domenica 3 giugno 2018

ICDL illustrazioni - Mini chibi collection parte 1


Quello che vi offriamo oggi è la prima parte della nostra collezione di mini-chibi (dei cosini con la testa enorme e gli occhioni pucciosi, caricature dolcinose dei nostri personaggi) che ritraggono i personaggi del Cammino Delle Leggende.
Provengono da libri diversi, sono di specie diverse e in alcuni casi sono anche vissuti in tempi diversi!
E tutti loro si sono beccati lo stesso destino: essere chibizzati allo scopo di illustrare con pochi tratti le loro caratteristiche più spiccate. 
Siete pronti per incontrarli tutti? Allora cominciamo subito con i chibi di... Urban Legends!

1. Con la faccina sfigurata dal suo scontro con Furiadoro, ecco in tutta la sua pucciosa gloria la chibificazione del cacciatore dal nome ignoto. Da notare la spada stramba.
2. E non poteva mancare ovviamente lei, la protagonista! Furiadoro (prima di tagliarsi i capelli) in forma umana, con la tutona grigia elastica inventata da Paul Hersen. È praticamente la Furiadoro degli inizi del romanzo.
3. E non può mancare Settino! September Aster, anche lui chibificato, con la sciarpa del grifondoro e il suo gilettino azzurro cielo. Una nota: il tatuaggio che ha sulla testa non è un mirino, è una croce celtica. E no, non è fascista.
4. Il nostro danese preferito! (No, ok, il nostro danese preferito è Mads Mikkelsen, ma l'unico OC danese che abbiamo è questo, quindi shhh...). Ecco la chibificazione di Sebastian Barren, l'elegante cacciatore di vampiri/licantropi dagli occhi blu (lui... non i vampiri. I vampiri li hanno rossi).

5.Questa qui è bassa anche quando non è chibificata... Lucrezia "Lully" De Carbò, cacciatrice di vampiri/licantropi della squadra di Sebastian Barren, in tutta la sua zigomosa gloria. Con quella faccia ci potrebbe tagliare le fette di pane. Una curiosità riguardo a lei: fra tutti i nostri personaggi umani, lei è la più bassa in assoluto.

6. Teodore Stevens, uno dei gemelli della squadra di cacciatori del sovrannaturale di Sebastian Barren. Il "diamante" del gruppo, l'uomo dalla mira perfetta nonostante sia miope, talmente identico a suo fratello William che vi possiamo mostrare solo lui e vi potete tranquillamente immaginare l'altro.

7. Paul Hersen, qui in versione con i baffi. Il nostro geniale inventore gigante dai lunghi capelli biondi che, come al solito, non è felice... ma nemmeno triste. Questo qua è rassegnato. Ma pure voi sareste rassegnati se foste maledetti, ecchecavolo. 
8. Furiadoro nella sua forma da plenilunio, dopo l'incontro con il cane di mannara che le strappa mezzo orecchio.
9. Come una rockstar con il ciuffo bianco e le unghie laccate di nero, ecco Blacky, un uomo lupo assai particolare... perché sia il ciuffo che le unghie nere sono completamente naturali, così come l'affascinante scurissimo contorno occhi... hmm, Blacky, che gran figone... ma non fate pensieri strani su di lui: è un nato lupo, in pratica è un canide che fa finta di essere umano. E poi ha i pantaloni zebrati, vi fidate di uno con i pantaloni zebrati?
10. Triste e grigia, ecco la chibificazione di Franco Staretti. Non fatevi ingannare dal mezzo sorrisetto monnalisesco: quest'uomo è triste abbestia. Però è buono, così buono... chissà perché raramente gli uomini con i maglioni a collo alto sono cattivi. Boh.
E con dieci personaggi basta così. Continuiamo la prossima volta. 
Chi vi è piaciuto di più, fino ad ora?

sabato 2 giugno 2018

Sunset 54 - Finto-Jacob



Un fitto muro di alberi e cespugli nascondeva il garage dalla casa. La rimessa era stata ricavata da due grossi casotti prefabbricati, adiacenti e privi di pareti divisorie. Protetta dalla struttura, e issata sopra quattro blocchi di cemento, vidi quella che mi pareva un'automobile fatta e finita. Se non altro, riconobbi il simbolo sul radiatore.
«Che modello di Volksvagen è?» Chiesi
«Una vecchia Golf: del 1986, un classico» rispose, annuendo
«Come procede?»
«Quasi finita!» disse allegro, poi si fece più serio «Papà ha mantenuto la promessa, la scorsa primavera»
«La scorsa primavera?» mi accigliai «Cosa?».
Ricordavo come se fosse ieri che Jacob aveva chiesto a suo apdre soldi e pezzi di ricambio come ricompensa da recapitarmi proprio al ballo. E lo ricordavo come se fosse ieri... perché era stato ieri.
Feci un passo indietro e lo guardai meglio. C'era qualcosa che non andava.
«Che c'è, Belarda?» Fece lui, preoccupato, sobbalzando.
La sua lunga coda di capelli neri sobbalzò con lui. La sua lunga coda di capelli neri. Come avevo potuto essere così sbadata, così disattenta, da non accorgermene prima? Certo, pioveva e io ero spaventata ed eccitata e dovevo nascondere le moto, ma i capelli di quel ragazzo sembravano essere magicamente cresciuti di quaranta centimetri in una notte sola.
«Jacob» Dissi, con voce flebile «Ieri avevi i capelli corti»
«Ma no» lui rise, naturale «Mi piacciono lunghi, perché dovrei tagliarli?»
«Sono settimane che hai i capelli corti, Jake, settimane»
«Ma che cosa stai dicendo, Belarda?».
Indietreggiai ancora. Lui continuava a sorridermi come se niente fosse e non si ricordava che ci eravamo visti appena la sera precedente. Mi si rimescolava lo stomaco e una possibilità terrificante si faceva spazio.
Quello non era Jacob Black. Se l'avessi detto ad alta voce, se gli avessi urlato “tu non sei Jacob!” avrei rischiato soltanto di farmi attaccare. Chi era quello al suo posto? Esistevano vampiri capaci di assumere la forma di qualcun altro con così tanta precisione? E sopratutto, l'interrogativo più grande, dov'era il mio amico?
Per scoprirlo avevo un piano: continuare a comportarmi in maniera naturale, come se quello fosse il vero Jacob, e aspettare l'arrivo delle ragazze-lupo, così avremmo potuto prendere a calci il finto-Jacob fino a fargli sputare la verità insieme al sangue.
Mi forzai ad avere un'espressione lieve, anche se dentro di me fremevo di preoccupazione e mi si annodava lo stomaco di paura. Ero da sola, in un garage rudimentale, con un gigante che fingeva di essere un mio amico: chiunque avrebbe avuto paura.
«Jacob, sai qualcosa di motociclette?» Chiesi, fingendo tranquillità.
Lui si strinse nelle spalle. Caspita, sembrava proprio Jacob. «Qualcosina. Il mio amico Embry ha una moto da cross. Ogni tanto ci lavoriamo. Perché?».
«Beh...» Ci pensai su, arricciando le labbra. Non ero sicura che sapesse mantenere il segreto, ma d'altronde c'erano buone probabilità che non avrebbe potuto spifferare niente a mio padre dopo che avremmo rivelato il suo segreto e lo avremmo riempito di botte. «Ho appena recuperato un paio di moto» Spiegai «Che non sono esattamente in forma. Pensi di riuscire a rimetterle in sesto?»
«Fico» lui sembrava lusingato dalla sfida, il volto luminoso «Ci provo».
Alzai un dito in segno di avvertimento «Il gatto è che mio padre non vuol sentire parlare di moto. Sinceramente, se sapesse di questa faccenda gli verrebbe una sincope. Perciò... vietato parlarne con Billy»
«Certo certo» disse il finto-Jacob, sorridendo «Capisco»
«Ti pago» continuai.
Lui parve sentirsi offeso «No. Voglio aiutarti. Non puoi pagarmi!»
«Beh, allora che ne dici di uno scambio?» stavo ovviamente improvvisando, ma ne venne fuori una proposta ragionevole che avrei fatto volentieri anche al vero Jacob «A me serve una moto sola e ho anche bisogno di lezioni di guida. Quindi che ne dici se una moto rimane a te e tu mi insegni?»
«Bel-lo» scandì le due sillabe
«Un attimo... hai l'età? Quando compi gli anni?»
«L'hai dimenticato» disse, con una scherzosa occhiataccia di rimprovero «Ho già sedici anni»
«Non che l'età ti abbia mai fermato» mormorai «Scusa per il tuo compleanno».
Ugh, stavo facendo delle scuse a quella specie di replicante alieno.
«Non preoccuparti. Anch'io ho dimenticato il tuo. Quanti anni hai, quarantatrè?» Scherzò lui
«Quasi» arricciai il naso
«Dobbiamo festeggiarli tutti e due assieme per rimediare»
«Mi stai invitando ad uscire?».
A quelle parole i suoi occhi si accesero ancora di più: sembrava che dovesse morire di contentezza proprio lì, di fronte a me. Dovevo tenere a bada l'entusiasmo per non dargli l'impressione sbagliata, però avevo paura a non assecondare il replicante. E se fosse diventato violento? Era enorme, mi avrebbe potuta uccidere con un pugno ben assestato ad una tempia. E, dovevo tenerlo sempre a mente, quello non era il vero Jacob Black. Era difficile gestire una sensazione tanto insolita.
«Quando le moto saranno finite, magari. Saranno il nostro regalo» Aggiunsi
«Affare fatto. Quando le porti?»
«A dire la verità... a dire la verità...» balbettai, inspiegabilmente imbarazzata «Sono già sul pick-up»
«Grande!» sembrava davvero entusiasta
«Se le scarichiamo, Billy ci vedrà?».
Lui fece l'occhiolino «Basta stare attenti».
Girammo attorno al lato destro della casa, riparandoci tra gli alberi e fingendo di passeggiare disinvolti per evitare sorprese. Il finto-Jacob scaricò le moto alla svelta dal cassone del pick-up, trascinandole una dopo l'altra tra i cespugli in cui mi ero nascosta. Sembrava fin troppo facile per lui. A me le moto erano sembrate molto, molto più pesanti.
«Non sono niente male» Sentenziò, mentre le metteva al sicuro tra gli alberi «Questa, una volta sistemata, potrebbe anche valere qualcosa: è una vecchia Harley Sprint»
«Allora è tua»
«Sei sicura?»
«Assolutamente»
«Però ci vorranno un po' di soldi» disse, osservando cupo il metallo annerito «Prima di tutto dobbiamo procurarci dei ricambi»
«Dobbiamo un bel niente. Se vuoi lavorare gratis, i pezzi li pagherò io»
«Non so...» borbottò
«Ho qualche soldo da parte. Per il college, hai presente».
Il college, il college, ripetei tra me e me. Non avevo abbastanza denaro per andare chissà dove e oltretutto non ero nemmeno tanto impaziente di lasciare Forks. E poi era tutto un bluff, ovviamente non avrei comprato niente per il finto-Jacob.
Il ragazzone si limitò ad annuire. Per lui sembrava una decisione sensata.
Mentre tornavamo furtivi verso il garage improvvisato, meditai sulla mia intuizione. Potevo aver preso un granchio? Quello poteva essere il vero Jacob, solo incredibilmente smemorato e con i capelli che gli erano ricresciuti in una notte? Se lo guardavo bene, poi, non sembrava più grosso di com'era stato la sera precedente, aveva una muscolatura più giovane, più scattante e allungata, e se sembrava più alto era solo perché non era tarchiato.
Tutto ciò era molto sospetto, ma a distruggere le mie convinzioni c'era un'evidenza difficile da ignorare: il finto-Jacob (o il vero Jacob?) sembrava un ragazzo felice di avere due vecchie moto arrugginite adesso, non qualche replicante alieno che voleva succhiarmi via il cervello. Solo un adolescente avrebbe potuto farmi da complice in un'avventura simile: mentire ai nostri genitori e riparare due veicoli pericolosi utilizzando i soldi che avrebbero dovuto finanziare i miei studi. Ma lui non ci vedeva niente di strano.
Proprio mentre stavo azzardatamente per decidere di parlargli dei miei strani dubbi, udii una voce profonda ruggire da dietro di noi, in mezzo agli alberi.
«NON GLI CREDERE! SCAPPA!».
Mi allontanai incespicando dal finto-Jacob e guardai fuori dal garage. Fra le piante, in ombra, c'era la figura scura di un uomo enorme, dalla spalle larghe, che avanzava a passi rabbiosi, ma in un certo senso eleganti. Era muscoloso e possente ed emetteva un ringhio basso e prolungato, terribile, che mi gelò il sangue.
«SCAPPA!» Gridò di nuovo.
Lanciai un'altra occhiata al finto-Jacob (o vero Jacob?) che sembrava assolutamente smarrito, preso alla sprovvista, poi obbedii al mostro tra gli alberi e presi a correre.
«Bella! NO! Bella, non fare il suo gioco!» Urlò il finto-Jacob, ma io non mi fermai.
Con tutta la forza che avevo nelle gambe correvo verso il mio pick-up, con il cuore in gola. Un terrore cieco mi attanagliava: non scappavo solo dall'inquietante finto-Jacob da cui il mostro mi aveva messo in guardia, ma anche dal mostro stesso.
Tuttavia, con grande disappunto, scoprii che il finto-Jacob aveva preso ad inseguirmi. Sentivo i suoi passi pesanti, ma rapidi, dietro di me.
«Bella!»
«Vattene via!» Urlai, con quel poco fiato che avevo
«Bella, fammi spiegare!»
«NON ASCOLTARLO!» ruggì l'uomo fra gli alberi «SCAPPA!».
Senza fermarmi, voltai la testa per guardarlo. Per guardare entrambi. Il finto-Jacob mi stava proprio inseguendo, sebbene con l'espressione smarrita di qualcuno che non ha capito perché faceva quel che faceva, mentre il mostro umano era scattato fuori dal suo nascondiglio, continuando a ringhiare, e finalmente vedevo la sua faccia.
Oddio, lo conoscevo. Sapevo chi era il mostro umano... e sapevo che potevo fidarmi di lui molto di più che del finto-Jacob. 




venerdì 1 giugno 2018

Maggio 2018 - Cosa abbiamo creato?

Marzo 2018 è finito: Ecco cosa abbiamo postato online questo mese, grazie anche al supporto dei nostri beneamati patrons!


+++DISEGNO++++

Il Cammino delle Leggende (The Way of Legends) / OCs:
Auntie Beredice | Furiadoro crinos form | Happy Sous-Chef | Provolino and Micione | Barthomolomeus Lasyr Metsona | Mark McWoodland Metsona | Franco Staretti (crying) | Chibi Alejandro De Rocamora | Chibi Orion, Galvatrike and Sherre | Hispo Furiadoro | Running Blindfury | Provolino and Emorella | Old Dark Mage (Mark McWoodland) | Wolfaren, the silver dragoness, portrait | John Deere as the Screaming Night |

Animals and other cute creatures
Red ranchu |


Werewolf&Cannibal (webcomic)
You have to die. Again. [Blog][Tapas] | Caught between two fires [Blog][Tapas] | I dreamed of dreaming [Blog][Tapas] |


Hannibal

Hannibal sketch 348 (Tears + Hannibal) | Hannibal sketch 349 (Honeyball Lecter) | Hannibal sketch 350 (Hannibal + Will suplex) | Hannibal sketch 351 (Hannibal + Will chokeslam) | Hannibal Lecter Metsona | Hannibal sketch 352 (Hannibal + Werewolf!Will gorilla press slam) | Hannibal sketch 353 (Alana + Margot) | Hannibal sketch 354 (Mason Verger riding pegasus) | Hannibal sketch 355 (100 themes challenge: Foreign) |

Commissions
Ron the wolf | Dallas the wolf | Oliver and nubia strip 22 | Steve the wolf | Ariel the wolf | Mike the wolf | Luke the wolf | Lisa the wolf | Tom the wolf | Sunbathing shark (Black and white) | Riley the wolf | Lily the wolf | Sunbathing Shark | Werewolf with magical swords | Lady & Gentleman mini chibi | Tammy the wolf | Amara mini chibi | Pony race | Crinos Rex | Dominance |



Patrons only!

Dallas the wolf (WIP) | Steve the wolf (WIP) | Ariel the wolf (WIP) | Mike the wolf (WIP) | Luke the wolf (WIP) | Lisa the wolf (WIP) | Tom the wolf (WIP) | Riley the wolf (WIP) | Lily the wolf (WIP) | Blindfury page 18 and 19 (WIP) | Red Swiftwind with swords (WIP) | Tammy the wolf (WIP) | Crinos Rex (WIP) | Dominance (WIP) | Valerie and Arban wedding commemorative sketch | Colorable linearts vol. 16 (Furry Themed) | Sunbathing Shark (Pack for patrons) | Old dark mage (Pack for patrons) | John Deere as the Screaming Night (Pack for patrons) |



+++SCRITTURA+++
Sunset - Belarda contro i vampiri (su questo blog/su wattpad) 
Mini preludio di una giornata lunghissima [Blog][Wattpad] | Una giornata lunghissima parte 1 [Blog][Wattpad] | Una giornata lunghissima parte 2 [Blog][Wattpad] | Il disegno di una stanza [Blog][Wattpad] | I vampiri fanno solo danni [Blog][Wattpad] | In fuga da Alice e da Stephenie Meyer [Blog][Wattpad] | Incontri randomici a spasso per la città 1 [Blog][Wattpad] | Incontri randomici a spasso per la città 2 [Blog][Wattpad] | Belarda la burattinaia [Blog][Wattpad] | Vieni a prendermi Mike! [Blog][Wattpad] | Mike è perfetto [Blog][Wattpad] | Provando a tornare alla normalità [Blog][Wattpad] | Epilogo [Blog][Wattpad] | Ci avete creduto, eh? [Blog][Wattpad] | Quella cosa che rovina i balli ed inizia per V [Blog][Wattpad] | Organizzazione di riunioni semi-clanestine [Blog][Wattpad] |

Schede dei personaggi/luoghi/specie
Cani leggendari |


Recensioni (su questo blog)
 La nave dei sogni |


Scontramondi (Wattpad)

Il giardino dietro la cascata | Scontro con Sherre, l'anima dei venti | Il maniero | Un libro da trovare in un maniero spettrale | Serpenti marini e zombie | Sette volte | L'affascinante Mark | Draghi? | Il lato peggiore di Mark | Sanare le ferite | Le tre pietre del potere | L'uomo lupo maledetto | D'accordo Maestro Miyagi | La vigilia di Halloween | Preparazione in vista della notte | Pura sfiga che cammina formato maxi | Azione nella notte di Halloween | in fuga dal palazzo | Le ali di un drago | Drago e dragoniere sotto il sole del Texas | Storia di un fisico instabile | Harry e i ragazzi neri | Motociclisti | Un licantropo incredibile | Non hai altra scelta | Sonno e catene | Uomini lupo | Un attimo di pace e fratellanza | Immortali nelle terre del lupo! | Una battaglia e una vittoria in una notte | Raccontare una storia, presentare qualcuno | Il padre di Shadow | Timothy | Compiacimento di istinti animaleschi | Preparati per la cena, Harry |

L'Uomo dei Cimiteri - Parte 1: il Bambino (Wattpad)
Rapimento alla carovana | Rory in trappola | La fuga del prigioniero | Chiacchiere fra amici | L'uomo con la morte nel cuore |

Io sono il Drago (Wattpad)
Piccola e gestibile emanazione della Notte che Urla |



Kuroshihellsing (Wattpad)
68. Il ciccione giallo e l'anoressico rosso | 69. Prova 20 - Sumo slammer | 70. Sery e Finy |


+++ MANUTENZIONE FANSITES/FANBLOGS (Non contati nel conteggio finale dei lavori pubblicati, ovviamente, ma li mettiamo nel mucchio perché è comunque del lavoro che facciamo per la comunità artistica e per i fandom online)+++  

Fannibalgallery: fanart rebloggate 150 |  Lycangallery: artworks rebloggati 150 |



Totale dei lavori pubblicati: 129

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martedì 29 maggio 2018

Sunset 53 - Organizzazione di riunioni semi-clandestine



Mi svegliai nel mezzo della notte, spalancando gli occhi. Davanti ai miei c'era un paio di occhi rosso sangue, aperti nel buio, che mi paralizzarono all'istante. Dopo due battiti cardiaci accelerati mi accorsi che erano quelli rossi e tranquillizzanti di Dracula, che si stava accingendo, a zampina tesa, a toccarmi il naso.
«Ciao, bimbo micio» Tubai a voce bassissima. Le fusa di Dracula saturarono l'aria e mi resi conto di averlo proprio sul petto. Gli accarezzai il pelo nero, e sentii subito scemare l'ansia che minacciava di attanagliarmi il petto.
Il gatto si accoccolò contro il mio petto, strusciandosi sulle mie dita con il naso ogni volta che gli arrivavano a tiro. Glielo toccai, quel nasino fresco e morbido, e lui fece una specie di "mrr" fievole e trillante.
Inspirai ed espirai, sentendomi decisamente più tranquilla. Ero sveglia, ora nessun bambino mostruoso né Volturo poteva prendermi.
Ah, no. Aspetta.
Sentii improvvisamente la gola secca e rimasi per un attimo a battibeccare con me stessa sul fatto che fosse il caso di sottrarre il calore e conforto del letto alle mie membra stanche, rischiando di perdere il sonno che mi era rimasto, oppure fosse meglio rimanere e rischiare di dormire male per la sete e gli strascichi dell'incubo.
Alla fine scostai le coperte con un braccio solo tenendo Dracula al petto con l'altro e ciabattai fuori dalla mia stanza.
«Un bambino vampiro» Dissi a Dracula, dandogli un bacetto sulla sua testa pelosa «Cosa penserebbe Freud di me?»
«Mrr»
«Già, qualcosa del tipo che la mia innocenza è stata violata e ho un complesso materno non risolto. Qualunque cosa significhi. Mica Freud lo sa che tra un po' mi sogno un albero vampiro perché il problema non sono i bambini ma quei cosi... Dracula, solo tu mi capisci»
«Mrumumru».
Lo accarezzai tra le orecchie mentre lo deponevo delicatamente a terra e mi procacciavo un bicchiere. La casa era del tutto silenziosa tranne lo statico della TV, che papà si era dimenticato di staccare dallo spinotto, ed il ticchettare ritmico e squittente delle lancette dell'orologio.
Non me lo aspettavo, ma mi tranquillizzò. Mi sentivo al sicuro nel buio di casa mia, senza un respiro fuori posto.
Mentre sorseggiavo l'acqua fresca con un gatto caldo sui piedi e la schiena poggiata contro il ripiano, la mia mente continuava a cercare di convincermi che c'era un significato al mio sogno. Ma c'era davvero? Il sogno di per sé mi sembrava simboleggiasse solo cose ovvie: avevo paura per me e i miei cari, i vampiri erano schifose carogne assassine anche quando sembravano innocenti. Ma perché volevo proteggere il bambino?
«Maaaau».
Perché stavo perdendo sonno e tempo preziosi a cercare di decifrare una cosa che probabilmente non aveva un senso più profondo, ma era solo il mio cervello stanco che cercava di farmi impazzire? Scossi la testa. Mandai un messaggio a tutte le ragazza-lupo e a Jake, chiedendo tutti loro di vederci davanti casa dei Black domattina alle dieci e mezza. Esaurii il credito, ma chi se ne fregava.
Almeno l'avrebbero visto per prima cosa la mattina dopo.
Mi sentii subito più tranquilla, come se mi fossi svegliata solo per smessaggiare i licantropi, finii di bere tutta l'acqua possibile e sentendomi come un barilotto pieno ripresi Dracula come un bambino tra le mie braccia e tornai a dormire, addormentandomi quasi subito.
Il giorno dopo mi svegliai sentendomi decisamente più riposata. Dracula si era spostato durante la notte, e adesso stava fissando la finestra e facendo dei vocalizzi serrati e acuti con la boccuccia.
Non sembrava affatto spaventato: doveva aver visto un qualche uccello fuori dalla finestra.
Mi preparai in fretta, nonostante non ci fosse scuola, e trovai papà al piano di sotto con i capelli spettinatissimi, un gattino tripode su una spalla e una tazza tra le mani.
«'Giorno pa'. Che fai di bello?».
Lui mi guardò colpevole, ed anche Lillo. «Preparo la colazione».
Mi sedetti al tavolo, allungando un braccio per posare di fronte a me il telefonino, in attesa dei messaggini dei miei amici. E nel frattempo mi chiedevo... ma che razza di colazione stava preparando papà?
Mi ci vollero alcuni istanti per accorgermi che la tazza che aveva tra le mani era piena di pastella per fare i pancake e che doveva ancora iniziare a riscaldare la padella in cui versarla.
Mentre il possente poliziotto Cigna si scottava le dita per capire se la temperatura era quella giusta, io ricevetti il primo messaggio. Non era di nessuna delle donne lupo, ma di Mike, che mi informava che erano iniziate le riprese per uno spin-off di PugniCalci, un telefilm che riprendeva la vita di Huan (chi cavolo era Huan? Non me lo ricordavo) e che lui non vedeva l'ora di vedere. Purtroppo, non avevo credito per rispondere, così sospirai e rimisi a posto il telefono.
I pancake che papà servì erano bruciacchiati, ma mangiabili, e li ricoprii con un sottile strato di miele millefoglie prima di tagliarli in pezzettini e gustarli lentamente.
«Hai cucinato con il gatto sulla spalla?» Gli domandai, realizzando improvvisamente che Lillo era ancora lì, saldamente di lato alla faccia di papà
«Ehm... non vuole scendere. Poverino, non lo faccio andare giù, no?»
«Rischi che il gatto ti cada nella padella e si bruci. Ha solo tre piedi, papà»
«Ma si tiene per bene!» replicò, tuttavia fece con delicatezza scendere Lillo, spaventato all'idea che potesse davvero cadergli dentro la padella (anche se ora stavamo mangiando e non c'era nessuna padella).
Il gattino tripode, indignato, si era guardato intorno, aveva drizzato la codina come l'asta di una banidera e poi si era aggrappato al braccio del suo papà umano, cercando di scalarlo e di ritornare a quello che credeva essere il suo legittimo posto.
Quando ebbi finito di mangiare, salutai papà e gli dissi che andavo dalle mie amiche e da Jacob, alla riserva. Lui annuì e mi salutò sventolando la mano, con Lillo attaccato al polso come se avesse il velcro al posto delle zampine.
Fuori pioveva, così indossai la giacca impermeabile e mi tirai su il cappuccio. Entrai in macchina e la avviai, azionando i tergicristalli che si muovevano pigramente per permettermi di vedere la strada. Gocce su gocce, sottili come spilli, cadevano sul parabrezza e poi venivano spazzate via: era ipnotico.
Dopo poco arrivai a metà del tratto settentrionale di Russel Avenue, di fronte a casa Cheney, mentre dall'altra parte del veicolo vivevano i Mark. C'era un motivo per cui mi ero fermata: c'era un cartello nel giardino dei Mark, scritto in ero, scarabocchiato in lettere maiuscole probabilmente vergate con un pennarello mezzo scarico e appeso alla cassetta delle lettere.
Una coincidenza? O era scritto? Non lo sapeva, ma sembrava un po' sciocco pensare che il fato avesse assegnato alle motociclette scalcagnate lasciate ad arrugginire nel prato dei Mark, accanto al cartello VENDESI COME SONO, un ruolo particolare, soltanto perché si trovavano lì dov'erano e sentivo di desiderarle.
Forse, in fondo, non era il destino. Forse c'erano molte cose insensate e strane e meravigliose ed era soltanto questione di aprire gli occhi un po' di più per cogliere.
Avevo già un pick-up meraviglioso, non avevo bisogno di una motocicletta, riflettei... e poi a papà le motociclette non piacevano.
Il lavoro di Carlo non era certamente frenetico come sarebbe stato in una grande città, ma quando si verificava un incidente stradale lui si recava sempre sul posto. A quel genere di impegno era abituato, grazie ai lunghi rettilinei autostradali dal fondo umido che svoltavano di colpo nella foresta, curva cieca dopo curva cieca. Gli automobilisti, compresi i conducenti dei grandi camion trasporto legna, se la cavavano quasi sempre senza problemi. L'eccezione alla regola erano i motociclisti e papà ne aveva già visti parecchi, spesso solo ragazzi, spalmati sull'asfalto.
Prima del mio decimo compleanno, papà mi aveva fatto promettere che non avrei mai accettato un passaggio in moto e già a quell'età non avevo dovuto pensarci due volte per rispondere di sì. Chi era così matto da guidare una moto nella piovosa Forks? Era come fare un bagno a cento all'ora.
Avevo sempre mantenuto quella promessa. E avrei continuato a mantenerla: non mi sarei mai fatta dare un passaggio in moto. Ma questo non significava che non avrei potuto guidarne una io stessa!
Era irrazionale, forse persino stupido, ma sentivo di dover possedere una motocicletta. Sentivo che sarebbe stato importante nella nostra battaglia contro i Volturi.
E se avessi comprato le moto e poi le avessi regalate alle mie amiche alla riserva? Anche quella sembrava una buona idea.
Insomma, le dovevo comprare. Queste furono le mie riflessioni, se di riflessioni possiamo parlare, perché avvennero in non più di trenta secondi.
Parcheggiai, scesi dall'auto e sotto la pioggia scrosciante mi avvicinai alla porta di casa dei Mark. Suonai il campanello.
Ad aprire fu uno dei figli, il più giovane, che frequentava il primo anno. Non ne ricordavo il nome. Aveva i capelli biondicci e mi arrivava alle spalle.
Lui, al contrario di me, ricordò all'istante come mi chiamavo «Belarda Cigna?» esclamò sorpreso
«Quanto vuoi per una moto?» chiesi d'un fiato, indicando con il pollice la merce in vendita alle mie spalle
«Dici sul serio?»
«Certo che si. Non lo vedi che sono sotto un torrente d'acqua? Non perderei tempo a dire queste cose per scherzo, adesso»
«Ma non partono nemmeno».
Sbuffai impaziente: questo l'avevo già capito.
«Quanto vuoi?»
«Se ne vuoi una» rispose «Prendila pure. Mia madre ha costretto mio padre a spostarle in strada per farle portare via assieme alla spazzatura».
Diedi un'altra occhiata alle moto e mi accorsi che erano parcheggiate sopra un tappeto di rami morti e di resti di piante tagliate. In effetti, a guardarle meglio, sembravano proprio spazzatura... ma ormai le desideravo. Specie se era roba gratis: come si fa a dire di no alla roba gratuita?
«Sei sicuro?» Gli domandai «Sicuro sicuro?»
«Certo. Vuoi chiederlo a lei?».
Probabilmente era meglio non coinvolgere adulti che avrebbero potuto spifferare tutto a papà: glielo avrei detto io, a tempo debito. Ma il tempo debito non era ancora arrivato.
«No, no, ti credo»
«Vuoi che ti aiuti? Non sono leggere»
«Si, grazie. Ne prendo soltanto una? Sei sicuro che l'altra non la vuoi vendere?»
«Megli se te le prendi tutte e due» insistette il ragazzo «Possono esserti buone per i ricambi».
Mi seguì sotto l'acquazzone e mi aiutò a caricare entrambe le moto sul cassone del pick-up. Sembrava davvero ansioso di liberarsene, perciò lo lasciai fare.
Lo sentivo, ero in qualche modo destinata ad avere quelle moto, ottenerle era sin troppo facile...
«Scusa, ma cosa vuoi farci?» Chiese lui «Sono ferme da anni»
«lo immaginavo» dissi e feci spallucce. Il mio capriccio momentaneo non si era ancora risolto in un piano completo. «Magari le faccio riparare da Dowling».
Lui ridacchiò, passandosi il dorso della mano sulla bocca.
«Con la cifra che ti chiederebbe per ripararle potresti comprarne due nuove».
Aveva ragione. I prezzi alti di John Dowling erano noti a Forks: nessuno si rivolgeva a lui, se non in caso di emergenza. I più preferivano andare fino a Port Angeles, se l'auto poteva arrivarci. Io ero stata molto fortunata sotto questo punto di vista: quando papà mi aveva regalato il pick-up, temevo che non mi sarei potuta permettere le spese di manutenzione di quel pezzo da museo... invece non mi aveva mai dato un problema, se si esclude l'ovvio rumore assordante del motore e il suo ragionevole limite di velocità di novanta chilometri all'ora. Jacob Black aveva tenuto quel Chevy in forma smagliante, finché era appartenuto a suo padre Billy...
L'idea mi arrivò improvvisa come un lampo.
«Sai una cosa?» Sorrisi «Non c'è problema. Conosco una persona che ripara moto»
«Ah, bene!» anche lui sorrise, soddisfatto.
Mentre me ne andavo mi salutò con la mano, sempre sorridente. Che caro ragazzo.
La mia guida si era fatta più veloce e concentrata.
Ed ecco spuntare la casa dei Black, una piccola costruzione in legno con finestre strette, verniciatura rosso opaco e quel non-so-che di rurale che la faceva somigliare ad un fienile in miniatura. Prima ancora che scendessi dal pick-up, la testa di Jacob spuntò da una finestra: di certo il rombo familiare del motore l'aveva avvertito del mio arrivo. Jacob era stato felice che Carlo avesse comprato il pick-up di suo padre per me, evitando a lui la condanna di doverlo guidare una volta raggiunta l'età giusta. Io e lui non avevamo gli stessi gusti in fatto di auto: a me il pick-up piaceva molto, ma per lui la velocità ridotta era una disgrazia.
Jacob uscì di casa per venire a salutarmi.
«Hey, Belarda!». Sul suo volto era stampato un grande sorriso, il bianco dei denti contrastava vivacemente con il colorito rossastro della pelle. I capelli sciolti cadevano come piccole tende di seta ai lati della sua faccia larga..
Aveva superato il momento in cui la muscolatura tenue dell'infanzia si trasforma nella struttura fisica più solida e slanciata dell'adolescente e sotto la pelle rosso-bruna delle braccia e delle mani spiccavano tendini e vene. Il volto era ancora dolce, ma i lineamenti un po' più marcati, le guance più aguzze, la mascella quadrata. Avevo già osservato questi cambiamenti in lui, la notte del ballo, ma vederli alla luce del sole li rendeva in qualche modo più reali.
Jacob era un mostrone. Un bellissimo mostrone sorridente, non più un bambino lungo e secco, anche se era ancora scoordinato.
«Ciao, Jacob!» Lo salutai, sollevandomi come per istinto sulla punta dei piedi, per cercare di avvicinare un po' più i nostri sguardi sulla stessa linea d'aria.
Lui si arrestò a meno di un metro da me.
«Sembri cresciuto ancora» Esclamai, meravigliata.
Una risata, e di nuovo quel sorriso immenso «Sono più di un metro e novanta» annunciò, fiero di sé
«Sei come quei pesci a crescita indeterminata. Ma ti fermerai mai?» scossi la testa, incredula «È come se da ieri a oggi fossi diventato più grosso»
«Dai, entra, ti stai inzuppando» fece una smorfia.
Mi fece strada, raccogliendosi i capelli con le grandi mani mentre camminava. Dalla tasca tirò fuori un elastico per fissare la coda.
Avevo scelto una pessima giornata, dal punto di vista climatico, per riunirmi con le ragazze-lupo... ma d'altronde, era necessario fare sapere al più presto a tutte loro che cosa stava per succedere.
Non erano ancora le dieci e mezza, perciò avrei dovuto aspettare dentro casa con Jake.
«Ehi, papà» Esclamò lui, abbassandosi per passare dalla porta «Guarda chi è venuto a trovarci!».
Billy era nel piccolo salotto quadrato, con un libro in mano. Quando mi vide lo chiuse e, tenendoselo in grembo, spinse la sedia a rotelle verso di me.
«Ma tu guarda! Che piacere rivederti, Bella».
Mi strinse la mano, quasi nascondendola nel suo grosso palmo.
«Qual buon vento? Carlo sta bene?»
«Si, tutto a posto. Volevo soltanto passare a salutare Jacob, non ci vediamo da una vita. E poi ho anche dato appuntamento ad alcune amiche della riserva, solo che c'è questo tempaccio da lupi...».
Alle mie parole, gli occhi del ragazzo si illuminarono. Sorrideva così tanto da rischiare una paralisi facciale.
«Resti a cena?» Anche Billy era su di giri
«Ma se è ancora mattina?»
«E stai con noi tutto il giorno?».
Di fronte a tanto entusiasmo, non potei trattenere una risatina compiaciuta, ma contemporaneamente scossi la testa
«Mi dispiace, ma no. Sai com'è, devo cucinare per papà»
«Lo chiamo subito» suggerì Billy «È sempre il benvenuto qui».
Cercai di nascondere il disagio (oddio, perché il mondo complottava perché papà scoprisse che avevo preso due motociclette?) con un'altra risata
«Non passerà un'eternità prima che mi rifaccia viva, non preoccupatevi. Prometto che tornerò... talmente spesso che vi stuferete di me. Non c'è bisogno di chiamare papà, lui ha un sacchissimo da fare, specie ora che ha un nuovo gatto».
Dopotutto, se Jacob fosse riuscito a riparare le moto, avrei avuto anche bisogno di qualcuno che mi insegnasse a guidarla.
Billy si strinse nelle spalle, mentre continuava a sorridere «a bene, Bella, facciamo la prossima volta»
«Allora, Belarda, che vuoi fare?» si intromise immediatamente Jacob
«Veramente starei aspettando le ragazze. Hai ricevuto il mio messaggio?».
Lui si accigliò per un istante
«Il tuo messaggio?» domandò «No... non ho... il mio telefono non può ricevere i messaggi, Bell»
«Oh. Me l'ero scordato. Scusa. Caspita, ho perso altro credito telefonico per niente... cosa stavi facendo prima che ti interrompessi?».
Jacob tentennò, forse intuendo che volevo parlargli di qualcosa
«Stavo per andare a lavorare un po' alla mia macchina» disse «Ma possiamo fare qualcos'altro...»
«No, è un'ottima idea! Mi piacerebbe vederla»
«Va bene» rispose poco convinto «È nel garage sul retro».
Meglio ancora, mi dissi. Salutai Billy «Ci vediamo dopo».

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