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martedì 18 agosto 2020

Io, Dracula e Altri Mostri - GRATIS PER CINQUE GIORNI!


Eeee vogliamo ringraziare i nostri follower e fans per tutto il supporto che ci danno, dando loro la possibilità di scaricare gratuitamente la nuova edizione, finalmente liberata dagli errori di battitura di cinque anni fa, con nuove precisazioni e un paio di correzioni di trama, e con una bellissima copertina nuova di "Io, Dracula e Altri Mostri", un romanzo breve del Cammino Delle Leggende.


Fino a Sabato 22 agosto 2020, 23:59 PDT, potrete scaricare gratuitamente l'e-book QUI!
(e se preferite tenere il libro fra le mani, c'è anche in versione paperback, fisica, che potete stringere fra i vostri ditini con amore: la trovate nella stessa pagina!).

Scaricatelo!

Per ora il titolo, precedentemente offerto su Wattpad, non sarà leggibile sulla nota piattaforma, né in nessun altro posto tranne che su Amazon!
Fra novanta giorni potrebbe (potrebbe, eh, non è detto che accada) tornare anche su Wattpad, ma sempre e solo nella vecchia versione, mentre la nuova sarà disponibile solo come e-book e cartacea su Amazon!

Vi piace la nuova copertina? O preferivate quella vecchia? Per chi non se la ricordasse eccola qua:







Ok. Adesso sbrigatevi e andate a scaricare il libro! Una storia da leggere tutta d'un fiato di aspetta!

giovedì 14 novembre 2019

ICDL illustrazioni - Vampiri parte 2


E proseguiamo con questi succhiasangue brutti e cattivi, senza altri indugi!

1. Lilith vs Vlad, due vampiri leggendari con i loro rispettivi famigli. Lilith non è propriamente un vampiro (le avete viste le ali piumate, sì?, ma, beh ... quasi. Almeno si nutre di sangue.
Insomma, sono due delle tenebrose leggende presenti anche nel nostro grande progetto letterario. Questo disegno è stato realizzato interamente con la biro nera, nel 2011. Nessuna referenza, disegnato a scuola durante le ore di matematica, italiano e informatica.


2. Vlad è un poootente vampiro. Un principe. Un guerriero di inaudita potenza. Ma è anche serio? Serio forse no. Ecco uno studio in digitale, realizzato nel 2011, di alcune sue espressioni (bonus: con il pigiama a paperelle mentre si lava i denti).


3. Un vecchio disegno a penna nera, realizzato nel 2011, riguardo ad un'idea che ci è venuta ascoltando la canzone "le notti d'oriente", dal film Aladdin della disney... quella melodia ci ha fatto venire la voglia di disegnare qualcosa di "orientaleggiante".
E dunque ecco la prima parte del dittico dedicato alle notti d'oriente, quello rappresentante Lilith e i suoi "harem boys", Judas, Il "clone" Drake, il Joker (non quel Joker, un altro Joker), il capitano Sutcliffe e un ragazzo random con i tatuaggi XD
Infine abbiamo "'intruso", quello che con la situazione non c'entra granchè, ovvero il piccolo Mark (la reincarnazione di McWoodland) dietro le tende XD

4. Illustrazione a penna del 2011: ecco la seconda parte del dittico dedicato alle notti d'oriente, quello rappresentante Vlad e... beh, se Lilith era con i suoi harem boys, qui non si è potuto fare lo stesso ma al femminile, perché Vlad non ha un harem.
Così ci abbiamo dato dentro con le alleanze ed in generale con le poche ragazze che ci sono venute in mente...
Ovviamente abbiamo Furiadoro (la donna lupo), Will, Ester, Francesca detta Ciccia e Sharazad, che per la cronaca è la tigre.
La ragazza sul fondo è random, così, tanto per mettercela...
E anche qui abbiamo gli infiltrati! Notiamo sulla biblioteca la piccola Lily e a sua draghetta Shadily...

5. E finalmente passiamo a qualche illustrazione più recente! Questa è stata realizzata con le penne a sfera nel 2018, durante l'Inktober (una challenge di disegno che dura per tutto il mese di ottobre, potete saperne di più QUI), per il tema "candlelight" (luce di candela) e ritrae il nostro vampiro preferito, Vlad!

6. In questo sketch stupidino, fatto con la penna a sfera nel 2017, potete ammirare Judas (Giuda, per noi italiani, ma vabbé lo chiamano tutti Judas nelle nostre storie...) e Lilith. Judas è, letteralmente, il primo vampiro "moderno" mai creato nel mondo del cammino delle leggende, ed è proprio il prodotto di un esperimento di Lilith.
(Mamma che brutto il design di Judas qui. Lo dobbiamo rifare quasi da zero!)


E per ora basta così! Probabilmente ne avrete già abbastanza di questi brutti e cattivi succhiasangue...
Perciò la prossima "puntata" della rubrica dedicata alle illustrazioni sarà dedicata a qualcosa di totalmente diverso: gli straordinari... esseri umani delle nostre saghe! 
Stay tuned ;)

lunedì 14 ottobre 2019

ICDL illustrazioni - Vampiri


Come promesso, passiamo dai draghi a creature completamente diverse! Inizia infatti una serie di illustrazioni dedicate ai vampiri, protagonisti tutt'altro che assoluti delle nostre storie, e che neanche ci piacciono tantissimo, ma che nostro malgrado abbiamo scritto, illustrato, pianificato, e ci abbiamo perso ore e ore... saremo mica masochisti?
Ma senza altri indugi (o altre domande imbarazzanti) andiamo a conoscere i protagonisti non-morti del Cammino delle Leggende!

1. Ha molti nomi... Night Walker, Principe della Notte, Figlio del Drago, Incubo nella Morte. Ha molti nomi, ma magari voi lo conoscete come "Dracula".
Questo vecchio disegno del 2010 ci è stato ispirato dalla visione della serie animata "Hellsing" di Kota Hirano. L'abbiamo realizzato con le penne a sfera, una blu, una nera e una rossa.

2. Torniamo indietrissimissimo nel tempo, al 2010, quando abbiamo per la prima volta iniziato a definire i nostri "cattivi". Ritratti qui insieme ci sono Lilith (al tempo la consideravamo una vampira pura, non un demone vampirico, e aveva ancora i capelli neri, non rossi) e Reddemon. Reddemon è un personaggio interessante, non sappiamo come mai non lo stiamo usando di più... è praticamente un incrocio fra Cristiano Malgioglio, il dottor Octopus di Spiderman e un biker. Interessante, ma non c'è quasi nessuna storia su di lui... e comunque niente che sia stato pubblicato su internet.


3. Vampiro contro licantropo! Una rivalità antica come l'esistenza della notte stessa, pare... tra l'altro anche quest'illustrazione è piuttosto vecchia, realizzata con una penna a sfera nel 2009. Ritrae il nostro Harry Griffin che si scontra con un vampiro (aehm, un "principe vampiro") durante la sua prima notte di trasformazione. Che tempi ingenui che erano...
Comunque, potete leggere questa scena vecchissima nel capitolo 38 "Principe vampiro contro guerriero licantropo" del libro "Scontramondi - La Pietra delle Fonti". Se vi piacciono gli scontracci trash, la saga di Scontramondi fa per voi.


4. Questo disegno a penna è stato probabilmente il primo in cui abbiamo ritratto insieme Furiadoro e Vlad! Era il 2010 e avevamo già le idee abbastanza chiare su di loro. La loro strana e selvatica amicizia è rimasta invariata e anche il loro design è cambiato molto poco (anche se, ovviamente, le nostre artiste sono migliorate a disegnarli).

5.Questo è un vecchio disegno del 2010, realizzato con diversi tipi di penna a sfera, ed è probabilmente il primo in cui abbiamo ritratto Lilith con i capelli rossi. Stiamo invece ancora cercando di capire che razza di serpente possa essere quello...
Conoscete Lilith, la mater Inferorum? Qualcuno di voi dirà "certo che sì". Lei non è solo un nostro personaggio, perché è stata tratta da leggende molto, molto più antiche dei nostri libri...
Da Wikipedia:
"Lilith è il demone femminile della religione mesopotamica associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. La figura di Lilith appare inizialmente in un insieme di demoni e spiriti legati al vento e alla tempesta, come è il caso nella religiosità sumerica di Lilitu, circa nel 3000 a.C. Vari studiosi datano l'origine verso il 700 a.C. Lilith compare nell'insieme di credenze dell'Ebraismo come un demone notturno, ovvero come una civetta che lancia il suo urlo nella versione della cosiddetta Bibbia di re Giacomo. Secondo la tradizione della cabala ebraica, invece, è il nome della prima donna creata, prima compagna di Adamo e precedente a Eva. La sua figura, delineata nel Medioevo, risale a miti e leggende antiche della Mesopotamia. Nell'immaginario popolare ebraico è temuta come demone notturno capace di portare danno ai bambini di sesso maschile e caratterizzata dagli aspetti negativi della femminilità: adulterio, stregoneria e lussuria."
Figo, eh?


6. Un vecchio disegno del 2009! Doveva essere la copertina di un romanzo sui vampiri che poi... non abbiamo mai finito. Al suo posto abbiamo scritto "Urban Legends" e il vampiro che doveva essere morto e sepolto, Vlad Dracula, e il cui teschio figurava sulla copertina del mai-scritto-romanzo-sui-vampiri è diventato uno dei protagonisti di Urban Legends! Quando si dice cambiare idea...
Ognuno degli oggetti ritratti avrebbe dovuto avere una particolare importanza nella storia e l'oscurità così fitta era una sorta di anticipazione per la trama: ogni scena, infatti, si sarebbe svolta di notte.

7. Uno sketch digitale del 2011, un velocissimo ritratto di Lilith. Da notarsi che ha il sangue alla bocca, come un comune vampiro qualunque, quando in realtà, beh... lei non farebbe mai niente di così triviale come sbrodolarsi mentre mangia. Ma, d'altronde, nel 2011 non avevamo ancora idea di come e quanto Lilith sarebbe stata importante nelle nostre storie!

8. Una vecchia illustrazione (2011) fatta con le penne a sfera (blu, nera e rosso) del ritorno di Vlad, in una scena di uno dei nostri racconti, dove lui si presenta così, con questo giaccone ispirato alla sua versione di Castlevania, le ali draghesche, e con il pieno delle sue forze.
Il motivo per cui gli abbiam fatto gli occhi completamente rossi è che, porca miseria, ogni volta finivamo per disegnarlo strabico. Così, almeno, era impossibile.

E per ora basta così. Alla prossima con altri vampiri brutti e cattivi (come tutti i vampiri che si rispettino)!

giovedì 7 febbraio 2019

Racconto breve - L'odore dell'acciaio

L'odore dell'Acciaio 

Illustrazione di Afterlaughs. Jean-Carl e Vlad. 
 

Abbassò finalmente le mani, rilassando appena i tendini, facendo si che la pelle si tendesse meno sulle nocche sbiancate. C'era qualcosa ancora incrostato sotto le sue unghie, ma non riusciva a capire se fosse terra o sangue. Non che questo dettaglio avesse più alcuna importanza...
Non sapeva dire quanto avesse lottato, quanto a lungo e con quanta forza avesse scavato. Era arrivato il momento, per lui, di andare fino in fondo.
Un tempo il nome del ragazzo era stato Jean-Carl e anche lui era stato come gli altri, normale, annoiato, felice come può esserlo un ragazzino, in quel modo sempre un po' sufficiente, un po' insoddisfatto. Aveva avuto una ragazza da amare, una volta, ma loro se l'erano portata via per sempre.
Aveva avuto una vita, una famiglia, dei fratelli.
Loro si erano portato via tutto, lasciandolo come aperto, squartato, in mezzo a quella disperazione, ad imputridire, come una carogna, alla ricerca di uno scopo.
Loro non aveva messo in conto che Jean-Carl potesse trovare un senso in tutto questo, una felicità estratta con le unghie dalle macerie di una vita distrutta, uno zaino pesante da mettersi sulle spalle e armi da infilare nella cintura, non avevano messo in conto che lui potesse imparare ad amare di più la vita, da quando la morte gli aveva sfiorato la fronte.
Il ragazzo, ora, non era più Jean-Carl, perchè aveva imparato a sue spese che avere un'identità era pericoloso e limitante. Era solo il ragazzo.
Prese un profondo respiro che gli riempì i polmoni, dilatandoli fino a fargli male. Il profumo della menta e del mentastro, che crescevano mescolati al trifoglio nel campo, gli stuzzicarono le narici piacevolmente dopo il greve odore della terra umida.
Farsi seppellire vivo non era stata una scelta facile, ma era l'unico modo che aveva avuto per sopravvivere mentre i suoi nemici scorrazzavano liberi in superficie. In effetti, a pensarci bene, non era stata neppure una vera scelta: aveva trovato una vecchia bara sforacchiata e capiente, ormai era diventato facile beccarne qualcuna nelle case di quelli come loro, e ci si era nascosto a scopo mimetico. Solo qualche decina di minuti più tardi si era sentito sollevare da terra e per poco non aveva urlato, pensando di essere stato scoperto; si era sentito trasportare, sballottato in giro, e si era sforzato di rimanere in silenzio assoluto, di calmarsi, respirare piano, di non irrigidirsi. Avevano seppellito la bara e il ragazzo era rimasto in silenzio ad ascoltare ogni manciata di terra che si infrangeva contro il legno, ogni risata, ogni battuta, dei necrofori che lo stavano seppellendo, per fortuna senza troppa cura. Era una tortura, che si insinuava sempre più a fondo nel suo cervello: la sensazione nera di essere in trappola, di sapere che lo spazio intorno al suo corpo si stava restringendo sempre di più.
Immaginate voi di essere laggiù, di sapere che non potete emettere un solo suono, di sapere che lentamente, un po' alla volta, la terra vi sta ricoprendo, sta schiacciando la fragile cassa di legno in cui vi trovate. Non ne uscirete mai più, pensate, morirete laggiù, annaspando alla ricerca di aria come insetti chiusi in una bottiglia, dibattendovi come pesci tirati fuori da un fiume, artigliando il coperchio sopra di voi nella vana speranza di smuoverlo. Non c'è morte più orribile, più consapevole, più vana.
Questi, e molti altri pensieri, si affollavano nella testa del ragazzo, ma egli non vi diede ascolto: si disse che la terra, a giudicare dal numero di volte in cui le vanghe avevano lavorato a quella sepoltura, non doveva essere poi molta sopra di lui, che l'aria era abbondante e che il coperchio della bara era leggero. Non si perse d'animo, il ragazzo, e attese silenzioso di poter compiere la sua vendetta, sorridendo ad occhi chiusi nel grembo oscuro della terra, prendendo come una benedizione quella prematura sepoltura che lo aveva celato agli occhi dei nemici.
“Forse sono pazzo” Pensò, ma fu solo per un istante.
Sentiva ancora le voci della gente che stava in superficie, dunque il momento di tentare una risalita non era ancora arrivato.
Passarono ore, intense e buie, ore contate secondo dopo secondo, un ticchettare, uno snocciolare di istanti che parve eterno, più lungo della nascita e della morte di un uomo. Ma il ragazzo era tenace e sorrideva. E finalmente scese il silenzio.
Fu allora che il ragazzo tentò di uscire e vi riuscì, senza sapere neppure lui come aveva fatto, ma ritrovandosi con le mani sanguinanti, sporco dalla testa ai piedi di terra umida e con schegge di legno fra i vestiti e la pelle.
E ora, finalmente, era libero e un mattino chiaro e radioso gli illuminava il volto.
Il ragazzo si controllò i coltelli alla cintura: erano sette, un numero magico e fortunato, affilati per giorni su pietre di fiume e assicurati con improvvisati legacci di cuoio e spago. Li aveva intinti tutti nell'acqua santa, anche se non credeva davvero che servisse a qualcosa, e subito dopo li aveva asciugati con cura perchè la ruggine non si formasse sul loro lucente, freddo, perfetto metallo argenteo. Li aveva curati come se fossero i suoi figli e quelli lo avrebbero servito fedelmente, assecondando i movimenti delle sue mani, intagliando e penetrando, disegnando il più perfetto dei lavori artistici: la vendetta.
Qualcosa si mosse alle spalle del ragazzo.
«Tu devi essere Jean-Carl Corsaro, non è così?» Gli chiese una voce calma, profonda, con un accento leggero dell'est europeo. C'era qualcosa di remoto in quel tono, come se provenisse da una registrazione.
Il ragazzo si voltò di colpo e mise mano all'impugnatura del più grosso dei suoi coltelli
«Tu...» disse soltanto, poi strinse le labbra fino a ridurle ad una linea dritta.
L'uomo che ora fronteggiava era alto poco meno di lui e aveva le spalle ampie, un torace da sollevatore di pesi, chiuso in una stretta camicia bianca aperta sul petto, e una cascata di capelli neri e ricci che gli scorreva lungo la schiena. Il suo volto era crudelmente atteggiato ad un sorriso aperto, che mostrava denti saldi e canini grossi e affilati, il labbro superiore ombreggiato da un paio di baffi folti, un naso avido, affilato e voluminoso, e occhi grandi, dalle iridi scarlatte, terrificanti, innaturali in quella faccia così comunemente umana, così imperfetta.
«Io» disse quell'uomo, incrociando le braccia «Si, proprio io, mio caro e giovanissimo amico... cosa vuoi fare, con quel coltello? Non è neppure d'argento. Non ha il manico di frassino. Quello è solo acciaio, semplice, vile acciaio. Piantamelo in petto, dai, ficcamelo qui sul cuore e vedrai cosa succede...».
Acciaio. Il ragazzo guardò oltre le spalle della creatura dagli occhi rossi e ne vide tanto, tantissimo... acciaio ovunque. L'erba, la menta, il mentastro che egli aveva fiutato erano solo l'illusione di un prato immenso, erano solo uno spazio verde, disseminato di croci, che conviveva con un cantiere di dimensioni pazzesche.
Pali in cemento si sollevavano, come le torri oscure di un romanzo fantasy, a reggere cavi spessi e tesi da un lato all'altro della struttura; impalcature abbandonate, tubi di un grigio brillante, attrezzi di ogni sorta, dalla vanga al martello pneumatico, giacevano disseminati. Tutto era fermo e si stagliava contro un cielo di un azzurro profondissimo e così terribilmente sbagliato a confronto di quello spettacolo artificioso.
«Cos'è?» Domandò il ragazzo. La sua voce era arrochita dalla stanchezza, dal caldo, dal fumo.
L'uomo dagli occhi rossi si guardò alle spalle solo per un istante, così rapidamente che parve un robot.
«Oh, quello?» disse poi, sollevando le sopracciglia e distendendo i lineamenti «Diventerà solo un castello. Un castello moderno, s'intende... non c'è più lo stile di una volta, il maledetto acciaio si sta divorando il mondo»
«Vuoi uccidermi?»
«Perché dovrei volerti uccidere?»
«Perché è quello che fa la tua gente. Quello che fanno i vampiri»
«Tu credi che io sia un vampiro»
«Non sono stupido» Jean-Carl sputò per terra, poi indietreggiò di mezzo passo «Non funzionerà, con me»
«Lo so. Hai già ammazzato molti di noi. Sei un assassino molto bravo»
«Grazie. Ma non sono un assassino e non ho ucciso nessuno. Erano già morti»
«Peccato che non ci siamo mai conosciuti prima... sei uno che va, tu, uno che va forte»
«Chi sei?» chiese il ragazzo, ignorando il significato della frase del vampiro
«Che strano» l'uomo con gli occhi rossi, il vampiro, assunse un'aria perplessa «Mi sarei immaginato, conoscendo la fama che aleggia intorno a te, che tu mi domandassi “cosa sei, mostro?”, oppure “perchè non stai bruciando al sole?”. Chi sei? Beh, è una domanda così civile... e non so come risponderti»
«Dimmi il tuo nome, mi basta»
«Vlad»
«Vlad?»
«Si»
«Un nome così... così da vampiro...» il ragazzo estrasse il coltellaccio da caccia dal suo fodero, ma lo tenne basso, allineato alla coscia «Lo trovo stupido»
«Ti sbagli. Non è un nome da vampiro, è al contrario»
«Cosa?» le sopracciglia scure e sottili del ragazzo si aggrottarono «Cosa significa?»
«Non è che Vlad è un nome da vampiro. Al contrario: vampiro è un nome da Vlad».
Jean-Carl non capì cosa volesse dire. Non gli interessava capirlo, voleva solo perdere tempo. Sapeva che quello di Vlad era un bluff, che l'acciaio poteva benissimo uccidere un vampiro, straccargli via la testa dal collo. Dopo bastava bruciarli e, oh, come bruciavano!
Vlad si avvicinò a lui, senza fretta, con movimenti troppo ferali per essere umani: sembrava che in ogni suo passo si scatenasse la forza di un leone arrabbiato, che usasse gruppi muscolari che non dovrebbero essere attivati solo per camminare. Jean-Carl aveva guardato spesso i vampiri spostarsi, ma dovette ammettere che non aveva mai visto qualcosa del genere. Non aveva neppure mai visto uno di loro che camminasse alla luce del sole.
«Sono più antico di tutti loro, il sole brucia solo un pò» Spiegò Vlad, come se gli avesse letto in mente. Probabilmente l'aveva fatto davvero, se era così vecchio come diceva.
Jean-Carl rafforzò la presa sul coltello, irritato.
Vlad dilatò le narici, fermandosi
«Il tuo sudore sta colando sul metallo» disse, a bassissima voce, quasi un sibilo «Sento l'odore dell'acciaio che si ravviva. Un assassino non dovrebbe essere così nervoso»
«Non ho mai ucciso uno di voi così...»
«Guardandolo negli occhi? Da sveglio? Tu tagli le gole dei vampiri che dormono»
«Non ho altra scelta» ringhiò fra i denti il ragazzo
«Lo so. Non sei un vigliacco, solo che non sei neanche stupido. Anche a me piace tagliare le gole»
«Vuoi tagliarmi la gola?»
«Non c'è romanticismo, così, non c'è caccia» gli occhi di Vlad parvero scintillare per un istante, due letali rubini incassati nel cranio, e la sua mascella si contrasse appena «Sono dalla tua parte, ragazzo. Sul serio»
«Cosa vuoi dire?»
«Non sono qui per uccidere te. Sono qui per ammazzare la fazione più numerosa, è molto più divertente. Tu sei solo».
Jean-Carl non credeva di aver compreso bene. Il vampiro voleva fare fuori i suoi stessi simili? Bisognava lasciarglielo fare? E poi aveva altra scelta? No. Il vecchio Vlad avrebbe fatto a pezzi il suo giovane corpo mortale ed esausto con la facilità con cui un bambino può spezzettare un cracker. L'avrebbe spezzettato e divorato.
«Vieni con me» disse Vlad «Prendiamoli che dormono. Non si aspettano che io sia qui»
«Tu sei uno di loro e basta! Tu mi vuoi in trappola!» realizzò il ragazzo, trionfante, sollevando il coltello «La luce del sole ti indebolisce. Vuoi portarmi fra i tuoi per ammazzarmi. Non verrò».
La lama tintinnò contro le rocce, volando via dal pugno chiuso del ragazzo. Vlad sorrise sornione
«Ti ho disarmato. Senza che ti accorgessi di come ho fatto. Se avessi voluto ucciderti l'avrei già fatto da un pezzo, Jean-Carl».
Il ragazzo sobbalzò: non gli piaceva che lo si chiamasse con quel nome. Socchiuse le palpebre, guardando la figura tarchiata di Vlad dallo spiraglio, pensando che magari sarebbe cambiato un po', che sarebbe diventato meno inquietante, ma non era così: rimaneva uguale a sé stesso, così strano, un po' goth, un po' nobile, un po' pazzo. Uno zombie pallido, un corpo morto ammantato di un'apparenza di umanità, e occhi rossi come sangue dalle pupille immobili. Niente di ciò che era vivo, neppure i rettili, riusciva a dare una simile impressione di immobilità.
Jean-Carl non poteva fidarsi di lui e non era perchè non era umano, ma perchè era un mostro, una cosa che non avrebbe dovuto esistere in natura. E se prima era stato in qualche modo scettico, lo convinse il guardare la sua ombra: la figura del corpo di Vlad non era riportata fedelmente sul terreno, ma era deformata, più alta, curva, e tremava in un modo che non era in alcun modo spiegabile, ma che, semplicemente, era terrificante.
Il vampiro guardò la propria ombra, le labbra strette in una linea. Poi prese a ridere. Rise forte, spalancando le fauci. I suoi denti scintillarono al sole ed erano tutti affilati, non solo i canini, e la lingua esangue finiva in una punta rettilesca ed era gonfia, innaturale.
Il ragazzo sentì un brivido di freddo lungo la spina dorsale, poi la sua mano si mosse come se avesse vita propria e conficcò dritto in quella lingua, in mezzo alle zanne ricurve, uno dei coltelli. Il sangue non zampillò come avrebbe dovuto, ma prese a scendere lentamente, scuro e freddo, formando rivolette intorno alla lama e sulla gola del vampiro, dove la punta dell'arma aveva trapassato la carne e lacerato la pelle.
Vlad emise un gorgoglio strozzato, spalancando gli occhi.
Poi il ragazzo non vide né sentì null'altro che un dolore acuto e sparso lungo tutto il corpo, come se fosse stato investito in pieno da una locomotiva e schiacciato sotto le sue ruote pesanti, poco prima di perdere i sensi.
Si risvegliò al buio, al chiuso, con tutte le membra doloranti. Si sentì sconfitto. Era questa la morte? Non avrebbe dovuto forse essere una cessazione di tutta la vita? E allora perchè, perchè stava soffrendo in quel modo, perchè sentiva le spalle che pulsavano e i polmoni stretti in una morsa?
Era vivo e questo era chiaro come la luce del giorno anche laggiù, in quella oscurità fredda.
Fredda come metallo, realizzò il ragazzo, quando allungando le mani di fronte a se, in alto, sentì con i polpastrelli una superficie liscia come uno specchio. Non era tutto buio, il mondo: una fessura nel metallo lasciava penetrare una lama pallida di luce. Con le dita, il ragazzo interruppe il chiarore, poi cercò di sistemarsi in modo da poter guardare fuori. Era notte, ma potenti fari rischiaravano il cantiere in cui quelle creature disgustose lavoravano alla costruzione di un mastodontico edificio di vetro, cemento e metallo.
Il terrore afferrò con le sue mani artigliate e secche lo stomaco di Jean-Carl: molto peggio che essere seppellito vivo, era stato nascosto nel bel mezzo del cantiere, in quella che sembrava una tomba di metallo invece che di terra e legno. Non ne sarebbe uscito vivo, il cemento si sarebbe chiuso su di lui, ecco la fine crudele che Vlad aveva deciso per colui che lo aveva accoltellato.
Eppure il ragazzo non gridò. Si distese. Forse si sarebbe salvato, forse no, ma quello che sapeva di certo era che non avrebbe gridato, non avrebbe dato a quegli esseri mostruosi il pretesto per venire a prenderlo.
Chiuse gli occhi. Impose alle pupille di smettere di tremare dietro le palpebre.
C'era anche un'altra cosa che sapeva di certo: se mai si fosse salvato, se ce n'era anche solo una possibilità, avrebbe odiato per sempre l'odore intenso, singolare, metallico, dell'acciaio. 


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Questo è un vecchio pezzo del 2013, creato per il contest di #ArteScritta sul tema "L'odore dell'Acciaio". Ah, e abbiamo anche vinto il contest con questo ;)
È stato anche l'esordio su internet di Jean-Carl (personaggio che aveva già "esordito in privato").
Ringraziamo ancora Afterlaughs per la bellissima illustrazione che ci ha donato (e potete vedere l'originale QUI su Deviantart)!

domenica 16 settembre 2018

ICDL illustrazioni - Urban Legends (parte 2?)


In precedenza abbiamo già pubblicato un post generico con illustrazioni miste dei personaggi di Urban Legends, che però avevano un filo conduttore: erano vecchissimi e stupidini. Quindi questa è una sorta di parte 2 della collezione, ma leggermente meno stupida.

1. Uno sketch rapido, completamente in digitale, di September Aster. Realizzato nel 2014. Praticamente non aveva il petto, era piatto come uno scheletro, e aveva gli occhi a patatona. Per fortuna che perseverando abbiamo imparato a disegnarlo meglio, nel presente XD
2. Un altro sketch del 2014, stavolta della protagonista Furiadoro. Aveva delle cicatrici che sembravano branchie (?) e degli occhi a patatona pure lei.
3. E sono loro! September Aster - mago, occhi verdi; Furiadoro,- donna lupo, occhi gialli; Vlad - vampiro, occhi rossi. Insieme sono... il trio del semaforo XD
Adorabile versione chibi dei nostri tre sovrannaturali, disegnata con le matite colorate nel lontano 2013. Da notarsi che Furiadoro e Vlad si tengono per mano, una cosa che non abbiamo ri-disegnato praticamente mai più e che non abbiamo in programma di riproporre ancora per molto tempo. È una sorta di illustrazione rara.
4. Torniamo ancora più indietro nel tempo, al 2012, con questo "meme degli stili" (eh, che ci volete fare, gli artisti hanno meme diversi dai vostri) in cui abbiamo ritratto September Aster in diversi modi. Da notarsi come non conoscevamo ancora Ed Sheeran, ma September gli somigliava già (la prima volta che abbiamo visto il noto cantante, anni dopo, abbiamo pensato che fosse una materializzazione magica dell'aspetto di September Aster che avevamo avuto in mente per anni...). 
Lo stile in "Another artist style" è quello di Solid&Etc (Yukari Toshimichi), una fanartista di Hellsing che a quei tempi praticamente idolatravamo.  

5. Sempre dal 2012, lo style meme anche con Vlad, il vampiro più... ehm... non abbiamo un termine per lui... della nostra saga! Anche qui la rappresentazione in uno stile diverso dal nostro è ispirato ai lavori della bravissima Solid&Etc. Ma il nostro riquadro preferito, qui, è senza dubbio quello surreale: guardate, guardate con che precisione ha catturato il carattere di Vlad! Il suo onirico vagare in un mondo che non gli assomiglia! La sua atipica euforia interiore! Ma, soprattutto, il suo naso.

6. E ovviamente, dopo September e Vlad, ora è il turno dello style meme con lei, la protagonista, la regina, Furiadoro. C'è poco da dire, ci siamo mantenuti più seri con lei, talmente seri, in effetti, che tutto il meme è disegnato in bianco e nero. Anche questo meme è stato disegnato completamente in digital, ma stavolta l'"another artist style" è quello di Goldenwolfen (Christy Grandjean), l'artista specializzata in animali antropomorfi e licantropi a cui abbiamo dedicato, in un'impeto di ammirazione, uno dei nomi alternativi degli aurolupus, ovvero la razza di licantropi a cui appartiene Furiadoro, che si possono chiamare appunto "goldenwolfen".


7. Concludiamo la sfilata di illustrazioni in questo post con un lavoro pucciottoso (che si intitola proprio "Pucciotti"), anche questo piuttosto vecchio, del 2012. Sono September Aster, il nostro mago facciotta di pagnotta, insieme ad un axolotl gigante chiamato La Paola, la quale ha un ruolo che potremmo definire divino nelle leggende creazionistiche del nostro mondo. Lunga storia, di cui forse un giorno vi parleremo ;)



E per ora basta così! Alla prossima ghiotta carrellata di immagini e dietro le quinte ;)

sabato 12 maggio 2018

ICDL illustrazioni - Disegnini vecchissimi e stupidini dei personaggi di Urban Legends


Vi è mai capitato di perdere tempo a scarabocchiare caricature e scenette stupide con i vostri personaggi? A noi si, ovviamente. E siccome vogliamo rendervi partecipi di queste piccole follie scarabocchiose, ecco un capitolo dedicato ai migliori (si legge "peggiori") sketch dedicati a Urban Legends.
Nel 2010 avevamo le idee chiarissime su chi fossero intimamente September Aster e Furiadoro: September è un tizio con una faccia enorme a forma di pagnotta che si distrae a guardare le farfalle e sale sui piedi della gente, Furiadoro è una tizia arrabbiata i cui piedi vengono schiacciati da September.

Nel 2010 avevamo le idee chiarissime su chi fossero intimamente September Aster e Furiadoro: September è un tizio con una faccia enorme a forma di pagnotta che si distrae a guardare le farfalle e sale sui piedi della gente, Furiadoro è una tizia a...

I canidi, anche per via del muso lungo, hanno una bella lingua. E i licantropi probabilmente non sono da meno.Ora, chi ha mai visto Hellsing, ha sicuramente notato quanto la lingua di Alucard (D-R-A-C-U-L-A A-L-U-C-A-R-D) sia enorme. In genere negli anime e anche in una bella fetta di fumetti, i vampiri c'hanno la linguazza di un chilometro e per giunta a punta. Insomma, ci è venuto il dubbio: chi ha la lingua più lunga, i licantropi o i vampiri?September, il mago, forse ce lo saprà dire dopo questa sfida... la prima delle sfide "lycan vs vampire" in cui i prestigiosi esponenti della prima e della seconda categoria, Furiadoro e Vlad, si scontreranno per vedere... ehm... chi ha... cose più lunghe (non pensate a male: Furiadoro è una femminuccia) o più grandi o meglio in generale.Chi la vincerà, questa prima sfida? Per voi, chi ha la lingua più lunga?

Chi la vincerà, questa prima sfida? Per voi, chi ha la lingua più lunga?

Le leggende ballano il cancan XD ... o forse dadaumpa? Chibi disegnino del 2011, da parte di Mimma, una delle nostre artiste più giovani. Ci sono Furiadoro, Vlad, Francesca e September. Tutti i personaggi, eccetto Francesca, compaiono in "Urban Legends".

Eccoli  quà, la squadra quasi al completo, che esce cantando dalla Città Senza  Nome

Eccoli quà, la squadra quasi al completo, che esce cantando dalla Città Senza Nome. C'è la creatura senza nome di Nameless City, c'è il maghetto September, c'è la capogruppo Furiadoro (una donna lupo) ed alla fine c'è anche Vlad alias Dracula.

 C'è la creatura senza nome di Nameless City, c'è il maghetto  September, c'è la capogruppo Furiadoro (una donna lupo) ed alla fine c'è  anche Vlad alias Dracula

Vecchio fumettino del 2011 dedicato a September Aster il mago. La canzone è la sigla di "Ransie la Strega". perchè era troppo azzeccata e dovevamo farci almeno una paginetta fumettata.

 perchè era troppo azzeccata e dovevamo farci almeno una paginetta fumettata

sabato 20 maggio 2017

Quella giostra laggiù

Oggi vi proponiamo un racconto, facente parte del Cammino delle Leggende, che abbiamo scritto nel 2013 per un contest di ArteScritta, con il tema "dalle immagini alle parole", in cui dovevamo scrivere un racconto ispirandoci a questa immagine:


Ecco cosa ne è nato:

Quella giostra laggiù

«Vedi quella giostra laggiù?» Chiese Francesca, indicando una struttura lontana, che si ergeva in mezzo al cemento come una sorta di statua, un monolito in movimento con lucine disposte a file.
Il ragazzino, capelli neri sistemati con il gel e tredici anni di “scavezzacollagine” pura, annuì, gli occhi stretti in due fessure
«Si, certo» rispose, stringendosi un po' nelle spalle «Che cosa devo fare?».
Tutto era iniziato quando lei gli aveva generosamente sganciato trenta euro.
Il ragazzo l'aveva vista avvicinarsi, una giovane donna con i capelli castani tagliati corti, un po' spettinati, e aveva pensato che era strana, un sentimento che si era accresciuto quando lei gli aveva domandato di salire su un'attrazione, su una giostra, sotto il compenso di trenta euro in contanti e in anticipo, a patto di non fare domande sul perché lei glielo stesse chiedendo.
Ovviamente lui aveva accettato e lei aveva preso a spiegargli...
«Beh, quello che devi fare è facile: trova un compagno che ti aiuti e arraffa il premio sulla giostra. Poi portalo a me. Se riesci ad arraffarlo, beh, avrai altri dieci euro».
Sembrava facile ed è sempre meglio raccogliere le sfide facili. Il ragazzo annuì
«Ho un amico. Le prendiamo il premio, signorina» disse, gonfiando il petto
«Bene. Come ti chiami?»
«Francesco»
«Incredibile quanti “Franceschi” riesco ad incontrare... anche mio fratello si chiama così. Anche io mi chiamo Francesca».
Il ragazzino pensò che era davvero strano che la donna e suo fratello avessero lo stesso nome. Stava mentendo, doveva essere per forza così. Però era meglio non fare domande, se qualcuno ti sganciava dei soldi in cambio di un lavoretto facile, così si allontanò e raggiunse il suo amico Giuseppe, un ragazzetto smilzo, biondo, ricciolino.
«Ohè, Ciccio, che voleva quella?»
«Mi ha dato trenta euro» rispose euforico Francesco, sollevando le banconote e infilandosele poi subito dopo in tasca, come per proteggere il suo tesoro «Darà dieci euro anche a te se riusciamo a portarle il premio del calcinculo»
«Fai sul serio?»
«Non dovresti chiederlo a me, ma a quella lì. Comunque a me li ha dati...»
«Mizzica, andiamo, no?»
«Però ce la dobbiamo fare»
«E che ci vuole? Quella lì ha occhio... noi glielo prendiamo sicuro, quel coso»
«Lo so» Francesco prese a camminare verso la cabina del bigliettaio «Glielo prendiamo sicuro e ci guadagniamo pure»
«Secondo te, perché lo vuole?»
«Boh»
«E non ti interessa neanche un poco?»
«Mia sorella dice che la curiosità è per le femmine» rispose seccamente Francesco «Noi ragazzi, dai, pensiamo a fare la grana»
«Non credo che tua sorella abbia ragione...» iniziò a dire Giuseppe, ma ammutolì quando si ritrovarono di fronte alla cabina del bigliettaio, quel parallelepipedo che era l'unico ostacolo fra una qualunque giostra e un qualunque bambino.
La cabina era una struttura di legno e metallo, verniciata di rosso brillante e decorata sulle fiancate con disegni di pupazzetti che ricordavano solo vagamente quelli di cartoni animati esistenti, sempre ammesso che un pikachu possa essere verde o che esistesse un qualche robot bicefalo giallo e blu in una qualunque serie per bambini.
Il bigliettaio se ne stava con un gomito appoggiato al ripiano della cabina e il mento sul palmo della mano, osservando verso il basso con aria vagamente interessata. Aveva un po' di baffi, la barba, i capelli lunghissimi, neri come catrame, ricci, e strani occhi penetranti, di un colore che, pensò Francesco, doveva essere una sfumatura di castano così chiara da sembrare rossa nello strano gioco di luce riflessa dentro il gabbiotto.
«Quanti biglietti?» Domandò l'uomo, con voce divertita e vibrante
«Due» rispose il ragazzo, alzando due dita e porgendo contemporaneamente con l'altra mano venti euro.
L'uomo con i capelli lunghi non prese i soldi, ma spinse due biglietti rosa, decorati con un semplice rettangolo nero e qualche parola, verso i ragazzini
«Buona fortuna» sibilò, ingobbendosi un pò.
Francesco prese quello che gli veniva dato e poi mise ancora avanti la banconota. Il bigliettaio scosse la testa
«Pagherete dopo» disse, e sembrò sottintendere qualcosa, marcando il tono sulla parola “dopo”.
I due ragazzi si diressero alla giostra, un'installazione composta da un grosso corpo centrale, bianco e brillante come se fosse smaltato, e decorato nella parte più alta da quattro file di luci di colori diverse. Intorno al corpo centrale pendevano seggiolini colorati di rosso, blu, nero e giallo.
Non era una bella giostra, pensava Giuseppe, era solo una “cosona brutta”, mascherata da cosa allegra perchè aveva appena qualche luce e seggiolini colorati, ma non c'erano statue, né pupazzi, né decori. Era orribile.
Per Francesco, invece, la giostra era qualcosa di molto grazioso, di molto semplice, e soprattutto di divertente: era una sorta di tradizione, per lui e i suoi amici, cercare di catturare la roba che appendevano in cima alla giostra e si erano allenati duramente per avere quasi il cento percento delle probabilità di farcela.
C'era un tizio impomatato, panciuto, che controllava che tutti i bambini avessero in mano un biglietto. Per fortuna, Francesco e Giuseppe non avevano problemi: salirono, si sistemarono per bene con le gambe infilate sotto la sbarra d'acciaio dei seggiolini, e la giostra cominciò a girare. Girava troppo lentamente, pensarono, era una di quelle giostrine da quattro soldi per poppanti.
Poi il movimento accelerò, in modo quasi improvviso. I seggiolini cominciarono, per effetto della forza centrifuga, ad essere un po' più inclinati, spinti verso l'esterno.
Francesco alzò lo sguardo e lo vide, mentre passava rapidamente sotto di esso: il premio era un pupazzetto veramente orribile, tutto bianco e con una testona rotonda decorata da due bottoni blu che dovevano essere gli occhi e da un ciuffetto rudimentale di peli rossastri che somigliavano solo vagamente a dei capelli. Il pupazzetto era completamente nudo e né piedi né mani avevano dita, ma c'era una specie di pietra incastonata nella sua pancia.
Giuseppe parlò rapidamente
«Allora, quando sei pronto io vado...»
«Vai!» strillò Francesco, appena, durante il terzo giro, iniziarono ad avvicinarsi al pupazzo.
Le gambette di Giuseppe scattarono come due molle, colpendo la parte inferiore del seggiolino di Francesco e facendolo schizzare in aria, con le braccia protese, tutto il corpo proteso, nella sensazione di volare per un istante. Nel corpo di un ragazzino, quella era libertà pura, un istante dilatato nel tempo, un'ascesa come quella di un uccello, altissima, che sarebbe stata seguita da una caduta vertiginosa.
Se si fosse sporto un altro po', Francesco sarebbe sgusciato via dalla sbarra e avrebbe rischiato di essere catapultato fuori dal seggiolino, ma non fu così perchè le sue dita raggiunsero il brutto pupazzo bianco prima che accadesse l'irreparabile.
Con una velocità che avrebbe fatto salire il cuore in gola a chi non fosse stato abituato, il seggiolino ricadde e continuò a girare, sempre più rapidamente.
«Ce l'ho fatta!» Gridò Francesco, mostrando il premio al ragazzo dietro di lui, che sollevò entrambi i pollici in un gesto di apprezzamento, senza però dire nulla.
Quando entrambi scesero, l'uomo impomatato e panciuto disse loro che avevano vinto un altro giro, ma i bambini declinarono gentilmente l'offerta: loro non erano lì per il divertimento, ma per i soldi, che poi erano la loro personale idea di divertimento.
Francesco individuò subito la ragazza dai capelli corti in mezzo alla folla, perchè lei lo stava fissando e se ne stava lì, con le braccia incrociate e le gambe un po' divaricate. Forse era un po' folle, o forse era solo molto ricca, ma a lui non importava granchè, adesso.
«Eccolo qui» Disse, avvicinandosi a passi lunghi per quanto lo permettevano le sue corte gambette di preadolescente «Preso il pupazzo. E ora, signora, cioè, avevate detto che...»
«Dieci euro» lo precedette Francesca, tirando fuori il portafoglio da una tasca «Lo so. Ringrazia anche il tuo amico da parte mia».
Prima di darle il regalo, scambiandolo per la banconota, il ragazzino esitò per un istante per osservarlo meglio. La pietra che spuntava come una sorta di grottesco ombelico dalla pancia bianca del giocattolo era di colore blu, levigata, e sembrava vagamente luminosa. Forse, anzi probabilmente, aveva un qualche tipo di valore monetario, ma Francesco non era una persona che si tirava indietro dopo aver fatto un patto, così consegnò il pupazzo alla giovane donna.
Francesca lo prese senza affrettarsi, neanche lo guardò, come se non fosse importante.
«Buona giornata» Disse, facendo un cenno ai due bambini e allontanandosi poi in mezzo alla folla di gente senza voltarsi neppure una volta indietrò.
«Però» Commentò soltanto Giuseppe, sfregandosi un ginocchio che gli prudeva «Ce li ha dati davvero»
«Si»
«Si. Si e basta?»
«Si e basta» borbottò Francesco.
Gli sembrava tutto molto strano, ma voleva toglierselo dalla testa. Aveva la strana impressione di aver appena venduto uno zaffiro per trenta euro e una corsa gratis ad un calcinculo, il che non era esattamente quello che si può definire un grande affare, ma era certo meglio di niente.
«Ahò, a che pensi?» Gli domandò Giuseppe, prendendolo per il gomito
«Niente, niente»
«Andiamo a comprarci il gelato?»
«Non lo voglio, il gelato. Voglio cose da masticare»
«Ti prendi qualche pasta...»
«Non le voglio, le paste» sbottò Francesco «Voglio l'hot dog o la pizza»
«Che pizza e pizza? Si schiatta di caldo, muori con la pizza»
«E voglio morire, ma voglio la pizza»
«Vabbè, quando sei morto poi non ti lamentare da me, che sennò ti riammazzo, giuro».
I due iniziarono a ridere, poi si diressero verso il più vicino bar, ma furono fermati da un uomo, anzi, per essere più precisi, l'uomo che aveva regalato loro i biglietti.
«Bambini» Disse, avvicinandosi con un passo lungo e rapido, un sorriso ampio e brillante sotto i baffoni neri «Bambini...».
Francesco ricordò cosa aveva detto quell'uomo: “pagherete dopo”. O qualcosa del genere. Perciò ora voleva i suoi soldi, ma no, non poteva volerli, perchè loro avevano comunque vinto un giro gratis...
«Si, signore?» Domandò Giuseppe, parlando prima che Francesco avesse anche solo tempo di pensare che cosa rispondere
«Dov'è il pupazzo che avete preso?»
«Lo abbiamo dato ad una signorina che ce l'aveva chiesto. Ce lo ha pagato»
«E così lo avete dato via...» il sorriso di quell'uomo si fece in qualche modo pericoloso, si strinse appena, ma divenne più duro
«Si, signore»
«Non avreste dovuto. Non si vendono i propri premi»
«Senza offesa, ma era solo uno stupido pupazzo, signore»
«E ora dovrò trovare un modo per contendermi quello stupido pupazzo con lei. Certo, le ho promesso di giocare pulito, bambini, e ho giocato pulito: non ho interferito in nessun modo con la sfida. Vi ho persino aiutati. E avete vinto la sfida. Lei ha vinto la sfida. Ma ho promesso a lei, non a voi, di non interferire. E ora sono arrabbiato»
«Non capisco cosa intende, signore...»
«Intendo che voi avete preso qualcosa di mio, ma che ci sono delle regole e non potevo impedirvelo. Ma ora sono terribilmente arrabbiato con voi»
«Beh, signore, senza offesa di nuovo, però, sa, lei non ci aveva detto niente di tutto questo»
«Non mi interessa. Volete porre rimedio a quello che avete fatto?»
«Si, certo»
«No» disse Francesco, stringendo i denti «No, signore. Non abbiamo fatto nulla di male e non si deve immischiare. Lei non ci ha detto niente, non sapevamo niente, perciò abbiamo fatto tutto in regola»
«La legge non ammette ignoranza, bambino» il tono duro dell'uomo colpì il ragazzo come un pugno, facendogli letteralmente male, una scarica di dolore che partì dalle sue orecchie ed arrivò fino ai gomiti, intenso.
Francesco tremò, me non disse nulla, non si lamentò. Drizzò la schiena, sentì l'adrenalina scorrergli nelle vene, si voltò e fuggì, correndo più veloce possibile sulle sue corte gambe di tredicenne per allontanarsi da quell'uomo pazzo che voleva qualcosa da lui. Sentì alle sue spalle uno scalpiccio rapido e leggero e seppe che Giuseppe lo stava seguendo.
I due corsero finchè non si furono allontanati dal centro della città, nei pressi di una fontana alla quel potessero bere, stanchi.
«Chi cazzo era quello?» Domandò Giuseppe, aggrappato al tubo dell'acqua «Mi ha spaventato, ti giuro, mi ha spaventato»
«Boh» rispose Francesco, sedendosi per terra «Quello dei biglietti. Io non lo conosco, mai visto prima. Me la ricorderei quella faccia»
«Sembrava un drogato, aveva la parte sotto gli occhi scura e poi gli occhi rossi e i capelli lunghi...»
«L'ho visto pure io»
«Non dovrebbero fare lavorare quelli come lui»
«Bah»
«Era disgustoso. Puzzava come... come un pezzo di carne... come una cosa morta».
Di questo, Francesco non se n'era accorto, pensava che fosse qualcosa nell'aria, il negozio del macellaio, l'odore pesante della frittura delle bancarelle, qualcos'altro. Un uomo doveva essere davvero poco curato per avere quell'odore.
«Sono disgustoso?» Domandò una voce profonda, divertita.
Francesco e Giuseppe spalancarono gli occhi, scattando in piedi. L'uomo era comparso letteralmente dal nulla, si era tolto la giacca con un solo gesto fluido e ora ne mostrava l'interno, ricoperto di coltelli assicurati con legacci di differenti materiali e fibbie metalliche.
«Cosa volete?» piagnucolò Giuseppe «Faremo quello che volete... qualunque cosa...»
«Qualunque cosa?» il bigliettaio sorrise, piegando un po' la testa e infilandosi di nuovo la giacca, come se non fosse successo niente «Davvero qualunque?»
«Si, signore, si!»
«Bene» Vlad si tolse un paio di coltelli dalla giacca «Dovete uccidere un uomo per me»
«Uccidere un uomo?» Domandò Francesco, scioccato da quella richiesta «Perché non lo fa lei?»
«Guardami? Ti sembro uno che ucciderebbe un uomo?»
«Si, signore» rispose il ragazzino moro, senza pensarci
«Bene. Hai intuito, bambino. Ma come ho detto, ci sono delle regole e io non posso uccidere quest'uomo»
«Sta mentendo»
«Cosa?»
«Ho detto che sta mentendo. Sta dicendo una bugia, signore»
«Non mi piace che mi si dia del bugiardo» scattò il bigliettaio, sollevando il labbro superiore in una smorfia che mostrò i canini
«Che fai, Francesco?» piagnucolò Giuseppe, afferrando un braccio del suo compagno di giochi
«Che faccio?» ringhiò il moretto, socchiudendo gli occhi «Faccio quello che devo fare»
«Ti ucciderò, ragazzo. Ti ucciderò, lo sai questo, vero?»
«Si, signore. Lo so, signore».
Giuseppe, impietrito e con la bocca aperta, lasciò andare il braccio di Francesco. Non capiva, semplicemente non riusciva a concepire, che quello che stava succedendo fosse reale.
«Ma non ho colpe, signore» Disse il ragazzetto moro, avanzando di un passo «Ucciderete un innocente»
«Lo so» disse il bigliettaio, annuendo solennemente
«Aspettate! Fermo! Chiamerò la polizia!» urlò Giuseppe, pronto a voltarsi per scappare.
Quello che Francesco sentì fu un ringhio animalesco, che somigliava al ruggito di una tigre, ma affievolito, poi qualcosa gli schizzò la faccia. Con mano tremante, si toccò una guancia.
"Oh Mio Dio. Oh."
Le dita che si portò di fronte agli occhi erano arrossate sui polpastrelli, scarlatte di sangue.
Francesco non voleva guardare, non voleva sapere in quanti pezzi era stato spaccato il suo amico che, al contrario di lui, non sapeva di stare per morire. Una paura cieca, infinita, impossibile, gli divorò il cuore. Il bigliettaio, con i suoi occhi del colore delle fiamme morenti, si abbassò a guardarlo negli occhi. Aveva la faccia, il mento e la bocca, sporchi di sangue, sorrideva.
«Ucciderai per me?» Domandò.
Francesco non aveva altra scelta. Annuì lentamente, tremando. Poi svenne, cadendo fra le braccia già tese del mostro.
Il bigliettaio si erse in tutta la sua statura, non molta a dire il vero, e si avviò verso una zona d'ombra: odiava quel maledetto sole che gli bruciava la pelle. Non era più facile come un tempo essere un vampiro e trovare i propri seguaci, ma per lui... beh, lui era diverso. Un tempo, però, i bambini erano diversi. Ora erano diventati dei mostri peggiori di lui, solo con il tempo riuscivano a redimersi, diventando adulti sopprimevano il loro istinto, la loro propensione ad arraffare, a rubare, fare del male, uccidere.
«No» Disse qualcuno alle spalle del bigliettaio, una voce maschile da tenore «Lascia andare il bambino. Lo sai che vuoi me, non lui».
Il vampiro tirò su aria con il naso, anche se respirare non gli serviva a nulla, era solo un gesto umano, un gesto che lo calmava. Non si girò, parlò piano
«Voglio lui. Lo voglio nelle mie schiere, è... grazioso... non ho dei bambini nelle mie schiere da almeno un centinaio di anni»
«Hai sparpagliato l'altro ovunque, è disgustoso. Lo ritroveranno. Ti daranno la caccia»
«Non ho paura. Non ho mai paura. E non mi importa che sia disgustoso»
«Stai mentendo»
«Tu lo sai, vero. Sei un esperto di “persone che stanno mentendo”»
«Non mi sembra il momento» la voce dell'uomo sconosciuto si alzò di un paio di toni, divenne quasi isterica
«A me sembra il momento, invece. Questo è il momento giusto»
«Perchè non mi guardi in faccia?»
«Non mi piace, la tua faccia. E a te non piace la mia. Perchè dovrei voltarmi e guardarla? Perchè dovrei costringerti a vedere la mia, la mia faccia da assassino?».
Parve per un paio di istanti che l'altro uomo non avesse idea di cosa dire, di come rispondere. Ma rispose, lo fece a bassa voce, lo fece con rabbia, con intensità
«Come potrei odiarti, se non vedessi la tua faccia da assassino?».
Il vampiro sorrise, le sue guance si allargarono piano, i denti robusti in mostra. Poi il sorriso si richiuse, di colpo.
«Vuoi vedermi, vuoi odiarmi. Vuoi assaporare la tua rabbia di piccolo uomo tradito»
«Hai preso la mia vita» sussurrò l'altro
«Si, l'ho fatto. Ho preso la tua vita un lavoro dopo l'altro, ti ho allontanato gli amici, il denaro, l'amore»
«Perché?»
«Perché sei insignificante. Ecco perchè non mi giro a guardare la tua faccia. Questa è la verità: sei insignificante. Sei inutile per questo mondo, molti sono come te, non sei solo. Sei bestiame, io sono il tuo predatore. Ma non voglio ucciderti, perchè non ho fame e perchè so che sei insipido. Quelli come te lo sono sempre. Insipidi»
«Vorresti farmi piangere?»
«Si. Vorrei sentirti piangere»
«Metti giù quel bambino. Sei solo un pazzo. Uccidi me, lascia stare lui. So che sei frustrato, anche se non so per cosa»
«La tua voce è patetica» constatò il vampiro, divertito, irrigidendo un po' i muscoli delle spalle  
«Metti giù quel bambino»
«E so che prima o poi ti metterai a piangere»
«Mettilo giù. Lascialo per terra e vattene»
«So che cosa sei, so tutto di te, tutto della tua vita...»
«Quello è solo un bambino, lascialo stare e va via, non voltarti indietro»
«...Conosco ogni patetico lavoro che hai fatto, ogni ufficio sulle cui scrivanie pulite hai messo carte compilate, firmate, timbrate, ogni stupido mobile ikea che hai montato, ogni valigetta piena di esempi dimostrativi che hai trasportato di casa in casa. Impiegato, rappresentante, commesso. Conosco ogni patetico lavoretto che hai fatto»
«E allora, se sono così patetico, perchè proprio io?»
«Perchè avevi quel posto da bigliettaio che io volevo. Ecco perchè»
«No. Non è così. Tu hai preso tutti i miei lavori. Tutti. Arrivavi tu, splendido, eccentrico, con il tuo sguardo magnetico. Prendevi il mio posto. Mi hai distrutto la vita»
«Lo so. Ma è stato solo... solo il caso. Per qualche strano motivo, tu eri ovunque io volessi essere, avevi tutti i lavori che a me servivano ed eri abbastanza patetico da poter essere scacciato»
«Guardami in faccia, quando mi parli!»
«Sputi parole come una ragazzina ferita»
«Sei un mostro»
«Lo so. Amo esserlo, lo amo moltissimo»
«Che cosa vuoi in cambio della vita del bambino?».
Il vampiro si girò a guardare in faccia l'altro uomo. Era un ometto basso, normale, con una camicia abbottonata fino all'ultimo bottone, il collo coperto, pantaloni a vita alta e cintura di pelle bruna, occhiali rotondi da miope, inforcati su un naso appuntito. Capelli anni cinquanta, castani, quelli ben pettinati con la riga da un lato. Occhi lucidi. Pugni stretti. Una pistola sollevata verso di lui.
«Non puoi uccidermi con quella»
«Lo so. Non avrei aspettato, altrimenti»
«Giusto. Niente esitazione, colletto bianco».
Un proiettile colpì il vampiro nel mezzo della testa, il sangue colò lentamente, molto lentamente, a bagnare le sue sopracciglia nere come carbone. Il ferito sorrise, ignorando completamente il foro che aveva al centro della fronte
«Che bello, vero? Molto bello» mormorò «Il sangue è come rubino liquido...»
«Cosa vuoi, per lasciare libero il bambino?»
«Hai una sola possibilità. Una, non te ne do di più. Sai, è perchè mi piace giocare, come quel tale... Saw l'enigmista... Sono il tuo Jigsaw. Devi prendere il pupazzo di quella giostrina che c'è in piazza, il calcinculo, che nome ridicolo... non mi interessa come trovi un compagno per farti aiutare. Devi prenderlo senza pagarlo, devi acchiapparlo come hanno fatto questi due ragazzini: paghi il biglietto, sali su quei seggiolini, prendi il pupazzo facendoti prendere a calci nel didietro. Se ce la fai, al primo colpo, io ti lascio vivere e lascio vivere il bambino. In caso contrario... entrambi sarete miei. Una sola possibilità, un solo colpo. Accetti?»
«Accetto» rispose senza esitare l'uomo «Ma tu prenderai la pistola»
«Perchè?»
«Perchè io non ho idea di come farla sparire in modo convincente. E perchè tu non hai comunque bisogno di spararmi, per uccidermi»
«Logico».
Dieci minuti dopo, il terreno era pulito. I resti di Giuseppe, ragazzetto scavezzacollo che aveva girato su più giostre di qualunque altro ragazzino, che aveva mangiato gelati e pizze e hot dog, erano stati portati via, divorati, spolpati, ridotti ad un nulla, triturati, distrutti. Nessuno li avrebbe ritrovati mai, una famiglia sarebbe stata gettata nello sconforto, nell'ansia, nella paura.
Il vampiro e l'impiegato si ritrovarono di fronte alla giostra, poco dopo, fianco a fianco a guardare la struttura rotante che sembrava emergere dal cemento. Ora, all'impiegato, quella cosa sembrava un idolo decorato da lucine che esigeva un tributo di sangue umano.
«Un solo tentativo» Mormorò il vampiro, alzando un dito.
L'impiegato non disse nulla, non annuì neppure, chiuse un pugno solo. Non sapeva quante possibilità avesse di vincere, ma non dovevano essere molte.
La morte o la vita in una giostra.
«Dov'è il bambino?» Domandò l'impiegato, aggiustandosi il colletto
«Quale bambino?»
«Il ragazzo castano per cui stiamo facendo questo gioco»
«Ah, la posta in gioco... beh, il nostro premio è chiuso in un bel posto sicuro. Come in quei giochi a premi, in cui tutte le risposte sono sigillate in delle buste grosse e colorate»
«Voglio essere sicuro che lo libererai»
«Hai la mia parola, colletto bianco»
«Quanto vale, la tua parola?»
«Vale quattro volte più di qualunque garanzia tu mi possa offrire. Vale più della tua vita, più di tua madre, di tuo padre, più dei figli che potresti avere ma che non avrai mai. Sei un fallito. Vediamo se riesci ad azzeccarne una, nella tua vita».
L'impiegato si voltò di scatto e afferrò per la gola il vampiro, il quale non si aspettava minimamente una reazione del genere. La gente allarmata si fermò a guardarli, solo ad alcuni bambini, troppo attirarti dalle giostre, quei due non interessavano.
«Oh, ardito...» Disse ad alta voce il vampiro, con la voce strozzata «...Cosa vorresti fare, uccidermi?»
«Stammi a sentire, pezzo di carne morta, non sono quello che credi»
«Si che lo sei. E ti stai tirando indietro»
«Non lo sto facendo. Smettila. Non so quanto vale la tua parola, ma posso giurarti che se vinco e non mi ridai il bambino, io ti brucio».
Il vampiro sorrise. L'impiegato lo lasciò, si sistemò la camicia e si avvicinò al gabbiotto del bigliettaio. Un gabbiotto vuoto. Un gabbiotto pieno, con il vampiro che l'aveva già riempito e porgeva i biglietti con fare affabile
«Ecco a lei signore!»
«Può spararsi...»
«Non servirebbe a niente, signore. Senza offesa per la sua splendida idea».
Trovare un compagno. Trovarlo adesso. L'impiegato, con due soli pezzi di carta rosa in mano, si guardava intorno. Avrebbe offerto del denaro ad un ragazzo che avesse la forza necessaria per spingerlo fino alla stupida coda di peluche striata, come quella di un procione, che era il nuovo premio appeso... la odiava, la odiava come non aveva odiato mai nulla in vita sua, e la odiava perchè non era ancora nelle sue mani.
Il vampiro sorrideva, il gomito appoggiato sul davanzale della finestrella, i capelli che gli coprivano un occhio.
L'impiegato adocchiò un ragazzo, forse diciassettenne, spolverata di brufoli sul mento, capelli cortissimi, slanciato, braccia e gambe forti. Era lui, lui era l'unica possibilità vivente di salvare due vita umane altrimenti destinate a diventare qualcos'altro, qualcosa che avrebbe a sua volta distrutto altre vite.
L'impiegato si avvicinò a lui, lo pregò di aiutarlo con la scusa che il suo bambino voleva quel premio. Il ragazzo, Luciano si chiamava, acconsentì ridendo e si offrì di salire nel seggiolino davanti, imbarazzato dall'idea di spingere quel signore sconosciuto e ben vestito che gli aveva offerto un giro gratis. L'impiegato rifiutò categoricamente, si diresse verso la giostra e vi salì, cercando di stringersi come poteva nel seggiolino, rimproverandosi del grasso sui fianchi, rimproverandosi ogni stupida ciambella e salsiccia della sua vita.
Luciano, snello, forte e alto come un dio adolescente, praticamente saltò dentro la seduta della giostra e parve quasi fondersi con essa, come se fosse stata studiata da un esperto di ergonomica per adattarsi alla curva della sua schiena e alla lunghezza delle sue gambe, anche se erano quattro stupidi pezzi di plastica, legno e ferro scomodi.
Il giro cominciò.
«Un solo tentativo» Disse ad alta voce l'impiegato «Ti prego, fa che funzioni»
«Come, signore?»
«Abbiamo un solo tentativo» confessò l'uomo.
Luciano scosse la testa
«Come?».
La giostra iniziò ad accelerare. Passarono sotto il giocattolo una, due, tre volte. Il vampiro li guardava, gli occhi socchiusi, divertito dal fatto che tutto dipendesse da una cosa così stupida.
«Quando vuole, signore!» Esclamò Luciano «Prima di finire il giro, magari».
L'impiegato si riscosse, la fronte imperlata di sudore, le mani dolenti di tensione. Un solo tentativo. Il tempo si dilatò. Le luci scagliavano i loro lenti flash decorativi come lampi flemmatici di un Zeus senza più forze.
«Vai, ora!».
Luciano spinse il seggiolino di fronte a sé, più in alto che potè, sperando che quel tizio riuscisse a prendere il giocattolo, anche se in fondo, per lui, non era così importante.
L'impiegato, sentendo lo strappo dell'accelerazione, strinse i denti e allungò le braccia. L'istante durò troppo poco. Le sue dita non toccarono il giocattolo. Fallire fu come un dolore, solo più forte, più immediato, più paralizzante.

No.

Non aveva ancora fallito. Gli era sembrato di fallire, era stata la paura, l'illusione di avere braccia troppo corte, di non essere abbastanza pronto.
La codina di peluche era nella sua mano destra. Il seggiolino ripiombò pesantemente e l'impiegato, con gli occhi spalancati e il cuore a mille, se la strinse al petto. Non aveva mai amato così tanto un giocattolo inutile in tutta la sua vita.
Scesero dalla giostra. Il giro era durato come una vita intera.
Il vampiro arrivò al trotto e strappò la coda di peluche dalle mani dell'impiegato
«Sei stato bravo, Luciano» disse, rivolto al ragazzo, che chinò la testa e poi si allontano borbottando un “grazie signore” «E anche tu, colletto bianco»
«Non mi chiamo così»
«Riesci a uscire di lì?»
«Si»
«Ce l'hai proprio fatta»
«Dov'è il bambino?»
«Laggiù».
L'impiegato guardò nella direzione indicata dal vampiro. Francesco stava mangiando un gelato, anche se sembrava veramente spaventato.
«Siete liberi».
“Stupidi premi importanti appesi sulle giostre. Possiate bruciare tutti”.

venerdì 5 maggio 2017

Recensione - Io sono Buio di Kiersten White


E come promesso (ma l'avevo promesso, poi? Non è che lo ricordo tanto bene) iniziamo questa nuova serie di recensioni! Il primo libro che recensisco è uno che mi è piaciuto tanto e vi avverto, non è facile che un libro mi piaccia tanto. Si tratta di un libro storico/fantastico, un gender-bending d'elite, la storia di Vlad Dracula... se fosse stato una donna. Vi sto stuzzicando, eh? 
Ma iniziamo subito!
1. La Trama: La trama di "Io sono Buio" è semplice: un giovane Vlad III Dracula (figlio di Vlad Dracul, ovviamente) che cresce e si fortifica, dapprima in Valacchia, la terra natale che ama, e poi in Turchia. Solo che questo Vlad è una donna e quindi la chiameremo Ladislav (o, molto più spesso, abbreviandolo Lada), ma questo non cambia nulla in lei: è sempre la nostra spietata principessa, dura come le radici di un pino contorto affondate in una parete rocciosa, bella come un... come un... beh, bella dentro piuttosto che fuori e soprattutto assetata di sangue come una zanzara che non vede un collo paffuto da due mesi. Ad accompagnare la nostra principessina nelle sue disavventure c'è il suo fratellino bello, Radu, delicato come un fiore e intelligentissimo, capace di conquistare gli animi di chi lo circonda con il suo fascino e non pestandoli come un fabbro.
Il loro paparino, Vlad Dracul, è il solito spietatone ignorantissimo che all'inizio disprezza Lada solo perchè è una femmina, ma che poi inizia ad ignorare e finanche a disprezzare Radu perché è meno forte di lei, governa (male) la Valacchia, con i boiardi pronti a saltargli alla gola al minimo errore e le finanze che gli sfuggono fra le dita, un imminente assalto dei Turchi alle porte e tutti che vogliono fregargli il trono, compreso il figlio Mircea che è ancora più terribile e antipatico di lui.
In questo grande ambaradan di cose che possono andare male, Vlad Dracul decide di portare i suoi due figlioletti in Turchia e di lasciarli al sultano come una sorta di pegno, una garanzia di alleanza, e da lì partono le vere avventure dei nostri due diversissimi piccini, Lada e Radu, che dovranno crescere in una terra straniera, imparare usanza da stranieri e rapportarsi con un mondo diverso da loro. Per Radu è più facile: dopotutto lui è bello e dolce, intelligente e curioso, e per lui non sarà difficile farsi degli amici in quel posto nuovo e più civile e pulito. Per Lada... ehs... ahm... uh... non è che le cose andranno proprio così.
Una femmina che picchia come un fabbro e che vuole uccidere la gente, lontana da casa in un posto dove hanno tutti ben chiaro quale, secondo loro, dovrebbe essere il ruolo delle donne? Non sarà facile, cari miei, non sarà facile.
Da qui il libro è una gran cavalcata di guerra, pieno di intrighi di corte, di alleanze, di amicizie, di amori (si si, anche se sembra difficile c'è più di una storia d'amore in mezzo ;)), complice anche la presenza di uno dei personaggi secondo me meglio scritti di questo romanzo: Mehmed II detto Fātiḥ, "Il Conquistatore", che crescerà insieme ai nostri due protagonisti.
Di più non vi posso dire, ho già spolpato la trama fino all'osso per lasciarvi godere di tutta la bellissima prosa e dei colpi di scena, quindi passiamo al punto successivo...

2. Cosa mi è piaciuto: Chiamo questo punto "cosa mi è piaciuto" e non "pro" o "cose buone del libro" perché si tratta di una parte molto, molto personale. Dopotutto, ve lo svelo immediatamente, io non cerco di essere del tutto obbiettiva in queste recensioni, ma proprio di parlarvi di un libro e di come parla al mio cuore. Certo, un po' di obiettività ci vuole, e ce la metto, però non posso fare a meno di chiamare questo punto "cosa mi è piaciuto". Allora... innanzitutto la protagonista... perché è Dracula, ragazzi, è il nostro Dracula! Non hanno cambiato niente in lei solo perché è una donna (a parte, chiaramente, l'anatomia e alcune cose proprio proprio da donna etero, che Vlad Dracula sicuramente non era XD) ma l'hanno lasciata... Dracula. E non è che è una bella principessa guerriera, no! È una principessa guerriera bruttina. Bruttina, ma sicuramente di spessore, affascinante e forte, una cosa che quasi non mi aspettavo, leggendo il libro... ero quasi certa di trovarmi di fronte ad uno dei classici libri per ragazze dove la protagonista, in cui ti puoi immedesimare, è bella e non sa di esserlo (tipo, che so io, Bella Swan di Twilight) e invece, sorpresa sorpresa, tutti nel libro pensano che la nostra beniamina Lada sia brutta, ma tosta. Brutta ma tosta è il nuovo sexy, guys ;)
Un altro punto che ho adorato è la gestione delle relazioni, in particolar modo di quella fra Radu e Mehmed... una relazione in qualche modo tormentata, ma se vi dico di più vi spoilero una delle parti più belle, anche se quasi certamente chi conosce la storia di Vlad, Radu e Mehmed (intendo la storia vera) l'avrà indovinato. Un'altra cosa è il modo in cui gli eventi "fluiscono": la prosa è sciolta e scorre bene, inoltre è chiara e narra con buon realismo gli avvenimenti. E le battaglie sono belle. Tutta l'azione è bella. Voglio vedere il sangue scorrere, ahhhh!

3. Cosa non mi è piaciuto: Uhm... è difficile dire che cosa non mi è piaciuto, in un libro tanto bello, soprattutto dopo essermi concentrata su cosa invece mi è piaciuto. Se dicessi che non c'è niente che non mi è piaciuto, finireste per figurarvi un libro che ho amato sopra tutti gli altri, un libro da leggere assolutamente, ma invece non è così (e soprattutto se volete una recensione completamente positiva cercatevi un altro blog, a me piace criticare, ugh). Quindi qualcosa di bruttino c'è. Deve esserci. Allora... la copertina! Quella caspita di copertina che non è brutta, ma neanche bella, ha il grosso problema di non dirti assolutamente nulla del romanzo. Che cavolo sono quei fiori viola? Perché nel mezzo c'è una lancia che sembra tirata fuori da un libro fantasy? Questo non è un fantasy, è... uno storico/universo alternativo brutalissimo, dove la gente si ammala e muore e soffre! E la protagonista non ha niente di delicato ad avvolgere la sua anima d'acciaio, quindi perché delicati petali di fiori sparsi? Avreste fatto lo stesso se il protagonista fosse stato un maschio? Avreste messo dei petali di fiori sparsi su un libro che parla del Dracula storico? No, vero? E allora qua non c'entrano niente, levateli!
E poi cerco meglio... e scopro che c'è anche un'altra possibile copertina. La copertina giusta che voglio condividere con voi. Questa meraviglia:
Si, si lo so che la ragazza in questa copertina è bella, ma chissenefrega? È come se fosse il ritratto della sua anima, non del suo volto. Lada Dracula!
Però, mi direte voi, criticare la copertina non rende un romanzo peggiore. Non si giudica un libro dalla copertina! E avete tutta la ragione del mondo. Torniamo al romanzo...
... potrei dire che non mi è piaciuto lo sciattissimo personaggio del padre, messer Dracul, ma ci sta così bene nella trama che è solo un punto di vantaggio. Ok, va bene, avete vinto: mi piace tutto! Solo che nulla è superlativo, nulla è troppo intenso, è tutto molto equilibrato e alla fin fine non è un libro indimenticabile. Però è buono, molto buono, concediamoglielo. E c'è una piccola piccolissima cosa che non mi ha soddisfatta del tutto...

4. Il finale: +++ Attenzione spoilersssss! +++ Ecco qua la cosa che non mi ha completamente soddisfatta: il finale. Il finale è... bello. Ma mozzato, nel senso che la parte migliore, quella che accade dopo che la nostra Lada riesce finalmente a ritornare nella sua amata terra, in Valacchia, con un contingente di giannizzeri al seguito, non viene proprio detto.
Però all'inizio pensavo che fosse un libro unico. Che non ci fosse un seguito.
E con mia somma sorpresa... mi sbagliavo! Infatti la storia continuerà nel secondo libro! Guardatemi mentre faccio un balletto di esultanza!
Il finale è perfetto. Lei lascia alle sue spalle l'uomo che ama (non vi dico chi, non vi dico chi) perché vuole tornare alla sua terra, riprendersi ciò che è suo, la Valacchia, e governarla perché lei è la migliore. Niente smancerie. D'accordo, forse solo un pizzico di smancerie, ma la dose giusta per darti l'idea di ciò che sta sacrificando per il potere, e poi ritorna a casa sua, con i suoi guerrieri, e il finale è intriso di gloria e fonte di profonda aspettativa.
In conclusione, il finale che all'inizio pensavo non mi fosse piaciuto, invece mi è piaciuto tantissimo. A+ promosso a pieni voti.
(Anche se il finale più bello in un libro dedicato a Dracula è e rimarrà sempre quello di Il Discepolo che ho comprato anche cartaceo anni fa e che prima o poi devo recensire).
++Fine spoilers!++

Voto complessivo: 81 su 100. Complimenti, hai passato il test, libro bello!

Dove potete comprare il libro? Beh, innanzitutto potete acquistarlo nelle librerie, ma se volete una copia ebook io ho acquistato la mia QUI sulla piattaforma Kobo. Cartaceo, con la copertina rigida, si trova anche su Amazon QUI

Fateci sapere che cosa ne pensate del libro! Siete d'accordo con noi su tutto o siamo stati troppo indulgenti? E alla prossima recensione!
Ps. Suggeriteci libri da recensire che vi piacciono! (Meglio se sono gratis, che siamo senza soldi. Ma accettiamo di tutto). 

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