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martedì 30 maggio 2023

Il Mito dei Dragonixius

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Il Mito dei dragonixius ("Tihodohor dok Draconi Graxius" in draconico nero) è il titolo di uno pseudobiblion (esistente solo nel mondo del Cammino delle Leggende in alcuni piccoli universi narrativi adiacenti) che contiene la prima trasposizione scritta di uno dei miti orali creati dall'estinta razza dei draghi di marmo. Il volume è stato presumibilmente scritto da una dragonessa grigia, Andoraaal.

Secondo il filone di ricerca più seguito, quello di Heslant il Blu, Il Mito dei Dragonixius è l'opera di riferimento per la seconda fase dell'evoluzione diacronica della lingua, ovvero il draconico nero.

Contenuto

Il Mito dei Dragonixius narra della nascita della vita sul pianeta Terra, attraverso una fantasiosa teoria, quella per cui i dragonixius, creature mitiche aliene provenienti da un non meglio specificato pianeta di marmo oltre la nostra galassia, avrebbero portato la vita sulla terra e deciso di creare i draghi ponendo nella “Fonte della Vita” (una sorta di brodo primordiale in una pozza sulla cima del monte Horn Blu) il DNA dei draghi.

Riguardo all'autrice

Andoraaal era una dragonessa grigia, distante dal culto dei dragonixius ed atea, che raccolse innumerevoli miti fino a quel momento erano stati tramandati solo oralmente, per scriverli e conservarli. La sua caverna, oggi, è abitata da una famigliola di draghi dorati che l'hanno parzialmente adibita a museo.

 

lunedì 12 settembre 2022

Draghi angelo

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Draghi angelo
(Verusdraco sapiens alba x aurea)

Origine
I draghi angelo nascono dall'incrocio tra un drago bianco e un drago dorato maggiore.
L'ibridazione tra queste due razze è avvenuta un numero sufficiente di volte da assicurare a questo incrocio un nome, testimonianze e persino luoghi comuni che lo riguardano; tuttavia, essendo tutti i draghi angelo praticamente sterili, la loro non è considerabile una sottospecie a sé stante.
Il termine "drago angelo" gli è stato attribuito sia in riferimento alla livrea chiare, che spesso contiene bianco ed oro in abbondanza, sia al carattere voluto dall'immaginario come protettivo, bonario e dotato di un forte senso morale.
La prima volta che la parola "drago angelo" è stata usata riferendosi esplicitamente a questo tipo di drago è stato in un testo del 1280 (nel Bestiarium Raritatis, "Il Bestiario delle Rarità", un tomo in latino di cui l'unica copia rimasta si trova nella cittadina di Bareblia), ma vi sono sporadiche descrizioni antecedenti in certi racconti draconici che potrebbero riferirsi proprio ai draghi angelo, testimoniandone l'esistenza anche da prima che gli fosse attribuito un nome.

Aspetto
I draghi angelo sono draghi di taglia da media a medio-grande, che possono comprendere nella loro livrea il bianco, l'azzurro, il color pesca e il dorato.
Il loro aspetto raramente dà un'impressione di omogeneità: spesso presentano aree di colore diverse che spiccano sulle altre, alcune più opache ed altre più metallizzate, un fisico più massiccio in alcuni punti e più leggero in altri (in particolare, spesso ereditano la coda sottile dei draghi bianchi). Nonostante in molti casi questo non gli doni un aspetto elegante o particolarmente mimetico, sono generalmente considerati creature molto belle proprio per la complessità del loro aspetto. Costituzione, taglia ed aspetto sono discretamente variabili da un esemplare all'altro, dettati dal mix genetico che ereditano dai genitori, anche se prendono frequentemente il metabolismo lento dei draghi dorati e la loro tendenza ad accumulare grasso ed acqua nei tessuti.
Hanno squame dal bordo tondo, flessibili e resistenti; la pelle sottostante è color fegato o marrone chiaro, talvolta maculata di gradazioni più chiare come rosa e sabbia.
La loro schiena è percorsa da una fila di punte cornee affilate, e talvolta un numero variabile di punte orna le guance, i garretti o l'attaccatura del collo. Le corna nere sul capo sono dritte e appuntite, e si prolungano dietro al capo seguendo la linea della fronte.
Possono avere un piccolo corno fra le narici, più o meno sviluppato: talvolta si tratta semplicemente di una placca scura. Artigli, corna e spine sono generalmente nere o brune, con rare eccezioni che contemplano l'oro, e sono lisce, affilate e senza nodi.
Gli occhi dei draghi angelo, descritti nel Bestiario delle Rarità come "intelligenti, anche in maniera furbesca, ma benevoli", sono sempre azzurri o dorati.
Hanno ossa cave ed ali generalmente molto grandi, che li rendono in grado di notevoli scatti aerei, con uno o due uncini cornei sulla sommità.
Vista la variabilità degli esemplari è molto difficile individuare un dimorfismo sessuale, se non nel fatto che le femmine tendono a raggiungere peso e taglia maggiori delle loro controparti maschili; il record per l'altezza massima registrata da un drago angelo va infatti ad una femmina, chiamata Roclippì, che misurava esattamente sette metri ed aveva un'apertura alare di ben ventotto metri, per un peso di poco superiore alle cinque tonnellate.
Le orecchie non possiedono padiglione ed il timpano è protetto solo dall'auroscala, una squama traslucida modificata che impedisce al timpano di vibrare troppo durante il volo e di sporcarsi.
I draghi angelo hanno spesso denti parzialmente differenziati, come i draghi dorati maggiori, ma il mix con la genetica dei draghi bianchi sembra portare un accento particolare sui canini, che in alcuni esemplari sono particolarmente vistosi.
Il fuoco dei draghi angelo è generalmente rosa o giallo pallido; alcuni esemplari sono anche in grado di produrre una saliva densa e appiccicosa come colla.

Comportamento
I draghi angelo sono creature spiccatamente sociali, capaci di interiorizzare in fretta i modi di fare di specie diverse dalla propria ed usare fluentemente questo nuovo "linguaggio" nell'interagire con loro. Amano la compagnia e la loro memoria ferrea consente loro di ricordare facilmente nomi ed informazioni, cosa che li avvantaggia anche nell'apprendere altre lingue.
Quando vengono cresciuti con cura e affetto, è per loro molto naturale stabilire un contatto empatico con animali, draghi di altre specie ed esseri umani; anche per questo, quasi tutti i draghi angelo di cui si hanno testimonianze si sono legati almeno ad un essere umano, accettandolo come loro dragoniere.
Generalmente sono draghi solari ed equilibrati, compassionevoli ed intelligenti, che hanno però una grande debolezza: la suscettibilità alla bramosia dell'oro.
Amano collezionare libri e pietre preziose, di cui fanno veri e propri tesori personali nascosti e di cui sono molto gelosi, ma l'oro ha una presa speciale su di loro: la sua sola presenza li rende esaltati, bramosi, ragione per cui buona parte dei draghi angelo tendono ad evitare di entrarvi in contatto.
Nei casi più gravi, se un drago angelo è riuscito a mettere di lato una fortuna in oro e si trova in un momento di particolare fragilità psicologica, la situazione può degenerare in una psicosi vera e propria, per cui l'individuo tenderà ad isolarsi da tutti gli altri e vivere nelle proprie stanze del tesoro, nella convinzione di dover difendere il proprio bottino da tutto e tutti o ne sarà derubato.
Nonostante siano considerati draghi buoni e saggi, è anche per questo loro lato impulsivo che non riescono mai ad occupare alte cariche politiche tra i draghi, che richiedono di dimostrare forte disciplina ed autocontrollo. 
 
Nascita e crescita              
I cuccioli di drago angelo nascono da uova, che vanno incubate per un periodo variabile dalle due settimane ai due mesi.
Se non vengono adeguatamente scaldate, queste uova possono rimanere quiescenti anche per centinaia di anni prima di schiudersi.
Le uova da cui nasceranno i piccoli draghi angelo hanno generalmente l'aspetto di un comune uovo della specie della madre (se la mamma è un drago dorato avrà l'aspetto di un "formaggione", un uovo di drago dorato, se invece la mamma è un drago bianco sarà tale e quale ad un normale uovo della sua specie), ma se la madre è un drago bianco la differenza diventa palese dal fatto che il piccolo non necessita della presenza dell'umano a cui si legherà per schiudere.
Alla schiusa i piccoli draghi angelo hanno uno speciale dente di cheratina, che cade poco dopo la nascita, con cui si aiutano ad aprire il guscio dell'uovo da cui usciranno. I cuccioli neonati pesano dai 500 ai 900 grammi, e sono già attivi e curiosi, pronti ad esplorare il mondo.
I draghi angelo sono mediamente lenti a crescere, per cui raggiungono la piena maturità e la capacità di riprodursi intorno ai sedici anni. A questo punto alcuni esemplari rallentano considerevolmente il loro ritmo di crescita, fin quasi a fermarsi, mentre altri rallentano leggermente ma proseguono fino al raggiungimento del peso massimo, che si aggira attorno alle cinque tonnellate.
Da quel momento in poi continueranno comunque a crescere, ma in maniera tanto lenta da essere impercettibile se non da un millennio all'altro.
Come tutti i draghi sono estremamente longevi, tanto che nessun drago angelo è mai morto di vecchiaia.

Vita sociale e corteggiamento
È estremamente raro che un drago angelo riesca ad interagire con un altro drago angelo, soprattutto nei primi anni di vita, quindi i primi insegnamenti riguardo la moralità, religione e gerarchia gli saranno impartiti dalla famiglia di appartenenza in cui crescerà... che sia una specie adottiva, l'eccentrica, rumorosa cultura familiare dei draghi dorati o l'educazione morale ed accademica dei draghi bianchi.
Tutti i draghi angelo sono sterili; alcuni non provano neppure l'impulso di riprodursi e non si lasciano coinvolgere nei corteggiamenti, altri si accoppiano a scopo ricreativo, specie se cresciuti in comunità di draghi dorati, ma una volta scoperta la propria infertilità di solito si dedicano a tali attività solo al di fuori del periodo riproduttivo.
 
Habitat e dieta 
I draghi angelo si adattano facilmente sia al caldo che al freddo, e sembrano avere una predilezione per coste ed isole, stabilendo le loro tane dentro grotte o cave di marmo non molto distanti dal mare a dispetto del fatto che né i dorati maggiori né i bianchi vivono di solito in simili habitat.
I draghi angelo amano il cibo, e sono onnivori a prevalenza carnivora. Si nutrono principalmente di pesce e carne, ma non disdegnano quasi nessun tipo di alimento; amano i cibi grassi come avocado e frutta secca, che consumano però principalmente da cuccioli vista la taglia esigua di questi alimenti rispetto alla loro stazza da adulti.
Tendono a non uccidere nessuna creatura che reputano particolarmente intelligente, tra cui polpi, umani e delfini, di cui possono comunque nutrirsi nel caso ne trovassero cadaveri freschi. Se cresciuti da draghi bianchi, ne ereditano il tabù che impedisce di nutrirsi di esseri umani in qualunque caso.

Esemplari famosi
  • Roclippì
  • Atrebor


Curiosità

  • L'ultimo uovo di drago angelo conosciuto, sopravvissuto allo sterminio causato dal Pater Inferorum, era stato inizialmente identificato come un uovo di drago dorato maggiore, rivelando la verità solo diversi secoli dopo, alla sua schiusa.
  • L'ultimo ed unico drago angelo dell'ultimo secolo si chiama Atrebor e si è stabilita al momento nelle cave di marmo della Patagonia.
  • Molti draghi angelo hanno una certa affinità per la musica ed il canto, un talento che li aiuta nelle scalate gerarchiche tra i draghi dorati maggiori.
  • Alcuni attribuiscono un'aura mistica ai draghi angelo, dovuta al loro aspetto ed alla loro rarità, per cui, anche se sono spesso esclusi da ruoli politici particolarmente prestigiosi, se lo desiderano ottengono facilmente cariche religiose.

 
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venerdì 5 agosto 2022

Draghi grigi

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Draghi grigi
(Verusdraco sapiens griseus)


Origine
I draghi grigi sono una razza abbastanza antica, tanto che si suppone siano stati loro i primi a mettere per iscritto i suoni estremamente complessi e gutturali del draconico antico, trasformandolo e donandogli alcuni regole grammaticali. Ad una dragonessa grigia, Andoraaal, si deve la scrittura della più vecchia opera letteraria draconica, il Mito dei Dragonixius (Tihodohor dok Draconi Graxius), trasposizione di uno dei miti orali creati dall'estinta razza dei draghi di marmo.
I ritrovamenti primitivi di resti di draghi grigi sono avvenuti sulla Cordigliera delle Ande, in particolar modo i resti di due accampamenti, simili a proto-città, sono stati rinvenuti sulle Ande Patagoniche, uno in Cile e l'altro in Argentina.
In ogni caso, la comparsa dei draghi grigi è precedente rispetto a quella degli Homo sapiens sapiens e viene da molti studiosi considerata fondamentale per la creazione dei rapporti di dragoneria.
Non si conoscono con certezza quali razze abbiano contribuito alla creazione dei draghi grigi; si suppone che si tratti della convergenza di quattro o cinque razze antiche ormai del tutto fuse in una ed estinte se non in questa forma.


 
Aspetto
I draghi grigi sono draghi medi, che come il nome suggerisce hanno una livrea di colore grigio. Le loro squame, di forma romboidale ma minuscole e compatte, hanno una colorazione opaca e il risultato è che i loro corpi asciutti e muscolosi sembrano ricoperti di pietra.
Raramente presentano anche le tipiche squame piatte e larghe sul ventre, conosciute anche come “armatura ventrale”, che contraddistinguono molte razze di draghi, ma più spesso esibiscono una superficie omogenea di piccole squame sia sulla parte dorsale che su quella ventrale.
Quando rimangono completamente immobili, specie se sono appallottolati, somigliano in modo impressionante a grandi rocce, un'abilità che permette loro di mimetizzarsi perfettamente negli altipiani rocciosi, nascondendosi persino agli occhi degli umani.
Non hanno corna ad ornare il capo, ma sfoggiano un cornetto conico alla fine della canna nasale, poco sopra le narici, e queste caratteristiche combinate (la pelle grigia, l'assenza di corna sulla testa, il corno nasale) li fanno somigliare, seppure alla lontana, ai rinoceronti.
La schiena è percorsa da una fila singola di punte cornee di colore nero, non particolarmente grandi.
La loro pelle, se privata delle squame, è di colore grigio, talvolta a macchie blu scure.
Gli occhi, piccoli ma espressivi, hanno sempre l'iride di colori chiari, fra cui i più diffusi sono il verde e il grigio. I draghi grigi hanno padiglioni auricolari visibili e mobili, a punta, che gli hanno valso anche il soprannome di draghi lupo. Alcuni esemplari possiedono due minuscoli baffetti carnosi, simili a quelli delle carpe, sopra il labbro superiore, ma l'utilità di questi ornamenti è sconosciuta.
L'altezza massima mai registrata da un drago grigio è di quattro metri e diciassette centimetri, con un'apertura alare di dieci metri e quarantuno centimetri. Sono buoni volatori.
La loro coda è slanciata e muscolosa, con la parte finale che si assottiglia e termina sempre con una freccia cornea di colore grigio scuro o nero, che i draghi grigi spesso affilano e utilizzano per tagliare la carne o abbattere gli alberi.
Il loro fuoco è di colore rosso-arancione. Questi draghi hanno l'abitudine di sputare piccole quantità di fuoco all'interno del cavo orale e scaldare la loro stessa saliva: essa è densa, più di quella degli altri draghi, e se messa a contatto con il fuoco per qualche minuto diventa incandescente e simile a magma fluido. Quando un drago grigio è arrabbiato, può capitare che inconsapevolmente inizi a riscaldare grandi quantità di saliva e a sbavare, dando l'impressione di stare colando lava dalla bocca, ed è meglio non avvicinarsi troppo se non si vuole rimanere scottati.

Comportamento
I draghi grigi sono considerati da molti il drago “base” in quanto a comportamento: né fanatici religiosi né completamente atei, non distaccati e algidi ma neppure completamente ferali e spietati, intelligenti e curiosi senza essere presi dalla smania di conoscenza. Persino la bramosia dell'oro, che rende altri draghi inavvicinabili e folli, su di loro ha una presa solamente blanda.
Sovente, essi si accompagnano ai draghi bianchi, con cui condividono il vivo senso di giustizia, sebbene non altrettanto estremo, nonché l'amore per gli ambienti montani.
Quello che pochi conoscono di questi draghi, invece, è l'intensità distruttiva della loro ira: difficilissimo esserne spettatori, in quanto i draghi grigi sono dotati di una grande pazienza, quando la loro sopportazione finisce essi si trasformano in terrificanti macchine da battaglia a malapena capaci di controllarsi. Durante un tipico episodio di ira, accade che nubi di vapore, dovute all'evaporazione di una parte del liquido nella loro saliva, si sollevano dalle loro bocche, l'aria trema intorno alle narici arrossate di fuoco, il resto della bava, denso, viscoso e reso incandescente cola dalle fauci aperte, passando fra i denti in mostra e sfrigolando poi a contatto il terreno, il respiro diventa roco e sibilante, la voce più profonda, l'efficienza muscolare aumenta così come le possibilità della liberazione accidentale di magia distruttiva.
Paradossalmente, sembra che siano più gli esseri umani che gli altri draghi ad essere a conoscenza di questo stato alterato dei draghi grigi: in diverse testimonianze scritte si narra della leggendaria furia distruttiva che queste creature sono capaci di scatenare, distruggendo intere città.

Nascita e crescita
I cuccioli di drago grigio nascono da uova che vengono incubate in nidi di pietra foderati all'interno di pelli di animali, che vengono riscaldati con il fuoco fino ad essere resi incandescenti e rilasciano lentamente il calore. Le uova di drago grigio sono robuste, difficilissime da rompere, e hanno un aspetto irregolare che somiglia a quello di un grosso sasso grigio, spesso screziato in maniera irregolare di crema e di nero. In un ambiente freddo possono conservarsi quiescenti per cento o duecento anni, ma se esposte al calore si schiudono (se le temperature sono superiori ai quaranta gradi) o tendono a marcire (a temperature comprese fra i venti e i trentanove gradi), uccidendo il cucciolo. Non è consigliato il trasporto delle uova di drago grigio a chi non è esperto.
Una particolarità tipica dei draghi grigi è che la grandezza dell'uovo o del neonato cucciolo non dipendono affatto dalla grandezza della madre, ma sono standard: 900 grammi. Le femmine più grandi depongono più uova (fino a sette), ma tutte della stessa taglia, una volta ogni nove-dieci anni.
Le madri tendono a prendersi cura poco o nulla della prole, limitandosi a proteggere il territorio nella quale i draghetti crescono e invitandoli ad uscirne, per cercare la loro indipendenza, quando si dimostrano pronti a cacciare da soli. I piccoli imparano tutto quello che serve loro per sopravvivere attraverso l'osservazione della madre, ma può capitare che alcuni di loro vengano adottati invece dai draghi bianchi e istruiti formalmente all'uso della magia, un'arte in cui sono particolarmente versati.
I draghi grigi sono piuttosto lenti a crescere e raggiungono la capacità di riprodursi appena raggiunti i trenta anni di età, ma la maturità completa del fisico, con muscoli forti e l'intera dentizione definitiva, si ha solo intorno ai cento anni.

Vita sociale e corteggiamento
I draghi grigi non sono fra i più sociali e vivono in piccoli territori di circa quaranta-sessanta chilometri quadrati, che loro chiamano “case”, e da cui tendono a non uscire molto, essendo fra i pochi draghi che allevano il bestiame, oltre ovviamente ad essere raccoglitori e cacciatori. Una serie di case vicine crea un accampamento, che per loro è il massimo della socialità: è spostandosi in esso, attraverso i territori di altri draghi grigi che sono amichevoli con loro, che trovano i loro partner riproduttivi.
I maschi non corteggiano le femmine attivamente, ma fanno in modo di essere sempre belli e ben curati: muscoli forti, un corpo asciutto e tonico, ornamenti e disegni fanno in modo che essi siano notati più facilmente. L'arte oratoria e la simpatia personale sono altre due caratteristiche che incidono spiccatamente nella scelta di un partner.
Il dimorfismo sessuale, al contrario di come avviene in altre razze, non è particolarmente netto: le femmine sono solo di poco più grandi dei maschi e non hanno livree differenti.
Non hanno un vero periodo riproduttivo.
Avviene non di rado che questi draghi si accoppino con esemplari di altre razze, dando vita a esemplari meticci che somigliano però quasi sempre ai draghi grigi, la cui genetica è sorprendentemente dominante.

Habitat e dieta
I draghi grigi possono vivere un po' ovunque, dalle pianure ai deserti, ma i loro luoghi di elezione sono senza dubbio gli altipiani, in particolar modo quelli nascosti e circondati da altre montagne, come quello del Tibet.
Sono onnivori e si nutrono di bestiame (in particolar modo di capre) da loro stesso allevato, oltre che di cervi, stambecchi, camosci, caprioli, uova, frutta selvatica di vario tipo (in particolar modo, nonostante la taglia esigua rispetto a quella del loro corpo, vanno matti per le more), radici e foglie. Da segnalare la loro particolare abitudine a masticare il muschio per pulirsi i denti e profumarsi l'alito.
Per i draghi grigi non è considerato un tabù sociale nutrirsi di esseri umani, ma lo è quella di ucciderli a scopo alimentare, non disdegnano perciò di nutrirsi di carcasse di umani, se casualmente ne trovano.

Esemplari famosi
Artenair

Curiosità
  • Numericamente, i draghi grigi sono fra i più scelti come regnanti da parte degli altri draghi, secondi solo ai draghi bianchi.

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giovedì 4 agosto 2022

Draghi costali

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Draghi costali
(Verusdraco sapiens litoribus)



Origine
I draghi costali sono considerati una delle ultime razze “classiche” ad essersi evolute, in termini di tempo, si tratta quindi di un drago semi-moderno. La sua livrea, una delle più vistose e armoniose fra quelle di tutti i draghi, si è evoluta specificamente per confondersi con il colore del mare e della schiuma delle onde, ed è unica nel panorama dei Verusdraco, curiosamente condivisa solo con alcune specie di draghi marini (che non hanno alcuna parentela con i veri draghi).
Secondo alcuni ricercatori, i draghi costali discendono da un'antichissima popolazione di draghi grigi, vissuta al tempo in cui possedevano ancora una testa ornata da corna, che si è stanziata presso le isole Diomede, nel mezzo dello Stretto di Bering; si tratta di una mera congettura, ma è comunque possibile che draghi grigi e draghi costali siano imparentati fra loro.

Aspetto
I draghi costali sono draghi piccoli, di colore azzurro e blu, con innumerevoli screziature bianche e, talvolta, un'iridescenza intorno alla base del collo e della coda. Le corna, che si prolungano dietro al capo seguendo la linea della fronte, sono di colore bianco, lisce, e in numero variabile da due a sei, più comunemente quattro. Possono avere un piccolo corno affilato che cresce alla fine della canna nasale, ma nelle femmine è più spesso solo una placca di colore bianco o pesca.
La schiena è percorsa da una fila singola di punte cornee vistose, proporzionalmente più grandi di quelle degli altri Verusdraco, piatte invece che a sezione rotonda, e spesso irregolari nella forma e con un aspetto “spezzato”.
La loro pelle, se privata delle squame, è di colore viola scuro o nero. Una particolarità delle sue squame è che esse sono di origine dermica e ossificate, più simili alle scaglie dei pesci che non alle squame dei rettili; hanno il bordo rotondo ed è possibile notarne la crescita dell'osso lamellare che crea cerchi concentrici (simili agli anelli di accrescimento degli alberi) da cui si può dedurre l'età dell'esemplare.
Gli occhi, grandi e definiti generalmente con un'espressione grintosa, con rime palpebrali scure, e possono essere di differenti colori: gialli, azzurri, verdemare, verdi, bianchi o rossi; curiosamente, il colore rosso è il più diffuso.
Sono draghi leggeri, rapidi, con zampe slanciate e testa affusolata.
L'altezza massima mai registrata da un drago costale è di due metri e settantasette centimetri, con un'apertura alare di dieci metri e quarantadue centimetri.
La loro coda è sottile, particolarmente lunga e senza accumuli di grasso, con la parte finale che si assottiglia e termina sempre con una lunga punta cornea, estremamente resistente e utilizzata come arma o come “lancia” quando desiderano pescare dalla riva.
Le loro dita hanno unghie imponenti e sono palmate, per migliorare il movimento in acqua.
Il loro fuoco è di colore giallo, anche per via degli accumuli di cloruro di sodio che spesso si trovano sugli angoli delle loro bocche e sulle punte delle loro lingue.

Comportamento
I draghi costali hanno una forte identità di razza, tanto che difficilmente li si vedrà “mescolati” ad altri draghi, sebbene condividano le loro spiagge e le loro scogliere con viverne, Maregens e demidraghi. Il loro isolamento è dovuto parzialmente anche ad una particolarità linguistica: parlano un dialetto del draconico, il minidraconico (Pilisodor do Draco), caratterizzato da suoni profondi e grezzi e che molto somiglia all'antico draconico grigio, con proposizioni lunghissime, articolate e frequenti ruggiti bassi detti “rombi”, del tutto incomprensibile agli esseri umani e non particolarmente apprezzato dai draghi che si considerano più “nobili”.
I draghi costali non hanno divinità vere e proprie, ma una sorta di culto del mare è strettamente intrecciato alla loro cultura e non è raro sentire frasi (ammesso che possiate comprendere il minidraconico) come “grazie al Mare!” o “che il Mare ti protegga”. Scrivono la parola “mare” (“Maurrrrooourr” in minidraconico) sempre con l'iniziale maiuscola.
I draghi costali hanno inoltre un comportamento focoso e sanguigno, non sono minimamente inclini al mantenimento dei segreti o agli intrighi di corte, non eleggono un leader e amano giocare nel cielo e sott'acqua, grazie alle grandi e agili ali che li rendono incontrastati nei cieli e che funzionano anche da eccellenti pinne.
Contrariamente a molti degli altri draghi maggiori, che cercano attivamente un umano a cui legarsi, i draghi costali aspettano che siano gli umani a trovarli; non spediscono i propri giovani a formarsi in scuole che li mettono a contatto con i bambini, ma piuttosto preferiscono interagire con le comunità locali. Il 65% dei draghi costali non si lega mai ad un essere umano.
Qualora un drago si leghi ad un essere umano è quest’ultimo ad entrare a fare parte del branco e non il drago ad allontanarsene, anche se può capitare che drago e dragoniere partano insieme per lunghe avventure prima di ritornare al branco, che comunque li ri-accoglie senza problemi.

Nascita e crescita
I cuccioli di drago costale nascono, come la maggior parte dei draghi, da uova che vengono incubate per un periodo variabile. Le uova di drago costale sono relativamente fragili se paragonate a quelle di altri draghi, con una scorza che può avere svariati colori, dall'azzurro al blu notte, screziate di vene rosee, e possono conservarsi quiescenti anche per centinaia di anni.
Alla nascita, un cucciolo di drago costale ha già il numero definitivo di corna dell'adulto e ali funzionali, pesa da 200 grammi a 800 grammi. La grandezza dell'uovo e del cucciolo dipendono dall'età e dalla taglia della madre. Le femmine depongono da due a sei uova per volta e hanno cicli fertili ogni sette-dieci anni.
Il cucciolo non viene allontanato dal gruppo, come succede con molti dei draghi che vivono nell'entroterra, ma cresce all'interno del branco e viene istruito nell'arte della pesca dall'intera comunità. Molto spesso i draghetti non sanno neppure chi siano i loro veri genitori: crescendo in piccoli gruppi misti, di cui tutti si prendono cura, è difficile ricordarsi da quale nido provengano e i genitori stessi, nel tempo, diventano incapaci di distinguere i propri piccoli.
I draghi costali sono lenti a crescere e raggiungono la piena maturità e la capacità di riprodursi appena raggiunti i quaranta-cinquanta anni di età.
Visto il lungo periodo in cui essi sono ancora cuccioli fragili, i draghi costali hanno statisticamente la percentuale di mortalità infantile più alta fra tutti i draghi.

Vita sociale e corteggiamento
I draghi costali sono estremamente sociali ed è impossibile trovarne uno che viva isolato dal resto del mondo o che non abbia contatto alcuno con i suoi simili. Vivono in branchi con complessi rapporti interpersonali, in cui maschi e femmine godono di doveri e diritti simili nonostante le femmine siano più grandi, alte e forti, nonché magicamente più dotate.
Per conquistare le femmine, i maschi danno sfoggio delle proprie incredibili abilità di volo, giostrando nel cielo e scagliandosi gli uni contro gli altri per poi virare proprio all'ultimo secondo; può sembrare un gioco pericoloso, ma anche i corteggiatori più giovani hanno in realtà avuto almeno quarant'anni per allenarsi nel volo e gli incidenti sono rarissimi. Sbattere in volo gli uni contro gli altri, a quella velocità, rischierebbe di uccidere il drago sul colpo o comunque di menomarlo in maniera grave.
Le femmine, più goffe dei maschi e generalmente più feroci, non giostrano nel cielo, ma rimangono spettatrici sulle scogliere, da cui si godono le bellissime acrobazie. Esse possono scegliere da uno a tre maschi con cui accoppiarsi durante la stagione primaverile. Se un maschio è particolarmente abile e bello, può capitare che sia desiderato da molte femmine ed in tal caso si scateneranno rumorose risse sulla scogliera, in cui sarà la femmina vincitrice a decidere con chi il maschio si accoppierà e quante volte: potrebbe ad esempio concedere ad una sua amica un paio di accoppiamenti, alle altre nessuno e a sé stessa tutti quelli necessari per essere fecondata.
A vincere la rissa è l'ultima femmina che rimane in piedi sulla scogliera, mentre tutte le altre sono state lanciate (o sono cadute) in acqua. L'uso delle ali è vietato durante i combattimenti non solo perché li protrarrebbe di molto e rischierebbe di renderli più brutali (impedendo alle femmine di gettare le avversarie in acqua, esse dovrebbero invece utilizzare denti e artigli per ferirsi a vicenda), ma anche perché ferire le ali degli avversari, che sono fragili abbastanza da potersi spezzare, impedirebbe loro di pescare e di nutrirsi, qualcosa che sarebbe considerato barbaro da qualunque drago costale.

Habitat e dieta
I draghi costali vivono principalmente negli arcipelaghi sub-antartici, oltre che sulle coste di Horn Blu Island, e sopportano eccezionalmente bene il freddo, ma non si spingono mai nelle vere e proprie zone antartiche, verso cui provano un timore reverenziale. Carnivori quasi esclusivi, si nutrono di petrelli, pinguini (in particolar modo quelli reali e quelli crestati), merluzzi, stercorari, squali e foche, ma non disdegnano anche carcasse di cetacei spiaggiati.
I cuccioli si nutrono principalmente di piccoli pesci e, al contrario degli adulti, non danno mai la caccia agli uccelli.

Esemplari famosi

Skye


Curiosità

  • Quasi la totalità dei dragonieri umani che si legano ai draghi costali sono pescatori.
  • I draghi costali si vantano di essere grandi esperti di idromanzia, l’arte di predire il futuro attraverso l’acqua. Se questo sia vero o meno rimane una questione dibattuta.

Galleria d'immagini (Clicca per ingrandire!)

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🌵🎨Tutti i disegni in questa pagina (e molto probabilmente anche in tutte le altre pagine, se non diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Potete vedere altri loro lavori e/o supportarle (e supportare così anche tutti i Cactus di Fuoco ;)) sulla loro pagina Patreon. Diventate patroni delle arti!🌵🎨

martedì 1 settembre 2020

ICDL illustrazioni - Ermes Siegader To'Rvak (artisti vari!)

<Parte precedente (Umani, parte 4) 

Ta-da! Guardate che libro bello! (Che poi finalmente abbiamo anche l'affiliazione ad Amazon... vi ricordate quando facevamo pubblicità ai loro libri così, gratis, e speravamo che un giorno ci pagassero? Ecco, ora se comprate un libro su Amazon passando da uno dei nostri link, qualche centesimo va a noi!)


È ormai da pochissimo (due giorni?) che "Io sono il Drago" è su Amazon, e siamo già veramente in alto nelle classifiche.
Vediamo persino un... n-numero uno? È solo il secondo giorno, raga!
E già siamo i numeri uno nel fantasy epico. 🐉⚔️
Fate i salti di gioia con noi?

Ma questa è una raccolta di illustrazioni, quindi andiamo dritti al punto: per celebrare il completamento di "Io sono il Drago", le illustrazioni di oggi saranno tutte dedicate alla saga.. e non saranno realizzate come al solito dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma, ma da una serie di talentuosi illustratori che hanno messo le loro penne, tavolette grafiche e pennelli all'opera per ritrarre i nostri personaggi.
Siete pronti?
 

1. Furbetto, sornione... di certo qui il nostro caro Ermes ne sta pensando un'altra delle sue! Potrebbe essere l'idea di procurarsi un nuovo tipo di materiale per i suoi giocattoli meccanici o un piano per spazzare via un'etnia, chissà...
Questa è un'illustrazione digitale dell'artista OliverTrash.


2. Cartoonizzati in questa illustrazione digitale, eppure a loro modo minacciosi, Ermes Siegader To'Rvak (il drago) e Lilith (la tizia con i capelli e gli occhi rossi), sopra un letto di esseri umani. Quante vittime avranno causato separatamente? Ed insieme? Chi lo sa... comunque, c'è chi ha detto, leggendo la loro storia, che questi due "sembrano una coppietta sposata". Secondo qualcun altro "flirtano". E voi che ne pensate? Demoni e draghi dovrebbero stare insieme? Secondo noi no, almeno perché poi c'è il pericolo che usino le ossa di noi tutti come letto matrimoniale XD
L'artista che ha realizzato questa illustrazione è Frizzoshark.




3.Ermes Siegader To'Rvak, serio e oscuro, con questa bella criniera ondulata, in un'illustrazione realizzata per noi con le matite colorate dall'artista Silvarhush.

4. In questa semplice, ma elegante illustrazione, Ermes mostra fiero il suo corpo, ed in particolar modo le grandi, forti ali. Lui non è simile agli altri draghi, neppure a quelli neri, che furono sui genitori: le corna rivolte in avanti e dorate, come pure spine e artigli, gli occhi verdi, il corpo relativamente leggero, il cranio relativamente pesante, la criniera nera... non sono questi particolari che lo rendono affascinante, eppure così diverso?
L'artista digitale Frostywolfen cattura in pochi tratti, con precisione e con l'uso di gradienti di colore, l'unicità di Ermes.


5. Squame e criniera, denti e corna, un affilato insieme di oscurità, il ghigno imperscrutabile del signore oscuro, Ermes Siegader To'Rvak, catturato dalla mano eccezionale di Crowfangs in una delle nostre "fanart" preferite. Non è uno splendido ritratto?
L'oro e il verde stanno proprio bene con Ermes.


E per ora ci fermiamo qui con un gran sorriso e il cuore lieve. Siamo proiettati verso l'alto, fra l'olimpo degli scrittori del grande fantasy, e siamo contenti di poter già ammirare meravigliose illustrazioni di Ermes <3
 

sabato 14 settembre 2019

ICDL illustrazioni - Draghi parte 4


Proseguiamo ancora con la carrellata di draghini, draghetti, dragoni e drago-simili, avvicinandoci gradualmente a disegni sempre più moderni (e meno screusi).


1. Questo drago non è un drago. "Ma come" direte voi "Ma sembra un drago ed è fico per giunta!". Eh no, non è un drago.
Illustrato nel 2012, interamente con la penna a sfera nera, rappresenta la forma demoniaca di Mihnea, un personaggio che ancora non conoscete e che, chissà, forse non comparirà nemmeno mai... almeno non nel Cammino delle Leggende. O nelle saghe classiche. Lo vedrete forse spuntare altrove, quando meno ve lo aspettate, e strabuzzerete gli occhi con sorpresa, chiedendovi "Ma questo non lo avevano già illustrato quelli là dei Cactus di Fuoco?".
E niente, per ora vi lasciamo con il dubbio.
Mihnea, in forma demoniaca. Enjoy!

2. Marc Voratten e la sua dragonessa argentata Wolfaren, in un'illustrazione interamente realizzata a penna biro nel 2011. Questi due non compaiono mai nelle saghe di Horn Blu, né quelle antiche né quelle moderno (e quindi non li vedrete in "Io sono il Drago" o nel più moderno "L'ultimo drago bianco") perché sono entrambi... europei! Infatti Wolfaren, sebbene sia un drago, è nata in Germania, proprio come il suo dragoniere, nei territori che gli horniani definiscono selvaggi.
La prima volta che compaiono insieme avviene nel sesto capitolo della seconda parte di Scontramondi (6. Draghi?).
Una piccola curiosità: questo disegno è stato realizzato in una sola mattinata di scuola!


3. Ancora un tarephen dracasti, un drago guardiano dell'enigma. Questo vecchio disegno del 2011 è stato realizzato per... noia, durante le ore scolastiche, sull'interno (la parte lucida bianca, ce l'avete presente?) della copertina di un quaderno di matematica, interamente disegnato con una penna a sfera rossa.

4. Questo vecchio lavoro del 2014, realizzato con la penna a sfera, sembra un po' un tatuaggio perché... dovrebbe esserlo. I dragonieri fedeli a re Orotagon e all'Antica Dragoneria, durante la progettazione delle prime storie, avrebbero dovuto tatuarsi questo simbolo, ma in seguito abbiamo deciso che i seguaci della luce non avrebbero dovuto essere obbligati a modificare in alcun modo il proprio corpo e quindi abbiamo scartato l'idea.


5. E guardate qui che pasticcio! Un drago bianco disegnato su un foglio a quadretti, ma con lo sfondo colorato ad acrilici! E come se non bastasse è fatto contemporaneamente con la penna a sfera blu, quella nera, un pennarello a penta sottile e un colore a matita... ah, che pasticcio!
In questo vecchio disegno del 2007 di Orotagon, il vecchio re drago di Horn, potete notare che (oltre ad essere bruttissimo), il design mostrava ancora le orecchie esterne (quelle brutte, che sembravano pinnette strane) e i baffetti (alcuni draghi bianchi li hanno ancora!)

6. Fino ad ora i draghi orientali sono comparsi molto poco (diciamo pure per nulla) nel Cammino delle Leggende, eppure... dovrebbero esserci! Ci siamo concentrati completamente sui draghi occidentali perché è fra loro che si svolge la storia di Ermes, il drago che sterminò tutti gli altri, ma abbiamo già in mente avventure strabilianti dall'altra parte del mondo ;)
In questo vecchio disegno del 2012, interamente realizzato con la penna biro blu, potete vedere uno dei nostri personaggi orientali, un misterioso drago blu che... no, non vi spoileriamo niente ;)


7. Potete ammirare in questo disegno del 2012, realizzato con la penna a sfera nera, uno tzacros.
Gli tzacros sono degli animali di grandi dimensioni che vivono su un paio di pianeti (Coorre e Tambur) della Tredicesima Galassia.
Vengono chiamati Gigadraghi (sebbene non siano poi troppo più grandi di questi) o Draghi Galattici, a causa della somiglianza fisica con i loro cugini terrestri, benché fra essi non intercorra alcuna parentela evolutiva.
Possiedono nove arti: una coda, due ali e sei paia di zampe.
A dispetto del loro aspetto un po' "da predatori", gli tzacros sono erbivori e pacifici e vengono usati come mezzi di trasporto dai minuscoli cuarog, la popolazione antropomorfa presente su alcuni pianeti della Tredicesima Galassia.
A causa della forte gravità presente nei loro pianeti d'origine, le gigantesche ali di questi animali non servono a volare, ma li aiutano a compiere grandi balzi.
Sulla Terra, invece, essi sarebbero teoricamente in grado di sollevarsi dal suolo, sebbene non per troppo tempo.


8. In questa vecchia illustrazione del 2014 presentiamo uno studio dell'anatomia dei draghi d'argento. Ad oggi questi draghi sono praticamente invariati!
Il primo dei draghi d'argento mai comparso nel Cammino delle Leggende è apparso in un libro... non canonico! Era una femmina di nome Wolfaren (potete anche vedere un rapido sketch del suo profilo anche nelle illustrazioni dello studio) che combatteva contro Shadow and Mark in "Scontramondi - 1. La Pietra delle Fonti".
Una piccola curiosità: i draghi d'argento sono l'unica specie di draghi moderni, nel Cammino delle Leggende, in cui le femmine sono leggermente più piccole dei maschi. Tutti gli altri tipi di draghi hanno femmine notevolmente più massicce dei maschi o, più raramente, grandi almeno quanto loro.

Probabilmente adesso ne avrete abbastanza dei draghi, quindi non temete: ci prendiamo una pausa e la prossima parte di questa "rubrica" mostrerà creature completamente diverse...

venerdì 23 agosto 2019

ICDL illustrazioni - Draghi parte 3


Terza parte del nostro magico viaggio nel mondo di draghi e affini all'interno del Cammino delle Leggende!

1. Uno studio sull'anatomia dei draghi bianchi (potete leggere la loro scheda completa qui!), realizzato con una penna a sfera, che evidenzia anche il dimorfismo sessuale.
I draghi bianchi sono presenti principalmente all'interno di "Io sono il Drago", la storia di Ermes, ma potrete incontrarli anche in altri racconti e persino (più raramente) nella saga di Scontramondi.


2. Questo veloce sketch fatto con la penna biro risale al 2016 ed è uno dei rarissimi disegni che ritraggono Shadow (il drago di Mark, che compare per la prima volta nella nostra serie di romanzi non-canonici di "Scontramondi") arrabbiato. Vedrete raramente questo bestione arrabbiato! Ma se in una qualunque scena dovreste intuire che Shadow sta per scatenare la sua ira, sappiate che le sorti del conflitto stanno per essere inesorabilmente capovolte.


3. Questo vecchissimo disegno del 2006 (!) ritrae Aureo, il drago bianco figlio del re Orotagon, lottare contro una creatura di cui non ricordiamo neanche il nome. Sul suo dorso c'è Nadia Rondi, la sua dragoniera, che per la cronaca è ispirata ad una compagna di classe di una di noi (al tempo di questo disegno dovevano essere tutte e due piccoline!). Non è interessante come già tanto tempo fa fosse stato creato uno dei personaggi cardine nella cronologia delle nostre storie di draghi?
E soprattutto, la spada che la minuscola Nadia ha in mano è il leggendario Artiglio di Ermes... e voi sapete chi è Ermes, vero? (Ommioddio, Nadia sembra una cicciona in questo disegno. Vi assicuriamo che dovrebbe essere uno dei nostri personaggi più magri).

4. Un altro disegno vecchissimo, del 2006, e ancora una volta il protagonista è il giovane drago Aureo. Non è un granché, qui, sì... è brutto e strabico. E non ha neppure la stella sulla fronte, che più tardi sarebbe diventata il suo simbolo distintivo. Ma è la probabilmente la prima rappresentazione di un cucciolo di drago mai prodotta dalla nostra crew, quindi è prezioso!

5. Un altro vecchio lavoro (2006) correlato alle storie di Horn Blu Island (adesso facenti tutte parte del grande ciclo del "Cammino delle Leggende"), ancora una volta con Aureo e Nadia (la ragazza disegnata, fra le altre cose, in una maniera raccapricciante XD), ma stavolta si aggiunge anche l'unicorno, simbolo di purezza e bla bla bla sapete già di che si tratta, no?
Insomma, i tre protagonisti "originali" delle storie leggendarie di Horn Blu Island, quelli che nelle nostre menti di bimbi avrebbero dovuto avere i riflettori puntati addosso.
È interessante vedere come, nell'evoluzione del Cammino delle Leggende, si sia passati da una visione luminosa e tradizionale del fantasy ad una trama molto più oscura e fantascientifica, con personaggi più complessi e notevolmente più "dark".
I personaggi luminosi, gli eroi buoni, sono stati eclissati...
Inoltre si sta gradualmente passando da draghi&creature mitiche di vario genere a cose ben più piccole e sfuggenti. Le cronache di Horn Blu cedono il posto ad un'ambientazione sempre più underground, con umani e licantropi, più "credibili" dei draghi, seppure i giganteschi e saggi bestioni non si estinguano del tutto; semplicemente, i draghi si ritirano sullo sfondo e tornano a ricoprire un ruolo molto più affascinante di quello di protagonisti: i grandi saggi, quasi creature divine, che sullo sfondo della vicenda continuano una vita arcana e tirano i fili della vicenda.
Insomma, all'inizio fra i protagonisti c'era un cavolo di unicorno!

6. Ancora un vecchio disegno, stavolta del 2011, con questo drago bruno che... aspettate. Le corna dorate, con le punte rivolte in avanti? Le punte sul dorso? Gli occhi verdi? Come mai questo drago bruno somiglia un po' a Ermes? Magari in origine avrebbero dovuto essere imparentati in qualche modo, chi lo sa... ma tutte le informazioni che avevamo su questo personaggio si sono perse nel tempo. Secondo voi chi dovrebbe essere?

7. Concludiamo con un altro disegno del 2011, tutto realizzato con la penna a sfera. Questo è un Tarephen Dracasti, un drago guardiano dell'Enigma, una delle specie più antiche e fiere di drago presenti sull'isola di Horn. Anche se il disegno è vecchio, il concept è buono: oggi i nostri Tarephen sono cambiati molto poco.

lunedì 18 marzo 2019

Draghi schattenzauber (o gettaombre)

Drago Schattenzauber (o drago gettaombre)
(Verusdraco sapiens umbrem)

Origine

Il drago gettaombre è un drago originario dell'Austria, che ben sopporta il freddo ed aveva esemplari sparsi per l'estensione dell'arco alpino, che occupa i tre quinti del territorio austriaco.
Non è una specie che può definirsi primitiva, considerato che in realtà mostra una varietà di adattamenti evolutivi che lo allontanano nettamente dalle specie più arcaiche o addirittura dai protodraghi, ma si presenta praticamente invariata sul territorio da secoli.
Sono draghi che difficilmente espongono la propria presenza alle altre creature o cambiano “casa”, ma diverse prove indicano che alcuni di loro fossero sopravvissuti allo Scisma causato da Ermes Siegader To'Rvak, tanto isolati che la specie era comunque minacciata di estinzione.
Al giorno d'oggi non è chiaro quanti esemplari rimangano, dato che sono divenuti creature ancora più schive e vogliose di evitare contatti non richiesti con altre civiltà. In effetti, al momento l'unico esemplare di cui sia certa la presenza è una femmina di gettaombre proprietaria di una piccola isola nell'Oceano Atlantico.
È probabilmente la razza di Verusdraco sapiens che ha meno casi di dragonieri (umani o altre creature antropoidi legati in modo magico e spirituale da un antico patto ai draghi) in assoluto.

Descrizione

I gettaombre sono draghi alati di taglia medio-piccola: gli adulti raggiungono tranquillamente i due metri di altezza con un'apertura alare di quattro metri e mezzo. Si aggirano intorno ad un peso di 380 kg, arrivando ad un massimo di 400-410 kg. Le ali sono funzionali.
Sono contraddistinti dal loro aspetto affusolato e in qualche modo elegante, sebbene fortemente rettile. In particolare, ad essere del tutto distintivo per questi draghi è la flessibilità del corpo che consente loro contorsioni che sarebbero incredibili per quasi qualunque altra creatura con uno scheletro.
Difatti, in passato era credenza comune che i gettaombre fossero privi di ossa! In seguito si ipotizzò che il loro scheletro fosse cartilagineo; il mistero sarebbe potuto essere risolto molto più in fretta se solo i Gettaombre si fossero degnati di rispondere alle domande. E invece no.
In realtà entrambe le teorie erano errate: le ossa dei gettaombra, che sono di un magnifico color oro, sono in realtà piuttosto leggere e di dimensioni ridotte. Il gran numero di vertebre consente loro una certa flessibilità, ma la leggerezza e piccola taglia delle ossa del loro scheletro faceva si che dopo la morte fosse molto semplice per altri animali o agenti esterni disperdere le ossa.
Le uniche ossa di una certa dimensione, che quindi non sparivano con altrettanta facilità, erano il teschio, le ossa delle ali e quelle delle zampe (senza contare le dita). Dato che il resto era assente, era difficile ricostruire il fisico vero e proprio dell'animale e ricollegarlo ai gettaombra, pertanto questi ritrovamenti venivano attribuiti ad un'altra creatura, di fantasia, chiamata nei bestiari “Goldene Vipere” (Vipera D'Oro), svanita presto dalla mitologia locale ed unitasi ad altri miti già esistenti.
La coda dei gettaombra è prensile e lunga circa due volte il loro corpo, anche se la punta viene di solito portata con la punta arrotolata verso l'alto.
Sono coperti da squame piccole e lisce, di colore che va dal grigio argenteo all'antracite, con accenni bianchi attorno agli occhi e mascella scura, spesso che porta disegni bianchi. Sulle ali e sulla coda vi sono delle macchie, così come su tutte le zampe posteriori e su quelle anteriori che formano dei “guanti” senza dita, di color rosso mattone. Il pattern non dipende dal sesso, e può variare da individuo ad individuo.
Le zampe anteriori e quelle posteriori sono differenti, sebbene abbiano entrambe cinque dita con artigli neri. Le zampe anteriori hanno pollice opponibile e dita lunghe e abili, le zampe posteriori sono più rettili e tozze, il pollice si è alzato lungo la gamba diventando uno sperone.
Hanno occhi a forma di mandorla, con pupille verticali e frastagliate come quelle di un geco; con iridi di colori sulla gamma dell'oro (compresi giallo e ocra) e del violaceo (dal rosa al violetto). Colori più rari sono il nero e l'argento.
I gettaombre hanno un paio di corna appuntite, rivolte all'indietro e precedute da due paia di piccole punte ossee, e un paio di orecchie scure, mobili, spesse e triangolari dalla punta smussata.
Tutti i loro corpi sono percorsi da una serie di solchi molto sottili in cui sono riposte delle membrane di cui hanno il perfetto controllo e che possono aprire come ventagli, inframmezzate da listelli d'osso. Queste membrane sono colorate di rosso mattone con sfumature calde, con macchie circolari di colore più intenso.
Vengono utilizzate per impressionare un possibile partner – l'intensità dei colori è una spia per la salute dell'esemplare – e vengono manovrate in modo peculiare per poter proiettare delle ombre specifiche, l'abilità da cui questi draghi prendono il nome.
Talvolta vengono usati anche per spaventare intrusi o nemici, se spiegate improvvisamente.
Hanno una lucentezza grassa per evitare di catturare inavvertitamente la luce mentre proiettano le ombre.


Dimorfismo sessuale
Basso. Le femmine si distinguono dai maschi per via della loro taglia maggiore, e raggiunta la maturità sessuale hanno polsi più spessi e resistenti, dove sono poste particolari ghiandole.
Le femmine tendono ad accettare più facilmente qualcuno sul loro territorio – sempre temporaneamente, dato che sono una specie territoriale – , specie se lo classificano come una creatura divertente e non un pericolo, mentre i maschi sono decisamente più diffidenti.

Comportamento
Ironicamente, mentre tutto il loro corpo è estremamente flessibile, la loro mimica è minimale e difficile da comprendere. Ciò che bisogna osservare per capire i loro stati d'animo sono occhi, orecchie e punta della coda; gli esemplari meno comunicativi sembrano avere una costante poker face.
I draghi gettaombre sono creature di un'intelligenza brillante, in qualche misura più fredda di quella umana. Il loro maggiore nemico è la noia, che cercano di combattere in qualunque modo possibile.
Sono creature che possono facilmente scadere in comportamenti ossessivi se non ricevono stimoli appropriati; molti esemplari sono accaparratori compulsivi, se non di metalli e/o pietre preziose – che scatenano la brama di quasi tutti i Verusdraco – possono esserlo di qualunque altra cosa gli abbia fatto piacere trovare in passato.
Di solito il passatempo preferito dei gettaombra sono le storie: libri, fumetti, pergamene con disegni, storie a voce, murales; ne sono avidi. Nei tempi antichi si diceva addirittura che rapissero gli uomini e le donne che passavano vicino alle loro tane, nascoste tra le montagne, e li rilasciassero solo in cambio di belle storie.
Quando sono adeguatamente stimolati, i gettaombre sono conversatori brillanti e di mente aperta, sebbene possono risultare difficili da comprendere ad alcuni e un po' oscuri. A volte si divertono ad imbrogliare la gente, più per curiosità che per vera cattiveria.
L'abilità da cui prendono il nome, indicata di solito con i termini inglesi “shadow casting” – o solo “casting” – , viene utilizzata per proiettare ombre specifiche, allo scopo di scacciare o attrarre nemici o prede. Sono anche utilizzate nel corteggiamento, o semplicemente per divertirsi alle spese di coloro che attirano nella loro tana.
Può capitare che debbano assumere posizioni buffe per fare proprio l'ombra che vogliono, ed è il motivo per cui scelgono di solito un punto inaccessibile per il loro casting: tendono ad essere draghi orgogliosi e si vergognerebbero moltissimo di essere visti così da tutti.
È molto difficile che lascino il loro territorio in cui sono nati per trasferirsi in un altro posto, e generalmente lo fanno solo se si avvicina un pericolo che credono di non essere assolutamente in grado di fronteggiare. Hanno un forte istinto di sopravvivenza, che li spinge a porre la propria incolumità di fronte al resto.
Il motivo principale per cui non abbandonano mai il loro territorio, oltre alla loro forte possessività e all'istinto protettivo, è che sentono il bisogno di conoscere ogni anfratto delle loro tane, cosa indispensabile per la buona riuscita del loro casting.
La visione e il rapporto che hanno con le altre creature dipende molto dalle esperienze dei loro primi di anni di vita. Alcuni potrebbero considerare gli esseri umani al pari di Verusdraco molto piccoli e scacciarli senza ucciderli dai loro territori, altri essere amichevoli oppure considerarli in tutto e per tutto alla stregua di prede, mentre altri potrebbero addirittura avere una visione mista e “meritocratica” degli umani che incontrano, rispettando quelli che li intrattengono e si dimostrano particolarmente ingegnosi, ma cacciando altri esemplari della stessa specie allo scopo di nutrirsi.

Magia e fuoco
I Gettaombre si affidano principalmente alla loro magia, che è tipicamente di tipo oscuro, dunque le loro capacità di sputare fuoco sono piuttosto ridotte rispetto a quelle di altri Verusdraco e dipendenti più da meccanismi fisici che da accorgimenti magici.
Il fuoco dei Gettaombre ha un meraviglioso color amaranto, e raggiunge di solito intorno ai 525 °C. Non sono in grado di produrre fiammate continuate, le loro fiamme si presentano come brevi ma potenti vampate, causate dal contatto di un liquido infiammabile di loro produzione con l'ossigeno atmosferico.
Sono maghi abili, e potrebbero utilizzare il loro potere naturale per fare buona parte del casting. Però la caccia “tradizionale” è una sorta di arte tramandata di generazione in generazione, e considerata più impegnativa, e pertanto meno noiosa, del casting magico.
Stranamente, di solito utilizzano la loro magia per incoraggiare la flora a crescere dentro e attorno alla loro tana. Hanno il pollice verde, chi l'avrebbe detto? Non è un dettaglio molto conosciuto su di loro.

Nascita e crescita
Le mamme gettaombre depongono due uova, più raramente uno solo, in un nido peculiare. Una volta delimitata una circonferenza attorno alle uova, costruiscono poi un secondo cerchio delimitato esternamente e internamente da pietre intorno al nido, che riempiono di materiale infiammabile e a cui danno fuoco, generando fiamme controllate per riscaldare le uova. Generalmente le femmine di gettaombre che hanno concluso con successo una deposizione aspettano almeno due-tre anni prima di riprodursi nuovamente.
Così come le femmine dei mammiferi producono il latte sotto la spinta ormonale di una gravidanza, le femmine di gettaombre sono in grado di produrre un liquido da alcune ghiandole poste sui polsi che si solidifica velocemente a contatto con l'aria, chiamato “seta di drago” o “ragnatela di drago”.
A differenza della vera seta, è praticamente impossibile da tessere.
Viene usato dalle neo-mamme per ancorare le uova al terreno ed evitare che possano rotolare giù in caso di pendenza, visto che vivono in un ambiente montano, (e visto che c'è del fuoco lì vicino, insomma) e per diminuire le possibilità che vengano rubate in loro assenza. Le uova sono color crema con sommità e macchie su tutto il guscio color nocciola. Sono relativamente fragili.
Le uova schiudono circa 160 giorni dopo essere stati deposti; i piccoli gettaombre sono uniformemente grigi, senza alcun tipo di marking, che apparirà solamente con l'adolescenza; hanno occhi grandi, blu e “all'insù”, che sembrano costantemente tristi. A differenza dei piccoli di altri Verusdraco rimangono nell'uovo per un tempo relativamente breve, uscendone appena è possibile invece di rimanere dentro per accumulare informazioni o ad attendere un dragoniere.
La madre impartisce le prime lezioni ai draghetti, lasciando che si irrobustiscano. Dopo circa due settimane e mezza i due piccoli vengono separati, e ne viene affidato uno al padre e uno alla madre. Nel caso il cucciolo sia uno solo, la precedenza è data alla madre.
È in questo momento che vengono affidati i nomi definitivi ai draghetti, che finora sono stati chiamati dalla madre con dei nomignoli provvisori, in genere di natura affettuosa.
I genitori si devono ora occupare di proteggere la prole, nutrirla e trovare loro una tana tutta per sé. Man a mano che crescono, li porteranno a visitarla per tempi sempre più lunghi per farli entrare in confidenza con la loro nuova casa, finché non li riterranno abbastanza abili ed indipendenti da lasciarli lì definitivamente. Questo processo prende tempi diversi a seconda del draghetto, che possono andare da un paio di settimane al raggiungimento della pubertà.

Vita sociale e corteggiamento
Essendo creature solitarie e territoriali, i gettaombre hanno una situazione sociale piuttosto complicata. Il momento in cui sono più predisposti all'incontro con altre creature, della propria o di altre specie, è il loro periodo riproduttivo.
Preferiscono essere loro ad iniziare ogni contatto, ma sono in generale una specie schiva che preferisce rimanere nell'ombra.
I gettaombre non sono monogami, ma può capitare che si creino dei legami duraturi tra un maschio e una femmina che si sono occupati della stessa cucciolata, e se entrambi si trovano piacevoli e genitori affidabili è più semplice che si scelgano nuovamente.
Durante la stagione degli amori, i maschi e le femmine lasciano ogni giorno le proprie tane per qualche ora alla ricerca di altri gettaombra. Il corteggiamento vero e proprio consiste di tre fasi: incontro, ballo, e appuntamenti. Quando due gettaombre si incontrano per prima cosa si coinvolgono l'un l'altro in uno scontro verbale in cui saggiano la personalità e l'intelligenza l'uno dell'altro. Se rimangono colpiti e iniziano a valutare quello che hanno incontrato come un possibile partner, si inchinano e aprono le membrane intorno alla testa; se l'altro non lo imita, i due prendono strade diverse, altrimenti iniziano una complicata danza che coinvolge lo spiegamento di tutte le membrane sul loro corpo. Se rimangono soddisfatti da ciò che vedono nel partner, iniziano a frequentare per qualche giorno l'uno la tana dell'altro a turni e a condividere storie e oggetti.
Concluso il corteggiamento, avviene l'accoppiamento, di solito nella tana di lei. Il maschio ritorna alla propria tana accumulando scorte extra per quando nasceranno i piccoli, e la femmina torna a cercarlo quando è il momento di affidargli uno dei cuccioli.
Dato che sono schizzinosi e hanno standard e un rituale di corteggiamento molto precisi, è praticamente impossibile l'incrocio con altre razze.


Habitat e dieta
I gettaombre vivono esclusivamente in habitat montani, all'interno di
caverne che imparano a conoscere sin da cuccioli.

Dall'Austria si sono sparsi anche sul resto delle Alpi, e addirittura alcuni esemplari hanno provato a spostarsi sull'arco appenninico, ma sono stati spesso scacciati dalle razze indigene, e ovviamente sono presenti anche sull'isola di Shadow Castle.
Sono carnivori, anche se sono curiosi e provano volentieri alimenti nuovi. Sono intolleranti al lattosio e digeriscono i cereali con qualche difficoltà.

Draghi gettaombre famosi
I draghi gettaombre, nonostante la loro intelligenza e sagacia, sono creature allo stesso tempo molto private e schive che evitano appositamente la fama.
Per questo motivo, vi è praticamente un solo gettaombre che può considerarsi famoso, ed è la dragonessa proprietaria di Shadow Castle, un isolotto al largo di Horn Blu Island, dove organizza regolarmente il più grande evento di cantastorie ad oggi, un festival che occupa l'intero isolotto.
Non ha mai rivelato il nome che le è stato assegnato dai suoi genitori, ma è conosciuta dai frequentatori del Festival delle Storie di Shadow Castle come “Ombraia” (Shadow Weaver), per la sua immensa abilità nel raccontare storie usando i suoi talenti per animare i racconti con delle ombre cinesi assai realistiche.
Ha dichiarato durante il Festival del 1975 che svelerà la storia della sua vita, e il suo nome, poco prima di morire. Nel caso morisse prima di riuscire a raccontarla, è già stata scritta e per sua volontà sarà raccontata dal vincitore del festival che sarà organizzato in sua memoria nell'anno della sua dipartita.

Curiosità
  •  Gli umani che sapevano come “utilizzare” le ossa di Gettaombre cercavano di mantenere segreta la loro esistenza, alimentando le credenze popolari per essere i soli a poterle trovare ed usare; riducendo in polvere le ossa dei Gettaombre e unendole per ottenere una miscela di sostanze base con feldspati, quarzo, carbonato e cloruro di sodio e poi lavorati, si può ottenere uno smalto dal color oro fuso vellutato e vivido anche senza aggiunta di coloranti. Viene anche chiamato “Smalto del Falsario”, perché in passato è stato utilizzato per ricoprire monete false di leghe non-preziose allo scopo di farle apparire d'oro.
  • Il nome che loro preferiscono è Schattenzauber, la loro denominazione originale in tedesco, ma in italiano sono chiamati draghi “Gettaombre” e in inglese “Shadow casters”. Difatti, il loro nome ha lo stesso significato più o meno in tutto il mondo, tranne in Ungheria, dove prendono il nome di “Sárkány csont nélkül” cioè “draghi senza ossa”.
  • I cuccioli di gettaombre sono considerati tra i cuccioli più irresistibili fra i draghetti. Dato che sono sia estremamente snodati che molto goffi, si rendono protagonisti di una serie di episodi comici e teneri, ed anche se sono molto intelligenti e curiosi, sono fondamentalmente più “cuccioli” degli altri Verusdraco che accumulano le informazioni all'interno del loro uovo e nascono molto meno impacciati. Hanno anche grandi occhioni blu che sembrano sempre tristi, e sono molto attenti e affettuosi.


Tutti i disegni in questa pagina (e molto probabilmente anche in tutte le altre pagine, se non diversamente specificato) sono stati realizzati dalle nostre artiste, Furiarossa e Mimma. Potete vedere altri loro lavori e/o supportarle (e supportare così anche tutti i Cactus di Fuoco ;)) sulla loro pagina Patreon. Diventate patroni delle arti!

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