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lunedì 26 luglio 2021

Recensione: Cari mostri (Stefano Benni)

Germoglietti di ogni genere, torniamo in scivolata alla nostra rubrica sulle recensioni!
Oggi parliamo di Cari Mostri, opera di un autore che abbiamo già affrontato ben altre due volte in passato. Tanto avete già letto il titolo di questa recensione, vero?
Sì. È ancora Stefano Benni.
Aspettate, però stavolta abbiamo la giustificazione, la giustificazione scritta! Infatti, questa è una recensione che ci è stata richiesta circa una vita fa da @Abgrund_ ; ora che abbiamo trionfato e messo le nostre spinette avide su una copia di Cari Mostri (ovviamente aggratis come nella più classica tradizione di noi Cactus Senza Soldi), possiamo finalmente esaudire la tua richiesta. Grazie del consiglio!
Prima di iniziare, vi diamo una curiosità su questo libro.
Nel primissimo racconto appare una creatura chiamata Wenge, descritta da Benni pressapoco come un animale ““domestico”” brutterello con una testa strana dagli occhi di pesce e il corpo da cane, una bestia misteriosa in grado di turbare i più, legata all’evoluzione ed alla natura selvaggia insita nei viventi. Quando Cari Mostri fu pubblicato per la prima volta nel duemila e quindici, la Feltrinelli lanciò una curiosa iniziativa per promuoverlo: furono fabbricati dieci pupazzi a forma di Wenge, che furono nascosti in sole dieci librerie Feltrinelli in giro per l’Italia. I lettori furono sguinzagliati per dare la caccia a questi pupazzi, e chi fosse riuscito a fotografarsi insieme alla creatura avrebbe potuto vincere uno dei Wenge e una copia di Cari Mostri con dedica.
Tutt’ora, se siete curiosi, potete trovare le varie foto e saperne qualcosa di più risalendo all’hashtag #CacciaAlWenge. A proposito, qualcuno di voi è riuscito a partecipare all’iniziativa? Fateci sapere e fateci vedere le foto del We.

O commentate dicendoci dei vostri animali domestici strani, se proprio non avete un We. La sete di conoscenza di bestie strane non si placa mai.
Okay, okay, ora sappiamo che c’è un canepesce brutto in questo libro. Ma di cos’altro parla?


1. La trama:
Cari Mostri è una raccolta di racconti, una sfilza di venticinque storie narrate senza ordine. Non sono consecutive né unite da una cornice comune, ma possono essere tutte lette a parte, bocconcini insaporiti di orrore e commedia.
L’unica cosa che condividono è il tema della paura, dello strano, del mostruoso. Attenzione, però, perché il “mostruoso” non si limita ad essere il diverso o l’inspiegabile, anzi. Siam bravi tutti a scrivere come spaventose le cose brutte che non capiamo, a far sembrare pericolosi gli alieni che ti rapiscono di notte zitti zitti, i demonietti che vengono a morderti i piedi mentre dormi, le donne che di botto ti scrivono con un rossetto viola “Benvenuto nell’AIDS” sullo specchio (chissà se quelli delle generazioni più recenti la capiranno questa?).
Queste storie pullulano di vampiri, mummie, animali strani, eppure spesso non sono loro ad essere sotto i riflettori. Tutte, in maniere diverse, parlano degli istinti oscuri insiti dentro gli esseri umani; parlano di ciò che è brutto, che non vogliamo vedere nell’umanità perché ci rende inaffidabili, pericolosi verso noi stessi (l’ultimo racconto della raccolta in particolare vi farà provare una sensazione simile al voler guardare in basso quando ti dicono di “non guardare giù”, è un solletico al cervello) e verso gli altri. I mostri ci sono cari, perché i mostri siamo noi.
Le storie sono brevi, alcune sono lunghe una cosa come tre pagine. Per questo motivo vi risparmieremo le trame delle storie singole, che a dirvi la trama finiamo per dirvi tutto, e piuttosto vi diremo in ordine sparso alcune delle cose che potrete trovare nel libro:
- Gatti, tanti gatti, un paio sono anche morti. Consideratevi avvisati.
- Un vampiro triste che non riesce a pagare le tasse.
- Visto che lo conoscete già, vi diciamo che c’è il canepesce più amato d’Italia, il Wenge. Bello dei Cactus, noi gli vogliamo bene anche se è un coso puntuto di un racconto dell’orrore.
- Due dei racconti sono spudorate fanfiction su persone realmente esistite. E se può Stefano Benni possiamo anche noi, che cavolo! Ora vogliamo scrivere spudorate fanfiction.
- Una ricercatrice che empatizza con una mummia (una mummia a cui un po’ abbiamo voluto bene pure noi)
- La statua di una madonnina che ride invece di piangere (e fa ammattire un prete. Ma non letteralmente, non è mica un mostro lovecraftiano).
- Una creatura luminosa, sfortunata ed eroica, da cui un giorno potreste essere salvati e che vi farà inumidire gli occhietti.
- Fantasmi che ballano in un hotel.

Senza la possibilità di dirvi altro, vi lasciamo con una citazione dal libro come stuzzichino:

“La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzolettino. L’abisso non ha comodi gradini”.



2. La copertina:


Cari Mostri ha una sola copertina, che è questa qui:

Giallo: il colore del male

La copertina è senz’altro azzeccata, rappresentando a contrasti forti un pugno di personaggi che sembrano essere apparentemente normali, ma le cui ombre mostrano una natura nascosta molto più sinistra.
Tranne la bambina. Lei sembra un mostro di suo, la sua ombra è molto più rassicurante di lei: ha una cavolo di bambola tentacolata in mano, il naso tra gli occhi (che sono fuori fuoco) e la faccia di una spacciatrice uscita dalla scuola di Educazione Cinica. Probabilmente vuole anche mordere le caviglie del tizio in primo piano. Se ci fossimo accorti che una cosina del genere ci sta pedinando, anche noi saremmo circospetti.
Comunque ci sentiamo di promuovere la copertina, perché ha rispettato il tema del libro e ha uno stile tutto suo che la rende difficilmente dimenticabile. Ben fatto!


3. Cosa ci è piaciuto:
La varietà dei racconti. Siccome avevano protagonisti e trame diverse, ogni raccontino si crea una sua propria atmosfera e dona una bella panoramica varia di personaggi, posti, situazioni e anche ogni “conflitto” attorno a cui nasce il racconto è completamente diverso dagli altri. E poi, anche se tocca spesso sulla parte oscura dell’animo umano, Cari Mostri non è la solita solfa de “gli umani sono gli animali più cattivi, sono senza speranza, fanno tutti schifo gne gne”, ma una serie di istantanee su delle situazioni specifiche… alcune neanche malvagie.
Lo stile è un altro punto a favore: sempre vivace, il registro linguistico scivola dal terra terra all’altolocato all’inventato di sana pianta per rimanere al servizio dell’autore.
E poi vogliamo citare un racconto in particolare… allora, come fare questa cosa senza spoiler? Diciamo così: c’entra qualcosa con Wattpad. No, non si tratta di un racconto in cui una scrittrice di romanzi trash sulla piattaforma di scrittura più amata dalle adolescenti (e pure da noi, che adolescenti non lo siamo più da un po’…) che si trasforma in una serial killer, anche se l’idea è stuzzicante. La mettiamo da parte quest’idea, chissà che non ci venga un bel racconto. Ma cosa stavamo dicendo… ah, sì! Ha qualcosa a che fare con Wattpad. In maniera molto trasversale. Diciamo che è una fanfiction sul fandom di una band estremamente popolare e adesso avrete capito tutti chi sono, no? Ecco, c’è una storia che parla di loro, delle fans scatenate, di quelle che morirebbero per un concerto, e questo racconto ci ha piacevolmente turbati perché, beh, nella sua demenziale plausibilità è un tipo di orrore che esiste, ma di cui nessuno scrive. Chapeu! Chapeu alle fanfiction di Stefano Benni!


4. Cosa non ci è piaciuto:
In contrasto con i più frizzanti, che sono in grado di farsi gustare e ricordare con piacere, alcuni dei racconti sono un po’ dimenticabili e/o più prevedibili. Non sgradevoli, ma meno intensi, tanto che di alcuni abbiamo avuto memoria solo rimettendo insieme delle informazioni per questa recensione.


Voto complessivo: 75 su 100. Complimenti, sei promosso, libro bello!


A chi lo consigliamo: Lo consigliamo agli appassionati di storie dell’orrore vecchio stampo, come Dracula, Frankenstein o le storie del vecchio Poe. Abbiamo l’impressione che potreste imbattervi in qualcosa che vi piace anche aprendo questo libro! È un tipo di orrore che scaturisce dalla psicologia e per questo ben si sposa con il racconto scritto. In un certo senso, è un Piccoli Brividi per grandi.
È una bella scelta anche per chi, per un motivo o per un altro, è alla ricerca di un libro che si può sbocconcellare invece di mandar giù tutto in una volta. Le pagine complessive del libro sono poco meno di duecentocinquanta (anche se non sono scritte in piccolo), ma il fatto che siano divise in una serie di pratici raccontini può costituire un bel vantaggio per alcuni. Hai una soglia dell’attenzione bassa? Hai poco tempo per leggere e non vuoi fermarti sempre nel mezzo di un’azione interessante? Hai voglia di leggere tante storie diverse senza dover prendere cinquanta libri diversi?
Se sì, puoi provare a dare una chance a questa raccolta.
Occhio, potrebbe fare storcere il naso ad alcuni fan dei primi lavori di Benni, perché la sua classica ironia a nostro avviso qui passa un po’ in sordina e il suo stile è meno sciolto e demenziale.

Dove potete comprare il libro?
È un libro ad alta reperibilità, perciò non vi sarà difficile trovarlo di persona in una libreria abbastanza fornita, soprattutto se sapete che porta regolarmente libri editi da Feltrinelli.
Se avete interesse nell’acquistare quest’opera online, potete trovarlo su quasi qualunque sito che venda libri, con un prezzo che si aggira tra i sedici euro e cinquanta e i diciassette euro. Fa eccezione Amazon, che oltre al libro regolare offre sia il Kindle a sette euro che la versione con copertina flessibile a nove euro e du’ spicci.
Caso vuole che abbiamo anche un’affiliazione con Amazon, perciò se vi salta il ghiribizzo di volere in casa un libro con una bambina bruttissima in copertina, potreste dare un’occhiata all’inserzione dal link che vi lasciamo qui! Voi pagate proprio gnente in più, quindi a voi non cambia nulla tranne che è più comodo perché vi basta far click dal link che vi lasciamo, mentre noi ci guadagniamo un paio di centesimi. Consideratelo. Ecco il link!

Se volete leggerlo prima di comprarlo, invece di piratarlo, non dimenticate di provare a fare un salto in biblioteca! Date amore alle vostre biblioteche!
 
Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)


giovedì 1 luglio 2021

Recensione: Elianto (Stefano Benni)

Germoglietti, suonate le trombe, una nuova recensione è qui!
Il caldo è sopraggiunto: è importante iniziare a guardarsi attorno, per capire quali nuovi libri potreste leggere mentre vi stravaccate sul divano a sciogliervi in un bagno di sudore o vi rifugiate sotto l’ombrellone. Noi Cactus di Fuoco, entità ultraterrene più che abituate a certi climi, sfruttiamo questa occasione per regalarvi un piccolo consiglio di lettura.
Perciò, oggi vi portiamo la nostra opinione su un libro strambo di nome “Elianto”! L’avevamo letto anche tanti anni fa, ma è stato bello riprenderlo in mano dopo tutto questo tempo e rinfrescarci la memoria.
Il libro in questione è stato scritto da Stefano Benni, un nome che, forse ve ne sarete accorti, non è nuovo qui, tra le Recensioni Spinose. È uno scrittore che ci è abbastanza caro e di cui abbiamo recentemente valutato anche “Bar Sport”; non sorprendetevi troppo se vedrete spuntare ancora il suo nome in futuro!
Partiamo dal dire che “Elianto” è un libro che abbiamo preso in una biblioteca nuova e diversa dal solito, di cui abbiamo dovuto imparare i meccanismi per l’occasione, e che il suo ritiro di per sé è stato… benniano. Per ritirare un volume, infatti, questo è l’iter:

1. Controllare sul sito apposito se il libro che gradiresti leggere è disponibile.
2. Se il libro c’è, recarsi in biblioteca e chiedere, a bassa voce per non spaventare il personale diffidente, il volume da prendere in prestito. Ideale sarebbe fare ampi gesti di pace per ingraziarsi i locali; se si nascondono dietro i banconi o strategici pertugi, possono essere condotti allo scoperto offrendo loro della frutta fresca o delle specialità regionali.
3. Guardare l’addetta ai prestiti confondersi mettersi al lavoro, aprire e chiudere tre volte la stessa pagina internet ma molto lentamente, ascoltarla asserire che “Elianto” in realtà non è mai esistito ma è frutto della nostra immaginazione, che brividi, il mistero si infittisce; poi provare pazientemente a convincere quest’addetta che no, non volete un libro che non esiste dal titolo “Massacri del 1967”, grazie, quando finalmente una collega della reception si impietosisce e dopo uno stanchissimo “Sì, ce l’abbiamo il libro”, si dirige a prenderlo lei.


Insomma, iniziamo bene.
Il nostro metodo è applicabile anche ad altre biblioteche. Se lo seguirete, presto qualunque libro potrebbe essere tra le vostre mani!
Una volta letto è ora di raccontarvelo attraverso le nostre personalissime opinioni, perciò partiamo a grandi linee con…


1. La trama:

Elianto è un ragazzino che vive a Tristalia (un gioco di parole che avrete certamente capito, ma noi ve lo spieghiamo lo stesso perché siamo degli insopportabili so-tutto-io: è un mix fra triste e Italia), un mondo ove il controllo del governo sulla popolazione si è fatto ormai quasi assoluto grazie all’ausilio di un supercomputer, il Zentrum, capace di dirigere la vita degli umani con precisione spaventosa.
Parte della libertà delle contee (che già non è che sia questo granché, a dirla tutta) è messa in palio durante i Giochi dell’Indipendenza, ma il governo ha schierato dalla sua campioni che sembrano imbattibili. Tra loro figura Baby Esatto, il piccolo re dei quiz, che solo Elianto potrebbe forse fronteggiare… Elianto, però, è affetto dal Morbo Dolce, una condizione rara e devastante che lo priva delle forze: sembra che l’unica speranza della contea non sia neppure in condizione di alzarsi dal suo lettino d’ospedale a Villa Bacilla.
Ma è davvero tutto perduto?
‘Nzomma, speriamo di no, però partiamo male.
Elianto è un libro in cui si vede che il caro Benni ha sguinzagliato la propria fantasia per seguirla in un susseguirsi di mondi e concetti surreali, neologismi, creature fantastiche, umani degni di nota (non sempre per motivi lusinghieri) e satira socio-politica che diventa tutt’uno con il worldbuilding.
Di certo non è un libro che l’autore serve su un piatto d’argento, ma fa della sua complessità anche un punto di forza. Basti pensare che le vicende del libro si sviluppano sull’intrecciarsi di pazze avventure vissute sull’enorme mappa di ben otto Mondi Alterei da tre gruppi principali di viaggiatori (nonché di un numero imprecisato di personaggi principali e secondari ricorrenti, tanto i personaggi sono e sembrano tutti importanti), che potremmo così suddividere:

- I Diavoli; trio composto dalla conturbante Carmilla, il raffinato Ebenezer e il… il Brot, ecco, tre demoni incaricati da Lucifero in persona di trovare un Kofs, creatura leggendaria in grado di sconfiggere, in teoria, il Zentrum e far cadere il nuovo sistema a cui son sottoposti gli umani, che giù all’Inferno non ne sono tanto contenti. Proprio come nei Viaggi nel Regno della Fantasia del buon Stilton, anche in Elianto ci sono diverse puzze e (pochi) profumi, ma li fa tutti Brot. Che, visto il ruolo (e l’odore) che ha, potrebbe pure chiamarsi “prot”, eh.

- I Ragazzi Intrepidi; trio composto da Boccadimiele, bella giovine che sventola in giro una lama per sconfiggerci di tutto, anche la nebbia, Rangio, che ha una chitarra con cui spara attacchi speciali (?) e Iri, camerawoman che li riprende tutti, gioventù amica di Elianto che sta cercando di radunare i rari ingredienti di un antidoto contro il Morbo Dolce.

- I Guerrieri-nuvola; Fuku Occhio di Tigre, che ha la pazienza di un santo, e i suoi minuscoli accompagnatori Visa e Pat (che mangiano al massimo un chicco di riso al giorno. In due), che mettono alla prova la pazienza di santo di Fuku, alla ricerca del leggendario maestro di arti marziali Tigre Triste, auto-esiliatosi dopo aver ucciso inavvertitamente un micio.


Riusciranno i nostri eroi a compiere la difficilissima impresa di guarire il piccolo Elianto e permettere alle loro contee di rimanere indipendenti? Lo scoprirete solo se vi immergerete in questo fantastico guazzabuglio di parole e vi lascerete portare per mano attraverso storie strane, bizzarre e terribili!


2. La copertina:
Premettiamo di questo libro esistono due copertine, entrambe ben fatte ed entrambe che, tra i vari elementi della composizione, mostrano un girasole. Questo occhiolino artistico ci è sembrato davvero carino, considerando che i girasoli di per sé non sono prominenti nella trama, ma un “elianto” è una pianta appartenente al genere Helianthus, come lo sono i topinambur… e i girasoli!
Un’altra distinzione che va fatta tra le due copertine: c’è quella carina e quella degli incubi.
Visto che vi vogliamo bene, vediamo subito quella degli incubi.

Sappiamo questa informazione, quindi la buttiamo qui così, a caso: l’autore di questa immagine è Igort, un fumettista sardo!

Non è poi troppo impressionante una volta che ti abitui, nonostante l’aspetto alieno di Elianto, dài. È solo un bimbo senza attaccatura dei capelli o lineamenti con un paio di occhi lunghi e gialli, possiamo volergli bene lo stesso.
Comunque questa copertina ci è piaciuta molto perché i vari elementi della composizione sono tutti riconducibili alla trama in un modo all’altro, è bellissimo rivederla quando hai finito di leggere il libro! Bellissimo il gioco di luci e ombre, che lavora benissimo con la palette di colori e la prospettiva, davvero una copertina ben fatta.
Quanto alla seconda…


Elianto viene minacciato con una fusciacca puzzolente, in compagnia di un diavoletto con un’ala sola. È dura la vita a Villa Bacilla.


Questa è un po’ più semplice, ma anche molto carina, non passa inosservata con un certo uso acceso dei colori e una bella mappa (nootica, se leggete il libro capirete) scintillante a parete.
Ecco, questo Elianto è molto grazioso, se si facesse la fusione delle due copertine si avrebbe quella perfetta, probabilmente. Però entrambe le copertine sono promosse!


3. Cosa ci è piaciuto:

Il modo in cui in Elianto non si ha paura di aprire un numero interessante di sottotrame, riuscendo in qualche modo anche a farle seguire al lettore e chiuderle tutte… se non esplicitamente, lasciando belli chiari dei puntini da unire. C’è tanto di non-detto ma di fortemente implicato, che secondo noi abbellisce e da nuove chiavi di lettura all’intera narrazione.
Molto bella anche la caratterizzazione dei personaggi, tutti decisamente uno diverso dall’altro, anche quelli che non compaiono mai ma vengono soltanto descritti. E poi, ovviamente, il punto di forza del libro è il suo worldbuilding! Le descrizioni dei Mondi Alterei, lo strano Kofs, le mappe nootiche, gli alberi magici, i campi di Mnemonia, i malibri e molto altro ancora.
È bello non solo quello che viene esplorato sotto i nostri occhi, ma anche le nozioni e i personaggi del passato (come Snailhand Slim o Cornelius Noon) che reiterati nella trama danno un’ossatura alla storia, per così dire, dando davvero l’idea che quel mondo abbia secoli alle spalle.
C’erano anche alcune descrizioni molto poetiche, esemplari, e delle scene ed estetiche di grande effetto, garantite dal registro ricchissimo ed a volte cangiante dell’autore.


4. Cosa non ci è piaciuto:

C’è stata carestia di personaggi femminili che non fossero lì per essere in qualche modo sexy, che abbiamo trovato inusuale per il Benni. Questo fa un po’ scendere il nostro punteggio, ci spiace, Stefano. Avrai occasione di rifarti un’altra volta, sappiamo che non ci deluderai.
Nel paragrafo su ciò che “ci è piaciuto” abbia citato il registro ricchissimo e cangiante. Ecco, il fatto è che ci sono diverse scene in cui cangiando cangiando è arrivato ad esagerare ed usare un modo di esprimersi troppo volgare, sia nell’enfasi su determinate cose che nel registro usato, che per noi doesn’t spark joy, anche per il contrasto con le scene che invece vanno di pura poesia.
Spoiler, tanto il voto alto te lo becchi lo stesso.


Voto complessivo: 86 su 100. Complimenti, sei maggioranza, libro bello!


A chi lo consigliamo:
Iniziamo col dire che non è un libro per bambini. Ci sono tante ma tante referenze e scene adulte, di qualunque tipo possibile. Non va sottovalutato anche il fatto che vengono adoperate spesso e volentieri parole “difficili” e che la trama non è linearissima, con frequenti salti per seguire il punto di vista di questo o quel gruppo (non preoccupatevi, in tanti sono subito riusciti ad adeguarsi al passo di narrazione). D’altro canto, la prima volta che qualcuno del nostro gruppo l’ha letto era ancora un soldo di cacio, quindi “non datelo ai bambini” è solo un’indicazione generale che vi sentiamo di darvi visti i contenuti espliciti e non sempre di facile comprensione.
Detto questo, se vi piacciono le storie avventurose, se vi appassionano i racconti che sono zeppi di fantasia, animali strani e luoghi nuovi, se amate trovare indizi e pezzetti di lore disseminati nella trama con un bel mix di tante referenze colte, se adorate le distopie che fanno frecciatine a delle vere situazioni socio-politiche… beh, allora pensiamo proprio che questo libro vi piacerà.


Dove potete trovare il libro?
È un libro che ha ricevuto un discreto successo, e il nostro consiglio è di cercare per prima cosa in biblioteca, dove quasi sicuramente potreste rinvenirne una copia. Nel caso vogliate sostenere l’artista o avere una copia di “Elianto” tutta per voi (perché i libri cartacei vi danno gioia o perché siete lettori possessivi e territoriali che vogliono essere liberi di mordere e le loro pagine preferite, fate vobis… nel qual caso vi consigliamo la collana “I MIEI primi classici” di cui abbiamo parlato nella recensione de Il Giardino Segreto), potrete sicuramente appropriarvene in diversi negozi fisici o online, come Ibs, Amazon, Mondadori Store, Feltrinelli e, almeno, mentre stiamo scrivendo questa recensione, anche sul Libraccio, come usato e nuovo. Insomma, ci siamo capiti: se lo cercate lo trovate.
E siccome abbiamo l'affiliazione con Amazon, se lo comprate a questo link qualche centesimo arriva pure a noi!


Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!


P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Ehi, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)
  





sabato 31 ottobre 2020

Recensione - Il giardino dei Musi Eterni (Bruno Tognolini)

Bentornati, germoglietti! È con uno spirito un po’ particolare che vi portiamo la nostra nuova recensione.

C’è qualcosa di diverso nell’aria, l’avrete notato anche voi: la ruota dell’anno gira, portandoci sempre più lontano dalle giornate di sole ed afa (e per fortuna, diranno alcuni tra voi, era pure ora) e addentrandosi nei mesi più freddi ed oscuri; tenendoci per mano, ci invita a sentire sulla pelle il gelo dell’autunno inoltrato, della natura che si addormenta pian piano.
Nel processo ci regala incendi di colori mozzafiato sulle chiome degli alberi, e storie, meglio se raccontate a lume di candela, che ci sfidano ad essere coraggiosi. Rende i camini accesi irresistibili, le tane di coperte sublimi, le tazze di bevande calde piccoli portali per la felicità… Sì, persino noi cactus siamo felici di questo cambiamento: anche nel Deserto di Atacama l’arrivo del fresco viene accolto a fiori aperti, letteralmente, considerato che è tra settembre ed ottobre che il deserto s’infiamma delle più belle fioriture che la sua flora spinosa ha da offrire.
Il vecchio ora si spegne lentamente per fare spazio al nuovo che verrà, la morte diventa arte, bellezza, idea. Halloween, il Giorno dei Morti, Samhain, el Día de Muertos: non è un caso che tutte queste feste dalle più disparate origini (ed altre ancora) si festeggino a cavallo tra fine ottobre ed inizio novembre.
Ecco perché oggi vogliamo offrirvi una recensione che vi darà una mano a calarvi nella giusta atmosfera, incentrata su una storia che parla di cimiteri, spettri e peluche che non sono quello che sembrano… ma soprattutto di animali. Tantissimi animali.
Il libro di cui stiamo parlando è un meraviglioso romanzo tutto italiano che noi abbiamo adorato e non vediamo l’ora di condividere con voi: perciò, grazie a tutti voi per essere qui, ed entrate senza timore nel Giardino dei Musi Eterni!



1. La trama: Ginger è una splendida miciona di razza Maine Coon (a pelo semilungo, aggiungerebbe probabilmente lei) che ha una famiglia che la ama da impazzire, è bella, forte, arguta, dignitosa, tenace, curiosa, insomma, sembra che non le manchi proprio nulla. L’unico problema, a ben vedere, potrebbe essere che... è morta.
Ginger se ne rende conto quando si risveglia all’interno di un giardino fiorito e – mannaggia, le è cascato il corpo, è rimasto lì sotto terra. Accidenti.
Aspetta, non si trova neanche in un giardino normale: è un cimitero per animali e… eccola lì, anche lei ha la sua lapiduccia con il nome e tutto, con tanto di epitaffio a Zìnzola! Che poi lei si chiamerebbe Ginger, ma i bambini si sono occupati della cosa e sono piccoli e vanno perdonati.
(In realtà è il nomignolo con cui la chiama la famiglia, ironizziamo per non commuoverci, sigh).
Ginger non ne è troppo entusiasta e, tra questo ed il fatto che ci sono un cagnone da pastore, un canarino e una tartaruga tanto vecchia da essere più ruga che tarta che la fissano e le fanno ansia, decide che l’opzione più sensata è abbandonarsi al panico.
Scopriamo così che lo strano trio è una sorta di squadra di primo soccorso per le anime animali appena arrivate, anzi, per gli Animanimàli (o Àniman in breve) che danno comprensibilmente di matto al sapere d’essere spirati. Orson il cane, che è un pastore maremmano-abruzzese, le si acciambella attorno per farla sentire al sicuro, il canarino Ci canta per lei una melodia bellissima, mentre la tartaruga Mama Kurma le si piazza davanti, e, per consolarla, ondeggia la testa e rincara la dose con perfidie in latinorum: «Sì, gatta Ginger, mortua tu sei. Mortua tu sei, consumato tu hai le sette vite gatte tue».
Aggiunge anche molte altre belle cose che spiegano come la vita e la morte sono un tutt’uno e che c’è sempre un po’ dell’una nell’altra, ma la mortua gatta Ginger la guarda con gli occhi a palla e non capisce niente. Però, piano piano, si calma lo stesso.
Dopo la prima ondata di spavento, la Zìnzola inizia a prendere confidenza sempre di più con il suo stato di Àniman, re-imparando cose semplici come camminare o muoversi in un mondo le cui regole (o la loro assenza, in certi casi) rende tutto diverso. Ma, mentre apprendiamo insieme a Ginger le gioie e le stranezze di essere Àniman e conosciamo altri ospiti del Giardino dei Musi Eterni, scopriamo anche di una preoccupante nozione: delle anime animali stanno sparendo dal cimitero. Per loro natura eterne, è impossibile che le anime che popolano il Giardino dei Musi Eterni smettano semplicemente di esistere, eppure sembra che non si trovino da nessuna parte!
Cosa c’è dietro le misteriosi sparizioni delle anime? A cosa è dovuto lo strano comportamento del cane del custode, il quale è una persona fine e delicata e si capisce dal fatto che ha chiamato il suo pitbull Bestio? E cos’è che rende tanto sinistro il pupazzo nelle mani di Viola, una delle bambine della famiglia di Ginger, oltre il fatto che è una mostruosità vagamente a forma di micio con gli occhi demoniaci che s’impegna per mettere ansia a Ginger pure lui?
Non c’è che un modo che scoprirlo. Perciò prendete questo libro tra le mani e guardate cosa c’è oltre la…

2. La copertina:
il libro è piuttosto recente ed è stato edito solo dalla Salani, quindi possiamo parlarvi di una sola copertina. Ma per quanto ci divertirebbe descrivere una copertina trash adesso… niente, è impeccabile.

guardatemi, sono una copertina perfetta, eterea e bellissima, gne gne gne.


Sì, lo sappiamo che “non si giudica un libro dalla copertina” (anche se da quella possiamo giudicare un progetto grafico, perciò occhio a quel che fate perché siamo in agguato, illustratori e responsabili!), ma mentiremmo se dicessimo che l’atmosfera che in essa viene rappresentata non è uno dei fattori che ci ha influenzato a leggere questo romanzo in primo luogo, con questo blu notturno vibrante ed il nome dell’autore e gli occhi brillanti degli animali che spiccano sul resto.

In verità, diventa ancora più bella dopo aver già letto il libro, perché puoi riconoscere tutti i personaggi, uno ad uno! L’illustratore, tale Guido Albanese, avrebbe potuto anche farci vedere delle bestie casuali e colorarle di bianchiccio per farle spettrali o addirittura mettere una micia stecchita in copertina senza che nessuno potesse rimproverarglielo (forse biasimarlo un po’, ma sarebbe rimasto tecnicamente in tema). Siamo quasi certi che abbia ponderato almeno una delle due opzioni, ma non l’ha fatto, e per questo proviamo gratitudine. Grazie, Guido.



3. Cosa ci è piaciuto: Tutto. Okay, prossimo punto!
No, no, potrà corrispondere a verità ma dirvelo così non è professionale (e nessuno ci paga, perciò potremmo, ma anche noi vogliamo essere dignitosi come Guido); facciamo un passo indietro e vediamo se possiamo essere più articolati.
Sin da subito di questo libro sono chiare tre cose: la caratterizzazione è brillante, nonostante il gran numero di personaggi diversi che iniziamo a conoscere sin da subito, la lingua italiana è padroneggiata alla perfezione e si piega al volere dello scrittore che riesce a trovare le parole giuste per dipingere immagini e situazioni molto precise o trattare temi anche piuttosto delicati, capaci di suscitare grande emozione nel lettore, e le atmosfere sono finemente costruite e molto belle. Come se questo non bastasse, i concetti che vengono inseriti, sia sovrannaturali che non, sono semplici da capire ma interessanti.
Le descrizioni su cosa prova un animale nell’essere Àniman, liberatosi ormai dalle convenzioni di un corpo vivo e addirittura alle normali regole del tempo e dello spazio, sono gioia pura e assorbono il lettore in modo incredibile per essere un’esperienza che, al di fuori di queste pagine, un umano difficilmente può provare. A meno che non sappiate anche voi entrare nei sogni e agire al di fuori delle consuete leggi spazio-temporali, in quel caso quella frase non vale per voi, fate finta che non sia stata scritta.
Non basta? Beh, ci sono gli animali. Per noi già questa è una cosa bellissima, ed in più gli animali sono scritti in modo accurato! Ovviamente vedendo le cose dal loro punto di vista di bestiole che stanno nell’aldilà possiamo vederli agire in maniere non convenzionali per una creatura viva, tipo parlare tra loro, ma se un animale è di una certa specie o razza la cosa viene tenuta in conto ed implementata nel suo carattere. Al fine della storia, ad esempio, il fatto che Ginger sia una Maine Coon pura o, ancora di più, che Orson sia un pastore maremmano-abruzzese, sarà importantissimo!
Il registro linguistico usato è ampio, ma non rende affatto la scrittura pesante. Anzi, è un libro che può essere benissimo letto ed amato da persone molto giovani, dai dieci anni in su, diciamo, pur avendo moltissimo da offrire anche ad una persona ormai adulta.
E niente, è un libro bello.


4. Cosa non ci è piaciuto:
accidenti, questa è tosta. Già, cos’è che non ci è piaciuto? Niente, ci è piaciuto tutto. Okay, passiamo all’assegnazione del voto!
Sigh. Lo facciamo per te, Guido.
Non abbiamo nulla da rimproverare a questo libro su tutto quello che c’è. L’unica cosa di cui possiamo un po’ lamentarci è di quello che non c’è, ossia più pagine (il libro ha solamente duecentosettanta pagine, una lunghezza rispettabilissima ma noi ne volevamo di più) o un proseguimento, dato che un punto in particolare è lasciato volutamente aperto (ma questo romanzo è l’ultimo che Tognolini ha scritto, non sappiamo se effettivamente abbia intenzione di continuarlo in futuro. E comunque questo punto aperto in realtà è fantastico anche lasciato aperto e non ha alcun bisogno di essere concluso per dare senso alla storia, anzi. Mannaggia).
Perciò… niente. Ci è piaciuto tutto.


Voto complessivo: 94 su 100. Complimenti, sei veramente bello, libro bello!


A chi lo consigliamo: è una lettura che consigliamo senz’altro a qualunque amante degli animali: se avete mai avuto e amato un animale, questo libro non vi lascerà indifferenti. Chiaramente se vi piacciono storie misteriose ambientate nei cimiteri questa potrebbe assolutamente essere la storia che fa per voi, e la consigliamo molto, molto caldamente in generale a chiunque abbia voglia di leggerla.
Per le persone a cui piacciono letture che parlano di realtà nuda e cruda, senza nessuna interferenza fantasy o un po’ magica (à la Dursley, ma non necessariamente con tanta antipatia), o che amano leggere di gatti che, come Alfie, sono in realtà degli gnomi giudiconi travestiti da mici, questo libro potrebbe comunque risultare un po’ discosto dai loro gusti. Però è bello lo stesso, andate a leggerlo pure voi.


Dove potete comprare il libro?


Noi lo abbiamo acquistato in una libreria fisica, ma può anche essere trovato in tutti i principali negozi virtuali che trattano libri, e chissà, con un pizzico di fortuna, anche nella vostra biblioteca locale! Vale sempre la pena di andare a dare un’occhiata, non si sa mai cosa si può trovare tra quegli scaffali…

Noi una volta ci abbiamo trovato uno scorpione. Buona caccia al libro, germoglietti!

Oh, ma se non lo trovate nella vostra biblioteca locale e volete farvelo arrivare a casa al più presto (soprattutto ora, che si annusa un pochino nell'aria un prossimo secondo lockdown), lo potete beccare su Amazon, e visto che siamo nel programma di affiliazione, qualche centesimo ce lo guadagneremmo pure noi!




Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose, anche se proprio con la recensione di oggi risultare troppo cattivi ci lascerebbe un po’ perplessi) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!


P.S.: Ci sembrava doveroso farvi sapere che Bruno Tognolini è ideatore e coautore della Melevisione. Non è rilevante a livello della recensione, ma è uno dei tanti
meriti dell’autore e sembrava una cosa importante da dire. 



P.P.S.:Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Hey, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)





lunedì 21 settembre 2020

Recensione - L'erede di Ahina Sohul (Elisa Rosso)

Questa recensione sarà lunga. Probabilmente sarà la più lunga che abbiamo mai scritto fino ad oggi e se conoscete un pochino noi Cactus di Fuoco, avrete immediatamente capito il perché: parliamo di un libro brutto.
Non per spoilerare, ma il voto complessivo del romanzo in questione (che vedrete alla fine della recensione, come al solito) è il più basso che abbiamo mai assegnato.
Ringraziamo dunque il nostro lettore pseudon1mo per averci consigliato questo libro e fatto subire così il supplizio di una sbrodolata infinita di trama claudicante con milleduecento cose che succedono in mezzo rigo e che sono scritte in modo così noioso che i nostri sguardi vagavano istintivamente fino alla fine della pagina, facendoci saltare un milione di scene e facendoci risvegliare, smarriti come bambini sonnambuli, solo durante le scene clou (se così si possono chiamare quei pezzettini in cui la trama ha una specie di brividino dopo decine di pagine di piattume&pattume).
Il romanzo che recensiamo oggi è "Il libro del Destino - L’erede di Ahina Sohul" di Elisa Rosso, un'autrice con un nome tanto anonimo e comune quanto il titolo della sua opera è pretenzioso.


Tenetevi forte, perché sarà un gran viaggio, molto diverso da quelli a cui siete abituati di solito.
Sapete che a noi piace descrivere la trama, almeno della prima parte del libro, in modo abbastanza ironico e dettagliato, non come se fossimo i cataloghi delle case editrici, ma come se stessimo raccontando una storia ad un amico. Ecco, per scrivere nel dettaglio la trama del "Libro del Destino - L'erede di Ahina Sohul" servirebbe il quadruplo (o il quintuplo) dello spazio che normalmente dedichiamo alla trama in una recensione, e ci sarebbe anche bisogno di diversi assaggi della prosa della scrittrice perché è qualcosa di... di... beh, giudicherete voi, perché ora lo facciamo.
Non ci tiriamo indietro. Vi racconteremo di questa trama nel dettaglio, occupando il quadruplo (o il quintuplo) dello spazio che normalmente dedichiamo ad una trama in una recensione e srotolando la matassa ingarbugliata perché diventi comprensibile anche per voi. Siamo coraggiosi. E volenterosi. E scriveremo la trama con il libro in mano perché non ci ricordiamo i nomi di niente e nessuno, compresa la protagonista (o il protagonista è un maschio? Boh).


1. La trama:
La storia si apre con una città (Ahina Nhife, o Ahina Sohul, ha due nomi) sotto un cielo rosso, con le mura tutta affumacchiate e (letteralmente) sporche di sangue. Insomma, ci son botte da orbi perché si sa che nei fantasy non è quasi mai "rosso di sera bel tempo si spera", ma "rosso di sera, schiattate tutti".
Conosciamo immediatamente il bad guy della storia, un tale Pseudos che ovviamente, essendo cattivo, ha una risata tipo buhahahahah e comanda goblin, troll e orchi, e tutte quelle creature bbrutte bbrutte.
Pseudos vuole diventare re, ovviamente, perché se sei cattivo e comandi i goblin è ovvio che vuoi farlo, no? Voi non vorreste?

"Pseudos se ne stava là, sul suo cavallo, a osservare compiaciuto le truppe di amorphi e di goblin che si riversavano nella capitale della terra di Nadesh. Sembrava godere delle urla delle donne e del pianto dei bambini. Sapeva che ben presto sarebbe diventato re."

Se volessimo fare un colpo di stato però, caro Pseudos, eviteremmo di stare ritti a cavallo con la faccia di qualcuno che gode delle urla delle donne e del pianto dei bambini. Sent'a noi: non ha la vocazione del re.

"Sarebbe stato l’unico erede al trono perché tutti i possibili pretendenti sarebbero tragicamente morti nell’assalto: nessuno avrebbe sospettato che era stato lui a organizzare la presa della città."

Veramente se muoiono tutti tranne lui e lui se ne sta sul cavallo a sogghignare, dire "occomesonobello occomesonointelligenzio" e lisciarsi i baffetti mentre la sua gente viene uccisa, secondo noi qualche sospetto ce l'avranno eh.
Allora, Pseudos parla con un troll immondo del Regno delle Nebbie (che ovviamente non ci viene descritto, come TUTTE le creature di questa storia) a cui chiede di trovare qualcuno, poi entra a palazzo.
Così, giusto per non sembrare ancora più sospetto agli occhi della popolazione, che lo ha appena visto parlare con un troll immondo.
Incontra un tizio con i capelli lunghi e un cerchietto d'oro in fronte.

"Sul volto di Pseudos si disegnò un sogghigno. – Galwan di Nadesh, mio re e mio cugino... "
Ah, grazie per lo spiegone, Pseudos! D'ora in poi saluteremo anche noi così la gente. "Peppe di Calabria, bidello dell'istituto scientifico e mio zio...".
Pseudos vuole che il re gli consegni un certo Libro del Destino, ma re Galwan gli rivela di averne strappato le pagine e di averle sparse per tutto il regno di Nadesh. Allora Pseudos vuole che il re e cugino gli riveli dove si trovano i suoi due figli e sua moglie, ma ovviamente Galwan non lo fa e Pseudos, invece di insistere, lo ammazza in una delle scene di omicidio meno ricche di pathos mai scritte.

"Improvvisamente si girò di scatto con la spada sguainata e gli mozzò di netto la testa. Poi, soddisfatto, si risedette sul trono del re."

Ok. Nel frattempo, visto che questo libro è pieno di salti di prospettiva e di tempo, andiamo a vedere che sta combinando la regina: lei sta scappando con un cavallo a tutta velocità insieme ai suoi figli, uno piccolo piccolo e tutto infagottato e l'altro seduto davanti a lei. Perché il re non sia scappato insieme a loro e sia invece rimasto a farsi tagliare la testa è un mistero che non verrà mai risolto. Forse.
Per via del galoppo forsennato, la donna perde il cappuccio, e l'unica utilità di questa cosa è per far vedere a noi, il lettore, che questa qua è un'elfa o una mezzelfa.

"Il cappuccio scivolò via dal capo della donna rivelando una cascata di capelli neri come l’inchiostro e le orecchie appuntite, ma lei non se ne curò: fuori dalla città era improbabile che la riconoscessero."

Allora, Pseudos pensa che nessuno lo collegherà all'assalto che chiaramente è stato ordinato da lui, e lasciamo correre... ma come diamine fa la Regina (LA REGINA!) a pensare che non la riconosceranno? E che cavolo di regina è che la gente non sa che faccia abbia? Cioè, è l'unica con gli occhi verdi come smeraldi, la cascata di capelli neri, le orecchie a punta e che porta due principini sul suo stesso cavallo, no?
Allora, facciamo un altro salto spaziale (e siamo solo nel prologo!) e andiamo a visitare un posto bellissimo...

"una terra arida e sassosa dove le uniche forme di vita erano i vermi che si contorcevano nel terreno asciutto"

Allora: nel terreno asciutto i vermi, se intendiamo i lombrichi (ma pure un sacco di larve, eh!), non ci sono. Queste creaturine hanno bisogno di umidità e durante i periodi caldi si rintanano a grandi profondità, dove l'acqua è ancora presente, e non stanno di certo a contorcersi nel terreno asciutto. Per di più, questi poveri cosi che diavolo mangiano, visto che sono le uniche forme di vita? Normalmente dovrebbero nutrirsi di materiale vegetale in via di decomposizione. Ma lasciamo perdere, è un fantasy: magari questi vermi sono come Pseudos e la Regina, sono convinti che sia improbabile una cosa molto probabile, tipo MORIRE DI FAME.
In questo posto bellissimo e sassoso c'è una figura nera e silenziosa, che ovviamente non ci viene descritta perché... perché... che schifo le descrizioni? Comunque, la nostra misteriosa figura si avvicina a un trono su cui sono sedute (sì, tutte e tre sullo stesso trono, è specificato) e incatenate tre spettrali figure grigie. Descritte così "tre spettrali figure grigie". Sono tutti figure in questa terra asciutta e sassosa, che volete?
La figura nera tende un pugno verso le figure grigie, lo apre e le loro catene si spezzano.
Nuovo salto spaziale! Il quarto, e siamo solo nel prologo.
C'è un tizio con un occhio giallo e un occhio verde seduto ad una scrivania e se la sta facendo addosso dalla paura. Il tizio con gli occhi spaiati chiama sua moglie e le dice che devono scappare, altrimenti il loro figlio morirà, perché i Mohrger (supponiamo che siano le tre figure grigie sul trono) si sono liberati.

"Sul bel viso della donna si disegnò un’espressione di puro orrore. – I Mohrger! Miei Dei, no! – mormorò mentre sulle sue guance iniziavano a scivolare lacrime silenziose."

Lei piange. Con lacrime silenziose.

"La donna si alzò e lo seguì, ma i suoi singhiozzi sempre più forti si confondevano ormai con le grida di angoscia degli elfi per il risveglio dei Mohrger e del loro terrore."

La scrittrice, evidentemente, non ha idea di cosa sono le lacrime silenziose.
Di nuovo salto spaziale! Il quinto in questo prologo!
Torniamo di nuovo dalla regina.

"La fuga della regina di Ahina Sohul durò dieci giorni e dieci notti. Infine la donna si arrestò in un bosco, smontò dalla sella e legò le briglie a un albero."

Ok. Dieci giorni e dieci notti. Voi potreste fuggire per dieci giorni e dieci notti senza fermarvi? Pensateci. Riuscireste a correre per dieci giorni e dieci notti? La maggior parte di voi non riesce a correre neanche per un'ora continuata. "Ma lei stava andando a cavallo!" diranno i nostri lettori, battendo le palpebre confusi. Infatti: i cavalli non hanno la stessa resistenza degli esseri umani. Un cavallo non potrebbe mai, MAI, neppure se fosse il più resistente e forte del mondo, correre per dieci giorni e dieci notti.
Diamo per scontato che la regina abbia legato all'albero le briglie di un cavallo morto ed essiccato. Dopo aver lasciato suo figlio maggiore con un cadavere di cavallo, fuori da un villaggio, la regina va da sola in una locanda.

"e chiamò l’oste. Senza una parola gli consegnò il fagottino che aveva con sé. L’uomo sobbalzò. – Ma no... mia regina – protestò. – Non potete... 
– Decido io quello che posso o non posso fare – tagliò corto la donna"

Ah! Quindi lo vedi che senza cappuccio riconoscono subito che sei la regina? Non è così improbabile che ti riconoscano adesso!
In breve, la regina molla suo figlio piccolo all'oste.

"Non lasciò all’uomo il tempo di replicare, volse le spalle e se ne andò."

Esatto, proprio così. Una regina di grande educazione, vediamo. Proprio, regale.

"Ora lei e il figlio maggiore potevano riprendere con più calma la loro fuga verso est."

Caspita, perché certo quel neonato vi costringeva a correre velocissimi, eh. Comunque, la regina e il figlio continuano a scappare quando sbuca un drappello di amorphi (ma che cavolo sono sti amorphi? Mica vengono descritti. Ed è ironico, visto che amorphi significa proprio senza forma) e loro... esatto, continuano a scappare, ma un pochino più veloce. Visto? Visto, che non è servito a niente buttare via il neonato?

"Per un giorno e una notte interi la regina riuscì a sfuggire"

Ancora? Ma siamo seri? Su una carcassa di cavallo sfiancato e disidratato?

"ma poi il suo cavallo venne raggiunto da una freccia e si accasciò al suolo." 

Oh no, hanno ucciso il cadavere di cavallo. Ri-RIP.
Comunque, il ragazzino scappa grazie a una magia della madre (ma se è magica poteva usare questa cosa fin dall'inizio, no?) e la madre non sappiamo che fine fa. Tutto accade (come pure il resto delle cose avvenute nel capitolo) sotto gli occhi attenti dell'Aquila bianca, che ovviamente (come tutte le creature di questo libro) non viene descritta.
Ma chi cavolo è quest'Aquila Bianca?

"Solo lei aveva visto. Solo lei sapeva. Solo lei avrebbe ricordato."

Non lo sappiamo, ma lei ci tiene a sapere che invece lo sa. Qui finisce il prologo e già abbiamo una vaga voglia di prendere a pugni questo buco di logica.
Continuiamo!
Salto temporale di quindici anni: c'è un tale Bedwyr che è stato adottato da una famiglia di mercanti ed è tutto felice della sua vita fortunata.
Parlando un po' della sua famiglia e un po' dei suoi tratti facciali, la scrittrice ne approfitta pure per inserire uno spiegozzo della suddivisione geopolitica del paese:

"I reami di Tared, Vahls, Raden e infine Nemis, la regione di Ahina Sohul, la più importante. Il sovrano di quest’ultima regione, infatti, aveva potere su tutti e quattro i regni."

Ehm, se il sovrano dell'ultima regione aveva potere su tutti e quattro i regni, allora non erano quattro regni, vi pare? Era un solo regno. Tared, Vahls, Raden e Nemis erano dunque quattro regioni all'interno di uno stato che praticamente non ha un nome. Ma vi sembra il caso che ci mettiamo a spiegare la geopolitica di un mondo di cui non ci frega niente? Proseguiamo.
Bedwyr fa la legna nel bosco e torna verso casa, passando attraverso i cancelli della città, che sono presidiati da guardie, fra cui Nooth, il papà del suo migliore amico Rooth, ovvero un ragazzone sedicenne con i capelli tagliati a scodella (letteralmente). Il nostro boy porta la fascina di legna su un mucchio di altre fascine di legna: serviranno per la festa di addio, quando i ragazzi della città partiranno con i loro custodi.

"I custodi erano soldati molto esperti nell’arte della battaglia. Ogni anno venivano nelle città, portavano via con sé i ragazzi sedicenni che volevano diventare guerrieri e li sottoponevano a un lungo addestramento, sino a quando venivano considerati adulti"

Come vedremo anche in seguito, non si avranno età di riferimento, per questa come per altre cose. "Venivano considerati adulti" vi deve bastare, tanto non ci diranno a che età questo avverrà.
Bedwyr ha paura per il suo papà adottivo perché fuori dalla città è tutto un guazzabuglio di Amorphi che attaccano la gente e con questo pensiero in mente il ragazzo torna a casa, dove ci viene presentata la sua famiglia che però è molto inutile per la trama.
Questa recensione rischia di essere più lunga del libro, perché come diavolo si fa a raccontare in breve qualcosa che è già scritta meno che in breve?
Allora salteremo un mucchio di cose e parleremo solo delle più importanti qui. Non ce ne frega niente della sua famiglia, và. Anzi, ve la presenteremo solo con le parole di Bedwyr:

"E poi, guarda, siamo proprio la famiglia ideale secondo le teorie del nostro re [..] Pseudos sostiene che per servire il paese una famiglia deve avere un figlio che ne conservi la tradizione, e questo è Genod; un altro maschio che la onori come soldato, e io sin da piccolo ho sognato di diventare un grande condottiero. E poi ci vuole una femmina che ne assicuri una fiorente discendenza e, nel nostro caso, c’è Nelia."

Tranne che in questa società il marito non prenda il cognome della moglie o che un figlio maschio che provenga da una famiglia per bene non possa figliare, non capiamo perché debba essere proprio una donna ad assicurare una fiorente discendenza... che belli i buchi di logica! Ma se questa famiglia teorica ideale è stata descritta da quel cretino di Pseudos (che potremmo chiamare, sì, lo pseudo-re) ci crediamo che è così stupida.

Siamo... siamo ancora qui? Ma... noi... pensavamo di essere arrivati più avanti con la trama e invece siamo solo all'inizio! Porca pupazza. Il peggio deve ancora arrivare.

Proviamo ad andare un po' più veloce! C'è una ragazzina, che si chiama Eynis, e sa usare la magia. Cioè no, in realtà sa evocare quattro ninfe elementali che usando la magia per lei. Eyinis è la figlia di un cacciatore. E che ce ne frega? Niente. Non ci frega niente di tutto questo.
(Sappiate che stiamo leggermente sclerando perché avevamo scritto un bel pezzo di recensione e l'abbiamo persa, quindi la stiamo riscrivendo e per farlo stiamo diventando matti, perché chi può sopravvivere intoccato dallo scrivere DUE VOLTE di seguito la recensione dell'Erede di Ahina Sohul?).

Comunque, c'è questa Eyinis. Eyinis ha visto che stanno arrivando dei goblin in città (creatura malvagia a caso) e così va a chiamare aiuto, raggiungendo i custodi che stanno viaggiando proprio verso la sua città. Ovviamente non le credono, perché...

 "Smettila Bern!" intervenne una voce gentile, ma decisa. "Se fosse stato un maschio a parlare, non avresti esitato a seguirlo.
  " Forse, ma si dà il caso che sia una femmina, quindi non sono tenuto a crederle" ribatté Bern."

Ma torniamo in città. Il nostro protagonista maschile, Bedwyr, la trova interessante perché lei "è speciale!1!!! È diversa dalle altre ragazze!". Anzi, per dirla come lui "è così originale e interessante". Perché ovviamente nei mondi fantasy scritti male c'è solo una (1) ragazza interessante in tutto il regno. Comunque, nonostante Bedwyr sia attratto da lei, non può proprio finirla di avere la mente ristretta come la punta di un ago.

"Per Bedwyr una ragazza coi pantaloni era a malapena accettabile, ma una ragazza col pugnale alla cintura e che andava a caccia da sola era proprio inconcepibile."

Grazie per la tua opinione, Beddy. Ora torna a giocare con il tuo amico testa di scodella, và.

All'improvviso la città di Batilan, quella in cui i nostri protagonisti vivono, viene attaccata dai goblin! Proprio come aveva detto Eyinis. Per fortuna alla fine i custodi l'hanno seguita (non perché le credono, eh! Ma solo perché stavano già arrivando da soli, al massimo hanno allungato un po' il passo) e sgominano i goblin, anche grazie all'aiuto di Eyinis che con un arco trafigge tutti, zan zan zan! Insomma, era un device narrativo del cavolo solo per farci vedere quanto sono fighi i custodi e Eyinis.
I custodi scelgono poi i propri allievi. Rooth (capelli a tazza) e Bedwyr vengono scelti dallo stesso custode, un tale Galdwys, che sceglie anche Eyinis (anche se tutti, compresa la ragazzina, si lamentano perché le ragazzine non vengono scelte... e comunque te credo, lei ha solo quattordici anni, è troppo piccola, mica siamo nel mondo dei pokémon dove a undici anni te ne vai in giro per il mondo!). Comunque alla fine lei accetta e la combriccola parte. Come Ash Ketchum, i nostri eroi divengono novelli giramondo.
Ma prima della partenza, nella piazza di Batilan c'è gente che tira con l'arco. Questa cosa la potremmo anche saltare, perché non è importante per la trama, ma la teniamo perché siamo perplessi riguardo ai fatti che accadono. Ok. Un tizio manca il bersaglio dopo essersi pavoneggiato tutto e Eyinis ride di lui, al che il tizio le dice di provare, se è tanto brava. Tutti gli dicono "Aho, ma che sei scemo? È 'na regazzina, suvvia, manco l'arco riesce ad alzare", ma ovviamente noi lettori sappiamo che lei è una formidabile arciera perché ha trafitto tutti i goblin durante la scaramuccia cittadina. Ecco. Quello che succede è questo:
 
"«Non dovrei prestarmi a queste sceneggiate» pensò la ragazza. Ma poteva essere l’’occasione giusta per mettere tutti a tacere. Sollevò l’’arco e incoccò la freccia, ma si rese conto che l’arma era davvero troppo pesante per lei. Allora, tra le risate dei presenti, l’appoggiò a terra e si inginocchiò, prese la mira e scagliò la freccia. Centro!"

Hm. Vedete una grossa, gigantesca falla di ragionamento? Ok, se non la vedete ve la indichiamo noi, articolandola in tre parti:
1. Come ha fatto precedentemente a tirare e uccidere tutti quei goblin, se non riesce neanche ad alzare l'arco?
2. Come fa a centrare il bersaglio se, non potendo alzare l'arco, non può mirare?
3. (E questa è la più importante) poiché la forza necessaria per tendere un arco di quelle dimensioni è di molto superiore a quella necessaria per alzarlo, come ha fatto a tenderlo?
Ai posteri l'ardua sentenza. Proseguiamo spediti!
Eyinis scopre di essere adottata. Drama drama drama. Tutti gli aspiranti guerrieri (ma lei no, perché ha quattordici anni, è una ragazza e non è un'aspirante guerriera) vengono tatuati sulla spalla in una cerimonia molto poco solenne, ma gli viene assicurato che il tatuaggio (benché sia ben visibile, fatto con l'inchiostro e un ago quindi permanente, e di colore blu) sparirà entro due anni (in base a quale principio?) e quando sparirà i giovani apprendisti potranno andarsene e fare quello che vogliono. Hm. Strana usanza.
Nel frattempo Eyinis parla con i corvi: uno di questi uccelli le dice che suo padre era beneamato dagli animali. Eyinis si prende a schiaffoni per constatare che non è un sogno. Non è un sogno. Un paio di pipistrelli le spuntano dietro.

" "Se mi fate ancora spaventare, vi ammazzo anche se sono contro la violenza" strepitò rivolta alla foresta."

Dice la nostra eroina, chiaramente matta e non-contro-la-violenza, visto che infilza goblin e vuole fare fuori dei pipistrelli solo perché esistono.
Il nostro gruppo di eroi cammina, fa cose, incontra mostri per la strada, fa altre cose, si punzecchiano, altre cose. Incontrano un lupo bianco gigante che parla e che è pure razzista, perché evidenzia come i lupi bianchi siano superiori ai lupi neri. Poi incontrano due elfi, di cui uno non ha neanche un nome. Un nano stereotipico. Un drago che, boh. Ed ecco messa insieme la nostra Compagnia dell'An- ehm, il nostro tipico party di avventurieri che dovranno salvare Ahina Sohul dal malefico tiranno, recuperando le pagine sparse di un leggendario libro, lo stesso che da il titolo all'opera.

" "Elfi, draghi, umani, lupi e nani" disse quest’’ultimo. "Queste sono le cinque razze dominanti sulla terra di Nadesh, le uniche non soggette al male, né schiave di un padrone. Sono le cinque razze libere, quelle che hanno ancora la forza di ribellarsi agli amorphi e all’usurpatore. Io, Daylin, Nabrik, il lupo, il drago e voi ragazzi siamo qui in rappresentanza di esse."

I nostri personaggi, come avrete capito, non hanno chissà quale esperienza che li ha portati qui alle spalle: sono arrivati "in rappresentanza" della loro razza. Così, a caso, e questa cosa dona al lettore la sgradevole impressione (o meglio, intuizione) che l'autrice abbia creato questi personaggi non come se fossero persone che si muovono in un mondo fantastico, ma come puro stratagemma per fare andare avanti la trama. Che comunque, sappiatelo, non va avanti. No, non va da nessuna parte, perché succedono miliardi di cose, almeno una decina a pagina, e non servono a niente. Fossero anche solo interessanti potremmo chiudere un occhio, ma... ok, qui dovremmo solo raccontarvi la trama, non criticarla. C'è un'apposita sezione per dire cosa non ci è piaciuto. Ma cribbio, è un dolore scegliere cosa raccontare e cosa no della trama, visto che è una serie infinita di fatti apparentemente non-concatenati e nel 99% dei casi fisicamente impossibili.
Riusciranno i nostri eroi a salvare i quattro regni che poi in realtà sono solo uno? Lo scoprirete solo leggendo questo libro e facendovi male come ci siamo fatti male noi!

Vabbé, sappiate solo che la misteriosa Aquila Bianca è effettivamente solo un'aquila bianca. Solo che è parlante.

2. La copertina:

Come siamo pallidi! Siamo tutti pallidi!
 

Quando eravamo piccolini, questa copertina ci sembrava bellissima, fulgida e quasi eterea, con l'elegante rosso scuro e l'oro che contrastavano con l'inverno gelato! Che poi, a dire la verità, è pure decente come copertina, quindi non c'è niente di male se ci piaceva. Anche se nelle illustrazioni c'è solo Eyinis, Bedwyr non c'è e il tizio sul cavallo non abbiamo proprio idea di chi sia. E neanche il cavallo sappiamo chi sia, tanto i cavalli non hanno un grande ruolo in questa storia, a parte quello di morire spompati perché corrono per giorni e giorni senza riposo. E sono tutti bianchi come la morte. E la copertina non spiega niente, ma proprio niente, della trama. Dove sono i nani, gli elfi, i lupi e tutto l'ambaradan del gruppo? Ah, dalla regia ci dicono che in una copertina sola non ci stavano tutti, scusate.

3. Cosa ci è piaciuto: Niente? Niente. Tutto quello che sembrava bello, si è trasformato in spazzatura in mezzo secondo. Non fa neanche ridere come invece fanno altri libri fantasy trash, come Nihal della Terra del vento (che abbiamo già recensito qui). Niente, nun ce sta' niente. Ok, forse solo la copertina era carina. Però una copertina bellina, neanche straordinaria, non può mica salvare da sola un libro che ci abbiamo messo sette (7) mesi a leggere perché, ogni volta che posavamo gli occhi sulle pagine, le nostro palpebre calavano come saracinesche la domenica mattina. Però dai, spezziamo una lancia... ehm, uno stuzzicadenti in realtà... a favore di questo testo: i correttori di bozze hanno fatto un ottimo lavoro, perché praticamente non ci sono errori grammaticali. Bravi correttori di bozze, dieci pollici alzati per voi.
*Disclaimer*: se avete letto e amato questo libro... siamo felicissimi per voi! Ma proprio felici, porca miseria! Perché se avete amato questo libro almeno voi vuol dire che gli alberi che sono stati tagliati per produrre queste pagine non sono morti invano.

4. Cosa non ci è piaciuto: Noi prendiamo fiato, voi prendete fiato, perché c'è tanta roba da dire in questa sezione e non abbiamo tempo per soffermarci troppo. Pronti? Via. Il protagonista è uno scemo invidioso di una ragazzina che poi si innamora di suddetta ragazzina. La protagonista, che può sembrare anche interessante nelle prime pagine, diventa un'insopportabile Mary Sue con tutti i poteri del mondo capace di fare qualunque cosa (tranne sollevare uno stupido arco che noi tiravamo su anche da minipargoli), e parliamo di una bambina di quattordici anni. Una bambina. Di quattordici. Anni. La compagna di protagonisti è composta di un mucchio di gente completamente a casaccio che è stata scomodata solo per prendere parte ad una follia insensata. L'antagonista è più bidimensionale di un pixel. Il drago (e voi lo sapete che amiamo i draghi, lo sapete!) è una specie di cucciolone tontolone volante sputafuoco che fa comunella con un lupo che si comporta come una cosa che lupo, sicuramente, non è. I tafani e le mosche, notoriamente animali istintivi, vengono descritti muoversi "in schiere, come tanti minuscoli soldati". "Chissà quando, chissà perché, quella pianura morì.". Cioè, invece di un narratore onnisciente, qui abbiamo un narratore che non sa niente sul mondo che ella stessa ha creato. Woah! Tutti i personaggi, comprese le donne, sono in qualche misura maschilisti. Le descrizioni di cose, animali e persone sono non pervenute. Un libro di queste dimensioni, senza la benché minima traccia di descrizioni, è perciò unicamente composto da un'infinita ruota di azioni difficilissime da ricordare in ordine, anche perché per la maggior parte non hanno un peso sulla trama. La trama è "questa gente viaggia e fa cose", che come trama può andare pure benissimo se punti sulle dannate descrizioni. Il worldbuilding è pessimo: la maggior parte delle creature è rubata di sana pianta da altri libri e film, senza quei twist personali che rendono così interessanti i libri di high fantasy, e comunque non approfondita neanche di striscio, come se la scrittrice avesse il terrore che qualcuno possa infilzarle i bulbi oculari se per caso lei si permettesse a scrivere di più sulle razze del regno. Che poi sono quattro, ma sono uno, ma è chiaro che nessuno qui sa che diavolo sia un regno. Il sistema magico è spiegato a malapena. La magia viene usata quando non serve a molto, come se la volessero sfoggiare, ma dimenticata quando potrebbe servire un sacco.  I bambini e gli adulti sono tutti immaturi in egual modo, ovvero al livello di un ragazzino di 12/14 anni, ma nonostante tutto fanno tutti (sia adulti che bambini) cose pazzesche da prodigi. Ah, però i grandi maestri elfici di cinquecento anni e passa vengono ignorati e sfottuti (sì, avete capito bene, vengono praticamente presi in giro!) dai protagonisti che ancora sono solo preadolescenti, giusto per darvi un'idea di quanto sono seri e grandiosi. I nomi delle persone danno molto spesso l'impressione di essere stati creati da un gatto che cammina sulla tastiera. La cultura dei vari regni non esiste, non è mai esistita e mai esisterà. I combattimenti vengono praticamente saltati. Il pathos delle varie morti, anche quando coinvolgono personaggi che teoricamente dovrebbero interessarci (ma non ci interessano), è zero su zero.
*Disclaimer* Quando l'autrice ha scritto questo libro, era praticamente una bimba anche lei. Oggi, da quel che ne sappiamo noi, potrebbe essere diventata bravissima. Anche se crediamo che non abbia scritto più niente dopo la saga di Ahina Sohul, una delle prove che non è proprio un'idea brillante pubblicare il proprio primo libro scritto durante l'adolescenza, perché è qualcosa che potrebbe ritorcersi ferocemente contro di noi. Scrivete. Riflettete. Leggete tantissimo. E quando finalmente sarete sicuri, pubblicate!


Voto complessivo: 49 e ½ su 100. Mezzo punto in meno de "La Bambina della Sesta Luna", sì. Quello c'aveva le illustrazioni, almeno.

A chi lo consigliamo: A chi soffre di insonnia.


Dove potete trovare il libro:
Meglio che non lo trovate proprio. Maaaa se soffrite di insonnia o se avete un figlio che soffre di insonnia, o ancora se volete torturarvi con la lettura del fantasy più trash di tutti i tempi, potete comprarlo su Amazon QUI (e sappiate che FINALMENTE siamo nel programma di affiliazione, quindi se comprate questa monnezza una minuscola parte dei soldini che spendete arriveranno proprio a noi! Sì! Così potremo comprare altre monnezze da recensire per voi. No, scherziamo, compreremo cose belle!)




Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto, siamo stati troppo cattivi (perché un po' cattivi lo siamo sempre, è normale nelle recensioni spinose) o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S.: Suggeriteci libri da recensire! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). Nota: un sacco di gente si limita a dirci il titolo del libro da recensire, o addirittura a scrivere un sacco di titoli in fila, e non abbiamo davvero il tempo di andare a controllare una ad una tutte le trame per decidere se ci interessano o no, perciò per favore potete scrivere un piccolo abbozzo di cosa parla il libro? Così possiamo decidere se controllare la trama ed eventualmente leggerlo.
Per fare un esempio: "Hey, Cactus! Vi consiglio La Magia del Lupo di Michelle Paver perché è un fantasy diverso dal solito, ambientato nella preistoria, ed è molto avventuroso!" oppure "Ciao, vi consiglio Nina, La Bambina della Sesta Luna, perché è un libro per bambini davvero brutto e mi piacerebbe leggere una recensione scritta da voi per spanciarmi dalle risate".
Vi aspettiamo ;)

mercoledì 10 luglio 2019

Recensione - Il Sacrilegio

I Cactus di Fuoco sono qui con una nuova recensione! Fino ad ora ci siamo dilettati con la letteratura per l'infanzia, con il fantasy, le storie d'amore e un po' di distopici... ma tutti voi probabilmente state aspettando il genere del libro che analizzeremo oggi (scherziamo. Un sacco di gente lo odia.) ovvero il thriller.
Anzi, come strilla la copertina con caratteri gialli tutti maiuscoli e in rilievo (se ci passate sopra il ditino lo sentirete! Che bella sensazione!) si tratta di "UN GRANDE THRILLER".
La recensione di oggi è dedicata a Il Sacrilegio, di Francesca Bertuzzi.


1. La Trama: Tutto parte con la nostra protagonista, Giuditta detta "Giud" (si chiama Giud da sola, eh) che fa a gara a chi riesce a farsi venire per prima una cirrosi epatica con una completa sconosciuta in un bar. Insomma, se 'mbriaca come una spugna. Ma la sconosciuta alla fine le paga tutte le consumazioni (e Giuditta si stupisce pure, chiedendosi "oddio, ma la gara c'era davvero, non era solo nella mia testa?". E meno male, perché sei ciucca da fare schifo) arrendendosi pochi istanti prima che il bar chiuda.
Giuditta e la sconosciuta, soprannominata Quella che Beve Forte, escono dal bar barcollando male. Giuditta decide di buttarsi da un ponte perché la sua vita fa schifo (la cosa è seria, ma non possiamo farvi spoilers), ma un attimo prima che si lanci nel fiume sottostante, vede Quella che Beve Forte correre verso di lei con una mano tesa, forse alla ricerca d'aiuto, e cadere faccia a terra. Rimandando la propria dipartita, Giud va a soccorrerla, ma qualcuno le da una botta in testa e lei sviene.
Si ritroverà più tardi legata in un capanno oscuro e puzzolente, imbavagliata e incapace di muoversi o di gridare. Di fronte a lei c'è Quella che Beve Forte nelle stesse condizioni.
E qui inizia l'incubo.
Quella che Beve Forte viene torturata dai loro misteriosi assalitori (o forse l'assalitore è uno solo?), poi riportata nella camera, e di nuovo prelevata e torturata in maniera atroce. Giud e la povera ragazza formano un legame senza parole, fatto di una sorellanza di dolore, di una comprensione di sguardi, finché le percosse, le ossa spezzate, la perdita di sangue non hanno la meglio sulla Ragazza che Beve Forte.
Prima di morire, la donna sconosciuta riesce però a dire qualcosa, sussurrandolo nell'orecchio di Giuditta.
"Via Exilles 12. Emma. Promettilo. Emma."
Giuditta riesce a fuggire: apparentemente, chiunque ha ucciso in modo atroce la povera Ragazza che Beve Forte non ha intenzione di far fuori neanche lei.
Esausta, al limite dell'esaurimento, sviene e viene portata in salvo da un quasi-anziano maestro di arti marziali, Giò (Giovanni? Probabile. Ma non ce lo ricordiamo, lo chiamano sempre Giò per il resto del libro), che la aiuta anche a raggiungere Via Exilles 12, dove scopriranno che il segreto è...
Una bambina. C'è una bambina nell'appartamento di Via Exilles 12, una cinquenne di nome Emma. La figlia della Ragazza che Beve Forte.
Riuscirà Giuditta a proteggerla, salvarle la vita ed evitare che finisca in un orfanotrofio? La sua paura è forte. Ma la sua determinazione è di più.
Fra club notturni con spogliarelliste che fregano i giocatori di poker sprovveduti, nonni malvagi con qualcosa da nascondere, padri misteriosi, tartarughine d'acqua rubate e colpi di karate (no, non è vero, sono colpi di ju-jitsu), si srotola un thriller pieno di scene di dolcezza, ma anche di brividi e di tensione.
Chi ha ucciso la Ragazza che Beveva Forte? C'entra niente il padre della bambina? E cosa sa "Il Rabbino"?

2. La Copertina

Tipica copertina de "Gli Insuperabili Newton Compton Editori", con un sacco di scritte e un disegno ad alto contrasto dietro. La versione che vedete qui ha ancora meno scritte della nostra, che invece ha pure un bollino (con scritto "Gli insuperabili" e il prezzo) e il trafiletto con le informazioni della biblioteca comunale. Ah, e anche la fascetta arancione con scritto "Un'autrice da 100.000 copie". C'è più testo che immagine, ma siccome l'immagine è coerente (le mani di una donna legate, che rimandando chiaramente alla scena terribile della protagonista e della Ragazza che Beve Forte legate nel capanno) ce la sentiamo di dichiarare che è una buona copertina. Anche se strilla un po' troppo.
Lasciatelo decidere a noi se è un grande thriller oppure no, non scrivetelo in copertina, che sembra un annuncio pubblicitario!
(Spoiler: è un grande thriller davvero).

3. Cosa ci è piaciuto
I personaggi sono intelligenti. Ben scritti. Non ti fanno cringiare male perché nella realtà nessuno parlerebbe così, eppure sono tutti diversi fra loro.
Forse la cosa che ci è piaciuta di più è il veterinaria che fa una lavata di capo alla protagonista perché stanno tenendo una tartaruga nella maniera sbagliata (questi messaggi sono importantissimi, ma non li vediamo mai scritti nei romanzi!) mettendo a repentaglio la sua vita di rettilino cucciolo.
Oppure la cosa che ci è piaciuta di più è il rapporto che si viene a formare fra Emma e Giuditta, così puro e sincero... di solito, nei libri come nei telefilm, capita che i bambini siano usati come semplice scusa, come motore degli eventi, ma in realtà ignorati per la maggior parte del tempo. Qui invece Emma è una grande protagonista ed è anche una bambina dolcissima.
Un'altra cosa che ci è piaciuta è il modo rispettoso con cui vengono trattate (almeno da Giu e Giò) le sex workers. Cavoli, quanti begli esempi in questo libro!
E poi la trama è bella, scorrevole, te la gusti che è una meraviglia.

4. Cosa non ci è piaciuto
Cavoli. E non lo sappiamo cosa non ci è piaciuto. Questo libro è una bomba.
Ma qualche difetto lo dobbiamo trovare per forza, sennò poi dite che ci pagano (e noi un centesimo non lo vediamo. Pagateci!) per scrivere recensioni belle (se avete visto le nostre "schede" passate sapete che siamo in realtà schifosamente impietosi).
Hmmm...
Hmm...
Un difetto, un difetto, un difetto... ah, sì! Abbiamo visto per due volte utilizzare più di un punto esclamativo alla fine di una frase! Ben tre punti esclamativi!!!
Ora, probabilmente non è 'sto granché di difetto. Ma non ci è piaciuto molto, qualcosa dovevamo trovarla, no?
Ecco. 

5. A chi lo consigliamo: se non vi fa schifo il sangue e amate i misteri questo è il libro per voi. Maschi, femmine, teenagers o adulti, cinquantenni o ventenni, chiunque può godersi un bel thriller thrilloso. Ma in particolar modo lo consigliamo a chi di voi si batte (o ha semplicemente a cuore) il tema delle adozioni semplificate e l'idea che ogni bimbo meriti una famiglia. Anche gli amanti degli animali non saranno delusi da questa chicca letteraria. Poco "rosa" (per fortuna, visto che non siamo grandi appassionati di quel tipo di romanzi) ma mostra altri e più interessanti tipi di amore, con particolare riguardo all'amicizia e alla solidarietà femminile. Un'altra cosa che potrebbe frenarvi dal leggere questo libro sono alcuni temi piuttosto "forti", fra cui l'incesto e la violenza psicologica (oltre che quella fisica), ma cosa vi aspettavate da un thriller?

Voto complessivo: 87 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello! *suono di fanfare di giuoia*


6. Dove potete trovare il libro: noi lo abbiamo pescato in una biblioteca comunale poco fornita (a proposito, il nostro bibliotecario di fiducia ha creato un sito per la biblioteca, viaggiculturali.altervista.org, che dovrebbe avere anche il catalogo dei libri presenti!), quindi la vostra biblioteca (che si spera sia più fornita) dovrebbe avercelo! Ma in ogni caso è un libro così figo che consigliamo di comprarlo. Certo, magari il suo dorso giallo brillante con megacaratteri cubitali neri stonerà un poco nella vostra raffinata biblioteca di volumi rilegati in pelle con pietre preziose, ma il vero tesoro è dentro. E poi, se avete una raffinata biblioteca di volumi rilegati in pelle con pietre preziose, siamo certi che avete anche i soldi per farvi rilegare Il Sacrilegio con ecopelliccia sintetica di leopardo azzurro.
Potete acquistarlo persino su Il Libraccio. O su Amazon. Qui su Kobo potete trovare una versione e-book con la copertina tutta scolorita (almeno comparata con quella che abbiamo in mano).



Che cosa ne pensate del libro? Siete d'accordo con noi su tutto o siamo stati troppo indulgenti? Fateci sapere, e alla prossima recensione!

P.S. Suggeriteci libri da recensire che vi piacciono! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto).
La cosa migliore sarebbe suggerircene uno, magari che avete già letto o che volete leggere, da questa lista che è quella della nostra biblioteca comunale di fiducia! Così lo troveremo gratis di sicuro ;)

 

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