scusateci, scusateci, ci è entrata un po' di boomerite cronica nell'occhio... comunque si tratta di una copertina che, senza infamia e senza lode, fa di base il lavoro che deve fare. Non c'è una sola faccia umana, benché la storia parli principalmente di persone, e si decide invece di metterci fiori e colibrì (non ricordiamo di aver mai letto di un singolo colibrì all'interno del libro, ma magari ci sbagliamo noi, eh!). Ti fa pensare che sia un libro sulla natura sudamericana (e un po' lo è, quindi non è troppo fuori strada).
"Dalle memorie di Macondo l'esotico incanto del continente sudamericano" è evocativo, ci sta. Approvato.
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Sono un libro importante. Un libro serio. Un libro che non ti piacerà. |
La seconda copertina che abbiamo scelto di osservare e giudicare, come gli impietosi dèi che siamo, è quella dell'edizione spagnola del 2017, 'na roba che se la guardate pensate che possa essere del 1717, ma invece no, è proprio del 2017. Che l'editori detesti dal profondo del suo cuore Gabriel García Márquez, desiderando che nessuno sulla faccia della Terra (beh, più probabilmente solo della spagna) legga questo libro? Il progetto grafico è... minimale. Un minimale da vecchio che fa parte di un'associazione culturale e deve fare un poster per un evento che si avvicina (se non siete mai stati nella stessa associazione culturale con dei vecchietti che non hanno mai accesso un computer non potete capire, ma se capite questo riferimento, condoglianze).
Secondo questa copertina, dunque, il contenuto del libro è... uhm... verde. Sì, probabilmente è verde. Sarà la storia di un secchio di vernice. Un secchio di vernice estremamente anziano. Passiamo alla prossima!
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Toh guarda il miracolo della vita... e dei baffi. |
Perché ha qualcosa di così... di così... siciliano? Cioè, quello che vogliamo dire è che è una buona copertina per descrivere quello che c'è dentro al libro: l'albero genealogico, i bambini, la natura... e allora perché... perché invece del sudamerica sembra un quadro che la signora *redatto* di *redatto* potrebbe aver fatto per esporlo nella più recente riunione degli Artisti del Corso?
Comunque, interessante, intrigante, il bambino super-decentrato nel ventre della madre, disegnato sul bianco, è un fantastico brivido. Belli anche i fichi d'india e lo spermatozoo volante sulle terre di Scopello.
3. Cosa ci è piaciuto
Il modo in cui racconta dell'umanità, fondendo caratteristiche di trivialità alle nebbie del mito. Gli esseri umani sono strani, alcuni lati sono, a volte, terribilmente sgradevoli, e la narrazione si limita a riportarli così come sono, senza edulcorarli. L'incesto, l'attrazione verso i minori, la brutalità, il tedio, la depressione, la prostituzione (e c'è persino della prostituzione maschile! Ammirevole, includere qualcosa del genere, anche se riguarda un solo personaggio), la crudeltà verso gli animali, l'incuria, lo sfruttamento dei lavoratori sono temi che non puoi non toccare, se stai cercando di fare un ritratto realistico dell'umanità, l'altro lato della medaglia che, se mancasse, renderebbe la narrazione insincera.
E ci sta che alcuni racconti lascino fuori queste cose, ma ciò non toglie che, facendolo, si strappa dall'umanità un pezzo di ciò che la rende tale, quello viscidino e untuoso e brutto... quello che fa splendere il resto delle caratteristiche umane. E anche quelle belle, sì, anche quelle ci sono tutte: la caparbietà, la curiosità, la forza, la socialità, l'amore.
Un calderone che fa intristire e che fa ridere (ma ridere sinceramente, di cuore, di fronte a certe assurde situazioni, a certe assurde battute).
Ora, mini-spoiler per farvi capire (con un po' di trivialità, non ce ne vogliate, non farebbe ridere se non fosse così):
Ad un certo punto, c'è una tizia (una giovane Buendìa) che dice ad un'altra tizia (che si è sposata un Buendìa, e dunque vive con loro, ma che è stata cresciuta con l'idea che un giorno diventerà regina, ed è dunque spocchiosa e altera), che lei è una di quelle che "confonde il cazzo con l'equinozio".
Molto più avanti, in un altro capitolo, la tizia spocchiosa si lamenta torrenzialmente di tutte le cose che ha dovuto subire nella casa dei Buendìa, e ricorda come una di loro le abbia detto che sia una che "non sta distinguere il membro maschile dall'equinozio".
L'uso del linguaggio, il modo in cui questa cosa ritorna a sorpresa dopo diversi capitoli, il contesto di questa lunghissima tiratona su come lei sia trattata, creano una situazione così ironica che, almeno a noi, ha fatto sorridere... ma che sorridere, abbiamo riso proprio! Quante volte vi capita, di avere un libro in mano che vi fa ridere ad alta voce, anche se solo per alcuni secondi?
E poi c'è anche un'altra cosa, una cosa assolutamente magica che avviene soprattutto nelle prime pagine: il modo in cui viene descritta la natura. Da brividi. Bellissimo, che vuoi essere lì e annusare l'aria, come se fossi anche tu uno di quel gruppo di sventurati che cercano il mare, attraversando la densa, gracidante, meravigliosa giungla sudamericana.
4. Cosa non ci è piaciuto
Che, con il nostro stile di recensione, comunque non capirete niente lo stesso di quello che c'è dentro al libro. Se lo leggerete, vi ritroverete a pensare che anche noi alla fine, come tutti gli altri recensori su internet, non siamo riusciti a capire l'essenza di ciò che c'era nei libri. Ma c'è così tanto da dire, così tanto! Non sarà una recensione, breve per giunta, a darvi l'idea di che cosa possa nascondersi fra le pagine di un libro scritto fitto fitto, con pochissimi "a capo" fra i paragrafi, tonnellate di nomi (stranamente molto simili fra loro... oppure anche non stranamente, perché chi siamo noi per giudicare cosa è strano e cosa no, nella vita di un villaggio sudamericano?).
Insomma, forse siamo stati noi, a non esserci piaciuti, non il libro. Il libro è okay. Non è colpa tua, è nostra (detta così sembra che stiamo mollando il nostro fidanzato, che per puro caso è anche un libro).
Forse un'altra cosa, però, sono proprio... i nomi, che sono ripetuti ancora e ancora e ancora. Ci saranno tipo venti tizi che si chiamano tutti Aureliano, e non stiamo scherzando, saranno almeno VENTI! Di sicuro, diciannove di loro riusciamo a ricordarli. Alla fine però è una cosa caratteristica, e anche se non è idealissima in un libro, è della realtà (o di una versione magica e romanzata di essa) che stiamo parlando, quindi gliel'abbuoniamo. Va bene lo stesso, tanto per quanto ci siano venti Aureliani, quello che conta davvero davvero davvero è solo uno, e quello lo noterete facilmente.
Voto complessivo: 83 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello! Ti classifichi, piantando ben bene le tue paludose zampette, fra l'olimpo di quelli che superano gli ottanta punti, che sono veramente, veramente pochi.
È un libro, e il nostro consiglio è di cercare per prima cosa in biblioteca, dove quasi sicuramente potreste rinvenirne una copia. potrete sicuramente appropriarvene in diversi negozi fisici o online, come Ibs, Amazon, Mondadori Store, Feltrinelli e, almeno, mentre stiamo scrivendo questa recensione, anche sul Libraccio, come usato e nuovo. Insomma, ci siamo capiti: se lo cercate lo trovate.
E siccome abbiamo l'affiliazione con Amazon, se lo comprate a questo link qualche centesimo arriva pure a noi!

